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	<title>CURIOSITÀ - LIFESTYLE | TViWeb</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 12 Aug 2026 06:56:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Estate 2026, benvenuti in spiaggia al centro commerciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 06:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana Umberto Baldo L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro. Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro.</p>



<p>Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed attraversare il parcheggio richiede quasi un atto di fede.</p>



<p>Dentro, novanta secondi dopo, un microclima da tundra alpina ti accoglie con la generosità di un abbraccio frigorifero.</p>



<p>Da qualche tempo, da quando l’Africano ha deciso di diventare il nostro signore e padrone, ho notato una cosa:&nbsp;<strong>i Centri Commerciali sono sempre più frequentati</strong>, in particolare nei fine settimana.</p>



<p>E non soltanto da chi deve comprare qualcosa.&nbsp;</p>



<p>Ci sono sempre più persone che sembrano andarci semplicemente per stare lì, magari solo per respirare senza avere la sensazione di essere dentro un forno.</p>



<p>Benvenuti nel nuovo stabilimento balneare dell’estate urbana:&nbsp;<strong>la galleria del Centro Commerciale</strong><strong>.</strong></p>



<p>Per chi non ha la fortuna, la pazienza, e spesso anche i mezzi, per affrontare le colonne di automobili verso le spiagge, la liturgia dell’agosto ha cambiato altare.</p>



<p>I cronisti da ombrellone continuano a contare i lettini vuoti, le presenze negli stabilimenti ed il prezzo delle granite.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera sociologia della mezza estate, forse, si consuma sotto i faretti a LED, tra un negozio di telefonia, una profumeria ed una catena di fast food.</p>



<p>Basta fermarsi cinque minuti su una panchina per osservare la nuova fauna della controra.</p>



<p>C’è il pensionato di lungo corso che ha eletto la galleria a proprio soggiorno personale: quotidiano d’ordinanza sotto il braccio, passo felpato ed una capacità strategica degna di un veterano nell’occupare la seduta esattamente sotto la bocchetta di ventilazione principale.</p>



<p>Ci sono le giovani famiglie con passeggino al seguito, che compiono lente vasche d’ispezione senza mai sfiorare un portafoglio, trasformando il corridoio centrale nella propria passeggiata a mare.</p>



<p>E poi c’è il popolo del&nbsp;<strong>caffè tattico</strong>: poco più di un euro al banco dell’area ristoro per garantirsi un paio d’ore di permanenza perfettamente legittima; aria condizionata compresa.</p>



<p>Il Centro commerciale, insomma, ha scoperto una nuova funzione che probabilmente non era prevista nei business plan:&nbsp;<strong>è diventato il condizionatore sociale di una parte del Paese.</strong></p>



<p>Un tempo la fuga dalla canicola era una questione di chilometri.</p>



<p>La mezza giornata allo stabilimento, la gita fuori porta, il fresco della collina, la passeggiata serale in piazza.</p>



<p>Oggi, per una fetta crescente della popolazione, tutto questo costa.</p>



<p>Costa il carburante per arrivarci, costa il parcheggio, costa il lettino, costa l’ombrellone, costa il pranzo.&nbsp;</p>



<p>E, soprattutto, costa sempre di più anche semplicemente stare bene a casa propria.</p>



<p>Perché quando il termometro si avvicina ai quaranta gradi, il condizionatore domestico smette di essere un elettrodomestico e comincia ad assomigliare ad un investimento finanziario.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ogni ora di refrigerio ha il suo prezzo.</p>



<p>E allora accade qualcosa di curioso.</p>



<p>Per decenni abbiamo decretato, non senza ragione, la morte delle vecchie piazze di quartiere, cannibalizzate proprio dalla nascita delle grandi cattedrali del consumo.</p>



<p>Abbiamo costruito centri commerciali sempre più grandi per comprare sempre più cose.</p>



<p>E adesso scopriamo che, nel cuore dell’estate, quei medesimi luoghi sono diventati anche&nbsp;<strong>le nuove piazze</strong><strong>.</strong></p>



<p>Solo che sono piazze private.</p>



<p>Qui puoi passeggiare, sederti, incontrare gente, portare i bambini, prendere un caffè, guardare le vetrine e persino passare un pomeriggio senza spendere quasi nulla.</p>



<p>Ad una condizione implicita: prima o poi qualcuno proverà a venderti qualcosa.</p>



<p>È una curiosa forma di socialità contemporanea.</p>



<p>La piazza medievale apparteneva alla comunità, la piazza moderna appartiene al Comune, la piazza climatizzata appartiene ad una società immobiliare.</p>



<p>Eppure è proprio quest’ultima, oggi, ad offrire ciò che le altre non riescono più a garantire:&nbsp;<strong>ombra, fresco, sicurezza, sedute, ed un po’ di vita collettiva.</strong></p>



<p>La vecchia piazza di pietra, alle tre del pomeriggio, è diventata una lastra di cottura a cielo aperto.</p>



<p>La “piazza al neon”, invece, garantisce ventidue gradi fissi, una panchina e l’illusione di stare in mezzo al mondo.</p>



<p>È una democrazia del refrigerio.</p>



<p>Ma con un piccolo dettaglio che dovrebbe farci riflettere.</p>



<p>Chi ha una casa ben isolata, un buon impianto di climatizzazione, magari una seconda casa in montagna o la possibilità di partire per qualche settimana, affronta il caldo in un modo.</p>



<p>Chi non ha nulla di tutto questo cerca un luogo pubblico, gratuito o quasi, dove poter respirare.</p>



<p>E quel luogo sempre più spesso è proprio un centro commerciale.</p>



<p>Così anche il clima finisce per allargare le disuguaglianze.</p>



<p>Un tempo le differenze sociali si misuravano sulla meta delle vacanze: c’era chi andava in Costa Azzurra e chi si accontentava della pensione a due stelle.</p>



<p>Oggi la forbice è diventata più elementare, quasi biologica.</p>



<p>Non si misura più soltanto su dove puoi andare in vacanza; si misura su quanti gradi puoi permetterti di respirare.</p>



<p>E c’è qualcosa di paradossale nel fatto che, mentre discutiamo continuamente di città intelligenti, rigenerazione urbana, socialità ed inclusione, una parte dei cittadini abbia trovato la propria soluzione semplicemente entrando dalla porta automatica di un centro commerciale.</p>



<p>Non è il trionfo del capitalismo.&nbsp;&nbsp;È quasi il contrario.</p>



<p>È il capitalismo che, senza averlo programmato, si ritrova a svolgere una funzione che una città dovrebbe garantire da sé.</p>



<p>E così, nell’estate dell’Africano, la nuova piazza non ha più una fontana al centro.</p>



<p>Ha una bocchetta dell’aria condizionata.&nbsp;&nbsp;&nbsp;E la nuova vacanza low cost non richiede un biglietto ferroviario.</p>



<p>Basta entrare.</p>



<p>Poi, naturalmente, c’è sempre il carrello della spesa.</p>



<p>Perché anche il fresco, alla fine, qualcuno deve pur pagarlo.</p>
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		<title>E dio creò Brigitte Bardot che creò l’Estate!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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<p></p>



<p></p>



<p>C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.<br>Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto metallico delle cicale che riempie il pomeriggio.<br>Ha il colore del sole sulla pelle ed il rumore delle onde in lontananza.<br>E, soprattutto, ha un volto: quello di Brigitte Bardot.<br>A Cannes nel 1953, una giovanissima Bardot si presenta in bikini sulla spiaggia del Carlton durante il Festival.<br>In quegli anni è ancora un costume capace di suscitare curiosità e scandalo, ma addosso a lei sembra perdere ogni traccia di trasgressione per diventare qualcosa di diverso: naturale, solare, quasi inevitabile.<br>Non è soltanto il corpo di una ragazza a entrare nell&#8217;immaginario collettivo; è una nuova idea di estate.<br>Fino ad allora la bellezza cinematografica aveva spesso avuto il rigore della posa: acconciature impeccabili, abiti costruiti, gesti misurati, una sensualità che arrivava al pubblico attraverso la perfezione.<br>Bardot porta invece sullo schermo e sulle spiagge qualcosa di apparentemente opposto: il disordine, la spontaneità, la pelle nuda al sole, i capelli spettinati dal vento.<br>La sua bellezza non sembra chiedere il permesso.<br>È questo, forse, il segreto della “rivoluzione Bardot”.<br>Non tanto aver sdoganato il bikini, né aver scoperto la sensualità — il bikini esisteva già, ed il cinema conosceva da tempo le sue dive — quanto aver trasformato la libertà del corpo in un gesto quotidiano; un modo di stare al mondo.<br>Il punto di non ritorno arriva nel 1956 con “Et Dieu… créa la femme”, il film di Roger Vadim che consacra Bardot e cambia per sempre il destino di Saint-Tropez.<br>Il piccolo porto provenzale, fino ad allora lontano dai grandi circuiti mondani, diventa improvvisamente uno dei luoghi mitologici del Mediterraneo.<br>La Ponche, le barche tirate a riva, le stradine bianche, la spiaggia di Pampelonne: tutto entra in un nuovo immaginario, quello di un lusso che non ha più bisogno di mostrarsi.<br>La leggenda nasce anche dai luoghi.<br>La mensa utilizzata dalla troupe sulla spiaggia di Pampelonne diventerà il celebre Club 55.<br>Bardot sceglierà Saint-Tropez come una delle sue dimore elettive e la sua presenza finirà per trasformare il borgo in una capitale internazionale dell&#8217;estate.<br>È qui che il Mediterraneo comincia a parlare una lingua nuova: quella del sole, della giovinezza, dell&#8217;abbronzatura, delle giornate senza orologio.<br>Bardot non inventa quello stile: lo incarna.<br>Il gingham, le ballerine, i jeans, le magliette semplici, il trucco degli occhi, i capelli biondi lasciati liberi di muoversi.<br>Tutto sembra dire la stessa cosa: non occorre essere impeccabili per essere desiderabili.<br>Anzi, è proprio una certa imperfezione a diventare seducente.<br>Il corpo non è più soltanto qualcosa da esibire con eleganza; è qualcosa da vivere.<br>E mentre Saint-Tropez diventa la nuova capitale della Côte d’Azur, dall’altra parte del Mediterraneo l’Italia costruisce il proprio sogno.<br>Capri, Ischia, la Costiera, Portofino.<br>Le Vespe attraversano le strade, i motoscafi Riva tagliano il blu, i sandali vengono fatti su misura ed i grandi alberghi diventano palcoscenici di una mondanità ancora giovane, prima che il turismo di massa trasformi questi luoghi in cartoline.<br>È la stagione della Dolce Vita, ma anche qualcosa di più vasto.<br>Un Mediterraneo senza confini netti, dove Saint-Tropez e Capri, Cannes e Portofino sembrano appartenere allo stesso film.<br>Cambiano le lingue, cambiano le rive, cambiano le celebrità, ma il rito è lo stesso: il bagno al mattino, il pranzo lungo, la barca, il sole che cala, un aperitivo al tramonto e la notte che sembra non dover finire mai.<br>Brigitte Bardot è il volto più riconoscibile di questa nuova stagione perché ne interpreta perfettamente la contraddizione: è una diva che sembra non voler essere una diva.<br>È celebre, ma vuole apparire libera.<br>È fotografata ovunque, ma sembra vivere come se nessuno la guardasse.<br>La sua sensualità non ha la rigidità delle vecchie icone: ha il passo scalzo di una ragazza che corre verso il mare.<br>Per questo il fenomeno Bardot va oltre la moda.<br>Non riguarda soltanto il bikini, la gonna a quadretti, il top, i capelli cotonati o le ballerine di Repetto.<br>Riguarda un&#8217;attitudine.<br>La convinzione, allora nuova e potentissima, che la giovinezza potesse appartenere a se stessa; che il desiderio non dovesse essere sempre nascosto dietro le convenzioni; che il lusso più autentico potesse consistere, semplicemente, nel non avere fretta.<br>È anche per questo che oggi ricordiamo quelle estati con una nostalgia che va oltre la moda.<br>Non rimpiangiamo davvero un bikini, una Vespa, un motoscafo o una fotografia in bianco e nero.<br>Rimpiangiamo l&#8217;idea di un&#8217;estate ancora capace di promettere qualcosa.<br>Un&#8217;estate in cui il viaggio sembrava avventura, il mare una scoperta e la giovinezza una terra sconfinata.<br>Brigitte Bardot non creò il Mediterraneo. Ma gli diede un volto.<br>E quel volto, biondo, spettinato, abbronzato, con gli occhi segnati di nero e i piedi nudi sulla sabbia, finì per diventare il volto stesso dell&#8217;estate.<br>Forse è per questo che, a distanza di settant&#8217;anni, basta un&#8217;immagine di B.B. su una spiaggia per farci tornare addosso quella luce.<br>Il sole di mezzogiorno.<br>Il profumo del mare.<br>Le cicale.<br>Una strada bianca che scende verso la costa.<br>E la sensazione, ormai perduta, che l&#8217;estate non dovesse mai finire.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>San Lorenzo ed il cielo dei desideri! Stasera tutti a guardare le stelle cadenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 07:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>stelle cadenti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>«San Lorenzo, io lo so perché tanto<br>di stelle per l’aria tranquilla<br>arde e cade, perché sì gran pianto<br>nel concavo cielo sfavilla…»</p>



<p>Ci sono versi che attraversano il tempo e finiscono per appartenere un po’ a tutti. Quelli di Giovanni Pascoli, nella notte di San Lorenzo, tornano inevitabilmente alla memoria mentre alziamo gli occhi verso il cielo aspettando che una scia luminosa lo attraversi per pochi, meravigliosi istanti.</p>



<p>È la notte dei desideri. O, forse, è semplicemente la notte in cui ci ricordiamo di avere ancora il tempo per desiderare.</p>



<p>Perché nella frenesia delle nostre giornate, tra telefoni che squillano, notifiche, appuntamenti, traffico, scadenze e pensieri che sembrano non concederci tregua, accade qualcosa di quasi rivoluzionario: ci fermiamo. Spegniamo per qualche minuto uno schermo e ne cerchiamo uno infinitamente più grande sopra di noi.</p>



<p>Il cielo.</p>



<p>La notte di San Lorenzo conserva proprio questo fascino antico. Non importa quanti anni abbiamo, quante volte abbiamo già visto una stella cadente o quanto razionalmente sappiamo spiegare il fenomeno delle Perseidi. Quando quella piccola luce attraversa improvvisamente il buio, torniamo per un attimo bambini.</p>



<p>E quasi sempre esprimiamo un desiderio.</p>



<p>Magari senza dirlo a nessuno.</p>



<p>Ci si ritrova su una spiaggia, in montagna, in un prato, nel giardino di casa o semplicemente affacciati a un balcone. Si cerca il punto più buio possibile, lontano dalle luci delle città, e si aspetta. Qualcuno parla, qualcuno ride, qualcuno indica continuamente il cielo gridando «eccola!» quando ormai gli altri non fanno più in tempo a vederla.</p>



<p>Ed è proprio l’attesa, forse, la parte più bella.</p>



<p>Perché San Lorenzo è anche una straordinaria occasione per stare insieme senza dover necessariamente fare qualcosa. Basta esserci. Una coperta sull’erba, qualche amico, una persona amata, magari un bicchiere di vino, il silenzio della notte e quello spettacolo immenso che continua da miliardi di anni sopra le nostre teste.</p>



<p>In un’epoca nella quale fotografiamo qualsiasi cosa, le stelle cadenti hanno inoltre la meravigliosa abitudine di sfuggire ai nostri smartphone. Durano pochissimo. Spesso non facciamo in tempo a immortalarle.</p>



<p>E allora dobbiamo semplicemente <strong>guardarle</strong>.</p>



<p>Con gli occhi.</p>



<p>Forse è anche per questo che ci emozionano ancora tanto.</p>



<p>Pascoli vedeva nelle stelle di San Lorenzo il pianto del cielo, legandolo al dolore più profondo della propria vita. Noi, più modestamente, possiamo continuare a vedere in quelle scie luminose qualcosa di diverso per ciascuno: un ricordo, una speranza, una persona che non c’è più, un amore, un progetto, il desiderio che qualcosa finalmente cambi.</p>



<p>E per una notte possiamo persino permetterci di credere che affidare un desiderio a una stella abbia un senso.</p>



<p>Non sarà scientifico, naturalmente.</p>



<p>Ma non tutto ciò che rende bella la vita deve necessariamente esserlo.</p>



<p>Questa sera, allora, proviamo a lasciare per qualche minuto il telefono in tasca. Cerchiamo un angolo di cielo abbastanza scuro, sediamoci accanto alle persone che amiamo e alziamo gli occhi.</p>



<p>Magari una stella cadrà proprio in quel momento.</p>



<p>E se accadrà, esprimiamo pure quel desiderio.</p>



<p>Senza vergogna.</p>



<p>Perché abbiamo bisogno anche di questo: di stupirci ancora davanti a qualcosa di immensamente più grande di noi.</p>



<p><strong>Buona notte di San Lorenzo. E buoni desideri a tutti.</strong></p>
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		<title>E adesso, Francesco, tienici un tavolo ed un’ombra di vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.Eppure<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/e-adesso-francesco-tienici-un-tavolo-ed-unombra-di-vino/">E adesso, Francesco, tienici un tavolo ed un’ombra di vino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.<br>Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.<br>Eppure ci sono. Da qualche parte, dentro di noi.<br>Sedute in un angolo della memoria, come vecchi amici che non hanno bisogno di essere chiamati per farsi riconoscere.<br>Francesco Guccini per me era una di queste persone.<br>Per questo, quando se n’è andato, ho scritto d’impulso (https://www.tviweb.it/non-e-morto-solo-guccini-e-un-pezzo-di-noi-che-se-ne-va/); poche ore dopo la notizia.<br>Ho scritto quello che sentivo in quel momento: che con lui se ne andava un pezzo di noi, della nostra giovinezza, delle nostre illusioni, perfino di quel modo un po’ ingenuo e bellissimo che avevamo di pensare che le parole potessero ancora cambiare il mondo.<br>Pensavo fosse sufficiente.<br>Non lo era.<br>Perché qualche giorno dopo mi sono accorto che avevo ancora bisogno di salutarlo.<br>Non so se sia successo perché quando muore qualcuno che abbiamo amato, attraverso le sue parole la notizia ha bisogno di tempo per diventare vera.<br>O perché certe morti non arrivano tutte insieme: si depositano lentamente, come la nebbia sulle cose, e soltanto dopo qualche giorno ci accorgiamo che qualcosa nel paesaggio è cambiato per sempre.<br>So soltanto che l’altra mattina, alle sei, mentre uscivo come al solito per andare a prendere i giornali, ho sentito il bisogno quasi fisico di tornare da lui.<br>Le sei in agosto sono quell’ora sospesa in cui la notte non ha ancora deciso di arrendersi ed il giorno non ha ancora trovato il coraggio di cominciare.<br>Ho infilato gli auricolari, ed invece delle solite discussioni su temi storici, ho chiamato Francesco.<br>La tecnologia, a volte, ha qualcosa di miracoloso. Con un dito puoi spalancare una porta sul passato.<br>Puoi ritrovare una voce che credevi lontanissima, e improvvisamente quella voce è lì, accanto a te, nel buio dell’alba, come se il tempo non fosse passato.<br>Ho cominciato con La canzone del bambino nel vento. Auschwitz.<br>Quelle parole che da ragazzi cantavamo forse senza comprendere fino in fondo la tragedia che contenevano.<br>Ma la pietà e lo sdegno, quelli sì, li capivamo, li sentivamo.<br>Ci entravano dentro prima ancora che avessimo gli strumenti per spiegarli.<br>Poi sono arrivate Le Stagioni, L’Avvelenata, Autogrill. E poi Cyrano, con quella sua orgogliosa, disperata, bellissima sfida al mondo.<br>Una canzone dopo l’altra. E mentre camminavo, mi sembrava che non stessi ascoltando un disco. Stavo attraversando la mia vita.<br>Perché è questo il prodigio dei grandi artisti: arriva un momento in cui le loro opere smettono di appartenere soltanto a loro.<br>Diventano nostre. Si attaccano ai luoghi, alle persone, alle stagioni, ad un amore finito, ad un amico che non c’è più, ad una macchina piena di ragazzi, ad una stanza con le finestre aperte, ad un&#8217;estate lontana.<br>Una canzone non è più una canzone.<br>È una porta. La apri e dall’altra parte ritrovi qualcuno che avevi dimenticato.<br>Un volto, una voce, un&#8217;età, te stesso.<br>E allora ho pensato a quel grande, enorme, burbero e tenero «omone» che avrebbe potuto essere una star, se soltanto avesse avuto voglia di esserlo.<br>Avrebbe potuto vivere di riflettori, di stadi, di televisioni, di passerelle.<br>Avrebbe potuto accomodarsi nell’Olimpo dello spettacolo e guardare dall’alto il mondo che lo aveva consacrato.<br>Non lo ha mai fatto.<br>Guccini è rimasto Guccini.<br>La barba, la voce, il bicchiere, le parole, le osterie, i libri, i boschi.<br>La sua “Emilia in odor di Toscana”, la sua montagna, quella Pàvana che non è mai stata semplicemente un luogo, ma una specie di patria dell’anima.<br>Forse non è un caso che abbia scelto proprio lì di andarsene.<br>Tra quegli alberi, quelle pietre, quelle case che conoscevano la sua infanzia.<br>In mezzo a quella terra che non ha mai avuto bisogno di essere raccontata perché gli era entrata nel sangue.<br>Ci sono uomini che passano tutta la vita a cercare un posto dove sentirsi a casa.<br>Guccini, quel posto, lo aveva trovato da bambino. E alla fine è lì che è tornato.<br>Mi ha colpito anche il suo ultimo saluto.<br>Avrebbero potuto esserci migliaia di persone. Bologna avrebbe potuto stringersi attorno a lui, riempire la piazza di San Petronio, trasformare la morte di Francesco in una grande celebrazione pubblica.<br>E invece no.<br>Poche persone.<br>La sua casa di Pavana. L’aia. I familiari, gli amici più cari.<br>E sul feretro non l’ennesima corona spettacolare, ma quasi un pezzo di quel bosco: rami, fiori, bacche raccolte intorno alla casa. Un libro. Una fotografia. Le immagini di una vita.<br>Mi è sembrato il funerale più gucciniano possibile.<br>Sobrio, terragno, persino un po’ ruvido.<br>Come lui.<br>E poi c’era Matteo Zuppi, il cardinale, suo amico, a benedire quel feretro.<br>Anche questo mi ha colpito.<br>Perché dentro quella scena apparentemente semplice c’era un’intera storia.<br>C’era il Guccini che aveva cantato Dio è morto, la canzone che nel 1967 la RAI bacchettona, democristiana e prona al potere, aveva censurato e che invece Radio Vaticana, forse su impulso di Papa Paolo VI aveva trasmesso, riconoscendone la forza spirituale prima ancora che molti altri ne cogliessero il senso.<br>Forse, alla fine, le strade degli uomini sono meno dritte di quanto immaginiamo.<br>E forse anche la fede, quando è autentica, sa riconoscere una domanda anche quando quella domanda arriva dalla bocca di un eretico.<br>Perché Guccini è stato soprattutto questo: un uomo che non ha mai smesso di fare domande.<br>E qui arrivano le parole di sua figlia Teresa.<br>Le ho rilette più volte.<br>Perché dentro quel ricordo fatto di cose piccolissime — un panino con la mortadella al bar Roberto, i giornali letti insieme, le conversazioni, le attenzioni rubate alla quotidianità — c’è forse il ritratto più vero di Francesco.<br>Non il mito, non il cantautore, non il personaggio.<br>Ma il padre, l’uomo.<br>Quello che lascia in eredità non le risposte, ma la voglia di continuare a cercarle.<br>E forse è proprio qui che sta la grandezza di Guccini.<br>Non nelle canzoni che conosciamo a memoria, non nei dischi, non nei concerti, non nei riconoscimenti.<br>Ma in quello che ci ha insegnato senza mai mettersi in cattedra.<br>A dubitare, ad indignarci, a non fidarci delle verità confezionate, a riconoscere la stupidità quando si nasconde dietro la retorica, a stare dalla parte degli ultimi senza bisogno di proclami, a conservare la tenerezza anche quando la vita ci insegna la disillusione.<br>E, soprattutto, a non vergognarci della nostalgia.<br>Perché la nostalgia, in fondo, è una forma d’amore.<br>È il modo che abbiamo per dire che qualcosa è stato così importante da continuare a vivere anche dopo che è finito.<br>E allora forse ho capito perché quella mattina avevo bisogno di ascoltarlo.<br>Non volevo semplicemente ricordare Francesco.<br>Volevo tornare, per un&#8217;ora, nel mondo in cui Francesco c’era ancora.<br>E mentre camminavo nella luce che lentamente arrivava, con la sua voce nelle orecchie, è successo qualcosa di strano.<br>Per un attimo non ero più io quello che camminava.<br>C’erano i ragazzi che siamo stati. C’erano quelli che non ci sono più.<br>C’erano gli amici perduti lungo la strada, gli amori finiti, le notti interminabili, le discussioni fino all’alba, le chitarre, le osterie, i libri, le piazze, le illusioni.<br>C’eravamo noi. E c’era lui.<br>Come se il tempo, per una volta, avesse avuto pietà di noi e avesse deciso di tornare indietro.<br>Solo per qualche minuto, solo per lasciarci rivedere quello che eravamo.<br>Poi la musica è finita, è tornato il rumore del mondo, la strada, le macchine, il giornale sotto il braccio, il giorno ormai fatto.<br>E Francesco non c’era più.<br>Ma forse è proprio questa la cosa che gli artisti grandi riescono a fare: andarsene senza andarsene davvero.<br>Perché da qualche parte, ogni volta che partiranno le prime note di Auschwitz, quando qualcuno si ritroverà solo in macchina con Autogrill nelle orecchie, quando una chitarra accompagnerà Cyrano in una notte d’estate, quando qualcuno avrà ancora voglia di arrabbiarsi con il mondo ascoltando L’Avvelenata, Francesco tornerà a sedersi al nostro tavolo.<br>Con quella barba, quel sorriso appena accennato, quell’aria da uomo che aveva visto abbastanza del mondo da non pretendere più di aggiustarlo, ma non abbastanza da smettere di interrogarlo.<br>E forse sarà ancora lì anche quando noi avremo dimenticato quasi tutto.<br>Perché ci sono voci che non muoiono.<br>Si allontanano, si fanno più basse, diventano memoria.<br>Poi, una sera qualsiasi, tornano a bussare.<br>E noi apriamo. E sono ancora loro. Sono ancora le nostre canzoni. Sono ancora i nostri anni. Siamo ancora noi.<br>Buon viaggio, Francesco.<br>Vai piano, però.<br>Che noi, qui, abbiamo ancora bisogno di qualche tua canzone per ricordarci da che parte guardare la vita.<br>E, se da qualche parte esiste davvero un’ultima osteria, una di quelle fumose e un po’ storte che hai raccontato tante volte, tienici un tavolo.<br>Prima o poi arriviamo.<br>Con tutti quelli che abbiamo perso lungo la strada.<br>E magari, finalmente, avremo ancora qualcosa da discutere.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Influencer, starlette, tronisti: perché sono famosi? È colpa tua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 05:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una domanda tanto semplice quanto scomoda che ogni tanto dovremmo porci mentre scorriamo distrattamente lo smartphone o ci lasciamo trascinare dell’ennesima polemica social.Perché queste persone sono famose?Non parliamo di chi governa un Paese, di uno scienziato che scopre un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>C&#8217;è una domanda tanto semplice quanto scomoda che ogni tanto dovremmo porci mentre scorriamo distrattamente lo smartphone o ci lasciamo trascinare dell’ennesima polemica social.<br>Perché queste persone sono famose?<br>Non parliamo di chi governa un Paese, di uno scienziato che scopre un vaccino, di un imprenditore che crea ricchezza, di uno scrittore o di un artista che lascia un&#8217;opera destinata a durare.<br>Parliamo di influencer, starlette, concorrenti di reality, opinionisti permanenti, personaggi che sembrano esistere esclusivamente perché qualcuno continua a guardarli.<br>La risposta è tanto brutale quanto disarmante.<br>Sono famosi perché siamo noi a renderli tali.<br>Sessant&#8217;anni fa il sociologo americano Daniel Boorstin aveva già intuito tutto, definendo la celebrità come &#8220;una persona nota per la sua notorietà&#8221;.<br>Una frase che allora sembrava un paradosso, e che oggi descrive perfettamente il nostro tempo.<br>Per secoli la fama era la conseguenza di un&#8217;impresa. Oggi è diventata l&#8217;obiettivo.<br>Non importa perché ti conoscano. Basta che ti conoscano.<br>È una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica.<br>La televisione aveva già cominciato a trasformare la notorietà in spettacolo.<br>I social network hanno completato l&#8217;opera, affidandola agli algoritmi, che non premiano il valore di un contenuto, bensì la sua capacità di trattenere il nostro sguardo.<br>Il principio è semplicissimo.<br>Più fai discutere, più vieni mostrato. Più vieni mostrato, più esisti. Più esisti, più qualcuno è disposto a pagare perché tu continui a esistere.<br>E così basta una provocazione, una lite costruita ad arte, un video studiato per indignare, una lacrima in diretta od un balletto ripetuto milioni di volte.<br>Il talento può attendere. L&#8217;importante è che il pubblico non cambi schermata.<br>La televisione arriva quasi sempre dopo.<br>Reality come L&#8217;Isola dei Famosi o Temptation Island non creano più la notorietà: la certificano.<br>Si limitano a raccogliere personaggi già confezionati dai social e a trasformarli definitivamente in prodotti commerciali.<br>Il vero motore, però, non sono i reality.<br>È l&#8217;economia dell&#8217;attenzione.<br>Per secoli la ricchezza nasceva dalla terra, poi dalle fabbriche, quindi dalla conoscenza.<br>Oggi, sempre più spesso, nasce dalla nostra capacità di catturare gli occhi degli altri.<br>L&#8217;attenzione è diventata la materia prima più preziosa del XXI secolo.<br>E come ogni materia prima, viene estratta, raffinata e venduta.<br>Le piattaforme digitali non commercializzano semplicemente contenuti.<br>Vendono attenzione agli inserzionisti.<br>Noi crediamo di essere i clienti, ma molto spesso siamo il prodotto.<br>Ogni clic, ogni visualizzazione, ogni condivisione ha un valore economico. Persino la nostra indignazione viene monetizzata.<br>Per questo il talento rischia di diventare quasi un dettaglio.<br>Il talento richiede studio, competenza, disciplina e tempo.<br>L&#8217;attenzione può essere conquistata in pochi secondi. Con uno scandalo, con una provocazione, con una volgarità, con una sciocchezza.<br>Il problema, allora, non sono le starlette.<br>Sarebbe troppo facile prendersela con loro. In fondo fanno ciò che il mercato remunera.<br>Il problema siamo noi.<br>Ogni volta che clicchiamo su un titolo costruito per indignarci, ogni volta che seguiamo un profilo che non ha nulla da dire, ogni volta che dedichiamo minuti preziosi ad osservare sconosciuti litigare davanti ad una telecamera, stiamo investendo.<br>Non in cultura. Non in qualità. Ma in traffico pubblicitario.<br>Naturalmente sarebbe comodo dare tutta la colpa alle televisioni, ai social network o agli editori.<br>Ma loro fanno semplicemente ciò che qualsiasi impresa fa da sempre: producono ciò che il mercato compra.<br>Se un&#8217;inchiesta rigorosa raccoglie centomila letture e l&#8217;ennesimo pettegolezzo su un influencer ne raccoglie due milioni, non serve essere cinici per capire quale contenuto verrà pubblicato domani.<br>L&#8217;algoritmo non possiede una coscienza. Possiede statistiche.<br>Esiste anche una spiegazione più profonda.<br>Le fragilità, gli eccessi, e perfino le ridicolaggini, degli altri ci rassicurano.<br>È una forma di voyeurismo morale. Guardando il peggio degli altri finiamo inconsciamente per sentirci un po&#8217; migliori.<br>Ma è una consolazione costosa.<br>Perché una società che scambia la notorietà per il merito finisce inevitabilmente per confondere il rumore con il valore.<br>E quando il rumore vale più della competenza, la mediocrità smette di essere un incidente. Diventa un modello economico. Diventa un modello culturale. Diventa perfino un modello educativo.<br>Così il fenomeno non riguarda più soltanto influencer e reality.<br>Contagia l&#8217;informazione, dove il titolo vale più della notizia. Contagia la politica, dove una battuta virale pesa più di una proposta seria. Contagia perfino il mondo della cultura, dove spesso conta più essere visibili che essere autorevoli.<br>Alla fine il vero potere non appartiene a chi domina TikTok, compare ogni sera in televisione, o riempie le copertine dei rotocalchi.<br>Il vero potere appartiene a chi decide se guardare oppure no.<br>Le celebrità del nulla non vivono di talento. Vivono del nostro tempo.<br>Ed è questa, paradossalmente, la buona notizia.<br>Perché il tempo, a differenza del denaro, siamo noi a decidere come spenderlo.<br>Possiamo continuare ad alimentare una gigantesca industria della vacuità oppure compiere il gesto più semplice e, oggi, più rivoluzionario di tutti: smettere di premiarla.<br>Continuiamo pure a lamentarci della povertà del dibattito pubblico, della superficialità dell&#8217;informazione e della mediocrità dei personaggi che occupano le nostre giornate.<br>Ma finché continueremo a regalare milioni di clic a chi urla, provoca, litiga o si umilia davanti ad una telecamera, avremo esattamente il mondo mediatico che ci meritiamo.<br>Il mercato della vacuità non ha colpevoli misteriosi.<br>Ha milioni di piccoli azionisti.<br>Noi.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Ecco il nome femminile più bello del mondo. Uno studio scientifico lo incorona per suono e armonia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è soltanto uno dei nomi femminili più diffusi in Europa, ma secondo uno studio scientifico sarebbe anche il nome più bello del mondo. Si tratta di Sofia, o nella variante Sophia, apprezzato per la sua musicalità, il significato e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Non è soltanto uno dei nomi femminili più diffusi in Europa, ma secondo uno studio scientifico sarebbe anche <strong>il nome più bello del mondo</strong>. Si tratta di <strong>Sofia</strong>, o nella variante <strong>Sophia</strong>, apprezzato per la sua musicalità, il significato e la facilità con cui viene pronunciato in decine di lingue.</p>



<p>La ricerca, pubblicata nel 2022 dal sito specializzato <em>My 1st Years</em>, è stata coordinata dal linguista cognitivo <strong>Bodo Winter</strong>, dell&#8217;Università di Birmingham. Lo studio ha analizzato la percezione di cento nomi attraverso test fonetici, emotivi e culturali per individuare quelli più gradevoli all&#8217;ascolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio: Sofia conquista tutti</h2>



<p>I partecipanti hanno ascoltato cento nomi differenti, mentre i ricercatori hanno valutato le reazioni in base a diversi parametri, tra cui <strong>sonorità, musicalità, ritmo e impatto emotivo</strong>.</p>



<p>Al termine dell&#8217;analisi, <strong>Sofia (o Sophia)</strong> è risultato il nome che ha ottenuto i giudizi migliori. Secondo Bodo Winter, infatti, i nomi più apprezzati sono quelli che <strong>suscitano emozioni positive semplicemente pronunciandoli ad alta voce</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nome che significa &#8220;sapienza&#8221;</h2>



<p>Oltre al suono, a conquistare molti genitori è anche il significato. Derivato dal greco antico <strong>&#8220;Sophía&#8221;</strong>, il nome significa <strong>&#8220;sapienza&#8221;</strong> o <strong>&#8220;saggezza&#8221;</strong> ed è tradizionalmente associato a intelligenza, conoscenza e riflessione.</p>



<p>Comparso in Europa già dal XVI secolo, Sofia ha attraversato i secoli senza perdere fascino ed è oggi uno dei pochi nomi davvero internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Popolare in tutta Europa</h2>



<p>Il successo di Sofia non riguarda un solo Paese. È infatti molto diffuso in <strong>Francia, Spagna, Italia</strong>, ma anche nelle nazioni di lingua germanica e slava. La sua forza è quella di essere facilmente pronunciabile in oltre venti lingue, caratteristica che lo rende una scelta sempre più apprezzata dalle famiglie.</p>



<p>In Francia, secondo i dati dell&#8217;<strong>Insee</strong>, dal 1922 il nome è stato assegnato a oltre <strong>31 mila bambine</strong> nella forma &#8220;Sofia&#8221; e a circa <strong>16 mila</strong> nella variante &#8220;Sophia&#8221;. Dal 2000 figura stabilmente tra i nomi femminili più scelti.</p>



<p>Anche in Italia Sofia è da anni uno dei nomi preferiti per le nuove nate, occupando regolarmente le prime posizioni nelle classifiche nazionali dei nomi più attribuiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Sophia Loren alle nuove generazioni</h2>



<p>A contribuire alla notorietà internazionale del nome è stata anche la celebre attrice italiana <strong>Sophia Loren</strong>, che ha reso questa variante ancora più conosciuta nel mondo.</p>



<p>Tra il significato positivo, la musicalità e la semplicità di pronuncia, Sofia continua così a conquistare genitori di culture diverse, confermandosi uno dei nomi femminili più amati a livello internazionale.</p>
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		<title>Agriturismi vicentini da tutto esaurito: il grande caldo porta gli stranieri tra colline, piscine e natura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 10:41:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonte foto: Confagricoltura Vicenza Un&#8217;estate positiva per gli agriturismi vicentini, con luglio che ha registrato risultati soddisfacenti, agosto che si annuncia tra i migliori degli ultimi anni e un settembre già ricco di prenotazioni. A trainare il settore è soprattutto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Fonte foto: Confagricoltura Vicenza</p>



<p>Un&#8217;estate positiva per gli agriturismi vicentini, con luglio che ha registrato risultati soddisfacenti, agosto che si annuncia tra i migliori degli ultimi anni e un settembre già ricco di prenotazioni. A trainare il settore è soprattutto il turismo straniero, con una crescita significativa di visitatori alla ricerca di natura, tranquillità e servizi capaci di offrire sollievo dal caldo intenso.</p>



<p>A scegliere le campagne e le colline beriche sono soprattutto gli ospiti provenienti dall&#8217;estero. Se la Germania mantiene il primato per numero di presenze, la vera sorpresa dell&#8217;estate 2026 è rappresentata dall&#8217;Olanda, con una forte crescita di turisti interessati agli agriturismi del territorio vicentino.</p>



<p>«Il quadro è molto positivo e premia il lavoro svolto dai nostri agriturismi nel proporre un&#8217;accoglienza di qualità, con servizi che rispecchiano le aspettative di chi cerca una vacanza nella natura – spiega Giulia Lovati Cottini, presidente provinciale di Agriturist, l&#8217;associazione degli agriturismi di Confagricoltura, e titolare dell&#8217;agriturismo Villa Feriani di Montegalda –. Gli stranieri apprezzano i prodotti tipici del territorio, la possibilità di effettuare escursioni e attività sportive come bicicletta, trekking ed equitazione, abbinate a degustazioni e ristorazione tipica. Molto apprezzata anche la vicinanza alle città d&#8217;arte come Venezia, Verona e Padova».</p>



<p>A influenzare le scelte dei turisti è anche l&#8217;aumento delle temperature estive, che sta spingendo sempre più persone verso località collinari e montane e verso strutture immerse nel verde. Particolarmente richiesti sono gli agriturismi dotati di piscina e quelli con ampi spazi alberati capaci di garantire zone d&#8217;ombra e maggiore frescura.</p>



<p>«Gli agriturismi con piscina sono i più gettonati – sottolinea Lovati Cottini – ma in generale i nostri ospiti cercano il soggiorno nel verde, in strutture rurali con parchi alberati. Il 28% degli stranieri arriva dalla Germania, seguita dall&#8217;Austria con il 15% e dalla sorpresa Olanda con il 14%. Seguono Paesi Bassi, Belgio e Danimarca».</p>



<p>Tra le novità dell&#8217;estate 2026 emerge anche il ritorno delle prenotazioni last minute. Una tendenza diversa rispetto al passato, quando molti turisti programmavano le vacanze con largo anticipo, anche un anno prima. Ora invece cresce la scelta di decidere il soggiorno a ridosso della partenza.</p>



<p>Secondo le rilevazioni di Agriturist, la domanda si concentra su esperienze che uniscono ospitalità e territorio: il 27% degli ospiti cerca eventi culturali o musicali nei borghi vicini, il 25% visite in cantina e nei caseifici con degustazioni guidate, mentre il 18% sceglie escursioni. Tra le attività più richieste anche quelle dedicate ai bambini, il trekking, il cicloturismo e l&#8217;ippoturismo.</p>



<p>La tendenza potrebbe proseguire anche oltre il periodo di alta stagione. Già da luglio si registra un aumento delle richieste per settembre, con le aree collinari e montane sempre più apprezzate anche per il pranzo di Ferragosto.</p>



<p>Da un&#8217;indagine a campione condotta da Agriturist emerge inoltre che Veneto, Friuli, Liguria, Toscana e Umbria sono tra le destinazioni agrituristiche con le migliori prospettive per questa estate, con oltre il 65% di ospiti stranieri, soprattutto coppie e famiglie con bambini.</p>



<p>In Veneto sono oltre <strong>1.700 gli agriturismi attivi</strong>, secondo i dati regionali aggiornati, con una disponibilità complessiva di circa <strong>18 mila posti letto</strong>. A livello provinciale Verona guida la classifica, seguita da Treviso e Vicenza, che conta <strong>243 strutture agrituristiche</strong>.</p>
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		<title>Gardaland, arriva Laboon in versione Lego: la balena di One Piece costruita con oltre 25 mila mattoncini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 09:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una balena alta più di due metri, composta da oltre 25 mila mattoncini LEGO® e dal peso di circa 300 chilogrammi, approda a LEGOLAND® Water Park Gardaland. È Laboon, uno dei personaggi più amati dell&#8217;universo di ONE PIECE, protagonista di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Una balena alta più di due metri, composta da oltre 25 mila mattoncini LEGO® e dal peso di circa 300 chilogrammi, approda a LEGOLAND® Water Park Gardaland. È Laboon, uno dei personaggi più amati dell&#8217;universo di <strong>ONE PIECE</strong>, protagonista di un&#8217;esperienza speciale dedicata ai fan della celebre saga e alle famiglie in visita al parco acquatico di Castelnuovo del Garda.</p>



<p>L&#8217;iniziativa si svolgerà dal <strong>3 al 30 agosto</strong>, ogni lunedì e martedì, oltre alle giornate di sabato 29 e domenica 30 agosto, dalle <strong>11 alle 19</strong>. Gli ospiti potranno scattare un selfie con la scultura LEGO® di Laboon, mostrarlo al LEGO Store del parco e ricevere una sorpresa dedicata.</p>



<p>La statua rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della serie creata da <strong>Eiichiro Oda</strong>, capace di conquistare milioni di appassionati in tutto il mondo grazie al manga, all&#8217;anime e alla recente serie live action di Netflix. Laboon, in particolare, è un personaggio legato ai temi dell&#8217;amicizia, della fedeltà e dei legami capaci di resistere nel tempo.</p>



<p>La realizzazione dell&#8217;opera è stata affidata a <strong>Riccardo Zangelmi</strong>, unico LEGO® Certified Professional in Italia, insieme a un secondo builder. Per completare la scultura sono state necessarie circa <strong>100 ore di lavoro</strong>, durante le quali migliaia di mattoncini sono stati assemblati fino a trasformarsi in un&#8217;installazione scenografica.</p>



<p>L&#8217;arrivo di Laboon arricchisce l&#8217;offerta di LEGOLAND® Water Park Gardaland, primo parco acquatico a tema LEGO® realizzato in Europa e unico in Italia. Oltre alle attrazioni acquatiche, agli scivoli e alle aree dedicate a tutte le età, gli ospiti possono visitare la Miniland, con monumenti italiani riprodotti in versione LEGO®, e la LEGO® Creation Island, spazio dedicato alla costruzione creativa.</p>



<p>L&#8217;iniziativa si inserisce nel percorso del Resort volto a creare esperienze immersive legate ai grandi fenomeni della cultura pop, portando i personaggi più amati dal pubblico dal mondo dello schermo agli spazi reali del parco.</p>



<p>Per gli appassionati di ONE PIECE e del mondo LEGO®, l&#8217;appuntamento con Laboon diventa così un&#8217;occasione per unire divertimento, creatività e avventura in una giornata speciale a LEGOLAND® Water Park Gardaland.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/gardaland-arriva-laboon-in-versione-lego-la-balena-di-one-piece-costruita-con-oltre-25-mila-mattoncini/">Gardaland, arriva Laboon in versione Lego: la balena di One Piece costruita con oltre 25 mila mattoncini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Secca storica per il Danubio: il fiume si ritira e riemergono relitti della guerra e ossa di mammut</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: il video Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sotto: il video</p>



<p>Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce testimonianze del passato rimaste per decenni nascoste sotto l’acqua.</p>



<p>In Serbia, centinaia di imbarcazioni sono rimaste bloccate nei porti o intrappolate sui banchi di sabbia emersi dal letto del fiume. Le immagini del Danubio ridotto a un livello insolito hanno suscitato sorpresa e preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate.</p>



<p>«È una catastrofe. Non ci sono state piogge, né neve durante tutto l’inverno. Non ci sono riserve d’acqua nelle montagne, la situazione è preoccupante», ha raccontato un residente.</p>



<p>Più a sud, in Bulgaria, il basso livello del Danubio ha provocato anche problemi alla navigazione commerciale e turistica. Un battello da crociera è rimasto incagliato nel tratto bulgaro del fiume e circa 200 passeggeri hanno dovuto essere evacuati in pochi minuti.</p>



<p>«Vengo qui ogni giorno da oltre 30 anni per camminare almeno un’ora o due. Non avevo mai visto il Danubio così basso. La situazione è molto grave», ha spiegato un altro abitante.</p>



<p>La riduzione della portata del fiume è legata soprattutto alla mancanza di precipitazioni e alle ondate di calore che hanno interessato diverse zone d’Europa. La siccità sta avendo conseguenze anche economiche: numerose chiatte con carichi di legname e grano destinati ai mercati europei sono rimaste ferme a causa delle difficoltà di navigazione.</p>



<p>La situazione contrasta con episodi recenti di segno opposto: il 21 settembre 2024 il Danubio era invece esondato ai piedi del Parlamento ungherese a Budapest, dopo una forte ondata di maltempo che aveva colpito l’Europa centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal letto del fiume emergono resti della Seconda guerra mondiale e ossa di mammut</h2>



<p>Il ritiro delle acque ha però portato alla luce anche importanti testimonianze storiche e archeologiche. In alcuni tratti del Danubio sono riemersi relitti risalenti alla Seconda guerra mondiale, rimasti sommersi per decenni e ora visibili quasi a pelo d’acqua.</p>



<p>La scoperta più sorprendente è arrivata dalla Bulgaria, dove il basso livello del fiume ha permesso di individuare resti fossili di un mammut.</p>



<p>I reperti sono stati trovati casualmente mercoledì da un abitante del villaggio di Ryahovo, nel comune di Slivo Pole, circa 30 chilometri a nord di Ruse. Il giorno successivo gli ossi sono stati recuperati dagli esperti del museo.</p>



<p>Gli specialisti hanno identificato una mandibola, frammenti di zanne, una parte di scapola e un femore completo della testa articolare. Secondo il professor Nikolay Nenov si tratta con certezza dei resti di un mammut: «È al 100% un mammut», ha dichiarato, spiegando che molto probabilmente apparteneva alla specie del mammut lanoso vissuto durante l’era glaciale.</p>



<p>Gli studiosi ritengono che i resti appartengano a un esemplare giovane. La diminuzione del livello del Danubio potrebbe però consentire nuove scoperte: è infatti prevista un’ulteriore campagna di ricerca nella zona per verificare la presenza di altri reperti nascosti dal fiume.</p>



<p>Un fenomeno legato alla siccità che sta trasformando il paesaggio del Danubio e che, oltre a creare gravi problemi ambientali ed economici, sta restituendo frammenti inattesi della storia naturale e dell’uomo.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 608 / 1080;" width="608" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_MRbrlZfkqJ0rQXwO_1080p.mp4"></video></figure>
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		<title>George e Amal Clooney evacuati dalla villa in Francia per un incendio: “Non sappiamo se la nostra casa sopravvivrà”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>George e Amal Clooney hanno dovuto lasciare la loro residenza nel sud della Francia a causa di un vasto incendio boschivo sviluppatosi nelle vicinanze. La conferma è arrivata dall’agente dell’attore, che ha spiegato come la coppia abbia seguito le indicazioni<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>George e Amal Clooney hanno dovuto lasciare la loro residenza nel sud della Francia a causa di un vasto incendio boschivo sviluppatosi nelle vicinanze. La conferma è arrivata dall’agente dell’attore, che ha spiegato come la coppia abbia seguito le indicazioni delle autorità e abbia evacuato la zona per motivi di sicurezza.</p>



<p>La proprietà coinvolta è il <strong>Domaine du Canadel</strong>, una tenuta sulle colline di Brignoles, nel dipartimento del Var, acquistata dai Clooney nel 2021 e diventata negli ultimi anni la principale residenza della famiglia. La villa, circondata da vigneti, giardini e aree verdi, si trova in una zona particolarmente esposta al rischio di incendi durante la stagione estiva.</p>



<p>In una lettera inviata al sindaco di Brignoles, Didier Bremond, l’attore ha espresso la preoccupazione per il futuro della tenuta e della comunità locale: “Al momento non sappiamo se la nostra splendida città sopravvivrà a questo terribile momento”, ha scritto Clooney, aggiungendo però che lui e la moglie Amal resteranno vicini agli abitanti e contribuiranno alla ricostruzione, qualunque sarà l’esito dell’incendio.</p>



<p>Il rogo, scoppiato mercoledì pomeriggio nei pressi di Brignoles, ha interessato circa 130 ettari di territorio. Secondo le autorità locali, circa 600 persone sono state evacuate e quattro vigili del fuoco sono rimasti feriti durante le operazioni di spegnimento.</p>



<p>George e Amal Clooney avevano scelto la Francia anche per garantire ai loro figli, i gemelli di nove anni, una vita più lontana dalla pressione mediatica. In una recente intervista l’attore aveva raccontato di apprezzare il contesto rurale della Provenza, spiegando che i bambini possono crescere con abitudini più semplici, lontani dall’uso costante della tecnologia e dalla presenza dei paparazzi.</p>



<p>La famiglia Clooney, inoltre, ha ottenuto nel 2025 la cittadinanza francese, rafforzando il legame con il Paese e con la comunità di Brignoles, dove l’attore ha ribadito di sentirsi ormai parte integrante del territorio.</p>
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		<title>Ondata di calore, l&#8217;alcol diventa ancora più pericoloso: ecco perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si tratta di quantità che normalmente verrebbero tollerate senza particolari problemi.</p>



<p>Il caldo e l&#8217;alcol, infatti, agiscono in modo simile sull&#8217;organismo. Le alte temperature provocano la dilatazione dei vasi sanguigni per favorire la dispersione del calore, un effetto che viene accentuato anche dall&#8217;alcol. La conseguenza può essere un abbassamento della pressione arteriosa, con una maggiore probabilità di avvertire capogiri, debolezza e perdita di equilibrio.</p>



<p>A questo si aggiunge il problema della disidratazione. Durante una giornata molto calda il corpo perde grandi quantità di liquidi attraverso la sudorazione. L&#8217;alcol, essendo un diuretico, favorisce ulteriormente la perdita di acqua, rendendo più difficile mantenere un corretto equilibrio idrico. La combinazione dei due fattori può aumentare la concentrazione di alcol nel sangue e amplificarne gli effetti.</p>



<p>Gli effetti possono manifestarsi con maggiore rapidità soprattutto se si beve sotto il sole, nelle ore più calde della giornata o subito dopo un&#8217;attività fisica intensa. In queste condizioni aumentano il rischio di malesseri, cali di pressione, disorientamento e riduzione dei riflessi.</p>



<p>Per limitare i rischi è consigliabile bere con moderazione, preferire luoghi ombreggiati e gli orari più freschi della giornata, alternare ogni bevanda alcolica con un bicchiere d&#8217;acqua e non consumare alcolici a stomaco vuoto, poiché il cibo rallenta l&#8217;assorbimento dell&#8217;alcol.</p>



<p>È inoltre fondamentale evitare di mettersi alla guida dopo aver bevuto, anche se si ritiene di aver assunto una quantità modesta di alcol. Con il caldo, infatti, gli effetti possono risultare più intensi del previsto e compromettere più rapidamente lucidità e tempi di reazione.</p>



<p>Se una persona manifesta sintomi come forte debolezza, confusione, vomito o perdita di coscienza dopo aver bevuto, soprattutto durante un&#8217;ondata di calore, è necessario contattare tempestivamente i soccorsi.</p>
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		<item>
		<title>Sette italiani su dieci preferiscono le destinazioni nazionali per le vacanze di agosto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[mete preferite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto al mese di luglio da Travilioo, la piattaforma pioniera in Italia<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br>Ancora una volta il mese preferito dagli italiani per andare in vacanza è agosto, o almeno è quanto emerge <strong>dall&#8217; aumento nelle ricerche e nelle prenotazioni di pacchetti vacanza registrato rispetto al mese di luglio da</strong> Travilioo, la piattaforma pioniera in Italia specializzata nella creazione di viaggi su misura, <strong>con un incremento del 23%.</strong><br>Le destinazioni nazionali sono particolarmente ricercate dai turisti italiani, rispetto a quelle internazionali: <strong>sette su dieci preferiscono restare in Italia (72%) e solo tre hanno scelto destinazioni internazionali.</strong><br>La maggior parte degli italiani che ha deciso di trascorrere le vacanze nel paese raggiungerà l<strong>e proprie destinazioni in auto: il 65% viaggerà in questo modo</strong>, rispetto ad altri mezzi di trasporto come il treno, l&#8217;autobus o l&#8217;aereo, spostandosi su distanze relativamente brevi dalla propria residenza.<br>Gli italiani <strong>continuano a scegliere gli hotel come sistemazione, nonostante l&#8217;aumento dei prezzi (48%)</strong>, rispetto ad appartamenti (26%), seconde case o abitazioni di familiari (18%). <strong>Le destinazioni di mare (62%)</strong> prevalgono sulle città (20%) e sulla montagna (16%).<br><br><strong>La Sicilia è la regione più ricercata</strong> su Travilioo seguita da Puglia, Calabria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna nella top 5.<br><br><strong>Regioni italiane più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong><br>1. Sicilia2. Puglia3. Calabria4. Trentino-Alto Adige5. Emilia-Romagna6. Sardegna7. Toscana8. Campania9. Lazio10. Liguria<br>Per quanto riguarda l’estero,<strong> l’Europa sembra la meta preferita con Parigi al primo posto</strong>, davanti a Madrid, Barcellona, Londra, e Lisbona nella top5.<br><br><strong>Destinazioni europee più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong><br>1. Parigi2. Madrid3. Barcellona4. Londra5. Lisbona6. Praga7. Budapest8. Oslo9. Malta10. Cracovia<br>Parlando poi di lungo raggio, le mete più di moda per questo agosto per gli italiani sembrano essere: Tokio, New York, Los Angeles, Mexico City e Istanbul nelle top 5.<br><br><strong>Destinazioni di lungo raggio più ricercate per le vacanze di agosto 2026:</strong><br>1. Tokio2. New York3. Los Angeles4. Mexico City5. Istanbul6. Dakar7. Pechino8. Ho Chi Minh9. Marrakech10. Katmandu</td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/sette-italiani-su-dieci-preferiscono-le-destinazioni-nazionali-per-le-vacanze-di-agosto/">Sette italiani su dieci preferiscono le destinazioni nazionali per le vacanze di agosto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Ticket Venezia 2026: venduti 680mila voucher, incassati 5,2 milioni. In calo i giorni da &#8220;bollino rosso&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa domenica 26 luglio la sperimentazione annuale del contributo d&#8217;accesso al centro storico di Venezia, il cosiddetto &#8220;ticket&#8221;. Applicato dal 3 aprile per 60 giornate non consecutive (contro le 54 del 2025), dalle 8.30 alle 16.00, il provvedimento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ticket-venezia-2026-venduti-680mila-voucher-incassati-52-milioni-in-calo-i-giorni-da-bollino-rosso/">Ticket Venezia 2026: venduti 680mila voucher, incassati 5,2 milioni. In calo i giorni da &#8220;bollino rosso&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Si è conclusa domenica 26 luglio la sperimentazione annuale del contributo d&#8217;accesso al centro storico di Venezia, il cosiddetto &#8220;ticket&#8221;. Applicato dal 3 aprile per 60 giornate non consecutive (contro le 54 del 2025), dalle 8.30 alle 16.00, il provvedimento ha registrato dati provvisori di 679.553 voucher venduti, per un incasso di 5.215.035 euro.</p>



<p>Rispetto al 2024 la media giornaliera è calata del 32,3%, con una netta riduzione anche delle giornate a maggiore afflusso: quest&#8217;anno una sola giornata su 60 ha superato i 20mila voucher (1,7% del totale), contro le tre su 54 del 2025 e le quattro su 29 del 2024.</p>



<p>Il 46,5% dei ticket è stato acquistato alla tariffa agevolata di 5 euro (prenotazione entro 4 giorni), il resto a 10 euro. Il picco si è registrato sabato 2 maggio, ponte del Primo Maggio, con 25.471 voucher; il minimo mercoledì 29 aprile, con 7.441. Il sabato resta il giorno di maggior afflusso, con una media di circa 13.661 accessi contro una media giornaliera complessiva di 11.326 voucher.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ticket-venezia-2026-venduti-680mila-voucher-incassati-52-milioni-in-calo-i-giorni-da-bollino-rosso/">Ticket Venezia 2026: venduti 680mila voucher, incassati 5,2 milioni. In calo i giorni da &#8220;bollino rosso&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Altro che gioco da cortile: il tiro alla fune assegna lo scudetto italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 10:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tradizione incontra lo spettacolo e richiama il grande pubblico. A Padova si è conclusa la finale del Campionato Italiano di Tiro alla Fune nella categoria 620 kg Mix, regalando sfide combattute, grande agonismo e un&#8217;atmosfera coinvolgente nella cornice dell&#8217;Italy<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/altro-che-gioco-da-cortile-il-tiro-alla-fune-assegna-lo-scudetto-italiano/">Altro che gioco da cortile: il tiro alla fune assegna lo scudetto italiano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La tradizione incontra lo spettacolo e richiama il grande pubblico. A Padova si è conclusa la finale del Campionato Italiano di Tiro alla Fune nella categoria <strong>620 kg Mix</strong>, regalando sfide combattute, grande agonismo e un&#8217;atmosfera coinvolgente nella cornice dell&#8217;<strong>Italy AgriShow</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-372342" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-1024x576.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-626x352.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-1536x864.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-2048x1152.jpg 2048w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-100x56.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-846x476.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/F1A845F3-0DCD-4B3B-82A4-017FEBD3ECCF-1184x666.jpg 1184w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La manifestazione, promossa dalla <strong>FIGEST – Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali</strong>, ha riunito le migliori squadre italiane della specialità, che si sono affrontate in una serie di confronti caratterizzati da forza, resistenza, tecnica e perfetta strategia di squadra.</p>



<p>A conquistare lo scudetto tricolore sono state le <strong>Furie Rosse</strong>, protagoniste di un torneo dominato grazie a una superiorità tecnica e atletica dimostrata lungo tutto il percorso di gara. Sul secondo gradino del podio è salita la formazione di <strong>Scorzè</strong>, mentre il bronzo è andato all&#8217;<strong>Astra Feltre</strong>, protagonista di un&#8217;ottima prestazione nelle sfide decisive.</p>



<p>La classifica finale ha visto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1° Furie Rosse</strong></li>



<li><strong>2° Scorzè</strong></li>



<li><strong>3° Astra Feltre</strong></li>



<li><strong>4° Vazzola</strong></li>



<li><strong>5° The Vikings</strong></li>



<li><strong>6° Polisportiva Centese</strong></li>



<li><strong>7° The Yankees</strong></li>
</ul>



<p>La categoria mista continua a rappresentare uno degli aspetti più apprezzati della disciplina, valorizzando il lavoro di squadra e l&#8217;inclusività, elementi che da sempre caratterizzano il tiro alla fune.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-372343" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-1024x576.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-626x352.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-1536x864.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-100x56.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-846x476.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021-1184x666.jpg 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/B41E70EE-CFFD-4010-A3C8-9B16CDD6C021.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente nazionale della FIGEST, <strong>Enzo Casadidio</strong>, che ha sottolineato come il tiro alla fune continui a regalare emozioni e a richiamare una partecipazione sempre più ampia.</p>



<p>«Il tiro alla fune continua a regalarci emozioni uniche e una partecipazione straordinaria, confermando il valore culturale e sportivo delle nostre discipline tradizionali. Veder gareggiare a Padova squadre così preparate nella categoria 620 kg Mix è la dimostrazione della vitalità del nostro movimento federale. Un ringraziamento speciale va agli atleti, ai tecnici, agli organizzatori dell&#8217;Italy AgriShow e a tutti gli appassionati che hanno reso indimenticabile questa giornata», ha dichiarato.</p>



<p>Sulla qualità tecnica della competizione è intervenuto anche <strong>Matteo Capeccia</strong>, presidente del Dipartimento Tiro alla Fune FIGEST.</p>



<p>«Il livello tecnico espresso in questa finale 620 kg Mix è stato eccezionale. La categoria mista richiede non solo forza, ma una perfetta armonia e sincronia tra i componenti della squadra. Le società scese in campo oggi hanno onorato al meglio la maglia e lo spirito del tiro alla fune. Complimenti alle Furie Rosse per il titolo italiano e a tutte le squadre partecipanti che hanno dato vita a una competizione corretta, spettacolare e di altissimo profilo agonistico», ha affermato.</p>



<p>La tappa padovana ha così confermato la crescita di una disciplina che continua a unire tradizione, spirito di squadra e spettacolo, conquistando un pubblico sempre più numeroso e appassionato.</p>
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		<title>Pomodori senza sapore e ortaggi anonimi: leggete quella maledetta etichetta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrare in un supermercato e trovare pomodori perfettamente rossi a gennaio, cetrioli identici uno all&#8217;altro o peperoni disponibili in ogni stagione è ormai la normalità. Molti di questi prodotti arrivano dalle grandi serre intensive di Spagna e Paesi Bassi, dove<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Entrare in un supermercato e trovare pomodori perfettamente rossi a gennaio, cetrioli identici uno all&#8217;altro o peperoni disponibili in ogni stagione è ormai la normalità. Molti di questi prodotti arrivano dalle grandi serre intensive di Spagna e Paesi Bassi, dove la produzione è organizzata per garantire quantità elevate, continuità di fornitura e lunga conservazione. Ma c&#8217;è un aspetto che sempre più consumatori notano: il sapore.</p>



<p>Non è raro acquistare pomodori dall&#8217;aspetto impeccabile che, una volta tagliati, risultano acquosi, poco profumati e privi di quel gusto intenso che caratterizza il prodotto raccolto a piena maturazione. Lo stesso vale spesso per zucchine, peperoni e altri ortaggi coltivati in sistemi altamente industrializzati, dove la selezione delle varietà privilegia resistenza al trasporto, uniformità estetica e durata sugli scaffali più che le qualità organolettiche.</p>



<p>Va però precisato che non tutti i prodotti provenienti da Spagna o Paesi Bassi sono di scarsa qualità. Entrambi i Paesi vantano aziende agricole all&#8217;avanguardia e produzioni eccellenti. Allo stesso modo, anche un prodotto italiano può risultare mediocre se raccolto troppo presto o coltivato senza particolare attenzione alla qualità. Generalizzare sarebbe quindi scorretto.</p>



<p>Resta però una differenza sostanziale: acquistare prodotti coltivati in Italia, soprattutto quando sono di stagione e provengono da filiere locali, offre maggiori probabilità di portare in tavola frutta e verdura raccolte più vicine al momento della maturazione naturale. Tempi di trasporto più brevi consentono infatti di attendere una maturazione più completa sulla pianta, con benefici per gusto, profumo e consistenza.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento da considerare. Scegliere prodotti italiani significa sostenere migliaia di aziende agricole, molte delle quali a conduzione familiare, che rappresentano un patrimonio economico, ambientale e culturale del Paese. L&#8217;agricoltura italiana custodisce una straordinaria biodiversità fatta di varietà locali, tecniche tradizionali e produzioni tipiche difficilmente replicabili altrove.</p>



<p>Anche l&#8217;impatto ambientale può essere inferiore quando si acquistano prodotti locali, grazie a distanze di trasporto generalmente più contenute, anche se il bilancio complessivo dipende da molti fattori, compresi i metodi di coltivazione e la logistica.</p>



<p>Per il consumatore, il consiglio è semplice: leggere sempre l&#8217;etichetta d&#8217;origine, preferire i prodotti di stagione e, quando possibile, acquistare da produttori locali o nei mercati del territorio. Non significa rinunciare ai prodotti esteri, che hanno un ruolo importante nell&#8217;approvvigionamento alimentare europeo, ma fare una scelta più consapevole.</p>



<p>Alla fine, la qualità di un ortaggio non si misura solo dal suo aspetto. Un pomodoro può essere perfetto alla vista, ma è il gusto a raccontare davvero come è stato coltivato e quando è stato raccolto. E in questo, la stagionalità e la vicinanza del luogo di produzione continuano a fare la differenza.</p>
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		<title>Litorale veneziano: scattano le multe per chi passeggia in costume o a torso nudo, già dieci sanzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passeggiare per le vie del paese in costume da bagno o a torso nudo può costare caro. A Cavallino-Treporti sono infatti scattate le prime sanzioni previste dal regolamento di polizia urbana, che vieta questo tipo di abbigliamento al di fuori<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Passeggiare per le vie del paese in costume da bagno o a torso nudo può costare caro. A Cavallino-Treporti sono infatti scattate le prime sanzioni previste dal regolamento di polizia urbana, che vieta questo tipo di abbigliamento al di fuori delle aree balneari.</p>



<p>Dopo l&#8217;annuncio dei giorni scorsi della sindaca Roberta Nesto, la Polizia locale ha avviato i controlli sul territorio e ha già elevato una decina di verbali da 50 euro. Le verifiche proseguiranno per tutta la stagione estiva con l&#8217;obiettivo di garantire il rispetto delle norme sul decoro urbano.</p>



<p>Prima dell&#8217;avvio della campagna di controlli, l&#8217;amministrazione comunale aveva coinvolto operatori turistici, attività economiche e associazioni di categoria, invitandoli a informare i visitatori e ad esporre il materiale predisposto dal Comune. L&#8217;iniziativa punta a sensibilizzare residenti e turisti sull&#8217;importanza di mantenere un comportamento rispettoso degli spazi pubblici anche lontano dalla spiaggia.</p>



<p>Secondo i dati diffusi dal Comune, al 15 luglio erano stati effettuati complessivamente 3.814 accertamenti tra violazioni amministrative, infrazioni al Codice della strada e mancato rispetto delle norme sull&#8217;abbigliamento. Di questi, 1.259 hanno riguardato cittadini stranieri e 96 residenti.</p>



<p>La sindaca Roberta Nesto ha inoltre respinto l&#8217;idea che i turisti stranieri sfuggano al pagamento delle sanzioni, sottolineando come i dati dimostrino il contrario. «Le regole valgono per tutti e vengono applicate senza alcuna distinzione tra residenti, turisti italiani o stranieri», ha dichiarato.</p>
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		<title>Tony Boy fa impazzire il Summer Tour a Bassano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tony Boy inaugura il Summer Tour a Bassano: migliaia di giovani cantano sotto il palco del Bassano Music Park L&#8217;estate del Bassano Music Park è entrata nel vivo con uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico più giovane. Venerdì 11<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Tony Boy inaugura il Summer Tour a Bassano: migliaia di giovani cantano sotto il palco del Bassano Music Park</p>



<p>L&#8217;estate del Bassano Music Park è entrata nel vivo con uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico più giovane. Venerdì 11 luglio il palco del Parco Ragazzi del &#8217;99 ha ospitato Tony Boy, protagonista della prima data del suo Summer Tour 2026, richiamando a Bassano del Grappa migliaia di fan provenienti da tutto il Veneto e anche dalle regioni vicine.<br>Fin dalle prime ore della sera l&#8217;atmosfera era quella delle grandi occasioni: code agli ingressi, gruppi di amici arrivati con largo anticipo e tanti ragazzi pronti a conquistare un posto sotto il palco. Un pubblico giovane, ma molto eterogeneo, unito dalla voglia di vivere una serata di musica e condividere dal vivo i brani che hanno reso Tony Boy uno degli artisti più seguiti della nuova scena urban italiana.<br>All&#8217;accendersi delle luci, l&#8217;energia è esplosa. Per oltre un&#8217;ora e mezza il rapper ha alternato i brani più amati del suo repertorio alle canzoni più recenti, accompagnato da un pubblico che ha cantato praticamente ogni testo dall&#8217;inizio alla fine. Cori, smartphone illuminati e mani alzate hanno trasformato il concerto in un momento di partecipazione collettiva, confermando il forte legame tra l&#8217;artista e la sua fanbase.<br>Il live ha saputo alternare momenti ad alta intensità a passaggi più introspettivi, creando un equilibrio che ha coinvolto il pubblico per tutta la serata. L&#8217;impianto scenografico essenziale, ma d&#8217;impatto, insieme ai giochi di luce e ai visual sul maxi schermo, ha valorizzato uno spettacolo costruito soprattutto sull&#8217;energia della performance e sull&#8217;interazione con i fan.<br>Per Bassano del Grappa si è trattato di un&#8217;altra serata di successo all&#8217;interno della programmazione estiva del Bassano Music Park, che continua a portare in città artisti capaci di attirare migliaia di spettatori. La presenza di tanti giovani ha confermato come eventi di questo tipo rappresentino non solo un&#8217;occasione di intrattenimento, ma anche un importante momento di aggregazione.<br>Con la data bassanese si è aperto ufficialmente il tour estivo di Tony Boy, che nei prossimi mesi lo porterà sui palchi dei principali festival italiani. Un debutto accolto con entusiasmo, tra musica, emozioni e un pubblico che ha trasformato il concerto in una grande festa sotto le stelle.</p>
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		<title>Risultati epici al botteghino: in meno di una settimana &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan ha già recuperato il budget</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un debutto da kolossal per &#8220;L&#8217;Odissea&#8221;, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Un debutto da kolossal per <strong>&#8220;L&#8217;Odissea&#8221;</strong>, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più attesi e di maggior successo dell&#8217;estate cinematografica.</p>



<p>A tre anni dal trionfo di <strong>&#8220;Oppenheimer&#8221;</strong>, premiato con sette Oscar e capace di incassare oltre 975 milioni di dollari nel mondo, il regista britannico è tornato sul grande schermo con un progetto ancora più ambizioso: portare al cinema l&#8217;epopea di Ulisse con una produzione da 250 milioni di dollari.</p>



<p>Il film, distribuito dal 15 luglio, ha conquistato il pubblico nonostante la durata di quasi tre ore. A trainarlo un cast stellare che comprende <strong>Matt Damon</strong> nel ruolo di Ulisse, insieme ad <strong>Anne Hathaway</strong>, <strong>Charlize Theron</strong> e <strong>Tom Holland</strong>.</p>



<p>Nel weekend di debutto negli Stati Uniti e in Canada, secondo le prime stime del settore, &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; ha raggiunto il primo posto al box office nordamericano con <strong>124,5 milioni di dollari</strong> di incassi. Nei 73 mercati internazionali in cui è stato distribuito, il film ha aggiunto altri <strong>139,6 milioni di dollari</strong>, portando il totale globale a <strong>264,1 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>Un risultato che ha permesso alla pellicola di recuperare già il budget stimato di produzione, pari a circa <strong>250 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>Il nuovo lavoro di Nolan è una delle produzioni più imponenti della sua carriera. Il film è stato girato in <strong>sei Paesi</strong>, tra cui Grecia, Marocco e Italia, con numerose scene realizzate in mare e utilizzando telecamere IMAX, una tecnologia che garantisce immagini ad altissima risoluzione ma richiede una complessa organizzazione tecnica.</p>



<p>Un viaggio cinematografico nell&#8217;antica Grecia che punta a trasformare il poema di Omero, scritto circa tremila anni fa, in uno spettacolo visivo di dimensioni globali. I primi numeri al botteghino sembrano confermare che la scommessa di Nolan è già partita con il vento in poppa.</p>
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		<title>La Spagna campione del mondo diventa un’opera di land art in Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un campo di stoppie nel Veronese si trasforma in una grande tela dedicata allo sport e al messaggio di unione tra i popoli. A Castagnaro, in provincia di Verona, il land artist italiano Dario Gambarin ha realizzato una nuova opera<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Un campo di stoppie nel Veronese si trasforma in una grande tela dedicata allo sport e al messaggio di unione tra i popoli. A <strong>Castagnaro</strong>, in provincia di Verona, il land artist italiano <strong>Dario Gambarin</strong> ha realizzato una nuova opera di land art per celebrare la vittoria della <strong>Spagna nella finale della Coppa del Mondo 2026</strong>.</p>



<p>L’opera, realizzata su un terreno di circa <strong>30 mila metri quadrati</strong> ricavato da un campo di grano appena trebbiato, raffigura al centro la <strong>Coppa del Mondo</strong>, lunga circa <strong>200 metri</strong>, accompagnata dalla scritta <strong>“Espana”</strong> in omaggio alla nazionale vincitrice.</p>



<p>Come nelle sue precedenti performance, Gambarin ha realizzato il disegno direttamente sulla terra, guidando <strong>trattore, aratro ed erpice rotante</strong> senza utilizzare tracciamenti preliminari, sistemi satellitari o strumenti digitali. Un lavoro completamente affidato all’esperienza e alla sensibilità dell’artista, che ha trasformato il paesaggio agricolo in un’immagine visibile dall’alto.</p>



<p>L’opera vuole richiamare il valore universale dello sport e la sua capacità di creare un confronto tra nazioni diverse nel rispetto di regole comuni. Un messaggio particolarmente significativo, secondo Gambarin, in un periodo storico segnato da tensioni e fragili equilibri geopolitici.</p>



<p>«Lo sport ci mostra che è possibile affrontarsi senza diventare nemici – spiega l’artista –. Alla fine delle partite restano le strette di mano e gli abbracci tra avversari. Un’immagine che dovrebbe ispirare anche la diplomazia: attraverso regole condivise, equità e rispetto reciproco, la competizione può diventare incontro e contribuire alla pace».</p>



<p>Nel corso della sua carriera, Dario Gambarin ha dedicato le sue opere di land art a numerose figure e temi di rilievo internazionale, tra cui <strong>Papa Francesco, Barack Obama, John Fitzgerald Kennedy, Nelson Mandela, Martin Luther King, George Orwell, Greta Thunberg e Leonardo da Vinci</strong>, oltre a realizzare diversi lavori dedicati alla pace, all’ambiente e alla storia contemporanea.</p>
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		<title>Denti che si autoriparano e ricrescono: la medicina rigenerativa cambia il futuro del dentista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un approfondimento della BBC, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Secondo un approfondimento della <strong>BBC</strong>, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti o a riparare quelli danneggiati sfruttando cellule staminali e processi biologici, riducendo in futuro il ricorso a otturazioni, impianti e protesi.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è superare gli attuali trattamenti odontoiatrici, che rappresentano spesso una soluzione temporanea. Le otturazioni, ad esempio, possono durare da cinque a vent&#8217;anni, ma richiedono spesso interventi successivi e non ripristinano il funzionamento biologico del dente, limitandosi a sostituire il tessuto danneggiato con materiali artificiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La salute dei denti è fondamentale per tutto l&#8217;organismo</h3>



<p>La salute orale ha effetti ben più ampi della semplice bocca. Le infezioni gengivali e i batteri responsabili delle malattie parodontali sono stati associati a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, infezioni respiratorie e persino al morbo di Alzheimer. La perdita dei denti è inoltre correlata a un maggiore rischio di malattie, a una riduzione della qualità della vita e a un aumento della mortalità.</p>



<p>Anche l&#8217;aspetto psicologico è importante: perdere uno o più denti può compromettere la capacità di mangiare, parlare e sorridere, con conseguenze sul benessere sociale ed emotivo già a partire dall&#8217;infanzia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;idea delle &#8220;otturazioni viventi&#8221;</h3>



<p>Tra i filoni di ricerca più promettenti c&#8217;è quello portato avanti dalla biochimica Hannele Ruohola-Baker dell&#8217;Università di Washington.</p>



<p>Studiando i denti del giudizio donati alla ricerca, il suo gruppo ha scoperto che le cellule responsabili della produzione dello smalto, chiamate ameloblasti, scompaiono una volta completata la crescita del dente. Per superare questo limite, i ricercatori stanno utilizzando cellule staminali, guidandole a trasformarsi sia in ameloblasti sia in odontoblasti, le cellule che producono la dentina.</p>



<p>Combinando queste cellule è stato possibile ottenere in laboratorio un organoide dentale capace di produrre autonomamente proteine dello smalto. In prospettiva, queste proteine potrebbero essere impiegate per realizzare &#8220;otturazioni viventi&#8221; o per riparare denti scheggiati. L&#8217;obiettivo finale è ancora più ambizioso: impiantare cellule ingegnerizzate nella bocca del paziente e lasciare che sia l&#8217;organismo a ricostruire un nuovo dente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Carie che si riparano da sole</h3>



<p>Un altro filone di ricerca riguarda la dentina, il tessuto situato sotto lo smalto.</p>



<p>La professoressa Anne George, dell&#8217;Università dell&#8217;Illinois di Chicago, studia le proteine che regolano la crescita, la mineralizzazione e l&#8217;autoriparazione della dentina. Il suo gruppo ha individuato uno dei geni fondamentali nella formazione di questo tessuto, aprendo la strada a possibili terapie capaci di stimolare il dente a produrre nuova dentina e riparare autonomamente le carie, senza ricorrere alle tradizionali otturazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché gli impianti non sono la soluzione perfetta</h3>



<p>Oggi, quando un dente è gravemente compromesso, la soluzione più comune è l&#8217;estrazione seguita dall&#8217;inserimento di un impianto.</p>



<p>Anche questa tecnologia presenta però alcuni limiti. Gli impianti non possiedono terminazioni nervose e non trasmettono le stesse sensazioni dei denti naturali durante la masticazione, aumentando il rischio di esercitare una forza eccessiva e danneggiarli. Inoltre possono essere colonizzati dai batteri, favorendo infezioni che mettono a rischio anche i denti sani vicini. Le corone artificiali, infine, devono essere sostituite dopo circa 15 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Denti coltivati in laboratorio</h3>



<p>Un&#8217;altra strada è quella dei denti interamente coltivati in laboratorio.</p>



<p>Ana Angelova Volponi, direttrice dell&#8217;odontoiatria rigenerativa del King&#8217;s College di Londra, ritiene che una sostituzione biologica possa rappresentare una soluzione molto più duratura rispetto agli impianti tradizionali.</p>



<p>Il suo gruppo ha già ottenuto strutture dentali ibride combinando cellule gengivali umane con cellule dentali di topo, riuscendo a formare radici vitali in fase di sviluppo. L&#8217;obiettivo è ora riprodurre completamente il processo biologico utilizzando biomateriali capaci di guidare la formazione di un dente perfettamente funzionante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa insegnano squali e maiali</h3>



<p>La ricerca guarda anche al mondo animale.</p>



<p>A differenza degli esseri umani, gli squali sostituiscono continuamente i denti per tutta la vita. Anche elefanti e canguri sviluppano più serie di molari.</p>



<p>I maiali presentano una caratteristica particolarmente interessante: nelle loro mascelle sono presenti diversi abbozzi di denti permanenti non ancora erotti. Sfruttando questa peculiarità, un gruppo guidato dalla professoressa Pamela Yelick della Tufts School of Dental Medicine è riuscito a far crescere strutture simili a denti umani in maiali nani dello Yucatan.</p>



<p>I ricercatori hanno combinato cellule umane produttrici di dentina con cellule suine produttrici di smalto, coltivandole su un supporto bioingegnerizzato che riproduce l&#8217;ambiente naturale del dente. Dopo circa tre mesi si sono sviluppate strutture molto simili a denti naturali.</p>



<p>Il prossimo obiettivo sarà ottenere lo stesso risultato direttamente nella bocca di un paziente, eliminando completamente l&#8217;impiego di cellule animali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Serviranno ancora anni</h3>



<p>Nonostante i risultati ottenuti, gli esperti invitano alla prudenza. Prima di arrivare alle sperimentazioni cliniche sull&#8217;uomo saranno necessari ulteriori studi, test su modelli animali e anni di sviluppo tecnologico.</p>



<p>Le conoscenze acquisite, tuttavia, potrebbero avere ricadute anche in altri settori della medicina rigenerativa, contribuendo alla ricostruzione di ossa, organi e altri tessuti complessi.</p>



<p>Per gli scienziati coinvolti, il futuro dell&#8217;odontoiatria sarà sempre meno orientato alla semplice riparazione dei danni e sempre più alla rigenerazione biologica dei tessuti. Sebbene il traguardo sia ancora lontano, le prospettive vengono considerate molto promettenti.</p>



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		<title>Wi-Fi lento? Ecco gli oggetti che possono peggiorare il segnale del router</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 07:54:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una connessione Wi-Fi lenta o instabile non dipende sempre dall&#8217;operatore o dal router. In molti casi, il problema può essere causato dalla posizione del modem e dalla presenza di oggetti che interferiscono con la propagazione del segnale. Il Wi-Fi utilizza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una connessione Wi-Fi lenta o instabile non dipende sempre dall&#8217;operatore o dal router. In molti casi, il problema può essere causato dalla posizione del modem e dalla presenza di oggetti che interferiscono con la propagazione del segnale.</p>



<p>Il Wi-Fi utilizza onde radio che possono essere assorbite, riflesse o disturbate da alcuni materiali e dispositivi presenti in casa. Per questo motivo, scegliere il punto giusto in cui collocare il router può fare una differenza significativa nella qualità della connessione.</p>



<p>Tra gli oggetti che possono creare maggiori interferenze ci sono i televisori, soprattutto quelli di grandi dimensioni o più datati. Anche acquari e grandi specchi possono ridurre la qualità del segnale, poiché tendono ad assorbirlo o rifletterlo, limitandone la diffusione negli ambienti.</p>



<p>Un&#8217;altra fonte di disturbo è rappresentata dai dispositivi elettronici che emettono onde elettromagnetiche. Frigoriferi smart, telefoni cordless e baby monitor, se posizionati troppo vicino al router, possono interferire con il segnale Wi-Fi e causare rallentamenti o disconnessioni.</p>



<p>Anche la posizione del router è fondamentale. Inserirlo all&#8217;interno di un mobile, dietro il televisore o in uno spazio chiuso è una scelta poco efficace, perché pareti, pannelli e superfici spesse ostacolano la diffusione delle onde radio.</p>



<p>Per ottenere le migliori prestazioni è consigliabile collocare il router in una posizione centrale della casa, possibilmente rialzata e in uno spazio aperto, lontano da ostacoli e da altri apparecchi elettronici. In questo modo il segnale può propagarsi più facilmente in tutte le stanze.</p>



<p>Se, nonostante questi accorgimenti, la connessione continua a essere lenta, si può valutare l&#8217;utilizzo di un cavo Ethernet per i dispositivi fissi oppure di un ripetitore Wi-Fi o di un sistema mesh, particolarmente utile nelle abitazioni più grandi o distribuite su più piani.</p>



<p>Infine, per capire se il problema dipende realmente dalla rete domestica, è consigliabile eseguire periodicamente uno speed test, così da verificare la velocità effettiva della connessione e confrontarla con quella prevista dal proprio contratto.</p>
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		<title>Jesolo, ovvero il mare che non dorme mai!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 17:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è chi sceglie Jesolo per il mare, chi per lo shopping e chi per la vivace vita notturna. Ma questa località del litorale veneziano riesce a mettere d&#8217;accordo tutti, offrendo attività e momenti di relax dall&#8217;alba fino a tarda notte.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
C&#8217;è chi sceglie Jesolo per il mare, chi per lo shopping e chi per la vivace vita notturna. Ma questa località del litorale veneziano riesce a mettere d&#8217;accordo tutti, offrendo attività e momenti di relax dall&#8217;alba fino a tarda notte. Ecco come trascorrere una giornata perfetta.</p>
<p>La giornata non può che iniziare con una ricca colazione. A Jesolo non mancano locali dove concedersi un momento di dolcezza: tra i più apprezzati c&#8217;è il Bar 23, famoso per le vaste proposte creative di brioche e dolci, mentre per chi preferisce i grandi classici, la Pasticceria Zamuner rappresenta una tappa immancabile con brioche, pasticcini e caffetteria di qualità.</p>
<p>Dopo colazione è il momento di raggiungere il mare. Una passeggiata sul lungomare permette di respirare l&#8217;atmosfera estiva e godersi il panorama dell&#8217;Adriatico, prima di sistemarsi sotto l&#8217;ombrellone per qualche ora di relax tra tintarella e un tuffo rinfrescante.<br />
Quando arriva l&#8217;ora di pranzo non serve allontanarsi troppo dalla spiaggia. I numerosi chioschi e bar sul litorale propongono piatti leggeri e freschi, perfetti per una pausa senza rinunciare al mare: dai classici club sandwich alle insalatone, passando per poke, toast e bevande ghiacciate.</p>
<p>Nelle ore più calde del primo pomeriggio la soluzione migliore è spostarsi in via Bafile, il cuore dello shopping jesolano. Tra negozi di abbigliamento, boutique, souvenir e accessori c&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta. E per una pausa rinfrescante non può mancare una granita, un gelato artigianale o una bevanda fresca in uno dei tanti bar che animano la via.</p>
<p>Quando il sole inizia a calare, la spiaggia torna ad essere protagonista. Le temperature diventano più piacevoli e le ultime ore del pomeriggio sono perfette per una passeggiata sul bagnasciuga, una partita a beach volley o semplicemente per rilassarsi osservando il tramonto.</p>
<p>L&#8217;aperitivo è uno dei momenti più attesi della giornata. Jesolo offre numerose location vista mare dove brindare al tramonto: dalle terrazze panoramiche come il Tacco11 American Bar, all&#8217;interno del J44 Hotel, fino al rooftop del 1923 Casa Bianca, entrambi ideali per sorseggiare un cocktail con vista sull&#8217;Adriatico.</p>
<p>Per la cena le possibilità sono davvero tante. Chi vuole continuare a vivere l&#8217;atmosfera della spiaggia può scegliere uno dei ristoranti vicini al mare, gustando specialità di pesce fresco, mentre chi preferisce una serata più informale troverà pizzerie, hamburgerie e locali adatti a tutti i gusti e a tutte le età.</p>
<p>E quando cala il buio, Jesolo cambia volto e si trasforma in una delle capitali della movida estiva. Tra beach club, cocktail bar e discoteche, il divertimento continua fino a notte fonda. Locali storici come Il Muretto, La Capannina e King&#8217;s Club richiamano ogni estate migliaia di giovani italiani e stranieri, offrendo serate con dj set, musica dal vivo ed eventi che rendono indimenticabile una giornata trascorsa nella località balneare.</p>
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		<title>L’ignoranza non fa più vergogna: la generazione dei “non so” con lo smartphone in mano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Cammarano C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>di Alessandro Cammarano</em></p>



<p>C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il capo dello Stato. Qual è la capitale di un paese europeo qualunque. Dov&#8217;è, su una carta muta, un continente intero. Le risposte, quando arrivano, sono un campionario di invenzioni sparate con la disinvoltura beata di chi non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza dell&#8217;errore. Un tempo si sarebbe detto materiale da avanspettacolo. Oggi è più semplicemente il ritratto dal vero di una generazione che ha smesso di vergognarsi di non sapere, e che anzi lo esibisce come un tratto di carattere, un accessorio, quasi una posa.</p>



<p>Perché diciamolo con la franchezza che la materia impone: questi ragazzi non sono più i cugini poveri, ritardatari, degli sprovveduti statunitensi che da decenni offrono al mondo il proprio repertorio di gaffe geografiche e storiche come fossero un genere folkloristico nazionale. Li hanno raggiunti. In certi casi li hanno superati. Lo stesso smarrimento davanti a una carta muta, la stessa allegra approssimazione sui nomi delle capitali sparati a caso come numeri del lotto, la stessa incapacità di collocare un continente che non sia il proprio, ammesso che sappiano collocare pure quello. L&#8217;Italia, culla da manuale scolastico di una civiltà che ha insegnato al mondo intero come si scrive la storia, produce oggi ventenni capaci di confondere un presidente con un cantante, un secolo con l&#8217;altro, un dittatore con un personaggio di una serie in streaming. Non è più imitazione del modello americano, è omologazione completa: stessa ignoranza rivendicata con lo stesso sorriso soddisfatto, la stessa fierezza cafona di chi non ha bisogno di sapere perché tanto tutto si trova con un dito sullo schermo, salvo poi non saperlo trovare comunque.</p>



<p>Sarebbe la scorciatoia più comoda, a questo punto, prendersela solo con gli adolescenti e i loro telefoni. Comoda e vigliacca, perché quel vuoto non è nato con loro: lo hanno ereditato, intatto e anzi peggiorato, da chi avrebbe dovuto insegnare a smontarlo e invece ha preferito guardare altrove, magari specchiandosi compiaciuto nei propri ricordi scolastici mai davvero verificati. Il punto non è più soltanto la cronaca di ieri, il nome del ministro o la sigla del partito nuovo di zecca. Il punto è un buco enorme che riguarda da dove veniamo, l&#8217;unica cosa che permetterebbe di capire dove stiamo, molto rapidamente, andando a sbattere.</p>



<p>I numeri, quando si mettono in fila, raccontano un declino misurabile, non un&#8217;impressione malevola di chi scrive per mestiere di essere severo. In Italia poco più di un terzo delle persone tra i sedici e i sessantacinque anni fatica oggi a orientarsi in un testo appena più complesso di un titolo di giornale, una quota salita di sette punti nell&#8217;arco di un decennio, quando un tempo si fermava assai più in basso. L&#8217;età, qui, non offre l&#8217;alibi comodo che si vorrebbe: chi ha tra i sedici e i ventiquattro anni se la cava perfino un poco meglio di chi ha superato i cinquantacinque, il che significa una cosa sola, e cioè che il tracollo non è un vizio dell&#8217;ultima cucciolata ma una palude in cui affondano insieme nonni, genitori e figli, complici più che vittime, tutti egualmente disarmati davanti a un contratto, a un grafico, a una mappa. Solo che il nonno non finisce mai intervistato fuori da un locale alle due di notte, e così la sua ignoranza resta un segreto di famiglia mentre quella del nipote diventa spettacolo.</p>



<p>Sullo sfondo di questa comprensione zoppicante del presente si staglia un vuoto ancora più vasto, quello della storia lunga, non solo quella dell&#8217;ultimo trimestre di telegiornali. Ed è qui che il discorso smette di essere bonario, perché tocca esattamente il nodo che tiene insieme ignoranza e propaganda: chi non conosce cosa siano stati davvero un regime totalitario, una deportazione, un genocidio pianificato a tavolino, non possiede gli anticorpi per riconoscerne le repliche quando si ripresentano vestite di linguaggio nuovo, magari a ritmo di reel. Il paradosso italiano, degno di un trattato di autolesionismo nazionale, è che la conoscenza formale della Shoah, presa da sola, non è mai stata così diffusa: quasi tutti ne hanno sentito parlare, la scuola organizza cerimonie e concorsi ogni gennaio con la puntualità di un rito civile ormai svuotato. Eppure quella conoscenza recitata come una litania non si è tradotta in comprensione: viene archiviata come una grande tragedia fra le tante, alla pari di qualunque altra cosa vista scorrere in una bacheca, priva del peso specifico che dovrebbe distinguerla da tutto il resto. Sapere il nome di un evento senza coglierne la portata è solo un modo più elegante, e più vigliacco, di non sapere nulla.</p>



<p>E il problema non riguarda soltanto i ragazzi, sia chiaro, altrimenti sarebbe fin troppo comodo archiviarlo come un difetto di fabbrica delle nuove leve. Nell&#8217;opinione pubblica adulta nel suo complesso si registra uno slittamento che meriterebbe l&#8217;allarme rosso permanente: chi è convinto che l&#8217;Olocausto sia un&#8217;invenzione, agli inizi del secolo una frazione marginale, oggi sfiora quote a due cifre della popolazione, mentre un&#8217;ulteriore fetta consistente ritiene che il numero delle vittime sia comunque stato gonfiato rispetto alla realtà. Non stiamo parlando di un manipolo di eccentrici sperduto in un angolo di internet: stiamo parlando di milioni di adulti, spesso genitori, spesso elettori, spesso proprio quelli che ai figli rinfacciano che ai loro tempi si studiava di più, salvo poi dimostrare in un sondaggio di non aver studiato granché neppure loro. La storia che non si tramanda bene non è un vezzo estetico da lasciare ai professori annoiati: è un buco nella diga, ed è dalla stessa diga che oggi rientra l&#8217;acqua, gelida e feconda di conseguenze.</p>



<p>Perché la parte più caustica di questa vicenda, quella che dovrebbe davvero togliere il sonno a chiunque non si accontenti di ridacchiare davanti al video del ragazzino che scambia l&#8217;Ucraina per uno stato americano, è la funzione che la conoscenza storica avrebbe dovuto svolgere e che evidentemente ha fallito su tutta la linea: impedire che gesti, simboli e retoriche già visti tornassero a circolare spacciati per novità assoluta. Chi ignora come si costruisce, passo dopo passo, un consenso totalitario, il nemico esterno, la nostalgia identitaria, la semplificazione brutale di problemi complessi, non riconosce lo schema quando lo vede riproporsi in un video di quindici secondi, confezionato con un ritmo musicale orecchiabile e un&#8217;estetica da campagna pubblicitaria pensata da persone che sanno perfettamente quello che fanno, anche se il pubblico bersaglio no. La nostalgia per le dittature del secolo scorso circola oggi attraverso meme colorati, canzoni virali, contenuti generati con l&#8217;intelligenza artificiale, in un linguaggio confezionato apposta per attecchire tra i più giovani e per far apparire quella nostalgia come un gioco innocuo anziché come quello che è per davvero. Chi ha studiato sul serio cosa produsse quel tipo di propaganda ottant&#8217;anni fa riconosce lo schema a colpo d&#8217;occhio; chi non l&#8217;ha studiato, o l&#8217;ha studiato distrattamente giusto il tempo di un&#8217;interrogazione dimenticata il giorno dopo, scambia il ritorno di fiamma per una trovata originale, e magari pure gli mette un like.</p>



<p>Su questo terreno già arido si innesta poi il meccanismo dell&#8217;informazione contemporanea, che non fa che aggravare il quadro clinico. Oltre metà dei giovani italiani usa quotidianamente i social come principale fonte di notizie, e una porzione tutt&#8217;altro che marginale mette pubblicamente il proprio assenso a contenuti che sa perfettamente essere falsi, pur essendo nella maggioranza dei casi convinta, con quella fiducia in se stessi che meriterebbe applicazioni migliori, di saper distinguere il vero dal falso. È esattamente questa la cifra dell&#8217;ignoranza contemporanea, ed è ciò che la rende più insidiosa di quella, quasi rispettabile in confronto, dei nonni analfabeti che almeno sapevano di non sapere: non l&#8217;ammissione onesta del limite, ma la certezza granitica di avere già capito tutto grazie a un video da un minuto girato da uno che ne sa quanto loro, se non meno. Su quel terreno chi ha messaggi semplici da vendere, il nemico venuto da fuori, l&#8217;identità minacciata, il passato da rimpiangere anziché da studiare, ottiene una diffusione sproporzionata rispetto a chiunque provi a spiegare le cose con la complessità che meritano: l&#8217;algoritmo premia il contenuto che emoziona in fretta, non quello che informa con calma, ed è un dettaglio tecnico che si è rivelato, nei fatti, squisitamente politico.</p>



<p>Il cortocircuito, arrivati fin qui, si chiude da solo, con la stessa eleganza brutale di una trappola ben congegnata. Un ragazzo che non sa indicare un continente su una carta, che confonde le capitali come fossero figurine intercambiabili, che non distingue un regime totalitario da un capitolo di storia lontana e ormai chiusa, è anche il bersaglio più facile per chi quel continente lo usa come minaccia astratta in un reel, e per chi quel regime prova silenziosamente a riabilitarlo come stile prima ancora che come programma politico dichiarato. Non è colpa sua, non soltanto: è la conseguenza naturale di una catena di trasmissione della memoria che si è spezzata molto prima che nascesse, in aule dove la storia si studiava per l&#8217;interrogazione e non per capire il presente, in famiglie dove il passato si citava per nostalgia da bar e non per lezione da tramandare. Resta però una differenza, ed è quella che dovrebbe far male più di tutte: gli americani, almeno, la loro ignoranza se la sono costruita in casa, senza avere alle spalle duemila anni di storia da consultare a portata di mano. Noi quella storia ce l&#8217;abbiamo scritta sui muri, nei musei, nei nomi delle piazze che questi ragazzi attraversano ogni sera senza leggerli. E abbiamo trovato comunque il modo di ignorarla esattamente come loro, con lo stesso identico sorriso, la stessa identica sicurezza di chi non ha nulla da imparare da un passato che considera, semplicemente, roba vecchia.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lignoranza-non-fa-piu-vergogna-la-generazione-dei-non-so-con-lo-smartphone-in-mano/">L’ignoranza non fa più vergogna: la generazione dei “non so” con lo smartphone in mano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Dal Maine Coon al Ragdoll: le razze di gatti più calme e affettuose per chi cerca un compagno docile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 09:21:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi sogna un gatto tranquillo, amante delle coccole e capace di adattarsi alla vita in casa può orientarsi verso alcune razze note per il loro carattere particolarmente mite. Esistono infatti oltre cento razze feline nel mondo, ognuna con caratteristiche fisiche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Chi sogna un gatto tranquillo, amante delle coccole e capace di adattarsi alla vita in casa può orientarsi verso alcune razze note per il loro carattere particolarmente mite. Esistono infatti oltre cento razze feline nel mondo, ognuna con caratteristiche fisiche e comportamentali differenti: dal tipo di pelo alla corporatura, fino al temperamento. Va però ricordato che la razza non è l&#8217;unico elemento determinante: anche l&#8217;ambiente in cui cresce il gatto e il rapporto con le persone influenzano molto il suo carattere.</p>



<p>Tra i felini più apprezzati per la loro indole calma c&#8217;è il <strong>Maine Coon</strong>, considerato il più grande tra i gatti domestici. Nonostante le sue dimensioni importanti, con esemplari che possono arrivare anche a 15 chilogrammi, è conosciuto per la sua pazienza e il carattere equilibrato. È una scelta indicata per le famiglie che cercano un animale affettuoso e docile, anche se richiede attenzioni particolari, soprattutto per la cura del lungo mantello, che necessita di spazzolature frequenti.</p>



<p>Tra i gatti più adatti alla vita in appartamento spiccano il <strong>Ragdoll</strong> e il <strong>Ragamuffin</strong>. Il primo, dal pelo morbido e setoso, è famoso per la sua estrema tranquillità e per il forte legame con il proprietario. Il suo nome significa letteralmente &#8220;bambola di pezza&#8221;, perché tende a rilassarsi completamente quando viene preso in braccio. Ama essere accarezzato e cerca spesso il contatto umano. Anche il Ragamuffin ha un temperamento simile: è un gatto affettuoso che apprezza molto le attenzioni e la compagnia.</p>



<p>Per chi preferisce un animale più riservato, ma comunque equilibrato, ci sono il <strong>Blu di Russia</strong> e il <strong>Chartreux</strong>. Il Blu di Russia, riconoscibile per il caratteristico mantello grigio-bluastro, è un gatto discreto e indipendente, che predilige ambienti tranquilli e poco rumorosi. Può essere particolarmente adatto a persone che cercano compagnia senza un animale troppo esigente. Anche il Chartreux ha un carattere dolce e pacato, anche se può essere più timido e poco incline al caos.</p>



<p>Il <strong>British Shorthair</strong> è invece una razza apprezzata per il suo equilibrio tra autonomia e affetto. Con il suo aspetto inconfondibile, gli occhi color ambra e il pelo folto, è un gatto indipendente che si adatta bene alla vita domestica. Ama avere i propri spazi, ma non rinuncia a momenti di gioco e a qualche coccola.</p>



<p>Tra i gatti più socievoli c&#8217;è anche il <strong>Manx</strong>, conosciuto come il gatto dell&#8217;Isola di Man per la caratteristica assenza della coda. Dolce, affettuoso e molto legato alle persone, è un animale che ama stare in compagnia e cerca spesso il contatto con i proprietari. Proprio per questo motivo soffre particolarmente la solitudine.</p>



<p>Infine, il <strong>Sacro di Birmania</strong> è un altro gatto noto per il suo aspetto elegante e lo sguardo dolce. È un animale molto affettuoso, che ama la presenza della famiglia e soprattutto dei bambini, dai quali cerca attenzioni e carezze. Ha però anche un lato vivace: ama giocare e può capitare che la sua curiosità lo porti a combinare qualche piccolo guaio in casa.</p>



<p>La scelta della razza può quindi aiutare chi cerca un gatto dal carattere più tranquillo, ma ogni animale resta un individuo con la propria personalità. Anche un gatto meticcio adottato in un rifugio può rivelarsi un compagno estremamente affettuoso e docile, soprattutto se inserito in un ambiente sereno e adatto alle sue esigenze.</p>
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		<title>Effetto Sinner sul Veneto: undicesima regione più tennistica d&#8217;Italia, ma il tifo per Jannik e Paolini è da top 10</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Veneto, 14 luglio 2026 &#8211; Il secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon, conquistato in rimonta su Alexander Zverev (6-7, 7-6, 6-3, 6-4), ha in Abruzzo il suo avamposto meridionale. Secondo l&#8217;Indice dell&#8217;Effetto Sinner (IES), lo studio di Casinos.com che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Veneto, 14 luglio 2026 &#8211; Il secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon, conquistato in rimonta su Alexander Zverev (6-7, 7-6, 6-3, 6-4), ha in Abruzzo il suo avamposto meridionale. Secondo l&#8217;<strong>Indice dell&#8217;Effetto Sinner (IES)</strong>, lo studio di <u>Casinos.com</u> che misura la passione per il tennis delle regioni italiane, il <strong>Veneto è sesto in Italia nelle ricerche Google su Jasmine Paolini e ottavo in quelle su Jannik Sinner e sulla Coppa Davis</strong>: un tifo per i campioni da top 10 nazionale.La classifica generale, però, dice undicesimo posto con 60,7 punti su 100. A frenare la corsa è la pratica: i <strong>12.074 giocatori agonisti attivi</strong> fanno del Veneto il sesto bacino d&#8217;Italia in valore assoluto, ma spalmati sui quasi cinque milioni di abitanti diventano 249 ogni 100.000, cioè <strong>una persona in campo ogni 402</strong>. La media nazionale, che è di una ogni 400, replicata quasi alla virgola: il cuore veneto corre già con i campioni, i campi aspettano che le gambe lo raggiungano.Nel resto della classifica, il Trentino-Alto Adige domina con 94,2 punti davanti alla sorpresa Umbria (77,9) e alla Liguria (77,5), mentre in coda resta il Mezzogiorno, con le ultime sei posizioni tutte al Sud e la Campania fanalino di coda a quota 33,3.&#8221;Il Veneto porta in dote al tennis italiano numeri da grande potenza: dodicimila agonisti in campo e un tifo per Jannik e Paolini da primi dieci&#8221;, commenta Daniele Alfieri, analista diCasinos.com. &#8220;L&#8217;undicesimo posto racconta solo il rapporto con i cinque milioni di abitanti: in valore assoluto, parliamo della sesta potenza d&#8217;Italia per giocatori in campo&#8221;.Metodologia <em>L&#8217;Indice dell&#8217;Effetto Sinner (IES) assegna a ogni regione un punteggio da 0 a 100 composto per il 40% dalla pratica agonistica (giocatori agonisti attivi ogni 100.000 abitanti, elaborazione su dati TennisTalker e FITP, popolazione residente ISTAT) e per il 10% da ciascuna di sei ricerche Google analizzate su base regionale nel triennio 1 luglio 2023 &#8211; 30 giugno 2026 (argomenti Google Trends): Jannik Sinner, Jasmine Paolini, Tennis, Tennis in TV, Torneo di Wimbledon e Coppa Davis.</em><br><br>Fonte: Casinos.com<br><img decoding="async" width="602" height="549" src="https://kaptea-pronto.s3.eu-north-1.amazonaws.com/1784016586557_upload_image.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="602" height="551" src="https://kaptea-pronto.s3.eu-north-1.amazonaws.com/1784016586466_upload_image.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="602" height="301" src="https://kaptea-pronto.s3.eu-north-1.amazonaws.com/1784016586553_upload_image.jpeg"></td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Prostitute e prestazioni a pagamento. Il business del sesso nell’epoca digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:18:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un paradosso ipocrita che galleggia nella nostra società della finta tolleranza; un cortocircuito che i nostri padri e i nostri nonni faticherebbero persino a capire. Riguarda la prostituzione.Ma chiamiamola con il suo nome: “il mercato della puttane”.Se<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/prostitute-e-prestazioni-a-pagamento-il-business-del-sesso-nellepoca-digitale/">Prostitute e prestazioni a pagamento. Il business del sesso nell’epoca digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è un paradosso ipocrita che galleggia nella nostra società della finta tolleranza; un cortocircuito che i nostri padri e i nostri nonni faticherebbero persino a capire. Riguarda la prostituzione.<br>Ma chiamiamola con il suo nome: “il mercato della puttane”.<br>Se torniamo indietro di qualche generazione, i conti tornavano con una logica geometrica.<br>La prostituzione poggiava su pilastri sociali ed economici granitici.<br>Da un lato, il culto ferreo e talvolta spietato della verginità femminile, difeso a oltranza dalle famiglie e dalla morale corrente; dall’altro, le pulsioni ormonali giovanili maschili che sbattevano contro quel muro.<br>In mezzo, un oceano di tabù e sensi di colpa.<br>In quel mondo rigido, il bordello o il marciapiede erano l’unica valvola di sfogo.<br>E non a caso il primo accesso al “casìno” era allora visto e salutato come un “rito di passaggio” all’età adulta.<br>Una transazione cinica, d’accordo, ma geometricamente spiegabile all&#8217;interno di quella sociologia patriarcale.<br>Oggi quel mondo è morto e sepolto.<br>L’integrità sessuale delle ragazze è l’ultimo dei problemi dei genitori di un’adolescente, ampiamente superata dal terrore della droga, delle cattive compagnie, e dei neuroni bruciati davanti a uno smartphone.<br>Oggi, parliamoci chiaro, per una parte consistente delle nuove generazioni il sesso occasionale non rappresenta più il tabù che era cinquant&#8217;anni fa. (qualcuno meno forbitamente direbbe “una ragazzina la dà al compagno di una sera senza farsi troppi problemi”).<br>Non era così per le ragazze della mia generazione, le quali prima di andare oltre certi limiti, ammesso che alla fine te lo consentissero, ti facevano sudare l&#8217;anima.<br>Il sesso si è liberalizzato, sdoganato, fluidificato. È ovunque, a portata di mano.<br>E qui scatta lo schiaffo logico: se il sesso oggi è gratis e accessibile a chiunque, perché il mercato del sesso a pagamento è ancora così fottutamente florido?<br>Perché non è crollato?<br>La risposta vecchia – e un po&#8217; pigra – si rifugiava dietro la fisicità del corpo: la ricerca dei “particolari anatomici”, di chissà quale esotismo fisico.<br>Ma siamo adulti: superata l&#8217;illusione estetica, la carne è carne, e non a caso i nostri vecchi, con un cinismo che oggi farebbe inorridire mezzo Paese, sostenevano: &#8220;vista una, viste tutte&#8221;.<br>No, la verità è molto più cruda. La persistenza del sesso a pagamento non è una questione di “scopata”.<br>È una questione di testa. E di vigliaccheria.<br>MI spiego meglio.<br>La rivoluzione sessuale ha liberato i corpi, ma la modernità ha fatto terra bruciata delle relazioni.<br>Oggi corteggiare una donna, esporsi al rischio di un &#8220;no&#8221;, gestire le sue insicurezze e le proprie, richiede uno sforzo, un investimento emotivo.<br>E la società del &#8220;tutto e subito&#8221; odia lo sforzo.<br>La puttana, oggi, è la scorciatoia transazionale per eccellenza: paghi per azzerare il rischio di essere rifiutato. Paghi per saltare la fatica.<br>Ma c&#8217;è di peggio.<br>In un&#8217;epoca iper-connessa dove la solitudine ti divora vivo, il cliente moderno non compra solo un buco od una prestazione fisica; compra un&#8217;illusione.<br>Compra un&#8217;ora di finta attenzione.<br>Paga una donna perché finga di ascoltarlo, perché simuli un orgasmo, perché lo faccia sentire al centro del mondo per sessanta minuti, salvando il suo ego miserabile.<br>Il resto lo ha fatto la cultura dell&#8217;e-commerce. Siamo abituati a far scorrere il pollice sullo schermo per ordinare una pizza, comprare un libro o scegliere una serie tv.<br>Il meccanismo è lo stesso; e quel che facciamo per un pacco, con le app di escort, o con piattaforme come OnlyFans, trasformiamo l&#8217;intimità in un catalogo.<br>Il sesso è diventato un servizio di consumo privato, igienizzato, accessibile con carta di credito, senza nemmeno il brivido di vergogna, o lo sporco del marciapiede di una volta.<br>Dall&#8217;altra parte del bancone, però, c&#8217;è un&#8217;altra tragedia.<br>Se il cliente compra un&#8217;illusione, spesso chi la vende lo fa perché il mercato le ha insegnato che perfino il proprio corpo può diventare un capitale da monetizzare. Anche questa è una forma di mercificazione.<br>La prostituzione non è sopravvissuta alla fine dei tabù: è diventata il cancro perfetto della nostra mercificazione totale.<br>Non è più la risposta alla repressione di ieri, ma lo specchio spietato del vuoto relazionale di oggi.<br>Abbiamo liberato il sesso, sì (o forse ce ne illudiamo), ma ci siamo ridotti a doverlo comprare per non morire di solitudine.<br>E questa, per una società che si crede evoluta, è la sconfitta più umiliante.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Tasso di omicidi nel mondo, la classifica: Qatar e Singapore ai vertici, Italia fra i Paesi più sicuri. Incubo USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:39:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Global Index Research 2026 fotografa un mondo molto diviso sul fronte della sicurezza. La graduatoria prende in esame 163 Paesi e assegna a ciascuno un punteggio: più basso è il valore, migliore è il livello di sicurezza. La classifica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il Global Index Research 2026 fotografa un mondo molto diviso sul fronte della sicurezza. La graduatoria prende in esame 163 Paesi e assegna a ciascuno un punteggio: <strong>più basso è il valore, migliore è il livello di sicurezza</strong>.</p>



<p>La classifica rielaborata mostra ai primi posti soprattutto Paesi caratterizzati da stabilità istituzionale, bassi livelli di criminalità violenta e sistemi sociali consolidati. L&#8217;Italia si colloca nella fascia alta della graduatoria, mentre nelle ultime posizioni troviamo soprattutto Stati segnati da conflitti, instabilità politica o livelli elevati di violenza criminale. L&#8217;Italia è ai vertici in Europa assieme a Slovenia e Svizzera. Gli Stati Uniti, con un tasso triplo rispetto all&#8217;Italia sono al 105° posto. Sotto l&#8217;Italia anche Germania, Francia, Regno Unito e i Paesi Scandinavi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">I primi Paesi più sicuri secondo il Global Index Research 2026</h3>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Posizione</th><th>Paese</th><th>Punteggio</th></tr></thead><tbody><tr><td>1</td><td>Qatar</td><td>1.033</td></tr><tr><td>2</td><td>Singapore</td><td>1.034</td></tr><tr><td>3</td><td>Oman</td><td>1.066</td></tr><tr><td>4</td><td>Bahrein</td><td>1.093</td></tr><tr><td>5</td><td>Giappone</td><td>1.115</td></tr><tr><td>6</td><td>Indonesia</td><td>1.150</td></tr><tr><td>7</td><td>Corea del Sud</td><td>1.239</td></tr><tr><td>8</td><td>Cina</td><td>1.252</td></tr><tr><td>9</td><td>Slovenia</td><td>1.283</td></tr><tr><td>10</td><td>Italia</td><td>1.285</td></tr><tr><td>11</td><td>Svizzera</td><td>1.297</td></tr><tr><td>12</td><td>Madagascar</td><td>1.300</td></tr><tr><td>13</td><td>Palestina</td><td>1.300</td></tr><tr><td>14</td><td>Irlanda</td><td>1.324</td></tr><tr><td>15</td><td>Croazia</td><td>1.336</td></tr><tr><td>16</td><td>Paesi Bassi</td><td>1.343</td></tr><tr><td>17</td><td>Spagna</td><td>1.345</td></tr><tr><td>18</td><td>Portogallo</td><td>1.359</td></tr><tr><td>19</td><td>Norvegia</td><td>1.358</td></tr><tr><td>20</td><td>Ungheria</td><td>1.361</td></tr><tr><td>21</td><td>Malaysia</td><td>1.363</td></tr><tr><td>22</td><td>Repubblica Ceca</td><td>1.387</td></tr><tr><td>23</td><td>Montenegro</td><td>1.392</td></tr><tr><td>24</td><td>Polonia</td><td>1.404</td></tr><tr><td>25</td><td>Tagikistan</td><td>1.410</td></tr><tr><td>26</td><td>Danimarca</td><td>1.418</td></tr><tr><td>27</td><td>Arabia Saudita</td><td>1.420</td></tr><tr><td>28</td><td>Australia</td><td>1.423</td></tr><tr><td>29</td><td>Turkmenistan</td><td>1.421</td></tr><tr><td>30</td><td>Grecia</td><td>1.428</td></tr><tr><td>31</td><td>Austria</td><td>1.438</td></tr><tr><td>32</td><td>Mauritania</td><td>1.445</td></tr><tr><td>33</td><td>Germania</td><td>1.456</td></tr><tr><td>34</td><td>Cipro</td><td>1.478</td></tr><tr><td>35</td><td>Guinea-Bissau</td><td>1.477</td></tr></tbody></table></figure>



<p><em>(continua con la seconda parte della graduatoria fino al 163° posto)</em><audio autoplay=""></audio></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Posizione</th><th>Paese</th><th>Punteggio</th></tr></thead><tbody><tr><td>36</td><td>Finlandia</td><td>1.490</td></tr><tr><td>37</td><td>Giordania</td><td>1.489</td></tr><tr><td><strong>38</strong></td><td><strong>Regno Unito</strong></td><td><strong>1.543</strong></td></tr><tr><td>39</td><td>Bulgaria</td><td>1.547</td></tr><tr><td>40</td><td>Romania</td><td>1.560</td></tr><tr><td>41</td><td>Slovacchia</td><td>1.563</td></tr><tr><td>42</td><td>Algeria</td><td>1.572</td></tr><tr><td>43</td><td>Egitto</td><td>1.583</td></tr><tr><td>44</td><td>Bosnia ed Erzegovina</td><td>1.616</td></tr><tr><td>45</td><td>Islanda</td><td>1.636</td></tr><tr><td>46</td><td>Malawi</td><td>1.644</td></tr><tr><td>47</td><td>Uzbekistan</td><td>1.659</td></tr><tr><td>48</td><td>Serbia</td><td>1.660</td></tr><tr><td>49</td><td>Vietnam</td><td>1.672</td></tr><tr><td><strong>50</strong></td><td><strong>Francia</strong></td><td><strong>1.674</strong></td></tr><tr><td>51</td><td>Nuova Zelanda</td><td>1.719</td></tr><tr><td>52</td><td>Cambogia</td><td>1.760</td></tr><tr><td>53</td><td>Macedonia del Nord</td><td>1.768</td></tr><tr><td>54</td><td>Estonia</td><td>1.772</td></tr><tr><td>55</td><td>Israele</td><td>1.788</td></tr><tr><td>56</td><td>Marocco</td><td>1.833</td></tr><tr><td>57</td><td>Albania</td><td>1.878</td></tr><tr><td>58</td><td>Ghana</td><td>1.882</td></tr><tr><td>59</td><td>Siria</td><td>1.938</td></tr><tr><td>60</td><td>Azerbaigian</td><td>1.997</td></tr><tr><td>61</td><td>Georgia</td><td>2.006</td></tr><tr><td>62</td><td>Sierra Leone</td><td>2.009</td></tr><tr><td>63</td><td>Nepal</td><td>2.020</td></tr><tr><td>64</td><td>Iran</td><td>2.029</td></tr><tr><td>65</td><td>Armenia</td><td>2.046</td></tr><tr><td>66</td><td>Libano</td><td>2.051</td></tr><tr><td>67</td><td>Kosovo</td><td>2.050</td></tr><tr><td>68</td><td>Bangladesh</td><td>2.052</td></tr><tr><td>69</td><td>Mauritius</td><td>2.070</td></tr><tr><td>70</td><td>Bhutan</td><td>2.100</td></tr><tr><td>71</td><td>Liberia</td><td>2.101</td></tr><tr><td>72</td><td>Mozambico</td><td>2.113</td></tr><tr><td>73</td><td>Bielorussia</td><td>2.121</td></tr><tr><td>74</td><td>Kazakistan</td><td>2.120</td></tr><tr><td>75</td><td>Libia</td><td>2.125</td></tr><tr><td>76</td><td>Myanmar</td><td>2.140</td></tr><tr><td>77</td><td>Moldova</td><td>2.143</td></tr><tr><td>78</td><td>Lituania</td><td>2.156</td></tr><tr><td>79</td><td>India</td><td>2.192</td></tr><tr><td>80</td><td>Niger</td><td>2.229</td></tr></tbody></table></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Posizione</th><th>Paese</th><th>Punteggio</th></tr></thead><tbody><tr><td>81</td><td>Taiwan</td><td>2.250</td></tr><tr><td>82</td><td>Angola</td><td>2.289</td></tr><tr><td>83</td><td>Sri Lanka</td><td>2.303</td></tr><tr><td>84</td><td>Turchia</td><td>2.305</td></tr><tr><td>85</td><td>Ruanda</td><td>2.328</td></tr><tr><td>86</td><td>Guinea Equatoriale</td><td>2.350</td></tr><tr><td>87</td><td>Timor Est</td><td>2.375</td></tr><tr><td>88</td><td>Repubblica del Kirghizistan</td><td>2.425</td></tr><tr><td>89</td><td>Afghanistan</td><td>2.446</td></tr><tr><td>90</td><td>Zambia</td><td>2.500</td></tr><tr><td>91</td><td>Pakistan</td><td>2.567</td></tr><tr><td>92</td><td>Yemen</td><td>2.549</td></tr><tr><td>93</td><td>Filippine</td><td>2.578</td></tr><tr><td>94</td><td>Bolivia</td><td>2.590</td></tr><tr><td>95</td><td>Ucraina</td><td>2.605</td></tr><tr><td>96</td><td>Argentina</td><td>2.619</td></tr><tr><td>97</td><td>Burundi</td><td>2.630</td></tr><tr><td>98</td><td>Cuba</td><td>2.639</td></tr><tr><td>99</td><td>Tunisia</td><td>2.644</td></tr><tr><td>100</td><td>Thailandia</td><td>2.654</td></tr><tr><td>101</td><td>Corea del Nord</td><td>2.675</td></tr><tr><td>102</td><td>Kenya</td><td>2.671</td></tr><tr><td>103</td><td>Somalia</td><td>2.900</td></tr><tr><td>104</td><td>Mongolia</td><td>2.910</td></tr><tr><td><strong>105</strong></td><td><strong>Stati Uniti d&#8217;America</strong></td><td><strong>2.933</strong></td></tr><tr><td>106</td><td>Etiopia</td><td>3.043</td></tr><tr><td>107</td><td>Benin</td><td>3.075</td></tr><tr><td>108</td><td>Chile</td><td>3.078</td></tr><tr><td>109</td><td>Camerun</td><td>3.103</td></tr><tr><td>110</td><td>Sudan</td><td>3.125</td></tr><tr><td>111</td><td>Zimbabwe</td><td>3.132</td></tr><tr><td>112</td><td>Papua Nuova Guinea</td><td>3.185</td></tr><tr><td>113</td><td>Paraguay</td><td>3.174</td></tr><tr><td>114</td><td>Gibuti</td><td>3.250</td></tr><tr><td>115</td><td>Iraq</td><td>3.313</td></tr><tr><td>116</td><td>Laos</td><td>3.325</td></tr><tr><td>117</td><td>El Salvador</td><td>3.457</td></tr><tr><td>118</td><td>Russia</td><td>3.455</td></tr><tr><td>119</td><td>Perù</td><td>3.584</td></tr><tr><td>120</td><td>Guinea</td><td>3.675</td></tr><tr><td>121</td><td>Uganda</td><td>3.682</td></tr><tr><td>122</td><td>Togo</td><td>3.800</td></tr><tr><td>123</td><td>Ciad</td><td>3.800</td></tr><tr><td>124</td><td>Gabon</td><td>3.850</td></tr><tr><td>125</td><td>Gambia</td><td>3.850</td></tr><tr><td>126</td><td>Botswana</td><td>4.083</td></tr><tr><td>127</td><td>Repubblica Dominicana</td><td>4.082</td></tr><tr><td>128</td><td>Uruguay</td><td>4.125</td></tr><tr><td>129</td><td>Panama</td><td>4.156</td></tr><tr><td>130</td><td>Costa d&#8217;Avorio</td><td>4.140</td></tr><tr><td>131</td><td>Repubblica Democratica del Congo</td><td>4.250</td></tr><tr><td>132</td><td>Venezuela</td><td>4.256</td></tr><tr><td>133</td><td>Sud Sudan</td><td>4.259</td></tr><tr><td>134</td><td>Repubblica Centrafricana</td><td>4.320</td></tr><tr><td>135</td><td>Eritrea</td><td>4.341</td></tr><tr><td>136</td><td>Nigeria</td><td>4.542</td></tr><tr><td>137</td><td>Costa Rica</td><td>4.766</td></tr><tr><td>138</td><td>Brasile</td><td>4.920</td></tr><tr><td>139</td><td>Guyana</td><td>4.901</td></tr><tr><td>140</td><td>Nicaragua</td><td>4.090</td></tr><tr><td>141</td><td>Namibia</td><td>4.040</td></tr><tr><td>142</td><td>Mali</td><td>4.020</td></tr><tr><td>143</td><td>Trinidad e Tobago</td><td>5.000</td></tr><tr><td>144</td><td>Giamaica</td><td>5.000</td></tr><tr><td>145</td><td>Lesotho</td><td>5.000</td></tr><tr><td>146</td><td>Guatemala</td><td>5.000</td></tr><tr><td>147</td><td>Honduras</td><td>5.000</td></tr><tr><td>148</td><td>Sudafrica</td><td>5.000</td></tr><tr><td>149</td><td>Ecuador</td><td>5.000</td></tr><tr><td>150</td><td>Messico</td><td>5.000</td></tr><tr><td>151</td><td>Colombia</td><td>5.000</td></tr><tr><td>152</td><td>Haiti</td><td>5.000</td></tr></tbody></table></figure>



<p></p>
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		<title>Tornado terrificante nel cuore di una grande città: è davvero un evento così raro? (video)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:42:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il violento vortice che ha colpito Huanggang ha provocato almeno 11 morti e circa 100 feriti. Gli esperti spiegano perché i tornado nelle grandi città sono rari, ma tutt&#8217;altro che impossibili Sotto: i video Un tornado di eccezionale violenza che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading">Il violento vortice che ha colpito Huanggang ha provocato almeno 11 morti e circa 100 feriti. Gli esperti spiegano perché i tornado nelle grandi città sono rari, ma tutt&#8217;altro che impossibili</h2>



<p>Sotto: i video</p>



<p>Un tornado di eccezionale violenza che si forma nel cuore di una metropoli, distruggendo tutto ciò che incontra sul suo cammino. Non è la scena di un film catastrofico, ma quanto accaduto il <strong>7 luglio</strong> nella città di <strong>Huanggang</strong>, in Cina, dove un tornado classificato <strong>EF2</strong> sulla scala Fujita, con venti compresi tra <strong>179 e 218 chilometri orari</strong>, ha provocato <strong>almeno 11 morti e circa 100 feriti</strong>.</p>



<p>Le immagini dell&#8217;evento hanno rapidamente fatto il giro del web. Un video, condiviso da un account turco, è accompagnato dalla frase: <strong>«Questa non è Hollywood, è la realtà»</strong>, mostrando il momento in cui il gigantesco vortice prende forma nel cuore della città.</p>



<p>L&#8217;autore del post sottolinea come «la formazione di un tornado di questa portata nel cuore di una metropoli di sei milioni di abitanti sia davvero un evento rarissimo» e si interroga sul futuro: <strong>«Potremo assistere a scene simili a Parigi, Madrid, Ankara o Berlino?»</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I tornado nelle grandi città sono davvero così rari?</h2>



<p>Secondo <strong>Pierre Mahieu</strong>, cofondatore dell&#8217;Osservatorio francese per i tornado e le tempeste violente <strong>Keraunos</strong>, la risposta è più complessa di quanto possa sembrare.</p>



<p>Per svilupparsi, un tornado necessita infatti di un&#8217;area il più possibile ampia, priva di ostacoli e caratterizzata da un sufficiente livello di umidità atmosferica.</p>



<p>Nelle grandi città, invece, il predominio di cemento e asfalto riduce l&#8217;umidità disponibile nell&#8217;aria. Inoltre, le cosiddette &#8220;isole di calore&#8221; urbane possono teoricamente ostacolare la formazione o rallentare l&#8217;evoluzione di questi fenomeni atmosferici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Grattacieli e palazzi possono fermare un tornado?</h2>



<p>Alcuni studi scientifici, tra cui ricerche pubblicate nel <strong>2014</strong> e nel <strong>2025</strong>, hanno evidenziato che edifici molto alti, come i grattacieli, possono ridurre significativamente l&#8217;intensità dei vortici simili ai tornado.</p>



<p>Gli stessi studi, però, precisano che questo effetto diventa praticamente nullo quando il tornado è già molto potente e si muove a piena velocità.</p>



<p>In altre parole, un vortice intenso può attraversare senza particolari difficoltà anche aree fortemente urbanizzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La statistica spiega perché colpiscono soprattutto le campagne</h2>



<p>Un&#8217;altra ricerca, pubblicata nel <strong>2015</strong>, ha analizzato i tornado nei cinque Stati americani più esposti al fenomeno, evidenziando che la maggior parte colpisce zone rurali.</p>



<p>La spiegazione è soprattutto statistica: le aree urbane densamente popolate rappresentano appena il <strong>3% del territorio degli Stati Uniti</strong>, rendendo meno probabile che un tornado attraversi una grande città.</p>



<p>Pierre Mahieu sottolinea che anche in Francia si registrano mediamente <strong>circa 50 tornado all&#8217;anno</strong>, la maggior parte dei quali interessa aree scarsamente popolate o addirittura disabitate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando un tornado colpisce una città può essere devastante</h2>



<p>Se è raro che un tornado attraversi una grande metropoli, quando accade le conseguenze possono essere drammatiche.</p>



<p>Negli Stati Uniti uno degli esempi più noti è <strong>St. Louis</strong>, situata nella cosiddetta <strong>Tornado Alley</strong>, la fascia centrale del Paese dove questi fenomeni sono particolarmente frequenti.</p>



<p>Dal <strong>1871</strong> la città è stata colpita da <strong>15 tornado</strong>, tra cui quello del <strong>1896</strong>, considerato il <strong>terzo tornado più mortale della storia americana</strong>, con <strong>255 vittime</strong>.</p>



<p>Negli ultimi quarant&#8217;anni, tuttavia, St. Louis e la sua area metropolitana sono state interessate solo da una ventina di tornado e nessuno di essi ha colpito direttamente il centro cittadino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche Parigi è stata colpita da un tornado</h2>



<p>L&#8217;ipotesi che un fenomeno simile possa verificarsi in Europa non appartiene alla fantascienza.</p>



<p>Pierre Mahieu ricorda infatti che <strong>nel 1896 un tornado attraversò Parigi</strong>, percorrendo diversi chilometri e interessando ben <strong>sei arrondissement</strong> della capitale francese, già allora caratterizzata da un livello di urbanizzazione simile a quello attuale.</p>



<p>Nel corso degli anni anche altre città francesi, tra cui <strong>Rennes, Lille, Lione, Nizza, Montpellier, Tolosa, Nantes e Bordeaux</strong>, sono state interessate da tornado di diversa intensità.</p>



<p>Tra gli episodi più recenti figura anche il tornado di <strong>Ermont</strong>, nel dipartimento della Val-d&#8217;Oise, che ha attraversato una decina di comuni senza perdere forza.</p>



<p>Per gli esperti, dunque, pensare che le grandi città siano naturalmente protette dalla forza della natura è un mito. I tornado in ambiente urbano sono eventi poco frequenti, ma possono verificarsi anche nelle metropoli europee quando le condizioni atmosferiche risultano favorevoli.</p>
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		<title>Tra Modrić e l&#8217;inflazione da euro: la Croazia scopre che il turismo ha un limite?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:21:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ho sempre sostenuto che per avere un’idea di quello che succede veramente negli altri Paesi, la cosa migliore sia quella di seguire la stampa locale.E se parliamo di turismo, in Croazia ho sempre trovato in “La Voce del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/tra-modric-e-linflazione-da-euro-la-croazia-scopre-che-il-turismo-ha-un-limite/">Tra Modrić e l&#8217;inflazione da euro: la Croazia scopre che il turismo ha un limite?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ho sempre sostenuto che per avere un’idea di quello che succede veramente negli altri Paesi, la cosa migliore sia quella di seguire la stampa locale.<br>E se parliamo di turismo, in Croazia ho sempre trovato in “La Voce del Popolo” &#8211; Quotidiano italiano dell’Istria e del Quarnero – una fonte chiara, e a mio avviso attendibile.<br>In particolare mi hanno colpito di recente due articoli: il primo del 12 maggio 2026 dal titolo “Turismo croato, esplode il caso prezzi: operatori contro il ministro”, ed uno di ieri, 8 luglio, titolato “La sfida del Turismo: la Croazia mantiene i numeri del 2025”.<br>Quindi, a guardare i numeri ufficiali diffusi a inizio luglio dal Ministero del Turismo di Zagabria, la stagione turistica croata parrebbe veleggiare in acque sicure.<br>I dati aggregati del primo semestre del 2026 parlano di 7,6 milioni di arrivi e 29,5 milioni di pernottamenti: cifre stabili, in linea con il record del 2025.<br>Il ministro Tonči Glavina esulta, attribuendo la tenuta del comparto alla stabilità delle politiche governative ed all&#8217;efficacia delle campagne promozionali (comprese le costose clip globali con Luka Modrić e John Malkovich).<br>Tutto bene, dunque? Non proprio.<br>A mio avviso basta grattare la superficie della retorica istituzionale per accorgersi che la narrazione viaggia a doppia velocità, e che dietro i sorrisi di facciata si nasconde un sistema che forse sta tirando troppo la corda.<br>Il primo campanello d&#8217;allarme squilla isolando il mese di giugno.<br>Mentre il semestre galleggia sulla scia di un ottimo maggio, il primo vero mese estivo ha registrato una flessione brusca: un -7% di turisti e un -6% di pernottamenti rispetto allo scorso anno.<br>Un calo che il Ministero liquida frettolosamente come un&#8217;oscillazione tecnica legata ai calendari scolastici dei mercati di provenienza, ma che in realtà potrebbe essere il termometro di un malessere più profondo, legato a doppio filo alla politica dei prezzi.<br>Per capire la genesi di questa frenata, sempre basandosi sui due articoli citati, a mio avviso bisogna fare un passo indietro, tornando a due mesi fa.<br>A metà maggio, lo stesso ministro Glavina era stato protagonista di un duro scontro con gli operatori del settore, esortando albergatori, campeggiatori e ristoratori ad applicare sconti immediati tra il 10% e il 20%.<br>Una richiesta insolita per un Governo, dettata non da improvviso altruismo, ma dal panico statistico.<br>Zagabria ha capito prima degli altri che il fenomeno della greedflation – l&#8217;inflazione da avidità che ha investito i listini croati dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;euro – rischiava di spezzare il giocattolo.<br>I dati Eurostat, d&#8217;altronde, fotografano una metamorfosi impressionante e rischiosa.<br>Tra il 2022 ed il 2024, i prezzi di hotel e ristoranti in Croazia sono schizzati dall&#8217;84% al 96% della media dell&#8217;Unione Europea.<br>In appena un biennio, la sponda orientale dell&#8217;Adriatico ha quasi azzerato il suo storico vantaggio competitivo rispetto al resto del Continente.<br>Nello stesso periodo, i diretti concorrenti del Mediterraneo si sono mossi con molta più cautela: la Spagna si è fermata all’84% della media UE, la Grecia all&#8217;87%, Cipro e la vicina Slovenia attorno all&#8217;89%, mentre il Portogallo è rimasto un&#8217;oasi al 75% (fino ad ora questi erano i Paesi con cui competeva direttamente la Croazia)<br>Questa impennata tariffaria ha generato un paradosso macroeconomico evidente negli ultimi due anni.<br>Nel 2025, la Croazia avrebbe incassato circa 15,3 miliardi di euro dal turismo: appena 300 milioni in più rispetto all&#8217;anno precedente.<br>Basta fare due conti per vedere che si tratta di un incremento nominale così esiguo che, se depurato dal tasso di inflazione, equivale nei fatti ad un calo in termini reali.<br>In breve: si guadagna di meno accogliendo turisti che pagano di più.<br>Mentre altri Governi mediterranei tentano di governare il fenomeno puntando su leve fiscali o su strutturali strategie di riqualificazione dell&#8217;offerta, Zagabria prima dell’estate ha scelto la via della sferzata diretta, chiedendo al mercato interno uno sforzo immediato e d’impulso sui listini per salvare la stagione.<br>Una moral suasion che gli albergatori – arroccati dietro il mantra del &#8220;prezzo lo decide il mercato&#8221; – hanno inizialmente respinto, ma a cui hanno probabilmente dovuto parzialmente piegarsi nei fatti per riempire le stanze rimaste vuote a giugno.<br>Se gli hotel (che coprono il 47% delle preferenze) hanno retto l&#8217;urto limando i margini con offerte last minute, la vera incognita resta ora l&#8217;indotto non strutturato: commercio e ristorazione, dove i prezzi elevati rischiano di presentare il conto a fine estate.<br>Per blindare i flussi, l&#8217;Ente nazionale per il turismo ha dovuto correre ai ripari anche sul piano finanziario, incrementando del 30% gli investimenti (arrivati a 4,5 milioni di euro) per accordi strategici di co-marketing e promozione congiunta con compagnie aeree e tour operator, riuscendo così a pompare sul mercato 330 rotte internazionali.<br>Da quanto ho letto mi sembra di poter concludere che la Croazia del 2026 si troverebbe dunque di fronte ad un bivio epocale.<br>L&#8217;ottimismo sbandierato a luglio è un anestetico necessario al consumo interno ed esterno, ma la realtà descrive una destinazione che sta lottando contro i propri stessi eccessi.<br>La strategia di rincorrere i profitti a breve termine sacrificando il rapporto qualità-prezzo mostra il fiato corto.<br>Resta da capire se la lezione di questo inizio estate basterà ad invertire la rotta, o se la perla dell&#8217;Adriatico sia destinata a trasformarsi in un club esclusivo, ma pericolosamente vuoto.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Le cuce le labbra con ago e filo dopo una lite: arrestata una 49enne, sembra la trama di un film horror</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 09:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittima è riuscita a fuggire dalla casa e ha chiesto aiuto in un negozio mostrando un cartello. La polizia giapponese indaga sull’incredibile aggressione avvenuta vicino a Tokyo Una scena che sembra uscita da un thriller dell’orrore, ma che secondo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La vittima è riuscita a fuggire dalla casa e ha chiesto aiuto in un negozio mostrando un cartello. La polizia giapponese indaga sull’incredibile aggressione avvenuta vicino a Tokyo</p>



<p>Una scena che sembra uscita da un thriller dell’orrore, ma che secondo la polizia giapponese sarebbe accaduta davvero. Una donna di 49 anni è stata arrestata con l’accusa di aver aggredito la propria coinquilina e di averle cucito le labbra con ago e filo dopo una discussione.</p>



<p>L’episodio è avvenuto il 29 giugno nella città di Koga, nella prefettura di Ibaraki, non lontano da Tokyo. La presunta responsabile, Masae Sakurai, viveva nella stessa abitazione della vittima, una donna di 42 anni.</p>



<p>Secondo la ricostruzione degli investigatori, al termine di una lite la 49enne avrebbe immobilizzato la coinquilina e le avrebbe cucito le labbra. La vittima, nonostante le ferite, sarebbe riuscita a scappare dall’abitazione e a raggiungere un negozio nelle vicinanze.</p>



<p>Qui avrebbe chiesto aiuto in modo disperato, mostrando ai presenti un cartello con la scritta: <strong>“Aiuto!”</strong>. Il personale del negozio ha quindi allertato le forze dell’ordine, permettendo l’intervento della polizia.</p>



<p>Gli agenti della prefettura di Ibaraki hanno successivamente arrestato Masae Sakurai con l’accusa di aggressione. La donna è stata fermata lunedì e ora gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto.</p>



<p>Secondo quanto riferito dall’emittente pubblica giapponese NHK, la vittima avrebbe raccontato agli agenti: <strong>“La sospettata si è arrabbiata dopo una discussione e mi ha cucito le labbra”</strong>.</p>



<p>La polizia sta inoltre verificando altri elementi del caso, compresa una segnalazione ancora non confermata secondo cui nell’abitazione potrebbe aver vissuto anche una terza persona.</p>



<p>Un episodio che ha sconvolto l’opinione pubblica giapponese per la sua violenza e per le modalità dell’aggressione, tanto da sembrare la sceneggiatura di un film dell’orrore.</p>
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		<title>Turchia blocca una nave da crociera con 2.000 passeggeri LGBTQ+ e Patti LuPone: attracco negato per “valori morali”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 10:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nave da crociera con a bordo circa 2.000 passeggeri LGBTQ+ e la cantante di Broadway Patti LuPone è stata bloccata all’ingresso in Turchia dopo che le autorità locali hanno motivato la decisione sostenendo che il comportamento del gruppo non<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Una nave da crociera con a bordo circa 2.000 passeggeri LGBTQ+ e la cantante di Broadway Patti LuPone è stata bloccata all’ingresso in Turchia dopo che le autorità locali hanno motivato la decisione sostenendo che il comportamento del gruppo non fosse “in linea con la struttura della nostra società e i nostri valori morali”.</p>



<p>La nave, la <em>Scarlet Lady</em> di Virgin Voyages, era partita da Atene, in Grecia, il 5 luglio per quello che era stato pubblicizzato come “un epico viaggio di 10 giorni interamente dedicato alla comunità gay”, organizzato dalla compagnia statunitense Atlantis, specializzata in crociere e vacanze per persone LGBTQ+.</p>



<p>Secondo il programma originale, la <em>Scarlet Lady</em> avrebbe dovuto attraccare il 7 luglio nel porto turco di Kuşadası, per poi proseguire verso Istanbul. Tuttavia, le autorità della provincia di Aydin hanno pubblicato una dichiarazione in cui affermano che la nave era stata noleggiata “da gruppi noti per comportamenti non in linea con la struttura della nostra società e i nostri valori morali”, aggiungendo che l’arrivo era stato annullato a seguito delle “notevoli preoccupazioni nell’opinione pubblica” e precisando che “non c’è assolutamente alcuna possibilità” che il gruppo possa visitare la provincia per un evento di questo tipo.</p>



<p>La decisione ha interrotto una collaborazione turistica che, secondo Atlantis, negli ultimi 25 anni aveva già visto 13 attracchi a Istanbul e Kuşadası. Il presidente e amministratore delegato della compagnia, Rich Campbell, ha dichiarato alla stampa statunitense di essere rimasto scioccato, sottolineando come sia la prima volta che alla società venga esplicitamente negato l’accesso per motivi legati all’identità dei passeggeri.</p>



<p>Anche Patti LuPone, 77 anni, vincitrice del Tony Award e tra gli artisti attesi a bordo per esibirsi, ha commentato la vicenda sui social definendo la decisione “sconcertante” e affermando di essere “furiosa”, pur confermando che si esibirà comunque durante la crociera, che farà scalo in altri porti.</p>



<p>La nave, infatti, dopo il divieto di attracco in Turchia, ha modificato il proprio itinerario prevedendo soste al Cairo e a Creta. Atlantis ha riferito di non essere riuscita a ottenere un ripensamento delle autorità turche, nonostante diversi contatti diplomatici.</p>



<p>Fonti della compagnia hanno inoltre evidenziato come, all’arrivo in porto, la nave appaia come qualsiasi altra imbarcazione turistica, sottolineando che la crociera era stata annunciata con largo anticipo e non rappresentava una manifestazione politica.</p>



<p>Dalla Turchia, al momento, non sono arrivati commenti ufficiali sulla vicenda. In generale, nel Paese l’omosessualità non è reato, ma le tensioni e le restrizioni legate ai diritti LGBTQ+ risultano frequenti, anche a livello istituzionale, con il Pride di Istanbul vietato dal 2015.</p>



<p>Il caso ha riacceso il dibattito internazionale sulle politiche di accesso turistico e sulle discriminazioni legate all’orientamento sessuale, in un contesto già segnato da precedenti episodi simili.</p>
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		<title>Powassan, il virus delle zecche che corre più veloce della prevenzione: record di casi tra USA, Canada e Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti il 2025 segna un nuovo punto critico per le malattie trasmesse dalle zecche: sono stati registrati 76 casi di infezione da virus Powassan, il numero più alto mai rilevato su base annua. Di questi, 27 si concentrano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Negli Stati Uniti il 2025 segna un nuovo punto critico per le malattie trasmesse dalle zecche: sono stati registrati 76 casi di infezione da virus Powassan, il numero più alto mai rilevato su base annua. Di questi, 27 si concentrano nella sola area della Nuova Inghilterra. Secondo i dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), il totale rappresenta un picco storico rispetto ai 397 casi complessivi notificati nell’intero decennio 2016-2025.</p>



<p>Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti. Anche Canada e Russia, dove il virus è considerato endemico, stanno registrando un incremento dei contagi, alimentando l’attenzione della sorveglianza sanitaria internazionale.</p>



<p>Il virus Powassan prende il nome da una località dell’Ontario, in Canada, dove fu identificato per la prima volta, ed è trasmesso principalmente dalla zecca Ixodes scapularis, la cosiddetta zecca dalle zampe nere o “zecca dei cervi”, diffusa nel nord-est degli Stati Uniti e nella regione dei Grandi Laghi. Si tratta di un flavivirus che si distingue per una caratteristica particolarmente insidiosa: può essere trasmesso in tempi molto brevi dopo la puntura, anche più rapidamente rispetto alla malattia di Lyme, riducendo drasticamente la finestra utile per la rimozione preventiva della zecca.</p>



<p>Il periodo di incubazione varia generalmente tra una e cinque settimane. Molti contagi decorrono senza sintomi, ma nei casi più gravi l’infezione può evolvere in forme neuroinvasive come encefalite, meningite o meningoencefalite. Le conseguenze neurologiche persistono in circa la metà dei pazienti sopravvissuti.</p>



<p>Nei quadri clinici più severi si osservano febbre e un progressivo peggioramento neurologico, con possibili alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni, afasia, paresi, disturbi motori e paralisi dei nervi cranici. Nei casi che richiedono ricovero ospedaliero, il trattamento è esclusivamente sintomatico: non esiste infatti né un vaccino né una terapia specifica contro il virus.</p>



<p>Negli ultimi mesi il CDC ha confermato nuovi casi in diverse aree degli Stati Uniti, tra cui un’infezione in un residente della contea di Penobscot, nel Maine, il 23 giugno. Pochi giorni prima, l’11 giugno, un caso grave era stato segnalato a Concord, nel New Hampshire, con un paziente ricoverato in condizioni critiche dopo la puntura di una zecca. Un’ulteriore infezione è stata registrata anche nel Rhode Island, in un uomo sulla sessantina della contea di Providence, con sintomi comparsi già nel mese di maggio.</p>



<p>La progressione dei contagi nelle aree endemiche, insieme ai nuovi dati nordamericani, conferma una tendenza in crescita che riguarda anche Canada e Russia, già oggetto di analisi epidemiologiche recenti che segnalano una diffusione più ampia del virus rispetto al passato.</p>
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		<title>“Miss Italia cucina in Famiglia&#8221; in Veneto: la bellezza incontra la tradizione veneta </title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 08:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[missi italia cucina famiglia veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VENETO, 1 LUGLIO &#8211; Da oltre ottant&#8217;anni Miss Italia non è soltanto il più celebre concorso di bellezza del Paese, ma un autentico specchio dell&#8217;identità nazionale, capace di raccontare in ogni edizione il volto, i valori e le tradizioni dell&#8217;Italia.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>VENETO, 1 LUGLIO &#8211; Da oltre ottant&#8217;anni Miss Italia non è soltanto il più celebre concorso di bellezza del Paese, ma un autentico specchio dell&#8217;identità nazionale, capace di raccontare in ogni edizione il volto, i valori e le tradizioni dell&#8217;Italia. Con l&#8217;edizione 2026, il concorso compie un passo ulteriore in questa direzione lanciando &#8220;Miss Italia Cucina in Famiglia&#8221;, un progetto che intreccia tre pilastri fondamentali della nostra cultura: la tradizione culinaria regionale, il legame affettivo tra le generazioni e la bellezza iconica che da sempre rappresenta il marchio Miss Italia.</p>



<p>L&#8217;iniziativa nasce da una convinzione semplice e profondamente italiana: la cucina è memoria, è famiglia, è il filo invisibile&nbsp;che&nbsp;unisce&nbsp;nonne,&nbsp;mamme&nbsp;e&nbsp;figlie&nbsp;attorno&nbsp;allo&nbsp;stesso&nbsp;tavolo.&nbsp;Da&nbsp;qui&nbsp;l&#8217;idea&nbsp;di&nbsp;chiamare&nbsp;a&nbsp;raccolta&nbsp;centinaia di aspiranti Miss anche in Veneto, trasformandole in ambasciatrici digitali dell&#8217;autenticità e dei valori familiari.</p>



<p>Cuore del progetto è il gesto più antico e prezioso: tramandare. Ogni partecipante veneta, in coppia con la propria mamma&nbsp;o&nbsp;la&nbsp;propria&nbsp;nonna&nbsp;–&nbsp;o&nbsp;con&nbsp;la&nbsp;figura&nbsp;familiare&nbsp;custode&nbsp;delle&nbsp;ricette&nbsp;di&nbsp;casa&nbsp;–&nbsp;realizzerà&nbsp;un&nbsp;breve&nbsp;video&nbsp;in&nbsp;cui prepara un piatto tipico del proprio territorio, come i tradizionali risi e bisi o i classici bigoli in salsa, utilizzando l&#8217;Olio Dante, simbolo di una tradizione gastronomica italiana riconosciuta e amata.</p>



<p>Non si tratta soltanto di mostrare una ricetta, ma di raccontare una story: quella di un sapere che si trasmette di generazione in generazione, dei profumi dell&#8217;infanzia, dei gesti appresi guardando le mani esperte di chi ci ha preceduto. È l&#8217;Italia delle cento cucine regionali che si riconosce e si celebra, e in Veneto si manifesta in un mosaico di sapori che è patrimonio culturale tanto quanto artistico.</p>



<p>La partecipazione a &#8220;Miss Italia Cucina in Famiglia&#8221; apre le porte a un titolo prestigioso: quello di Miss Italia Chef. Una commissione tecnica valuterà ogni contributo ed eleggerà la Miss Italia Chef per il Veneto, con una premiazione che si svolgerà in occasione dell’evento regionale di maggiore affluenza: l’elezione di Miss Veneto.</p>



<p>Il titolo conquistato consentirà alle vincitrici di accedere alla Prefinale Nazionale, alla pari degli altri titoli regionali in palio: un riconoscimento che valorizza non solo la bellezza, ma anche la capacità di rappresentare e custodire le radici culturali del proprio territorio.</p>



<p>In un&#8217;epoca in cui la comunicazione digitale corre veloce, &#8220;Miss Italia Cucina in Famiglia&#8221; sceglie di rallentare e di riscoprire ciò che davvero ci rende italiani: la famiglia, la memoria condivisa e l&#8217;amore per la buona tavola. Un progetto che dimostra come bellezza e tradizione possano camminare insieme, ieri come oggi.</p>



<p><strong>Per&nbsp;partecipare:&nbsp;</strong><a href="https://www.missitalia.it/edizione2026/missitalia-cucina-famiglia.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>https://www.missitalia.it/edizione2026/missitalia-cucina-famiglia.php</strong></a><strong></strong></p>
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		<title>Elon Musk rilancia lo scadentissimo film anti-immigrati &#8220;Citizen Vigilante&#8221;, diffuso gratuitamente su X</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 14:56:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un film tedesco già al centro di polemiche per contenuti giudicati controversi e una qualità artistica duramente criticata è tornato improvvisamente sotto i riflettori internazionali dopo la promozione da parte di Elon Musk, che lo ha rilanciato rendendolo disponibile gratuitamente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un film tedesco già al centro di polemiche per contenuti giudicati controversi e una qualità artistica duramente criticata è tornato improvvisamente sotto i riflettori internazionali dopo la promozione da parte di Elon Musk, che lo ha rilanciato rendendolo disponibile gratuitamente sulla sua piattaforma.</p>



<p>Il titolo, <em>Citizen Vigilante</em>, è un thriller diretto da Uwe Boll e interpretato da Armie Hammer. Il film racconta la storia di un uomo d’affari che intraprende una violenta vendetta contro presunti criminali immigrati in un contesto europeo non specificato.</p>



<p>L’opera era già finita al centro di polemiche per il mancato rilascio del certificato di censura da parte dell’ente tedesco FSK, che avrebbe motivato la decisione con il rischio di incitamento alla violenza contro immigrati. Il regista ha contestato la scelta parlando di censura e ha dichiarato di aver presentato ricorso, poi respinto.</p>



<p>Dopo l’uscita negli Stati Uniti il 19 giugno, distribuito da Quiver Distribution, il film ha ottenuto una nuova visibilità globale grazie alla pubblicazione gratuita su X da parte di Musk, che ne ha incentivato la diffusione con ulteriori commenti positivi su un eventuale seguito.</p>



<p>La mossa ha amplificato ulteriormente il dibattito attorno all’opera, già fortemente criticata dalla stampa specializzata per la sua rappresentazione violenta e la scarsa qualità narrativa, definita da alcune recensioni come incoerente e “moralmente discutibile”.</p>



<p>Il film era già controverso anche per la scelta di Armie Hammer come protagonista, nel contesto del suo tentativo di ritorno sulle scene dopo le accuse mosse nei suoi confronti nel 2021, da lui sempre respinte.</p>
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		<title>C&#8217;è troppa gente, odio tutti!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Vecio Fastidioso Lo so. È una frase terribile. Politicamente scorretta. Poco elegante. Forse anche ingiusta. Ma ditemi che almeno una volta non l&#8217;avete pensata anche voi. Esci di casa per comprare il pane. Coda. Vai al supermercato alle 11<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><em>di Vecio Fastidioso</em></p>



<p>Lo so. È una frase terribile.</p>



<p>Politicamente scorretta. Poco elegante. Forse anche ingiusta.</p>



<p>Ma ditemi che almeno una volta non l&#8217;avete pensata anche voi.</p>



<p>Esci di casa per comprare il pane. Coda.</p>



<p>Vai al supermercato alle 11 del mattino di un martedì convinto di essere furbo. Coda.</p>



<p>Prenoti una visita a una mostra. Sold out.</p>



<p>Vuoi fare una passeggiata in montagna per respirare un po&#8217; di pace e trovi una processione che nemmeno il Cammino di Santiago. Arrivi in cima e c&#8217;è la fila per fare la foto.</p>



<p>Spiaggia? Un gigantesco parcheggio umano.</p>



<p>Lago? Teli mare posizionati con la precisione di un mosaico bizantino.</p>



<p>Aeroporto? Sembra il giorno dell&#8217;evacuazione del pianeta.</p>



<p>E il bello è che tutti pensano la stessa cosa: &#8220;Che fastidio tutta questa gente&#8221;.</p>



<p>Senza accorgersi che, purtroppo, &#8220;tutta questa gente&#8221; siamo anche noi.</p>



<p>La verità è semplice: siamo tantissimi. E continuiamo a esserlo.</p>



<p>Nel 1970 sulla Terra vivevano circa 3,7 miliardi di persone. Oggi siamo oltre 8,3 miliardi. In poco più di mezzo secolo la popolazione mondiale è più che raddoppiata e ogni anno aumenta ancora di circa 69 milioni di abitanti, anche se il ritmo di crescita sta rallentando. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, entro il 2037 si arriverà a circa 9 miliardi di persone.</p>



<p>E no, non è solo una questione di numeri.</p>



<p>È che tutti vogliamo fare le stesse cose.</p>



<p>Tutti al mare quando ci sono 35 gradi.</p>



<p>Tutti in montagna appena arriva il fresco.</p>



<p>Tutti nello stesso borgo &#8220;segreto&#8221; che ormai compare in &#8216;millordici&#8217; video su TikTok al giorno.</p>



<p>Tutti a vedere il tramonto nello stesso punto panoramico.</p>



<p>Tutti nello stesso ristorante &#8220;scoperto per caso&#8221; che ha una lista d&#8217;attesa di tre settimane.</p>



<p>Esiste ancora un posto davvero tranquillo?</p>



<p>Forse sì.</p>



<p>Ma appena qualcuno lo racconta sui social, smette immediatamente di esserlo.</p>



<p>C&#8217;è gente in alto, a destra, a sinistra, a Nord, a Sud. Forse devo scavare&#8230;</p>



<p>Una volta si partiva per &#8220;staccare&#8221;. Adesso si parte per condividere che si è partiti. E così milioni di persone finiscono negli stessi identici posti, negli stessi identici giorni, a fare le stesse identiche foto.</p>



<p>Perfino il silenzio è diventato affollato.</p>



<p>Io sogno un lusso che oggi sembra irraggiungibile.</p>



<p>Non la villa con piscina.</p>



<p>Non lo yacht.</p>



<p>Un parcheggio libero davanti al supermercato.</p>



<p>Una spiaggia dove riesci a sentire le onde invece della cassa bluetooth del vicino.</p>



<p>Un sentiero dove il rumore più forte sia quello delle cicale.</p>



<p>Un treno in cui non debba chiedere permesso a dodici persone per raggiungere il mio posto.</p>



<p>Persino andare in bagno durante un concerto è diventata una disciplina olimpica.</p>



<p>Qualcuno dirà che è il prezzo del progresso.</p>



<p>Che è bello vedere il mondo pieno di vita.</p>



<p>Che il turismo porta ricchezza.</p>



<p>Tutto vero.</p>



<p>Ma concedetemi il diritto di provare nostalgia per quando si poteva improvvisare.</p>



<p>Quando bastava decidere: &#8220;Andiamo al lago?&#8221;</p>



<p>E ci andavi.</p>



<p>Senza prenotazione.</p>



<p>Senza app.</p>



<p>Senza QR Code.</p>



<p>Senza tre ore di coda.</p>



<p>Senza dover consultare un influencer per capire quale parcheggio avesse ancora un centimetro libero.</p>



<p>Naturalmente il problema non sono &#8220;gli altri&#8221;.</p>



<p>Gli altri, nella loro testa, siamo noi.</p>



<p>È questo il paradosso più divertente.</p>



<p>Ognuno è convinto che il mondo sia pieno di persone di troppo, purché non venga conteggiato lui.</p>



<p>Forse invecchiando si diventa semplicemente più intolleranti.</p>



<p>Oppure più sinceri.</p>



<p>Perché diciamocelo: la vera ricchezza del futuro non sarà avere una Ferrari.</p>



<p>Sarà trovare un angolo dove non ci sia nessuno.</p>



<p>E se lo trovate&#8230;</p>



<p>Per favore, non geolocalizzatelo.</p>



<p></p>
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		<title>WhatsApp rivoluziona le chat: arrivano i nomi utente, non servirà più condividere il numero di telefono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>WhatsApp si prepara a introdurre una delle novità più importanti degli ultimi anni: gli utenti potranno iniziare a chattare scambiandosi un nome utente univoco, senza dover comunicare il proprio numero di telefono. La nuova funzione sarà distribuita gradualmente nei prossimi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>WhatsApp si prepara a introdurre una delle novità più importanti degli ultimi anni: gli utenti potranno iniziare a chattare scambiandosi un <strong>nome utente univoco</strong>, senza dover comunicare il proprio numero di telefono.</p>



<p>La nuova funzione sarà distribuita gradualmente nei prossimi mesi e raggiungerà tutti i circa <strong>3 miliardi di utenti</strong> della piattaforma nel mondo. Già da questa settimana alcuni utenti potranno iniziare a prenotare il proprio nome utente direttamente dall&#8217;app, anche se la scelta resterà facoltativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Più privacy nelle conversazioni</h3>



<p>L&#8217;obiettivo dichiarato da WhatsApp è rafforzare la tutela della privacy. Una volta completato il rilascio della funzione, sarà possibile aggiungere un contatto semplicemente conoscendone il nome utente, mentre il numero di telefono resterà nascosto agli altri utenti.</p>



<p>Rimarranno comunque disponibili tutti gli strumenti di sicurezza già presenti, come il blocco e la segnalazione dei messaggi indesiderati.</p>



<p>Alice Newton-Rex, responsabile prodotto di WhatsApp, ha spiegato che molti utenti non desiderano condividere il proprio numero di telefono, soprattutto nelle chat di gruppo. Secondo la dirigente, questa novità consentirà alle persone di avere un maggiore controllo su come scegliere di presentarsi sulla piattaforma.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come funzioneranno i nomi utente</h3>



<p>I nomi utente potranno avere una lunghezza massima di <strong>35 caratteri</strong> e gli utenti potranno modificarli o eliminarli in qualsiasi momento.</p>



<p>Saranno previste alcune limitazioni per evitare impersonificazioni: i nomi di determinati personaggi pubblici, funzionari e celebrità non potranno essere utilizzati da altri utenti. Ad esempio, sarà impossibile registrarsi con il nome di figure note come Donald Trump.</p>



<p>Non verrà inoltre creato alcun elenco pubblico dei nomi utente e per aprire un account WhatsApp continuerà a essere necessario possedere un numero di telefono.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come prenotare il proprio nome</h3>



<p>L&#8217;opzione comparirà gradualmente nelle impostazioni dell&#8217;account o del profilo dell&#8217;app. Quando sarà disponibile, gli utenti riceveranno una notifica e potranno scegliere e riservare il proprio nome utente.</p>



<p>La procedura sarà possibile esclusivamente tramite l&#8217;app per smartphone e non attraverso WhatsApp Web o Desktop.</p>



<p>Per i creator, le piccole imprese e le organizzazioni sarà possibile rivendicare lo stesso nome già utilizzato su Instagram o Facebook, così da mantenere un&#8217;identità coerente sulle piattaforme Meta.</p>



<p>Anche gli altri utenti potranno collegare il proprio nome utente agli account Meta già esistenti tramite il Centro account, condividendo alcune informazioni di base tra servizi come Facebook, Instagram, Threads e Messenger.</p>



<p>Diversi utenti hanno già segnalato sui social di non visualizzare ancora l&#8217;opzione. L&#8217;azienda invita ad aggiornare WhatsApp all&#8217;ultima versione disponibile e ad attendere l&#8217;attivazione progressiva della funzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le questioni sulla privacy</h3>



<p>L&#8217;introduzione dei nomi utente è stata accolta positivamente da molti utenti, ma non mancano le osservazioni degli esperti.</p>



<p>Carissa Véliz, docente dell&#8217;Università di Oxford e autrice del libro <em>Privacy is Power</em>, sottolinea che la novità offre una maggiore protezione del numero di telefono, ma ricorda che WhatsApp continua a raccogliere numerosi metadati per finalità pubblicitarie.</p>



<p>Le conversazioni private, precisa però l&#8217;azienda, restano protette dalla <strong>crittografia end-to-end</strong>, che impedisce anche a Meta di leggere il contenuto dei messaggi. Per la pubblicità vengono invece utilizzati altri dati, come informazioni di base dell&#8217;account e la posizione geografica approssimativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Timori per le truffe</h3>



<p>Alcuni utenti hanno espresso il timore che l&#8217;introduzione dei nomi utente possa favorire nuovi tentativi di truffa o impersonificazione.</p>



<p>WhatsApp assicura di aver predisposto diversi livelli di protezione. Tra questi vi è la possibilità di utilizzare <strong>chiavi di accesso opzionali</strong>, brevi codici numerici che consentono di essere contattati solo da chi conosce sia il nome utente sia il relativo codice.</p>



<p>L&#8217;azienda afferma inoltre che i propri sistemi sono in grado di individuare e bloccare automaticamente gli schemi di abuso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le altre novità</h3>



<p>L&#8217;età minima per utilizzare WhatsApp resta fissata a <strong>13 anni</strong>. Inoltre, nel Regno Unito l&#8217;app di messaggistica non sarà inclusa nel futuro divieto di utilizzo dei social network per i minori di 16 anni.</p>



<p>Nei giorni scorsi Meta ha annunciato anche un cambio ai vertici della piattaforma: <strong>Kunal Shah</strong>, fondatore di una startup fintech indiana, assumerà la guida di WhatsApp al posto di <strong>Will Cathcart</strong>, che lascerà l&#8217;incarico dopo sette anni.</p>



<p></p>
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		<title>Caldo estremo, quasi 80 annegamenti in Francia in meno di due settimane: molti giovani tra le vittime. Shock termico killer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ondata di caldo che sta investendo la Francia sta provocando anche un drammatico aumento degli annegamenti. Dal 18 giugno il numero delle vittime è salito a quasi 80, mentre con l&#8217;inizio delle vacanze scolastiche e l&#8217;apertura di numerose aree balneabili<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>L&#8217;ondata di caldo che sta investendo la Francia sta provocando anche un drammatico aumento degli annegamenti. Dal 18 giugno il numero delle vittime è salito a <strong>quasi 80</strong>, mentre con l&#8217;inizio delle vacanze scolastiche e l&#8217;apertura di numerose aree balneabili cresce la preoccupazione delle autorità per nuovi incidenti.</p>



<p>Le scuole francesi chiuderanno a fine settimana e migliaia di persone si recheranno sulle spiagge, nei laghi e nei fiumi. A Parigi, dal 4 luglio apriranno diverse aree di balneazione sorvegliate, che si aggiungeranno al tratto del canale Saint-Martin già accessibile dal 22 giugno.</p>



<p>Proprio nella capitale, venerdì 26 giugno, un uomo è morto annegato nel canale Saint-Martin. Secondo quanto ricostruito, stava nuotando fuori dall&#8217;area autorizzata e sorvegliata, non rispettando le norme di sicurezza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché aumentano gli annegamenti durante il caldo</h3>



<p>Secondo il ministro dell&#8217;Interno Laurent Nuñez, la maggior parte dei decessi si è verificata in <strong>specchi d&#8217;acqua non autorizzati e non sorvegliati</strong>, come fiumi, torrenti e stagni, ma si sono registrati anche casi in piscine private.</p>



<p>Tra le cause principali vi è il cosiddetto <strong>shock termico</strong>: dopo una prolungata esposizione al sole, l&#8217;ingresso improvviso in acqua molto più fredda può provocare una brusca reazione dell&#8217;organismo, con vasocostrizione, alterazioni del ritmo cardiaco, perdita di coscienza o arresto cardiaco.</p>



<p>Il rischio aumenta ulteriormente dopo uno sforzo fisico intenso, quando il cuore è già particolarmente sollecitato. In diversi casi, infatti, i decessi sarebbero stati causati da infarti insorti subito dopo l&#8217;immersione.</p>



<p>A questi fattori si aggiungono altri pericoli tipici di fiumi e laghi, come correnti, fondali irregolari, acqua torbida, improvvisi cambi di profondità e temperature molto basse rispetto all&#8217;aria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Molte vittime tra i 15 e i 25 anni</h3>



<p>Le autorità hanno evidenziato come una parte significativa delle vittime abbia un&#8217;età compresa tra <strong>15 e 25 anni</strong>, fascia che più frequentemente sceglie di fare il bagno in luoghi non sorvegliati o dove la balneazione è vietata.</p>



<p>Il primo bilancio parlava di quasi 50 annegamenti dal 18 giugno, saliti poi a 74 nel giro di pochi giorni e ora vicini a quota 80.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le ultime tragedie</h3>



<p>Tra gli episodi più recenti figura la morte di un ragazzo di <strong>15 anni</strong> di Saint-Étienne, annegato nel bacino di Janon, dove la balneazione era vietata. Il giovane era stato recuperato da alcuni pescatori e successivamente affidato ai soccorritori, che lo avevano trasportato in ospedale in condizioni gravissime. È deceduto nella notte successiva.</p>



<p>Sempre domenica una bambina di <strong>3 anni</strong> è stata trovata priva di sensi nella piscina della spiaggia di L&#8217;Isle-Adam, nel dipartimento della Val-d&#8217;Oise. Nonostante il tempestivo intervento di bagnini, vigili del fuoco, sanitari, gendarmi e polizia municipale, la piccola non è sopravvissuta.</p>



<p>Lunedì 29 giugno un uomo di <strong>51 anni</strong> è scomparso nelle acque del lago di Annecy, in Alta Savoia. Si tratta della <strong>terza vittima per annegamento nello stesso lago in meno di una settimana</strong>. Il corpo risultava ancora disperso nelle ultime ricerche.</p>



<p>Nello stesso pomeriggio un uomo di <strong>35 anni</strong> è annegato sulla spiaggia di Mar-Vivo, a La Seyne-sur-Mer, nel dipartimento del Var. Anche in questo caso i soccorsi si sono rivelati inutili e il medico intervenuto non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;appello delle autorità</h3>



<p>Con l&#8217;arrivo delle vacanze estive, i soccorritori invitano la popolazione a scegliere esclusivamente aree balneabili sorvegliate, evitare tuffi dopo una lunga esposizione al sole, entrare in acqua gradualmente e non sottovalutare i divieti di balneazione. Molti degli incidenti registrati nelle ultime settimane, sottolineano le autorità francesi, avrebbero potuto essere evitati rispettando le regole di sicurezza.</p>



<p></p>
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		<title>Sotto i campi si apre il vuoto: il &#8220;granaio&#8221; della Turchia sta sprofondando</title>
		<link>https://www.tviweb.it/sotto-i-campi-si-apre-il-vuoto-il-granaio-della-turchia-sta-sprofondando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili. Quella che fino a pochi anni fa era<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili.</strong></p>



<p>Quella che fino a pochi anni fa era una rara curiosità geologica oggi è diventata una vera emergenza. Nel bacino di Konya, considerato il &#8220;granaio della Turchia&#8221;, il terreno continua ad aprirsi improvvisamente, inghiottendo porzioni di campi coltivati. A lanciare l&#8217;allarme è un approfondimento della BBC, che racconta come la proliferazione delle doline stia mettendo a rischio una delle principali aree agricole del Paese.</p>



<p>Secondo i dati riportati, l&#8217;Autorità turca per la gestione delle emergenze (AFAD) ha censito ben 684 voragini nel bacino di Konya. Alcune raggiungono dimensioni impressionanti: fino a 228 metri di diametro e 171 metri di profondità.</p>



<p>Tra gli agricoltori che convivono con questo fenomeno c&#8217;è Mehmet Akıf Işıklı, che coltiva mais, grano ed erba medica a Karapınar dal 1995. Nel suo terreno una dolina si è aperta quasi vent&#8217;anni fa, mentre un&#8217;altra è comparsa recentemente nel campo del vicino. &#8220;Quando siamo arrivati, il terreno stava cedendo e all&#8217;interno l&#8217;acqua ribolliva&#8221;, racconta.</p>



<p>Secondo gli esperti intervistati dalla BBC, il problema nasce dalla combinazione di tre fattori: la natura carsica del sottosuolo, la siccità sempre più intensa e il massiccio sfruttamento delle falde acquifere. Per compensare la scarsità d&#8217;acqua, molti agricoltori ricorrono infatti a pozzi, spesso abusivi. Uno studio del WWF Türkiye aveva già evidenziato nel 2014 che, su circa 100 mila pozzi presenti nel bacino, ben 66 mila erano illegali e il consumo idrico superava del 50% la disponibilità naturale.</p>



<p>&#8220;L&#8217;acqua sotterranea è la struttura che sostiene il terreno. Quando viene meno, tutto il sistema collassa&#8221;, spiega Güven Eken, fondatore dell&#8217;associazione ambientalista Doğa Derneği. Per Eren Atak del WWF Türkiye, le doline rappresentano soltanto &#8220;la fase finale&#8221; di un problema iniziato molti anni fa.</p>



<p>Il cambiamento climatico, sottolineano gli studiosi, accelera la crisi ma non ne è la causa principale. &#8220;Si tratta di un problema interamente provocato dall&#8217;uomo&#8221;, afferma Atak, evidenziando come l&#8217;attuale modello agricolo favorisca colture molto idroesigenti, come mais e barbabietola da zucchero, poco adatte alle caratteristiche del territorio.</p>



<p>Anche Fetullah Arık, responsabile del Centro di ricerca sulle doline dell&#8217;Università Tecnica di Konya, avverte che questi cedimenti rappresentano un serio pericolo. Il suo gruppo di ricerca sta elaborando mappe di rischio per supportare la pianificazione urbanistica e agricola della regione.</p>



<p>Gli esperti chiedono una revisione delle politiche agricole, incentivando colture meno idroesigenti, come alcune varietà autoctone di grano o la vite, e una gestione più sostenibile delle risorse idriche.</p>



<p>Intanto gli agricoltori continuano a lavorare convivendo con la paura che il terreno possa aprirsi da un momento all&#8217;altro. &#8220;Ci siamo abituati a questa situazione&#8221;, racconta l&#8217;agricoltore Caner Çorakçı, che coltiva aggirando una dolina presente nel proprio campo. Ma il timore per il futuro resta forte: senza un cambio di rotta, avvertono gli esperti citati dalla BBC, il bacino di Konya rischia di perdere progressivamente la propria capacità produttiva, con conseguenze per l&#8217;intera sicurezza alimentare della Turchia.</p>
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		<title>Hoga Zait 2026, le comunità cimbre d’Europa si ritrovano sull’Altopiano: dieci giorni di cultura, memoria e tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[FUORIPORTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 al 19 luglio Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro che da oltre vent&#8217;anni anima l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, concerti, spettacoli, laboratori e incontri culturali dedicati alla valorizzazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Dal 10 al 19 luglio Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro che da oltre vent&#8217;anni anima l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, concerti, spettacoli, laboratori e incontri culturali dedicati alla valorizzazione della cultura cimbra.</p>



<p>L&#8217;edizione 2026 assume un significato particolare perché coincide con il cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Roana e Velden, cittadina della Baviera, un legame nato dalla comune appartenenza alla tradizione linguistica e culturale cimbra. Il festival, promosso dal Comune di Roana, diventa così un&#8217;occasione per rafforzare i rapporti con le comunità sorelle di Velden, Luserna e della Lessinia.</p>



<p>&#8220;Hoga Zait&#8221;, che in lingua cimbra significa &#8220;tempo alto&#8221; e quindi &#8220;tempo di festa&#8221;, rappresenta uno dei più importanti appuntamenti dedicati a una delle più antiche culture delle Alpi, con l&#8217;obiettivo di valorizzare una lingua e una tradizione ancora vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinquant&#8217;anni di amicizia tra Roana e Velden</h2>



<p>Il cuore dell&#8217;edizione 2026 sarà la celebrazione del mezzo secolo di gemellaggio tra Roana e Velden. Un rapporto che affonda le sue radici negli studi di Hugo Resch, funzionario bavarese e tra i maggiori studiosi della lingua cimbra, autore di un dizionario di oltre 25 mila voci e promotore della nascita degli istituti culturali cimbri.</p>



<p>Fu proprio su suo suggerimento che nel 1976 nacque il gemellaggio tra i due Comuni, sostenuto nel tempo anche dal Cimbern-Kuratorium Bayern, associazione bavarese impegnata nello studio e nella promozione della cultura cimbra.</p>



<p>Le celebrazioni si concentreranno nel fine settimana dell&#8217;11 e 12 luglio. Sabato 11 luglio alle 15, in località Boscon a Canove, verrà inaugurato il &#8220;Bosco di Velden&#8221;, con la piantumazione di cinquanta alberi, uno per ogni anno di amicizia tra le due comunità. Alle 17, nella sala consiliare del Municipio di Canove, si terrà la cerimonia ufficiale con la presentazione della scultura &#8220;Due in uno&#8221; dell&#8217;artista Marco Martalar e la firma del Protocollo di cooperazione 2026-2030 tra i due Comuni.</p>



<p>La giornata si concluderà alle 20 al palazzetto polifunzionale di Canove con la Volksfest, festa popolare con gastronomia italo-tedesca, birra bavarese e musica tradizionale.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 11.30 sarà inaugurata la nuova via Velden e riaprirà al pubblico il Museo della Tradizione Cimbra, rinnovato dopo un importante intervento di ristrutturazione presso l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra di Roana. Alle 10.30 la chiesa parrocchiale ospiterà invece la Santa Messa cantata in cimbro con la partecipazione della Corale Cimbra di Roana e Mezzaselva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dialogo con Luserna e la Lessinia</h2>



<p>Il festival dedicherà ampio spazio anche alle altre comunità cimbre italiane, Luserna e la Lessinia veronese.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 21 l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra ospiterà la presentazione dei libri &#8220;Poesie/gasènglen&#8221; e &#8220;Lungo i fiumi dell&#8217;Alabama&#8221;, dedicati alla figura di Sergio Bonato, storico riferimento della cultura cimbra scomparso nel gennaio 2024.</p>



<p>Mercoledì 15 luglio alle 21, al Cinema Teatro Palladio di Cesuna, sarà proiettato il film &#8220;Lunana &#8211; Il villaggio alla fine del mondo&#8221; del regista bhutanese Pawo Choyning Dorji, vincitore della Lessinia d&#8217;Oro e candidato agli Oscar nel 2022.</p>



<p>Giovedì 16 luglio alle 21 l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra ospiterà l&#8217;incontro &#8220;La lingua cimbra di Roana, Luserna e Giazza: un patrimonio da tutelare&#8221;, tenuto dal professor Luca Panieri dell&#8217;Università IULM di Milano.</p>



<p>Venerdì 17 luglio alle 21 la chiesa parrocchiale di Camporovere accoglierà il concerto della Corale Polifonica Cimbra di Luserna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rito della Schèlla e l&#8217;apertura del festival</h2>



<p>Ad aprire ufficialmente Hoga Zait saranno, venerdì 10 luglio alle 18 a SelvArt di Mezzaselva, gli Schèllatragar, i portatori della Schèlla, l&#8217;antico campanaccio simbolo della tradizione cimbra.</p>



<p>La cerimonia sarà accompagnata dalla musica di Pierangelo Tamiozzo e, in serata, da una cena con piatti della tradizione e dalle esibizioni degli Stòanèngel un de klénkallen.</p>



<p>Nella stessa giornata prenderanno il via anche il Simposio di scultura estemporanea in legno e il laboratorio per bambini &#8220;Mani nel legno&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Escursioni tra storia, leggende e natura</h2>



<p>Ogni mattina il festival proporrà le escursioni guidate di Asiago Guide, raccolte quest&#8217;anno sotto il titolo &#8220;Ista gabést an bòtta&#8221; (&#8220;C&#8217;era una volta&#8221;).</p>



<p>Tra gli appuntamenti principali figurano la camminata del 10 luglio verso Stonhaus a Mezzaselva, tra doline e leggende dell&#8217;Orco del bosco di Roana; il percorso dell&#8217;11 luglio a Canove dedicato agli antichi mestieri; l&#8217;escursione del 12 luglio a Roana tra contrade storiche e testimonianze del passato.</p>



<p>Nella seconda settimana il programma proseguirà il 17 luglio con il Tanzerloch di Camporovere, il 18 luglio con l&#8217;itinerario verso Skada a Cesuna e il 19 luglio a Treschè Conca lungo le antiche vie che collegavano la montagna alla pianura.</p>



<p>Tutte le escursioni saranno su prenotazione obbligatoria e accompagnate da degustazioni di prodotti tipici, dal formaggio Asiago al kranabet.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Concerti, laboratori e la magia delle Zelighen Baiblen</h2>



<p>Il programma musicale vedrà protagonisti artisti e gruppi capaci di raccontare la cultura delle terre alte.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 17.30 in Piazza Santa Giustina a Roana saliranno sul palco i The Rumpled, band trentina che unisce folk irlandese, rock e ska.</p>



<p>Gran finale domenica 19 luglio alle 17.30 in Piazza Fondi a Treschè Conca con il concerto della BandaBrian, formazione impegnata da oltre trent&#8217;anni nel recupero dei canti e delle danze popolari del Veneto.</p>



<p>Numerose anche le attività dedicate ai più piccoli, curate dall&#8217;associazione Le Terre Alte, con laboratori di intaglio del legno, arte preistorica, racconti e fiabe della tradizione.</p>



<p>Giovedì 16 luglio spazio anche alla lingua cimbra con il laboratorio &#8220;De zìmbrische zunga vor de khindar&#8221;.</p>



<p>Tra gli appuntamenti più suggestivi spicca quello di sabato 18 luglio alle 20.45, quando dalla Piazzetta dell&#8217;Alpino di Cesuna partirà la tradizionale fiaccolata verso lo spettacolo delle Zelighen Baiblen, le leggendarie vecchine cimbre protagoniste di racconti e leggende tramandati nei secoli.</p>



<p></p>
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		<title>Body positivity (che palle!) o body permissivity? Cronaca di una bugia in taglia XXL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Specchio, servo mioBreve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza. Di Alessandro Cammarano Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Specchio, servo mio</strong><br><em>Breve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza.</em></p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo, non sei una vittima del sistema. Sei grasso perché mangi troppo. Questa frase, in questo preciso momento storico, equivale a pronunciare un’eresia in una cattedrale affollata. Ci sarà qualcuno che si offende. Ci sarà qualcuno che la chiama <em>violenza</em>. Ci sarà qualcuno che scrive un thread. Pazienza.<br>La <em>body positivity</em> – nata negli anni Sessanta come forma di resistenza politica alla discriminazione, roba seria, roba dura, con dentro l’odore del conflitto autentico – ha impiegato mezzo secolo esatto a trasformarsi nella cosa più utile che il capitalismo avesse prodotto dagli anni Ottanta in poi: un movimento di liberazione che libera i consumatori dall’obbligo di stare bene. Che vendeva, all’inizio, saponette. Adesso vende tutto: abbigliamento, integratori, psicoterapia, app di meditazione, corsi online di “self-love”, e naturalmente cibo. Soprattutto cibo. L’industria alimentare non ha mai avuto un alleato così prezioso: un’ideologia che rende moralmente sospetto il suggerimento di mangiare meno schifezze.<br>È un capolavoro. Bisogna riconoscerlo.<br>Il meccanismo è semplice e perciò infallibile. Prendi un’istanza legittima – nessuno deve essere discriminato per come è fatto, nessuno deve essere insultato per il proprio corpo, la dignità non dipende dalla taglia – e la esporti fino al punto di rottura. Fino a quando quella stessa istanza non diventa il paravento di qualsiasi comportamento, compresi quelli che ammazzano le persone.<br>Poi chiami <em>shaming</em> qualunque osservazione sulla correlazione tra sovrappeso e mortalità precoce, e il gioco è fatto. Hai costruito una fortezza ideologica dentro cui è possibile mangiare patatine fritte alle undici di sera guardando TikTok, e chiunque faccia notare che forse non è ottimale è un fascista del corpo.<br>In Italia, tanto per restare sul concreto, quasi la metà della popolazione adulta – il 46,9% –è in sovrappeso o obesa. Erano il 42% vent’anni fa. Tra i ventenni nati nei primi anni Duemila il sovrappeso è quasi il doppio rispetto ai loro nonni alla stessa età. I costi sanitari diretti e indiretti di questo andamento superano i tredici miliardi di euro l’anno. Nel frattempo, il consumo quotidiano di frutta e verdura è calato di sedici punti percentuali in trent’anni. Non è la genetica. Non è l’ambiente. È che abbiamo smesso di mangiare come si mangia e abbiamo cominciato a mangiare come si mangia adesso, e adesso si mangia malissimo, e nessuno lo dice perché dirlo offende qualcuno.<br>Qui arriva il punto che fa davvero incazzare, quindi arriviamoci senza giri di parole.<br>C’è una distinzione fondamentale che la <em>body positivity</em> versione social ha cancellato con cura certosina: quella tra le condizioni che non dipendono da noi e quelle che dipendono, almeno in parte, da noi. Esistono persone obese per ragioni metaboliche, genetiche, farmacologiche, psicologiche profonde. Esistono patologie che producono aumento di peso indipendentemente da qualsiasi scelta alimentare. Queste persone meritano rispetto, cure adeguate, e soprattutto il diritto di non essere trattate come colpevoli.<br>Ma esistono anche –e sono la maggioranza, statistica alla mano – persone che pesano quello che pesano perché mangiano quello che mangiano e si muovono come si muovono. E anche queste persone meritano rispetto. Il problema è che il rispetto, nell’accezione corrente, significa non dire mai niente. Significa che il medico di base guarda da un’altra parte. Significa che l’amico cambia discorso. Significa che chiunque abbia qualcosa di utile da dire si autocensura per paura di essere accusato di <em>fat shaming</em>, che è diventata la categoria onnicomprensiva dentro cui finisce qualsiasi osservazione scomoda sul rapporto tra comportamenti e salute.<br>Il risultato è che abbiamo sostituito la crudeltà gratuita – che era sbagliata – con il silenzio complice, che è altrettanto sbagliato, solo più elegante. Abbiamo confuso il non giudicare con il non dire. E siccome il non dire è comodo per tutti, ci siamo adattati volentieri.<br>C’è poi la questione estetica, che è ancora più scomoda perché ci avviciniamo al territorio del politicamente incorreggibile.<br>La <em>body positivity</em> ha prodotto, come corollario, l’idea che curarsi dell’aspetto fisico sia una capitolazione agli standard imposti dal patriarcato, dal capitalismo, dalla cultura eteronormativa, e da varie altre entità che hanno tutte il vantaggio di essere abbastanza astratte da non poter rispondere. Lavarsi i capelli bene, vestirsi con un minimo di coerenza, fare movimento, dormire abbastanza, non mangiare spazzatura; tutto questo, in certi ambienti, è diventato sospettabile di conformismo. L’“autenticità” è il nome nuovo della trascuratezza. Il “rifiuto dei canoni” è spesso il nome nuovo della resa.<br>Non c’è niente di rivoluzionario nell’avere un aspetto trasandato. C’è solo, nella stragrande maggioranza dei casi, una certa fatica. E la fatica è legittima – la vita stanca, il lavoro stanca, i figli stancano, tutto stanca – ma non va confusa con una posizione politica. Essere malmessi non è un atto di resistenza. È essere malmessi.<br>Qualcuno obietterà che la bellezza è soggettiva. Certamente. Ma la salute non lo è. E la cura di sé – intesa come attenzione minima al proprio corpo, non come ossessione estetica – è una pratica che ha effetti misurabili sul benessere fisico e psicologico, indipendentemente da qualsiasi canone culturale. Le ricerche sul sonno, sull’attività fisica, sull’alimentazione non sono opinioni: sono dati. Il fatto che presentarli come tali venga considerato irrispettoso dice qualcosa di inquietante sulla direzione che stiamo prendendo.<br>Il capitolo social media merita un paragrafo a parte, perché è lì che la <em>body positivity</em> ha trovato la sua forma più pura e più devastante.<br>TikTok e Instagram hanno trasformato l’“amarsi” in un genere narrativo con le sue convenzioni, i suoi codici, i suoi eroi. Esistono account seguiti da milioni di persone il cui contenuto è, sostanzialmente, mangiare in modo spettacolare e proclamare che va benissimo così. Non è un giudizio morale: è una descrizione. Alcune di queste persone sono morte giovani – a trentadue anni per arresto cardiaco, a ventotto con il diabete di tipo 2 già avanzato –e prima di morire avevano il tempo di pubblicare un ultimo video in cui ammettevano, con una sincerità che faceva male, di aver fatto scelte sbagliate. I follower le applaudivano anche allora. L’applauso è sempre disponibile, sui social. Costa zero e non impegna a niente.<br>Il paradosso finale è quello che chiude il cerchio e lo rende grottesco: nel 2025, le passerelle di moda sono tornate alle taglie trentasei e trentotto con una determinazione che fa impressione. Nelle ultime sfilate primavera-estate, meno dell’uno per cento dei look era indossato da modelle plus size. Il restante 97% stava su corpi che con la <em>body positivity</em> non hanno mai avuto niente a che fare. Quello stesso sistema di moda che per un decennio ha usato la <em>body positivity</em> come argomento di marketing l’ha abbandonata senza cerimonie non appena non serviva più. Le aziende che avevano costruito campagne intere sull’“inclusività” hanno cambiato rotta senza nemmeno un comunicato stampa di scuse.<br>Le consumatrici che avevano creduto al messaggio sono rimaste lì. Con i loro corpi, i loro problemi di salute non affrontati, e la sensazione vaga di essere state usate. Il che, a ben pensarci, è esattamente quello che è successo.</p>



<p>Il punto non è che bisogna tornare alla cultura della magrezza ossessiva, degli anni Novanta con le modelle anoressiche e i commenti sul peso come forma di saluto. Quella roba faceva schifo e produceva danni seri, soprattutto nelle adolescenti. Il punto è che all’eccesso in una direzione abbiamo risposto con un eccesso nell’altra, e nel mezzo – dove sta la cosa ovvia, semplice, noiosa che nessuno vuole dire – non ci abita più nessuno.<br>La cosa ovvia è questa: i corpi non sono tutti uguali, ma la salute ha dei criteri oggettivi. Essere in forma non è un’imposizione culturale, è una condizione fisica misurabile. Mangiare male fa male, muoversi poco fa male, dormire poco fa male, e queste cose continuano a fare male anche quando le chiamiamo con nomi diversi. La realtà è piuttosto indifferente alle nostre categorie ideologiche. I chili di troppo non scompaiono perché abbiamo deciso di non chiamarli più con quel nome.<br>Curarsi di sé – il proprio corpo, il proprio aspetto, la propria salute – non è una forma di sottomissione al sistema. È una forma di rispetto verso se stessi. Il tipo di rispetto che non si posta su Instagram, non produce engagement, non vende niente. Il tipo di rispetto che richiede uno sforzo quotidiano, piccolo e invisibile, senza applausi e senza follower.<br>È per questo che nessuno ne parla.</p>
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		<title>Music Lover Index 2026: la classifica della musica dal vivo premia le piccole regioni, le grandi città restano indietro </title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sui dati dell&#8217;ultimo Rapporto SIAE, l’analisi di Casinos.com incorona le Marche regione più musicale d&#8217;Italia, davanti a Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Milano, Roma e Napoli restano lontane dal podio. La musica dal vivo in Italia non è mai stata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sui dati dell&#8217;ultimo Rapporto SIAE, l’analisi di Casinos.com incorona le Marche regione più musicale d&#8217;Italia, davanti a Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Milano, Roma e Napoli restano lontane dal podio.</p>



<p>La musica dal vivo in Italia non è mai stata così diffusa. L&#8217;ultimo Rapporto SIAE conta oltre&nbsp;<strong>65mila concerti</strong> in un anno, quasi&nbsp;<strong>29 milioni di spettatori</strong> e una spesa record che sfiora i&nbsp;<strong>990 milioni di euro</strong>: numeri che nel giro di pochi anni hanno moltiplicato il pubblico e spinto i palchi ben oltre i palasport, dentro anfiteatri, siti archeologici e piazze di provincia. A trainare il fenomeno c&#8217;è una figura nuova di spettatore, il&nbsp;<strong>superfan</strong>, che vive il concerto come un weekend e spende molto più della media: è lui il cuore della vera comunità dei live, e non abita per forza dove ci si aspetterebbe.</p>



<p>Proprio questa diffusione capillare ha riscritto la geografia musicale del Paese, spostando il baricentro dai grandi eventi metropolitani a un fitto reticolo di appuntamenti medio-piccoli. Nel segno della Festa della Musica del 21 giugno, <u>Casinos.com</u> l’ha fotografata costruendo il <strong>Music Lover Index 2026</strong>, un indice che incrocia quattro parametri dei soli concerti: i locali e gli organizzatori di ogni regione, pesati sugli abitanti e sul territorio, più la varietà dei generi proposti. Il risultato è una classifica che toglie il primato alle solite capitali.</p>



<p>In testa, a sorpresa, ci sono le&nbsp;<strong>Marche</strong>, prima regione d&#8217;Italia con&nbsp;<strong>79,3 punti su 100</strong>: una delle reti di locali più dense del Paese in rapporto sia agli abitanti sia al territorio. Subito dietro il&nbsp;<strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (74,3) e il&nbsp;<strong>Trentino-Alto Adige</strong> (73,3), quest&#8217;ultimo la regione con più locali per abitante in assoluto. Completano la cinquina di testa l&#8217;<strong>Abruzzo</strong> (65,5), dove i concerti si concentrano d&#8217;estate, e l&#8217;<strong>Umbria</strong> (58,6), unica regione italiana in cui il jazz è il genere più seguito, sulla scia di Umbria Jazz. Il filo comune è chiaro: a primeggiare sono territori piccoli e densi, dove l&#8217;offerta di musica dal vivo è capillare e vicina a chi ci abita.</p>



<p>Il quadro si rovescia guardando in fondo alla classifica, dove finiscono proprio le grandi regioni metropolitane. La&nbsp;<strong>Lombardia</strong>, che da sola organizza quasi un concerto su cinque in Italia ed è prima per numero di locali sul territorio, si ferma al tredicesimo posto. Ancora più indietro il&nbsp;<strong>Lazio</strong> (diciottesimo) e la&nbsp;<strong>Campania</strong>, ultima con&nbsp;<strong>23,9 punti</strong>, nonostante ospiti alcuni dei concerti più affollati del Paese. Il motivo è sempre lo stesso: i grandi numeri assoluti, distribuiti su popolazioni molto ampie, si diluiscono, e nel rapporto per abitante le metropoli perdono terreno rispetto alle regioni più piccole.</p>



<p>A completare la fotografia ci sono i primati di genere. La&nbsp;<strong>Toscana</strong>, decima in classifica, è la capitale economica della musica classica e vanta l&#8217;offerta più varia d&#8217;Italia; la&nbsp;<strong>Sardegna</strong> è la terra del grande jazz d&#8217;autore, la&nbsp;<strong>Lombardia</strong> quella dei concerti pop più imponenti. Non una sola Italia musicale, ma tante.</p>



<p>&#8220;Il dato più interessante è che la mappa della musica dal vivo non coincide più con quella delle grandi città&#8221;, commenta Daniele Alfieri, analista diCasinos.com. &#8220;Milano, Roma e Napoli restano i poli dei grandi eventi, ma se si guarda quanti concerti vengono organizzati in rapporto agli abitanti il baricentro si sposta verso regioni piccole e capillari come le Marche o il Friuli-Venezia Giulia. È lì che vive oggi la comunità più fitta di appassionati, i superfan che fanno della musica dal vivo un&#8217;abitudine e non un evento eccezionale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



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		<title>Gardaland: al via il Summer Festival</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[gardaland]]></category>
		<category><![CDATA[summer festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il successo del primo K-Pop Festival, l&#8217;estate di Gardaland Resort cresce di intensità e si prepara al Gardaland Summer Festival, il grande evento che sabato 27 giugno inaugurerà la stagione delle notti del parco con un mix di musica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo il successo del primo K-Pop Festival, l&#8217;estate di Gardaland Resort cresce di intensità e si prepara al <strong>Gardaland Summer Festival</strong>, il grande evento che <strong>sabato 27 giugno inaugurerà la stagione delle notti del parco</strong> con un mix di musica dal vivo, spettacolo e adrenalina, accompagnando i visitatori fino all&#8217;1 di notte in un&#8217;atmosfera di grande festa.</p>



<p>Protagonisti della serata saranno <strong>quattro tra i nomi più amati della musica italiana: Baby K, Dargen D&#8217;Amico, il duo di dj e producer Merk &amp; Kremont e Mr. Rain</strong>che insieme a RTL 102.5 e Radio Zeta, porteranno sul palco in piazza Jumanji generi e sonorità capaci di coinvolgere spettatori di tutte le generazioni.</p>



<p>Gardaland Summer Festival rappresenta il grande appuntamento che inaugura l&#8217;estate del Resort, <strong>atteso ogni anno da migliaia di ospiti </strong>che, dopo una giornata trascorsa tra le attrazioni del parco, si ritrovano nella sua piazza principale per dare il via alla stagione più attesa all&#8217;insegna della musica e del divertimento.</p>



<p>Tra gli artisti in programma, <strong>Baby K porterà sul palco tutta l&#8217;energia delle sue grandi hit estive</strong> che hanno segnato gli ultimi anni della musica italiana. Con oltre un miliardo di stream complessivi su Spotify e successi da record come &#8220;<em>Roma-Bangkok</em>&#8220;, <strong>la cantante accompagnerà il pubblico in una vera immersione nelle atmosfere dell&#8217;estate, trasformando Gardaland in una grande festa a cielo aperto.</strong></p>



<p>Sul palco anche <strong>Dargen D&#8217;Amico</strong>, tra i cantautori e rapper più originali della scena contemporanea italiana. Con il suo personale stile, da lui definito &#8220;cantautorap&#8221;, fonde hip hop, elettronica, pop e tradizione cantautorale in un linguaggio unico. Reduce dalla sua terza partecipazione al Festival di Sanremo con <em>&#8220;AI AI</em>&#8220;, brano che riflette sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale e che cita proprio Gardaland, <strong>l&#8217;artista arriva al Resort in un momento particolarmente significativo della sua carriera, a pochi mesi dall&#8217;uscita del suo dodicesimo album.</strong></p>



<p>A rendere ancora più coinvolgente la serata contribuiranno <strong>Merk &amp; Kremont</strong>, tra i pochissimi dj e producer italiani presenti nella Top 100 mondiale e protagonisti della scena dance internazionale. Forti di 77 dischi di platino, 16 dischi d&#8217;oro e di oltre 1,7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, porteranno al Gardaland Summer Festival un <strong>dj set pensato per trasformare il Parco in un grande dancefloor sotto le stelle. </strong>Tra i loro lavori più recenti spicca <em>Partenope</em>, il brano realizzato con Serena Brancale e The Kolors e scelto da DAZN come colonna sonora – in una speciale reinterpretazione – dell&#8217;intero racconto editoriale del torneo, accompagnandone il ritmo e amplificandone l&#8217;intensità.<strong></strong></p>



<p>Grande attesa anche per <strong>Mr. Rain</strong>, artista che negli anni ha costruito uno stile capace di coniugare intensità narrativa e immediatezza emotiva. Nato a Desenzano del Garda, il cantante torna a esibirsi nel “suo territorio” dopo aver conquistato il grande pubblico con &#8220;<em>Supereroi</em>&#8220;, il brano che gli è valso il terzo posto al Festival di Sanremo 2023 e con il suo recente singolo “<em>Effetto Michelangelo</em>”. Nella sua carriera ha collezionato 24 dischi di platino e 5 dischi d&#8217;oro, diventando una delle voci più apprezzate della musica italiana contemporanea.</p>



<p>Il <strong>Gardaland Summer Festival</strong> è organizzato da <strong>FMedia</strong> con <strong>RTL 102.5 e Radio Zeta</strong> in qualità di radio partner ufficiale dell&#8217;evento, che seguiranno la serata <strong>in diretta nazionale </strong>su Radio Zeta e RTL 102.5 in radiovisione rispettivamente sul canale 36 e canale 266 del Digitale Terrestre e sul canale 736 e 735 di Sky, e in streaming su RTL 102.5 Play. A guidare il pubblico saranno<em>Angelo Baiguini e Jessica Brugali. Da mezzanotte con La Discoteca Nazionale al mixer dj Sautufau</em>, per una serata di musica e divertimento da vivere e ballare fino all’1:00 di notte.</p>



<p>Gardaland Summer Festival segna anche l’inizio di <strong>Gardaland Night is Magic</strong>: a partire dal 28 giugno, <strong>il parco prolungherà l’apertura fino alle ore 23:00</strong>, offrendo ogni giorno tredici ore consecutive di emozioni tra attrazioni, spettacoli, aree tematizzate, aperitivi estivi accompagnati da spettacoli dal vivo e la suggestiva atmosfera di Gardaland Park, illuminato al tramonto e sotto le stelle.</p>



<p><strong>E quando il giorno lascerà spazio alla notte</strong>, le giornate si concluderanno con un gran finale capace di trasformare il parco in una vera e propria festa a cielo aperto. Protagonista assoluto sarà Prezzemolo, in versione DJ, che accompagnerà gli ospiti in un viaggio musicale ad alta energia. Lo show “<em>Gardaland Night Beats”</em>, in videomapping, darà vita a un vero e proprio palcoscenico immersivo senza precedenti.</p>



<p>Con questa nuova programmazione estiva, Gardaland Resort rafforza la propria identità di destinazione di intrattenimento completa, dove grandi eventi, musica dal vivo e attrazioni si intrecciano in un’unica esperienza capace di accompagnare gli ospiti dal giorno fino alla notte. Le tre strutture alberghiere del Resort completano questa proposta, offrendo agli ospiti la possibilità di vivere l&#8217;esperienza Gardaland senza interruzioni: dal divertimento nel Parco ai grandi eventi serali, fino al relax di un soggiorno a tema che prolunga la magia anche dopo il concerto.</p>



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		<title>Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato da recenti tensioni e controversie sindacali.</p>



<p>“Si chiama semplicemente azionariato dei dipendenti”, spiega Nicolas Doze, commentatore economico di LCI, sottolineando come non si tratti di un’innovazione assoluta all’interno della cosiddetta “galassia Mulliez”, che comprende anche insegne come Auchan e Leroy Merlin.</p>



<p>Nel gruppo Decathlon, infatti, la partecipazione azionaria dei dipendenti è attiva dal 1987. Oggi circa il 54% della forza lavoro detiene azioni della società: circa 56.000 dipendenti controllano complessivamente il 13% del capitale.</p>



<p>La misura annunciata guarda però al futuro più che al presente. Non si tratta di un intervento immediato sul potere d’acquisto, ma di una promessa di lungo periodo legata alla crescita dell’azienda e alla distribuzione della ricchezza generata.</p>



<p>“Non la vedo come una semplice trovata pubblicitaria”, osserva ancora Doze. “Il senso è che bisogna lavorare per creare ricchezza. Una volta creata, può essere redistribuita. E un’azienda, per esistere, ha bisogno di azionisti”.</p>



<p>Secondo l’analisi economica, strumenti di questo tipo rientrano in una logica di partecipazione agli utili: meccanismi che possono incidere sul coinvolgimento dei dipendenti e, in parte, sul loro potere d’acquisto, beneficiando anche di un regime fiscale e contributivo agevolato.</p>



<p>Una scelta che, tra incentivo e strategia industriale, rilancia il modello della partecipazione interna come leva di stabilità e fidelizzazione della forza lavoro.</p>
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		<title>Perché i bambini olandesi sono più felici degli altri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:42:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme di abitudini sociali e culturali che, secondo un approfondimento del <em>The Guardian</em>, contribuiscono a spiegare perché nei Paesi Bassi il benessere infantile risulti tra i più alti al mondo.</p>



<p>Il racconto parte dall’Avondvierdaagse, una tradizione diffusa in tutto il Paese che vede bambini, genitori e insegnanti partecipare a quattro serate consecutive di camminate nei quartieri. Non è una competizione sportiva, ma un evento comunitario: si percorrono tra i 5 e i 10 chilometri al giorno, spesso in gruppi scolastici, attraversando parchi, strade residenziali e percorsi urbani pensati per far scoprire il territorio.</p>



<p>Alla fine del percorso, i partecipanti ricevono medaglie e piccoli riconoscimenti simbolici. Ma il valore principale non è il premio: è l’esperienza condivisa. Secondo i dati riportati dal <em>The Guardian</em>, ogni anno circa mezzo milione di persone prende parte all’iniziativa in oltre 700 località olandesi, sostenute da migliaia di volontari. Un evento che, pur semplice nella forma, è diventato una struttura sociale ricorrente nel calendario delle famiglie.</p>



<p>Questa abitudine si inserisce in un contesto più ampio che aiuta a rispondere alla domanda del titolo. Nei Paesi Bassi, infatti, i bambini crescono con un alto grado di autonomia: è comune che vadano a scuola in bicicletta da soli fin da piccoli, che si muovano nel quartiere senza un controllo costante degli adulti e che abbiano spazi di libertà quotidiana maggiori rispetto ad altri Paesi europei. Questa indipendenza precoce viene spesso associata a una maggiore sicurezza personale e a una percezione più forte di fiducia da parte degli adulti.</p>



<p>Un altro elemento centrale riguarda il tempo familiare. Molti genitori olandesi lavorano part-time o con orari flessibili, una scelta che facilita la presenza nella vita quotidiana dei figli. Non si tratta solo di quantità di tempo, ma di qualità: attività semplici come camminare insieme, pedalare o partecipare a eventi scolastici diventano occasioni ricorrenti di relazione.</p>



<p>A questo si aggiunge il ruolo delle relazioni sociali tra pari. Il <em>The Guardian</em> sottolinea come i bambini olandesi abbiano legami solidi con i coetanei e vivano spesso esperienze collettive fuori dalla scuola. L’Avondvierdaagse, in questo senso, funziona come un’estensione informale dell’ambiente scolastico: i bambini camminano insieme, si motivano a vicenda e condividono obiettivi concreti in un contesto non competitivo.</p>



<p>Anche i dati internazionali rafforzano questa immagine. Un rapporto UNICEF citato nell’inchiesta colloca i bambini olandesi ai primi posti tra i Paesi occidentali per benessere generale e salute mentale. Tra i fattori indicati emergono proprio la qualità delle relazioni sociali, la stabilità familiare e la possibilità di crescere in ambienti percepiti come sicuri.</p>



<p>Il risultato è un modello in cui la felicità non viene interpretata come un obiettivo individuale, ma come un effetto collaterale di routine quotidiane semplici: camminare insieme, giocare all’aperto, muoversi in autonomia e partecipare a tradizioni condivise. Come conclude il reportage del <em>The Guardian</em>, è proprio questa combinazione di indipendenza, socialità e continuità delle esperienze a rendere il modello olandese così particolare e spesso citato quando si parla di benessere infantile in Europa.</p>



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		<title>Sindrome di Clérambault: quando si è convinti di essere amati da qualcuno che non ricambia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:17:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come erotomania, un disturbo psichiatrico raro ma ben documentato, descritto per la prima volta nel 1921 dallo psichiatra francese Gaëtan Gatien de Clérambault e oggi inserito nel manuale diagnostico DSM-5.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando l’amore esiste solo nella mente</h3>



<p>Chi soffre di erotomania sviluppa la convinzione che un’altra persona sia innamorata di lui o di lei. Ogni gesto, sguardo, parola o persino un’interazione sui social network viene interpretata come una prova d’amore. La particolarità del disturbo è che la persona seleziona inconsciamente solo gli elementi che confermano la propria convinzione, ignorando o rifiutando qualsiasi evidenza contraria.</p>



<p>Secondo gli specialisti, chi vive questa condizione non è consapevole della natura delirante delle proprie convinzioni. Si crea così una realtà alternativa nella quale la fantasia prevale completamente sui fatti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le possibili cause</h3>



<p>Nonostante l’erotomania sia un disturbo ben definito, le sue origini non sono ancora del tutto chiare. Gli esperti concordano però sul fatto che si manifesti in età adulta e che possa essere favorita da profonde carenze affettive vissute durante l’infanzia.</p>



<p>La psicologa Valérie Grumelin sostiene che una delle possibili radici del problema sia la mancanza di riconoscimento affettivo e narcisistico da parte dei genitori. In questo contesto, chi non ha ricevuto sufficienti attenzioni emotive può arrivare a interpretare qualsiasi forma di interesse o gentilezza come un segnale di attrazione sentimentale o sessuale.</p>



<p>Anche il sessuologo André Corman evidenzia come l’assenza di affetto e sicurezza durante l’infanzia possa contribuire allo sviluppo di disturbi psichiatrici che emergono in età adulta, creando un terreno favorevole alla nascita di convinzioni deliranti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le fasi del disturbo</h3>



<p>L’erotomania tende a svilupparsi attraverso diverse fasi. In un primo momento prevale la certezza di essere amati. Successivamente, quando la persona si scontra con l’indifferenza o il rifiuto dell’oggetto del proprio interesse, possono emergere sofferenza, frustrazione, rabbia e stati depressivi.</p>



<p>Nei casi più gravi, questa spirale può portare a comportamenti persecutori come pedinamenti, molestie, minacce, atti vandalici o persino aggressioni fisiche. Per questo motivo le vittime di tali condotte possono rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si cura</h3>



<p>Gli specialisti sottolineano l’importanza di un intervento tempestivo. Il trattamento prevede generalmente un percorso psicologico o psichiatrico volto a rafforzare l’autostima e a lavorare sulle fragilità emotive che alimentano il disturbo.</p>



<p>Nei casi più severi, tuttavia, il supporto psicoterapeutico può non essere sufficiente. Può rendersi necessario l’utilizzo di farmaci antipsicotici e, in alcune situazioni, anche il ricovero ospedaliero. Secondo gli esperti, infatti, il delirio erotomanico può essere attenuato efficacemente solo attraverso un adeguato trattamento specialistico.</p>



<p>La sindrome di Clérambault resta una condizione poco conosciuta dal grande pubblico, ma rappresenta un importante esempio di come il bisogno di affetto e riconoscimento possa, in circostanze particolari, trasformarsi in una percezione completamente distorta della realtà.</p>



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		<title>Dal trionfo al Red Bull Frista di Milano al palco dello SpioRock: Drimer conquista Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Anita Guelfi Dalla vittoria al Red Bull Frista di Milano fino al palco dello SpioRock di Vicenza. È stato Drimer, tra i nomi più interessanti della nuova scena rap italiana, a chiudere la serata conclusiva dello SpioRock 2026, andata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>di Anita Guelfi</p>



<p>Dalla vittoria al Red Bull Frista di Milano fino al palco dello SpioRock di Vicenza. È stato Drimer, tra i nomi più interessanti della nuova scena rap italiana, a chiudere la serata conclusiva dello SpioRock 2026, andata in scena domenica 15 giugno e capace di richiamare un pubblico numeroso e partecipe.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1007" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-1024x1007.jpeg" alt="" class="wp-image-368704" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-1024x1007.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-424x417.jpeg 424w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-100x98.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-846x832.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista.jpeg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il rapper trentino, originario di Castelfondo, arriva a Vicenza forte di un importante riconoscimento ottenuto appena due mesi fa. Lo scorso 19 aprile, infatti, si è aggiudicato la vittoria del Red Bull Frista, la più prestigiosa competizione italiana dedicata al freestyle, disputata sul palco dell’Alcatraz di Milano. Un successo che ha consolidato ulteriormente la sua reputazione come uno dei freestyler più talentuosi e completi del panorama nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-825x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-368714" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-825x1024.jpeg 825w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-336x417.jpeg 336w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-100x124.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-846x1050.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1.jpeg 1169w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /></figure>



<p>Lo SpioRock, da anni punto di riferimento per la musica dal vivo e per l’aggregazione giovanile nel territorio vicentino, ha accolto con entusiasmo l’artista trentino per il gran finale di un’edizione che ha saputo unire generi, generazioni e provenienze diverse.</p>



<p>Prima dell’esibizione di Drimer, il pubblico ha potuto assistere alle performance di PRINCEE, giovane artista vicentino, e di Harakiri, rapper e cantautore originario di Thiene. Ad accompagnarli ai piatti i dj Noise Joke e Sart, protagonisti di una serata caratterizzata da un percorso musicale variegato, capace di spaziare dal pop punk alle sonorità urban fino al rap più diretto e autentico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="824" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-824x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-368715" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-824x1024.jpeg 824w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-335x417.jpeg 335w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-100x124.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-846x1052.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30.jpeg 1169w" sizes="auto, (max-width: 824px) 100vw, 824px" /></figure>



<p>Proprio la presenza degli artisti locali è stata uno degli aspetti maggiormente apprezzati da Drimer. «La serata è stata molto bella e ho apprezzato vedere che c’è stato spazio per gli artisti del posto, ovvero Harakiri e PRINCEE, che hanno suonato prima di me», racconta il rapper. «Si è visto che hanno preso molto sul serio il loro live, preparandolo con attenzione e mettendomi quasi nelle condizioni di voler fare ancora meglio del solito».</p>



<p>Parole che evidenziano uno degli elementi distintivi dello SpioRock: la capacità di valorizzare le realtà emergenti del territorio affiancandole ad artisti già affermati. Un aspetto che assume ancora più valore considerando la natura gratuita del festival. «È bello vedere portato avanti un evento a ingresso libero che dà la possibilità a tutti di partecipare nel modo che preferiscono: lontani, seduti, sotto il palco. Ognuno può vivere la musica come desidera».</p>



<p>A sigillare la chiusura della manifestazione è stato quindi lo stesso Drimer, che con una selezione di brani accuratamente studiata è riuscito a conquistare il pubblico vicentino. Tra una canzone e l’altra, però, non sono mancati i momenti che lo hanno reso celebre in tutta Italia: le improvvisazioni in freestyle. Invitando gli spettatori a suggerire parole e temi, il rapper ha dato vita a una serie di esibizioni estemporanee che hanno messo in mostra tecnica, rapidità mentale e capacità di coinvolgimento.</p>



<p>Se il freestyle rappresenta l&#8217;aspetto più spettacolare e immediatamente riconoscibile della sua arte, il live vicentino ha mostrato anche un&#8217;altra faccia della scrittura di Drimer. Nel corso dell&#8217;esibizione, infatti, il rapper trentino ha proposto brani dai contenuti profondi e riflessivi, confermando di essere non soltanto uno dei tecnici più apprezzati della scena italiana, ma anche un autore capace di affrontare temi complessi con sensibilità e consapevolezza.</p>



<p>Tra i pezzi presentati, particolare attenzione ha suscitato <em>L’Amore?</em>, brano che affronta il tema del femminicidio e della violenza contro le donne, trasformando il rap in uno strumento di riflessione sociale oltre che di intrattenimento. Nei suoi testi trovano spazio anche argomenti di stretta attualità come i conflitti e le guerre che segnano il panorama internazionale, affrontati con uno sguardo critico e personale.</p>



<p>Una dimensione, quella più intimista e impegnata, che completa il profilo artistico di Drimer. Dietro la tecnica, la velocità di pensiero e la padronanza del freestyle emerge infatti un liricista a tutto tondo, capace di utilizzare le parole con precisione e consapevolezza, alternando esercizi di stile a racconti e riflessioni che invitano il pubblico a interrogarsi sulla realtà che lo circonda.</p>



<p>Un talento affinato negli anni, partendo proprio da contesti simili a quello dello SpioRock. «Vengo da un paese piccolissimo e per anni ho frequentato situazioni molto più piccole di questa», spiega. «Anche se oggi vivo a Milano e ho la fortuna di partecipare più spesso a eventi di grande portata, tornare in realtà come queste, magari da protagonista, mi fa enormemente piacere. È come chiudere un cerchio: prima guardavi chi saliva sul palco, adesso sei tu in quella posizione».</p>



<p>Per l’artista trentino, esibirsi in festival radicati nel territorio rappresenta anche una responsabilità particolare. «Ogni volta che salgo sul palco cerco di dare il massimo, ma quando mi trovo in contesti come questo sento quasi un motivo in più per farlo. Paradossalmente, rispetto agli eventi con migliaia di persone, qui mi sento più a casa. C’è un senso di vicinanza con il pubblico e con le realtà che organizzano questi eventi che mi dà una responsabilità positiva e una grande gioia».</p>



<p>Un finale intenso e partecipato che ha chiuso nel migliore dei modi l’edizione 2026 dello SpioRock, confermando ancora una volta il festival come uno degli appuntamenti musicali e di aggregazione più significativi e longevi del territorio vicentino.</p>



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		<title>Ha 104 anni e non si arrende: ex lavoratore forzato del regime di Vichy chiede gli straordinari di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la Seconda Guerra Mondiale, che chiede di essere risarcito per il lavoro svolto in Germania tra il 1943 e il 1945.</p>



<p>Corrieri ha annunciato lunedì 15 giugno di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (CEDU) dopo che la sua richiesta era stata respinta nel 2025 dalla Corte d&#8217;appello amministrativa di Marsiglia. L&#8217;uomo reclama dallo Stato francese 43.200 euro, una cifra calcolata sulla base di 10 euro per ogni ora di lavoro prestata durante la deportazione.</p>



<p>All&#8217;epoca dei fatti, Albert Corrieri venne inviato forzatamente in Germania nell&#8217;ambito dello STO, il programma con cui il governo collaborazionista di Vichy obbligava migliaia di francesi a lavorare per l&#8217;economia del Terzo Reich. Dal 13 marzo 1943 al 15 aprile 1945 lavorò in un impianto chimico a Ludwigshafen.</p>



<p>La sua richiesta di indennizzo è stata però respinta dai giudici francesi, che hanno richiamato la legge del 14 maggio 1951 sullo status delle persone costrette a lavorare in territorio nemico. Secondo la Corte, quella normativa aveva già previsto forme di risarcimento per i danni subiti dalle vittime del Servizio di lavoro obbligatorio.</p>



<p>Una tesi contestata dal suo legale, l&#8217;avvocato Michel Pautot, secondo il quale lo Stato francese avrebbe dovuto istituire uno specifico fondo di compensazione per i pochi sopravvissuti ancora in vita. «Lo Stato francese avrebbe dovuto creare un fondo di risarcimento per i sopravvissuti come Albert, che oggi sono ormai pochissimi», sostiene il legale.</p>



<p>L&#8217;obiettivo del ricorso non è soltanto economico. Attraverso il procedimento davanti alla Corte europea, Corrieri punta infatti a ottenere un riconoscimento più ampio delle condizioni subite dai lavoratori forzati durante il conflitto, che il suo avvocato definisce una forma di &#8220;schiavitù moderna&#8221; legata alla Seconda Guerra Mondiale.</p>



<p>A oltre ottant&#8217;anni dalla fine del conflitto, la vicenda riporta al centro dell&#8217;attenzione una delle pagine più controverse della storia francese sotto il regime di Vichy e il destino di chi fu costretto a lavorare per la macchina bellica nazista.</p>



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		<title>Colletti alzati, lambada, pareo leopardato e sogni abbronzati: l’ultima resistenza dei boomer da spiaggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandro Cammarano Archeologia balneare in sedici tempi, con colonna sonora C’è un momento preciso, ogni estate, in cui capisci che il Mediterraneo è perduto. Non è quando arrivano i turisti nordici color aragosta. Non è quando il gelato al<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Archeologia balneare in sedici tempi, con colonna sonora</p>



<p>C’è un momento preciso, ogni estate, in cui capisci che il Mediterraneo è perduto. Non è quando arrivano i turisti nordici color aragosta. Non è quando il gelato al pistacchio costa sette euro. È quando, verso le undici del mattino, mentre il sole comincia a picchiare con quella determinazione che solo luglio sa avere, appaiono loro: i boomer da spiaggia.</p>



<p>Li senti prima di vederli. Un rumore sordo, ritmico, a metà tra il cigolio di una sdraio e il lamento di chi non ha dormito bene perché «il materasso dell’appartamento era troppo morbido». Poi li vedi: escono dal lungomare con la sicurezza di chi ha prenotato quell’ombrellone nel 1987 e da allora considera quella striscia di sabbia una proprietà personale, trasmissibile per via ereditaria.</p>



<p>Lui è davanti. Ovviamente.</p>



<p>Il Maschio Balneare Maturo — così lo chiameremo, tutto in maiuscole, per rispetto e per non essere denunciati — indossa un polo. Non un polo qualsiasi: un polo con il colletto alzato. Il colletto alzato nel 2026 è un segnale preciso, come le piume del pavone o il rigonfiamento del gorilla: sta a indicare un’appartenenza, una fedeltà, una resistenza al cambiamento che rasenta l’eroismo. Il colletto alzato dice: io c’ero quando questa cosa era cool, e ho deciso unilateralmente che lo è ancora.<br>Il colore del polo è quello che i pantoni anni Ottanta avrebbero chiamato «rosa acceso» o «verde acido» o «giallo Chernobyl». Un colore che non esiste in natura, che la natura ha rifiutato come errore evolutivo, ma che lui ha recuperato in fondo all’armadio con la cura con cui un paleografo medievalista recupera un codice miniato. Lo abbina a pantaloni colorati — non chino, non bermuda: pantaloni interi, in cotone leggero, color albicocca o color celadon — che terminano stretti alla caviglia con quella grazia architettonica che solo chi ha attraversato il decennio reaganiano senza farsi domande può padroneggiare.</p>



<p>Ai piedi: le scarpe da barca color miele, consumate nei punti giusti, perché le consumiamo noi che andiamo in barca — anche se l’ultima volta che è salito su una barca era il 1994, un pedalò a Rapallo, e ha quasi rovesciato tutto perché il rum al bar aveva avuto la meglio sulle previsioni del moto ondoso.</p>



<p>L’insieme trasmette un messaggio chiaro: sono un uomo che ha avuto successo, che frequenta ambienti nautici, che appartiene a un certo mondo. Il fatto che si trovi a Rosolina Mare — l’elegante perla del Delta del Po, dove il mare è piatto come l’autostima di chi ci passa agosto — non turba minimamente questa narrazione. L’autoconvinzione è un muscolo: lui lo allena da decenni.</p>



<p>Cammina verso l’ombrellone con quella falcata leggermente oscillante che i maschi della specie adottano quando vogliono trasmettere disinvoltura e trasmettono invece un’anca destra problematica. Saluta il bagnino con familiarità eccessiva, chiama qualcuno per nome a voce alta dall’altra parte dello stabilimento, scuote la testa verso il mare come a valutare condizioni meteo che non cambieranno e che lui non potrebbe valutare comunque.<br>Si sistema l’ombrellone. Lo regola. Lo regola di nuovo. Controlla la direzione del vento. Consulta l’app meteo. Guarda il cielo. Guarda il mare. Guarda l’app meteo di nuovo. L’app e il cielo non sono d’accordo: lui si fida dell’app. Il cielo ha torto.<br>Poi tira fuori il libro — rigorosamente un thriller americano degli anni Novanta, Tom Clancy o Grisham, o al massimo un Follett comprato in aeroporto nel 2003 e mai finito — lo apre alla stessa pagina di sempre e non lo legge. Perché il libro non è per leggere: è per comunicare che è il tipo di persona che legge. Diversamente dal vicino di ombrellone che guarda il telefono tutto il giorno — barbaro, incivile — lui porta i libri in spiaggia. Che poi non li legga è un dettaglio biografico, non un dato culturale.</p>



<p>Lei arriva qualche passo dopo, con la postura di chi porta un fardello invisible ma pesante: quello di essere sempre, in ogni circostanza, appena un po’ meglio di quello che il contesto richiederebbe.</p>



<p>È abbronzata. Molto abbronzata. Abbronzata come lo erano le persone negli anni in cui l’abbronzatura era ancora un segno di salute e non un argomento di dermatologo. L’abbronzatura è stata curata, costruita, stratificata nel corso di settimane con la dedizione con cui un pittore prepara la superficie per la tempera: prima la base, poi le sedute progressive, poi l’autoabbronzante nei punti che il sole non raggiunge, poi il confronto con l’abbronzatura dell’anno scorso per stabilire se si è in linea con gli obiettivi stagionali. È abbronzata anche nei posti in cui non dovrebbe esserlo. È abbronzata in modo che, in certi momenti, alla luce laterale del tardo pomeriggio, ha la tonalità cromatica di un baccalà sotto sale portato al limite estremo della sua esperienza sensoriale.<br>Sul viso, il trucco. Il trucco in spiaggia. Fondotinta, mascara, rossetto — non vistoso, intendiamoci: sofisticato. Sfumato con cura prima di scendere in spiaggia, perché non si sa mai chi si incontra, perché lei non è il tipo che «lascia andare», perché c’è una reputazione da mantenere anche a Rosolina Mare di fronte al chiosco dei granchi fritti. Il sole, nel corso della mattina, scioglie tutto quanto con quella democrazia implacabile che solo l’astro solare sa esercitare, creando effetti che i pittori espressionisti avrebbero trovato interessanti. Lei lo sa, ha uno specchietto nella borsa, interviene periodicamente, non si arrende.<br>Il botox ha fatto il suo lavoro diligente. La fronte è ferma come un comunicato governativo. Le sopracciglia, un tempo mobili e espressive, hanno raggiunto una posizione che sembra definitiva, come certi trattati internazionali: non si modificano, si prendono atto. Sorride, e il sorriso parte correttamente dalla bocca, si propaga verso gli zigomi, poi si ferma — come un’ondata che arriva a riva e non ha più energia per salire oltre. È un sorriso sincero intrappolato in un’architettura che ha sviluppato un’autonomia propria. Kafkiano, in un certo senso. Sicuramente costoso.</p>



<p>Veste animalier. Pareo leopardato, top zebrato, cappello con stampa pitone. Non uno di questi: tutti e tre insieme, sovrapposti con quella logica interna che sfugge all’occhio esterno ma che lei vive come un sistema coerente. L’animalier per lei non è una moda: è una filosofia, una dichiarazione di carattere, un modo di dire al mondo — e in particolare alle cinquantenni dello stabilimento vicino — io non mi sono arresa, sono ancora qui, sono ancora una pantera. Il fatto che le pantere non frequentino Rosolina Mare, e che le poche che ci passino non indossino il pareo, è una dissonanza che non la turba.</p>



<p>Verso le dodici e mezza, lo stabilimento balneare accende il DJ set.</p>



<p>Questo è il momento cruciale. Questo è il momento in cui l’archeologia balneare si trasforma in antropologia del lutto — non il lutto funereo, tetro, ma quel lutto festivo e vagamente allucinato che prende chi capisce che il mondo è andato avanti senza aspettarlo, e ha deciso che il problema è del mondo.<br>Il DJ — diciotto anni, cuffie, la serietà di chi opera su questioni di vita o di morte — attacca con qualcosa di contemporaneo. Qualcosa che batte, pulsa, si muove in modi che le neuroscienze del ritmo balneare ancora non hanno catalogato completamente.<br>Lui alza la testa dal Grisham che non sta leggendo; «Questo non è male», dice, con l’autorevolezza di chi ha acquistato dischi in vinile con cognizione di causa. «Ricorda un po’ gli Spandau Ballet.» Non ricorda gli Spandau Ballet. Non ricorda nulla degli Spandau Ballet. Ma lui lo ha detto, e quindi è diventato vero nel microclima dell’ombrellone.</p>



<p>Lei intanto tamburella sul lettino. Il ritmo non è esattamente quello della canzone, ma è un ritmo, e questo conta.</p>



<p>Poi succede. Il DJ, forse per scelta artistica, forse per pietà umana, forse perché ha trovato una playlist chiamata «Discoteca anni 80 per stabilimenti balneari», mette Lambada. O Vamos a la Playa. O qualcosa che appartiene a quella famiglia sonora che, per i presenti sopra i sessant’anni, funziona come un segnale di raduno tribale.</p>



<p>Si alzano tutti e due, contemporaneamente, con quella sincronia che solo l’abitudine coniugale trentennale produce: non si sono guardati, non si sono detti niente, si sono semplicemente alzati perché era l’ora di alzarsi. Vengono verso la riva. Lui si sistema il polo — il colletto è ancora su — lei aggiusta il pareo leopardato. Si posizionano sulla battigia con la sicurezza di chi ha ballato davvero, di chi ha frequentato le discoteche quando le discoteche erano ancora una cosa seria.</p>



<p>E ballano. Ballano come si ballava allora: lui con quel movimento del busto che nei decenni ha perso progressivamente l’articolazione originale e si è cristallizzato in qualcosa di simile a un derrick che estrae petrolio in condizioni di vento moderato; lei con le braccia che descrivono traiettorie nell’aria con la sicurezza dell’autodidatta convinta. C’è tutto il catalogo: il passo laterale, il punto fisso e la rotazione del bacino come se lo stessero avvitando con una chiave inglese, la mano offerta, il mezzo giro, il tentativo di qualcosa che negli anni Ottanta si sarebbe chiamato «latino» e che oggi ha la credibilità coreografica di un segnale stradale.</p>



<p>Il bello — e questa è la cosa che rende tutto commovente nel modo sbagliato — è che lo fanno con gioia. Non si vergognano. Non hanno dubbi. Ballano male, con quella baldanza che solo chi ha ballato tanto può avere: la baldanza di chi ha sbagliato in pubblico così tante volte da aver deciso che l’orrore è uno stile.</p>



<p>Ma il vero momento teologico arriva quando qualcuno nomina Ligabue.</p>



<p>Non la canzone giusta, non il pezzo di Ligabue che si conosce effettivamente fino alla fine: basta la parola. Basta che qualcuno, a un ombrellone vicino, dica «Ligabue» in un contesto qualsiasi — anche «ho comprato il prosciutto al Ligabue della Coop» — perché si accenda qualcosa. Uno sguardo, una luce negli occhi, un recupero di memoria muscolare che il presente non è riuscito a spegnere del tutto.<br>«Ah, il Liga», dice lui. E in quelle tre parole c’è tutto: la giovinezza, la Emilia, il magnum da un litro e duecento, i concerti in piazza con ventimila persone e quella sensazione fisica, bruciante, che la vita stesse per cominciare davvero e che cominciasse lì, esattamente lì, con quella canzone. «Urlando contro il cielo», dice lei, e non è più soltanto una canzone: è un’autobiografia.</p>



<p>Rimpiangono Ligabue come si rimpiange qualcosa che non è morto, che anzi fa ancora tournée, ma che appartiene ormai a un’altra versione di sé stessi che non abita più questo corpo e non abita più questo momento. Il Liga che rimpiangono non è Luciano Ligabue del 2026: è quello del 1993, quello del 1995, quello di quando loro avevano trent’anni e tutto era ancora davanti.</p>



<p>E mentre rimpiangono, ballano, male, sul DJ set che mette qualcosa di contemporaneo. Male, sulla battigia di Rosolina Mare. Male, con i pantaloni color albicocca e il pareo leopardato e le boat shoes e il Botox e il colletto alzato. Con una fedeltà commovente e irragionevole a una versione di sé stessi che il tempo ha reso mitologica.</p>



<p>La sera, mentre l’ombrellone viene chiuso con i riti consuetudinari — la sdraio ripiegata nel modo preciso che solo lui conosce, la borsa frigo contata, il controllo che non si sia dimenticato nulla anche se non si dimentica mai nulla — lui guarda il tramonto.</p>



<p>Lo guarda con quella soddisfazione silenziosa di chi ha trascorso una giornata come si deve. Mare, sole, musica, un po’ di ballo, qualche chiacchiera.<br>«Non è male, Rosolina», dice.<br>Lei annuisce. Sistema le cinghie della borsa. Aggiusta il cappello pitone.<br>«L’anno prossimo però andiamo in Liguria», aggiunge lei.<br>Lui sorride. «Hai ragione.»<br>Lo dicono ogni anno dal 2004.</p>



<p>Vanno al parcheggio. L’auto è una berlina di medio-alta gamma con il navigatore aggiornato a tre anni fa. Lui guida. Lei mette la musica: una playlist chiamata Classici Evergreen che inizia con A far l’amore comincia tu. Cantano insieme, senza vergogna, con tutta la voce che hanno.</p>



<p>È la cosa più autentica della giornata.</p>



<p>È, forse, l’unica.</p>



<p></p>
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		<title>Antartide sotto zero? No, oltre 15 gradi: crollano i record e piove dove dovrebbe nevicare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e ricercatori presenti sul continente più freddo del pianeta.</p>



<p>Tra il 5 e il 6 giugno la base scientifica argentina di Esperanza, situata sulla penisola di Trinidad, all&#8217;estremità settentrionale dell&#8217;Antartide, ha registrato una temperatura di 15,4 gradi centigradi. Si tratta del valore più alto mai rilevato nel mese di giugno in quella località.</p>



<p>A evidenziarlo è José Luis Stella, meteorologo del Servizio meteorologico nazionale argentino, che sottolinea come il precedente record fosse di 13,3 gradi e risalisse al 1998. Un dato ancora più impressionante se confrontato con la temperatura massima media di giugno nella stessa area, che normalmente si attesta a -6,2 gradi.</p>



<p>L&#8217;ondata di caldo non ha riguardato soltanto Esperanza. Nello stesso periodo la base argentina di Marambio ha raggiunto gli 11,8 gradi, mentre la base di San Martin ha registrato 9,4 gradi. Valori eccezionali se si considera che le medie stagionali sono rispettivamente di -10,7 e -5,6 gradi.</p>



<p>Secondo gli esperti, alcune zone della Penisola Antartica hanno sperimentato temperature fino a 20 gradi superiori alla norma. Un fenomeno che ha portato al superamento di diversi record climatici e che sta modificando sensibilmente il paesaggio locale.</p>



<p>Raul Cordero, climatologo dell&#8217;Università di Groningen, evidenzia come a Esperanza le temperature massime giornaliere siano rimaste sopra lo zero per 21 giorni consecutivi. Una situazione che ha lasciato vaste aree dell&#8217;estremo nord dell&#8217;Antartide praticamente prive di neve.</p>



<p>Per gli studiosi non si tratta di un episodio isolato. Secondo Cordero, l&#8217;evento conferma una tendenza che potrebbe diventare sempre più frequente se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali.</p>



<p>Anche Thomas Caton Harrison del British Antarctic Survey ritiene che vi siano elementi significativi che collegano questi fenomeni al cambiamento climatico, pur sottolineando che in Antartide le dinamiche meteorologiche restano particolarmente complesse.</p>



<p>Gli esperti spiegano che in questa regione forti venti possono trasportare masse d&#8217;aria più calda, favorendo improvvisi aumenti delle temperature. Tuttavia, ciò che sta attirando l&#8217;attenzione degli scienziati sono soprattutto gli effetti sul territorio.</p>



<p>In molte aree le precipitazioni sono cadute sotto forma di pioggia anziché di neve, un fenomeno insolito per il periodo. Questo ha provocato deflussi d&#8217;acqua e la successiva formazione di strati di ghiaccio, alterando gli equilibri naturali degli ecosistemi polari.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero riguardare anche la fauna antartica. Gli studiosi segnalano possibili impatti sulle colonie di pinguini e sugli altri animali adattati a un ambiente dominato da neve e ghiaccio. Una trasformazione che rende ancora più evidente come il continente antartico stia diventando uno dei principali indicatori degli effetti del cambiamento climatico globale.</p>
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		<title>Mondiali, coprifuoco per le partite delle squadre nordafricane: Tolosa chiude il centro ai minori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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<p>In vista dei Mondiali di calcio maschili, la città francese di Tolosa ha deciso di introdurre un coprifuoco notturno per i minori non accompagnati in occasione delle partite considerate più a rischio per l’ordine pubblico. Il provvedimento, annunciato dal sindaco Jean-Luc Moudenc, sarà applicato dalle 22 alle 5 del mattino in una zona delimitata del centro cittadino e riguarderà i ragazzi sotto i 16 anni che non siano accompagnati da un adulto.</p>



<p>L’ordinanza, definita “flessibile” dall’amministrazione comunale, sarà attivata solo per alcune gare selezionate in accordo con la prefettura. Tra queste figurano tutte le partite della nazionale francese, ma anche diversi incontri che coinvolgono squadre nordafricane, come Brasile-Marocco, Scozia-Marocco, Marocco-Haiti e Tunisia-Paesi Bassi.</p>



<p>Secondo il sindaco, l’obiettivo della misura è duplice: garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare gli stessi minori. Moudenc ha inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento della delinquenza giovanile registrato negli ultimi tempi nella quarta città più popolosa della Francia.</p>



<p>Alla base della decisione vi sono anche i disordini avvenuti il 30 maggio scorso, quando i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain nella finale di Champions League contro l’Arsenal degenerarono in episodi di vandalismo e violenza in diverse città francesi.</p>



<p>Per i tifosi è comunque prevista un’alternativa. Dalla fase dei quarti di finale sarà allestita una fan zone davanti allo stadio del Toulouse FC, con una capienza fino a 18.000 persone. Lo spazio sarà però riservato esclusivamente alle partite della nazionale francese.</p>



<p>Tolosa non è l’unica città ad aver adottato misure restrittive. Nei giorni scorsi anche Clermont-Ferrand ha annunciato un coprifuoco per i minori di 16 anni non accompagnati, valido dalle 23 alle 7 nel centro cittadino. In quel caso è prevista una sanzione di 150 euro per chi viola il divieto.</p>



<p>I Mondiali scatteranno giovedì sera con la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica. La Francia debutterà invece martedì prossimo contro il Senegal.</p>
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