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	<title>CURIOSITÀ - LIFESTYLE | TViWeb</title>
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		<title>Sotto i campi si apre il vuoto: il &#8220;granaio&#8221; della Turchia sta sprofondando</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili. Quella che fino a pochi anni fa era<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>NJel cuore agricolo del Paese, come documenta la BBC, centinaia di enormi voragini minacciano raccolti, aziende e sicurezza alimentare. Alla base ci sono siccità, sfruttamento delle falde e pratiche agricole non sostenibili.</strong></p>



<p>Quella che fino a pochi anni fa era una rara curiosità geologica oggi è diventata una vera emergenza. Nel bacino di Konya, considerato il &#8220;granaio della Turchia&#8221;, il terreno continua ad aprirsi improvvisamente, inghiottendo porzioni di campi coltivati. A lanciare l&#8217;allarme è un approfondimento della BBC, che racconta come la proliferazione delle doline stia mettendo a rischio una delle principali aree agricole del Paese.</p>



<p>Secondo i dati riportati, l&#8217;Autorità turca per la gestione delle emergenze (AFAD) ha censito ben 684 voragini nel bacino di Konya. Alcune raggiungono dimensioni impressionanti: fino a 228 metri di diametro e 171 metri di profondità.</p>



<p>Tra gli agricoltori che convivono con questo fenomeno c&#8217;è Mehmet Akıf Işıklı, che coltiva mais, grano ed erba medica a Karapınar dal 1995. Nel suo terreno una dolina si è aperta quasi vent&#8217;anni fa, mentre un&#8217;altra è comparsa recentemente nel campo del vicino. &#8220;Quando siamo arrivati, il terreno stava cedendo e all&#8217;interno l&#8217;acqua ribolliva&#8221;, racconta.</p>



<p>Secondo gli esperti intervistati dalla BBC, il problema nasce dalla combinazione di tre fattori: la natura carsica del sottosuolo, la siccità sempre più intensa e il massiccio sfruttamento delle falde acquifere. Per compensare la scarsità d&#8217;acqua, molti agricoltori ricorrono infatti a pozzi, spesso abusivi. Uno studio del WWF Türkiye aveva già evidenziato nel 2014 che, su circa 100 mila pozzi presenti nel bacino, ben 66 mila erano illegali e il consumo idrico superava del 50% la disponibilità naturale.</p>



<p>&#8220;L&#8217;acqua sotterranea è la struttura che sostiene il terreno. Quando viene meno, tutto il sistema collassa&#8221;, spiega Güven Eken, fondatore dell&#8217;associazione ambientalista Doğa Derneği. Per Eren Atak del WWF Türkiye, le doline rappresentano soltanto &#8220;la fase finale&#8221; di un problema iniziato molti anni fa.</p>



<p>Il cambiamento climatico, sottolineano gli studiosi, accelera la crisi ma non ne è la causa principale. &#8220;Si tratta di un problema interamente provocato dall&#8217;uomo&#8221;, afferma Atak, evidenziando come l&#8217;attuale modello agricolo favorisca colture molto idroesigenti, come mais e barbabietola da zucchero, poco adatte alle caratteristiche del territorio.</p>



<p>Anche Fetullah Arık, responsabile del Centro di ricerca sulle doline dell&#8217;Università Tecnica di Konya, avverte che questi cedimenti rappresentano un serio pericolo. Il suo gruppo di ricerca sta elaborando mappe di rischio per supportare la pianificazione urbanistica e agricola della regione.</p>



<p>Gli esperti chiedono una revisione delle politiche agricole, incentivando colture meno idroesigenti, come alcune varietà autoctone di grano o la vite, e una gestione più sostenibile delle risorse idriche.</p>



<p>Intanto gli agricoltori continuano a lavorare convivendo con la paura che il terreno possa aprirsi da un momento all&#8217;altro. &#8220;Ci siamo abituati a questa situazione&#8221;, racconta l&#8217;agricoltore Caner Çorakçı, che coltiva aggirando una dolina presente nel proprio campo. Ma il timore per il futuro resta forte: senza un cambio di rotta, avvertono gli esperti citati dalla BBC, il bacino di Konya rischia di perdere progressivamente la propria capacità produttiva, con conseguenze per l&#8217;intera sicurezza alimentare della Turchia.</p>
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		<title>Hoga Zait 2026, le comunità cimbre d’Europa si ritrovano sull’Altopiano: dieci giorni di cultura, memoria e tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:20:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALTO VICENTINO]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[FUORIPORTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 al 19 luglio Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro che da oltre vent&#8217;anni anima l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, concerti, spettacoli, laboratori e incontri culturali dedicati alla valorizzazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Dal 10 al 19 luglio Roana e le sue frazioni ospiteranno la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro che da oltre vent&#8217;anni anima l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni con escursioni, concerti, spettacoli, laboratori e incontri culturali dedicati alla valorizzazione della cultura cimbra.</p>



<p>L&#8217;edizione 2026 assume un significato particolare perché coincide con il cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Roana e Velden, cittadina della Baviera, un legame nato dalla comune appartenenza alla tradizione linguistica e culturale cimbra. Il festival, promosso dal Comune di Roana, diventa così un&#8217;occasione per rafforzare i rapporti con le comunità sorelle di Velden, Luserna e della Lessinia.</p>



<p>&#8220;Hoga Zait&#8221;, che in lingua cimbra significa &#8220;tempo alto&#8221; e quindi &#8220;tempo di festa&#8221;, rappresenta uno dei più importanti appuntamenti dedicati a una delle più antiche culture delle Alpi, con l&#8217;obiettivo di valorizzare una lingua e una tradizione ancora vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinquant&#8217;anni di amicizia tra Roana e Velden</h2>



<p>Il cuore dell&#8217;edizione 2026 sarà la celebrazione del mezzo secolo di gemellaggio tra Roana e Velden. Un rapporto che affonda le sue radici negli studi di Hugo Resch, funzionario bavarese e tra i maggiori studiosi della lingua cimbra, autore di un dizionario di oltre 25 mila voci e promotore della nascita degli istituti culturali cimbri.</p>



<p>Fu proprio su suo suggerimento che nel 1976 nacque il gemellaggio tra i due Comuni, sostenuto nel tempo anche dal Cimbern-Kuratorium Bayern, associazione bavarese impegnata nello studio e nella promozione della cultura cimbra.</p>



<p>Le celebrazioni si concentreranno nel fine settimana dell&#8217;11 e 12 luglio. Sabato 11 luglio alle 15, in località Boscon a Canove, verrà inaugurato il &#8220;Bosco di Velden&#8221;, con la piantumazione di cinquanta alberi, uno per ogni anno di amicizia tra le due comunità. Alle 17, nella sala consiliare del Municipio di Canove, si terrà la cerimonia ufficiale con la presentazione della scultura &#8220;Due in uno&#8221; dell&#8217;artista Marco Martalar e la firma del Protocollo di cooperazione 2026-2030 tra i due Comuni.</p>



<p>La giornata si concluderà alle 20 al palazzetto polifunzionale di Canove con la Volksfest, festa popolare con gastronomia italo-tedesca, birra bavarese e musica tradizionale.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 11.30 sarà inaugurata la nuova via Velden e riaprirà al pubblico il Museo della Tradizione Cimbra, rinnovato dopo un importante intervento di ristrutturazione presso l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra di Roana. Alle 10.30 la chiesa parrocchiale ospiterà invece la Santa Messa cantata in cimbro con la partecipazione della Corale Cimbra di Roana e Mezzaselva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dialogo con Luserna e la Lessinia</h2>



<p>Il festival dedicherà ampio spazio anche alle altre comunità cimbre italiane, Luserna e la Lessinia veronese.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 21 l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra ospiterà la presentazione dei libri &#8220;Poesie/gasènglen&#8221; e &#8220;Lungo i fiumi dell&#8217;Alabama&#8221;, dedicati alla figura di Sergio Bonato, storico riferimento della cultura cimbra scomparso nel gennaio 2024.</p>



<p>Mercoledì 15 luglio alle 21, al Cinema Teatro Palladio di Cesuna, sarà proiettato il film &#8220;Lunana &#8211; Il villaggio alla fine del mondo&#8221; del regista bhutanese Pawo Choyning Dorji, vincitore della Lessinia d&#8217;Oro e candidato agli Oscar nel 2022.</p>



<p>Giovedì 16 luglio alle 21 l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra ospiterà l&#8217;incontro &#8220;La lingua cimbra di Roana, Luserna e Giazza: un patrimonio da tutelare&#8221;, tenuto dal professor Luca Panieri dell&#8217;Università IULM di Milano.</p>



<p>Venerdì 17 luglio alle 21 la chiesa parrocchiale di Camporovere accoglierà il concerto della Corale Polifonica Cimbra di Luserna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rito della Schèlla e l&#8217;apertura del festival</h2>



<p>Ad aprire ufficialmente Hoga Zait saranno, venerdì 10 luglio alle 18 a SelvArt di Mezzaselva, gli Schèllatragar, i portatori della Schèlla, l&#8217;antico campanaccio simbolo della tradizione cimbra.</p>



<p>La cerimonia sarà accompagnata dalla musica di Pierangelo Tamiozzo e, in serata, da una cena con piatti della tradizione e dalle esibizioni degli Stòanèngel un de klénkallen.</p>



<p>Nella stessa giornata prenderanno il via anche il Simposio di scultura estemporanea in legno e il laboratorio per bambini &#8220;Mani nel legno&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Escursioni tra storia, leggende e natura</h2>



<p>Ogni mattina il festival proporrà le escursioni guidate di Asiago Guide, raccolte quest&#8217;anno sotto il titolo &#8220;Ista gabést an bòtta&#8221; (&#8220;C&#8217;era una volta&#8221;).</p>



<p>Tra gli appuntamenti principali figurano la camminata del 10 luglio verso Stonhaus a Mezzaselva, tra doline e leggende dell&#8217;Orco del bosco di Roana; il percorso dell&#8217;11 luglio a Canove dedicato agli antichi mestieri; l&#8217;escursione del 12 luglio a Roana tra contrade storiche e testimonianze del passato.</p>



<p>Nella seconda settimana il programma proseguirà il 17 luglio con il Tanzerloch di Camporovere, il 18 luglio con l&#8217;itinerario verso Skada a Cesuna e il 19 luglio a Treschè Conca lungo le antiche vie che collegavano la montagna alla pianura.</p>



<p>Tutte le escursioni saranno su prenotazione obbligatoria e accompagnate da degustazioni di prodotti tipici, dal formaggio Asiago al kranabet.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Concerti, laboratori e la magia delle Zelighen Baiblen</h2>



<p>Il programma musicale vedrà protagonisti artisti e gruppi capaci di raccontare la cultura delle terre alte.</p>



<p>Domenica 12 luglio alle 17.30 in Piazza Santa Giustina a Roana saliranno sul palco i The Rumpled, band trentina che unisce folk irlandese, rock e ska.</p>



<p>Gran finale domenica 19 luglio alle 17.30 in Piazza Fondi a Treschè Conca con il concerto della BandaBrian, formazione impegnata da oltre trent&#8217;anni nel recupero dei canti e delle danze popolari del Veneto.</p>



<p>Numerose anche le attività dedicate ai più piccoli, curate dall&#8217;associazione Le Terre Alte, con laboratori di intaglio del legno, arte preistorica, racconti e fiabe della tradizione.</p>



<p>Giovedì 16 luglio spazio anche alla lingua cimbra con il laboratorio &#8220;De zìmbrische zunga vor de khindar&#8221;.</p>



<p>Tra gli appuntamenti più suggestivi spicca quello di sabato 18 luglio alle 20.45, quando dalla Piazzetta dell&#8217;Alpino di Cesuna partirà la tradizionale fiaccolata verso lo spettacolo delle Zelighen Baiblen, le leggendarie vecchine cimbre protagoniste di racconti e leggende tramandati nei secoli.</p>



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		<title>Body positivity (che palle!) o body permissivity? Cronaca di una bugia in taglia XXL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 15:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Specchio, servo mioBreve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza. Di Alessandro Cammarano Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>Specchio, servo mio</strong><br><em>Breve necrologio della realtà corporea nell’epoca in cui dire la verità è una forma di violenza.</em></p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Partiamo da un fatto brutto, quindi lo diciamo subito e poi andiamo avanti: se sei grasso perché mangi troppo, non sei una vittima del sistema. Sei grasso perché mangi troppo. Questa frase, in questo preciso momento storico, equivale a pronunciare un’eresia in una cattedrale affollata. Ci sarà qualcuno che si offende. Ci sarà qualcuno che la chiama <em>violenza</em>. Ci sarà qualcuno che scrive un thread. Pazienza.<br>La <em>body positivity</em> – nata negli anni Sessanta come forma di resistenza politica alla discriminazione, roba seria, roba dura, con dentro l’odore del conflitto autentico – ha impiegato mezzo secolo esatto a trasformarsi nella cosa più utile che il capitalismo avesse prodotto dagli anni Ottanta in poi: un movimento di liberazione che libera i consumatori dall’obbligo di stare bene. Che vendeva, all’inizio, saponette. Adesso vende tutto: abbigliamento, integratori, psicoterapia, app di meditazione, corsi online di “self-love”, e naturalmente cibo. Soprattutto cibo. L’industria alimentare non ha mai avuto un alleato così prezioso: un’ideologia che rende moralmente sospetto il suggerimento di mangiare meno schifezze.<br>È un capolavoro. Bisogna riconoscerlo.<br>Il meccanismo è semplice e perciò infallibile. Prendi un’istanza legittima – nessuno deve essere discriminato per come è fatto, nessuno deve essere insultato per il proprio corpo, la dignità non dipende dalla taglia – e la esporti fino al punto di rottura. Fino a quando quella stessa istanza non diventa il paravento di qualsiasi comportamento, compresi quelli che ammazzano le persone.<br>Poi chiami <em>shaming</em> qualunque osservazione sulla correlazione tra sovrappeso e mortalità precoce, e il gioco è fatto. Hai costruito una fortezza ideologica dentro cui è possibile mangiare patatine fritte alle undici di sera guardando TikTok, e chiunque faccia notare che forse non è ottimale è un fascista del corpo.<br>In Italia, tanto per restare sul concreto, quasi la metà della popolazione adulta – il 46,9% –è in sovrappeso o obesa. Erano il 42% vent’anni fa. Tra i ventenni nati nei primi anni Duemila il sovrappeso è quasi il doppio rispetto ai loro nonni alla stessa età. I costi sanitari diretti e indiretti di questo andamento superano i tredici miliardi di euro l’anno. Nel frattempo, il consumo quotidiano di frutta e verdura è calato di sedici punti percentuali in trent’anni. Non è la genetica. Non è l’ambiente. È che abbiamo smesso di mangiare come si mangia e abbiamo cominciato a mangiare come si mangia adesso, e adesso si mangia malissimo, e nessuno lo dice perché dirlo offende qualcuno.<br>Qui arriva il punto che fa davvero incazzare, quindi arriviamoci senza giri di parole.<br>C’è una distinzione fondamentale che la <em>body positivity</em> versione social ha cancellato con cura certosina: quella tra le condizioni che non dipendono da noi e quelle che dipendono, almeno in parte, da noi. Esistono persone obese per ragioni metaboliche, genetiche, farmacologiche, psicologiche profonde. Esistono patologie che producono aumento di peso indipendentemente da qualsiasi scelta alimentare. Queste persone meritano rispetto, cure adeguate, e soprattutto il diritto di non essere trattate come colpevoli.<br>Ma esistono anche –e sono la maggioranza, statistica alla mano – persone che pesano quello che pesano perché mangiano quello che mangiano e si muovono come si muovono. E anche queste persone meritano rispetto. Il problema è che il rispetto, nell’accezione corrente, significa non dire mai niente. Significa che il medico di base guarda da un’altra parte. Significa che l’amico cambia discorso. Significa che chiunque abbia qualcosa di utile da dire si autocensura per paura di essere accusato di <em>fat shaming</em>, che è diventata la categoria onnicomprensiva dentro cui finisce qualsiasi osservazione scomoda sul rapporto tra comportamenti e salute.<br>Il risultato è che abbiamo sostituito la crudeltà gratuita – che era sbagliata – con il silenzio complice, che è altrettanto sbagliato, solo più elegante. Abbiamo confuso il non giudicare con il non dire. E siccome il non dire è comodo per tutti, ci siamo adattati volentieri.<br>C’è poi la questione estetica, che è ancora più scomoda perché ci avviciniamo al territorio del politicamente incorreggibile.<br>La <em>body positivity</em> ha prodotto, come corollario, l’idea che curarsi dell’aspetto fisico sia una capitolazione agli standard imposti dal patriarcato, dal capitalismo, dalla cultura eteronormativa, e da varie altre entità che hanno tutte il vantaggio di essere abbastanza astratte da non poter rispondere. Lavarsi i capelli bene, vestirsi con un minimo di coerenza, fare movimento, dormire abbastanza, non mangiare spazzatura; tutto questo, in certi ambienti, è diventato sospettabile di conformismo. L’“autenticità” è il nome nuovo della trascuratezza. Il “rifiuto dei canoni” è spesso il nome nuovo della resa.<br>Non c’è niente di rivoluzionario nell’avere un aspetto trasandato. C’è solo, nella stragrande maggioranza dei casi, una certa fatica. E la fatica è legittima – la vita stanca, il lavoro stanca, i figli stancano, tutto stanca – ma non va confusa con una posizione politica. Essere malmessi non è un atto di resistenza. È essere malmessi.<br>Qualcuno obietterà che la bellezza è soggettiva. Certamente. Ma la salute non lo è. E la cura di sé – intesa come attenzione minima al proprio corpo, non come ossessione estetica – è una pratica che ha effetti misurabili sul benessere fisico e psicologico, indipendentemente da qualsiasi canone culturale. Le ricerche sul sonno, sull’attività fisica, sull’alimentazione non sono opinioni: sono dati. Il fatto che presentarli come tali venga considerato irrispettoso dice qualcosa di inquietante sulla direzione che stiamo prendendo.<br>Il capitolo social media merita un paragrafo a parte, perché è lì che la <em>body positivity</em> ha trovato la sua forma più pura e più devastante.<br>TikTok e Instagram hanno trasformato l’“amarsi” in un genere narrativo con le sue convenzioni, i suoi codici, i suoi eroi. Esistono account seguiti da milioni di persone il cui contenuto è, sostanzialmente, mangiare in modo spettacolare e proclamare che va benissimo così. Non è un giudizio morale: è una descrizione. Alcune di queste persone sono morte giovani – a trentadue anni per arresto cardiaco, a ventotto con il diabete di tipo 2 già avanzato –e prima di morire avevano il tempo di pubblicare un ultimo video in cui ammettevano, con una sincerità che faceva male, di aver fatto scelte sbagliate. I follower le applaudivano anche allora. L’applauso è sempre disponibile, sui social. Costa zero e non impegna a niente.<br>Il paradosso finale è quello che chiude il cerchio e lo rende grottesco: nel 2025, le passerelle di moda sono tornate alle taglie trentasei e trentotto con una determinazione che fa impressione. Nelle ultime sfilate primavera-estate, meno dell’uno per cento dei look era indossato da modelle plus size. Il restante 97% stava su corpi che con la <em>body positivity</em> non hanno mai avuto niente a che fare. Quello stesso sistema di moda che per un decennio ha usato la <em>body positivity</em> come argomento di marketing l’ha abbandonata senza cerimonie non appena non serviva più. Le aziende che avevano costruito campagne intere sull’“inclusività” hanno cambiato rotta senza nemmeno un comunicato stampa di scuse.<br>Le consumatrici che avevano creduto al messaggio sono rimaste lì. Con i loro corpi, i loro problemi di salute non affrontati, e la sensazione vaga di essere state usate. Il che, a ben pensarci, è esattamente quello che è successo.</p>



<p>Il punto non è che bisogna tornare alla cultura della magrezza ossessiva, degli anni Novanta con le modelle anoressiche e i commenti sul peso come forma di saluto. Quella roba faceva schifo e produceva danni seri, soprattutto nelle adolescenti. Il punto è che all’eccesso in una direzione abbiamo risposto con un eccesso nell’altra, e nel mezzo – dove sta la cosa ovvia, semplice, noiosa che nessuno vuole dire – non ci abita più nessuno.<br>La cosa ovvia è questa: i corpi non sono tutti uguali, ma la salute ha dei criteri oggettivi. Essere in forma non è un’imposizione culturale, è una condizione fisica misurabile. Mangiare male fa male, muoversi poco fa male, dormire poco fa male, e queste cose continuano a fare male anche quando le chiamiamo con nomi diversi. La realtà è piuttosto indifferente alle nostre categorie ideologiche. I chili di troppo non scompaiono perché abbiamo deciso di non chiamarli più con quel nome.<br>Curarsi di sé – il proprio corpo, il proprio aspetto, la propria salute – non è una forma di sottomissione al sistema. È una forma di rispetto verso se stessi. Il tipo di rispetto che non si posta su Instagram, non produce engagement, non vende niente. Il tipo di rispetto che richiede uno sforzo quotidiano, piccolo e invisibile, senza applausi e senza follower.<br>È per questo che nessuno ne parla.</p>
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		<title>Music Lover Index 2026: la classifica della musica dal vivo premia le piccole regioni, le grandi città restano indietro </title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sui dati dell&#8217;ultimo Rapporto SIAE, l’analisi di Casinos.com incorona le Marche regione più musicale d&#8217;Italia, davanti a Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Milano, Roma e Napoli restano lontane dal podio. La musica dal vivo in Italia non è mai stata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sui dati dell&#8217;ultimo Rapporto SIAE, l’analisi di Casinos.com incorona le Marche regione più musicale d&#8217;Italia, davanti a Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Milano, Roma e Napoli restano lontane dal podio.</p>



<p>La musica dal vivo in Italia non è mai stata così diffusa. L&#8217;ultimo Rapporto SIAE conta oltre&nbsp;<strong>65mila concerti</strong> in un anno, quasi&nbsp;<strong>29 milioni di spettatori</strong> e una spesa record che sfiora i&nbsp;<strong>990 milioni di euro</strong>: numeri che nel giro di pochi anni hanno moltiplicato il pubblico e spinto i palchi ben oltre i palasport, dentro anfiteatri, siti archeologici e piazze di provincia. A trainare il fenomeno c&#8217;è una figura nuova di spettatore, il&nbsp;<strong>superfan</strong>, che vive il concerto come un weekend e spende molto più della media: è lui il cuore della vera comunità dei live, e non abita per forza dove ci si aspetterebbe.</p>



<p>Proprio questa diffusione capillare ha riscritto la geografia musicale del Paese, spostando il baricentro dai grandi eventi metropolitani a un fitto reticolo di appuntamenti medio-piccoli. Nel segno della Festa della Musica del 21 giugno, <u>Casinos.com</u> l’ha fotografata costruendo il <strong>Music Lover Index 2026</strong>, un indice che incrocia quattro parametri dei soli concerti: i locali e gli organizzatori di ogni regione, pesati sugli abitanti e sul territorio, più la varietà dei generi proposti. Il risultato è una classifica che toglie il primato alle solite capitali.</p>



<p>In testa, a sorpresa, ci sono le&nbsp;<strong>Marche</strong>, prima regione d&#8217;Italia con&nbsp;<strong>79,3 punti su 100</strong>: una delle reti di locali più dense del Paese in rapporto sia agli abitanti sia al territorio. Subito dietro il&nbsp;<strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (74,3) e il&nbsp;<strong>Trentino-Alto Adige</strong> (73,3), quest&#8217;ultimo la regione con più locali per abitante in assoluto. Completano la cinquina di testa l&#8217;<strong>Abruzzo</strong> (65,5), dove i concerti si concentrano d&#8217;estate, e l&#8217;<strong>Umbria</strong> (58,6), unica regione italiana in cui il jazz è il genere più seguito, sulla scia di Umbria Jazz. Il filo comune è chiaro: a primeggiare sono territori piccoli e densi, dove l&#8217;offerta di musica dal vivo è capillare e vicina a chi ci abita.</p>



<p>Il quadro si rovescia guardando in fondo alla classifica, dove finiscono proprio le grandi regioni metropolitane. La&nbsp;<strong>Lombardia</strong>, che da sola organizza quasi un concerto su cinque in Italia ed è prima per numero di locali sul territorio, si ferma al tredicesimo posto. Ancora più indietro il&nbsp;<strong>Lazio</strong> (diciottesimo) e la&nbsp;<strong>Campania</strong>, ultima con&nbsp;<strong>23,9 punti</strong>, nonostante ospiti alcuni dei concerti più affollati del Paese. Il motivo è sempre lo stesso: i grandi numeri assoluti, distribuiti su popolazioni molto ampie, si diluiscono, e nel rapporto per abitante le metropoli perdono terreno rispetto alle regioni più piccole.</p>



<p>A completare la fotografia ci sono i primati di genere. La&nbsp;<strong>Toscana</strong>, decima in classifica, è la capitale economica della musica classica e vanta l&#8217;offerta più varia d&#8217;Italia; la&nbsp;<strong>Sardegna</strong> è la terra del grande jazz d&#8217;autore, la&nbsp;<strong>Lombardia</strong> quella dei concerti pop più imponenti. Non una sola Italia musicale, ma tante.</p>



<p>&#8220;Il dato più interessante è che la mappa della musica dal vivo non coincide più con quella delle grandi città&#8221;, commenta Daniele Alfieri, analista diCasinos.com. &#8220;Milano, Roma e Napoli restano i poli dei grandi eventi, ma se si guarda quanti concerti vengono organizzati in rapporto agli abitanti il baricentro si sposta verso regioni piccole e capillari come le Marche o il Friuli-Venezia Giulia. È lì che vive oggi la comunità più fitta di appassionati, i superfan che fanno della musica dal vivo un&#8217;abitudine e non un evento eccezionale&#8221;.</p>



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		<title>Gardaland: al via il Summer Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[gardaland]]></category>
		<category><![CDATA[summer festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il successo del primo K-Pop Festival, l&#8217;estate di Gardaland Resort cresce di intensità e si prepara al Gardaland Summer Festival, il grande evento che sabato 27 giugno inaugurerà la stagione delle notti del parco con un mix di musica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo il successo del primo K-Pop Festival, l&#8217;estate di Gardaland Resort cresce di intensità e si prepara al <strong>Gardaland Summer Festival</strong>, il grande evento che <strong>sabato 27 giugno inaugurerà la stagione delle notti del parco</strong> con un mix di musica dal vivo, spettacolo e adrenalina, accompagnando i visitatori fino all&#8217;1 di notte in un&#8217;atmosfera di grande festa.</p>



<p>Protagonisti della serata saranno <strong>quattro tra i nomi più amati della musica italiana: Baby K, Dargen D&#8217;Amico, il duo di dj e producer Merk &amp; Kremont e Mr. Rain</strong>che insieme a RTL 102.5 e Radio Zeta, porteranno sul palco in piazza Jumanji generi e sonorità capaci di coinvolgere spettatori di tutte le generazioni.</p>



<p>Gardaland Summer Festival rappresenta il grande appuntamento che inaugura l&#8217;estate del Resort, <strong>atteso ogni anno da migliaia di ospiti </strong>che, dopo una giornata trascorsa tra le attrazioni del parco, si ritrovano nella sua piazza principale per dare il via alla stagione più attesa all&#8217;insegna della musica e del divertimento.</p>



<p>Tra gli artisti in programma, <strong>Baby K porterà sul palco tutta l&#8217;energia delle sue grandi hit estive</strong> che hanno segnato gli ultimi anni della musica italiana. Con oltre un miliardo di stream complessivi su Spotify e successi da record come &#8220;<em>Roma-Bangkok</em>&#8220;, <strong>la cantante accompagnerà il pubblico in una vera immersione nelle atmosfere dell&#8217;estate, trasformando Gardaland in una grande festa a cielo aperto.</strong></p>



<p>Sul palco anche <strong>Dargen D&#8217;Amico</strong>, tra i cantautori e rapper più originali della scena contemporanea italiana. Con il suo personale stile, da lui definito &#8220;cantautorap&#8221;, fonde hip hop, elettronica, pop e tradizione cantautorale in un linguaggio unico. Reduce dalla sua terza partecipazione al Festival di Sanremo con <em>&#8220;AI AI</em>&#8220;, brano che riflette sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale e che cita proprio Gardaland, <strong>l&#8217;artista arriva al Resort in un momento particolarmente significativo della sua carriera, a pochi mesi dall&#8217;uscita del suo dodicesimo album.</strong></p>



<p>A rendere ancora più coinvolgente la serata contribuiranno <strong>Merk &amp; Kremont</strong>, tra i pochissimi dj e producer italiani presenti nella Top 100 mondiale e protagonisti della scena dance internazionale. Forti di 77 dischi di platino, 16 dischi d&#8217;oro e di oltre 1,7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, porteranno al Gardaland Summer Festival un <strong>dj set pensato per trasformare il Parco in un grande dancefloor sotto le stelle. </strong>Tra i loro lavori più recenti spicca <em>Partenope</em>, il brano realizzato con Serena Brancale e The Kolors e scelto da DAZN come colonna sonora – in una speciale reinterpretazione – dell&#8217;intero racconto editoriale del torneo, accompagnandone il ritmo e amplificandone l&#8217;intensità.<strong></strong></p>



<p>Grande attesa anche per <strong>Mr. Rain</strong>, artista che negli anni ha costruito uno stile capace di coniugare intensità narrativa e immediatezza emotiva. Nato a Desenzano del Garda, il cantante torna a esibirsi nel “suo territorio” dopo aver conquistato il grande pubblico con &#8220;<em>Supereroi</em>&#8220;, il brano che gli è valso il terzo posto al Festival di Sanremo 2023 e con il suo recente singolo “<em>Effetto Michelangelo</em>”. Nella sua carriera ha collezionato 24 dischi di platino e 5 dischi d&#8217;oro, diventando una delle voci più apprezzate della musica italiana contemporanea.</p>



<p>Il <strong>Gardaland Summer Festival</strong> è organizzato da <strong>FMedia</strong> con <strong>RTL 102.5 e Radio Zeta</strong> in qualità di radio partner ufficiale dell&#8217;evento, che seguiranno la serata <strong>in diretta nazionale </strong>su Radio Zeta e RTL 102.5 in radiovisione rispettivamente sul canale 36 e canale 266 del Digitale Terrestre e sul canale 736 e 735 di Sky, e in streaming su RTL 102.5 Play. A guidare il pubblico saranno<em>Angelo Baiguini e Jessica Brugali. Da mezzanotte con La Discoteca Nazionale al mixer dj Sautufau</em>, per una serata di musica e divertimento da vivere e ballare fino all’1:00 di notte.</p>



<p>Gardaland Summer Festival segna anche l’inizio di <strong>Gardaland Night is Magic</strong>: a partire dal 28 giugno, <strong>il parco prolungherà l’apertura fino alle ore 23:00</strong>, offrendo ogni giorno tredici ore consecutive di emozioni tra attrazioni, spettacoli, aree tematizzate, aperitivi estivi accompagnati da spettacoli dal vivo e la suggestiva atmosfera di Gardaland Park, illuminato al tramonto e sotto le stelle.</p>



<p><strong>E quando il giorno lascerà spazio alla notte</strong>, le giornate si concluderanno con un gran finale capace di trasformare il parco in una vera e propria festa a cielo aperto. Protagonista assoluto sarà Prezzemolo, in versione DJ, che accompagnerà gli ospiti in un viaggio musicale ad alta energia. Lo show “<em>Gardaland Night Beats”</em>, in videomapping, darà vita a un vero e proprio palcoscenico immersivo senza precedenti.</p>



<p>Con questa nuova programmazione estiva, Gardaland Resort rafforza la propria identità di destinazione di intrattenimento completa, dove grandi eventi, musica dal vivo e attrazioni si intrecciano in un’unica esperienza capace di accompagnare gli ospiti dal giorno fino alla notte. Le tre strutture alberghiere del Resort completano questa proposta, offrendo agli ospiti la possibilità di vivere l&#8217;esperienza Gardaland senza interruzioni: dal divertimento nel Parco ai grandi eventi serali, fino al relax di un soggiorno a tema che prolunga la magia anche dopo il concerto.</p>



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		<title>Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato da recenti tensioni e controversie sindacali.</p>



<p>“Si chiama semplicemente azionariato dei dipendenti”, spiega Nicolas Doze, commentatore economico di LCI, sottolineando come non si tratti di un’innovazione assoluta all’interno della cosiddetta “galassia Mulliez”, che comprende anche insegne come Auchan e Leroy Merlin.</p>



<p>Nel gruppo Decathlon, infatti, la partecipazione azionaria dei dipendenti è attiva dal 1987. Oggi circa il 54% della forza lavoro detiene azioni della società: circa 56.000 dipendenti controllano complessivamente il 13% del capitale.</p>



<p>La misura annunciata guarda però al futuro più che al presente. Non si tratta di un intervento immediato sul potere d’acquisto, ma di una promessa di lungo periodo legata alla crescita dell’azienda e alla distribuzione della ricchezza generata.</p>



<p>“Non la vedo come una semplice trovata pubblicitaria”, osserva ancora Doze. “Il senso è che bisogna lavorare per creare ricchezza. Una volta creata, può essere redistribuita. E un’azienda, per esistere, ha bisogno di azionisti”.</p>



<p>Secondo l’analisi economica, strumenti di questo tipo rientrano in una logica di partecipazione agli utili: meccanismi che possono incidere sul coinvolgimento dei dipendenti e, in parte, sul loro potere d’acquisto, beneficiando anche di un regime fiscale e contributivo agevolato.</p>



<p>Una scelta che, tra incentivo e strategia industriale, rilancia il modello della partecipazione interna come leva di stabilità e fidelizzazione della forza lavoro.</p>
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		<title>Perché i bambini olandesi sono più felici degli altri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:42:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme di abitudini sociali e culturali che, secondo un approfondimento del <em>The Guardian</em>, contribuiscono a spiegare perché nei Paesi Bassi il benessere infantile risulti tra i più alti al mondo.</p>



<p>Il racconto parte dall’Avondvierdaagse, una tradizione diffusa in tutto il Paese che vede bambini, genitori e insegnanti partecipare a quattro serate consecutive di camminate nei quartieri. Non è una competizione sportiva, ma un evento comunitario: si percorrono tra i 5 e i 10 chilometri al giorno, spesso in gruppi scolastici, attraversando parchi, strade residenziali e percorsi urbani pensati per far scoprire il territorio.</p>



<p>Alla fine del percorso, i partecipanti ricevono medaglie e piccoli riconoscimenti simbolici. Ma il valore principale non è il premio: è l’esperienza condivisa. Secondo i dati riportati dal <em>The Guardian</em>, ogni anno circa mezzo milione di persone prende parte all’iniziativa in oltre 700 località olandesi, sostenute da migliaia di volontari. Un evento che, pur semplice nella forma, è diventato una struttura sociale ricorrente nel calendario delle famiglie.</p>



<p>Questa abitudine si inserisce in un contesto più ampio che aiuta a rispondere alla domanda del titolo. Nei Paesi Bassi, infatti, i bambini crescono con un alto grado di autonomia: è comune che vadano a scuola in bicicletta da soli fin da piccoli, che si muovano nel quartiere senza un controllo costante degli adulti e che abbiano spazi di libertà quotidiana maggiori rispetto ad altri Paesi europei. Questa indipendenza precoce viene spesso associata a una maggiore sicurezza personale e a una percezione più forte di fiducia da parte degli adulti.</p>



<p>Un altro elemento centrale riguarda il tempo familiare. Molti genitori olandesi lavorano part-time o con orari flessibili, una scelta che facilita la presenza nella vita quotidiana dei figli. Non si tratta solo di quantità di tempo, ma di qualità: attività semplici come camminare insieme, pedalare o partecipare a eventi scolastici diventano occasioni ricorrenti di relazione.</p>



<p>A questo si aggiunge il ruolo delle relazioni sociali tra pari. Il <em>The Guardian</em> sottolinea come i bambini olandesi abbiano legami solidi con i coetanei e vivano spesso esperienze collettive fuori dalla scuola. L’Avondvierdaagse, in questo senso, funziona come un’estensione informale dell’ambiente scolastico: i bambini camminano insieme, si motivano a vicenda e condividono obiettivi concreti in un contesto non competitivo.</p>



<p>Anche i dati internazionali rafforzano questa immagine. Un rapporto UNICEF citato nell’inchiesta colloca i bambini olandesi ai primi posti tra i Paesi occidentali per benessere generale e salute mentale. Tra i fattori indicati emergono proprio la qualità delle relazioni sociali, la stabilità familiare e la possibilità di crescere in ambienti percepiti come sicuri.</p>



<p>Il risultato è un modello in cui la felicità non viene interpretata come un obiettivo individuale, ma come un effetto collaterale di routine quotidiane semplici: camminare insieme, giocare all’aperto, muoversi in autonomia e partecipare a tradizioni condivise. Come conclude il reportage del <em>The Guardian</em>, è proprio questa combinazione di indipendenza, socialità e continuità delle esperienze a rendere il modello olandese così particolare e spesso citato quando si parla di benessere infantile in Europa.</p>



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		<title>Sindrome di Clérambault: quando si è convinti di essere amati da qualcuno che non ricambia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come erotomania, un disturbo psichiatrico raro ma ben documentato, descritto per la prima volta nel 1921 dallo psichiatra francese Gaëtan Gatien de Clérambault e oggi inserito nel manuale diagnostico DSM-5.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando l’amore esiste solo nella mente</h3>



<p>Chi soffre di erotomania sviluppa la convinzione che un’altra persona sia innamorata di lui o di lei. Ogni gesto, sguardo, parola o persino un’interazione sui social network viene interpretata come una prova d’amore. La particolarità del disturbo è che la persona seleziona inconsciamente solo gli elementi che confermano la propria convinzione, ignorando o rifiutando qualsiasi evidenza contraria.</p>



<p>Secondo gli specialisti, chi vive questa condizione non è consapevole della natura delirante delle proprie convinzioni. Si crea così una realtà alternativa nella quale la fantasia prevale completamente sui fatti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le possibili cause</h3>



<p>Nonostante l’erotomania sia un disturbo ben definito, le sue origini non sono ancora del tutto chiare. Gli esperti concordano però sul fatto che si manifesti in età adulta e che possa essere favorita da profonde carenze affettive vissute durante l’infanzia.</p>



<p>La psicologa Valérie Grumelin sostiene che una delle possibili radici del problema sia la mancanza di riconoscimento affettivo e narcisistico da parte dei genitori. In questo contesto, chi non ha ricevuto sufficienti attenzioni emotive può arrivare a interpretare qualsiasi forma di interesse o gentilezza come un segnale di attrazione sentimentale o sessuale.</p>



<p>Anche il sessuologo André Corman evidenzia come l’assenza di affetto e sicurezza durante l’infanzia possa contribuire allo sviluppo di disturbi psichiatrici che emergono in età adulta, creando un terreno favorevole alla nascita di convinzioni deliranti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le fasi del disturbo</h3>



<p>L’erotomania tende a svilupparsi attraverso diverse fasi. In un primo momento prevale la certezza di essere amati. Successivamente, quando la persona si scontra con l’indifferenza o il rifiuto dell’oggetto del proprio interesse, possono emergere sofferenza, frustrazione, rabbia e stati depressivi.</p>



<p>Nei casi più gravi, questa spirale può portare a comportamenti persecutori come pedinamenti, molestie, minacce, atti vandalici o persino aggressioni fisiche. Per questo motivo le vittime di tali condotte possono rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si cura</h3>



<p>Gli specialisti sottolineano l’importanza di un intervento tempestivo. Il trattamento prevede generalmente un percorso psicologico o psichiatrico volto a rafforzare l’autostima e a lavorare sulle fragilità emotive che alimentano il disturbo.</p>



<p>Nei casi più severi, tuttavia, il supporto psicoterapeutico può non essere sufficiente. Può rendersi necessario l’utilizzo di farmaci antipsicotici e, in alcune situazioni, anche il ricovero ospedaliero. Secondo gli esperti, infatti, il delirio erotomanico può essere attenuato efficacemente solo attraverso un adeguato trattamento specialistico.</p>



<p>La sindrome di Clérambault resta una condizione poco conosciuta dal grande pubblico, ma rappresenta un importante esempio di come il bisogno di affetto e riconoscimento possa, in circostanze particolari, trasformarsi in una percezione completamente distorta della realtà.</p>



<p></p>
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		<title>Dal trionfo al Red Bull Frista di Milano al palco dello SpioRock: Drimer conquista Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Anita Guelfi Dalla vittoria al Red Bull Frista di Milano fino al palco dello SpioRock di Vicenza. È stato Drimer, tra i nomi più interessanti della nuova scena rap italiana, a chiudere la serata conclusiva dello SpioRock 2026, andata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>di Anita Guelfi</p>



<p>Dalla vittoria al Red Bull Frista di Milano fino al palco dello SpioRock di Vicenza. È stato Drimer, tra i nomi più interessanti della nuova scena rap italiana, a chiudere la serata conclusiva dello SpioRock 2026, andata in scena domenica 15 giugno e capace di richiamare un pubblico numeroso e partecipe.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1007" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-1024x1007.jpeg" alt="" class="wp-image-368704" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-1024x1007.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-424x417.jpeg 424w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-100x98.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista-846x832.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/frista.jpeg 1170w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il rapper trentino, originario di Castelfondo, arriva a Vicenza forte di un importante riconoscimento ottenuto appena due mesi fa. Lo scorso 19 aprile, infatti, si è aggiudicato la vittoria del Red Bull Frista, la più prestigiosa competizione italiana dedicata al freestyle, disputata sul palco dell’Alcatraz di Milano. Un successo che ha consolidato ulteriormente la sua reputazione come uno dei freestyler più talentuosi e completi del panorama nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="825" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-825x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-368714" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-825x1024.jpeg 825w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-336x417.jpeg 336w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-100x124.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1-846x1050.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-1.jpeg 1169w" sizes="(max-width: 825px) 100vw, 825px" /></figure>



<p>Lo SpioRock, da anni punto di riferimento per la musica dal vivo e per l’aggregazione giovanile nel territorio vicentino, ha accolto con entusiasmo l’artista trentino per il gran finale di un’edizione che ha saputo unire generi, generazioni e provenienze diverse.</p>



<p>Prima dell’esibizione di Drimer, il pubblico ha potuto assistere alle performance di PRINCEE, giovane artista vicentino, e di Harakiri, rapper e cantautore originario di Thiene. Ad accompagnarli ai piatti i dj Noise Joke e Sart, protagonisti di una serata caratterizzata da un percorso musicale variegato, capace di spaziare dal pop punk alle sonorità urban fino al rap più diretto e autentico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="824" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-824x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-368715" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-824x1024.jpeg 824w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-335x417.jpeg 335w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-100x124.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30-846x1052.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-15-at-17.49.30.jpeg 1169w" sizes="(max-width: 824px) 100vw, 824px" /></figure>



<p>Proprio la presenza degli artisti locali è stata uno degli aspetti maggiormente apprezzati da Drimer. «La serata è stata molto bella e ho apprezzato vedere che c’è stato spazio per gli artisti del posto, ovvero Harakiri e PRINCEE, che hanno suonato prima di me», racconta il rapper. «Si è visto che hanno preso molto sul serio il loro live, preparandolo con attenzione e mettendomi quasi nelle condizioni di voler fare ancora meglio del solito».</p>



<p>Parole che evidenziano uno degli elementi distintivi dello SpioRock: la capacità di valorizzare le realtà emergenti del territorio affiancandole ad artisti già affermati. Un aspetto che assume ancora più valore considerando la natura gratuita del festival. «È bello vedere portato avanti un evento a ingresso libero che dà la possibilità a tutti di partecipare nel modo che preferiscono: lontani, seduti, sotto il palco. Ognuno può vivere la musica come desidera».</p>



<p>A sigillare la chiusura della manifestazione è stato quindi lo stesso Drimer, che con una selezione di brani accuratamente studiata è riuscito a conquistare il pubblico vicentino. Tra una canzone e l’altra, però, non sono mancati i momenti che lo hanno reso celebre in tutta Italia: le improvvisazioni in freestyle. Invitando gli spettatori a suggerire parole e temi, il rapper ha dato vita a una serie di esibizioni estemporanee che hanno messo in mostra tecnica, rapidità mentale e capacità di coinvolgimento.</p>



<p>Se il freestyle rappresenta l&#8217;aspetto più spettacolare e immediatamente riconoscibile della sua arte, il live vicentino ha mostrato anche un&#8217;altra faccia della scrittura di Drimer. Nel corso dell&#8217;esibizione, infatti, il rapper trentino ha proposto brani dai contenuti profondi e riflessivi, confermando di essere non soltanto uno dei tecnici più apprezzati della scena italiana, ma anche un autore capace di affrontare temi complessi con sensibilità e consapevolezza.</p>



<p>Tra i pezzi presentati, particolare attenzione ha suscitato <em>L’Amore?</em>, brano che affronta il tema del femminicidio e della violenza contro le donne, trasformando il rap in uno strumento di riflessione sociale oltre che di intrattenimento. Nei suoi testi trovano spazio anche argomenti di stretta attualità come i conflitti e le guerre che segnano il panorama internazionale, affrontati con uno sguardo critico e personale.</p>



<p>Una dimensione, quella più intimista e impegnata, che completa il profilo artistico di Drimer. Dietro la tecnica, la velocità di pensiero e la padronanza del freestyle emerge infatti un liricista a tutto tondo, capace di utilizzare le parole con precisione e consapevolezza, alternando esercizi di stile a racconti e riflessioni che invitano il pubblico a interrogarsi sulla realtà che lo circonda.</p>



<p>Un talento affinato negli anni, partendo proprio da contesti simili a quello dello SpioRock. «Vengo da un paese piccolissimo e per anni ho frequentato situazioni molto più piccole di questa», spiega. «Anche se oggi vivo a Milano e ho la fortuna di partecipare più spesso a eventi di grande portata, tornare in realtà come queste, magari da protagonista, mi fa enormemente piacere. È come chiudere un cerchio: prima guardavi chi saliva sul palco, adesso sei tu in quella posizione».</p>



<p>Per l’artista trentino, esibirsi in festival radicati nel territorio rappresenta anche una responsabilità particolare. «Ogni volta che salgo sul palco cerco di dare il massimo, ma quando mi trovo in contesti come questo sento quasi un motivo in più per farlo. Paradossalmente, rispetto agli eventi con migliaia di persone, qui mi sento più a casa. C’è un senso di vicinanza con il pubblico e con le realtà che organizzano questi eventi che mi dà una responsabilità positiva e una grande gioia».</p>



<p>Un finale intenso e partecipato che ha chiuso nel migliore dei modi l’edizione 2026 dello SpioRock, confermando ancora una volta il festival come uno degli appuntamenti musicali e di aggregazione più significativi e longevi del territorio vicentino.</p>



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		<title>Ha 104 anni e non si arrende: ex lavoratore forzato del regime di Vichy chiede gli straordinari di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la Seconda Guerra Mondiale, che chiede di essere risarcito per il lavoro svolto in Germania tra il 1943 e il 1945.</p>



<p>Corrieri ha annunciato lunedì 15 giugno di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (CEDU) dopo che la sua richiesta era stata respinta nel 2025 dalla Corte d&#8217;appello amministrativa di Marsiglia. L&#8217;uomo reclama dallo Stato francese 43.200 euro, una cifra calcolata sulla base di 10 euro per ogni ora di lavoro prestata durante la deportazione.</p>



<p>All&#8217;epoca dei fatti, Albert Corrieri venne inviato forzatamente in Germania nell&#8217;ambito dello STO, il programma con cui il governo collaborazionista di Vichy obbligava migliaia di francesi a lavorare per l&#8217;economia del Terzo Reich. Dal 13 marzo 1943 al 15 aprile 1945 lavorò in un impianto chimico a Ludwigshafen.</p>



<p>La sua richiesta di indennizzo è stata però respinta dai giudici francesi, che hanno richiamato la legge del 14 maggio 1951 sullo status delle persone costrette a lavorare in territorio nemico. Secondo la Corte, quella normativa aveva già previsto forme di risarcimento per i danni subiti dalle vittime del Servizio di lavoro obbligatorio.</p>



<p>Una tesi contestata dal suo legale, l&#8217;avvocato Michel Pautot, secondo il quale lo Stato francese avrebbe dovuto istituire uno specifico fondo di compensazione per i pochi sopravvissuti ancora in vita. «Lo Stato francese avrebbe dovuto creare un fondo di risarcimento per i sopravvissuti come Albert, che oggi sono ormai pochissimi», sostiene il legale.</p>



<p>L&#8217;obiettivo del ricorso non è soltanto economico. Attraverso il procedimento davanti alla Corte europea, Corrieri punta infatti a ottenere un riconoscimento più ampio delle condizioni subite dai lavoratori forzati durante il conflitto, che il suo avvocato definisce una forma di &#8220;schiavitù moderna&#8221; legata alla Seconda Guerra Mondiale.</p>



<p>A oltre ottant&#8217;anni dalla fine del conflitto, la vicenda riporta al centro dell&#8217;attenzione una delle pagine più controverse della storia francese sotto il regime di Vichy e il destino di chi fu costretto a lavorare per la macchina bellica nazista.</p>



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		<title>Colletti alzati, lambada, pareo leopardato e sogni abbronzati: l’ultima resistenza dei boomer da spiaggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandro Cammarano Archeologia balneare in sedici tempi, con colonna sonora C’è un momento preciso, ogni estate, in cui capisci che il Mediterraneo è perduto. Non è quando arrivano i turisti nordici color aragosta. Non è quando il gelato al<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Archeologia balneare in sedici tempi, con colonna sonora</p>



<p>C’è un momento preciso, ogni estate, in cui capisci che il Mediterraneo è perduto. Non è quando arrivano i turisti nordici color aragosta. Non è quando il gelato al pistacchio costa sette euro. È quando, verso le undici del mattino, mentre il sole comincia a picchiare con quella determinazione che solo luglio sa avere, appaiono loro: i boomer da spiaggia.</p>



<p>Li senti prima di vederli. Un rumore sordo, ritmico, a metà tra il cigolio di una sdraio e il lamento di chi non ha dormito bene perché «il materasso dell’appartamento era troppo morbido». Poi li vedi: escono dal lungomare con la sicurezza di chi ha prenotato quell’ombrellone nel 1987 e da allora considera quella striscia di sabbia una proprietà personale, trasmissibile per via ereditaria.</p>



<p>Lui è davanti. Ovviamente.</p>



<p>Il Maschio Balneare Maturo — così lo chiameremo, tutto in maiuscole, per rispetto e per non essere denunciati — indossa un polo. Non un polo qualsiasi: un polo con il colletto alzato. Il colletto alzato nel 2026 è un segnale preciso, come le piume del pavone o il rigonfiamento del gorilla: sta a indicare un’appartenenza, una fedeltà, una resistenza al cambiamento che rasenta l’eroismo. Il colletto alzato dice: io c’ero quando questa cosa era cool, e ho deciso unilateralmente che lo è ancora.<br>Il colore del polo è quello che i pantoni anni Ottanta avrebbero chiamato «rosa acceso» o «verde acido» o «giallo Chernobyl». Un colore che non esiste in natura, che la natura ha rifiutato come errore evolutivo, ma che lui ha recuperato in fondo all’armadio con la cura con cui un paleografo medievalista recupera un codice miniato. Lo abbina a pantaloni colorati — non chino, non bermuda: pantaloni interi, in cotone leggero, color albicocca o color celadon — che terminano stretti alla caviglia con quella grazia architettonica che solo chi ha attraversato il decennio reaganiano senza farsi domande può padroneggiare.</p>



<p>Ai piedi: le scarpe da barca color miele, consumate nei punti giusti, perché le consumiamo noi che andiamo in barca — anche se l’ultima volta che è salito su una barca era il 1994, un pedalò a Rapallo, e ha quasi rovesciato tutto perché il rum al bar aveva avuto la meglio sulle previsioni del moto ondoso.</p>



<p>L’insieme trasmette un messaggio chiaro: sono un uomo che ha avuto successo, che frequenta ambienti nautici, che appartiene a un certo mondo. Il fatto che si trovi a Rosolina Mare — l’elegante perla del Delta del Po, dove il mare è piatto come l’autostima di chi ci passa agosto — non turba minimamente questa narrazione. L’autoconvinzione è un muscolo: lui lo allena da decenni.</p>



<p>Cammina verso l’ombrellone con quella falcata leggermente oscillante che i maschi della specie adottano quando vogliono trasmettere disinvoltura e trasmettono invece un’anca destra problematica. Saluta il bagnino con familiarità eccessiva, chiama qualcuno per nome a voce alta dall’altra parte dello stabilimento, scuote la testa verso il mare come a valutare condizioni meteo che non cambieranno e che lui non potrebbe valutare comunque.<br>Si sistema l’ombrellone. Lo regola. Lo regola di nuovo. Controlla la direzione del vento. Consulta l’app meteo. Guarda il cielo. Guarda il mare. Guarda l’app meteo di nuovo. L’app e il cielo non sono d’accordo: lui si fida dell’app. Il cielo ha torto.<br>Poi tira fuori il libro — rigorosamente un thriller americano degli anni Novanta, Tom Clancy o Grisham, o al massimo un Follett comprato in aeroporto nel 2003 e mai finito — lo apre alla stessa pagina di sempre e non lo legge. Perché il libro non è per leggere: è per comunicare che è il tipo di persona che legge. Diversamente dal vicino di ombrellone che guarda il telefono tutto il giorno — barbaro, incivile — lui porta i libri in spiaggia. Che poi non li legga è un dettaglio biografico, non un dato culturale.</p>



<p>Lei arriva qualche passo dopo, con la postura di chi porta un fardello invisible ma pesante: quello di essere sempre, in ogni circostanza, appena un po’ meglio di quello che il contesto richiederebbe.</p>



<p>È abbronzata. Molto abbronzata. Abbronzata come lo erano le persone negli anni in cui l’abbronzatura era ancora un segno di salute e non un argomento di dermatologo. L’abbronzatura è stata curata, costruita, stratificata nel corso di settimane con la dedizione con cui un pittore prepara la superficie per la tempera: prima la base, poi le sedute progressive, poi l’autoabbronzante nei punti che il sole non raggiunge, poi il confronto con l’abbronzatura dell’anno scorso per stabilire se si è in linea con gli obiettivi stagionali. È abbronzata anche nei posti in cui non dovrebbe esserlo. È abbronzata in modo che, in certi momenti, alla luce laterale del tardo pomeriggio, ha la tonalità cromatica di un baccalà sotto sale portato al limite estremo della sua esperienza sensoriale.<br>Sul viso, il trucco. Il trucco in spiaggia. Fondotinta, mascara, rossetto — non vistoso, intendiamoci: sofisticato. Sfumato con cura prima di scendere in spiaggia, perché non si sa mai chi si incontra, perché lei non è il tipo che «lascia andare», perché c’è una reputazione da mantenere anche a Rosolina Mare di fronte al chiosco dei granchi fritti. Il sole, nel corso della mattina, scioglie tutto quanto con quella democrazia implacabile che solo l’astro solare sa esercitare, creando effetti che i pittori espressionisti avrebbero trovato interessanti. Lei lo sa, ha uno specchietto nella borsa, interviene periodicamente, non si arrende.<br>Il botox ha fatto il suo lavoro diligente. La fronte è ferma come un comunicato governativo. Le sopracciglia, un tempo mobili e espressive, hanno raggiunto una posizione che sembra definitiva, come certi trattati internazionali: non si modificano, si prendono atto. Sorride, e il sorriso parte correttamente dalla bocca, si propaga verso gli zigomi, poi si ferma — come un’ondata che arriva a riva e non ha più energia per salire oltre. È un sorriso sincero intrappolato in un’architettura che ha sviluppato un’autonomia propria. Kafkiano, in un certo senso. Sicuramente costoso.</p>



<p>Veste animalier. Pareo leopardato, top zebrato, cappello con stampa pitone. Non uno di questi: tutti e tre insieme, sovrapposti con quella logica interna che sfugge all’occhio esterno ma che lei vive come un sistema coerente. L’animalier per lei non è una moda: è una filosofia, una dichiarazione di carattere, un modo di dire al mondo — e in particolare alle cinquantenni dello stabilimento vicino — io non mi sono arresa, sono ancora qui, sono ancora una pantera. Il fatto che le pantere non frequentino Rosolina Mare, e che le poche che ci passino non indossino il pareo, è una dissonanza che non la turba.</p>



<p>Verso le dodici e mezza, lo stabilimento balneare accende il DJ set.</p>



<p>Questo è il momento cruciale. Questo è il momento in cui l’archeologia balneare si trasforma in antropologia del lutto — non il lutto funereo, tetro, ma quel lutto festivo e vagamente allucinato che prende chi capisce che il mondo è andato avanti senza aspettarlo, e ha deciso che il problema è del mondo.<br>Il DJ — diciotto anni, cuffie, la serietà di chi opera su questioni di vita o di morte — attacca con qualcosa di contemporaneo. Qualcosa che batte, pulsa, si muove in modi che le neuroscienze del ritmo balneare ancora non hanno catalogato completamente.<br>Lui alza la testa dal Grisham che non sta leggendo; «Questo non è male», dice, con l’autorevolezza di chi ha acquistato dischi in vinile con cognizione di causa. «Ricorda un po’ gli Spandau Ballet.» Non ricorda gli Spandau Ballet. Non ricorda nulla degli Spandau Ballet. Ma lui lo ha detto, e quindi è diventato vero nel microclima dell’ombrellone.</p>



<p>Lei intanto tamburella sul lettino. Il ritmo non è esattamente quello della canzone, ma è un ritmo, e questo conta.</p>



<p>Poi succede. Il DJ, forse per scelta artistica, forse per pietà umana, forse perché ha trovato una playlist chiamata «Discoteca anni 80 per stabilimenti balneari», mette Lambada. O Vamos a la Playa. O qualcosa che appartiene a quella famiglia sonora che, per i presenti sopra i sessant’anni, funziona come un segnale di raduno tribale.</p>



<p>Si alzano tutti e due, contemporaneamente, con quella sincronia che solo l’abitudine coniugale trentennale produce: non si sono guardati, non si sono detti niente, si sono semplicemente alzati perché era l’ora di alzarsi. Vengono verso la riva. Lui si sistema il polo — il colletto è ancora su — lei aggiusta il pareo leopardato. Si posizionano sulla battigia con la sicurezza di chi ha ballato davvero, di chi ha frequentato le discoteche quando le discoteche erano ancora una cosa seria.</p>



<p>E ballano. Ballano come si ballava allora: lui con quel movimento del busto che nei decenni ha perso progressivamente l’articolazione originale e si è cristallizzato in qualcosa di simile a un derrick che estrae petrolio in condizioni di vento moderato; lei con le braccia che descrivono traiettorie nell’aria con la sicurezza dell’autodidatta convinta. C’è tutto il catalogo: il passo laterale, il punto fisso e la rotazione del bacino come se lo stessero avvitando con una chiave inglese, la mano offerta, il mezzo giro, il tentativo di qualcosa che negli anni Ottanta si sarebbe chiamato «latino» e che oggi ha la credibilità coreografica di un segnale stradale.</p>



<p>Il bello — e questa è la cosa che rende tutto commovente nel modo sbagliato — è che lo fanno con gioia. Non si vergognano. Non hanno dubbi. Ballano male, con quella baldanza che solo chi ha ballato tanto può avere: la baldanza di chi ha sbagliato in pubblico così tante volte da aver deciso che l’orrore è uno stile.</p>



<p>Ma il vero momento teologico arriva quando qualcuno nomina Ligabue.</p>



<p>Non la canzone giusta, non il pezzo di Ligabue che si conosce effettivamente fino alla fine: basta la parola. Basta che qualcuno, a un ombrellone vicino, dica «Ligabue» in un contesto qualsiasi — anche «ho comprato il prosciutto al Ligabue della Coop» — perché si accenda qualcosa. Uno sguardo, una luce negli occhi, un recupero di memoria muscolare che il presente non è riuscito a spegnere del tutto.<br>«Ah, il Liga», dice lui. E in quelle tre parole c’è tutto: la giovinezza, la Emilia, il magnum da un litro e duecento, i concerti in piazza con ventimila persone e quella sensazione fisica, bruciante, che la vita stesse per cominciare davvero e che cominciasse lì, esattamente lì, con quella canzone. «Urlando contro il cielo», dice lei, e non è più soltanto una canzone: è un’autobiografia.</p>



<p>Rimpiangono Ligabue come si rimpiange qualcosa che non è morto, che anzi fa ancora tournée, ma che appartiene ormai a un’altra versione di sé stessi che non abita più questo corpo e non abita più questo momento. Il Liga che rimpiangono non è Luciano Ligabue del 2026: è quello del 1993, quello del 1995, quello di quando loro avevano trent’anni e tutto era ancora davanti.</p>



<p>E mentre rimpiangono, ballano, male, sul DJ set che mette qualcosa di contemporaneo. Male, sulla battigia di Rosolina Mare. Male, con i pantaloni color albicocca e il pareo leopardato e le boat shoes e il Botox e il colletto alzato. Con una fedeltà commovente e irragionevole a una versione di sé stessi che il tempo ha reso mitologica.</p>



<p>La sera, mentre l’ombrellone viene chiuso con i riti consuetudinari — la sdraio ripiegata nel modo preciso che solo lui conosce, la borsa frigo contata, il controllo che non si sia dimenticato nulla anche se non si dimentica mai nulla — lui guarda il tramonto.</p>



<p>Lo guarda con quella soddisfazione silenziosa di chi ha trascorso una giornata come si deve. Mare, sole, musica, un po’ di ballo, qualche chiacchiera.<br>«Non è male, Rosolina», dice.<br>Lei annuisce. Sistema le cinghie della borsa. Aggiusta il cappello pitone.<br>«L’anno prossimo però andiamo in Liguria», aggiunge lei.<br>Lui sorride. «Hai ragione.»<br>Lo dicono ogni anno dal 2004.</p>



<p>Vanno al parcheggio. L’auto è una berlina di medio-alta gamma con il navigatore aggiornato a tre anni fa. Lui guida. Lei mette la musica: una playlist chiamata Classici Evergreen che inizia con A far l’amore comincia tu. Cantano insieme, senza vergogna, con tutta la voce che hanno.</p>



<p>È la cosa più autentica della giornata.</p>



<p>È, forse, l’unica.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/colletti-alzati-lambada-pareo-leopardato-e-sogni-abbronzati-lultima-resistenza-dei-boomer-da-spiaggia/">Colletti alzati, lambada, pareo leopardato e sogni abbronzati: l’ultima resistenza dei boomer da spiaggia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Antartide sotto zero? No, oltre 15 gradi: crollano i record e piove dove dovrebbe nevicare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e ricercatori presenti sul continente più freddo del pianeta.</p>



<p>Tra il 5 e il 6 giugno la base scientifica argentina di Esperanza, situata sulla penisola di Trinidad, all&#8217;estremità settentrionale dell&#8217;Antartide, ha registrato una temperatura di 15,4 gradi centigradi. Si tratta del valore più alto mai rilevato nel mese di giugno in quella località.</p>



<p>A evidenziarlo è José Luis Stella, meteorologo del Servizio meteorologico nazionale argentino, che sottolinea come il precedente record fosse di 13,3 gradi e risalisse al 1998. Un dato ancora più impressionante se confrontato con la temperatura massima media di giugno nella stessa area, che normalmente si attesta a -6,2 gradi.</p>



<p>L&#8217;ondata di caldo non ha riguardato soltanto Esperanza. Nello stesso periodo la base argentina di Marambio ha raggiunto gli 11,8 gradi, mentre la base di San Martin ha registrato 9,4 gradi. Valori eccezionali se si considera che le medie stagionali sono rispettivamente di -10,7 e -5,6 gradi.</p>



<p>Secondo gli esperti, alcune zone della Penisola Antartica hanno sperimentato temperature fino a 20 gradi superiori alla norma. Un fenomeno che ha portato al superamento di diversi record climatici e che sta modificando sensibilmente il paesaggio locale.</p>



<p>Raul Cordero, climatologo dell&#8217;Università di Groningen, evidenzia come a Esperanza le temperature massime giornaliere siano rimaste sopra lo zero per 21 giorni consecutivi. Una situazione che ha lasciato vaste aree dell&#8217;estremo nord dell&#8217;Antartide praticamente prive di neve.</p>



<p>Per gli studiosi non si tratta di un episodio isolato. Secondo Cordero, l&#8217;evento conferma una tendenza che potrebbe diventare sempre più frequente se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali.</p>



<p>Anche Thomas Caton Harrison del British Antarctic Survey ritiene che vi siano elementi significativi che collegano questi fenomeni al cambiamento climatico, pur sottolineando che in Antartide le dinamiche meteorologiche restano particolarmente complesse.</p>



<p>Gli esperti spiegano che in questa regione forti venti possono trasportare masse d&#8217;aria più calda, favorendo improvvisi aumenti delle temperature. Tuttavia, ciò che sta attirando l&#8217;attenzione degli scienziati sono soprattutto gli effetti sul territorio.</p>



<p>In molte aree le precipitazioni sono cadute sotto forma di pioggia anziché di neve, un fenomeno insolito per il periodo. Questo ha provocato deflussi d&#8217;acqua e la successiva formazione di strati di ghiaccio, alterando gli equilibri naturali degli ecosistemi polari.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero riguardare anche la fauna antartica. Gli studiosi segnalano possibili impatti sulle colonie di pinguini e sugli altri animali adattati a un ambiente dominato da neve e ghiaccio. Una trasformazione che rende ancora più evidente come il continente antartico stia diventando uno dei principali indicatori degli effetti del cambiamento climatico globale.</p>
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		<title>Mondiali, coprifuoco per le partite delle squadre nordafricane: Tolosa chiude il centro ai minori</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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<p>In vista dei Mondiali di calcio maschili, la città francese di Tolosa ha deciso di introdurre un coprifuoco notturno per i minori non accompagnati in occasione delle partite considerate più a rischio per l’ordine pubblico. Il provvedimento, annunciato dal sindaco Jean-Luc Moudenc, sarà applicato dalle 22 alle 5 del mattino in una zona delimitata del centro cittadino e riguarderà i ragazzi sotto i 16 anni che non siano accompagnati da un adulto.</p>



<p>L’ordinanza, definita “flessibile” dall’amministrazione comunale, sarà attivata solo per alcune gare selezionate in accordo con la prefettura. Tra queste figurano tutte le partite della nazionale francese, ma anche diversi incontri che coinvolgono squadre nordafricane, come Brasile-Marocco, Scozia-Marocco, Marocco-Haiti e Tunisia-Paesi Bassi.</p>



<p>Secondo il sindaco, l’obiettivo della misura è duplice: garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare gli stessi minori. Moudenc ha inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento della delinquenza giovanile registrato negli ultimi tempi nella quarta città più popolosa della Francia.</p>



<p>Alla base della decisione vi sono anche i disordini avvenuti il 30 maggio scorso, quando i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain nella finale di Champions League contro l’Arsenal degenerarono in episodi di vandalismo e violenza in diverse città francesi.</p>



<p>Per i tifosi è comunque prevista un’alternativa. Dalla fase dei quarti di finale sarà allestita una fan zone davanti allo stadio del Toulouse FC, con una capienza fino a 18.000 persone. Lo spazio sarà però riservato esclusivamente alle partite della nazionale francese.</p>



<p>Tolosa non è l’unica città ad aver adottato misure restrittive. Nei giorni scorsi anche Clermont-Ferrand ha annunciato un coprifuoco per i minori di 16 anni non accompagnati, valido dalle 23 alle 7 nel centro cittadino. In quel caso è prevista una sanzione di 150 euro per chi viola il divieto.</p>



<p>I Mondiali scatteranno giovedì sera con la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica. La Francia debutterà invece martedì prossimo contro il Senegal.</p>
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		<title>Arbitro dell’anno respinto dagli Usa per i Mondiali, e nel calcio mondiale stanno tutti zitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere uno dei protagonisti dei Mondiali 2026. Invece non potrà nemmeno entrare negli Stati Uniti. E mentre uno dei migliori arbitri africani viene escluso dal torneo per decisioni legate all&#8217;immigrazione, il mondo del calcio sembra scegliere il silenzio. A<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Doveva essere uno dei protagonisti dei Mondiali 2026. Invece non potrà nemmeno entrare negli Stati Uniti. E mentre uno dei migliori arbitri africani viene escluso dal torneo per decisioni legate all&#8217;immigrazione, il mondo del calcio sembra scegliere il silenzio.</p>



<p>A far discutere è il caso di Omar Abdulkadir Artan, 34 anni, arbitro somalo eletto miglior direttore di gara africano del 2025 e inserito dalla FIFA nella lista dei 52 arbitri designati per dirigere le partite dei Mondiali in programma dall&#8217;11 giugno al 19 luglio 2026.</p>



<p>Tre giorni prima dell&#8217;inizio del torneo, però, Artan è stato respinto all&#8217;ingresso negli Stati Uniti e non potrà partecipare alla competizione.</p>



<p>La notizia è stata confermata da fonti governative somale e successivamente dalla stessa FIFA, che ha ufficializzato la sua rimozione dall&#8217;elenco degli arbitri del torneo.</p>



<p>Secondo Ciise Aden Abshir, consigliere senior del Ministero della Gioventù e dello Sport della Somalia, la decisione rappresenta un duro colpo non solo per il diretto interessato ma anche per i principi che il calcio sostiene di difendere.</p>



<p>«È uno degli arbitri più rispettati dell&#8217;Africa», ha dichiarato il funzionario, aggiungendo che impedirgli di arbitrare «mina l&#8217;impegno del calcio per l&#8217;equità, il merito e lo spirito del fair play».</p>



<p>La FIFA, da parte sua, ha precisato di non intervenire nelle procedure di immigrazione dei Paesi ospitanti e di essere stata informata dalle autorità statunitensi che lo status dell&#8217;arbitro non sarebbe stato modificato. L&#8217;organizzazione ha ricordato che la decisione finale sulla concessione dei visti e sull&#8217;ammissione nel territorio nazionale spetta sempre al governo del Paese organizzatore.</p>



<p>Resta però il nodo principale: le ragioni ufficiali del respingimento non sono state rese note.</p>



<p>Secondo il governo somalo, Artan sarebbe stato in possesso di un visto valido. Sullo sfondo pesa però il clima politico tra Washington e Mogadiscio. La Somalia rientra infatti tra i Paesi colpiti dalle restrizioni ai viaggi verso gli Stati Uniti e negli ultimi mesi è tornata nel mirino dell&#8217;amministrazione del presidente Donald Trump.</p>



<p>La vicenda rischia così di trasformarsi in un caso politico oltre che sportivo. Perché se un arbitro selezionato per il più importante torneo calcistico del pianeta può essere escluso per motivi non chiariti, la domanda che molti si pongono è semplice: dov&#8217;è finita la tanto proclamata universalità del calcio?</p>



<p>Per ora, a parte qualche protesta proveniente dalla Somalia, dal mondo del pallone non sono arrivate prese di posizione significative. E il silenzio, in questo caso, rischia di fare ancora più rumore dell&#8217;esclusione stessa.</p>
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		<title>Il fenomeno underground che sta crescendo sotto gli occhi di Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:08:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Anita Guelfi Un parcheggio, della musica e una moltitudine di persone che muovono la testa a ritmo. A un primo sguardo potrebbe sembrare una scena qualsiasi di una serata estiva in periferia. In realtà, per chi conosce Vicenza e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Di Anita Guelfi</p>



<p>Un parcheggio, della musica e una moltitudine di persone che muovono la testa a ritmo. A un primo sguardo potrebbe sembrare una scena qualsiasi di una serata estiva in periferia. In realtà, per chi conosce Vicenza e le sue sottoculture musicali, quello spazio rappresenta qualcosa di molto più significativo: un punto di incontro, un laboratorio creativo a cielo aperto e, soprattutto, una comunità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1014" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12-1024x1014.jpeg" alt="" class="wp-image-367840" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12-1024x1014.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12-421x417.jpeg 421w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12-100x99.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12-846x838.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-14.22.12.jpeg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mercoledì 27 maggio Rimerie Vicentine, una delle realtà più giovani e dinamiche del panorama culturale vicentino, ha celebrato i suoi tre anni di attività con una serata speciale all&#8217;insegna della convivialità, della musica e di ciò che sa fare meglio: il freestyle.</p>



<p>Nata nel 2023 dall&#8217;iniziativa di un gruppo di appassionati, Rimerie Vicentine si è posta fin dall&#8217;inizio un obiettivo semplice ma ambizioso: creare un luogo di aggregazione stabile per chi ama il freestyle rap. In una città dove spesso le occasioni di incontro legate alla cultura Hip Hop sono sporadiche o frammentate, il collettivo ha saputo costruire nel tempo un appuntamento costante, capace di attirare persone provenienti non solo da Vicenza, ma da tutto il Veneto e, in alcune occasioni, anche da altre regioni.</p>



<p>In tre anni la community è cresciuta in modo significativo, intrecciando rapporti con numerose realtà italiane dedicate all&#8217;improvvisazione rap. I membri di Rimerie partecipano regolarmente a eventi, contest e jam organizzati in altre città, contribuendo a creare una rete di relazioni che supera i confini provinciali. È proprio questa capacità di fare comunità uno degli aspetti più interessanti del progetto: un gruppo autogestito che continua a espandersi grazie alla partecipazione spontanea di chi ne fa parte.</p>



<p>A distinguere Rimerie Vicentine da molte altre realtà simili è anche la varietà di influenze che convivono al suo interno. Se il freestyle affonda le proprie radici nella cultura Hip Hop, tra i partecipanti si incontrano sensibilità musicali molto diverse: c&#8217;è chi arriva dal rap classico, chi dalla trap, chi dall&#8217;underground contemporaneo e chi porta riferimenti provenienti da generi apparentemente lontani. Il risultato è un ambiente creativo in continua trasformazione, dove linguaggi differenti si incontrano e si contaminano.</p>



<p>Ogni mercoledì sera il gruppo si ritrova dietro la zona commerciale di Schiavotto, lungo la Marosticana. Qui prende forma il consueto torneo settimanale: gli iscritti vengono inseriti in un tabellone organizzato direttamente sul posto e si sfidano in una serie di confronti basati su modalità e tecniche di improvvisazione differenti. A decretare i vincitori non è soltanto una giuria, che cambia di settimana in settimana, ma anche il pubblico presente, chiamato a esprimere il proprio giudizio e a contribuire all&#8217;andamento della serata.</p>



<p>Ridurre tutto questo a una semplice competizione, però, sarebbe fuorviante. Chi frequenta Rimerie sa che l&#8217;aspetto agonistico convive con una forte dimensione sociale. Le persone arrivano per mettersi alla prova, certo, ma anche per ascoltare, confrontarsi e trascorrere del tempo insieme. In un periodo storico in cui molti spazi di aggregazione spontanea stanno scomparendo, il valore di luoghi come questo appare ancora più evidente.</p>



<p>Non è un caso che il regolamento pubblico del collettivo ponga particolare attenzione al rispetto reciproco. «Ti accorgi di qualche comportamento strano? Parlane subito con qualcuno. Non stai bene? Chiedi aiuto, vogliamo un clima sereno per tutti. Per noi, rispetto e amicizia sono fondamentali». Parole che raccontano una realtà spesso distante dagli stereotipi che ancora accompagnano il freestyle e la cultura rap. Rimerie Vicentine si definisce infatti uno spazio aperto, contrario a qualsiasi forma di discriminazione e impegnato a garantire un ambiente accogliente per chiunque desideri partecipare.</p>



<p>La crescente attenzione ricevuta negli ultimi anni dimostra come il progetto abbia ormai conquistato un posto riconoscibile all&#8217;interno della scena culturale cittadina. Durante l&#8217;estate il collettivo sarà presente in numerosi festival e manifestazioni musicali del territorio. Tra gli appuntamenti più attesi figurano l&#8217;apertura del concerto della Sugo Gang al Lumen Festival il 26 giugno e la tappa vicentina del circuito Botte Da Orbi, prevista a settembre presso Parco Fornaci.</p>



<p>Più che un semplice ritrovo settimanale, Rimerie Vicentine rappresenta oggi un esempio di come una passione condivisa possa trasformarsi in una comunità reale, capace di creare relazioni, occasioni culturali e nuovi spazi di espressione. Se quest&#8217;estate vi capiterà di incrociare uno dei loro eventi, fermatevi qualche minuto ad ascoltare. Potreste scoprire che, dietro a un parcheggio e a qualche base musicale, si nasconde una delle esperienze collettive più vive della città.</p>



<p></p>
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		<title>Mondiali USA: niente cauzione di 15 mila dollari, ma tra visti, controlli ICE e rischio respingimento alla frontiera i tifosi stranieri farebbero meglio a guardarli in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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<p>Gli Stati Uniti hanno deciso di eliminare la cauzione da 15.000 dollari (circa 11.000 sterline) prevista per il rilascio del visto ai tifosi stranieri in possesso di biglietti per le partite dei Mondiali di calcio. La misura riguarda i cittadini di 50 Paesi che si recheranno nel Paese per assistere al torneo, co-organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico a partire dall’11 giugno.</p>



<p>Cinque dei Paesi inclusi nell’esenzione — Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Senegal e Tunisia — si sono già qualificati alla competizione. Secondo quanto dichiarato da Mora Namdar, Sottosegretario di Stato per gli Affari Consolari, la decisione rientra nella volontà di agevolare i tifosi con biglietto regolare, dopo l’introduzione del programma pilota che prevedeva il deposito come garanzia contro i soggiorni oltre la scadenza del visto.</p>



<p>Il Dipartimento di Stato aveva infatti introdotto la cauzione lo scorso anno con l’obiettivo di ridurre i casi di permanenza irregolare sul territorio americano. Il deposito sarebbe stato rimborsato al termine del soggiorno. Giocatori e staff erano già esentati, ma non i tifosi fino alla recente modifica.</p>



<p>La FIFA ha accolto positivamente la decisione, parlando di collaborazione con la Casa Bianca per la riuscita di un evento globale “da record e indimenticabile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Restano criticità per chi viaggia verso gli Stati Uniti</h3>



<p>Nonostante l’allentamento della misura economica, per molti tifosi stranieri il percorso verso i Mondiali negli Stati Uniti resta complesso e potenzialmente oneroso. Il costo complessivo del viaggio è infatti influenzato da diversi fattori: prezzi elevati dei voli intercontinentali nei periodi di grande afflusso, tariffe alberghiere in forte aumento nelle città ospitanti e disponibilità limitata di alloggi nelle settimane del torneo.</p>



<p>A questi elementi si aggiungono le procedure di ingresso negli Stati Uniti, considerate tra le più rigorose a livello globale. Negli ultimi anni sono state introdotte ulteriori verifiche sui viaggiatori, incluse richieste relative alla cronologia dei social media fino a cinque anni, nell’ambito dei controlli migratori e di sicurezza.</p>



<p>Organizzazioni per i diritti civili hanno segnalato che queste misure possono comportare ritardi nei visti, controlli approfonditi e, in alcuni casi, il rischio di diniego dell’ingresso. Vengono inoltre evidenziate possibili criticità legate a controlli selettivi, profilazione e intensificazione della sorveglianza alle frontiere.</p>



<p>Sul fronte della sicurezza interna, in alcune grandi città statunitensi resta un tema il livello di criminalità urbana e la gestione dei flussi di visitatori durante eventi di massa. Le autorità locali e federali prevedono comunque dispositivi di sicurezza rafforzati, con coordinamento tra polizia, servizi federali e organizzatori del torneo.</p>



<p>Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’attività delle autorità migratorie, in particolare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che applica i controlli sul rispetto delle condizioni di soggiorno. In caso di irregolarità legate al visto o alla permanenza oltre i termini consentiti, sono possibili provvedimenti che possono includere fermo amministrativo e procedure di espulsione.</p>



<p>Al momento, restano esclusi dalle nuove facilitazioni alcuni Paesi come Iran e Haiti, mentre cittadini di altre nazioni — tra cui Costa d’Avorio e Senegal — potrebbero comunque essere soggetti a restrizioni parziali nell’ambito delle norme di viaggio vigenti.</p>



<p>In questo quadro, l’eliminazione della cauzione rappresenta un alleggerimento dei costi iniziali, ma non elimina le criticità complessive legate all’accesso, ai controlli e alle spese di viaggio per i tifosi diretti ai Mondiali negli Stati Uniti.</p>
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		<title>100 anni di Marilyn, a Palm Springs spuntano 1.037 imbarazzanti sosia nel maxi raduno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 15:03:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se Marilyn Monroe fosse stata presente, probabilmente avrebbe faticato a riconoscere la vera Marilyn in mezzo a tutte le altre. A Palm Springs, in California, ben 1.037 persone si sono presentate con parrucche bionde e iconici abiti bianchi per celebrare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Se Marilyn Monroe fosse stata presente, probabilmente avrebbe faticato a riconoscere la vera Marilyn in mezzo a tutte le altre. A Palm Springs, in California, ben 1.037 persone si sono presentate con parrucche bionde e iconici abiti bianchi per celebrare quello che sarebbe stato il centesimo compleanno della leggenda di Hollywood, nata il 1° giugno 1926.</p>



<p>L’evento ha stabilito il nuovo record mondiale per il più grande raduno di persone vestite da Marilyn Monroe. Il precedente primato apparteneva all’Australia, dove nel 2020 si erano riuniti 254 sosia dell’attrice. Questa volta il record è stato polverizzato proprio in una delle località più legate alla sua storia personale.</p>



<p>La scelta di Palm Springs non è casuale. La città californiana è infatti considerata da molti una sorta di rifugio delle star di Los Angeles. Come ha spiegato la giornalista Candice Mahout di TF1, Palm Springs rappresenta «una sorta di Deauville di Hollywood», il luogo dove molte celebrità trascorrevano i fine settimana lontano dalla città.</p>



<p>Fu proprio qui che la giovane Marilyn venne notata dall’impresario Johnny Hyde e dove furono realizzati alcuni dei suoi primi servizi fotografici a bordo piscina, immagini che contribuirono a lanciare la sua carriera.</p>



<p>A cento anni dalla nascita e a 64 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1962 quando aveva soltanto 36 anni, il mito di Marilyn Monroe continua a esercitare un fascino straordinario. Nonostante una carriera durata appena diciassette anni, l’attrice resta una delle figure più influenti e riconoscibili della storia del cinema.</p>



<p>La sua immagine continua infatti a ispirare libri, film, documentari e riferimenti culturali in tutto il mondo. Anche sul piano economico il suo nome mantiene un valore notevole: nel 2023 Marilyn Monroe occupava ancora il dodicesimo posto nella classifica delle celebrità defunte con i maggiori guadagni stilata da Forbes, con introiti stimati in 10 milioni di dollari. Nella graduatoria figurava dietro a Michael Jackson ma davanti a Albert Einstein.</p>



<p>A giudicare dalle 1.037 Marilyn che hanno invaso Palm Springs, il suo posto nell’immaginario collettivo sembra ancora ben lontano dall’essere messo in discussione.</p>
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		<title>L’italiano medio e il miracolo di sapere tutto senza aver mai aperto un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:28:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’italiano medio e il peso insostenibile della propria cultura. (Ovvero: come sapere tutto senza aver mai imparato niente) Di Alessandro Cammarano Esiste una figura mitologica che percorre i salotti, i bar, i social network e le tavolate di questo paese<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’italiano medio e il peso insostenibile della propria cultura. (Ovvero: come sapere tutto senza aver mai imparato niente)</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Esiste una figura mitologica che percorre i salotti, i bar, i social network e le tavolate di questo paese con la sicurezza implacabile di chi non ha mai avuto un dubbio in vita sua. Non è un intellettuale — ci mancherebbe, quello è un termine sospetto, quasi un insulto. È qualcosa di più raro e prezioso: è l’Italiano Medio Colto, ovvero uno che non ha letto niente ma sa tutto, non ha visto niente ma giudica tutto, non ha mai messo il naso fuori dalla propria provincia ma è pronto a spiegare il mondo intero con la competenza silenziosa di un oracolo in pantofole.</p>



<p>Quello che segue è un breve catalogo — necessariamente incompleto — delle sue specialità.</p>



<p><strong>L’arte</strong></p>



<p>“L’arte? Noi italiani ce l’abbiamo nel sangue.”</p>



<p>Magnifico. Straordinario. E come si manifesta, questo sangue arterioso e rinascimentale? In genere con una visita al Colosseo fatta alle medie, in gita scolastica, con la professoressa che urlava dietro a Mirko che aveva tirato una bottiglietta. Da allora, l’Arte è un argomento su cui l’Italiano Medio si esprime con l’autorevolezza di un soprintendente, pur non essendo mai entrato in un museo volontariamente, pur non avendo mai aperto un catalogo, pur confondendo stabilmente il Mantegna con il Caravaggio e Caravaggio con “quello dei chiaroscuri, sai, quello lì”. Ma siccome è nato a settanta chilometri da Firenze — o da Roma, o da Venezia, la geografia varia ma il meccanismo è identico — ritiene di aver assorbito per osmosi geografica quello che altri hanno studiato per decenni. È come se un francese sostenesse di saper cucinare perché è nato in un paese con un McDonald’s.</p>



<p><strong>La cucina</strong></p>



<p>“La nostra cucina è la migliore del mondo. Punto.”</p>



<p>E fin qui, volendo essere generosi, si potrebbe anche soprassedere. Il problema è il passaggio successivo, quello che trasforma un’opinione legittima in un atto di fede tribale impermeabile a qualsiasi evidenza. L’Italiano Medio difende la cucina italiana con il furore di un martire, poi va a fare la spesa all’hard discount, compra la pasta da novantanove centesimi al chilo, il parmigiano “tipo grana” in busta sottovuoto, il pomodoro in scatola che sa vagamente di ruggine, e cucina tutto insieme con la soddisfazione di chi ha appena eseguito una ricetta di Escoffier. Il ragù lo fa con la carne macinata mista comprata in offerta, lo lascia sul fuoco venti minuti, e poi lo serve agli ospiti spiegando che “il segreto è il soffritto, bisogna avere pazienza.” La pazienza. Venti minuti. Capolavoro.</p>



<p>Il vino</p>



<p>“Il vino italiano è il migliore del mondo. I francesi ci copiano.”</p>



<p>L’Italiano Medio beve vino in brick. Non è una critica al vino da cinquanta centesimi al litro, ci mancherebbe: è una bevanda onesta per quello che costa. La critica è che beve roba da poco e contemporaneamente si erge a difensore della viticoltura italiana contro le incursioni dei Bordeaux, come se stesse proteggendo un patrimonio che conosce da dentro. Sa distinguere un Barolo da un Brunello? No. Sa cosa significa “tannino”? Vagamente, è “quella cosa aspra”. Ha mai visitato una cantina? Sì, una volta, in gita aziendale, e ha soprattutto mangiato il salame. Ma sulla superiorità del vino italiano non transige: è una questione di principio, e i principi, si sa, non richiedono conoscenze specifiche.</p>



<p><strong>La letteratura</strong></p>



<p>“Dante, Leopardi, Manzoni — mica scemi.”</p>



<p>No, infatti. Ma Dante, Leopardi e Manzoni li ha letti? “Alle superiori.” I Promessi sposi interi? Silenzio, poi: “Beh, qualche capitolo, poi è lunga.” Leopardi? “L’infinito la so.” Tutta? “Sì, quella dell’orizzonte.” Dante? “L’Inferno, i primi canti.” Quelli che ha fatto la professoressa, insomma. Da allora, la letteratura italiana vive in una bolla fuori dal tempo, un pantheon intoccabile di geni morti che giustifica l’assenza totale di lettura nel presente. I romanzi contemporanei italiani non li legge perché “non scrivono più come una volta.” Quelli stranieri non li legge perché “preferisco l’italiano.” In pratica, non legge. Ma ha Dante nel sangue, e questo, evidentemente, basta.</p>



<p><strong>La musica classica</strong></p>



<p>“Verdi, Puccini — roba nostra. Il melodramma l’abbiamo inventato noi.”</p>



<p>Verissimo, per inciso. Peccato che l’ultima volta che l’Italiano Medio abbia sentito Verdi dal vivo fosse a Natale, in televisione, perché davano il Concerto dell’Anno Nuovo — che è viennese, ma lasciamo perdere. L’opera, nella sua esperienza concreta, è una cosa che esiste in astratto, come la Costituzione o il rispetto dei turni allo stop: la si evoca con orgoglio, non la si pratica. Andare a teatro costa, è vero. Ma soprattutto annoia, e richiede di stare seduti in silenzio per quattro ore senza guardare il telefono, il che per l’Italiano Medio è equiparabile a una forma di tortura medioevale. Però Pavarotti, quello sì. Nessun Night I’ll forget. Anzi: no, aspetta — Nessun dorma. Uguale.</p>



<p><strong>Il cinema</strong></p>



<p>“Il cinema italiano non lo fa più nessuno come una volta. Fellini, Visconti, De Sica.”</p>



<p>Sacrosanto. Dopodiché, l’Italiano Medio non è andato al cinema a vedere un film italiano dagli anni di Quo Vado? — e anche lì, aveva i popcorn e guardava il telefono durante i dialoghi. Fellini lo ha visto? No, Fellini è “lento”. Visconti? “Troppo lungo, poi non si capisce.” De Sica? “Ah, Ladri di biciclette, quello lo conosco” — e lo conosce nel senso che sa che esiste, che è in bianco e nero, e che c’è una bicicletta. Trama, contesto storico, regia, fotografia: tutto ciò che si trova esattamente nel documentario di RaiStoria andato in onda tre volte e mai visto. Ma il cinema italiano è morto, questo è certo. E la colpa è “dei produttori”. O “dei giovani”. O “dei critici”. L’Italiano Medio non è mai colpevole: è sempre il pubblico degli altri.</p>



<p><strong>I documentari</strong></p>



<p>Non li guarda. Questo non è un giudizio: è un dato strutturale. Il documentario è “pesante”, è “deprimente”, è “roba da intellettuali” — eccolo di nuovo, quell’insulto. L’Italiano Medio si informa guardando i talk show alle undici di sera, dove quattro persone urlano contemporaneamente su argomenti che nessuno dei quattro conosce, in un formato che ha lo stesso rapporto con l’informazione che il Cicchetto di bellezza ha con la dermatologia. Poi il giorno dopo ha un’opinione formata, solida, inamovibile su immigrazione, economia, politica estera, cambiamento climatico e riforma del catasto. Un’opinione che guarda caso coincide perfettamente con quella dell’ultimo che ha urlato più forte.</p>



<p><strong>I viaggi</strong></p>



<p>“Ho girato tutta Italia, io.”</p>



<p>Ha girato la Toscana in agosto, ha visto il mare in Puglia, è stato a Roma due volte — una per lavoro, una per un matrimonio — e una estate ha spinto fino a Bolzano perché “voleva vedere le montagne”. Questo, nella sua cosmogonia personale, equivale a essere un viaggiatore. L’estero è una categoria che esiste ma genera diffidenza: “Si mangia male”, sentenzia, lui che ha mangiato male anche a Napoli perché ha scelto la pizzeria con la foto plastificata sul menù. Se spinto, ammetterà di essere stato a Barcellona — “Bellissima, ma sporca” — e a Parigi — “Bella, ma i francesi sono antipatici e ci trattano male perché non parliamo francese”, il che è una critica sorprendente da parte di qualcuno che in trent’anni non ha mai aperto un libro di lingua straniera. Lingue, del resto, che “non servono”: “Parlano tutti inglese.” Lui, però, non parla inglese.</p>



<p><strong>La storia</strong></p>



<p>“Noi abbiamo avuto l’Impero romano. Prima che esistesse il resto del mondo, c’eravamo già noi.”</p>



<p>Giusto, tecnicamente, se si sorvola sul fatto che la parola “noi” in relazione all’Impero romano è una di quelle licenze storiche che farebbero impallidire qualsiasi storico. L’Italiano Medio è discendente spirituale di Cesare nello stesso modo in cui un abitante dell’Inghilterra contemporanea è discendente dei Vichinghi: cioè, non lo è affatto, ma ci tiene lo stesso. La storia concreta — quella con le date, i contesti, le cause, gli effetti — non è esattamente il suo forte. Sa che c’era Giulio Cesare, che è morto il 15 marzo, che c’entrano i pugnali. Sa che c’era Mussolini, e su quello preferisce non approfondire perché “ha anche fatto cose buone”; le solite, mitologiche, vaghe, mai specificate cose buone che ogni dittatore sembra aver fatto nell’immaginario collettivo. Sa che c’era la guerra, che è finita male. Il resto è “roba del passato.”</p>



<p><strong>Il design e la moda</strong></p>



<p>“Il design? L’abbiamo inventato noi. La moda? Tutta roba nostra.”</p>



<p>Verissimo, in larga parte. E l’Italiano Medio lo rivendica indossando una felpa comprata in all’area di sosta in autostrada, seduto su un divano di provenienza imprecisata, in un appartamento arredato con mobili da grande distribuzione svedese. Il bello è questo: la rivendicazione dell’eccellenza italiana nel design è tanto più accorata quanto più è distante dall’esperienza vissuta di chi la fa. Il made in Italy è un’identità, non una pratica. Si porta come uno stemma, non come una scelta quotidiana. Si difende a parole, poi si compra dove costa meno, poi si deplora che le aziende italiane chiudano. Il cerchio si chiude sempre, con la stessa incolpevole circolarità</p>



<p><strong>Nota finale</strong></p>



<p>Questo paese ha prodotto alcune delle menti più straordinarie della storia umana. Ha inventato, dipinto, scritto, composto, costruito, scoperto e scolpito cose che il resto del mondo continua a studiare con ammirazione genuina. Il problema non è l’eredità. Il problema è che l’Italiano Medio ha trasformato quell’eredità in un comodo divano su cui sedersi, convinto che il merito altrui, accumulato nei secoli, sia in qualche modo trasferibile per diritto di nascita.</p>



<p>Non lo è.</p>



<p>Ma questa è una notizia che, con ogni probabilità, non cambierà niente, perché per recepirla bisognerebbe, almeno una volta, smettere di parlare e cominciare ad ascoltare. E quello, francamente, non è mai stato il forte di nessuno.</p>



<p>Tantomeno nostro.​​​​​​​​​​​​​​​​</p>



<p></p>
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		<title>Polonia, torna in servizio l&#8217;autobus 666 verso Hel: tra marketing, inferno e polemiche religiose</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra uno scherzo, ma è tutto vero: la controversa linea di autobus numero 666 diretta verso la località balneare polacca di Hel è stata rimessa in servizio, riaccendendo curiosità, ironia e anche qualche protesta. La compagnia FlixBus ha infatti annunciato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Sembra uno scherzo, ma è tutto vero: la controversa linea di autobus numero 666 diretta verso la località balneare polacca di Hel è stata rimessa in servizio, riaccendendo curiosità, ironia e anche qualche protesta.</p>



<p>La compagnia FlixBus ha infatti annunciato il ritorno del collegamento ribattezzato “Autostrada per Hel”, una tratta lunga circa 13 ore che collega Cracovia alla penisola di Hel, passando per importanti città come Varsavia.</p>



<p>Il servizio era già esistito in passato sotto gestione locale, ma era finito al centro delle polemiche per la combinazione ritenuta “satanica” del numero 666 con il nome della destinazione Hel, che in inglese richiama la parola “inferno”. A seguito delle proteste di alcuni gruppi religiosi conservatori, nel 2023 la linea era stata rinumerata 669.</p>



<p>Ora il ritorno al numero originario 666 viene spiegato apertamente come una scelta di marketing. Il portavoce della compagnia Aleksander Kalenik ha infatti dichiarato alla televisione polacca TVN24 che la numerazione è stata utilizzata “deliberatamente come elemento di comunicazione per aumentare la visibilità della tratta turistica”.</p>



<p>Non tutti però hanno accolto la novità con entusiasmo. In passato alcune associazioni religiose avevano accusato il servizio di “diffondere simboli satanici”, facendo riferimento al fatto che, nella tradizione biblica, il 666 è il “numero della bestia”, mentre il nome Hel richiama foneticamente l’inglese “hell”.</p>



<p>La località di Hel, situata sulla sottile penisola omonima nel nord della Polonia, resta comunque una delle mete turistiche più frequentate della costa del Mar Baltico, apprezzata per le spiagge sabbiose e il santuario delle foche.</p>



<p>Tra provocazione, strategia commerciale e polemiche culturali, il bus 666 torna dunque a percorrere la sua “autostrada per Hel”, confermandosi uno dei collegamenti più discussi – e probabilmente più pubblicizzati – d’Europa.</p>



<p></p>
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		<title>TESSUTI PREGIATI E RICAMI AUTENTICI: LA MODA DEL MAROCCO ARRIVA A VICENZA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 08:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tessuti pregiati, ricami autentici e ispirazioni sartoriali: sono questi fiori all’occhiello di Atelier Mhaijir, il nuovo negozio di abbigliamento in stile marocchino, sia tradizionale che moderno, firmato da Fatima Mhaijir, che ha aperto da poco i battenti in Viale dal<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Tessuti pregiati, ricami autentici e ispirazioni sartoriali: sono questi fiori all’occhiello di Atelier Mhaijir, il nuovo negozio di abbigliamento in stile marocchino, sia tradizionale che moderno, firmato da Fatima Mhaijir, che ha aperto da poco i battenti in Viale dal Verme 47 a Vicenza. Servizio di Laura Campagnolo.</p>



<p><br></p>



<p><br><br><br></p>
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		<title>Barbecue e caldo estivo: gli errori da evitare per cucinare in sicurezza ed evitare sostanze tossiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:37:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo delle prime giornate di caldo intenso, cresce la voglia di grigliate all’aperto, un’abitudine sempre più diffusa durante la stagione estiva. Tuttavia, alcune pratiche comuni durante la cottura alla brace possono comportare rischi per la salute, legati alla formazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Con l’arrivo delle prime giornate di caldo intenso, cresce la voglia di grigliate all’aperto, un’abitudine sempre più diffusa durante la stagione estiva. Tuttavia, alcune pratiche comuni durante la cottura alla brace possono comportare rischi per la salute, legati alla formazione di sostanze nocive e alla contaminazione degli alimenti.</p>



<p>Uno dei principali problemi riguarda il contatto diretto tra grasso e fiamma. Quando il grasso della carne cade sulle braci incandescenti, si genera del fumo che risale e si deposita sugli alimenti. In questo processo si possono formare <strong>composti potenzialmente tossici</strong> che finiscono sulla superficie della carne. Per ridurre il rischio, è consigliabile eliminare il grasso in eccesso prima della cottura e, quando possibile, utilizzare barbecue progettati in modo da evitare che il grasso coli direttamente sulla fonte di calore.</p>



<p>Un altro aspetto critico è il contatto diretto tra fiamma e cibo. La presenza di fiammate durante la cottura può portare alla formazione di uno strato superficiale sulla carne considerato non salutare. Per prevenire questo fenomeno è importante mantenere una distanza adeguata tra alimento e brace: le indicazioni tecniche suggeriscono che la griglia dovrebbe essere posizionata a una distanza sufficiente dalle braci per evitare il contatto diretto con le fiamme. Nei modelli dotati di coperchio, l’utilizzo dello stesso aiuta a stabilizzare la temperatura e a limitare la formazione di fiammate.</p>



<p>Particolare attenzione va posta anche al tipo di combustibile utilizzato. Il carbone più adatto è quello purificato, che produce meno fumo e contiene meno residui. L’utilizzo di legna non idonea, soprattutto se trattata o verniciata, è sconsigliato perché può rilasciare sostanze chimiche durante la combustione che rischiano di trasferirsi agli alimenti.</p>



<p>Anche gli accendifuoco richiedono attenzione: sia solidi che liquidi o in gel devono essere completamente consumati prima di iniziare la cottura, per evitare contaminazioni del cibo.</p>



<p>Infine, un errore frequente riguarda la gestione degli utensili e delle superfici di lavoro. L’uso degli stessi strumenti per carne cruda e cotta o lo stesso piatto per entrambe le fasi può favorire la contaminazione incrociata. È quindi fondamentale separare sempre gli strumenti utilizzati per gli alimenti crudi da quelli destinati al cibo già cotto, riducendo il rischio di intossicazioni alimentari dovute alla presenza di batteri o virus.</p>



<p>La corretta gestione della grigliata, quindi, non riguarda solo il gusto ma anche la sicurezza alimentare, soprattutto nei periodi di caldo intenso in cui le abitudini all’aperto diventano più frequenti.</p>
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		<title>Case da pazzi&#8230; in Cina: demolita abitazione stile “Studio Ghibli” di 10 piani costruita senza permessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 09:43:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel villaggio di Xingyi, nella provincia sud-occidentale cinese del Guizhou, le autorità hanno demolito una singolare abitazione di dieci piani che negli anni era diventata una vera e propria attrazione turistica, paragonata da molti visitatori ai mondi immaginari dello Studio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nel villaggio di Xingyi, nella provincia sud-occidentale cinese del Guizhou, le autorità hanno demolito una singolare abitazione di dieci piani che negli anni era diventata una vera e propria attrazione turistica, paragonata da molti visitatori ai mondi immaginari dello Studio Ghibli.</p>



<p>La struttura, nata come un normale bungalow in pietra, era stata trasformata dal proprietario Chen Tianming in un edificio piramidale composto da stanze sovrapposte, costruite progressivamente nell’arco di circa otto anni. Un progetto personale costato circa 200.000 yuan (circa 29.000 dollari), che aveva attirato curiosi e turisti da tutta la regione.</p>



<p>Secondo quanto riportato, la casa è stata riportata al suo stato originario in poche ore. Le autorità locali hanno giustificato l’intervento sostenendo l’assenza dei necessari permessi di costruzione e la presenza di potenziali rischi per la sicurezza dell’edificio, sorretto anche da impalcature in bambù.</p>



<p>La vicenda si inserisce in una lunga tensione tra il proprietario e le autorità del villaggio. Il terreno su cui sorgeva l’abitazione rientrava infatti in un’area interessata da un progetto di riqualificazione turistica avviato già nel 2018, che aveva portato alla demolizione di gran parte del villaggio. La famiglia di Chen si era però rifiutata di lasciare la proprietà, dando avvio alla progressiva costruzione verticale della casa.</p>



<p>Nel corso degli anni, l’edificio era diventato noto come una delle cosiddette “case dei chiodi”, abitazioni simbolo di resistenza ai progetti di sviluppo immobiliare. Le autorità avevano più volte minacciato la demolizione, fino all’ordine definitivo arrivato nei giorni scorsi, che imponeva lo sgombero entro una precisa scadenza.</p>



<p>Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, Chen e i suoi genitori sono stati allontanati dall’abitazione mentre venivano avviate le operazioni di abbattimento. Il proprietario ha dichiarato di voler valutare azioni legali per contestare la demolizione, affermando di non escludere un tentativo di recupero della struttura.</p>



<p>Per molti visitatori, la casa rappresentava un’architettura fuori dagli schemi, quasi sospesa tra realtà e fantasia. Per le autorità, invece, si trattava di una costruzione abusiva da rimuovere.</p>
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		<title>Gonorrea e sifilide ai massimi storici in Europa: record di contagi, allarme degli esperti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:17:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo allarme sanitario in Europa per le infezioni sessualmente trasmissibili. Secondo quanto riportato dalla BBC, gonorrea e sifilide hanno raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, con numeri record che preoccupano le autorità sanitarie europee. I<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nuovo allarme sanitario in Europa per le infezioni sessualmente trasmissibili. Secondo quanto riportato dalla BBC, gonorrea e sifilide hanno raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, con numeri record che preoccupano le autorità sanitarie europee.</p>



<p>I dati arrivano dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, European Centre for Disease Prevention and Control, che parla di una crescita costante delle infezioni e di “crescenti lacune nei test e nella prevenzione”.</p>



<p>La gonorrea ha registrato 106.331 casi nel 2024, con un aumento del 303% rispetto al 2015. Anche la sifilide è in forte crescita: i casi confermati sono saliti a 45.557, più del doppio rispetto a dieci anni fa.</p>



<p>Secondo l’ECDC, queste malattie possono provocare conseguenze molto serie se non curate. Tra le complicazioni segnalate ci sono infertilità, dolore cronico e, nel caso della sifilide, problemi neurologici e cardiovascolari.</p>



<p>Bruno Ciancio, responsabile dell’unità Malattie Trasmissibili e Vaccinabili dell’ECDC, ha spiegato che preoccupa soprattutto l’aumento dei casi di sifilide congenita, trasmessa dalla madre al neonato durante la gravidanza. Tra il 2023 e il 2024 i casi sarebbero quasi raddoppiati.</p>



<p>L’agenzia sanitaria europea invita quindi a rafforzare prevenzione e controlli: utilizzo del preservativo, test frequenti e diagnosi precoce restano gli strumenti principali per limitare la diffusione delle infezioni.</p>



<p>La Spagna è risultata il Paese europeo con il maggior numero di casi segnalati: 37.169 infezioni da gonorrea e 11.556 da sifilide nel solo 2024.</p>



<p>L’ECDC evidenzia inoltre che gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini restano il gruppo maggiormente colpito, ma cresce anche il numero di casi tra donne eterosessuali in età fertile.</p>



<p>La clamidia continua invece a essere l’infezione batterica sessualmente trasmissibile più diffusa in Europa, con 213.443 casi registrati nel 2024, anche se in lieve calo (-6%) rispetto al 2015.</p>



<p>Anche il Regno Unito, pur non partecipando più alla ricerca europea dopo la Brexit, segnala numeri elevati. Secondo i dati dell’agenzia sanitaria britannica, nel 2024 in Inghilterra sono stati registrati 71.802 casi di gonorrea, 9.535 di sifilide e 168.889 di clamidia.</p>



<p>Proprio il Regno Unito nel 2025 ha avviato la prima campagna vaccinale al mondo contro la gonorrea, dopo il record di oltre 85 mila casi registrato nel 2023.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi da non sottovalutare</h3>



<p>La gonorrea può causare dolore, perdite anomale e infiammazioni dei genitali, anche se in molti casi non presenta sintomi evidenti.</p>



<p>La sifilide invece può manifestarsi con ulcere nella zona genitale o della bocca, eruzioni cutanee, perdita di capelli e sintomi simili all’influenza. In entrambe le malattie i sintomi possono comparire e scomparire nel tempo, rendendo più difficile una diagnosi immediata.</p>



<p>Secondo il sistema sanitario britannico, National Health Service, entrambe le infezioni possono essere prevenute con l’uso corretto del preservativo e curate efficacemente con antibiotici, soprattutto se diagnosticate in fase precoce.</p>
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		<item>
		<title>Su Apple TV+ un nuovo thriller che ti incolla allo schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gioco di ricatti, identità e tensione psicologica nella serie in 10 episodi “Maximum Pleasure Guaranteed” è una di quelle serie che non si limitano a intrattenere: stringono lentamente la presa sullo spettatore fino a non lasciarlo più andare. Il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco di ricatti, identità e tensione psicologica nella serie in 10 episodi</h2>



<p>“Maximum Pleasure Guaranteed” è una di quelle serie che non si limitano a intrattenere: stringono lentamente la presa sullo spettatore fino a non lasciarlo più andare. Il nuovo thriller drammatico di Apple TV, composto da 10 episodi, mette al centro una storia di ricatti digitali, ambiguità morali e crescente paranoia contemporanea, sostenuta da un cast di altissimo livello guidato da Tatiana Maslany e Murray Bartlett.</p>



<p>Secondo la recensione firmata da Lucy Mangan per il <em>Guardian</em>, la serie è “coinvolgente, originale e impeccabile nel cast”, capace di costruire un crescendo di tensione intriso di umorismo nero e inquietudini moderne.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una trama che parte da un incontro online e precipita nel caos</h3>



<p>La storia ruota attorno a Paula (Tatiana Maslany), una donna recentemente divorziata e madre di una bambina, che si ritrova coinvolta in una spirale di eventi inquietanti dopo aver iniziato una relazione virtuale con Trevor (Brandon Flynn), un giovane camboy e presunto psicoterapeuta.</p>



<p>Quello che sembra un incontro personale si trasforma rapidamente in un incubo: durante una sessione online, Paula assiste all’irruzione di un uomo mascherato nell’appartamento di Trevor. L’aggressione, trasmessa in diretta, dà inizio a una catena di eventi sempre più ambigui, tra richieste di riscatto, minacce e apparenti manipolazioni.</p>



<p>La polizia liquida il caso come una possibile truffa, ma la situazione degenera quando Paula viene direttamente ricattata da presunti complici che la costringono a pagare per evitare conseguenze devastanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Indagine personale e paranoia crescente</h3>



<p>Ignorata dalle autorità, Paula decide di indagare da sola, seguendo indizi frammentari e informazioni raccolte durante i contatti con Trevor. La sua ricerca la porta sempre più in profondità in una rete di inganni e pericoli, fino a spingerla verso una porta socchiusa che potrebbe cambiare tutto.</p>



<p>La serie gioca costantemente con il dubbio: chi è vittima e chi manipola? E soprattutto, quanto è reale ciò che lo spettatore sta vedendo?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un cast impeccabile guidato da Maslany e Bartlett</h3>



<p>Il punto di forza della produzione è senza dubbio il cast. Tatiana Maslany offre una performance intensa e sfaccettata, incarnando perfettamente la fragilità e la determinazione di Paula. Murray Bartlett, nel ruolo di figura antagonista, aggiunge ulteriore ambiguità e tensione alla narrazione.</p>



<p>Brandon Flynn, nei panni di Trevor, diventa il fulcro di un personaggio costruito sull’ambiguità tra seduzione, vulnerabilità e sospetto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un thriller contemporaneo tra tecnologia e controllo</h3>



<p>“Maximum Pleasure Guaranteed” non è solo un thriller psicologico: è anche una riflessione sulle paure contemporanee legate alla sorveglianza, alla manipolazione digitale e alla perdita di controllo nella vita privata.</p>



<p>La serie alterna momenti di tensione pura a una lettura più profonda dei rapporti umani, esplorando il confine sempre più sottile tra realtà e costruzione narrativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un giudizio finale: tensione costante e qualità elevata</h3>



<p>Come sottolinea la critica, Apple TV scommette forte su questa produzione, e la scommessa sembra vinta. La serie mantiene un ritmo avvincente, una scrittura imprevedibile e una qualità generale elevata, capace di tenere lo spettatore incollato episodio dopo episodio.</p>



<p>“Maximum Pleasure Guaranteed” è, in definitiva, un thriller che mantiene ciò che promette: coinvolgimento massimo e suspense garantita.</p>



<p></p>
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		<title>All’asta i ricordi di Matthew Perry: dalle sceneggiature di “Friends” al suo orologio preferito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fan di Matthew Perry potranno presto portarsi a casa un pezzo della storia dell’attore che ha dato il volto all’indimenticabile Chandler Bing nella serie Friends. A partire dal 5 giugno saranno infatti messi all’asta oltre 130 oggetti personali appartenuti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>I fan di Matthew Perry potranno presto portarsi a casa un pezzo della storia dell’attore che ha dato il volto all’indimenticabile Chandler Bing nella serie Friends. A partire dal 5 giugno saranno infatti messi all’asta oltre 130 oggetti personali appartenuti alla star scomparsa nell’ottobre 2023 all’età di 54 anni.</p>



<p>L’iniziativa è stata organizzata con uno scopo benefico: il ricavato servirà a sostenere la Matthew Perry Foundation, creata dai familiari e dagli amici dell’attore dopo la sua morte. Perry aveva raccontato pubblicamente per anni la sua battaglia contro le dipendenze, trasformando la propria esperienza personale in un messaggio di aiuto e sensibilizzazione.</p>



<p>“Matthew credeva che la dipendenza dovesse essere affrontata con compassione e scienza, non con stigma e silenzio”, ha spiegato Lisa Kasteler Calio, amministratrice della fondazione. “Quest’asta sostiene il lavoro dell’organizzazione per ampliare l’accesso alle cure e combattere lo stigma. È un altro modo per garantire che nessuno debba affrontare questa malattia da solo”.</p>



<p>Tra gli oggetti più attesi figurano il suo orologio preferito, un tavolo da ping pong personalizzato a tema Batman e diversi cimeli legati proprio a “Friends”. In vendita anche un Emmy Award e un SAG Award ottenuti grazie al successo della sitcom, oltre a sceneggiature autografate da tutto il cast della serie.</p>



<p>Grande curiosità ruota soprattutto attorno alla sceneggiatura del primo episodio pilota, quando la serie aveva ancora il titolo provvisorio “Six of One”. Gli organizzatori ritengono che potrebbe raggiungere cifre molto elevate tra collezionisti e appassionati.</p>



<p>Perry era inoltre un appassionato collezionista d’arte e possedeva diverse opere di Banksy, alcune delle quali saranno incluse nell’asta organizzata da <a target="_blank" rel="noreferrer noopener" href="https://www.ha.com?utm_source=chatgpt.com">Heritage Auctions</a>.</p>



<p>Tra le esperienze speciali messe in palio compare anche un premio offerto da Warner Bros.: due biglietti per la première del film The Batman Part II con Robert Pattinson, le cui riprese sono iniziate recentemente.</p>



<p>La morte di Matthew Perry aveva dato origine anche a una lunga indagine giudiziaria negli Stati Uniti. Diverse persone sono state condannate in relazione alla fornitura di ketamina all’attore. Tra queste Jasveen Sangha, soprannominata “la regina della ketamina”, che ha ricevuto una condanna a 15 anni di carcere, mentre un ex produttore hollywoodiano è stato condannato a due anni di reclusione.</p>
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		<item>
		<title>Perché il coriandolo divide il mondo: per alcuni è fresco e agrumato, per altri sa di sapone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un ingrediente capace di accendere discussioni quasi filosofiche in cucina: il coriandolo. Amato da molti per il suo gusto fresco e agrumato, odiato da altri che lo descrivono senza mezzi termini come “saponoso”. E no, non è solo un’impressione:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>C’è un ingrediente capace di accendere discussioni quasi filosofiche in cucina: il coriandolo. Amato da molti per il suo gusto fresco e agrumato, odiato da altri che lo descrivono senza mezzi termini come “saponoso”. E no, non è solo un’impressione: dietro questa frattura gastronomica c’è anche una spiegazione scientifica. Quanti di voi, per esempio, sono stati nel Sud Est Asiatico ed hanno visto &#8216;fastidiosi&#8217; amici lamentarsi ad ogni comanda?</p>



<p>Il <strong>coriandolo</strong>, lo ricordiamo, è una pianta aromatica (Coriandrum sativum) appartenente alla famiglia delle Apiaceae, la stessa del prezzemolo e del finocchio. È una pianta “a doppio uso”: delle sue foglie si consumano i germogli freschi, dal sapore intenso e agrumato, mentre i semi essiccati vengono utilizzati come spezia dal gusto più caldo, leggermente dolce e speziato. In cucina è estremamente versatile e attraversa molte tradizioni gastronomiche del mondo. Le foglie fresche sono protagoniste nella cucina asiatica, soprattutto in India, Thailandia e Vietnam, dove arricchiscono curry, zuppe e piatti di noodle. Sono fondamentali anche nella cucina latinoamericana, in particolare messicana e peruviana, dove si trovano in salse come il guacamole o in piatti come tacos e ceviche. I semi, invece, sono molto usati nella cucina mediorientale, nordafricana e anche europea, ad esempio in miscele di spezie come il curry o per insaporire pane, insaccati e marinate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un’erba che divide: amore o disgusto</h3>



<p>Secondo alcune stime, circa il <strong>17% degli europei</strong> trova il coriandolo sgradevole, con una percezione che va dall’amaro al gusto di detersivo. Una sensazione così netta da trasformare un semplice piatto in un campo di battaglia culinario.</p>



<p>E mentre nei Paesi anglosassoni ci si divide su “pain au chocolat o chocolatine”, e in Italia sulle variazioni della pizza, il coriandolo resta uno dei temi più trasversali e… controversi al mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La spiegazione nei geni: il ruolo di OR6A2</h3>



<p>A dare una risposta al mistero ci pensa la scienza. Alcuni studi hanno individuato un possibile responsabile: il gene <strong>OR6A2</strong>, più attivo in alcune persone.</p>



<p>Questo gene è particolarmente sensibile alle <strong>aldeidi</strong>, composti chimici presenti nel coriandolo che contribuiscono al suo aroma. Il dettaglio curioso? Le stesse molecole si trovano anche in saponi e shampoo.</p>



<p>Ecco perché, per chi possiede una maggiore sensibilità a queste sostanze, il coriandolo non richiama erbe fresche o agrumi… ma ricorda piuttosto il bagno di casa.</p>



<p>Uno studio del 2012 sui gemelli identici ha rafforzato questa teoria: nell’80% dei casi, i gemelli condividono la stessa opinione sul coriandolo, segno che la predisposizione genetica ha un peso importante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Non solo DNA: conta anche la cultura</h3>



<p>Ma non è tutta questione di genetica. Anche l’ambiente e le abitudini alimentari giocano un ruolo decisivo.</p>



<p>In Europa il coriandolo è relativamente poco utilizzato, mentre in altre parti del mondo è protagonista assoluto della cucina. In Medio Oriente e in Asia meridionale, ad esempio, solo una piccola percentuale della popolazione lo rifiuta: circa il <strong>3% nei Paesi mediorientali</strong> e il <strong>7% in Asia del Sud</strong>.</p>



<p>Il motivo? Semplice esposizione. Dove il coriandolo è parte della quotidianità gastronomica, il palato si abitua e lo accetta come normale e piacevole.</p>



<p>Come ha spiegato l’epidemiologo nutrizionale Michel Lucas, la preferenza non dipende solo dai geni: “La genetica conta, ma anche la cultura e l’esperienza culinaria influenzano il gusto”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il verdetto: colpa (o merito) del palato</h3>



<p>Alla fine, il coriandolo resta un piccolo enigma aromatico: per alcuni è un tocco di freschezza indispensabile, per altri un sapore da evitare con cura.</p>



<p>E forse è proprio questo il suo fascino: un’erba capace di dividere il mondo… una foglia alla volta.</p>



<p></p>



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		<title>In Cina arrivano i “vigili robot”: multano in automatico, riconoscono le infrazioni e dirigono il traffico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 13:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Cina la sorveglianza stradale entra in una nuova era: non più solo telecamere o autovelox, ma veri e propri robot di polizia in grado di controllare il traffico e sanzionare automaticamente le violazioni. Secondo quanto riportato da fonti internazionali,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>In Cina la sorveglianza stradale entra in una nuova era: non più solo telecamere o autovelox, ma veri e propri robot di polizia in grado di controllare il traffico e sanzionare automaticamente le violazioni.</p>



<p>Secondo quanto riportato da fonti internazionali, questi dispositivi umanoidi – dotati di uniforme e progettati per operare in contesti urbani – possono affiancare gli agenti nel dirigere la circolazione e intervenire in caso di infrazioni. Alcuni modelli, dopo aver prestato un simbolico “giuramento di fedeltà alla polizia”, sono già stati mostrati in funzione.</p>



<p>Le loro capacità non si limitano al supporto operativo: i robot possono individuare veicoli parcheggiati irregolarmente, fotografare automaticamente le targhe e generare multe in tempo reale. In pratica, un sistema di controllo completamente automatizzato.</p>



<p>Questi robot possono anche fornire indicazioni ai cittadini, oltre a svolgere compiti di monitoraggio: “Possono dirti, ad esempio, che il casco non è posizionato correttamente e quindi sanzionarti”.</p>



<p>Il progetto prevede l’impiego di circa mille unità robotiche nelle principali città cinesi, con l’obiettivo di rafforzare il controllo del traffico e ridurre il carico di lavoro degli agenti in strada.</p>



<p>Gli esperti sottolineano però che, almeno per ora, questi sistemi non sostituiscono completamente la polizia: il loro ruolo è soprattutto di supporto, in contesti considerati pesanti e ripetitivi, come il controllo del traffico urbano.</p>



<p>In alcune città come Shenzhen sono già stati avvistati robot con funzioni di pattugliamento, affiancati alle forze dell’ordine, con un aspetto sempre più simile a quello dei celebri modelli fantascientifici.</p>



<p>Resta comunque difficile immaginare un simile scenario in Europa: secondo gli esperti, le barriere normative e operative rendono poco probabile l’arrivo di “vigili robot” sulle strade del continente nel breve periodo.</p>
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		<title>Bestiario trumpiano: ritratto di gruppo con cappellino rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antropologia da campo del MAGA di base, bestia rara e comune al tempo stesso Di Alessandro Cammarano Prima di tutto, le cifre. Oltre il settanta per cento dei repubblicani americani si identifica oggi con il movimento MAGA. Non si tratta<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Antropologia da campo del MAGA di base, bestia rara e comune al tempo stesso</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Prima di tutto, le cifre. Oltre il settanta per cento dei repubblicani americani si identifica oggi con il movimento MAGA. Non si tratta di una setta, di un club privato, di una frangia raccolta attorno a un pozzo maledetto nella campagna dell’Ohio. È la maggioranza relativa di una delle due grandi forze politiche della prima potenza mondiale. Questo dato va tenuto presente ogni volta che si è tentati di liquidare la cosa come folclore pittoresco. Non è folclore. È censo elettorale. E vota.</p>



<p>Trump stesso lo ha detto con la sobrietà che lo contraddistingue: “Amo i poco istruiti.” L’amore, in questo caso, è ricambiato con devozione intatta, impermeabile ai fatti, refrattaria agli aggiornamenti. Quello che segue è un tentativo di ritrarre non i leader del movimento — quelli hanno già il loro posto nella storia della psichiatria — ma la folla. Il pubblico medio. Il MAGA che siede in fondo alla platea con il cappellino rosso e una quantità di opinioni inversamente proporzionale alle informazioni in suo possesso.</p>



<p>Il geologo dell’evidenza</p>



<p>L’uomo — quasi sempre un uomo, bianco, oltre i cinquantacinque — non crede all’evoluzione, al cambiamento climatico, ai vaccini, alle elezioni del 2020 e, in percentuale non trascurabile, alla sfericità della Terra. Non nega queste cose per ideologia elaborata: le nega perché sono state elaborate da persone più istruite di lui, e questo basta. Studiare è sospetto. Sapere troppo è arroganza di sinistra. L’ignoranza è autenticità.</p>



<p>Costui — chiamiamolo Gary, perché si chiama spesso Gary — ha opinioni solidissime sulla politica estera, sull’economia, sulla virologia e sull’astronomia. Non ha mai aperto un libro su nessuno di questi argomenti, ma ha seguito moltissimi podcast. La differenza, per Gary, è irrilevante. Anzi: i podcast sono meglio, perché non li hanno scritti i professori delle università d’élite. Li ha registrati un tizio dalla cantina di casa sua nel Tennessee, con un microfono da quaranta dollari, e questo lo rende molto più affidabile.</p>



<p>Il teologo del cappellino</p>



<p>La religione nel MAGA di base non è fede. È branding. È il crocifisso sopra al fucile, Gesù che sorride sul cofano del pickup, la convinzione — robustissima, documentata dai ricercatori con una certa mestizia — che Trump sia stato salvato dall’attentato per intervento divino. Ai raduni si prega collettivamente invocando Cristo affinché liberi il presidente “da tutta la spazzatura del deep state”. Gesù, nella teologia MAGA, lavora alle risorse umane della Casa Bianca.</p>



<p>Il virologo autodidatta</p>



<p>Durante la pandemia ha scoperto l’ivermectina, i chip 5G iniettati con le siringhe e la teoria per cui il Covid fosse un’arma batteriologica cinese fabbricata per favorire Biden. Nessuna di queste cose era vera. Nessuna ha scalfito le sue convinzioni di un millimetro. Anzi: la smentita era la prova. Ogni fact-checking era un’operazione di copertura. Ogni studio peer-reviewed era finanziato da Big Pharma, da Soros, dai pedofili satanici — le categorie si sovrappongono con una fluidità ammirevole. Il sistema informativo nel quale Gary vive è ermeticamente chiuso: ogni informazione che entra viene processata per confermare ciò che già sa. È un’impresa intellettuale di una certa eleganza, a modo suo.</p>



<p>Il custode delle mucche marroni</p>



<p>Un sondaggio ha stabilito che una percentuale misurabile di americani adulti ritiene che il latte al cioccolato venga prodotto dalle mucche marroni. Non si tratta di bambini. Si tratta di persone con diritto di voto, che non sanno indicare sulla cartina dove si trovino l’Iran, l’Ucraina, o spesso il proprio stato confinante. Questa è la persona che valuta la politica estera, giudica i trattati commerciali e decide se una guerra esista o no basandosi su ciò che le dice il podcast della cantina del Tennessee. La distanza tra la complessità del mondo e gli strumenti cognitivi disponibili per leggerla è abissale, e in quell’abisso prosperano le teorie del complotto, i demagoghi e i cappellini rossi.</p>



<p>Coda (necessaria)</p>



<p>Esiste una variante locale del fenomeno che merita almeno un paragrafo, uno solo, perché di più sarebbe sprecato. Il MAGA italiano: quella consistente popolazione di utenti dei social network nazionali che commenta con trasporto le gesta del gangster arancione, posta aquile calve su sfondo stellato e si definisce — con una disinvoltura che toglie il respiro — “patriota americano”. Sono italiani. Vivono a Saronno, a Frosinone, a Melito di Porto Salvo. Non hanno mai attraversato l’Atlantico. Alcuni non hanno mai attraversato il Po.</p>



<p>Il MAGA italiano è una creatura di straordinaria originalità, perché ha importato dall’America esattamente le componenti sbagliate del fenomeno, lasciando perdere le ragioni sociologiche — pur discutibili, pur rozze — che lo alimentano oltreoceano. Gary dell’Ohio almeno ha una fabbrica chiusa, un’opioide-crisis nel quartiere, una comunità rurale svuotata in trent’anni. Il MAGA di Saronno ha l’Aperol Spritz, il reddito di cittadinanza già preso tre volte, e una connessione fibra da cui posta alle due di notte che “Biden era un burattino del deep state”. Ha mutuato l’identità di un movimento che, se lo incontrasse fisicamente, lo guarderebbe come si guarda un topo in cucina.</p>



<p>Quell’America che ama con così fiero abbandono lo considererebbe, nel migliore dei casi, un immigrato di seconda categoria. Gli italiani sono stati linciati, in America — a New Orleans nel 1891, undici immigrati, il più grande linciaggio della storia americana. Il MAGA di Frosinone non lo sa, e soprattutto non gli interessa: la storia è un dettaglio, l’identità è un costume da indossare sui social.</p>



<p>Se sbarcasse oggi negli Stati Uniti non come turista ma come emigrante, verrebbe accolto dalle stesse politiche di espulsione che applaude dal divano. Resterà invece sul divano, con il telefono in mano e la fibra veloce, a difendere un uomo che non sa che esiste, a odiare l’Europa in cui vive — quella stessa Europa che gli fornisce la sanità pubblica, i diritti sul lavoro, la pensione, le ferie pagate e tutto ciò che negli Stati Uniti che ama si chiama “socialismo” e viene indicato come il male assoluto.</p>



<p>Il MAGA italiano è il prodotto più perfetto dell’epoca: un uomo che ha trovato il modo di odiare contemporaneamente il paese in cui vive e quello in cui non potrà mai vivere, e di farlo con orgoglio, con convinzione, con un’aquila calva come foto profilo.</p>



<p>Complimenti vivissimi.</p>



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		<title>“Millennial cringe”, il trend con cui la Generazione Z boccia stile e make-up dei nati negli anni ’80 e ’90</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:19:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla moda al linguaggio social, fino al make-up, la Generazione Z sta ridefinendo gusti e tendenze prendendo spesso le distanze dall’estetica dei Millennials. È in questo contesto che nasce il termine “Millennial cringe”, espressione utilizzata dai più giovani per descrivere<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dalla moda al linguaggio social, fino al make-up, la Generazione Z sta ridefinendo gusti e tendenze prendendo spesso le distanze dall’estetica dei Millennials. È in questo contesto che nasce il termine “Millennial cringe”, espressione utilizzata dai più giovani per descrivere abitudini, stili e comportamenti della Generazione Y — i nati tra il 1980 e il 1996 — oggi considerati superati o imbarazzanti.</p>



<p>Il fenomeno riguarda anche il mondo del trucco, dove negli ultimi dieci anni si è assistito a un netto cambio di rotta. Nel 2016 dominava un make-up più marcato e costruito: incarnato perfetto, contouring evidente, rossetti opachi e linee definite in stile Kylie Jenner rappresentavano l’estetica di riferimento per molti Millennials.</p>



<p>Nel 2026, invece, la Generazione Z predilige un approccio opposto, basato su naturalezza e semplicità. Il trend della cosiddetta estetica “clean girl” punta infatti su un trucco leggero, luminoso e poco artefatto, con incarnati freschi, blush delicati e finish lucidi. L’obiettivo è valorizzare il viso senza eccessi, con un’immagine più spontanea e minimalista.</p>



<p>Prodotti simbolo della generazione precedente, come eyeliner marcati, rossetti matte e fondotinta molto coprenti, vengono oggi spesso evitati dai più giovani. Al loro posto trovano spazio formule leggere, fluide e cremose, verso cui si sta orientando anche l’industria cosmetica.</p>



<p>Tra le figure più influenti per la Generazione Z ci sono personalità come Hailey Bieber, Sofia Richie e Alexandra Leclerc, considerate simboli di uno stile essenziale e raffinato. Secondo le nuove tendenze beauty, i look make-up più richiesti nel 2026 saranno caratterizzati da tonalità morbide, pelle luminosa e un effetto naturale.</p>



<p>Nonostante le critiche verso l’estetica Millennial, però, tra le due generazioni continua a esistere un forte legame culturale. La nostalgia digitale, infatti, sta riportando in auge elementi tipici degli anni 2010. A gennaio il trend “2026 è il nuovo 2016” ha conquistato TikTok e Instagram, dove molti utenti hanno condiviso contenuti ispirati a filtri, musiche e stili visivi di dieci anni fa.</p>



<p>Per molti giovani della Generazione Z, cresciuti in un periodo segnato da crisi economiche e sociali, il ritorno all’estetica dei Millennials rappresenta anche una forma di conforto e familiarità. Così, ciò che fino a poco tempo fa veniva definito “cringe” torna oggi a influenzare le nuove tendenze online.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/millennial-cringe-il-trend-con-cui-la-generazione-z-boccia-stile-e-make-up-dei-nati-negli-anni-80-e-90/">“Millennial cringe”, il trend con cui la Generazione Z boccia stile e make-up dei nati negli anni ’80 e ’90</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Teenager takeover, il fenomeno dei maxi raduni giovanili che preoccupa gli Stati Uniti: caos, risse e coprifuoco (VIDEO)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:37:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per il fenomeno dei cosiddetti “teenager takeover”, raduni spontanei di adolescenti organizzati attraverso social network e chat private che in diversi casi sono degenerati in disordini, risse e interventi delle forze dell’ordine. Sotto: due<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per il fenomeno dei cosiddetti “teenager takeover”, raduni spontanei di adolescenti organizzati attraverso social network e chat private che in diversi casi sono degenerati in disordini, risse e interventi delle forze dell’ordine. <strong><em>Sotto: due video.</em></strong></p>



<p>Negli ultimi mesi episodi simili si sono registrati in numerose città americane. In Florida, California e Texas centinaia di ragazzi si sono dati appuntamento in spiagge, centri commerciali, parchi e spazi pubblici trasformando alcuni incontri in vere e proprie situazioni di caos urbano.</p>



<p>L’episodio che ha acceso maggiormente il dibattito risale all’8 maggio in Florida. “Non si è trattato di un raduno di giovani, ma di una sommossa”, ha dichiarato James Fishback, candidato repubblicano alla carica di governatore dello Stato. La procuratrice generale Susan Lopez ha invece avvertito i ragazzi che partecipare a questi eventi “può comportare conseguenze legali e compromettere il proprio futuro”.</p>



<p>Scene analoghe si sono viste anche il 20 aprile vicino a Hermosa Beach, in California, mentre a Houston un centro commerciale è stato preso d’assalto da centinaia di adolescenti. Le autorità locali temono ora un’estate particolarmente complessa sul fronte dell’ordine pubblico.</p>



<p>Secondo le forze dell’ordine, questi raduni nascono quasi sempre online. Attraverso TikTok, Instagram e gruppi privati, gli appuntamenti vengono diffusi rapidamente e attirano in poche ore centinaia di ragazzi. In molti casi gli incontri restano semplici occasioni di aggregazione, ma talvolta degenerano con lanci di oggetti, aggressioni, vandalismi e scontri.</p>



<p>Il fenomeno non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Situazioni simili sono emerse anche nel Regno Unito, dove negli ultimi mesi alcuni maxi assembramenti di adolescenti si sono trasformati in rivolte urbane.</p>



<p>Negli Usa il dibattito politico si è rapidamente acceso. Diverse città stanno valutando nuove misure restrittive, a partire dai coprifuoco per i minori. A Washington DC il Consiglio comunale ha approvato l’estensione fino al 2028 dei poteri straordinari che consentono alla polizia di istituire zone con coprifuoco serale per adolescenti.</p>



<p>Parallelamente, molte amministrazioni stanno cercando soluzioni alternative basate sul coinvolgimento dei giovani. A Detroit, ad esempio, il Comune ha avviato tavoli di confronto con alcuni organizzatori dei raduni per promuovere attività sportive serali, spazi ricreativi e programmi dedicati agli adolescenti.</p>



<p>Anche a Chicago si è tentata una strada diversa: insegnanti, genitori e personale scolastico hanno presidiato le aree dove erano previsti i raduni per prevenire tensioni e monitorare la situazione insieme alla polizia.</p>



<p>Secondo sociologi e studiosi del comportamento adolescenziale, il fenomeno riflette anche il bisogno dei giovani di ritrovare spazi di socialità reale fuori dagli schermi. Molti ragazzi partecipano infatti a questi incontri semplicemente per stare insieme, conoscere coetanei e trascorrere il tempo libero.</p>



<p>Resta però alta l’attenzione delle autorità americane, preoccupate dalla rapidità con cui questi eventi possono trasformarsi in situazioni fuori controllo grazie all’effetto moltiplicatore dei social network.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="680" style="aspect-ratio: 1206 / 680;" width="1206" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/X2Twitter.com_iGSB8woegDY4kek1_680p.mp4"></video></figure>



<figure class="wp-block-video"><video height="1600" style="aspect-ratio: 1600 / 1600;" width="1600" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/X2Twitter.com_sDadFgNl1An2Na3M_1600p.mp4"></video></figure>
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		<title>Il Lane, Palladio, Trevisan e Pablito: gli angeli ribelli di una Vicenza per la Rai</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2026 15:30:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 13 MAGGIO 2026 &#8211; Il composto splendore palladiano è popolato di figure irregolari, eccentriche, attraversate dai talenti più disparati. Sembra quasi di vederle sbucare dalle quinte del magnifico Teatro Olimpico, oppure riconoscerle nei corpi incerti tra volo e caduta,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>VICENZA, 13 MAGGIO 2026 &#8211; Il composto splendore palladiano è popolato di figure irregolari, eccentriche, attraversate dai talenti più disparati. Sembra quasi di vederle sbucare dalle quinte del magnifico Teatro Olimpico, oppure riconoscerle nei corpi incerti tra volo e caduta, tra abisso e luce, della “Caduta degli angeli ribelli” scolpita da Francesco Bertos e custodita nelle gallerie di Palazzo Leoni Montanari.</p>



<p>Il fortunato programma della RAI, “Di là dal fiume e tra gli alberi”, andrà in onda a breve con uno spaccato di Vicenza  dal titolo “Liberi, vicentini, visionari”, offrendo un ritratto della sua gente non necessariamente convenzionale: i simboli di stabilità, come le architetture del Palladio o la squadra del “Lane”, sembrano perdere la loro quieta esistenza al cospetto di outsider come Pablito Rossi, o il poliedrico Vitaliano Trevisan, rivelando una città dove la virtuosa opera in marmo “La Caduta degli angeli ribelli”, rivela alla perfezione l’anima inquieta, e talvolta inaspettata, di una città classicamente regolata nell’apparenza.</p>



<p>Il 20 maggio su Rai5 (in seconda serata)e nei giorni successivi su Rai3, il regista Giuseppe Sansonna ci condurrà dentro questa Vicenza inquieta e visionaria, abitata da uomini e donne impossibili da incasellare.</p>



<p>Gente come Vitaliano Trevisan, morto pochi anni fa e oggi considerato una delle voci più alte della letteratura europea contemporanea, capace di raccontare come pochi il rapporto complesso tra culto del lavoro, ricchezza e desiderio di vita nel vicentino. Le immagini estratte dalla sua partecipazione, nel 2021, al film-documentario “La Rua. La magia di Vicenza”, sua ultima apparizione per il cinema, ha cristallizzato in pochi minuti un testamento spirituale, quasi una premonizione della sua morte avvenuta il 22 gennaio 2022. Il film scritto e ideato da Davide Fiore, con la regia di Daniele Cazzola per <em>Daam Studio</em>, e prodotto dal Comune di Vicenza, ha sviscerato la città restituendo un vero e proprio mosaico di storia, citazioni e personaggi di ieri e di oggi connessi direttamente con la realtà fisica della città.</p>



<p>Se Andrea Palladio è il primo talento di importazione di spessore internazionale, è sempre a Vicenza che il Pablito eterno, Paolo Rossi, il più amato dei bomber italiani, iniziò la sua leggendaria carriera con la maglia biancorossa del Real Vicenza.</p>



<p>Vicenza è tecnica ed estro, fantasia e disciplina. È la capacità di custodire la nobiltà e la memoria della propria terra, ma anche di lenirne le ferite attraverso lo sguardo sensibile dei suoi pittori, letterati, fotografi, attori e calciatori più irregolari.</p>



<p>Anticonformisti, refrattari a ogni moda. Religiosi senza bigottismo, ironici senza ferocia. Liberi. Vicentini. Visionari. Ma come in ogni luogo dove abbiano abitato gli dei olimpici, possiamo aspettarci di tutto&#8230;</p>
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		<title>Eurovision 2026, boicottaggio senza precedenti contro Israele. Sospetti su manipolazioni del voto lo scorso anno, cambia il regolamento</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:08:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, si apre nel clima più teso degli ultimi decenni. La partecipazione di Israele continua infatti a provocare proteste, appelli e divisioni in tutta Europa, dando vita a<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, si apre nel clima più teso degli ultimi decenni. La partecipazione di Israele continua infatti a provocare proteste, appelli e divisioni in tutta Europa, dando vita a un boicottaggio senza precedenti che ha già portato al ritiro di cinque Paesi dalla competizione.</p>



<p>Nonostante le polemiche e le richieste di esclusione legate alla guerra nella Striscia di Gaza, Israele parteciperà regolarmente al concorso e sarà rappresentato dal cantante Noam Bettan, 27 anni, nato in Israele da genitori immigrati francesi.</p>



<p>Il giovane artista porterà sul palco il brano “Michelle”, una canzone d’amore con ritornello in francese. “Metà del mio cuore è francese e l’altra metà israeliana”, ha dichiarato all’AFP, definendo la partecipazione “un onore immenso”.</p>



<p>A pesare sul regolamento dell’Eurovision 2026 sono soprattutto le polemiche nate dopo l’edizione 2025, quando la cantante israeliana Yuval Raphael conquistò il televoto europeo arrivando seconda nella classifica finale. Diverse emittenti pubbliche europee — tra cui quelle di Spagna, Irlanda e Slovenia — denunciarono possibili “interferenze” e campagne coordinate a sostegno della candidatura israeliana, chiedendo audit indipendenti e maggiore trasparenza sui dati del televoto. Nel mirino finirono in particolare le massicce campagne promozionali online attribuite a enti vicini al governo israeliano e la forte sproporzione tra voto popolare e voto delle giurie tecniche.</p>



<p>Per questo l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER/EBU) ha introdotto per il 2026 una serie di modifiche sostanziali al sistema di voto. La novità principale è la riduzione del numero massimo di voti esprimibili da ogni spettatore: si passa da 20 a 10 voti per dispositivo o metodo di pagamento, con l’obiettivo dichiarato di limitare fenomeni di voto massivo coordinato. Inoltre tornano le giurie professionali anche nelle semifinali, con un peso del 50% accanto al televoto, dopo anni in cui il pubblico decideva da solo l’accesso alla finale. Le nuove regole vietano anche campagne promozionali “sproporzionate” sostenute da governi o soggetti terzi e prevedono controlli tecnici rafforzati contro votazioni sospette o automatizzate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cinque Paesi fuori dall’Eurovision</h3>



<p>Il caso Israele continua però a spaccare il mondo dell’Eurovision. Dopo mesi di pressioni e proteste, l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) ha confermato la presenza dello Stato ebraico attraverso una votazione segreta svolta a dicembre.</p>



<p>La decisione ha provocato il ritiro di cinque nazioni, riducendo il numero dei partecipanti a 35, uno dei più bassi degli ultimi anni.</p>



<p>Irlanda, Spagna e Slovenia hanno scelto il boicottaggio totale, rinunciando sia a partecipare sia a trasmettere l’evento. Paesi Bassi e Islanda non saranno invece in gara ma continueranno a mandare in onda lo spettacolo.</p>



<p>La Francia, al contrario, si è schierata apertamente contro il boicottaggio. Dopo il voto dell’UER, il ministro degli Esteri francese ha espresso soddisfazione per il fatto che “l’Eurovision non abbia ceduto alle pressioni”, sottolineando il ruolo di Parigi nell’evitare l’esclusione di Israele.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Petizioni e artisti contro la partecipazione israeliana</h3>



<p>Negli ultimi mesi le proteste si sono moltiplicate in tutta Europa. Oltre mille artisti e operatori culturali hanno firmato un appello per chiedere l’esclusione di Israele dall’Eurovision.</p>



<p>Tra i firmatari figurano Peter Gabriel e il gruppo Massive Attack.</p>



<p>Nel testo dell’appello gli artisti accusano Israele di utilizzare la manifestazione “per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e l’occupazione militare dei palestinesi”.</p>



<p>La polemica si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla guerra a Gaza e sul ruolo delle istituzioni culturali europee nei confronti del governo israeliano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vienna blindata per motivi di sicurezza</h3>



<p>Le tensioni politiche e sociali stanno imponendo misure di sicurezza straordinarie anche in Austria. Secondo il vicepresidente della polizia di Vienna, Dieter Csefan, l’edizione 2026 rappresenta “una sfida complessa”.</p>



<p>Le autorità austriache hanno già avviato controlli approfonditi sui circa 16 mila professionisti attesi durante la settimana dell’evento, mentre il rischio di cyberattacchi viene monitorato anche con il supporto dell’FBI.</p>



<p>L’Eurovision torna così al centro dello scontro politico internazionale, trasformandosi ancora una volta in un terreno di confronto che va ben oltre la musica.</p>



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		<title>Focolaio di hantavirus sulla nave da crociera: quanto dovremmo preoccuparci?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:31:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti ribadiscono che il rischio per la popolazione generale resta basso.</p>



<p>L’imbarcazione era partita dall’Argentina circa un mese fa e, nel corso del viaggio, tre passeggeri sono morti a bordo o dopo lo sbarco. Altre quattro persone sono state evacuate per ricevere cure mediche. Intanto, è in corso un’operazione internazionale per rintracciare tutti i passeggeri che hanno già fatto ritorno nei propri Paesi, tra cui Regno Unito, Sudafrica, Paesi Bassi, Stati Uniti e Svizzera.</p>



<p>Secondo l’ultimo aggiornamento sanitario, sono stati identificati otto casi complessivi tra le persone a bordo: tre confermati e cinque sospetti. Non è ancora chiaro quale sia stata l’origine dell’epidemia.</p>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che non si tratta di una minaccia paragonabile a Covid o influenza. “Non è l’inizio di una pandemia”, ha spiegato la dottoressa Maria Van Kerkhove, sottolineando che il virus si diffonde in modo molto diverso e meno efficiente rispetto a patogeni altamente contagiosi.</p>



<p>L’hantavirus, in generale, si trasmette dai roditori all’uomo attraverso l’inalazione di particelle contaminate presenti in urina, feci o saliva degli animali. Il ceppo coinvolto nell’epidemia, noto come ceppo andino, può in alcuni casi trasmettersi anche da persona a persona, ma con modalità molto meno efficienti rispetto ad altri virus respiratori.</p>



<p>Gli esperti ipotizzano che il contagio iniziale possa essere avvenuto prima dell’imbarco o durante scali in aree remote ricche di fauna selvatica. Successivamente, alcuni contagi potrebbero essersi verificati a bordo, dove condizioni di vita ravvicinate, cabine condivise e spazi comuni possono favorire la trasmissione tra persone.</p>



<p>Tra i casi segnalati figura anche una donna olandese sbarcata all’isola di Sant’Elena il 24 aprile, mentre il marito era deceduto a bordo l’11 aprile. Non è ancora confermato se anche lui rientri tra i casi di hantavirus.</p>



<p>Le autorità sanitarie britanniche sottolineano però che il virus non si diffonde tramite contatti casuali o ambienti pubblici come scuole, negozi o luoghi di lavoro. I sintomi, che compaiono generalmente tra due e quattro settimane dall’esposizione ma possono emergere anche dopo più di un mese, includono febbre, affaticamento, dolori muscolari e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e disturbi gastrointestinali.</p>



<p>Non esiste una cura specifica, ma il trattamento ospedaliero tempestivo può migliorare le probabilità di sopravvivenza.</p>



<p>Il tracciamento dei contatti è descritto dagli esperti come uno sforzo “colossale” ancora in corso. Alcuni passeggeri sono già stati sottoposti ad autoisolamento precauzionale di 45 giorni, in particolare nel Regno Unito.</p>



<p>Le autorità sanitarie ribadiscono che, per chi non è stato direttamente coinvolto nell’evento, il rischio rimane “trascurabile”. Le persone esposte vengono comunque monitorate attentamente, inclusi i passeggeri dei voli di rientro e chi ha avuto contatti ospedalieri.</p>



<p>La nave, nel frattempo, ha lasciato l’area vicino a Capo Verde ed è diretta verso le Isole Canarie. A bordo sono stati effettuati controlli sanitari e una pulizia approfondita in vista delle evacuazioni programmate.</p>



<p>Secondo quanto comunicato dalla compagnia di navigazione, nessuno tra i passeggeri ancora a bordo presenta sintomi. Le autorità continuano a coordinare il rientro nei Paesi d’origine e il monitoraggio dei contatti in diversi Stati, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, dove alcuni passeggeri sono già sotto osservazione pur non mostrando segni di malattia.</p>
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		<title>In Brasile lo “tsunami nel cielo”: la nube gigante che spaventa e affascina il mondo (i video impressionanti)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 15:57:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non è fantascienza, né un effetto speciale generato dall’intelligenza artificiale. Quello ripreso dalle telecamere del telegiornale francese TF1 è un fenomeno reale e spettacolare: una nube che sembra un’enorme onda in arrivo, sospesa nel cielo e capace di estendersi per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/in-brasile-lo-tsunami-nel-cielo-la-nube-gigante-che-spaventa-e-affascina-il-mondo-i-video-impressionanti/">In Brasile lo “tsunami nel cielo”: la nube gigante che spaventa e affascina il mondo (i video impressionanti)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Non è fantascienza, né un effetto speciale generato dall’intelligenza artificiale. Quello ripreso dalle telecamere del telegiornale francese TF1 è un fenomeno reale e spettacolare: una nube che sembra un’enorme onda in arrivo, sospesa nel cielo e capace di estendersi per diversi chilometri.</p>



<p>Si chiama “arcus”, o più comunemente “roll cloud”, e il suo aspetto è tanto suggestivo quanto inquietante: una massa nuvolosa lunga e compatta che ricorda un vero e proprio tsunami atmosferico. L’ultimo episodio è stato osservato il 2 maggio su una spiaggia del Brasile, ma fenomeni simili sono stati segnalati anche in Portogallo la scorsa estate e in diverse altre parti del mondo.</p>



<p>Secondo gli esperti, la sua formazione è legata a particolari condizioni meteorologiche. Il calore e l’evaporazione dell’acqua marina generano condensazione sopra la superficie del mare, ma il vero motore del fenomeno è il cosiddetto “wind shear”, ovvero la presenza di venti che soffiano in direzioni diverse a differenti altitudini. Questa instabilità fa sì che la nube inizi a “arrotolarsi” su se stessa, assumendo la tipica forma cilindrica o a onda.</p>



<p>“In meteorologia questo fenomeno si chiama wind shear. In questo caso abbiamo venti che soffiano in direzioni diverse tra la base e la parte superiore della nube, ed è questo che la fa arrotolare”, spiega Sébastien Laflorencie, docente presso la Scuola Nazionale di Meteorologia.</p>



<p>Nel caso brasiliano, l’altezza della nube è stata stimata in circa un chilometro, pari a tre volte la Torre Eiffel impilate. Una misura impressionante per l’osservatore umano, ma considerata dagli esperti relativamente modesta nel contesto dei sistemi nuvolosi più estesi.</p>



<p>Fenomeni simili non sono rari: sono stati osservati anche in Australia, in Iraq e lungo le coste europee, tra cui Bretagna e regione dell’Aude in Francia. Nonostante ciò, gli studiosi precisano che non si tratta di eventi in aumento: la loro maggiore visibilità sarebbe legata soprattutto alla diffusione delle immagini sui social media e alla crescente capacità di documentazione.</p>



<p>Le “roll clouds” sono oggi ufficialmente riconosciute e inserite nell’Atlante delle Nubi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, a conferma del loro interesse scientifico oltre che spettacolare.</p>



<p>Spettacolari, rare e spesso fraintese, queste nubi continuano a trasformare il cielo in uno scenario che oscilla tra meraviglia e inquietudine, ricordando quanto la meteorologia possa ancora sorprendere anche nell’era della tecnologia e delle previsioni avanzate.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1280" style="aspect-ratio: 720 / 1280;" width="720" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/X2Twitter.com_bYpjxg_XicppvF_7_1280p.mp4"></video></figure>



<figure class="wp-block-video"><video height="848" style="aspect-ratio: 480 / 848;" width="480" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/X2Twitter.com_5LimaRJWe59Q0oXP_848p.mp4"></video></figure>
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		<title>Il gatto ti ignora? Non sempre è disinteresse: i consigli per rafforzare il legame con il tuo felino</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[PETS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Balsamo Molti proprietari di gatti hanno la sensazione di essere ignorati dai propri animali domestici. Secondo uno studio condotto da MMR Research per conto di Mars, circa due terzi dei possessori di gatti dichiarano di sentirsi poco considerati<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>di Giuseppe Balsamo</p>



<p>Molti proprietari di gatti hanno la sensazione di essere ignorati dai propri animali domestici. Secondo uno studio condotto da MMR Research per conto di Mars, circa due terzi dei possessori di gatti dichiarano di sentirsi poco considerati dal proprio felino.</p>



<p>In realtà, il comportamento dei gatti è spesso frainteso. Quando un gatto appare distante o non risponde ai richiami, non si tratta necessariamente di rifiuto o disinteresse verso l’essere umano. I felini, infatti, hanno modalità relazionali molto diverse rispetto ai cani: sono più indipendenti, selettivi nei legami, osservatori e generalmente più discreti.</p>



<p>Questo non significa però che non siano affettivi. La relazione con l’essere umano esiste, ma si esprime in modo meno diretto e più sottile. Anche la disponibilità al contatto fisico varia da soggetto a soggetto e dipende dal temperamento individuale e dal livello di socializzazione. Un gatto cresciuto con poco contatto umano o con esperienze di vita in strada tende, ad esempio, a mostrarsi più diffidente e meno incline alle coccole.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come migliorare il rapporto con il gatto</h3>



<p>Per rafforzare il legame con il proprio animale, la regola principale è evitare atteggiamenti invadenti. Il gatto non dovrebbe essere forzato al contatto: è preferibile che sia lui ad avvicinarsi spontaneamente. Un approccio troppo diretto può essere percepito come una minaccia, soprattutto nei momenti di riposo.</p>



<p>Un metodo efficace consiste nel condividere la presenza senza pressione: sedersi vicino al luogo in cui il gatto si riposa, senza parlargli o cercare subito il contatto. In questo modo si stimola la sua curiosità naturale. Sarà il gatto, a quel punto, ad avvicinarsi, annusare o strusciarsi contro la persona.</p>



<p>Solo dopo questo avvicinamento spontaneo è possibile introdurre un contatto leggero, come una carezza o un piccolo premio alimentare, così da associare l’interazione a un’esperienza positiva.</p>



<p>Un altro elemento fondamentale è la routine: parlare regolarmente al gatto, giocare con lui ogni giorno e mantenere orari stabili per i pasti aiuta a costruire un senso di sicurezza e fiducia. Anche la somministrazione del cibo può diventare un momento di relazione, rafforzando il legame attraverso la ripetizione di gesti prevedibili e positivi.</p>



<p>Nel tempo, questi comportamenti contribuiscono a creare una relazione più solida, basata sul rispetto dei tempi e degli spazi del gatto, piuttosto che sull’imposizione del contatto umano.</p>
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		<title>Americani i più odiati? In Messico discoteca fa pagare 300 dollari d&#8217;ingresso agli statunitensi: &#8220;Risposta a un anno di insulti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fa discutere a Città del Messico la decisione di una discoteca del quartiere Roma Norte di applicare un prezzo d’ingresso differenziato in base alla nazionalità, con una tariffa di circa 300 dollari per i cittadini statunitensi, contro i 20 dollari<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fa discutere a Città del Messico la decisione di una discoteca del quartiere Roma Norte di applicare un prezzo d’ingresso differenziato in base alla nazionalità, con una tariffa di circa 300 dollari per i cittadini statunitensi, contro i 20 dollari per gli altri stranieri e appena 14 dollari per messicani e latinoamericani.</p>



<p>Il locale, chiamato “Japan”, è diventato virale dopo la pubblicazione di un post su Instagram che ha raccolto oltre 26.000 like e centinaia di commenti, molti dei quali favorevoli alla scelta, inserita nel più ampio dibattito sulla presenza crescente di americani e stranieri nei quartieri centrali della capitale.</p>



<p>Nel messaggio, il club ha spiegato in modo provocatorio che il prezzo base d’ingresso è di 5.000 pesos, mentre gli sconti sono destinati a categorie considerate “più bisognose”, fino al 95% per latinoamericani e al 97% per studenti e insegnanti.</p>



<p>Il proprietario del locale, Federico Crespo, ha difeso la scelta sostenendo che si tratta di una risposta alle tensioni politiche tra Messico e Stati Uniti e al clima creato, a suo dire, dalle politiche e dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump.</p>



<p>“È una risposta a un anno di insulti rivolti al nostro Paese dagli Stati Uniti”, ha dichiarato, aggiungendo che la misura è anche legata alla crescente gentrificazione della città.</p>



<p>Il provvedimento si inserisce infatti in un contesto di forte tensione urbana: nei quartieri di Roma e Condesa, l’arrivo di expat e nomadi digitali ha fatto aumentare affitti e costo della vita, spingendo molti residenti storici ad abbandonare le zone centrali.</p>



<p>Il fenomeno ha già alimentato proteste in città, con manifestazioni contro la gentrificazione sfociate in alcuni casi in disordini e vandalismi, e slogan contro la crescente “invasione” di stranieri.</p>



<p>Secondo Crespo, parte dei ricavi extra generati dai biglietti viene redistribuita ai lavoratori, con l’obiettivo di compensare l’aumento del costo della vita e degli affitti.</p>



<p>La vicenda ha riacceso il dibattito internazionale su turismo di massa, gentrificazione e squilibri economici nelle grandi città globali, fenomeni già osservati anche in altre metropoli come Barcellona e Lisbona.</p>
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		<title>Gioco erotico fatale: uomo muore soffocato, l&#8217;amante condannata a risarcire 450 mila euro alla famiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva la decisione del Tribunale civile di Alessandria sul caso del 61enne morto durante un gioco erotico con l’amante: i familiari dell’uomo riceveranno un risarcimento complessivo di circa 450 mila euro, comprensivo di danni e spese legali, oltre agli interessi.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Arriva la decisione del Tribunale civile di Alessandria sul caso del 61enne morto durante un gioco erotico con l’amante: i familiari dell’uomo riceveranno un risarcimento complessivo di circa 450 mila euro, comprensivo di danni e spese legali, oltre agli interessi.</p>



<p>La sentenza chiude la fase civile di una vicenda già definita in sede penale. Nel 2022 la Corte d’Assise d’Appello di Torino aveva riconosciuto la responsabilità della donna per omicidio colposo, con attenuanti e concorso di colpa con la vittima, rimandando però la quantificazione del danno al giudizio civile.</p>



<p>Secondo quanto stabilito ora dal giudice, la responsabilità è stata ripartita: il 60% attribuito alla vittima e il 40% alla donna, con conseguente riduzione dell’importo risarcitorio rispetto al danno complessivo accertato.</p>



<p>I fatti risalgono all’11 luglio 2016, quando il 61enne è morto in un appartamento di Alessandria dopo un gioco erotico basato su pratiche di bondage. Secondo la ricostruzione processuale, durante la sessione l’uomo sarebbe rimasto legato e la situazione sarebbe sfuggita al controllo, fino a provocarne il soffocamento.</p>



<p>La donna, che con la vittima aveva una relazione di lunga durata, aveva raccontato che si trattava di una pratica consensuale già sperimentata in passato e che avrebbe dovuto tornare a liberarlo dopo alcune ore. Tuttavia, quando rientrò, l’uomo era già in condizioni critiche. Nonostante l’intervento dei sanitari del 118, non fu possibile salvarlo.</p>



<p>Nel corso del processo è emerso che anche fattori come caldo, alcol e modalità della legatura avrebbero contribuito al decesso. La responsabilità penale era stata poi ridotta a omicidio colposo, con condanna definitiva a un anno di reclusione.</p>



<p>Il legale dei familiari ha espresso soddisfazione per la decisione, pur sottolineando che la cifra avrebbe potuto essere più alta in relazione alla sofferenza patita dalla vittima. La famiglia, ha spiegato, valuta la chiusura definitiva della vicenda come un passaggio necessario dopo anni di procedimento giudiziario.</p>
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		<title>Rap battle e orgoglio cittadino: il Botte Da Orbi torna a Verona e scatena la guerra delle città a colpi di freestyle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Anita Guelfi Lo scorso 2 maggio, nella cornice dello Skatepark Galliano a Verona, si è aperta una nuova stagione del Botte Da Orbi, un evento tutto veneto che unisce rap, improvvisazione e identità territoriale. BDO: Cos’è e come funziona<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>di Anita Guelfi</p>



<p>Lo scorso 2 maggio, nella cornice dello Skatepark Galliano a Verona, si è aperta una nuova stagione del Botte Da Orbi, un evento tutto veneto che unisce rap, improvvisazione e identità territoriale.</p>



<p><strong>BDO: Cos’è e come funziona</strong></p>



<p>Il Botte Da Orbi, spesso abbreviato in BDO, funziona come un vero e proprio campionato a punti, diviso in 4 tappe.</p>



<p>Il format di ogni tappa prevede una serie di gare di improvvisazione a punti, su base musicale, in diverse modalità. Le squadre sono composte da 5 freestyler chiamati a rappresentare le 4 città coinvolte nella gara: Padova, Verona, Vicenza e Venezia, che si sfidano due a due fino a decretare la squadra vincitrice.</p>



<p>Ogni Botte da Orbi è composto da quattro tappe, una per ogni città, distribuite durante l’arco dell’anno.</p>



<p>Le squadre si affrontano sul palco, davanti ad una giuria scelta e ad un pubblico sempre più numeroso ad ogni edizione, con la presenza di uno o più host sul palco che conducono la serata.</p>



<p><strong>La prima tappa 2026</strong></p>



<p>Quest’anno, ad aprire le danze è stata Verona, con una serata organizzata a regola d’arte dal Mattone di Verona, allo Skatepark Galliano. Un grande successo, sia per l’evento del BDO che per l’Urbair Festival, tenutosi proprio tra l’1 ed il 3 maggio e che ha di fatto ospitato la prima delle 4 tappe.</p>



<p>La serata si è conclusa con la vittoria dei padroni di casa, mentre Vicenza si è aggiudicata il terzo posto con la squadra composta dai 5 freestylers di punta della scena vicentina: Der, LoGnaro, Damien, Samael e Mabe Shlime.</p>



<p><strong>Vicenza l’anno scorso</strong></p>



<p>La scorsa tappa vicentina del Botte da Orbi si è tenuta il 6 settembre presso Parco Fornaci, con giuria composta da Redrum, noto freestyler della scena italiana, Lethal V, rapper e freestyler vicentino di origini salentine e Gio, membro veterano di Rimerie Vicentine e frequentatore attivo della scena freestyle. Hosting di Ghianda e Ares Adami, accompagnamento musicale di Dj Vec.</p>



<p>La serata riscosse un discreto successo non solo tra gli amanti e conoscitori del format, bensì anche tra i profani che passavano di lì per caso. Un evento ben riuscito, coronato dalla vittoria in casa della squadra vicentina.</p>



<p>Nonostante complessivamente lo scorso Botte da Orbi sia stato vinto dalla squadra di Verona, la tappa di Vicenza viene ricordata da tutti con affetto e gran soddisfazione.</p>



<p><strong>Le prossime date</strong></p>



<p>Le prossime tappe del Botte Da Orbi saranno disponibili sui profili social dei cypher coinvolti. Vicenza, come l’anno scorso, giocherà in casa a settembre.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="935" height="775" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-06-at-10.56.09-1.jpeg" alt="" class="wp-image-365323" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-06-at-10.56.09-1.jpeg 935w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-06-at-10.56.09-1-503x417.jpeg 503w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-06-at-10.56.09-1-100x83.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-06-at-10.56.09-1-846x701.jpeg 846w" sizes="auto, (max-width: 935px) 100vw, 935px" /></figure>
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		<title>Francia, riprendono gli scavi nel “cimitero” del serial killer Émile Louis: attese nuove scoperte dopo anni di misteri</title>
		<link>https://www.tviweb.it/francia-riprendono-gli-scavi-nel-cimitero-del-serial-killer-emile-louis-attese-nuove-scoperte-dopo-anni-di-misteri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 13:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[cold case]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Émile Louis]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Rouvray]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[vittime scomparse]]></category>
		<category><![CDATA[Yonne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le ricerche stanno per ripartire in uno dei luoghi più inquietanti della cronaca nera francese. Dal prossimo 18 maggio riprenderanno gli scavi nei boschi di Rouvray, nella regione della Yonne, indicati come il possibile “cimitero” del serial killer Émile Louis.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Le ricerche stanno per ripartire in uno dei luoghi più inquietanti della cronaca nera francese. Dal prossimo 18 maggio riprenderanno gli scavi nei boschi di Rouvray, nella regione della Yonne, indicati come il possibile “cimitero” del serial killer Émile Louis. L’annuncio è arrivato dalla procura di Auxerre, che ha fissato in circa due settimane la durata delle nuove operazioni.</p>



<p>Le indagini erano state interrotte nel maggio 2025 dopo la morte accidentale di un agente di polizia, colpito da un macchinario durante i lavori sul sito. Una sospensione lunga, che ora viene revocata anche per la forte pressione dei familiari delle vittime, da anni in attesa di risposte. «La richiesta è stata fortissima – ha spiegato l’avvocato Didier Seban – e non ho dubbi che emergeranno nuovi elementi».</p>



<p>Il caso resta tra i più oscuri della storia criminale francese. Émile Louis, soprannominato il “Macellaio della Yonne”, è stato condannato all’ergastolo nel 2004 per stupri e omicidi di sette giovani donne scomparse tra il 1975 e il 1979. Le vittime erano tutte disabili e affidate ai servizi sociali. Lo stesso Louis aveva indicato i boschi di Rouvray, vicino ad Auxerre, come luogo di sepoltura.</p>



<p>Nonostante anni di ricerche, però, solo due dei corpi sono stati ritrovati. E il sospetto è che il terreno nasconda ancora resti umani e prove decisive.</p>



<p>Negli ultimi anni, alcuni ritrovamenti hanno riacceso l’attenzione sul sito: nel 2018 è stato scoperto il cranio di una possibile ottava vittima. Nell’autunno del 2024 sono emersi la suola di una scarpa con tacco, frammenti di stoffa e un indumento. Nel maggio 2025, poco prima dello stop, erano state dissotterrate due scarpe e una bicicletta, probabilmente femminili e risalenti all’epoca dei delitti.</p>



<p>Elementi che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere collegati alle vittime mai ritrovate. Con la ripresa degli scavi, l’obiettivo è proprio quello di fare luce definitiva su uno dei capitoli più inquietanti ancora irrisolti, dando finalmente risposte alle famiglie dopo quasi mezzo secolo.</p>
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		<item>
		<title>Regno Unito: perché i pub inglesi stanno morendo?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/regno-unito-perche-i-pub-inglesi-stanno-morendo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Regno Unito chiudono quasi due pub al giorno: nel 2026 già 161 attività perse in tre mesi Nel Regno Unito la crisi dei pub continua a peggiorare, con un ritmo di chiusure che nel 2026 ha raggiunto livelli allarmanti.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>Nel Regno Unito chiudono quasi due pub al giorno: nel 2026 già 161 attività perse in tre mesi</strong></p>



<p>Nel Regno Unito la crisi dei pub continua a peggiorare, con un ritmo di chiusure che nel 2026 ha raggiunto livelli allarmanti. Secondo i dati del settore riportati dalla BBC, nel primo trimestre dell’anno hanno abbassato le saracinesche circa due pub al giorno, per un totale di 161 locali chiusi tra Inghilterra, Scozia e Galles.</p>



<p>La British Beer and Pub Association (BBPA) segnala che questa dinamica ha comportato anche un impatto occupazionale significativo, con circa 2.400 posti di lavoro persi nei primi tre mesi dell’anno. Un trend che si inserisce in una fase già critica per il comparto, dopo le 336 chiusure registrate nel 2025.</p>



<p>Il governo britannico ha recentemente introdotto un’agevolazione fiscale del 15% per pub e locali di musica, entrata in vigore il mese scorso, dopo le pressioni del settore che chiedeva interventi per frenare il numero crescente di chiusure. Tuttavia, per gli operatori queste misure non sarebbero ancora sufficienti.</p>



<p>Emma McClarkin, amministratrice delegata della BBPA, ha definito la situazione “evitabile”, sostenendo che molti pub avrebbero una domanda ancora solida ma sarebbero schiacciati da un “carico fiscale sproporzionato e costi enormi”. L’associazione chiede un intervento strutturale e una revisione complessiva della tassazione sull’ospitalità.</p>



<p>Secondo McClarkin, serve un piano di lungo periodo che garantisca “tariffe più basse in modo permanente” e un sistema più equo per tutelare un settore considerato centrale per la vita sociale del Paese.</p>



<p>Negli ultimi anni, pub e locali notturni hanno dovuto affrontare un aumento dei costi del lavoro, l’incremento delle imposte sulle attività commerciali e un cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso altre forme di socialità e consumo.</p>



<p>Il quadro territoriale mostra differenze significative: il Galles risulta l’unica area con una lieve crescita del numero di pub, mentre la Scozia registra il calo più marcato, con 41 chiusure tra gennaio e marzo 2026.</p>



<p>Dal fronte politico, un portavoce del governo ha dichiarato che sono in corso misure di sostegno, tra cui la riduzione delle imposte sulle attività commerciali, il congelamento delle stesse per due anni, l’estensione degli orari di apertura durante i Mondiali e il rafforzamento del fondo per l’ospitalità, portato a 10 milioni di sterline.</p>



<p>Il governo ha inoltre annunciato programmi di rigenerazione delle aree urbane e ulteriori interventi economici, ma il settore resta in forte pressione e chiede misure più incisive per evitare nuove chiusure nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Hantavirus in crociera, ora si cercano anche i passeggeri di un volo: paura per nuovi contagi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 09:50:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cresce la preoccupazione per la nave da crociera olandese bloccata al largo di Capo Verde, coinvolta in un focolaio di hantavirus che continua ad allargarsi tra casi confermati e sospetti. In un aggiornamento diffuso lunedì 4 maggio, l’Organizzazione Mondiale della<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Cresce la preoccupazione per la nave da crociera olandese bloccata al largo di Capo Verde, coinvolta in un focolaio di hantavirus che continua ad allargarsi tra casi confermati e sospetti.</p>



<p>In un aggiornamento diffuso lunedì 4 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato un nuovo caso positivo, portando il totale a sette: due infezioni confermate in laboratorio e cinque casi sospetti. Il bilancio complessivo include tre decessi, un paziente in condizioni critiche e tre persone con sintomi lievi. Le autorità parlano di una situazione ancora in evoluzione e di indagini in corso.</p>



<p>Secondo l’OMS, sono state attivate misure urgenti di isolamento dei casi, cure mediche dedicate, evacuazioni sanitarie e ulteriori analisi di laboratorio. I primi sintomi sarebbero comparsi a bordo tra il 6 e il 28 aprile 2026, su una nave che trasportava 147 passeggeri e membri dell’equipaggio. Il quadro clinico descritto è particolarmente aggressivo: febbre, disturbi gastrointestinali, rapida evoluzione verso polmonite e sindrome da distress respiratorio acuto.</p>



<p>Un punto centrale delle indagini riguarda ora il tracciamento dei contatti su un volo tra Sant’Elena e Johannesburg. Proprio qui si concentra una nuova fase dell’allerta sanitaria: si cercano i passeggeri del collegamento aereo per ricostruire eventuali ulteriori esposizioni.</p>



<p>I primi due casi confermati avevano viaggiato in Sud America, in particolare in Argentina, prima di imbarcarsi sulla nave il 1° aprile 2026. Una delle persone colpite, una donna adulta, era sbarcata a Sant’Elena il 24 aprile con sintomi gastrointestinali. Le sue condizioni sono peggiorate durante il volo verso Johannesburg del 25 aprile ed è deceduta il giorno successivo in pronto soccorso. Il 4 maggio, la positività all’hantavirus è stata confermata tramite test PCR. L’OMS ha avviato il tracciamento dei passeggeri presenti sullo stesso volo.</p>



<p>Nel frattempo, la nave da crociera MV Hondius resta ferma al largo del porto di Praia, capitale di Capo Verde, dove è ancorata dal 3 maggio 2026. A bordo si registrano tre decessi collegati al sospetto focolaio di sindrome respiratoria acuta grave, come confermato dall’OMS.</p>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che, nonostante la gravità del quadro clinico a bordo, il rischio per la popolazione globale resta “basso”. L’hantavirus, infatti, è una malattia rara ma potenzialmente grave, trasmessa soprattutto attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti. In rari casi, osserva l’OMS, è stata documentata una limitata trasmissione da uomo a uomo.</p>



<p>A seconda della variante e dell’area geografica, l’infezione può evolvere rapidamente in forme respiratorie gravi o in febbri emorragiche con interessamento renale. Le autorità sanitarie internazionali continuano a monitorare l’evoluzione del focolaio, mentre resta alta l’attenzione sul tracciamento dei passeggeri e sull’eventuale ampliamento dei contagi.</p>
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		<title>Nuovo sviluppo inquietante sulla nave dei misteri: confermato un secondo caso di hantavirus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 08:40:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si aggrava il bilancio sanitario a bordo della MV Hondius, la nave da crociera al centro di un sospetto focolaio nell’Oceano Atlantico. Dopo i tre decessi già segnalati nei giorni scorsi, è stato ora confermato un secondo caso di hantavirus,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si aggrava il bilancio sanitario a bordo della MV Hondius, la nave da crociera al centro di un sospetto focolaio nell’Oceano Atlantico. Dopo i tre decessi già segnalati nei giorni scorsi, è stato ora confermato un secondo caso di hantavirus, alimentando ulteriori interrogativi su quanto stia accadendo a bordo.</p>



<p>La compagnia Oceanwide Expeditions ha comunicato che il virus è stato rilevato non solo nel cittadino britannico di 69 anni ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, ma anche nella donna olandese deceduta. Restano invece ancora da chiarire le cause della morte degli altri due passeggeri: il marito della donna e un cittadino tedesco.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione a bordo</h3>



<p>La nave, con 149 persone provenienti da 23 Paesi, si trova attualmente al largo di Capo Verde. Nonostante la gravità della situazione, la compagnia riferisce che l’atmosfera a bordo resta “tranquilla” e che i passeggeri si mostrano generalmente sereni.</p>



<p>Oltre ai casi confermati, ci sono altri cinque episodi sospetti sotto osservazione, tra cui quello di un membro dell’equipaggio britannico. Due membri dell’equipaggio – uno britannico e uno olandese – presentano sintomi respiratori acuti e necessitano di cure urgenti, anche se per loro non è ancora stata confermata la presenza del virus.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Evacuazioni e interventi sanitari</h3>



<p>Le autorità olandesi stanno preparando un’evacuazione medica complessa che coinvolgerà due velivoli specializzati, con personale sanitario a bordo, per trasferire i casi più gravi. Si valuta inoltre la possibilità di dirigere la nave verso le Isole Canarie, in particolare Las Palmas o Tenerife, per consentire ulteriori controlli e assistenza.</p>



<p>Il paziente britannico ricoverato in Sudafrica resta in condizioni critiche ma stabili. Secondo il ministro della Sanità sudafricano, riceve cure di supporto, poiché non esiste una terapia specifica contro l’hantavirus.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’OMS e le rassicurazioni</h3>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando da vicino la situazione e ha dichiarato di intervenire “con urgenza” per supportare la gestione del caso. Gli esperti sottolineano che le infezioni da hantavirus sono rare e difficilmente si trasmettono da persona a persona.</p>



<p>“Il rischio per la popolazione generale rimane basso”, ha dichiarato il direttore regionale europeo Hans Henri P. Kluge, invitando a non creare allarmismi né a imporre restrizioni ai viaggi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una dinamica ancora piena di dubbi</h3>



<p>Secondo la ricostruzione fornita dalla compagnia:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’11 aprile un passeggero si è sentito male ed è deceduto;</li>



<li>la moglie, sbarcata a Sant’Elena, è morta successivamente;</li>



<li>il 27 aprile un britannico è stato evacuato in Sudafrica;</li>



<li>pochi giorni dopo è morto un terzo passeggero tedesco.</li>
</ul>



<p>Un passeggero anonimo ha raccontato che non sono stati rilevati roditori a bordo – principale vettore del virus – e che la modalità di trasmissione resta quindi “misteriosa”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Attesa per nuove risposte</h3>



<p>Le indagini proseguono mentre i passeggeri restano in attesa di chiarimenti e di eventuali evacuazioni. Le autorità sanitarie stanno tracciando i contatti e intensificando i test per comprendere l’origine del focolaio.</p>



<p>Nel frattempo, la nave resta isolata in mare, con una domanda ancora senza risposta: si tratta davvero di un focolaio di hantavirus o c’è qualcosa di diverso dietro questa catena di eventi?</p>



<p>Tre passeggeri deceduti, un uomo ricoverato in condizioni critiche e un sospetto focolaio virale che resta, almeno in parte, un mistero. È quanto sta accadendo a bordo della nave da crociera <em>MV Hondius</em>, attualmente al largo di Capo Verde dopo essere partita dall’Argentina.</p>



<p>La compagnia Oceanwide Expeditions ha confermato la morte di una coppia olandese e di un cittadino tedesco, ma le cause dei decessi non sono ancora state accertate con certezza. Nel frattempo, un passeggero britannico di 69 anni è stato evacuato d’urgenza ed è ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, in Sudafrica, dove è stata confermata un’infezione da hantavirus.</p>



<p>Si tratta di un virus raro, generalmente trasmesso all’uomo attraverso roditori infetti, che può provocare gravi problemi respiratori. La trasmissione tra persone è considerata poco frequente, elemento che rende ancora più complessa la lettura di quanto accaduto a bordo.</p>



<p>La situazione sulla nave, che ospita 149 persone, si è aggravata nel corso delle settimane. Il primo decesso risale all’11 aprile, quando un passeggero si è sentito male durante la navigazione. La salma è stata sbarcata il 24 aprile sull’isola di Sant’Elena. Anche la moglie, scesa nello stesso porto, è morta successivamente durante il viaggio di ritorno. Al momento non è certo che questi due casi siano collegati all’attuale emergenza sanitaria.</p>



<p>Il 27 aprile un altro passeggero britannico è stato colpito da un malore grave ed è stato trasferito in Sudafrica. Nei giorni successivi è stato confermato il contagio da hantavirus. Sabato scorso, infine, è deceduto un terzo passeggero, di nazionalità tedesca.</p>



<p>A bordo risultano inoltre due membri dell’equipaggio con sintomi respiratori acuti, uno dei quali in condizioni serie. Anche loro necessitano di cure urgenti.</p>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato di seguire il caso con urgenza, sottolineando però che il rischio per la popolazione generale resta basso e che non vi sono motivi per limitare i viaggi.</p>



<p>Nel frattempo, le autorità di Capo Verde hanno deciso di non autorizzare lo sbarco dei passeggeri, nel tentativo di proteggere la popolazione locale. La nave resta quindi in rada al largo della capitale Praia, mentre sono in corso trattative per eventuali evacuazioni mediche e per il proseguimento del viaggio verso le Isole Canarie.</p>



<p>Secondo testimonianze raccolte a bordo, l’atmosfera tra i passeggeri sarebbe relativamente calma, ma restano molti interrogativi. Solo uno dei casi è stato finora confermato come hantavirus, e non è chiaro se gli altri decessi siano collegati allo stesso agente.</p>



<p>Un elemento che alimenta l’incertezza riguarda proprio la modalità di contagio: a bordo non sarebbero stati segnalati roditori, e la trasmissione tra persone è considerata rara. Gli esperti ricordano inoltre che il periodo di incubazione del virus può variare da una a otto settimane, lasciando aperta la possibilità che emergano nuovi casi nei prossimi giorni.</p>



<p>Nel frattempo, sulla nave sono state attivate misure sanitarie rigide, tra cui isolamento dei casi sospetti, controlli medici continui e protocolli igienici rafforzati. Le indagini sono ancora in corso per chiarire cosa sia realmente accaduto durante la traversata.</p>



<p></p>
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		<title>Camion investito da un Boeing proveniente da Venezia: immagini scioccanti dell&#8217;incidente su un&#8217;autostrada vicino a New York (VIDEO)</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Attimi di grande tensione nei cieli sopra il New Jersey, dove un aereo di linea ha rischiato di provocare una tragedia durante la fase di atterraggio. L’episodio è avvenuto all’aeroporto internazionale di Newark Liberty, nei pressi di New York, quando<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Attimi di grande tensione nei cieli sopra il New Jersey, dove un aereo di linea ha rischiato di provocare una tragedia durante la fase di atterraggio. L’episodio è avvenuto all’aeroporto internazionale di Newark Liberty, nei pressi di New York, quando un Boeing 767-400 della compagnia United Airlines ha esteso prematuramente il carrello di atterraggio.</p>



<p>Secondo quanto riferito dalla Federal Aviation Administration (FAA), il volo United Airlines 169, partito da Venezia e diretto a Newark, durante l’avvicinamento ha urtato un lampione lungo la New Jersey Turnpike intorno alle 14 ora locale di domenica 3 maggio. Nella stessa fase, il velivolo ha colpito anche un camion che stava transitando sull’autostrada.</p>



<p>A bordo dell’aereo si trovavano 221 passeggeri e dieci membri dell’equipaggio. Nonostante l’impatto, il pilota è riuscito a portare a termine l’atterraggio senza ulteriori problemi e nessuna delle persone a bordo è rimasta ferita.</p>



<p>Dai primi accertamenti è emerso che il carrello di atterraggio e la parte inferiore della fusoliera hanno colpito sia il lampione sia l’autoarticolato. Il lampione, a sua volta, è finito contro una Jeep, senza che siano stati resi noti dettagli sulle eventuali persone coinvolte.</p>



<p>Il conducente del camion è stato trasportato in ospedale con ferite lievi ed è stato dimesso poco dopo. Anche la società proprietaria del mezzo ha confermato che l’autista ha riportato solo qualche taglio.</p>



<p>L’autorità portuale di New York e New Jersey ha parlato di danni “lievi” all’aereo e ha precisato che le operazioni aeroportuali sono riprese rapidamente dopo i controlli sulla pista per verificare la presenza di detriti. Il velivolo, entrato in servizio nel maggio 2002, è ora sottoposto a verifiche tecniche.</p>



<p>Sull’accaduto è stata aperta un’indagine da parte della FAA, mentre la compagnia aerea ha avviato un proprio accertamento interno. L’equipaggio è stato temporaneamente sospeso dal servizio come previsto dalle procedure. Anche Boeing, produttore dell’aereo, è stato contattato ma al momento non ha rilasciato dichiarazioni.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1080 / 1080;" width="1080" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/X2Twitter.com_x9FbGiyZJ1kij-LF_1080p.mp4"></video></figure>



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<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/sfiorata-la-tragedia-nei-cieli-di-new-york-boeing-urta-camion-e-lampione-durante-latterraggio-video/">Camion investito da un Boeing proveniente da Venezia: immagini scioccanti dell&#8217;incidente su un&#8217;autostrada vicino a New York (VIDEO)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>“Bisogna spostare New Orleans!”: punto di non ritorno per la città USA a causa dell&#8217;innalzamento del mare</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 14:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>New Orleans deve iniziare subito a prepararsi a un trasferimento. Non è uno scenario ipotetico, ma la conclusione di un nuovo studio scientifico che descrive la città della Louisiana come arrivata a un vero e proprio “punto di non ritorno”<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>New Orleans deve iniziare subito a prepararsi a un trasferimento. Non è uno scenario ipotetico, ma la conclusione di un nuovo studio scientifico che descrive la città della Louisiana come arrivata a un vero e proprio “punto di non ritorno” a causa dell’innalzamento del livello del mare.</p>



<p>Secondo la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Sustainability e riportata dal The Guardian, nel giro di alcune generazioni l’area potrebbe essere progressivamente inghiottita dall’acqua, fino a essere completamente circondata dal Golfo del Messico entro la fine del secolo.</p>



<p>La combinazione tra cambiamento climatico, erosione delle zone umide e subsidenza del terreno sta trasformando la costa della Louisiana meridionale in una delle aree più vulnerabili del pianeta. Gli esperti stimano un possibile innalzamento del livello del mare tra i 3 e i 7 metri, accompagnato dalla perdita di circa tre quarti delle zone umide costiere. Questo fenomeno potrebbe spingere la linea costiera fino a 100 chilometri nell’entroterra, isolando di fatto città come New Orleans e Baton Rouge.</p>



<p>“Dal punto di vista paleoclimatico, New Orleans non esiste più: la domanda è per quanto tempo ancora”, ha spiegato Jesse Keenan della Tulane University, tra gli autori dello studio. Anche fermando oggi il cambiamento climatico, secondo l’esperto, la città sarebbe comunque destinata a essere circondata dall’acqua nel giro di decenni.</p>



<p>New Orleans conta circa 360mila abitanti ed è già oggi estremamente esposta: il 99% della popolazione vive in aree ad alto rischio di allagamento, il dato più alto tra tutte le città statunitensi. A peggiorare la situazione contribuiscono uragani sempre più intensi e un territorio che continua ad abbassarsi, anche a causa delle attività legate all’industria petrolifera e del gas.</p>



<p>Negli ultimi decenni sono stati investiti miliardi di dollari in sistemi di protezione – argini, chiuse e pompe – soprattutto dopo la devastazione causata dall’Uragano Katrina nel 2005. Tuttavia, secondo il nuovo studio, queste infrastrutture non saranno sufficienti nel lungo periodo.</p>



<p>Gli esperti parlano apertamente della necessità di pianificare una “ritirata controllata”, iniziando dalle comunità più vulnerabili, come quelle situate fuori dal sistema di argini. L’alternativa, avvertono, è un esodo disordinato già in atto: la popolazione della Louisiana è infatti in calo e il fenomeno potrebbe accelerare senza una strategia coordinata.</p>



<p>Tra i fattori più critici c’è la perdita di territorio: dagli anni ’30 la Louisiana ha già perso circa 2.000 miglia quadrate di terra, e altre 3.000 potrebbero scomparire nei prossimi 50 anni. Il ritmo è impressionante: un’area grande quanto un campo da calcio viene inghiottita ogni 100 minuti.</p>



<p>Per contrastare l’erosione era stato avviato il progetto di deviazione dei sedimenti del Mississippi, pensato per ricostruire le zone costiere sfruttando i depositi naturali del fiume. Ma l’iniziativa, dal costo di 3 miliardi di dollari, è stata bloccata dal governatore della Louisiana Jeff Landry, che ha sollevato dubbi sui costi e sull’impatto sull’industria della pesca.</p>



<p>Una decisione criticata da diversi esperti, secondo cui lo stop al progetto accelera ulteriormente il deterioramento della costa e riduce le possibilità di guadagnare tempo.</p>



<p>Anche sul fronte legale la situazione è complessa: una causa contro Chevron, condannata a pagare 740 milioni di dollari per danni ambientali alle zone umide, è ora oggetto di ricorso dopo l’intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti.</p>



<p>Il quadro che emerge è quello di una crisi già in corso. “New Orleans è in una situazione terminale”, ha dichiarato Keenan, sottolineando però la possibilità di gestire il processo in modo ordinato, aiutando popolazione ed economia a trasferirsi gradualmente verso aree più sicure, ad esempio a nord del lago Pontchartrain.</p>



<p>Il problema, però, è anche politico e culturale. “Nessun leader vuole essere il primo a dirlo pubblicamente”, osserva lo studioso. Eppure, secondo molti esperti, il tempo per decidere si sta rapidamente esaurendo.</p>



<p>“È una bomba a orologeria”, ha commentato il geografo Wanyun Shao. “Non sappiamo esattamente quando accadrà, ma sappiamo che accadrà.”</p>



<p>E mentre il dibattito resta aperto, una cosa appare sempre più chiara: il futuro di New Orleans potrebbe non essere più dove si trova oggi.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/bisogna-spostare-new-orleans-punto-di-non-ritorno-per-la-citta-usa-a-causa-dellinnalzamento-del-mare/">“Bisogna spostare New Orleans!”: punto di non ritorno per la città USA a causa dell&#8217;innalzamento del mare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Amsterdam vieta la pubblicità di carne e voli “per il clima”. L&#8217;insopportabile ipocrisia dell&#8217;Olanda, capitale delle emissioni e delle multinazionali</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:23:48 +0000</pubDate>
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<p>Amsterdam si presenta al mondo come la prima capitale a vietare la pubblicità di carne, automobili e combustibili fossili negli spazi pubblici. Dal 1° maggio, via hamburger sui cartelloni, SUV alle fermate del tram e spot di compagnie aeree nelle stazioni della metropolitana. Al loro posto: musei, concerti, promozione culturale. Un’operazione che il Comune racconta come svolta “etica” per allineare la città alla neutralità carbonica entro il 2050 e spingere verso un dimezzamento del consumo di carne.</p>



<p>Ma dietro la narrazione green si apre una contraddizione enorme, che in Olanda molti preferiscono ignorare: quella di un Paese che si presenta come avanguardia climatica mentre continua a essere uno dei principali snodi europei di commercio globale, logistica intensiva e sedi societarie di multinazionali ad alta impronta ambientale.</p>



<p>L’Olanda, infatti, non è solo biciclette e tulipani. È anche uno dei maggiori hub logistici del continente, con il porto di Rotterdam tra i più trafficati al mondo e un sistema industriale e agricolo fortemente orientato all’export. In particolare, il Paese è tra i maggiori esportatori europei di carne e prodotti zootecnici: secondo dati Eurostat e FAO, i Paesi Bassi figurano stabilmente tra i primi esportatori mondiali di carne suina e tra i principali hub di transito per carne e derivati diretti verso il mercato globale.</p>



<p>Non solo: proprio il modello agricolo olandese, altamente intensivo, è spesso indicato dagli stessi studi ambientali europei come uno dei sistemi zootecnici a più alta densità per chilometro quadrato, con conseguenti impatti su emissioni di azoto e pressione sugli ecosistemi.</p>



<p>A questo si aggiunge un altro elemento raramente citato nel dibattito pubblico: i Paesi Bassi sono da anni considerati una delle principali “giurisdizioni di transito fiscale” d’Europa, con una forte presenza di holding e sedi legali di multinazionali globali. Diversi report internazionali, tra cui quelli dell’ONG Oxfam e di vari centri di ricerca economica, hanno evidenziato come il Paese ospiti migliaia di società estere grazie a regimi fiscali favorevoli, contribuendo a un sistema globale di ottimizzazione fiscale che ha effetti indiretti anche sulle politiche ambientali delle aziende coinvolte.</p>



<p>Il risultato è un paradosso evidente: mentre Amsterdam vieta la pubblicità di carne e voli per “dare il buon esempio climatico”, il Paese continua a essere un nodo centrale di un’economia globale che si regge proprio su quei settori che oggi vengono simbolicamente banditi dagli spazi pubblici.</p>



<p>Il Comune giustifica la misura come “cambiamento culturale”. Ma le associazioni di categoria olandesi parlano apertamente di ingerenza. Il settore della carne denuncia una riduzione della libertà commerciale, mentre quello del turismo contesta la limitazione della promozione dei voli aerei.</p>



<p>Sul piano politico, il divieto viene invece celebrato da attivisti e partiti ambientalisti come un “momento tabacco” per la carne e i combustibili fossili: l’idea è che ciò che non si vede negli spazi pubblici smetta di essere percepito come normale.</p>



<p>Eppure il dubbio resta: quanto incide davvero un divieto di pubblicità in una città, se nello stesso Paese continuano a operare hub logistici globali, esportazioni intensive di carne e sedi fiscali di multinazionali che alimentano traffici e consumi su scala mondiale?</p>



<p>Anche perché la pubblicità non è scomparsa: si è semplicemente spostata. Dalle pensiline dei tram agli algoritmi dei social network, dove carne, voli low cost e SUV continuano a essere promossi senza restrizioni.</p>



<p>Così Amsterdam si ritrova nel suo classico doppio ruolo europeo: laboratorio di politiche simboliche all’avanguardia e, allo stesso tempo, centro perfettamente integrato in un sistema economico globale che quelle stesse politiche non tocca davvero.</p>



<p>Una contraddizione che rende il “modello olandese” meno lineare di quanto appaia nei comunicati ufficiali: molto visibile nelle città, molto meno nei conti del commercio globale.</p>



<p></p>



<p>+++</p>



<p>Amsterdam bans meat and flight advertising “for the climate.” The unbearable hypocrisy of the Netherlands, capital of emissions and multinationals</p>



<p></p>



<p>Amsterdam presents itself to the world as the first capital to ban advertising for meat, cars, and fossil fuels in public spaces. From May 1st, no more burger ads on billboards, SUVs at tram stops, or airline commercials in metro stations. In their place: museums, concerts, cultural promotion. The city government describes this initiative as an “ethical” shift aimed at aligning Amsterdam with carbon neutrality by 2050 and encouraging a halving of meat consumption.</p>



<p>But behind the green narrative lies a major contradiction that many in the Netherlands prefer to overlook: that of a country presenting itself as a climate frontrunner while remaining one of Europe’s key hubs for global trade, intensive logistics, and corporate headquarters of multinational companies with high environmental footprints.</p>



<p>The Netherlands, in fact, is not just bicycles and tulips. It is also one of the continent’s largest logistics hubs, with the port of Rotterdam among the busiest in the world and an industrial and agricultural system strongly oriented toward exports. In particular, the country is among Europe’s largest exporters of meat and livestock products: according to Eurostat and FAO data, the Netherlands consistently ranks among the world’s top exporters of pork and among the main transit hubs for meat and meat products destined for global markets.</p>



<p>Not only that: the Dutch agricultural model itself, highly intensive, is often cited in European environmental studies as one of the livestock systems with the highest density per square kilometer, with corresponding impacts on nitrogen emissions and pressure on ecosystems.</p>



<p>To this must be added another rarely mentioned element in public debate: the Netherlands has for years been considered one of Europe’s main “tax transit jurisdictions,” with a strong presence of holding companies and legal headquarters of global multinationals. Several international reports, including those by the NGO Oxfam and various economic research centers, have highlighted how the country hosts thousands of foreign companies thanks to favorable tax regimes, contributing to a global system of tax optimization that also has indirect effects on the environmental policies of the companies involved.</p>



<p>The result is an obvious paradox: while Amsterdam bans advertising for meat and flights to “set a climate example,” the country continues to be a central node in a global economy that relies precisely on the sectors now symbolically excluded from public spaces.</p>



<p>The municipality justifies the measure as a “cultural change.” But Dutch industry associations openly describe it as interference. The meat sector complains about a restriction on commercial freedom, while the tourism industry criticizes the limitation on promoting air travel.</p>



<p>On the political level, however, the ban is celebrated by activists and environmental parties as a “tobacco moment” for meat and fossil fuels: the idea is that what is no longer visible in public space will cease to be perceived as normal.</p>



<p>Yet the question remains: how much does an advertising ban in a single city really matter if the same country continues to operate global logistics hubs, intensive meat exports, and tax headquarters for multinational corporations that fuel trade and consumption on a worldwide scale?</p>



<p>Especially since advertising has not disappeared: it has simply moved. From tram shelters to social media algorithms, where meat, low-cost flights, and SUVs continue to be promoted without restriction.</p>



<p>In this way, Amsterdam finds itself in its classic European dual role: a laboratory for cutting-edge symbolic policies, and at the same time a fully integrated center of a global economic system that those very policies do not truly affect.</p>



<p>A contradiction that makes the “Dutch model” less straightforward than official statements suggest: highly visible in the cities, far less so in the balance sheets of global trade.</p>



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		<title>Bali, il paradiso turistico capitale dell&#8217;immondizia: l’Indonesia soffoca tra rifiuti e mari contaminati</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:08:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bali, una delle mete turistiche più popolari al mondo, continua a mostrare un volto ben lontano dall’immagine da cartolina. L’isola fatica infatti a gestire l’enorme pressione del turismo e la conseguente produzione di rifiuti, con discariche a cielo aperto che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Bali, una delle mete turistiche più popolari al mondo, continua a mostrare un volto ben lontano dall’immagine da cartolina. L’isola fatica infatti a gestire l’enorme pressione del turismo e la conseguente produzione di rifiuti, con discariche a cielo aperto che continuano a comparire in diverse aree.</p>



<p>“L’odore della spazzatura ci sta creando problemi. I clienti finiscono per non comprare più. È un vero fastidio”, racconta un fioraio locale. Un residente aggiunge: “Il governo deve fare qualcosa. Di notte ci sono molti topi qui. L’odore è sgradevole”.</p>



<p>Ogni giorno sull’isola vengono prodotte circa 3.400 tonnellate di rifiuti, a fronte di una popolazione di circa 4 milioni di abitanti e un afflusso di circa 7 milioni di turisti stranieri all’anno. Una pressione enorme su un sistema di gestione dei rifiuti che appare insufficiente.</p>



<p>Le autorità hanno annunciato interventi urgenti. “Abbiamo fissato una scadenza per tutti i governi provinciali, distrettuali e comunali affinché chiudano le discariche a cielo aperto entro la fine del 2026”, ha dichiarato Hanif Faisol Nurofiq, ex ministro dell’Ambiente indonesiano. Ma nel frattempo i rifiuti continuano ad accumularsi e solo una parte viene trattata o riciclata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un gigante globale della plastica in mare</h3>



<p>Il problema non riguarda solo Bali. L’Indonesia è considerata uno dei principali contributori mondiali all’inquinamento marino da plastica. Secondo studi della Banca Mondiale, il Paese genera circa <strong>7,8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno</strong>, di cui circa <strong>4,9 milioni di tonnellate sono mal gestite</strong> e quindi potenzialmente disperse nell’ambiente.</p>



<p>Una parte significativa di questa plastica finisce nei fiumi e da lì direttamente negli oceani. Le stime indicano che <strong>circa 200–550 mila tonnellate di plastica ogni anno vengono riversate in mare dall’Indonesia</strong> attraverso i corsi d’acqua e la cattiva gestione dei rifiuti.</p>



<p>Già nel 2015 il Paese era stato indicato come <strong>secondo maggiore contributore mondiale di plastica negli oceani</strong>, con diversi fiumi indonesiani tra i più inquinanti al mondo.</p>



<p>In alcune aree costiere e fluviali, la plastica è diventata il principale materiale presente nei rifiuti, con microplastiche ormai diffuse anche nei sedimenti marini e lungo le coste.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un equilibrio sempre più fragile</h3>



<p>Il turismo, fondamentale per l’economia indonesiana, si scontra quindi con una crisi ambientale crescente. Da un lato milioni di visitatori attratti dalle spiagge e dalla natura tropicale, dall’altro un sistema di gestione dei rifiuti che fatica a tenere il passo.</p>



<p>Il risultato è un paradosso evidente: un paradiso naturale che rischia di diventare simbolo globale dell’emergenza plastica negli oceani.</p>
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		<title>Yoko Ono fa ritirare dal mercato la birra &#8220;John Lemon&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:21:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un gioco di parole diventato un caso legale. In Bretagna, il birrificio L’Imprimerie di Bannalec, nel Finistère, si è ritrovato al centro di una controversia dopo aver ricevuto una diffida formale dagli avvocati di Yoko Ono, vedova di John Lennon.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un gioco di parole diventato un caso legale. In Bretagna, il birrificio L’Imprimerie di Bannalec, nel Finistère, si è ritrovato al centro di una controversia dopo aver ricevuto una diffida formale dagli avvocati di Yoko Ono, vedova di John Lennon.</p>



<p>Al centro della vicenda c’è una birra artigianale al limone chiamata “John Lemon”, un evidente omaggio al celebre cantante dei The Beatles. La bevanda era in vendita da diversi anni, ma alla fine di marzo la situazione è cambiata: il gestore del birrificio, Aurélien Picard, ha ricevuto una lettera ufficiale che chiedeva il ritiro immediato del prodotto dal mercato.</p>



<p>Secondo quanto riportato dai media locali, il marchio “John Lemon” sarebbe stato registrato proprio per evitare utilizzi impropri legati al nome dell’artista. La diffida imponeva quindi al birrificio di adeguarsi, con il rischio di sanzioni fino a 250 euro al giorno in caso di mancato rispetto.</p>



<p>«All’inizio pensavo fosse una bufala», ha raccontato Picard. «Poi ho verificato e ho scoperto che altri avevano avuto problemi simili. Ho capito che rischiavo davvero una penalità».</p>



<p>Il birrificio, noto per i nomi ironici e i giochi di parole ispirati a personaggi famosi, offre già etichette come “Jean Gol Potter”, “Mireille Mafioso” o “Yvette Ore”. Ma questa volta la trovata creativa ha superato un limite legale.</p>



<p>Dopo una trattativa con lo studio legale che rappresenta Yoko Ono, Picard ha ottenuto una proroga: potrà vendere le circa 5.000 bottiglie rimaste fino al 1° luglio. Nel frattempo, ha già proposto un nuovo nome per la birra, “Yellow Lemon”, in attesa di una risposta definitiva.</p>



<p>Una vicenda che mette in luce il confine, spesso sottile, tra creatività commerciale e tutela dei diritti legati ai nomi celebri, anche quando si tratta di semplici giochi di parole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/yoko-ono-fa-ritirare-dal-mercato-la-birra-john-lemon/">Yoko Ono fa ritirare dal mercato la birra &#8220;John Lemon&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Roberto Baggio sbarca su TikTok e diventa subito virale: esordio “col botto” (video)</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il campione vicentino Roberto Baggio conquista anche TikTok. L’ex fuoriclasse (o meglio, l&#8217;eterno fuoriclasse) della Nazionale ha aperto il suo profilo ufficiale, Roberto Baggio, e nel giro di poche ore è diventato virale, confermando quanto il suo carisma e il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il campione vicentino Roberto Baggio conquista anche TikTok. L’ex fuoriclasse (o meglio, l&#8217;eterno fuoriclasse) della Nazionale ha aperto il suo profilo ufficiale, <strong>Roberto Baggio</strong>, e nel giro di poche ore è diventato virale, confermando quanto il suo carisma e il suo legame con i tifosi siano ancora fortissimi.</p>



<p>Nel video d’esordio, semplice ma perfettamente in linea con il suo stile, Baggio si presenta annunciando il suo arrivo sulla piattaforma. Poi bastano pochi gesti per accendere l’entusiasmo: qualche palleggio, un tiro deciso… e subito dopo il rumore di vetri infranti. A completare la scena, la voce di una bambina che grida “Papi”. Un ingresso ironico e sorprendente, insomma, “col botto” sotto tutti i punti di vista.</p>



<p>Il pubblico ha risposto in massa: migliaia i commenti, tutti o quasi carichi di affetto e nostalgia. C’è chi scherza chiedendogli il famoso “dossier da 900 pagine”, chi lo invita a tornare in campo con la Nazionale, e chi semplicemente lo ringrazia per le emozioni regalate in carriera.</p>



<p>Ancora una volta, Baggio dimostra che per lui non servono effetti speciali: basta la sua presenza per accendere l’entusiasmo di intere generazioni.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1024" style="aspect-ratio: 576 / 1024;" width="576" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/04/snaptik_7634119916148296982_v3.mp4"></video></figure>
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		<title>Rider francese di 23 anni consegna le pizze in Ferrari</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:08:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Tolone, un giovane di 23 anni ha trovato un modo decisamente fuori dal comune per farsi notare sui social: consegnare pizze a bordo di una Ferrari rossa presa in prestito, trasformando un semplice lavoro da rider in uno spettacolo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A Tolone, un giovane di 23 anni ha trovato un modo decisamente fuori dal comune per farsi notare sui social: consegnare pizze a bordo di una Ferrari rossa presa in prestito, trasformando un semplice lavoro da rider in uno spettacolo urbano diventato virale.</p>



<p>Yohann sogna infatti di diventare un creator di contenuti online, ma finora fatica a emergere. Nel frattempo si arrangia con lavoretti saltuari, tra cui le consegne di pizze. Proprio da questa quotidianità è nata l’idea che lo ha reso virale: unire il lavoro, la passione per le auto di lusso e il desiderio di costruire una carriera sui social.</p>



<p>Il giovane ha iniziato a filmarsi mentre effettuava consegne speciali a bordo di una vettura sportiva italiana di colore rosso, attirando subito l’attenzione dei passanti e degli utenti online. Il risultato è stato immediato: il video ha iniziato a circolare sui social, generando curiosità e condivisioni.</p>



<p>Secondo quanto raccontato, le pizze vengono offerte gratuitamente e non c’è alcun costo per chi le riceve. L’obiettivo non è il guadagno diretto, ma la creazione di contenuti capaci di sorprendere e coinvolgere.</p>



<p>Sui social Yohann continua a pubblicare video dedicati al mondo delle auto, mostrando veicoli e reazioni delle persone. Per distinguersi dagli altri creator, ha scelto un format insolito: consegne scenografiche a bordo di auto di lusso prese in prestito, trasformando le strade di Tolone in un set a cielo aperto.</p>



<p>“L’idea è di prendere in prestito auto diverse per creare eventi da filmare, mostrando le reazioni della gente e valorizzando le auto in città”, ha spiegato. Il progetto potrebbe continuare con nuovi mezzi e nuove consegne gratuite, sempre con l’obiettivo di ottenere visibilità e reazioni positive.</p>



<p>Yohann spera che i prossimi video possano continuare a crescere in popolarità, anche se ammette che non è semplice farsi spazio nel mondo dei social. Nel frattempo, la sua idea ha già acceso la curiosità del web.</p>
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		<title>UE: Meta violava le norme sui minori, possibile multa fino al 6% del fatturato globale</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:16:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea ha stabilito che Meta ha violato la normativa dell’Unione Europea per non aver impedito in modo efficace ai minori di 13 anni di utilizzare le piattaforme Facebook e Instagram. Secondo i risultati preliminari di un’indagine durata quasi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Commissione europea ha stabilito che Meta ha violato la normativa dell’Unione Europea per non aver impedito in modo efficace ai minori di 13 anni di utilizzare le piattaforme Facebook e Instagram.</p>



<p>Secondo i risultati preliminari di un’indagine durata quasi due anni, resi noti a Bruxelles, l’azienda non avrebbe adottato misure sufficienti per far rispettare il limite minimo di età previsto dai propri termini di servizio e richiesto dal Digital Services Act (DSA), che impone alle piattaforme di identificare e ridurre i rischi legati all’uso da parte dei minori.</p>



<p>La Commissione sottolinea che bambini sotto i 13 anni possono ancora aggirare i controlli dichiarando una data di nascita falsa, senza verifiche efficaci da parte dei sistemi della piattaforma. Inoltre, lo strumento di segnalazione degli account minorenni è stato giudicato “difficile da usare e poco efficace”, con controlli successivi ritenuti insufficienti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le possibili sanzioni</h3>



<p>Se le conclusioni saranno confermate, Meta rischia una multa fino al 6% del proprio fatturato annuo globale. Nel 2025 la società ha registrato ricavi pari a circa 201 miliardi di dollari.</p>



<p>La Commissione ha però precisato che si tratta di conclusioni preliminari e che l’esito finale dell’indagine non è ancora stato deciso. Meta avrà ora accesso al fascicolo e potrà presentare la propria difesa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La risposta di Meta</h3>



<p>L’azienda statunitense ha respinto le accuse. Un portavoce ha ribadito che Facebook e Instagram sono destinati a utenti dai 13 anni in su e che sono già in atto sistemi per individuare e rimuovere account di minori.</p>



<p>Meta sostiene inoltre di continuare a investire in tecnologie per il controllo dell’età e definisce la verifica degli utenti “una sfida che riguarda l’intero settore”, sottolineando la collaborazione con la Commissione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il contesto europeo: stretta sui social per i minori</h3>



<p>Il caso si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione politica in Europa sul tema dell’uso dei social media da parte dei giovani. Diversi Paesi stanno valutando restrizioni più severe: la Spagna propone il divieto sotto i 16 anni, mentre in Francia il Parlamento ha sostenuto misure simili per i minori di 15 anni. Anche il governo del Regno Unito sta valutando nuove limitazioni per gli under 16.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le criticità del sistema attuale</h3>



<p>Secondo la Commissione, le piattaforme non riescono a impedire efficacemente la registrazione dei minori, anche a causa della facilità con cui si possono inserire dati falsi. L’indagine ha inoltre evidenziato possibili rischi legati agli effetti algoritmici dei social, come la tendenza a proporre contenuti sempre più estremi o dannosi, con potenziali impatti sulla salute mentale dei giovani utenti.</p>



<p>L’inchiesta aperta nel 2024 prosegue su altri fronti, inclusa la valutazione delle misure adottate da Meta per la tutela della salute fisica e psicologica degli utenti più giovani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un settore sotto osservazione</h3>



<p>Già in passato Meta aveva dichiarato di aver sviluppato decine di strumenti per la protezione dei minori e di voler garantire esperienze online sicure e adeguate all’età. Tuttavia, per Bruxelles, tali misure non sarebbero ancora sufficienti.</p>



<p>La decisione finale dell’UE potrebbe segnare un precedente importante per l’intero settore delle piattaforme digitali, in un momento in cui l’Europa rafforza il controllo sulle grandi aziende tecnologiche e sul loro impatto sui minori.</p>



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