Powassan, il virus delle zecche che corre più veloce della prevenzione: record di casi tra USA, Canada e Russia

Negli Stati Uniti il 2025 segna un nuovo punto critico per le malattie trasmesse dalle zecche: sono stati registrati 76 casi di infezione da virus Powassan, il numero più alto mai rilevato su base annua. Di questi, 27 si concentrano nella sola area della Nuova Inghilterra. Secondo i dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), il totale rappresenta un picco storico rispetto ai 397 casi complessivi notificati nell’intero decennio 2016-2025.
Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti. Anche Canada e Russia, dove il virus è considerato endemico, stanno registrando un incremento dei contagi, alimentando l’attenzione della sorveglianza sanitaria internazionale.
Il virus Powassan prende il nome da una località dell’Ontario, in Canada, dove fu identificato per la prima volta, ed è trasmesso principalmente dalla zecca Ixodes scapularis, la cosiddetta zecca dalle zampe nere o “zecca dei cervi”, diffusa nel nord-est degli Stati Uniti e nella regione dei Grandi Laghi. Si tratta di un flavivirus che si distingue per una caratteristica particolarmente insidiosa: può essere trasmesso in tempi molto brevi dopo la puntura, anche più rapidamente rispetto alla malattia di Lyme, riducendo drasticamente la finestra utile per la rimozione preventiva della zecca.
Il periodo di incubazione varia generalmente tra una e cinque settimane. Molti contagi decorrono senza sintomi, ma nei casi più gravi l’infezione può evolvere in forme neuroinvasive come encefalite, meningite o meningoencefalite. Le conseguenze neurologiche persistono in circa la metà dei pazienti sopravvissuti.
Nei quadri clinici più severi si osservano febbre e un progressivo peggioramento neurologico, con possibili alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni, afasia, paresi, disturbi motori e paralisi dei nervi cranici. Nei casi che richiedono ricovero ospedaliero, il trattamento è esclusivamente sintomatico: non esiste infatti né un vaccino né una terapia specifica contro il virus.
Negli ultimi mesi il CDC ha confermato nuovi casi in diverse aree degli Stati Uniti, tra cui un’infezione in un residente della contea di Penobscot, nel Maine, il 23 giugno. Pochi giorni prima, l’11 giugno, un caso grave era stato segnalato a Concord, nel New Hampshire, con un paziente ricoverato in condizioni critiche dopo la puntura di una zecca. Un’ulteriore infezione è stata registrata anche nel Rhode Island, in un uomo sulla sessantina della contea di Providence, con sintomi comparsi già nel mese di maggio.
La progressione dei contagi nelle aree endemiche, insieme ai nuovi dati nordamericani, conferma una tendenza in crescita che riguarda anche Canada e Russia, già oggetto di analisi epidemiologiche recenti che segnalano una diffusione più ampia del virus rispetto al passato.















