2 Luglio 2026 - 10.11

Poste – “Uffici roventi per il caldo estremo”, protestano i sindacati

Temperature che superano i 30-35 gradi negli ambienti di lavoro, impianti di climatizzazione guasti o insufficienti, portalettere costretti a rientrare in sedi prive di un adeguato raffrescamento dopo ore trascorse sotto il sole e carichi di lavoro sempre più pesanti. È la situazione denunciata dalla Slc Cgil di Vicenza, che ha formalmente segnalato le criticità agli organismi competenti in materia di salute e sicurezza, chiedendo interventi urgenti.

Le problematiche riguardano numerose sedi della provincia. Negli uffici postali di Bassano del Grappa, Marostica e Lonigo gli impianti di climatizzazione risultano guasti o funzionano soltanto parzialmente, con temperature interne che nelle ore del mattino raggiungono i 31-34 gradi. In alcuni casi la situazione ha già comportato la chiusura pomeridiana degli sportelli, senza però risolvere il problema durante l’orario di apertura al pubblico.

Al Centro di Distribuzione di Lonigo, dove operano i portalettere, il malfunzionamento dell’impianto di climatizzazione costringe il personale a lavorare in locali che già alle 10 del mattino raggiungono temperature comprese tra i 32 e i 33 gradi. Secondo il sindacato, i climatizzatori portatili e i ventilatori installati dall’azienda si sono rivelati insufficienti a garantire condizioni di lavoro salubri.

Ulteriori criticità vengono segnalate nel Centro di Distribuzione di Vicenza San Lazzaro, dove, oltre alle temperature elevate negli ambienti chiusi, la Slc Cgil denuncia il ritardo nella consegna delle scarpe estive, dispositivi di protezione individuale obbligatori per i portalettere. A questo si aggiunge il forte aggravio dei carichi di lavoro conseguente alla riorganizzazione del recapito e alla riduzione del personale. I portalettere sono chiamati a coprire zone sempre più estese, con ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e un inevitabile aumento delle giacenze di corrispondenza e invii, sia ordinari sia a firma, che incide anche sulla qualità del servizio offerto ai cittadini.

«Non è più accettabile affrontare ogni estate le stesse emergenze – dichiara Alan Lucchino, referente della provincia di Vicenza per la Slc Cgil –. Le misure tampone adottate finora, come ventilatori o condizionatori portatili, non sono sufficienti a garantire un ambiente di lavoro salubre. La tutela della salute dei lavoratori e anche dei cittadini che accedono agli uffici deve venire prima di qualsiasi obiettivo produttivo».

«La crisi climatica – prosegue Lucchino – non è un evento eccezionale ma una condizione strutturale con cui bisogna fare i conti. Poste Italiane deve programmare gli interventi sugli impianti di climatizzazione prima dell’inizio della stagione estiva, evitando di rincorrere le emergenze quando ormai il caldo è insostenibile, facendo pagare ai lavoratori e alle lavoratrici il prezzo della sua disorganizzazione. Dove non è possibile garantire condizioni di sicurezza, gli uffici devono essere chiusi fino al ripristino di un microclima adeguato».

Il sindacato sottolinea inoltre che alle criticità determinate dalle alte temperature si sommano quelle organizzative già denunciate prima dell’inizio dell’estate. Nel Centro di Distribuzione di Vicenza San Lazzaro, la riorganizzazione delle zone di recapito e la riduzione del personale hanno determinato un significativo incremento dei carichi di lavoro. «I portalettere sono chiamati a coprire aree sempre più estese – afferma ancora Lucchino – con inevitabili ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e sulla qualità del servizio, perché si raggiunge un alto livello di accumulo di giacenze di corrispondenza, sia ordinaria sia a firma, conseguenza dell’ignavia di un’azienda che ignora le carenze di organico e scarica sul personale presente».

La Slc Cgil di Vicenza chiede quindi il ripristino immediato del corretto funzionamento degli impianti di climatizzazione negli uffici postali e nei centri di recapito interessati, la tempestiva consegna dei dispositivi di protezione individuale ai portalettere, un piano strutturale di manutenzione e adeguamento degli ambienti di lavoro che tenga conto dell’aumento delle ondate di calore, sempre più frequenti e intense, e un rafforzamento degli organici per far fronte all’attuale mole di lavoro.

«La salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori – conclude Lucchino – non possono essere subordinate ai tempi della produzione o ai ritardi negli investimenti. Continueremo a vigilare affinché vengano garantite condizioni di lavoro dignitose e pienamente conformi alla normativa vigente. Non possiamo accettare che ogni estate si riproponga la stessa emergenza. La salute delle lavoratrici e dei lavoratori e la qualità del servizio ai cittadini devono venire prima di qualsiasi logica produttiva. Continueremo a denunciare queste situazioni fino a quando Poste Italiane non darà risposte concrete e definitive».

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