La “Rete” sceglie Barabba: il silenzio dei principi nell’era degli oligarchi

Umberto Baldo
C’è una sottile, quasi impercettibile linea d’ombra che si attraversa quando la maturità anagrafica si sposa con la passione per la storia.
È il momento in cui non ti stupisci più di nulla, perché sai che il palcoscenico del mondo cambia i costumi, ma la trama della commedia umana resta immutata.
Fra ieri sera e stamattina in uno scambio di battute privato con un caro amico (che chiamerò Enrico) — uno di quei dialoghi rari, resi possibili dal tempo lento e ponderato della scrittura su WhatsApp — ci siamo trovati a riflettere sullo stato di salute della nostra civiltà.
E il quadro emerso è di un realismo cinico spaventoso, eppure drammaticamente fedele alla realtà.
Il punto di partenza è stato il commento di un amico di Enrico ai contenuti di alcuni miei editoriali su Tviweb.
In questo commento si sostiene con una lucidità che non posso non definire inquietante, che “le democrazie per come le conoscevamo sono morte e sepolte. Che erano, in fondo, una sorta di anarchia inefficiente, e che oggi i “ricchi della terra” — gli oligarchi del denaro e della tecnologia — stanno finalmente riportando l’ordine. La conclusione? Dobbiamo rassegnarci a cedere quote di libertà in cambio di questo nuovo assetto globale”.
In estrema sintesi è la fotografia del nostro tempo: la teorizzazione della servitù volontaria in nome della stabilità.
Enrico, con un pragmatismo imposto forse anche dalla nostra comune età, confessava di lasciarsi ormai trascinare dalla corrente, ritenendo ormai impossibile un’inversione di rotta.
Mi ha detto, con affetto ma senza sconti, che il mio arroccarmi nei principi mi trasforma, se non proprio in una vecchia Cassandra, in qualcuno che “abbaia alla luna”.
Ebbene, confesso: io, ogni sera, lo faccio già da tempo
E continuerò a farlo finché avrò voce e capacità di discernere.
In realtà io non contesto né la critica né la diagnosi.
Da amante della storia so perfettamente che il denaro è sempre stato l’elemento centrale della politica, dagli albori della civiltà a oggi.
Non sono un ingenuo idealista.
So che la concentrazione della ricchezza attuale sta ridisegnando i confini del potere, trasformando i cittadini in sudditi e gli Stati in consigli d’amministrazione.
Ma non posso, per dignità intellettuale, considerare questa prospettiva come augurabile. Perché l’ordine oligarchico, per quanto efficiente e tecnologicamente avanzato, ha sempre lo stesso identico sapore storico: alla fine della fiera, ti ritrovi in casa lo “zio Augusto” o il “babbo Francisco”.
Autocrazie, magari dal volto rassicurante, ma pur sempre autocrazie.
La vera tragedia contemporanea non è tanto l’avidità dei pochi, quanto l’assuefazione indotta nelle menti dei molti.
Un abbassamento del livello culturale medio che ha origini lontane — in quel progressivo scardinamento dell’autorevolezza della cultura iniziato nel post-68, che ha trasformato la scuola da ascensore sociale a distributore di diplomi senza spessore critico.
Senza cultura, il popolo diventa, per usare una parola ruvida ma onesta, una massa manipolabile.
Oggi la “Rete” ha sostituito la piazza di Gerusalemme.
E l’algoritmo, che solletica la pancia, l’invidia e l’immediato, ottiene lo stesso risultato di millenni fa: posta davanti ad una scelta, la massa sceglie Barabba e sacrifica i “principi” propugnati da Gesù.
Enrico ha ragione: probabilmente l’inversione di rotta è impossibile. Ma c’è una differenza fondamentale tra il comprendere la direzione della corrente ed il lasciarsi trascinare da essa.
Arroccarsi nei principi non significa essere ciechi di fronte al presente.
Significa compiere un atto di resistenza etica.
Non si abbaia alla luna per convincere la luna a cambiare traiettoria; lo si fa per ricordare a se stessi, e a quei pochi che ancora ascoltano, di essere svegli.
Finché avremo voce, finché non ci toglieranno le idee, il nostro dovere è non rassegnarci all’evidenza del peggio.
Spes ultima dea, dicevano gli antichi.
E la speranza, oggi, ha la forma della testimonianza.
Umberto Baldo















