Nordest, detenuto pugliese si toglie la vita in carcere

Un detenuto italiano di 68 anni, originario della Puglia, si è tolto la vita nella notte all’interno della propria cella nella Casa circondariale di Bolzano. L’uomo è stato trovato dal personale della Polizia Penitenziaria, che è intervenuto immediatamente attivando le procedure di emergenza e prestando i primi soccorsi. Ogni tentativo di rianimazione si è però rivelato vano.
A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha espresso cordoglio per l’ennesimo episodio avvenuto all’interno di un istituto penitenziario e ha sottolineato il forte impatto umano dell’accaduto anche sul personale in servizio.
«Esprimiamo innanzitutto vicinanza umana ai familiari della persona deceduta e al personale di Polizia Penitenziaria che ha operato con tempestività e professionalità nel tentativo di evitarne il tragico epilogo», ha dichiarato David Stenghel, vicesegretario regionale del SAPPE Veneto, in servizio presso il carcere di Trento. «Ogni suicidio rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario e costituisce un evento altamente traumatico anche per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, che oltre a intervenire in situazioni di emergenza devono poi convivere con il peso psicologico di quanto accaduto. A Bolzano, inoltre, continua a pesare una cronica carenza di organico che rende ancora più difficile garantire vigilanza, assistenza e sicurezza all’interno dell’istituto.»
Il sindacato evidenzia inoltre come il suicidio di un detenuto rappresenti un fattore di stress non solo per gli agenti direttamente coinvolti nei soccorsi, ma anche per gli altri detenuti presenti nella struttura. Per questo, sottolinea il SAPPE, risultano fondamentali programmi strutturati di prevenzione del rischio suicidario e procedure operative tempestive, indispensabili sia per la tutela delle persone detenute sia per l’equilibrio psicologico e operativo dell’intero ambiente penitenziario.
Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di interventi strutturali. «Da anni sosteniamo che la prevenzione del suicidio in carcere richiede un impegno costante, multidisciplinare e risorse adeguate. La Polizia Penitenziaria svolge quotidianamente un lavoro straordinario, spesso silenzioso e poco conosciuto, intervenendo in migliaia di situazioni di emergenza. Tuttavia, in alcuni casi la determinazione improvvisa di alcuni detenuti rende impossibile impedire il gesto estremo, nonostante la professionalità del personale.»
Capece ha inoltre ricordato i dati sull’attività del Corpo: «Dal 2000 ad oggi le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato oltre 25.000 tentativi di suicidio nelle carceri italiane e impedito che quasi 190.000 episodi di autolesionismo avessero conseguenze più gravi. Numeri che testimoniano l’impegno costante nella tutela della vita e della sicurezza negli istituti penitenziari.»
Il segretario generale del SAPPE ha infine rinnovato l’appello alle istituzioni: «Occorre rafforzare gli organici della Polizia Penitenziaria, anche nella Casa circondariale di Bolzano, e investire nei programmi di prevenzione del disagio psichico, nell’assistenza sanitaria e nel supporto psicologico sia ai detenuti sia al personale. Non possiamo lasciare soli gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, chiamati ogni giorno a gestire situazioni di estrema complessità. Servono interventi concreti, perché ogni tragedia lascia ferite profonde nell’intero istituto penitenziario.»















