20 Luglio 2026 - 10.25

Denti che si autoriparano e ricrescono: la medicina rigenerativa cambia il futuro del dentista

Secondo un approfondimento della BBC, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti o a riparare quelli danneggiati sfruttando cellule staminali e processi biologici, riducendo in futuro il ricorso a otturazioni, impianti e protesi.

L’obiettivo è superare gli attuali trattamenti odontoiatrici, che rappresentano spesso una soluzione temporanea. Le otturazioni, ad esempio, possono durare da cinque a vent’anni, ma richiedono spesso interventi successivi e non ripristinano il funzionamento biologico del dente, limitandosi a sostituire il tessuto danneggiato con materiali artificiali.

La salute dei denti è fondamentale per tutto l’organismo

La salute orale ha effetti ben più ampi della semplice bocca. Le infezioni gengivali e i batteri responsabili delle malattie parodontali sono stati associati a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, infezioni respiratorie e persino al morbo di Alzheimer. La perdita dei denti è inoltre correlata a un maggiore rischio di malattie, a una riduzione della qualità della vita e a un aumento della mortalità.

Anche l’aspetto psicologico è importante: perdere uno o più denti può compromettere la capacità di mangiare, parlare e sorridere, con conseguenze sul benessere sociale ed emotivo già a partire dall’infanzia.

L’idea delle “otturazioni viventi”

Tra i filoni di ricerca più promettenti c’è quello portato avanti dalla biochimica Hannele Ruohola-Baker dell’Università di Washington.

Studiando i denti del giudizio donati alla ricerca, il suo gruppo ha scoperto che le cellule responsabili della produzione dello smalto, chiamate ameloblasti, scompaiono una volta completata la crescita del dente. Per superare questo limite, i ricercatori stanno utilizzando cellule staminali, guidandole a trasformarsi sia in ameloblasti sia in odontoblasti, le cellule che producono la dentina.

Combinando queste cellule è stato possibile ottenere in laboratorio un organoide dentale capace di produrre autonomamente proteine dello smalto. In prospettiva, queste proteine potrebbero essere impiegate per realizzare “otturazioni viventi” o per riparare denti scheggiati. L’obiettivo finale è ancora più ambizioso: impiantare cellule ingegnerizzate nella bocca del paziente e lasciare che sia l’organismo a ricostruire un nuovo dente.

Carie che si riparano da sole

Un altro filone di ricerca riguarda la dentina, il tessuto situato sotto lo smalto.

La professoressa Anne George, dell’Università dell’Illinois di Chicago, studia le proteine che regolano la crescita, la mineralizzazione e l’autoriparazione della dentina. Il suo gruppo ha individuato uno dei geni fondamentali nella formazione di questo tessuto, aprendo la strada a possibili terapie capaci di stimolare il dente a produrre nuova dentina e riparare autonomamente le carie, senza ricorrere alle tradizionali otturazioni.

Perché gli impianti non sono la soluzione perfetta

Oggi, quando un dente è gravemente compromesso, la soluzione più comune è l’estrazione seguita dall’inserimento di un impianto.

Anche questa tecnologia presenta però alcuni limiti. Gli impianti non possiedono terminazioni nervose e non trasmettono le stesse sensazioni dei denti naturali durante la masticazione, aumentando il rischio di esercitare una forza eccessiva e danneggiarli. Inoltre possono essere colonizzati dai batteri, favorendo infezioni che mettono a rischio anche i denti sani vicini. Le corone artificiali, infine, devono essere sostituite dopo circa 15 anni.

Denti coltivati in laboratorio

Un’altra strada è quella dei denti interamente coltivati in laboratorio.

Ana Angelova Volponi, direttrice dell’odontoiatria rigenerativa del King’s College di Londra, ritiene che una sostituzione biologica possa rappresentare una soluzione molto più duratura rispetto agli impianti tradizionali.

Il suo gruppo ha già ottenuto strutture dentali ibride combinando cellule gengivali umane con cellule dentali di topo, riuscendo a formare radici vitali in fase di sviluppo. L’obiettivo è ora riprodurre completamente il processo biologico utilizzando biomateriali capaci di guidare la formazione di un dente perfettamente funzionante.

Cosa insegnano squali e maiali

La ricerca guarda anche al mondo animale.

A differenza degli esseri umani, gli squali sostituiscono continuamente i denti per tutta la vita. Anche elefanti e canguri sviluppano più serie di molari.

I maiali presentano una caratteristica particolarmente interessante: nelle loro mascelle sono presenti diversi abbozzi di denti permanenti non ancora erotti. Sfruttando questa peculiarità, un gruppo guidato dalla professoressa Pamela Yelick della Tufts School of Dental Medicine è riuscito a far crescere strutture simili a denti umani in maiali nani dello Yucatan.

I ricercatori hanno combinato cellule umane produttrici di dentina con cellule suine produttrici di smalto, coltivandole su un supporto bioingegnerizzato che riproduce l’ambiente naturale del dente. Dopo circa tre mesi si sono sviluppate strutture molto simili a denti naturali.

Il prossimo obiettivo sarà ottenere lo stesso risultato direttamente nella bocca di un paziente, eliminando completamente l’impiego di cellule animali.

Serviranno ancora anni

Nonostante i risultati ottenuti, gli esperti invitano alla prudenza. Prima di arrivare alle sperimentazioni cliniche sull’uomo saranno necessari ulteriori studi, test su modelli animali e anni di sviluppo tecnologico.

Le conoscenze acquisite, tuttavia, potrebbero avere ricadute anche in altri settori della medicina rigenerativa, contribuendo alla ricostruzione di ossa, organi e altri tessuti complessi.

Per gli scienziati coinvolti, il futuro dell’odontoiatria sarà sempre meno orientato alla semplice riparazione dei danni e sempre più alla rigenerazione biologica dei tessuti. Sebbene il traguardo sia ancora lontano, le prospettive vengono considerate molto promettenti.

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