Il colpo di spugna sui No-Vax: se il perdono diventa complicità

Umberto Baldo
C’è un tratto quasi antropologico che definisce il nostro Paese: una memoria cortissima, che scivola con troppa facilità in un perdono indistinto, generoso con chi ha sbagliato e profondamente insensibile verso chi ha pagato il prezzo più alto.
Non siamo necessariamente più buoni degli altri; siamo, molto più banalmente, più cialtroni.
E l’ultimo emendamento approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera — che punta a riammettere nell’albo i medici radiati per le loro posizioni e condotte ultra-no-Vax durante la pandemia da Covid — ne è la dimostrazione plastica.
Nel teatro della politica italiana, pensare male è quasi sempre un dovere di cronaca.
È su questo tema è difficile, se non impossibile, scindere questa proposta dall’identità della forza politica che la promuove, Fratelli d’Italia.
Un Partito che, durante i mesi più bui della crisi sanitaria, ha sistematicamente lisciato il pelo alla galassia no-Vax, cavalcando il dissenso contro i vaccini e le restrizioni del Green Pass.
Oggi, quella che viene contrabbandata come un’operazione di pacificazione nazionale somiglia maledettamente ad una riga tirata a favore di ambienti elettorali vicini a quel mondo.
Un favore postumo, una sanatoria ideologica.
Ma la politica non può cancellare l’etica, né può riscrivere la storia a colpi di emendamenti.
Perché la radiazione dall’Ordine non è stata una punizione burocratica per non aver timbrato un cartellino; è stata la massima sanzione comminata a chi ha tradito la scienza, diffuso tesi complottiste, prescritto intrugli miracolosi, ed ingannato i pazienti.
Ha riguardato chi ha calpestato il Giuramento di Ippocrate ed i doveri deontologici nel momento in cui la comunità ne aveva più bisogno.
Se questa sanatoria dovesse passare, l’effetto sarebbe devastante: significherebbe mettere sullo stesso piano chi ha alimentato il complottismo e la disinformazione, magari cercando la ribalta ideologica, e chi, invece, ha onorato la professione fino all’estremo sacrificio.
La nostra memoria non può e non deve essere così corta da dimenticare il tributo di sangue pagato dalla sanità italiana.
Limitarlo ai soli medici sarebbe riduttivo.
Il sacrificio ha riguardato l’intero comparto: sono 383 i medici e gli odontoiatri caduti per il Covid, ma accanto a loro ci sono circa 90 infermieri e decine di operatori sociosanitari, tecnici ed autisti di ambulanza.
Centinaia di nomi che non si sono tirati indietro quando gli ospedali erano trincee e le tute di protezione scarseggiavano.
L’emblema di quei mesi per quanto mi riguarda resta impresso nella fotografia di quell’infermiera crollata per la fatica sulla scrivania: il simbolo di una dedizione assoluta che ha accomunato ogni singolo camice e divisa in prima linea.
Donne e uomini che hanno guardato in faccia il virus e sono rimasti al loro posto per fedeltà alla Repubblica ed ai propri pazienti.
Il loro sacrificio è la pietra angolare su cui si regge la dignità del nostro sistema sanitario.
Ha perfettamente ragione il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, nel dichiararsi sconcertato.
Sanare d’ufficio le violazioni deontologiche non è un atto di clemenza: è uno schiaffo alla memoria di chi ha perso la vita in corsia, ed un insulto ai milioni di cittadini che hanno creduto nella scienza.
Se il principio del merito e della responsabilità personale ha ancora un valore in questo Paese, chi ha tradito la propria missione non può rientrare dalla finestra principale grazie ad un colpo di spugna politico.
C’è un limite oltre il quale il perdono diventa complicità, e la politica cialtrona diventa offesa alla memoria.
E quel limite a mio avviso lo abbiamo appena superato.
Umberto Baldo


















