19 Luglio 2026 - 12.28

Cialtrònia, il welfare della rapina. Quando il crimine rende anche dopo la morte

Se avessi qualche decennio in meno, lo confesso con assoluta e disarmante franchezza, non perderei un solo secondo: preparerei le valigie, saluterei i confini della gloriosa Repubblica di Cialtrònia e mi trasferirei in un qualunque Paese civile.
Un luogo, per intenderci, dove il vocabolario conserva ancora un legame logico con la realtà, e dove la giustizia non è stata surclassata da una sceneggiatura degna del teatro dell’assurdo.
Ma poiché l’anagrafe non fa sconti, sono costretto a rimanere qui, a guardare, e soprattutto a non stare zitto davanti alle cronache surreali che stanno imperversando in questi giorni.
Sia chiaro non ho alcuna intenzione di intrattenervi oggi sui tecnicismi penali o sulle complesse architetture giuridiche del caso del gioielliere di Cuneo; ne abbiamo già discusso non più di qualche giorno fa denunciando il paradosso sistemico di uno Stato che si adopera a risarcire il rapinatore a spese della vittima (https://www.tviweb.it/fiat-iustitia-sed-victimis-il-paradosso-italiano-risarcire-il-rapinatore/).
Ma le ultime notizie superano ogni più ardita fantasia satirica.
Ci troviamo ufficialmente di fronte alla consacrazione definitiva di Cialtrònia quale autentico “Paese dei Balocchi” per la criminalità.
Una terra promessa dove delinquere non è più un rischio calcolato, bensì un lucroso e garantito investimento a lungo termine per l’intero nucleo familiare.
Il caso Roggero è diventato il paradigma assoluto di questa stortura.
Riflettiamoci un istante, ovviamente con la dovuta gelida paradossale ironia: stando alla narrazione imperante, se una famiglia numerosa si trovasse in gravi difficoltà economiche, oggi potrebbe anche pensare di non ricorrere a faticosi prestiti bancari, o di sperare nella lotteria.
Le basterebbe avviare saggiamente un figlio alla carriera della delinquenza a mano armata, con la vibrante speranza che quest’ultimo incroci sulla sua strada una vittima esasperata e terrorizzata, pronta a reagire.
Se il ragazzo venisse ferito o ucciso nell’esercizio delle sue funzioni criminali, il miracolo economico sarebbe compiuto: l’intera dinastia si sistemerebbe per la vita.
A leggere con attenzione le cifre che circolano sui media, si comprende quanto siamo arrivati al culmine dell’ingiustizia e del ridicolo.
A quanto si apprende parliamo di ben quindici persone che oggi si presentano all’incasso, pronte a pignorare le proprietà e la stessa casa dove il gioielliere viveva con la moglie Mariangela fino a venerdì scorso, giorno del suo ingresso in carcere.
A quale titolo affettivo o morale addirittura un patrigno debba essere economicamente ristorato per la morte di un figliastro colto in flagrante rapina a mano armata resta uno dei misteri della nostra logica cialtronesca.
E non dimentichiamo il terzo complice, Alessandro Modica: rimasto felicemente ferito, già tornato in totale libertà, ma titolare del sacrosanto diritto di pretendere denaro dal rapinato perché catalogato come vittima di «tentato omicidio».
Sullo sfondo si agita la scure finale: una richiesta complessiva da 3 milioni e 200.000 euro.
Viene spontanea una domanda: quei milioni sono stati quantificati sul danno morale o sul fatturato potenziale di rapine future?
Una cifra che, come giustamente rilevato dalla difesa guidata dal professor Sergio Novani e dall’avvocato Stefano Marcolini, mette sotto scacco mortale una famiglia che ha gestito una bottega per cinquant’anni tra mille crisi, ignorando totalmente l’articolo 1227 che, secondo la difesa, avrebbe dovuto comportare una consistente riduzione del risarcimento.
Ma a Cialtronia le sfumature non piacciono.
Dopotutto, nel Paese dei Balocchi, manifestare empatia per le vittime, ed esasperazione per l’impunità dei criminali, è ormai considerato un intollerabile atto di rozzezza culturale.
Tra pochi giorni le chiacchiere finiranno.
In Parlamento non conteranno più i comunicati stampa, ma i pulsanti verdi e rossi.
Sapremo finalmente quali forze politiche considerano una rapina a mano armata un reato, e quali invece continuano a trattarla come un “infortunio professionale.”
Sarà un eccellente indicatore per capire chi preferisce tutelare i cittadini onesti e chi, al contrario, vuole mantenere inalterato questo fantastico e redditizio welfare della rapina.
Nel frattempo, teniamoci stretta la nostra Cialtronia: l’unico posto al mondo dove il crimine non solo paga, ma garantisce anche una sontuosa liquidazione ai parenti della ditta.

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