16 Luglio 2026 - 10.08

Riuscirà la VARgentina ad appropriarsi di un altro Mondiale fra i sospetti?

L’Argentina è di nuovo in finale del Mondiale. La vittoria per 2-1 sull’Inghilterra ha riportato l’Albiceleste all’ultimo atto della Coppa del Mondo, dove sfiderà la Spagna. Ma, come spesso accade quando si parla della nazionale argentina, al calcio giocato si sono affiancate polemiche, sospetti e accuse che stanno infiammando tifosi, media e social network.

È bene chiarirlo fin dall’inizio: non esistono prove di manipolazioni o di favoritismi organizzati e la FIFA continua a difendere l’operato degli arbitri. Tuttavia, il torneo 2026 è stato accompagnato da una lunga serie di episodi contestati che hanno alimentato un clima di sfiducia, soprattutto tra gli avversari dell’Albiceleste.

La polemica più accesa è nata nei quarti di finale contro la Svizzera. L’espulsione dell’attaccante Breel Embolo, arrivata dopo una revisione VAR per una presunta simulazione, ha cambiato l’inerzia della gara e ha scatenato una valanga di proteste. Sui social è tornato virale il soprannome “VARgentina”, già utilizzato negli anni scorsi per insinuare che le decisioni tecnologiche favorissero sistematicamente la Selección. La FIFA, attraverso il responsabile arbitrale Pierluigi Collina, ha difeso l’operato della squadra arbitrale, ma le polemiche non si sono placate.

Le contestazioni non si fermano a quella partita. Durante il torneo sono stati messi sotto la lente diversi episodi: un possibile cartellino rosso evitato a Lionel Messi contro l’Algeria dopo un contatto giudicato duro dagli avversari, un gol convalidato contro l’Austria nonostante dubbi sulla regolarità dell’azione e una rete dell’Egitto annullata negli ottavi, decisione che ha preceduto la rimonta argentina ai supplementari. Si tratta di episodi che hanno alimentato il dibattito mediatico, ma che non hanno portato ad alcuna ammissione di errore o irregolarità da parte della FIFA.

Anche la semifinale contro l’Inghilterra ha lasciato strascichi. La direzione dell’arbitro statunitense Ismail Elfath è stata duramente criticata dalla stampa inglese, che gli ha rimproverato una gestione troppo permissiva del gioco fisico argentino. Alcuni giornali britannici avevano espresso dubbi già prima della gara sulla sua designazione, alimentando teorie di favoritismo mai supportate da prove concrete.

Al termine dell’incontro è esplosa un’ulteriore controversia quando alcuni giocatori argentini hanno esposto uno striscione con la scritta “Las Malvinas son Argentinas”, riaccendendo la disputa sulle isole Falkland/Malvinas. La FIFA vieta messaggi politici durante le competizioni e diversi media internazionali hanno riferito della possibilità di un’indagine disciplinare sull’episodio.

Le polemiche del 2026 si inseriscono però in una storia molto più lunga.

Il primo grande caso risale al Mondiale del 1978, organizzato proprio in Argentina durante la dittatura militare. Ancora oggi il 6-0 inflitto al Perù nell’ultima partita del secondo girone continua a essere oggetto di sospetti. Quel risultato consentì agli argentini di qualificarsi alla finale superando il Brasile per differenza reti. Nel corso degli anni sono emerse testimonianze, indiscrezioni e ricostruzioni che hanno alimentato i dubbi su possibili pressioni politiche, ma nessuna inchiesta ha mai dimostrato l’esistenza di una combine o di un illecito sportivo.

Impossibile poi dimenticare il Mondiale del 1986. Nei quarti di finale contro l’Inghilterra Diego Armando Maradona segnò il celebre gol della “Mano de Dios”, realizzato con un evidente tocco di mano che sfuggì all’arbitro tunisino Ali Bin Nasser. Quell’episodio è rimasto uno dei più controversi nella storia del calcio e contribuì a rafforzare la rivalità tra le due nazionali, già segnata dal durissimo quarto di finale del 1966, che gli argentini ribattezzarono addirittura “il furto del secolo” per l’espulsione del capitano Antonio Rattín e alcune decisioni arbitrali considerate favorevoli agli inglesi.

Anche il Mondiale del 2022 in Qatar fu accompagnato da numerose discussioni arbitrali. Il quarto di finale con l’Olanda, passato alla storia come la “Battaglia di Lusail”, vide il record di cartellini estratti dall’arbitro Antonio Mateu Lahoz, oltre a contestazioni sulla gestione disciplinare e su alcuni episodi tecnici che alimentarono il dibattito internazionale.

Oggi, mentre l’Argentina si prepara ad affrontare la Spagna nella finale del Mondiale 2026, il copione sembra ripetersi. Da una parte c’è una squadra che continua a vincere sul campo; dall’altra una quantità impressionante di polemiche, accuse e teorie che accompagnano ogni suo successo.

Per ora, però, una cosa resta distinta dalle ricostruzioni e dalle discussioni: i sospetti sono tali e non costituiscono prove di irregolarità. Ed è proprio questo il motivo per cui il dibattito, anziché chiudersi, continua ad accompagnare ogni trionfo dell’Albiceleste.

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