16 Luglio 2026 - 9.44

Fiat iustitia, sed victimis. Il paradosso italiano: risarcire il rapinatore

Umberto Baldo

Di tante cose si può accusare l’attuale Governo, ed io sono il primo a farlo, ma non certo di non aver tentato di arginare in qualche modo una delinquenza sempre più dilagante e sfacciata, compresa quella giovanile. 

L’approvazione martedì del nuovo Disegno di legge Sicurezza ne è un’ulteriore dimostrazione. 

Chi scrive odia profondamente i manicheismi e le visioni in bianco e nero; la complessità del mondo va sempre preservata. 

Tranne in un caso: quando si parla di delinquenza. 

Su questo tema specifico per quanto mi riguarda il grigio scompare. 

C’è chi rispetta le regole e chi le calpesta. 

Su questo terreno si consuma la differenza sostanziale, di tipo culturale, con il mondo della sinistra. 

Non dico certo che l’opposizione sostenga i criminali, ci mancherebbe. 

Ma sul tema della sicurezza dei cittadini è storicamente, cronicamente meno interessata.Per decenni la gauche ha sdegnosamente lasciato la questione alla destra, ridicolizzando chi la sosteneva, e spesso banalizzandola come istanza fascista. 

Quando si tratta di varare norme per arginare certi fenomeni, certe derive, la sinistra cede regolarmente alla solita tiritera sulle presunte “lesioni dei diritti”, per non dire del ricorso ai soliti temi dell’ “ascolto”, dell’ “apertura”, e simili banalità. 

Diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: dei sacrosanti diritti dei “maranza”, delle baby gang che assaltano le volanti, e dei delinquenti in generale,  non me può fregare di meno. 

Prima vengono i diritti delle persone perbene.

Le nostre città sono diventate invivibili, ostaggio di una percezione di insicurezza che non è affatto una paranoia ingigantita dalle “anime belle”, ma il riflesso di cronache quotidiane agghiaccianti. 

Il dramma vero è che, in un Paese normale, a mio avviso la difesa all’interno delle “pareti domestiche” dovrebbe essere considerata sempre legittima, senza se e senza ma. 

Difendere la propria “tana” è un diritto naturale di tutti gli esseri viventi, che nessuno può limitare o mettere in discussione, tanto meno uno Stato chiaramente incapace di fermare e punire chi delinque.

Invece, siamo abituati a vedere la vittima o chi la difende passare comunque un calvario giudiziario per l’assurdo fardello dell’“eccesso colposo”. 

Ed è per questo che, a mio avviso (non me vogliano i miei maestri di un tempo a Giurisprudenza), il limite dell’ “eccesso colposo in legittima difesa” i cittadini comuni fanno sempre più fatica a capirlo ed accettarlo.

Pensano veramente i nostri Demostene che se venisse sottoposto a referendum l’abolizione dell’ eccesso colposo i cittadini voterebbero per mantenerlo?

La difesa deve essere tale da non dover indulgere in bizantinismi sempre difficili da provare per le vittime, quale ad esempio “la proporzionalità della difesa all’offesa”.  

Perché io sono convinto che nessun giudice possa veramente capire, figuriamoci valutare, cosa si agiti veramente nella mente di qualcuno che veda violata la propria abitazione, magari di notte e con i bambini a letto. 

E credano Lor Signori che siedono in Parlamento, che se parlassero veramente con i cittadini, si renderebbero conto che questi proprio non capiscono perché, ed esempio, un rapinatore catturato in flagranza invece di essere associato alle patrie galere venga “denunciato a piede libero”; meglio sarebbe dire lasciato libero di continuare la propria “attività”.

Sappiamo tutti che un medico, o un autista di autobus o di treno, o un insegnante, ed in generale chi lavora, se sbaglia deve rispondere dei propri comportamenti.

In fondo, si dice, questo fa parte del “rischio professionale”.

Ma perché allora il “rischio professionale” non deve valere per chi ruba, per chi si introduce nelle case con cattive intenzioni, magari per commettere quelli che io definisco “reati vigliacchi”, tipo le truffe agli anziani?

Quindi, se ogni mestiere ha il suo “rischio professionale”; qualora tu decida di fare il rapinatore o il topo d’appartamento, devi mettere in conto che potresti uscire da quella casa con le gambe in avanti.

Ma c’è un aspetto specifico di questa problematica, a cui questo  DDL cerca di mettere un argine, meglio  cerca di scardinare un paradosso che offendeva il più elementare senso della giustizia.

Fino ad oggi in Italia abbiamo assistito al “mondo all’incontrario”: cittadini onesti rapinati, aggrediti, brutalizzati, o costretti a difendere la propria famiglia tra le mura di casa, qualora vengano riconosciti colpevoli di eccesso di legittima difesa in sede penale, sono poi condannati  successivamente in sede civile a risarcire con somme astronomiche i criminali che avevano tentato di derubarli. 

Magari con il rischio di perdere la casa od i risparmi di una vita per pagare il “danno” subìto dal malvivente durante il reato. 

Una follia logica e morale.

Con la nuova normativa, se approvata senza troppi annacquamenti, scatterebbe  lo stop definitivo a questa vergogna: fissando così il principio che chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato, non potrà più chiedere alcun risarcimento in sede civile, indipendentemente dalle responsabilità penali di chi si è difeso.

Se entri in casa d’altri per fare del male, ti assumi le conseguenze delle tue azioni. 

Lo Stato deve tutelare i diritti di chi subisce i reati, non le pretese economiche risarcitorie di chi li commette

Se qualcuno mi accuserà di aver dimenticato i sacri principi di Beccaria per trasformarmi in un bieco reazionario, rispondo che l’unica cosa che si è dimenticata, in questo Paese, è la dignità delle vittime. 

Ben venga, finalmente, una norma di puro buon senso.

Umberto Baldo

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