15 Luglio 2026 - 11.17

Timeo lectorem unius libri: se persino l’ONU accusa Hamas di affamare Gaza

C’è un vecchio brocardo latino, attribuito a Tommaso d’Aquino, che recita: “Timeo lectorem unius libri” – temo il lettore di un solo libro. È un ammonimento straordinario contro il dogmatismo e l’unilateralità intellettuale. Se infatti ci si limita a nutrire il proprio pensiero con un’unica fonte, si finisce inevitabilmente per perdere la complessità del mondo, scambiando un dettaglio, spesso distorto, per la verità assoluta.Oggi, nel dibattito pubblico sul conflitto in Medio Oriente, questo “lettore di un solo libro” è una figura fin troppo diffusa. Lo si ritrova in una parte consistente del mondo Pro Pal, dove ogni elemento che incrini la narrazione dominante anti ebraica viene sistematicamente ignorato.È colui che si abbevera esclusivamente alle dichiarazioni di chi da anni dipinge una realtà manichea, quasi infantile: da un lato Israele, descritto come il regno terreno del male assoluto, guidato da una furia genocidaria; dall’altro Hamas, ritratto implicitamente come un manipolo di romantici benefattori dell’umanità, resistenti immacolati ai quali viene attribuita ogni virtù e sottratta ogni responsabilità, partigiani senza macchia la cui unica colpa è esistere.La realtà, come sempre, ha la brutta abitudine di essere molto più complessa e decisamente meno poetica. E la dimostrazione che persino un Organismo che negli anni è stato spesso accusato di squilibri e ambiguità come l’ONU possiede ancora qualche anticorpo della verità, è arrivata lo scorso 12 luglio 2026.Quel giorno, Ramiz Alakbarov — che non è né un pirla qualsiasi né un portavoce del governo di Tel Aviv, bensì il Vicesegretario Generale delle Nazioni Unite nonché Coordinatore umanitario per i territori palestinesi occupati — ha firmato una nota ufficiale diffusa dall’UNSCO (l’Ufficio del Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente).Le parole scritte da Alakbarov pesano come pietre, soprattutto perché descrivono dinamiche che i sostenitori ciechi di Hamas faticano ad accettare. Nella nota, l’alto funzionario ONU denuncia un “modello sempre più pericoloso di intimidazione, violenza e ostruzione” perpetrato a Gaza da quelle che la diplomazia internazionale chiama “Autorità di fatto” — un ovvio e trasparente eufemismo per indicare Hamas.L’episodio scatenante di questa dura presa di posizione è avvenuto a Jabalia, nel nord della Striscia: un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in un magazzino del Programma Alimentare Mondiale (WFP), aggredendo fisicamente due autisti di camion e sequestrando i beni. Alakbarov ha denunciato senza giri di parole i continui tentativi di contrabbando, i furti e le pressioni fisiche e psicologiche subite dal personale umanitario sul campo. Pratiche inaccettabili che hanno costretto le agenzie delle Nazioni Unite a sospendere temporaneamente le distribuzioni di cibo nel nord della Striscia, proprio mentre la popolazione civile rischia la carestia.Ed è qui che si palesa il cortocircuito più doloroso, quello che i militanti da salotto preferiscono ignorare. Pensiamo, ad esempio, alle imponenti mobilitazioni della Global Sumud Flotilla o alle altre spedizioni marittime umanitarie. Centinaia di attivisti occidentali e medici imbarcano tonnellate di aiuti, sfidano i blocchi navali, rischiano l’arresto e affrontano dure conseguenze pur di far recapitare un sacco di farina od una scatola di farmaci sulla spiaggia di Gaza. Eppure, la denuncia di Alakbarov ci svela la più amara delle verità: mentre c’è chi sfida il mare in nome della solidarietà, a terra c’è chi aspetta quegli stessi aiuti con il fucile spianato per sequestrarli e sottrarli a chi ne ha davvero bisogno.Com’era prevedibile, la macchina della propaganda si è immediatamente messa in moto. Per anticipare le prevedibili accuse di “propaganda sionista” da parte dei soliti scettici di professione, vale la pena scorrere le fonti della stampa internazionale che hanno documentato il fatto.L’agenzia di stampa francese AFP (ripresa anche dal quotidiano mediorientale in lingua inglese Arab News) ha riportato il goffo tentativo di smentita del Ministero dell’Interno di Hamas, secondo cui non si sarebbe trattato di un saccheggio ma di un’operazione di “polizia” per bloccare un presunto contrabbando di sigarette e telefoni nei pacchi dell’ONU. Una scusa che non ha convinto nessuno, nemmeno le Nazioni Unite, che infatti non hanno ritirato una sola riga del loro comunicato.La testata specializzata Al-Monitor ha evidenziato come queste violenze minino alla base i già fragili sforzi umanitari globali per salvare i civili gazawi, evidenziando la responsabilità diretta di Hamas.L’emittente pubblica australiana SBS News ha riportato la reazione del COGAT (l’organo militare israeliano che coordina gli aiuti), che ha logicamente definito la denuncia dell’ONU come “l’ennesima prova di come Hamas sfrutti cinicamente gli aiuti destinati ai civili”.Persino testate britanniche come Jewish News hanno sottolineato il valore politico di questa ammissione, pur facendo notare la prudenza diplomatica dell’ONU nel definire Hamas “Autorità di fatto” pur di non veder cacciati i propri operatori.Ecco il punto. Chi si nutre di “un solo libro” continuerà ovviamente ad ignorare questa realtà. Continuerà a credere che ogni singolo granello di riso che non arriva alla popolazione di Gaza sia colpa dei blocchi israeliani, rifiutandosi di vedere che, una volta varcato il confine, quel cibo diventa merce di scambio, bottino di guerra e strumento di ricatto nelle mani di chi governa Gaza con il terrore.Sia chiaro, la fame dei civili e dei bambini palestinesi è una tragedia immane. Ma lo è ancor di più se si scopre che i primi a sequestrare il pane dalle bocche dei gazawi sono proprio coloro che pretendono di rappresentarli e difenderli. Riconoscere che Hamas sottrae gli aiuti umanitari, e se li rivenda a prezzi maggiorati, non assolve automaticamente Israele da ogni responsabilità. Significa semplicemente rifiutare l’idea infantile secondo cui in una guerra esista sempre un solo colpevole.Tommaso d’Aquino aveva ragione. Il lettore di un solo libro non è pericoloso perché legge poco; è pericoloso perché ha già deciso che il secondo libro non lo aprirà mai.

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