La Corte dei Conti mette i numeri dove la politica aveva messo gli slogan

Umberto Baldo
C’è una differenza enorme tra una misura costosa ed una misura sbagliata.
Se spendi molto ma raggiungi risultati eccezionali, si può discutere se ne sia valsa la pena.
Se invece spendi più di tutti e ottieni risultati peggiori degli altri, allora il problema non è il prezzo. È il progetto.
È esattamente ciò che, ancora una volta, emerge analizzando il Superbonus 110%.
Il Superbonus è un unicum nella storia degli incentivi statali: l’unica misura che ha letteralmente regalato ai beneficiari più del costo reale delle opere.
La cosa straordinaria?
L’intera classe politica, senza distinzione tra destra e sinistra, lo ha sostenuto all’unanimità.
Oggi il “Bonus del Governo Conte” è diventato orfano.
Tutti lo hanno applaudito, ma nessuno sembra più ricordarsene.
L’ultima bocciatura è arrivata qualche giorno fa dalla Corte dei Conti Europea.
Ma sarebbe un errore considerarla una novità.
È soltanto l’ultimo timbro su una sentenza pronunciata ormai da anni da quasi tutti gli organismi indipendenti: Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di bilancio, Fondo Monetario Internazionale, OCSE e adesso anche la Corte dei conti dell’Unione europea.
Insomma, non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di aritmetica.
La Corte europea ha usato un metodo semplicissimo: ha confrontato quanto è costato risparmiare un chilowattora in Italia, Belgio, Lituania e Cipro; ed il risultato che ne è derivato è impietoso.
In Italia, per ottenere un risparmio di un chilowattora di energia, il Superbonus è costato quasi 10 euro: 9,72 per la precisione.
In Belgio il progetto meno efficiente si è fermato a 5,40 euro.
In Lituania il costo è stato di circa 1,40 euro.
A Cipro addirittura tra 37 e 51 centesimi.
Tradotto in italiano corrente: l’Italia ha speso da sette a ventisei volte più degli altri Paesi per ottenere lo stesso risultato energetico.
Un vero record che verrà iscritto nell’album d’oro della Repubblica di Cialtronia.
Non solo.
Secondo la Corte Europea, gli obiettivi iniziali di efficientamento saranno raggiunti soltanto per circa la metà di quanto previsto, mentre il costo complessivo del Superbonus ha ormai superato i 130 miliardi di euro per la sola componente energetica, contribuendo a portare il conto dei bonus edilizi oltre quota 170 miliardi.
Una cifra difficile persino da immaginare.
Per rendere l’idea, equivale a diverse leggi di bilancio dello Stato.
La Corte segnala anche un altro aspetto poco conosciuto.
I risparmi energetici sono stati calcolati soprattutto “sulla carta”, confrontando gli attestati di prestazione energetica prima e dopo i lavori.
E c’è un particolare quasi grottesco.
L’Italia dispone di uno strumento che pochi altri Paesi hanno a disposizione: il Sistema informativo integrato gestito dall’acquirente Unico (possiede cioè tutti i dati di consumo di tutti i contatori dell’energia elettrica e del gas).
Ma guarda caso all’epoca l’utilizzo di questa immensa ricchezza di dati venne escluso, perdendo così l’opportunità di osservare “in tempo reale” gli effetti degli investimenti sostenuti dal Superbonus.
A voler pensare male parrebbe che si avesse quasi timore dei “riscontri effettivi”.
E’ una logica tipicamente “italica” che produce sempre gli stessi effetti: prima si distribuiscono i soldi, poi ci si preoccupa dei controlli.
In fondo è lo stesso metodo che fu alla base del reddito di cittadinanza: prima si erogano i soldi e poi si vede, e se del caso si controlla.
Il risultato, verificato dalla Corte, è che in quattro casi esaminati su cinque sono emerse irregolarità o errori nei certificati.
Insomma, perfino i risultati potrebbero essere stati sovrastimati.
Naturalmente nessuno mette in discussione l’obiettivo di riqualificare gli edifici e ridurre i consumi energetici.
Quello che viene contestato è il metodo.
Rimborsare il 110% della spesa, consentire una circolazione praticamente illimitata dei crediti fiscali, e scaricare il costo sulle future generazioni, si è rivelata una combinazione esplosiva.
Una lezione che dovrebbe restare nella memoria della politica.
E non a caso Bruxelles – che il Superbonus effettivamente lo ha benedetto in svariate occasioni – è ora costretta ad ammettere che “nello sviluppo di futuri strumenti di finanziamento e delle relative decisioni di sostegno, la Commissione trarrà i dovuti insegnamenti dal disegno di questo tipo di crediti fiscali”.
Col senno di poi……..
Le buone intenzioni meritano rispetto.
Ma quando si amministrano i soldi dei contribuenti esiste un solo tribunale che emette sentenze definitive.
Si chiama realtà.
Umberto Baldo


















