Da Bibione a Rosolina: oltre 3 tonnellate di rifiuti raccolte sulle spiagge venete. La mappa rivela cosa inquina davvero il litorale

Più di tre tonnellate di rifiuti rimosse dalle spiagge del Veneto e una vera e propria mappa scientifica dei materiali che più frequentemente finiscono lungo il litorale regionale. È il bilancio del “Weekend del Mare 2026”, l’iniziativa promossa da Plastic Free Onlus, associazione di volontariato impegnata dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica, che il 2 e 3 maggio ha coinvolto nove località della costa veneta in attività di pulizia ambientale e monitoraggio del beach litter.

Dal Delta del Po all’alto Adriatico, i volontari sono intervenuti a Rosolina, Porto Viro, Porto Tolle, Chioggia, Venezia Lido, Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione, raccogliendo i rifiuti abbandonati lungo le spiagge e le aree costiere. Parallelamente, una parte dei partecipanti ha svolto un’attività di citizen science, censendo i rifiuti presenti in tratti standardizzati di spiaggia secondo il protocollo europeo previsto dalla Marine Strategy Framework Directive.

«L’evento svoltosi nel weekend del 2 e 3 maggio ha permesso di rimuovere dalle spiagge di nove diverse località della costa veneta oltre tre tonnellate di rifiuti ma, parte dei volontari, si è dedicata ad una operazione di scienza partecipata (citizen science) per eseguire un censimento preciso dei rifiuti presenti in un tratto standard di spiaggia», spiega Paolo Monesi, responsabile del progetto “Weekend del Mare 2026” per Plastic Free Onlus.
Il monitoraggio ha previsto la classificazione di tutti gli oggetti raccolti attraverso specifiche schede tecniche, utilizzando oltre 180 categorie di rifiuti codificate dalla Strategia Marina Europea. I dati sono stati successivamente validati da ISPRA e trasmessi all’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito del progetto Marine Litter Watch.
«In queste giornate, oltre a pulire dei tratti di spiaggia, i volontari e le volontarie di Plastic Free hanno realizzato un vero e proprio monitoraggio dei rifiuti spiaggiati. Tutti i rifiuti raccolti sono stati classificati secondo un protocollo scientifico adottato in tutta Europa nell’ambito della Strategia Marina. I dati saranno condivisi con l’Agenzia Europea dell’Ambiente nell’ambito dell’iniziativa Marine Litter Watch, contribuendo così alla formulazione di direttive e iniziative europee volte alla riduzione dei rifiuti e in particolare della plastica nell’ambiente», sottolinea Tomaso Fortibuoni, ricercatore dell’ISPRA.
La fotografia dei rifiuti sulle spiagge
Dall’analisi emerge una fotografia dettagliata dell’inquinamento che interessa il litorale veneto. Nella top ten dei rifiuti più rinvenuti figurano ancora i bastoncini dei cotton fioc risalenti agli anni Ottanta e Novanta, finiti in mare attraverso reti fognarie e corsi d’acqua, i mozziconi di sigaretta, particolarmente diffusi nelle località turistiche, e le reti utilizzate per l’allevamento dei mitili, trasportate dalle correnti anche lontano dalle aree di coltivazione.
Tra gli oggetti più frequenti compaiono inoltre tappi e anelli di plastica, un dato che conferma l’importanza delle nuove norme che impongono il tappo solidale alla bottiglia. Secondo il monitoraggio, infatti, i tappi rinvenuti sono più numerosi delle bottiglie, che una volta prive del tappo tendono ad affondare. Gli anelli di plastica rappresentano inoltre un pericolo per la fauna marina, che può ingerirli o rimanervi impigliata.
A dominare la classifica sono però soprattutto i frammenti di plastica e polistirolo, segnale della progressiva degradazione dei rifiuti in microplastiche: materiali ormai irriconoscibili rispetto all’oggetto originario e già in uno stadio avanzato di frammentazione.
Anche residui della caccia e dei depuratori
Al di fuori dei primi dieci rifiuti più comuni, il monitoraggio ha evidenziato anche la presenza di cartucce e borre da caccia, residui espulsi durante lo sparo e difficili da recuperare. Una presenza significativa in alcune aree che riporta l’attenzione sull’impatto ambientale delle attività venatorie.
Particolare interesse ha suscitato anche il ritrovamento di numerosi dischetti in plastica utilizzati negli impianti di depurazione delle acque reflue, soprattutto sulle spiagge di Isola Verde e Rosolina. Il loro rinvenimento suggerisce la necessità di verificare il funzionamento e le procedure operative dei depuratori situati nelle aree vicine al fiume Adige. Questi supporti plastici, impiegati nei processi biologici di depurazione, vengono infatti ritrovati periodicamente anche sugli scanni del Delta del Po.
Il “Weekend del Mare 2026” è stato realizzato da Plastic Free Onlus con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e con il patrocinio della Regione Veneto, della Conferenza dei Sindaci del Litorale Veneto e dei Comuni coinvolti.
I dati raccolti entreranno ora a far parte del quadro conoscitivo europeo sui rifiuti marini e contribuiranno a orientare le future strategie di prevenzione, sensibilizzazione e tutela dell’ambiente costiero.


















