10 Luglio 2026 - 9.33

Dalla fantasia alla contabilità: un viaggio impossibile per i Partiti italiani

Umberto Baldo

C’è una proposta che, proprio per la sua disarmante semplicità, ha pochissime possibilità di diventare legge.

Siamo pur sempre la Repubblica di Cialtronia. 

L’idea è di Carlo Cottarelli e della Fondazione Luigi Einaudi. 

Una rivoluzione? Neppure per sogno. Una richiesta di elementare buon senso.

Quando un Partito promette di abbassare le tasse, aumentare le pensioni, costruire ospedali, assumere insegnanti, abolire questa o quella riforma, dovrebbe semplicemente spiegare dove intende trovare i soldi.

Niente di più.

Esattamente quello che qualsiasi Banca pretende da chi chiede un mutuo. 

Esattamente quello che qualsiasi famiglia fa quando prepara il bilancio di casa. 

Esattamente quello che pretendiamo dall’amministratore del nostro condominio.

Come ha osservato lo stesso Cottarelli, nessuno affiderebbe il proprio palazzo ad un amministratore che promettesse un ascensore nuovo senza spiegare come intenda pagarlo.

Eppure affidiamo un Paese a politici che fanno esattamente questo.

La proposta di Cottarelli è persino moderata. 

Nessun tribunale politico, nessuna censura, nessun divieto.

Ogni Partito resterebbe libero di promettere ciò che vuole, purché accompagni ogni promessa con una sintetica relazione tecnica che ne illustri costi e coperture. 

Poi sarebbe l’Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente, a verificarne l’attendibilità, ed a pubblicare il proprio giudizio prima delle elezioni.

In questo modo gli elettori avrebbero finalmente gli elementi per distinguere un programma di governo da un catalogo di desideri.

Sembra quasi una banalità.

Infatti in Italia appare rivoluzionaria.

Del resto, i precedenti raccontano molto bene il problema.

Nel 2018 il professor Roberto Perotti in un suo celebre libro documentò impietosamente che un Partito prometteva interventi valutati in circa 150 miliardi di euro all’anno, ed un altro oltre 100 fra flat tax e superamento della legge Fornero. 

Gli altri Partiti, chi più chi meno, seguivano la stessa strada.

Nel 2022 andò persino peggio. Dei 328 impegni contenuti nei programmi dei principali Partiti, il 96% non indicava alcuna copertura finanziaria. 

Solo 13 spiegavano dove sarebbero stati trovati i soldi. (Fonte: Pagella Politica).

Il resto apparteneva al genere letterario della fantasia.

In fondo, le promesse elettorali sono assegni emessi su un conto corrente che nessuno si preoccupa di controllare, finché arriva il giorno dell’incasso. E allora si scopre che il conto è in rosso.

E infatti nessuno si scandalizzò.

Perché ormai abbiamo interiorizzato una convinzione piuttosto deprimente: durante la campagna elettorale i Partiti mentono spudoratamente. 

Più precisamente, promettono ciò che sanno di non poter mantenere.

È diventata quasi una consuetudine democratica.

Ogni buona Amministrazione dovrebbe vivere dello stesso principio: prima si fanno i conti, poi si prendono le decisioni.

Oggi abbiamo sostituito questo principio con un altro molto più moderno: prima si promette, poi si vedrà.

Abbiamo dimenticato che una democrazia vive di trasparenza e di verificabilità. 

Se nessuno verifica nulla, la politica diventa una gara fra illusionisti, fra pifferai magici.

E gli illusionisti, si sa, non vengono giudicati per quello che realizzano, ma per quanto riescono a stupire il pubblico.

Naturalmente qualcuno dirà che, anche se approvata, la Legge Cottarelli sarebbe inutile. 

Perché i Partiti continuerebbero comunque a raccontare favole; perché gli elettori crederebbero più al venditore di sogni che ai tecnici dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Può darsi, anzi, probabilmente è così.

Ma una legge inutile è pur sempre meglio di un sistema che considera normale prendere in giro gli elettori.

Il punto, infatti, non è obbligare i Partiti a dire la verità.

È costringerli almeno a vergognarsi quando raccontano frottole.……. come abolire le accise, o abbassare le tasse. 

Temo però che la proposta di Cottarelli abbia un difetto imperdonabile. Presuppone che la politica abbia ancora un certo rispetto per la realtà. 

È una pretesa davvero eccessiva sotto i cieli italici. 

Perché promettere è gratis. Far di conto è un’attività terribilmente impopolare, specie per chi spera di essere eletto con una calcolatrice che sa sommare soltanto i voti e mai i costi.

Il vero motivo per cui questa proposta spaventa i partiti è semplice: costringerebbe i programmi elettorali a passare dal genere fantasy al genere contabilità. 

E, nella Repubblica di Cialtronia, il fantasy continua a essere il genere letterario che raccoglie più voti.

Umberto Baldo

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