Elezioni provinciali, Rucco: «La Casa dei Comuni apparteneva a un’altra fase, oggi servono scelte chiare»

La “Casa dei Comuni” è stata un’esperienza importante per accompagnare la trasformazione delle Province dopo la riforma Delrio, ma oggi il contesto è cambiato e servono programmi chiari e un confronto politico trasparente. È questa la posizione espressa da Francesco Rucco, vicepresidente vicario del Consiglio regionale del Veneto ed ex presidente della Provincia di Vicenza, intervenuto nel dibattito in vista delle prossime elezioni provinciali.
«Ho vissuto direttamente l’esperienza della Casa dei Comuni e ne rivendico il valore e i risultati – afferma Rucco –. Proprio per questo ritengo sbagliato trasformarla oggi in una formula da riproporre automaticamente, come se fosse l’unico modo possibile per amministrare bene la Provincia».
Secondo l’ex presidente, la “Casa dei Comuni” nacque in un momento istituzionale particolare, subito dopo l’entrata in vigore della riforma Delrio, che trasformò le Province in enti di secondo livello senza definirne pienamente ruolo, risorse e prospettive.
«Durante le presidenze di Achille Variati e del sottoscritto – ricorda – fu necessario sperimentare un nuovo modello e costruire una collaborazione ampia tra amministratori di sensibilità diverse. Quell’esperienza funzionò e produsse risultati importanti perché rispondeva a una necessità precisa di quella fase, non perché le differenze politiche fossero diventate irrilevanti».
Rucco sottolinea come oggi, dopo oltre dieci anni di esperienza, la situazione sia profondamente diversa. «Nel 2024 si è tornati correttamente a confrontarsi attraverso liste differenti, espressione di culture politiche, programmi e priorità diverse. Non è stato uno scontro tra fazioni, ma il normale funzionamento della democrazia».
L’esponente del centrodestra cita anche l’attuale presidente della Provincia, Andrea Nardin, evidenziando come la collaborazione istituzionale non richieda necessariamente liste unitarie.
«L’esperienza di Nardin dimostra che, pur sostenuto da una maggioranza di centrodestra, è possibile lavorare con Comuni amministrati dal centrosinistra o da liste civiche. Per collaborare non è necessario cancellare le differenze politiche, rinunciare ai programmi o costruire un listone nel quale siano tutti insieme».
Rucco pone inoltre l’accento sul metodo con cui, a suo giudizio, si starebbe costruendo il nuovo percorso politico.
«Sembra che questo progetto sia stato avviato coinvolgendo soprattutto i sindaci dei Comuni più grandi, senza un confronto adeguato con le numerose amministrazioni dei centri più piccoli. Eppure sono proprio questi Comuni, spesso con meno risorse economiche, meno competenze tecniche e meno personale, ad avere maggiore bisogno di una Provincia autorevole, presente e capace di sostenerli. La Provincia non può essere ridisegnata attraverso un’intesa tra pochi grandi Comuni: deve rappresentare con pari dignità tutto il territorio vicentino, dalle città maggiori fino alle comunità più piccole e periferiche».
L’ex presidente rilancia anche il tema del ritorno all’elezione diretta degli organi provinciali.
«È necessario riaprire seriamente il tema dell’elezione diretta del presidente e del Consiglio provinciale. L’attuale sistema di secondo livello ha allontanato la Provincia dai cittadini, ne ha indebolito la legittimazione democratica e ha reso spesso poco comprensibili le modalità con cui vengono scelti gli amministratori. Restituire ai vicentini la possibilità di eleggere direttamente chi governa l’ente significherebbe rafforzarne autorevolezza, responsabilità politica e legame con il territorio».
Infine, Rucco critica la proposta della nuova “Casa dei Comuni”, definendola un’operazione politica più che programmatica.
«Questa nuova “Casa dei Comuni” targata Finco-Possamai rischia di apparire più come un accordo personale che come una vera intesa programmatica. È questo il rischio che si corre quando si finge di non comprendere che, da una parte, c’è il centrodestra e, dall’altra, il centrosinistra: coalizioni con culture politiche, programmi e priorità differenti. Una distinzione che tornerà evidente anche alle prossime elezioni politiche».
Per Rucco, la collaborazione tra istituzioni resta un valore, ma non deve essere confusa con un’alleanza politica.
«Questa diversità non impedisce affatto la collaborazione istituzionale. Al contrario, rende il confronto più trasparente e consente agli amministratori di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. Confondere volutamente la collaborazione tra istituzioni con un’alleanza politica – conclude – serve soltanto a giustificare accordi costruiti lontano dai cittadini: la solita palude della vecchia politica».


















