15 Giugno 2026 - 16.34

Ha 104 anni e non si arrende: ex lavoratore forzato del regime di Vichy chiede gli straordinari di guerra

A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la Seconda Guerra Mondiale, che chiede di essere risarcito per il lavoro svolto in Germania tra il 1943 e il 1945.

Corrieri ha annunciato lunedì 15 giugno di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) dopo che la sua richiesta era stata respinta nel 2025 dalla Corte d’appello amministrativa di Marsiglia. L’uomo reclama dallo Stato francese 43.200 euro, una cifra calcolata sulla base di 10 euro per ogni ora di lavoro prestata durante la deportazione.

All’epoca dei fatti, Albert Corrieri venne inviato forzatamente in Germania nell’ambito dello STO, il programma con cui il governo collaborazionista di Vichy obbligava migliaia di francesi a lavorare per l’economia del Terzo Reich. Dal 13 marzo 1943 al 15 aprile 1945 lavorò in un impianto chimico a Ludwigshafen.

La sua richiesta di indennizzo è stata però respinta dai giudici francesi, che hanno richiamato la legge del 14 maggio 1951 sullo status delle persone costrette a lavorare in territorio nemico. Secondo la Corte, quella normativa aveva già previsto forme di risarcimento per i danni subiti dalle vittime del Servizio di lavoro obbligatorio.

Una tesi contestata dal suo legale, l’avvocato Michel Pautot, secondo il quale lo Stato francese avrebbe dovuto istituire uno specifico fondo di compensazione per i pochi sopravvissuti ancora in vita. «Lo Stato francese avrebbe dovuto creare un fondo di risarcimento per i sopravvissuti come Albert, che oggi sono ormai pochissimi», sostiene il legale.

L’obiettivo del ricorso non è soltanto economico. Attraverso il procedimento davanti alla Corte europea, Corrieri punta infatti a ottenere un riconoscimento più ampio delle condizioni subite dai lavoratori forzati durante il conflitto, che il suo avvocato definisce una forma di “schiavitù moderna” legata alla Seconda Guerra Mondiale.

A oltre ottant’anni dalla fine del conflitto, la vicenda riporta al centro dell’attenzione una delle pagine più controverse della storia francese sotto il regime di Vichy e il destino di chi fu costretto a lavorare per la macchina bellica nazista.

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