11 Agosto 2026 - 9.53

Salvini, il Capitano che non comanda più: è l’ora di Zaia?

C’è un momento, nella vita di ogni leader politico, in cui gli avversari smettono improvvisamente di essere il problema. Perché il problema diventano gli amici.

Matteo Salvini sembra essere arrivato esattamente lì.

Il direttivo della Lega lombarda, con le critiche durissime rivolte al segretario e la richiesta di farsi da parte emersa nel confronto interno, racconta qualcosa di molto più profondo dell’ennesima baruffa di partito. Racconta la crisi di un sistema politico costruito per anni attorno a un uomo solo.

E soprattutto certifica la caduta di un tabù: Salvini non è più intoccabile.

È questo il vero fatto politico.

Perché finché a chiederti le dimissioni sono Schlein, Conte o qualche editorialista poco importa. Fa parte del gioco. Quando invece cominciano a farlo quelli che siedono al tuo stesso tavolo, il problema cambia natura.

Il Capitano scopre improvvisamente che l’equipaggio mugugna.

E qualcuno vorrebbe addirittura cambiare comandante.

La parabola salviniana, del resto, è una delle più impressionanti della politica italiana recente. Nel 2019 la Lega superava il 34 per cento alle Europee. Salvini sembrava poter divorare politicamente il centrodestra, oscurare Berlusconi e relegare Fratelli d’Italia a comprimario.

Poi qualcosa si è rotto.

È arrivato il Papeete, sono arrivate scelte politiche discutibili, continui cambi di bersaglio e una comunicazione sempre più onnivora. Un giorno l’immigrazione, quello dopo Bruxelles, poi i vaccini, la Russia, il Ponte sullo Stretto, il Codice della strada. Sempre alla ricerca del titolo, della polemica, del nemico del giorno.

Nel frattempo Giorgia Meloni faceva una cosa molto più semplice: costruiva pazientemente il proprio partito.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

La Lega che doveva conquistare l’Italia si ritrova oggi a dover riconquistare casa propria.

Ed è forse questa la più grande contraddizione dell’era Salvini.

Per inseguire il sogno del partito nazionale, la Lega ha progressivamente attenuato proprio quella specificità territoriale che ne aveva determinato la forza. Il Nord produttivo, gli amministratori, le autonomie, le imprese, il federalismo: temi che hanno spesso lasciato spazio alla rincorsa quotidiana dell’agenda nazionale.

Il problema è che nel frattempo quello spazio politico non è rimasto vuoto.

Ed ecco allora governatori, amministratori e dirigenti chiedersi quale sia oggi la funzione della Lega e soprattutto quale sia il futuro di un partito che appare schiacciato tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Domanda legittima.

Ma ce n’è un’altra, molto più scomoda: Salvini è ancora la soluzione oppure è diventato parte del problema?

È questa la domanda che ormai circola apertamente nel Carroccio.

Attenzione, però, a considerarlo già politicamente finito. Salvini conosce il partito, ne controlla ancora leve importanti e soprattutto possiede quell’istinto di sopravvivenza che in politica conta spesso più delle raffinate strategie.

Ma la leadership vive anche di percezione.

E quando un leader deve continuamente dimostrare di essere ancora il leader significa che qualcosa si è già incrinato.

Pontida, allora, non sarà soltanto la solita liturgia del popolo leghista. Sarà inevitabilmente anche una conta politica e simbolica. Si guarderanno gli applausi, le presenze, i silenzi, le facce dei governatori, le parole pronunciate e soprattutto quelle accuratamente evitate.

Perché il problema di Salvini oggi non sono più soltanto i sondaggi.

È il dubbio.

Il dubbio insinuatosi dentro la Lega che forse il ciclo del Capitano abbia esaurito la propria spinta.

C’è infine una nemesi politica quasi perfetta.

Salvini conquistò la Lega rottamando nei fatti la vecchia stagione bossiana, trasformando radicalmente un movimento che sembrava destinato al declino. Lo fece con coraggio politico e con risultati, almeno inizialmente, straordinari.

Oggi rischia di trovarsi dall’altra parte della barricata.

Quella del leader al quale una nuova generazione di dirigenti comincia a spiegare che il partito deve cambiare per sopravvivere.

In politica non esistono rendite eterne.

E soprattutto non esistono Capitani per diritto divino.

Quando l’equipaggio comincia a discutere apertamente di chi debba stare al timone, la tempesta è già iniziata.

E questa volta Salvini non può dare la colpa né all’Europa, né alla sinistra, né ai giudici. Perché il rumore arriva da casa sua.

Potrebbe interessarti anche:

Salvini, il Capitano che non comanda più: è l’ora di Zaia? | TViWeb Salvini, il Capitano che non comanda più: è l’ora di Zaia? | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy