Salvini e il nuovo Codice della Strada: treni in ritardo, autostrade da incubo e la priorità sono i diciassettenni al volante

C’è un’Italia nella quale prendere un treno significa spesso affidarsi alla sorte, percorrere un’autostrada può trasformarsi in una gimkana tra cantieri, code e restringimenti e spostarsi da una città all’altra richiede ormai una buona dose di pazienza, ottimismo e magari anche qualche santo protettore dei viaggiatori.
E poi c’è l’Italia del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Un Paese apparentemente diverso, nel quale tra le questioni da mettere sul tavolo spuntano la patente a 17 anni e persino nuove regole sulla circolazione e sul superamento a destra.
Perché evidentemente il problema della mobilità italiana era questo.
Non i treni che accumulano ritardi. Non una rete ferroviaria sottoposta alla pressione di lavori, guasti e disservizi. Non le autostrade dove tra cantieri, deviazioni e traffico basta sbagliare giornata per trasformare cento chilometri in una piccola Odissea contemporanea.
No. Mancavano i diciassettenni al volante.
D’altra parte, se sulle nostre strade il traffico sembra insufficiente, perché non aggiungere qualche automobilista? Magari ancora minorenne. È il principio della medicina omeopatica applicato alla mobilità: hai troppe automobili? Aggiungine altre.
Tra le ipotesi di revisione del Codice della Strada figurano anche obbligo di casco e contrassegno per determinati mezzi a due ruote, maggiore severità contro chi circola senza assicurazione e una revisione delle sanzioni affinché siano più ponderate e meno vessatorie. Alcuni interventi possono certamente avere una loro logica. Ma è l’ordine delle priorità a lasciare perplessi.
Perché mentre si ragiona di nuove regole, l’utente italiano vorrebbe innanzitutto una cosa rivoluzionaria: riuscire a spostarsi decentemente.
Prendere un treno e arrivare più o meno all’ora indicata sul biglietto. Entrare in autostrada senza preparare viveri per tre giorni. Percorrere una grande arteria senza incontrare una successione di cantieri capace di far sembrare il viaggio una puntata di Giochi senza frontiere.
E poi arriva il tema del superamento a destra.
Già oggi sulle autostrade italiane assistiamo alla meravigliosa fauna dell’automobilista nazionale: quello inchiodato eternamente sulla corsia centrale, quello che occupa la terza corsia convinto di averla acquistata insieme alla macchina, quello che cambia corsia senza freccia perché evidentemente gli indicatori di direzione erano un optional troppo costoso.
In questo quadro idilliaco vogliamo rendere tutto ancora più creativo?
Potremmo completare l’opera introducendo il sorpasso a zig-zag, la corsia freestyle e magari un bonus per chi riesce a fare Milano-Roma senza imprecare.
Naturalmente la sicurezza stradale è una cosa serissima e proprio per questo meriterebbe interventi altrettanto seri: controlli, manutenzione, infrastrutture efficienti, educazione alla guida, trasporto pubblico affidabile e alternative concrete all’automobile.
Invece la sensazione è quella dell’ennesima gigantesca discussione normativa mentre il sistema reale continua a mostrare crepe evidenti.
Salvini è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel titolo della carica c’è una parola particolarmente interessante: infrastrutture.
Ecco, magari partire da quelle non sarebbe male.
Poi, una volta ottenuti treni puntuali, autostrade efficienti, cantieri organizzati e collegamenti degni di un grande Paese europeo, potremo dedicarci serenamente alla grande emergenza nazionale del diciassettenne che non vede l’ora di mettersi in coda sulla A4.
Fino ad allora una domanda resta inevitabile: Ministro, siamo proprio sicuri che le priorità siano queste?
Perché se questa è la risposta ai problemi della mobilità italiana, più che un nuovo Codice della Strada servirebbe forse un nuovo navigatore. Uno che, alla voce “destinazione”, indichi finalmente la realtà.
E se dopo anni al Ministero non si riesce ancora a trovarla, resta sempre disponibile un’uscita.
Quella delle dimissioni.
Possibilmente a destra. Visto che ormai pare si possa passare anche da lì.


















