E dio creò Brigitte Bardot che creò l’Estate!

C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.
Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto metallico delle cicale che riempie il pomeriggio.
Ha il colore del sole sulla pelle ed il rumore delle onde in lontananza.
E, soprattutto, ha un volto: quello di Brigitte Bardot.
A Cannes nel 1953, una giovanissima Bardot si presenta in bikini sulla spiaggia del Carlton durante il Festival.
In quegli anni è ancora un costume capace di suscitare curiosità e scandalo, ma addosso a lei sembra perdere ogni traccia di trasgressione per diventare qualcosa di diverso: naturale, solare, quasi inevitabile.
Non è soltanto il corpo di una ragazza a entrare nell’immaginario collettivo; è una nuova idea di estate.
Fino ad allora la bellezza cinematografica aveva spesso avuto il rigore della posa: acconciature impeccabili, abiti costruiti, gesti misurati, una sensualità che arrivava al pubblico attraverso la perfezione.
Bardot porta invece sullo schermo e sulle spiagge qualcosa di apparentemente opposto: il disordine, la spontaneità, la pelle nuda al sole, i capelli spettinati dal vento.
La sua bellezza non sembra chiedere il permesso.
È questo, forse, il segreto della “rivoluzione Bardot”.
Non tanto aver sdoganato il bikini, né aver scoperto la sensualità — il bikini esisteva già, ed il cinema conosceva da tempo le sue dive — quanto aver trasformato la libertà del corpo in un gesto quotidiano; un modo di stare al mondo.
Il punto di non ritorno arriva nel 1956 con “Et Dieu… créa la femme”, il film di Roger Vadim che consacra Bardot e cambia per sempre il destino di Saint-Tropez.
Il piccolo porto provenzale, fino ad allora lontano dai grandi circuiti mondani, diventa improvvisamente uno dei luoghi mitologici del Mediterraneo.
La Ponche, le barche tirate a riva, le stradine bianche, la spiaggia di Pampelonne: tutto entra in un nuovo immaginario, quello di un lusso che non ha più bisogno di mostrarsi.
La leggenda nasce anche dai luoghi.
La mensa utilizzata dalla troupe sulla spiaggia di Pampelonne diventerà il celebre Club 55.
Bardot sceglierà Saint-Tropez come una delle sue dimore elettive e la sua presenza finirà per trasformare il borgo in una capitale internazionale dell’estate.
È qui che il Mediterraneo comincia a parlare una lingua nuova: quella del sole, della giovinezza, dell’abbronzatura, delle giornate senza orologio.
Bardot non inventa quello stile: lo incarna.
Il gingham, le ballerine, i jeans, le magliette semplici, il trucco degli occhi, i capelli biondi lasciati liberi di muoversi.
Tutto sembra dire la stessa cosa: non occorre essere impeccabili per essere desiderabili.
Anzi, è proprio una certa imperfezione a diventare seducente.
Il corpo non è più soltanto qualcosa da esibire con eleganza; è qualcosa da vivere.
E mentre Saint-Tropez diventa la nuova capitale della Côte d’Azur, dall’altra parte del Mediterraneo l’Italia costruisce il proprio sogno.
Capri, Ischia, la Costiera, Portofino.
Le Vespe attraversano le strade, i motoscafi Riva tagliano il blu, i sandali vengono fatti su misura ed i grandi alberghi diventano palcoscenici di una mondanità ancora giovane, prima che il turismo di massa trasformi questi luoghi in cartoline.
È la stagione della Dolce Vita, ma anche qualcosa di più vasto.
Un Mediterraneo senza confini netti, dove Saint-Tropez e Capri, Cannes e Portofino sembrano appartenere allo stesso film.
Cambiano le lingue, cambiano le rive, cambiano le celebrità, ma il rito è lo stesso: il bagno al mattino, il pranzo lungo, la barca, il sole che cala, un aperitivo al tramonto e la notte che sembra non dover finire mai.
Brigitte Bardot è il volto più riconoscibile di questa nuova stagione perché ne interpreta perfettamente la contraddizione: è una diva che sembra non voler essere una diva.
È celebre, ma vuole apparire libera.
È fotografata ovunque, ma sembra vivere come se nessuno la guardasse.
La sua sensualità non ha la rigidità delle vecchie icone: ha il passo scalzo di una ragazza che corre verso il mare.
Per questo il fenomeno Bardot va oltre la moda.
Non riguarda soltanto il bikini, la gonna a quadretti, il top, i capelli cotonati o le ballerine di Repetto.
Riguarda un’attitudine.
La convinzione, allora nuova e potentissima, che la giovinezza potesse appartenere a se stessa; che il desiderio non dovesse essere sempre nascosto dietro le convenzioni; che il lusso più autentico potesse consistere, semplicemente, nel non avere fretta.
È anche per questo che oggi ricordiamo quelle estati con una nostalgia che va oltre la moda.
Non rimpiangiamo davvero un bikini, una Vespa, un motoscafo o una fotografia in bianco e nero.
Rimpiangiamo l’idea di un’estate ancora capace di promettere qualcosa.
Un’estate in cui il viaggio sembrava avventura, il mare una scoperta e la giovinezza una terra sconfinata.
Brigitte Bardot non creò il Mediterraneo. Ma gli diede un volto.
E quel volto, biondo, spettinato, abbronzato, con gli occhi segnati di nero e i piedi nudi sulla sabbia, finì per diventare il volto stesso dell’estate.
Forse è per questo che, a distanza di settant’anni, basta un’immagine di B.B. su una spiaggia per farci tornare addosso quella luce.
Il sole di mezzogiorno.
Il profumo del mare.
Le cicale.
Una strada bianca che scende verso la costa.
E la sensazione, ormai perduta, che l’estate non dovesse mai finire.
Umberto Baldo


















