L’anticiclone è africano, ma in Africa non fa mica così caldo!

In questi giorni infernali alle sette del mattino l’aria è già compromessa.
Alle cinque e mezza, invece, c’è ancora quel piccolo cuscinetto di sopravvivenza che ti permette di uscire senza sentirti immediatamente dentro una serra.
L’altra mattina, davanti al bar che cominciava appena a tirare su la serranda, c’erano due ragazzi seduti ai tavolini esterni.
Carnagione scura, fare tranquillo di chi ha appena finito o sta per iniziare un turno.
Lancio un «ciao» di cortesia, di quelli che a quell’ora si scambiano tra rari superstiti della notte. Parola tira parola, scopro che si chiamano Fatou, originario del Senegal, e Ousman, che viene dal Gambia.
Due ragazzi africani, giovani, sorridenti, con quella calma che io, alle cinque e mezza del mattino e con questo caldo, considero già una forma superiore di filosofia.
Parliamo del più e del meno.
Fatalmente, mentre il primo sole cominciava già a picchiare sui marciapiedi, il discorso è caduto sull’unica ossessione di queste settimane: la morsa del caldo.
E io, con la disinvoltura di chi pensa di stare dicendo una cosa ovvia, butto là: Oggi fa un caldo che sembra di stare al Paese vostro!»
Fatou mi guarda.
Ousman mi guarda.
Poi uno dei due risponde: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”
Ed io rimango lì.
Lì per lì ho pensato ad una battuta, a quella nostalgia del Paese natio che ridisegna anche il clima.
E invece no, avevano perfettamente ragione loro.
Il grande luogo comune dell’ “Africa” come un unico, immenso blocco di sabbia arroventata è solo un vizio della nostra pigrizia geografica.
E a pensarci bene, la mia osservazione era proprio sbagliata.
“L’Africa”. Come se fosse un posto solo. Come se fosse tutta uguale.
Come se dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, dall’Atlantico all’Oceano Indiano, il termometro avesse deciso di mantenersi stabilmente sui quaranta gradi.
Invece l’Africa è enorme. E soprattutto non è un clima.
In questi giorni basta guardare qualche città per accorgersene.
A Banjul, in Gambia, il 12 agosto si viaggia intorno ai 27-28 gradi, con nuvole, piogge e molta umidità. Dakar, in Senegal, in agosto ha temperature mediamente intorno ai trenta gradi, ma il clima è umido e piovoso.
Poi basta scendere verso sud ed il nostro immaginario comincia definitivamente a fare acqua.
A Johannesburg in questi giorni è inverno, e le massime si aggirano intorno ai 22 gradi.
A Città del Capo siamo addirittura intorno ai 15, con pioggia.
Non esattamente il Sahara che avevamo prenotato nella nostra testa.
Certo, esiste anche l’Africa dei quaranta gradi.
Il Cairo, per esempio, oggi può arrivare intorno ai 39 (comunque gli stessi di molte nostre città “da bollino rosso”)
E ci sono vaste aree del Nord Africa dove il caldo estivo è davvero feroce.
Ma è proprio questo il punto.
L’unico vero “forno” resta il Sahara. Ma il Sahara è un deserto di pietra e sabbia, non un Paese abitato.
Il paradosso è che noi continuiamo a chiamare “anticiclone africano” questa bolla d’aria rovente come se fosse il clima ordinario di un intero continente, quando in realtà è solo un loro scarto meteorologico che ci viene spedito a domicilio.
L’Africa non è una temperatura, così come l’Europa non è una temperatura.
E’ evidente che il nostro errore nasce da una vecchia abitudine mentale: abbiamo trasformato il Sahara nell’Africa intera, nello stesso modo in cui qualche volta trasformiamo una cartolina in un continente.
Poi succede una cosa curiosa.
Mentre noi, in questi giorni, guardiamo il termometro e sogniamo il Nord Europa, in molte parti dell’Africa occidentale il problema non sono affatto i quaranta gradi che ci aspetteremmo. E nell’Africa australe è addirittura inverno.
E allora penso a Fatou e Ousman.
Forse la cosa più interessante della mia battuta non era la loro risposta.
Era il fatto che io, nell’osservazione «In Africa fa caldo come qui», avevo dato per scontata un’intera geografia.
Una geografia fatta di caldo, sabbia ed un continente tutto uguale.
Loro, con una frase di cinque parole, me l’hanno restituita al suo posto: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”
Già.
E forse, per imparare un po’ di geografia del mondo moderno, alle cinque e mezza del mattino non serve nemmeno aprire un atlante.
A volte basta fermarsi a parlare sul marciapiede sotto casa.


















