12 Agosto 2026 - 10.31

Un vicentino per rivoluzionare il calcio: Orsato ci prova!

Il calcio italiano prova a ripartire da un vicentino. E non da uno qualsiasi. Daniele Orsato, recoarese e appartenente alla sezione AIA di Schio, è il nuovo responsabile della CAN di Serie A e Serie B. Una scelta che arriva in uno dei momenti più delicati per il mondo arbitrale italiano e che affida all’ex direttore di gara internazionale un compito decisamente più complicato della semplice compilazione delle designazioni domenicali.

Orsato prende il posto di Gianluca Rocchi, autosospesosi dopo essere finito nell’inchiesta della Procura di Milano per presunto concorso in frode sportiva. Una vicenda sulla quale, naturalmente, saranno gli organi competenti a fare chiarezza, ma che ha ulteriormente appesantito un clima già segnato da polemiche, sospetti e contestazioni.

Ed è proprio qui che comincia la vera missione di Orsato: restituire dignità agli arbitri.

Non significa partire dal presupposto che tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni sia stato irregolare. Sarebbe sbagliato e ingeneroso. Significa però riconoscere che attorno agli arbitri italiani si è creata una gigantesca zona grigia fatta di interpretazioni differenti, comunicazioni spesso incomprensibili, polemiche sulle designazioni e soprattutto di un utilizzo del VAR che, invece di spegnere le discussioni, troppe volte è riuscito nel miracolo opposto: moltiplicarle.

La tecnologia doveva eliminare gli errori clamorosi. Progressivamente è sembrata trasformarsi in qualcosa di diverso: una sorta di secondo arbitro, nascosto davanti ai monitor, capace talvolta di condizionare il collega sul terreno di gioco. Il risultato è stato paradossale. Abbiamo più telecamere, più replay, più tecnologia e probabilmente anche più precisione, ma non necessariamente più serenità.

Ed è proprio su questo punto che Orsato sembra voler imprimere una svolta. Il nuovo designatore ha spiegato che l’obiettivo sarà aumentare la precisione tecnica dell’arbitro sul terreno di gioco proprio per quasi eliminare il Var. Successivamente ha ribadito il concetto: tecnologia importante, certamente, ma soglia di intervento alta e centralità della decisione presa sul campo.

È probabilmente la strada giusta.

Il VAR deve tornare ad essere ciò per cui era stato immaginato: una rete di sicurezza contro l’errore evidente, non la moviola permanente attraverso la quale vivisezionare qualsiasi contatto alla ricerca di un’immagine capace di ribaltare una decisione. Altrimenti si rischia di togliere all’arbitro personalità, autorevolezza e persino la capacità di interpretare una partita.

Un arbitro deve arbitrare. Deve vedere, decidere e assumersi la responsabilità della propria decisione. Il VAR deve intervenire quando qualcosa di importante gli è realmente sfuggito, non trasformare ogni episodio in un procedimento giudiziario da trenta replay.

Orsato, da questo punto di vista, possiede un patrimonio difficilmente discutibile: esperienza internazionale, personalità e conoscenza del campo. Adesso dovrà trasferire queste caratteristiche a una nuova generazione di arbitri. E soprattutto dovrà pretendere uniformità. Perché uno dei problemi più irritanti degli ultimi campionati è stato vedere episodi praticamente identici giudicati in maniera differente a distanza di poche ore.

Rigore qui, niente rigore là. Rosso domenica, giallo lunedì. VAR che interviene in una partita e rimane silenzioso nell’altra.

È questa schizofrenia interpretativa che deve finire.

Ma c’è anche un’altra partita, forse ancora più importante. Quella della trasparenza. Dopo mesi nei quali il sistema arbitrale è finito sotto una lente d’ingrandimento enorme, non basta più chiedere fiducia. La fiducia va riconquistata. Con regole comprensibili, designazioni inattaccabili, comunicazioni chiare e la capacità di ammettere gli errori quando vengono commessi.

Orsato ha già detto che pretende rispetto ed educazione nei confronti degli arbitri. Richiesta sacrosanta. Ma il rispetto deve funzionare in entrambe le direzioni: il mondo del calcio deve rispettare gli arbitri e il sistema arbitrale deve rispettare tifosi, società e giocatori garantendo massima chiarezza e indipendenza.

Il vicentino si trova dunque davanti ad una sfida enorme. Non dovrà soltanto scegliere chi arbitrerà Juventus-Inter, Milan-Napoli o Roma-Lazio. Dovrà provare a ricostruire un rapporto di fiducia tra gli arbitri e il calcio italiano.

E magari potrà cominciare proprio dalla cosa più semplice: ridare la partita all’arbitro.

La tecnologia deve aiutare l’uomo, non sostituirlo.

Nel calcio, soprattutto, dovrebbe essere ancora il campo ad avere l’ultima parola.

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