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		<title>Lo scalatore delle domenica: quattromila metri, infradito ed un elicottero gratis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 07:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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<p>Se c’è un giorno dell’anno in cui rivendichiamo il diritto di staccare la spina, di cercare la bellezza, l’evasione, o semplicemente un’ora di silenzio, quello è Ferragosto.<br>E’ la festa che, per definizione, spalanca le porte alla libertà: il mare, la collina, i sentieri d’alta quota.<br>Milioni di italiani si mettono in cammino, salgono in macchina, infilano uno zaino sulle spalle e partono alla ricerca di qualche giorno lontano dalla routine.<br>Peccato che, qualche volta, nella nostra idea di libertà ci dimentichiamo di un piccolo dettaglio: la responsabilità.<br>E la cronaca di questi giorni ce lo ricorda con una storia arrivata dal Monte Bianco, che merita di essere portata sotto l’ombrellone, dentro uno zaino da montagna o, per i più prudenti, comodamente seduti in poltrona con l’aria condizionata, perché racconta di noi e del tempo in cui viviamo.<br>La vicenda è quella dei 32 alpinisti rimasti al rifugio del Goûter, a quasi quattromila metri, lungo la via normale francese del Monte Bianco.<br>Da giorni i bollettini segnalavano un grave pericolo di caduta massi provocato dal caldo eccezionale.<br>Loro, però, erano già saliti. E fin qui, potremmo anche dire: capita.<br>Ma la montagna non è un ascensore, e chi la frequenta sa che le condizioni possono cambiare.<br>Il piccolo particolare è che, arrivato il momento di scendere, invece di mettersi gli scarponi ed affrontare la discesa, qualcuno ha pensato bene di telefonare alle Autorità francesi per chiedere un elicottero.<br>Possibilmente pubblico, ed ovviamente gratis.<br>La risposta è stata un elegantissimo NO.<br>Nessun ferito. Nessuna emergenza sanitaria. Nessuna persona impossibilitata a muoversi.<br>La discesa a piedi, secondo le valutazioni del Soccorso alpino francese, era possibile adottando le necessarie precauzioni.<br>Jean-Marc Peillex Sindaco di Saint-Gervais, noto da anni per la sua crociata contro l'&#8221;alpinismo da consumo&#8221; e gli azzardi sul Monte Bianco, ha utilizzato l&#8217;episodio come caso di scuola.<br>Nel suo comunicato ufficiale ha ribadito che il soccorso pubblico non deve trasformarsi in un &#8220;servizio taxi gratuito&#8221; per persone incolumi che hanno semplicemente valutato male i rischi o ignorato gli avvisi.<br>Il PGHM (Peloton de gendarmerie de haute montagne), ha sostenuto fermamente la decisione del Sindaco, applicando il principio secondo cui il soccorso pubblico scatta solo in presenza di pericolo imminente, ferite o reale incapacità di muoversi.<br>Insomma, non c&#8217;era un&#8217;emergenza.<br>C&#8217;era un disagio. Ed il disagio, pare, non è ancora diventato una categoria del soccorso pubblico.<br>Chi voleva comunque l&#8217;elicottero ha dovuto chiamare una compagnia privata e pagarselo, mentre chi ha ritenuto di non voler aprire il portafoglio si è dovuto adattare a scendere con il “caval di San Francesco”.<br>Ora, sarebbe facile liquidare la storia come una delle tante bizzarrie dell&#8217;estate.<br>Ma quei 32 escursionisti raccontano, in piccolo, qualcosa di molto più grande: la curiosa trasformazione dell&#8217;avventura in un servizio turistico.<br>Perché ormai pretendiamo di andare alla ricerca della natura selvaggia con le stesse aspettative con cui entriamo in un centro commerciale.<br>Vogliamo la montagna, ma possibilmente senza i rischi della montagna. Vogliamo il sentiero d&#8217;alta quota, ma senza la fatica. Vogliamo il brivido dell&#8217;avventura, ma con la rete di sicurezza sempre pronta.<br>E soprattutto vogliamo essere liberi di scegliere, lasciando volentieri alla collettività il compito di occuparsi delle conseguenze.<br>È nata così una curiosa figura antropologica: lo scalatore della domenica.<br>Quello che sale verso i quattromila metri con l&#8217;attrezzatura psicologica del turista da stabilimento balneare. Quello che magari affronta un ghiacciaio con la stessa preparazione con cui affronta la passeggiata sul lungomare. Quello che considera gli scarponi un optional, il bollettino meteorologico una fastidiosa formalità, e l&#8217;elicottero del soccorso una specie di taxi alpino.<br>Infradito, T-shirt e smartphone.<br>Perché la montagna, in fondo, nella testa di costoro è lì da milioni di anni proprio per permetterci di fare una bella fotografia da mettere su Instagram.<br>Poi magari arriva un cartello che dice pericolo, un bollettino che dice pericolo, una guida alpina che dice pericolo, il buon senso che, con voce sempre più flebile, dice pericolo.<br>Ma niente. Noi saliamo lo stesso.<br>Perché la libertà individuale, nella sua versione contemporanea, sembra essere diventata il diritto di ignorare tutti gli avvertimenti, e poi pretendere che qualcun altro intervenga quando la realtà si presenta con la cattiva abitudine di non rispettare i nostri programmi.<br>È il diritto all&#8217;imprudenza ed all’impudenza.<br>E naturalmente è un diritto che funziona benissimo finché non arriva il conto.<br>Perché siamo individualisti quando decidiamo, e diventiamo improvvisamente collettivisti quando bisogna pagare le conseguenze.<br>Questa volta, peraltro, la Francia non ci ha dato una lezione.<br>Anzi, è successo quasi il contrario.<br>Sul versante italiano del Monte Bianco, una richiesta del genere, formulata da persone sane, illese e perfettamente in grado di camminare, avrebbe trovato una risposta sostanzialmente analoga.<br>In Italia il Soccorso Alpino (CNSAS) e il sistema 118 non sono un servizio taxi.<br>Le normative regionali (soprattutto nelle Regioni dell&#8217;arco alpino come Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige) prevedono già da tempo il pagamento o almeno la compartecipazione ai costi.<br>E questo dovrebbe essere abbastanza ovvio.<br>Il soccorso pubblico serve a salvare chi è in pericolo, non a trasformare ogni errore di valutazione in una prestazione gratuita.<br>Perché un elicottero non vola per magia. Costa. Costa il carburante, costa il mezzo, costa il pilota, costa il personale sanitario, costa il tempo degli uomini del soccorso.<br>E soprattutto costa la disponibilità di una risorsa che potrebbe essere necessaria pochi minuti dopo per qualcuno che davvero ne ha bisogno.<br>La questione, quindi, non è soltanto economica.<br>È culturale.<br>La libertà non è il diritto di fare qualunque cosa pretendendo che qualcun altro ne cancelli le conseguenze.<br>Se decido di salire a quattromila metri ignorando un bollettino di pericolo, sono libero di farlo.<br>Ma devo anche essere abbastanza adulto da sapere che, se le cose vanno male, potrebbe toccare a me affrontarne le conseguenze.<br>È una regola antica.<br>La montagna, del resto, è una maestra formidabile proprio perché non conosce il politically correct.<br>Non le interessa quanti follower abbiamo, non sa chi siamo, non legge i nostri post, non riconosce il nostro diritto alla vacanza.<br>E soprattutto non dispone di un numero verde.<br>Se decidiamo di affrontarla, pretende una cosa molto semplice: rispetto.<br>E forse è proprio questo che abbiamo perso.<br>Abbiamo trasformato sempre più parti della nostra vita in ambienti protetti, regolamentati, assistiti, climatizzati. Abbiamo imparato a considerare ogni rischio come un&#8217;anomalia ed ogni disagio come un disservizio.<br>Poi saliamo sul Monte Bianco in cerca dell&#8217;esperienza estrema e ci stupiamo che, lassù, qualcuno non abbia ancora installato il servizio clienti.<br>Ferragosto dovrebbe essere la festa della libertà.<br>Bene.<br>Ma la libertà adulta non significa “faccio quello che voglio e poi qualcuno penserà alle conseguenze”.<br>Significa esattamente il contrario: “Faccio quello che voglio, ma sono disposto a pagare il prezzo delle mie scelte.”<br>Anche se questo significa scendere a piedi. Anche se fa caldo. Anche se la discesa è faticosa. Anche se per una volta non c&#8217;è nessuno disposto a venirci a prendere.<br>Perché, alla fine, la vera avventura non è arrivare a quattromila metri.<br>È arrivarci sapendo perché ci stai andando, con l&#8217;attrezzatura giusta, con un minimo di prudenza e soprattutto con la consapevolezza che la montagna non è un parco giochi per adulti annoiati.<br>E se proprio vogliamo fare gli alpinisti, almeno facciamolo con gli scarponi.<br>Le infradito lasciamole al bar della spiaggia.<br>Buon Ferragosto a tutti.</p>
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		<title>Ferragosto alla brace. Storia, fumo gioie e litigi davanti alla griglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 07:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
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<p>C&#8217;è un momento dell&#8217;anno in cui gli italiani, almeno per qualche ora, riescono in un’impresa che alla politica nazionale sembra proibita: mettersi d’accordo.<br>Succede a Ferragosto.<br>Non importa se uno vota a destra o a sinistra, se è sovranista od europeista, se passa l&#8217;estate al mare od in montagna.<br>Quando arriva il 15 agosto, prima o poi ci ritroviamo tutti davanti ad una griglia.<br>Il sole picchia come se avesse qualcosa di personale contro di noi, il prato è diventato una lastra di cemento, il gazebo offre un&#8217;ombra più psicologica che reale, ma qualcuno ha già acceso il fuoco.<br>E da quel momento comincia la cerimonia.<br>Tavolate con tovaglie spaiate, bottiglie di vino, birra, caraffe di gazzosa e insalatiere di pomodori che nessuno toccherà fino a quando non sarà finita la carne. Bambini che girano intorno alla tavola alla ricerca di un&#8217;oliva, una fetta di salame o qualsiasi cosa sia commestibile, e non ancora sotto il controllo degli adulti.<br>La nonna porta il pane, la zia arriva con i peperoni grigliati, necessario tributo formale alla salute; il cugino provvede alle bevande.<br>E poi c&#8217;è lui, il padrone della griglia.<br>Non importa chi sia nella vita quotidiana.<br>Può essere un impiegato, un pensionato, un avvocato, un idraulico o un professore universitario.<br>Davanti alla brace si trasforma immediatamente in un&#8217;autorità.<br>Con le pinze in mano acquista una competenza che non sapevamo possedesse.<br>Controlla la temperatura con il palmo della mano. Sposta la carbonella. Distribuisce i pezzi. Decide quali costine hanno bisogno di altri tre minuti e quali devono essere immediatamente salvate dal fuoco.<br>Nessuno osa contraddirlo.<br>Perché la griglia, a differenza del Parlamento, ha una maggioranza assoluta: comanda quello che tiene le pinze.<br>È una scena che potrebbe essere stata fotografata ieri oppure cinquant&#8217;anni fa.<br>Cambiano le automobili, le canzoni, le scarpe, i telefoni appoggiati sul tavolo.<br>Una volta c&#8217;era la radiolina, oggi c&#8217;è la cassa Bluetooth. Una volta si telefonava dalla cabina, oggi tutti hanno uno smartphone in tasca.<br>Ma la scena è rimasta sorprendentemente uguale.<br>Il 15 agosto continua ad essere uno dei pochi momenti nei quali gli italiani sentono il bisogno di stare insieme senza che nessuno abbia organizzato un convegno, una manifestazione od una riunione condominiale.<br>E forse non è un caso.<br>Ferragosto ha radici antiche. Le Feriae Augusti furono istituite in epoca romana da Ottaviano Augusto come periodo di riposo dopo i lavori agricoli, e finirono per sovrapporsi alle numerose feste che già celebravano la fine dei lavori nei campi.<br>La nostra grigliata, naturalmente, non arriva direttamente dall&#8217;antica Roma.<br>I romani non ci hanno lasciato il ricettario della «costata alla brace di Ferragosto», anche se qualche storico della gastronomia potrebbe essere tentato di sostenere il contrario.<br>Ma l&#8217;idea di fondo è rimasta; quando il lavoro si ferma, si mangia insieme.<br>Per secoli, però, mangiare carne non è stato affatto normale per la maggioranza degli italiani.<br>Nelle campagne la tavola quotidiana era fatta soprattutto di legumi, cereali, verdure, polenta e minestre.<br>La carne era un alimento prezioso, spesso riservato alle occasioni importanti.<br>Il maiale rappresentava una specie di banca alimentare della famiglia contadina: quando arrivava il momento di sacrificarlo, non si buttava praticamente nulla.<br>La carne bovina, invece, era molto meno presente sulle tavole popolari.<br>Poi è arrivato il Novecento, con il benessere, i frigoriferi, i supermercati, l&#8217;aumento dei consumi e quella straordinaria trasformazione che ha portato la carne da alimento occasionale a presenza quasi ordinaria della dieta italiana.<br>E così la grigliata è diventata democratica, non più il banchetto dei ricchi, ma la festa di tutti.<br>Con una particolarità tutta italiana: anche davanti alla stessa griglia riusciamo a creare diverse correnti di pensiero.<br>C&#8217;è chi vuole la carne ben cotta, c&#8217;è chi sostiene che la carne ben cotta sia un delitto, c&#8217;è quello che vuole la salsiccia appena colorita, quello che la vuole carbonizzata, quello che continua a ripetere «ancora due minuti» anche quando il pezzo di carne potrebbe ormai essere utilizzato come fermacarte.<br>E naturalmente c&#8217;è il vegetariano o il vegano.<br>Che davanti ad una tavolata di costine, salsicce, braciole e pancetta può tranquillamente rivendicare la propria superiorità morale.<br>Poi però qualcuno, per scherzo o per sfida, gli mette davanti una costina grigliata……e per qualche minuto cala il silenzio.<br>Scherzi a parte, la griglia racconta bene anche la varietà dell&#8217;Italia.<br>Al Nord troviamo costate, costine, salsicce e carni marinate.<br>In Abruzzo ci sono gli arrosticini, che hanno trasformato piccoli pezzi di carne infilzati su uno spiedino in una vera istituzione. In molte zone dell&#8217;Appennino e del Mezzogiorno cambiano carni, spezie, erbe e modalità di cottura.<br>Poi sono arrivate le contaminazioni. Le ribs americane, i cevapcici balcanici, le salse, le marinature, le cotture lente.<br>Globalizzazione anche davanti al barbecue.<br>Ma c&#8217;è una cosa che non è cambiata: la discussione.<br>Perché la grigliata italiana non è mai soltanto un pasto.<br>È una piccola assemblea familiare.<br>Uno parla del caldo, argomento quest’anno sicuramente prevalente, uno del governo, uno dei figli, uno dei prezzi della carne, uno racconta che «ai suoi tempi» le cose erano diverse, un altro spiega che il problema è sempre colpa dell&#8217;Europa.<br>Il più giovane guarda il telefono e apparentemente non ascolta nessuno.<br>Il più anziano, invece, ascolta tutti ed alla fine pronuncia la frase che chiude ogni discussione: “Una volta queste cose non succedevano”.<br>Non sappiamo esattamente quali cose, ma sappiamo che una volta era meglio.<br>Nel frattempo il padrone della griglia continua il suo lavoro.<br>Suda più di tutti, mangia meno di tutti e viene interrotto ogni tre minuti da qualcuno che chiede: «È pronta?»<br>La risposta è sempre la stessa: «Ancora cinque minuti.»<br>Quei cinque minuti possono durare mezz&#8217;ora. Ma nessuno protesta davvero.<br>Perché in fondo è questo il rito. Aspettare insieme, mangiare insieme, bere insieme, ridere, discutere, rubare un pezzo di carne dalla griglia prima che venga ufficialmente dichiarato commestibile.<br>E ritrovarsi, per qualche ora, dentro una dimensione nella quale il tempo sembra essersi fermato.<br>Ferragosto può essere il mare, la montagna, una gita, un albergo, un campeggio, una spiaggia affollata od una casa con il giardino.<br>Ma c&#8217;è qualcosa che accomuna molte di queste situazioni: la voglia di stare insieme attorno ad un tavolo.<br>Forse è proprio questo che rende la grigliata qualcosa di più di una semplice modalità di cottura.<br>Non è la carne ad essere importante, e non è nemmeno la brace.<br>È quel piccolo cerchio di persone che si forma intorno al fuoco; un gesto antico, diventato moderno, una tradizione che non ha bisogno di essere dichiarata.<br>E che sopravvive perché, in fondo, noi italiani siamo ancora capaci di riconoscere una verità elementare: nella vita ci sono momenti in cui bisogna semplicemente sedersi, mangiare, bere e stare insieme.<br>Ferragosto è uno di quelli.<br>Poi, naturalmente, il giorno dopo ricominceremo a litigare su tutto.<br>Ma almeno per un giorno, davanti alla griglia, l&#8217;Italia avrà avuto un solo governo: quello di chi tiene le pinze.<br>Buon Ferragosto a tutti.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Tornano le giostre per la Festa dei Oto a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna a Vicenza l&#8217;ormai tradizionale Luna park della “Festa dei Oto”, il parco dei divertimenti di Campo Marzo che da fine agosto a metà settembre allieterà adulti e bambini con le sue attrazioni e i banchi di alimentari e dolciumi.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Torna a Vicenza l&#8217;ormai tradizionale Luna park della “Festa dei Oto”, il parco dei divertimenti di Campo Marzo che da fine agosto a metà settembre allieterà adulti e bambini con le sue attrazioni e i banchi di alimentari e dolciumi.</p>



<p>L’evento fa da cornice alla tradizionale festa in onore della Madonna di Monte Berico, patrona della città di Vicenza, che da decenni è occasione per i vicentini di ritrovarsi e condividere divertimento e tradizione.</p>



<p>Il Luna Park si terrà lungo viale Dalmazia, con i suoi viali da poco rinnovati, fino all&#8217;incrocio con il vialetto che collega&nbsp;viale Eretenio con viale Venezia&nbsp;e viale Dalmazia, ed aprirà le porte ai visitatori&nbsp;da venerdì 28 agosto a domenica 20 settembre.</p>



<p>L&#8217;allestimento delle attrazioni inizierà&nbsp;lunedì 24 agosto. Il disallestimento, invece, avverrà tra&nbsp;lunedì 21&nbsp;e&nbsp;giovedì 24 settembre.</p>
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		<title>Il Menti diventa sempre più biancorosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 11:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la riapertura avvenuta ad inizio anno, sono stati recentemente installati i nuovi seggiolini nella Curva Azzurra dello stadio Menti. I 740 seggiolini sono della stessa tipologia delle altre sedute già presenti in curva. L’intervento di installazione, dal valore di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo la riapertura avvenuta ad inizio anno, sono stati recentemente installati i nuovi seggiolini nella Curva Azzurra dello stadio Menti. I 740 seggiolini sono della stessa tipologia delle altre sedute già presenti in curva.</p>



<p>L’intervento di installazione, dal valore di 22 mila euro, si aggiunge ai lavori che hanno già interessato la Curva Azzurra nei mesi scorsi, eseguiti dal Comune di Vicenza per consentire la riapertura del settore ai tifosi biancorossi. I lavori che hanno portato alla sistemazione della curva hanno avuto un valore di 200 mila euro.</p>



<p>Il progetto ha previsto la demolizione di parte della recinzione che separava la Curva Azzurra dalla Curva Sud e la realizzazione di nuove recinzioni di separazione verso la Tribuna coperta e la postazione delle persone con disabilità. Ciò ha consentito di unire funzionalmente la Curva Azzurra alla Curva Sud così da garantire una gestione più efficiente dei flussi di pubblico. L’intervento ha incluso anche la realizzazione di due nuovi servizi igienici dedicati alle persone con disabilità, ricavati in un locale precedentemente adibito a magazzino sotto la Curva Azzurra, oltre alla ristrutturazione completa dei servizi igienici esistenti nelle immediate vicinanze del settore. Sono state realizzate anche due nuove rampe, per superare le barriere architettoniche, in corrispondenza dei varchi 7 e 8, per agevolare l’uscita del pubblico.</p>



<p>Hanno completano l’intervento alcune opere di carattere manutentivo, tra cui l’impermeabilizzazione della giunzione tra Curva Sud e Curva Azzurra, necessaria per impedire le infiltrazioni, e il rifacimento del controsoffitto del blocco dei servizi igienici all’ingresso della Curva Sud, danneggiato nel tempo da infiltrazioni d’acqua.</p>
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		<title>Il turismo corre ma è straniero: italiani a casa senza “schei”</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-turismo-corre-ma-e-straniero-italiani-a-casa-senza-schei/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti a casa a riempire le sagre paesane o i supermarket in vista del picnic dà Ferragosto. Così in Veneto ma pure nel resto d’Italia. L’Italia turistica corre, gli italiani molto meno. È questo il grande paradosso dell’estate 2026: alberghi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Tutti a casa a riempire le sagre paesane o i supermarket in vista del picnic dà Ferragosto. Così in Veneto ma pure nel resto d’Italia.  L’Italia turistica corre, gli italiani molto meno. È questo il grande paradosso dell’estate 2026: alberghi pieni, città d’arte affollate, località balneari prese d’assalto e un settore che continua a macinare numeri importanti, mentre dietro la fotografia scintillante delle presenze si nasconde un’altra Italia, decisamente meno spensierata, quella di chi riduce le ferie, sceglie soggiorni sempre più brevi, resta a casa oppure arriva perfino a chiedere un prestito pur di concedersi qualche giorno di vacanza. Due Italie che convivono sotto lo stesso ombrellone. Secondo le previsioni Isnart-Unioncamere, tra luglio e agosto sono attese 171,8 milioni di presenze turistiche, con una crescita complessiva del 4,6% rispetto al 2025. Ma il dato più significativo è un altro: oltre 89 milioni di presenze, pari al 52% del totale, saranno straniere. E proprio la componente internazionale dovrebbe crescere dell’8,3%, mentre quella italiana è prevista sostanzialmente stabile. Il turismo italiano, insomma, sta bene, ma questo non significa necessariamente che stiano bene anche gli italiani. Già nei primi mesi dell’anno il divario era evidente: nel primo trimestre 2026 le presenze straniere erano aumentate del 23%, superando i 39 milioni, mentre quelle domestiche erano cresciute molto meno. Contemporaneamente continuavano a salire i prezzi dei servizi turistici, con ristorazione e strutture ricettive sensibilmente più care rispetto a tre anni fa. E quando si passa dalle statistiche turistiche ai bilanci familiari, il quadro cambia drasticamente. L’Osservatorio nazionale di Federconsumatori ha stimato che nell’estate 2026 solo il 44% degli italiani si concederà una vacanza e tra coloro che partiranno oltre la metà sceglierà un soggiorno ridotto tra tre e cinque giorni, spesso appoggiandosi ad amici o parenti. Le diverse indagini disponibili utilizzano metodologie differenti, ma la direzione è piuttosto chiara: il prezzo è diventato la variabile decisiva delle vacanze. Non è difficile capire perché. Federconsumatori calcola che una settimana al mare in alta stagione per una famiglia di quattro persone possa arrivare a costare 6.733 euro, mentre una settimana in montagna sfiora i 4.915 euro e una crociera supera i 6.600. Assoutenti, concentrandosi sul soggiorno alberghiero, segnala che una famiglia con due figli deve spendere mediamente oltre 2.000 euro per sette notti in hotel nella settimana centrale di agosto. Poi ci sono benzina, autostrada, ristoranti, lettini, ombrelloni, gelati e aperitivi, quella lunga sequenza di piccoli e grandi costi che trasforma una settimana di ferie in una voce sempre più pesante del bilancio familiare. Ed ecco il dato forse più impressionante di tutti: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati circa 170 milioni di euro di prestiti destinati alle vacanze. La richiesta media è stata di circa 5.400 euro, da restituire mediamente in 50 rate da circa 132 euro al mese, mentre dal 2019 le richieste di finanziamenti per le ferie sono aumentate del 42%. Una vacanza che finisce ad agosto, insomma, ma che qualcuno continuerà a pagare per quattro anni. È probabilmente questo il dato che meglio racconta la crisi del potere d’acquisto italiano. Perché andare in vacanza non è certamente un diritto costituzionale e nessuno può pretendere una settimana in Sardegna o in Costa Smeralda a prezzi popolari, ma quando una quota crescente di famiglie deve ridurre drasticamente i giorni di ferie, affidarsi all’ospitalità dei parenti oppure ricorrere al credito per partire, il problema smette di riguardare soltanto il turismo e riguarda direttamente i redditi. Il risultato è una sorta di turismo a due velocità. Da una parte c’è un’Italia che vende benissimo sé stessa al mondo, con americani, britannici, tedeschi, svizzeri e turisti internazionali che continuano a scegliere il nostro Paese, sostenendo alberghi, ristorazione, commercio e servizi. Ed è naturalmente un’ottima notizia per un comparto fondamentale dell’economia nazionale. Dall’altra c’è una parte sempre più consistente della popolazione residente che guarda quelle stesse località come qualcosa di progressivamente meno accessibile. Gli alberghi possono essere pieni e contemporaneamente le famiglie italiane essere più povere. Le due cose non sono affatto in contraddizione. È questa, forse, la fotografia più significativa dell’estate 2026: un Paese pieno di turisti e con tanti italiani che fanno sempre più fatica a permettersi di essere turisti a casa propria. Il tutto mentre la vacanza, per alcuni, smette perfino di essere un piacere pagato con i risparmi e diventa un consumo comprato a rate. Il turismo italiano brinda ai record. Molte famiglie italiane, invece, fanno i conti. E spesso scoprono che per loro, quest’anno, sotto l’ombrellone non c’è più posto.<br></p>
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		<title>Crespadoro, incendio sul Monte Formiga: Acque del Chiampo interviene con due autobotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:01:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acque del Chiampo è intervenuta ieri a supporto delle operazioni di spegnimento del&#160;vasto incendio boschivo divampato sul Monte Formiga, tra i territori comunali di Crespadoro e Selva di Progno, con&#160;due autobotti che hanno trasportato dal fondovalle l’acqua utilizzata dai Vigili<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Acque del Chiampo è intervenuta ieri a supporto delle operazioni di spegnimento del&nbsp;<strong>vasto incendio boschivo divampato sul Monte Formiga</strong>, tra i territori comunali di Crespadoro e Selva di Progno, con&nbsp;<strong>due autobotti che hanno trasportato dal fondovalle l’acqua utilizzata dai Vigili del Fuoco</strong>.</p>



<p>L’intervento si è reso necessario per contribuire all’approvvigionamento idrico in una zona particolarmente impervia, dove le operazioni di spegnimento sono state rese difficili dalla conformazione del territorio e dalla siccità. Le autobotti di Acque del Chiampo hanno trasportato l’acqua sul posto,&nbsp;<strong>contribuendo ad alimentare le riserve a disposizione delle squadre dei Vigili del Fuoco</strong>.</p>



<p>“Come azienda interamente pubblica e Società Benefit,&nbsp;<strong>Acque del Chiampo è sempre pronta a mettere a disposizione mezzi, competenze e personale</strong>&nbsp;per supportare i Comuni del territorio nelle situazioni di emergenza – dichiara il presidente di Acque del Chiampo,&nbsp;<strong>Stefano Iorio</strong>&nbsp;–. In circostanze come questa è fondamentale la&nbsp;<strong>collaborazione tra enti e istituzioni</strong>, ciascuno per le proprie competenze, per contribuire alla sicurezza del territorio e delle comunità”.</p>
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		<title>Siccità, i fiumi soffrono ma il rubinetto è in montagna e il clima lo sta chiudendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 07:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni in cui l’Italia si scopre prolungamento climatico del Nord Africa, e le nostre città novelle Tunisi ed Algeri, telegiornali e social ci inondano con le consuete inquadrature di ordinanza: il Po ridotto ad un magro rigagnolo tra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>In questi giorni in cui l’Italia si scopre prolungamento climatico del Nord Africa, e le nostre città novelle Tunisi ed Algeri, telegiornali e social ci inondano con le consuete inquadrature di ordinanza: il Po ridotto ad un magro rigagnolo tra banchi di sabbia, altri fiumi in condizioni persino peggiori, le cisterne vuote nei comuni della pianura, i laghi e le falde idriche ai minimi storici.<br>Viene descritto come un fenomeno fluviale od urbano, un inconveniente da gestire con qualche ordinanza sul lavaggio delle automobili.<br>Ma è una narrazione miope, incapace di guardare la mappa del Paese dall&#8217;alto verso il basso.<br>E noi, diligentemente, ci preoccupiamo.<br>Poi torniamo a parlare del caldo.<br>Forse però sarebbe il caso di alzare un po&#8217; lo sguardo.<br>Perché la storia del Po che si restringe e quella dei rifugi alpini che chiudono perché non hanno più acqua potabile, ed anche non potabile, non sono due storie diverse.<br>Sono la stessa storia raccontata da due estremità della stessa cartina geografica.<br>La pianura, infatti, ha una curiosa abitudine: considera l&#8217;acqua una specie di produzione locale.<br>Apriamo il rubinetto e l&#8217;acqua esce.<br>Quindi, evidentemente, da qualche parte deve pur esserci una fabbrica.<br>In realtà quella fabbrica si chiama montagna.<br>È lassù che per millenni abbiamo avuto il nostro gigantesco deposito naturale: neve, ghiacciai, permafrost, torrenti, sorgenti.<br>Una sorta di conto corrente idrico sul quale l&#8217;Italia ha prelevato per generazioni senza mai chiedersi molto seriamente chi facesse i versamenti.<br>Il problema è che il direttore della filiale, cioè il clima, sembra aver cambiato politica.<br>Lo zero termico sale sempre più spesso e più a lungo a quote che un tempo avremmo considerato quasi fantascientifiche.<br>La neve arriva più tardi, dura meno, e spesso non arriva proprio.<br>I ghiacciai arretrano. Il permafrost si degrada e con esso aumenta anche l&#8217;instabilità delle rocce.<br>E così accade una cosa piuttosto curiosa.<br>La montagna diventa più calda e più asciutta, mentre noi in pianura continuiamo a comportarci come se avessimo comunque diritto alla nostra bella fornitura d&#8217;acqua.<br>Una specie di contratto eterno con la natura. Naturalmente senza averlo mai firmato.<br>La faccenda diventa ancora più paradossale quando si sale negli alpeggi.<br>Lì le mucche, che evidentemente non leggono i bollettini meteorologici ma hanno il pessimo vizio di avere fame, trovano prati ingialliti e torrenti sempre più poveri d&#8217;acqua.<br>E allora succede che gli allevatori devono portare in quota foraggio ed acqua con i camion.<br>La transumanza, che per secoli ha significato portare gli animali verso l&#8217;erba, rischia così di trasformarsi nella curiosa versione alpina di un servizio di catering: camion che salgono per portare alle mucche quello che la montagna non riesce più a dare.<br>Non è una battuta.<br>O meglio, è una battuta soltanto perché la realtà, qualche volta, ha un senso dell&#8217;umorismo decisamente discutibile.<br>E mentre succede tutto questo, noi continuiamo tranquillamente a progettare infrastrutture turistiche come se la montagna fosse rimasta quella di trent&#8217;anni fa.<br>Impianti di risalita sempre più in alto, piste da sci sempre più dipendenti dalla neve artificiale, investimenti che presuppongono una disponibilità futura di neve e acqua che proprio futura non sembra.<br>È un po&#8217; come costruire un porto in un lago che sta evaporando.<br>Poi magari ci lamentiamo perché l&#8217;investimento non rende.<br>Il punto, però, non è stabilire oggi se domani dovremo chiudere tutti gli impianti sciistici o trasformare le Alpi in un parco archeologico del turismo invernale.<br>Il punto è molto più semplice.<br>La montagna è il rubinetto della pianura.<br>Se lassù diminuisce la neve, si riducono le riserve d&#8217;acqua.<br>Se i ghiacciai arretrano, cambia il regime dei fiumi. Se i terreni si seccano, quando finalmente arriva un temporale l&#8217;acqua spesso scivola via rapidamente invece di alimentare lentamente le falde ed i corsi d&#8217;acqua.<br>E così può capitare l&#8217;assurdo che conosciamo ormai bene: prima ci lamentiamo perché non piove, poi quando piove troppo ci lamentiamo perché arriva tutta insieme.<br>La natura, evidentemente, non ha ancora imparato a consultare il calendario delle nostre esigenze.<br>Il problema è che continuiamo a ragionare per compartimenti stagni.<br>In pianura parliamo di siccità, in montagna di ghiacciai, negli alpeggi di foraggio, nei rifugi di acqua, nel turismo di neve, nell&#8217;agricoltura di irrigazione.<br>Ma il conto finale è uno solo. E prima o poi arriva.<br>Perché se le nostre montagne non riescono più a trattenere la neve, alimentare i torrenti, mantenere le sorgenti, e nutrire i pascoli come hanno fatto per secoli, non possiamo pretendere che il Po, il Ticino, l&#8217;Adige o il Garda continuino a comportarsi come se nulla fosse.<br>Non è catastrofismo.<br>È contabilità.<br>Solo che questa volta il bilancio non lo fa il Ministero dell&#8217;Economia.<br>Lo fa l&#8217;acqua.<br>E l&#8217;acqua, a differenza dei nostri bilanci pubblici, non può essere corretta con una nota di variazione.<br>Forse sarebbe il caso di ricordarcelo ogni volta che guardiamo un fiume in secca.<br>Perché il problema del Po comincia molto più in alto del Po.<br>Il rubinetto della pianura si chiude sulle vette; continuare ad ignorarlo non farà piovere, né farà ricrescere l&#8217;erba.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Divampa incendio a Crespadoro: massima allerta nel vicentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 11:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con riferimento all&#8217;incendio divampato ieri&#160;nel territorio dei Monti Lessini, tra Campofontana, frazione di Selva di Progno (VR),&#160;e Crespadoro (VI),&#160;la Prefettura di Vicenza monitora fin dalle prime ore&#160;le operazioni di spegnimento e bonifica via area e via terra, mantenendo i contatti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con riferimento all&#8217;incendio divampato ieri&nbsp;nel territorio dei Monti Lessini, tra Campofontana, frazione di Selva di Progno (VR),&nbsp;e Crespadoro (VI),&nbsp;la Prefettura di Vicenza monitora fin dalle prime ore&nbsp;le operazioni di spegnimento e bonifica via area e via terra, mantenendo i contatti e favorendo la circolarità delle informazioni tra gli operatori in campo: Centro Operativo Regionale, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine,&nbsp;Direttori delle operazioni di&nbsp;spegnimento,&nbsp;Comune di Crespadoro&nbsp;e associazioni di volontariato di protezione civile.</p>



<p>È&nbsp;operativo il Centro coordinamento soccorsi presso la Prefettura. È stato altresì attivato il Centro operativo comunale di Crespadoro.</p>



<p>Attualmente è in corso l’intervento delle squadre VVF e di protezione civile, e un elicottero del C.O.R. sta provvedendo a effettuare lanci&nbsp;di liquido estinguente.&nbsp;È&nbsp;stato&nbsp;inoltrerichiesto&nbsp;al&nbsp;Centro operativo aereo unificato (COEAU)l’intervento&nbsp;di un Canadair.</p>



<p>L’incendio brucia solo materiale combustibile fine ed è sotto controllo.</p>



<p>Al termine delle operazioni di bonifica, il Nucleo CC Forestale effettuerà i rilievi per appurare l’origine dell’evento.</p>
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		<title>Ulss 7: a Valli del Pasubio nuovo medico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 11:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da lunedì la popolazione di Valli del Pasubio può contare su un secondo medico, oltre al dott. Tessaro: si tratta del dott.&#160;Lucasz&#160;Bieganski, che d’ora in avanti assisterà i circa 700 ex pazienti del dott. Pegoraro, ma ha disponibilità per ulteriori<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Da lunedì la popolazione di Valli del Pasubio può contare su un secondo medico, oltre al dott. Tessaro: si tratta del dott.<strong>&nbsp;</strong>Lucasz&nbsp;Bieganski, che d’ora in avanti assisterà i circa 700 ex pazienti del dott. Pegoraro, ma ha disponibilità per ulteriori 800 assistiti.</p>



<p>L’ULSS 7 Pedemontana dà così seguito concretamente all’impegno più volte manifestato per il&nbsp;potenziamento della medicina territoriale.</p>
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		<item>
		<title>Bloccati di notte a 2900 metri: recuperati due escursionisti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/bloccati-di-notte-a-2900-metri-recuperati-due-escursionisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 11:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tarda serata il Soccorso alpino di Cortina è stato attivato per una coppia di escursionisti bloccata a 2.900 metri sulla Ferrata Ivano Dibona al Cristallo, lei con un trauma alla caviglia. I due, un uomo di 43 anni e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In tarda serata il Soccorso alpino di Cortina è stato attivato per una coppia di escursionisti bloccata a 2.900 metri sulla Ferrata Ivano Dibona al Cristallo, lei con un trauma alla caviglia. I due, un uomo di 43 anni e una donna di 32 anni, entrambi cittadini britannici, erano partiti per risalire il percorso attrezzato a mezzogiorno e si erano trovati attardati e con lei infortunata nella parte alta della Ferrata. Dopo averli più volte contattati al cellulare, dato che non sempre risultavano raggiungibili, si è riusciti a capire la loro posizione. È quindi decollato l&#8217;elicottero di Treviso emergenza, che, una volta sul posto, non è però riuscito a ultimare il recupero per la presenza delle nuvole. L&#8217;eliambulanza di conseguenza è scesa a imbarcare due tecnici del Soccorso alpino e li ha lasciati 100 metri di dislivello più in basso rispetto ai due escursionisti. I soccorritori sono saliti a piedi e li hanno raggiunti. Dopo avere prestato prima assistenza alla donna, l&#8217;hanno quindi calata a valle, fino all&#8217;altezza di Forcella Grande, dove si è potuto avvicinare l&#8217;elicottero. Caricati a bordo in hovering, l&#8217;infortunata è stata trasportata al Codivilla, mentre il compagno è stato portato da un soccorritore a riprendere l&#8217;auto parchegguata a Rio Gere. L&#8217;intervento si è concluso all&#8217;una e quaranta. <br><br></p>
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		<title>Sandrigo, salvati due cuccioli dai ladri di biciclette</title>
		<link>https://www.tviweb.it/sandrigo-salvati-due-cuccioli-dai-ladri-di-biciclette/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 07:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La costante attività di vigilanza e il capillare presidio del territorio svolti dalla Polizia Locale continuano a portare risultati concreti nel contrasto alla microcriminalità, alla prevenzione del degrado e alla tutela del benessere animale. Durante la consueta attività di pattugliamento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La costante attività di vigilanza e il capillare presidio del territorio svolti dalla Polizia Locale</p>



<p>continuano a portare risultati concreti nel contrasto alla microcriminalità, alla prevenzione del degrado e alla tutela del benessere animale.</p>



<p>Durante la consueta attività di pattugliamento del territorio, gli agenti della Polizia Locale del</p>



<p>Consorzio NordEst Vicentino &#8211; Ambito di Sandrigo, hanno individuato presso un accampamento temporaneo di nomadi in via Fermi, una bicicletta MTB di pregio. Attraverso rapidi riscontri incrociati con il punto vendita e la Centrale Operativa del Consorzio, il mezzo è risultato rubato lo scorso 23 luglio. L&#8217;attento esame delle immagini della videosorveglianza comunale ha permesso alla Polizia Locale di identificare i responsabili del furto e di restituire la bicicletta al legittimo</p>



<p><br> proprietario nel giro di poche ore. Quella di oggi è la terza bicicletta restituita in venti giorni.</p>



<p>Nel corso della medesima ispezione, la pattuglia ha riscontrato una situazione di degrado e</p>



<p>potenziale pericolo per due cuccioli di cane di circa due mesi, lasciati senza acqua, cibo né riparo a una temperatura di 37°C. Per scongiurare conseguenze peggiori, gli agenti hanno richiesto l&#8217;intervento del Servizio Veterinario ULSS, provvedendo al sequestro cautelare degli animali e mettendo in salvo i due cuccioli.</p>



<p>Per entrambe la fattispece la P.L. procederà a deferire all&#8217;Autorità Giudiziaria i responsabili.</p>



<p>L&#8217;intervento evidenzia l&#8217;impegno quotidiano e l&#8217;attenzione della Polizia Locale nel garantire la</p>



<p>sicurezza di prossimità, il rispetto della legalità e la salvaguardia del benessere animale sul</p>



<p>territorio.</p>
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		<title>L’anticiclone è africano, ma in Africa non fa mica così caldo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 07:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni infernali alle sette del mattino l’aria è già compromessa.Alle cinque e mezza, invece, c’è ancora quel piccolo cuscinetto di sopravvivenza che ti permette di uscire senza sentirti immediatamente dentro una serra.L’altra mattina, davanti al bar che cominciava<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>In questi giorni infernali alle sette del mattino l’aria è già compromessa.<br>Alle cinque e mezza, invece, c’è ancora quel piccolo cuscinetto di sopravvivenza che ti permette di uscire senza sentirti immediatamente dentro una serra.<br>L’altra mattina, davanti al bar che cominciava appena a tirare su la serranda, c’erano due ragazzi seduti ai tavolini esterni.<br>Carnagione scura, fare tranquillo di chi ha appena finito o sta per iniziare un turno.<br>Lancio un «ciao» di cortesia, di quelli che a quell’ora si scambiano tra rari superstiti della notte. Parola tira parola, scopro che si chiamano Fatou, originario del Senegal, e Ousman, che viene dal Gambia.<br>Due ragazzi africani, giovani, sorridenti, con quella calma che io, alle cinque e mezza del mattino e con questo caldo, considero già una forma superiore di filosofia.<br>Parliamo del più e del meno.<br>Fatalmente, mentre il primo sole cominciava già a picchiare sui marciapiedi, il discorso è caduto sull’unica ossessione di queste settimane: la morsa del caldo.<br>E io, con la disinvoltura di chi pensa di stare dicendo una cosa ovvia, butto là: Oggi fa un caldo che sembra di stare al Paese vostro!»<br>Fatou mi guarda.<br>Ousman mi guarda.<br>Poi uno dei due risponde: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”<br>Ed io rimango lì.<br>Lì per lì ho pensato ad una battuta, a quella nostalgia del Paese natio che ridisegna anche il clima.<br>E invece no, avevano perfettamente ragione loro.<br>Il grande luogo comune dell’ &#8220;Africa&#8221; come un unico, immenso blocco di sabbia arroventata è solo un vizio della nostra pigrizia geografica.<br>E a pensarci bene, la mia osservazione era proprio sbagliata.<br>“L’Africa”. Come se fosse un posto solo. Come se fosse tutta uguale.<br>Come se dal Mediterraneo al Capo di Buona Speranza, dall’Atlantico all’Oceano Indiano, il termometro avesse deciso di mantenersi stabilmente sui quaranta gradi.<br>Invece l’Africa è enorme. E soprattutto non è un clima.<br>In questi giorni basta guardare qualche città per accorgersene.<br>A Banjul, in Gambia, il 12 agosto si viaggia intorno ai 27-28 gradi, con nuvole, piogge e molta umidità. Dakar, in Senegal, in agosto ha temperature mediamente intorno ai trenta gradi, ma il clima è umido e piovoso.<br>Poi basta scendere verso sud ed il nostro immaginario comincia definitivamente a fare acqua.<br>A Johannesburg in questi giorni è inverno, e le massime si aggirano intorno ai 22 gradi.<br>A Città del Capo siamo addirittura intorno ai 15, con pioggia.<br>Non esattamente il Sahara che avevamo prenotato nella nostra testa.<br>Certo, esiste anche l’Africa dei quaranta gradi.<br>Il Cairo, per esempio, oggi può arrivare intorno ai 39 (comunque gli stessi di molte nostre città “da bollino rosso”)<br>E ci sono vaste aree del Nord Africa dove il caldo estivo è davvero feroce.<br>Ma è proprio questo il punto.<br>L’unico vero &#8220;forno&#8221; resta il Sahara. Ma il Sahara è un deserto di pietra e sabbia, non un Paese abitato.<br>Il paradosso è che noi continuiamo a chiamare &#8220;anticiclone africano&#8221; questa bolla d’aria rovente come se fosse il clima ordinario di un intero continente, quando in realtà è solo un loro scarto meteorologico che ci viene spedito a domicilio.<br>L’Africa non è una temperatura, così come l’Europa non è una temperatura.<br>E’ evidente che il nostro errore nasce da una vecchia abitudine mentale: abbiamo trasformato il Sahara nell’Africa intera, nello stesso modo in cui qualche volta trasformiamo una cartolina in un continente.<br>Poi succede una cosa curiosa.<br>Mentre noi, in questi giorni, guardiamo il termometro e sogniamo il Nord Europa, in molte parti dell’Africa occidentale il problema non sono affatto i quaranta gradi che ci aspetteremmo. E nell’Africa australe è addirittura inverno.<br>E allora penso a Fatou e Ousman.<br>Forse la cosa più interessante della mia battuta non era la loro risposta.<br>Era il fatto che io, nell’osservazione «In Africa fa caldo come qui», avevo dato per scontata un’intera geografia.<br>Una geografia fatta di caldo, sabbia ed un continente tutto uguale.<br>Loro, con una frase di cinque parole, me l’hanno restituita al suo posto: “Ma in Africa non fa mica così caldo!”<br>Già.<br>E forse, per imparare un po’ di geografia del mondo moderno, alle cinque e mezza del mattino non serve nemmeno aprire un atlante.<br>A volte basta fermarsi a parlare sul marciapiede sotto casa.</p>
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		<title>Dark tourism, guardoni per curiosità nei luoghi della cronaca nera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 06:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è stato un tempo in cui, quando decidevamo di fare una gita, cercavamo un bel posto.Una città d’arte, un borgo medievale, un museo, una montagna, un lago.Magari anche soltanto una trattoria dove mangiare bene.Adesso no.Adesso possiamo prendere la macchina, fare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>C’è stato un tempo in cui, quando decidevamo di fare una gita, cercavamo un bel posto.<br>Una città d’arte, un borgo medievale, un museo, una montagna, un lago.<br>Magari anche soltanto una trattoria dove mangiare bene.<br>Adesso no.<br>Adesso possiamo prendere la macchina, fare qualche decina, o qualche centinaio, di chilometri per andare a vedere “dove è successo qualcosa”.<br>Non importa che cosa.<br>Un delitto, una tragedia familiare, una vicenda giudiziaria, una persona scomparsa, una famiglia diventata improvvisamente famosa, possibilmente suo malgrado.<br>L’importante è che se ne sia parlato abbastanza in televisione.<br>Benvenuti nel meraviglioso mondo del dark tourism, il turismo macabro, che detta così sembra quasi una cosa seria, studiata nelle università e analizzata dai sociologi.<br>In realtà, in versione italiana, potrebbe essere definito più semplicemente come turismo della morbosità.<br>L’ultima destinazione alla moda, per esempio, sembra essere il paese della cosiddetta &#8220;famiglia nel bosco&#8221;, quella famiglia salita agli onori della cronaca per aver scelto di vivere in un casolare isolato a Palmoli, in provincia di Chieti (Abruzzo), senza acqua corrente, elettricità né servizi igienici tradizionali.<br>Uno potrebbe chiedersi: ma cosa c’è da vedere?<br>Un monumento? Un museo? Un paesaggio straordinario? Un’opera d’arte?<br>No.<br>C’è solo il posto dove abitava una famiglia finita al centro della cronaca. E tanto basta.<br>Perché ormai la televisione non si limita più a raccontarci la realtà; la trasforma in una destinazione turistica.<br>Prima ci mostra per giorni il luogo, la casa, la strada, il cancello, la radura, il vicino di casa intervistato per la quindicesima volta.<br>Poi ci racconta ogni dettaglio della vicenda.<br>Poi arrivano gli inviati, poi gli esperti, poi il plastico, poi i commentatori, poi i collegamenti in diretta.<br>E alla fine qualcuno pensa bene: &#8220;Perché non andarci?&#8221;<br>Ed ecco comparire il turista della cronaca.<br>Che magari si fa tre ore di macchina per fotografare una staccionata.<br>Perché, diciamolo, se hai già visto tutto in televisione, sul posto non resta poi molto da vedere.<br>Ma resta una cosa importantissima: la fotografia.<br>Il selfie davanti al cancello, l’immagine da pubblicare sui social.<br>&#8220;Io c’ero&#8221;.<br>Come se fosse stato necessario un viaggio in automobile per dimostrare di aver seguito una trasmissione televisiva.<br>Un tempo si tornava dalle vacanze con le fotografie del Colosseo, della Torre Eiffel o del Grand Canyon.<br>Adesso si può tornare con quella del cancello di casa di qualcuno finito sulle prime pagine.<br>La tecnologia, del resto, ci ha insegnato che qualsiasi cosa può diventare un contenuto.<br>Anche il dolore degli altri, anche la tragedia, anche la stranezza, anche la vita privata.<br>E qui il fenomeno diventa decisamente meno divertente.<br>Perché c’è una differenza enorme tra l’interessarsi ad una vicenda di cronaca, e l’andare fisicamente sul posto per guardare da vicino le persone ed i luoghi coinvolti.<br>La prima cosa è normale.<br>La seconda comincia ad assomigliare al voyeurismo.<br>Cogne, Avetrana, Erba: sono soltanto alcuni dei casi italiani nei quali la cronaca ha prodotto una sorta di pellegrinaggio verso luoghi diventati improvvisamente famosi.<br>E il meccanismo è sempre lo stesso.<br>La televisione trasforma un luogo reale in un luogo narrativo. Noi lo vediamo per giorni sullo schermo, lo riconosciamo, ci sembra quasi familiare.<br>Ed a un certo punto nasce la curiosità di andarci.<br>Come se quella casa, quella strada o quel bosco fossero diventati il set di una fiction.<br>Solo che non è una fiction.<br>Le persone che ci abitano non sono attori.<br>E quello che è accaduto non è una sceneggiatura. È vita vera. Ed è proprio qui che il nostro rapporto con la cronaca mostra qualcosa di abbastanza inquietante. Siamo diventati bravissimi a consumare le tragedie.<br>Le guardiamo mentre mangiamo, le commentiamo, le condividiamo, le discutiamo sui social, le trasformiamo in podcast, documentari, serie televisive, plastici, talk show.<br>E adesso, quando possibile, ci andiamo anche fisicamente.<br>Una volta il turismo cercava la bellezza; adesso, qualche volta, cerca l’anomalia.<br>Il turista non vuole più soltanto vedere ciò che è bello. Vuole vedere ciò che è strano, ciò che è inquietante, ciò che è proibito, ciò che gli consente di avvicinarsi al male senza correre alcun rischio.<br>È una specie di brivido a buon mercato.<br>Vado a vedere il luogo della tragedia, mi guardo intorno, faccio una fotografia e poi torno a casa, dove tutto è normale.<br>In qualche modo è anche un modo per esorcizzare la paura.<br>Ma c’è un particolare che tendiamo a dimenticare.<br>Per chi vive lì, quella non è un’attrazione turistica.<br>È casa, è il paese dove si vive, è la strada che si percorre ogni giorno, è il bar dove si prende il caffè, è il negozio dove si fa la spesa.<br>E improvvisamente arrivano automobili, giornalisti, curiosi, telecamere, fotografi improvvisati e turisti della tragedia.<br>Il piccolo paese diventa un set, gli abitanti diventano comparse, la privacy diventa un ostacolo alla curiosità, ed il dolore degli altri diventa, incredibilmente, una forma di intrattenimento.<br>Naturalmente non tutti quelli che visitano questi luoghi sono persone prive di sensibilità.<br>La curiosità umana è normale.<br>Il problema nasce quando la curiosità perde completamente il senso del limite.<br>Quando non ci si chiede più &#8220;che cosa sto guardando?&#8221;, ma soltanto &#8220;che cosa posso fotografare?&#8221;<br>È una differenza importante.<br>Perché il diritto di cronaca riguarda ciò che è di interesse pubblico, ma non significa che tutto ciò che diventa pubblico debba diventare anche pubblicamente visitabile, fotografabile e consumabile.<br>E forse sarebbe utile ricordarcelo.<br>Perché dietro ogni caso di cronaca ci sono persone vere, non personaggi, non protagonisti di una serie televisiva, non comparse di un plastico.<br>Persone. Con le loro paure, i loro dolori, le loro debolezze. E magari con il semplice desiderio di tornare, prima o poi, a vivere una vita normale.<br>C’è però un’altra cosa che questo nuovo turismo racconta.<br>Racconta molto di noi.<br>Perché se un luogo privo di particolari attrattive storiche, artistiche o paesaggistiche riesce improvvisamente a riempirsi di visitatori soltanto perché è diventato famoso in televisione, significa che la notorietà mediatica è ormai diventata una forma di attrazione turistica.<br>Non importa più ciò che un luogo è; importa ciò che abbiamo visto raccontare di quel luogo.<br>La realtà, insomma, sembra aver bisogno della televisione per diventare interessante.<br>E qui c’è una piccola ironia. Per secoli gli uomini hanno viaggiato per vedere il mondo.<br>Adesso rischiamo di viaggiare per vedere quello che abbiamo già visto in televisione.<br>Con una differenza fondamentale.<br>Davanti al televisore possiamo cambiare canale. Davanti alla casa di qualcun altro, invece, sarebbe bene ricordarsi che non abbiamo il diritto di cambiare la vita di chi ci abita soltanto perché la sua storia ci incuriosisce.<br>Altrimenti il prossimo passo sarà organizzare i pacchetti turistici.<br>&#8220;Weekend del delitto: due notti, colazione inclusa e selfie davanti al cancello&#8221;.<br>E conoscendo il mercato, qualcuno prima o poi potrebbe davvero trovarlo un modello di business.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Parco Querini, abbattuti tre pioppi centenari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 14:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Parco Querini è incorso da stamane l’abbattimento di tre pioppi ottuagenari. Le operazioni di rimozione degli alberi, svolte da Amcps con il coordinamento dell’ufficio comunale Capitale naturale nel parco chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza fino&#160;alle 15, proseguiranno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>A Parco Querini è incorso da stamane l’abbattimento di tre pioppi ottuagenari. Le operazioni di rimozione degli alberi, svolte da Amcps con il coordinamento dell’ufficio comunale Capitale naturale nel parco chiuso al pubblico per ragioni di sicurezza fino&nbsp;alle 15, proseguiranno anche domani, con la completa rimozione dei tre esemplari, senza necessità di vietare ulteriormente l’accesso all’area verde.</p>



<p>Tra settembre e ottobre, inoltre, si interverrà su altri due pioppi su cui sono state evidenziate alcune significative criticità che tuttavia non richiedono un intervento urgente.</p>



<p>«Dopo lo schianto di un grande ramo di uno dei tre pioppi, avvenuta il 6 agosto scorso – fa sapere l’assessore&nbsp;<strong>Cristiano Spiller</strong>&nbsp;&#8211; i tecnici del Comune e di Amcps nei giorni scorsi hanno eseguito un accurato sopralluogo che ha messo in luce la necessità di abbattere i tre esemplari tra l’ingresso al parco di via Rodolfi e il fiume Astichello, lungo il parcheggio dell’ospedale. Si è trattato di un intervento doveroso per la sicurezza pubblica, eseguito su esemplari di circa 80 anni e 20 metri di altezza, per i quali lo sfalcio controllato delle chiome non risultava più sufficiente a garantirne la stabilità. Oltre al disseccamento dei rami, infatti, i tre pioppi, giunti a fine vita, presentavano cavità alla base del colletto e radici danneggiate. Attività come quella odierna, che ha consentito di svolgere anche accurate analisi su altri esemplari del parco, programmandone la potatura preventiva e altri interventi di messa in sicurezza, sono fondamentali per prevenire possibili situazioni di rischio, a maggior ragione alla luce del cambiamento climatico in atto, che associa periodi di siccità estrema a temporali intensi, con forti raffiche di vento, determinando situazioni di forte sofferenza per alcune specie di alberi e in particolare per i pioppi».</p>
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		<title>Un vicentino per rivoluzionare il calcio: Orsato ci prova!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calcio italiano prova a ripartire da un vicentino. E non da uno qualsiasi. Daniele Orsato, recoarese e appartenente alla sezione AIA di Schio, è il nuovo responsabile della CAN di Serie A e Serie B. Una scelta che arriva<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il calcio italiano prova a ripartire da un vicentino. E non da uno qualsiasi. Daniele Orsato, recoarese e appartenente alla sezione AIA di Schio, è il nuovo responsabile della CAN di Serie A e Serie B. Una scelta che arriva in uno dei momenti più delicati per il mondo arbitrale italiano e che affida all’ex direttore di gara internazionale un compito decisamente più complicato della semplice compilazione delle designazioni domenicali.</p>



<p>Orsato prende il posto di Gianluca Rocchi, autosospesosi dopo essere finito nell’inchiesta della Procura di Milano per presunto concorso in frode sportiva. Una vicenda sulla quale, naturalmente, saranno gli organi competenti a fare chiarezza, ma che ha ulteriormente appesantito un clima già segnato da polemiche, sospetti e contestazioni. </p>



<p>Ed è proprio qui che comincia la vera missione di Orsato: restituire dignità agli arbitri.</p>



<p>Non significa partire dal presupposto che tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni sia stato irregolare. Sarebbe sbagliato e ingeneroso. Significa però riconoscere che attorno agli arbitri italiani si è creata una gigantesca zona grigia fatta di interpretazioni differenti, comunicazioni spesso incomprensibili, polemiche sulle designazioni e soprattutto di un utilizzo del VAR che, invece di spegnere le discussioni, troppe volte è riuscito nel miracolo opposto: moltiplicarle.</p>



<p>La tecnologia doveva eliminare gli errori clamorosi. Progressivamente è sembrata trasformarsi in qualcosa di diverso: una sorta di secondo arbitro, nascosto davanti ai monitor, capace talvolta di condizionare il collega sul terreno di gioco. Il risultato è stato paradossale. Abbiamo più telecamere, più replay, più tecnologia e probabilmente anche più precisione, ma non necessariamente più serenità.</p>



<p>Ed è proprio su questo punto che Orsato sembra voler imprimere una svolta. Il nuovo designatore ha spiegato che l’obiettivo sarà aumentare la precisione tecnica dell’arbitro sul terreno di gioco proprio per quasi eliminare il Var. Successivamente ha ribadito il concetto: tecnologia importante, certamente, ma soglia di intervento alta e centralità della decisione presa sul campo. </p>



<p>È probabilmente la strada giusta.</p>



<p>Il VAR deve tornare ad essere ciò per cui era stato immaginato: <strong>una rete di sicurezza contro l’errore evidente</strong>, non la moviola permanente attraverso la quale vivisezionare qualsiasi contatto alla ricerca di un’immagine capace di ribaltare una decisione. Altrimenti si rischia di togliere all’arbitro personalità, autorevolezza e persino la capacità di interpretare una partita.</p>



<p>Un arbitro deve arbitrare. Deve vedere, decidere e assumersi la responsabilità della propria decisione. Il VAR deve intervenire quando qualcosa di importante gli è realmente sfuggito, non trasformare ogni episodio in un procedimento giudiziario da trenta replay.</p>



<p>Orsato, da questo punto di vista, possiede un patrimonio difficilmente discutibile: esperienza internazionale, personalità e conoscenza del campo. Adesso dovrà trasferire queste caratteristiche a una nuova generazione di arbitri. E soprattutto dovrà pretendere uniformità. Perché uno dei problemi più irritanti degli ultimi campionati è stato vedere episodi praticamente identici giudicati in maniera differente a distanza di poche ore.</p>



<p>Rigore qui, niente rigore là. Rosso domenica, giallo lunedì. VAR che interviene in una partita e rimane silenzioso nell’altra.</p>



<p>È questa schizofrenia interpretativa che deve finire.</p>



<p>Ma c’è anche un’altra partita, forse ancora più importante. Quella della <strong>trasparenza</strong>. Dopo mesi nei quali il sistema arbitrale è finito sotto una lente d’ingrandimento enorme, non basta più chiedere fiducia. La fiducia va riconquistata. Con regole comprensibili, designazioni inattaccabili, comunicazioni chiare e la capacità di ammettere gli errori quando vengono commessi.</p>



<p>Orsato ha già detto che pretende rispetto ed educazione nei confronti degli arbitri. Richiesta sacrosanta. Ma il rispetto deve funzionare in entrambe le direzioni: il mondo del calcio deve rispettare gli arbitri e il sistema arbitrale deve rispettare tifosi, società e giocatori garantendo massima chiarezza e indipendenza.</p>



<p>Il vicentino si trova dunque davanti ad una sfida enorme. Non dovrà soltanto scegliere chi arbitrerà Juventus-Inter, Milan-Napoli o Roma-Lazio. Dovrà provare a ricostruire un rapporto di fiducia tra gli arbitri e il calcio italiano.</p>



<p>E magari potrà cominciare proprio dalla cosa più semplice: <strong> </strong>ridare la partita all’arbitro. </p>



<p>La tecnologia deve aiutare l’uomo, non sostituirlo.</p>



<p>Nel calcio, soprattutto, dovrebbe essere ancora il campo ad avere l’ultima parola.</p>
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		<title>Il Mediterraneo ribolle e si è fatto tropicale: mancano solo i pescecani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.E’ diventato più caldo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Non serve più evocare l’Apocalisse con la vecchia storia del «non ci sono più le stagioni».<br>Basta mettere un piede in acqua ad agosto per capire che il Mediterraneo non è più esattamente quello nel quale siamo cresciuti.<br>E’ diventato più caldo e, insieme all’acqua, sono cambiati anche gli ospiti.<br>Ma se c’è una cosa che trovo irresistibile in questa torrida estate 2026 è che, mentre continuiamo a discutere se davvero faccia più caldo di una volta, se il cambiamento climatico esista oppure sia la solita invenzione di scienziati, ambientalisti, comunisti e, perché no, anche dei meteorologi, il Mediterraneo, l’Adriatico e il Tirreno hanno deciso di risolvere la questione da soli.<br>Non con un convegno.<br>Con gli “immigrati”.<br>Non quelli umani, tranquilli. Quelli marini.<br>Perché il nostro vecchio Mediterraneo, quello nel quale abbiamo sempre nuotato pensando che la fauna fosse più o meno quella che avevamo imparato a conoscere da bambini, si sta trasformando in una specie di aeroporto internazionale.<br>Arrivano specie dal Mar Rosso, dall’Oceano Indiano, dall’Atlantico.<br>Alcune si ambientano talmente bene che ormai sembrano residenti da sempre.<br>Il problema è che non tutte sono venute qui per fare turismo; e, a differenza di certi turisti, non hanno nemmeno intenzione di ripartire a fine stagione.<br>Prendiamo il granchio blu.<br>È diventato una presenza stabile anche nelle acque venete, ed ha provocato danni pesantissimi agli allevamenti di molluschi. La Regione Veneto ha dovuto addirittura chiedere ed ottenere interventi straordinari per sostenere un settore messo in ginocchio.<br>Insomma, il granchio blu non è esattamente il tipo di ospite che inviti a cena e poi preghi perché si trattenga anche a Natale.<br>Ma lasciamo perdere per un momento i danni all’economia e all’ecosistema.<br>Perché c’è un altro aspetto della faccenda che merita qualche attenzione in più.<br>Ci sono specie arrivate nel nostro mare che possono essere pericolose anche per l’uomo.<br>Una ad esempio è il pesce leone (noto da noi anche come pesce scorpione) originario dell’Oceano Indiano ed ormai stabilmente presente in vaste aree del Mediterraneo orientale.<br>È bellissimo, ed è velenoso. Una combinazione che la natura, evidentemente, considera particolarmente divertente.<br>Le sue spine sono collegate a ghiandole velenifere, ed una puntura può provocare dolore intenso, gonfiore e altri sintomi, fino a reazioni più gravi nei casi più seri.<br>E c’è un particolare che vale la pena ricordare: le spine mantengono la loro pericolosità anche dopo la morte dell’animale.<br>Il pesce leone è ormai presente anche nei mari italiani, sebbene non sia ancora comune come nelle zone orientali del Mediterraneo, Grecia in particolare.<br>Poi c’è il pesce palla maculato, il Lagocephalus sceleratus.<br>Nome scientifico piuttosto elegante per una creatura che può contenere tetrodotossina, una delle tossine naturali più potenti conosciute.<br>E qui il consiglio è piuttosto semplice: se per caso ne pescate uno, non portatelo a casa per preparare una bella cena mediterranea.<br>Non è il caso di sperimentare la cucina fusion con il proprio apparato respiratorio.<br>Il pesce palla è arrivato attraverso il Canale di Suez e si è diffuso soprattutto nel Mediterraneo orientale, dove è diventato un problema serio per gli ecosistemi e per la pesca.<br>E poi ci sono le meduse.<br>Naturalmente non sono tutte specie aliene, e non si può attribuire ogni loro proliferazione al cambiamento climatico. Ma anche qui il quadro sta cambiando.<br>Ed in mezzo a questo cambiamento ci sono creature che sarebbe meglio non incontrare troppo da vicino.<br>Come la caravella portoghese, che medusa non è propriamente, ma alla quale assomiglia abbastanza da poter tranquillamente essere inserita nel nostro nuovo manuale di sopravvivenza balneare; nel senso che forse dovremmo insegnare ai nostri bambini a riconoscerla.<br>Un tempo ai piccoli insegnavamo a riconoscere una stella marina; adesso rischiamo di dover aggiornare il programma di educazione alla balneazione.<br>Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire al cambiamento climatico ogni specie nuova che si affaccia nei nostri mari.<br>Le cause sono diverse: il riscaldamento delle acque, certo, ma anche il traffico marittimo, il Canale di Suez, l’alterazione degli ecosistemi, l’inquinamento e la pressione dell’uomo.<br>Ma una cosa è difficilmente contestabile: un mare che cambia temperatura sta diventando anche un mare nel quale cambiano gli ospiti.<br>L’Unione europea considera ormai il Mediterraneo uno degli hotspot mondiali delle specie marine invasive.<br>Per decenni abbiamo raccontato ai nostri figli ed ai nostri nipoti che il nostro mare era un posto sostanzialmente sicuro.<br>Li lasciavamo giocare sul bagnasciuga, facevano il bagno vicino a riva, si tuffavano, raccoglievano conchiglie.<br>Al massimo c’era qualche medusa, qualche riccio, una vespa sulla spiaggia o il classico genitore che urlava: “Esci dall’acqua che hai le labbra blu!”<br>Il Mediterraneo era casa nostra.<br>Adesso, invece, mentre entri in acqua, oltre a controllare se hai messo la crema solare, forse sarebbe opportuno cominciare a chiedersi chi altro c’è in acqua con te.<br>Naturalmente arriveranno subito quelli che diranno che è tutto normale. Che le specie aliene ci sono sempre state. Che il clima è sempre cambiato. Che faceva caldo anche nel 1963. Che i ghiacciai si sono già sciolti altre volte. Che la Terra ha miliardi di anni.<br>Tutto vero. La Terra ha miliardi di anni.<br>Il problema è che noi ne abbiamo molti meno, e soprattutto abbiamo costruito le nostre società, le nostre città, le nostre economie e le nostre vacanze sulla base di condizioni ambientali che non sono affatto eterne.<br>È un repertorio ormai collaudato.<br>Se domani trovassimo un fenicottero rosa che mangia cocco sulla spiaggia di Jesolo, qualcuno ci spiegherebbe che i fenicotteri sono sempre esistiti e che il cocco, dopotutto, cresce anche in natura.<br>Il problema è che la negazione ha una caratteristica curiosa: non ha mai bisogno di cambiare idea. Cambia semplicemente argomento.<br>E il Mediterraneo, intanto, cambia sotto i nostri occhi.<br>Non c’è bisogno di credere a me. Basta guardare cosa c’è nell’acqua.<br>Il bello è che, probabilmente, fra qualche anno potremo finalmente mettere d’accordo tutti; negazionisti del clima ed ambientalisti, scienziati e complottisti, destra e sinistra, tutti sulla stessa spiaggia.<br>Perché a quel punto la domanda non sarà più: “Ma il Mediterraneo si sta davvero tropicalizzando?”<br>Sarà molto più semplice: “Quello che si muove là sotto ha i denti?”<br>E allora forse rimpiangeremo i tempi in cui il massimo pericolo per un bambino lasciato da solo sul bagnasciuga era ingoiare un po’ d’acqua salata.<br>Quanto ai pescecani, per ora possiamo stare relativamente tranquilli.<br>Ma visto l’andazzo, io eviterei di fare troppo affidamento sulla puntualità delle rassicurazioni.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Estate 2026, benvenuti in spiaggia al centro commerciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 06:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana Umberto Baldo L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro. Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ventidue gradi ed un carrello: la nuova estate italiana</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>L’impatto con la bolla polare avviene al secondo passo, subito dopo la prima porta scorrevole in vetro.</p>



<p>Fuori l’asfalto trasuda sessanta gradi, i cofani delle automobili arroventano l’aria, ed attraversare il parcheggio richiede quasi un atto di fede.</p>



<p>Dentro, novanta secondi dopo, un microclima da tundra alpina ti accoglie con la generosità di un abbraccio frigorifero.</p>



<p>Da qualche tempo, da quando l’Africano ha deciso di diventare il nostro signore e padrone, ho notato una cosa:&nbsp;<strong>i Centri Commerciali sono sempre più frequentati</strong>, in particolare nei fine settimana.</p>



<p>E non soltanto da chi deve comprare qualcosa.&nbsp;</p>



<p>Ci sono sempre più persone che sembrano andarci semplicemente per stare lì, magari solo per respirare senza avere la sensazione di essere dentro un forno.</p>



<p>Benvenuti nel nuovo stabilimento balneare dell’estate urbana:&nbsp;<strong>la galleria del Centro Commerciale</strong><strong>.</strong></p>



<p>Per chi non ha la fortuna, la pazienza, e spesso anche i mezzi, per affrontare le colonne di automobili verso le spiagge, la liturgia dell’agosto ha cambiato altare.</p>



<p>I cronisti da ombrellone continuano a contare i lettini vuoti, le presenze negli stabilimenti ed il prezzo delle granite.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera sociologia della mezza estate, forse, si consuma sotto i faretti a LED, tra un negozio di telefonia, una profumeria ed una catena di fast food.</p>



<p>Basta fermarsi cinque minuti su una panchina per osservare la nuova fauna della controra.</p>



<p>C’è il pensionato di lungo corso che ha eletto la galleria a proprio soggiorno personale: quotidiano d’ordinanza sotto il braccio, passo felpato ed una capacità strategica degna di un veterano nell’occupare la seduta esattamente sotto la bocchetta di ventilazione principale.</p>



<p>Ci sono le giovani famiglie con passeggino al seguito, che compiono lente vasche d’ispezione senza mai sfiorare un portafoglio, trasformando il corridoio centrale nella propria passeggiata a mare.</p>



<p>E poi c’è il popolo del&nbsp;<strong>caffè tattico</strong>: poco più di un euro al banco dell’area ristoro per garantirsi un paio d’ore di permanenza perfettamente legittima; aria condizionata compresa.</p>



<p>Il Centro commerciale, insomma, ha scoperto una nuova funzione che probabilmente non era prevista nei business plan:&nbsp;<strong>è diventato il condizionatore sociale di una parte del Paese.</strong></p>



<p>Un tempo la fuga dalla canicola era una questione di chilometri.</p>



<p>La mezza giornata allo stabilimento, la gita fuori porta, il fresco della collina, la passeggiata serale in piazza.</p>



<p>Oggi, per una fetta crescente della popolazione, tutto questo costa.</p>



<p>Costa il carburante per arrivarci, costa il parcheggio, costa il lettino, costa l’ombrellone, costa il pranzo.&nbsp;</p>



<p>E, soprattutto, costa sempre di più anche semplicemente stare bene a casa propria.</p>



<p>Perché quando il termometro si avvicina ai quaranta gradi, il condizionatore domestico smette di essere un elettrodomestico e comincia ad assomigliare ad un investimento finanziario.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ogni ora di refrigerio ha il suo prezzo.</p>



<p>E allora accade qualcosa di curioso.</p>



<p>Per decenni abbiamo decretato, non senza ragione, la morte delle vecchie piazze di quartiere, cannibalizzate proprio dalla nascita delle grandi cattedrali del consumo.</p>



<p>Abbiamo costruito centri commerciali sempre più grandi per comprare sempre più cose.</p>



<p>E adesso scopriamo che, nel cuore dell’estate, quei medesimi luoghi sono diventati anche&nbsp;<strong>le nuove piazze</strong><strong>.</strong></p>



<p>Solo che sono piazze private.</p>



<p>Qui puoi passeggiare, sederti, incontrare gente, portare i bambini, prendere un caffè, guardare le vetrine e persino passare un pomeriggio senza spendere quasi nulla.</p>



<p>Ad una condizione implicita: prima o poi qualcuno proverà a venderti qualcosa.</p>



<p>È una curiosa forma di socialità contemporanea.</p>



<p>La piazza medievale apparteneva alla comunità, la piazza moderna appartiene al Comune, la piazza climatizzata appartiene ad una società immobiliare.</p>



<p>Eppure è proprio quest’ultima, oggi, ad offrire ciò che le altre non riescono più a garantire:&nbsp;<strong>ombra, fresco, sicurezza, sedute, ed un po’ di vita collettiva.</strong></p>



<p>La vecchia piazza di pietra, alle tre del pomeriggio, è diventata una lastra di cottura a cielo aperto.</p>



<p>La “piazza al neon”, invece, garantisce ventidue gradi fissi, una panchina e l’illusione di stare in mezzo al mondo.</p>



<p>È una democrazia del refrigerio.</p>



<p>Ma con un piccolo dettaglio che dovrebbe farci riflettere.</p>



<p>Chi ha una casa ben isolata, un buon impianto di climatizzazione, magari una seconda casa in montagna o la possibilità di partire per qualche settimana, affronta il caldo in un modo.</p>



<p>Chi non ha nulla di tutto questo cerca un luogo pubblico, gratuito o quasi, dove poter respirare.</p>



<p>E quel luogo sempre più spesso è proprio un centro commerciale.</p>



<p>Così anche il clima finisce per allargare le disuguaglianze.</p>



<p>Un tempo le differenze sociali si misuravano sulla meta delle vacanze: c’era chi andava in Costa Azzurra e chi si accontentava della pensione a due stelle.</p>



<p>Oggi la forbice è diventata più elementare, quasi biologica.</p>



<p>Non si misura più soltanto su dove puoi andare in vacanza; si misura su quanti gradi puoi permetterti di respirare.</p>



<p>E c’è qualcosa di paradossale nel fatto che, mentre discutiamo continuamente di città intelligenti, rigenerazione urbana, socialità ed inclusione, una parte dei cittadini abbia trovato la propria soluzione semplicemente entrando dalla porta automatica di un centro commerciale.</p>



<p>Non è il trionfo del capitalismo.&nbsp;&nbsp;È quasi il contrario.</p>



<p>È il capitalismo che, senza averlo programmato, si ritrova a svolgere una funzione che una città dovrebbe garantire da sé.</p>



<p>E così, nell’estate dell’Africano, la nuova piazza non ha più una fontana al centro.</p>



<p>Ha una bocchetta dell’aria condizionata.&nbsp;&nbsp;&nbsp;E la nuova vacanza low cost non richiede un biglietto ferroviario.</p>



<p>Basta entrare.</p>



<p>Poi, naturalmente, c’è sempre il carrello della spesa.</p>



<p>Perché anche il fresco, alla fine, qualcuno deve pur pagarlo.</p>
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		<title>Vicentino colpito da un fulmine vola per 15 metri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 16:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cade un fulmine, escursionista sbalzato per quindici metri Durante la discesa di tre escursionisti dal Monte Palombino lungo il sentiero attrezzato denominato Ferrata del Camoscio, la caduta di un fulmine ha sbalzato quello che si trovava più avanti di una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Cade un fulmine, escursionista sbalzato per quindici metri</p>



<p></p>



<p>Durante la discesa di tre escursionisti dal Monte Palombino lungo il sentiero attrezzato denominato Ferrata del Camoscio, la caduta di un fulmine ha sbalzato quello che si trovava più avanti di una quindicina di metri, facendolo cadere tra le balze di roccia sotto l&#8217;itinerario. Uno degli amici lo ha raggiunto dandogli prima assistenza e iniziando a scendere lentamente a valle assieme a lui, mentre l&#8217;altro è rimasto nell&#8217;unico punto in cui c&#8217;era copertura telefonica, per continuare a dare le indicazioni alla Centrale del 118, dopo aver lanciato l&#8217;allarme attorno&nbsp;alle 16. L&#8217;infortunato è quindi arrivato fino alla strada forestale sopra Malga Dignas, dove è sopraggiunta la jeep dei gestori allertati da altre persone. Nelle vicinanze è quindi atterrato Falco 2, sbarcando tecnico di elisoccorso ed equipe medica, che hanno subito provveduto alle prime cure del 43enne di Dueville, che aveva riportato possibili traumi ed escoriazioni ed è stato trasportato all&#8217;ospedale di Belluno.&nbsp;</p>
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		<title>Viale Roma a Vicenza, i bus non girano e a FdI invece girano..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il cordolo della rotatoria di piazzale Stazione, risultato inadeguato al passaggio dei mezzi del trasporto pubblico.</p>



<p>“Rifanno viale Roma con 2,1 milioni di euro e poi si accorgono che i bus non ci girano. Geniale” &#8211; dichiara Benigno, -. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Già durante il cantiere era stato necessario un primo ritocco alla curva di ingresso da viale Venezia, e oggi scopriamo che servono altri soldi per un nuovo progetto e per risistemare un’opera appena conclusa. Pagare due volte per sbagliare una: questo il risultato della programmazione dell’amministrazione Possamai”.</p>



<p>“Il conto, naturalmente, lo pagano i vicentini &#8211; prosegue Benigno &#8211; che oltre ai disagi di mesi di cantieri si ritrovano un’opera da correggere prima ancora di essere collaudata dall’uso quotidiano. E il tutto per anticipare l’assetto di quella linea Brt che abbiamo sempre contestato: un progetto calato dall’alto, che sta stravolgendo la viabilità cittadina e che già mostra tutti i suoi limiti prima ancora di partire. Se il biglietto da visita è un cordolo da rifare, c’è poco da stare tranquilli sul resto”.</p>



<p>“Attendiamo fiduciosi la nota ufficiale di Palazzo Trissino &#8211; conclude il presidente cittadino di FdI -. Sarà colpa del Governo Meloni anche questa?”.</p>
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		<title>Salvini, il Capitano che non comanda più: è l’ora di Zaia?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/salvini-il-capitano-che-non-comanda-piu-e-lora-di-zaia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, nella vita di ogni leader politico, in cui gli avversari smettono improvvisamente di essere il problema. Perché il problema diventano gli amici. Matteo Salvini sembra essere arrivato esattamente lì. Il direttivo della Lega lombarda, con le critiche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>C’è un momento, nella vita di ogni leader politico, in cui gli avversari smettono improvvisamente di essere il problema. Perché il problema diventano gli amici.</p>



<p>Matteo Salvini sembra essere arrivato esattamente lì.</p>



<p>Il direttivo della Lega lombarda, con le critiche durissime rivolte al segretario e la richiesta di farsi da parte emersa nel confronto interno, racconta qualcosa di molto più profondo dell’ennesima baruffa di partito. Racconta la crisi di un sistema politico costruito per anni attorno a un uomo solo.</p>



<p>E soprattutto certifica la caduta di un tabù: Salvini non è più intoccabile.</p>



<p>È questo il vero fatto politico.</p>



<p>Perché finché a chiederti le dimissioni sono Schlein, Conte o qualche editorialista poco importa. Fa parte del gioco. Quando invece cominciano a farlo quelli che siedono al tuo stesso tavolo, il problema cambia natura.</p>



<p>Il Capitano scopre improvvisamente che l’equipaggio mugugna.</p>



<p>E qualcuno vorrebbe addirittura cambiare comandante.</p>



<p>La parabola salviniana, del resto, è una delle più impressionanti della politica italiana recente. Nel 2019 la Lega superava il 34 per cento alle Europee. Salvini sembrava poter divorare politicamente il centrodestra, oscurare Berlusconi e relegare Fratelli d’Italia a comprimario.</p>



<p>Poi qualcosa si è rotto.</p>



<p>È arrivato il Papeete, sono arrivate scelte politiche discutibili, continui cambi di bersaglio e una comunicazione sempre più onnivora. Un giorno l’immigrazione, quello dopo Bruxelles, poi i vaccini, la Russia, il Ponte sullo Stretto, il Codice della strada. Sempre alla ricerca del titolo, della polemica, del nemico del giorno.</p>



<p>Nel frattempo Giorgia Meloni faceva una cosa molto più semplice: costruiva pazientemente il proprio partito.</p>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti.</p>



<p>La Lega che doveva conquistare l’Italia si ritrova oggi a dover riconquistare casa propria.</p>



<p>Ed è forse questa la più grande contraddizione dell’era Salvini.</p>



<p>Per inseguire il sogno del partito nazionale, la Lega ha progressivamente attenuato proprio quella specificità territoriale che ne aveva determinato la forza. Il Nord produttivo, gli amministratori, le autonomie, le imprese, il federalismo: temi che hanno spesso lasciato spazio alla rincorsa quotidiana dell’agenda nazionale.</p>



<p>Il problema è che nel frattempo quello spazio politico non è rimasto vuoto.</p>



<p>Ed ecco allora governatori, amministratori e dirigenti chiedersi quale sia oggi la funzione della Lega e soprattutto quale sia il futuro di un partito che appare schiacciato tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.</p>



<p>Domanda legittima.</p>



<p>Ma ce n’è un’altra, molto più scomoda: Salvini è ancora la soluzione oppure è diventato parte del problema?</p>



<p>È questa la domanda che ormai circola apertamente nel Carroccio.</p>



<p>Attenzione, però, a considerarlo già politicamente finito. Salvini conosce il partito, ne controlla ancora leve importanti e soprattutto possiede quell’istinto di sopravvivenza che in politica conta spesso più delle raffinate strategie.</p>



<p>Ma la leadership vive anche di percezione.</p>



<p>E quando un leader deve continuamente dimostrare di essere ancora il leader significa che qualcosa si è già incrinato.</p>



<p>Pontida, allora, non sarà soltanto la solita liturgia del popolo leghista. Sarà inevitabilmente anche una conta politica e simbolica. Si guarderanno gli applausi, le presenze, i silenzi, le facce dei governatori, le parole pronunciate e soprattutto quelle accuratamente evitate.</p>



<p>Perché il problema di Salvini oggi non sono più soltanto i sondaggi.</p>



<p>È il dubbio.</p>



<p>Il dubbio insinuatosi dentro la Lega che forse il ciclo del Capitano abbia esaurito la propria spinta.</p>



<p>C’è infine una nemesi politica quasi perfetta.</p>



<p>Salvini conquistò la Lega rottamando nei fatti la vecchia stagione bossiana, trasformando radicalmente un movimento che sembrava destinato al declino. Lo fece con coraggio politico e con risultati, almeno inizialmente, straordinari.</p>



<p>Oggi rischia di trovarsi dall’altra parte della barricata.</p>



<p>Quella del leader al quale una nuova generazione di dirigenti comincia a spiegare che il partito deve cambiare per sopravvivere.</p>



<p>In politica non esistono rendite eterne.</p>



<p>E soprattutto non esistono Capitani per diritto divino.</p>



<p>Quando l’equipaggio comincia a discutere apertamente di chi debba stare al timone, la tempesta è già iniziata.</p>



<p><strong>E questa volta Salvini non può dare la colpa né all’Europa, né alla sinistra, né ai giudici. Perché il rumore arriva da casa sua.</strong></p>



<p></p>
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		<title>Dolomiti Superski, arrivano i rimborsi agli sciatori: fino al 30% sugli skipass dal 2022 al 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:40:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una notizia destinata a interessare migliaia di appassionati della montagna e dello sci. Chi ha acquistato uno skipass Dolomiti Superski nelle ultime stagioni potrebbe infatti avere diritto a un rimborso o a un voucher. L’Autorità Garante della Concorrenza e del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una notizia destinata a interessare migliaia di appassionati della montagna e dello sci. Chi ha acquistato uno skipass Dolomiti Superski nelle ultime stagioni potrebbe infatti avere diritto a un rimborso o a un voucher.</p>



<p>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria che riguardava Dolomiti Superski e gli operatori del sistema con un pacchetto di compensazioni del valore complessivo di circa 30 milioni di euro, tra rimborsi e sconti destinati agli sciatori.</p>



<p>Il provvedimento riguarda chi ha acquistato skipass giornalieri o plurigiornalieri nelle stagioni invernali 2022/2023, 2023/2024 e 2024/2025 e prevede due possibilità: ottenere un voucher pari al 30% della somma spesa, utilizzabile per l’acquisto di un futuro skipass, oppure scegliere un rimborso in denaro pari al 20%.</p>



<p>Per fare un esempio, chi nel periodo interessato ha speso complessivamente 500 euro potrebbe ottenere un voucher da 150 euro oppure scegliere la restituzione di 100 euro. Cifre tutt’altro che irrilevanti, soprattutto per le famiglie che frequentano abitualmente le Dolomiti e che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con il forte aumento dei costi dello sci.</p>



<p>L’intervento dell’Antitrust arriva infatti dopo un’istruttoria che ha riguardato le modalità di determinazione dei prezzi degli skipass all’interno di uno dei sistemi sciistici più grandi e conosciuti d’Europa, con circa 1.200 chilometri di piste distribuiti in dodici comprensori.</p>



<p>Adesso l’attenzione si sposta sulle modalità concrete per ottenere le compensazioni. Dolomiti Superski ha annunciato una campagna informativa e la predisposizione di una piattaforma online attraverso la quale gli aventi diritto potranno presentare la propria richiesta. L’apertura è prevista entro la metà di ottobre.</p>



<p>Per chi ha sciato sulle Dolomiti nelle tre stagioni interessate diventa quindi importante recuperare e conservare la documentazione relativa agli skipass acquistati, dalle ricevute alle eventuali conferme elettroniche degli acquisti, in attesa delle istruzioni definitive.</p>



<p>Non mancano però le polemiche. Le associazioni dei consumatori hanno sollevato perplessità soprattutto sulla differenza tra il 30% riconosciuto sotto forma di voucher e il 20% restituito in denaro. Una distinzione che, secondo i critici, finirebbe inevitabilmente per premiare chi decide di tornare a sciare nel circuito Dolomiti Superski, mentre chi preferisce riavere semplicemente parte di quanto pagato deve accontentarsi di una percentuale inferiore.</p>



<p>C’è poi la questione delle risorse disponibili, perché le compensazioni sono legate allo stanziamento previsto. Un motivo in più per seguire con attenzione l’apertura della piattaforma e presentare la richiesta senza aspettare troppo.</p>



<p>La vicenda rappresenta comunque una novità significativa per un settore nel quale negli ultimi anni i prezzi sono cresciuti sensibilmente. Lo sci è diventato sempre più costoso e una giornata sulla neve, soprattutto per una famiglia, può ormai trasformarsi in una spesa importante tra skipass, attrezzatura, parcheggio, rifugi e trasporti.</p>



<p>Per migliaia di sciatori italiani, dunque, l’autunno porterà una piccola ma concreta possibilità di recuperare parte di quanto speso nelle ultime stagioni. Meglio controllare fin d’ora vecchie ricevute, email e acquisti online.</p>



<p>Perché questa volta, dopo anni nei quali sulle Dolomiti a salire vertiginosamente non sono state soltanto le funivie ma anche le tariffe, qualcosa potrebbe finalmente tornare indietro. E non soltanto a valle.</p>
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		<title>Tutti al mare? Sì però al Mare del Nord: Adriatico addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:12:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una frase che ogni estate continuiamo a ripeterci, quasi fosse una formula magica capace di sconfiggere il termometro: “ma in spiaggia c’è sempre vento. Basta fare un bagno e passa tutto”.Peccato che il clima, a differenza delle nostre illusioni,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>C&#8217;è una frase che ogni estate continuiamo a ripeterci, quasi fosse una formula magica capace di sconfiggere il termometro: “ma in spiaggia c’è sempre vento. Basta fare un bagno e passa tutto”.<br>Peccato che il clima, a differenza delle nostre illusioni, non legga le brochure degli stabilimenti balneari.<br>Chi ha trascorso gli ultimi luglio e agosto sulle spiagge dell&#8217;Alto Adriatico sa bene che, quando arriva l&#8217;anticiclone africano, il vento spesso sparisce proprio quando servirebbe di più.<br>L&#8217;aria si ferma, diventa pesante, immobile, quasi solida.<br>Il sole picchia senza tregua e quella che un tempo chiamavamo &#8220;sabbia dorata&#8221; assume le caratteristiche di una gigantesca piastra riscaldante.<br>Altro che refrigerio.<br>La spiaggia, con certe temperature, non è poi così diversa dall&#8217;asfalto di una città.<br>Cambia soltanto il colore: invece del grigio abbiamo il rassicurante giallo delle cartoline.<br>Ma il principio fisico è lo stesso: accumulare calore e restituirlo lentamente, possibilmente proprio quando il turista cerca di dormire.<br>Anche il mare non è più sempre quell&#8217;immensa vasca rinfrescante che ricordiamo.<br>Quando l&#8217;acqua raggiunge temperature quasi tropicali, il bagno non è necessariamente una fuga dal caldo.<br>A volte è semplicemente un trasferimento del caldo dalla spiaggia al mare.<br>E così può accadere il paradosso dell&#8217;estate moderna: pagare una vacanza al mare magari per trascorrere molte ore chiusi in camera o nel bungalow con il condizionatore acceso, aspettando che il sole tramonti.<br>Una vacanza vista mare, ma vissuta al riparo dal mare!<br>Non è soltanto una sensazione di chi vive e frequenta le coste italiane.<br>Del fenomeno cominciano ad occuparsi anche fonti internazionali autorevoli. Euronews parla della crescita della coolcation, l&#8217;OCSE segnala come gli eventi climatici estremi stiano modificando geografia e stagionalità del turismo, nel senso che i viaggiatori cercano sempre più destinazioni con temperature più moderate, comprese quelle del Nord Europa, mentre Tagesschau , in un articolo interessante proprio perché arriva dalla Germania, cioè da uno dei principali bacini turistici per Italia, Croazia e Spagna, si chiede se questa nuova ricerca del fresco sia ormai una tendenza strutturale.<br>Si può quindi sostenere che del problema se ne stanno accorgendo anche i turisti che per decenni hanno alimentato il nostro turismo balneare: tedeschi, olandesi, belgi, scandinavi.<br>Sono loro che hanno iniziato a guardare verso nord.<br>Come accennato, la parola di moda è coolcation: una vacanza fresca, una scelta che qualche anno fa sembrava quasi una curiosità da rivista di costume, e che oggi sta diventando una tendenza sempre più evidente.<br>Perché anche il turista del Nord Europa, quello che per generazioni ha inseguito il sole mediterraneo, ha fatto un semplice ragionamento: se devo affrontare mille chilometri di viaggio per arrivare in una località dove rischio di passare le giornate boccheggiando, forse posso trovare un&#8217;alternativa.<br>E le alternative esistono.<br>I litorali dei Paesi Bassi e del Belgio, un tempo considerati mete meno affascinanti rispetto al Mediterraneo, stanno acquistando un nuovo appeal.<br>Così come le coste francesi dell&#8217;Atlantico, dalla Normandia alla Bretagna.<br>Quest&#8217;ultima, per chi scrive, resta una delle regioni più belle d&#8217;Europa.<br>Un luogo dove il mare non viene addomesticato, ma vissuto nella sua natura più autentica: scogliere, fari, vento, grandi maree, cieli che cambiano nel giro di mezz&#8217;ora. La Bretagna non è solo una destinazione fresca. È il simbolo di un altro modo di vivere il mare: non il mare come consumo (&#8220;quanto costa l&#8217;ombrellone? quanto è calda l&#8217;acqua?&#8221;), ma come paesaggio. È un passaggio culturale interessante.<br>Certo, da quelle parti può capitare di dover indossare una giacca anche in estate.<br>L&#8217;acqua dell&#8217;oceano non ha certo le temperature di una piscina termale. Il vento può essere impetuoso.<br>Ma c&#8217;è una differenza fondamentale: lì si respira.<br>E forse questo sta diventando il nuovo lusso.<br>Per molto tempo abbiamo pensato che il privilegio fosse avere il sole garantito per quindici giorni consecutivi.<br>Oggi sempre più persone potrebbero scoprire che il vero privilegio è una sera d&#8217;agosto in cui si dorme con la finestra aperta.<br>Il cambiamento non significa che l&#8217;Italia perderà il suo fascino.<br>Sarebbe assurdo pensarlo. Il nostro patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed enogastronomico, resta qualcosa che il mondo continua a invidiarci.<br>Ma potrebbe cambiare il calendario.<br>Forse il Mediterraneo del futuro non sarà più il regno assoluto di luglio e agosto, ma quello delle stagioni intermedie: maggio, giugno, settembre, ottobre.<br>I mesi in cui il mare torna ad essere un piacere e non una prova di sopravvivenza.<br>Ed è qui che arriva a mio avviso la vera sfida per il turismo italiano.<br>Per anni abbiamo costruito un modello basato sull&#8217;idea che l&#8217;estate fosse un blocco immutabile: quindici giorni di agosto, spiaggia piena, prezzi alti, tutto esaurito.<br>Ma il clima non firma contratti con le tradizioni.<br>Se luglio e agosto diventano progressivamente mesi troppo caldi per essere piacevoli, il turismo dovrà reinventarsi.<br>Dovrà offrire esperienze diverse, distribuire le presenze nell&#8217;arco dell&#8217;anno, valorizzare territori e stagioni finora considerate secondarie.<br>Perché alla fine il turista non compra il caldo, compra il piacere di stare bene.<br>E se un giorno il vero simbolo della vacanza perfetta sarà un maglione leggero indossato la sera davanti al mare, forse dovremo accettare una piccola rivoluzione: l&#8217;estate europea potrebbe non finire più sulle spiagge del Mediterraneo, ma cominciare sulle coste dove ancora si può respirare.<br>Anche questa, in fondo, è una conseguenza del cambiamento climatico: non ci sta soltanto spostando le temperature.<br>Ci sta spostando i desideri.<br>Per secoli il Nord Europa ha invidiato il nostro sole; forse per la prima volta siamo noi a dover invidiare il loro vento.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>15 nuovi agenti di Polizia a Vicenza: territorio più sicuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 12:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina, il Questore di Vicenza dottor Francesco Zerilli ha accolto quindici nuovi Agenti della Polizia di Stato, nell’ambito delle assegnazioni ministeriali disposte per rafforzare gli uffici e garantire il necessario incremento del personale. Durante l&#8217;incontro, il Questore ha rivolto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Questa mattina, il Questore di Vicenza dottor Francesco Zerilli ha accolto quindici nuovi Agenti della Polizia di Stato, nell’ambito delle assegnazioni ministeriali disposte per rafforzare gli uffici e garantire il necessario incremento del personale.</p>



<p>Durante l&#8217;incontro, il Questore ha rivolto il proprio benvenuto alle nuove risorse, sottolineando quanto il loro innesto sia cruciale per incrementare l&#8217;efficacia dei dispositivi di prevenzione dei reati.</p>



<p>L&#8217;arrivo di queste nuove forze permetterà un potenziamento immediato e strategico della presenza della Polizia sulle strade vicentine, garantendo una maggiore capillarità sia nei servizi di volante e controllo del territorio, sia nelle attività investigative e di prossimità ai cittadini.</p>



<p>Al termine del colloquio, il Questore ha formulato ai neoagenti i migliori auguri di buon lavoro, ribadendo l&#8217;importanza del loro ruolo nel mantenere alti gli standard di legalità e vicinanza alla comunità locale, a tutela dell&#8217;intera collettività provinciale.</p>
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		<title>Vicenza calcio, ecco la seconda maglia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 11:45:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La società L.R. Vicenza e il prestigioso marchio di abbigliamento sportivo hummel sono orgogliosi di presentare il kit away realizzato per la stagione 2026/2027. La nuova divisa valorizza la tradizione del club attraverso il richiamo alla R storica, simbolo identitario<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La società L.R. Vicenza e il prestigioso marchio di abbigliamento sportivo hummel sono orgogliosi di presentare il kit away realizzato per la stagione 2026/2027.</p>



<p>La nuova divisa valorizza la tradizione del club attraverso il richiamo alla R storica, simbolo identitario della società, rendendola il vero e proprio elemento fondante della maglia. Il design si caratterizza per una tonalità blu profonda, arricchita da dettagli bianchi e rossi che richiamano i colori sociali.</p>



<p>Il concept, essenziale e rigoroso, riflette la volontà della società di coniugare innovazione e rispetto della propria identità, proponendo una divisa che si inserisce con coerenza nella linea estetica del club. La maglia è realizzata con materiali tecnici di ultima generazione, studiati per garantire comfort, traspirabilità e prestazioni elevate.</p>



<p>La seconda maglia sarà disponibile all’acquisto sullo store online a partire da oggi e nei punti vendita fisici L.R. Vicenza durante i giorni di apertura.</p>



<p>La società desidera ringraziare il Gruppo Marzotto per aver messo a disposizione gli spazi necessari alla realizzazione dello shooting.</p>
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		<title>Ferragosto a Vicenza con i musei aperti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ferragosto-a-vicenza-con-i-musei-aperti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 10:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Musei civici di Vicenza rimarranno tutti aperti. ll Teatro Olimpico di Vicenza è aperto&#160;dalle 10 alle 18&#160;(da martedì a domenica) con la possibilità di assistere allo spettacolo di spettacolo di suoni e luci, compreso nel biglietto di ingresso,&#160;alle 10.30,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I Musei civici di Vicenza rimarranno tutti aperti.</p>



<p>ll Teatro Olimpico di Vicenza è aperto&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica) con la possibilità di assistere allo spettacolo di spettacolo di suoni e luci, compreso nel biglietto di ingresso,&nbsp;alle 10.30, 11.30, 12.30, 15.30, 16.30, 17.30.</p>



<p>La Basilica Palladiana accoglie i visitatori&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica) con la possibilità di vedere il salone, il loggiato al primo piano e la terrazza. In orario serale è possibile sedersi nei tavolini del bar e godere dello splendido panorama: venerdì e&nbsp;sabato dalle 19 all’una,&nbsp;domenica dalle 19 alle 23&nbsp;e&nbsp;mercoledì 19&nbsp;e 26&nbsp;dalle 19 all’una. La terrazza rimane chiusa in caso di maltempo. La serata che precede il Ferragosto,&nbsp;venerdì 14 agosto, sarà allietata dal concerto “Note Di-Versi, la Canzone d&#8217;autore d&#8217;ogni tempo: dal Broadway al Jazz europeo” con Claudia Valtinoni, voce, e Danilo Cubuzio, pianoforte (biglietto; info e prenotazioni&nbsp;3201424747,&nbsp;associazione.mousike@alice.it,&nbsp;www.porgettobach.it)</p>



<p>Al Museo civico di Palazzo Chiericati, aperto&nbsp;dalle 10 alle 18&nbsp;(da martedì a domenica), per tutto il mese di agosto è previsto l’ingresso gratuito al piano terra&nbsp;dalle 12 alle 16. Un’occasione per trovare refrigerio in un ambiente climatizzato e visitare la mostra “Pittura del vero in Veneto da Favretto a Beltrame”. L’iniziativa rientra nella mappa delle oasi climatiche (https://www.comune.vicenza.it/Novita/Avvisi/Scopri-le-oasi-climatiche-nel-Comune-di-Vicenza) che comprende spazi chiusi dotati di climatizzazione e aree verdi ombreggiate con fontanelle d’acqua dove è possibile trovare un temporaneo sollievo dal grande caldo. Nelle sale ai piani superiori si può ammirare l’ “Ospite al Chiericati: Giovanni Bonconsiglio vicentino”: fino al&nbsp;13 settembre, in occasione dell’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita, sono esposti i due frammenti della pala della chiesetta delle monache benedettine dei Santi Cosma e Damiano in Giudecca, smembrata nel Settecento.</p>



<p>Le Gallerie di Palazzo Thiene, aperte&nbsp;dalle 10 alle 18(dal giovedì alla domenica) ospitano due esposizioni ad ingresso libero: &#8220;Una Curiosità inesauribile&#8221;, mostra di arte contemporanea con una selezione di opere dalla Collezione di Sandra e Giancarlo Bonollo (fino al&nbsp;13 settembre); mostra fotografica &#8220;Italia di moda. Viaggio tra le bellezze italiane, Immagini ed emozioni” fino al&nbsp;6 settembre.</p>



<p>Anche il Museo Naturalistico Archeologico rimane aperto&nbsp;dalle 10 alle 14&nbsp;(da martedì a domenica, orario estivo) con alcune limitazioni nel percorso per i lavori di riallestimento della sezione naturalistica.</p>



<p>La Chiesa di Santa Corona osserva l’orario 10-18 (da martedì a domenica). Il giardino, ad ingresso gratuito, è aperto&nbsp;dalle 10 alle 21&nbsp;per tutto il mese di agosto (dal venerdì alla domenica) perché fa parte delle oasi climatiche (dal martedì al giovedì&nbsp;è aperto con il consueto orario,&nbsp;dalle 10 alle 18).</p>



<p>Al Museo del Risorgimento e della Resistenza ad ingresso libero&nbsp;dalle 10 alle 14&nbsp;(da martedì a domenica, orario estivo) è allestita l’esposizione &#8220;Grande Guerra: giornalismo, comunicazioni e servizio postale negli anni 1915-1918&#8221;. Il parco di Villa Guiccioli è aperto&nbsp;dalle 9 alle 19.30&nbsp;(da martedì a domenica, orario da aprile a settembre).</p>
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		<title>Ciclista inseguito dai cani si rifugia dentro un bagagliaio: salvato!</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ciclista-inseguito-dai-cani-si-rifugia-dentro-un-bagagliaio-salvato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera verso le 23.20 il Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa è stato attivato su richiesta dei Carabinieri, contattati da un ciclista impaurito dopo essere stato inseguito da alcuni cani, quasi sicuramente a guardia delle greggi presenti sul Pian<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Ieri sera verso le 23.20 il Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa è stato attivato su richiesta dei Carabinieri, contattati da un ciclista impaurito dopo essere stato inseguito da alcuni cani, quasi sicuramente a guardia delle greggi presenti sul Pian de la Bala. Una squadra è salita sapendo già che l&#8217;uomo, un 47enne olandese, aveva trovato rifugio nel bagagliaio con portellone aperto di un pick up, probabilmente appartenente al pastore. I soccorritori sono arrivati sul posto assieme a una pattuglia dei Carabinieri, in quel momento i cani non c&#8217;erano, ma si sentivano abbaiare. La squadra ha caricato a bordo il ciclista e la bicicletta e lo ha accompagnato alla sua macchina parcheggiata a Semonzo. L&#8217;intervento si è concluso poco prima delle 3.</p>
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		<title>E dio creò Brigitte Bardot che creò l’Estate!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.<br>Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto metallico delle cicale che riempie il pomeriggio.<br>Ha il colore del sole sulla pelle ed il rumore delle onde in lontananza.<br>E, soprattutto, ha un volto: quello di Brigitte Bardot.<br>A Cannes nel 1953, una giovanissima Bardot si presenta in bikini sulla spiaggia del Carlton durante il Festival.<br>In quegli anni è ancora un costume capace di suscitare curiosità e scandalo, ma addosso a lei sembra perdere ogni traccia di trasgressione per diventare qualcosa di diverso: naturale, solare, quasi inevitabile.<br>Non è soltanto il corpo di una ragazza a entrare nell&#8217;immaginario collettivo; è una nuova idea di estate.<br>Fino ad allora la bellezza cinematografica aveva spesso avuto il rigore della posa: acconciature impeccabili, abiti costruiti, gesti misurati, una sensualità che arrivava al pubblico attraverso la perfezione.<br>Bardot porta invece sullo schermo e sulle spiagge qualcosa di apparentemente opposto: il disordine, la spontaneità, la pelle nuda al sole, i capelli spettinati dal vento.<br>La sua bellezza non sembra chiedere il permesso.<br>È questo, forse, il segreto della “rivoluzione Bardot”.<br>Non tanto aver sdoganato il bikini, né aver scoperto la sensualità — il bikini esisteva già, ed il cinema conosceva da tempo le sue dive — quanto aver trasformato la libertà del corpo in un gesto quotidiano; un modo di stare al mondo.<br>Il punto di non ritorno arriva nel 1956 con “Et Dieu… créa la femme”, il film di Roger Vadim che consacra Bardot e cambia per sempre il destino di Saint-Tropez.<br>Il piccolo porto provenzale, fino ad allora lontano dai grandi circuiti mondani, diventa improvvisamente uno dei luoghi mitologici del Mediterraneo.<br>La Ponche, le barche tirate a riva, le stradine bianche, la spiaggia di Pampelonne: tutto entra in un nuovo immaginario, quello di un lusso che non ha più bisogno di mostrarsi.<br>La leggenda nasce anche dai luoghi.<br>La mensa utilizzata dalla troupe sulla spiaggia di Pampelonne diventerà il celebre Club 55.<br>Bardot sceglierà Saint-Tropez come una delle sue dimore elettive e la sua presenza finirà per trasformare il borgo in una capitale internazionale dell&#8217;estate.<br>È qui che il Mediterraneo comincia a parlare una lingua nuova: quella del sole, della giovinezza, dell&#8217;abbronzatura, delle giornate senza orologio.<br>Bardot non inventa quello stile: lo incarna.<br>Il gingham, le ballerine, i jeans, le magliette semplici, il trucco degli occhi, i capelli biondi lasciati liberi di muoversi.<br>Tutto sembra dire la stessa cosa: non occorre essere impeccabili per essere desiderabili.<br>Anzi, è proprio una certa imperfezione a diventare seducente.<br>Il corpo non è più soltanto qualcosa da esibire con eleganza; è qualcosa da vivere.<br>E mentre Saint-Tropez diventa la nuova capitale della Côte d’Azur, dall’altra parte del Mediterraneo l’Italia costruisce il proprio sogno.<br>Capri, Ischia, la Costiera, Portofino.<br>Le Vespe attraversano le strade, i motoscafi Riva tagliano il blu, i sandali vengono fatti su misura ed i grandi alberghi diventano palcoscenici di una mondanità ancora giovane, prima che il turismo di massa trasformi questi luoghi in cartoline.<br>È la stagione della Dolce Vita, ma anche qualcosa di più vasto.<br>Un Mediterraneo senza confini netti, dove Saint-Tropez e Capri, Cannes e Portofino sembrano appartenere allo stesso film.<br>Cambiano le lingue, cambiano le rive, cambiano le celebrità, ma il rito è lo stesso: il bagno al mattino, il pranzo lungo, la barca, il sole che cala, un aperitivo al tramonto e la notte che sembra non dover finire mai.<br>Brigitte Bardot è il volto più riconoscibile di questa nuova stagione perché ne interpreta perfettamente la contraddizione: è una diva che sembra non voler essere una diva.<br>È celebre, ma vuole apparire libera.<br>È fotografata ovunque, ma sembra vivere come se nessuno la guardasse.<br>La sua sensualità non ha la rigidità delle vecchie icone: ha il passo scalzo di una ragazza che corre verso il mare.<br>Per questo il fenomeno Bardot va oltre la moda.<br>Non riguarda soltanto il bikini, la gonna a quadretti, il top, i capelli cotonati o le ballerine di Repetto.<br>Riguarda un&#8217;attitudine.<br>La convinzione, allora nuova e potentissima, che la giovinezza potesse appartenere a se stessa; che il desiderio non dovesse essere sempre nascosto dietro le convenzioni; che il lusso più autentico potesse consistere, semplicemente, nel non avere fretta.<br>È anche per questo che oggi ricordiamo quelle estati con una nostalgia che va oltre la moda.<br>Non rimpiangiamo davvero un bikini, una Vespa, un motoscafo o una fotografia in bianco e nero.<br>Rimpiangiamo l&#8217;idea di un&#8217;estate ancora capace di promettere qualcosa.<br>Un&#8217;estate in cui il viaggio sembrava avventura, il mare una scoperta e la giovinezza una terra sconfinata.<br>Brigitte Bardot non creò il Mediterraneo. Ma gli diede un volto.<br>E quel volto, biondo, spettinato, abbronzato, con gli occhi segnati di nero e i piedi nudi sulla sabbia, finì per diventare il volto stesso dell&#8217;estate.<br>Forse è per questo che, a distanza di settant&#8217;anni, basta un&#8217;immagine di B.B. su una spiaggia per farci tornare addosso quella luce.<br>Il sole di mezzogiorno.<br>Il profumo del mare.<br>Le cicale.<br>Una strada bianca che scende verso la costa.<br>E la sensazione, ormai perduta, che l&#8217;estate non dovesse mai finire.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>San Lorenzo ed il cielo dei desideri! Stasera tutti a guardare le stelle cadenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 07:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>stelle cadenti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>«San Lorenzo, io lo so perché tanto<br>di stelle per l’aria tranquilla<br>arde e cade, perché sì gran pianto<br>nel concavo cielo sfavilla…»</p>



<p>Ci sono versi che attraversano il tempo e finiscono per appartenere un po’ a tutti. Quelli di Giovanni Pascoli, nella notte di San Lorenzo, tornano inevitabilmente alla memoria mentre alziamo gli occhi verso il cielo aspettando che una scia luminosa lo attraversi per pochi, meravigliosi istanti.</p>



<p>È la notte dei desideri. O, forse, è semplicemente la notte in cui ci ricordiamo di avere ancora il tempo per desiderare.</p>



<p>Perché nella frenesia delle nostre giornate, tra telefoni che squillano, notifiche, appuntamenti, traffico, scadenze e pensieri che sembrano non concederci tregua, accade qualcosa di quasi rivoluzionario: ci fermiamo. Spegniamo per qualche minuto uno schermo e ne cerchiamo uno infinitamente più grande sopra di noi.</p>



<p>Il cielo.</p>



<p>La notte di San Lorenzo conserva proprio questo fascino antico. Non importa quanti anni abbiamo, quante volte abbiamo già visto una stella cadente o quanto razionalmente sappiamo spiegare il fenomeno delle Perseidi. Quando quella piccola luce attraversa improvvisamente il buio, torniamo per un attimo bambini.</p>



<p>E quasi sempre esprimiamo un desiderio.</p>



<p>Magari senza dirlo a nessuno.</p>



<p>Ci si ritrova su una spiaggia, in montagna, in un prato, nel giardino di casa o semplicemente affacciati a un balcone. Si cerca il punto più buio possibile, lontano dalle luci delle città, e si aspetta. Qualcuno parla, qualcuno ride, qualcuno indica continuamente il cielo gridando «eccola!» quando ormai gli altri non fanno più in tempo a vederla.</p>



<p>Ed è proprio l’attesa, forse, la parte più bella.</p>



<p>Perché San Lorenzo è anche una straordinaria occasione per stare insieme senza dover necessariamente fare qualcosa. Basta esserci. Una coperta sull’erba, qualche amico, una persona amata, magari un bicchiere di vino, il silenzio della notte e quello spettacolo immenso che continua da miliardi di anni sopra le nostre teste.</p>



<p>In un’epoca nella quale fotografiamo qualsiasi cosa, le stelle cadenti hanno inoltre la meravigliosa abitudine di sfuggire ai nostri smartphone. Durano pochissimo. Spesso non facciamo in tempo a immortalarle.</p>



<p>E allora dobbiamo semplicemente <strong>guardarle</strong>.</p>



<p>Con gli occhi.</p>



<p>Forse è anche per questo che ci emozionano ancora tanto.</p>



<p>Pascoli vedeva nelle stelle di San Lorenzo il pianto del cielo, legandolo al dolore più profondo della propria vita. Noi, più modestamente, possiamo continuare a vedere in quelle scie luminose qualcosa di diverso per ciascuno: un ricordo, una speranza, una persona che non c’è più, un amore, un progetto, il desiderio che qualcosa finalmente cambi.</p>



<p>E per una notte possiamo persino permetterci di credere che affidare un desiderio a una stella abbia un senso.</p>



<p>Non sarà scientifico, naturalmente.</p>



<p>Ma non tutto ciò che rende bella la vita deve necessariamente esserlo.</p>



<p>Questa sera, allora, proviamo a lasciare per qualche minuto il telefono in tasca. Cerchiamo un angolo di cielo abbastanza scuro, sediamoci accanto alle persone che amiamo e alziamo gli occhi.</p>



<p>Magari una stella cadrà proprio in quel momento.</p>



<p>E se accadrà, esprimiamo pure quel desiderio.</p>



<p>Senza vergogna.</p>



<p>Perché abbiamo bisogno anche di questo: di stupirci ancora davanti a qualcosa di immensamente più grande di noi.</p>



<p><strong>Buona notte di San Lorenzo. E buoni desideri a tutti.</strong></p>
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		<title>Creme solari, il tormentone dell&#8217;estate 2026. Quando l&#8217;algoritmo sfida la scienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 07:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se avete trascorso gli ultimi giorni lontano dai social, congratulazioni. Avete inconsapevolmente protetto anche la vostra salute mentale.Nel frattempo, però, sappiate che in Italia è scoppiata una nuova emergenza nazionale.Non il caldo, non il costo dell&#8217;energia, on il debito pubblico:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/creme-solari-il-tormentone-dellestate-2026-quando-lalgoritmo-sfida-la-scienza/">Creme solari, il tormentone dell&#8217;estate 2026. Quando l&#8217;algoritmo sfida la scienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Se avete trascorso gli ultimi giorni lontano dai social, congratulazioni. Avete inconsapevolmente protetto anche la vostra salute mentale.<br>Nel frattempo, però, sappiate che in Italia è scoppiata una nuova emergenza nazionale.<br>Non il caldo, non il costo dell&#8217;energia, on il debito pubblico: le creme solari.<br>Quelle che fino a ieri servivano ad evitare di trasformarsi in crostacei sulla spiaggia, quelle che le nostre nonne e mamme pretendevano di spalmarci ovunque prima di portarci sul bagnasciuga.<br>Secondo una nuova corrente di pensiero, sarebbero il vero nemico della pelle.<br>Ogni estate italiana produce il suo tormentone, come le cicale producono rumore.<br>Un anno gli squali, un anno le meduse, poi il caldo, poi il caldo eccezionale, poi il caldo eccezionalmente eccezionale.<br>Quest&#8217;anno, finalmente, abbiamo trovato anche un colpevole diverso dal Sole: la crema contro il Sole.<br>L&#8217;estate 2026 ci regala proprio questa novità culturale: le creme solari non proteggono dal melanoma, anzi secondo alcuni sarebbero loro il problema.<br>Tutto nasce da una curiosa teoria che in queste settimane impazza sui social. Secondo alcuni influencer, quella nuova categoria di esperti universali che al mattino spiegano la geopolitica, a pranzo la nutrizione, nel pomeriggio la fisica quantistica e prima di cena risolvono definitivamente l&#8217;oncologia, qualche personaggio famoso, e perfino qualche medico &#8220;fuori dal coro&#8221;, il Sole sarebbe stato ingiustamente demonizzato: il melanoma non dipenderebbe dai raggi ultravioletti, e le creme solari non solo non proteggerebbero, ma potrebbero addirittura favorire i tumori della pelle.<br>A sostegno vengono sventolati studi scientifici letti in modo creativo, aneddoti personali elevati a prova definitiva, e l&#8217;immancabile sospetto che dietro tutto ci sia il solito complotto delle multinazionali della cosmetica.<br>Ma a ben pensarci, questa non è davvero solo una storia di creme.<br>Le creme sono soltanto l&#8217;ultimo bersaglio.<br>Il tema è molto più grosso e, francamente, più preoccupante: l&#8217;idea che qualsiasi conoscenza scientifica possa essere ribaltata da un video di novanta secondi, da un influencer particolarmente ispirato o da uno studio letto a metà, e raccontato peggio.<br>Il copione, ormai, è sempre lo stesso. Cambia solo il protagonista.<br>Prima il cambiamento climatico era un&#8217;invenzione delle élite.<br>Poi sono arrivati i vaccini, le scie chimiche, la Terra piatta.<br>Adesso tocca all&#8217;SPF 50. Domani chissà.<br>L&#8217;obiettivo, ripeto, non è la crema solare.<br>È il principio stesso che esista una conoscenza costruita con metodo, verifiche, errori corretti, esperimenti ripetuti e migliaia di ricercatori che, invece di cercare visualizzazioni, cercano di capire come stanno davvero le cose.<br>Sui social, invece, il metodo scientifico ha un difetto imperdonabile: è lento, pretende verifiche, chiede conferme indipendenti, ammette persino di potersi sbagliare.<br>Insomma, è costruito esattamente al contrario dei social.<br>Vale a dire non urla, non promette rivelazioni sconvolgenti, non comincia mai con &#8220;Quello che nessuno vi dice…&#8221;.<br>Di solito conclude con frasi poco adatte a TikTok, tipo: &#8220;servono ulteriori studi&#8221;, &#8220;i dati disponibili suggeriscono&#8221;, &#8220;la correlazione non implica causalità&#8221;.<br>Che è un modo elegante per dire: prima di parlare, vediamo se abbiamo capito.<br>Ma questo non genera milioni di visualizzazioni.<br>Molto meglio prendere uno studio, estrarre una riga dal contesto, ignorare le altre venti pagine di limiti e cautele, e proclamare che finalmente è stato smascherato il complotto mondiale delle creme solari.<br>È un meccanismo ormai collaudato.<br>Se chi usa la crema si ammala più spesso di tumori della pelle, non ci si domanda se magari sia proprio chi passa dieci ore sotto il sole a usare più crema degli altri.<br>No. Si conclude che è la crema a provocare il tumore.<br>Con la stessa logica si potrebbe sostenere che le cinture di sicurezza causano gli incidenti, visto che le indossano quasi tutti quelli coinvolti nei sinistri.<br>Oppure che gli ospedali fanno ammalare la gente, dato che sono pieni di malati.<br>Nel frattempo proliferano le alternative &#8220;naturali&#8221;.<br>Olio di cocco, olio d&#8217;oliva, cera d&#8217;api, sego bovino.<br>Abbiamo impiegato secoli per sviluppare filtri solari testati sempre più efficaci, regolamentati e continuamente migliorati, e adesso qualcuno propone di affrontare il sole di Ferragosto impanati nel grasso di bue, come fossimo costate marinate.<br>Più che protezione solare, una preparazione alla cottura lenta.<br>Naturalmente tutto questo viene presentato come un ritorno alla natura.<br>Curioso. Perché il melanoma, quello sì, è naturalissimo.<br>Non ha mai avuto bisogno dell&#8217;industria farmaceutica per esistere.<br>La cosa davvero interessante, però, è un&#8217;altra.<br>Ogni volta il bersaglio cambia, ma il metodo resta identico.<br>Non si mette in discussione una teoria portando prove migliori.<br>Si mette in discussione l&#8217;esistenza stessa dell&#8217;autorevolezza scientifica.<br>L&#8217;esperienza personale diventa più importante dei dati; un aneddoto vale quanto una revisione sistematica; un video girato in cucina pesa più del lavoro di migliaia di ricercatori.<br>Il &#8220;l&#8217;ho visto su TikTok&#8221; sostituisce il &#8220;l&#8217;ho verificato&#8221;.<br>È il trionfo del dottor Google promosso primario di tutto lo scibile umano.<br>E allora prepariamoci, perché le creme solari sono solo una tappa del viaggio.<br>Dopo aver riscoperto che la Terra è piatta, potremmo serenamente rivalutare Tolomeo e archiviare Copernico come un astronomo venduto alla lobby dell&#8217;eliocentrismo.<br>Newton? Chiaramente finanziato dalla potente industria della gravità.<br>Pasteur? Un antesignano di Big Pharma.<br>Galileo? Un influencer mancato che, diciamolo, senza un profilo social oggi avrebbe avuto molta meno fortuna.<br>Il paradosso è che la scienza, quella vera, è sempre stata disposta a cambiare idea.<br>Lo fa da secoli. Ma cambia idea quando arrivano prove migliori.<br>Oggi, invece, sembra che bastino molti follower.<br>Il problema non è che esistano idee stravaganti; quelle sono sempre esistite<br>Il problema è che oggi l&#8217;algoritmo premia proprio quelle più estreme.<br>Se dici che la crema protegge dal sole, sei uno dei tanti, se dici che provoca il melanoma, diventi virale.<br>Nell&#8217;economia dell&#8217;attenzione, l&#8217;assurdo rende molto più della prudenza.<br>La scienza non ha mai chiesto di essere creduta sulla parola.<br>Ha sempre chiesto di essere messa alla prova.<br>È così che è andata avanti per secoli: dubitando, verificando, correggendosi.<br>Il problema non è farsi domande, il problema è smettere di cercare le risposte e sostituirle con il primo video che conferma quello che avevamo già deciso di credere.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>L’Italia frigge, la politica tace. Tanto, che volete che sia?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/litalia-frigge-la-politica-tace-tanto-che-volete-che-sia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 06:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma vale la pena ripeterlo. Anzi, bisognerebbe ripeterlo ogni giorno, magari insieme al bollettino delle temperature: l’Italia frigge e la politica tace. Tace con una disciplina quasi commovente. Destra, sinistra,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
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<p></p>



<p>Lo scriveva ieri Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, ma vale la pena ripeterlo. Anzi, bisognerebbe ripeterlo ogni giorno, magari insieme al bollettino delle temperature: l’Italia frigge e la politica tace.</p>



<p>Tace con una disciplina quasi commovente. Destra, sinistra, centro, sopra, sotto: sul caldo estremo, sulle conseguenze economiche, sociali e ambientali di temperature che stanno trasformando le nostre estati in una prova di sopravvivenza, il dibattito politico sembra improvvisamente evaporato. Probabilmente per il caldo.</p>



<p>Siamo diventati le rane nella pentola. L’acqua si scalda lentamente, noi restiamo dentro e qualcuno continua a rassicurarci: tranquilli, è agosto. Ha sempre fatto caldo. Bevete molto, non uscite nelle ore centrali e possibilmente non disturbate il Palazzo.</p>



<p>Poi c’è Ignazio La Russa, che riesce sempre a regalare quel tocco di surreale leggerezza che mancava. Il presidente del Senato nei giorni scorsi ha sostanzialmente ridimensionato l’allarme sul caldo, osservando che le temperature sono aumentate, sì, ma non poi così drammaticamente. Insomma: fa un po’ più caldo. Che volete che sia?</p>



<p>Che volete che sia.</p>



<p>Agricoltura sotto pressione? Che volete che sia. Siccità, grandinate devastanti, bombe d’acqua e fenomeni estremi sempre più frequenti? Pazienza. Città trasformate in forni, anziani e persone fragili costretti a barricarsi in casa davanti al condizionatore, quando possono permetterselo? Dettagli. Consumi energetici alle stelle, ghiacciai che arretrano, mari sempre più caldi, ecosistemi che cambiano? Robetta da ambientalisti con troppo tempo libero.</p>



<p>Il problema è che il cambiamento climatico se ne infischia delle battute, delle appartenenze politiche e perfino dei talk show. Non vota, non fa alleanze, non aspetta il congresso di partito. Presenta semplicemente il conto.</p>



<p>E quel conto rischia di essere gigantesco.</p>



<p>Perché non stiamo parlando soltanto di qualche grado in più mentre andiamo in spiaggia. Stiamo parlando di salute pubblica, disponibilità d’acqua, produzione agricola, turismo, energia, dissesto idrogeologico, condizioni di lavoro e miliardi di euro che nei prossimi anni potrebbero essere necessari per rincorrere emergenze che oggi fingiamo di non vedere.</p>



<p>Eppure dalla politica italiana arriva soprattutto silenzio.</p>



<p>Forse perché il clima è un argomento terribilmente scomodo: richiede programmazione, investimenti, rinunce, scelte impopolari e soprattutto una prospettiva che vada oltre il prossimo sondaggio. Tutte attività che nella politica contemporanea sembrano appartenere ormai all’archeologia istituzionale.</p>



<p>È molto più semplice discutere per tre giorni di una frase pronunciata sui social, organizzare l’ennesima rissa televisiva o inventarsi una polemica estiva. Il termometro, purtroppo, non partecipa al teatrino. Sale.</p>



<p>E mentre sale continuiamo a comportarci come se nulla fosse.</p>



<p>La rana nella pentola almeno ha un’attenuante: non capisce che l’acqua sta diventando bollente.</p>



<p>Noi abbiamo satelliti, scienziati, statistiche, serie storiche, previsioni, studi e immagini davanti agli occhi.</p>



<p>E continuiamo a stare nella pentola.</p>



<p>Magari aspettando che qualcuno, dal fresco di un palazzo istituzionale, ci tranquillizzi ancora una volta: suvvia, fa soltanto un po’ più caldo.</p>



<p>Già.</p>



<p>Che volete che sia?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/litalia-frigge-la-politica-tace-tanto-che-volete-che-sia/">L’Italia frigge, la politica tace. Tanto, che volete che sia?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>La limonata dell’anno: in faccia alle beghine capaci di segnalare 3 ragazzini volonterosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 06:20:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa potrebbe essere la favola a lieto fine di questa estate 2026.Non ci sono principesse da salvare, draghi da sconfiggere o principi azzurri a cavallo.Ci sono invece tre ragazzini friulani, due gemelli e il loro amico Raul, tutti tra i<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Questa potrebbe essere la favola a lieto fine di questa estate 2026.<br>Non ci sono principesse da salvare, draghi da sconfiggere o principi azzurri a cavallo.<br>Ci sono invece tre ragazzini friulani, due gemelli e il loro amico Raul, tutti tra i 13 e i 14 anni, che avevano un sogno molto semplice: un vecchio motorino Piaggio Ciao da rimettere a nuovo e da guidare quando avessero compiuto quattordici anni.<br>Avrebbero potuto fare quello che fanno normalmente i ragazzi della loro età quando desiderano qualcosa; chiederlo a mamma e papà.<br>Oppure a nonni, agli zii, magari al nonno più tenero, quello che davanti agli occhi dei nipoti perde immediatamente ogni capacità di dire di no.<br>Loro hanno scelto un&#8217;altra strada.<br>Hanno pensato che quel motorino potevano provare a guadagnarselo.<br>E così, prendendo probabilmente ispirazione da quelle vecchie vignette americane alla Charlie Brown che raccontavano di bambini alle prese con piccoli banchetti improvvisati, hanno messo in piedi la loro attività commerciale.<br>Un tavolino nel cortile di casa, a due passi dalla piazza di Pradamano, piccolo comune di 3.500 abitanti alle porte di Udine.<br>Limonata fresca, caffè, qualche dolcetto.<br>Tutto a offerta libera.<br>Non stavano chiedendo soldi ai grandi; stavano cercando di guadagnarseli.<br>Ed è qui che la nostra favola incontra la realtà.<br>Perché qualcuno ha segnalato la cosa alla Polizia Locale.<br>A quel punto sono comparsi gli articoli, i commenti sui social, le polemiche.<br>C&#8217;è stato chi ha parlato di concorrenza sleale nei confronti dei bar, chi di problemi igienico-sanitari, chi si è scandalizzato perché non veniva emesso lo scontrino.<br>Insomma, mancava soltanto il commercialista.<br>La Polizia Locale della Comunità del Friuli Orientale ha fatto quello che doveva fare.<br>Nessuna multa, nessuna denuncia, nessuna persecuzione dei tre ragazzini.<br>Il 4 agosto gli agenti sono intervenuti a seguito di una segnalazione per una presunta somministrazione di alimenti priva dei requisiti previsti e hanno parlato con il padre di uno dei ragazzi, spiegando le norme che regolano queste attività.<br>Punto.<br>E, a dire il vero, è giusto così.<br>I vigili non possono applicare la legge a sentimento; non possono decidere che una norma vale per gli adulti e non per tre ragazzini che vendono limonata perché hanno un sogno.<br>Le leggi esistono e vanno rispettate.<br>Ma proprio qui la storia diventa interessante.<br>Perché una società non si misura soltanto dalle regole che riesce ad applicare.<br>Si misura anche dalla capacità di capire quando, dietro una piccola trasgressione burocratica, c&#8217;è qualcosa che merita di essere salvato.<br>E questa volta, per fortuna, il mondo adulto ha saputo fare anche questo.<br>La vicenda è diventata virale e l&#8217;indignazione si è trasformata rapidamente in solidarietà.<br>Il presidente di Confcommercio Udine, Giovanni Da Pozzo, ha difeso pubblicamente l&#8217;iniziativa dei ragazzi, sottolineando come quello spirito di intraprendenza, di voglia di fare e di capacità di rimboccarsi le maniche sia esattamente ciò che dovremmo cercare di trasmettere alle nuove generazioni.<br>Poi sono arrivati gli aiuti veri.<br>Il Moto Club Morena di Udine ha deciso di donare due Piaggio Ciao.<br>Per il terzo è partita una raccolta fondi promossa dal Ciao Club Italia, che ha già superato i 3.000 euro.<br>E persino il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha annunciato di voler ricevere i ragazzi a Palazzo della Regione per ascoltare direttamente da loro questa storia e premiarne l&#8217;intraprendenza.<br>Così il piccolo sogno di tre ragazzini, nato dietro un tavolino con una brocca di limonata, è diventato qualcosa di molto più grande.<br>Alla fine arriveranno tre Ciao, uno per ciascuno.<br>Ma credo che il vero regalo sia un altro.<br>Questi tre ragazzi hanno imparato una cosa che nessun genitore, nessun insegnante, e nessun manuale di educazione civica potrebbe spiegare altrettanto bene.<br>Hanno imparato che qualche volta nella vita le regole possono metterti un ostacolo davanti, che gli adulti possono anche dirti di no.<br>E noi cosa abbiamo imparato?<br>Che non sempre il mondo è quel posto cinico e cattivo che ci raccontiamo.<br>Qualcuno può vedere una limonata abusiva, qualcun altro tre ragazzi che cercano di conquistarsi un sogno.<br>E quando prevale il secondo sguardo, può succedere qualcosa di bello.<br>Forse è questa la parte della storia che dovremmo ricordare.<br>Perché continuiamo a lamentarci dei giovani.<br>Li accusiamo di non avere voglia di lavorare, di volere tutto e subito, di vivere incollati agli smartphone, di non conoscere il sacrificio.<br>Poi, quando tre ragazzi decidono di fare esattamente il contrario, ci accorgiamo che anche noi adulti abbiamo qualcosa da imparare.<br>La morale della favola, allora, non è che le regole siano sbagliate.<br>È che le regole, da sole, non bastano a costruire una società.<br>In altre parole servono le regole, ma serve anche qualcuno capace di guardare oltre il verbale.<br>Serve qualcuno che, davanti a tre ragazzini con una brocca di limonata, non veda soltanto ciò che non possono fare.<br>E sappia vedere ciò che potrebbero diventare.<br>Alla fine, quei tre Ciao saranno soltanto tre vecchi motorini.<br>Magari rumorosi, magari pieni di ruggine, magari bisognosi di qualche intervento prima di tornare a correre.<br>Ma per quei tre ragazzi avranno un valore enorme.<br>Perché potranno dire di averli ottenuti grazie ad una limonata.<br>E, soprattutto, grazie a un piccolo esercito di adulti che, per una volta, invece di spegnere un sogno hanno deciso di aiutarlo a partire.<br>Questa sì che è una bella storia d&#8217;estate.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Aja, Vicenza già fuori dalla Coppa: passa il Catania ai rigori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 20:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA-CATANIA 1-1 (4-5 D.C.R.): IL LANE ESCE AI RIGORI, MA IL PRIMO ESAME DICE CHE C’È ANCORA DA LAVORARE Il Vicenza comincia la stagione ufficiale con un’eliminazione. Non è certo il caso di fasciarsi la testa l’8 agosto, ma nemmeno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>VICENZA-CATANIA 1-1 (4-5 D.C.R.): IL LANE ESCE AI RIGORI, MA IL PRIMO ESAME DICE CHE C’È ANCORA DA LAVORARE</strong></p>



<p>Il Vicenza comincia la stagione ufficiale con un’eliminazione. Non è certo il caso di fasciarsi la testa l’8 agosto, ma nemmeno di nascondersi dietro l’alibi del calcio estivo: il Catania passa al Menti ai calci di rigore dopo l’1-1 dei novanta minuti e per il Lane la Coppa Italia finisce subito.</p>



<p>La serata era cominciata decisamente meglio.</p>



<p>Al 25’ Moncini si presenta al pubblico biancorosso con una rovesciata splendida, un gesto tecnico che vale da solo il prezzo del biglietto e soprattutto rappresenta una bella carta d’identità per l’attaccante. Il Vicenza va avanti e il Menti si accende.</p>



<p>Ma il vantaggio dura un quarto d’ora.</p>



<p>Al 40’ Cicerelli trasforma il calcio di rigore che rimette il Catania in partita e manda le squadre negli spogliatoi sull’1-1.</p>



<p>Nella ripresa ci si aspetterebbe un Vicenza capace di alzare progressivamente i giri del motore e mettere sotto una formazione che milita in Serie C. Succede solo a tratti.</p>



<p>Ed è forse questa l’indicazione meno confortante della serata.</p>



<p>Il Lane mostra buone cose, qualche individualità interessante e una struttura che naturalmente dovrà essere giudicata quando preparazione e mercato saranno più avanti. Ma manca ancora quella capacità di prendere una partita per il collo e decidere che deve finire in un certo modo.</p>



<p>Il Catania resta invece sempre dentro la gara, ordinato e combattivo. E alla fine porta meritatamente la sfida fino ai rigori.</p>



<p>Dal dischetto comincia un’altra partita.</p>



<p>Caturano segna per il Catania, Costa centra il palo. Jimenez realizza, Leverbe risponde. Rolfini non sbaglia, così come Rauti. Poi Di Tacchio tiene vivo il Vicenza parando il rigore etneo e Valoti rimette tutto in equilibrio. Quaini segna per il Catania. Tocca a Morra: pallone alto.</p>



<p>Finisce lì.</p>



<p>Catania avanti, Vicenza fuori.</p>



<p>Non è una tragedia e sarebbe grottesco parlare di crisi alla prima partita ufficiale dell’anno. Ma proprio perché siamo all’inizio sarebbe altrettanto inutile raccontarsi che non sia successo nulla.</p>



<p>Il Vicenza è tornato in Serie B e il salto di categoria impone un cambio di passo. Serviranno maggiore velocità, più qualità nella costruzione e soprattutto più cattiveria quando una partita offre l’occasione di essere indirizzata.</p>



<p>Il gol di Moncini è la notizia migliore. L’eliminazione è quella peggiore. In mezzo c’è una squadra che appare ancora un cantiere e sulla quale Gallo ha diverse settimane per lavorare.</p>



<p>E forse questa sconfitta può perfino essere utile.</p>



<p>Perché dopo una stagione trionfale, nella quale il Lane aveva quasi dimenticato cosa significasse perdere, arriva subito un promemoria: la Serie B sarà un altro sport rispetto alla Serie C dominata lo scorso anno.</p>



<p>Avversari più forti, errori che costano di più, partite che non aspettano nessuno.</p>



<p>Il Menti ha riassaporato il calcio vero. Moncini si è presentato con una prodezza. Il Vicenza, invece, deve ancora presentarsi nella sua versione migliore.</p>



<p>Niente drammi, dunque.</p>



<p>Ma da domani si lavora. Perché la Coppa è già finita e adesso non ci sono più distrazioni.</p>
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		<title>Salvini e il nuovo Codice della Strada: treni in ritardo, autostrade da incubo e la priorità sono i diciassettenni al volante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 14:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un’Italia nella quale prendere un treno significa spesso affidarsi alla sorte, percorrere un’autostrada può trasformarsi in una gimkana tra cantieri, code e restringimenti e spostarsi da una città all’altra richiede ormai una buona dose di pazienza, ottimismo e magari<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>C’è un’Italia nella quale prendere un treno significa spesso affidarsi alla sorte, percorrere un’autostrada può trasformarsi in una gimkana tra cantieri, code e restringimenti e spostarsi da una città all’altra richiede ormai una buona dose di pazienza, ottimismo e magari anche qualche santo protettore dei viaggiatori.</p>



<p>E poi c’è l’Italia del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Un Paese apparentemente diverso, nel quale tra le questioni da mettere sul tavolo spuntano la patente a 17 anni e persino nuove regole sulla circolazione e sul superamento a destra.</p>



<p>Perché evidentemente il problema della mobilità italiana era questo.</p>



<p>Non i treni che accumulano ritardi. Non una rete ferroviaria sottoposta alla pressione di lavori, guasti e disservizi. Non le autostrade dove tra cantieri, deviazioni e traffico basta sbagliare giornata per trasformare cento chilometri in una piccola Odissea contemporanea.</p>



<p>No. Mancavano i diciassettenni al volante.</p>



<p>D’altra parte, se sulle nostre strade il traffico sembra insufficiente, perché non aggiungere qualche automobilista? Magari ancora minorenne. È il principio della medicina omeopatica applicato alla mobilità: hai troppe automobili? Aggiungine altre.</p>



<p>Tra le ipotesi di revisione del Codice della Strada figurano anche obbligo di casco e contrassegno per determinati mezzi a due ruote, maggiore severità contro chi circola senza assicurazione e una revisione delle sanzioni affinché siano più ponderate e meno vessatorie. Alcuni interventi possono certamente avere una loro logica. Ma è l’ordine delle priorità a lasciare perplessi.</p>



<p>Perché mentre si ragiona di nuove regole, l’utente italiano vorrebbe innanzitutto una cosa rivoluzionaria: riuscire a spostarsi decentemente.</p>



<p>Prendere un treno e arrivare più o meno all’ora indicata sul biglietto. Entrare in autostrada senza preparare viveri per tre giorni. Percorrere una grande arteria senza incontrare una successione di cantieri capace di far sembrare il viaggio una puntata di <em>Giochi senza frontiere</em>.</p>



<p>E poi arriva il tema del superamento a destra.</p>



<p>Già oggi sulle autostrade italiane assistiamo alla meravigliosa fauna dell’automobilista nazionale: quello inchiodato eternamente sulla corsia centrale, quello che occupa la terza corsia convinto di averla acquistata insieme alla macchina, quello che cambia corsia senza freccia perché evidentemente gli indicatori di direzione erano un optional troppo costoso.</p>



<p>In questo quadro idilliaco vogliamo rendere tutto ancora più creativo?</p>



<p>Potremmo completare l’opera introducendo il sorpasso a zig-zag, la corsia freestyle e magari un bonus per chi riesce a fare Milano-Roma senza imprecare.</p>



<p>Naturalmente la sicurezza stradale è una cosa serissima e proprio per questo meriterebbe interventi altrettanto seri: controlli, manutenzione, infrastrutture efficienti, educazione alla guida, trasporto pubblico affidabile e alternative concrete all’automobile.</p>



<p>Invece la sensazione è quella dell’ennesima gigantesca discussione normativa mentre il sistema reale continua a mostrare crepe evidenti.</p>



<p>Salvini è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel titolo della carica c’è una parola particolarmente interessante: <strong>infrastrutture</strong>.</p>



<p>Ecco, magari partire da quelle non sarebbe male.</p>



<p>Poi, una volta ottenuti treni puntuali, autostrade efficienti, cantieri organizzati e collegamenti degni di un grande Paese europeo, potremo dedicarci serenamente alla grande emergenza nazionale del diciassettenne che non vede l’ora di mettersi in coda sulla A4.</p>



<p>Fino ad allora una domanda resta inevitabile: Ministro, siamo proprio sicuri che le priorità siano queste?</p>



<p>Perché se questa è la risposta ai problemi della mobilità italiana, più che un nuovo Codice della Strada servirebbe forse un nuovo navigatore. Uno che, alla voce “destinazione”, indichi finalmente la realtà.</p>



<p>E se dopo anni al Ministero non si riesce ancora a trovarla, resta sempre disponibile un’uscita.</p>



<p>Quella delle dimissioni.</p>



<p>Possibilmente a destra. Visto che ormai pare si possa passare anche da lì.</p>
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		<title>Brendola, conti in ordine e investimenti</title>
		<link>https://www.tviweb.it/brendola-conti-in-ordine-e-investimenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:48:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Brendola conferma la solidità dei suoi conti. Nella seduta del Consiglio comunale del 28 luglio è stata approvata la salvaguardia degli equilibri di bilancio. &#160;Il provvedimento di salvaguardia e di assestamento del bilancio 2026 viene predisposto in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Comune di Brendola conferma la solidità dei suoi conti. Nella seduta del Consiglio comunale del 28 luglio è stata approvata la salvaguardia degli equilibri di bilancio. &nbsp;Il provvedimento di salvaguardia e di assestamento del bilancio 2026 viene predisposto in un contesto di finanza pubblica nazionale non facile nel quale si inserisce anche l’elemento di incertezza dello scenario internazionale.</p>



<p>La verifica dei conti comunali ha riguardato l’andamento delle entrate e delle spese, la sostenibilità degli impegni assunti, nonché la capacità del bilancio di rispondere alle esigenze del Comune di Brendola senza compromettere gli equilibri attuali e quelli futuri.</p>



<p><strong>Confermata la solidità dei conti</strong></p>



<p>“<em>La salvaguardia degli equilibri&nbsp;</em>– dichiara l’assessore al Bilancio Giuseppe Rodighiero &#8211;<em>&nbsp;é uno dei passaggi più importanti della v</em><em>ita amministrativa del Comune, soprattutto per la nostra Amministrazione, in scadenza l’anno prossimo. Questo provvedimento, ultimo per il nostro mandato amministrativo, ha visto verificare concretamente che le risorse siano adeguate a sostenere le spese, garantire i servizi e portare avanti gli impegni assunti nei confronti della comunità brendolana. L’approvazione unanime del Consiglio comunale ha confermato ancora una volta la solidità dei conti e il lavoro responsabile svolto dai nostri uffici. Dopo 9 a</em><em>nni di assessorato posso dire che questi ultimi anni hanno costituito una fase complessa per gli enti locali, caratterizzata dall’aumento dei costi e dalla limitatezza delle risorse. Nonostante ciò, anche questa volta abbiamo utilizzato le nostre risorse in modo coerente con le priorità del territorio, incrementando qualità e quantità dei servizi</em>”.</p>



<p>​<strong>La sedicesima variazione di bilancio: oltre 700.000 euro di avanzo applicato nel 2026</strong></p>



<p>Contestualmente alla salvaguardia, il Consiglio comunale ha approvato la&nbsp;variazione al bilancio 2026. Per raggiungere una immediata operatività alle soluzioni per far fronte alle necessità della comunità, l’Amministrazione comunale ha proceduto ad effettuare variazioni di bilancio e varie applicazioni di avanzo per dotare subito gli uffici stessi delle risorse necessarie. Peraltro, la variazione ha comportato l’applicazione di ulteriori&nbsp;32.000 euro dell’avanzo di amministrazione 2025 che, aggiunto a quello utilizzato nel corrente anno si arriva ad oltre 700.000 euro di avanzo applicato nel 2026.</p>



<p>Delle nuove risorse in entrata, oltre all’avanzo di amministrazione applicato, circa&nbsp;370.000<strong>&nbsp;</strong>euro&nbsp;sono le maggiori entrate accertate di parte corrente &#8211; soprattutto per entrate da tributi ed extratributarie migliori delle attese -, mentre oltre 690.000 euro di maggiori entrate provengono da nuovi proventi dei permessi di costruire e da entrate da alienazioni di terreni dell’ente, destinate da investimenti, manutenzioni e interventi sul patrimonio pubblico.</p>



<p>​<strong>Perseguiti due obiettivi: rigo</strong><strong>re e risposte concrete ai cittadini</strong></p>



<p>“<em>Con questa manovra&nbsp;</em>– spiega il Sindaco Bruno Beltrame &#8211;<em>&nbsp;dimostriamo che un’Amministrazione seria sa tenere insieme due obiettivi: rigore nei conti e risposte concrete ai bisogni del territorio. Parliamo di oltre 700.000 euro di avanzo già rimessi in circolo nel 2026, di circa 440.000 euro in più per rafforzare i servizi e di oltre 600.000 euro di nuovi investimenti su opere pubbliche, sicurezza e manutenzioni. Non sono numeri astratti, ma scelte precise: più attenzione&nbsp;</em><em>alle famiglie, più cura degli spazi pubblici, più sicurezza e qualità della vita. In un momento storico complesso, continuiamo a dimostrare che una gestione attenta, concreta e responsabile è la condizione indispensabile per dare risposte vere alla comunità e costruire il futuro di Brendola.”</em></p>



<p>​<strong>Stanziate risorse per il potenziamento del trasporto locale, per la sicurezza e la viabilità</strong></p>



<p>In particolare, e al fine di avere una visione d’assieme a livello di macro-importi e per meglio percepire la finalità di&nbsp;visione sul futuro della presente manovra, di seguito si espongono i nuovi e/o potenziati servizi che si vanno ad avviare e/o consolidare nel 2027 e negli anni successivi. Si é proceduto a recepire l’incremento di 90.000 euro per la nuova gestione degli impianti sportivi, comprensiva&nbsp;del&nbsp;nuovo corrispettivo per la gestione delle strutture pubbliche sportive e di sostegno alle famiglie per aderire all’offerta sportiva locale.</p>



<p>​Altri 15.000 euro sono stati stanziati per il potenziamento del trasporto locale&nbsp;con nuova linea trasporto suburbano per collegamento via Pacinotti–Vicenza stazione&nbsp;autobus.&nbsp;Ulteriori 15.000 euro sono stati inseriti tra le spese correnti per il potenziamento del servizio di pubblica illuminazione con aumento dei punti luce nelle nuove lottizzazioni (comprensivo di incrementi da inflazione programmata). Si è aumentato di 40.000 euro l’importo previsto per le manutenzioni ordinarie, che si aggira già su quasi mezzo milione di euro. Infine, oltre ai 70.000 euro in più per la sicurezza locale, si è registrato un incremento delle spese per il personale degli uffici comunali per 54.000 euro. Complessivamente, in questa sedicesima variazione di bilancio del 2026 le maggiori spese correnti per il potenziamento dei servizi al territorio e per mantenere adeguato il patrimonio pubblico si sono aggirate intorno ai 440.000 euro.</p>



<p>​Inoltre, con l’assestamento di bilancio sono state stanziate nuove risorse per la cura del Comune di Brendola: il piano straordinario di manutenzioni delle scuole per 57.000&nbsp;euro, ulteriori 150.000 per il dissesto idrogeologico del suolo, 150.000 euro per manutenzioni straordinarie degli impianti di pubblica illuminazione, 65.000 euro per&nbsp;la messa in sicurezza e l’adeguamento&nbsp;del Palazzo Municipale, 55.000 euro per nuove attrezzature sportive che &#8211; aggiunti ad altri interventi per la sicurezza stradale &#8211; quali la manutenzione delle strade e la progettazione&nbsp;di lavori&nbsp;hanno comportato maggiori investimenti per complessivi 607.500 euro.</p>



<p>​<strong>Nuovi investimenti per due milioni e mez</strong><strong>zo di euro</strong></p>



<p>​<em>“Siamo arrivati ad avere un fondo pluriennale vincolato per i soli investimenti pari a 2.500.000 euro &#8211;&nbsp;</em>riprende&nbsp;l’assessore Rodighiero<em>&nbsp;&#8211; grazie al quale disponiamo già di risorse accertate destinate al finanziamento del nostro cronoprogramma previsto per investimenti e gli interventi sul patrimonio pubblico già cantierati o di imminente partenza. &nbsp;Sono risorse che vengono rimesse a disposizione della comunità per migliorare beni, strutture e servizi. Questa variazione&nbsp;</em>– conclude<em>&nbsp;&#8211; utilizza impo</em><em>rtanti</em><em>&nbsp;</em><em>disponibilità</em><em>&nbsp;finanziarie per rispondere alle priorità amministrative, senza creare spese prive di copertura. È su questo terreno che questa Amministrazione da sempre si è mossa, ovvero sulla verifica dell’effettiva sostenibilità di ogni richiesta e proposta e sulla concretezza delle risorse disponibili”.</em></p>
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		<title>E adesso, Francesco, tienici un tavolo ed un’ombra di vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.Eppure<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.<br>Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.<br>Eppure ci sono. Da qualche parte, dentro di noi.<br>Sedute in un angolo della memoria, come vecchi amici che non hanno bisogno di essere chiamati per farsi riconoscere.<br>Francesco Guccini per me era una di queste persone.<br>Per questo, quando se n’è andato, ho scritto d’impulso (https://www.tviweb.it/non-e-morto-solo-guccini-e-un-pezzo-di-noi-che-se-ne-va/); poche ore dopo la notizia.<br>Ho scritto quello che sentivo in quel momento: che con lui se ne andava un pezzo di noi, della nostra giovinezza, delle nostre illusioni, perfino di quel modo un po’ ingenuo e bellissimo che avevamo di pensare che le parole potessero ancora cambiare il mondo.<br>Pensavo fosse sufficiente.<br>Non lo era.<br>Perché qualche giorno dopo mi sono accorto che avevo ancora bisogno di salutarlo.<br>Non so se sia successo perché quando muore qualcuno che abbiamo amato, attraverso le sue parole la notizia ha bisogno di tempo per diventare vera.<br>O perché certe morti non arrivano tutte insieme: si depositano lentamente, come la nebbia sulle cose, e soltanto dopo qualche giorno ci accorgiamo che qualcosa nel paesaggio è cambiato per sempre.<br>So soltanto che l’altra mattina, alle sei, mentre uscivo come al solito per andare a prendere i giornali, ho sentito il bisogno quasi fisico di tornare da lui.<br>Le sei in agosto sono quell’ora sospesa in cui la notte non ha ancora deciso di arrendersi ed il giorno non ha ancora trovato il coraggio di cominciare.<br>Ho infilato gli auricolari, ed invece delle solite discussioni su temi storici, ho chiamato Francesco.<br>La tecnologia, a volte, ha qualcosa di miracoloso. Con un dito puoi spalancare una porta sul passato.<br>Puoi ritrovare una voce che credevi lontanissima, e improvvisamente quella voce è lì, accanto a te, nel buio dell’alba, come se il tempo non fosse passato.<br>Ho cominciato con La canzone del bambino nel vento. Auschwitz.<br>Quelle parole che da ragazzi cantavamo forse senza comprendere fino in fondo la tragedia che contenevano.<br>Ma la pietà e lo sdegno, quelli sì, li capivamo, li sentivamo.<br>Ci entravano dentro prima ancora che avessimo gli strumenti per spiegarli.<br>Poi sono arrivate Le Stagioni, L’Avvelenata, Autogrill. E poi Cyrano, con quella sua orgogliosa, disperata, bellissima sfida al mondo.<br>Una canzone dopo l’altra. E mentre camminavo, mi sembrava che non stessi ascoltando un disco. Stavo attraversando la mia vita.<br>Perché è questo il prodigio dei grandi artisti: arriva un momento in cui le loro opere smettono di appartenere soltanto a loro.<br>Diventano nostre. Si attaccano ai luoghi, alle persone, alle stagioni, ad un amore finito, ad un amico che non c’è più, ad una macchina piena di ragazzi, ad una stanza con le finestre aperte, ad un&#8217;estate lontana.<br>Una canzone non è più una canzone.<br>È una porta. La apri e dall’altra parte ritrovi qualcuno che avevi dimenticato.<br>Un volto, una voce, un&#8217;età, te stesso.<br>E allora ho pensato a quel grande, enorme, burbero e tenero «omone» che avrebbe potuto essere una star, se soltanto avesse avuto voglia di esserlo.<br>Avrebbe potuto vivere di riflettori, di stadi, di televisioni, di passerelle.<br>Avrebbe potuto accomodarsi nell’Olimpo dello spettacolo e guardare dall’alto il mondo che lo aveva consacrato.<br>Non lo ha mai fatto.<br>Guccini è rimasto Guccini.<br>La barba, la voce, il bicchiere, le parole, le osterie, i libri, i boschi.<br>La sua “Emilia in odor di Toscana”, la sua montagna, quella Pàvana che non è mai stata semplicemente un luogo, ma una specie di patria dell’anima.<br>Forse non è un caso che abbia scelto proprio lì di andarsene.<br>Tra quegli alberi, quelle pietre, quelle case che conoscevano la sua infanzia.<br>In mezzo a quella terra che non ha mai avuto bisogno di essere raccontata perché gli era entrata nel sangue.<br>Ci sono uomini che passano tutta la vita a cercare un posto dove sentirsi a casa.<br>Guccini, quel posto, lo aveva trovato da bambino. E alla fine è lì che è tornato.<br>Mi ha colpito anche il suo ultimo saluto.<br>Avrebbero potuto esserci migliaia di persone. Bologna avrebbe potuto stringersi attorno a lui, riempire la piazza di San Petronio, trasformare la morte di Francesco in una grande celebrazione pubblica.<br>E invece no.<br>Poche persone.<br>La sua casa di Pavana. L’aia. I familiari, gli amici più cari.<br>E sul feretro non l’ennesima corona spettacolare, ma quasi un pezzo di quel bosco: rami, fiori, bacche raccolte intorno alla casa. Un libro. Una fotografia. Le immagini di una vita.<br>Mi è sembrato il funerale più gucciniano possibile.<br>Sobrio, terragno, persino un po’ ruvido.<br>Come lui.<br>E poi c’era Matteo Zuppi, il cardinale, suo amico, a benedire quel feretro.<br>Anche questo mi ha colpito.<br>Perché dentro quella scena apparentemente semplice c’era un’intera storia.<br>C’era il Guccini che aveva cantato Dio è morto, la canzone che nel 1967 la RAI bacchettona, democristiana e prona al potere, aveva censurato e che invece Radio Vaticana, forse su impulso di Papa Paolo VI aveva trasmesso, riconoscendone la forza spirituale prima ancora che molti altri ne cogliessero il senso.<br>Forse, alla fine, le strade degli uomini sono meno dritte di quanto immaginiamo.<br>E forse anche la fede, quando è autentica, sa riconoscere una domanda anche quando quella domanda arriva dalla bocca di un eretico.<br>Perché Guccini è stato soprattutto questo: un uomo che non ha mai smesso di fare domande.<br>E qui arrivano le parole di sua figlia Teresa.<br>Le ho rilette più volte.<br>Perché dentro quel ricordo fatto di cose piccolissime — un panino con la mortadella al bar Roberto, i giornali letti insieme, le conversazioni, le attenzioni rubate alla quotidianità — c’è forse il ritratto più vero di Francesco.<br>Non il mito, non il cantautore, non il personaggio.<br>Ma il padre, l’uomo.<br>Quello che lascia in eredità non le risposte, ma la voglia di continuare a cercarle.<br>E forse è proprio qui che sta la grandezza di Guccini.<br>Non nelle canzoni che conosciamo a memoria, non nei dischi, non nei concerti, non nei riconoscimenti.<br>Ma in quello che ci ha insegnato senza mai mettersi in cattedra.<br>A dubitare, ad indignarci, a non fidarci delle verità confezionate, a riconoscere la stupidità quando si nasconde dietro la retorica, a stare dalla parte degli ultimi senza bisogno di proclami, a conservare la tenerezza anche quando la vita ci insegna la disillusione.<br>E, soprattutto, a non vergognarci della nostalgia.<br>Perché la nostalgia, in fondo, è una forma d’amore.<br>È il modo che abbiamo per dire che qualcosa è stato così importante da continuare a vivere anche dopo che è finito.<br>E allora forse ho capito perché quella mattina avevo bisogno di ascoltarlo.<br>Non volevo semplicemente ricordare Francesco.<br>Volevo tornare, per un&#8217;ora, nel mondo in cui Francesco c’era ancora.<br>E mentre camminavo nella luce che lentamente arrivava, con la sua voce nelle orecchie, è successo qualcosa di strano.<br>Per un attimo non ero più io quello che camminava.<br>C’erano i ragazzi che siamo stati. C’erano quelli che non ci sono più.<br>C’erano gli amici perduti lungo la strada, gli amori finiti, le notti interminabili, le discussioni fino all’alba, le chitarre, le osterie, i libri, le piazze, le illusioni.<br>C’eravamo noi. E c’era lui.<br>Come se il tempo, per una volta, avesse avuto pietà di noi e avesse deciso di tornare indietro.<br>Solo per qualche minuto, solo per lasciarci rivedere quello che eravamo.<br>Poi la musica è finita, è tornato il rumore del mondo, la strada, le macchine, il giornale sotto il braccio, il giorno ormai fatto.<br>E Francesco non c’era più.<br>Ma forse è proprio questa la cosa che gli artisti grandi riescono a fare: andarsene senza andarsene davvero.<br>Perché da qualche parte, ogni volta che partiranno le prime note di Auschwitz, quando qualcuno si ritroverà solo in macchina con Autogrill nelle orecchie, quando una chitarra accompagnerà Cyrano in una notte d’estate, quando qualcuno avrà ancora voglia di arrabbiarsi con il mondo ascoltando L’Avvelenata, Francesco tornerà a sedersi al nostro tavolo.<br>Con quella barba, quel sorriso appena accennato, quell’aria da uomo che aveva visto abbastanza del mondo da non pretendere più di aggiustarlo, ma non abbastanza da smettere di interrogarlo.<br>E forse sarà ancora lì anche quando noi avremo dimenticato quasi tutto.<br>Perché ci sono voci che non muoiono.<br>Si allontanano, si fanno più basse, diventano memoria.<br>Poi, una sera qualsiasi, tornano a bussare.<br>E noi apriamo. E sono ancora loro. Sono ancora le nostre canzoni. Sono ancora i nostri anni. Siamo ancora noi.<br>Buon viaggio, Francesco.<br>Vai piano, però.<br>Che noi, qui, abbiamo ancora bisogno di qualche tua canzone per ricordarci da che parte guardare la vita.<br>E, se da qualche parte esiste davvero un’ultima osteria, una di quelle fumose e un po’ storte che hai raccontato tante volte, tienici un tavolo.<br>Prima o poi arriviamo.<br>Con tutti quelli che abbiamo perso lungo la strada.<br>E magari, finalmente, avremo ancora qualcosa da discutere.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Vicenza riapre la Triestina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storica caffetteria La Triestina di corso Palladio ha riaperto oggi le sue porte, tornando a essere un punto di riferimento nel cuore del centro storico di Vicenza. All’inaugurazione ha partecipato il sindaco Giacomo Possamai, inseme all’assessora alle attività produttive<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La storica caffetteria La Triestina di corso Palladio ha riaperto oggi le sue porte, tornando a essere un punto di riferimento nel cuore del centro storico di Vicenza.</p>



<p>All’inaugurazione ha partecipato il sindaco Giacomo Possamai, inseme all’assessora alle attività produttive Cristina Balbi, che ha salutato con soddisfazione la riapertura del locale, incontrando i nuovi proprietari Roberta Rocco e Massimo Nassi di MdC Group.</p>



<p>«La riapertura de La Triestina è una bella notizia per Vicenza e per il suo centro storico – commenta il sindaco Giacomo Possamai –. È importante che uno dei locali storici della città torni a vivere grazie a un nuovo investimento e a imprenditori che hanno scelto di credere in questo spazio e nel futuro del centro. La riapertura di attività e locali è un segnale positivo per la vitalità commerciale e sociale di corso Palladio e dell’intera città».</p>



<p>La riapertura rappresenta così un nuovo capitolo per uno dei locali storici del centro cittadino, che torna ad accogliere vicentini e visitatori mantenendo il proprio nome e la propria riconoscibilità, ma con una veste rinnovata e una proposta più ampia.</p>
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		<title>Vicenza, troppe erbacce: così non va secondo FdI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:27:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Erbacce che crescono da settimane in mezzo all’asfalto, lungo i marciapiedi e ai bordi delle strade. È l’immagine di una città che, nella manutenzione ordinaria, sta mostrando sempre più segni di trascuratezza, se non addirittura di abbandono.”&#160;A denunciarlo è il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>“Erbacce che crescono da settimane in mezzo all’asfalto, lungo i marciapiedi e ai bordi delle strade. È l’immagine di una città che, nella manutenzione ordinaria, sta mostrando sempre più segni di trascuratezza, se non addirittura di abbandono.”&nbsp;<strong>A denunciarlo è il dirigente cittadino di Fratelli d’Italia</strong>&nbsp;e consigliere di Quartiere San Pio X&nbsp;<strong>Nicolò Stefano Aldighieri</strong>, che richiama l’attenzione sulla&nbsp;<strong>situazione di via Pizzardi e delle vie limitrofe</strong>, sottolineando come il problema riguardi ormai numerose zone della città.</p>



<p>“Le segnalazioni che abbiamo raccolto a San Pio X parlano da sole, ma non siamo davanti a un caso isolato.&nbsp;<strong>Segnalazioni analoghe arrivano dal centro storico e da molti altri quartieri.</strong>&nbsp;È evidente che c’è un problema generale nella gestione della manutenzione ordinaria.”</p>



<p>“Non è soltanto una questione di decoro urbano. In alcuni punti queste erbacce finiscono per restringere il passaggio sui marciapiedi, creando disagi e, in alcuni casi, anche situazioni di disagio per chi si muove in carrozzina, o con un passeggino o ha difficoltà di deambulazione. Sono piccoli problemi quotidiani che incidono concretamente sulla qualità della vita dei cittadini.”</p>



<p>Secondo Aldighieri, serve un deciso cambio di passo nella gestione dei servizi di base. “<strong>La cura della città parte dalle cose semplici: manutenzione costante, verde pubblico seguito, interventi tempestivi. È su questo che i cittadini giudicano un’amministrazione</strong>, molto prima dei grandi annunci.”</p>



<p>Aldighieri rivolge quindi un appello al sindaco Giacomo Possamai. “<strong>Prima di parlare di ‘Grande Vicenza’ e di estendere servizi e competenze di AMCPS ad altri Comuni, bisognerebbe garantire una manutenzione ordinaria all’altezza dentro Vicenza.</strong>&nbsp;I quartieri chiedono semplicemente una città più curata, più ordinata e più vivibile.”</p>



<p>“<strong>Servono meno annunci e meno interventi spot da comunicare sui social o sui giornali, e molto più lavoro quotidiano sul coordinamento delle manutenzioni.</strong>&nbsp;La priorità di chi amministra dovrebbe essere quella di garantire servizi efficienti e una città decorosa ogni giorno. Perché prima della Grande Vicenza c’è la Vicenza reale.”</p>
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		<title>Dalla frontiera di Trump alla spiaggia di Riccione: quando l’incubo diventa propaganda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 05:57:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La politica della paura ha una caratteristica curiosa: non ha bisogno necessariamente di grandi numeri, bensì di grandi immagini.Un esercito alle porte. Un Paese assediato. Una spiaggia trasformata in simbolo di un futuro da incubo.La comunicazione politica, da sempre, conosce<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>La politica della paura ha una caratteristica curiosa: non ha bisogno necessariamente di grandi numeri, bensì di grandi immagini.<br>Un esercito alle porte. Un Paese assediato. Una spiaggia trasformata in simbolo di un futuro da incubo.<br>La comunicazione politica, da sempre, conosce il potere delle metafore.<br>Ma nell’epoca dei social le metafore diventano immagini surreali, spesso costruite con l’intelligenza artificiale, capaci di arrivare in pochi minuti a centinaia di migliaia di persone.<br>Perché, evidentemente, l’essere umano davanti ad una fotografia falsa reagisce più velocemente che davanti ad un rapporto statistico.<br>La razionalità, povera lei, non ha mai avuto lo stesso budget pubblicitario della paura.<br>Ne abbiamo avuto un esempio nelle parole di Donald Trump dopo i fatti di Ceuta, dove migliaia di migranti hanno tentato di entrare nell’enclave spagnola.<br>“Ho visto la Spagna ed ho assistito alla catastrofe che è accaduta”, ha dichiarato Trump, descrivendo la situazione come una sorta di invasione di un Paese da parte di centinaia di migliaia di persone, e sostenendo che “qualcosa di simile potrebbe accadere agli Stati Uniti se i Repubblicani non dovessero vincere”.<br>Al di là del giudizio politico, colpisce soprattutto il linguaggio utilizzato.<br>Non si parla più di immigrazione illegale, di controllo delle frontiere, di accordi internazionali, di integrazione o di sicurezza.<br>Temi reali, complessi, sui quali i Governi hanno il dovere di intervenire.<br>Si parla invece di “invasione”.<br>Una parola che appartiene al vocabolario delle guerre, non a quello delle politiche migratorie.<br>Ed una volta che si trasforma un fenomeno sociale in una guerra immaginaria, il passo successivo è semplice: chi arriva da fuori non è più una persona da identificare, valutare, eventualmente accogliere o respingere secondo le leggi.<br>Diventa il nemico.<br>Un meccanismo simile, anche se in un contesto diverso, emerge dal caso del video apparso qualche giorno fa su TikTok su una pagina denominata “Legaofficial”.<br>Un filmato costruito come scenario distopico mostra una spiaggia immaginaria spacciata per Riccione, popolata esclusivamente da persone dalla pelle nera, accompagnata da un messaggio politico che collega quella rappresentazione “al fatto che Matteo Salvini non è Ministro dell’Interno”.<br>Non sappiamo chi abbia realizzato quel contenuto, né se ci sia, e quale sia, il rapporto effettivo tra quella pagina ed il Partito della Lega.<br>Saranno gli eventuali chiarimenti a stabilirlo.<br>Ma un dato rimane: un canale con spunta blu, oltre 200 mila follower, grafiche e denominazione apparentemente sovrapponibili a quelle ufficiali, e pare seguito anche dal profilo ufficiale di Matteo Salvini, ha diffuso un contenuto che ha raggiunto oltre trecentomila visualizzazioni.<br>Ed è proprio questo il problema.<br>Perché una cosa è discutere seriamente di immigrazione.<br>Un’altra è costruire un futuro immaginario nel quale il colore della pelle diventa automaticamente il simbolo del degrado.<br>La sindaca di Riccione Daniela Angelini ha parlato di “razzismo estremo che infanga la nostra città” e di un’offesa ai valori costituzionali, che stabiliscono l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione alcuna. Chiedendo ovviamente che il Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini prenda subito le distanze da quel contenuto, si scusi ufficialmente con la città di Riccione, e ne ordini l’immediata rimozione.<br>Ma al di là delle valutazioni giuridiche, resta una domanda politica: quale idea di società viene trasmessa?<br>Perché una democrazia può discutere anche animatamente di sicurezza, confini ed accoglienza. Deve farlo.<br>Ma c’è una linea che non dovrebbe mai essere superata: quella che separa la critica ad un fenomeno dalla disumanizzazione delle persone coinvolte.<br>La storia insegna che le società entrano in territori pericolosi quando iniziano a rappresentare interi gruppi umani come una minaccia indistinta.<br>Il migrante diventa allora non più un individuo con una storia, ma un elemento di una scenografia dell’angoscia.<br>Una spiaggia piena di persone nere può diventare così, nell’immaginario costruito dalla propaganda, la fotografia di un futuro da evitare.<br>Poco importa che quella spiaggia non esista, che quel futuro sia inventato, e che la realtà sia infinitamente più complessa.<br>La paura non chiede prove. Chiede solo immagini.<br>E proprio qui sta la responsabilità della politica: governare le paure dei cittadini, non alimentarle.<br>Badate bene che qui non si tratta di essere favorevoli alla politica delle “porte aperte”, ed io non lo sono, ma di capire che un Paese serio non si difende creando nemici immaginari.<br>Si difende affrontando problemi reali con strumenti reali.<br>Anche perché, alla fine, le invasioni più pericolose non sempre arrivano dai confini.<br>A volte entrano dagli schermi dei nostri telefoni.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>LA RUSSA, IL PRESIDENTE-TIFOSO E QUELL’INTER CHE SEMBRA SEMPRE INTOCCABILE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento in cui anche il tifo dovrebbe conoscere un confine. E quel confine diventa ancora più importante quando il tifoso in questione non è un frequentatore qualsiasi della curva, ma Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>C’è un momento in cui anche il tifo dovrebbe conoscere un confine. E quel confine diventa ancora più importante quando il tifoso in questione non è un frequentatore qualsiasi della curva, ma Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, seconda carica dello Stato.</p>



<p>La fenomenologia politica di La Russa rischia infatti di consegnarci un curioso paradosso: un uomo che, quando un giorno verrà raccontato nei libri dedicati a questa stagione della Repubblica, potrebbe essere ricordato dal grande pubblico più per le sue continue incursioni nel mondo del calcio e per la sua dichiaratissima passione interista che per qualche memorabile iniziativa istituzionale.</p>



<p>Ancora il 13 luglio La Russa interveniva pubblicamente per parlare dell’Inter, della squadra, di Bastoni, di Stankovic e del futuro nerazzurro. Pochi giorni dopo eccolo nuovamente entrare nel dibattito calcistico, questa volta sulla possibile nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico della Nazionale, definendola sostanzialmente un salto nel buio. Non chiacchiere da bar dello sport, dunque, ma dichiarazioni della seconda carica dello Stato che inevitabilmente finiscono sulle agenzie di stampa e diventano notizia nazionale. (<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2026/07/13/la-russa-inter-per-ora-simile-alla-precedente-vedo-bene-mancini_a9857283-03f3-4748-94bf-0b28e11c1b54.html?utm_source=chatgpt.com">ANSA.it</a>⁠)</p>



<p>Naturalmente La Russa ha tutto il diritto di tifare Inter. Può esultare, soffrire, discutere di mercato e considerare Lautaro il più forte del mondo, se vuole. Ma esiste anche una questione di opportunità.</p>



<p>Perché quando una delle più alte cariche della Repubblica interviene continuamente sulle vicende del calcio, la sua voce non pesa come quella di un normale tifoso. Ha un’amplificazione politica, mediatica e istituzionale enormemente superiore. Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito.</p>



<p>Il problema, del resto, non è soltanto La Russa. È il clima complessivo che una parte sempre più consistente del pubblico calcistico italiano percepisce intorno all’Inter.</p>



<p>Percepisce, appunto: ed è importante sottolinearlo, perché trasformare una sensazione diffusa in una verità giudiziaria sarebbe scorretto. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fingere che quella sensazione non esista.</p>



<p>Da tempo sui social si moltiplicano contestazioni, accuse di disparità di trattamento, discussioni su vicende societarie, arbitrali e federali. Il linguaggio è spesso eccessivo, qualche volta persino grottesco, ma dietro quell’insofferenza esiste una domanda che il sistema del calcio e dell’informazione farebbero bene almeno ad ascoltare: <strong>le regole vengono raccontate e giudicate nello stesso modo per tutti?</strong></p>



<p>È questa la questione.</p>



<p>Non serve sostenere l’esistenza di complotti, cupole o centrali operative clandestine. Basta osservare come il calcio italiano continui ad alimentare un problema enorme di credibilità. E quando la credibilità viene meno, ogni silenzio diventa sospetto, ogni differenza di trattamento diventa un caso, ogni titolo di giornale viene passato al microscopio.</p>



<p>In questo contesto anche una testata prestigiosa come la <em>Gazzetta dello Sport</em> dovrebbe interrogarsi sulla percezione che sta producendo presso una parte dei propri lettori.</p>



<p>La Rosea è stata per generazioni il quotidiano sportivo nazionale per definizione, non il giornale di una tifoseria. Proprio per questo ogni volta che viene accusata di essere indulgente verso una società e inflessibile verso un’altra non dovrebbe liquidare la questione come semplice isteria da social. Dovrebbe chiedersi perché quella convinzione sia diventata tanto radicata.</p>



<p>Il giornalismo non deve accontentare juventini, interisti, milanisti o napoletani. Deve essere credibile soprattutto agli occhi di chi tifa contro la squadra di cui sta scrivendo.</p>



<p>Altrimenti diventa comunicazione di parte.</p>



<p>E proprio mentre il calcio italiano avrebbe disperatamente bisogno di istituzioni autorevoli, dirigenti indipendenti e giornali capaci di mettere tutti sullo stesso piano, assistiamo invece alla trasformazione permanente del dibattito pubblico in una gigantesca curva da stadio.</p>



<p>La Russa ne rappresenta forse l’esempio più appariscente.</p>



<p>È presidente del Senato, ma quando si parla di pallone sembra irresistibilmente attratto dal terreno di gioco. Commenta allenatori, giocatori, mercato e naturalmente la sua Inter. Persino la recente vicenda Pirlo-Nazionale ha visto intervenire direttamente il presidente del Senato, all’interno di una polemica che Reuters ha descritto come ormai entrata pienamente anche nel terreno politico. (<a href="https://www.reuters.com/sports/soccer/russian-betting-company-ties-spark-resistance-appointing-pirlo-italy-coach-2026-07-26/?utm_source=chatgpt.com">Reuters</a>⁠)</p>



<p>Ed allora forse una domanda è legittima: <strong>non sarebbe arrivato il momento di lasciare il calcio al calcio?</strong></p>



<p>Perché il tifoso Ignazio La Russa è libero di parlare quanto vuole.</p>



<p>Il presidente del Senato Ignazio La Russa dovrebbe invece ricordarsi ogni tanto che rappresenta anche milioni di italiani che dell’Inter non sono tifosi affatto.</p>



<p>E molti di questi italiani sono stanchi.</p>



<p>Stanchi della sensazione che nel calcio italiano esistano figli e figliastri,  delle narrazioni a senso unico, delle polemiche che esplodono per alcuni e vengono rapidamente archiviate per altri. Stanchi soprattutto di vedere politica, calcio e informazione intrecciarsi fino a rendere difficilissimo capire dove finisca una cosa e cominci l’altra.</p>



<p>Non sappiamo se esista davvero quel “sistema di protezione” dell’Inter che molti tifosi denunciano: senza prove sarebbe irresponsabile sostenerlo.</p>



<p>Sappiamo però che <strong>esiste un gigantesco problema di percezione</strong>, e in democrazia come nello sport anche la fiducia conta.</p>



<p>Quando milioni di appassionati iniziano a pensare che il campo non sia perfettamente livellato, non basta rispondere che sono tutti complottisti.</p>



<p>Bisogna rendere il campo trasparente.</p>



<p>E magari chiedere alla politica di tornare in tribuna.</p>



<p>Possibilmente senza sciarpa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/la-russa-il-presidente-tifoso-e-quellinter-che-sembra-sempre-intoccabile/">LA RUSSA, IL PRESIDENTE-TIFOSO E QUELL’INTER CHE SEMBRA SEMPRE INTOCCABILE</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Il grande inciucio del vicentino per le provinciali: Pd e Futuro Nazionale alleati?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici del partito di Meloni. <br>«In tutto il Veneto l’alternanza elettorale tra centrodestra e centrosinistra ha prodotto, anche a livello provinciale, amministrazioni fondate su una visione politica e programmatica riconoscibile e su coalizioni coerenti. A Vicenza, dove il centrodestra amministra virtuosamente la Provincia con il supporto dei civici, si sta invece profilando, inspiegabilmente, un’anomala e inedita convergenza che vedrebbe insieme alcuni esponenti di Lega e Forza Italia e le segreterie di Futuro Nazionale e del Partito Democratico, che hanno già ufficializzato la propria posizione. Una grande ammucchiata che, per stessa ammissione di alcuni protagonisti della vicenda, pare più animata dalla volontà di arginare la crescita di Fratelli d’Italia nella provincia berica che fondata su una progettualità comune, la quale, d’altronde, risulterebbe oggettivamente curiosa. Basti pensare, per esempio, alle posizioni agli antipodi del sindaco Possamai e del sindaco Finco, primi sostenitori di questo anomalo inciucio, sul Tribunale della Pedemontana». Lo dichiara Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Veneto, intervenendo sul dibattito relativo alle prossime elezioni provinciali di Vicenza.</p>



<p>«Attendiamo ancora di conoscere quale sia la posizione ufficiale degli alleati – prosegue Speranzon – al netto delle fughe in avanti di singoli amministratori che, evidentemente, non possono essere considerate automaticamente espressione dei rispettivi partiti. Fa sorridere, considerando le dichiarazioni di Vannacci, l’endorsement di Futuro Nazionale a una larga intesa con il PD alla prima occasione utile per ottenere qualche posto di rilievo. Tenendo presente che il rinnovo del Consiglio provinciale sarà presumibilmente ad aprile, confidiamo che il tempo porti consigli saggi a tutti. Onde evitare sorprese, porterò la questione al tavolo regionale e nazionale dei coordinatori delle forze politiche del centrodestra. È necessario fare chiarezza: le alleanze non possono valere in un Comune o in Regione e diventare improvvisamente superabili quando si tratta di distribuire ruoli e incarichi in Provincia».</p>



<p>Sulla vicenda interviene anche Silvio Giovine, vicecoordinatore regionale e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Vicenza. «Qualcuno tenta di giustificare questa operazione richiamandosi alla cosiddetta “Casa dei Comuni”, costruita negli anni delle presidenze Variati e Rucco, quando l’ente sembrava vicino alla chiusura: una delle tante promesse non mantenute da Renzi e dai presidenti del Consiglio sostenuti da larghe intese che si sono alternati dopo di lui. Oggi la prospettiva è completamente differente, considerando anche il dibattito che vede Fratelli d’Italia in prima linea nel voler restituire ai cittadini la facoltà di scegliere da chi devono essere rappresentati in un consesso che esercita competenze importanti, proprio per evitare anomalie come quella di cui stiamo parlando a Vicenza. Se qualcuno intende costruire una larga intesa tra pezzi del centrodestra e Partito Democratico per una spartizione opaca di poltrone, non cerchi alibi e parli chiaramente».</p>



<p>«Noi crediamo invece – continua Giovine – che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi li rappresenta, con quale progetto e, soprattutto, con quali alleati. Gli accordi costruiti esclusivamente nei palazzi per garantire posizioni, incarichi e sfere di influenza non rispondono a una logica di rappresentanza degli interessi del territorio».</p>



<p>«Sorprende constatare, inoltre, la dinamica con cui sono state fatte telefonate ai primi cittadini non tanto per illustrare una progettualità, quanto per raccogliere o suggerire adesioni. Senza considerare le allusioni formulate durante alcune di queste telefonate rispetto a una futura gestione che “terrà presente” chi c’è sin da subito. Una situazione gravissima che non solo segnalerò personalmente al Prefetto, ma che rafforza la nostra convinzione di sostenere un progetto alternativo che parta dal basso, coinvolgendo non solo i sindaci ma ogni singolo consigliere comunale; progetto che, peraltro, risulta essere già avviato con la convocazione promossa dal presidente della Consulta ANCI Veneto Piccoli Comuni, Andrea Turetta, per la fine di agosto. Fratelli d’Italia monitorerà, prima, durante e dopo il rinnovo del Consiglio provinciale della prossima primavera, affinché tutto si svolga nella massima trasparenza e nella piena libertà da influenze».</p>



<p>«Continueremo – concludono Speranzon e Giovine – a lavorare per una Provincia che sia realmente al servizio dei Comuni e del territorio, ma all’interno di un progetto politico chiaro, trasparente e comprensibile ai cittadini. Sempre disponibili a dialogare costruttivamente con i nostri alleati, sempre indisponibili a sederci al tavolo con il Partito Democratico per compromessi che non aiutano il territorio».</p>
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		<title>Veneto, ormai è clima tropicale: bombe d’acqua, vento e danni. E continuiamo a chiamarlo “maltempo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre cinquanta interventi dei vigili del fuoco in poche ore, decine di richieste di soccorso ancora in attesa, strade e abitazioni allagate, alberi abbattuti, tetti scoperchiati, una linea ferroviaria interrotta da una pianta caduta sui binari. È il bilancio dell’ennesima<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Oltre cinquanta interventi dei vigili del fuoco in poche ore, decine di richieste di soccorso ancora in attesa, strade e abitazioni allagate, alberi abbattuti, tetti scoperchiati, una linea ferroviaria interrotta da una pianta caduta sui binari. È il bilancio dell’ennesima notte di violento maltempo che ha colpito il Veneto. Ma forse è arrivato il momento di smettere di considerare tutto questo semplicemente “maltempo”.</p>



<p>Perché ciò che stiamo vivendo assomiglia sempre di più a una tropicalizzazione del nostro clima: lunghi periodi di caldo intenso e siccità interrotti improvvisamente da precipitazioni violente, temporali concentrati, raffiche di vento e quantità enormi di acqua scaricate sul territorio in pochissimo tempo.</p>



<p>Questa volta le criticità maggiori si sono registrate nel Veronese, soprattutto nella Bassa e a Bovolone. Ventotto gli interventi effettuati nella provincia, con dieci squadre dei vigili del fuoco, 54 operatori e venti automezzi impegnati. E mentre le squadre lavoravano, altre 72 richieste di soccorso restavano in coda.</p>



<p>Allagamenti, alberi pericolanti, due tetti scoperchiati, un furgone rimasto bloccato nell’acqua con due persone a bordo. Una pianta è precipitata sulla linea ferroviaria Legnago-Nogara. Sul Garda è stato necessario anche intervenire per soccorrere un surfista in difficoltà. Problemi e danni anche nel Trevigiano e nel Padovano, con infiltrazioni, alberi e rami sulle strade e conseguenze delle forti piogge accompagnate dal vento.</p>



<p>La fotografia è quella di un territorio sottoposto sempre più spesso a fenomeni estremi. E il problema non riguarda soltanto l’emergenza delle ore successive al temporale. Riguarda le famiglie che si ritrovano l’acqua in casa, gli agricoltori che in pochi minuti possono perdere mesi di lavoro, le imprese costrette a fare i conti con strutture danneggiate e attività interrotte, i Comuni chiamati continuamente a riparare strade, argini, reti e infrastrutture.</p>



<p>Ogni evento estremo presenta un conto. E quel conto, alla fine, lo paghiamo tutti.</p>



<p>Il Veneto, per la sua conformazione e per l’altissimo livello di urbanizzazione, è particolarmente vulnerabile. Il terreno impermeabilizzato assorbe meno acqua, mentre precipitazioni sempre più concentrate mettono sotto pressione reti di scolo e corsi d’acqua. A questo si aggiungono temperature elevate che trasformano l’atmosfera in un gigantesco serbatoio di energia e umidità, aumentando le condizioni favorevoli a fenomeni temporaleschi molto intensi.</p>



<p>Non significa che ogni singolo temporale possa essere attribuito automaticamente al cambiamento climatico. Significa però che il contesto nel quale questi fenomeni si sviluppano sta cambiando e che gli eventi estremi rappresentano una minaccia crescente con la quale dovremo fare i conti.</p>



<p>La questione, quindi, non è più stabilire se il cambiamento climatico esista. La domanda concreta è quanto ci costerà continuare ad affrontarlo come se fosse soltanto una sequenza di emergenze imprevedibili.</p>



<p>Servono manutenzione del territorio, reti idrauliche adeguate, maggiore attenzione al consumo di suolo, prevenzione, protezione delle aree agricole e investimenti per rendere città e infrastrutture capaci di resistere a un clima diverso da quello sul quale sono state progettate.</p>



<p>Perché dopo ogni nubifragio arrivano le immagini degli alberi abbattuti, delle cantine allagate e dei vigili del fuoco al lavoro. Poi torna il sole e sembra che tutto sia finito.</p>



<p>Ma non è finito affatto.</p>



<p>Il rischio più grande è abituarsi all’eccezionale fino a considerarlo normale. Un’estate soffocante, poi la grandine. Settimane senza acqua, poi un nubifragio. Campi aridi e qualche giorno dopo strade trasformate in torrenti.</p>



<p>Se questo è il clima del futuro, quel futuro è già cominciato. E continuare a chiamarlo semplicemente “maltempo” rischia di diventare il nostro modo più comodo per non guardare in faccia il problema.</p>
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		<title>Il vicentino brucia, agricoltura ko</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 07:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si aggrava la situazione climatica nei campi vicentini, con gran parte del territorio colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. È quanto emerge da una stima di Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si aggrava la situazione climatica nei campi vicentini, con gran parte del territorio colpito dalla siccità, tra situazioni di allerta lieve, moderata e grave. È quanto emerge da una stima di Coldiretti su mappe Copernicus, con il caldo record che continua a mettere sotto pressione le campagne vicentine, e non solo. La siccità colpisce tutte le filiere con le situazioni più gravi per mais, riso, pascoli, soia, oltre a ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la produzione di latte nelle stalle è calata del 20%, come consuetudine con il grande caldo.</p>



<p>“Nel nostro territorio cresce il ricorso all&#8217;irrigazione, con un forte aumento dei costi aziendali – commenta il presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo -, mentre restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. La situazione conferma l&#8217;urgenza di investire nella realizzazione di un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Oggi l&#8217;Italia riesce infatti a trattenere appena l&#8217;11% dell&#8217;acqua piovana, una quota insufficiente ad affrontare periodi di siccità sempre più frequenti e intensi. Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile, che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti”.&nbsp;</p>



<p>I bacini, realizzati con materiali naturali e senza l’utilizzo di cemento, sarebbero destinati agli usi civili e agricoli, oltre a rappresentare una fonte di energia idroelettrica rinnovabile. Il piano prevede il recupero e la piena valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti. “Per affrontare in modo efficace l’emergenza climatica – aggiunge il presidente Guderzo – è necessario adottare una strategia complessiva che includa anche la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, così da garantire una gestione più efficiente delle risorse idriche. Una sfida non più rinviabile, considerato che gli eventi climatici estremi hanno provocato negli ultimi quattro anni, a livello nazionale, danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura”.</p>



<p>A pesare sulle aziende è anche l’aumento dei costi, a partire da quello del gasolio agricolo necessario all’attivazione dei sistemi di irrigazione. Con la necessità di garantire acqua alle colture in crisi, sono aumentati considerevolmente gli interventi di soccorso. La nuova crisi di Hormuz ha riportato in alto i prezzi con un aumento di quasi 30 centesimi al litro rispetto a inizio luglio, secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano. Se l’annuncio dei negoziati aveva riportato le quotazioni a 1,16 euro al litro dopo il picco di 1,49, il riaccendersi della guerra ha visto schizzare nuovamente in alto i listini, ora a 1,44 euro. Dall’avvio del conflitto in Iran, il prezzo è salito di quasi il 70%.</p>
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		<title>&#8220;Rimpiangeremo questa estate&#8221;: l’incubo di un futuro a cinquanta gradi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, sfogliando il sito web di uno dei principali quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un titolo che sembrava uscito più da un film dell&#8217;orrore che da una pagina di cronaca: “Rimpiangeremo questa estate».L&#8217;ho riletto due volte. Pensavo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/rimpiangeremo-questa-estate-lincubo-di-un-futuro-a-cinquanta-gradi/">&#8220;Rimpiangeremo questa estate&#8221;: l’incubo di un futuro a cinquanta gradi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>Qualche giorno fa, sfogliando il sito web di uno dei principali quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un titolo che sembrava uscito più da un film dell&#8217;orrore che da una pagina di cronaca: “Rimpiangeremo questa estate».<br>L&#8217;ho riletto due volte. Pensavo di aver capito male. Invece era proprio scritto così.<br>Confesso che mi è venuto quasi un mancamento.<br>Come sarebbe a dire? Rimpiangere questa fornace? Peggio di così? Ancora più caldo?<br>È un po&#8217; come andare dal medico con quaranta di febbre e sentirsi dire: «Si prepari psicologicamente, perché questo è il periodo in cui sta meglio».<br>Purtroppo non era una provocazione giornalistica.<br>Era la sintesi delle analisi dei climatologi più accreditati.<br>Quello che stiamo vivendo potrebbe essere soltanto un assaggio di ciò che ci aspetta nei prossimi decenni.<br>Insomma, tra qualche anno potremmo guardarci indietro con nostalgia e dire: «Ti ricordi il 2026? Che estate meravigliosa… c&#8217;erano appena quaranta gradi.»<br>È una frase che fa sorridere. Poi, però, smette di far ridere.<br>Il bollettino di questi giorni racconta una realtà ormai familiare: città in bollino rosso praticamente ovunque, ondate africane che si rincorrono da maggio, notti tropicali, termometri che sembrano aver dimenticato come si scende sotto i trenta gradi.<br>E il famoso &#8220;refrigerio&#8221;, parola che ormai andrebbe pronunciata con lo stesso rispetto con cui si parla dello Yeti o del mostro di Loch Ness, continua a essere rinviato di settimana in settimana.<br>Ma il cambiamento più grande non riguarda il termometro.<br>Riguarda noi.<br>Noi che abbiamo superato i sessant&#8217;anni ricordiamo perfettamente come funzionavano le stagioni.<br>Marzo aveva ancora il sapore dell&#8217;inverno. Aprile portava i primi tepori. Maggio spalancava le finestre. Giugno profumava di vacanze. Luglio e agosto erano il culmine dell&#8217;estate mediterranea.<br>Calda. Talvolta anche molto calda. Ma mediterranea.<br>Oggi i mesi del calendario continuano a chiamarsi allo stesso modo, ma le stagioni sembrano aver cambiato mestiere.<br>La primavera appare per qualche giorno, quasi fosse una comparsa pagata a gettone, poi lascia il posto ad un&#8217;estate che assomiglia sempre più ad un lungo soggiorno nel Sahara.<br>Il risultato è che abbiamo completamente cambiato il nostro rapporto con il tempo.<br>Da ragazzi aspettavamo con impazienza l&#8217;estate.<br>Oggi aspettiamo settembre, se non ottobre.<br>Una volta contavamo i giorni che mancavano alle vacanze.<br>Adesso contiamo quelli che ci separano dalla prima perturbazione atlantica.<br>È una rivoluzione silenziosa, ma enorme.<br>Anche il simbolo del benessere è cambiato. Per i nostri genitori era l&#8217;automobile. Per i nostri figli e nipoti è stato lo smartphone.<br>Per noi “diversamente giovani” è diventato un condizionatore che continua ostinatamente a funzionare.<br>L&#8217;incubo dell&#8217;estate non è più la coda in autostrada. È sentire un rumore strano provenire dall&#8217;unità esterna del climatizzatore.<br>In quel preciso istante tutta la famiglia smette di respirare. Perché una cosa è vivere con quaranta gradi; un&#8217;altra è viverli senza aria condizionata.<br>La casa si trasforma in un forno, il divano in una piastra, il letto in una sauna finlandese. Dormire diventa un&#8217;attività estrema. Ci si gira nel letto come polli allo spiedo sperando che, prima o poi, arrivi una folata d&#8217;aria.<br>Naturalmente, in questo panorama non possono mancare gli irriducibili del &#8220;è sempre stato così&#8221;.<br>Sono una categoria affascinante.<br>Riescono a negare perfino il termometro.<br>Secondo loro non è cambiato nulla. Le estati sono identiche a quelle di cinquant&#8217;anni fa. Evidentemente Giulio Cesare conquistò la Gallia con quarantadue gradi all&#8217;ombra, Garibaldi sbarcò a Marsala durante una bolla africana ed i dinosauri si estinsero perché avevano dimenticato di fare la manutenzione al climatizzatore.<br>Con loro discutere è inutile.<br>È più facile convincere un cubetto di ghiaccio a non sciogliersi.<br>Poi basta sedersi su una panchina accanto a qualche anziano ed ascoltare.<br>Provate a trovare una sola persona che abbia superato i sessant&#8217;anni e vi dica sinceramente che il clima è rimasto quello della sua giovinezza.<br>Una sola. Non la troverete.<br>La verità è che stiamo vivendo un cambiamento che non consiste soltanto nell&#8217;aumento delle temperature.<br>Sta cambiando il nostro modo di abitare le case, di uscire, di dormire, di passeggiare, perfino di desiderare le stagioni.<br>Un tempo l&#8217;estate era la stagione della libertà.<br>Oggi rischia di diventare quella della reclusione domestica, con le finestre chiuse, il climatizzatore acceso, e lo sguardo rivolto fuori come si guarda un temporale che non finisce mai.<br>La cosa più inquietante, però, non è immaginare un futuro con cinquanta gradi. È pensare che ci arriveremo lentamente.<br>Un grado alla volta. Così lentamente da abituarci.<br>Esattamente come ci siamo già abituati a considerare quasi normale un&#8217;estate che, quando eravamo ragazzi, sarebbe finita sui giornali come un evento eccezionale.<br>Forse è proprio questo il significato nascosto di quel titolo.<br>Non rimpiangeremo questa estate perché è stata bella.<br>La rimpiangeremo perché, se gli scienziati hanno ragione, sarà stata una delle ultime che ci sembreranno ancora sopportabili.<br>Ed è difficile immaginare una frase più ironica.<br>O più spaventosa.<br>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/rimpiangeremo-questa-estate-lincubo-di-un-futuro-a-cinquanta-gradi/">&#8220;Rimpiangeremo questa estate&#8221;: l’incubo di un futuro a cinquanta gradi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Influencer, starlette, tronisti: perché sono famosi? È colpa tua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 05:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una domanda tanto semplice quanto scomoda che ogni tanto dovremmo porci mentre scorriamo distrattamente lo smartphone o ci lasciamo trascinare dell’ennesima polemica social.Perché queste persone sono famose?Non parliamo di chi governa un Paese, di uno scienziato che scopre un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>C&#8217;è una domanda tanto semplice quanto scomoda che ogni tanto dovremmo porci mentre scorriamo distrattamente lo smartphone o ci lasciamo trascinare dell’ennesima polemica social.<br>Perché queste persone sono famose?<br>Non parliamo di chi governa un Paese, di uno scienziato che scopre un vaccino, di un imprenditore che crea ricchezza, di uno scrittore o di un artista che lascia un&#8217;opera destinata a durare.<br>Parliamo di influencer, starlette, concorrenti di reality, opinionisti permanenti, personaggi che sembrano esistere esclusivamente perché qualcuno continua a guardarli.<br>La risposta è tanto brutale quanto disarmante.<br>Sono famosi perché siamo noi a renderli tali.<br>Sessant&#8217;anni fa il sociologo americano Daniel Boorstin aveva già intuito tutto, definendo la celebrità come &#8220;una persona nota per la sua notorietà&#8221;.<br>Una frase che allora sembrava un paradosso, e che oggi descrive perfettamente il nostro tempo.<br>Per secoli la fama era la conseguenza di un&#8217;impresa. Oggi è diventata l&#8217;obiettivo.<br>Non importa perché ti conoscano. Basta che ti conoscano.<br>È una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica.<br>La televisione aveva già cominciato a trasformare la notorietà in spettacolo.<br>I social network hanno completato l&#8217;opera, affidandola agli algoritmi, che non premiano il valore di un contenuto, bensì la sua capacità di trattenere il nostro sguardo.<br>Il principio è semplicissimo.<br>Più fai discutere, più vieni mostrato. Più vieni mostrato, più esisti. Più esisti, più qualcuno è disposto a pagare perché tu continui a esistere.<br>E così basta una provocazione, una lite costruita ad arte, un video studiato per indignare, una lacrima in diretta od un balletto ripetuto milioni di volte.<br>Il talento può attendere. L&#8217;importante è che il pubblico non cambi schermata.<br>La televisione arriva quasi sempre dopo.<br>Reality come L&#8217;Isola dei Famosi o Temptation Island non creano più la notorietà: la certificano.<br>Si limitano a raccogliere personaggi già confezionati dai social e a trasformarli definitivamente in prodotti commerciali.<br>Il vero motore, però, non sono i reality.<br>È l&#8217;economia dell&#8217;attenzione.<br>Per secoli la ricchezza nasceva dalla terra, poi dalle fabbriche, quindi dalla conoscenza.<br>Oggi, sempre più spesso, nasce dalla nostra capacità di catturare gli occhi degli altri.<br>L&#8217;attenzione è diventata la materia prima più preziosa del XXI secolo.<br>E come ogni materia prima, viene estratta, raffinata e venduta.<br>Le piattaforme digitali non commercializzano semplicemente contenuti.<br>Vendono attenzione agli inserzionisti.<br>Noi crediamo di essere i clienti, ma molto spesso siamo il prodotto.<br>Ogni clic, ogni visualizzazione, ogni condivisione ha un valore economico. Persino la nostra indignazione viene monetizzata.<br>Per questo il talento rischia di diventare quasi un dettaglio.<br>Il talento richiede studio, competenza, disciplina e tempo.<br>L&#8217;attenzione può essere conquistata in pochi secondi. Con uno scandalo, con una provocazione, con una volgarità, con una sciocchezza.<br>Il problema, allora, non sono le starlette.<br>Sarebbe troppo facile prendersela con loro. In fondo fanno ciò che il mercato remunera.<br>Il problema siamo noi.<br>Ogni volta che clicchiamo su un titolo costruito per indignarci, ogni volta che seguiamo un profilo che non ha nulla da dire, ogni volta che dedichiamo minuti preziosi ad osservare sconosciuti litigare davanti ad una telecamera, stiamo investendo.<br>Non in cultura. Non in qualità. Ma in traffico pubblicitario.<br>Naturalmente sarebbe comodo dare tutta la colpa alle televisioni, ai social network o agli editori.<br>Ma loro fanno semplicemente ciò che qualsiasi impresa fa da sempre: producono ciò che il mercato compra.<br>Se un&#8217;inchiesta rigorosa raccoglie centomila letture e l&#8217;ennesimo pettegolezzo su un influencer ne raccoglie due milioni, non serve essere cinici per capire quale contenuto verrà pubblicato domani.<br>L&#8217;algoritmo non possiede una coscienza. Possiede statistiche.<br>Esiste anche una spiegazione più profonda.<br>Le fragilità, gli eccessi, e perfino le ridicolaggini, degli altri ci rassicurano.<br>È una forma di voyeurismo morale. Guardando il peggio degli altri finiamo inconsciamente per sentirci un po&#8217; migliori.<br>Ma è una consolazione costosa.<br>Perché una società che scambia la notorietà per il merito finisce inevitabilmente per confondere il rumore con il valore.<br>E quando il rumore vale più della competenza, la mediocrità smette di essere un incidente. Diventa un modello economico. Diventa un modello culturale. Diventa perfino un modello educativo.<br>Così il fenomeno non riguarda più soltanto influencer e reality.<br>Contagia l&#8217;informazione, dove il titolo vale più della notizia. Contagia la politica, dove una battuta virale pesa più di una proposta seria. Contagia perfino il mondo della cultura, dove spesso conta più essere visibili che essere autorevoli.<br>Alla fine il vero potere non appartiene a chi domina TikTok, compare ogni sera in televisione, o riempie le copertine dei rotocalchi.<br>Il vero potere appartiene a chi decide se guardare oppure no.<br>Le celebrità del nulla non vivono di talento. Vivono del nostro tempo.<br>Ed è questa, paradossalmente, la buona notizia.<br>Perché il tempo, a differenza del denaro, siamo noi a decidere come spenderlo.<br>Possiamo continuare ad alimentare una gigantesca industria della vacuità oppure compiere il gesto più semplice e, oggi, più rivoluzionario di tutti: smettere di premiarla.<br>Continuiamo pure a lamentarci della povertà del dibattito pubblico, della superficialità dell&#8217;informazione e della mediocrità dei personaggi che occupano le nostre giornate.<br>Ma finché continueremo a regalare milioni di clic a chi urla, provoca, litiga o si umilia davanti ad una telecamera, avremo esattamente il mondo mediatico che ci meritiamo.<br>Il mercato della vacuità non ha colpevoli misteriosi.<br>Ha milioni di piccoli azionisti.<br>Noi.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Temporali in arrivo sul Veneto, ma c’è chi punta anche sul… cielo: il parroco prega per la pioggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 15:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo settimane di caldo soffocante, il Veneto torna a guardare il cielo con speranza. Stavolta non solo per le previsioni dei meteorologi, ma anche per le preghiere di un parroco che, nei giorni scorsi, ha invitato i fedeli a chiedere<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo settimane di caldo soffocante, il Veneto torna a guardare il cielo con speranza. Stavolta non solo per le previsioni dei meteorologi, ma anche per le preghiere di un parroco che, nei giorni scorsi, ha invitato i fedeli a chiedere un dono semplice quanto prezioso: la pioggia.</p>



<p>Le previsioni regionali parlano infatti di probabili rovesci e temporali sparsi, inizialmente sulle zone montane e poi anche in pianura. Fenomeni che, almeno secondo gli esperti, dovrebbero rimanere nella maggior parte dei casi di moderata intensità, anche se l’instabilità proseguirà pure nella giornata di domani.</p>



<p>La Protezione Civile del Veneto ha nel frattempo dichiarato lo stato di allerta gialla per rischio idrogeologico legato ai temporali, mentre resta confermata su tutta la regione anche l’allerta gialla per le ondate di calore. Una fotografia perfetta di questa estate 2026: si passa dall’afa tropicale all’attesa dei temporali nel giro di poche ore.</p>



<p>Agricoltori, cittadini e amministratori sperano che questa volta l’acqua cada nella giusta misura: abbastanza da rinfrescare l’aria e dare sollievo ai campi, ma senza trasformarsi nei violenti nubifragi che troppo spesso accompagnano le perturbazioni estive.</p>



<p>E poi c’è lui, il parroco che ha deciso di affidarsi anche a un’altra “previsione”, quella della fede. Le sue preghiere per invocare la pioggia hanno fatto il giro del Veneto, suscitando curiosità e simpatia. Chissà che, almeno questa volta, le nuvole non decidano di ascoltare sia i satelliti sia il campanile.</p>



<p>In fondo, quando il caldo non dà tregua e la terra aspetta l’acqua, ogni speranza merita di essere accolta. Anche quella che sale verso il cielo con una preghiera.</p>
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		<title>Non è morto solo Guccini, è un pezzo di noi che se ne va</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è morto solo Guccini. Con lui se ne va un altro pezzo di noi. Umberto Baldo C&#8217;è un silenzio che pesa più del rumore.E’ quello che resta quando se ne va qualcuno che, senza aver mai bussato alla nostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Non è morto solo Guccini. Con lui se ne va un altro pezzo di noi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è un silenzio che pesa più del rumore.<br>E’ quello che resta quando se ne va qualcuno che, senza aver mai bussato alla nostra porta, ha abitato la nostra vita per cinquant&#8217;anni.<br>La notizia che ho appena letto è di quelle che creano un vuoto nell’aria, di quelle che fanno risuonare il silenzio più di mille chitarre esplose.<br>Se n’è andato per sempre un pezzo di noi, di quella giovinezza vissuta a pugni chiusi e a bocca aperta, cantando a squarciagola nelle stanze piene di fumo e candele, o nei prati dei primi festival, mentre il mondo intorno correva forte e cercava di cambiarci.<br>Con Francesco Guccini non scompare soltanto un cantautore.<br>Si spegne una voce che ci accompagnava da quando avevamo i capelli lunghi, pochi soldi in tasca e l&#8217;ingenuità di credere che il mondo si potesse ancora cambiare.<br>Noi siamo stati una generazione fortunata.<br>Siamo nati mentre arrivava la rivoluzione del rock.<br>Abbiamo visto i Beatles spalancare le finestre del Novecento e i Rolling Stones insegnare che qualche regola poteva anche essere presa a calci.<br>Ma dall&#8217;altra parte, noi avevamo bisogno di parole per capire chi fossimo davvero.<br>E per quello, la Provvidenza o il destino ci hanno dato i poeti; Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini.<br>Mentre Faber ci insegnava la pietà per gli ultimi, gli emarginati e le anime smarrite nei carruggi, Francesco era la nostra coscienza ruvida, il profeta di montagna, l&#8217;oste filosofo con la barba spessa e il bicchiere di vino sempre a portata di mano.<br>Guccini non cantava semplicemente: scolpiva con le parole, ragionava ad alta voce.<br>E noi, senza quasi accorgercene, ragionavamo con lui.<br>Abbiamo gridato Dio è morto quando eravamo troppo giovani per capire davvero tutto quello che quelle parole significavano. Ma sentivamo che dentro c&#8217;era qualcosa che ci apparteneva. Era rabbia, era speranza, era il rifiuto dell&#8217;ipocrisia di un mondo che pretendeva di insegnarci tutto senza ascoltare nulla.<br>Poi arrivava La Locomotiva.<br>Ogni volta sembrava che quel treno potesse davvero sfondare il muro delle ingiustizie.<br>Oggi sappiamo che il mondo non si cambia con una canzone.<br>Ma sappiamo anche che senza certe canzoni forse saremmo diventati persone peggiori.<br>Guccini ci ha lasciato in eredità molto più della sua musica.<br>Ci ha lasciato l&#8217;odore delle osterie di via Paolo Fabbri, la nebbia della pianura, le discussioni infinite davanti a un bicchiere di vino, le amicizie che sembravano eterne, gli amori che credevamo immortali.<br>Se ne va un modo di fare musica che non aveva bisogno di effetti speciali, ma solo di tre accordi di chitarra arpeggiata, una voce graffiata dal fumo e dalla vita, e una poesia così densa da farti venire i brividi lungo la schiena.<br>È il tempo dell’amarcord, ed è un amarcord che brucia.<br>Perché salutare Francesco Guccini significa salutare la meglio gioventù che siamo stati, i sogni che abbiamo inseguito, i compagni di strada che abbiamo perso lungo la via.<br>Significa guardare indietro e riconoscere che quelle canzoni sono state la colonna sonora della nostra maturità, il dizionario con cui abbiamo imparato a chiamare le cose con il loro nome: la giustizia, l&#8217;amore, la nostalgia, la morte, la dignità.<br>Oggi la locomotiva ha tirato il freno nella sua ultima stazione.<br>Ma il fischio della sua freccia continua a risuonare dentro di noi.<br>Francesco ha insegnato che la nostalgia non è una malattia. È il prezzo che si paga per avere vissuto davvero.<br>Per questo apprendere che non c’è più fa così male.<br>Perché non stiamo salutando soltanto Francesco Guccini.<br>Stiamo salutando la parte migliore di noi stessi.<br>Quei ragazzi che eravamo, quelli che cantavano senza vergognarsi, che parlavano di politica fino alle due di notte, che si innamoravano con una facilità disarmante e che pensavano che la cultura potesse ancora cambiare una persona.<br>Molti di quei compagni di viaggio non ci sono più.<br>Altri sono diventati nonni.<br>Altri ancora li incontriamo soltanto nelle fotografie ingiallite.<br>Eppure basta che partano poche note di una sua canzone perché tornino tutti lì. Come se il tempo, per qualche minuto, decidesse di fare marcia indietro.<br>Si dice che gli uomini muoiano due volte: quando smettono di respirare e quando nessuno li ricorda più.<br>Francesco Guccini, questa seconda morte, non la conoscerà mai.<br>Finché qualcuno, in una sera qualsiasi, prenderà una chitarra, stapperà una bottiglia di rosso e comincerà a cantare una sua canzone, lui sarà ancora seduto a quel tavolo. Con la barba, il sorriso appena accennato e quell&#8217;aria di chi aveva capito il mondo senza mai pretendere di aggiustarlo.<br>E noi saremo ancora lì con lui.<br>Per qualche minuto.<br>Giovani, ancora una volta.<br>Anche se astemio (chissà come mi avrebbe apostrofato Guccini) alzo quel bicchiere di rosso. Per Francesco, per Fabrizio, per noi.<br>E per quel tempo irripetibile in cui la musica aveva la forza di cambiare il mondo, o almeno di salvarci l&#8217;anima.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Moda, la vera donna, il vero uomo dello stilista è il mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete presente quei servizi televisivi sulle ultime sfilate di Milano o Parigi?Quelle immagini patinate accompagnate da voci solenni, dove ogni abito improvvisamente smette di essere un abito e diventa una &#8220;riflessione sulla società&#8221;, una &#8220;ricerca sull&#8217;identità&#8221;, quasi una rivelazione sul<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/moda-la-vera-donna-il-vero-uomo-dello-stilista-e-il-mercato/">Moda, la vera donna, il vero uomo dello stilista è il mercato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p>Avete presente quei servizi televisivi sulle ultime sfilate di Milano o Parigi?<br>Quelle immagini patinate accompagnate da voci solenni, dove ogni abito improvvisamente smette di essere un abito e diventa una &#8220;riflessione sulla società&#8221;, una &#8220;ricerca sull&#8217;identità&#8221;, quasi una rivelazione sul futuro dell&#8217;umanità?<br>Lo stilista di turno, ci spiegano, &#8220;racconta la donna del 2027&#8221;.<br>E ogni volta mi viene da sorridere.<br>Non per mancanza di rispetto verso la moda, che è una delle forme più antiche attraverso cui l&#8217;uomo comunica se stesso.<br>Mi viene da sorridere perché quella donna ideale, misteriosa e rivoluzionaria, ha una caratteristica straordinaria: cambia continuamente.<br>Nel 2025 era minimalista, rigorosa, essenziale.<br>Nel 2026 è diventata romantica, avvolta in tessuti morbidi e linee fluide.<br>Nel 2027 sarà probabilmente un&#8217;altra creatura ancora.<br>Una trasformazione antropologica che, curiosamente, coincide sempre con l&#8217;arrivo della nuova collezione e con la necessità di aprire nuovamente il portafoglio.<br>Una coincidenza, naturalmente.<br>La moda vive di miracoli. E i miracoli, si sa, arrivano puntualmente ogni stagione.<br>Parlo da profano.<br>Per me, uomo dalla concretezza un po&#8217; antica, un abito conserva ancora una funzione piuttosto semplice: le scarpe servono per camminare, il cappotto per ripararsi dal freddo, i pantaloni per coprire le gambe.<br>Non significa non apprezzare la qualità.<br>Un bel taglio, un tessuto pregiato, una lavorazione artigianale sono espressioni di talento e cultura.<br>La storia dimostra che alcuni grandi stilisti hanno davvero cambiato il modo di vestire, e perfino il modo in cui una società percepisce il corpo, il ruolo delle donne, il rapporto tra individuo e immagine.<br>Ma le vere rivoluzioni sono rare.<br>Molto più spesso la moda funziona come una ruota.<br>Gira.<br>Non procede sempre verso qualcosa di nuovo: recupera, mescola, ripropone.<br>Tornano gli anni Settanta, poi gli Ottanta, poi i Novanta. Ritornano le spalline, i pantaloni larghi, le giacche oversize, i colori e le forme già conosciuti dalle generazioni precedenti.<br>Il passato viene recuperato, lucidato, ribattezzato e restituito al mercato con una confezione nuova. Il vecchio diventa vintage. Il già visto diventa iconico. Il riciclo diventa innovazione.<br>E una generazione con poca memoria storica finisce spesso per scambiare la ripetizione per rivoluzione.<br>Ma il punto vero non è nemmeno questo.<br>Il punto è il meccanismo economico che sostiene tutto il sistema.<br>La moda, come molte industrie contemporanee, non può limitarsi a vendere prodotti.<br>Deve vendere desideri.<br>Perché una giacca acquistata l&#8217;anno scorso è ancora una giacca. Magari è ancora perfetta, elegante, funzionale.<br>Il problema è proprio questo. Se dura troppo, il mercato ha un problema.<br>Per convincere qualcuno a comprarne un&#8217;altra bisogna allora trasformare ciò che possiede in qualcosa di superato.<br>Non deve “essere” vecchio. Deve “sembrare” vecchio.<br>Nasce così quella che potremmo definire l&#8217;industria dell&#8217;inadeguatezza.<br>Il messaggio implicito è semplice: non sei abbastanza moderno, non sei abbastanza aggiornato, non appartieni più al presente.<br>L&#8217;oggetto non perde valore perché si è consumato; lo perde perché qualcuno ha deciso che non rappresenta più il momento.<br>È l&#8217;obsolescenza programmata applicata al guardaroba.<br>Bisogna alimentare il movimento continuo: collezioni stagionali, pre-fall, capsule collection, eventi, campagne pubblicitarie.<br>Una macchina perfetta nella quale il prodotto conta, ma conta ancora di più il desiderio di possederlo.<br>Già alla fine dell&#8217;Ottocento il sociologo ed economista Thorstein Veblen aveva individuato un meccanismo simile parlando di &#8220;consumo vistoso&#8221;: molti beni non vengono acquistati soltanto per la loro utilità, ma perché comunicano posizione sociale, successo, appartenenza.<br>La moda moderna ha portato questo meccanismo ad una dimensione enorme.<br>Non compriamo soltanto un vestito. Compriamo un&#8217;immagine. Compriamo la promessa di essere più giovani, più interessanti, più accettati. Compriamo, soprattutto, l&#8217;illusione di poter diventare qualcun altro.<br>Sarebbe però troppo semplice attribuire tutta la responsabilità agli stilisti, alle aziende o alla pubblicità.<br>Loro fanno il loro mestiere: creare desideri e trasformarli in vendite.<br>La scelta finale resta anche nelle nostre mani. Il mercato propone, ma il consumatore decide.<br>Nessuno ci obbliga a cambiare guardaroba ogni stagione. Nessuno ci impone di sentirci inadeguati perché una rivista, un influencer o una passerella ci suggeriscono che il nostro modo di vestire appartiene ormai al passato.<br>Ogni acquisto è una scelta. Ogni scelta premia un certo modello economico.<br>Possiamo inseguire ogni nuova tendenza oppure recuperare un&#8217;idea più antica di eleganza: quella che non dipende dalla data sull&#8217;etichetta, ma dalla qualità, dalla misura e dalla capacità di restare fedeli a se stessi.<br>Perché la vera eleganza non ha bisogno di essere aggiornata ogni sei mesi.<br>La moda continuerà naturalmente a raccontarci che ogni stagione nasce una donna nuova.<br>La realtà è molto meno poetica.<br>Ogni stagione deve semplicemente far nascere un nuovo cliente.<br>Perché la &#8220;donna dello stilista&#8221; non esiste.<br>Esiste una persona reale, con i suoi gusti e la sua personalità.<br>E, soprattutto, esistono sempre gli schei.<br>Il vero lusso, forse, oggi consiste proprio nel non avere bisogno di essere continuamente convinti di dover diventare qualcun altro.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>L’estate degli invisibili: per gli anziani il caldo è come il Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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<p>Il caldo torrido dell’estate ed il Covid hanno un tratto comune che non compare nei bollettino sanitari: entrambi trasformano la solitudine in un rischio concreto.<br>Per milioni di anziani il termometro che supera i 35 gradi non è soltanto un dato meteorologico.<br>È una barriera invisibile che restringe il mondo.<br>Non serve un decreto per imporre un lockdown: basta l’afa che rende impossibile uscire di casa, fare la spesa, andare al bar, scambiare due parole con qualcuno.<br>La porta rimane chiusa. Le tapparelle si abbassano fin dal mattino per difendersi dal sole. La casa, che dovrebbe essere il luogo dei ricordi e della sicurezza, lentamente può trasformarsi in una prigione silenziosa.<br>E fuori cosa succede?<br>La città si svuota. Arrivano le ferie, chiudono i negozi di quartiere, il bar dove il pensionato prendeva il caffè, la farmacia dove il farmacista conosceva nome e abitudini dei clienti. Anche il vicino di pianerottolo parte per qualche giorno.<br>E così scompare quel tessuto invisibile fatto di piccoli gesti: un saluto, una domanda, un &#8220;come va?&#8221;.<br>Cose apparentemente insignificanti, ma che per una persona sola rappresentano spesso l’unico filo che la tiene collegata al mondo.<br>Abbiamo costruito una società capace di comunicare in tempo reale con persone dall’altra parte del pianeta, ma possiamo non accorgerci che nella porta accanto qualcuno non sta bene.<br>Abbiamo smartphone sempre più intelligenti e relazioni umane sempre più distratte. Una curiosa forma di progresso: siamo connessi ovunque, tranne dove servirebbe davvero.<br>Il caldo, poi, fa il resto. La stanchezza non è soltanto fisica. È psicologica. Si perde energia, diminuisce la voglia di cucinare, di muoversi, persino di chiedere aiuto.<br>Ma molti anziani hanno un riflesso quasi automatico: minimizzare.<br>&#8220;È solo un po&#8217; di stanchezza&#8221;. &#8220;Passerà&#8221;. &#8220;Non voglio disturbare&#8221;.<br>La stessa frase che tanti pronunciavano durante la pandemia per non preoccupare figli e parenti.<br>Come se chiedere aiuto fosse una colpa. Come se diventare fragili fosse qualcosa di cui vergognarsi.<br>Il vero problema, allora, non è soltanto il caldo.<br>È una società che invecchia ma che spesso continua ad organizzarsi come se tutti fossero giovani, autonomi e circondati da una famiglia sempre disponibile.<br>La vecchiaia è diventata una condizione privata. Un fatto quasi nascosto. Finché non accade qualcosa.<br>Poi arrivano i numeri, i servizi televisivi, gli appelli alla prudenza e le raccomandazioni degli esperti.<br>Ma la prevenzione più importante resta quella che non finisce sui giornali: una telefonata, una visita, una domanda semplice: &#8220;Come stai davvero?&#8221;<br>Perché contro il caldo si può usare un condizionatore, sempre che uno ce l’abbia, e non abbia problemi di denaro.<br>Contro la solitudine no.<br>E una società non si giudica soltanto da quanta tecnologia riesce a produrre, ma da quanta attenzione riesce ancora a dedicare alle persone più fragili.<br>Il vero dramma dell’estate non è il caldo che entra dalle finestre.<br>È il silenzio che rimane dietro quelle finestre chiuse.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Vicenza, per la maggioranza di governo il turismo non è in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. “Alcune critiche al lavoro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. <br>“Alcune critiche al lavoro svolto a Vicenza su cultura, eventi e turismo hanno cercato di dare un’immagine distorta della realtà, fondata più su slogan che su numeri e fatti.</p>



<p>Il recente sondaggio Demetra, pubblicato da Il Giornale di Vicenza, racconta invece tutt’altro: il 78% dei cittadini esprime un giudizio positivo sul lavoro del Sindaco Giacomo Possamai e della sua Giunta in materia di cultura, eventi e turismo, con una crescita di 12 punti rispetto alla rilevazione precedente. Si tratta della percentuale più alta tra tutti i temi analizzati, a conferma di un impegno riconosciuto e apprezzato dalla grande maggioranza dei vicentini.</p>



<p>Questo risultato è anche il riconoscimento del lavoro instancabile dell’assessora alla cultura, al turismo e all’attrattività della città, espressione della Lista Possamai Sindaco, che in questi anni ha saputo mettere in rete istituzioni, operatori culturali e realtà economiche, costruendo una programmazione di qualità riconosciuta dai cittadini.</p>



<p>Accanto a lei, l’assessore allo sport, agli eventi e al Parco della Pace, anch’egli della Lista Possamai Sindaco, ha contribuito in modo decisivo a fare di Vicenza una città viva, capace di ospitare manifestazioni di richiamo e di valorizzare gli spazi pubblici come luoghi di incontro, socialità e partecipazione.</p>



<p><strong>Una strategia fondata su cultura, patrimonio e collaborazione</strong></p>



<p>Vicenza ha costruito in questi anni una strategia chiara, che mette al centro cultura, grandi eventi, patrimonio UNESCO e collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio.</p>



<p>Il Forum Cultura di Vicenza, che riunisce quasi 80 associazioni culturali del territorio, negli ultimi anni ha progressivamente affinato la propria azione, ampliando la presenza delle attività nei quartieri, promuovendo progettualità nei periodi tradizionalmente meno ricchi di eventi e contribuendo a rendere più vivo il centro storico anche nelle fasce orarie in cui è maggiormente necessario offrire occasioni di incontro e partecipazione.</p>



<p>Il dibattito sul turismo è utile e necessario, ma proprio per questo dovrebbe partire da un’analisi completa dei dati e del contesto, evitando letture parziali basate su un singolo indicatore o su una fotografia limitata nel tempo.</p>



<p>Il turismo è un fenomeno complesso, influenzato da molti fattori: andamento dell’economia, flussi nazionali e internazionali, grandi cantieri che interessano la città, capacità di attrarre eventi, qualità dell’offerta culturale, collaborazione tra istituzioni e operatori economici.</p>



<p>In questo quadro, Vicenza ha scelto di investire con decisione nella cultura come leva di sviluppo economico, sociale e turistico.</p>



<p><strong>I luoghi della cultura e i risultati raggiunti</strong></p>



<p>La Basilica Palladiana ha ospitato mostre di rilievo nazionale; il Teatro Olimpico ha consolidato il proprio ruolo con il Ciclo di Spettacoli Classici e una programmazione di alto profilo; il Teatro Comunale ha proposto una stagione artistica di qualità riconosciuta a livello nazionale.<br>I Musei Civici hanno ampliato l’offerta con nuove esposizioni, attività educative, laboratori, iniziative per le famiglie e progetti dedicati all’inclusione, mentre il patrimonio UNESCO è stato ulteriormente valorizzato attraverso iniziative di promozione e nuovi percorsi culturali.</p>



<p>Accanto a queste realtà, si è rafforzata l’intera rete culturale cittadina: l’Accademia Olimpica con nuovi progetti scientifici e formativi, la Biblioteca Bertoliana con attività di valorizzazione del proprio patrimonio, la Fondazione Giuseppe Roi con restauri, studi e iniziative culturali, la Fondazione Monte di Pietà come luogo di produzione culturale attraverso mostre, incontri, concerti e conferenze.</p>



<p>A tutto questo si aggiunge il contributo determinante di Italian Exhibition Group con Vicenzaoro, delle associazioni culturali, delle categorie economiche, della Camera di Commercio, della Diocesi, delle università e dei numerosi operatori del territorio che, lavorando insieme, hanno reso l’offerta culturale e turistica della città sempre più ricca e qualificata.</p>



<p><strong>Una città viva tutto l’anno</strong></p>



<p>Anche i numeri raccontano una città dinamica. La mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore” ha superato i 55 mila visitatori; i Musei Civici, il Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana hanno registrato importanti incrementi di pubblico, in particolare in occasione delle principali festività. Le manifestazioni natalizie, ViOff, notte bianca, Vicenza in festival, Vicenza Jazz, gli eventi di carnevale, oltre 250 eventi che l&#8217;ufficio manifestazioni ha istruito nell&#8217;anno 2025.</p>



<p>L’obiettivo perseguito è stato chiaro: destagionalizzare i flussi turistici, aumentare il tempo di permanenza dei visitatori, promuovere il turismo culturale ed esperienzial e costruire una rete stabile di collaborazioni tra pubblico e privato.</p>



<p>&nbsp;È giusto riconoscere che esistono ancora margini di miglioramento: occorre continuare a investire nella promozione internazionale, nella digitalizzazione dell’offerta, nell’accoglienza, nei servizi turistici e nella valorizzazione dell’intero territorio provinciale.<br>Vanno considerati con attenzione anche alcuni segnali di rallentamento, come i dati recenti relativi al mese di luglio 2026 rispetto al 2025: –1.000 colli trasportati in centro storico e –240 spedizioni, così come il calo registrato negli ultimi otto mesi. Sono elementi che richiedono analisi e soluzioni, non semplificazioni.</p>



<p>Così come è vero che molti cittadini si spostano in altre città d’arte per vedere mostre di qualità senza che ciò implichi necessariamente un forte impatto sui consumi locali: spesso si tratta di visite “mordi e fuggi”, che non mettono in discussione la capacità attrattiva di Vicenza.</p>



<p>È prendendo coscienza dei problemi che si trovano le soluzioni. Ma sostenere che in questi anni non sia stato fatto un lavoro importante significa non riconoscere il percorso compiuto dalla città e smentire ciò che i dati, a partire dal sondaggio Demetra, chiaramente indicano.</p>



<p><strong>Il vero terreno del confronto</strong><br>&nbsp;La cultura e il turismo non crescono grazie agli slogan, ma grazie a investimenti, programmazione, qualità delle proposte, capacità di fare rete e visione di lungo periodo.<br>È su questi elementi – e sui dati oggettivi che li confermano – che dovrebbe svilupparsi il confronto pubblico.</p>



<p>Vicenza possiede tutte le condizioni per consolidare il proprio ruolo tra le principali città d’arte e di cultura italiane. Per raggiungere questo obiettivo servono confronto, responsabilità e capacità di valorizzare quanto è stato costruito, continuando a migliorarlo con il contributo di tutte le istituzioni, delle realtà culturali e del tessuto economico della città.”</p>
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		<title>Ondate di calore in Veneto: stato di attenzione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza la fase di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore, per le giornate di oggi mercoledì 5 e di domani&#160;giovedì 6 agosto.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Centro funzionale decentrato della Regione del Veneto ha dichiarato per l’area che riguarda anche Vicenza la fase di attenzione (giallo) per il rischio di ondate di calore, per le giornate di oggi mercoledì 5 e di domani&nbsp;giovedì 6 agosto. Si prevede disagio fisico intenso su tutta la regione.</p>



<p>Si raccomanda, quindi, in particolare a persone anziane, bambini, donne in gravidanza e persone affette da patologie, di evitare esposizioni prolungate all’aperto nelle ore più calde della giornata e di ridurre lo svolgimento di attività fisiche affaticanti.</p>



<p>Per anziani e persone sole è a disposizione lo&nbsp;sportello telefonico del Comune di Vicenza &#8220;Vicenza solidale&#8221;, utile per avere un supporto e informazioni utili, oltre che l’indicazione dei centri civici dotati di climatizzazione. Lo sportello si può contattare al numero&nbsp;0444 221020,&nbsp;dal lunedì al venerdì&nbsp;dalle 9 alle 12, martedì e giovedì anche&nbsp;dalle 15.30 alle 17.30.</p>



<p>Tra gli interventi previsti, oltre alla compagnia telefonica e l&#8217;aiuto per il primo accesso ai servizi sociali, si possono richiedere informazioni sui servizi per le persone anziane o particolarmente fragili nel periodo estivo o in caso di situazioni di emergenza. Si possono ottenere informazioni in merito alle attività aggregative, culturali e sociali che vengono proposte nei centri per anziani della città, conoscerne gli orari di apertura e i servizi offerti, tenuto conto che tutti sono muniti di impianto di aria condizionata.</p>



<p>Si ricorda che le ondate di calore possono favorire anche l’aumento della concentrazione nell&#8217;aria di ozono, con possibili disagi per le persone più fragili. Per conoscere i livelli di ozono durante il periodo estivo, è possibile consultare le pagine Previsione Ozono e Qualità dell&#8217;aria &#8211; Dati in diretta in cui l&#8217;Arpav pubblica giornalmente i valori rilevati dalle centraline.</p>



<p>Inoltre, come disposto dalla Regione del Veneto, fino&nbsp;al 31 agosto&nbsp;anche a Vicenza vige il divieto di svolgimento dell&#8217;attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole,&nbsp;dalle 12.30 alle 16, nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili all&#8217;aperto e nelle cave, limitatamente ai giorni e alle aree con un livello di rischio alto.</p>
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