Migranti morti e insulti alla Uil, Zaia: “Il Veneto non è questo”

Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, interviene con fermezza sulle polemiche social scoppiate dopo le offese rivolte alla UIL Veneto, che aveva deciso di contribuire con un gesto di solidarietà al rimpatrio delle salme di tre lavoratori migranti morti in un incidente stradale a Chioggia.
Zaia definisce “indegni” gli insulti indirizzati al sindacato e al suo segretario regionale Roberto Toigo, sottolineando come il gesto della UIL sia stato “un atto di umanità semplice e doveroso” e come di fronte a vicende di questo tipo non debba esserci spazio per l’odio. “Davanti all’umanità non si sputa veleno”, afferma.
Il Presidente invita a riportare l’attenzione sulla tragedia umana: tre lavoratori stranieri, impegnati in attività agricole nel Veneziano, morti mentre cercavano di costruire un futuro per le proprie famiglie. “Dietro quelle salme ci sono i loro figli, le loro famiglie, le loro vite spezzate”, osserva, criticando duramente chi sui social ha reagito con insulti e commenti offensivi.
Nel suo intervento Zaia richiama anche la storia del Veneto come terra di emigrazione. Ricorda come per decenni migliaia di veneti abbiano lasciato la propria terra per cercare lavoro all’estero, spesso affrontando sacrifici, diffidenza e difficoltà. “Prima di insultare questi lavoratori e chi si occupa delle loro famiglie, si pensi alla nostra storia di emigranti”, afferma.
Il Presidente del Consiglio regionale richiama inoltre al rispetto come valore fondamentale, soprattutto di fronte alla morte: “Si può discutere di tutto, ma davanti alla perdita di vite umane la prima parola deve essere rispetto, non odio”.
Zaia difende apertamente la scelta della UIL Veneto, definendola un gesto concreto di solidarietà e dignità. “Non è la cifra che conta, ma il significato umano dell’azione”, spiega, ribadendo che il Veneto autentico non è quello rappresentato dagli insulti sui social, ma quello del lavoro, della solidarietà e della responsabilità civile.
Conclude infine prendendo le distanze dai cosiddetti “leoni da tastiera”, affermando che le espressioni di odio non rappresentano la comunità veneta e non ne parlano a nome.













