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	<title>ITALIA e MONDO | TViWeb</title>
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		<title>Terremoto politico nel Regno Unito: Keir Starmer si dimette da primo ministro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:22:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.</p>



<p>L&#8217;annuncio è arrivato oggi davanti al numero 10 di Downing Street, dove Starmer, affiancato dalla moglie Victoria, ha spiegato di aver preso atto del fatto che il suo partito non lo considera più la persona più adatta a guidare il Labour alle prossime elezioni generali.</p>



<p>«Ho ascoltato la risposta e la accetto con serenità», ha dichiarato il premier uscente, sottolineando come ogni decisione presa durante il suo mandato sia stata guidata dall&#8217;obiettivo di mettere «al primo posto il Paese che amo».</p>



<p>Nel suo discorso di addio, Starmer ha ricordato come l&#8217;ingresso a Downing Street nel luglio 2024 abbia rappresentato «il momento più orgoglioso» della sua vita. Ha inoltre rivendicato il lavoro svolto per rilanciare un Partito Laburista che ha definito «in bancarotta politica, finanziaria e morale», sostenendo di averne ripristinato la credibilità, combattendo l&#8217;antisemitismo e rafforzando la fiducia nell&#8217;economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale.</p>



<p>Il leader laburista ha già informato il re Carlo III della sua decisione durante una telefonata avvenuta in mattinata. Ha inoltre chiesto al Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di avviare il processo per la successione, con apertura delle candidature il 9 luglio e conclusione entro la pausa estiva. L&#8217;obiettivo è avere un nuovo leader e un nuovo primo ministro prima della ripresa dei lavori parlamentari a settembre.</p>



<p>Fino ad allora Starmer resterà in carica per garantire una transizione ordinata, promettendo piena collaborazione e sostegno al proprio successore.</p>



<p>Particolarmente toccante il finale del suo intervento. Visibilmente commosso, il premier ha affermato che, una volta lasciato «l&#8217;incarico più importante del Paese», si dedicherà a quello che considera «il lavoro più importante»: essere il miglior marito possibile per la moglie Victoria e il miglior padre per i suoi figli. Al termine del discorso ha abbracciato la moglie prima di rientrare nella residenza di Downing Street.</p>



<p>Le dimissioni di Starmer aprono ora una fase di grande incertezza politica nel Regno Unito. La notizia ha già suscitato reazioni da tutto l&#8217;arco parlamentare. Il leader dei Liberal Democratici, Ed Davey, ha dichiarato che i britannici sono «stufi» del continuo avvicendamento di primi ministri e ha chiesto un cambiamento più profondo del sistema politico.</p>



<p>L&#8217;uscita di scena di Starmer rappresenta uno sviluppo sorprendente per la politica britannica. Solo due anni fa il leader laburista aveva ottenuto una netta vittoria elettorale, ponendo fine a oltre un decennio di governi conservatori. Oggi, invece, lascia il potere nel pieno della legislatura, aprendo la corsa alla successione e una nuova fase per il Partito Laburista e per il Regno Unito.</p>



<p></p>
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		<title>Da Verona a Casablanca senza scali: decollato il primo volo Royal Air Maroc</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verona entra ufficialmente nel network di Royal Air Maroc. Domenica 21 giugno è decollato il primo volo diretto tra l’aeroporto Catullo e Casablanca, nuovo collegamento che sarà operato con tre frequenze settimanali – il mercoledì, il venerdì e la domenica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Verona entra ufficialmente nel network di Royal Air Maroc. Domenica 21 giugno è decollato il primo volo diretto tra l’aeroporto Catullo e Casablanca, nuovo collegamento che sarà operato con tre frequenze settimanali – il mercoledì, il venerdì e la domenica – rafforzando la presenza della compagnia aerea di bandiera marocchina nel mercato italiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-369184" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1024x683.jpg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-626x417.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1536x1024.jpg 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-2048x1365.jpg 2048w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-100x67.jpg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-846x564.jpg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/royal-air-maroc-verona-casablanca-1184x789.jpg 1184w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Fondata nel 1957 e presente in Italia da oltre cinquant’anni, Royal Air Maroc aggiunge così Verona agli scali già serviti nel Paese. Con il nuovo collegamento salgono infatti a otto gli aeroporti italiani raggiunti dalla compagnia: Napoli, Catania, Roma, Milano, Bologna, Torino, Venezia e Verona.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un collegamento strategico per il Nord-Est</h3>



<p>L’apertura della rotta Verona-Casablanca rientra nella strategia di sviluppo della compagnia nel Nord-Est italiano, un’area considerata tra le più dinamiche sotto il profilo produttivo, commerciale e turistico, comprendendo anche il Trentino-Alto Adige.</p>



<p>Il nuovo servizio è pensato per rispondere alle esigenze delle comunità marocchine e africane presenti sul territorio, ma anche per intercettare la domanda business e leisure proveniente da un’area caratterizzata da una forte vocazione internazionale e da intensi rapporti economici con l’estero.</p>



<p>La rotta rappresenta inoltre una nuova opportunità per incrementare i flussi turistici verso il Marocco, meta sempre più apprezzata dai viaggiatori italiani per il patrimonio culturale, paesaggistico ed esperienziale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli orari del nuovo volo</h3>



<p>Il collegamento viene effettuato con un Boeing 737-800 configurato con 12 posti in classe business e 147 in classe economica.</p>



<p>Il volo AT890 parte da Casablanca alle 13.10 e arriva a Verona alle 17.20. Il volo AT891 decolla invece da Verona alle 18.20 e atterra a Casablanca alle 20.30.</p>



<p>Una programmazione studiata per offrire una soluzione diretta e funzionale sia ai viaggiatori d’affari sia a quelli che si spostano per turismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le dichiarazioni</h3>



<p>«L’avvio del collegamento Verona-Casablanca ci permette di essere ancora più vicini ai passeggeri del Nord-Est italiano, un’area dinamica, con una forte vocazione internazionale e una domanda crescente di connessioni verso il Marocco e oltre», ha dichiarato Walid El Khassal.</p>



<p>«Con questa nuova rotta rendiamo più semplice e immediato raggiungere Casablanca da Verona, offrendo ai passeggeri la possibilità di accedere con continuità alle principali destinazioni servite dal nostro network internazionale. Casablanca è oggi un hub moderno, efficiente e affidabile, da cui è possibile viaggiare in modo sereno e sicuro verso l’Africa, le Americhe, il Medio Oriente e il resto del mondo».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte dell’aeroporto veronese. «L’inaugurazione del collegamento diretto Verona-Casablanca segna un passo significativo nel percorso di sviluppo internazionale del Catullo», ha affermato Camillo Bozzolo.</p>



<p>Bozzolo ha evidenziato come la nuova rotta rappresenti non solo una porta d’accesso verso il Marocco, ma anche un importante strumento di collegamento con numerose destinazioni africane. Un mercato in forte crescita, come dimostrano i 290 mila passeggeri che nel 2025 hanno viaggiato tra Verona e l’Africa, con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il piano di crescita verso il 2030</h3>



<p>L’espansione italiana si inserisce in un più ampio piano industriale globale della compagnia. Nel corso del 2026 Royal Air Maroc introdurrà dieci nuovi aeromobili, portando la flotta a 72 unità, e inaugurerà dieci nuove rotte internazionali.</p>



<p>Tra le novità più rilevanti figura il nuovo collegamento diretto con Los Angeles, prima connessione in assoluto tra il continente africano e la costa pacifica degli Stati Uniti. Parallelamente saranno aumentate le frequenze verso destinazioni strategiche come San Paolo, Miami, Washington e Dubai.</p>



<p>In vista della Coppa del Mondo FIFA 2030, che vedrà il Marocco tra i Paesi ospitanti, il vettore punta a raggiungere una flotta di 130 aeromobili e ad aprire circa quaranta nuove rotte.</p>



<p>Lo sviluppo sarà sostenuto dalla realizzazione del nuovo Terminal 3 di Casablanca, dedicato esclusivamente alla compagnia. Entro il 2029 la capacità dell’hub passerà da 15 a 35 milioni di passeggeri e sarà integrata con la rete ferroviaria ad alta velocità LGV, rafforzando il ruolo del Marocco come punto di collegamento tra Europa, Africa e Americhe.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un network internazionale sempre più ampio</h3>



<p>Attraverso l’hub di Casablanca, Royal Air Maroc collega l’Italia a una rete in continua espansione che comprende Africa, Americhe, Medio Oriente e Asia.</p>



<p>Nel 2026 sono previste nuove aperture verso San Pietroburgo, Bilbao, Alicante, Lille e Los Angeles. Quest’ultima, attiva dal 7 giugno, rappresenta una tappa storica per il trasporto aereo internazionale, essendo il primo collegamento diretto tra l’Africa e la costa occidentale degli Stati Uniti.</p>



<p>Con il nuovo volo Verona-Casablanca, Royal Air Maroc conferma quindi la volontà di investire nel mercato italiano attraverso connessioni strategiche e collaborazioni territoriali a sostegno della mobilità, del turismo e dello sviluppo economico internazionale.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Ancoca caldo africano sul Veneto: weekend rovente con punte oltre i 35 gradi, possibili temporali in montagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[METEO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue sul Veneto la fase di stabilità atmosferica determinata da un vasto promontorio anticiclonico di origine subtropicale che sta interessando gran parte dell’Europa centro-meridionale. La situazione garantirà ancora giornate prevalentemente soleggiate, soprattutto in pianura, ma con la possibilità di rovesci<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Prosegue sul Veneto la fase di stabilità atmosferica determinata da un vasto promontorio anticiclonico di origine subtropicale che sta interessando gran parte dell’Europa centro-meridionale. La situazione garantirà ancora giornate prevalentemente soleggiate, soprattutto in pianura, ma con la possibilità di rovesci e temporali di calore sulle aree montane e, localmente, anche nelle zone interne. Le temperature continueranno a mantenersi molto al di sopra delle medie stagionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lunedì 22 giugno</h3>



<p>La giornata sarà caratterizzata da cielo in prevalenza sereno o poco nuvoloso, con il possibile passaggio di nubi medio-alte.</p>



<p>Sul fronte delle precipitazioni, dal tardo pomeriggio e soprattutto in serata potranno svilupparsi locali rovesci o temporali nelle zone interne e nelle aree vicine alla Pedemontana. Non è esclusa la possibilità di fenomeni localmente intensi.</p>



<p>Le temperature non subiranno variazioni significative rispetto ai giorni precedenti, con un lieve aumento dei valori minimi in alcune aree. I venti saranno deboli dai quadranti orientali nelle ore mattutine, poi deboli e variabili. Mare quasi calmo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Martedì 23 giugno</h3>



<p>Ancora condizioni di tempo stabile con cielo generalmente sereno o poco nuvoloso. Solo nel pomeriggio e in serata potrebbero formarsi modesti addensamenti cumuliformi nelle zone interne.</p>



<p>Le precipitazioni saranno generalmente assenti. Temperature stazionarie e ancora superiori alla norma del periodo. Venti deboli variabili e mare calmo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mercoledì 24 giugno</h3>



<p>Si conferma il dominio dell’alta pressione con cielo prevalentemente sereno o poco nuvoloso, salvo qualche passaggio di nubi medio-alte. Temperature senza variazioni di rilievo e venti deboli variabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giovedì 25 giugno</h3>



<p>Il quadro meteorologico resterà sostanzialmente invariato: prevalenza di sole, qualche velatura di passaggio e temperature ancora elevate. I venti saranno deboli variabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Caldo persistente</h3>



<p>Secondo le previsioni, la configurazione atmosferica favorirà una prolungata ondata di caldo con valori termici ben superiori alla media climatica di fine giugno. Le condizioni più instabili continueranno a interessare principalmente i rilievi, dove nelle ore pomeridiane e serali potranno svilupparsi rovesci e temporali di calore.</p>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>sul Veneto, temperature ben oltre la media: rischio temporali nelle ore serali</strong></p>



<p>Prosegue sul Veneto la fase di stabilità atmosferica determinata da un vasto promontorio anticiclonico di origine subtropicale che sta interessando gran parte dell’Europa centro-meridionale. La situazione garantirà ancora giornate prevalentemente soleggiate, soprattutto in pianura, ma con la possibilità di rovesci e temporali di calore sulle aree montane e, localmente, anche nelle zone interne. Le temperature continueranno a mantenersi molto al di sopra delle medie stagionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lunedì 22 giugno</h3>



<p>La giornata sarà caratterizzata da cielo in prevalenza sereno o poco nuvoloso, con il possibile passaggio di nubi medio-alte.</p>



<p>Sul fronte delle precipitazioni, dal tardo pomeriggio e soprattutto in serata potranno svilupparsi locali rovesci o temporali nelle zone interne e nelle aree vicine alla Pedemontana. Non è esclusa la possibilità di fenomeni localmente intensi.</p>



<p>Le temperature non subiranno variazioni significative rispetto ai giorni precedenti, con un lieve aumento dei valori minimi in alcune aree. I venti saranno deboli dai quadranti orientali nelle ore mattutine, poi deboli e variabili. Mare quasi calmo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Martedì 23 giugno</h3>



<p>Ancora condizioni di tempo stabile con cielo generalmente sereno o poco nuvoloso. Solo nel pomeriggio e in serata potrebbero formarsi modesti addensamenti cumuliformi nelle zone interne.</p>



<p>Le precipitazioni saranno generalmente assenti. Temperature stazionarie e ancora superiori alla norma del periodo. Venti deboli variabili e mare calmo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mercoledì 24 giugno</h3>



<p>Si conferma il dominio dell’alta pressione con cielo prevalentemente sereno o poco nuvoloso, salvo qualche passaggio di nubi medio-alte. Temperature senza variazioni di rilievo e venti deboli variabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giovedì 25 giugno</h3>



<p>Il quadro meteorologico resterà sostanzialmente invariato: prevalenza di sole, qualche velatura di passaggio e temperature ancora elevate. I venti saranno deboli variabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Caldo persistente</h3>



<p>Secondo le previsioni, la configurazione atmosferica favorirà una prolungata ondata di caldo con valori termici ben superiori alla media climatica di fine giugno. Le condizioni più instabili continueranno a interessare principalmente i rilievi, dove nelle ore pomeridiane e serali potranno svilupparsi rovesci e temporali di calore.</p>



<p></p>
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		<title>Il club negazionista del &#8220;ma si è sempre sudato&#8221;: cronaca dall’Europa “temperata”</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-club-negazionista-del-ma-si-e-sempre-sudato-cronaca-dalleuropa-temperata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una categoria di connazionali che resiste eroicamente a qualsiasi evidenza, granitica come un ghiacciaio alpino, di quelli che c&#8217;erano una volta, s&#8217;intende.&#160; Sono i custodi del&#160;&#8220;ma il caldo c’è sempre stato!”. Loro, mentre il termometro segna 42<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una categoria di connazionali che resiste eroicamente a qualsiasi evidenza, granitica come un ghiacciaio alpino, di quelli che c&#8217;erano una volta, s&#8217;intende.&nbsp;</p>



<p>Sono i custodi del&nbsp;<em>&#8220;</em>ma il caldo c’è sempre stato!”.</p>



<p>Loro, mentre il termometro segna 42 gradi all’ombra, e le zanzare tigre organizzano rave party in salotto, rimangono impassibili.</p>



<p>Se gli fai notare che l&#8217;asfalto si sta liquefacendo, e che i pinguini stanno chiedendo asilo politico in Islanda, ti guardano con condiscendenza e sfoderano l&#8217;arma definitiva:&nbsp;&#8220;Eh, ma ti ricordi nel luglio del ’73? Lì sì che si schiattava!&#8221;.</p>



<p>Ecco, di fronte a questa incrollabile certezza sorge spontaneo un dubbio: o abbiamo vissuto in due pianeti diversi, o la memoria a breve termine è evaporata insieme ai fiumi.<em></em></p>



<p>Chi&nbsp;&nbsp;come me ha superato la boa di tanti decenni – e dunque possiede un archivio storico biologico, non basato sui reel di TikTok – si ricorda perfettamente com&#8217;era l&#8217;estate nell’ Europa “temperata” (alle elementari tanti anni fa si insegnava che l’Europa si trova nella zona temperata della terra)</p>



<p>Era l&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;Anticiclone delle Azzorre.&nbsp;</p>



<p>Un signore d’altri tempi, che arrivava dall’Oceano Atlantico con discrezione; portava quelle tre settimane di saggio e moderato calore (30-32 gradi al massimo, mica la fusione del nocciolo), e poi toglieva il disturbo dopo Ferragosto con il classico temporale che rinfrescava l&#8217;aria.&nbsp;</p>



<p>Si dormiva con il lenzuolino, e la parola &#8220;aria condizionata&#8221; era un lusso da uffici bancari o da cinema di prima visione.<em></em></p>



<p>Oggi, quel rassicurante inquilino oceanico è stato sfrattato.&nbsp;</p>



<p>Al suo posto si è insediato stabilmente l’Anticiclone Africano,</p>



<p>E non si tratta di un&#8217;impressione da bar: i dati delle serie storiche climatologiche parlano chiaro.&nbsp;</p>



<p>La transizione è iniziata in modo visibile e sistematico tra la fine degli anni &#8217;80 e l&#8217;inizio degli anni &#8217;90, per poi diventare la norma assoluta dal famigerato e rovente&nbsp;2003. Fino ad allora, le invasioni di aria subtropicale continentale (leggi: Sahara) erano anomalie della durata di pochi giorni.&nbsp;</p>



<p>Da trent&#8217;anni a questa parte, i modelli meteorologici mostrano che l&#8217;Anticiclone delle Azzorre si è ritirato e sgonfiato sull&#8217;Atlantico, lasciando aperta una vera e propria autostrada per il promontorio africano,&nbsp;che non è un fenomeno meteorologico, è una punizione biblica.&nbsp;</p>



<p>Arriva direttamente dal Sahara, si piazza sulle nostre città a fine maggio, e decide di andarsene – forse – a ottobre inoltrato.<em></em></p>



<p>Ma usciamo un attimo dall&#8217;Italia, perché per il negazionista medio il mondo finisce a Chioggia o a Rimini.&nbsp;</p>



<p>Mi piacerebbe chiedere a questi storici del climatizzatore da bar che “dottoreggino” sui social: come spiegate il fatto che oggi persino l’Inghilterra, la Germania e i Paesi Scandinavi siano&nbsp;&nbsp;ormai regolarmente investiti da feroci vampate sahariane?<em></em></p>



<p>Lassù, dove una volta l&#8217;estate consisteva in tre giorni a 22 gradi con pioggerellina alternata, oggi si sfiorano e si superano i 40 gradi.&nbsp;</p>



<p>E non è una barzelletta, è un dramma umanitario ed edilizio.&nbsp;</p>



<p>Quelle case, concepite per secoli con un unico sacro obiettivo – tenere fuori il freddo ed intrappolare dentro il calore – con queste temperature si trasformano istantaneamente in forni crematori domestici o saune svedesi senza interruttore di spegnimento.&nbsp;</p>



<p>Tant&#8217;è che i decessi per il caldo record lassù sono molti più che nei Paesi Mediterranei.&nbsp;</p>



<p>Ma certo, scommetto che anche ad Oslo i vecchi del paese dicono che&nbsp;&#8220;nel 1954 si sudava uguale sotto la pelliccia&#8221;.</p>



<p>Se poi il Nord Europa sembra troppo lontano, basta guardare appena al di là delle Alpi.&nbsp;</p>



<p>In Francia, nei giorni scorsi, il Ministero dell&#8217;Educazione ha dovuto fare una mossa senza precedenti: le prove degli esami di maturità sono state concentrate tassativamente al mattino, con stop categorico entro le ore 12.&nbsp;</p>



<p>Perché dopo mezzogiorno, nelle aule, la temperatura sale a livelli tali che più che un esame di Stato sembra una prova di sopravvivenza nella Legione Straniera.&nbsp;</p>



<p>Immaginiamo i poveri ragazzi&nbsp;&nbsp;tradurre od a fare equazioni mentre il cervello frigge come una cotoletta.<em></em></p>



<p>Chissà cosa ne pensano i nostri lucidi analisti da ombrellone.&nbsp;</p>



<p>Probabilmente che i francesi sono i soliti &#8220;rammolliti&#8221;, e che ai loro tempi la versione di latino si traduceva sotto il sole a picco nei campi di grano, senza battere ciglio.<em></em></p>



<p>Oggi non siamo più nella &#8220;temperata Europa&#8221;, siamo in un prolungamento della Tunisia settentrionale.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo i monsoni padani, i cactus sui balconi, e fiumi che sembrano piste da motocross.&nbsp;</p>



<p>Eppure il negazionista nostrano non cede neanche di fronte all’evidenza di quella che sta diventando la nuova normalità climatica.&nbsp;</p>



<p>Se gli mostri i dati scientifici, scrolla le spalle.&nbsp;</p>



<p>Se gli dici che l&#8217;aria è così umida che si potrebbe tagliare con il coltello e servire come antipasto, ti risponde che&nbsp;&#8220;basta non uscire nelle ore di punta e bere molta acqua&#8221;. Un consiglio di un&#8217;originalità quasi commovente.<em></em></p>



<p>Forse hanno ragione loro. Non è cambiato nulla.&nbsp;</p>



<p>È solo che una volta, d&#8217;estate, andavamo al mare a rinfrescarci; oggi ci andiamo per sperimentare la cottura a bagnomaria.&nbsp;</p>



<p>Ma l&#8217;importante è non dirlo ad alta voce, altrimenti si rovina la narrazione del&nbsp;&#8220;si è sempre sudato…&#8221;.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>PS: Tanto per dire, ecco le minime e le massime registrate ieri 21 giugno&nbsp;&nbsp;in Pianura Padana e nel Nord Africa</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Città</strong></td><td><strong>Minima</strong></td><td><strong>Massima</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Algeri</strong></td><td>22°C</td><td>36°C</td></tr><tr><td><strong>Il Cairo</strong></td><td>23°C</td><td>34°C</td></tr><tr><td><strong>Tunisi</strong></td><td>22°C</td><td>35°C</td></tr><tr><td><strong>Padova</strong></td><td>24°C</td><td>36°C</td></tr><tr><td><strong>Bologna</strong></td><td>24°C</td><td>35°C</td></tr><tr><td><strong>Milano</strong></td><td>24°C</td><td>36°C</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Tutto normale per i negazionisti del climat change?</p>



<p></p>
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		<title>Tra la &#8220;bomba&#8221; Vannacci e la Repubblica di Pulcinella. La via del ritorno al passato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:36:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Nelle mie riflessioni di venerdì scorso ho cercato di scattare, per quanto possibile, una fotografia della situazione politica del nostro Paese&#160;(https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/). Un’analisi che cercava di mettere in luce come l&#8217;estremizzazione dei poli potrebbe aprire una vera e propria<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Nelle mie riflessioni di venerdì scorso ho cercato di scattare, per quanto possibile, una fotografia della situazione politica del nostro Paese&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/</a>).</p>



<p>Un’analisi che cercava di mettere in luce come l&#8217;estremizzazione dei poli potrebbe aprire una vera e propria prateria per le forze di centro e per l’area liberaldemocratica.&nbsp;</p>



<p>Oggi, quelle problematiche si intrecciano inevitabilmente con due fattori dirompenti: il tentativo in atto di riscrivere la legge elettorale, e l’irrompere sulla scena del generale Roberto Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Un ingresso, quest&#8217;ultimo, che fin dalle prime avvisaglie lascia sorgere un serio dubbio: il bello deve ancora venire?&nbsp;</p>



<p>Proviamo allora a sviluppare qualche ulteriore ragionamento.&nbsp;</p>



<p>Considerazioni che forse lasceranno il tempo che trovano, ma che possono contribuire a chiarirci un po&#8217; le idee sul futuro che ci attende.</p>



<p>Partiamo dalle regole del gioco.&nbsp;</p>



<p>Cambiarle a partita in corso è un vizio tutto italiano, una consuetudine alquanto scorretta che ci conferma, ancora una volta, nei panni della &#8220;Repubblica di Pulcinella&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Viene alla mente l’immortale aforisma di Ennio Flaiano:&nbsp;<em>“In Italia la situazione è grave ma non è seria”</em>.</p>



<p>Le modifiche attualmente ipotizzate paiono spingere con decisione verso un aumento della polarizzazione, prevedendo un consistente premio di maggioranza alla coalizione capace di raggiungere una soglia attorno al 42% dei voti (sebbene i dettagli tecnici siano ancora oggetto di mercanteggio).&nbsp;</p>



<p>La finalità sbandierata è sempre la stessa: garantire la stabilità degli Esecutivi.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, la realtà ci mostra un quadro ben diverso.&nbsp;</p>



<p>Se è vero che il Governo di Giorgia Meloni si avvia a battere il record di durata nella storia repubblicana, è altrettanto evidente che le profonde distanze ideologiche, ed i costanti disallineamenti tra le forze della sua maggioranza, non hanno affatto garantito una navigazione tranquilla, e men che meno risultati significativi per il Paese.</p>



<p>A complicare questo scenario già precario è arrivata la &#8220;bomba nucleare&#8221; del Generale Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Con le sue posizioni palesemente radicate nell&#8217;estrema destra, ed un&#8217;alleanza convinta con l&#8217;AfD tedesca e il Rassemblement National di Marine Le Pen, Vannacci mette la Premier di fronte ad un bivio drammatico.</p>



<p>Se Meloni decidesse di lasciare il Generale come battitore libero al di fuori del perimetro del Centrodestra, rischierebbe quasi certamente di consegnare la vittoria alla Schlein ed alla sua &#8220;compagnia di giro&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se, al contrario, decidesse di imbarcarlo stabilmente nella coalizione, sposterebbe fatalmente l’asse politico verso gli estremi.&nbsp;</p>



<p>Il rischio concreto è quello di trasformare il Generale nel vero leader&nbsp;de facto&nbsp;dell&#8217;alleanza, o comunque in colui che distribuisce le carte e detta i tempi dell&#8217;agenda politica.&nbsp;</p>



<p>Fossi nei panni della Premier, la notte non ci dormirei: perché su questa scelta, volente o nolente, si gioca l&#8217;intero suo futuro politico.</p>



<p>La storia insegna, fin dalla notte dei tempi, che non esistono sistemi politici ideali o perfetti.&nbsp;</p>



<p>Se così non fosse, saremmo probabilmente ancora fermi alla Democrazia ateniese, al Principato augusteo, all’assolutismo di Luigi XIV o, per converso, alle tragiche derive del comunismo sovietico, cambogiano o cubano.&nbsp;</p>



<p>Ogni epoca storica tenta semplicemente di darsi l’ordinamento &#8220;meno peggio&#8221;, ovvero quello che, in un dato contesto, permette un minimo di governabilità e coesione sociale.</p>



<p>In questa fase che si preannuncia prospetticamente convulsa, perché allora non guardare al nostro passato, nello specifico ai primi decenni della Repubblica?&nbsp;</p>



<p>Se le coalizioni forzate portano con sé l&#8217;indubbio svantaggio di amplificare a dismisura il peso ed il potere di ricatto delle componenti più radicali, perché non accarezzare l’idea di un ritorno al sistema proporzionale con il voto di preferenza?</p>



<p>Bene o male, questo meccanismo ha regolato la vita democratica del Paese dal 1948 al 1992: quasi mezzo secolo.&nbsp;</p>



<p>Non era neanche quello il sistema ideale – sia chiaro – ma oggi avrebbe un merito straordinario: svelenire il clima politico, ridimensionando drasticamente il peso specifico ed i condizionamenti dei partiti posizionati all&#8217;estrema destra o all&#8217;estrema sinistra.</p>



<p>È vero, con il proporzionale non conosceremmo il nome del Premier la sera stessa delle elezioni.&nbsp;</p>



<p>Ma, dopotutto, anche nella Prima Repubblica l’incarico veniva tradizionalmente affidato al leader del partito numericamente più forte, il quale aveva poi l’onere di cercare in Parlamento le forze disposte a convergere su un programma ed a partecipare al governo.</p>



<p>È proprio in questo passaggio che io vedo l&#8217;aspetto più rivoluzionario ed interessante della questione.&nbsp;</p>



<p>Con un sistema proporzionale, il Premier incaricato non sarebbe più un ostaggio politico, costretto a reclutare alleati e Ministri (spesso solo quello che passa il convento) esclusivamente nel recinto blindato di coalizioni pre-elettorali eterogenee e litigiose.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe, al contrario, presentarsi alle Camere con un programma innovativo, moderno e coraggioso, cercando alleanze &#8220;con chi ci crede e ci sta&#8221;.&nbsp;</p>



<p>In parole povere: anziché essere costretti ad imbarcare un Vannacci od un Di Battista per fare numero, si potrebbe guardare all&#8217;area centrista, liberale ed europea.</p>



<p>Certamente, una simile prospettiva solleverebbe un coro di feroci critiche.&nbsp;</p>



<p>In prima fila ci sarebbero quei Partiti abituati a pretendere rendite di posizione, e Parlamentari nominati dall&#8217;alto dai capibastone di turno.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;accusa più prevedibile sarebbe quella di voler restaurare la stagione degli &#8220;inciuci&#8221; e del trasformismo tipici della Prima Repubblica.</p>



<p>Tuttavia, dovremmo chiederci cosa intendiamo davvero per &#8220;inciucio&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se per tale si intendono i metodi democratici utilizzati in Germania, in Francia o nei Paesi del Nord Europa – dove ci si impegna in estenuanti e trasparenti trattative post-elettorali per dare vita a maggioranze talvolta multicolori ma basate su precisi contratti di governo – allora ben vengano gli inciuci.&nbsp;</p>



<p>Sarebbe un passaggio di maturità: sostituirebbe il ricatto ideologico delle ali estreme con la cultura del compromesso programmatico e della responsabilità repubblicana.&nbsp;</p>



<p>Una soluzione imperfetta, forse, ma drammaticamente necessaria per evitare che il Paese rimanga schiacciato nella morsa degli estremismi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Piove nero su Mosca: dopo l&#8217;attacco alla raffineria compaiono macchie di petrolio su strade e vestiti (VIDEO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: il video Una sottile pioggia scura, macchie nere sui vestiti e una patina oleosa sull&#8217;asfalto. È questo l&#8217;effetto più sorprendente e inquietante registrato a Mosca dopo il massiccio attacco di droni che ha colpito la raffineria di Kapotnya, nel<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Sotto: il video</p>



<p>Una sottile pioggia scura, macchie nere sui vestiti e una patina oleosa sull&#8217;asfalto. È questo l&#8217;effetto più sorprendente e inquietante registrato a Mosca dopo il massiccio attacco di droni che ha colpito la raffineria di Kapotnya, nel settore sud-orientale della capitale russa.</p>



<p>Numerosi residenti hanno raccontato di essersi ritrovati addosso piccoli punti neri dopo una leggera pioggerella caduta nelle ore successive all&#8217;incendio dell&#8217;impianto petrolifero. Alcuni hanno riferito di aver notato tracce scure anche sulle automobili e nei parcheggi della zona, dove una pellicola oleosa avrebbe ricoperto parte del manto stradale.</p>



<p>Le immagini diffuse sui social mostrano enormi colonne di fumo nero alzarsi dalla raffineria colpita dai droni ucraini. Secondo diversi testimoni, il materiale disperso nell&#8217;aria potrebbe essersi successivamente depositato al suolo insieme alla pioggia.</p>



<p>Le autorità di Mosca hanno però smentito che si sia verificata una vera e propria &#8220;pioggia di petrolio&#8221;. Nonostante ciò, il canale ufficiale della città ha invitato i residenti dell&#8217;area interessata a tenere chiuse le finestre e ha raccomandato particolare prudenza per bambini, anziani e persone affette da problemi respiratori.</p>



<p>L&#8217;episodio è avvenuto durante quello che viene considerato il più grande attacco di droni ucraini contro Mosca dall&#8217;inizio della guerra. La raffineria di Kapotnya è stata colpita da incendi ed esplosioni che hanno generato una gigantesca nube di fumo visibile in gran parte della città.</p>



<p>Per molti abitanti della capitale russa la scena è stata insolita. «Quando sono uscita di casa ha iniziato a cadere una pioggerellina fine e sui vestiti sono comparse sgradevoli macchie nere», ha raccontato una residente. Un&#8217;altra persona che vive vicino alla raffineria ha riferito di essere stata svegliata dalle esplosioni e di aver avvertito per ore un forte odore di bruciato.</p>



<p>Al di là delle polemiche sulla definizione di &#8220;pioggia di petrolio&#8221;, l&#8217;episodio mostra uno degli effetti più visibili e insoliti degli attacchi alle infrastrutture energetiche: le particelle prodotte dagli incendi industriali possono infatti essere trasportate nell&#8217;atmosfera e ricadere al suolo insieme alle precipitazioni, lasciando tracce scure su superfici e indumenti.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="848" style="aspect-ratio: 464 / 848;" width="464" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/ssstwitter.com_1781862577143.mp4"></video></figure>
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		<title>Addio a Igor Protti, il bomber che conquistò il calcio italiano: aveva 58 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 08:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti, morto all’età di 58 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon. Attaccante generoso e amatissimo dai tifosi, Protti ha lasciato un segno profondo nelle piazze in cui ha<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il calcio italiano piange la scomparsa di Igor Protti, morto all’età di 58 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore al colon. Attaccante generoso e amatissimo dai tifosi, Protti ha lasciato un segno profondo nelle piazze in cui ha giocato, indossando le maglie di Messina, Bari, Lazio, Napoli, Reggiana e Livorno.</p>



<p>A comunicare la notizia è stata la famiglia attraverso un messaggio pubblicato sui social, accompagnato dalle parole che lo stesso ex calciatore aveva voluto lasciare come ultimo saluto.</p>



<p>«Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale», ha scritto Protti, ringraziando la propria famiglia, gli amici e i tifosi che lo hanno sostenuto nel corso della sua vita e della sua carriera. Un messaggio carico di gratitudine e affetto, rivolto a tutte le persone che gli sono state vicine e ai sostenitori delle squadre per cui ha giocato.</p>



<p>Soprannominato &#8220;lo Zar&#8221;, Protti è stato uno degli attaccanti più apprezzati degli anni Novanta. Rimane nella storia del calcio italiano per essere riuscito a conquistare il titolo di capocannoniere della Serie A con il Bari in una stagione conclusa però con la retrocessione della squadra pugliese, un&#8217;impresa rimasta unica e simbolo del suo straordinario talento realizzativo.</p>



<p>Nel corso della carriera ha saputo farsi amare ovunque grazie alla sua capacità di segnare, ma soprattutto per il legame autentico instaurato con le tifoserie. Pur non avendo mai vestito la maglia della Nazionale maggiore, aveva rappresentato l&#8217;Italia nel beach soccer.</p>



<p>L&#8217;ultima apparizione pubblica risale alla fine di maggio, quando aveva accompagnato la figlia all&#8217;altare nel giorno del matrimonio. Un momento che aveva commosso molti, mostrando il coraggio con cui stava affrontando la malattia.</p>



<p>Per chi desidera rendergli omaggio, la famiglia ha reso noto che la camera ardente è stata allestita presso la stanza del commiato Frongillo, nel cimitero di Cecina.</p>



<p>Con la sua scomparsa il calcio perde un protagonista capace di trasformare ogni gol in emozione e ogni maglia indossata in una storia d&#8217;amore con i tifosi.</p>
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		<title>L&#8217;estremizzazione dei poli apre una prateria per il Centro e i liberaldemocratici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&#160; Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&#160; Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&nbsp;</p>



<p>Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&nbsp;</p>



<p>Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova della responsabilità: invece di offrire un&#8217;alternanza coerente e governativa, si sono avvitate su se stesse, inseguendo il consenso attraverso una radicalizzazione costante.&nbsp;</p>



<p>Non è un’opinione, ma l&#8217;evidenza di un sistema che, per sopravvivere a se stesso, cerca disperatamente di correggere la rotta verso modelli ancora più maggioritari, blindando un bipolarismo che non rappresenta più il Paese.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proprio mentre i poli si estremizzano nel tentativo di nascondere le proprie linee di frattura, si apre una finestra di opportunità per chi ha ancora il coraggio di proporre una visione autenticamente liberaldemocratica ed europeista.</p>



<p>In altre parole, la tesi&nbsp;secondo cui l&#8217;unica democrazia possibile sia quella bloccata tra due coalizioni forzate, incapaci di governare ma abilissime nel demonizzarsi a vicenda, sta crollando sotto il peso della sua stessa inadeguatezza.&nbsp;</p>



<p>E paradossalmente, proprio mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein studiano correzioni iper-maggioritarie alla legge elettorale per blindare lo status quo, la realtà sembra stia&nbsp;&nbsp;spingendo il sistema verso una radicale scomposizione.&nbsp;</p>



<p>Una forza centrifuga che sposta i baricentri dei due poli verso gli estremi e che, per la prima volta dopo anni, rischia di spalancare vere e proprie praterie politiche per un&#8217;offerta liberaldemocratica.</p>



<p>Per comprendere la natura di questo sbriciolamento basta guardare ai programmi che i due schieramenti dovranno mettere sul tavolo da qui al 2027.&nbsp;</p>



<p>Non sono più le componenti moderate a dettare la linea, ma le pulsioni più radicali ed esterne.</p>



<p>A destra, l’irrompere sulla scena del Generale Roberto Vannacci ha sdoganato un armamentario identitario ed autarchico che flirta apertamente con il modello civile della Russia di Putin.&nbsp;</p>



<p>Una deriva che toglie il respiro all’area sedicente liberale del centrodestra – da Forza Italia all&#8217;orbita Moratti – costretta all&#8217;eterno e rassegnato traino agli estremisti di coalizione.</p>



<p>A sinistra la situazione è speculare, se non più marcata.&nbsp;</p>



<p>Sotto la guida di Elly Schlein, il Partito Democratico sta completando una progressiva metamorfosi nel suo perfetto anagramma:&nbsp;DP, ovvero Democrazia Proletaria.&nbsp;</p>



<p>Più che un partito a vocazione maggioritaria, il Nazareno somiglia oggi a un&#8217;assemblea d&#8217;istituto che rimpiange i fasti della sinistra radicale di Nichi Vendola o, peggio, che si fa dettare l&#8217;agenda sociale ed economica da Maurizio Landini e quella sullo sviluppo da Angelo Bonelli.&nbsp;</p>



<p>In uno scenario ipotetico di governo del &#8220;Campo largo&#8221;, i Ministeri chiave potrebbero essere guidati da figure pronte a varare patrimoniali e blocchi alla crescita, il tutto condito dall&#8217;ambiguità strutturale sulla politica estera, sul sostegno all&#8217;Ucraina e sul riarmo europeo imposta dal veto di Giuseppe Conte.</p>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le posizioni di Matteo Salvini sulla Russia sono sovrapponibili a quelle di Giuseppe Conte; l&#8217;antiamericanismo di Vannacci si specchia in quello di Alessandro Di Battista.</p>



<p>Gli estremi si toccano, i programmi diventano acrobazie ed i riformisti rimasti nel PD assistono sbalorditi ed inerti alla negazione dei principi fondanti del 2007, preferendo per pavidità girarsi dall&#8217;altra parte.</p>



<p>C’è molta vita dentro quella piccola fessura che divide il centrodestra dal centrosinistra, anche se il paradosso attuale è evidente: i poli maggiori, dove tutti la pensano in modo diverso, stanno insieme per fame di potere; al centro, dove tutti convengono sui medesimi valori e principi, si tende ancora a combattersi gli uni contro gli altri.</p>



<p>Lo abbiamo purtroppo visto qualche anno fa nelle “baruffe chiozzotte” fra Renzi e Calenda.</p>



<p>Eppure, qualcosa si muove. I</p>



<p>l recente successo di pubblico al Teatro Franco Parenti di Milano per l&#8217;iniziativa di<a href="http://europeisti.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Europeisti.eu&nbsp;</a>dimostra che la domanda politica per un&#8217;alternativa di mercato, pro-Ucraina, e seriamente federalista, esiste ed è trasversale.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera novità geopolitica del centro è il movimento tellurico generato da alcune figure femminili della sinistra riformista che hanno rifiutato la sottomissione al bipopulismo.</p>



<p>L&#8217;uscita dal PD di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha impresso una scossa salutare.&nbsp;</p>



<p>Il suo&nbsp;Spazio Pubblico&nbsp;– esplicito richiamo alla&nbsp;Place Publique&nbsp;con cui Raphaël Glucksmann sta sfidando in Francia sia il lepenismo sia il populismo della gauche di Mélenchon – si candida ad essere la miccia per una nuova aggregazione.&nbsp;</p>



<p>Attorno a quel palco si incrociano destini e strade diverse: Picierno con la sua nuova creatura, Marianna Madia (approdata da indipendente nell&#8217;alveo riformista), Elisabetta Gualmini (approdata in Azione), fino a Lia Quartapelle e Simona Malpezzi che resistono nel PD esprimendo un malessere non più occultabile.</p>



<p>È la dimostrazione plastica che il recinto del centrosinistra Schlein-Conte non è più inclusivo.&nbsp;</p>



<p>Chi crede nell&#8217;Occidente e nell&#8217;integrazione europea non può convivere con l&#8217;ambiguità morale di fronte alle autocrazie.</p>



<p>In questo schema in pieno movimento, la posizione di Matteo Renzi resta l&#8217;incognita più fluida. Dopo il fallimento del Terzo Polo alle Europee, il leader di Italia Viva ha scelto la strada del &#8220;gregario fedele&#8221; nel centrosinistra per pura tattica di sopravvivenza.&nbsp;</p>



<p>Una scelta legittima, che lo ha costretto però a sottoscrivere quasi tutto lo sbandamento populista del Campo largo, senza riuscire a farsi accettare né dai grillini (che continuano a porre veti) né dal PD.&nbsp;</p>



<p>Ma la fluidità politica di Renzi è nota: difficilmente si farà contenere e ridimensionare da Schlein e Bettini da qui alle prossime elezioni politiche.</p>



<p>Il vero nodo, semmai, riguarda la capacità delle forze autenticamente terze, a cominciare da Azione di Carlo Calenda, dal neonato Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, e dalle reti liberal-socialiste,&nbsp;&nbsp;di superare una volta per tutte i personalismi e gli egoismi di vertice,&nbsp;</p>



<p>lavorando per un centro forte che provi ad intercettare quel&nbsp;10% di elettorato&nbsp;moderato orfano e spaventato.</p>



<p>Perché vedete, a differenza del Centro destra e del Campo Largo, costretti a nascondere sotto il tappeto le proprie contraddizioni su tasse, giustizia e soprattutto collocazione internazionale, le forze liberaldemocratiche ed europeiste non devono fare sacrifici programmatici drammatici.&nbsp;</p>



<p>Un programma comune tra Calenda, Marattin, Picierno ed i radicali a mio avviso si potrebbe scrivere in un pomeriggio, senza&nbsp;&nbsp;dover propinare agli elettori &#8220;balle spaziali&#8221; frutto di mediazioni all’ultima virgola.</p>



<p>Certo non è ancora tutto rose e fiori, il quadro è forse&nbsp;&nbsp;ancora confuso, frammentato e appesantito da vecchi rancori ed ego smisurati.</p>



<p>Ma se si pensa che il destino di questo Paese non possa essere ridotto al ballottaggio perpetuo tra il sovranismo di Vannacci e il massimalismo della nuova &#8220;Democrazia Proletaria&#8221;, allora l&#8217;uscita di sicurezza dal Dio bipopulista va aperta adesso.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è ancora tempo per costruire una vera alternativa, e da qualche parte bisogna pure cominciare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lestremizzazione-dei-poli-apre-una-prateria-per-il-centro-e-i-liberaldemocratici/">L&#8217;estremizzazione dei poli apre una prateria per il Centro e i liberaldemocratici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Messina, Orcel, e l’ “articolo quinto”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:37:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una domanda, apparentemente fuori contesto, ma in realtà cruciale, che&#160;&#160;mi ronza in testa osservando l&#8217;attuale frenetico risiko bancario italiano:&#160;ma alla fin fine, c’è poi così tanta differenza fra la politica e gli affari?&#160; O, per dirla meglio:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una domanda, apparentemente fuori contesto, ma in realtà cruciale, che&nbsp;&nbsp;mi ronza in testa osservando l&#8217;attuale frenetico risiko bancario italiano:&nbsp;ma alla fin fine, c’è poi così tanta differenza fra la politica e gli affari?&nbsp;</p>



<p>O, per dirla meglio: le caratteristiche di un grande politico&nbsp;sono le stesse&nbsp;di un grande banchiere?</p>



<p>Di&nbsp;primo acchito potrebbe sembrare una provocazione retorica.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proviamo a grattare la superficie.&nbsp;</p>



<p>Cosa differenzia un “politico di razza” da un banale “politicante”, buono solo per alzare la mano a comando in Parlamento?&nbsp;</p>



<p>La risposta è semplice: la&nbsp;visione.&nbsp;</p>



<p>Un politico vero è colui che riesce a guardare ed a vedere il domani; il politicante ha lo sguardo mestamente ripiegato sulle prossime elezioni.&nbsp;</p>



<p>È la differenza che passava tra Winston Churchill – che sotto le bombe naziste vedeva già la vittoria – e coloro che, terrorizzati dal presente, imploravano un umiliante accordo con Hitler.</p>



<p>Per come la vedo io, nel mondo degli affari e dell’alta finanza&nbsp;&nbsp;la genetica del comando è identica.&nbsp;</p>



<p>Senza le visioni profetiche di Steve Jobs, oggi non avremmo in tasca uno smartphone.&nbsp;</p>



<p>Allo stesso modo, i grandi Banchieri non sono semplici contabili con la cravatta buona: sono figure capaci di vedere equilibri geopolitici e finanziari ancora di là da venire.</p>



<p>Prendiamo il caso di cui di dibatte in questi giorni: quello del Monte dei Paschi di Siena.&nbsp;</p>



<p>Non serve&nbsp;&nbsp;che mi soffermi troppo sui dettagli dell’Opas da 30 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo ed Unipol.&nbsp;</p>



<p>Quella partita, piaccia o meno ai senesi o all&#8217;Amministratore delegato Lovaglio, a mio modesto avviso, è virtualmente chiusa.&nbsp;</p>



<p>Il motivo è brutale ma pragmatico: quando un gigante ti mette sul tavolo oltre 30 miliardi&nbsp;<em>cash</em>, o hai la forza di rilanciare a 35, oppure abbozzi.&nbsp;</p>



<p>Ci si può incazzare, ci si può appellare alla storia, alle radici senesi ed alle tradizioni secolari, ma più in là non si va.&nbsp;</p>



<p>È il famoso&nbsp;“articolo quinto” di Cucciana memoria: chi ha i soldi in mano ha vinto.</p>



<p>Ma la vera politica-finanziaria di razza – quella che cambia i destini economici di una nazione – adesso&nbsp;&nbsp;la si vede muovendo lo sguardo oltre Siena, verso Trieste.&nbsp;</p>



<p>La notizia bomba lanciata dal principale quotidiano economico italiano, e rilanciata dalle Agenzie, è di quelle che ridisegnano le mappe<strong>:&nbsp;</strong>Andrea Orcel, il timoniere di Unicredit, avrebbe tentato la mossa del cavallo su Assicurazioni Generali, offrendo alla holding Delfin (la cassaforte dei Del Vecchio) uno scambio azionario per rilevare il loro 10% del Leone.</p>



<p>L’operazione sulla carta sarebbe dirompente; ai valori di mercato attuali si&nbsp;&nbsp;tradurrebbe in circa il 5% del capitale di Unicredit in cambio del pacchetto Generali.</p>



<p>Per Andrea Orcel il risultato sarebbe rilevante: la partecipazione di Unicredit in Generali si assesterebbe a ridosso della soglia del 20%, trasformandola in uno degli azionisti dominanti della compagnia triestina.</p>



<p>Delfin, invece, diventerebbe il primo azionista della stessa Unicredit con una quota vicina all’8%.</p>



<p>Certo, pare che Delfin per ora avrebbe risposto &#8220;no grazie&#8221; (i Del Vecchio sarebbero al momento interessati più alla liquidità che ad ulteriori pacchetti azionari), ma il segnale politico-finanziario è stato lanciato.&nbsp;</p>



<p>Ed è un segnale di una lungimiranza straordinaria.</p>



<p>Perché sappiamo tutti che Generali non è una semplice compagnia di assicurazioni.&nbsp;</p>



<p>Con oltre 40 miliardi di Btp in portafoglio ed il controllo del risparmio degli italiani,&nbsp;Generali è il cuore pulsante del capitalismo tricolore<strong>.</strong></p>



<p>In altre parole chi controlla Generali, controlla la stabilità finanziaria del Paese.</p>



<p>Spero vi siate resi conto che a questo livello la finanza diventa alta politica.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;attivismo di Orcel su Trieste non è un semplice dispetto a Carlo Messina (Intesa).&nbsp;</p>



<p>Al contrario, nel gergo romano dei corridoi finanziari, sta prendendo corpo il cosiddetto&nbsp;&#8220;patto della cacio e pepe&#8221;, prendendo spunto dal fatto che sia Carlo Messina che Andrea Orcel sono “romani de Roma”.</p>



<p>E qual’ è la grande idea della “cacio e pepe”?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Una strategia in cui nessuno comanda da solo, tutti sono presenti, ed i pesi si bilanciano reciprocamente.&nbsp;</p>



<p>Una Generali presidiata da due soci forti (Intesa ed Unicredit a specchio), con la benedizione di Delfin, toglierebbe le castagne dal fuoco a tutti.&nbsp;</p>



<p>Darebbe vita ad una fortezza inattaccabile dagli appetiti stranieri, senza che nessuno debba consolidare il rischio nei propri bilanci.</p>



<p>In fondo, una parte del mercato ritiene da tempo possibile questa forma di coabitazione tra i due grandi gruppi bancari attorno a Generali.&nbsp;</p>



<p>Lo confermano le stesse dichiarazioni di Carlo Messina: ciò che interessa a Intesa non è una faticosa e politicamente complessa scalata assicurativa, ma il solido contributo economico e patrimoniale che il Leone può garantire.&nbsp;</p>



<p>È la realpolitik finanziaria al suo meglio: massima resa col minimo rischio di rigetto da parte delle Authority.</p>



<p>A ben rifletterci questo scenario di coabitazione conviene a tutti, in primis a mio avviso ad Intesa Sanpaolo.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché:</p>



<p><strong>Il bando dell&#8217;Ivass:</strong>&nbsp;L&#8217;autorità di vigilanza sulle Assicurazioni, per bocca del presidente Paolo Angelini, ha già avvertito che i presupposti prudenziali verranno esaminati col lentino.</p>



<p><strong>Il nodo della concorrenza:</strong>&nbsp;Intesa, tramite l&#8217;operazione Mps, si troverà a controllare Mediobanca (e quindi il 13,2% di Generali). Ma Intesa ha già la sua&nbsp;Intesa Vita. Diventare il padrone assoluto del suo principale concorrente (Generali) aprirebbe un caso gigantesco di Antitrust e Vigilanza.</p>



<p>E la politica romana, quella dei palazzi governativi?&nbsp;</p>



<p>Giorgia Meloni si schermisce, dichiara a margine del G7 che il governo&nbsp;&#8220;non ha alcun ruolo<em>&#8220;</em>&nbsp;e guarda con distacco le dinamiche di mercato.</p>



<p>Ma credetemi che si tratta di un “finto disinteresse diplomatico”.&nbsp;</p>



<p>Il dossier Assicurazioni Generali era, è, e resterà eminentemente politico.</p>



<p>Da un lato c’è la necessità di blindare l’&#8221;italianità&#8221; degli asset rispetto alle mire straniere (si veda il Banco BPM spinto dall&#8217;Agricole), dall&#8217;altro c&#8217;è la scaltrezza geopolitica di Orcel.&nbsp;</p>



<p>Il Ceo di Unicredit sta giocando una partita difficilissima in Germania su Commerzbank, scontrandosi con i nazionalismi di Berlino.&nbsp;</p>



<p>Comprare pezzi di Generali e stringere patti di ferro in Italia serve ad Orcel per&nbsp;diversificare il rischio politico tedesco: se la partita a Francoforte si fa troppo dura, Unicredit riafferma la sua centralità indiscussa nel sistema Italia.</p>



<p>E credetemi che, qualora Messina ed Orcel trovassero la quadra sulle Generali (Delfin permettendo) a quel punto a Roma riscoprirebbero l’”italianità” di Unicredit, negata al tempo della Golden Power sull’operazione Banco Bpm.</p>



<p>Torniamo allora alla domanda iniziale: c&#8217;è differenza tra politica e affari?&nbsp;</p>



<p>No, quando si parla di livelli così alti.</p>



<p>Il politicante aspetta il voto di domani, il banchiere mediocre guarda il bilancio del trimestre.&nbsp;</p>



<p>Ma il politico di razza ed il grande banchiere guardano lo scacchiere a dieci anni.&nbsp;</p>



<p>La mossa di Unicredit su Generali, incastrata perfettamente nell&#8217;asse Intesa-Mps, dimostra che la finanza italiana sta provando a scrivere il proprio futuro prima che qualcuno da fuori decida di scriverlo al posto suo.&nbsp;</p>



<p>E lo fa applicando l&#8217;unica vera legge che la politica e gli affari condividono da sempre:&nbsp;creare un equilibrio di potere così solido da rendersi indispensabili.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Carte d’identità, i Comuni (Vicenza compresa) attaccano il Governo: “Decisione confusa, cittadini disorientati”</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, Firenze, Padova, Bergamo, Milano, Torino, Verona, Sesto Fiorentino e Fiesole puntano il dito contro il Governo sulla gestione della proroga relativa alle carte d’identità cartacee. In una nota congiunta, assessori e amministratori comunali parlano di una scelta che rischia<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Vicenza, Firenze, Padova, Bergamo, Milano, Torino, Verona, Sesto Fiorentino e Fiesole puntano il dito contro il Governo sulla gestione della proroga relativa alle carte d’identità cartacee. In una nota congiunta, assessori e amministratori comunali parlano di una scelta che rischia di creare “grande confusione tra i cittadini” e di vanificare mesi di lavoro svolti dagli uffici comunali.</p>



<p>“Invitiamo i nostri cittadini e le nostre cittadine a continuare a venire presso i nostri uffici a farsi rilasciare la CIE”, si legge nel documento firmato dagli assessori ai servizi demografici delle principali città coinvolte.</p>



<p>Nel mirino finisce la decisione del Consiglio dei Ministri secondo cui “le carte d’identità cartacee non ancora scadute mantengono la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026”. Una proroga definita dagli amministratori come “raffazzonata, improvvisata e tardiva”.</p>



<p>“Sulle carte d’identità il Governo sembra attraversare una vera crisi d’identità”, affermano i firmatari, sottolineando come i Comuni abbiano lavorato per mesi potenziando sportelli, ampliando orari e avviando campagne informative per accompagnare la transizione verso la Carta d’Identità Elettronica.</p>



<p>Secondo gli assessori, la nuova misura non chiarisce diversi aspetti operativi: “Per alcune finalità, come l’espatrio, la carta cartacea continua a non essere utilizzabile secondo le scadenze già previste; per altri aspetti viene introdotto un rinvio temporaneo; non è chiaro cosa accade per l’accesso ai servizi di enti privati”. Una situazione che, secondo la nota, rischia di rendere il quadro “difficilmente comprensibile per i cittadini e destabilizzante per l’organizzazione dei servizi comunali”.</p>



<p>I rappresentanti dei Comuni parlano inoltre di una distanza crescente tra livelli istituzionali: “Ancora una volta emerge la distanza tra chi governa e chi opera nei territori ogni giorno. I Comuni avevano segnalato criticità e chiesto risorse aggiuntive, senza ottenere risposte adeguate”.</p>



<p>Non manca un passaggio critico sulla modalità dell’intervento normativo, definito “un provvedimento dell’ultimo minuto che appare più come sintomo di una crisi di indirizzo che una scelta utile ai cittadini”, oltre alla contestazione del fatto che la misura sia stata inserita in un decreto ritenuto non pertinente.</p>



<p>Nonostante le critiche, resta l’invito alla popolazione a proseguire normalmente con le richieste della Carta d’Identità Elettronica: “Noi continuiamo a fare la nostra parte, garantendo servizi e informazioni corrette”, ribadiscono gli amministratori.</p>



<p>La nota è firmata, tra gli altri, da Leonardo Nicolai (Vicenza), Laura Sparavigna (Firenze), Francesca Benciolini (Padova), Giacomo Angeloni (Bergamo), Gaia Romani (Milano), Cristina Scaletti (Fiesole, sindaca), Francesco Tresso (Torino), Irene Falchini (Sesto Fiorentino) e Federico Benini (Verona).</p>
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		<title>Ondata di calore senza precedenti in Europa: temperature fino a 40 gradi da Spagna a Regno Unito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francia, Spagna, Portogallo e Regno Unito sotto la morsa del caldo estremo, mentre l’ondata di calore che sta interessando il continente europeo continua a intensificarsi e ad estendersi anche al di fuori dei confini italiani. Con l’aumento delle temperature in<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Francia, Spagna, Portogallo e Regno Unito sotto la morsa del caldo estremo, mentre l’ondata di calore che sta interessando il continente europeo continua a intensificarsi e ad estendersi anche al di fuori dei confini italiani.</p>



<p>Con l’aumento delle temperature in Francia e l’arrivo di una nuova fase di caldo anomalo, già prima dell’inizio ufficiale dell’estate diversi Paesi si trovano ad affrontare una situazione meteorologica critica. In molte aree le temperature si avvicinano ai 40°C, mentre una vasta coltre di aria rovente sta interessando gran parte dell’Europa, con particolare intensità nella penisola iberica e verso est.</p>



<p>In Spagna, l’Agenzia meteorologica statale AEMET ha emesso un’allerta gialla per ondata di calore nel nord-est e in diverse zone del centro e del sud-ovest del Paese. Le previsioni indicano punte fino a 39°C, con picchi localizzati di 40°C nelle aree interne dell’Andalusia, in particolare tra Córdoba e Jaén. Secondo l’agenzia, il caldo è destinato a persistere nei prossimi giorni, con valori che da sabato potrebbero superare stabilmente i 36-38°C nelle valli interne e toccare nuovamente i 40°C nella parte orientale del Paese.</p>



<p>L’ondata di calore appare inoltre in ulteriore intensificazione. A partire da domenica e per gran parte della settimana successiva, sono previste “temperature molto elevate e persistenti”, con massime tra i 38 e i 40°C nella valle dell’Ebro. Le autorità meteorologiche spagnole segnalano un “pericolo significativo” nelle ore più calde della giornata, ricordando come la primavera 2026 sia stata già classificata tra le più calde mai registrate.</p>



<p>In Portogallo la situazione non è diversa. A Évora, nella regione dell’Alentejo, le temperature hanno già raggiunto i 37°C nelle ore centrali della giornata. Nella stessa area, il giorno precedente è stato registrato un record di 39,3°C secondo l’Istituto portoghese del mare e dell’atmosfera.</p>



<p>Nel Regno Unito, invece, le condizioni risultano per ora più miti, con valori tra i 20 e i 25°C nel sud del Paese. Tuttavia, le previsioni indicano un rapido aumento già nel fine settimana, con un possibile picco di 32°C tra sud ed est dell’Inghilterra. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria ha emesso un’allerta gialla per diverse aree, inclusa Londra, valida fino a lunedì.</p>



<p>In Italia è stata diramata un’allerta arancione in diverse grandi città, tra cui Bologna, Firenze, Perugia e Torino, dove le temperature possono raggiungere i 36°C. Il rischio incendi resta elevato in alcune regioni, in particolare in Sardegna, dove la Protezione civile ha attivato un livello di attenzione medio.</p>



<p>Secondo i meteorologi, la tendenza resta quella di un ulteriore peggioramento, con valori termici elevati anche nelle ore notturne e minime che in molte zone non scenderanno sotto i 20°C.</p>



<p>Il quadro complessivo conferma come l’Europa sia tra le aree del mondo più esposte all’aumento delle temperature: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi quattro anni oltre 200.000 morti sono stati attribuiti al caldo estremo, definito un “killer silenzioso”, in gran parte evitabile con adeguate misure di prevenzione.</p>
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		<title>Decathlon promette 2.000 euro in azioni ai dipendenti di tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Decathlon ha annunciato che nel 2029 la maggior parte dei suoi 103.000 dipendenti nel mondo riceverà in media circa 2.000 euro in azioni gratuite. Una misura presentata come rafforzamento dell’azionariato dei lavoratori, ma che arriva anche in un contesto segnato da recenti tensioni e controversie sindacali.</p>



<p>“Si chiama semplicemente azionariato dei dipendenti”, spiega Nicolas Doze, commentatore economico di LCI, sottolineando come non si tratti di un’innovazione assoluta all’interno della cosiddetta “galassia Mulliez”, che comprende anche insegne come Auchan e Leroy Merlin.</p>



<p>Nel gruppo Decathlon, infatti, la partecipazione azionaria dei dipendenti è attiva dal 1987. Oggi circa il 54% della forza lavoro detiene azioni della società: circa 56.000 dipendenti controllano complessivamente il 13% del capitale.</p>



<p>La misura annunciata guarda però al futuro più che al presente. Non si tratta di un intervento immediato sul potere d’acquisto, ma di una promessa di lungo periodo legata alla crescita dell’azienda e alla distribuzione della ricchezza generata.</p>



<p>“Non la vedo come una semplice trovata pubblicitaria”, osserva ancora Doze. “Il senso è che bisogna lavorare per creare ricchezza. Una volta creata, può essere redistribuita. E un’azienda, per esistere, ha bisogno di azionisti”.</p>



<p>Secondo l’analisi economica, strumenti di questo tipo rientrano in una logica di partecipazione agli utili: meccanismi che possono incidere sul coinvolgimento dei dipendenti e, in parte, sul loro potere d’acquisto, beneficiando anche di un regime fiscale e contributivo agevolato.</p>



<p>Una scelta che, tra incentivo e strategia industriale, rilancia il modello della partecipazione interna come leva di stabilità e fidelizzazione della forza lavoro.</p>
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		<title>Se lo avesse fatto la destra, apriti cielo. Ma lo Sceriffo è rosso e nessuno fiata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:16:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un vecchio adagio della politica italiana, mai passato di moda, secondo cui un provvedimento non si giudica quasi mai per la sua sostanza, ma quasi sempre dal colore politico di chi lo firma.L’ultimo, clamoroso esempio di questa<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è un vecchio adagio della politica italiana, mai passato di moda, secondo cui un provvedimento non si giudica quasi mai per la sua sostanza, ma quasi sempre dal colore politico di chi lo firma.<br>L’ultimo, clamoroso esempio di questa perenne asimmetria arriva da Salerno, dove Vincenzo De Luca, appena rieletto Sindaco per la quinta volta — e per di più senza il sostegno esplicito di alcun partito ufficiale —, ha rimesso piede a Palazzo di Città dettando immediatamente la sua agenda.<br>Niente pacche sulle spalle, niente melina istituzionale: al primo giorno utile, la sua giunta ha varato il NOS, il Nucleo Operativo di Sicurezza.<br>Una ventina di &#8220;super vigili&#8221; urbani, pronti a operare anche in abiti civili, flessibili negli orari e, soprattutto, coordinati direttamente dal Sindaco.<br>L’obiettivo dichiarato del NOS tocca tutti i tasti più sensibili della percezione di sicurezza dei cittadini: contrasto al degrado urbano ed alla microcriminalità, ai parcheggiatori abusivi, allo spaccio, all&#8217;accattonaggio molesto, fino al monitoraggio degli irregolari per facilitarne l&#8217;espulsione e all&#8217;applicazione dei Daspo urbani.<br>Ora, proviamo per un attimo a fare un esercizio di fanta-politica.<br>Immaginiamo che un sindaco di centrodestra, magari in una città del Nord, si fosse presentato al primo consiglio comunale istituendo un corpo speciale di polizia locale ai suoi ordini diretti, parlando di &#8220;blitz&#8221;, di caccia ai parcheggiatori abusivi e di espulsioni dei clandestini.<br>Con ogni probabilità, a quest&#8217;ora le piazze sarebbero piene di cortei, i talk-show griderebbero alla &#8220;svolta autoritaria&#8221;, allo &#8220;stato di polizia locale&#8221;, all’ICE di Salerno, e alla militarizzazione del territorio.<br>Si sprecherebbero i fiumi d&#8217;inchiostro per denunciare una deriva populista e securitaria.<br>Ma a Salerno governa Vincenzo De Luca.<br>Un progressista, certo, ma decisamente sui generis, eretico per definizione e da sempre allergico ai canoni del politicamente corretto ed alle liturgie del Nazareno (le sue frizioni con la segreteria Schlein sul terzo mandato regionale ne sono state la prova lampante).<br>E così, il provvedimento passa quasi sotto silenzio nel dibattito nazionale, o viene derubricato a folklore meridionale, a espressione di quel &#8220;modello De Luca&#8221; che fa della concretezza muscolare il suo tratto identitario.<br>La verità che questo episodio sbatte in faccia alla sinistra dogmatica è che la richiesta di sicurezza, di decoro e di contrasto alla microcriminalità non è né di destra né di sinistra: è semplicemente un bisogno primario delle comunità.<br>Quando i cittadini lamentano i cantieri infiniti, le corse notturne in moto che disturbano il sonno, o gli episodi di degrado nei giardini pubblici, gli scippi o le violenze alle persone, non stanno chiedendo un manifesto ideologico; chiedono che qualcuno intervenga.<br>E De Luca, piaccia o meno, ha costruito il suo ultra-trentennale consenso (ripeto è al suo quinto mandato di Sindaco di Salerno) proprio sulla capacità di intercettare questa domanda con il linguaggio della perentorietà e dell&#8217;ordine.<br>Resta da chiedersi se la personalizzazione estrema del controllo del territorio e l&#8217;istituzione di &#8220;reparti speciali&#8221; alle dirette dipendenze del Primo Cittadino siano la risposta strutturale corretta, o se non rischino di scavalcare i normali canali istituzionali.<br>Ma nel frattempo, mentre la politica romana si avvita in discussioni teoriche, lo &#8220;Sceriffo&#8221; è tornato in strada, tra i cantieri e i lungomari di Salerno.<br>E i suoi concittadini, a quanto pare, continuano a dargli ragione.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Trump chiude (forse) la guerra che ha scatenato, senza vincere nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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<p>Un accordo di pace firmato in fretta, un conflitto che resta pieno di punti interrogativi e un protagonista che rivendica il risultato di una guerra che, secondo molti osservatori, ha contribuito a innescare. È in questo scenario che Stati Uniti e Iran hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa destinato a porre fine alle ostilità e a riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale.</p>



<p>La firma dell’intesa è arrivata mentre Donald Trump ha rivendicato il successo della mediazione, definendo l’accordo come una svolta per la stabilità globale. Un’intesa che, nelle intenzioni, dovrebbe mettere fine alle operazioni militari su tutti i fronti e avviare un percorso negoziale di 60 giorni verso un accordo definitivo. Tempi brevi per una crisi che, al contrario, si è sviluppata rapidamente e in modo altamente instabile.</p>



<p>Secondo il testo del Memorandum, gli Stati Uniti e l’Iran si impegnano alla cessazione immediata delle ostilità, al rispetto reciproco della sovranità e alla riapertura del transito nello Stretto di Hormuz per almeno 60 giorni. In cambio, Washington avvierà la rimozione del blocco navale e procederà alla revoca graduale delle sanzioni, mentre viene previsto anche un piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari destinato all’Iran, finanziato in larga parte dai partner regionali del Golfo.</p>



<p>Proprio questi ultimi tirano un sospiro di sollievo, seppur cauto: la riapertura dello Stretto di Hormuz garantisce la ripresa del traffico marittimo, dopo settimane segnate da tensioni, droni e attacchi missilistici che avevano messo sotto pressione uno dei principali corridoi energetici del pianeta.</p>



<p>Resta però il nodo più delicato, quello nucleare. L’accordo prevede che Teheran ribadisca l’impegno a non sviluppare armi atomiche, ma rinvia a negoziati successivi tutte le questioni cruciali sul controllo dell’arricchimento dell’uranio e sulle modalità di verifica internazionale. Un passaggio che, secondo diversi analisti, lascia aperti margini di ambiguità significativi, soprattutto alla luce del fatto che un precedente accordo del 2015 era stato abbandonato proprio durante la presidenza Trump.</p>



<p>Il quadro politico resta altrettanto complesso. Israele non è stato coinvolto direttamente nei negoziati e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha mantenuto un silenzio prudente, mentre all’interno della sua stessa coalizione emergono critiche all’intesa. Anche negli Stati Uniti non mancano le reazioni contrarie, con esponenti repubblicani che parlano di accordo “debole” e privo di garanzie sufficienti sul programma nucleare iraniano.</p>



<p>Sul fronte opposto, l’Iran appare soddisfatto per l’allentamento delle sanzioni e per l’apertura economica prevista dal memorandum, mentre la ripresa delle esportazioni petrolifere e lo sblocco dei fondi congelati rappresentano un risultato immediato e concreto.</p>



<p>La firma, celebrata come un successo diplomatico, chiude formalmente una fase di conflitto ma apre una fase altrettanto incerta. Perché, al di là dei toni trionfalistici, il documento sembra soprattutto un rinvio: 60 giorni per costruire una pace definitiva su un terreno che resta instabile.</p>



<p>E così, mentre il mondo prende atto della “pace firmata”, resta una domanda non secondaria sullo sfondo: se questa guerra è davvero finita o se si è solo entrati nella sua versione negoziata.</p>
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		<title>Il declino dei Mullah ed il doppio tradimento del popolo iraniano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Mentre le diplomazie internazionali si apprestano a celebrare un cessate il fuoco nel Golfo, un&#8217;illusione ottica rischia di sviare lo sguardo dell&#8217;Occidente.&#160; Si tende a guardare alla firma dei trattati come ad un punto di ripristino, o ad<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Mentre le diplomazie internazionali si apprestano a celebrare un cessate il fuoco nel Golfo, un&#8217;illusione ottica rischia di sviare lo sguardo dell&#8217;Occidente.&nbsp;</p>



<p>Si tende a guardare alla firma dei trattati come ad un punto di ripristino, o ad una stabilizzazione dello status quo.&nbsp;</p>



<p>Ma la realtà geopolitica interna all’Iran&nbsp;&nbsp;racconta una storia drammaticamente diversa.&nbsp;</p>



<p>C’è un elemento che nessun accordo di Lucerna potrà cancellare, e che rappresenta, paradossalmente, la sola eredità palpabile di questi mesi tragici: la Repubblica Islamica dell’Iran non esiste più nella forma in cui è sopravvissuta per quasi mezzo secolo.&nbsp;</p>



<p>In altri termini, chi oggi governa a Teheran ha completato una mutazione genetica irreversibile.&nbsp;</p>



<p>Non siamo più di fronte ad una teocrazia classica, fondata sull’alleanza organica e simmetrica tra il clero sciita e l’apparato militare.&nbsp;</p>



<p>Quella formula, inaugurata nel 1979 da Khomeini, è tramontata sotto il peso dei recenti e sanguinosi sommovimenti, e infine della guerra.&nbsp;</p>



<p>Come evidenziato anche da recenti analisi dell&#8217; Economist, siamo di fronte ad uno smottamento epocale che sta neutralizzando il ruolo dei Mullah in favore dei Pasdaran (i Guardiani della Rivoluzione).&nbsp;</p>



<p>In altre parole, con la morte di Alì Khamenei, a cui è succeduto il figlio Mojtaba, il regime appare ora meno dipendente da un&#8217;unica figura, e più affidato ad una rete di attori interconnessi, e con interessi comuni; in quello che gli addetti ai lavori&nbsp;&nbsp;vedono come un passaggio da un sistema dominato dai chierici ad una struttura di potere più incentrata appunto&nbsp;&nbsp;sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC)&nbsp;</p>



<p>Oggi l&#8217;Iran è una dittatura militare che si nasconde dietro una finzione religiosa: i militari comandano, il clero legittima.</p>



<p>Badate che non è solo una distinzione teorica.&nbsp;</p>



<p>Un regime che ha ucciso decine di migliaia dei propri cittadini in quarantotto ore, che ha spento internet, che ha deciso di sparare sulla folla in tutti e 31 i vilayat simultaneamente, è un regime che non governa per consenso e non può più fingere di farlo.&nbsp;</p>



<p>La base di consenso che i preti della Repubblica Islamica avevano cercato di coltivare – il nazionalismo religioso, la narrativa antiimperialista, la rete di welfare dei Pasdaran – è stata erosa dall’inflazione, dalla corruzione, ed infine dal sangue di piazza.</p>



<p>Un regime che ha l’ostilità attiva di parte della propria popolazione prima o poi finisce.&nbsp;</p>



<p>La storia non offre eccezioni a questa regola: non la offriva all’Urss, non la offriva alla Romania di Ceaușescu, non la offrirà all’Iran dei Pasdaran.&nbsp;</p>



<p>Ma quella fine non sarà merito di Trump, che ha abbandonato il processo di cambio di regime interno quando era più vicino che mai, e ha poi di fatto consolidato il blocco militare contrattando con esso un accordo internazionale che ne certifica la sopravvivenza.</p>



<p>I segnali di questa frattura interna al Paese arrivano proprio dalla città santa di Qom, dove i grandi ayatollah assistono impotenti all’inaccessibilità di Mojtaba Khamenei.&nbsp;</p>



<p>Un isolamento, quello della Guida Suprema, tanto più doloroso in considerazione del fatto che, nel frattempo, egli parrebbe mantenere un filo diretto esclusivo proprio con i Pasdaran.&nbsp;</p>



<p>La lunga cavalcata dei Guardiani della Rivoluzione, iniziata nelle trincee della guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, sembra aver infine espugnato il cuore del sistema khomeinista.</p>



<p>Eppure, se la transizione da teocrazia a giunta militare è ormai evidente, resta da capire da chi a chi passerà lo scettro.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi anni di conflitto, infatti, l’élite dei Pasdaran è stata squassata dalla guerra.&nbsp;</p>



<p>I veterani, amici e compagni d’armi del famigerato Qassem Suleimani, sono caduti come birilli.&nbsp;</p>



<p>Uomini chiave come Hossein Salami, Amir Ali Hajizadeh e Hossein Bagheri — rivoluzionari della prima ora, nati a ridosso degli anni Sessanta, forgiati dall’ideologia e dai campi di battaglia — sono stati eliminati da attacchi mirati degli israeliani.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Senza queste figure storiche che sono partite dal nulla per costruire l&#8217;impero economico e militare del regime, è difficile immaginare come si strutturerà la leadership alternativa del Paese.</p>



<p>In questo momento, la calma generale che sembra respirarsi in superficie può essere fuorviante.&nbsp;</p>



<p>La storia insegna che nei Paesi che hanno vissuto la Primavera araba ci sono voluti decenni perché l’ampio divario tra il popolo e la leadership si trasformasse in un grande incendio; ma quando è scoppiato, si è esteso ovunque in un istante.&nbsp;</p>



<p>Consapevoli di questa fragilità sotterranea, in assenza di disordini diffusi (dopo veri e propri massacri), gli intellettuali riformisti iraniani si stanno concentrando sul tentativo di influenzare il &#8220;giorno dopo&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Nelle ultime settimane, specialmente sui media legati all&#8217;area riformista, si è delineato un dibattito attorno ad una domanda essenziale: cos’è l’Iran oggi e cosa dovrebbe diventare dopo la guerra?</p>



<p>La risposta immediata è purtroppo amara.&nbsp;</p>



<p>Alla fine della guerra voluta dal duo Donald Trump e Benjamin Netanyahu, il regime teocratico-militare iraniano non solo non è crollato, ma per molti versi si è rafforzato, potendo sventolare la bandiera della resistenza contro il &#8220;Grande e Piccolo Satana&#8221;.&nbsp;</p>



<p>A pagarne il prezzo più alto sarà il popolo iraniano ed, in particolare, la sua parte più progredita ed aperta: quella straordinaria società civile, protagonista di movimenti oceanici come “Donna, Vita, Libertà”, che ha posto al centro del proprio agire i diritti sociali, politici e civili, nella sfera pubblica come in quella privata.</p>



<p>Queste donne e questi uomini sono stati doppiamente traditi dal cosiddetto &#8220;mondo libero&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il primo tradimento è avvenuto ieri, quando le democrazie occidentali hanno evitato di sostenere con forza la loro battaglia di libertà, sacrificandola sull&#8217;altare di interessi economici, petroliferi e geopolitici, calpestando i principi universali di cui l&#8217;Onda Verde iraniana si era fatta interprete a rischio della vita.&nbsp;</p>



<p>Il secondo tradimento si consuma oggi, con una guerra che ha finito per regalare al regime la narrativa perfetta per rinsaldare il proprio potere interno.</p>



<p>Del rispetto dei diritti umani non vi è traccia nelle bozze di memorandum che circolano in queste ore.</p>



<p>Non è un caso, è la conferma di una lezione ricorrente nella storia del Medio Oriente: i falchi si possono fare una guerra spietata, ma la guerra stessa li legittima reciprocamente, li tiene assieme e li mantiene al centro della scena.&nbsp;</p>



<p>I falchi volano sempre in coppia nei cieli imbarbariti della regione.&nbsp;</p>



<p>Un intero popolo è stato sacrificato sull&#8217;altare di una cinica mossa geopolitica, con la piena soddisfazione dei teocrati di Teheran e di una nuova casta di generali arricchitasi sulla pelle dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>Ma sotto la cenere dell&#8217;accordo, il fuoco della faglia insanabile tra la società civile e la dittatura militare mi auguro continui a covare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>L’Europa scopre l’acqua calda, e le sinistre cadono dal pero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ce l&#8217;hanno fatta. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa sui rimpatri: centri di detenzione extra-UE e perquisizioni domiciliari.&#160; Il tutto approvato grazie all&#8217;asse tra conservatori ed estrema destra, con l’aggiunta di qualche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ce l&#8217;hanno fatta. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa sui rimpatri: centri di detenzione extra-UE e perquisizioni domiciliari.&nbsp;</p>



<p>Il tutto approvato grazie all&#8217;asse tra conservatori ed estrema destra, con l’aggiunta di qualche voto sparso di eurodeputati di sinistra che,&nbsp;evidentemente, hanno preferito la realtà al catechismo di partito.</p>



<p>A&nbsp;Palazzo Chigi stappano lo spumante: il Governo Meloni rivendica orgogliosamente di aver &#8220;cambiato l&#8217;Europa&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Ma, ad essere onesto, dei dettagli tecnici della legge o dei balletti propagandistici della maggioranza, in questa sede, me ne importa assai poco.</p>



<p>Il vero punto è un altro. È quella sottile, impagabile ed un po&#8217; amara soddisfazione di poter dire, per l&#8217;ennesima volta:&nbsp;avevo ragione.</p>



<p>Da anni, su queste colonne, vado ripetendo un concetto che persino un bambino delle elementari avrebbe compreso; vale a dire che l&#8217;immigrazione è&nbsp;<em>“IL”</em>&nbsp;tema su cui si gioca il destino e l&#8217;egemonia culturale dell&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p>Volenti o nolenti.</p>



<p>Quante volte ho scritto, consumando i polpastrelli sulla tastiera, che la politica delle &#8220;porte aperte&#8221; — propugnata dalle sinistre progressiste, dalle anime belle, dai professionisti del buonismo e dalle gerarchie ecclesiali — avrebbe fatalmente spinto gli elettorati europei nelle braccia delle destre?&nbsp;</p>



<p>Anche di quelle più retrive e impresentabili. Non lo ricordo più nemmeno io.</p>



<p>Ho perso il conto delle volte in cui ho avvertito che le ONG non erano la soluzione, ma il sintomo di una clamorosa abdicazione dello Stato.&nbsp;</p>



<p>I progressisti avrebbero dovuto abbandonare da tempo i dogmi dell&#8217;accoglienza indiscriminata per confrontarsi con una realtà banale: i cittadini rifiutano la presenza dei clandestini ed il degrado nelle nostre città.</p>



<p>Invece no. Chiunque osasse sollevare il problema veniva liquidato con l&#8217;infame bollino di &#8220;razzista&#8221;.&nbsp;</p>



<p>E oggi, qual è il risultato?&nbsp;</p>



<p>Francia, Germania, Danimarca, Inghilterra,&nbsp;&nbsp;i Paesi del Nord e dell’ Est Europa si stanno fatalmente spostando a destra.&nbsp;</p>



<p>Se l&#8217;obiettivo politico delle anime belle era portare ad essere primi partiti formazioni come l&#8217;AfD in Germania od il Rassemblement National in Francia, beh, allora complimenti e figli maschi.&nbsp;</p>



<p>Hanno fatto un capolavoro.</p>



<p>Oggi le elezioni in Europa le vince chi egemonizza le emozioni popolari.&nbsp;</p>



<p>E l&#8217;emozione più forte, piaccia o meno ai salotti radical-chic, è la paura di perdere la propria sicurezza e la propria identità.&nbsp;</p>



<p>Negarlo significa lasciare praterie al populismo più becero.</p>



<p>La narrazione della destra ha gioco facile perché si nutre di fatti che la sinistra si ostina a cancellare dall&#8217;inquadratura:</p>



<p><strong>La violenza nelle strade:</strong>&nbsp;Le recenti rivolte di Belfast non nascono dal nulla, ma dall&#8217;accoltellamento crudo di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese. A Londra i &#8220;crimini da taglio&#8221; superano i 15.000 casi all&#8217;anno e oltre un terzo degli omicidi è legato alle gang.</p>



<p><strong>Il terremoto demografico:</strong>&nbsp;A Bruxelles il 74,3% della popolazione ha origini straniere (l&#8217;88% se consideriamo gli under 18). Ad Amsterdam i giovani nati da famiglie native olandesi sono ormai una minoranza.</p>



<p>Avere una popolazione in maggioranza non nativa non è una catastrofe in sé, sia chiaro.&nbsp;</p>



<p>Ma ignorare la dimensione epocale di questo fenomeno, mentre la natalità &#8220;indigena&#8221; crolla verticalmente, non è coerenza: è rimozione psichiatrica.</p>



<p>Siamo lontani anni luce dai tempi dei primi sbarchi degli albanesi in Puglia, quando Brindisi accoglieva le navi con le bande musicali ed i fiori.&nbsp;</p>



<p>Quel sentimento popolare è finito.&nbsp;</p>



<p>È evaporato sotto i colpi della realtà.&nbsp;</p>



<p>E desiderare che una città od un paese conservino i propri tratti distintivi e la propria continuità culturale&nbsp;non è un atto di razzismo; è un legittimo sentimento umano.</p>



<p>Sia l&#8217;Illuminismo liberale che il Marxismo ci hanno abituati a pensare che tutto si riduca all&#8217;economia ed alla razionalità.&nbsp;</p>



<p>Ma l&#8217;identità sociale — quel grumo invisibile di appartenenze, fedi, tradizioni e paure — è molto più potente del portafoglio.&nbsp;</p>



<p>E se la sinistra non capisce questo, ha perso la partita in partenza.</p>



<p>Io sono convinto che sia necessario fissare alcuni principi fermi.&nbsp;</p>



<p>Il punto di partenza, non negoziabile, è l&#8217;umanità: prima di qualsiasi legge o burocrazia, se c&#8217;è una vita in pericolo in mare, la si salva. Punto. Questo è il nostro certificato di civiltà occidentale.</p>



<p>Subito dopo, però, scatta il realismo con la&nbsp;programmazione: basta sbarchi casuali gestiti dal caos. Dobbiamo fare come l&#8217;Australia, applicando un sistema a punti che favorisca l&#8217;ingresso regolare di chi serve davvero al Paese (medici, infermieri, operai specializzati), e privilegiando, per puro pragmatismo, flussi da culture più affini e integrabili, come fa la Spagna con l’America Latina.</p>



<p>Il terzo pilastro è la&nbsp;sicurezza, senza inutili giri di parole: se entri in casa d&#8217;altri e commetti reati gravi, perdi immediatamente il diritto di restarci e te ne vai. Uno Stato non può essere ostaggio di chi ne calpesta le leggi.</p>



<p>Infine, c&#8217;è la&nbsp;coesistenza delle regole: va benissimo la libertà di culto per tutti, ma i nostri valori non si toccano. Questo significa stop alle autocensure infantili (come nascondere il Natale per non &#8220;offendere&#8221; i bimbi musulmani) e tolleranza zero verso chi usa la religione per creare comunità separate che predicano l&#8217;odio contro l&#8217;Occidente.</p>



<p>In poche parole: accogliere chi serve e rispetta le regole, respingere chi delinque (se si preferisce il termine remigrare non mi scandalizzo). e pretendere che la nostra identità culturale venga rispettata.</p>



<p>In conclusione,&nbsp;sul fenomeno migratorio la sinistra deve ritrovare una connessione sentimentale con il sentire popolare.&nbsp;</p>



<p>Bisogna dare risposte più civili, più alte, mobilitando i migliori angeli della nostra natura, non i demoni della paura.</p>



<p>Se i progressisti continueranno a nascondere la testa sotto la sabbia per non spettinare i propri dogmi ideologici, l&#8217;onda populista diventerà uno tsunami.&nbsp;</p>



<p>Bisogna avere il coraggio di governare il fenomeno con realismo e fermezza.&nbsp;</p>



<p>Solo così si potrà salvare il bambino dell&#8217;integrazione utile, gettando via l&#8217;acqua sporca del buonismo ipocrita che ci sta consegnando ai peggiori demagoghi sulla piazza.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/leuropa-scopre-lacqua-calda-e-le-sinistre-cadono-dal-pero/">L’Europa scopre l’acqua calda, e le sinistre cadono dal pero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Perché i bambini olandesi sono più felici degli altri?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Una passeggiata di quartiere che diventa un rituale collettivo, bambini che si muovono in autonomia tra scuole e case, genitori che lavorano meno ore per stare di più con i figli: dietro la “felicità” dei bambini olandesi c’è un insieme di abitudini sociali e culturali che, secondo un approfondimento del <em>The Guardian</em>, contribuiscono a spiegare perché nei Paesi Bassi il benessere infantile risulti tra i più alti al mondo.</p>



<p>Il racconto parte dall’Avondvierdaagse, una tradizione diffusa in tutto il Paese che vede bambini, genitori e insegnanti partecipare a quattro serate consecutive di camminate nei quartieri. Non è una competizione sportiva, ma un evento comunitario: si percorrono tra i 5 e i 10 chilometri al giorno, spesso in gruppi scolastici, attraversando parchi, strade residenziali e percorsi urbani pensati per far scoprire il territorio.</p>



<p>Alla fine del percorso, i partecipanti ricevono medaglie e piccoli riconoscimenti simbolici. Ma il valore principale non è il premio: è l’esperienza condivisa. Secondo i dati riportati dal <em>The Guardian</em>, ogni anno circa mezzo milione di persone prende parte all’iniziativa in oltre 700 località olandesi, sostenute da migliaia di volontari. Un evento che, pur semplice nella forma, è diventato una struttura sociale ricorrente nel calendario delle famiglie.</p>



<p>Questa abitudine si inserisce in un contesto più ampio che aiuta a rispondere alla domanda del titolo. Nei Paesi Bassi, infatti, i bambini crescono con un alto grado di autonomia: è comune che vadano a scuola in bicicletta da soli fin da piccoli, che si muovano nel quartiere senza un controllo costante degli adulti e che abbiano spazi di libertà quotidiana maggiori rispetto ad altri Paesi europei. Questa indipendenza precoce viene spesso associata a una maggiore sicurezza personale e a una percezione più forte di fiducia da parte degli adulti.</p>



<p>Un altro elemento centrale riguarda il tempo familiare. Molti genitori olandesi lavorano part-time o con orari flessibili, una scelta che facilita la presenza nella vita quotidiana dei figli. Non si tratta solo di quantità di tempo, ma di qualità: attività semplici come camminare insieme, pedalare o partecipare a eventi scolastici diventano occasioni ricorrenti di relazione.</p>



<p>A questo si aggiunge il ruolo delle relazioni sociali tra pari. Il <em>The Guardian</em> sottolinea come i bambini olandesi abbiano legami solidi con i coetanei e vivano spesso esperienze collettive fuori dalla scuola. L’Avondvierdaagse, in questo senso, funziona come un’estensione informale dell’ambiente scolastico: i bambini camminano insieme, si motivano a vicenda e condividono obiettivi concreti in un contesto non competitivo.</p>



<p>Anche i dati internazionali rafforzano questa immagine. Un rapporto UNICEF citato nell’inchiesta colloca i bambini olandesi ai primi posti tra i Paesi occidentali per benessere generale e salute mentale. Tra i fattori indicati emergono proprio la qualità delle relazioni sociali, la stabilità familiare e la possibilità di crescere in ambienti percepiti come sicuri.</p>



<p>Il risultato è un modello in cui la felicità non viene interpretata come un obiettivo individuale, ma come un effetto collaterale di routine quotidiane semplici: camminare insieme, giocare all’aperto, muoversi in autonomia e partecipare a tradizioni condivise. Come conclude il reportage del <em>The Guardian</em>, è proprio questa combinazione di indipendenza, socialità e continuità delle esperienze a rendere il modello olandese così particolare e spesso citato quando si parla di benessere infantile in Europa.</p>



<p></p>
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		<title>Sindrome di Clérambault: quando si è convinti di essere amati da qualcuno che non ricambia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’amore può trasformarsi in una vera e propria ossessione fino a generare una convinzione irremovibile: essere segretamente amati da un’altra persona, nonostante non esista alcun segnale reale di reciprocità. È questo il nucleo della sindrome di Clérambault, conosciuta anche come erotomania, un disturbo psichiatrico raro ma ben documentato, descritto per la prima volta nel 1921 dallo psichiatra francese Gaëtan Gatien de Clérambault e oggi inserito nel manuale diagnostico DSM-5.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando l’amore esiste solo nella mente</h3>



<p>Chi soffre di erotomania sviluppa la convinzione che un’altra persona sia innamorata di lui o di lei. Ogni gesto, sguardo, parola o persino un’interazione sui social network viene interpretata come una prova d’amore. La particolarità del disturbo è che la persona seleziona inconsciamente solo gli elementi che confermano la propria convinzione, ignorando o rifiutando qualsiasi evidenza contraria.</p>



<p>Secondo gli specialisti, chi vive questa condizione non è consapevole della natura delirante delle proprie convinzioni. Si crea così una realtà alternativa nella quale la fantasia prevale completamente sui fatti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le possibili cause</h3>



<p>Nonostante l’erotomania sia un disturbo ben definito, le sue origini non sono ancora del tutto chiare. Gli esperti concordano però sul fatto che si manifesti in età adulta e che possa essere favorita da profonde carenze affettive vissute durante l’infanzia.</p>



<p>La psicologa Valérie Grumelin sostiene che una delle possibili radici del problema sia la mancanza di riconoscimento affettivo e narcisistico da parte dei genitori. In questo contesto, chi non ha ricevuto sufficienti attenzioni emotive può arrivare a interpretare qualsiasi forma di interesse o gentilezza come un segnale di attrazione sentimentale o sessuale.</p>



<p>Anche il sessuologo André Corman evidenzia come l’assenza di affetto e sicurezza durante l’infanzia possa contribuire allo sviluppo di disturbi psichiatrici che emergono in età adulta, creando un terreno favorevole alla nascita di convinzioni deliranti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le fasi del disturbo</h3>



<p>L’erotomania tende a svilupparsi attraverso diverse fasi. In un primo momento prevale la certezza di essere amati. Successivamente, quando la persona si scontra con l’indifferenza o il rifiuto dell’oggetto del proprio interesse, possono emergere sofferenza, frustrazione, rabbia e stati depressivi.</p>



<p>Nei casi più gravi, questa spirale può portare a comportamenti persecutori come pedinamenti, molestie, minacce, atti vandalici o persino aggressioni fisiche. Per questo motivo le vittime di tali condotte possono rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si cura</h3>



<p>Gli specialisti sottolineano l’importanza di un intervento tempestivo. Il trattamento prevede generalmente un percorso psicologico o psichiatrico volto a rafforzare l’autostima e a lavorare sulle fragilità emotive che alimentano il disturbo.</p>



<p>Nei casi più severi, tuttavia, il supporto psicoterapeutico può non essere sufficiente. Può rendersi necessario l’utilizzo di farmaci antipsicotici e, in alcune situazioni, anche il ricovero ospedaliero. Secondo gli esperti, infatti, il delirio erotomanico può essere attenuato efficacemente solo attraverso un adeguato trattamento specialistico.</p>



<p>La sindrome di Clérambault resta una condizione poco conosciuta dal grande pubblico, ma rappresenta un importante esempio di come il bisogno di affetto e riconoscimento possa, in circostanze particolari, trasformarsi in una percezione completamente distorta della realtà.</p>



<p></p>
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		<title>Israele dacci le armi. Il tramonto dell’illusione morale europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’era una volta l’Europa dei &#8220;puri&#8221;, quella delle piazze indignate, dei proclami solenni e delle lezioni magistrali di etica applicata alle relazioni internazionali. Un’Europa convinta, o forse illusa, che per neutralizzare le minacce del nuovo disordine globale bastasse<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’era una volta l’Europa dei &#8220;puri&#8221;, quella delle piazze indignate, dei proclami solenni e delle lezioni magistrali di etica applicata alle relazioni internazionali. Un’Europa convinta, o forse illusa, che per neutralizzare le minacce del nuovo disordine globale bastasse firmare un bando di embargo, voltare le spalle al partner scomodo di turno e lavarsi le mani in nome della superiore virtù continentale.&nbsp;</p>



<p>Ma la geopolitica, da che mondo è mondo, risponde a leggi decisamente meno celestiali e molto più ciniche.&nbsp;</p>



<p><em>«Poscia più che l’onor potè il digiuno»</em>, mi permetto di dire forzando un po&#8217; il Sommo Poeta; ed oggi, nel teatro di guerra globale del 2026, più che l’onore dei proclami può il digiuno di munizioni, tecnologia e sistemi di&nbsp;difesa aerea.</p>



<p>La retorica&nbsp;umanitaria, pur mossa dalle intenzioni più nobili e dal desiderio sincero di raccontare le complessità delle piazze europee, finisce inevitabilmente per infrangersi contro il muro d&#8217;acciaio della realtà militare.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ultimo e più clamoroso esempio di questo brusco risveglio arriva dalla Slovenia.&nbsp;</p>



<p>Appena un anno fa, Lubiana veniva acclamata dai movimenti pacifisti e dalle sinistre europee ed italiche come il faro morale del Continente, primo ed unico Paese europeo ad aver decretato un embargo militare totale – sia in import che in export – nei confronti di Israele.&nbsp;</p>



<p>Dodici mesi dopo, con il cambio di Governo il dietrofront è totale: il messaggio recapitato a Gerusalemme, spogliato del linguaggio diplomatico, suona come un grottesco&nbsp;<em>«scusate, abbiamo scherzato»</em>.&nbsp;</p>



<p>Il bando è stato cancellato e le forze slovene sono tornate a bussare alla porta delle aziende israeliane per acquistare le armi necessarie alla propria sopravvivenza strategica.</p>



<p>Ma se la Slovenia ha dovuto cedere pubblicamente, c’è chi come la Spagna ha scelto la via, decisamente più ipocrita, del purismo di facciata e degli affari sotterranei.&nbsp;</p>



<p>Il governo di Pedro Sánchez ha messo in scena un imponente teatro dei princìpi: ha stracciato contratti milionari con la israeliana Rafael per i missili anticarro Spike LR2 e per i pod di targeting Litening 5, ed ha persino cancellato un accordo da oltre 800 milioni con Elbit per i lanciarazzi Puls.&nbsp;</p>



<p>Un trionfo politico ad uso e consumo delle piazze interne, se non fosse per un piccolo, decisivo dettaglio: la Spagna non si è affatto disconnessa dalla tecnologia israeliana.&nbsp;</p>



<p>Ha semplicemente scelto di aggirare l&#8217;embargo tramite la triangolazione.&nbsp;</p>



<p>Ha prima salvato la filiera Airbus, poiché i componenti di Gerusalemme sono letteralmente insostituibili per l&#8217;aviazione ed i droni di Madrid, e poi ha ordinato gli stessi identici missili Spike ad Eurospike, un consorzio italo-tedesco controllato al venti per cento proprio dalla Rafael.&nbsp;</p>



<p>Risultato? La Spagna si difende con la tecnologia israeliana, pagandola però molto di più pur di averla sotto un rassicurante brand tedesco.&nbsp;</p>



<p>I proclami restano al popolo, gli affari e la sicurezza viaggiano sottotraccia.</p>



<p>La verità che l’Europa fatica ad accettare è che il Vecchio Continente, da solo, è strategicamente nudo.&nbsp;</p>



<p>La guerra moderna è mutata radicalmente, e per combatterla servono software, sistemi di intelligence ed armamenti d’avanguardia che l’industria europea, soffocata da anni di tagli e burocrazia, non è in grado di produrre.&nbsp;</p>



<p>Mentre il Pentagono valuta di ridurre il numero di caccia stanziati in Europa, la difesa dei cieli europei si poggia interamente su un mosaico composto dai Patriot americani e dai sistemi israeliani.&nbsp;</p>



<p>Dai sistemi di protezione attiva Trophy montati sui carri armati Leopard tedeschi e Challenger britannici, fino ai sistemi anti-drone e ai pod di targeting che guidano i jet di mezza Europa, la firma tecnologica dello Stato ebraico è ovunque.&nbsp;</p>



<p>Non si tratta di una scelta politica, ma di una necessità tecnica: Israele combatte simultaneamente su sette fronti contro droni iraniani, missili cinesi e sistemi di difesa russi.&nbsp;</p>



<p>Ha dovuto innovare per non soccombere, accumulando un vantaggio tecnologico che oggi la rende indispensabile.</p>



<p>In questo scenario di realismo geopolitico si inserisce anche la complessa evoluzione dell’industria bellica ucraina.&nbsp;</p>



<p>Nata dalle ceneri della necessità, e forgiata da anni di conflitto ad alta intensità contro la Russia, l&#8217;industria di Kyiv è diventata per forza di cose la più moderna ed efficiente sul mercato.&nbsp;</p>



<p>Non è più soltanto un recettore di aiuti occidentali, ma un attore globale capace di esportare sistemi di difesa avanzati, e di inviare addestratori militari nei paesi del Golfo Persico, ridisegnando gli equilibri di un mercato storicamente dominato dalle superpotenze.</p>



<p>Il tempo delle illusioni e della superiorità morale europea esibita nei talk show è scaduto.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alle minacce simmetriche ed asimmetriche del nostro secolo, l&#8217;Europa si trova davanti ad un bivio esistenziale: continuare a cullarsi nei propri sogni di purezza, esternalizzando l&#8217;ipocrisia tramite triangolazioni commerciali, od ammettere la propria dipendenza strategica e investire seriamente nella propria difesa.&nbsp;</p>



<p>Israele, sotto la costante minaccia di distruzione, non può permettersi il lusso della debolezza.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa ritiene davvero di poterlo fare?</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Ha 104 anni e non si arrende: ex lavoratore forzato del regime di Vichy chiede gli straordinari di guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 14:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/ha-104-anni-e-non-si-arrende-ex-lavoratore-forzato-del-regime-di-vichy-chiede-gli-straordinari-di-guerra/">Ha 104 anni e non si arrende: ex lavoratore forzato del regime di Vichy chiede gli straordinari di guerra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p></p>



<p>A 104 anni ha deciso di portare la sua battaglia fino alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo. Protagonista della vicenda è Albert Corrieri, uno degli ultimi sopravvissuti al Servizio di lavoro obbligatorio (STO) imposto dal regime di Vichy durante la Seconda Guerra Mondiale, che chiede di essere risarcito per il lavoro svolto in Germania tra il 1943 e il 1945.</p>



<p>Corrieri ha annunciato lunedì 15 giugno di aver presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (CEDU) dopo che la sua richiesta era stata respinta nel 2025 dalla Corte d&#8217;appello amministrativa di Marsiglia. L&#8217;uomo reclama dallo Stato francese 43.200 euro, una cifra calcolata sulla base di 10 euro per ogni ora di lavoro prestata durante la deportazione.</p>



<p>All&#8217;epoca dei fatti, Albert Corrieri venne inviato forzatamente in Germania nell&#8217;ambito dello STO, il programma con cui il governo collaborazionista di Vichy obbligava migliaia di francesi a lavorare per l&#8217;economia del Terzo Reich. Dal 13 marzo 1943 al 15 aprile 1945 lavorò in un impianto chimico a Ludwigshafen.</p>



<p>La sua richiesta di indennizzo è stata però respinta dai giudici francesi, che hanno richiamato la legge del 14 maggio 1951 sullo status delle persone costrette a lavorare in territorio nemico. Secondo la Corte, quella normativa aveva già previsto forme di risarcimento per i danni subiti dalle vittime del Servizio di lavoro obbligatorio.</p>



<p>Una tesi contestata dal suo legale, l&#8217;avvocato Michel Pautot, secondo il quale lo Stato francese avrebbe dovuto istituire uno specifico fondo di compensazione per i pochi sopravvissuti ancora in vita. «Lo Stato francese avrebbe dovuto creare un fondo di risarcimento per i sopravvissuti come Albert, che oggi sono ormai pochissimi», sostiene il legale.</p>



<p>L&#8217;obiettivo del ricorso non è soltanto economico. Attraverso il procedimento davanti alla Corte europea, Corrieri punta infatti a ottenere un riconoscimento più ampio delle condizioni subite dai lavoratori forzati durante il conflitto, che il suo avvocato definisce una forma di &#8220;schiavitù moderna&#8221; legata alla Seconda Guerra Mondiale.</p>



<p>A oltre ottant&#8217;anni dalla fine del conflitto, la vicenda riporta al centro dell&#8217;attenzione una delle pagine più controverse della storia francese sotto il regime di Vichy e il destino di chi fu costretto a lavorare per la macchina bellica nazista.</p>



<p></p>
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		<title>Catamarano travolge barca a vela, quattro morti e un disperso al largo della Croazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zagabria, 14 giugno 2026 – Una grave collisione in mare al largo delle coste croate ha provocato la morte di tre persone e un disperso. L’incidente si è verificato nelle acque dell’Adriatico tra le isole di Šolta e Brač, coinvolgendo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Zagabria, 14 giugno 2026 – Una grave collisione in mare al largo delle coste croate ha provocato la morte di tre persone e un disperso. L’incidente si è verificato nelle acque dell’Adriatico tra le isole di Šolta e Brač, coinvolgendo un grande catamarano passeggeri e una barca a vela battente bandiera francese, poi affondata.</p>



<p>Secondo quanto riferito dal Ministero degli Affari Marittimi e dei Trasporti croato, il catamarano, operato da una compagnia privata locale e con a bordo circa 118 passeggeri e sette membri dell’equipaggio, si sarebbe scontrato per cause ancora in fase di accertamento con l’imbarcazione a vela, su cui si trovavano otto persone.</p>



<p>A seguito dell’impatto, la barca a vela è affondata rapidamente. Le operazioni di soccorso hanno consentito di trarre in salvo quattro dei passeggeri presenti a bordo, mentre per altri tre è stato possibile soltanto constatarne il decesso. Una persona risulta tuttora dispersa.</p>



<p>Le autorità croate hanno successivamente confermato che le vittime sono cittadini cechi. “Siamo profondamente addolorati per la tragica notizia della morte di almeno tre cittadini cechi a seguito della collisione tra uno yacht e un catamarano in Croazia”, ha dichiarato all’AFP il portavoce del Ministero degli Esteri ceco, Adam Corgo, aggiungendo che il console si è recato sul luogo dell’incidente.</p>



<p>Le operazioni di ricerca del disperso proseguono nelle acque tra le due isole, mentre le autorità marittime hanno avviato un’indagine per chiarire dinamica e responsabilità dello scontro. Immagini dell’imbarcazione semiaffondata e del catamarano coinvolto sono circolate sui media e sui social network.</p>



<p></p>
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		<title>Dal PD alla Dp: la mutazione genetica di Elly Schlein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo A volte la lingua italiana offre cortocircuiti semantici che superano la fantasia dei politologi. Prendete il&#160;PD:&#160;Partito Democratico. Basta un semplice anagramma,&#160;&#160;invertire l&#8217;ordine delle lettere per ottenere&#160;DP:&#160;Democrazia Proletaria.&#160; Per i più giovani si tratta di una sigla oscura; per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>A volte la lingua italiana offre cortocircuiti semantici che superano la fantasia dei politologi.</p>



<p>Prendete il&nbsp;<strong>PD</strong>:&nbsp;<strong>Partito Democratico.</strong></p>



<p>Basta un semplice anagramma,&nbsp;&nbsp;invertire l&#8217;ordine delle lettere per ottenere&nbsp;<strong>DP</strong>:&nbsp;<strong>Democrazia Proletaria</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per i più giovani si tratta di una sigla oscura; per chi ha qualche capello bianco, era il partito della sinistra radicale degli anni &#8217;70 e &#8217;80 guidato da Mario Capanna.&nbsp;</p>



<p>Uno schieramento massimalista, perennemente con la kefiah al collo, arroccato sul dogma dell&#8217;antimperialismo, antisionista per vocazione e, non a caso,&nbsp;destinato all’irrilevanza governativa.</p>



<p>Ebbene,&nbsp;quello che può sembrare solo un mio divertissement linguistico si sta trasformando, sotto la gestione di Elly Schlein, in una clamorosa e preoccupante realtà politica.&nbsp;</p>



<p>Il Partito Democratico nato a vocazione maggioritaria, riformista e plurale,&nbsp;&nbsp;atlantico ed europeista, a mio avviso sta completando la sua mutazione genetica:&nbsp;il PD sta&nbsp;&nbsp;diventando una nuova “Democrazia Proletaria”.</p>



<p>L&#8217;addio dell&#8217;eurodeputata Pina Picierno (<a href="https://www.tviweb.it/laddio-di-pina-picierno-ed-il-paradosso-del-pd-a-trazione-schlein/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/laddio-di-pina-picierno-ed-il-paradosso-del-pd-a-trazione-schlein/</a>)&nbsp;&nbsp;è l&#8217;epitaffio di un&#8217;epoca.&nbsp;</p>



<p>Le sue parole –&nbsp;<em>“la casa dei riformisti non c’è più”</em>&nbsp;– certificano il definitivo seppellimento di quella stagione che, piaccia o meno, aveva portato il partito ai suoi massimi storici, varando riforme concrete come il Jobs Act, il &#8220;Dopo di noi&#8221; e le unioni civili.</p>



<p>Oggi, chi difende l&#8217;atlantismo senza tentennamenti, chi sostiene l&#8217;Ucraina aggredita (contro le tesi di Conte e Vannacci) e chi rifiuta la demonizzazione di Israele&nbsp;&nbsp;è diventato un ingombro.&nbsp;</p>



<p>Meglio accompagnarlo alla porta.&nbsp;</p>



<p>Schlein liquida i dissensi interni (da Picierno a Madia e Gualmini) con la consueta gelida indifferenza, parlando di una linea &#8220;chiara e progressista&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Traduzione: il nuovo corso esige l&#8217;omologazione ideologica.&nbsp;</p>



<p>Il pluralismo è morto, sostituito dal richiamo della foresta populista, in totale rincorsa al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.</p>



<p>Ma è sui diritti civili e sulla politica estera che il nuovo corso tocca il fondo del cinismo e della selettiva empatia.&nbsp;</p>



<p>Il silenzio della leadership dem davanti a quanto sta accadendo in vista del Roma Pride 2026, che si terrà il 20 giugno, è assordante, per non dire complice.</p>



<p>L&#8217;esclusione di Keshet Italia, l&#8217;unica associazione LGBTQ+ ebraica italiana, dal Pride di Roma è una vergogna senza giustificazioni.&nbsp;</p>



<p>Questi cittadini sono stati cacciati dall&#8217;evento dei &#8220;diritti per tutti&#8221; semplicemente perché non si sono piegati alla parola d&#8217;ordine della piazza, rifiutandosi di bollare le azioni israeliane a Gaza come &#8220;genocidio&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Una purga ideologica in piena regola.</p>



<p>Da sempre non sono un estimatore dei Gay Pride, che ritengo inutili e provocatori, ma nella specie la penso come&nbsp;&nbsp;&nbsp;Paola Concia, storica attivista e un tempo esponente di spicco proprio del PD,&nbsp;&nbsp;che ha denunciato questa&nbsp;<em>“contraddizione gigantesca”</em>&nbsp;come un atto discriminatorio che tradisce l&#8217;anima della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Eppure Schlein tace.&nbsp;</p>



<p>Tace sul Pride e tace davanti ai dati agghiaccianti del Cdec, che registrano un&#8217;impennata di quasi mille episodi di antisemitismo in Italia, comprese aggressioni fisiche.</p>



<p><strong>Nella logica del Campo largo la comunità ebraica e gli elettori atlantisti, numericamente piccoli ma politicamente scomodi, di fatto vengono trattati come una minoranza sacrificabile.</strong></p>



<p>Meglio perdere qualche voto riformista e liberale piuttosto che disturbare la narrazione delle piazze pro-Hamas, animate da masse social-media dipendenti che ignorano i drammi dei cristiani nigeriani o dei giovani iraniani, ma si mobilitano chirurgicamente quando la macchina della propaganda di Teheran e Mosca decide dove orientare l&#8217;indignazione.</p>



<p>Il risultato di questa deriva è sotto gli occhi di tutti.&nbsp;</p>



<p>Il PD di oggi, sui temi geopolitici, assomiglia spaventosamente ai deputati&nbsp;&nbsp;DemoProletari della Prima Repubblica che sventolavano slogan contro l&#8217;Occidente, pronti a stare dalla parte degli &#8220;oppressi&#8221; anche quando questi assumono le sembianze di mostri assassini e teocratici.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è un&#8217;amara ironia nel vedere Schlein corteggiare quegli stessi ambienti filorussi e massimalisti da cui provengono le minacce che costringono Pina Picierno a vivere sotto scorta da oltre un anno.</p>



<p>Racchiuso nella sua purezza ideologica, temo che il PD si avvii a percorrere lo stesso identico binario morto di Democrazia Proletaria: un partito forse identitario per i militanti più radicali, ma totalmente incapace di parlare al Paese produttivo e del tutto irrilevante per governare.</p>



<p>Fortunatamente, l&#8217;area riformista e atlantista non sembra intenzionata a firmare la propria resa.&nbsp;</p>



<p>La nascita di&nbsp;<em>Spazio Pubblico</em>, lanciato da Picierno con il sostegno di figure come Paola Concia e l&#8217;area radicale di Marco Taradash, dimostra che c&#8217;è vita fuori dal massimalismo.&nbsp;</p>



<p>Mentre Schlein rincorre il populismo e si rifugia nell&#8217;archeologia del secolo scorso, i riformisti veri si riorganizzano……… altrove.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>L&#8217;illusione del denaro perpetuo e la sindrome del sussidio europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&#160; Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>La recente decisione della Banca Centrale Europea di ritoccare all&#8217;insù il costo del denaro dello 0,25%, era ampiamente scontata nelle previsioni di tutti gli osservatori internazionali.&nbsp;</p>



<p>Eppure, l&#8217;annuncio dei vertici di Francoforte sembra aver colto di sorpresa il leader degli industriali italiani.</p>



<p>Emanuele Orsini ha infatti espresso forte perplessità per questa manovra, dichiarando che si sarebbe atteso una mossa di segno opposto, ovvero una sforbiciata ai tassi (sic!).&nbsp;</p>



<p>La motivazione addotta poggia su una correlazione quantomeno insolita: il rialzo della BCE coincide temporalmente con il debutto dei nuovi incentivi governativi italiani legati all&#8217; iperammortamento per gli investimenti&nbsp; aziendali, configurando a suo dire una mancanza&nbsp;&nbsp;di visione a lungo termine (“non è una visione a lungo termine. Abbiamo bisogno che le imprese corrano, investano e si incrementi la produttività” queste le parole del Presidente).</p>



<p>Tanto per capirci&nbsp;l&#8217;iperammortamento promosso dal Ministro Adolfo Urso (all&#8217;interno del Piano di Transizione del Ministero delle Imprese e del made in Italy)&nbsp;&nbsp;&nbsp;è un&#8217;agevolazione fiscale che permette alle imprese di&nbsp;<strong>dedurre dal reddito imponibile un valore superiore</strong>a quello effettivamente speso per l’acquisto di beni strumentali, materiali e immateriali.&nbsp;</p>



<p>Tornando ai tassi ed alla “visione di Orsini”, si tratta a mio avviso&nbsp;di una chiave di lettura decisamente eccentrica.&nbsp;</p>



<p>Con un tasso d&#8217;inflazione che è ora stimato stabilmente sopra i target strutturali del 2%, (e non mi si venga a dire che gli effetti non si vedono già negli scaffali dei supermercati), ed in presenza di&nbsp;&nbsp;significativi fattori di rischio che spingono verso l&#8217;alto (crisi geopolitiche e conflitti in corso), pretendere che una Banca Centrale adotti una strategia espansiva appare fuori da ogni logica di ortodossia economica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Secondo questo schema interpretativo, le severe tutele monetarie della zona euro dovrebbero piegarsi e congelarsi ogniqualvolta un singolo Stato membro deliberi un piano di sgravi fiscali per macchinari o software (tipo appunto l’iperammortamento italico).&nbsp;</p>



<p>Per i tecnocrati di Francoforte, già impegnati a calibrare le mosse dell&#8217;Eurozona tra fiammate geopolitiche ed instabilità globali, l&#8217;introduzione anche del calendario dei sussidi ministeriali italiani come variabile macroeconomica, rappresenterebbe un elemento di imprevedibilità del tutto ingestibile.&nbsp;&nbsp;Io aggiungo al limite del demenziale.</p>



<p>Se la dialettica politica nostrana ci ha abituati a costanti lamentele e comunicati di fuoco contro ogni stretta monetaria da parte di esponenti governativi – gli stessi che nel recente passato contestavano qualunque&nbsp;&nbsp;aumento dei tassi mentre l&#8217;inflazione galoppava verso la doppia cifra – l&#8217;uscita del Presidente di Confindustria desta maggiore sconcerto.&nbsp;</p>



<p>Auspicare riduzioni dei tassi in piena pressione inflazionistica evoca, infatti, le ricette monetarie fallimentari già sperimentate dal peronismo argentino o nelle recenti politiche non ortodosse nella Turchia di Erdogan.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per non dire che sulla stessa linea si muove Donald Trump, che pretende che la Fed abbatta i tassi, e vedremo a breve se il Presidente fresco di nomina Kewin Warsh si allineerà ai diktat presidenziali o deciderà di fare&nbsp;i conti con dati e scenari che non giustificano certo allentamenti.</p>



<p>Ciò che mi stupisce ulteriormente è l&#8217;incoerenza rispetto alle posizioni espresse soltanto pochi giorni prima al vertice dei giovani imprenditori a Rapallo, dove Emanuele Orsini si era proclamato in perfetta sintonia con la linea prudente della Banca d&#8217;Italia e del Governatore Fabio Panetta.&nbsp;</p>



<p>Peccato che quest&#8217;ultimo, in sede BCE, abbia votato convintamente a favore del rialzo, sancito da un consenso unanime e privo di alternative sul tavolo delle trattative.</p>



<p>Nelle sue recenti Considerazioni finali, lo stesso Governatore di Palazzo Koch aveva anticipato la necessità di calibrare la stretta monetaria proprio per disinnescare la miccia di un&#8217;inflazione strutturale, capace di radicarsi nelle aspettative di imprese e famiglie, e di innescare una pericolosa rincorsa tra prezzi e salari.</p>



<p>Se questa era la lettura della componente tradizionalmente più attenta alla crescita nel Board europeo, risulta difficile comprendere con quale tesi o teorie economiche Orsini si professi ora realmente allineato.</p>



<p>Ma, la butto là, forse l’unica vera spiegazione di questa presa di posizione va ricercata nell’idea di Europa&nbsp;&nbsp;che la Confindustria nostrana ha via via mutuato della filosofia della nostra classe politica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da un lato si contesta il rigore delle normative green (e fin qui ci sono ragioni da vendere), dall&#8217;altro si invoca la creazione di debito comune, e la neutralizzazione dei vincoli del Patto di Stabilità.&nbsp;</p>



<p>Si profila così una visione delle Istituzioni comunitarie ridotte ad una sorta di erogatore automatico di risorse e flessibilità finalizzate all’ azzeramento dei freni di bilancio per aumentare l&#8217;indebitamento interno, all’emissione di debito comunitario per finanziare la politica industriale, e con tassi azzerati dalla Bce per amplificare l&#8217;effetto dei sussidi statali.</p>



<p>Non vi sembra&nbsp;&nbsp;che si tratti dell&#8217;applicazione su scala continentale della medesima filosofia che ha alimentato la stagione italiana del Superbonus 110%, di cui l&#8217;Organizzazione degli industriali è stata, come l’intera classe politica, convinta sostenitrice?&nbsp;</p>



<p>Esauriti i margini di manovra della finanza pubblica nazionale (avendo letteralmente finito i fondi interni), l&#8217;obiettivo si sposta ora sul bilancio europeo, chiedendo a Francoforte e Bruxelles di farsi carico, attraverso moneta facile e debito condiviso, di un modello strutturalmente dipendente dagli incentivi.</p>



<p>Questa inclinazione verso una deriva sudamericana che di fatto&nbsp;&nbsp;ignora&nbsp;&nbsp;i fondamentali macroeconomici, segnala a mio avviso la sempre maggiore diffusione di una cultura anti-sistema che non appartiene più soltanto a frange dell&#8217;elettorato populista, ma contagia anche settori della Rappresentanza produttiva.&nbsp;</p>



<p>La pretesa di rilanciare la competitività del sistema Paese non attraverso riforme reali dello Stato, maggiore rigore nei conti,&nbsp;&nbsp;ed incrementi di produttività, ma confidando nel presupposto che i partner europei finanzino indefinitamente i nostri ammortizzatori fiscali, rischia di produrre duri risvegli.&nbsp;</p>



<p>Mi auguro che il tessuto produttivo italiano, composto da imprenditori abituati a confrontarsi quotidianamente con il mercato e la realtà,&nbsp;&nbsp;alla fine dimostri sul campo di sapersi muoversi&nbsp;&nbsp;programmando le proprie attività su binari di concreto realismo, assai distanti dalle suggestioni “assistenziali” invocate dai vertici confindustriali.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Antartide sotto zero? No, oltre 15 gradi: crollano i record e piove dove dovrebbe nevicare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Mentre nell&#8217;emisfero australe l&#8217;inverno è ormai iniziato, la Penisola Antartica sta registrando temperature eccezionalmente elevate, con valori fino a 20 gradi superiori alle medie stagionali. Un&#8217;anomalia che sta provocando scioglimento dei ghiacci, piogge insolite e crescenti preoccupazioni tra climatologi e ricercatori presenti sul continente più freddo del pianeta.</p>



<p>Tra il 5 e il 6 giugno la base scientifica argentina di Esperanza, situata sulla penisola di Trinidad, all&#8217;estremità settentrionale dell&#8217;Antartide, ha registrato una temperatura di 15,4 gradi centigradi. Si tratta del valore più alto mai rilevato nel mese di giugno in quella località.</p>



<p>A evidenziarlo è José Luis Stella, meteorologo del Servizio meteorologico nazionale argentino, che sottolinea come il precedente record fosse di 13,3 gradi e risalisse al 1998. Un dato ancora più impressionante se confrontato con la temperatura massima media di giugno nella stessa area, che normalmente si attesta a -6,2 gradi.</p>



<p>L&#8217;ondata di caldo non ha riguardato soltanto Esperanza. Nello stesso periodo la base argentina di Marambio ha raggiunto gli 11,8 gradi, mentre la base di San Martin ha registrato 9,4 gradi. Valori eccezionali se si considera che le medie stagionali sono rispettivamente di -10,7 e -5,6 gradi.</p>



<p>Secondo gli esperti, alcune zone della Penisola Antartica hanno sperimentato temperature fino a 20 gradi superiori alla norma. Un fenomeno che ha portato al superamento di diversi record climatici e che sta modificando sensibilmente il paesaggio locale.</p>



<p>Raul Cordero, climatologo dell&#8217;Università di Groningen, evidenzia come a Esperanza le temperature massime giornaliere siano rimaste sopra lo zero per 21 giorni consecutivi. Una situazione che ha lasciato vaste aree dell&#8217;estremo nord dell&#8217;Antartide praticamente prive di neve.</p>



<p>Per gli studiosi non si tratta di un episodio isolato. Secondo Cordero, l&#8217;evento conferma una tendenza che potrebbe diventare sempre più frequente se il riscaldamento globale continuerà ai ritmi attuali.</p>



<p>Anche Thomas Caton Harrison del British Antarctic Survey ritiene che vi siano elementi significativi che collegano questi fenomeni al cambiamento climatico, pur sottolineando che in Antartide le dinamiche meteorologiche restano particolarmente complesse.</p>



<p>Gli esperti spiegano che in questa regione forti venti possono trasportare masse d&#8217;aria più calda, favorendo improvvisi aumenti delle temperature. Tuttavia, ciò che sta attirando l&#8217;attenzione degli scienziati sono soprattutto gli effetti sul territorio.</p>



<p>In molte aree le precipitazioni sono cadute sotto forma di pioggia anziché di neve, un fenomeno insolito per il periodo. Questo ha provocato deflussi d&#8217;acqua e la successiva formazione di strati di ghiaccio, alterando gli equilibri naturali degli ecosistemi polari.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero riguardare anche la fauna antartica. Gli studiosi segnalano possibili impatti sulle colonie di pinguini e sugli altri animali adattati a un ambiente dominato da neve e ghiaccio. Una trasformazione che rende ancora più evidente come il continente antartico stia diventando uno dei principali indicatori degli effetti del cambiamento climatico globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/antartide-sotto-zero-no-oltre-15-gradi-crollano-i-record-e-piove-dove-dovrebbe-nevicare/">Antartide sotto zero? No, oltre 15 gradi: crollano i record e piove dove dovrebbe nevicare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Il credito fuori dalle regole: così il sistema &#8220;ombra&#8221; minaccia i nostri risparmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 07:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Usando un’immagine forse abusata, la&#160;Banca normale&#160;è come una mamma molto severa.&#160; Se un bambino vuole un prestito (ad esempio, dei soldini per comprare un giocattolo), va da lei.&#160; La mamma Banca, però, prima di dare i soldi fa<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Usando un’immagine forse abusata, la&nbsp;Banca normale&nbsp;è come una mamma molto severa.&nbsp;</p>



<p>Se un bambino vuole un prestito (ad esempio, dei soldini per comprare un giocattolo), va da lei.&nbsp;</p>



<p>La mamma Banca, però, prima di dare i soldi fa tantissime domande:&nbsp;<em>&#8220;Sei stato bravo? Hai i voti alti a scuola? Me li potrai restituire?&#8221;</em>.&nbsp;</p>



<p>Inoltre, lo Stato controlla sempre questa mamma con regole rigidissime, per&nbsp;essere sicura che non finisca i soldi, e che i risparmi di tutti siano al sicuro.&nbsp;</p>



<p>Dato che&nbsp;mamma Banca è così severa e dice spesso di no, alcuni bambini hanno deciso di creare un mercato tutto loro, dietro l&#8217;angolo, dove le mamme non guardano.&nbsp;</p>



<p>Questo è lo&nbsp;Shadow Banking: un insieme di soggetti che prestano soldi o fanno girare la finanza, ma&nbsp;non sono Banche,&nbsp;e quindi non sono soggette a&nbsp;&nbsp;regole severe ed a&nbsp;&nbsp;controlli così stretti.</p>



<p>Oggi questo mercato &#8220;ombra&#8221; è diventato gigantesco: è cresciuto il doppio rispetto alle Banche normali, e nel mondo gestisce addirittura più della metà di tutti i soldi (il 51% contro il 38% delle banche tradizionali!).&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Financial Stability Board, in un rapporto del 2024, indica un volume di 67 trilioni di dollari.&nbsp;</p>



<p>La sua crescita riflette tre dinamiche convergenti: il ridimensionamento dell’attività creditizia tradizionale, la pressione internazionale alla ricerca di rendimento, e l’emergere di strutture finanziarie capaci di aggirare confini fiscali e normativi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Una quota significativa di questo sistema ha assunto la forma di una vera e propria “area di protezione fiscale permanente”, dove capitali mobili e opachi trovano riparo da tassazione, obblighi di dichiarazione e controlli incrociati.</p>



<p>E’ un pozzo dove ci trovi dentro di tutto: dalle società che ti fanno i prestiti per comprare la macchina a rate, fino a grandi Fondi d&#8217;investimento, Hedge Fund, e persino mercati di monete digitali (le criptovalute).</p>



<p>Ma come fanno a far finta che i rischi non esistano?&nbsp;</p>



<p>Usano il&nbsp;trucco delle scatole cinesi. Facciamo un esempio:</p>



<p><em>Il primo debito</em>:&nbsp;Un signore chiede un prestito per comprare una casa.</p>



<p><em>La prima scatola (I pacchetti</em>):&nbsp;Questo prestito è un rischio (il signore potrebbe non restituire i soldi). Allora, un operatore prende questo prestito, lo mette dentro una scatola insieme a migliaia di altri prestiti di altre persone e crea un &#8220;super-giocattolo&#8221; finanziario (chiamato in modo difficile&nbsp;Abs&nbsp;<strong>&#8211;</strong><strong>Asset-Backed Security</strong>.). L&#8217;idea è: se qualcuno non paga, gli altri pagheranno, quindi il rischio si nasconde nel mucchio.</p>



<p><em>Le scatole dentro le scatole</em><strong>:</strong>&nbsp;Non basta! Un altro operatore prende tante di queste scatole, le mette dentro una scatola ancora più grande (chiamata&nbsp;Cdo) e crea un altro debito garantito dal debito precedente.</p>



<p>Alla fine della catena, queste mega-scatole vengono vendute nei mercati a grandi investitori che, a causa di tutti questi passaggi,&nbsp;non hanno la minima idea di cosa ci sia davvero dentro. È come vendere una scatola regalo sigillata sperando che dentro ci sia un tesoro, mentre sul fondo potrebbe esserci solo un giocattolo rotto.</p>



<p>Immagino vi starete chiedendo: ma non è lo stesso meccanismo che è stato alla base della crisi dei subprime del 2008,&nbsp;quando il valore degli immobili crollò&nbsp;&nbsp;e l&#8217;intero sistema rimase senza liquidità, provocando fallimenti a catena?</p>



<p>Certo che sì, ma quella crisi qualcosa ha insegnato;&nbsp;oggi il settore è molto più grande di allora e fortemente interconnesso con le Banche tradizionali.&nbsp;</p>



<p>Ma ciò non toglie che la crescita inarrestabile dello Shadow Banking, con i suoi volumi sellari, induce gli&nbsp;&nbsp;Istituti di vigilanza come la Banca d&#8217;Italia a lanciare l&#8217;allarme sui rischi legati all&#8217;opacità di questo credito alternativo e all&#8217;alto livello di indebitamento</p>



<p>Ma perché la Siora Maria ed il Sior Bepi dovrebbero stare attenti?&nbsp;</p>



<p>Anche se questo sistema del “credito fuori dalle regole” aiuta l&#8217;economia a muoversi ed a finanziare le imprese, nasconde tre grandi &#8220;mostri&#8221;:</p>



<p><em>L&#8217;effetto domino (Il contagio)</em><strong>:</strong>&nbsp;Poiché queste società &#8220;ombra&#8221; e le Banche normali si prestano continuamente soldi a vicenda, se una di queste grandi scatole segrete dovesse rompersi, il danno colpirebbe rapidamente anche le Banche normali, quelle dove la Siora Maria e il Sior Bepi tengono i loro risparmi della vita.</p>



<p><em>L&#8217;assenza di un &#8220;Pronto Soccorso&#8221;</em><strong>:</strong>&nbsp;Se una Banca normale finisce nei guai, lo Stato o la Banca Centrale intervengono come un&#8217;ambulanza per salvarla e proteggere i cittadini. Nel mercato ombra&nbsp;non esiste il 118: se una società fallisce, i soldi spariscono e nessuno ti rimborsa.</p>



<p><em>Il nascondiglio per i furbi</em><strong>:</strong>&nbsp;Essendo un mondo opaco e senza confini (specialmente online), è il luogo perfetto dove i furbi, gli evasori o persino i cartelli criminali nascondono i capitali per non pagare le tasse o riciclare denaro sporco.</p>



<p>Ma non possiamo nasconderci che c&#8217;è un problema ancora più grande.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi tempi, alcuni Stati (specialmente fra le economie emergenti) hanno capito che questo mercato &#8220;ombra&#8221; è comodissimo.&nbsp;</p>



<p>Perché? Perché permette di fare affari, comprare merci e spostare miliardi saltando i controlli dei Paesi occidentali e le regole del dollaro.</p>



<p>È come se nel nostro quartiere, oltre al mercato regolare ed a quello dietro l&#8217;angolo, aprisse una fiera permanente gestita da Paesi stranieri che dicono:&nbsp;&#8220;Venite da noi, facciamo le nostre regole e nessuno vi chiederà i documenti&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Questa frammentazione rende le Istituzioni tradizionali molto più deboli e incapaci di garantire la stabilità di tutti.</p>



<p>Volendo riassumere in parole semplicissime, lo Shadow Banking è come un&nbsp;castello di carte altissimo costruito senza usare la colla delle regole.&nbsp;</p>



<p>Finché c&#8217;è il sole e non c&#8217;è vento (cioè l&#8217;economia va bene), il castello resta in piedi e sembra bellissimo; ma se arriva una folata di vento (una crisi o un rallentamento dell&#8217;economia), rischia di cadere e di far crollare anche il tavolo su cui è appoggiato.</p>



<p>Il &#8220;sistema ombra&#8221; non è solo un modo diverso di fare finanza: è la nascita di un mondo parallelo dove gli Stati non comandano più e dil grande capitale si muove senza responsabilità pubblica.&nbsp;</p>



<p>Per questo le Autorità mondiali devono accendere sempre più i fari per illuminare questa stanza buia.&nbsp;</p>



<p>Perché se non ricostruiamo un recinto di regole valido per tutti, vecchi e nuovi operatori, rischiamo che una parte enorme della ricchezza mondiale rimanga fuori controllo, minando alla radice la sicurezza dei risparmi di ognuno di noi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Mondiali, coprifuoco per le partite delle squadre nordafricane: Tolosa chiude il centro ai minori</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:25:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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<p></p>



<p>In vista dei Mondiali di calcio maschili, la città francese di Tolosa ha deciso di introdurre un coprifuoco notturno per i minori non accompagnati in occasione delle partite considerate più a rischio per l’ordine pubblico. Il provvedimento, annunciato dal sindaco Jean-Luc Moudenc, sarà applicato dalle 22 alle 5 del mattino in una zona delimitata del centro cittadino e riguarderà i ragazzi sotto i 16 anni che non siano accompagnati da un adulto.</p>



<p>L’ordinanza, definita “flessibile” dall’amministrazione comunale, sarà attivata solo per alcune gare selezionate in accordo con la prefettura. Tra queste figurano tutte le partite della nazionale francese, ma anche diversi incontri che coinvolgono squadre nordafricane, come Brasile-Marocco, Scozia-Marocco, Marocco-Haiti e Tunisia-Paesi Bassi.</p>



<p>Secondo il sindaco, l’obiettivo della misura è duplice: garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare gli stessi minori. Moudenc ha inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento della delinquenza giovanile registrato negli ultimi tempi nella quarta città più popolosa della Francia.</p>



<p>Alla base della decisione vi sono anche i disordini avvenuti il 30 maggio scorso, quando i festeggiamenti per la vittoria del Paris Saint-Germain nella finale di Champions League contro l’Arsenal degenerarono in episodi di vandalismo e violenza in diverse città francesi.</p>



<p>Per i tifosi è comunque prevista un’alternativa. Dalla fase dei quarti di finale sarà allestita una fan zone davanti allo stadio del Toulouse FC, con una capienza fino a 18.000 persone. Lo spazio sarà però riservato esclusivamente alle partite della nazionale francese.</p>



<p>Tolosa non è l’unica città ad aver adottato misure restrittive. Nei giorni scorsi anche Clermont-Ferrand ha annunciato un coprifuoco per i minori di 16 anni non accompagnati, valido dalle 23 alle 7 nel centro cittadino. In quel caso è prevista una sanzione di 150 euro per chi viola il divieto.</p>



<p>I Mondiali scatteranno giovedì sera con la gara inaugurale tra Messico e Sudafrica. La Francia debutterà invece martedì prossimo contro il Senegal.</p>
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		<title>Luca Parmitano sarà pilota di Artemis III: l&#8217;annuncio della NASA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[LUCA PARMITANO]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AGI &#8211; L&#8217;astronauta italiano Luca Parmitano farà parte della missione Artemis III che prenderà il via nel 2027. Lo ha annunciato la Nasa rendendo noti i nomi dei 4 membri dell&#8217;equipaggio e della riserva.La missione sarà comandata dall&#8217;astronauta della Nasa Randy Bresnik. L&#8217;equipaggio principale<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>AGI &#8211; L&#8217;astronauta italiano Luca Parmitano farà parte della missione Artemis III che prenderà il via nel 2027. Lo ha annunciato la Nasa rendendo noti i nomi dei 4 membri dell&#8217;equipaggio e della riserva.<br>La missione sarà comandata dall&#8217;astronauta della Nasa Randy Bresnik. L&#8217;equipaggio principale e la sua riserva saranno così strutturati: Comandante: Randy Bresnik (NASA); Pilota: Luca Parmitano (ESA); Specialista di missione: Andre Douglas (NASA); Specialista di missione: Frank Rubio (NASA); Membro di riserva: Bob Hines (NASA).<br><br></p>
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		<title>Il vizietto della politica e il grande &#8216;spezzatino&#8217; bancario</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Chi ha, ahimè, molte primavere alle spalle ricorda perfettamente che durante la cosiddetta “Prima Repubblica” la politica – o per meglio dire, i Partiti – è stata, almeno fino ai primi anni ’90, il vero&#160;“padrone” delle Banche. Questo&#160;predominio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Chi ha, ahimè, molte primavere alle spalle ricorda perfettamente che durante la cosiddetta “Prima Repubblica” la politica – o per meglio dire, i Partiti – è stata, almeno fino ai primi anni ’90, il vero&nbsp;“padrone” delle Banche.</p>



<p>Questo&nbsp;predominio assoluto sugli Istituti di credito si fondava su pilastri precisi:&nbsp;</p>



<p>La Legge Bancaria del 1936<strong>:</strong>&nbsp;introdotta dal regime fascista dopo la grande crisi del 1929 per salvare il sistema dal fallimento attraverso la nazionalizzazione di fatto, dando vita al modello della Banca Pubblica.</p>



<p>Istituti di Diritto Pubblico<strong>:</strong>&nbsp;realtà storiche come il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, l&#8217;Istituto Bancario San Paolo di Torino e il Monte dei Paschi di Siena operavano come enti pubblici. I loro vertici non erano espressione del mercato azionario, ma venivano decisi col bilancino della lottizzazione politica, tramite nomine dirette dei partiti di governo (in primis Democrazia Cristiana e Partito Socialista).</p>



<p>Le Casse di Risparmio<strong>:</strong>&nbsp;fortemente radicate sul territorio, erano controllate dagli enti locali e dai politici che ne gestivano i consigli di amministrazione.</p>



<p>Essendo all’epoca Segretario Provinciale di Padova del Partito Repubblicano di La Malfa – e quindi, teoricamente, un addetto ai lavori – ricordo bene le riunioni “notturne” nei luoghi più disparati per sfuggire ai cronisti.&nbsp;</p>



<p>Ricordo gli scontri e le “baruffe” per accaparrarsi la Presidenza della Cassa di Risparmio, o almeno una Vicepresidenza.&nbsp;</p>



<p>Per essere onesti, data la limitata forza elettorale che gli italiani concedevano alle forze del centro laico, noi repubblicani venivamo ascoltati al massimo come “opinionisti”, quasi mai come “decisori”.</p>



<p>Quel mondo si è chiuso agli inizi degli anni &#8217;90, travolto dalla crisi della Prima Repubblica e spinto dalle direttive europee.&nbsp;</p>



<p>Oggi le Banche sono a tutti gli effetti imprese private (SpA) soggette alle regole del mercato e vigilate da BCE e Banca d’Italia.</p>



<p>Ma in un Paese come il nostro, è davvero credibile che la politica sia stata messa definitivamente fuori gioco in un settore così vitale come quello del credito e della finanza?</p>



<p>Le recenti vicende del Golden Power, utilizzato in modo piuttosto rocambolesco per impedire la scalata di Unicredit su Banco BPM, la dicono lunga: il “vizietto” di mettere le mani sul credito la politica non l&#8217;ha perso, e probabilmente non ha alcuna intenzione di perderlo.</p>



<p>Venendo all’operazione lanciata domenica sera da Intesa su MPS, ho avuto modo di scrivere proprio ieri&nbsp;&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/mps-e-il-triello-del-credito-italiano-se-la-finanza-gioca-alla-sergio-leone/</a>) che non crederò mai che il Governo non fosse stato preventivamente informato; l’aver mantenuto una posizione neutra è già di per sé un segnale preciso.&nbsp;</p>



<p>Certo è che di fronte ad Intesa Sanpaolo, un colosso tutto italiano da quasi 100 miliardi di capitalizzazione di Borsa, è difficile sollevare obiezioni.&nbsp;</p>



<p>Intesa si è sempre comportata – e non solo con l&#8217;Esecutivo in carica – come una vera Banca di sistema.&nbsp;</p>



<p>Questa OPAS può a ragione essere considerata un’operazione “di mercato” che mette il comparto al riparo da sorprese, stabilizzando gli assetti proprietari.</p>



<p>Ma si sa che nell’Italia dell’”Amichettismo” tutto può diventare lecito.&nbsp;</p>



<p>E poiché a nessuno piace essere digerito e spacchettato (soprattutto dopo aver gustato gli onori delle cronache come &#8220;Banca predatrice&#8221;), potrebbe anche darsi che, a livello politico, sia Banco BPM sia Monte dei Paschi di Siena cerchino ora una sponda nella Lega, che ha sempre considerato questa fusione come un affare di propria pertinenza.</p>



<p>Infatti, per quel che si percepisce dalla stampa e dai&nbsp;rumors, se Fratelli d’Italia plaude all’operazione di Messina – felice di riportare nell&#8217;alveo della &#8220;Nazione&#8221; istituti che rischiavano di passare sotto controllo straniero –, è indubbio che l’OPAS assesti un brutto colpo al progetto del terzo polo bancario nazionale caldeggiato da Giorgetti e costruito sull’asse MPS-Banco BPM.&nbsp;</p>



<p>Un boccone rimasto decisamente in gola a quella parte della Lega che ha sempre identificato in Banco BPM la banca di riferimento della Lombardia (nonostante sia partecipata al 20% da Crédit Agricole e al 5% da BlackRock).</p>



<p>Non sta a me esprimere giudizi sulle competenze o sulle doti dei singoli banchieri, ma non occorre essere geni della finanza per capire che Giuseppe Castagna ha perso l’occasione della vita.&nbsp;</p>



<p>Se, come sembra, aveva sentore delle voci sull’OPAS in arrivo, avrebbe dovuto accelerare, tentando la fusione con MPS prima di essere assoggettato alla&nbsp;passivity rule&nbsp;scattata con la mossa di Intesa.&nbsp;</p>



<p>Credo che ormai sia tardi per recuperare: così Banco BPM, nel volgere di una notte, è rimasto &#8220;solo&#8221; nel panorama bancario italico.</p>



<p>Forse troppo solo per pensare di restare immune dal tornado del risiko in atto.&nbsp;</p>



<p>La prima domanda che viene in mente è se Unicredit abbia intenzione di tornare alla carica, dopo il tentativo fallito dell’anno scorso.</p>



<p>Di certo, la figura fatta a suo tempo dal Governo con il Golden Power contro una Banca con sede a Milano è irripetibile, ma i paletti imposti allora sono ormai un ricordo ridicolo.&nbsp;</p>



<p>Dopo il ritiro dell&#8217;OPS di Unicredit su Banco BPM a fine luglio dello scorso anno, l&#8217;Unione Europea ha avviato a novembre una procedura d&#8217;infrazione contro l&#8217;Italia, accusandola di violare i principi di libera circolazione dei capitali e diritto di stabilimento, oltre che di ingerenza nei meccanismi di vigilanza bancaria unica.&nbsp;</p>



<p>Per risolvere le tensioni con Bruxelles ed evitare sanzioni, a gennaio l&#8217;Italia ha dovuto modificare la propria normativa: ora il Golden Power sulle banche può scattare solo dopo il parere vincolante delle autorità di vigilanza dell&#8217;UE, riducendo drasticamente la discrezionalità unilaterale dello Stato.</p>



<p>E non è cosa da poco. Sicuramente uno schiaffo ai sostenitori del “sovranismo bancario”.</p>



<p>In generale non nutro particolari simpatie per i banchieri, specie per i loro emolumenti stellari, ma so riconoscere quando lavorano bene.&nbsp;</p>



<p>E se Carlo Messina con l’OPAS su MPS ha dimostrato intelligenza e tempismo, va ammesso che anche Andrea Orcel, quando serve, non è da meno.</p>



<p>Orcel è attualmente impegnato in una lotta senza quartiere con i tedeschi, ma sa perfettamente che la sfida italiana è altrettanto vitale per il suo Gruppo.&nbsp;</p>



<p>Se l&#8217;OPAS di Intesa su MPS andasse in porto, Unicredit verrebbe scavalcata dalla nuova realtà, ed il suo posizionamento lungo la penisola rischierebbe di diventare marginale, soprattutto al Nord, e sul fronte dei servizi alle imprese.</p>



<p>Eppure, in questo scenario del tutto inedito per l’universo del credito nazionale, se ci pensate bene Unicredit potrebbe trasformarsi nella classica ciliegina sulla torta per un Governo ossessionato dalle conquiste straniere.&nbsp;</p>



<p>Se tutto dovesse andare come suggerisce la mossa di Messina, la governance di Generali – il vero gioiello di famiglia – risulterebbe blindata da un nocciolo duro di azionisti “de sangre italiano&#8221;.&nbsp;</p>



<p>A quel punto, un eventuale controllo di Unicredit su Banco BPM diventerebbe l’opzione migliore per mettere definitivamente in sicurezza tutto il risparmio della &#8220;Nazzzzzziiiione&#8221;.</p>



<p>E a quel punto Crèdit Agricole potrà anche suonare le proprie trombe, ma Unicredit risponderebbe con le proprie campane.&nbsp;</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Sparita tra le Dolomiti dopo un misterioso cambio di itinerario: ore di angoscia per un&#8217;escursionista slovena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguono senza sosta tra le montagne di Cortina d&#8217;Ampezzo le ricerche di un&#8217;escursionista slovena di 54 anni, scomparsa da diversi giorni e rintracciata per l&#8217;ultima volta grazie a una serie di indizi che hanno portato i soccorritori dalla Val Gardena<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Proseguono senza sosta tra le montagne di Cortina d&#8217;Ampezzo le ricerche di un&#8217;escursionista slovena di 54 anni, scomparsa da diversi giorni e rintracciata per l&#8217;ultima volta grazie a una serie di indizi che hanno portato i soccorritori dalla Val Gardena fino alla Val di Fanes.</p>



<p>L&#8217;allarme è scattato dopo la segnalazione della madre ai Carabinieri di Ortisei. La donna, preoccupata per non riuscire più a contattare la figlia, aveva riferito che la 54enne avrebbe dovuto trovarsi in Val Gardena.</p>



<p>Gli accertamenti hanno però aperto uno scenario diverso. Attraverso l&#8217;analisi delle telecamere di sorveglianza, infatti, l&#8217;auto dell&#8217;escursionista è stata individuata mentre transitava sabato sera in direzione di Fiames. Le ricerche si sono quindi spostate nel territorio di Cortina, dove nella serata di ieri il veicolo è stato ritrovato parcheggiato in località Felizon, all&#8217;ingresso del Parco Naturale delle Dolomiti d&#8217;Ampezzo.</p>



<p>Un altro elemento decisivo è arrivato dall&#8217;analisi delle celle telefoniche. L&#8217;ultima attivazione del cellulare della donna risale alle 7 di domenica mattina e colloca il telefono nell&#8217;area del Col Rosà. Da quel momento il dispositivo risulta spento o comunque non più raggiungibile.</p>



<p>Le squadre di soccorso hanno quindi concentrato gli sforzi proprio in quell&#8217;area, percorrendo integralmente la Ferrata del Col Rosà sia in salita che in discesa e battendo sentieri, vallate, zone boschive e l&#8217;area delle cascate della Val di Fanes. Sono stati inoltre contattati i rifugi della zona per verificare eventuali avvistamenti o passaggi dell&#8217;escursionista.</p>



<p>Questa mattina è entrato in azione anche l&#8217;elicottero della Guardia di Finanza dotato di sistema Imsi Catcher, tecnologia utilizzata per individuare eventuali segnali provenienti da telefoni cellulari. Successivamente le perlustrazioni aeree sono proseguite con l&#8217;elicottero dei Vigili del fuoco.</p>



<p>Alla complessa operazione partecipano il Soccorso alpino di Cortina, il Soccorso alpino della Guardia di Finanza, il Soccorso alpino di San Vigilio di Marebbe, i Vigili del fuoco e i Carabinieri. Sul campo sono presenti anche piloti di droni e due unità cinofile molecolari dell&#8217;Alpenverein.</p>



<p>Al momento nessuna traccia della donna è stata trovata.</p>



<p>Le autorità invitano chiunque abbia visto l&#8217;escursionista o sia in possesso di informazioni utili a contattare immediatamente i Carabinieri. Ogni dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo per indirizzare le ricerche e ricostruire gli ultimi spostamenti della 54enne.</p>
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		<title>Allarme attacchi di orsi in Giappone: catturato un esemplare vicino a Tokyo, ma un altro continua a sfuggire alle autorità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo giorni di paura e oltre venti avvistamenti tra abitazioni, scuole e parchi, le autorità giapponesi sono riuscite a catturare un orso bruno che da sabato si aggirava nei pressi della città di Utsunomiya, a nord di Tokyo. L&#8217;episodio si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Dopo giorni di paura e oltre venti avvistamenti tra abitazioni, scuole e parchi, le autorità giapponesi sono riuscite a catturare un orso bruno che da sabato si aggirava nei pressi della città di Utsunomiya, a nord di Tokyo. L&#8217;episodio si inserisce in un contesto sempre più preoccupante: nel Paese gli attacchi di orsi hanno raggiunto livelli record e un altro esemplare, definito dalle autorità &#8220;estremamente intelligente&#8221;, è ancora in fuga dopo aver ferito quattro persone.</p>



<p>L&#8217;animale catturato, dal peso stimato di circa 100 chilogrammi, è stato individuato a circa 2,5 chilometri dalla stazione ferroviaria principale della città. Per immobilizzarlo è stato necessario l&#8217;intervento di un veterinario che ha utilizzato un fucile tranquillante. Il primo colpo ha mancato il bersaglio, mentre il secondo e il terzo hanno consentito di sedare l&#8217;orso. L&#8217;intera operazione è durata circa un&#8217;ora e quaranta minuti.</p>



<p>Nei giorni precedenti l&#8217;animale era stato avvistato più di venti volte dai residenti. Era stato visto attraversare quartieri residenziali, nuotare in un fiume e persino scavalcare recinzioni di abitazioni private.</p>



<p>La situazione aveva spinto le autorità a chiudere tutte le 94 scuole elementari e medie pubbliche della città. Secondo gli investigatori, inoltre, potrebbero esserci stati addirittura due orsi all&#8217;interno dell&#8217;area urbana. Ai residenti era stato raccomandato di tenere porte e finestre chiuse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;altro orso che sfida polizia e cacciatori</h3>



<p>Mentre a Utsunomiya l&#8217;emergenza sembra rientrata, resta aperto il caso dell&#8217;orso che la scorsa settimana ha attaccato quattro persone in un quartiere residenziale di Fukushima.</p>



<p>I tentativi di catturarlo si sono finora rivelati inutili. Dopo essersi introdotto in una fabbrica di componenti elettronici, l&#8217;animale è riuscito a sfuggire alle forze dell&#8217;ordine che avevano circondato l&#8217;edificio. Secondo le ricostruzioni, sarebbe addirittura riuscito a fuggire aprendo una finestra.</p>



<p>Il sindaco della città ha raccontato inoltre che l&#8217;orso sarebbe stato visto bere da un rubinetto pubblico e ha descritto il comportamento dell&#8217;animale come quello di un esemplare &#8220;estremamente intelligente&#8221;.</p>



<p>Per rintracciarlo è stata avviata una vasta operazione che prevede anche l&#8217;utilizzo di droni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Record di aggressioni nel 2025</h3>



<p>L&#8217;aumento degli incontri ravvicinati tra uomini e orsi sta diventando una questione nazionale in Giappone.</p>



<p>Secondo i dati del Ministero dell&#8217;Ambiente, nel 2025 sono state registrate 238 persone ferite in attacchi di orsi, con 13 vittime. Si tratta del livello più alto mai registrato nel Paese.</p>



<p>Per affrontare l&#8217;emergenza, il governo giapponese ha istituito una task force ministeriale e introdotto misure straordinarie per ridurre il numero di aggressioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Droni, intelligenza artificiale e persino lupi robot</h3>



<p>Le amministrazioni locali stanno sperimentando nuove tecnologie per monitorare e allontanare gli animali.</p>



<p>Nella prefettura di Fukushima si sta valutando l&#8217;utilizzo di sistemi di videosorveglianza basati sull&#8217;intelligenza artificiale in grado di riconoscere gli orsi e segnalarne la presenza in tempo reale.</p>



<p>L&#8217;azienda KDDI SmartDrone ha sviluppato droni dotati di telecamere termiche capaci di seguire gli animali anche nella vegetazione più fitta fino all&#8217;arrivo di polizia e cacciatori.</p>



<p>Tra le soluzioni più insolite c&#8217;è invece il &#8220;Super Monster Wolf&#8221;, un lupo robotico alimentato a energia solare sviluppato dalla società Ohta Seiki. Il dispositivo emette suoni e movimenti studiati per spaventare gli animali selvatici. L&#8217;azienda ha dichiarato di aver già ricevuto per il 2026 un numero di ordini superiore a quello di un&#8217;intera annata normale.</p>



<p>Il fenomeno, insomma, non è più considerato episodico: in molte zone del Giappone la convivenza tra popolazione e grandi carnivori sta diventando una vera emergenza di sicurezza pubblica.</p>



<p></p>
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		<title>Arbitro dell’anno respinto dagli Usa per i Mondiali, e nel calcio mondiale stanno tutti zitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere uno dei protagonisti dei Mondiali 2026. Invece non potrà nemmeno entrare negli Stati Uniti. E mentre uno dei migliori arbitri africani viene escluso dal torneo per decisioni legate all&#8217;immigrazione, il mondo del calcio sembra scegliere il silenzio. A<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Doveva essere uno dei protagonisti dei Mondiali 2026. Invece non potrà nemmeno entrare negli Stati Uniti. E mentre uno dei migliori arbitri africani viene escluso dal torneo per decisioni legate all&#8217;immigrazione, il mondo del calcio sembra scegliere il silenzio.</p>



<p>A far discutere è il caso di Omar Abdulkadir Artan, 34 anni, arbitro somalo eletto miglior direttore di gara africano del 2025 e inserito dalla FIFA nella lista dei 52 arbitri designati per dirigere le partite dei Mondiali in programma dall&#8217;11 giugno al 19 luglio 2026.</p>



<p>Tre giorni prima dell&#8217;inizio del torneo, però, Artan è stato respinto all&#8217;ingresso negli Stati Uniti e non potrà partecipare alla competizione.</p>



<p>La notizia è stata confermata da fonti governative somale e successivamente dalla stessa FIFA, che ha ufficializzato la sua rimozione dall&#8217;elenco degli arbitri del torneo.</p>



<p>Secondo Ciise Aden Abshir, consigliere senior del Ministero della Gioventù e dello Sport della Somalia, la decisione rappresenta un duro colpo non solo per il diretto interessato ma anche per i principi che il calcio sostiene di difendere.</p>



<p>«È uno degli arbitri più rispettati dell&#8217;Africa», ha dichiarato il funzionario, aggiungendo che impedirgli di arbitrare «mina l&#8217;impegno del calcio per l&#8217;equità, il merito e lo spirito del fair play».</p>



<p>La FIFA, da parte sua, ha precisato di non intervenire nelle procedure di immigrazione dei Paesi ospitanti e di essere stata informata dalle autorità statunitensi che lo status dell&#8217;arbitro non sarebbe stato modificato. L&#8217;organizzazione ha ricordato che la decisione finale sulla concessione dei visti e sull&#8217;ammissione nel territorio nazionale spetta sempre al governo del Paese organizzatore.</p>



<p>Resta però il nodo principale: le ragioni ufficiali del respingimento non sono state rese note.</p>



<p>Secondo il governo somalo, Artan sarebbe stato in possesso di un visto valido. Sullo sfondo pesa però il clima politico tra Washington e Mogadiscio. La Somalia rientra infatti tra i Paesi colpiti dalle restrizioni ai viaggi verso gli Stati Uniti e negli ultimi mesi è tornata nel mirino dell&#8217;amministrazione del presidente Donald Trump.</p>



<p>La vicenda rischia così di trasformarsi in un caso politico oltre che sportivo. Perché se un arbitro selezionato per il più importante torneo calcistico del pianeta può essere escluso per motivi non chiariti, la domanda che molti si pongono è semplice: dov&#8217;è finita la tanto proclamata universalità del calcio?</p>



<p>Per ora, a parte qualche protesta proveniente dalla Somalia, dal mondo del pallone non sono arrivate prese di posizione significative. E il silenzio, in questo caso, rischia di fare ancora più rumore dell&#8217;esclusione stessa.</p>
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		<title>Il tabù della successione e la retorica della patrimoniale: l’anomalia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Avete mai considerato che l’Italia è l’unico Paese dove chi lavora, guadagna e risparmia deve dare più giustificazioni di chi vive sulle sue spalle (e sono tanti)? Capisco che questa affermazione possa stupire, ma sarà per la tradizione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Avete mai considerato che l’Italia è l’unico Paese dove chi lavora, guadagna e risparmia deve dare più giustificazioni di chi vive sulle sue spalle (e sono tanti)?</p>



<p>Capisco che questa affermazione possa stupire, ma sarà per la tradizione cattolica, sarà perché abbiamo avuto il Partito Comunista più grande d’Europa (la cui cultura ha lasciato profonde radici), fatto sta che sotto il sole italico la ricchezza è vista ancora come un peccato originale.&nbsp;</p>



<p>O, peggio, come un furto.&nbsp;</p>



<p>Non meraviglia, quindi, se periodicamente la sinistra rispolveri la &#8220;Patrimoniale&#8221; come fosse il Santo Graal in grado di sanare tutte le ingiustizie di questa terra.</p>



<p>Se la proposta arriva da leader come Fratoianni, espressione della&nbsp;gauche&nbsp;più radicale, ce ne facciamo una ragione.&nbsp;</p>



<p>Diventa molto meno condivisibile quando viene accarezzata dalla Segretaria del PD, Elly Schlein, che dovrebbe guidare un partito della socialdemocrazia europea, e non un circolo di guevaristi arrabbiati.&nbsp;</p>



<p>Ma la realtà, si sa, arriva sempre come una secchiata d’acqua gelida sui bollori rivoluzionari.&nbsp;</p>



<p>Sono bastati pochi giorni per far capire alla&nbsp;pasionaria&nbsp;del Nazareno che quella parola, in Italia, è sinonimo di batosta elettorale.&nbsp;</p>



<p>E così davanti alla platea dei giovani Industriali a Rapallo,&nbsp;la Schlein si è affrettata a dichiarare: “la patrimoniale non è tra le cose già condivise nel programma dell’alleanza progressista (non dice&nbsp;&nbsp;“alleanza di sinistra” perché la definizione non piace a Giuseppe Conte, che sa bene che parte del suo elettorato&nbsp;&nbsp;non è di sinistra).</p>



<p>Io non avevo dubbi che sarebbe finita così, come la classica boutade per “vedere l’effetto che fa”, da ritirare subito non appena si levano gli scudi.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, sgombrato il campo dalla demagogia, resta un problema enorme.&nbsp;</p>



<p>E per me&nbsp;&nbsp;non si tratta di difendere i ricchi per principio preso, ma di guardare in faccia la realtà economica del nostro Paese.</p>



<p>Sgombrato il campo che la patrimoniale classica è quasi sempre una cattiva risposta: promette molto, incassa poco, spaventa i risparmiatori, e non corregge le storture, la domanda è: cosa si può fare?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Serve aggiustare un sistema fiscale italiano che ha una grande, drammatica anomalia:&nbsp;quella di&nbsp;tassare moltissimo il lavoro “di oggi” e pochissimo i patrimoni accumulati “ieri”.</p>



<p>Per ragioni storiche e&nbsp;&nbsp;di cattiva pratica politica (voto di scambio, privilegi concessi ad alcuni settori),&nbsp;&nbsp;la classe dirigente&nbsp;&nbsp;ha finito per concentrare il prelievo Irpef soprattutto su una categoria: il reddito da lavoro dipendente e da pensione sopra i 35milaeuro; mentre altre basi imponibili contribuiscono molto meno.</p>



<p>Al contrario, lo sbilanciamento sulle successioni è imbarazzante.&nbsp;</p>



<p>In Italia, per l’eredità in linea diretta fino a un milione di euro non si paga nulla, e oltre la soglia l’aliquota è appena al 4%.&nbsp;</p>



<p>Risultato? Lo Stato incassa meno di un miliardo all&#8217;anno da circa 60mila contribuenti.&nbsp;</p>



<p>In Francia, il gettito delle successioni sfiora i 18 miliardi di euro (lo 0,6% del PIL), in Spagna i 3,4 miliardi.&nbsp;</p>



<p>Guardate che non si tratta di una questione di invidia sociale o di giudizio morale, ma di pura logica economica:&nbsp;il nostro sistema premia l’eredità e punisce il merito di chi produce.</p>



<p>Questo squilibrio rischia di trasformare l&#8217;Italia in una &#8220;società ereditaria&#8221; bloccata.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi trent’anni, come evidenziato da dati di Banca d&#8217;Italia, la quota di ricchezza in mano alle famiglie giovani è crollata, mentre quella degli&nbsp;over<em>&nbsp;65</em>&nbsp;è raddoppiata.&nbsp;</p>



<p>I giovani affrontano stipendi stagnanti, precarietà e affitti alti; gli anziani hanno accumulato patrimoni immobiliari in tempi più felici.&nbsp;</p>



<p>Nei prossimi anni assisteremo al più grande passaggio generazionale della storia: una massa enorme di ricchezza si concentrerà nelle mani di pochi figli, solitamente&nbsp;&nbsp;già benestanti e più istruiti.</p>



<p>Come uscirne senza cedere ai riflessi condizionati della sinistra massimalista, che in questo caso qualche ragione ce l’ha?&nbsp;</p>



<p>Riformando le cose con gli strumenti ordinari, riducendo la pressione fiscale complessiva che oggi è la più alta dai tempi del governo Monti.</p>



<p>Ad esempio, solo abbassando la franchigia sulle successioni a 700 mila euro (o alzando l&#8217;aliquota al 10%, mantenendo il milione attuale),&nbsp;&nbsp;si calcola che lo Stato potrebbe ricavare circa 7 miliardi di euro.&nbsp;&nbsp;Certo anche molto di più se ci si volesse allineare ad altri Paesi, calcando di più la mano!</p>



<p>Risorse però che non dovrebbero finire nel buco nero della spesa pubblica corrente ed improduttiva,&nbsp;&nbsp;ma essere utilizzate per&nbsp;tagliare l&#8217;IRPEF&nbsp;&nbsp;in particolare al cosiddetto sul ceto medio.&nbsp;&nbsp;E con quelle entrate lo si potrebbe fare in modo consistente.</p>



<p>Bisogna evitare due errori opposti: proporre patrimoniali generali che terrorizzano i risparmiatori e fanno fuggire i capitali, o fare finta che il problema della concentrazione della ricchezza non esista.&nbsp;</p>



<p>Il problema esiste, ma la risposta non è lo scontro ideologico.&nbsp;</p>



<p>È rimettere al centro il lavoro, dando finalmente respiro a chi, in questo Paese, produce e fatica ogni giorno.</p>



<p>Intendiamoci: non sarà facile far digerire una riforma simile ad un elettorato abituato da sempre a considerare le eredità come una zona franca, intoccabile di fatto.&nbsp;</p>



<p>Ma il valore di una classe dirigente si misura proprio qui: nella capacità di guardare avanti, di fare scelte coraggiose e di proporre soluzioni di lungo periodo.</p>



<p>A tirare a campare, dopotutto, sono capaci tutti.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Terremoto devastante nelle Filippine, video impressionanti: almeno quindici morti e crolli diffusi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: tre video del terremoto nelle Filippine Un violento terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud delle Filippine nella mattinata di lunedì, provocando almeno quindici vittime, numerosi feriti e il crollo di diversi edifici. L’evento sismico si è verificato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Sotto: tre video del terremoto nelle Filippine</p>



<p></p>



<p>Un violento terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud delle Filippine nella mattinata di lunedì, provocando almeno quindici vittime, numerosi feriti e il crollo di diversi edifici. L’evento sismico si è verificato nel primo giorno di scuola, aggravando ulteriormente la portata della tragedia.</p>



<p>Secondo gli ultimi dati ancora provvisori diffusi dalle autorità locali, il bilancio delle vittime è destinato purtroppo a salire. A confermarlo è anche l’agenzia filippina per la gestione delle emergenze, mentre sul territorio continuano le operazioni di soccorso e verifica dei danni.</p>



<p>Le immagini che arrivano dalle zone colpite sono definite impressionanti: edifici distrutti, strade lesionate e intere aree costiere evacuate in via precauzionale.</p>



<p>Il sisma, registrato alle 7:37 del mattino (1:37 ora francese), è stato rilevato dall’US Geological Survey (USGS) e seguito da oltre una dozzina di scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo 6.1. La profondità è stata rivista a circa 55 chilometri. L’epicentro si trovava a circa 24 chilometri dalla costa della provincia di Sarangani, sull’isola di Mindanao.</p>



<p>A seguito del terremoto, il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC), con sede alle Hawaii, ha lanciato un avviso per possibili onde anomale lungo le coste. Le autorità hanno quindi ordinato l’evacuazione delle aree costiere, invitando la popolazione a spostarsi verso zone più elevate.</p>



<p>Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha disposto la sospensione delle lezioni nelle aree colpite e ha lanciato un appello urgente alla popolazione: “Rifugiatevi subito in luoghi più elevati. Non aspettate. La vostra vita è più importante di qualsiasi cosa possiate lasciarvi alle spalle”.</p>



<p>Nella città costiera di Kiamba, vicino all’epicentro, circa 50.000 residenti hanno cercato rifugio lontano dalla costa. Secondo quanto riferito dalle autorità regionali, circa l’80% della popolazione si sarebbe spostata verso zone più sicure. Anche l’aeroporto di General Santos è stato chiuso fino a nuovo avviso.</p>



<p>Il sisma ha avuto ripercussioni anche nei Paesi vicini. In Indonesia, le autorità hanno disposto evacuazioni in diverse aree di Sulawesi per il rischio tsunami, mentre l’Agenzia meteorologica giapponese (JMA) ha emesso un’allerta lungo il Pacifico, fino alle isole di Okinawa e verso l’area orientale di Tokyo.</p>



<p>Le Filippine si trovano nella cosiddetta “Cintura di fuoco del Pacifico”, una delle aree a più alta attività sismica del pianeta, dove i terremoti sono frequenti. Un precedente evento significativo risale all’ottobre 2025, quando un forte sisma nel centro dell’arcipelago aveva causato 76 morti.</p>



<p>Le operazioni di soccorso proseguono mentre si continua a monitorare l’evoluzione della situazione, con il timore di ulteriori scosse e possibili nuovi crolli.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1008" style="aspect-ratio: 720 / 1008;" width="720" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/ssstwitter.com_1780913484898.mp4"></video></figure>



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<figure class="wp-block-video"><video height="1280" style="aspect-ratio: 720 / 1280;" width="720" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/ssstwitter.com_1780913832688.mp4"></video></figure>
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		<title>Evasione fiscale, cassa e pos: bastava un cavo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scontrino del diavolo Di Alessandro Cammarano Ci voleva poco. Pochissimo. Dal primo gennaio 2026 è in vigore una misura di disarmante semplicità: l’abbinamento automatico tra registratori di cassa e pos, che obbliga l’esercente a emettere uno scontrino ogni volta<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Lo scontrino del diavolo</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Ci voleva poco. Pochissimo. Dal primo gennaio 2026 è in vigore una misura di disarmante semplicità: l’abbinamento automatico tra registratori di cassa e pos, che obbliga l’esercente a emettere uno scontrino ogni volta che riceve un pagamento con carta. Niente algoritmi esotici, niente intelligenza artificiale applicata alla lotta al crimine fiscale, niente task force di ispettori in impermeabile. Un cavo — metaforico, naturalmente — tra due macchinette già presenti su ogni bancone d’Italia da anni. Il risultato: nei primi cinque mesi del 2026 sono emersi 115 milioni di scontrini in più e una base imponibile aggiuntiva di 5,3 miliardi di euro. Ricavi che altrimenti non sarebbero stati dichiarati e su cui ora lo Stato incasserà le tasse dovute.</p>



<p>Cinque virgola tre miliardi. In cinque mesi. Con un cavo.</p>



<p>Vale la pena di soffermarsi su questo numero con la deferenza che merita, perché contiene al suo interno una confessione collettiva di proporzioni storiche. Non è il fisco che ha scoperto qualcosa di nascosto: è il sistema stesso che, costretto a parlarsi internamente, ha prodotto una contabilità che prima non esisteva. O meglio: esisteva nei registratori di cassa, esisteva nei pos, ma le due colonne non si incrociavano mai. Come due coniugi che dormono nello stesso letto da vent’anni senza mai parlarsi davvero. E intanto la casa brucia.</p>



<p>A rendere il tutto ancora più gustoso è la reazione del Ministero dell’Economia, che aveva prudenzialmente stimato un recupero di cinquanta milioni. Ne sono arrivati cinquemilatrecento: venti volte tanto. C’è qualcosa di commovente nell’ottimismo di un’amministrazione pubblica che si aspettava un bicchiere d’acqua e si è ritrovata il diluvio universale. Tecnicamente uno straordinario successo di politica fiscale. Praticamente la prova che si sapeva benissimo cosa stava succedendo, ma nessuno aveva voglia di guardare.</p>



<p>Prima di scendere nel dettaglio delle categorie — e ci si scenderà, senza riguardi — è utile ricordare la cornice. Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili del Ministero dell’Economia, il gap complessivo tra entrate potenziali e reali si attesta tra 98 e 102 miliardi di euro l’anno, con un’economia sommersa che genera circa 182 miliardi di valore aggiunto e un’incidenza sul PIL stabile intorno al 9%. Non è una cifra nuova, né sorprendente: è una cifra strutturale, un arredo fisso del paesaggio economico italiano, come il campanile e la trattoria sul corso. Il 9% del prodotto interno lordo non dichiarato. Mentre si discute di decimali nel deficit e di virgole nel patto di stabilità, quasi un decimo dell’intera economia nazionale galleggia nell’etere opaco del sommerso con la placida indifferenza di chi sa di non essere disturbato.</p>



<p>Per orientarsi in questo paesaggio il Ministero utilizza gli ISA — Indici Sintetici di Affidabilità fiscale — una sorta di pagella scolastica assegnata a partite IVA e lavoratori autonomi, che misura la verosimiglianza tra il reddito dichiarato e quello che sarebbe ragionevole aspettarsi da una certa attività. Un sistema di logica elementare: se sei un ristorante nel centro di una città di medie dimensioni e dichiari redditi da sussidio di disoccupazione, qualcosa non torna. Gli ultimi dati del Ministero mostrano ai vertici dell’affidabilità medici, commercialisti, consulenti del lavoro e ingegneri. In fondo alla graduatoria, con una regolarità che comincia ad assumere i contorni della tradizione, ristoratori, venditori ambulanti, tassisti, noleggiatori con conducente e concessionarie di automobili.</p>



<p>La distinzione non è casuale. I primi operano in regime di fatturazione, ricevono quasi esclusivamente pagamenti tracciabili, sono soggetti a ordini professionali con sistemi di controllo già strutturati. I secondi operano a contatto diretto con il pubblico, incassano in contanti e hanno storicamente goduto di una finestra di opacità strutturale tra l’incasso e la sua registrazione. Una finestra che il collegamento pos-cassa ha appena sbarrato dall’esterno, con una semplicità quasi offensiva.</p>



<p>Il settore della ristorazione merita attenzione particolare, per consistenza numerica e per la spudorata distanza tra i redditi dichiarati e qualsiasi ragionevole ipotesi di sopravvivenza biologica. I ristoratori fiscalmente virtuosi denunciano al fisco circa 65.000 euro l’anno. La media di chi non supera la sufficienza agli ISA scende intorno ai 15.600 euro annui: poco più di mille euro al mese per un’intera attività commerciale. Mille euro al mese per gestire un locale, pagare affitto, utenze, materie prime e personale. È un risultato contabile che sfida non solo la fiscalità, ma le leggi elementari della termodinamica. I locali più piccoli risultano addirittura in perdita, sollevando interrogativi sulla loro stessa sopravvivenza. Trattorie che perdono soldi da vent’anni e hanno ancora le luci accese, il cuoco in cucina e i tavoli pieni il sabato sera. Un mistero che Darwin non aveva previsto: la sopravvivenza del fiscalmente meno adatto. Circa il 71% dei ristoratori risulta fiscalmente inaffidabile secondo gli indici ministeriali: non si tratta di qualche mela marcia, è il frutteto intero.</p>



<p>I bar non se la cavano meglio: più della metà dei gestori non supera la soglia di affidabilità. Il caffè al bancone — quello che costa ancora quello che costava, pagato in contanti, consumato in trenta secondi e privo di scontrino come di qualsiasi altra formalizzazione del rapporto commerciale — è da decenni un monumento nazionale all’evasione da micro-transazione. Si potrebbe obiettare che parliamo di novanta centesimi. Vero. Moltiplicati però per le decine di milioni di caffè che scorrono ogni giorno nei bar italiani senza lasciare traccia contabile, il risultato non è più trascurabile. È un torrente.</p>



<p>Le discoteche e i locali notturni guidano invece la classifica assoluta dell’inaffidabilità, con oltre tre quarti dei contribuenti che non raggiungono la sufficienza. In un settore dove il contante regna sovrano dalle ore 23 alle ore 5, dove l’ingresso viene spesso gestito con tariffe variabili e accordi verbali, dove le consumazioni possono essere tracciate o meno a seconda dell’umore del cassiere, questa percentuale ha il sapore della conferma di ciò che chiunque abbia mai passato una serata in discoteca già sospettava. Se le discoteche fossero oneste quanto sono rumorose, il debito pubblico sarebbe già estinto.</p>



<p>Più sorprendenti, perché meno ovvie, le lavanderie e i noleggiatori di auto, dove la quota di dichiarazioni inaffidabili sfiora o supera il 78%. La lavanderia. Un’attività che processa capi di vestiario incassa in contanti o in carta, e dichiara redditi che farebbero arrossire uno stagista. È il trionfo della banalità dell’evasione: non servono schemi sofisticati, non servono paradisi fiscali alle Cayman. Basta un registratore di cassa e la ferrea convinzione che ciò che non si batte non esiste. Lavarsi la coscienza, si è sempre detto. Lavarsi i proventi, si apprende ora.</p>



<p>I tassisti occupano un posto di rilievo nel pantheon dell’inaffidabilità, con circa un terzo che non raggiunge la soglia fissata dagli ISA. Il numero, preso da solo, potrebbe sembrare modesto rispetto ai ristoratori. Ma va contestualizzato: il tassista lavora prevalentemente in contanti, gestisce tariffe prefissate da tassametro e tariffe non prefissate da accordo verbale, emette la ricevuta fiscale in funzione di variabili che sfuggono a qualsiasi sistema di controllo. La corsa non tracciata, pagata in contanti e salutata con un cenno di testa, è stata per decenni la norma piuttosto che l’eccezione. Con la diffusione delle piattaforme di prenotazione digitale qualcosa sta cambiando, ma il taxi tradizionale rimane un territorio di frontiera per qualsiasi sistema di controllo fiscale. Una frontiera che nessuno, fino a poco fa, sembrava aver fretta di attraversare.</p>



<p>Nel variegato mondo degli artigiani — idraulici, elettricisti, meccanici — quasi sei su dieci risultano in odore di evasione. È il sommerso capillare, quello che entra in casa tua, aggiusta il rubinetto, sostituisce l’interruttore e prima di andarsene pronuncia la formula rituale: «Vuole la fattura? Senza, le faccio un prezzo migliore.» Una proposta che milioni di italiani hanno accettato almeno una volta nella vita, diventando così complici attivi del meccanismo evasivo. L’artigiano che lavora in nero non è necessariamente un criminale nel senso comune del termine. È, molto spesso, qualcuno che ha trovato nel pagamento in contanti una soluzione di comodo che gli permette di competere con chi fa la stessa cosa in modo regolare. Il mercato sommerso non è abitato solo da furbi. È abitato anche da persone che il sistema regolare non ha mai saputo includere davvero. Ciò detto, cinque miliardi e trecento milioni in cinque mesi dicono che l’inclusione forzata nel sistema funziona meglio di qualsiasi campagna di sensibilizzazione civica.</p>



<p>I venditori ambulanti chiudono il quadro: circa un terzo non supera la soglia degli ISA, ma la questione è più articolata di quanto il numero suggerisca. L’ambulante si sposta, opera su superfici diverse ogni giorno, gestisce transazioni rapide e frammentate, spesso con clienti che non richiedono né vogliono alcuna documentazione. Il mercato rionale del giovedì mattina è un universo fiscalmente imperscrutabile. Non perché chi vi opera sia necessariamente animato da intenzioni fraudolente, ma perché il sistema di controllo non è mai stato progettato pensando a lui. Colpa del sistema, si dirà. Vero, in parte. Ma è una colpa che condivide allegramente con chi ne approfitta.</p>



<p>Il capitolo più imbarazzante della storia riguarda però la politica. La stessa maggioranza che aveva combattuto battaglie epiche contro il «Grande Fratello fiscale», che aveva agitato lo spettro dello «Stato spione» ogni volta che si parlava di pagamenti elettronici obbligatori, si trova ora a gestire in silenzio i risultati di misure che aveva avversato in campagna elettorale e che i governi precedenti avevano introdotto progressivamente. La fatturazione elettronica, i registratori telematici, il collegamento pos-cassa: ciascuno di questi strumenti è stato accolto al suo debutto con proteste, ricorsi, invocazioni alla libertà del mercato. Ciascuno ha poi prodotto risultati. Dal 2023 a oggi, secondo i dati del Ministero, sono stati recuperati oltre 100 miliardi di euro di evasione, con il 2025 che ha segnato il record di 36,2 miliardi recuperati in un singolo anno. Sono numeri che andrebbero celebrati con la stessa enfasi con cui si celebrano i dati sul turismo o sulla crescita del PIL. Invece galleggiano nel dibattito pubblico con l’imbarazzo di chi ha trovato nel cassetto di casa una somma cospicua di cui preferisce non chiedere la provenienza.</p>



<p>La storia del collegamento pos-cassa è, in fondo, la storia di un’ovvietà realizzata in ritardo. Che i pagamenti elettronici dovessero corrispondere agli scontrini emessi era evidente a chiunque avesse mai usato un pos e un registratore di cassa nello stesso locale. Che la discrepanza tra i due flussi fosse sistematicamente sfruttata era altrettanto evidente a chiunque non avesse interesse a non vederla. I contribuenti onesti — quelli che lo scontrino lo battono sempre, che la fattura la emettono anche quando il cliente non la vuole, che il reddito lo dichiarano anche quando dichiararlo conviene meno — finanziano da decenni una quota di spesa pubblica che spetterebbe anche ad altri. Il sommerso non è un’astrazione economica. È una redistribuzione occulta del carico fiscale dai disonesti agli onesti, praticata alla luce del sole con la complicità di chi preferisce non vedere.</p>



<p>Cinque virgola tre miliardi in cinque mesi. Con un cavo.</p>



<p>Chissà quanti ne verranno fuori quando collegheranno anche il resto.</p>



<p></p>
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		<title>Mps e il &#8220;Triello&#8221; del credito italiano: se la finanza gioca alla Sergio Leone</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:11:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Sicuramente i duelli finali dei film di Sergio Leone rimarranno nella storia del cinema, e nelle menti di chi li ha vissuti davanti allo schermo.Come dimenticare il “Triello” de “Il buono, il brutto, il cattivo”, i lunghi silenzi,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Sicuramente i duelli finali dei film di Sergio Leone rimarranno nella storia del cinema, e nelle menti di chi li ha vissuti davanti allo schermo.<br>Come dimenticare il “Triello” de “Il buono, il brutto, il cattivo”, i lunghi silenzi, i primi piani sugli occhi, e la musica iconica di Ennio Morricone?<br>Ieri pomeriggio, fatte le debite proporzioni, mi è sembrato di rivivere uno di quei duelli iconici; solo che il terreno non era il solito spiazzo assolato di un ranch, bensì gli ambienti condizionati dei palazzi del potere bancario italico.<br>Per capire cosa è successo, proviamo a metterla giù semplice, senza il fumo negli occhi del gergo finanziario che serve solo a far sembrare intelligenti gli addetti ai lavori.<br>Sul tavolo c’è la Banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena (Mps), da poco risanata dopo anni di Purgatorio ed iniezioni di denaro pubblico, e tornata a fare gola.<br>Sabato sera era andata in scena la prima mossa: il Banco Bpm di Giuseppe Castagna aveva rotto gli indugi proponendo ad Mps un’aggregazione “tra pari”, con l’obiettivo dichiarato di creare un secondo polo bancario italiano in grado di competere con i giganti.<br>L’obiettivo di Castagna è chiaro: creare un grande polo bancario italiano, forte nei territori, nella gestione del risparmio, nel credito e nei prodotti assicurativi.<br>Banco Bpm porta in dote Anima, la fabbrica prodotto, una rete solida e un posizionamento industriale coerente.<br>Mps porta invece Mediobanca, il 13,2% di Generali, ed una storia recente di rilancio che ha trasformato Siena da problema pubblico a preda ambita.<br>Le sinergie stimate sarebbero importanti: circa 1,1 miliardi lordi.<br>Ma il problema, come sempre, non è solo industriale.<br>È azionario, politico, regolamentare e strategico.<br>Perché dentro Banco Bpm c’è Crédit Agricole.<br>Dentro Mps ci sono Delfin, Caltagirone, il Tesoro ed il fantasma sempre presente di Mediobanca.<br>E sopra tutti c’è il Golden Power.<br>Vista sul piano della strategia bancaria si tratta di una mossa da manuale, anche se si vagheggia di un certo scetticismo che aleggerebbe in una parte della maggioranza di Governo sull’unione tra Banco Bpm e Mps, per il fatto che il primo azionista del nuovo gruppo risulterebbe la francese Crédit Agricole.<br>Non meravigliatevi se la politica alla fine c’entra sempre; lo si vede in Germania con l’affaire CommerzBank-Unicredit, e figuriamoci se qualche parte politica italica custode del sovranismo non paventa che una banca importante de “a Nazzziiiioooone” diventi preda dei cugini-nemici francesi.<br>A questo io aggiungo una mia osservazione: avendo vissuto professionalmente svariate fusioni, posso testimoniare che in particolare una fusione bancaria “tra pari” non rappresenta il migliore dei mondi possibile.<br>Ma tornando a bomba, il bello del risiko bancario è che quando pensi di aver fatto scacco, c’è sempre qualcuno con un pezzo più grande pronto a mangiarti la regina.<br>E quel qualcuno in questo caso è Carlo Messina, il grande capo di Intesa Sanpaolo.<br>Mentre tutti guardavano a Milano e Siena, da Torino e Milano è partito il colpo di scena teatrale, un vero e proprio blitz da 30,6 miliardi di euro: Intesa Sanpaolo ha lanciato un’Opas (un’offerta pubblica di acquisto e scambio) sulla totalità delle azioni di Mps.<br>In parole povere?<br>Intesa ha offerto agli azionisti del Monte un mix di proprie azioni più un euro in contanti per portarsi a casa l&#8217;intera Banca toscana, mettendo sul piatto un premio generoso rispetto ai valori di borsa.<br>Per gli amanti dei numeri, per ogni 10 azioni di Mps portate in adesione all’offerta, saranno corrisposte 16 azioni ordinarie di Intesa, più un importo di 10 euro cash.<br>Saranno ovviamente i mercati a dirci se si tratta di un’offerta congrua ed appetibile.<br>Ma siccome a questi livelli nessuno si muove da solo, Messina ha fatto un accordo preventivo con il gruppo Unipol.<br>Il piano è di una furbizia geometrica: se l’operazione va in porto, Unipol entra nella partita per rilevare filiali, marchio e pezzi importanti del Monte, con Bper pronta a diventare il veicolo bancario dell’operazione.<br>È una mossa enorme, che non può essere scaturita da quattro chiacchiere in un Cda convocato in una calda ed assolata serata di giugno.<br>Perché Intesa non comprerebbe solo Mps.<br>Comprerebbe, soprattutto, il perimetro più ricco e strategico che Mps oggi controlla: Mediobanca, il wealth management, il credito al consumo, l’investment banking e, indirettamente, quel 13,2% di Generali che da anni è il vero gioiello della corona.<br>Ma che gioco stiamo giocando, visto che più che una partita a scacchi sembra una battaglia navale giocata dentro Piazza Affari?<br>Semplice: Intesa punta a blindare la sua leadership assoluta nel Wealth Management (la gestione dei risparmi delle famiglie italiane, che sono la vera miniera d’oro del nostro Paese) e punta a far salire i suoi utili a cifre strabilianti, promettendo piogge di dividendi miliardari ai propri azionisti da qui al 2029.<br>Con questa mossa, quello che doveva essere un tranquillo matrimonio tra Banco Bpm ed Mps si è trasformato in un duello ravvicinato ad altissima tensione.<br>Resta ora da vedere come reagiranno i mercati, la politica e la Vigilanza europea.<br>Ma una cosa è certa: la colonna sonora di Morricone sta suonando forte, le dita sono vicine alle fondine e, nei palazzi della finanza italiana, nessuno ha intenzione di battere le ciglia per primo.<br>Concludendo, non mi si venga a dire che a Roma non sapevano nulla della mossa di Messina perché non ci credo neanche se me lo giurano, e quasi sicuramente il potere è interessato anch’esso a quel 13% di Generali, che mai e poi mai dovrà andare in mani straniere.<br>E celiando un po&#8217;, mi sento di dire a Giuseppe Castagna che forse avrebbe dovuto andarsi a rivedere “Per un pugno di dollari”, in particolare quella scena in cui Clint Eastwood afferma “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto&#8221;.<br>La mia impressione, a caldo, è che l’uomo col fucile sia Carlo Messina.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Oltre l&#8217;Overtourism, c&#8217;è lo Stupid tourism o “Turismo ovino”: le ferie guidate dall’algoritmo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 07:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ve ne siete già accorti? Con la fine delle scuole inizia inevitabilmente un’altra fase della nostra quotidianità e, fatalmente, ci si comincia a concentrare sulle ferie.&#160; Per dirla meglio, c’è un momento, ad ogni inizio estate, in cui<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ve ne siete già accorti? Con la fine delle scuole inizia inevitabilmente un’altra fase della nostra quotidianità e, fatalmente, ci si comincia a concentrare sulle ferie.&nbsp;</p>



<p>Per dirla meglio, c’è un momento, ad ogni inizio estate, in cui l’umanità decide collettivamente di spegnere il cervello per consegnarsi, mani e piedi legati, ai server della Silicon Valley.&nbsp;</p>



<p>Non parliamo più del vecchio “Overtourism”, fenomeno ormai superato e quasi romantico; oggi siamo entrati ufficialmente nell&#8217;era dello “Stupid tourism”.&nbsp;</p>



<p>Una patologia transnazionale, un’epidemia indotta da algoritmi, intelligenze artificiali e social network, il cui unico scopo è portarci tutti insieme nello stesso identico momento, nello stesso identico carnaio.&nbsp;</p>



<p>Basta accendere un telegiornale a luglio o agosto.&nbsp;</p>



<p>I servizi sui &#8220;vacanzieri&#8221; – termine orrendo che andrebbe radiato dal vocabolario assieme a chi lo pronuncia – sembrano girati con lo stampino.&nbsp;</p>



<p>Stessi collegamenti, stesse code in autostrada, stesse spiagge ridotte a distese di carne umana grigliata, stessi ristoranti dove un finto chef ti spaccia per chilometro zero un piatto precotto.&nbsp;</p>



<p>Eppure, il telespettatore medio guarda quel disastro e, invece di terrorizzarsi, pensa:&nbsp;&#8220;Che bello, voglio andarci anch’io&#8221;.&nbsp;</p>



<p>È l&#8217;ansia da prestazione sociale, il terrore ovino di essere tagliati fuori dal gregge (FOMO, per dirla come chi ha studiato).&nbsp;</p>



<p>E così si finisce per desiderare solo ciò che viene promosso ovunque.&nbsp;</p>



<p>I social e le guide creano bolle ipnotiche in cui tutti vedono le stesse cose, trasformando in un quarto d&#8217;ora la meta più esclusiva in un formicaio di massa.</p>



<p>La cosa più straordinaria dello Stupid tourism è la sua totale impermeabilità alla geopolitica. Della guerra in Ucraina ormai non frega più niente a nessuno, è roba vecchia.&nbsp;</p>



<p>Ma persino il Medio Oriente in fiamme e le tensioni in Iran vengono vissuti dal viaggiatore compulsivo non come una tragedia, ma come un fastidio logistico.&nbsp;</p>



<p>Dubai e le mete esotiche del Golfo sono diventate improvvisamente meno appetibili, e non tanto per questioni etiche, quanto per il rischio concreto di vedersi recapitare un drone kamikaze nel cocktail a bordo piscina, o per i voli cancellati che rischiano di farti saltare il selfie di rito.</p>



<p>Il risultato di questa ritirata strategica?&nbsp;</p>



<p>Un catastrofico effetto imbuto.&nbsp;</p>



<p>Masse oceaniche, private del loro deserto artificiale condizionato, probabilmente si riverseranno come orde di barbari sulle mete storiche del Mediterraneo: Italia, Grecia, Spagna.&nbsp;</p>



<p>Luoghi già assediati da anni, oggi letteralmente al collasso.&nbsp;</p>



<p>E mentre l’ecosistema scoppia, i mercanti del tempio si sfregano le mani.&nbsp;</p>



<p>Giusto l&#8217;altro giorno, mio nipote spagnolo mi raccontava che l’hotel di Corfù dove aveva soggiornato lo scorso giugno ha pensato bene di ritoccare il listino: un bel +50% sul prezzo della camera.&nbsp;</p>



<p>Perché? Perché possono.&nbsp;</p>



<p>Perché lo Stupid tourism non ha limiti di budget né di dignità.&nbsp;</p>



<p>Se l&#8217;algoritmo decreta che devi andare a Corfù, tu ci vai.&nbsp;</p>



<p>Mansueto, mutuo alla mano, pronto a farti rapinare da un albergatore ellenico.</p>



<p>Ma proviamo a fare un passo indietro: chi lo decide, davvero, dove dobbiamo andare?&nbsp;</p>



<p>Un tempo c&#8217;erano le vecchie agenzie di viaggio, che potevano starti simpatiche o meno, ma erano fatte di esseri umani.&nbsp;</p>



<p>Oggi siamo ostaggio di piattaforme digitali che, con la scusa di &#8220;personalizzare&#8221; l&#8217;esperienza, applicano la più feroce delle standardizzazioni.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;algoritmo non vuole che tu scopra il mondo; vuole ottimizzare i flussi commerciali.&nbsp;</p>



<p>Il software deve incastrare al meglio l’interesse delle compagnie aeree con quello delle società di&nbsp;“Rent a car<em>”</em>, dei grandi gruppi alberghieri e della ristorazione.&nbsp;</p>



<p>E l’ottimizzazione matematica si ottiene in un solo modo: mandando tutti nello stesso posto.</p>



<p>E così, milioni di individui finiscono per guardare lo stesso identico panorama, ordinare lo stesso piatto fotografato su Instagram, e vivere un&#8217;esperienza totalmente fotocopiata.&nbsp;</p>



<p>Questo porta a scene assurde, come code di ore in montana solo per farsi una foto su una roccia famosa.</p>



<p>Non è più viaggio, è transumanza digitale.&nbsp;</p>



<p>E’, appunto,&nbsp;&nbsp;“turismo ovino”, dove l’algoritmo di Instagram o Tik Tok funge da cane da pastore,&nbsp;&nbsp;che dice alla massa di pecore dove andare, cosa mangiare, dove farsi il selfie, dove farsi “tosare”.&nbsp;</p>



<p>Siamo diventati i figuranti di un gigantesco reality show globale a pagamento.&nbsp;</p>



<p>Paghiamo cifre folli per stare stipati come sardine in borghi storici che hanno perso l&#8217;anima, ridotti a fondali di cartone.</p>



<p>Basta guardare i resoconti filmati&nbsp;&nbsp;estivi di località come Salò sul Garda, Capri, o Firenze per chiedersi: ma come fanno a starci tutte quelle persone in quegli spazi?</p>



<p>Eppure ci stanno, pigiate come acciughe nella loro classica scatola, con l’ombrellino in una mano ed il gelato che si scioglie nell&#8217;altra, nonostante il termometro sfiori i 40 gradi all’ombra.&nbsp;</p>



<p>Ma volete mettere la soddisfazione di inviare un selfie a Masi (piccolo paesino della bassa padovana lungo l’Adige) direttamente dalle pendici dell’Everest o da Machu Picchu!</p>



<p>Fra tutti i “vacanzieri” quelli che&nbsp;mi fanno pena e rabbia allo stesso tempo sono i tardoni, categoria sociologicamente interessante: uomini e donne sopra i 60 che decidono, in preda ad un rigurgito adolescenziale, che non possono non visitare le Vanuatu, o morire senza aver&nbsp;&nbsp;dormito in una capanna con tetto di banano nelle Filippine.<br>Li riconosci: hanno lo zaino tecnico da trekking, spesso la GoPro sul petto, ed il colesterolo a 240.<br>Li vedi stramazzare a Petra, boccheggianti sul Partenone, tramortiti a Bangkok, ma felici, perché c’è il Wi-Fi e possono inviare tutto su WhatsApp alla sorella più anziana, rimasta sempre in quel di Masi.&nbsp;</p>



<p>A questo punto, credo che l&#8217;unico vero atto di ribellione, l&#8217;unica vera avanguardia culturale rimasta, sia una sola: il gran rifiuto.&nbsp;</p>



<p>Praticare la resistenza visitando zone bellissime fuori stagione (chi decide poi quando è la stagione migliore per il tuo riposo?), rigorosamente fuori dai circuiti dei software, oppure optare per la resistenza passiva massima: starsene a casa.</p>



<p>Riscoprire il lusso supremo dell&#8217;invisibilità e del silenzio.&nbsp;</p>



<p>Uscire in giardino, fare due passi in collina, stappare una bottiglia fresca senza l&#8217;ansia patologica di doverla taggare.&nbsp;</p>



<p>La vera pace la trovi nella quiete di un pomeriggio pigro, non nell&#8217;inferno logistico di tre scali aerei per raggiungere un paradiso blindato che non ti appartiene.</p>



<p>Anche perché, credetemi, il punto di rottura è vicino.&nbsp;</p>



<p>Non saranno solo i droni od il cambiamento climatico a fermare questa frenesia.&nbsp;</p>



<p>La vera diga la alzeranno i residenti delle città d&#8217;arte e delle località balneari.&nbsp;</p>



<p>Quella parte di cittadinanza che non pretende di vivere un anno lavorando tre mesi a colpi di scontrini folli (ammesso che&nbsp;&nbsp;li emettano!), che non guadagna un euro dal business del turismo, ma che subisce quotidianamente lo sfratto strisciante della propria vita quotidiana.&nbsp;</p>



<p>Prima o poi, esasperati dall&#8217;essere espropriati delle proprie strade e della propria dignità, diranno basta.&nbsp;</p>



<p>Ed a quel punto, davanti ad una popolazione veramente incazzata, l&#8217;algoritmo non saprà più che pesci pigliare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Torna El Niño, l&#8217;allarme: «Piogge estreme, siccità e temperature record in tutto il mondo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo deve prepararsi al ritorno di El Niño. L&#8217;avvertimento arriva dalle Nazioni Unite e dall&#8217;Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), che parlano di una probabilità dell&#8217;80% che il fenomeno climatico si sviluppi entro settembre e del 90% che si manifesti entro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Il mondo deve prepararsi al ritorno di El Niño. L&#8217;avvertimento arriva dalle Nazioni Unite e dall&#8217;Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), che parlano di una probabilità dell&#8217;80% che il fenomeno climatico si sviluppi entro settembre e del 90% che si manifesti entro novembre. Un evento che potrebbe amplificare ulteriormente gli effetti della crisi climatica, portando temperature record, precipitazioni estreme, siccità e conseguenze pesanti per milioni di persone.</p>



<p>Secondo l&#8217;OMM, la maggior parte dei modelli climatici indica il ritorno del fenomeno con un&#8217;intensità almeno moderata, ma alcuni scenari ipotizzano un evento anche molto forte. Negli ultimi mesi diversi scienziati hanno ipotizzato che potrebbe diventare uno degli El Niño più intensi del secolo, anche se l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite invita alla prudenza, sottolineando che permane ancora un margine di incertezza nelle previsioni.</p>



<p>«La differenza è notevole», ha spiegato la segretaria generale dell&#8217;OMM, Celeste Saulo. «Alcuni modelli non forniscono alcuna indicazione di un El Niño forte, mentre altri sì».</p>



<p>Molto più netto il segretario generale dell&#8217;ONU António Guterres, che ha definito il fenomeno «un urgente allarme climatico» per l&#8217;intero pianeta.</p>



<p>«Le condizioni di El Niño alimenteranno ulteriormente il riscaldamento globale», ha dichiarato. «Gli impatti saranno ancora più violenti, si propagheranno ancora più lontano e oltrepasseranno i confini con una velocità devastante».</p>



<p>L&#8217;ultimo episodio di El Niño, sviluppatosi tra il 2023 e il 2024, è stato uno dei cinque più forti mai registrati e ha contribuito a rendere il 2024 uno degli anni più caldi della storia delle rilevazioni meteorologiche.</p>



<p>Per i prossimi tre mesi l&#8217;OMM prevede temperature insolitamente elevate nella maggior parte delle regioni del mondo e un aumento della probabilità di eventi estremi. Piogge particolarmente intense potrebbero interessare alcune aree del Sud America, il sud degli Stati Uniti, il Corno d&#8217;Africa e l&#8217;Asia centrale. Al contrario, condizioni di maggiore siccità potrebbero colpire l&#8217;America Centrale, il nord del Sud America, i Caraibi, l&#8217;Australia, l&#8217;Indonesia e alcune zone dell&#8217;Asia meridionale.</p>



<p>Le anomalie delle temperature oceaniche potrebbero inoltre influenzare la formazione degli uragani, favorendoli nel Pacifico centrale e orientale ma riducendone la frequenza nell&#8217;Atlantico.</p>



<p>L&#8217;allarme arriva mentre l&#8217;Europa occidentale sta già sperimentando temperature eccezionalmente elevate. Il mese di maggio appena concluso ha fatto registrare record di caldo nel Regno Unito e in Irlanda. Nei giorni scorsi l&#8217;OMM e il Met Office britannico hanno inoltre avvertito che un nuovo record globale di temperatura annuale appare ormai molto probabile entro la fine del decennio e che il ritorno di El Niño potrebbe accelerare questo processo già nel 2027.</p>



<p>Le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il meteo. Gareth Redmond-King dell&#8217;Energy &amp; Climate Intelligence Unit ha evidenziato come il fenomeno rischi di aggravare ulteriormente la pressione sulle produzioni agricole mondiali, già messe in difficoltà dagli effetti della crisi climatica e dalle tensioni geopolitiche che influenzano i mercati dei fertilizzanti.</p>



<p>«I danni che El Niño provocherà, portando con ogni probabilità un altro anno da record di temperature nel 2027, saranno devastanti per molti agricoltori e rappresenteranno una questione di vita o di morte per troppe persone», ha affermato.</p>



<p>El Niño è un fenomeno naturale che si verifica generalmente ogni pochi anni e dura dai nove ai dodici mesi. Si sviluppa quando i venti che normalmente spingono le acque superficiali calde del Pacifico verso ovest si indeboliscono o cambiano direzione, consentendo alle temperature marine di aumentare in vaste aree dell&#8217;oceano.</p>



<p>L&#8217;OMM ha spiegato che tra la fine di aprile e la metà di maggio le temperature superficiali del mare in alcune zone chiave del Pacifico si sono avvicinate alle soglie tipiche di El Niño, sostenute da masse d&#8217;acqua insolitamente calde presenti sotto la superficie. Anche i parametri atmosferici osservati dagli scienziati risultano compatibili con lo sviluppo del fenomeno.</p>



<p>L&#8217;organizzazione ha invece respinto l&#8217;espressione &#8220;super El Niño&#8221;, utilizzata da alcuni ricercatori e osservatori, precisando che tale definizione non rientra nella classificazione ufficiale.</p>



<p>Secondo gli esperti, i sistemi di allerta precoce hanno già dimostrato di poter salvare migliaia di vite permettendo evacuazioni e interventi preventivi prima di alluvioni, tempeste e altri disastri naturali. Tuttavia, diversi Paesi donatori, tra cui Regno Unito e Stati Uniti, hanno recentemente ridotto i finanziamenti destinati agli aiuti internazionali e ai programmi di prevenzione.</p>



<p>Per questo Celeste Saulo ha sottolineato la necessità di aumentare le risorse disponibili per i Paesi più vulnerabili, mentre Guterres ha ribadito che l&#8217;unica risposta efficace resta un&#8217;azione climatica su larga scala: «Porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, proteggere i più vulnerabili e garantire sistemi di allerta precoce per tutti».</p>



<p></p>
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		<title>Il fastidio del coraggio. Se l’Italia della politica preferiva lo zio Vladimir</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:41:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus Ha già scritto che c’è un filo invisibile, ma robustissimo, che lega il pragmatismo cinico del nostro Rinascimento alle giravolte della politica estera dei giorni nostri.&#160; È quel riflesso condizionato, quasi genetico, riassunto nel celebre motto guicciardiniano del&#160;“Franza o<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Machiavellus</p>



<p>Ha già scritto che c’è un filo invisibile, ma robustissimo, che lega il pragmatismo cinico del nostro Rinascimento alle giravolte della politica estera dei giorni nostri.&nbsp;</p>



<p>È quel riflesso condizionato, quasi genetico, riassunto nel celebre motto guicciardiniano del&nbsp;<em>“Franza o Spagna, purché se magna”</em>.</p>



<p>Un vizio assurdo che oggi, di fronte alle faglie geopolitiche che scuotono il mondo, torna a manifestarsi in tutta la sua imbarazzante attualità attraverso i continui ondeggiamenti e le calcolate ambiguità di molti Partiti&nbsp;italiani nei confronti della Russia.</p>



<p>Guardando&nbsp;l’emiciclo del nostro Parlamento, si assiste ad un singolare gioco delle parti, un tiro alla fune tutto domestico giocato sulla pelle della nostra credibilità internazionale.&nbsp;</p>



<p>Da un lato, nel centro-destra, c’è una Lega che – stretta tra il calo dei consensi, l’incalzare di Vannacci, e gli umori di un certo Nord produttivo penalizzato dalle sanzioni – non perde occasione per frenare sull’assistenza all’Ucraina, finendo per condizionare e logorare la linea rigidamente atlantista di Fratelli d’Italia.&nbsp;</p>



<p>Dall’altro lato, a sinistra, si consuma lo stesso psicodramma: un Movimento 5 Stelle che ha issato la bandiera di un pacifismo radicale e di stampo isolazionista per logorare il Partito Democratico, costringendo Elly Schlein a funambolici equilibrismi per non farsi scavalcare e per tenere in piedi l&#8217;utopia del &#8220;campo largo&#8221;.</p>



<p>C’è, in questo posizionamento, un retropensiero ancora più inconfessabile e meschino che sembra attraversare trasversalmente i nostri palazzi della politica: il sottile, quasi infastidito stupore per il fatto che l’Ucraina non sia crollata in tre giorni.&nbsp;</p>



<p>Ammettiamolo, per certa politica nostrana sarebbe stato tutto molto più semplice se Kiev fosse caduta subito.&nbsp;</p>



<p>Sotto sotto, si sarebbe preferito assistere alla sfilata dell&#8217;Armata Rossa per le vie della capitale ucraina, versare qualche lacrima di coccodrillo in favore di telecamera, e poi rimettersi comodamente a fare affari.&nbsp;</p>



<p>Magari sognando già le prossime vacanze sul Mar Nero, cullati dall’ala protettrice e rassicurante dello &#8220;Zio Vladimir&#8221;.</p>



<p>Invece, l&#8217;eroica resistenza di un popolo che si batte da pari a pari contro il gigante russo ha rotto le uova nel paniere del nostro quietismo.&nbsp;</p>



<p>Anzi, c’è persino un pizzico di stizza nel vedere come l&#8217;ingegno e la tecnologia &#8220;fatta in casa&#8221; dagli ucraini stiano mettendo in crisi i blasonati apparati di Mosca.&nbsp;</p>



<p>Questo coraggio disturba la nostra pigrizia; questa dignità mette a nudo la nostra vigliaccheria.</p>



<p>Ed è lo stesso fastidio che si percepisce quando si parla dell&#8217;eventuale ingresso dell&#8217;Ucraina nell&#8217;Unione Europea.&nbsp;</p>



<p>Anziché coglierne la portata storica e strategica, i nostri partiti iniziano subito a fare i piccoli calcoli di bottega: quanti fondi comunitari in meno arriveranno alle nostre regioni?&nbsp;</p>



<p>Quanto peserà la concorrenza del loro grano?&nbsp;</p>



<p>È la riduzione della grande storia ad un bilancio condominiale, la dimostrazione plastica di una leadership che non sa guardare oltre la punta delle proprie scarpe.</p>



<p>Ma ridursi a spiegare questo fenomeno come un semplice teatrino di tatticismi elettorali sarebbe superficiale.&nbsp;</p>



<p>La verità è più profonda e, se vogliamo, molto più amara.&nbsp;</p>



<p>Questo perenne oscillare non è cinica strategia: è il sintomo di una subalternità culturale profonda, la spia di un’atavica incapacità del nostro Paese di pensarsi come un attore maturo, sovrano e responsabile sullo scacchiere globale.</p>



<p>È l’eredità psicologica di un popolo che per secoli è stato terra di conquista, abituato a sopravvivere cercando la protezione del potente di turno, anziché costruendo una propria postura geopolitica.&nbsp;</p>



<p>Ed è così che nasce la sindrome tutta italiana del &#8220;doppio forno&#8221;:</p>



<p>l’illusione di poter stare comodamente seduti sotto l’ombrello protettivo della NATO e dell’Europa, e contemporaneamente strizzare l’occhio a Mosca o a Pechino se c&#8217;è da raccogliere qualche vantaggio commerciale immediato, o qualche fornitura di gas a buon mercato.&nbsp;</p>



<p>Non è diplomazia parallela; è il rifiuto di assumersi i costi, anche dolorosi, che le grandi scelte storiche comportano.</p>



<p>A questo opportunismo economico si salda poi una cronica fascinazione per l&#8217;uomo forte che arriva dall&#8217;esterno.&nbsp;</p>



<p>Laddove le istituzioni democratiche appaiono lente e affaticate, una parte della nostra classe politica e dell&#8217;opinione pubblica cede al fascino del decisionismo autoritario.&nbsp;</p>



<p>Ieri si guardava a Mosca o a Washington con fede quasi religiosa; oggi si scambia l&#8217;autocrazia russa per il baluardo dei &#8220;valori tradizionali&#8221;, dimenticando che un Paese serio non ha bisogno di cercare padri nobili (o padroni) altrove per definire la propria identità.</p>



<p>Il vero dramma dell’Italia è che la politica estera non è mai considerata un terreno di alto e condiviso &#8220;interesse nazionale&#8221; – come avviene in Francia o nel Regno Unito, dove i cambi di governo non scuotono le fondamenta delle alleanze strategiche – ma viene ridotta ad una clava da usare nella rissa quotidiana dei talk show.</p>



<p>Finché continueremo a usare i grandi drammi internazionali per lucrare mezzo punto percentuale nei sondaggi, finché confonderemo l&#8217;affidabilità con il servilismo e l&#8217;opportunismo con la furbizia, rimarremo agli occhi del mondo quello che siamo sempre stati: un alleato a metà.&nbsp;</p>



<p>Un partner da guardare con simpatia per il nostro stile di vita, ma di cui diffidare quando il gioco si fa duro, e c&#8217;è da tenere la schiena dritta.&nbsp;</p>



<p>La storia corre veloce, e il tempo delle ambiguità da cortile è scaduto da un pezzo.</p>



<p>Machiavellus</p>



<p></p>
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		<title>“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la pena di ragionarci ancora un po&#8217; su.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Come scrivevo lo scorso 3 giugno (<a href="https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/</a>) trattasi della sindrome di Robin Hood in salsa contemporanea.&nbsp;</p>



<p>Il problema è che il Robin Hood della leggenda operava nella foresta di Sherwood, un luogo notoriamente privo di bonifici istantanei transfrontalieri e di consulenti fiscali.&nbsp;</p>



<p>Nel 2026, purtroppo per i nostalgici dell&#8217;esproprio proletario, il capitale non viaggia a cavallo: viaggia alla velocità della fibra&nbsp;ottica.</p>



<p>Così se la proposta della patrimoniale scalda i cuori nei talk show televisivi, la realtà storica è ben diversa, ed assomiglia tanto ad un bollettino di guerra.&nbsp;</p>



<p>E mi permetto anche di dare una bacchettata sulle dita agli “gnomi di Bruxelles” i quali, ma ci tornerò più avanti, prima di dare lezioni di politica fiscale all&#8217;Italia, dovrebbero fare un piccolo viaggio nei laboratori dove questo esperimento è già stato tentato.&nbsp;</p>



<p>Spoiler: è finita malissimo.</p>



<p>Partiamo dalla&nbsp;Francia, la patria dell&#8217;illuminismo e, per decenni, dell&#8217;ISF &#8211;&nbsp;l&#8217;Impôt de Solidarité sur la Fortune&nbsp;(Imposta di solidarietà sui grandi patrimoni).&nbsp;</p>



<p>L’idea in sé era magnifica: tassare i ricchi per redistribuire ai cittadini meno abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il risultato pratico? Un esodo biblico.&nbsp;</p>



<p>Tra il 2000 e il 2016, i ricchi francesi hanno scoperto il fascino discreto del Belgio e della Svizzera.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;economista Éric Pichet ha calcolato che lo Stato Francese ha perso circa due euro in altre tasse (Iva, imposte sui redditi, investimenti mancati) per ogni singolo euro incassato con la patrimoniale.</p>



<p>Forse ricorderete, per fare un solo esempio, l’attore Gerard Depardieu, che per sfuggire all’ISF chiese ed ottenne da Putin la cittadinanza russa.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Alla fine, Emmanuel Macron nel 2018 ha dovuto abolirla per disperazione, trasformandola in una Tassa immobiliare.&nbsp;</p>



<p>Praticamente, una ritirata strategica per evitare che in Francia rimanessero solo la Tour Eiffel ed i debitori.</p>



<p>Spostiamoci ora nel&nbsp;Regno Unito.&nbsp;La progressiva abolizione del regime dei cosiddetti Non-Dom (i Paperoni che vivevano a Londra&nbsp;pagando le tasse solo sui redditi prodotti in Inghilterra), completata dai governi britannici negli ultimi anni, avrebbe dovuto, secondo i calcoli dei politici, produrre una valanga di sterline di nuove entrate.</p>



<p>&#8220;Incasseremo miliardi!&#8221;, gridavano i laburisti.&nbsp;</p>



<p>Risultato? Una delle più grandi fughe di milionari della storia recente.&nbsp;</p>



<p>Molti di loro hanno preso il primo volo per gli Emirati Arabi, per la Svizzera o – ironia della sorte – proprio per l&#8217;Italia, attirati dai nostri pacchetti per neo-residenti abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Londra ha così perso residenti di lusso, capitali ed indotto.&nbsp;</p>



<p>Chi l&#8217;avrebbe mai detto che i milionari avessero le valigie così leggere, e non assecondassero i desiderata della sinistra britannica?</p>



<p>Infine, l&#8217;Australia. Nel 2012 i loro Demostene pensarono:&nbsp;&#8220;Tassiamo gli extraprofitti delle compagnie minerarie (la Minerals Resource Rent Tax), tanto le miniere non possono mica spostarsi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Vero, le miniere di ferro non volano. Ma i capitali sì.&nbsp;</p>



<p>Le grandi aziende hanno semplicemente congelato gli investimenti e spostato i soldi verso altri continenti.&nbsp;</p>



<p>Il gettito è stato così ridicolo che la tassa è stata abolita dopo soli due anni. Un record mondiale di fallimento burocratico.</p>



<p>Non vi ricorda questa vicenda la proposta italica di tassare gli extraprofitti di alcuni settori economici?</p>



<p>E qui torno al capolavoro di Bruxelles.&nbsp;</p>



<p>La Commissione Europea, come fa quasi ogni anno, è tornata a bacchettare l&#8217;Italia dicendo che dovremmo &#8220;spostare il carico fiscale dal lavoro al patrimonio e alle successioni&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il che è sicuramente un esercizio logico interessante, se non fosse che l&#8217;Italia tassa già il patrimonio per oltre 50 miliardi di euro l&#8217;anno tra IMU, bolli auto, imposte di registro e balzelli sui conti correnti.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;unica differenza è che noi italiani, per pudore, non le chiamiamo &#8220;patrimoniali&#8221;, anche se sono distribuite in una miriade di balzelli che colpiscono famiglie, risparmiatori e proprietari immobiliari</p>



<p>Intendiamoci, il problema fiscale in Italia c’è, come urlo da anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E sta nel fatto che la nostra beneamata Repubblica tassa all’inverosimile il lavoro, ed allo stesso tempo riesce a pestare anche sui patrimoni; riuscendo alla fine (fra No tax area, condoni, flat tax ecc.) nel “miracolo”&nbsp;&nbsp;di far pagare le tasse solo a metà degli italiani, quelli che, obtorto collo, alla fine sono costretti a mantenere tutto il baraccone.&nbsp;</p>



<p>Ma il vero paradosso della Ue è un altro.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa si comporta come un amministratore di condominio che ti spiega come arredare casa tua, mentre lascia il portone d&#8217;ingresso spalancato ai ladri.&nbsp;</p>



<p>Se Bruxelles vuole davvero fare la morale sull&#8217;equità fiscale,&nbsp;perché non pretende l&#8217;allineamento delle legislazioni fiscali all&#8217;interno dell&#8217;Unione?</p>



<p>Oggi l&#8217;UE è un mercato unico con ventisette paradisi e inferni fiscali che si fanno la guerra tra loro.&nbsp;</p>



<p>È perfettamente inutile che l&#8217;Italia metta una super-patrimoniale per compiacere Elly Schlein, se poi basta spostare la residenza o la holding ad un&#8217;ora di volo per essere tassati un terzo.&nbsp;</p>



<p>Finché l&#8217;Europa permetterà il &#8220;turismo fiscale&#8221; interno, qualsiasi proposta di patrimoniale nazionale non è politica economica: è uno slogan ideologico per raccattare voti, pagato con la fuga dei capitali di chi crea lavoro.</p>



<p>Ma d’altronde, l’analisi dei dati storici e dei bilanci non è mai stata il forte della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Elly Schlein ed i compagni di viaggio di AVS continuano a brandire la patrimoniale come se fosse un superpotere (una sorta di “Wilma dammi la clava”), forse convinti che la complessa economia globale si possa governare con i sussidiari delle scuole medie o con un tweet ben formattato.&nbsp;</p>



<p>Chiedere loro di prendersi il disturbo di studiare i precedenti storici prima di lanciare la proposta di una legge già provata e fallita altrove, da Parigi a Londra a Canberra, – è forse una pretesa eccessiva?</p>



<p>È molto più facile ed elettoralmente redditizio evocare lo spettro dei &#8220;miliardari cattivi&#8221; nei salotti televisivi, ignorando che ogni volta che quel pulsante è stato premuto nel mondo reale, il sistema è andato in cortocircuito.&nbsp;</p>



<p>Quindi caro Robin Hood posa l&#8217;arco.&nbsp;</p>



<p>Nel mondo reale, le frecce ritornano indietro; e spesso colpiscono dritto sul piede chi le ha scagliate.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>L’addio di Pina Picierno ed il paradosso del PD a trazione Schlein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ho scelto oggi di parlare di Pina Picierno, e della sua decisione di lasciare il PD, perché so già che molti a sinistra hanno tutto l&#8217;interesse a minimizzare o silenziare la notizia, per cui vedrete che fra qualche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ho scelto oggi di parlare di Pina Picierno, e della sua decisione di lasciare il PD, perché so già che molti a sinistra hanno tutto l&#8217;interesse a minimizzare o silenziare la notizia, per cui vedrete che fra qualche giorno non se ne parlerà più.&nbsp;</p>



<p>La liquideranno come un fatto personale, un capriccio passeggero, un incidente di percorso isolato.&nbsp;</p>



<p>Invece, credetemi, è un fatto politico enorme.</p>



<p>L&#8217;addio di Pina Picierno al Partito Democratico non è una scelta a cuor leggero, né l&#8217;esito di un calcolo tattico; è una&nbsp;lacerazione profonda, umana prima ancora che politica.&nbsp;</p>



<p>Per comprendere il peso di questa decisione, bisogna guardare alla biografia di una donna cresciuta letteralmente dentro quelle mura: dai passi mossi da ragazzina come Segretaria dei Giovani della Margherita fino alla fase fondativa del PD nel 2007.&nbsp;</p>



<p>Il Nazareno non era una semplice sede di partito, ma la &#8220;casa&#8221; in cui ha intrecciato legami umani profondi, e dove ha creduto nell&#8217;ambizioso amalgama di Walter Veltroni:&nbsp;unire le migliori tradizioni democratiche, socialiste e liberal-democratiche del Paese.</p>



<p>Oggi, nel giorno in cui viene resa nota la sua decisione di lasciare il partito,&nbsp;Picierno riconosce con amara lucidità che&nbsp;“quella casa non esiste più”.&nbsp;</p>



<p>Il sogno del Lingotto si è spento, sostituito da un senso di estraneità insopportabile.&nbsp;</p>



<p>La sofferenza della Vicepresidente del Parlamento Europeo si misura soprattutto nella&nbsp;scelta del silenzio e dell&#8217;isolamento&nbsp;subiti in questi anni dalla sua stessa comunità.&nbsp;</p>



<p>Nel momento di massima esposizione personale, costretta a vivere sotto tutela a causa delle minacce e degli attacchi ibridi del regime di Putin, Picierno ha sperimentato il deserto attorno a sé.&nbsp;</p>



<p>Dal gruppo dirigente nazionale non è arrivata solidarietà, ma un sistematico tentativo di &#8220;silenziarla&#8221;, negandole spazi mediatici e, cosa ancora più grave, tollerando o coordinando attacchi interni contro di lei.</p>



<p>Il nucleo centrale del ragionamento di Pina Picierno si trasforma in una radiografia nitida e impietosa di cosa sia diventato il PD sotto la guida di Elly Schlein: un soggetto politico irriconoscibile, che ha abdicato alla sua vocazione originaria per scivolare verso una&nbsp;deriva movimentista, identitaria e regressiva.</p>



<p>La critica si articola su tre direttrici fondamentali:</p>



<p><strong>Il Ripiegamento Identitario ed il rifiuto della Complessità:&nbsp;</strong>Il riformismo, per sua natura, nasce per governare la realtà e misurarsi con le sue trasformazioni (guerra, intelligenza artificiale, transizione energetica). Il PD attuale ha fatto l&#8217;esatto contrario: ha smarrito la tensione verso il governo, preferendo la&nbsp;mera rappresentazione di una minoranza. Invece di costruire consenso parlando a chi la pensa diversamente, si è chiuso nella tutela della propria purezza identitaria (una sorta di “limpieza de sangre” che certifica l’ascendenza dai Centri Sociali e dal Mondo Antagonista)</p>



<p><strong>La Contaminazione Grillina e il &#8220;Manierismo&#8221; Politico</strong>:&nbsp;Il vero limite del PD non è la forza numerica del Movimento 5 Stelle, ma l&#8217;influenza culturale che il populismo ha esercitato sui democratici. Il partito ha finito per assimilare il linguaggio ed i riflessi condizionati di Giuseppe Conte: una cultura politica fatta di veti, di &#8220;No&#8221; ideologici (Tav, Tap, inceneritori, nucleare) e di una costante riduzione della complessità a scontro morale. Invece di sfidare culturalmente l&#8217;antipolitica, la segreteria Schlein si è adattata ad essa. Come sottolinea con arguzia Picierno,&nbsp;&#8220;in politica, come nell&#8217;arte, il manierismo raramente produce innovazione&#8221;.</p>



<p><strong>L&#8217;Ambiguità Internazionale e l&#8217;Ipocrisia sulla Politica Estera:&nbsp;</strong>Il punto di rottura più drammatico riguarda la postura internazionale. Di fronte alla più grave crisi di sicurezza europea dalla fine della Guerra Fredda, il PD ha trasformato il dibattito sulla Difesa comune e sul sostegno a Kyiv in una discussione interna di posizionamento. Picierno evidenzia una&nbsp;colpevole subalternità e una forma di cautela diplomatica verso il M5S, volta a non disturbare l&#8217;alleato strategico a spese della linearità atlantica, europea ed antifascista.</p>



<p>Il silenzio del Nazareno davanti al &#8220;fascismo putiniano&#8221; svela il volto più buio della nuova gestione: pur di preservare l&#8217;equilibrio del “campo largo”, si è preferito sacrificare la difesa attiva della frontiera di libertà che oggi è Kyiv, rifugiandosi in una retorica stanca ed in un pacifismo di facciata</p>



<p>La radiografia del PD della Schlein si conclude con l&#8217;analisi di una tara culturale profonda, che Picierno mi sembra&nbsp;&nbsp;attribuire direttamente alle origini della Segreteria:&nbsp;&nbsp;l&#8217;assetto ideologico della segreteria Schlein è assai carente, molto retorico, identitario e quindi conviene alla sua cerchia creare una nemica pubblica anziché sedersi a discutere.&nbsp;</p>



<p>È tipico di certa cultura vetero comunista, diciamocelo.&nbsp;</p>



<p>Viviamo in tempi in cui invece le differenze sono determinanti per costruire identità, casematte da cui escludere gli altri per essere certi della propria presunta superiorità morale.&nbsp;</p>



<p>Pensare di contrastare la forza potentissima di Putin, Trump o Netanyahu recuperando pugni chiusi e bandiere del passato, rischia di essere quantomeno ingenuo.</p>



<p>Picierno chiude la porta al passato senza rancore ma senza nostalgie.</p>



<p>Non per fondare l&#8217;ennesimo &#8220;micro-partitino&#8221; di centro, ma per mettersi al servizio di un&nbsp;progetto politico largo, plurale e inclusivo.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;obiettivo è chiaro: ricomporre la diaspora dei milioni di elettori riformisti, socialisti, liberali e radicali rimasti orfani, costruendo un polo autonomo capace di spezzare la morsa dei populismi incrociati e di ridare all&#8217;Italia una visione europea forte, con la testa a Bruxelles e il cuore nelle città.</p>



<p>Per quanto mi riguarda&nbsp;è da anni che segnalo, non senza frustrazione, il movimentismo di Elly Schlein.&nbsp;</p>



<p>È da anni che guardo l’evoluzione di questa leadership e mi chiedo, con crescente sconcerto, come facciano certe intelligenze, certe culture politiche strutturate, a respirare ancora dentro il Partito Democratico attuale.&nbsp;</p>



<p>Come riescano a trovare l&#8217;ossigeno per restare.</p>



<p>Eppure, a ben vedere, il fil rouge che guida questo soffocamento esiste.&nbsp;</p>



<p>E io non ho alcun timore nel riconoscere che il PD di Elly Schlein è indubbiamente diventato più identitario, più mobilitante, più immediatamente riconoscibile.&nbsp;</p>



<p>Ma la spietata verità è che, proprio per questo, è diventato drammaticamente meno capace di contenere mondi diversi.</p>



<p>La mappa di questo scombussolamento&nbsp;&nbsp;è sotto gli occhi di tutti.&nbsp;</p>



<p>I cattolici democratici, fra un Gay pride e l’altro,&nbsp;&nbsp;soffrono l&#8217;emarginazione.&nbsp;</p>



<p>I pochi riformisti liberali scappano a gambe levate.&nbsp;</p>



<p>Il sindacalismo partecipativo semplicemente non si riconosce più nei nuovi stilemi.&nbsp;</p>



<p>I garantisti, sotto i colpi di un giustizialismo di ritorno, si sentono orfani.&nbsp;</p>



<p>Una parte dell’ebraismo democratico (dimentichiamo Fiano?) si sente lasciata tragicamente sola di fronte a troppe ambiguità; e persino i pezzi di una sinistra non allineata al nuovo verbo faticano a trovare anche solo un metro quadro di spazio.</p>



<p>Il paradosso politico di questa segreteria è tanto evidente quanto letale.&nbsp;</p>



<p>Schlein ha a suo tempo&nbsp;&nbsp;vinto nei gazebo promettendo di riaprire il Partito alla società civile, di spalancare le finestre, ma nel frattempo il PD si è ristretto rispetto alla sua stessa storia.&nbsp;</p>



<p>Si è rimpicciolito.</p>



<p>E intendiamoci: può&nbsp;&nbsp;anche darsi che la sua sia una scelta deliberata, persino scientifica. Meno ambiguità, meno compromessi, meno lotte di correnti, più identità pura e dura (trovate grandi differenze con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni?).&nbsp;</p>



<p>Ma io continuo a credere che un Partito che ha l&#8217;ambizione ed il dovere di governare una democrazia occidentale complessa non possa vivere di sola identità.&nbsp;</p>



<p>Un grande Partito progressista deve saper parlare ai propri militanti senza spaventare gli elettori moderati; deve saper costruire coalizioni senza perdere per strada le competenze; deve saper combattere questa destra senza fare il suo gioco, ovvero senza regalarle tutti quegli italiani che non si sentiranno mai e poi mai a casa in una sinistra massimalista.</p>



<p>Le fuoriuscite dal Partito che abbiamo visto in questi mesi ed in questi anni, prese una per una, possono tranquillamente essere liquidate dal Nazareno con sufficienza come “piccoli incidenti di percorso” o “scelte personali”.&nbsp;</p>



<p>Ma se le mettiamo in fila, se uniamo i puntini come in certi giochi enigmistici, diventano una fotografia d&#8217;assieme che non lascia scampo.</p>



<p>Questo non significa che Schlein abbia torto su tutta la linea, ma dimostra scientificamente che il suo PD sta pagando un prezzo altissimo e forse irreversibile: quello di essere più ideologicamente puro, sì, ma infinitamente meno largo; più militante, ma meno capiente; più fedele alla sua nuova anima movimentista, ma totalmente infedele alla promessa originaria, plurale e maggioritaria, del Partito Democratico nato al Lingotto.</p>



<p>Ecco perché la vera domanda che continuo a pormi, e che mi auguro tormenti chiunque abbia a cuore il futuro del riformismo in Italia, non è soltanto quanti altri&nbsp;&nbsp;esponenti del PD decideranno di uscire&nbsp;&nbsp;sbattendo la porta.&nbsp;</p>



<p>La domanda vera è quanti, pur restando formalmente dentro per inerzia o per calcolo,&nbsp;&nbsp;o nella speranza di una riconferma elettorale sempre più evanescente, si sentiranno ancora davvero dentro.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<item>
		<title>Mondiali USA: niente cauzione di 15 mila dollari, ma tra visti, controlli ICE e rischio respingimento alla frontiera i tifosi stranieri farebbero meglio a guardarli in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti hanno deciso di eliminare la cauzione da 15.000 dollari (circa 11.000 sterline) prevista per il rilascio del visto ai tifosi stranieri in possesso di biglietti per le partite dei Mondiali di calcio. La misura riguarda i cittadini<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli Stati Uniti hanno deciso di eliminare la cauzione da 15.000 dollari (circa 11.000 sterline) prevista per il rilascio del visto ai tifosi stranieri in possesso di biglietti per le partite dei Mondiali di calcio. La misura riguarda i cittadini di 50 Paesi che si recheranno nel Paese per assistere al torneo, co-organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico a partire dall’11 giugno.</p>



<p>Cinque dei Paesi inclusi nell’esenzione — Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Senegal e Tunisia — si sono già qualificati alla competizione. Secondo quanto dichiarato da Mora Namdar, Sottosegretario di Stato per gli Affari Consolari, la decisione rientra nella volontà di agevolare i tifosi con biglietto regolare, dopo l’introduzione del programma pilota che prevedeva il deposito come garanzia contro i soggiorni oltre la scadenza del visto.</p>



<p>Il Dipartimento di Stato aveva infatti introdotto la cauzione lo scorso anno con l’obiettivo di ridurre i casi di permanenza irregolare sul territorio americano. Il deposito sarebbe stato rimborsato al termine del soggiorno. Giocatori e staff erano già esentati, ma non i tifosi fino alla recente modifica.</p>



<p>La FIFA ha accolto positivamente la decisione, parlando di collaborazione con la Casa Bianca per la riuscita di un evento globale “da record e indimenticabile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Restano criticità per chi viaggia verso gli Stati Uniti</h3>



<p>Nonostante l’allentamento della misura economica, per molti tifosi stranieri il percorso verso i Mondiali negli Stati Uniti resta complesso e potenzialmente oneroso. Il costo complessivo del viaggio è infatti influenzato da diversi fattori: prezzi elevati dei voli intercontinentali nei periodi di grande afflusso, tariffe alberghiere in forte aumento nelle città ospitanti e disponibilità limitata di alloggi nelle settimane del torneo.</p>



<p>A questi elementi si aggiungono le procedure di ingresso negli Stati Uniti, considerate tra le più rigorose a livello globale. Negli ultimi anni sono state introdotte ulteriori verifiche sui viaggiatori, incluse richieste relative alla cronologia dei social media fino a cinque anni, nell’ambito dei controlli migratori e di sicurezza.</p>



<p>Organizzazioni per i diritti civili hanno segnalato che queste misure possono comportare ritardi nei visti, controlli approfonditi e, in alcuni casi, il rischio di diniego dell’ingresso. Vengono inoltre evidenziate possibili criticità legate a controlli selettivi, profilazione e intensificazione della sorveglianza alle frontiere.</p>



<p>Sul fronte della sicurezza interna, in alcune grandi città statunitensi resta un tema il livello di criminalità urbana e la gestione dei flussi di visitatori durante eventi di massa. Le autorità locali e federali prevedono comunque dispositivi di sicurezza rafforzati, con coordinamento tra polizia, servizi federali e organizzatori del torneo.</p>



<p>Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’attività delle autorità migratorie, in particolare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che applica i controlli sul rispetto delle condizioni di soggiorno. In caso di irregolarità legate al visto o alla permanenza oltre i termini consentiti, sono possibili provvedimenti che possono includere fermo amministrativo e procedure di espulsione.</p>



<p>Al momento, restano esclusi dalle nuove facilitazioni alcuni Paesi come Iran e Haiti, mentre cittadini di altre nazioni — tra cui Costa d’Avorio e Senegal — potrebbero comunque essere soggetti a restrizioni parziali nell’ambito delle norme di viaggio vigenti.</p>



<p>In questo quadro, l’eliminazione della cauzione rappresenta un alleggerimento dei costi iniziali, ma non elimina le criticità complessive legate all’accesso, ai controlli e alle spese di viaggio per i tifosi diretti ai Mondiali negli Stati Uniti.</p>
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		<title>Nordest, traffico di migranti: fermata auto con cinque pakistani, tre senza documenti, arrestato il conducente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 07:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[NORD EST ITALIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un controllo lungo la fascia confinaria con la Slovenia ha portato all’arresto del conducente di un’autovettura sulla quale viaggiavano cinque cittadini pakistani, tre dei quali inizialmente privi di qualsiasi documento identificativo. L’operazione è stata condotta dai militari della Guardia di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un controllo lungo la fascia confinaria con la Slovenia ha portato all’arresto del conducente di un’autovettura sulla quale viaggiavano cinque cittadini pakistani, tre dei quali inizialmente privi di qualsiasi documento identificativo.</p>



<p>L’operazione è stata condotta dai militari della Guardia di Finanza di Udine nell’ambito delle attività di vigilanza lungo il confine orientale. Il veicolo è stato intercettato mentre faceva ingresso nel territorio nazionale provenendo dalla Repubblica slovena.</p>



<p>I successivi accertamenti, effettuati con il supporto del personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cividale del Friuli, hanno permesso di confermare la posizione irregolare di due dei passeggeri e di identificare il terzo soggetto che inizialmente risultava sprovvisto di documenti.</p>



<p>Per ricostruire i movimenti del gruppo e verificare eventuali trasferimenti di denaro, le Fiamme Gialle hanno analizzato anche i dati contenuti nei telefoni cellulari in possesso delle persone fermate.</p>



<p>Alla luce degli elementi raccolti, la Guardia di Finanza ha informato l’Autorità giudiziaria competente, che ha disposto l’arresto dell’autista del mezzo. L’uomo è stato quindi trasferito nella casa circondariale di via Spalato.</p>



<p>Gli altri due passeggeri regolarmente presenti sul territorio italiano sono stati denunciati in stato di libertà, mentre il veicolo utilizzato per il trasporto è stato sottoposto a sequestro.</p>



<p>Per quanto riguarda i due cittadini risultati in posizione irregolare, una volta entrati in Italia hanno formalizzato richiesta di asilo politico. Per questo motivo sono stati invitati a presentarsi all’Ufficio Immigrazione della Questura di Udine per avviare le procedure necessarie alla regolarizzazione della loro posizione.</p>



<p>Successivamente il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto eseguito in flagranza dalla Guardia di Finanza e ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare del divieto di dimora in tutti i comuni della regione Friuli Venezia Giulia, ritenuta idonea a prevenire il rischio di reiterazione del reato contestato.</p>



<p>L’intervento si inserisce nell’attività di controllo svolta dalla Guardia di Finanza a supporto dell’ordine e della sicurezza pubblica, anche attraverso il servizio di vigilanza fissa e dinamica connesso al ripristino dei controlli di polizia alle frontiere terrestri interne con la Slovenia, previsto dall’articolo 28 del Regolamento europeo 2016/399, il cosiddetto Codice Frontiere Schengen.</p>



<p>La temporanea sospensione di Schengen consente infatti la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne europee per ragioni legate alla sicurezza, alla minaccia terroristica o a particolari pressioni migratorie. Le verifiche, che interessano diverse aree del continente e in particolare la rotta balcanica e i confini terrestri e marittimi italiani, prevedono controlli su documenti, passaporti e veicoli senza eliminare il principio della libera circolazione, ma limitandolo temporaneamente.</p>



<p></p>
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		<title>Lo spettro della Brexit si aggira per le praterie del Canada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 07:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Se chiudete gli occhi e pensate al Canada, probabilmente immaginate una sterminata riserva naturale, una democrazia federale multietnica e pacifica, dove le tensioni del mondo moderno sembrano stemperarsi nella bellezza dei parchi nazionali, tra laghi cristallini&#160;&#160;e foreste di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Se chiudete gli occhi e pensate al Canada, probabilmente immaginate una sterminata riserva naturale, una democrazia federale multietnica e pacifica, dove le tensioni del mondo moderno sembrano stemperarsi nella bellezza dei parchi nazionali, tra laghi cristallini&nbsp;&nbsp;e foreste di aceri.</p>



<p>Un paradiso in terra insomma.</p>



<p>Secondo Stato al mondo per estensione (9&nbsp;897&nbsp;170&nbsp;km²) dopo la Russia, abitato da circa 42milioni di persone, di cui il 75% risiede a meno di 330 chilometri dalla frontiera con gli Stati Uniti,&nbsp; un confine non presidiato militarmente, e la più lunga tra le frontiere nel mondo, estesa per oltre&nbsp;8000&nbsp;km.</p>



<p>Una&nbsp;democrazia parlamentare&nbsp;&nbsp;che formalmente è una Monarchia Costituzionale&nbsp;&nbsp;con Carlo III&nbsp;Re d’Inghilterra come capo di Stato.&nbsp;</p>



<p>Dal punto di vista costituzionale è uno Stato federale composto da 10 province: Alberta, Columbia Britannica, Manitoba,&nbsp;Nuovo Brunswick, Nuova Scozia, Ontario, Isola del Principe Edoardo, Quebec, Saskatchewan, Terranova e Labrador più&nbsp;&nbsp;3 Territori:&nbsp;&nbsp;Nunavut, Territori del Nord Ovest, Yukon.&nbsp;</p>



<p>Eppure persino nel Paese degli aceri gli spazi sconfinati non bastano a contenere gli egoismi ed i risentimenti geopolitici.&nbsp;</p>



<p>Dietro la facciata cartolinesca della Monarchia costituzionale si sta consumando una faglia istituzionale che rischia di mandare in frantumi l&#8217;unità della Stato Federale,&nbsp;</p>



<p>Il prossimo 19 ottobre, i cinque milioni di abitanti dell&#8217;Alberta – la provincia occidentale ricca di petrolio e gas – saranno chiamati alle urne per un referendum.&nbsp;</p>



<p>Il quesito?&nbsp;</p>



<p>Decidere se rimanere nella Federazione Canadese, o avviare l&#8217;iter legale per un secondo voto, questa volta vincolante, sulla secessione da Ottawa.</p>



<p>Benvenuti nella&nbsp;“Wexit”, la versione canadese del cataclisma politico della “Brexit”, che dieci anni fa ha sconvolto l&#8217;Europa.</p>



<p>Già perché le analogie con il dramma britannico del 2016 sono così marcate da provocare un brivido di&nbsp;déjà-vu.&nbsp;</p>



<p>A tirare la riga è stato lo stesso Primo Ministro canadese, il liberale Mark Carney, che nel 2016 si trovava ironicamente a Londra in qualità di Governatore della Banca d&#8217;Inghilterra.&nbsp;</p>



<p>Carney ha definito la mossa dell&#8217;Alberta un &#8220;bluff pericoloso&#8221;, lanciando un monito chiaro ai secessionisti:&nbsp;&#8220;<em>Ho visto cosa è accaduto nel Regno Unito quando la visione era: votate per l&#8217;uscita e poi negozieremo. A dieci anni di distanza, il Regno Unito sta ancora cercando di annullare quello che la gente non pensava di votare, ma ha finito per ottenere&#8221;.</em><em></em></p>



<p>Ma la somiglianza più singolare sta nella postura della Premier dell&#8217;Alberta, la conservatrice Danielle Smith.&nbsp;</p>



<p>Esattamente come David Cameron nel 2016, la Smith ha indetto il referendum pur dichiarando che lei, il suo governo ed il suo partito voteranno per&nbsp;restare&nbsp;nel Canada.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un gioco d&#8217;azzardo politico estremo: Smith ha cavalcato la furia della sua base ultra-conservatrice – rimasta orfana di una petizione separatista da 300mila firme annullata dai Tribunali per il mancato rispetto dei diritti dei nativi – fingendo di aprire la gabbia del leone, convinta di poterlo controllare.</p>



<p>Se la Brexit è nata dall&#8217;ostilità verso la burocrazia di Bruxelles e l&#8217;immigrazione, la&nbsp;Wexit&nbsp;dell&#8217;Alberta si alimenta di oro nero e risentimento fiscale.&nbsp;</p>



<p>La Provincia si sente la &#8220;mucca da mungere&#8221; della Federazione, costretta a finanziare i pagamenti di perequazione verso le province orientali, mentre subisce i diktat ambientali di Ottawa.</p>



<p>Gli aspiranti secessionisti accusano il governo centrale di aver deliberatamente strangolato l&#8217;industria petrolifera e del gas locale con le normative sul clima.&nbsp;</p>



<p>È la classica narrazione populista: la periferia produttiva calpestata dalle élite progressiste della capitale.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Abbiamo più cose in comune con l&#8217;America che con il resto del Canada&#8221;, ripetono i falchi dell&#8217;indipendenza, un mantra che ricorda molto il &#8220;Global Britain&#8221; sbandierato dai sostenitori di Boris Johnson.</p>



<p>Mentre i sondaggi attuali dicono che tre cittadini dell&#8217;Alberta su cinque voterebbero per restare con Ottawa, la macchina della propaganda separatista si è già messa in moto, commettendo gli stessi identici peccati di superficialità visti oltremanica.</p>



<p>Gli indipendentisti dell&#8217;<em>Alberta Transition Council</em>&nbsp;stanno redigendo un &#8220;Libro Bianco&#8221; per spiegare come la provincia diventerà uno Stato sovrano.&nbsp;</p>



<p>Ma come si gestiscono la difesa, i passaporti, i trattati commerciali internazionali ed i confini in una provincia senza sbocco sul mare?&nbsp;</p>



<p>Nessuno ha risposte reali. Si naviga a vista nel mare del pio desiderio.&nbsp;</p>



<p>Dall&#8217;altra parte, economisti, sindacalisti ed accademici si stanno unendo nel cartello&nbsp;Lead Not Leave&nbsp;(&#8220;Guidare, non lasciare&#8221;) per denunciare quello che definiscono un distacco totale dalla realtà.</p>



<p>Il Canada ha già guardato l&#8217;abisso negli occhi nel 1995, quando il Québec sfiorò l&#8217;indipendenza per un soffio (50,58% contro 49,42%).&nbsp;</p>



<p>Da allora, Ottawa si è dotata del&nbsp;<em>Clarity Act</em>, una legge che impone paletti rigidissimi: maggioranze nette, quesiti trasparenti, e negoziati complessi sotto la supervisione del Parlamento federale.&nbsp;</p>



<p>Una secessione legale sarebbe un calvario burocratico ed economico lungo decenni.</p>



<p>Il referendum dell&#8217;Alberta di ottobre non sarà legalmente vincolante, ma la storia recente insegna che quando si evoca il fantasma del separatismo per calcolo elettorale, o per ricattare il governo centrale, il processo tende a sfuggire di mano.&nbsp;</p>



<p>David Cameron pensava di usare il referendum sulla Brexit per mettere a tacere l&#8217;ala destra del suo partito; ha finito per spaccare in due il suo Paese ed isolarlo dal mondo.&nbsp;</p>



<p>Danielle Smith farebbe bene a guardare oltreoceano: le praterie dell&#8217;Alberta sono immense, ma non abbastanza grandi da contenere i cocci di un paese frantumato.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>100 anni di Marilyn, a Palm Springs spuntano 1.037 imbarazzanti sosia nel maxi raduno</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 15:03:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se Marilyn Monroe fosse stata presente, probabilmente avrebbe faticato a riconoscere la vera Marilyn in mezzo a tutte le altre. A Palm Springs, in California, ben 1.037 persone si sono presentate con parrucche bionde e iconici abiti bianchi per celebrare<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Se Marilyn Monroe fosse stata presente, probabilmente avrebbe faticato a riconoscere la vera Marilyn in mezzo a tutte le altre. A Palm Springs, in California, ben 1.037 persone si sono presentate con parrucche bionde e iconici abiti bianchi per celebrare quello che sarebbe stato il centesimo compleanno della leggenda di Hollywood, nata il 1° giugno 1926.</p>



<p>L’evento ha stabilito il nuovo record mondiale per il più grande raduno di persone vestite da Marilyn Monroe. Il precedente primato apparteneva all’Australia, dove nel 2020 si erano riuniti 254 sosia dell’attrice. Questa volta il record è stato polverizzato proprio in una delle località più legate alla sua storia personale.</p>



<p>La scelta di Palm Springs non è casuale. La città californiana è infatti considerata da molti una sorta di rifugio delle star di Los Angeles. Come ha spiegato la giornalista Candice Mahout di TF1, Palm Springs rappresenta «una sorta di Deauville di Hollywood», il luogo dove molte celebrità trascorrevano i fine settimana lontano dalla città.</p>



<p>Fu proprio qui che la giovane Marilyn venne notata dall’impresario Johnny Hyde e dove furono realizzati alcuni dei suoi primi servizi fotografici a bordo piscina, immagini che contribuirono a lanciare la sua carriera.</p>



<p>A cento anni dalla nascita e a 64 anni dalla sua morte, avvenuta nel 1962 quando aveva soltanto 36 anni, il mito di Marilyn Monroe continua a esercitare un fascino straordinario. Nonostante una carriera durata appena diciassette anni, l’attrice resta una delle figure più influenti e riconoscibili della storia del cinema.</p>



<p>La sua immagine continua infatti a ispirare libri, film, documentari e riferimenti culturali in tutto il mondo. Anche sul piano economico il suo nome mantiene un valore notevole: nel 2023 Marilyn Monroe occupava ancora il dodicesimo posto nella classifica delle celebrità defunte con i maggiori guadagni stilata da Forbes, con introiti stimati in 10 milioni di dollari. Nella graduatoria figurava dietro a Michael Jackson ma davanti a Albert Einstein.</p>



<p>A giudicare dalle 1.037 Marilyn che hanno invaso Palm Springs, il suo posto nell’immaginario collettivo sembra ancora ben lontano dall’essere messo in discussione.</p>
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		<title>Esplode fabbrica di fuochi d’artificio a Malta: strage di animali, danni alle fattorie e due feriti. Il video impressionante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una violenta esplosione avvenuta nella mattinata di lunedì 1° giugno nella fabbrica di fuochi d’artificio Ta’ Lourdes, a Magħtab, nel nord di Malta, ha provocato due feriti lievi, ingenti danni alle aziende agricole circostanti e la morte di numerosi animali,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/esplode-fabbrica-di-fuochi-dartificio-a-malta-strage-di-animali-danni-alle-fattorie-e-due-feriti-il-video-impressionante/">Esplode fabbrica di fuochi d’artificio a Malta: strage di animali, danni alle fattorie e due feriti. Il video impressionante</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Una violenta esplosione avvenuta nella mattinata di lunedì 1° giugno nella fabbrica di fuochi d’artificio Ta’ Lourdes, a Magħtab, nel nord di Malta, ha provocato due feriti lievi, ingenti danni alle aziende agricole circostanti e la morte di numerosi animali, tra cui uccelli, conigli e mucche da latte. <strong>Sotto: il video.</strong></p>



<p>L’esplosione si è verificata intorno alle 6:35 lungo Triq tal-Qagħdi ed è stata avvertita a chilometri di distanza. La deflagrazione ha generato una gigantesca colonna di fumo e detriti e ha causato il tremore degli edifici e la rottura di finestre in diverse zone dell’isola. Secondo le testimonianze raccolte dai media locali, una seconda esplosione, altrettanto potente, è seguita poco dopo la prima.</p>



<p>Le autorità hanno riferito che due uomini, impegnati nei campi vicini al momento dell’incidente, hanno riportato ferite lievi. Non vi erano invece operai all’interno della fabbrica quando si sono verificate le esplosioni. Secondo alcune ricostruzioni, ulteriori piccole detonazioni sarebbero proseguite anche nelle ore successive.</p>



<p>Tra i residenti della zona, il boato ha suscitato grande paura. Un abitante delle vicinanze, Edward Mercieca, ha raccontato di essere stato svegliato dalla prima esplosione, descrivendo la sensazione come se «qualcuno stesse colpendo la casa con un martello grande quanto un camion». Lo stesso testimone ha stimato che la colonna di fumo si sia innalzata per circa 300 metri.</p>



<p>Sul posto sono intervenuti immediatamente polizia, Protezione civile, Forze Armate maltesi e personale sanitario, che continuano a presidiare l’area per garantirne la sicurezza. Le autorità hanno invitato la popolazione a evitare la zona fino al completamento delle operazioni.</p>



<p>Particolarmente pesanti le conseguenze per il comparto agricolo. La Fondazione MaYA ha riferito che diversi allevatori e agricoltori hanno subito danni strutturali alle proprie aziende e la perdita di animali da allevamento. Secondo la portavoce della fondazione, Jeanette Borg, tra gli animali morti figurano uccelli, conigli e mucche da latte.</p>



<p>La fondazione ha spiegato che il bestiame può subire gravi conseguenze anche senza un impatto diretto delle esplosioni. L’onda d’urto, il rumore estremo, il panico e i danni alle strutture possono infatti causare traumi, problemi sanitari legati allo stress, riduzione della produzione e ripercussioni durature sul benessere animale.</p>



<p>Magħtab è un’area caratterizzata da una forte presenza di attività agricole e allevamenti, una circostanza che, secondo MaYA, aumenta i rischi legati alla vicinanza di impianti per la produzione di fuochi d’artificio. La fondazione ha inoltre evidenziato come molte polizze assicurative non coprano la perdita del bestiame in situazioni di questo tipo.</p>



<p>«Gli agricoltori stanno facendo tutto il possibile per limitare gli effetti dell’accaduto e hanno bisogno di sostegno sia psicologico che finanziario», ha sottolineato Borg.</p>



<p>La Fondazione MaYA, che mantiene contatti diretti con le famiglie coinvolte, ha espresso solidarietà agli agricoltori e agli allevatori colpiti. Pur in assenza di vittime, l’organizzazione ha evidenziato come l’impatto dell’esplosione si sia esteso ben oltre il pericolo immediato per le persone, causando perdite economiche e danni emotivi significativi.</p>



<p>Per questo motivo è stato lanciato un appello alle autorità competenti affinché, una volta dichiarata sicura l’area, vengano effettuate rapide valutazioni dei danni e siano predisposte misure di sostegno per le famiglie interessate. La fondazione ha inoltre ringraziato i servizi di emergenza per il loro intervento tempestivo.</p>



<p>Anche il primo ministro maltese, Robert Abela, ha espresso vicinanza alle persone coinvolte, dichiarando sui social che i suoi pensieri sono rivolti a quanti sono stati colpiti dall’esplosione e assicurando che le autorità sono intervenute immediatamente per gestire l’emergenza.</p>



<p>«Per gli agricoltori e gli allevatori gli animali non sono semplici numeri», ha ricordato la Fondazione MaYA. «Rappresentano anni di dedizione, cure quotidiane, impegno emotivo e, in molti casi, il sostentamento di intere famiglie. Perdite come queste non possono essere misurate soltanto in termini economici».</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="752" style="aspect-ratio: 480 / 752;" width="480" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/X2Twitter.com_7PklQsQXW2A-oCRS_752p.mp4"></video></figure>
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		<title>L’italiano medio e il miracolo di sapere tutto senza aver mai aperto un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:28:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’italiano medio e il peso insostenibile della propria cultura. (Ovvero: come sapere tutto senza aver mai imparato niente) Di Alessandro Cammarano Esiste una figura mitologica che percorre i salotti, i bar, i social network e le tavolate di questo paese<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’italiano medio e il peso insostenibile della propria cultura. (Ovvero: come sapere tutto senza aver mai imparato niente)</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Esiste una figura mitologica che percorre i salotti, i bar, i social network e le tavolate di questo paese con la sicurezza implacabile di chi non ha mai avuto un dubbio in vita sua. Non è un intellettuale — ci mancherebbe, quello è un termine sospetto, quasi un insulto. È qualcosa di più raro e prezioso: è l’Italiano Medio Colto, ovvero uno che non ha letto niente ma sa tutto, non ha visto niente ma giudica tutto, non ha mai messo il naso fuori dalla propria provincia ma è pronto a spiegare il mondo intero con la competenza silenziosa di un oracolo in pantofole.</p>



<p>Quello che segue è un breve catalogo — necessariamente incompleto — delle sue specialità.</p>



<p><strong>L’arte</strong></p>



<p>“L’arte? Noi italiani ce l’abbiamo nel sangue.”</p>



<p>Magnifico. Straordinario. E come si manifesta, questo sangue arterioso e rinascimentale? In genere con una visita al Colosseo fatta alle medie, in gita scolastica, con la professoressa che urlava dietro a Mirko che aveva tirato una bottiglietta. Da allora, l’Arte è un argomento su cui l’Italiano Medio si esprime con l’autorevolezza di un soprintendente, pur non essendo mai entrato in un museo volontariamente, pur non avendo mai aperto un catalogo, pur confondendo stabilmente il Mantegna con il Caravaggio e Caravaggio con “quello dei chiaroscuri, sai, quello lì”. Ma siccome è nato a settanta chilometri da Firenze — o da Roma, o da Venezia, la geografia varia ma il meccanismo è identico — ritiene di aver assorbito per osmosi geografica quello che altri hanno studiato per decenni. È come se un francese sostenesse di saper cucinare perché è nato in un paese con un McDonald’s.</p>



<p><strong>La cucina</strong></p>



<p>“La nostra cucina è la migliore del mondo. Punto.”</p>



<p>E fin qui, volendo essere generosi, si potrebbe anche soprassedere. Il problema è il passaggio successivo, quello che trasforma un’opinione legittima in un atto di fede tribale impermeabile a qualsiasi evidenza. L’Italiano Medio difende la cucina italiana con il furore di un martire, poi va a fare la spesa all’hard discount, compra la pasta da novantanove centesimi al chilo, il parmigiano “tipo grana” in busta sottovuoto, il pomodoro in scatola che sa vagamente di ruggine, e cucina tutto insieme con la soddisfazione di chi ha appena eseguito una ricetta di Escoffier. Il ragù lo fa con la carne macinata mista comprata in offerta, lo lascia sul fuoco venti minuti, e poi lo serve agli ospiti spiegando che “il segreto è il soffritto, bisogna avere pazienza.” La pazienza. Venti minuti. Capolavoro.</p>



<p>Il vino</p>



<p>“Il vino italiano è il migliore del mondo. I francesi ci copiano.”</p>



<p>L’Italiano Medio beve vino in brick. Non è una critica al vino da cinquanta centesimi al litro, ci mancherebbe: è una bevanda onesta per quello che costa. La critica è che beve roba da poco e contemporaneamente si erge a difensore della viticoltura italiana contro le incursioni dei Bordeaux, come se stesse proteggendo un patrimonio che conosce da dentro. Sa distinguere un Barolo da un Brunello? No. Sa cosa significa “tannino”? Vagamente, è “quella cosa aspra”. Ha mai visitato una cantina? Sì, una volta, in gita aziendale, e ha soprattutto mangiato il salame. Ma sulla superiorità del vino italiano non transige: è una questione di principio, e i principi, si sa, non richiedono conoscenze specifiche.</p>



<p><strong>La letteratura</strong></p>



<p>“Dante, Leopardi, Manzoni — mica scemi.”</p>



<p>No, infatti. Ma Dante, Leopardi e Manzoni li ha letti? “Alle superiori.” I Promessi sposi interi? Silenzio, poi: “Beh, qualche capitolo, poi è lunga.” Leopardi? “L’infinito la so.” Tutta? “Sì, quella dell’orizzonte.” Dante? “L’Inferno, i primi canti.” Quelli che ha fatto la professoressa, insomma. Da allora, la letteratura italiana vive in una bolla fuori dal tempo, un pantheon intoccabile di geni morti che giustifica l’assenza totale di lettura nel presente. I romanzi contemporanei italiani non li legge perché “non scrivono più come una volta.” Quelli stranieri non li legge perché “preferisco l’italiano.” In pratica, non legge. Ma ha Dante nel sangue, e questo, evidentemente, basta.</p>



<p><strong>La musica classica</strong></p>



<p>“Verdi, Puccini — roba nostra. Il melodramma l’abbiamo inventato noi.”</p>



<p>Verissimo, per inciso. Peccato che l’ultima volta che l’Italiano Medio abbia sentito Verdi dal vivo fosse a Natale, in televisione, perché davano il Concerto dell’Anno Nuovo — che è viennese, ma lasciamo perdere. L’opera, nella sua esperienza concreta, è una cosa che esiste in astratto, come la Costituzione o il rispetto dei turni allo stop: la si evoca con orgoglio, non la si pratica. Andare a teatro costa, è vero. Ma soprattutto annoia, e richiede di stare seduti in silenzio per quattro ore senza guardare il telefono, il che per l’Italiano Medio è equiparabile a una forma di tortura medioevale. Però Pavarotti, quello sì. Nessun Night I’ll forget. Anzi: no, aspetta — Nessun dorma. Uguale.</p>



<p><strong>Il cinema</strong></p>



<p>“Il cinema italiano non lo fa più nessuno come una volta. Fellini, Visconti, De Sica.”</p>



<p>Sacrosanto. Dopodiché, l’Italiano Medio non è andato al cinema a vedere un film italiano dagli anni di Quo Vado? — e anche lì, aveva i popcorn e guardava il telefono durante i dialoghi. Fellini lo ha visto? No, Fellini è “lento”. Visconti? “Troppo lungo, poi non si capisce.” De Sica? “Ah, Ladri di biciclette, quello lo conosco” — e lo conosce nel senso che sa che esiste, che è in bianco e nero, e che c’è una bicicletta. Trama, contesto storico, regia, fotografia: tutto ciò che si trova esattamente nel documentario di RaiStoria andato in onda tre volte e mai visto. Ma il cinema italiano è morto, questo è certo. E la colpa è “dei produttori”. O “dei giovani”. O “dei critici”. L’Italiano Medio non è mai colpevole: è sempre il pubblico degli altri.</p>



<p><strong>I documentari</strong></p>



<p>Non li guarda. Questo non è un giudizio: è un dato strutturale. Il documentario è “pesante”, è “deprimente”, è “roba da intellettuali” — eccolo di nuovo, quell’insulto. L’Italiano Medio si informa guardando i talk show alle undici di sera, dove quattro persone urlano contemporaneamente su argomenti che nessuno dei quattro conosce, in un formato che ha lo stesso rapporto con l’informazione che il Cicchetto di bellezza ha con la dermatologia. Poi il giorno dopo ha un’opinione formata, solida, inamovibile su immigrazione, economia, politica estera, cambiamento climatico e riforma del catasto. Un’opinione che guarda caso coincide perfettamente con quella dell’ultimo che ha urlato più forte.</p>



<p><strong>I viaggi</strong></p>



<p>“Ho girato tutta Italia, io.”</p>



<p>Ha girato la Toscana in agosto, ha visto il mare in Puglia, è stato a Roma due volte — una per lavoro, una per un matrimonio — e una estate ha spinto fino a Bolzano perché “voleva vedere le montagne”. Questo, nella sua cosmogonia personale, equivale a essere un viaggiatore. L’estero è una categoria che esiste ma genera diffidenza: “Si mangia male”, sentenzia, lui che ha mangiato male anche a Napoli perché ha scelto la pizzeria con la foto plastificata sul menù. Se spinto, ammetterà di essere stato a Barcellona — “Bellissima, ma sporca” — e a Parigi — “Bella, ma i francesi sono antipatici e ci trattano male perché non parliamo francese”, il che è una critica sorprendente da parte di qualcuno che in trent’anni non ha mai aperto un libro di lingua straniera. Lingue, del resto, che “non servono”: “Parlano tutti inglese.” Lui, però, non parla inglese.</p>



<p><strong>La storia</strong></p>



<p>“Noi abbiamo avuto l’Impero romano. Prima che esistesse il resto del mondo, c’eravamo già noi.”</p>



<p>Giusto, tecnicamente, se si sorvola sul fatto che la parola “noi” in relazione all’Impero romano è una di quelle licenze storiche che farebbero impallidire qualsiasi storico. L’Italiano Medio è discendente spirituale di Cesare nello stesso modo in cui un abitante dell’Inghilterra contemporanea è discendente dei Vichinghi: cioè, non lo è affatto, ma ci tiene lo stesso. La storia concreta — quella con le date, i contesti, le cause, gli effetti — non è esattamente il suo forte. Sa che c’era Giulio Cesare, che è morto il 15 marzo, che c’entrano i pugnali. Sa che c’era Mussolini, e su quello preferisce non approfondire perché “ha anche fatto cose buone”; le solite, mitologiche, vaghe, mai specificate cose buone che ogni dittatore sembra aver fatto nell’immaginario collettivo. Sa che c’era la guerra, che è finita male. Il resto è “roba del passato.”</p>



<p><strong>Il design e la moda</strong></p>



<p>“Il design? L’abbiamo inventato noi. La moda? Tutta roba nostra.”</p>



<p>Verissimo, in larga parte. E l’Italiano Medio lo rivendica indossando una felpa comprata in all’area di sosta in autostrada, seduto su un divano di provenienza imprecisata, in un appartamento arredato con mobili da grande distribuzione svedese. Il bello è questo: la rivendicazione dell’eccellenza italiana nel design è tanto più accorata quanto più è distante dall’esperienza vissuta di chi la fa. Il made in Italy è un’identità, non una pratica. Si porta come uno stemma, non come una scelta quotidiana. Si difende a parole, poi si compra dove costa meno, poi si deplora che le aziende italiane chiudano. Il cerchio si chiude sempre, con la stessa incolpevole circolarità</p>



<p><strong>Nota finale</strong></p>



<p>Questo paese ha prodotto alcune delle menti più straordinarie della storia umana. Ha inventato, dipinto, scritto, composto, costruito, scoperto e scolpito cose che il resto del mondo continua a studiare con ammirazione genuina. Il problema non è l’eredità. Il problema è che l’Italiano Medio ha trasformato quell’eredità in un comodo divano su cui sedersi, convinto che il merito altrui, accumulato nei secoli, sia in qualche modo trasferibile per diritto di nascita.</p>



<p>Non lo è.</p>



<p>Ma questa è una notizia che, con ogni probabilità, non cambierà niente, perché per recepirla bisognerebbe, almeno una volta, smettere di parlare e cominciare ad ascoltare. E quello, francamente, non è mai stato il forte di nessuno.</p>



<p>Tantomeno nostro.​​​​​​​​​​​​​​​​</p>



<p></p>
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		<title>Polonia, torna in servizio l&#8217;autobus 666 verso Hel: tra marketing, inferno e polemiche religiose</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Sembra uno scherzo, ma è tutto vero: la controversa linea di autobus numero 666 diretta verso la località balneare polacca di Hel è stata rimessa in servizio, riaccendendo curiosità, ironia e anche qualche protesta.</p>



<p>La compagnia FlixBus ha infatti annunciato il ritorno del collegamento ribattezzato “Autostrada per Hel”, una tratta lunga circa 13 ore che collega Cracovia alla penisola di Hel, passando per importanti città come Varsavia.</p>



<p>Il servizio era già esistito in passato sotto gestione locale, ma era finito al centro delle polemiche per la combinazione ritenuta “satanica” del numero 666 con il nome della destinazione Hel, che in inglese richiama la parola “inferno”. A seguito delle proteste di alcuni gruppi religiosi conservatori, nel 2023 la linea era stata rinumerata 669.</p>



<p>Ora il ritorno al numero originario 666 viene spiegato apertamente come una scelta di marketing. Il portavoce della compagnia Aleksander Kalenik ha infatti dichiarato alla televisione polacca TVN24 che la numerazione è stata utilizzata “deliberatamente come elemento di comunicazione per aumentare la visibilità della tratta turistica”.</p>



<p>Non tutti però hanno accolto la novità con entusiasmo. In passato alcune associazioni religiose avevano accusato il servizio di “diffondere simboli satanici”, facendo riferimento al fatto che, nella tradizione biblica, il 666 è il “numero della bestia”, mentre il nome Hel richiama foneticamente l’inglese “hell”.</p>



<p>La località di Hel, situata sulla sottile penisola omonima nel nord della Polonia, resta comunque una delle mete turistiche più frequentate della costa del Mar Baltico, apprezzata per le spiagge sabbiose e il santuario delle foche.</p>



<p>Tra provocazione, strategia commerciale e polemiche culturali, il bus 666 torna dunque a percorrere la sua “autostrada per Hel”, confermandosi uno dei collegamenti più discussi – e probabilmente più pubblicizzati – d’Europa.</p>



<p></p>
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		<title>Parigi distrutta da delinquenti dopo la vittoria del PSG: quasi 900 arresti e centinaia di feriti tra le forze dell’ordine</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 08:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva essere una notte di festa per il trionfo del Paris Saint-Germain in Champions League, ma in molte città francesi le celebrazioni sono sfociate in violenze, saccheggi e devastazioni che hanno portato a un bilancio pesantissimo: 890 arresti, centinaia di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Doveva essere una notte di festa per il trionfo del Paris Saint-Germain in Champions League, ma in molte città francesi le celebrazioni sono sfociate in violenze, saccheggi e devastazioni che hanno portato a un bilancio pesantissimo: 890 arresti, centinaia di fermi e quasi 200 agenti di polizia e gendarmi feriti.</p>



<p>L&#8217;ultimo aggiornamento fornito dal ministro dell&#8217;Interno francese Laurent Nuñez parla di 890 arresti, oltre il 45% in più rispetto agli episodi analoghi dello scorso anno. Tra le forze di sicurezza si contano 178 feriti, mentre in precedenza le autorità avevano segnalato complessivamente oltre 200 persone rimaste ferite durante i disordini. Orde di francesi di seconda generazione hanno devastato interi quartieri della città.</p>



<p>Le tensioni si sono concentrate soprattutto a Parigi, dove il prefetto di polizia Patrice Faure ha confermato 569 arresti tra sabato e domenica, con centinaia di persone poste in stato di fermo. La procura parigina ha comunicato che 256 persone sono finite in custodia cautelare e che decine di procedimenti giudiziari sono già stati avviati per i reati più gravi.</p>



<p>Le immagini arrivate dalla capitale mostrano scene di guerriglia urbana: negozi danneggiati e saccheggiati, veicoli incendiati, barricate improvvisate, attacchi contro le forze dell&#8217;ordine e numerosi lanci di mortai pirotecnici. In diverse zone della città sono stati utilizzati gas lacrimogeni per disperdere i gruppi più violenti.</p>



<p>Il PSG stesso ha preso le distanze dai responsabili delle devastazioni, condannando pubblicamente gli episodi di vandalismo che hanno colpito la capitale. Il club ha sottolineato che tali comportamenti non rappresentano né i valori dello sport né lo spirito della festa per la vittoria europea.</p>



<p>Nel corso degli scontri si sono registrati anche episodi drammatici. Un giovane di 24 anni è morto sulla tangenziale parigina dopo che la sua moto da cross si è schiantata contro blocchi di cemento posti a protezione di una rampa d&#8217;uscita. La magistratura ha aperto un&#8217;inchiesta per chiarire l&#8217;esatta dinamica dell&#8217;incidente.</p>



<p>Le violenze hanno alimentato un acceso dibattito politico. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha definito quanto accaduto «scene di violenza indescrivibili», ribadendo che «questo non è calcio, questo non è sport» e promettendo una linea dura contro i responsabili.</p>



<p>Da più parti del panorama politico francese sono arrivate richieste di pene esemplari e di una risposta giudiziaria più severa. Diversi esponenti del governo hanno parlato di una violenza ormai «endemica», mentre il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha definito gli scontri «scene di guerra civile».</p>



<p>Per gestire l&#8217;emergenza, le autorità francesi hanno mobilitato un imponente dispositivo di sicurezza. Tra sabato e domenica sono stati impiegati oltre 22.000 agenti di polizia e gendarmi in tutto il Paese. Nella sola Parigi, durante i festeggiamenti successivi alla vittoria europea, sono stati schierati fino a 5.780 uomini delle forze dell&#8217;ordine e 2.500 vigili del fuoco.</p>



<p>Mentre proseguono le indagini e le prime udienze nei confronti degli arrestati, resta il pesante bilancio di una notte che ha trasformato la storica vittoria del PSG in una lunga scia di violenza, danni e scontri nelle strade francesi.</p>



<p></p>
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		<title>La Lega al bivio di Treviso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Forse qualcuno si stupirà della frequenza con cui osservo le dinamiche interne della Lega di Salvini.&#160; Le motivazioni sono in primis perché ormai è il più vecchio di tutti i Partiti italiani attualmente nell’agone politico, e poi perché<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/la-lega-al-bivio-di-treviso/">La Lega al bivio di Treviso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Forse qualcuno si stupirà della frequenza con cui osservo le dinamiche interne della Lega di Salvini.&nbsp;</p>



<p>Le motivazioni sono in primis perché ormai è il più vecchio di tutti i Partiti italiani attualmente nell’agone politico, e poi perché un veneto come me, che negli ultimi trent’anni ha vissuto in una Regione a trazione leghista (con l’ambiguità sempre presente fra Liga veneta e Lega salviniana), non può non essere interessato alle sue evoluzioni ed al suo futuro.&nbsp;</p>



<p>Non trascurando inoltre che la Lega non solo ha condizionato un po&#8217; tutti i Governi degli ultimi tempi, ma&nbsp;negli ultimi quattro anni, sia pure con qualche tono dissonante, è stata una delle forze della maggioranza di Giorgia Meloni.</p>



<p>Come accennato,&nbsp;sul tema mi sono soffermato svariate volte su Tviweb nel corso degli anni, e da ultimo con il pezzo&nbsp;<em>&#8220;La Lega rinasce… ma solo dove comanda Zaia&#8221;</em>&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/la-lega-rinasce-ma-solo-dove-comanda-zaia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/la-lega-rinasce-ma-solo-dove-comanda-zaia/</a>),&nbsp;in cui facevo il punto dopo le ultime elezioni regionali.&nbsp;</p>



<p>Il problema della Lega, nonostante Salvini cerchi di esorcizzarlo grazie anche al ferreo controllo che esercita sulla struttura del Partito, esiste, e viene ora accentuato dall’irrompere sulla scena politica del nuovo Partito di Vannacci, che per carità è un problema per tutta la destra, ma ancora di più per la Lega che ha a suo tempo fatto da trampolino di lancio al Generale.</p>



<p>È inutile girarci intorno: la strategia del &#8220;Capitano&#8221; ha esaurito la sua spinta propulsiva, e sta presentando un conto salatissimo.&nbsp;</p>



<p>Quel progetto di trasformare il &#8220;sindacato del territorio settentrionale”, così come plasmato da Umberto Bossi, in un partito nazional-sovranista, in grado di fare concorrenza a Fratelli d&#8217;Italia, è naufragato nei numeri.</p>



<p>Gli ultimi sondaggi Youtrend e Ipsos parlano chiaro: il Carroccio è scivolato pericolosamente sotto la soglia psicologica del 6% (attestandosi intorno al 5,9%), mentre &#8220;Futuro Nazionale&#8221;, la creatura politica nata dalla scissione del generale Vannacci, vola già verso il 4,8%.</p>



<p>L&#8217;incubo del sorpasso &#8220;all&#8217;indietro&#8221; non è più un&#8217;ipotesi di scuola, ma uno scenario concreto che ogni giorno si autoalimenta sui social, dove il Generale celebra il traguardo delle ottantamila tessere.&nbsp;</p>



<p>Questo smottamento non può non provocare un vero e proprio terremoto psicologico, e pratico, nella classe dirigente leghista.&nbsp;</p>



<p>Con le percentuali attuali, i 95 seggi ottenuti a Roma nel 2022, frutto di una trattativa con una generosa Giorgia Meloni, basata su vecchi fasti elettorali, sono pura utopia.&nbsp;</p>



<p>La prospettiva reale è quella di perdere una quarantina di seggi, un&#8217;ecatombe che spinge molti parlamentari “a rischio” a cercare paracadute altrove.</p>



<p>Nelle chat riservate di Deputati e Senatori regna il panico.&nbsp;</p>



<p>Il travaso verso la creatura di Vannacci è già iniziato con l&#8217;addio di Laura Ravetto, ma le indiscrezioni che filtrano da via Bellerio indicano che l&#8217;emorragia potrebbe essere solo all&#8217;inizio.&nbsp;</p>



<p>Anche sui territori la terra frana sotto i piedi di Salvini: in Veneto, la roccaforte per eccellenza, si registrano abbandoni pesanti come quello dell&#8217;ex capogruppo in consiglio regionale Alberto Villanova.&nbsp;</p>



<p>La sensazione diffusa tra i militanti è drammatica: continuando sulla linea nazional-sovranista, la Lega si presenterebbe agli elettori come una copia sbiadita di Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Con l&#8217;aggravante che il Generale può fare una comoda opposizione di bandiera, mentre la Lega si ritrova logorata dalle responsabilità e dai compromessi del governo romano.</p>



<p>A gettare benzina sul fuoco del malcontento dei &#8220;nordisti&#8221; c&#8217;è l&#8217;accordo sulla nuova legge elettorale che Salvini avrebbe (per me il condizionale è d’obbligo in questi casi) siglato con Giorgia Meloni, il cui iter parlamentare inizierà a ridosso dell&#8217;appuntamento di Treviso.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un meccanismo proporzionale con premio di maggioranza (<a href="https://www.tviweb.it/ennesima-nuova-legge-elettorale-serve-proprio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/ennesima-nuova-legge-elettorale-serve-proprio/</a>) che, per calcolo politico centralista, sacrifica i collegi uninominali.&nbsp;</p>



<p>Una scelta che penalizza quasi esclusivamente il Partito del Nord.</p>



<p>Per capire la rabbia e le preoccupazioi dei leghisti settentrionali bisogna guardare i freddi numeri della geometria elettorale.&nbsp;</p>



<p>Nel 2022, grazie al sistema dei collegi uninominali basato sul radicamento territoriale, la Lega era riuscita a fare il pieno eleggendo ben 17 deputati e 6 senatori nei suoi feudi storici: aveva conquistato la metà dei collegi in Veneto, un terzo di quelli in Lombardia e due terzi in Friuli.&nbsp;</p>



<p>In quei collegi il candidato leghista ci metteva la faccia, il nome e la forza dei Sindaci locali.</p>



<p>Con il nuovo sistema, la musica cambierebbe radicalmente.&nbsp;</p>



<p>Il proporzionale su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato riduce un partito medio-piccolo come la Lega (attorno al 6%) alla possibilità di eleggere solo i primissimi capilista nei listini bloccati delle 49 circoscrizioni. Tradotto: per paradosso la Lega sarebbe penalizzata proprio nelle Regioni a più alto insediamento,</p>



<p>Ma il vero capolavoro di autolesionismo politico risiede nel funzionamento del premio di maggioranza.&nbsp;</p>



<p>La nuova legge prevede che la coalizione vincente non possa comunque superare il tetto dei 220 seggi alla Camera e dei 113 al Senato.</p>



<p>Di conseguenza, in caso di prevalenza del centrodestra, gli eletti aggiuntivi scatterebbero all&#8217;interno di un &#8220;listone&#8221; nazionale (70 deputati e 35 senatori) che rappresenta il premio della “vittoria”.</p>



<p>In questo modo, i voti presi in Veneto od in Lombardia potrebbero servire a far eleggere parlamentari dell’Italia centrale o meridionale inseriti nel listone. A meno che Salvini non si prenda l&#8217;impegno formale di riservare i posti blindati del listone ai candidati del Nord; una promessa a scatola chiusa a cui i Governatori e i Sindaci settentrionali probabilmente non sono più disposti a credere.</p>



<p>In questo scenario di autentica picchiata, l&#8217;appuntamento (o convocazione?) di fine giugno a Treviso – la due giorni di confronto che inizialmente era stata fissata per il 19 e 20 giugno e poi slittata per la visita di Papa Leone nel Nord – si annuncia come un amaro calice per il segretario del Carroccio.&nbsp;</p>



<p>I &#8220;nordisti&#8221; sembrano non volere più pateracchi o soluzioni di facciata.&nbsp;</p>



<p>Il &#8220;partito del PIL&#8221;, lo zoccolo duro che in Veneto ha dimostrato di saper ancora doppiare Fratelli d&#8217;Italia (36% contro 18% alle scorse regionali grazie al traino delle oltre 200mila preferenze personali di Luca Zaia), esige un cambio di rotta radicale.</p>



<p>L&#8217;uomo che apparentemente guida questo difficile tentativo di salvataggio è proprio l&#8217;ex Doge, oggi Presidente del Consiglio Regionale veneto.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi mesi, Zaia ha saputo tessere una tela diplomatica di altissimo livello, accreditandosi come l&#8217;interlocutore moderato, liberale e pragmatico preferito sia di Giorgia Meloni che, si mormora, di Marina Berlusconi.&nbsp;</p>



<p>Non è un mistero che l&#8217;evoluzione di Forza Italia sotto “il patrocinio” della primogenita di Silvio Berlusconi guardi con enorme interesse ad un&#8217;area di centrodestra seria, europea, attenta ai diritti e distante dalle intemperanze della destra radicale.&nbsp;</p>



<p>In questo disegno, l&#8217;effetto &#8220;Marina Berlusconi&#8221; agirebbe come un magnete per quell&#8217;elettorato produttivo del Nord che non si riconosce più nel populismo salviniano né nell&#8217;estremismo di Vannacci.</p>



<p>Zaia si muove in perfetta autonomia rispetto a via Bellerio, forte di questa sponda economico-politica.&nbsp;</p>



<p>Ha già rispedito al mittente l&#8217;offerta di Salvini di fare il Vicesegretario nazionale, capendo che una poltrona nominale, senza un mutamento strutturale dell&#8217;indirizzo politico, sarebbe stata solo una trappola per neutralizzarlo.&nbsp;</p>



<p>La proposta che il fronte del Nord (in cui Zaia si muove in sostanziale sintonia con i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga) potrebbe mettere sul tavolo a Treviso è dirompente: l&#8217;adozione del modello tedesco della CDU-CSU.&nbsp;</p>



<p>Ovvero, la creazione di una &#8220;Duplice Lega&#8221;: un partito autonomo, federale, liberale in economia e sui diritti, radicato saldamente al Nord, legato da un patto federativo ad una Struttura nazionale a Roma.</p>



<p>Per fare questo, però, i Governatori non&nbsp;&nbsp;dovrebbero accettare compromessi al ribasso.&nbsp;</p>



<p>Dovrebbero chiedere&nbsp;&nbsp;a Salvini la convocazione di un congresso straordinario prima delle elezioni politiche, per azzerare il coordinamento centralista che via Bellerio ha insediato dopo le regionali, e ridistribuire il potere decisionale nelle articolazioni territoriali in base ai voti reali.</p>



<p>Salvini, forte di un mandato congressuale formalmente valido fino al 2029, si trova davanti ad un bivio storico.&nbsp;</p>



<p>Può continuare ad ignorare il fiume carsico della questione settentrionale, arroccandosi nel fortino romano della sua segreteria e scommettendo su candidature blindate da offrire ai Governatori per le prossime politiche.&nbsp;</p>



<p>Oppure può cedere ed accettare la metamorfosi richiesta dai territori che pagano i conti e portano i consensi.&nbsp;</p>



<p>Se sceglierà la prima strada, il rischio è che la Lega si spenga per asfissia elettorale, superata a destra dal Generale e sostituita al centro dal pragmatismo territoriale.&nbsp;</p>



<p>Un pragmatismo che ha già trovato in Luca Zaia il suo naturale leader d&#8217;opinione, pronto a far dormire sonni molto meno sereni a più di qualche politico a Roma.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Quando la piazza mette a tacere la cultura</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2026 08:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La resa della civiltà liberale: se il ricatto della piazza spegne la cultura C&#8217;era un tempo in cui l&#8217;Inghilterra era il porto sicuro del libero pensiero.Tra l&#8217;Ottocento e il Novecento, chiunque fosse perseguitato dalle Monarchie assolute del continente europeo —<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La resa della civiltà liberale: se il ricatto della piazza spegne la cultura</p>



<p>C&#8217;era un tempo in cui l&#8217;Inghilterra era il porto sicuro del libero pensiero.<br>Tra l&#8217;Ottocento e il Novecento, chiunque fosse perseguitato dalle Monarchie assolute del continente europeo — che fosse Mazzini o Marx — trovava rifugio a Londra.<br>La Gran Bretagna non era ancora una democrazia perfetta, ma possedeva un dogma sacro: il rispetto delle idee e dello Stato di diritto.<br>Oggi, nella Londra del 2026, quel riflesso di libertà sembra essersi spento sotto i colpi della codardia istituzionale.<br>Il rinvio di una conferenza di storia e archeologia sui regni antichi di Israele e Giuda al British Museum, per il timore di contestazioni, è la fotografia esatta di un Occidente che ha deciso di arrendersi al ricatto.<br>Non parliamo di un comizio politico, non di una celebrazione governativa, ma di accademia e cultura ebraica.<br>Eppure, la sola menzione della parola &#8220;Israele&#8221; o &#8220;ebraico&#8221; in un contesto storico basta a scatenare il panico logistico e la ritirata strategica dei custodi della nostra cultura.<br>Benvenuti nella nuova normalità imposta dalla frangia più radicale del mondo Pro-Pal, una fazione che ha ormai ampiamente superato il confine del dissenso politico per sconfinare nel più becero e sistematico antisemitismo.<br>La distinzione tra la legittima critica al Governo israeliano e l&#8217;ostilità mirata contro gli ebrei in quanto tali viene quotidianamente calpestata, con un obiettivo chiaro: cancellare lo spazio pubblico in cui un ebreo, o la cultura ebraica, possano esistere senza dover chiedere scusa o giustificarsi.<br>Se l&#8217;obiettivo diventa una mostra sulle vittime del 7 ottobre, un&#8217;attrice insultata per strada o una conferenza archeologica, la maschera della &#8220;causa umanitaria&#8221; cade per rivelare il volto dell&#8217;intolleranza.<br>Ma la colpa più grave non è solo di chi, spesso finanziato da Hamas, urla nelle piazze o minaccia i musei.<br>È dei Governi occidentali e delle grandi istituzioni culturali.<br>Con una complicità tiepida, pavida e travestita da &#8220;prudenza&#8221;, Sindaci, Ministri e Direttori di Musei preferiscono blindare, cancellare o spostare in streaming gli eventi pur di non gestire il disordine.<br>Ogni volta che una democrazia liberale decide di non proteggere chi parla, ma di premiare chi minaccia, muore un pezzo della nostra civiltà.<br>Cedere al veto della piazza non è tolleranza: è la sottomissione della libertà di pensiero alla legge del più violento.<br>Se per paura delle ritorsioni spegniamo la cultura, abbiamo già perso.<br>Umberto Baldo</p>
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