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	<title>ITALIA e MONDO | TViWeb</title>
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	In Risalto Srl
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		<title>Moda, la vera donna, il vero uomo dello stilista è il mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:27:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL GRAFFIO]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete presente quei servizi televisivi sulle ultime sfilate di Milano o Parigi?Quelle immagini patinate accompagnate da voci solenni, dove ogni abito improvvisamente smette di essere un abito e diventa una &#8220;riflessione sulla società&#8221;, una &#8220;ricerca sull&#8217;identità&#8221;, quasi una rivelazione sul<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Avete presente quei servizi televisivi sulle ultime sfilate di Milano o Parigi?<br>Quelle immagini patinate accompagnate da voci solenni, dove ogni abito improvvisamente smette di essere un abito e diventa una &#8220;riflessione sulla società&#8221;, una &#8220;ricerca sull&#8217;identità&#8221;, quasi una rivelazione sul futuro dell&#8217;umanità?<br>Lo stilista di turno, ci spiegano, &#8220;racconta la donna del 2027&#8221;.<br>E ogni volta mi viene da sorridere.<br>Non per mancanza di rispetto verso la moda, che è una delle forme più antiche attraverso cui l&#8217;uomo comunica se stesso.<br>Mi viene da sorridere perché quella donna ideale, misteriosa e rivoluzionaria, ha una caratteristica straordinaria: cambia continuamente.<br>Nel 2025 era minimalista, rigorosa, essenziale.<br>Nel 2026 è diventata romantica, avvolta in tessuti morbidi e linee fluide.<br>Nel 2027 sarà probabilmente un&#8217;altra creatura ancora.<br>Una trasformazione antropologica che, curiosamente, coincide sempre con l&#8217;arrivo della nuova collezione e con la necessità di aprire nuovamente il portafoglio.<br>Una coincidenza, naturalmente.<br>La moda vive di miracoli. E i miracoli, si sa, arrivano puntualmente ogni stagione.<br>Parlo da profano.<br>Per me, uomo dalla concretezza un po&#8217; antica, un abito conserva ancora una funzione piuttosto semplice: le scarpe servono per camminare, il cappotto per ripararsi dal freddo, i pantaloni per coprire le gambe.<br>Non significa non apprezzare la qualità.<br>Un bel taglio, un tessuto pregiato, una lavorazione artigianale sono espressioni di talento e cultura.<br>La storia dimostra che alcuni grandi stilisti hanno davvero cambiato il modo di vestire, e perfino il modo in cui una società percepisce il corpo, il ruolo delle donne, il rapporto tra individuo e immagine.<br>Ma le vere rivoluzioni sono rare.<br>Molto più spesso la moda funziona come una ruota.<br>Gira.<br>Non procede sempre verso qualcosa di nuovo: recupera, mescola, ripropone.<br>Tornano gli anni Settanta, poi gli Ottanta, poi i Novanta. Ritornano le spalline, i pantaloni larghi, le giacche oversize, i colori e le forme già conosciuti dalle generazioni precedenti.<br>Il passato viene recuperato, lucidato, ribattezzato e restituito al mercato con una confezione nuova. Il vecchio diventa vintage. Il già visto diventa iconico. Il riciclo diventa innovazione.<br>E una generazione con poca memoria storica finisce spesso per scambiare la ripetizione per rivoluzione.<br>Ma il punto vero non è nemmeno questo.<br>Il punto è il meccanismo economico che sostiene tutto il sistema.<br>La moda, come molte industrie contemporanee, non può limitarsi a vendere prodotti.<br>Deve vendere desideri.<br>Perché una giacca acquistata l&#8217;anno scorso è ancora una giacca. Magari è ancora perfetta, elegante, funzionale.<br>Il problema è proprio questo. Se dura troppo, il mercato ha un problema.<br>Per convincere qualcuno a comprarne un&#8217;altra bisogna allora trasformare ciò che possiede in qualcosa di superato.<br>Non deve “essere” vecchio. Deve “sembrare” vecchio.<br>Nasce così quella che potremmo definire l&#8217;industria dell&#8217;inadeguatezza.<br>Il messaggio implicito è semplice: non sei abbastanza moderno, non sei abbastanza aggiornato, non appartieni più al presente.<br>L&#8217;oggetto non perde valore perché si è consumato; lo perde perché qualcuno ha deciso che non rappresenta più il momento.<br>È l&#8217;obsolescenza programmata applicata al guardaroba.<br>Bisogna alimentare il movimento continuo: collezioni stagionali, pre-fall, capsule collection, eventi, campagne pubblicitarie.<br>Una macchina perfetta nella quale il prodotto conta, ma conta ancora di più il desiderio di possederlo.<br>Già alla fine dell&#8217;Ottocento il sociologo ed economista Thorstein Veblen aveva individuato un meccanismo simile parlando di &#8220;consumo vistoso&#8221;: molti beni non vengono acquistati soltanto per la loro utilità, ma perché comunicano posizione sociale, successo, appartenenza.<br>La moda moderna ha portato questo meccanismo ad una dimensione enorme.<br>Non compriamo soltanto un vestito. Compriamo un&#8217;immagine. Compriamo la promessa di essere più giovani, più interessanti, più accettati. Compriamo, soprattutto, l&#8217;illusione di poter diventare qualcun altro.<br>Sarebbe però troppo semplice attribuire tutta la responsabilità agli stilisti, alle aziende o alla pubblicità.<br>Loro fanno il loro mestiere: creare desideri e trasformarli in vendite.<br>La scelta finale resta anche nelle nostre mani. Il mercato propone, ma il consumatore decide.<br>Nessuno ci obbliga a cambiare guardaroba ogni stagione. Nessuno ci impone di sentirci inadeguati perché una rivista, un influencer o una passerella ci suggeriscono che il nostro modo di vestire appartiene ormai al passato.<br>Ogni acquisto è una scelta. Ogni scelta premia un certo modello economico.<br>Possiamo inseguire ogni nuova tendenza oppure recuperare un&#8217;idea più antica di eleganza: quella che non dipende dalla data sull&#8217;etichetta, ma dalla qualità, dalla misura e dalla capacità di restare fedeli a se stessi.<br>Perché la vera eleganza non ha bisogno di essere aggiornata ogni sei mesi.<br>La moda continuerà naturalmente a raccontarci che ogni stagione nasce una donna nuova.<br>La realtà è molto meno poetica.<br>Ogni stagione deve semplicemente far nascere un nuovo cliente.<br>Perché la &#8220;donna dello stilista&#8221; non esiste.<br>Esiste una persona reale, con i suoi gusti e la sua personalità.<br>E, soprattutto, esistono sempre gli schei.<br>Il vero lusso, forse, oggi consiste proprio nel non avere bisogno di essere continuamente convinti di dover diventare qualcun altro.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Ceuta non è una serie tv: ecco perché in Europa abbiamo un problema serio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 13:03:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo scelti i peggiori, e forse la cosa più intelligente che possiamo fare oggi è smettere di fingere sorpresa. Se il governo dei meno competenti, la kakistocrazia appunto, fosse soltanto una teoria politologica da manuale, basterebbe osservare come viene<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Ci siamo scelti i peggiori, e forse la cosa più intelligente che possiamo fare oggi è smettere di fingere sorpresa.</p>



<p>Se il governo dei meno competenti, la kakistocrazia appunto, fosse soltanto una teoria politologica da manuale, basterebbe osservare come viene affrontato il tema migratorio per vederla materializzarsi: non in astratti concetti accademici, ma in dichiarazioni roboanti, slogan contraddittori ed improvvise conversioni sulla via della convenienza politica.</p>



<p>Perché l&#8217;immigrazione, come da anni vado predicando, è un problema complesso, destinato a segnare il futuro dell&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p>Ma noi abbiamo deciso di affrontarlo nel modo più semplice possibile: trasformandolo in un gigantesco talk show permanente, dove ogni problema deve produrre prima una battuta e solo dopo, forse, una soluzione.</p>



<p>L&#8217;ultima rappresentazione teatrale è andata in scena con la crisi di Ceuta, una specie di laboratorio concentrato delle contraddizioni della politica europea.</p>



<p>Da una parte Giorgia Meloni, partita come sempre alla carica con la retorica del pugno sul tavolo: accuse alla Spagna, minacce di blocchi, fino all’affrettata sospensione del Trattato di Schengen.&nbsp;</p>



<p>Un attacco frontale degno di una dichiarazione di guerra.</p>



<p>Peccato che poi sia arrivato il piccolo dettaglio fastidioso della realtà: i Trattati europei, la Diplomazia ed il fatto che in Politica internazionale anche i muscoli devono fare i conti con la carta bollata.</p>



<p>Così, dopo il ruggito iniziale, ieri è arrivata la ritirata strategica.&nbsp;</p>



<p>Con tanto di firma su un documento europeo che riconosce, apprezzandola, proprio la gestione spagnola della crisi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il copione è ormai collaudato: la mattina si parla alla pancia dell&#8217;elettorato, la sera si firma il compromesso.&nbsp;</p>



<p>Una tecnica raffinata, fondata sulla speranza che il cittadino abbia la memoria di un pesce rosso e l&#8217;attenzione di una notifica sullo smartphone.</p>



<p>Ma se a destra il problema è l&#8217;eccesso di muscoli da palestra politica, a sinistra siamo davanti ad un piccolo capolavoro di acrobazia.</p>



<p>Elly Schlein, paladina dell&#8217;accoglienza senza se e senza ma, per attaccare il Governo italiano si è trovata a celebrare Pedro Sánchez perché in 48 ore avrebbe effettuato a Ceuta più rimpatri di quanti ne abbia fatti l&#8217;Italia in quattro anni (sic!).</p>



<p>Una scena quasi surreale.</p>



<p>La leader di un Partito progressista che ha costruito una parte importante della propria identità politica sulla difesa dei diritti dei migranti, sulle “porte aperte a tutti”, e sulla critica dei respingimenti, finisce per applaudire i rimpatri rapidi (ancora sic!)&nbsp;</p>



<p>Ma tranquilli: non sono gli stessi rimpatri.&nbsp;</p>



<p>Quelli degli altri, specie se di un governo di sinistra, evidentemente hanno un certificato di “qualità ideologica”.</p>



<p>Perché nella politica contemporanea la coerenza è diventata un optional. Conta meno il principio e molto di più chi compie l&#8217;azione.</p>



<p>Se lo fa l&#8217;avversario è disumano. Se lo fa un alleato diventa realismo.</p>



<p>È il trionfo della politica come partita di calcio: non importa cosa succede in campo, l&#8217;importante è che segni la propria squadra.</p>



<p>Nel frattempo resta il problema vero: un&#8217; Europa senza una strategia comune sui flussi migratori, Paesi senza una seria programmazione del lavoro, società alle prese con un declino demografico che nessuno vuole affrontare perché non produce consenso immediato.</p>



<p>Ma la verità più amara è un&#8217;altra.</p>



<p>Questa classe dirigente non è caduta dal cielo. Non ce l&#8217;ha mandata una misteriosa forza superiore. L&#8217;abbiamo scelta noi.</p>



<p>Per anni abbiamo premiato chi urlava più forte invece di chi spiegava meglio, chi prometteva miracoli invece di chi proponeva soluzioni per quanto amare, chi trasformava problemi enormi in slogan da trenta secondi.</p>



<p>Ci siamo scelti i peggiori.</p>



<p>E finché continueremo a comprare il biglietto per questo spettacolo, la kakistocrazia continuerà ad andare in scena.&nbsp;</p>



<p>Con nuovi attori, vecchi copioni ed il pubblico sempre pronto a lamentarsi del finale.</p>
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		<title>Vengo anch’io? No, tu no! Il valzer del campo largo e l&#8217;ultimatum di Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà. Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&#160;«Vengo anch’io? No, tu no!».&#160; Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà.</p>



<p>Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&nbsp;<em>«Vengo anch’io? No, tu no!»</em>.&nbsp;</p>



<p>Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente per sintetizzare l&#8217;eterna, logorante telenovela della politica italiana, ed in particolare del cosiddetto “campo largo”, o comunque lo si voglia chiamare.</p>



<p>Provate per un attimo ad immaginarvi la scena.</p>



<p>Da una parte c&#8217;è Elly Schlein che, con la chitarra in spalla e l’entusiasmo delle Feste dell&#8217;Unità, bussando alla porta della sedicente &#8220;coalizione progressista&#8221;, canta speranzosa:&nbsp;<em>«Vengo anch’io?»</em>.&nbsp;</p>



<p>Dall’altra c’è Giuseppe Conte, l&#8217;Avvocato del Popolo in impeccabile abito con pochette, che la guarda dall&#8217;alto in basso, corregge il nodo della cravatta e risponde gelido:&nbsp;<em>«No, tu no»</em>.</p>



<p>Le cronache dei giornali di questi giorni non parlano d&#8217;altro: lo scontro per la&nbsp;<em>leadership</em>dell’opposizione è tornato a livelli di guardia.&nbsp;</p>



<p>Ma, fuor di metafora musicale, come si stanno mettendo davvero le cose sul tavolo delle trattative?</p>



<p>A rendere la partita particolarmente frizzante è la nuova trovata di Giuseppe Conte.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ex Premier ha infatti lanciato una proposta che, a prima vista, potrebbe sembrare un omaggio alla democrazia interna, ma che ad uno sguardo più attento somiglia molto a un&#8217;imposizione in pieno stile &#8220;prendere o lasciare&#8221;.</p>



<p>La tesi di Conte è semplice: facciamo le primarie, ma le primarie non serviranno solo a scegliere il candidato premier, bensì a delineare d&#8217;imperio la linea politica della coalizione.</p>



<p>Tradotto dal politichese: se alle primarie vinco io, la linea del campo largo diventa la mia. Punto.&nbsp;</p>



<p>Un esempio su tutti? Il dossier Ucraina. Conte lo dice quasi senza nascondersi: &#8220;Se vinco io, il sostegno militare a Kiev finisce il giorno dopo&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Un modo decisamente garibaldino — per non dire spregiudicato — di usare la conta dei voti per polverizzare la linea atlantista del PD ed imporre l&#8217;agenda grillina a tutta l&#8217;alleanza.&nbsp;</p>



<p>Della serie: non mi limito a guidare il treno, decido io dove posare i binari e chi far scendere dalle carrozze.</p>



<p>Al Nazareno, com&#8217;è facile immaginare, la pillola non è andata giù benissimo.&nbsp;</p>



<p>Ed anzi, sottotraccia, tra i corridoi del PD sembra si stia facendo strada una convinzione sempre più solida e amara: Giuseppe Conte sosterrà l&#8217;alleanza a una sola condizione, ovvero che a guidarla sia lui in persona. Il tutto accompagnato dal timore che alle primarie Conte potrebbe veramente prevalere.&nbsp;</p>



<p>Badate bene che non si tratta solo di ambizione personale, ma di pura sopravvivenza politica.&nbsp;</p>



<p>Conte sa benissimo che se il M5S dovesse accodarsi ad una coalizione a trazione PD guidata da Elly Schlein, finirebbe per schiacciarsi inevitabilmente sui democratici.&nbsp;</p>



<p>E finendo schiacciato, perderebbe anche quel poco (ed ormai ammettiamolo: è rimasto davvero poco) di identità e di &#8220;caratteristica&#8221; che ancora distingue il Movimento 5 Stelle dal resto del panorama politico.&nbsp;</p>



<p>Per Conte, insomma, fare il “secondo” è un lusso che il M5S non può permettersi, pena l&#8217;estinzione.</p>



<p>Ecco allora che la dinamica del&nbsp;<em>«Vengo anch&#8217;io? No, tu no»</em>&nbsp;diventa l&#8217;unica vera regola del gioco.&nbsp;</p>



<p>Se Elly prova ad allargare ai moderati per fare numeri, Conte erige un muro.&nbsp;</p>



<p>Se il PD cerca di far valere il proprio peso elettorale (che resta nettamente superiore a quello dei grillini), il Movimento risponde alzando l&#8217;asticella delle ideologie e sventolando la minaccia dei veti.</p>



<p>La sensazione, per chi osserva il teatrino dall&#8217;esterno, è che i due alleati-rivali siano più occupati a rubarsi i voti a vicenda che a costruire un&#8217;alternativa di governo credibile per il Paese.&nbsp;</p>



<p>Un gioco a somma zero in cui la Maggioranza ringrazia e si gode lo spettacolo senza nemmeno dover fare troppi sforzi.</p>



<p>Alla fine, all&#8217;elettore di Centrosinistra non resta che consolarsi con l&#8217;ironia.</p>



<p>Chissà se alla fine Elly riuscirà a salire su quel famoso autobus o se Giuseppe continuerà a lasciarla a terra alla fermata, pretendo di salire solo a patto di stare al volante.&nbsp;</p>



<p>Nel dubbio, conviene tenere a portata di mano il disco di Jannacci: in attesa di capire se questo &#8220;campo&#8221; sarà mai davvero &#8220;largo&#8221;, almeno la colonna sonora è garantita.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Il mezzo litro d’acqua a 2,90 euro e la morale perduta del mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:53:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo “Chiare, fresche et dolci acque”&#160;cantava il Petrarca.&#160;“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”&#160;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&#160; Per secoli, la nostra cultura e la nostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p><em>“Chiare, fresche et dolci acque”</em>&nbsp;cantava il Petrarca.&nbsp;<em>“Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217; Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”</em>&nbsp;invocava San Francesco d&#8217;Assisi nel suo Cantico.&nbsp;</p>



<p>Per secoli, la nostra cultura e la nostra sensibilità hanno riconosciuto all&#8217;acqua un valore quasi sacro: elemento naturale primario, fonte di vita, simbolo stesso dell&#8217;accoglienza e del ristoro per chiunque si trovi in cammino.</p>



<p>Poi arriva il viaggiatore contemporaneo.</p>



<p>Varca i controlli di sicurezza di un aeroporto, si ferma in un&#8217;area di servizio autostradale, entra in una stazione ferroviaria.&nbsp;</p>



<p>La poesia finisce davanti allo scaffale di un bar e lascia spazio allo scontrino.&nbsp;</p>



<p>La &#8220;sora acqua&#8221; perde improvvisamente la sua umiltà francescana e si trasforma in un piccolo bene di lusso: 2,90 euro per una bottiglietta da mezzo litro.</p>



<p>Quasi tre euro per mezzo litro d&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p>Un prezzo che arriva a superare quello di molte bibite zuccherate o gassate., e di molto quello dei carburanti.</p>



<p>Ed il paradosso è evidente: in un&#8217;epoca nella quale tutti ci ricordano quanto sia importante idratarsi, il semplice atto di bere diventa una spesa da valutare.</p>



<p>A sollevare il caso è stato nei giorni scorsi l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, denunciando sui social il prezzo pagato all&#8217;aeroporto di Milano Malpensa.&nbsp;</p>



<p>Ma la sua protesta va oltre il singolo episodio.&nbsp;</p>



<p>Ha dato voce ad una sensazione diffusa: quella di milioni di cittadini che, ogni giorno, si trovano davanti a prezzi fuori misura nei luoghi dove la scelta è praticamente azzerata.</p>



<p>Perché il problema non è soltanto il costo dell&#8217;acqua.&nbsp;</p>



<p>Il problema è la libertà del consumatore.</p>



<p>In una situazione normale il cittadino può scegliere.&nbsp;</p>



<p>Se una bottiglia costa troppo, cambia esercizio, percorre cento metri, cerca un&#8217;alternativa.&nbsp;</p>



<p>In aeroporto o in autostrada, invece, la situazione è diversa.&nbsp;</p>



<p>Chi ha sete, chi viaggia con bambini, chi aspetta un volo o affronta un lungo viaggio, spesso non ha alternative reali.&nbsp;</p>



<p>Non è un cliente libero: è un cliente obbligato.</p>



<p>Ed è qui che la questione smette di essere una semplice lamentela sul caro prezzi e diventa un tema di equilibrio tra mercato ed interesse pubblico.</p>



<p>Sia chiaro: nessuno mette in discussione il diritto di un&#8217;impresa a guadagnare.&nbsp;</p>



<p>Gli aeroporti hanno costi elevati, le concessioni commerciali hanno prezzi importanti, la gestione di un punto vendita in un&#8217;infrastruttura complessa non è paragonabile a quella di un supermercato sotto casa.</p>



<p>Ma c&#8217;è un dettaglio che non può essere ignorato: aeroporti, autostrade e stazioni non sono semplici centri commerciali.&nbsp;</p>



<p>Sono luoghi strategici, infrastrutture nate per garantire servizi ai cittadini e funzionanti grazie a concessioni pubbliche.</p>



<p>Quando lo Stato affida ad un privato la gestione di uno spazio pubblico, non deve limitarsi ad incassare il canone.&nbsp;</p>



<p>A mio avviso deve anche stabilire alcune regole di civiltà.</p>



<p>Non sarebbe uno scandalo prevedere nei contratti di concessione l&#8217;obbligo di garantire acqua potabile gratuita, o almeno un formato essenziale ad un prezzo ragionevole, tipo mezzo euro per mezzo litro.&nbsp;</p>



<p>Non sarebbe il ritorno dello Stato padrone, ma il riconoscimento di un principio semplice: esistono beni e servizi che, pur restando dentro il mercato, non possono essere trattati come una qualsiasi merce.</p>



<p>Perché una società moderna non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma anche dal modo in cui protegge i bisogni elementari delle persone.</p>



<p>Il profitto è legittimo.&nbsp;</p>



<p>Anzi, è il motore che permette alle economie di crescere.&nbsp;</p>



<p>Ma quando la posizione di forza permette di trasformare la necessità in una rendita, allora qualcosa si rompe, e si salta alla speculazione pura.&nbsp;</p>



<p>La bottiglietta a 2,90 euro non è soltanto una bottiglietta.&nbsp;</p>



<p>È il simbolo di un mercato che qualche volta dimentica che dall&#8217;altra parte dello scontrino non c&#8217;è soltanto un cliente, ma una persona.</p>



<p>Ed una società che mette un prezzo sproporzionato persino alla sete rischia di perdere qualcosa di più importante di qualche centesimo: rischia di perdere il senso della misura.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Ecco il nome femminile più bello del mondo. Uno studio scientifico lo incorona per suono e armonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è soltanto uno dei nomi femminili più diffusi in Europa, ma secondo uno studio scientifico sarebbe anche il nome più bello del mondo. Si tratta di Sofia, o nella variante Sophia, apprezzato per la sua musicalità, il significato e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Non è soltanto uno dei nomi femminili più diffusi in Europa, ma secondo uno studio scientifico sarebbe anche <strong>il nome più bello del mondo</strong>. Si tratta di <strong>Sofia</strong>, o nella variante <strong>Sophia</strong>, apprezzato per la sua musicalità, il significato e la facilità con cui viene pronunciato in decine di lingue.</p>



<p>La ricerca, pubblicata nel 2022 dal sito specializzato <em>My 1st Years</em>, è stata coordinata dal linguista cognitivo <strong>Bodo Winter</strong>, dell&#8217;Università di Birmingham. Lo studio ha analizzato la percezione di cento nomi attraverso test fonetici, emotivi e culturali per individuare quelli più gradevoli all&#8217;ascolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo studio: Sofia conquista tutti</h2>



<p>I partecipanti hanno ascoltato cento nomi differenti, mentre i ricercatori hanno valutato le reazioni in base a diversi parametri, tra cui <strong>sonorità, musicalità, ritmo e impatto emotivo</strong>.</p>



<p>Al termine dell&#8217;analisi, <strong>Sofia (o Sophia)</strong> è risultato il nome che ha ottenuto i giudizi migliori. Secondo Bodo Winter, infatti, i nomi più apprezzati sono quelli che <strong>suscitano emozioni positive semplicemente pronunciandoli ad alta voce</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nome che significa &#8220;sapienza&#8221;</h2>



<p>Oltre al suono, a conquistare molti genitori è anche il significato. Derivato dal greco antico <strong>&#8220;Sophía&#8221;</strong>, il nome significa <strong>&#8220;sapienza&#8221;</strong> o <strong>&#8220;saggezza&#8221;</strong> ed è tradizionalmente associato a intelligenza, conoscenza e riflessione.</p>



<p>Comparso in Europa già dal XVI secolo, Sofia ha attraversato i secoli senza perdere fascino ed è oggi uno dei pochi nomi davvero internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Popolare in tutta Europa</h2>



<p>Il successo di Sofia non riguarda un solo Paese. È infatti molto diffuso in <strong>Francia, Spagna, Italia</strong>, ma anche nelle nazioni di lingua germanica e slava. La sua forza è quella di essere facilmente pronunciabile in oltre venti lingue, caratteristica che lo rende una scelta sempre più apprezzata dalle famiglie.</p>



<p>In Francia, secondo i dati dell&#8217;<strong>Insee</strong>, dal 1922 il nome è stato assegnato a oltre <strong>31 mila bambine</strong> nella forma &#8220;Sofia&#8221; e a circa <strong>16 mila</strong> nella variante &#8220;Sophia&#8221;. Dal 2000 figura stabilmente tra i nomi femminili più scelti.</p>



<p>Anche in Italia Sofia è da anni uno dei nomi preferiti per le nuove nate, occupando regolarmente le prime posizioni nelle classifiche nazionali dei nomi più attribuiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Sophia Loren alle nuove generazioni</h2>



<p>A contribuire alla notorietà internazionale del nome è stata anche la celebre attrice italiana <strong>Sophia Loren</strong>, che ha reso questa variante ancora più conosciuta nel mondo.</p>



<p>Tra il significato positivo, la musicalità e la semplicità di pronuncia, Sofia continua così a conquistare genitori di culture diverse, confermandosi uno dei nomi femminili più amati a livello internazionale.</p>
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		<title>Il bel tempo è morto.  Ma le previsioni non se ne sono ancora accorte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;era un tempo, che ormai i libri di storia collocano da qualche parte verso la fine del Novecento, in cui le previsioni del tempo erano un rito rassicurante.&#160;&#160; Ricordate Bernacca? Il meteorologo impeccabile in giacca e cravatta, indicava<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;era un tempo, che ormai i libri di storia collocano da qualche parte verso la fine del Novecento, in cui le previsioni del tempo erano un rito rassicurante.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ricordate Bernacca?</p>



<p>Il meteorologo impeccabile in giacca e cravatta, indicava la cartina dell&#8217;Italia con una bacchetta e annunciava sorridendo: «Domani bel tempo su tutta la Penisola».</p>



<p>Traduzione: sole, cielo azzurro e qualche nuvoletta decorativa. La gente esultava, preparava la borsa frigo, caricava l&#8217;ombrellone in macchina e progettava una gita.</p>



<p>L&#8217;equazione era semplicissima.</p>



<p>Sole uguale bel tempo.</p>



<p>Pioggia uguale brutto tempo.</p>



<p>Per secoli nessuno si è sognato di metterla in discussione.</p>



<p>Poi, una ventina d&#8217;anni fa, qualcosa ha cominciato a cambiare. Non tanto nelle previsioni, quanto fuori dalla finestra.</p>



<p>Il clima si è messo a fare il clima del Sahara ed il nostro vocabolario è rimasto fermo agli anni Settanta.</p>



<p>Oggi fuori ci sono quarantuno gradi all&#8217;ombra, l&#8217;asfalto sembra una fonduta, le cicale hanno dichiarato sciopero per sfinimento, il gatto osserva il frigorifero con lo stesso trasporto con cui un pellegrino guarda Lourdes, e tu vivi barricato in casa con tapparelle abbassate, finestre sigillate e condizionatore acceso.&nbsp;</p>



<p>Più che una domenica d&#8217;agosto ricorda una replica del lockdown.</p>



<p>Accendi la televisione.</p>



<p>Compare il meteorologo; sorride come se stesse annunciando una vincita alla lotteria e proclama:&nbsp;&nbsp;«Continua il bel tempo su tutta Italia. Sole pieno e cieli completamente sereni.»</p>



<p>Bel tempo?</p>



<p>Viene spontaneo chiedersi: per chi?</p>



<p>Per i cammelli? Per i cactus? Per le lucertole?</p>



<p>Perché, se per uscire di casa devi scegliere fra un&#8217;insolazione e una scottatura di secondo grado, forse il concetto di &#8220;bella giornata&#8221; meriterebbe un piccolo aggiornamento.</p>



<p>Naturalmente, appena osi formulare questo dubbio, arrivano loro.</p>



<p>I Negazionisti del Termometro.</p>



<p>Sono una categoria umana affascinante. Li riconosci subito perché ripetono ogni estate le stesse frasi con la serenità di chi è convinto che la realtà debba adeguarsi ai ricordi</p>



<p>«Ad agosto ha sempre fatto caldo.»&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Verissimo. Come dire che il Monte Bianco è sempre stato alto. Il dettaglio è che quarant&#8217;anni fa il &#8220;gran caldo&#8221; significava trentuno o trentadue gradi. Oggi quei valori vengono salutati come una piacevole rinfrescata.</p>



<p>Poi arriva il secondo argomento.&nbsp;&nbsp;&nbsp;«Finalmente un po&#8217; d&#8217;estate!»&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Detto mentre cercano disperatamente un metro quadrato d&#8217;ombra, consumano litri d&#8217;acqua e trasformano il condizionatore nell&#8217;elettrodomestico più importante della famiglia.</p>



<p>Infine c&#8217;è il capolavoro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;«È tutta un&#8217;esagerazione dei media.»</p>



<p>Probabilmente. Del resto anche il termometro, il ghiacciaio che arretra e il gatto che tenta di trasferirsi nel congelatore devono essere stati arruolati dalla propaganda.</p>



<p>La verità è che non è cambiata soltanto la temperatura.</p>



<p>È rimasto indietro il linguaggio.</p>



<p>Abbiamo satelliti capaci di prevedere un temporale con giorni di anticipo, supercomputer che elaborano miliardi di dati e modelli matematici di una precisione impressionante.</p>



<p>Ma continuiamo ostinatamente a chiamare &#8220;bel tempo&#8221; una situazione nella quale milioni di persone passano il pomeriggio barricati in casa per evitare un colpo di calore.</p>



<p>Forse dovremmo avere il coraggio di aggiornare il vocabolario.</p>



<p>Perché, se i climatologi hanno ragione nel dire che gli anni più freschi rischiano di essere quelli che stiamo vivendo oggi, è probabile che i nostri figli trovino assurdo il linguaggio con cui raccontiamo il meteo.</p>



<p>Immagino già un telegiornale del 2045.</p>



<p>«Ed ora le previsioni del tempo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Purtroppo anche domani avremo una vasta area di&nbsp;<strong>BRUTTO TEMPO</strong>&nbsp;su tutta la Penisola. L&#8217;anticiclone africano garantirà cielo perfettamente sereno, assenza di vento e temperature comprese fra i 43 e i 45 gradi. Si raccomanda di uscire solo in caso di assoluta necessità.»</p>



<p>Pausa.&nbsp;&nbsp;Il meteorologo cambia espressione.</p>



<p>«Finalmente, però, da giovedì tornerà il&nbsp;<strong>BEL TEMPO.</strong>&nbsp;Una perturbazione atlantica porterà piogge diffuse, temporali, neve sulle Alpi oltre i duemila metri e un deciso calo delle temperature. Gli esperti consigliano di approfittarne per passeggiare all&#8217;aperto.»</p>



<p>Quel giorno nessuno troverà la cosa strana.</p>



<p>Anzi, c&#8217;è da scommettere che qualcuno spalancherà la finestra, si prenderà una bella secchiata d&#8217;acqua in faccia e dirà con soddisfazione:</p>



<p>«Che meraviglia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ecco, quello sarà il giorno in cui avremo finalmente il coraggio di dirlo: oggi c&#8217;è un diluvio universale, che giornata meravigliosa.</p>



<p>Dimenticavo:&nbsp;E i vacanzieri?</p>



<p>Quelli che aspettano il sole a tutti i costi?</p>



<p>Con tutto il rispetto, vadano pure a prenderselo, magari direttamente in Africa.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Per la sinistra italica la fede in Sánchez resiste ai fatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:08:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è un fenomeno curioso nella politica italiana. Ogni volta che il centrosinistra vuole dimostrare che esiste un modo migliore di governare, guarda oltre le Alpi.&#160; Non a Berlino, non a Parigi, non a Varsavia. Adesso guarda a Madrid.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è un fenomeno curioso nella politica italiana.</p>



<p>Ogni volta che il centrosinistra vuole dimostrare che esiste un modo migliore di governare, guarda oltre le Alpi.&nbsp;</p>



<p>Non a Berlino, non a Parigi, non a Varsavia. Adesso guarda a Madrid.&nbsp;</p>



<p>E puntualmente compare Pedro Sánchez, elevato al rango di modello europeo, di progressista illuminato, di statista da imitare.</p>



<p>Ho già avuto modo di scrivervi che per la sinistra italiana, Sánchez è diventato una specie di santo laico (<a href="https://www.tviweb.it/san-pedro-de-madrid-il-nuovo-santo-straniero-della-sinistra-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/san-pedro-de-madrid-il-nuovo-santo-straniero-della-sinistra-italiana/</a>).</p>



<p>Se in Spagna il carburante costa meno, è merito suo. Se l&#8217;economia cresce, è merito suo. Se vengono approvate riforme sociali, è merito suo.&nbsp;</p>



<p>E quando qualcosa non funziona, il problema diventa improvvisamente l&#8217;Europa, la congiuntura internazionale o l&#8217;opposizione di destra e “fascisti”.</p>



<p>Il culto di San Pedro, insomma, resiste a qualsiasi evidenza.</p>



<p>Sapete che amo molto la Spagna ed apprezzo&nbsp;&nbsp;la qualità della vita&nbsp;&nbsp;e l’efficienza della burocrazia iberica, ma questo non mi impedisce di&nbsp;&nbsp;osservare la realtà spagnola con un minimo di distacco, per scoprire un quadro assai meno edificante.</p>



<p>Pedro Sánchez governa senza riuscire ad approvare una legge di Bilancio da tre anni. Un&#8217;anomalia che, in qualunque democrazia parlamentare europea, verrebbe considerata il sintomo di una maggioranza ormai esaurita.</p>



<p>Non solo.</p>



<p>In tutte le ultime consultazioni amministrative il Partito Socialista ha perso il controllo di buona parte delle Comunità autonome e di molte grandi città.&nbsp;</p>



<p>Alle ultime elezioni politiche il Partito Popolare è risultato la prima forza del Paese.&nbsp;</p>



<p>Sánchez è rimasto alla Moncloa non perché abbia vinto, ma perché è riuscito a costruire, dopo il voto, una maggioranza parlamentare estremamente eterogenea.</p>



<p>È qui che entra in gioco la particolarità della Costituzione spagnola.</p>



<p>La cosiddetta “<em>sfiducia costruttiva”</em>&nbsp;impedisce di far cadere un Governo se non esiste contemporaneamente una maggioranza pronta a sostituirlo.&nbsp;</p>



<p>È una norma concepita per garantire stabilità istituzionale dopo il franchismo, che ha impedito crisi al buio, svolgendo così un ruolo importante nel consolidamento della democrazia spagnola.</p>



<p>Ma oggi produce anche un effetto politico evidente: un Capo di Governo può restare in carica pur non disponendo della forza necessaria per governare con continuità.</p>



<p>Ed è esattamente ciò che accade a Sánchez.</p>



<p>Ogni provvedimento diventa una trattativa. Ogni voto richiede una negoziazione.&nbsp;</p>



<p>Ogni legge dipende dall&#8217;umore dei partiti regionalisti baschi e catalani, alcuni dei quali hanno posizioni ideologiche di destra, ed hanno come obiettivo dichiarato un progressivo distacco dallo Stato spagnolo.</p>



<p>Per mantenere quella maggioranza Sánchez è arrivato perfino a concedere l&#8217;amnistia ai dirigenti del processo indipendentista catalano del 2017, una scelta che fino a pochi mesi prima lui stesso giudicava incostituzionale.&nbsp;</p>



<p>Non è un giudizio morale. È la dimostrazione del prezzo politico richiesto dalla sopravvivenza parlamentare.</p>



<p>Quindi quella di Sanchez non è una maggioranza politica.</p>



<p>È un equilibrio precario costruito sulla convenienza reciproca.</p>



<p>L&#8217;esempio delle accise racconta perfettamente questa situazione.</p>



<p>In questi giorni il centrosinistra italiano indica la Spagna come esempio virtuoso, accusando il Governo Meloni di non aver seguito la strada di Sánchez.</p>



<p>Peccato che la realtà sia diversa.</p>



<p>Madrid avrebbe dovuto equiparare l&#8217;accisa sul gasolio a quella della benzina, come previsto dagli impegni assunti con Bruxelles nel Piano di Ripresa. Non lo ha fatto. Non perché non lo ritenesse opportuno, ma perché il Governo sa di non avere i voti necessari per approvare una misura impopolare.</p>



<p>La Commissione europea ha persino congelato una parte dei fondi del PNRR destinati alla Spagna proprio a causa del mancato rispetto di quell&#8217;impegno.</p>



<p>Eppure nessuno, in Italia, cita questo particolare.</p>



<p>Lo stesso Pedro Sánchez, indicato come punto di riferimento della sinistra pacifista europea, ha autorizzato un incremento della spesa per la difesa di ben 10,471 miliardi di euro in un solo anno, portando gli stanziamenti dal 1,4% al 2% del PIL e realizzando uno degli aumenti più consistenti dell&#8217;intera NATO.&nbsp;&nbsp;<strong>La decisione è stata adottata dal Consiglio dei ministri senza una preventiva approvazione di una nuova legge di bilancio da parte del Parlamento</strong><strong>,</strong>proprio perché il Governo non dispone di una maggioranza stabile.&nbsp;</p>



<p>La scelta ha provocato forti tensioni anche all&#8217;interno della stessa maggioranza, in particolare con gli alleati di&nbsp;<strong>Sumar</strong>, contrari all&#8217;aumento delle spese militari (immaginatevi cosa farebbero Elly Schlein e Company se il Governo Meloni decidesse di comprare armi bypassando il Parlamento)</p>



<p>Pochi ricordano anche che la Spagna socialista è costretta periodicamente a fronteggiare crisi migratorie drammatiche come quella di Ceuta. Quando migliaia di persone tentano di entrare dal Marocco, il Governo Sánchez non risponde con gli slogan dell&#8217;accoglienza illimitata che una parte della sinistra italiana ama predicare.&nbsp;</p>



<p>Rafforza i controlli, negozia con Rabat, effettua rimpatri&nbsp;&nbsp;massivi e difende le frontiere.</p>



<p>Perché il confine, quando si governa, smette di essere un concetto ideologico e torna ad essere un problema concreto.</p>



<p>Ma secondo la nostra gauche quando governa la destra ogni scelta viene descritta come un tradimento; quando la stessa scelta viene compiuta da Sánchez, diventa improvvisamente pragmatismo.</p>



<p>È il miracolo della doppia morale (che sorvola ad esempio sul fatto che in Spagna l’energia costa meno che da noi perché gli spagnoli si sono tenute ben strette le centrali nucleari).&nbsp;</p>



<p>Naturalmente tutto questo non significa che Pedro Sánchez sia un cattivo politico.</p>



<p>Al contrario.</p>



<p>Pur avendo il Partito squassato dagli scandali, che hanno coinvolto anche i suoi familiari, ha dimostrato una straordinaria abilità tattica, una notevole capacità negoziale ed un istinto di sopravvivenza che molti leader europei gli invidiano.</p>



<p>Ma un conto è riconoscerne il talento tattico, un altro è trasformarlo nel modello universale della buona politica.</p>



<p>Perché un Governo incapace di approvare il proprio bilancio, costretto a trattare ogni settimana con una costellazione di partiti territoriali, e sopravvissuto soprattutto grazie all&#8217;assenza di un&#8217;alternativa parlamentare, non rappresenta necessariamente un esempio da esportare.</p>



<p>Forse rappresenta soltanto un sistema istituzionale che consente di restare al potere molto più a lungo di quanto il consenso politico suggerirebbe.</p>



<p>Il vero miracolo di San Pedro, allora, non è quello di aver risolto i problemi della Spagna.</p>



<p>È quello di essere riuscito a convincere una parte della sinistra italiana che, qualunque cosa accada a Madrid, la risposta giusta è sempre la stessa.</p>



<p>E la cosa curiosa è quella che più la realtà smentisce il mito, più il mito diventa necessario.</p>



<p>Amen.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/per-la-sinistra-italica-la-fede-in-sanchez-resiste-ai-fatti/">Per la sinistra italica la fede in Sánchez resiste ai fatti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Secca storica per il Danubio: il fiume si ritira e riemergono relitti della guerra e ossa di mammut</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 14:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: il video Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/secca-storica-per-il-danubio-il-fiume-si-ritira-e-riemergono-relitti-della-guerra-e-ossa-di-mammut/">Secca storica per il Danubio: il fiume si ritira e riemergono relitti della guerra e ossa di mammut</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sotto: il video</p>



<p>Il Danubio continua a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti in diverse aree del suo percorso. Il grande fiume europeo ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, mettendo in difficoltà la navigazione e riportando alla luce testimonianze del passato rimaste per decenni nascoste sotto l’acqua.</p>



<p>In Serbia, centinaia di imbarcazioni sono rimaste bloccate nei porti o intrappolate sui banchi di sabbia emersi dal letto del fiume. Le immagini del Danubio ridotto a un livello insolito hanno suscitato sorpresa e preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate.</p>



<p>«È una catastrofe. Non ci sono state piogge, né neve durante tutto l’inverno. Non ci sono riserve d’acqua nelle montagne, la situazione è preoccupante», ha raccontato un residente.</p>



<p>Più a sud, in Bulgaria, il basso livello del Danubio ha provocato anche problemi alla navigazione commerciale e turistica. Un battello da crociera è rimasto incagliato nel tratto bulgaro del fiume e circa 200 passeggeri hanno dovuto essere evacuati in pochi minuti.</p>



<p>«Vengo qui ogni giorno da oltre 30 anni per camminare almeno un’ora o due. Non avevo mai visto il Danubio così basso. La situazione è molto grave», ha spiegato un altro abitante.</p>



<p>La riduzione della portata del fiume è legata soprattutto alla mancanza di precipitazioni e alle ondate di calore che hanno interessato diverse zone d’Europa. La siccità sta avendo conseguenze anche economiche: numerose chiatte con carichi di legname e grano destinati ai mercati europei sono rimaste ferme a causa delle difficoltà di navigazione.</p>



<p>La situazione contrasta con episodi recenti di segno opposto: il 21 settembre 2024 il Danubio era invece esondato ai piedi del Parlamento ungherese a Budapest, dopo una forte ondata di maltempo che aveva colpito l’Europa centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal letto del fiume emergono resti della Seconda guerra mondiale e ossa di mammut</h2>



<p>Il ritiro delle acque ha però portato alla luce anche importanti testimonianze storiche e archeologiche. In alcuni tratti del Danubio sono riemersi relitti risalenti alla Seconda guerra mondiale, rimasti sommersi per decenni e ora visibili quasi a pelo d’acqua.</p>



<p>La scoperta più sorprendente è arrivata dalla Bulgaria, dove il basso livello del fiume ha permesso di individuare resti fossili di un mammut.</p>



<p>I reperti sono stati trovati casualmente mercoledì da un abitante del villaggio di Ryahovo, nel comune di Slivo Pole, circa 30 chilometri a nord di Ruse. Il giorno successivo gli ossi sono stati recuperati dagli esperti del museo.</p>



<p>Gli specialisti hanno identificato una mandibola, frammenti di zanne, una parte di scapola e un femore completo della testa articolare. Secondo il professor Nikolay Nenov si tratta con certezza dei resti di un mammut: «È al 100% un mammut», ha dichiarato, spiegando che molto probabilmente apparteneva alla specie del mammut lanoso vissuto durante l’era glaciale.</p>



<p>Gli studiosi ritengono che i resti appartengano a un esemplare giovane. La diminuzione del livello del Danubio potrebbe però consentire nuove scoperte: è infatti prevista un’ulteriore campagna di ricerca nella zona per verificare la presenza di altri reperti nascosti dal fiume.</p>



<p>Un fenomeno legato alla siccità che sta trasformando il paesaggio del Danubio e che, oltre a creare gravi problemi ambientali ed economici, sta restituendo frammenti inattesi della storia naturale e dell’uomo.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 608 / 1080;" width="608" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_MRbrlZfkqJ0rQXwO_1080p.mp4"></video></figure>
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		<title>George e Amal Clooney evacuati dalla villa in Francia per un incendio: “Non sappiamo se la nostra casa sopravvivrà”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>George e Amal Clooney hanno dovuto lasciare la loro residenza nel sud della Francia a causa di un vasto incendio boschivo sviluppatosi nelle vicinanze. La conferma è arrivata dall’agente dell’attore, che ha spiegato come la coppia abbia seguito le indicazioni<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>George e Amal Clooney hanno dovuto lasciare la loro residenza nel sud della Francia a causa di un vasto incendio boschivo sviluppatosi nelle vicinanze. La conferma è arrivata dall’agente dell’attore, che ha spiegato come la coppia abbia seguito le indicazioni delle autorità e abbia evacuato la zona per motivi di sicurezza.</p>



<p>La proprietà coinvolta è il <strong>Domaine du Canadel</strong>, una tenuta sulle colline di Brignoles, nel dipartimento del Var, acquistata dai Clooney nel 2021 e diventata negli ultimi anni la principale residenza della famiglia. La villa, circondata da vigneti, giardini e aree verdi, si trova in una zona particolarmente esposta al rischio di incendi durante la stagione estiva.</p>



<p>In una lettera inviata al sindaco di Brignoles, Didier Bremond, l’attore ha espresso la preoccupazione per il futuro della tenuta e della comunità locale: “Al momento non sappiamo se la nostra splendida città sopravvivrà a questo terribile momento”, ha scritto Clooney, aggiungendo però che lui e la moglie Amal resteranno vicini agli abitanti e contribuiranno alla ricostruzione, qualunque sarà l’esito dell’incendio.</p>



<p>Il rogo, scoppiato mercoledì pomeriggio nei pressi di Brignoles, ha interessato circa 130 ettari di territorio. Secondo le autorità locali, circa 600 persone sono state evacuate e quattro vigili del fuoco sono rimasti feriti durante le operazioni di spegnimento.</p>



<p>George e Amal Clooney avevano scelto la Francia anche per garantire ai loro figli, i gemelli di nove anni, una vita più lontana dalla pressione mediatica. In una recente intervista l’attore aveva raccontato di apprezzare il contesto rurale della Provenza, spiegando che i bambini possono crescere con abitudini più semplici, lontani dall’uso costante della tecnologia e dalla presenza dei paparazzi.</p>



<p>La famiglia Clooney, inoltre, ha ottenuto nel 2025 la cittadinanza francese, rafforzando il legame con il Paese e con la comunità di Brignoles, dove l’attore ha ribadito di sentirsi ormai parte integrante del territorio.</p>
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		<title>Franco Baresi, l&#8217;ultimo baluardo di un calcio che non tornerà più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono uomini che non salutano semplicemente il mondo. Lo lasciano un po&#8217; più vuoto. La morte di Franco Baresi, a soli 66 anni, non è soltanto la scomparsa di un grande campione.&#160; È la fine di un&#8217;epoca.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ci sono uomini che non salutano semplicemente il mondo.</p>



<p>Lo lasciano un po&#8217; più vuoto.</p>



<p>La morte di Franco Baresi, a soli 66 anni, non è soltanto la scomparsa di un grande campione.&nbsp;</p>



<p>È la fine di un&#8217;epoca.&nbsp;</p>



<p>È come se in uno stadio immenso si fosse spento improvvisamente un riflettore, uno di quelli che illuminavano il campo non soltanto per mostrare una partita, ma per raccontare una storia.&nbsp;</p>



<p>Perché Franco Baresi non è stato soltanto un difensore.</p>



<p>È stato “il difensore”.</p>



<p>L&#8217;uomo che ha trasformato un ruolo spesso considerato oscuro, fatto di contrasti, sacrifici e palloni spazzati via, in una forma di arte.&nbsp;</p>



<p>Prima di lui molti pensavano che difendere significasse soprattutto distruggere.&nbsp;</p>



<p>Lui dimostrò che si poteva difendere pensando, anticipando, comandando.</p>



<p>Un libero con il cervello di un regista e l&#8217;anima di un capitano.</p>



<p>Quel braccio alzato verso il cielo per chiamare il fuorigioco è diventato una delle immagini più iconiche della storia del calcio.&nbsp;</p>



<p>Non era un semplice gesto tecnico.&nbsp;</p>



<p>Era un ordine. Una dichiarazione di superiorità tattica. Era il segnale di un uomo che aveva già visto quello che sarebbe successo un secondo dopo.</p>



<p>Nel calcio un secondo è spesso la differenza tra un campione ed un giocatore normale.</p>



<p>Baresi viveva sempre un secondo avanti.</p>



<p>Nato a Travagliato, nella provincia bresciana, arrivò al Milan da ragazzino.&nbsp;</p>



<p>La leggenda racconta che l&#8217;Inter lo scartò perché troppo piccolo e gracile.&nbsp;</p>



<p>Il calcio, qualche volta, regala anche queste ironie: chi viene giudicato troppo fragile diventa poi un gigante.</p>



<p>E quel ragazzino magro sarebbe diventato il simbolo della squadra rossonera per vent&#8217;anni.</p>



<p>Vent&#8217;anni.</p>



<p>Una parola quasi rivoluzionaria nel calcio di oggi, dove le bandiere sembrano specie protette in via di estinzione.</p>



<p>Baresi rimase sempre lì.&nbsp;</p>



<p>Nei momenti gloriosi e in quelli difficili.&nbsp;</p>



<p>Quando il Milan vinceva tutto e quando precipitava in Serie B.&nbsp;</p>



<p>Non cercò scorciatoie.&nbsp;</p>



<p>Non abbandonò la nave quando il mare era agitato.</p>



<p>Fu capitano perché aveva la fascia; ma soprattutto ebbe la fascia perché era “un capitano”.</p>



<p>Con il Milan collezionò oltre 700 presenze ufficiali, sei scudetti e tre Coppe dei Campioni, guidando una delle squadre più forti della storia del calcio, quella costruita da Arrigo Sacchi e poi consacrata negli anni di Fabio Capello.&nbsp;</p>



<p>Accanto a lui giocavano Maldini, Costacurta e Tassotti.</p>



<p>Una difesa che ancora oggi sembra una frase scritta da un poeta.</p>



<p>Ma il momento in cui Franco Baresi entrò definitivamente nella leggenda fu forse una sconfitta.</p>



<p>La finale del Mondiale americano del 1994.</p>



<p>Pasadena.&nbsp;&nbsp;Italia-Brasile.</p>



<p>Baresi aveva subito un grave infortunio al ginocchio durante il torneo. Molti avrebbero detto basta. Lui no.</p>



<p>Tornò in campo dopo appena 25 giorni dall&#8217;operazione.</p>



<p>Novanta minuti. Centoventi minuti.&nbsp;&nbsp;Una partita monumentale.</p>



<p>Poi arrivarono i rigori.</p>



<p>Il suo errore dal dischetto rimane una delle immagini più dolorose della storia azzurra.&nbsp;</p>



<p>Ma proprio lì si vede la differenza tra un campione e una leggenda.</p>



<p>Un campione viene ricordato per le vittorie.</p>



<p>Una leggenda anche per le lacrime.</p>



<p>Quelle lacrime non erano quelle di un perdente. Erano quelle di un uomo che aveva dato tutto quello che aveva dentro.</p>



<p>Anche troppo.</p>



<p>La maglia numero 6 del Milan è stata ritirata nel 1997. Un gesto raro, quasi impensabile in un calcio che oggi ritira più facilmente i sentimenti che le maglie.&nbsp;</p>



<p>Ma quella maglia non è mai stata davvero tolta dal campo.</p>



<p>È rimasta addosso a milioni di ragazzi che hanno giocato nei cortili, nelle strade, nei campetti di periferia.</p>



<p>Ragazzi che magari non avevano il talento di Maradona, la velocità di Ronaldo o il tiro di Van Basten.</p>



<p>Ma che guardando Baresi hanno capito una cosa semplice: nel calcio, come nella vita, non conta soltanto segnare.</p>



<p>Conta anche impedire che gli altri segnino.</p>



<p>Conta esserci.&nbsp;Conta guidare.&nbsp;Conta essere un punto fermo.</p>



<p>Oggi San Siro perde una delle sue voci più autorevoli.</p>



<p>Il Milan perde il suo capitano eterno.</p>



<p>Il calcio italiano perde un pezzo della propria memoria.</p>



<p>Ma Franco Baresi non se ne va davvero.</p>



<p>Resterà in quel braccio alzato verso il cielo.&nbsp;&nbsp;Resterà in quel numero 6 custodito dalla storia.Resterà negli occhi di chi lo ha visto giocare e nel cuore di chi ha imparato, grazie a lui, che anche difendere può essere una poesia.</p>



<p>Una poesia con gli scarpini infangati.</p>



<p>Una poesia senza bisogno di urlare.</p>



<p>Come Franco Baresi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Clima, la vendemmia smentisce i negazionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:29:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;era una volta il mese di settembre. Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&#160; Era il tempo naturale della vendemmia.&#160; Tra la fine di settembre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;era una volta il mese di settembre.</p>



<p>Per generazioni di italiani non era soltanto l&#8217;inizio della scuola o il momento di riporre i costumi da bagno nell&#8217;armadio.&nbsp;</p>



<p>Era il tempo naturale della vendemmia.&nbsp;</p>



<p>Tra la fine di settembre ed i primi di ottobre le campagne si riempivano di cassette, forbici, trattori e di quel profumo inconfondibile di mosto fresco che annunciava l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno.</p>



<p>Poi qualcosa è cambiato.</p>



<p>O meglio, qualcosa si è scaldato.&nbsp;</p>



<p>Mettiamo subito le cose in chiaro: vendemmiare a luglio non è un&#8217;eccentrica trovata di marketing, né l&#8217;ultima moda di qualche produttore anticonformista.&nbsp;</p>



<p>È un atto di sopravvivenza agricola.&nbsp;</p>



<p>È la corsa affannosa di chi vede il termometro trasformarsi in una piastra per panini e capisce che, aspettando settembre, invece dell&#8217;uva raccoglierebbe uvetta passita direttamente sulla pianta.</p>



<p>Oggi siamo alla fine di luglio ed in diverse regioni italiane, dalla Sicilia all&#8217;Oltrepò Pavese, fino al Piemonte, la vendemmia è già iniziata.&nbsp;</p>



<p>Si raccolgono Chardonnay e Pinot Nero con quasi due settimane di anticipo rispetto a pochi anni fa.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera notizia non è che quest&#8217;anno si raccolga dieci o quindici giorni prima dell&#8217;anno scorso.&nbsp;</p>



<p>La vera notizia è che, rispetto ad una generazione fa, il calendario della vendemmia ha subito un anticipo di cinque-sei settimane abbondanti.&nbsp;</p>



<p>È come se i mesi di&nbsp;&nbsp;agosto e buona parte di settembre fossero stati cancellati dal vigneto, e dal calendario agricolo.</p>



<p>In alcune aziende si lavora perfino di notte, perché sotto il sole di mezzogiorno i grappoli rischiano di arrivare in cantina già troppo caldi, alterando il delicato equilibrio degli aromi e dell&#8217;acidità.</p>



<p>La cosa più interessante, però, è un&#8217;altra.</p>



<p>Mentre nei talk show e sui social si continua a discutere se il cambiamento climatico esista davvero, nelle vigne nessuno perde tempo in dispute ideologiche.&nbsp;</p>



<p>I viticoltori si stanno adattando.&nbsp;</p>



<p>Lasciano crescere l&#8217;erba sotto i filari per abbassare la temperatura del terreno, modificano la gestione della chioma, sperimentano sistemi di coltivazione più protetti, raccolgono nelle ore notturne e ripensano perfino l&#8217;esposizione dei vigneti.</p>



<p>Chi vive di agricoltura non vota il clima.</p>



<p>Ci lavora.</p>



<p>E proprio per questo colpisce vedere come, davanti ad un&#8217;evidenza così concreta, ci sia ancora chi riesce a trasformare perfino la vendemmia in una questione ideologica.</p>



<p>Per alcuni il clima non cambia mai. Per altri ogni temporale diventa l&#8217;Apocalisse.&nbsp;</p>



<p>Gli uni e gli altri sembrano più interessati a difendere la propria fede che ad osservare la realtà.</p>



<p>Nel frattempo gli agricoltori fanno i conti con l&#8217;acido malico che crolla in pochi giorni, con le gradazioni zuccherine che aumentano rapidamente, con la siccità e con lo stress idrico delle piante.&nbsp;</p>



<p>Non stanno partecipando ad un convegno universitario, né a un dibattito televisivo.</p>



<p>Stanno semplicemente cercando di produrre buon vino, e di non mandare in fumo un anno di lavoro.</p>



<p>C&#8217;è un dettaglio, poi, che meriterebbe di essere ricordato.</p>



<p>Le date della vendemmia rappresentano uno dei più antichi archivi climatici d&#8217;Europa.&nbsp;</p>



<p>Monasteri, Comuni e proprietari terrieri le annotavano secoli prima che esistessero satelliti, centraline meteorologiche o modelli climatici.&nbsp;</p>



<p>Gli studiosi utilizzano anche quelle registrazioni per ricostruire l&#8217;evoluzione del clima negli ultimi cinque o sei secoli.</p>



<p>Per questo vedere la vendemmia scivolare sempre più verso luglio non significa inseguire una suggestione od una moda del momento.&nbsp;</p>



<p>Significa osservare una delle serie storiche più solide che la climatologia abbia a disposizione.</p>



<p>Naturalmente qualcuno continuerà a sostenere che si è sempre vendemmiato così.&nbsp;</p>



<p>Magari salterà fuori una pergamena medievale od un papiro romano per dimostrare che in un certo anno del Signore qualcuno raccolse l&#8217;uva prima di San Giacomo.&nbsp;</p>



<p>Succede sempre quando i fatti diventano troppo ostinati: invece di guardarli, si cerca l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ma la realtà ha il brutto vizio di non leggere i post su Facebook.</p>



<p>Continua semplicemente ad andare avanti.</p>



<p>E così ci ritroveremo a brindare a Ferragosto con uno spumante ottenuto da uve raccolte mentre molti italiani erano ancora al mare.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno alzerà il calice e dirà che è tutto perfettamente normale.</p>



<p>Il vino, almeno lui, non gli darà ragione.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Migranti, migliaia di persone sfondano il confine tra Marocco e Spagna. Sanchez: &#8220;Non c&#8217;è emergenza&#8221; &#8211; VIDEO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:17:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: il video Nuova emergenza migratoria a Ceuta, l&#8217;enclave spagnola sulla costa nordafricana. Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno attraversato il confine nelle ultime ore, mettendo in grave difficoltà le autorità locali e riportando alla memoria la crisi del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/migranti-migliaia-di-persone-sfondano-il-confine-tra-marocco-e-spagna-sancheznon-ce-emergenza-video/">Migranti, migliaia di persone sfondano il confine tra Marocco e Spagna. Sanchez: &#8220;Non c&#8217;è emergenza&#8221; &#8211; VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sotto: il video</p>



<p>Nuova emergenza migratoria a <strong>Ceuta</strong>, l&#8217;enclave spagnola sulla costa nordafricana. Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno attraversato il confine nelle ultime ore, mettendo in grave difficoltà le autorità locali e riportando alla memoria la crisi del maggio 2021, quando oltre 8.000 migranti entrarono nella città in appena due giorni.</p>



<p>Secondo le autorità spagnole, una parte dei migranti ha raggiunto Ceuta aggirando le barriere frangiflutti della spiaggia di Tarajal, mentre molti altri sono arrivati a nuoto dopo aver eluso i controlli di frontiera. Tra loro si trovano soprattutto giovani uomini, ma anche famiglie con donne e bambini. Le immagini diffuse dai media internazionali mostrano lunghe colonne di persone riversarsi sulle strade della città.</p>



<p>La situazione ha spinto il presidente del governo autonomo di Ceuta, <strong>Juan Jesús Vivas</strong>, a chiedere al governo spagnolo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e l&#8217;invio dell&#8217;esercito, oltre a un rafforzamento delle forze di polizia. Secondo Vivas, la città sta affrontando una crisi umanitaria e di sicurezza senza precedenti: il centro di accoglienza per migranti (CETI), progettato per circa 500 posti, è ormai saturo e centinaia di persone sono costrette ad attendere all&#8217;esterno della struttura. Negli ultimi dieci giorni sarebbero arrivate tra 1.500 e 2.000 persone, pari a circa il 2% della popolazione della città.</p>



<p>Il governo di Madrid ha assicurato una risposta immediata. Il premier <strong>Pedro Sánchez</strong> ha dichiarato che non c&#8217;è emergenza e che tutte le risorse necessarie sono state mobilitate e che è in corso una stretta collaborazione con le autorità marocchine e con i partner internazionali per riportare la situazione sotto controllo. Il ministro dell&#8217;Interno <strong>Fernando Grande-Marlaska</strong> visiterà Ceuta nella giornata di venerdì per seguire da vicino l&#8217;evolversi dell&#8217;emergenza.</p>



<p>Nonostante la gravità della situazione, il Ministero dell&#8217;Interno spagnolo ha escluso la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, spiegando che la normativa vigente non considera i flussi migratori un rischio tale da attivare questo particolare strumento di protezione civile.</p>



<p>Secondo il governo, le forze di sicurezza marocchine stanno collaborando attivamente con la Spagna, fermando numerose persone prima che riescano ad attraversare il confine.</p>



<p>La nuova ondata migratoria arriva dopo diversi giorni di aumento dei tentativi di ingresso nell&#8217;enclave, soprattutto via mare, con persone che cercano di aggirare i controlli nuotando attorno alle barriere costiere. Le autorità non hanno ancora chiarito le cause dell&#8217;improvvisa impennata degli arrivi, mentre la crisi è già diventata terreno di scontro politico in Spagna, con l&#8217;opposizione che accusa il governo di non garantire un adeguato controllo delle frontiere.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="832" style="aspect-ratio: 464 / 832;" width="464" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_XJT15fGMTVF_0tkp_832p.mp4"></video></figure>
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		<title>Grecia nella morsa degli incendi: 8.000 evacuati a Creta, tre vigili del fuoco morti (video)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: i video La Grecia continua a fare i conti con una violenta emergenza incendi alimentata dal caldo estremo e dai fortissimi venti. La situazione più critica si registra sull&#8217;isola di Creta, dove circa 8.000 persone sono state evacuate dall&#8217;area<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Sotto: i video</p>



<p>La Grecia continua a fare i conti con una violenta emergenza incendi alimentata dal caldo estremo e dai fortissimi venti. La situazione più critica si registra sull&#8217;isola di <strong>Creta</strong>, dove circa <strong>8.000 persone sono state evacuate</strong> dall&#8217;area della località balneare di Agia Galini, mentre le fiamme hanno già provocato la morte di <strong>due vigili del fuoco</strong> impegnati nelle operazioni di spegnimento. Un terzo pompiere ha perso la vita in un altro incendio divampato vicino a Gytheio, nel Peloponneso.</p>



<p>L&#8217;incendio scoppiato mercoledì a sud di Rethymno si è propagato rapidamente, arrivando a meno di un chilometro da Agia Galini prima di cambiare direzione. Il fronte del fuoco si estende per circa <strong>15 chilometri</strong> e ha già distrutto abitazioni, strutture agricole e provocato la morte di numerosi capi di bestiame. L&#8217;entità dei danni potrà essere valutata solo quando il rogo sarà completamente domato.</p>



<p>A complicare ulteriormente le operazioni di soccorso sono le condizioni meteorologiche. Nel sud di Creta sono state registrate <strong>raffiche di vento fino a 125 chilometri orari</strong>, che continuano ad alimentare le fiamme e rendono molto difficile l&#8217;intervento dei mezzi aerei. Sul posto sono al lavoro oltre <strong>200 vigili del fuoco</strong> con decine di mezzi terrestri, mentre quattro navi, tra cui un&#8217;unità di Frontex, sono state posizionate al largo di Agia Galini per essere pronte a intervenire in caso di evacuazioni via mare.</p>



<p>L&#8217;emergenza riguarda anche altre aree del Paese. Sull&#8217;isola di <strong>Paros</strong>, nelle Cicladi, un incendio divampato nei giorni scorsi è stato in gran parte circoscritto, ma le autorità avevano disposto l&#8217;evacuazione preventiva di una decina di località. Restano attivi alcuni focolai e il forte vento mantiene elevato il livello di attenzione.</p>



<p>Un altro incendio interessa l&#8217;isola di <strong>Lesbo</strong>, dove è stata ordinata l&#8217;evacuazione preventiva del villaggio costiero di Plomari.</p>



<p>La Protezione civile greca ha mantenuto il livello di allerta molto elevato in diverse regioni del Paese, comprese Creta, l&#8217;Attica, il Peloponneso orientale e gran parte delle isole dell&#8217;Egeo. Le autorità continuano a monitorare la situazione, mentre l&#8217;ondata di caldo, con temperature che negli ultimi giorni hanno raggiunto i <strong>43 gradi</strong>, continua a creare condizioni favorevoli allo sviluppo e alla rapida propagazione degli incendi.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_RMa-Vkn6iaVsJIb4_720p.mp4"></video></figure>



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<figure class="wp-block-video"><video height="1040" style="aspect-ratio: 720 / 1040;" width="720" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_3Ng9omXOx1bPkMjN_1040p.mp4"></video></figure>
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		<title>Ondata di calore, l&#8217;alcol diventa ancora più pericoloso: ecco perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si tratta di quantità che normalmente verrebbero tollerate senza particolari problemi.</p>



<p>Il caldo e l&#8217;alcol, infatti, agiscono in modo simile sull&#8217;organismo. Le alte temperature provocano la dilatazione dei vasi sanguigni per favorire la dispersione del calore, un effetto che viene accentuato anche dall&#8217;alcol. La conseguenza può essere un abbassamento della pressione arteriosa, con una maggiore probabilità di avvertire capogiri, debolezza e perdita di equilibrio.</p>



<p>A questo si aggiunge il problema della disidratazione. Durante una giornata molto calda il corpo perde grandi quantità di liquidi attraverso la sudorazione. L&#8217;alcol, essendo un diuretico, favorisce ulteriormente la perdita di acqua, rendendo più difficile mantenere un corretto equilibrio idrico. La combinazione dei due fattori può aumentare la concentrazione di alcol nel sangue e amplificarne gli effetti.</p>



<p>Gli effetti possono manifestarsi con maggiore rapidità soprattutto se si beve sotto il sole, nelle ore più calde della giornata o subito dopo un&#8217;attività fisica intensa. In queste condizioni aumentano il rischio di malesseri, cali di pressione, disorientamento e riduzione dei riflessi.</p>



<p>Per limitare i rischi è consigliabile bere con moderazione, preferire luoghi ombreggiati e gli orari più freschi della giornata, alternare ogni bevanda alcolica con un bicchiere d&#8217;acqua e non consumare alcolici a stomaco vuoto, poiché il cibo rallenta l&#8217;assorbimento dell&#8217;alcol.</p>



<p>È inoltre fondamentale evitare di mettersi alla guida dopo aver bevuto, anche se si ritiene di aver assunto una quantità modesta di alcol. Con il caldo, infatti, gli effetti possono risultare più intensi del previsto e compromettere più rapidamente lucidità e tempi di reazione.</p>



<p>Se una persona manifesta sintomi come forte debolezza, confusione, vomito o perdita di coscienza dopo aver bevuto, soprattutto durante un&#8217;ondata di calore, è necessario contattare tempestivamente i soccorsi.</p>
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		<title>Earth Overshoot Day, da oggi l&#8217;umanità è in debito con la Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 08:19:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi scatta l&#8217;Earth Overshoot Day 2026, il giorno in cui l&#8217;umanità avrà già consumato tutte le risorse ecologiche che la natura offre per l&#8217;intero anno. A calcolarlo è il Global Footprint Network, secondo cui l&#8217;umanità sta utilizzando la natura il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Oggi scatta l&#8217;Earth Overshoot Day 2026, il giorno in cui l&#8217;umanità avrà già consumato tutte le risorse ecologiche che la natura offre per l&#8217;intero anno. A calcolarlo è il Global Footprint Network, secondo cui l&#8217;umanità sta utilizzando la natura il 73% più velocemente di quanto gli ecosistemi siano in grado di rigenerarsi: come consumare le risorse di 1,73 pianeti Terra, il livello più alto mai registrato. Le conseguenze si vedono nella deforestazione, nell&#8217;erosione del suolo, nella perdita di biodiversità, nell&#8217;aumento di CO2 in atmosfera e negli eventi meteo estremi sempre più frequenti.</p>



<p>Quest&#8217;anno la data cade otto giorni più tardi rispetto al 2025, soprattutto per una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio. Il Global Footprint Network avverte però che si tratta solo di un aggiornamento statistico, non di una riduzione reale nello sfruttamento delle risorse.</p>
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		<title>Mosca contro Durov: mandato di arresto internazionale per il fondatore di Telegram</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb) ha annunciato di aver emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Pavel Durov, fondatore e Ceo di Telegram, cittadino russo con passaporto francese ed emiratino. L&#8217;accusa nei suoi confronti è di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb) ha annunciato di aver emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Pavel Durov, fondatore e Ceo di Telegram, cittadino russo con passaporto francese ed emiratino.</p>



<p>L&#8217;accusa nei suoi confronti è di &#8220;complicità nel terrorismo&#8221;, nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine penale avviata dalle autorità russe. Lo ha reso noto lo stesso Fsb in un comunicato, precisando che il provvedimento riguarda il fondatore della piattaforma di messaggistica.</p>
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		<item>
		<title>Accusato di stupri seriali nel Regno Unito, sfugge al processo grazie alla giustizia militare Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 09:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un aviatore dell&#8217;Aeronautica militare statunitense, accusato di aver commesso una serie di stupri ai danni di donne mentre dormivano nel Regno Unito, è riuscito a evitare il processo davanti alla giustizia britannica, riaccendendo il dibattito sugli accordi che regolano la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un aviatore dell&#8217;Aeronautica militare statunitense, accusato di aver commesso una serie di stupri ai danni di donne mentre dormivano nel Regno Unito, è riuscito a evitare il processo davanti alla giustizia britannica, riaccendendo il dibattito sugli accordi che regolano la presenza delle forze armate americane nei Paesi alleati.</p>



<p>L&#8217;uomo era sospettato di aver aggredito sessualmente più donne approfittando del fatto che le vittime fossero addormentate o incapaci di difendersi. Nonostante la gravità delle accuse e le indagini avviate dalle autorità britanniche, il militare ha lasciato il Paese senza essere processato.</p>



<p>Il caso riguarda il delicato equilibrio tra la giurisdizione britannica e quella degli Stati Uniti nei confronti del personale militare americano di stanza nelle basi presenti sul territorio del Regno Unito. In determinate circostanze, infatti, gli accordi internazionali consentono che i procedimenti penali vengano gestiti dalle autorità statunitensi anziché da quelle del Paese ospitante.</p>



<p>La vicenda ha suscitato forti critiche da parte delle vittime e delle associazioni che si occupano di tutela delle donne, secondo cui il trasferimento del militare avrebbe di fatto impedito alla magistratura britannica di portare avanti il procedimento.</p>



<p>Il caso ha inoltre riaperto il confronto sull&#8217;efficacia degli accordi internazionali che disciplinano la presenza delle truppe straniere e sulla tutela delle vittime di reati commessi da personale militare all&#8217;estero. Le autorità britanniche continuano a chiedere maggiore collaborazione affinché episodi di questo tipo non rimangano impuniti.</p>
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		<title>Forte terremoto di magnitudo 7.1 in Giappone: allerta tsunami e migliaia di case senza elettricità</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:26:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un violento terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito martedì la prefettura di Kumamoto, nell&#8217;isola di Kyushu, nel sud del Giappone. Il sisma ha raggiunto il livello massimo, shindo 7, sulla scala giapponese dell&#8217;intensità sismica, spingendo le autorità a diramare un&#8217;allerta<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Un violento terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito martedì la prefettura di Kumamoto, nell&#8217;isola di Kyushu, nel sud del Giappone. Il sisma ha raggiunto il livello massimo, <strong>shindo 7</strong>, sulla scala giapponese dell&#8217;intensità sismica, spingendo le autorità a diramare un&#8217;allerta tsunami per le aree costiere dei mari di Ariake e Yatsushiro.</p>



<p>Secondo l&#8217;Agenzia meteorologica giapponese, la prima onda di tsunami sarebbe arrivata poco dopo il terremoto, mentre altre onde erano attese nelle ore successive. Le autorità hanno invitato la popolazione a tenersi lontana dalle coste e a seguire le indicazioni della protezione civile.</p>



<p>L&#8217;epicentro è stato localizzato nella città di Uki, a sud di Kumamoto, a una profondità di circa 10 chilometri.</p>



<p>Le scosse più intense hanno raggiunto il livello <strong>shindo 7</strong>, il massimo previsto dalla scala giapponese, mentre un&#8217;intensità pari a <strong>shindo 6 forte</strong> è stata registrata nelle città di Yatsushiro e Uto, nei comuni di Mashiki e Misato e nel quartiere Minami della città di Kumamoto.</p>



<p>Forti oscillazioni sono state avvertite anche in numerose altre località della prefettura di Kumamoto e nelle vicine prefetture di Nagasaki, Kagoshima, Fukuoka, Saga e Miyazaki, dove l&#8217;intensità ha raggiunto almeno il livello 5 inferiore della scala sismica giapponese.</p>



<p>A causa del terremoto, la compagnia elettrica Kyushu Electric ha comunicato che circa <strong>45.600 utenze</strong> sono rimaste senza energia elettrica nella prefettura di Kumamoto.</p>



<p>Il sisma riporta alla memoria la devastante sequenza sismica che colpì la stessa area nell&#8217;aprile del 2016. In quell&#8217;occasione due forti terremoti provocarono <strong>278 vittime</strong> e circa <strong>2.800 feriti</strong>, causando gravissimi danni anche allo storico Castello di Kumamoto, il cui complesso intervento di restauro dovrebbe concludersi soltanto nel <strong>2052</strong>.</p>



<p>Le autorità giapponesi stanno continuando a monitorare la situazione, verificando eventuali danni aggiuntivi e il rischio legato allo tsunami, mentre proseguono gli aggiornamenti sull&#8217;evoluzione dell&#8217;emergenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/forte-terremoto-di-magnitudo-7-1-in-giappone-allerta-tsunami-e-migliaia-di-case-senza-elettricita/">Forte terremoto di magnitudo 7.1 in Giappone: allerta tsunami e migliaia di case senza elettricità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Inferno di fuoco in Europa: centinaia di migliaia di evacuati, animali i fuga e il peggio deve ancora arrivare (video)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 07:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Europa nella morsa degli incendi: Francia e Spagna corrono contro il tempo, nuova ondata di caldo in arrivo Sotto l&#8217;articolo: i video Francia e Spagna sono impegnate in una corsa contro il tempo per contenere i vasti incendi che stanno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"><em>Europa nella morsa degli incendi: Francia e Spagna corrono contro il tempo, nuova ondata di caldo in arrivo</em></h1>



<p>Sotto l&#8217;articolo: i video</p>



<p>Francia e Spagna sono impegnate in una corsa contro il tempo per contenere i vasti incendi che stanno devastando migliaia di ettari di territorio prima dell&#8217;arrivo di una nuova ondata di calore, prevista a partire da questa settimana. Le autorità avvertono che le prossime ore saranno decisive, mentre l&#8217;Unione europea teme una stagione degli incendi destinata a protrarsi fino all&#8217;inizio di novembre.</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha definito lunedì e martedì «giorni assolutamente cruciali» prima del nuovo aumento delle temperature previsto da mercoledì. Un allarme condiviso anche dal premier Pedro Sánchez, che ha avvertito: «Ci aspettano ore difficili, ore complesse».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spagna: il più grande incendio mai registrato</h2>



<p>La situazione più critica riguarda la Spagna, dove un incendio divampato sulle colline di Ávila, a ovest di Madrid, è diventato il più grande mai registrato nel Paese, distruggendo circa <strong>50.000 ettari</strong>. Le autorità stanno inoltre combattendo contro altri due vasti incendi a nord-ovest della capitale, portando la superficie complessivamente bruciata nell&#8217;area di Madrid a circa <strong>70.000 ettari</strong>.</p>



<p>Secondo l&#8217;agenzia meteorologica statale Aemet, l&#8217;ondata di calore durerà almeno fino a domenica. Le alte temperature e i venti meridionali, a tratti molto intensi, renderanno ancora più difficili le operazioni di spegnimento.</p>



<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono già andati in fumo <strong>172.000 ettari</strong> di boschi e vegetazione, una superficie sei volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2025.</p>



<p>Durante una conferenza sul clima, Pedro Sánchez ha sottolineato come gli incendi non rappresentino più episodi eccezionali.</p>



<p>«È la manifestazione più dolorosa di un&#8217;emergenza climatica che rende gli incendi boschivi più voraci e le ondate di calore più frequenti, rendendo il nostro territorio più vulnerabile. Non è più un&#8217;eccezione. È la regola», ha dichiarato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Francia: il fuoco minaccia Bordeaux</h2>



<p>Anche la Francia sta affrontando una situazione estremamente delicata. Eric Brocardi, portavoce dei vigili del fuoco, ha parlato di una vera e propria «corsa contro il tempo» per contenere gli incendi prima dell&#8217;arrivo di una nuova ondata di caldo, con temperature che da martedì potrebbero raggiungere i <strong>40 gradi</strong> in alcune aree del Paese.</p>



<p>Particolarmente preoccupante è il gigantesco incendio nella <strong>Gironda</strong>, nel sud-ovest della Francia. Il ministro dell&#8217;Interno Laurent Nuñez lo ha definito «estremamente intenso e imprevedibile», spiegando che il rogo genera venti propri e avanza in maniera irregolare verso l&#8217;area metropolitana di Bordeaux.</p>



<p>Il sindaco della città, Thomas Cazenave, ha dichiarato alla BBC che l&#8217;amministrazione si sta preparando «a ogni eventualità», poiché il fronte delle fiamme si è avvicinato fino a circa <strong>15 chilometri</strong> dalla città. Le autorità sono pronte ad accogliere migliaia di persone qualora si rendessero necessarie nuove evacuazioni.</p>



<p>In visita a Bordeaux, il presidente Emmanuel Macron ha avvertito che «le prossime settimane saranno difficili e dobbiamo resistere».</p>



<p>Macron ha inoltre precisato che il vasto incendio nella vicina regione delle Landes, che ha costretto oltre <strong>30.000 persone</strong> ad abbandonare le proprie abitazioni, è stato contenuto ma rimane ancora molto pericoloso.</p>



<p>L&#8217;incendio della Gironda ha già devastato <strong>42.000 ettari</strong>, diventando una delle peggiori catastrofi territoriali registrate in Francia dalla Seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel comune di Cestas, a circa 16 chilometri da Bordeaux, i vigili del fuoco stanno utilizzando escavatori per abbattere alberi e creare fasce tagliafuoco nel tentativo di rallentare l&#8217;avanzata delle fiamme.</p>



<p>Il rogo, che ha provocato l&#8217;evacuazione di circa <strong>220.000 persone</strong>, nelle prime ore di lunedì non aveva più registrato avanzamenti significativi, ma secondo Nuñez «non è sotto controllo» e resta «molto difficile da domare».</p>



<p>Il ministro ha inoltre definito gli incendi del 2026 «assolutamente eccezionali». Da gennaio sono già andati distrutti oltre <strong>116.000 ettari</strong> di foreste e vegetazione, contro i circa <strong>70.000 ettari</strong> registrati nell&#8217;intero 2025.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa teme una stagione record</h2>



<p>La Commissione europea ritiene che la stagione degli incendi, iniziata già ad aprile, possa proseguire fino ai primi di novembre. Da metà settimana sono previsti rischi elevati non solo in Francia e Spagna, ma anche in Grecia.</p>



<p>Per sostenere le operazioni, Bruxelles ha attivato il meccanismo europeo di protezione civile, inviando <strong>sette aerei e quattro elicotteri</strong> in Francia, oltre a <strong>sei aerei e tre squadre antincendio</strong> in Spagna. Tecnici europei sono stati inoltre inviati nella regione di Bordeaux per assistere le autorità locali.</p>



<p>Secondo i funzionari europei, la rapidità con cui si stanno propagando i roghi rappresenta una sfida senza precedenti. Un recente incendio nel sud della Spagna, costato la vita a <strong>13 persone</strong>, ha raggiunto una velocità di propagazione di circa <strong>6 chilometri all&#8217;ora</strong>, mentre i vigili del fuoco riescono normalmente a intervenire efficacemente solo su incendi che avanzano fino a <strong>300 metri all&#8217;ora</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia e Portogallo impegnati contro le fiamme</h2>



<p>L&#8217;emergenza interessa anche altri Paesi europei. L&#8217;Italia è tra una decina di Stati che hanno inviato mezzi e personale in Francia e Spagna pur continuando a combattere numerosi incendi sul proprio territorio.</p>



<p>In Puglia, lunedì, i vigili del fuoco hanno continuato a fronteggiare un vasto incendio nel Gargano. Domenica oltre <strong>400 persone</strong>, molte delle quali turisti ospitati nei campeggi immersi nelle pinete, sono state evacuate via mare mentre le fiamme si avvicinavano alle spiagge.</p>



<p>Altre <strong>58 persone</strong> sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a Maratea, in Basilicata.</p>



<p>Anche il Portogallo registra numerosi incendi tra il nord e il centro del Paese, dove sono impegnati oltre <strong>1.000 vigili del fuoco</strong> e operatori della protezione civile.</p>



<p>Nel frattempo l&#8217;Italia si prepara ad affrontare la <strong>quarta ondata di calore dell&#8217;anno</strong>, con temperature che da mercoledì potrebbero raggiungere valori compresi tra <strong>38 e 40 gradi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Allarme qualità dell&#8217;aria</h2>



<p>Il fumo prodotto dagli incendi francesi sta causando un marcato peggioramento della qualità dell&#8217;aria in un&#8217;ampia parte della regione della Nuova Aquitania e nelle aree circostanti.</p>



<p>Le autorità sanitarie hanno invitato anziani, donne in gravidanza e persone affette da patologie respiratorie o croniche ad adottare particolari precauzioni, raccomandando di tenere chiuse le finestre, utilizzare mascherine FFP2 quando si esce all&#8217;aperto ed evitare attività fisiche intense.</p>



<p>Per far fronte all&#8217;emergenza, il governo francese ha già inviato nella regione oltre <strong>1,5 milioni di mascherine FFP2</strong>.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1280" style="aspect-ratio: 720 / 1280;" width="720" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_8D09NVnUJdyRs4Y7_1280p.mp4"></video></figure>



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		<title>Accoltella tre donne a Parigi. «È stato Allah a ordinarmelo». Passanti lo fermano e un poliziotto fuori servizio lo arresta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 07:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Momenti di tensione a Parigi, dove un uomo armato di due coltelli da cucina ha aggredito tre donne nei pressi di Porte de Clichy prima di essere bloccato da alcuni passanti e arrestato da un agente di polizia fuori servizio.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Momenti di tensione a Parigi, dove un uomo armato di due coltelli da cucina ha aggredito tre donne nei pressi di Porte de Clichy prima di essere bloccato da alcuni passanti e arrestato da un agente di polizia fuori servizio. Il movente dell&#8217;attacco è ancora sconosciuto e le autorità francesi stanno valutando anche l&#8217;eventuale apertura di un&#8217;indagine per terrorismo.</p>



<p>L&#8217;aggressione è avvenuta lunedì 27 luglio nella zona di Porte de Clichy. Secondo quanto riferito dal ministro dell&#8217;Interno francese Laurent Nunez, l&#8217;uomo ha colpito tre donne di 19, 24 e 36 anni utilizzando due coltelli da cucina. Due delle vittime sono rimaste gravemente ferite.</p>



<p>Un video diffuso sui social e verificato da Reuters mostra l&#8217;aggressore, con lunghi capelli neri, vestito con una tuta color crema e armato di un grosso coltello in ciascuna mano, mentre tenta di colpire una giovane donna. Non è stato chiarito se quest&#8217;ultima sia rimasta ferita.</p>



<p>Tra i protagonisti dell&#8217;intervento c&#8217;è Mohamed-Ali Bouhadjar, 26 anni, che ha ripreso la scena con il cellulare e ha raccontato a Reuters quanto accaduto. «Quando l&#8217;ho visto accoltellare una donna alla schiena ho iniziato a gridare: &#8220;Forza, fermiamolo!&#8221;. Diverse persone sono intervenute». Secondo il suo racconto, un passante ha lanciato una valigia contro l&#8217;aggressore, facendogli cadere i coltelli. A quel punto lui e altre persone sono riusciti a immobilizzarlo a terra fino all&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine.</p>



<p>In un&#8217;altra parte del filmato si vede l&#8217;uomo già bloccato sull&#8217;asfalto dai passanti, con i due coltelli a poca distanza, su un attraversamento pedonale. Mentre era immobilizzato avrebbe pronunciato la frase: «È stato Allah a ordinarmelo».</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Interno ha spiegato che l&#8217;arresto è stato formalmente eseguito da un agente di polizia fuori servizio, al quale ha rivolto un pubblico ringraziamento per il coraggio dimostrato durante l&#8217;intervento.</p>



<p>Le autorità non sono ancora riuscite a confermare l&#8217;identità dell&#8217;aggressore. Secondo Laurent Nunez, durante il fermo l&#8217;uomo avrebbe pronunciato frasi «incoerenti», rendendo al momento difficile comprendere il movente dell&#8217;attacco.</p>



<p>La Procura nazionale antiterrorismo francese ha fatto sapere che sta valutando se aprire un&#8217;indagine per verificare l&#8217;eventuale matrice terroristica dell&#8217;aggressione. Nel frattempo proseguono gli accertamenti della polizia per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le motivazioni dell&#8217;uomo.</p>
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		<title>Le pietre e gli alibi. Chi difende chi ci difende?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 07:11:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è qualcosa che non torna nel rapporto che lo Stato ha con se stesso. Quando un insegnante viene aggredito, si invocano pene esemplari.&#160; Quando un medico viene picchiato al Pronto Soccorso, si parla di emergenza nazionale.&#160; Quando una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è qualcosa che non torna nel rapporto che lo Stato ha con se stesso.</p>



<p>Quando un insegnante viene aggredito, si invocano pene esemplari.&nbsp;</p>



<p>Quando un medico viene picchiato al Pronto Soccorso, si parla di emergenza nazionale.&nbsp;</p>



<p>Quando una donna viene perseguitata da uno stalker, si chiedono leggi più severe.&nbsp;</p>



<p>Tutto giusto.</p>



<p>Ma quando, come è accaduto ancora una volta a Bologna ed in Val di Susa, uomini e donne delle Forze dell&#8217;Ordine vengono investiti da una pioggia di pietre, bombe carta, bulloni, aste metalliche e fumogeni, improvvisamente il dibattito cambia.&nbsp;</p>



<p>Non si parla più di aggressori e di aggrediti.&nbsp;</p>



<p>Si cercano le attenuanti, si analizzano i contesti, si apre il consueto processo mediatico sulla &#8220;proporzionalità&#8221; della reazione della Polizia.</p>



<p>Eppure la realtà è ormai da anni sotto gli occhi di tutti.</p>



<p>Da una parte ci sono gruppi organizzati che nulla hanno a che vedere con il diritto costituzionale di manifestare.&nbsp;</p>



<p>Si presentano travisati, equipaggiati con caschi, protezioni, scudi improvvisati, radiotrasmittenti, sampietrini, bombe carta e strumenti d&#8217;offesa preparati in anticipo.&nbsp;</p>



<p>Non improvvisano lo scontro: lo pianificano. Conoscono le tecniche della guerriglia urbana e sanno perfettamente come provocare la reazione delle Forze dell&#8217;Ordine.</p>



<p>Dall&#8217;altra parte ci sono poliziotti, carabinieri e finanzieri.&nbsp;</p>



<p>Persone normalissime.&nbsp;</p>



<p>Padri e madri di famiglia che, con stipendi certamente non proporzionati ai rischi che corrono, vengono mandati a fare da argine alla violenza con un compito quasi impossibile: ristabilire l&#8217;ordine senza mai oltrepassare un confine che nessuno ha davvero definito con chiarezza.</p>



<p>Da tempo i Sindacati di Polizia e le rappresentanze dell&#8217;Arma ripetono lo stesso appello.&nbsp;</p>



<p>Non chiedono licenza di colpire. Non chiedono impunità.&nbsp;</p>



<p>Chiedono regole d&#8217;ingaggio chiare, tutele giuridiche certe, e strumenti normativi adeguati ad una violenza che è profondamente cambiata rispetto a quella di trent&#8217;anni fa.</p>



<p>Perché oggi gli scontri di piazza non si combattono soltanto sull&#8217;asfalto.</p>



<p>Si combattono anche davanti alle telecamere e sui social.</p>



<p>Le frange più violente conoscono perfettamente le regole del gioco.&nbsp;</p>



<p>Sanno che basta provocare una reazione, isolare dieci secondi di un filmato, postarlo in rete, così trasformando gli aggressori nelle vittime del giorno dopo.&nbsp;</p>



<p>I dieci minuti precedenti, le pietre, le bombe carta, gli assalti ai cordoni di sicurezza ed i feriti tra le Forze dell&#8217;Ordine spariscono dal racconto.</p>



<p>Eppure c&#8217;è un&#8217;altra domanda che continuiamo a evitare.</p>



<p>Perché, dopo quarant&#8217;anni, assistiamo sempre allo stesso copione?</p>



<p>Perché a Bologna, come in Val di Susa, spuntano ogni volta gruppi perfettamente organizzati, capaci di mettere in difficoltà perfino reparti addestrati a gestire disordini?</p>



<p>La risposta non può essere soltanto di ordine pubblico.</p>



<p>Dietro questi gruppi non esiste soltanto un&#8217;organizzazione.&nbsp;</p>



<p>Esiste anche un clima culturale che, negli anni, ha finito per considerarli quasi una componente fisiologica del conflitto sociale.</p>



<p>Lucia Musti, Procuratrice Generale presso la Corte d&#8217;Appello di Torino, ha parlato di una&nbsp;<strong>&#8220;</strong><strong>area grigia&#8221;</strong><strong>,</strong>&nbsp;anche colta e borghese, che guarda con una certa indulgenza a questi antagonisti, fino a trasformarli, nell&#8217;immaginario collettivo, nei nuovi partigiani.</p>



<p>È probabilmente l&#8217;osservazione più inquietante di tutta questa vicenda.</p>



<p>Perché i partigiani combattevano contro una dittatura ed un esercito di occupazione.</p>



<p>Qui, invece, si assaltano cantieri, si incendiano macchinari, si lanciano pietre e bombe carta contro poliziotti e carabinieri che stanno semplicemente svolgendo il proprio lavoro al servizio di uno Stato democratico.</p>



<p>Mettere sullo stesso piano le due cose non è un&#8217;opinione; è una caricatura della storia.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni non sono mancati scrittori, artisti, intellettuali e amministratori pubblici che hanno espresso solidarietà al movimento No Tav.&nbsp;</p>



<p>Nulla di scandaloso, naturalmente, se quella solidarietà fosse rimasta confinata alle ragioni della protesta.</p>



<p>Il problema è che troppo spesso non si è voluto tracciare una linea netta tra il dissenso e la violenza.</p>



<p>Come se quest&#8217;ultima fosse una spiacevole ma inevitabile appendice della mobilitazione.</p>



<p>Come se, in fondo, un centinaio di agenti feriti fosse il prezzo inevitabile di una causa ritenuta giusta.</p>



<p>Ed è qui che una parte della sinistra italiana non ha mai fatto davvero i conti con la propria storia.</p>



<p>Ha quasi sempre condannato le violenze, ma spesso con un linguaggio burocratico, accompagnato dall&#8217;immancabile &#8220;però&#8221;.</p>



<p>“Però bisogna capire il disagio, però non bisogna criminalizzare il Movimento, però attenzione a non comprimere il diritto di manifestare”.</p>



<p>Argomenti tutti condivisibili, fino al momento in cui quel &#8220;però&#8221; finisce per attenuare la gravità di chi trasforma una manifestazione in una battaglia campale.</p>



<p>La differenza tra una condanna politica ed una presa di distanza culturale è enorme.</p>



<p>La prima consiste in un comunicato stampa.</p>



<p>La seconda significa affermare senza ambiguità che chi organizza la guerriglia urbana non appartiene più alla sinistra democratica, non rappresenta il mondo del lavoro, non difende l&#8217;ambiente, e non esercita un diritto costituzionale.</p>



<p>È soltanto un violento, un criminale.&nbsp;</p>



<p>Nel frattempo resta irrisolta anche una gigantesca contraddizione.</p>



<p>In tutto il mondo gli ambientalisti chiedono di trasferire il traffico dalla gomma al ferro.</p>



<p>In Italia, invece, la battaglia ambientalista più radicale, più ostinata e spesso più violenta, è stata combattuta proprio contro una linea ferroviaria.</p>



<p>Al contrario, la seconda canna del traforo autostradale del Fréjus, inaugurata nel luglio dello scorso anno, ha suscitato contestazioni incomparabilmente più deboli.</p>



<p>Una domanda, dopo vent&#8217;anni, sarebbe lecita.</p>



<p>Perché tutta questa guerra contro un treno?</p>



<p>Anche questa è una domanda alla quale il movimento No Tav ed i suoi numerosi fiancheggiatori culturali non hanno mai dato una risposta davvero convincente.</p>



<p>Resta poi il problema delle regole.</p>



<p>Il principio della proporzionalità nell&#8217;uso della forza è sacrosanto.</p>



<p>Ma chi stabilisce, concretamente, che cosa sia &#8220;proporzionato&#8221;?</p>



<p>L&#8217;agente che, in mezzo al fumo, con decine di persone che gli lanciano addosso pietre e bombe carta, ha pochi secondi per decidere?</p>



<p>Oppure il Magistrato che magari cinque anni dopo rivede i filmati al rallentatore in un&#8217;aula di Tribunale?</p>



<p>Se il legislatore non definisce con maggiore precisione i limiti dell&#8217;uso della forza, la proporzionalità rischia di diventare un concetto elastico, affidato ogni volta all&#8217;interpretazione del singolo Giudice.</p>



<p>E l&#8217;agente lo sa.</p>



<p>Sa che molti dei responsabili delle devastazioni torneranno rapidamente a casa impuniti (magari con l’aureola degli “eroi”).</p>



<p>Ma sa anche che lui rischia anni di processi, spese legali, tensioni familiari, ed una carriera compromessa per una decisione presa in pochi secondi.</p>



<p>Questo è il vero scaricabarile della politica.</p>



<p>Da almeno trent&#8217;anni tutti promettono più sicurezza; poi, quando la piazza esplode, tutti fanno un passo indietro.</p>



<p>Se la città viene devastata, si accusa la Polizia di essere rimasta a guardare.</p>



<p>Se la Polizia interviene con decisione, si grida immediatamente allo &#8220;Stato di polizia&#8221;.</p>



<p>È un doppio binario insostenibile.</p>



<p>C&#8217;è infine un confronto che dovrebbe far riflettere.</p>



<p>Chi abbia visto operare le forze di polizia in Francia, Germania o Regno Unito sa bene che, in situazioni analoghe, gli interventi sono spesso molto più energici di quelli italiani.&nbsp;</p>



<p>Da noi, invece, ogni manganellata diventa un caso politico nazionale, mentre troppo spesso ci si dimentica di chiedersi chi abbia lanciato la prima pietra.</p>



<p>È una simmetria artificiale che finisce per mettere sullo stesso piano chi aggredisce e chi è chiamato, per legge, a difendere l&#8217;ordine pubblico.</p>



<p>Una democrazia ha certamente il dovere di garantire il diritto di manifestare, ma ha anche il dovere di impedire che quel diritto venga sequestrato da minoranze organizzate che trasformano ogni corteo in un campo di battaglia.</p>



<p>La violenza politica vive di due cose; dei bastoni e di chi la pratica.</p>



<p>Ma anche delle ambiguità di chi, pur non praticandola, continua a considerarla meno grave di quanto sia realmente.</p>



<p>I primi lanciano le pietre; i secondi costruiscono l&#8217;alibi morale.</p>



<p>Ed è proprio questo alibi, coltivato per troppi anni da una parte della cultura e della politica italiana, ad aver trasformato la guerriglia della Val di Susa in una sorta di rito periodico, quasi inevitabile.</p>



<p>Uno Stato serio non può limitarsi a pretendere che i propri servitori mantengano l&#8217;ordine.</p>



<p>Deve anche avere il coraggio di difenderli, politicamente e giuridicamente, quando fanno il proprio dovere.</p>



<p>Perché uno Stato che manda i propri uomini a fronteggiare la guerriglia urbana senza offrire loro un quadro normativo chiaro, e senza una piena legittimazione politica, non è uno Stato più garantista.</p>



<p>È semplicemente uno Stato che scarica le proprie responsabilità su chi porta una divisa</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Pomodori senza sapore e ortaggi anonimi: leggete quella maledetta etichetta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrare in un supermercato e trovare pomodori perfettamente rossi a gennaio, cetrioli identici uno all&#8217;altro o peperoni disponibili in ogni stagione è ormai la normalità. Molti di questi prodotti arrivano dalle grandi serre intensive di Spagna e Paesi Bassi, dove<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Entrare in un supermercato e trovare pomodori perfettamente rossi a gennaio, cetrioli identici uno all&#8217;altro o peperoni disponibili in ogni stagione è ormai la normalità. Molti di questi prodotti arrivano dalle grandi serre intensive di Spagna e Paesi Bassi, dove la produzione è organizzata per garantire quantità elevate, continuità di fornitura e lunga conservazione. Ma c&#8217;è un aspetto che sempre più consumatori notano: il sapore.</p>



<p>Non è raro acquistare pomodori dall&#8217;aspetto impeccabile che, una volta tagliati, risultano acquosi, poco profumati e privi di quel gusto intenso che caratterizza il prodotto raccolto a piena maturazione. Lo stesso vale spesso per zucchine, peperoni e altri ortaggi coltivati in sistemi altamente industrializzati, dove la selezione delle varietà privilegia resistenza al trasporto, uniformità estetica e durata sugli scaffali più che le qualità organolettiche.</p>



<p>Va però precisato che non tutti i prodotti provenienti da Spagna o Paesi Bassi sono di scarsa qualità. Entrambi i Paesi vantano aziende agricole all&#8217;avanguardia e produzioni eccellenti. Allo stesso modo, anche un prodotto italiano può risultare mediocre se raccolto troppo presto o coltivato senza particolare attenzione alla qualità. Generalizzare sarebbe quindi scorretto.</p>



<p>Resta però una differenza sostanziale: acquistare prodotti coltivati in Italia, soprattutto quando sono di stagione e provengono da filiere locali, offre maggiori probabilità di portare in tavola frutta e verdura raccolte più vicine al momento della maturazione naturale. Tempi di trasporto più brevi consentono infatti di attendere una maturazione più completa sulla pianta, con benefici per gusto, profumo e consistenza.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento da considerare. Scegliere prodotti italiani significa sostenere migliaia di aziende agricole, molte delle quali a conduzione familiare, che rappresentano un patrimonio economico, ambientale e culturale del Paese. L&#8217;agricoltura italiana custodisce una straordinaria biodiversità fatta di varietà locali, tecniche tradizionali e produzioni tipiche difficilmente replicabili altrove.</p>



<p>Anche l&#8217;impatto ambientale può essere inferiore quando si acquistano prodotti locali, grazie a distanze di trasporto generalmente più contenute, anche se il bilancio complessivo dipende da molti fattori, compresi i metodi di coltivazione e la logistica.</p>



<p>Per il consumatore, il consiglio è semplice: leggere sempre l&#8217;etichetta d&#8217;origine, preferire i prodotti di stagione e, quando possibile, acquistare da produttori locali o nei mercati del territorio. Non significa rinunciare ai prodotti esteri, che hanno un ruolo importante nell&#8217;approvvigionamento alimentare europeo, ma fare una scelta più consapevole.</p>



<p>Alla fine, la qualità di un ortaggio non si misura solo dal suo aspetto. Un pomodoro può essere perfetto alla vista, ma è il gusto a raccontare davvero come è stato coltivato e quando è stato raccolto. E in questo, la stagionalità e la vicinanza del luogo di produzione continuano a fare la differenza.</p>
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		<title>Spagna in fiamme, evacuate 19mila persone vicino a Madrid: dichiarato lo stato di emergenza nazionale (video)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 15:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Spagna affronta una delle più gravi emergenze incendi degli ultimi anni. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza di interesse nazionale nella regione di Madrid e nella provincia di Ávila, consentendo la mobilitazione di ulteriori uomini e mezzi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Spagna affronta una delle più gravi emergenze incendi degli ultimi anni. Il governo ha dichiarato lo <strong>stato di emergenza di interesse nazionale</strong> nella regione di Madrid e nella provincia di Ávila, consentendo la mobilitazione di ulteriori uomini e mezzi per contrastare i roghi che continuano a propagarsi senza controllo.</p>



<p>Il primo ministro <strong>Pedro Sánchez</strong> ha parlato di una <strong>&#8220;situazione drammatica&#8221;</strong>, sottolineando che il governo ha messo in campo tutte le risorse disponibili per fronteggiare l&#8217;emergenza e assistere le popolazioni colpite.</p>



<p>Secondo le autorità, <strong>almeno 19.000 persone</strong> sono già state evacuate oppure costrette a rimanere nelle proprie abitazioni. La presidente della Comunità di Madrid, <strong>Isabel Díaz Ayuso</strong>, ha definito quello in corso <strong>&#8220;il peggior incendio nella storia della regione&#8221;</strong>, spiegando che le fiamme hanno già distrutto <strong>circa 6.000 ettari</strong> di territorio.</p>



<p>«Per una regione come questa, con un&#8217;alta concentrazione di abitazioni e popolazione, è una catastrofe. Non abbiamo mai vissuto niente di simile», ha dichiarato Ayuso nel corso di una conferenza stampa.</p>



<p>La situazione resta particolarmente critica a ovest della capitale, dove due dei tre grandi incendi attivi sono ormai <strong>sul punto di congiungersi</strong>, rischiando di trasformarsi in un unico gigantesco fronte di fuoco. Le autorità hanno definito gli incendi <strong>&#8220;fuori controllo&#8221;</strong>.</p>



<p>Le operazioni di evacuazione hanno interessato i comuni di <strong>Aldea del Fresno, Chapinería, Navas del Rey e Colmenar de Arroyo</strong>, mentre <strong>Villa del Prado, San Martín de Valdeiglesias e Pelayos de la Presa</strong> sono stati posti sotto stretto controllo. Inoltre, <strong>quattro strade</strong> risultano ancora chiuse al traffico e le autorità stanno monitorando la situazione di <strong>1.200 anziani</strong>, considerati tra le persone più vulnerabili.</p>



<p>Al momento non si registrano vittime, ma il bilancio dei danni è già pesante. Secondo la presidente regionale, <strong>almeno 43 abitazioni sono state distrutte</strong> dalle fiamme, mentre l&#8217;incendio continua ad avanzare rapidamente.</p>



<p>Per tentare di contenere i due principali roghi, quelli di <strong>San Martín de Valdeiglesias</strong> e <strong>Villa del Prado</strong>, sono stati mobilitati <strong>31 mezzi terrestri</strong> e <strong>nove velivoli antincendio</strong>.</p>



<p>L&#8217;emergenza è aggravata dall&#8217;intensa ondata di calore che da giorni interessa la Spagna. Le alte temperature, unite alla vegetazione estremamente secca, stanno favorendo una rapida propagazione degli incendi, rendendo particolarmente difficili le operazioni di spegnimento e mantenendo elevato il livello di allerta in gran parte del Paese.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="576" style="aspect-ratio: 768 / 576;" width="768" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_QqxybxqVCY1DJ2u9_576p.mp4"></video></figure>



<figure class="wp-block-video"><video height="478" style="aspect-ratio: 848 / 478;" width="848" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_c32fy9YD9DebFdlP_478p.mp4"></video></figure>
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		<title>Francia in fiamme, evacuata l&#8217;intera penisola di Cap Ferret: 40mila persone in fuga, emergenza anche in Spagna (VIDEO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:09:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto: I VIDEO La Francia continua a fare i conti con una violenta emergenza incendi. Le autorità hanno disposto l&#8217;evacuazione dell&#8217;intera penisola di Cap Ferret, sulla costa sud-occidentale del Paese, mentre migliaia di persone hanno lasciato l&#8217;area sia via terra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/francia-in-fiamme-evacuata-lintera-penisola-di-cap-ferret-40mila-persone-in-fuga-emergenza-anche-in-spagna-video/">Francia in fiamme, evacuata l&#8217;intera penisola di Cap Ferret: 40mila persone in fuga, emergenza anche in Spagna (VIDEO)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Sotto: I VIDEO</p>



<p>La Francia continua a fare i conti con una violenta emergenza incendi. Le autorità hanno disposto l&#8217;evacuazione dell&#8217;intera penisola di <strong>Cap Ferret</strong>, sulla costa sud-occidentale del Paese, mentre migliaia di persone hanno lasciato l&#8217;area sia via terra che via mare. Secondo quanto riportato dalla <strong>BBC</strong>, complessivamente circa <strong>40mila persone</strong> sono state o sono in corso di evacuazione nella regione della Gironda, dove le fiamme continuano a propagarsi senza sosta.</p>



<p>L&#8217;incendio principale è divampato martedì nella zona di <strong>Saumos</strong>, a ovest di Bordeaux, e ha già distrutto <strong>8.700 ettari</strong> di vegetazione. Il rogo ha inoltre devastato decine di abitazioni: il ministro dell&#8217;Interno francese <strong>Laurent Nuñez</strong> ha riferito che <strong>80 case sono state coinvolte dalle fiamme</strong>, delle quali <strong>circa 50 completamente distrutte</strong>.</p>



<p>La situazione più critica riguarda proprio la penisola di Cap Ferret, affacciata sull&#8217;Oceano Atlantico e sul bacino di Arcachon. Nelle prime ore di venerdì la prefetta della Gironda <strong>Sophie Brocas</strong> ha ordinato la fase finale dell&#8217;evacuazione, invitando la popolazione a lasciare la zona percorrendo l&#8217;unica via di uscita, la strada D106 in direzione di Bordeaux, oppure utilizzando le imbarcazioni messe a disposizione da quattro moli tra le 7 e le 10 del mattino.</p>



<p>Migliaia di persone hanno scelto la fuga via mare. Solo nel porto di Arcachon sono già arrivati circa <strong>2.000 sfollati</strong>, mentre il sindaco di Arès ha confermato anche l&#8217;evacuazione della propria cittadina. La penisola conta meno di 8.000 residenti durante l&#8217;anno, ma nel pieno della stagione turistica la popolazione può aumentare fino a dieci volte.</p>



<p>Un secondo vasto incendio è scoppiato giovedì pomeriggio nella zona di <strong>Biscarrosse</strong>, nel dipartimento delle Landes. Qui sono state evacuate oltre <strong>23.000 persone</strong>, tra cui circa <strong>18.000 residenti e turisti a Biscarrosse</strong> e altre <strong>5.000 persone a Parentis-en-Born</strong>, con lo sgombero di abitazioni, campeggi, una casa di riposo e un campo estivo.</p>



<p>La notte appena trascorsa non ha registrato nuove vittime, ma martedì due vigili del fuoco avevano perso la vita mentre combattevano un incendio nei pressi dell&#8217;aeroporto di Bordeaux.</p>



<p>Il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> ha definito la situazione &#8220;molto tesa&#8221;, soprattutto nella Gironda, annunciando di aver richiesto il supporto dell&#8217;Unione Europea. Nei prossimi giorni sono attesi mezzi aerei provenienti da <strong>Croazia, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovacchia</strong> per rafforzare le operazioni di spegnimento.</p>



<p>L&#8217;emergenza interessa anche la <strong>Spagna</strong>, dove il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per i numerosi incendi boschivi che stanno interessando diverse aree a ovest di Madrid, tra <strong>Villa del Prado</strong>, <strong>San Martín de Valdeiglesias</strong> e <strong>Burgohondo</strong>, nella provincia di Ávila.</p>



<p>Il primo ministro <strong>Pedro Sánchez</strong> ha parlato di una situazione &#8220;drammatica&#8221;, spiegando che gli incendi stanno devastando migliaia di ettari e coinvolgendo numerose comunità. Oltre <strong>10.000 persone</strong> sono già state evacuate e, secondo gli ultimi aggiornamenti dei servizi di emergenza, due dei principali fronti risultano ancora <strong>fuori controllo</strong>, anche se la loro avanzata nelle ultime ore sarebbe rallentata.</p>



<p>Le autorità francesi e spagnole invitano la popolazione a non raggiungere le aree interessate dagli incendi e a seguire scrupolosamente le indicazioni della Protezione civile e dei servizi di emergenza. Secondo la BBC, le prossime ore saranno decisive per contenere i roghi che stanno mettendo a dura prova il sud-ovest della Francia e parte della Spagna.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_GqfLofrwgSdNhSL1_720p.mp4"></video></figure>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_DKknHBTWatC92Bit_720p.mp4"></video></figure>



<figure class="wp-block-video"><video height="720" style="aspect-ratio: 1280 / 720;" width="1280" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_CWkbOprOKVIaQDVj_720p.mp4"></video></figure>
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		<title>Tra diritto e strada: il dilemma della norma &#8220;anti-maranza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:43:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Nel dibattito pubblico l&#8217;etichetta è ormai entrata nel linguaggio comune — &#8220;norma anti-maranza&#8221; — ma l&#8217;impatto della modifica annunciata dal Governo Meloni al codice penale va ben oltre lo slogan politico. La riforma punta a stravolgere un perno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Nel dibattito pubblico l&#8217;etichetta è ormai entrata nel linguaggio comune — &#8220;norma anti-maranza&#8221; — ma l&#8217;impatto della modifica annunciata dal Governo Meloni al codice penale va ben oltre lo slogan politico. La riforma punta a stravolgere un perno fondamentale del nostro ordinamento: la valutazione dell&#8217;imputabilità per la fascia d&#8217;età tra i 14 e i 18 anni.&nbsp;</p>



<p>Fino a oggi la capacità di intendere e di volere dei minori andava dimostrata caso per caso, valutando la maturità psicofisica del singolo ragazzo.&nbsp;</p>



<p>Con il nuovo orientamento, la responsabilità penale SI PRESUME D’UFFICIO; spetterà invece alla difesa l’onere di dimostrare un’eventuale incapacità.</p>



<p>Sul piano strettamente dottrinale e comparato, la misura segna una netta discontinuità con la tradizione europea.&nbsp;</p>



<p>In Germania, Francia o Spagna, la risposta sanzionatoria nei confronti degli adolescenti non cancella mai l&#8217;accertamento individuale del discernimento, considerando l&#8217;adolescenza una fase di sviluppo in cui la pena deve conservare un&#8217;impronta pedagogica.&nbsp;</p>



<p>Le scienze cognitive e la giurisprudenza sovranazionale ci ricordano che un automatismo legale rischia di trattare come adulti soggetti neurologicamente non ancora maturi.</p>



<p>Tuttavia, il diritto non vive soltanto nelle aule di tribunale o nei manuali di giurisprudenza.&nbsp;</p>



<p>Vive soprattutto nelle strade, dove le norme incontrano la vita reale delle persone.</p>



<p>Da chi come me possiede una formazione giuridica è doveroso cogliere la delicatezza tecnica ed i rischi di un&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proviamo per un istante a spogliare la questione dell&#8217;abito accademico e ad immedesimarci in una scena purtroppo non più così ipotetica: una passeggiata serale con la propria moglie, l&#8217;improvviso accerchiamento da parte di una baby gang tra spintoni, insulti e la richiesta perentoria di portafoglio e gioielli.&nbsp;</p>



<p>In quel preciso istante, davanti alla violenza della strada e al terrore nei fatti, ha ancora senso porsi il problema dell&#8217;adeguatezza pedagogica della pena?&nbsp;</p>



<p>Ha davvero senso filosofeggiare sull&#8217;imputabilità, dicendosi che &#8220;in fondo sono solo ragazzi&#8221;?&nbsp;</p>



<p>O prevale, in modo del tutto umano e legittimo, il desiderio di potersi difendere, e di vedere puniti quegli aggressori senza sconti o attenuanti di comodo?</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento da non sottovalutare: l&#8217;effetto deterrente sulle famiglie.&nbsp;</p>



<p>SAPERE che un figlio di quindici anni rischia una responsabilità penale piena e non più attenuata da automatismi garantisti potrebbe costringere molti genitori ad un salutare cambio di passo, spingendoli a esercitare quel controllo sul dove, con chi e come, i propri ragazzi trascorrono le serate, che oggi spesso viene del tutto omesso o trascurato.</p>



<p>Il dilemma, dunque, rimane aperto.&nbsp;</p>



<p>È preferibile arroccarsi nella difesa di un modello garantista che rischia però di apparire del tutto disarmato e teorico di fronte al degrado urbano ed al nuovo fenomeno dei maranza?</p>



<p>E’ accettabile vedere la sfrontatezza di questi ragazzi, e ragazze, che, forti della propria non punibilità, sfidano ogni norma del vivere civile?</p>



<p>Oppure è arrivato il momento di accettare una stretta punitiva che, pur con tutte le sue rigidità dottrinali, prova a restituire sicurezza ai cittadini e responsabilità alle famiglie?&nbsp;</p>



<p>Una risposta definitiva, forse, non c&#8217;è.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>O almeno io non ce l’ho.</p>



<p>Ma di certo, quando la sicurezza percepita crolla, le sottigliezze del diritto rischiano di sembrare un lusso che la realtà di tutti i giorni non si può più permettere.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Tra la piazza e lo Stato. L&#8217;ambiguità che la sinistra non può più permettersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus L&#8217;ultimo capitolo, in ordine di tempo, si è consumato pochi giorni fa a Bologna: immagini di scontri, arredi urbani distrutti,&#160;&#160;auto in fiamme usate come barricate, vetrine infrante e forze dell&#8217;ordine bersagliate.&#160; Una fotocopia di un film già visto troppe<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p><strong>Machiavellus</strong><strong></strong></p>



<p>L&#8217;ultimo capitolo, in ordine di tempo, si è consumato pochi giorni fa a Bologna: immagini di scontri, arredi urbani distrutti,&nbsp;&nbsp;auto in fiamme usate come barricate, vetrine infrante e forze dell&#8217;ordine bersagliate.&nbsp;</p>



<p>Una fotocopia di un film già visto troppe volte.</p>



<p>Dopo ogni devastazione e dopo ogni poliziotto ferito, la reazione della politica, e in particolare della sinistra e del Partito Democratico, segue ormai un copione quasi liturgico.</p>



<p>Arriva la dichiarazione di rito:&nbsp;<em>&#8220;Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza.&#8221;</em></p>



<p>Ci mancherebbe altro!</p>



<p>Il problema è che quella frase si ferma sempre un metro prima del punto decisivo.</p>



<p>Manca sempre la capacità, o forse la volontà, di pronunciare la parola che la realtà impone:&nbsp;<strong>DELINQUENTI</strong><strong>.</strong></p>



<p>Non &#8220;manifestanti esasperati&#8221;. Non &#8220;frange del disagio&#8221;. Non &#8220;pezzi di corteo che hanno deviato&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Chi arriva in piazza con il volto coperto, armato di spranghe, pietre e bombe carta, con l&#8217;unico obiettivo di devastare una città ed aggredire le forze dell’ordine, è un delinquente.&nbsp;</p>



<p>E come tale dovrebbe essere definito, senza perifrasi, senza attenuanti semantiche, senza il consueto vocabolario anestetizzante.</p>



<p>Questa reticenza linguistica richiama un riflesso che l&#8217;Italia forse si augurava&nbsp;&nbsp;di avere archiviato insieme agli anni di piombo.&nbsp;</p>



<p>Quando una parte della sinistra parlava dei terroristi come di &#8220;compagni che sbagliano&#8221;, incapace di recidere fino in fondo il filo culturale che la legava a quella violenza.</p>



<p>Ci vollero uomini come Luciano Lama ed Enrico Berlinguer per rompere definitivamente quell&#8217;ambiguità, schierandosi senza esitazioni dalla parte dello Stato democratico.</p>



<p>Perché oggi quella chiarezza sembra essersi nuovamente appannata?</p>



<p>Le ragioni sono intuibili.&nbsp;</p>



<p>La paura di alienarsi il consenso delle componenti più radicali.&nbsp;</p>



<p>Il timore di &#8220;criminalizzare la piazza&#8221;.&nbsp;</p>



<p>La tentazione di ricondurre ogni atto criminale ad un generico disagio sociale, quasi che una vetrina distrutta fosse una forma di terapia collettiva.</p>



<p>Il consolidarsi dell’idea&nbsp;che chi veste una divisa sia un repressore in servizio permanente effettivo (mi riferisco in particolare al PD, perché Alleanza Verdi e Sinistra sembra aver scelto di non occuparsi del tema, arrivando sostanzialmente a negarlo).</p>



<p>Ma chi ambisce a governare un Paese non può vivere di ambiguità.</p>



<p>Così, come non si può chiedere agli italiani fiducia sulle proprie politiche migratorie senza spiegare con chiarezza come si intenda distinguere fra immigrazione regolare e clandestina, allo stesso modo non si può pretendere credibilità sul terreno della sicurezza limitandosi a condanne burocratiche della violenza.</p>



<p>Serve qualcosa di più.</p>



<p>Serve il coraggio di dire che i Black Bloc, gli antagonisti violenti, e tutti coloro che trasformano le manifestazioni in guerriglia urbana non hanno nulla a che vedere con il diritto costituzionale di manifestare.&nbsp;</p>



<p>Non sono &#8220;compagni irrequieti&#8221;, non sono &#8220;giovani arrabbiati&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Sono CRIMINALI.</p>



<p>E se davvero il Partito Democratico considera questi gruppi estranei alla propria cultura politica, allora dovrebbe dimostrarlo con la stessa nettezza con cui condanna il fascismo.</p>



<p>Non basta prendere le distanze dopo ogni devastazione.&nbsp;</p>



<p>Bisogna smettere di tollerare, anche solo culturalmente, gli striscioni con scritto&nbsp;<strong>&#8220;</strong><strong>Polizia assassina&#8221;</strong><strong>,</strong>&nbsp;gli insulti sistematici alle forze dell&#8217;ordine, e quella narrazione per cui l&#8217;agente in divisa è sempre il sospetto, e chi lancia sampietrini è quasi sempre una vittima del sistema.</p>



<p>Perché è da quel clima che nasce la legittimazione morale della violenza.</p>



<p>Un grande partito democratico dovrebbe difendere per primo chi garantisce ogni giorno l&#8217;ordine pubblico, senza però esimerlo dal rispondere individualmente di eventuali errori.</p>



<p>Colpevolizzare un&#8217;intera Istituzione è un esercizio tanto ingiusto quanto pericoloso.&nbsp;</p>



<p>Nessuno accetterebbe lo slogan &#8220;Magistrati assassini&#8221; o &#8220;Giornalisti assassini&#8221; come normale dialettica politica.&nbsp;</p>



<p>Non si capisce perché dovrebbe esserlo quando il bersaglio è la Polizia.</p>



<p>Per non dire che delegittimare sistematicamente chi rappresenta lo Stato significa preparare il terreno culturale sul quale la violenza finisce poi per sentirsi giustificata.</p>



<p>Alla fine il punto è tutto qui.</p>



<p>La legalità non è un valore né di destra né di sinistra.&nbsp;</p>



<p>È il fondamento stesso della democrazia.</p>



<p>Chi vuole governare un Paese dovrebbe ricordarselo prima che le città vengano devastate, non limitarsi a ripeterlo davanti ai microfoni quando i cassonetti stanno ancora fumando.</p>



<p>Machiavellus</p>



<p></p>
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		<title>Unicredit-CommerzBank.  Il &#8220;fattore 50%&#8221; che piega le rigidità teutoniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:35:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è qualcosa di profondamente terapeutico nel guardare la dura Realpolitik che piega le rigidità teutoniche al sole del libero mercato.&#160; Per mesi, la narrazione ufficiale attorno alla scalata di UniCredit su Commerzbank ha cavalcato i toni dell&#8217;epica wagneriana:<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C&#8217;è qualcosa di profondamente terapeutico nel guardare la dura Realpolitik che piega le rigidità teutoniche al sole del libero mercato.&nbsp;</p>



<p>Per mesi, la narrazione ufficiale attorno alla scalata di UniCredit su Commerzbank ha cavalcato i toni dell&#8217;epica wagneriana: un&#8217;apocalisse finanziaria imminente, l&#8217;assalto dei barbari italiani alle porte di Francoforte, la difesa disperata della fortezza economica nazionale.&nbsp;</p>



<p>Mancavano solo i corni da guerra.&nbsp;</p>



<p>Poi, si sa, le regole eterne della politica – che non guardano in faccia a nessun passaporto e rispondono al brutale pragmatismo della matematica – hanno fatto il loro ingresso virtuale.</p>



<p>La realtà ha bussato alla porta della Cancelleria con le sembianze di un rotondo, inequivocabile 50%.&nbsp;</p>



<p>Di fronte ad un Andrea Orcel che, con il passo felpato ma implacabile del negoziatore di razza, ha blindato la metà dei diritti di voto di Commerzbank sul mercato, le barricate ideologiche di Berlino sembrano sciogliersi come neve al sole.&nbsp;</p>



<p>E così, dopo i proclami di fuoco ed i giuramenti di resistenza ad oltranza, ecco il miracolo: la politica tedesca ha improvvisamente riscoperto che l&#8217;arte del compromesso è pur sempre l&#8217;arte del possibile.&nbsp;</p>



<p>Quando non puoi più fermare il carro del vincitore, la strategia più saggia (e decisamente più comoda) è salirci a bordo, provando a dettare la fermata.&nbsp;</p>



<p>Tradotto dal politichese: se opporsi non serve più a nulla, meglio portare a casa quel che si può.</p>



<p>Naturalmente, nel tentativo di salvare la faccia, la ritirata strategica deve essere accompagnata dal solito spartito diplomatico.&nbsp;</p>



<p>E qui si entra nel terreno del puro intrattenimento per chiunque mastichi un minimo di dinamiche finanziarie.&nbsp;</p>



<p>Gli sherpa governativi sono già al lavoro per preparare la &#8220;lista della spesa&#8221; da sottoporre a Piazza Gae Aulenti, ed in cima a tutte le preoccupazioni svetterebbe il grande classico di ogni fusione che si rispetti: il terrore per la sorte delle “Mittelstand”, le celeberrime piccole e medie imprese a guida familiare che costituiscono l&#8217;ossatura economica del Paese.</p>



<p>Il timore paventato da Berlino – e puntualmente rilanciato dai vertici di Commerzbank in versione &#8220;resistenza&#8221; – è che l&#8217;arrivo del predatore italiano possa tradursi in un improvviso calo di attenzioni (e di crediti) verso la clientela di riferimento.&nbsp;</p>



<p>Un copione che si ripete identico ad ogni latitudine (pensate alle operazioni&nbsp;&nbsp;“domestiche” in corso in Italia), una recita a soggetto che fa quasi sorridere per la sua totale assenza di logica.&nbsp;</p>



<p>Bisognerebbe chiedere agli strateghi di Berlino quale perversa strategia di business dovrebbe spingere Andrea Orcel a sborsare miliardi di euro sul mercato al solo scopo di alienarsi, un minuto dopo il closing, proprio la clientela più ricca e profittevole della banca acquistata.&nbsp;</p>



<p>Distruggere quote di mercato e buttare al vento i guadagni futuri per il puro gusto del dispetto transalpino?&nbsp;</p>



<p>Eppure, la commedia degli equivoci richiede che si finga di credere a questo spettro, pur di poter sbandierare domani un &#8220;accordo blindato a tutela del territorio&#8221;.</p>



<p>Riti propiziatori a parte, la trattativa vera e propria si giocherà su binari molto pragmatici, dove la CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, proverà a portare a casa impegni formali su due fronti specifici:</p>



<p>Il feticcio delle Mittelstand: la richiesta di garanzie scritte sul mantenimento dei flussi di finanziamento alle imprese, utile più a placare l&#8217;opinione pubblica interna che a correggere reali piani industriali.</p>



<p>Il presidio territoriale e di Borsa: la richiesta cioè che la Banca rimanga quotata in Germania, e che la storica sede di Francoforte mantenga la sua centralità operativa, rinunciando tuttavia a pretendere un improbabile trasloco sul Meno del quartier generale dell&#8217;intero gruppo, che resterà saldamente ancorato a Milano.</p>



<p>Mentre la Germania si interroga su come “confezionare” politicamente questo arretramento strategico, l&#8217;Esecutivo guidato da Friedrich Merz ha dovuto incassare anche il &#8220;fuoco amico&#8221; di Bruxelles e della BCE, che continuano a spingere per un consolidamento bancario transfrontaliero (cross-border) per superare l&#8217;anacronistica frammentazione dei mercati nazionali.</p>



<p>In questo scenario, UniCredit si trova in una posizione di assoluto vantaggio negoziale.&nbsp;</p>



<p>Forte delle autorizzazioni normative che a settembre avrà in mano, e di una maggioranza di fatto già blindata per la prossima assemblea di primavera, la Banca italiana – che in Germania è già di casa da anni con&nbsp;<strong>HypoVereinsbank</strong><strong>&nbsp;</strong>HVB – si dichiara aperta al dialogo.&nbsp;</p>



<p>La fortezza di Francoforte alla fine non cadrà sotto i colpi di un assedio, ma semplicemente si arrenderà, con molto pragmatismo ed un pizzico di ipocrisia, alle regole del mercato globale.</p>



<p>La morale è semplice.&nbsp;</p>



<p>La politica può rallentare il mercato, complicarlo, perfino ostacolarlo.&nbsp;</p>



<p>Ma quando un investitore arriva a controllare metà dei diritti di voto, la sovranità economica lascia il posto all&#8217;aritmetica.&nbsp;</p>



<p>E l&#8217;aritmetica, a differenza della propaganda, non va mai in televisione a spiegarsi.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Piscine più sicure, sì della Camera alla norma su griglie e bocchettoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera ha approvato con 244 voti favorevoli un emendamento bipartisan al decreto Sport che introduce nuove regole di sicurezza per le piscine, dopo un&#8217;ora di sospensione dei lavori d&#8217;aula sull&#8217;esame degli emendamenti. La norma riguarda le piscine pubbliche e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Camera ha approvato con 244 voti favorevoli un emendamento bipartisan al decreto Sport che introduce nuove regole di sicurezza per le piscine, dopo un&#8217;ora di sospensione dei lavori d&#8217;aula sull&#8217;esame degli emendamenti.</p>



<p>La norma riguarda le piscine pubbliche e private aperte al pubblico, comprese quelle ad uso collettivo: i sistemi di ricircolo e depurazione dell&#8217;acqua, in particolare le prese di aspirazione come griglie di fondo e bocchettoni, dovranno garantire l&#8217;assenza di fenomeni vorticosi in grado di risucchiare parti del corpo dei bagnanti. In caso di violazione, è prevista la chiusura immediata dell&#8217;impianto fino al ripristino delle condizioni di sicurezza, fermi restando gli altri obblighi già previsti dalla normativa vigente.</p>



<p>Per sostenere l&#8217;adeguamento delle piscine pubbliche, l&#8217;emendamento istituisce un fondo da 4.725.000 euro per il 2026, gestito dalla presidenza del Consiglio dei ministri. La copertura finanziaria arriva da una riduzione del fondo speciale di conto capitale del ministero dell&#8217;Economia previsto nel bilancio triennale 2026-2028.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Vietnam ieri, Gaza oggi. La storia non si ripete. Ma fa rima</title>
		<link>https://www.tviweb.it/vietnam-ieri-gaza-oggi-la-storia-non-si-ripete-ma-fa-rima/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo La storia, si sa, non si ripete mai identica.&#160; Certe idee non tornano mai con lo stesso nome. Cambiano bandiera, slogan, colori e perfino Continente; ma il meccanismo mentale resta sorprendentemente identico. Detta in estrema sintesi;&#160;le mode cambiano,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>La storia, si sa, non si ripete mai identica.&nbsp;</p>



<p>Certe idee non tornano mai con lo stesso nome. Cambiano bandiera, slogan, colori e perfino Continente; ma il meccanismo mentale resta sorprendentemente identico.</p>



<p>Detta in estrema sintesi;&nbsp;le mode cambiano, le illusioni molto meno.</p>



<p>Chi come me, per questioni anagrafiche,&nbsp;ha memoria degli anni Sessanta e Settanta ricorda bene quale fosse il grande magnete etico e politico attorno a cui ruotava l’intero dibattito occidentale: il&nbsp;Vietnam.&nbsp;</p>



<p>Il Vietnam fu molto più di una guerra: diventò la religione civile del Sessantotto occidentale.</p>



<p>Non c’era manifestazione, assemblea studentesca, concerto o volantino che non risuonasse dei soliti slogan ritmati — da&nbsp;&#8220;USA assassini<em>&#8220;</em>&nbsp;fino al celebre&nbsp;<em>&#8220;</em>Ce n’est qu’un début, continuons le combat<em>&#8220;</em>.&nbsp;</p>



<p>Era una lente d&#8217;ingrandimento attraverso la quale un&#8217;intera generazione giudicava il mondo, dividendo la realtà con il pennello grosso: l&#8217;imperialismo americano da un lato, l&#8217;eroismo dei Vietcong dall&#8217;altro.</p>



<p>Ma c&#8217;era di più.&nbsp;</p>



<p>Per sostenere quella narrazione, le piazze d&#8217;Europa e d’America avevano bisogno di altri simboli e miti da altare.</p>



<p>Fu così che la gioventù occidentale finì per glorificare Fidel Castro, Che Guevara e persino il &#8220;Grande Timoniere&#8221; Mao Tse-tung,&nbsp;trasformando dittatori sanguinari in icone da maglietta, e rivoluzioni fallimentari in favole romantiche.</p>



<p>La narrazione era oramai scolpita nell&#8217;emotività collettiva, e poco importava la realtà.</p>



<p>Oggi, guardando alle nostre piazze, alle Università occupate ed ai cortei europei, uno come me prova una forte sensazione di&nbsp;déjà-vu.&nbsp;</p>



<p>Un nuovo uragano emotivo sta attraversando le società occidentali, ed il suo epicentro si chiama&nbsp;Gaza.</p>



<p>Con una differenza sostanziale però;&nbsp;se allora la mobilitazione passava attraverso assemblee, giornali militanti e università, oggi viaggia alla velocità di TikTok, Instagram e X.&nbsp;</p>



<p>Le emozioni non hanno più bisogno di settimane per sedimentarsi: bastano pochi secondi ed un algoritmo.</p>



<p>Ma il meccanismo di attrazione e polarizzazione è pressoché identico.&nbsp;</p>



<p>La tragedia della Striscia è diventata il nuovo grande catalizzatore etico della modernità.&nbsp;</p>



<p>Non è più soltanto un conflitto. È diventata una chiave interpretativa universale: qualunque discussione, dalla politica estera all&#8217;identità occidentale, finisce inevitabilmente per passare da lì.</p>



<p>Come per il Vietnam, ci troviamo di fronte ad un fenomeno prevalentemente&nbsp;emozionale, capace di scavalcare la complessità dei fatti con una narrazione binaria e rassicurante per chi la abbraccia.</p>



<p>Nell&#8217;universo di questa nuova protesta, lo schema si replica rigido: da una parte c&#8217;è l&#8217;Occidente — rappresentato dagli Stati Uniti e da Israele, marchiato con la formula definitoria di &#8220;Stato genocida&#8221; — e dall&#8217;altra la causa palestinese.&nbsp;</p>



<p>Un&#8217;impostazione che, per alimentare il proprio fuoco, tende a cancellare deliberatamente i contorni più scomodi della realtà.</p>



<p>Il Pantheon e gli altarini sono cambiati, ma il cortocircuito ideologico è lo stesso.&nbsp;</p>



<p>Se cinquant&#8217;anni fa si mitizzavano i dittatori comunisti in nome della &#8220;liberazione dei popoli&#8221;, oggi si preferisce ignorare la realtà quotidiana di Gaza: una popolazione tenuta in ostaggio prima di tutto da&nbsp;Hamas, un movimento fondamentalista i cui valori guida — in materia di diritti umani, libertà individuali, condizione femminile e minoranze — sono l&#8217;esatto opposto di quei valori liberali ed europei in nome dei quali i manifestanti dicono di scendere in piazza.&nbsp;</p>



<p>Che Israele abbia commesso errori gravissimi è materia di discussione politica e storica.&nbsp;</p>



<p>Ma trasformare Hamas in un dettaglio irrilevante significa mutilare deliberatamente la realtà.</p>



<p>Così ogni stagione ideologica sceglie accuratamente le proprie vittime, i propri carnefici e, soprattutto, i fatti che preferisce non vedere.</p>



<p>Ieri Mao ed il Che, oggi — in un paradosso ancora più grottesco per la sinistra occidentale — il corteggiamento intollerabile verso l&#8217;islamismo radicale e la teocrazia iraniana.</p>



<p>Ma nella tempesta emotiva la coerenza logica è la prima a naufragare.&nbsp;</p>



<p>La causa palestinese è diventata un&nbsp;contenitore ideologico, un simbolo globale di &#8220;resistenza&#8221; contro l&#8217;Occidente, esattamente come la bandiera del Fronte di Liberazione Nazionale Vietnamita cinquant&#8217;anni fa.</p>



<p>Accorgersi di questa analogia non significa negare la sofferenza delle vittime civili di Gaza, né assolvere gli errori e le responsabilità dei governi coinvolti.&nbsp;</p>



<p>Significa semplicemente prendere atto che l&#8217;Occidente soffre di periodici&nbsp;sussulti di auto sfregio e colpevolizzazione, in cui la ricerca della complessità cede il passo al fascino del dogma.&nbsp;</p>



<p>Allora fu il Sud-est asiatico, oggi è il Medio Oriente.&nbsp;</p>



<p>I nomi cambiano, la geografia pure, ma la tentazione di usare un conflitto lontano per regolare i conti con la nostra civiltà rimane tristemente la stessa.</p>



<p>Concludendo,&nbsp;negli anni Sessanta la protesta era, almeno in parte, alimentata dall&#8217;antiamericanismo.&nbsp;</p>



<p>Oggi la rivolta contro Israele è spesso diventata il veicolo di qualcosa di più ampio: una critica radicale all&#8217;intera civiltà occidentale.&nbsp;</p>



<p>Non è più soltanto una posizione su una guerra. È una visione del mondo, nella quale l&#8217;Occidente è considerato il colpevole per definizione, ed ogni suo avversario tende a beneficiare di una sorta di presunzione morale favorevole.</p>



<p>Morale della favola: le guerre finiscono, le illusioni ideologiche molto meno.&nbsp;</p>



<p>Cambiano le bandiere, cambiano gli slogan, cambiano i volti dei rivoluzionari.&nbsp;</p>



<p>Ma ogni generazione sembra aver bisogno del proprio conflitto lontano da trasformare in una religione civile, nella convinzione che il “Bene” abiti sempre da una parte soltanto.&nbsp;</p>



<p>La storia non si ripete.&nbsp;</p>



<p>Rima.&nbsp;</p>



<p>E, quando smettiamo di ascoltarne la metrica, rischiamo di commettere sempre gli stessi errori.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vietnam-ieri-gaza-oggi-la-storia-non-si-ripete-ma-fa-rima/">Vietnam ieri, Gaza oggi. La storia non si ripete. Ma fa rima</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Francia, stop ai social per gli under 15: primo Paese in Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:01:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[stop]]></category>
		<category><![CDATA[under 15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Francia diventa il primo Paese europeo a vietare l&#8217;accesso ai social media ai minori di 15 anni. Il Parlamento ha dato il via libera definitivo alla legge, approvata dall&#8217;Assemblea Nazionale con 279 voti a favore e 81 contrari dopo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La Francia diventa il primo Paese europeo a vietare l&#8217;accesso ai social media ai minori di 15 anni. Il Parlamento ha dato il via libera definitivo alla legge, approvata dall&#8217;Assemblea Nazionale con 279 voti a favore e 81 contrari dopo il passaggio al Senato. La norma, fortemente voluta da Emmanuel Macron come misura simbolo del suo mandato, entrerà in vigore a settembre e imporrà alle piattaforme di dotarsi di sistemi di verifica dell&#8217;età, tema al centro di forti discussioni. Il provvedimento include anche il divieto di utilizzo degli smartphone nelle scuole superiori.</p>
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		<title>La Liga spagnola attacca la FIFA: “Sta distruggendo il calcio, Infantino deve dimettersi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della Liga spagnola Javier Tebas lancia un duro attacco alla FIFA e al suo presidente Gianni Infantino, accusandoli di mettere a rischio il futuro del calcio nazionale e chiedendo un cambio ai vertici dell&#8217;organizzazione mondiale. In un&#8217;intervista alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il presidente della Liga spagnola Javier Tebas lancia un duro attacco alla FIFA e al suo presidente Gianni Infantino, accusandoli di mettere a rischio il futuro del calcio nazionale e chiedendo un cambio ai vertici dell&#8217;organizzazione mondiale.</p>



<p>In un&#8217;intervista alla Gazzetta dello Sport, Tebas ha criticato l&#8217;ipotesi di un ulteriore ampliamento dei Mondiali, dopo il passaggio a 48 squadre previsto per l&#8217;edizione 2026, e la possibilità di arrivare a 64 nazionali nel torneo del 2030.</p>



<p>«Aumentare il numero delle nazionali non ha senso», ha dichiarato il numero uno della Liga, sostenendo che il calcio non possa ruotare esclusivamente attorno alla Coppa del Mondo. Secondo Tebas, sono i campionati nazionali a sostenere economicamente e sportivamente il movimento, garantendo lavoro e stabilità a migliaia di persone.</p>



<p>«Stanno distruggendo l&#8217;industria del calcio, che genera decine di migliaia di posti di lavoro, per un evento che dura 40 giorni e coinvolge una minoranza di giocatori», ha affermato. La richiesta è quella di ridurre gli impegni delle nazionali e tutelare maggiormente i tornei di club, a tutti i livelli.</p>



<p>Tebas ha poi puntato direttamente contro Infantino, definendo concluso il suo ciclo alla guida della FIFA: «Il suo tempo è scaduto». Secondo il presidente della Liga, però, il sistema attuale renderebbe difficile un cambiamento, perché il presidente FIFA gode del sostegno delle federazioni e non ci sarebbero candidati pronti a sfidarlo.</p>



<p>L&#8217;esponente spagnolo ha anche criticato la gestione della FIFA in occasione della vicenda legata alla sospensione dell&#8217;attaccante statunitense Folarin Balogun, la cui squalifica è stata congelata dalla commissione disciplinare permettendogli di giocare una partita dei Mondiali. Tebas ha sostenuto che, in caso di eliminazione degli Stati Uniti, la vicenda avrebbe potuto avere conseguenze politiche per Infantino.</p>



<p>Secondo il presidente della Liga, quella decisione sarebbe solo uno degli esempi di un&#8217;organizzazione che, a suo giudizio, prenderebbe decisioni orientate più agli interessi della FIFA che a quelli del calcio.</p>



<p>Tebas ha infine contestato anche alcune scelte organizzative legate ai Mondiali, tra cui le pause per l&#8217;idratazione. A suo avviso, in alcuni casi non sarebbero state introdotte per esigenze climatiche, ma per motivi legati agli spazi pubblicitari e alla gestione televisiva dell&#8217;evento.</p>
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		<title>Minacce all&#8217;eurodeputata Alessandra Moretti, recapitata una lettera con una foto di un uomo armato: denunciato il caso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 13:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove minacce nei confronti dell&#8217;eurodeputata del Partito Democratico Alessandra Moretti. L&#8217;esponente vicentina ha ricevuto una lettera contenente frasi intimidatorie accompagnate dalla fotografia di un uomo armato di pistola. La missiva, secondo quanto emerso, è firmata con la dicitura «Potere al<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Nuove minacce nei confronti dell&#8217;eurodeputata del Partito Democratico Alessandra Moretti. L&#8217;esponente vicentina ha ricevuto una lettera contenente frasi intimidatorie accompagnate dalla fotografia di un uomo armato di pistola. La missiva, secondo quanto emerso, è firmata con la dicitura «Potere al Popolo». Sull&#8217;episodio è stata presentata denuncia alla Procura di Vicenza, che ha avviato gli accertamenti per risalire all&#8217;autore.</p>



<p>Moretti ha spiegato di aver denunciato immediatamente l&#8217;accaduto e di non avere alcuna intenzione di lasciarsi intimidire.</p>



<p>«Ho subito denunciato l&#8217;accaduto alla Procura di Vicenza – afferma l&#8217;eurodeputata –. Non sono una che si spaventa, né che si è mai fatta intimorire dalle numerose minacce violente ricevute».</p>



<p>L&#8217;esponente dem ribadisce che continuerà a portare avanti la propria attività politica: «Anche questa volta continuerò nel mio lavoro, con serietà e impegno, portando avanti le battaglie che mi caratterizzano. Ho sporto denuncia perché penso che gli autori di simili gesti vadano puniti come prevede la legge».</p>



<p>Moretti richiama inoltre l&#8217;attenzione sul fenomeno delle intimidazioni rivolte alle donne impegnate nella vita pubblica. «Le donne che si espongono in politica, come nel giornalismo o in altri ambiti, sono spesso oggetto di manifestazioni di odio irripetibili che non vanno mai derubricate o minimizzate come semplici goliardate. Chi minaccia, chi usa violenza e prepotenza va punito».</p>



<p>Secondo quanto emerso, nella lettera sarebbero presenti riferimenti all&#8217;attività politica dell&#8217;eurodeputata su temi come la ricerca scientifica, le campagne vaccinali, il ruolo dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, la gestione dei flussi migratori e i diritti.</p>



<p>Gli investigatori stanno ora analizzando la missiva per identificarne il mittente e chiarire l&#8217;origine delle minacce.</p>
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		<title>MPS contesa. C&#8217;è chi porta un assegno. E chi una serenata sotto il balcone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Siamo nel pieno dell&#8217;estate. I giornali discutono se il caldo durerà fino a Ferragosto, i social litigano sul prezzo degli ombrelloni, ed il risiko bancario è stato confinato nelle pagine che leggono soltanto gli operatori di Borsa e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Siamo nel pieno dell&#8217;estate. I giornali discutono se il caldo durerà fino a Ferragosto, i social litigano sul prezzo degli ombrelloni, ed il risiko bancario è stato confinato nelle pagine che leggono soltanto gli operatori di Borsa e qualche insonne con la passione dei prospetti informativi.<br>Peccato.<br>Perché la commedia è una delle migliori degli ultimi anni.<br>Nella partita per conquistare Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Banco BPM sembrano infatti convinte di partecipare allo stesso torneo.<br>Il problema è che stanno praticando due sport completamente diversi.<br>Intesa si è presentata con il trolley già chiuso. Ha depositato un&#8217;OPAS vera: numeri, concambio, calendario, condizioni, autorizzazioni, documentazione.<br>Tradotto dal &#8220;banchese&#8221; all&#8217;italiano corrente: &#8220;Questo è il prezzo. Questo è il contratto. Se vi va, firmiamo.&#8221;<br>Banco BPM, invece, si è presentata con una chitarra sotto il balcone. Più che un&#8217;offerta, una serenata. Più che un progetto industriale, una seduta di terapia di coppia: &#8220;Sediamoci, parliamone, immaginiamo insieme il nostro futuro.&#8221;<br>In pratica, Intesa arriva dal notaio con il rogito già pronto.<br>Banco BPM con un mazzo di rose ed una playlist di Eros Ramazzotti.<br>Entrambi parlano d&#8217;amore; ma soltanto uno ha già fissato la data del matrimonio.<br>Il problema è che le fusioni bancarie, contrariamente agli amori estivi, prima o poi devono fare i conti con una fastidiosa invenzione chiamata matematica.<br>Perché il famoso &#8220;matrimonio tra pari&#8221; suona bellissimo nei convegni, nelle presentazioni PowerPoint, e nelle interviste ai giornali economici; è una di quelle formule che fanno impazzire consulenti e Banchieri d&#8217;affari.<br>Suona bene. Rassicura tutti. Fa sentire ciascuno importante.<br>È una di quelle espressioni che appartengono alla stessa famiglia di &#8220;spending review&#8221;, &#8220;sviluppo sostenibile&#8221;, &#8220;pace fiscale&#8221; o &#8220;cabina di regia&#8221;: locuzioni elegantissime che sembrano risolvere ogni problema semplicemente pronunciandole.<br>Peccato che, qualche settimana dopo, qualcuno debba pur decidere chi comanda.<br>E lì la poesia lascia spazio al codice civile.<br>Banco BPM continua infatti a promettere marchi salvaguardati, sedi storiche e senesità rispettate, governance condivisa, continuità territoriale e sinergie.<br>Le sinergie, le creature mitologiche della finanza; tutti giurano di averle viste; ma nessuno riesce mai a fotografarle prima della fusione.<br>È un po&#8217; come quei cataloghi immobiliari dove ogni appartamento è &#8220;luminoso&#8221;, &#8220;accogliente&#8221; e &#8220;vicino ai servizi&#8221;.<br>Poi vai a visitarlo e scopri che il soggiorno coincide con il pianerottolo e la &#8220;vista panoramica&#8221; dà direttamente sul cassonetto dell&#8217;umido.<br>Il dettaglio curioso è che, mentre Intesa ha già messo i soldi sul tavolo, Banco BPM continua a vendere il plastico della casa che forse costruirà un giorno.<br>Perché c&#8217;è un piccolo particolare che continua ostinatamente a mancare.<br>Il rapporto di cambio, cioè il prezzo che, curiosamente, è proprio l&#8217;unica cosa che interessa agli azionisti, che saranno anche avidi capitalisti, ma inevitabilmente curano i propri interessi.<br>È come entrare in un concessionario d&#8217;auto dove il venditore ti descrive magnificamente il motore, il design, il comfort, la sicurezza, la filosofia del marchio ed i valori aziendali.<br>Poi chiedi quanto costa, e lui ti risponde: &#8220;Parliamone. L&#8217;importante è il viaggio.&#8221;<br>Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, naturalmente non è nato ieri. Ascolta tutti, sorride, ringrazia, invita ad approfondire.<br>Che, nel raffinato linguaggio della finanza, significa: &#8220;Continuate pure a corteggiarmi. Più litigate voi, più salgo di prezzo.&#8221;<br>Ed è esattamente quello che farebbe chiunque abbia due pretendenti sufficientemente facoltosi.<br>Se Banco BPM trasformerà finalmente il romanticismo in una proposta vincolante, tanto meglio.<br>Se invece resterà nel mondo delle dichiarazioni d&#8217;intenti, avrà comunque svolto un prezioso servizio; far capire ad Intesa che Montepaschi non è una preda scontata.<br>In fondo è una strategia brillante, persino una proposta ancora immaginaria può produrre effetti molto reali.<br>Resta però la domanda che aleggia sulla vicenda come un condizionatore guasto in pieno agosto.<br>Banco BPM vuole davvero comprare MPS?<br>Oppure vuole soprattutto impedire che lo faccia qualcun altro?<br>Perché sono due mestieri completamente diversi.<br>Nel primo servono miliardi.<br>Nel secondo bastano comunicati stampa ben scritti, qualche intervista strategica e la ripetizione ossessiva dell&#8217;espressione &#8220;fusione tra pari&#8221;, che nel lessico bancario ricorre con la stessa frequenza con cui nei concorsi di bellezza ricorre la frase: &#8220;La cosa più importante è la pace nel mondo.&#8221;<br>Prima o poi, però, arriverà il giorno della verità.<br>Le favole hanno un difetto terribile. Funzionano magnificamente finché nessuno tira fuori la calcolatrice.<br>Perché nel capitalismo, proprio come nell&#8217;amore, promettere costa pochissimo.<br>Il momento davvero imbarazzante arriva quando il notaio appoggia il contratto sul tavolo e chiede gli assegni.<br>È lì che, improvvisamente, i poeti si dividono dai compratori.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Caso Roggero. Quando l&#8217;ideologia perde contatto con la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Non pensavo di tornare sul caso Roggero. Eppure era inevitabile.&#160; Una vicenda così simbolica non poteva esaurirsi nelle sentenze dei Tribunali.&#160; Troppo forte il suo impatto sull&#8217;opinione pubblica, e troppo prevedibili le sue ricadute politiche. Ma oggi la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caso-roggero-quando-lideologia-perde-contatto-con-la-realta/">Caso Roggero. Quando l&#8217;ideologia perde contatto con la realtà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Non pensavo di tornare sul caso Roggero. Eppure era inevitabile.&nbsp;</p>



<p>Una vicenda così simbolica non poteva esaurirsi nelle sentenze dei Tribunali.&nbsp;</p>



<p>Troppo forte il suo impatto sull&#8217;opinione pubblica, e troppo prevedibili le sue ricadute politiche. Ma oggi la cronaca interessa meno dei numeri, perché questi raccontano molto meglio dove sta andando il Paese.</p>



<p>Quindi, per comprendere davvero la direzione in cui si sta muovendo il Paese, è necessario superare la barriera delle tifoserie e guardare ai dati concreti sul sentimento dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>In questo senso, la recente rilevazione demoscopica condotta dall&#8217;istituto demoscopico Noto offre una fotografia nitida e, per certi versi, dirompente del sentire comune.</p>



<p>Il punto di partenza è il consenso quasi plebiscitario attorno ad una delle misure più discusse del nuovo pacchetto sicurezza: lo stop ai risarcimenti economici per i criminali che rimangono feriti o uccisi dalla reazione delle loro vittime durante la commissione di gravi reati.&nbsp;</p>



<p>Questa norma incassa il favore di ben tre italiani su quattro (il 75%).&nbsp;</p>



<p>Se il dato sfiora l&#8217;unanimità tra le fila del centrodestra (oltre il 90%), la vera sorpresa arriva dall&#8217;elettorato progressista.&nbsp;</p>



<p>A dispetto delle solite incertezze dalle opposizioni, la base elettorale si muove in direzione ostinata e contraria: il 50% di chi vota il Partito Democratico si dice favorevole al provvedimento, quota che sale addirittura al 54% tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle.</p>



<p>Questa convergenza trasversale si riflette inevitabilmente anche sul giudizio umano e giudiziario del caso Roggero.&nbsp;</p>



<p>La condanna in primo grado a 14 anni e 9 mesi viene percepita come una sanzione eccessivamente punitiva dalla maggioranza assoluta del Paese (il 56%).&nbsp;</p>



<p>Una percentuale che scende al 23% tra chi la ritiene equa, e ad appena il 13% tra chi avrebbe voluto una pena ancora più dura.</p>



<p>Anche in questo caso, le sfumature politiche raccontano di un elettorato di sinistra tutt&#8217;altro che compatto: sebbene tra i Dem prevalga la linea della fermezza giudiziaria, un significativo 34% dei loro elettori reputa la condanna troppo severa, percentuale che schizza al 48% — quasi la metà — all&#8217;interno del M5S.&nbsp;</p>



<p>Più sfumato e divisivo è invece il tema di un eventuale provvedimento di grazia (favorevole il 48% contro il 44% di contrari), una polarizzazione legata al fatto che la grazia rimane una misura&nbsp;ad personam, laddove i cittadini chiedono risposte strutturali e leggi ordinarie valide per tutti.&nbsp;</p>



<p>Se a destra l&#8217;idea della grazia raccoglie l&#8217;80% dei consensi, non va sottovalutato quel 25% di elettori PD e quel 33% di grillini che si dicono comunque a favore.</p>



<p>Ovviamente, la Giustizia non può e non deve essere amministrata a furia di sondaggi, né i Tribunali possono farsi guidare dall&#8217;emotività collettiva.&nbsp;</p>



<p>Ciononostante, ignorare la profonda domanda di tutela e di certezza del diritto che emerge da queste percentuali sarebbe un errore politico imperdonabile.&nbsp;</p>



<p>La vicinanza emotiva al gioielliere, e l&#8217;approvazione delle nuove norme governative, non sono il frutto di una generica sete di vendetta, ma il sintomo di una crisi ben più profonda che investe il patto sociale tra il cittadino e lo Stato.</p>



<p>Il vero limite strategico dei leader del cosiddetto &#8220;Campo largo&#8221; risiede proprio nell&#8217;incapacità di decodificare questo malessere.&nbsp;</p>



<p>La risposta tradizionale della sinistra si limita da sempre ad invocare stancamente il potenziamento dei presidi delle forze dell&#8217;ordine e maggiori investimenti economici nella sicurezza.&nbsp;</p>



<p>Una ricetta burocratica che ormai&nbsp;non sembra più convincere nemmeno una parte consistente del suo stesso elettorato.</p>



<p>L&#8217;irritazione profonda della collettività, infatti, non scaturisce semplicemente dalla quantità numerica dei reati quotidiani, quanto piuttosto dall&#8217;insopportabile percezione dell&#8217;impunità: la frustrazione di vedere i criminali catturati ritornare in totale libertà nel giro di poche ore (i borseggiatori di Venezia ne sono l’esempio più palese).</p>



<p>Ma dietro l&#8217;errore politico si nasconde a mio avviso un&#8217;incomprensione sociologica ancora più grave, alimentata dalle storiche scorie ideologiche di una certa sinistra radicale.&nbsp;</p>



<p>Esiste infatti un legame mai risolto, una diffidenza atavica, che unisce i settori dell&#8217;antagonismo militante e dei centri sociali in un&#8217;ostilità preconcetta verso le forze dell&#8217;ordine.&nbsp;</p>



<p>Una distorsione prospettica che riemerge ciclicamente nelle cronache e sulle piattaforme social: basti pensare a come, in questi giorni, si sia assistito in Rete ad una proliferazione di messaggi volti quasi a santificare la figura di Carlo Giuliani, dipinto come un martire eroico della &#8220;repressione di Stato&#8221;, anziché come un ragazzo con il passamontagna colto nell&#8217;atto di scagliare un estintore contro un&#8217;autovettura dei Carabinieri.&nbsp;</p>



<p>Fino a quando una parte della sinistra continuerà a confondere gli aggressori con le vittime, ed a guardare le divise con sospetto ideologico, non sarà mai in grado di sintonizzarsi con le richieste reali del Paese.&nbsp;</p>



<p>Si continua a tarare il discorso pubblico sulla categoria astratta della &#8220;paura del crimine&#8221;, senza accorgersi che il vero motore del risentimento popolare è l&#8217;indignazione di fronte all&#8217;ingiustizia, all&#8217;impunità ed alla difesa a oltranza di chi vìola le regole.&nbsp;</p>



<p>È questa rabbia silenziosa che rischia di rendere l&#8217;intera opinione pubblica sensibile a pulsioni radicali, o a narrazioni basate sull&#8217;idea di un &#8220;mondo al contrario&#8221;.</p>



<p>La quotidianità dei cittadini è costellata da paradossi in cui la prepotenza sembra avere la meglio sulla legalità e sul buon senso, lasciando l&#8217;individuo in una condizione di totale isolamento ed impotenza.</p>



<p>È’ lo scenario deformato di chi delinque ed assurge allo status di vittima meritevole di indennizzo, ma è anche la realtà delle occupazioni abusive di case popolari, dei parchi cittadini ceduti al controllo del narcotraffico, delle violenze subite dagli insegnanti nelle aule, o dal personale sanitario nei pronto soccorso.&nbsp;</p>



<p>Per non parlare dei ricorsi giudiziari contro i verdetti scolastici, della burocrazia opprimente e di una giustizia civile e penale esasperatamente lenta.</p>



<p>In sostanza, le Istituzioni avanzano una richiesta legittima — &#8220;rinunciate alla forza, alla sicurezza ci pensiamo noi&#8221; — ma poi si rivelano incapaci di tradurre questo monopolio nel rispetto effettivo delle regole ed in una reale protezione dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>È’ questo il punto di massima fragilità delle posizioni progressiste e garantiste: si finisce per disarmare i soggetti più vulnerabili in nome della tutela dei diritti, senza avere la benché minima soluzione per evitare che il tessuto sociale si trasformi in una terra di nessuno dominata dai più forti.</p>



<p>Il dibattito sul caso Roggero e sulle riforme penali tocca dunque una corda scoperta che va ben oltre la contesa di parte.&nbsp;</p>



<p>Una democrazia liberale vive di equilibrio tra diritti e doveri, tra garanzie e sicurezza.&nbsp;</p>



<p>Ma questo equilibrio diventa impossibile quando lo Stato dimentica la distinzione più elementare: quella tra chi viola la legge e chi ne è vittima.&nbsp;</p>



<p>È da questa percezione, prima ancora che dalla paura del crimine, che nasce oggi la sfiducia di milioni di cittadini.</p>



<p>In conclusione, il problema non è che gli italiani chiedano più severità.&nbsp;</p>



<p>Il problema è che non credono più che lo Stato sappia proteggerli.</p>



<p>E quando perfino gli elettori progressisti smettono di fidarsi delle ricette progressiste sulla sicurezza, il problema non è più elettorale: è culturale.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caso-roggero-quando-lideologia-perde-contatto-con-la-realta/">Caso Roggero. Quando l&#8217;ideologia perde contatto con la realtà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Risultati epici al botteghino: in meno di una settimana &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan ha già recuperato il budget</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un debutto da kolossal per &#8220;L&#8217;Odissea&#8221;, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Un debutto da kolossal per <strong>&#8220;L&#8217;Odissea&#8221;</strong>, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più attesi e di maggior successo dell&#8217;estate cinematografica.</p>



<p>A tre anni dal trionfo di <strong>&#8220;Oppenheimer&#8221;</strong>, premiato con sette Oscar e capace di incassare oltre 975 milioni di dollari nel mondo, il regista britannico è tornato sul grande schermo con un progetto ancora più ambizioso: portare al cinema l&#8217;epopea di Ulisse con una produzione da 250 milioni di dollari.</p>



<p>Il film, distribuito dal 15 luglio, ha conquistato il pubblico nonostante la durata di quasi tre ore. A trainarlo un cast stellare che comprende <strong>Matt Damon</strong> nel ruolo di Ulisse, insieme ad <strong>Anne Hathaway</strong>, <strong>Charlize Theron</strong> e <strong>Tom Holland</strong>.</p>



<p>Nel weekend di debutto negli Stati Uniti e in Canada, secondo le prime stime del settore, &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; ha raggiunto il primo posto al box office nordamericano con <strong>124,5 milioni di dollari</strong> di incassi. Nei 73 mercati internazionali in cui è stato distribuito, il film ha aggiunto altri <strong>139,6 milioni di dollari</strong>, portando il totale globale a <strong>264,1 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>Un risultato che ha permesso alla pellicola di recuperare già il budget stimato di produzione, pari a circa <strong>250 milioni di dollari</strong>.</p>



<p>Il nuovo lavoro di Nolan è una delle produzioni più imponenti della sua carriera. Il film è stato girato in <strong>sei Paesi</strong>, tra cui Grecia, Marocco e Italia, con numerose scene realizzate in mare e utilizzando telecamere IMAX, una tecnologia che garantisce immagini ad altissima risoluzione ma richiede una complessa organizzazione tecnica.</p>



<p>Un viaggio cinematografico nell&#8217;antica Grecia che punta a trasformare il poema di Omero, scritto circa tremila anni fa, in uno spettacolo visivo di dimensioni globali. I primi numeri al botteghino sembrano confermare che la scommessa di Nolan è già partita con il vento in poppa.</p>
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		<title>Denti che si autoriparano e ricrescono: la medicina rigenerativa cambia il futuro del dentista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un approfondimento della BBC, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un approfondimento della <strong>BBC</strong>, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti o a riparare quelli danneggiati sfruttando cellule staminali e processi biologici, riducendo in futuro il ricorso a otturazioni, impianti e protesi.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è superare gli attuali trattamenti odontoiatrici, che rappresentano spesso una soluzione temporanea. Le otturazioni, ad esempio, possono durare da cinque a vent&#8217;anni, ma richiedono spesso interventi successivi e non ripristinano il funzionamento biologico del dente, limitandosi a sostituire il tessuto danneggiato con materiali artificiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La salute dei denti è fondamentale per tutto l&#8217;organismo</h3>



<p>La salute orale ha effetti ben più ampi della semplice bocca. Le infezioni gengivali e i batteri responsabili delle malattie parodontali sono stati associati a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, infezioni respiratorie e persino al morbo di Alzheimer. La perdita dei denti è inoltre correlata a un maggiore rischio di malattie, a una riduzione della qualità della vita e a un aumento della mortalità.</p>



<p>Anche l&#8217;aspetto psicologico è importante: perdere uno o più denti può compromettere la capacità di mangiare, parlare e sorridere, con conseguenze sul benessere sociale ed emotivo già a partire dall&#8217;infanzia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;idea delle &#8220;otturazioni viventi&#8221;</h3>



<p>Tra i filoni di ricerca più promettenti c&#8217;è quello portato avanti dalla biochimica Hannele Ruohola-Baker dell&#8217;Università di Washington.</p>



<p>Studiando i denti del giudizio donati alla ricerca, il suo gruppo ha scoperto che le cellule responsabili della produzione dello smalto, chiamate ameloblasti, scompaiono una volta completata la crescita del dente. Per superare questo limite, i ricercatori stanno utilizzando cellule staminali, guidandole a trasformarsi sia in ameloblasti sia in odontoblasti, le cellule che producono la dentina.</p>



<p>Combinando queste cellule è stato possibile ottenere in laboratorio un organoide dentale capace di produrre autonomamente proteine dello smalto. In prospettiva, queste proteine potrebbero essere impiegate per realizzare &#8220;otturazioni viventi&#8221; o per riparare denti scheggiati. L&#8217;obiettivo finale è ancora più ambizioso: impiantare cellule ingegnerizzate nella bocca del paziente e lasciare che sia l&#8217;organismo a ricostruire un nuovo dente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Carie che si riparano da sole</h3>



<p>Un altro filone di ricerca riguarda la dentina, il tessuto situato sotto lo smalto.</p>



<p>La professoressa Anne George, dell&#8217;Università dell&#8217;Illinois di Chicago, studia le proteine che regolano la crescita, la mineralizzazione e l&#8217;autoriparazione della dentina. Il suo gruppo ha individuato uno dei geni fondamentali nella formazione di questo tessuto, aprendo la strada a possibili terapie capaci di stimolare il dente a produrre nuova dentina e riparare autonomamente le carie, senza ricorrere alle tradizionali otturazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché gli impianti non sono la soluzione perfetta</h3>



<p>Oggi, quando un dente è gravemente compromesso, la soluzione più comune è l&#8217;estrazione seguita dall&#8217;inserimento di un impianto.</p>



<p>Anche questa tecnologia presenta però alcuni limiti. Gli impianti non possiedono terminazioni nervose e non trasmettono le stesse sensazioni dei denti naturali durante la masticazione, aumentando il rischio di esercitare una forza eccessiva e danneggiarli. Inoltre possono essere colonizzati dai batteri, favorendo infezioni che mettono a rischio anche i denti sani vicini. Le corone artificiali, infine, devono essere sostituite dopo circa 15 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Denti coltivati in laboratorio</h3>



<p>Un&#8217;altra strada è quella dei denti interamente coltivati in laboratorio.</p>



<p>Ana Angelova Volponi, direttrice dell&#8217;odontoiatria rigenerativa del King&#8217;s College di Londra, ritiene che una sostituzione biologica possa rappresentare una soluzione molto più duratura rispetto agli impianti tradizionali.</p>



<p>Il suo gruppo ha già ottenuto strutture dentali ibride combinando cellule gengivali umane con cellule dentali di topo, riuscendo a formare radici vitali in fase di sviluppo. L&#8217;obiettivo è ora riprodurre completamente il processo biologico utilizzando biomateriali capaci di guidare la formazione di un dente perfettamente funzionante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa insegnano squali e maiali</h3>



<p>La ricerca guarda anche al mondo animale.</p>



<p>A differenza degli esseri umani, gli squali sostituiscono continuamente i denti per tutta la vita. Anche elefanti e canguri sviluppano più serie di molari.</p>



<p>I maiali presentano una caratteristica particolarmente interessante: nelle loro mascelle sono presenti diversi abbozzi di denti permanenti non ancora erotti. Sfruttando questa peculiarità, un gruppo guidato dalla professoressa Pamela Yelick della Tufts School of Dental Medicine è riuscito a far crescere strutture simili a denti umani in maiali nani dello Yucatan.</p>



<p>I ricercatori hanno combinato cellule umane produttrici di dentina con cellule suine produttrici di smalto, coltivandole su un supporto bioingegnerizzato che riproduce l&#8217;ambiente naturale del dente. Dopo circa tre mesi si sono sviluppate strutture molto simili a denti naturali.</p>



<p>Il prossimo obiettivo sarà ottenere lo stesso risultato direttamente nella bocca di un paziente, eliminando completamente l&#8217;impiego di cellule animali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Serviranno ancora anni</h3>



<p>Nonostante i risultati ottenuti, gli esperti invitano alla prudenza. Prima di arrivare alle sperimentazioni cliniche sull&#8217;uomo saranno necessari ulteriori studi, test su modelli animali e anni di sviluppo tecnologico.</p>



<p>Le conoscenze acquisite, tuttavia, potrebbero avere ricadute anche in altri settori della medicina rigenerativa, contribuendo alla ricostruzione di ossa, organi e altri tessuti complessi.</p>



<p>Per gli scienziati coinvolti, il futuro dell&#8217;odontoiatria sarà sempre meno orientato alla semplice riparazione dei danni e sempre più alla rigenerazione biologica dei tessuti. Sebbene il traguardo sia ancora lontano, le prospettive vengono considerate molto promettenti.</p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;ultimo ballo del numero 10. Il giorno in cui il tempo sconfisse Messi</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:16:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Umberto Baldo La finale è spesso la più malinconica delle partite di un Campionato del Mondo.Non è mai una partita normale.Se l’atto conclusivo del Mondiale 2026 fosse stato una normale sfida di calcio, per la Spagna avrebbe dovuto essere<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>di Umberto Baldo</p>



<p>La finale è spesso la più malinconica delle partite di un Campionato del Mondo.<br>Non è mai una partita normale.<br>Se l’atto conclusivo del Mondiale 2026 fosse stato una normale sfida di calcio, per la Spagna avrebbe dovuto essere il naturale compimento della sua superiorità.<br>Parliamo dei campioni d&#8217;Europa in carica. Della squadra che aveva eliminato la favoritissima Francia (e non dite di no!). Di un centrocampo probabilmente senza eguali nel calcio contemporaneo, capace di cambiare interpreti senza perdere un grammo di qualità.<br>Ma di fronte la Roja non aveva una squadra comune.<br>Aveva quella che il CT Lionel Scaloni ha definito una «banda di indios»: non certo un riferimento etnico, ma il ritratto di quei ragazzacci di strada pronti a morire sul campo prima ancora che a perdere una partita.<br>Ne è uscita una partita più nervosa che bella, segnata dal netto predominio geometrico della Spagna e dalla pura feroce sofferenza dell&#8217;Argentina.<br>Una resistenza spinta spesso oltre il limite del regolamento, e culminata in un post-partita tesissimo, macchiato da accenni di rissa in campo.<br>Inutile nasconderlo: con il passare dei minuti la partita ha smesso di essere una finale, trasformandosi in un assedio.<br>Ogni possesso palla spagnolo scavava una crepa nella lucidità argentina.<br>Alla fine sono rimasti solo falli, proteste, sette ammonizioni e l&#8217;espulsione di Enzo Fernández: il referto arbitrale racconta meglio di qualsiasi commento il naufragio nervoso dell&#8217;Albiceleste.<br>Tuttavia, a far discutere i critici ed i commentatori di tutto il mondo — in particolare l&#8217;acida e puntualissima stampa inglese — non è stata tanto la contesa tattica, non il calcio giocato, ma il modo in cui l&#8217;Argentina ha scelto di perdere, valicando il confine che separa la sana “garra” agonistica dalla pura antisportività.<br>Ma l&#8217;istantanea che farà discutere la stampa internazionale per i prossimi mesi, una foto destinata a spiegare il Mondiale più di qualsiasi tabellino, è andata in scena sul podio della premiazione, regalando un vero e proprio caso diplomatico sportivo.<br>Subito dopo aver ricevuto la medaglia d&#8217;argento, i calciatori dell&#8217;Albiceleste si sono compattati a centrocampo. Nell&#8217;istante esatto in cui il capitano spagnolo Rodri alzava al cielo la Coppa del Mondo, l&#8217;intera squadra argentina si è voltata verso la curva dei propri tifosi, dando di fatto le spalle alla festa della Roja<br>Per i media globali e la critica (specie quella inglese) si è trattato di una clamorosa e imperdonabile mancanza di rispetto e di fair play.<br>Dall&#8217;ambiente argentino si getta acqua sul fuoco: nessun intento di snobbare i vincitori, solo il desiderio di omaggiare e ringraziare i tantissimi tifosi rimasti sugli spalti a sostenerli dopo la sconfitta.<br>Resta il fatto che la scelta del tempismo è stata quantomeno infelice, lasciando ai posteri una delle immagini più controverse della storia dei Mondiali.<br>In mezzo a questa trincea di nervi e orgoglio, si è consumato il dramma più grande: quello di Lionel Messi.<br>Immagine speculare della malinconia di questa finale; ha fatto stringere il cuore vederlo camminare impotente per lunghi tratti del match.<br>Il genio di Rosario si è acceso solo a sprazzi, con qualche lampo nel finale disperato, ma il peso degli anni e dell&#8217;usura si è fatto sentire tutto.<br>Faceva quasi male guardarlo. Perché per la prima volta sembrava un uomo costretto a rincorrere il tempo invece del pallone.<br>Eppure, è servito il secondo tempo supplementare e la zampata di Ferrán Torres al 106&#8242; perché la Spagna potesse finalmente averne ragione.<br>Il sipario cala con Leo Messi seduto in panchina, gli occhi pieni di lacrime.<br>Per una volta il tempo ha vinto lui.<br>È l&#8217;unico avversario che nemmeno il più grande calciatore della storia abbia potuto dribblare.<br>Ma quella lacrima non segna la fine di un mito.<br>Ne certifica soltanto l&#8217;eternità. Perché gli eroi smettono di vincere. Le leggende, invece, continuano a vivere molto dopo l&#8217;ultimo fischio dell&#8217;arbitro.<br>Gli dei del calcio concedono il talento, non l&#8217;immortalità.<br>Anche Achille aveva un tallone. Anche Messi aveva un calendario.<br>Il tempo gli ha tolto le gambe, ma non potrà mai sottrargli la leggenda.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il colpo di spugna sui No-Vax: se il perdono diventa complicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 07:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un tratto quasi antropologico che definisce il nostro Paese: una memoria cortissima, che scivola con troppa facilità in un perdono indistinto, generoso con chi ha sbagliato e profondamente insensibile verso chi ha pagato il prezzo più alto.&#160;<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è un tratto quasi antropologico che definisce il nostro Paese: una memoria cortissima, che scivola con troppa facilità in un perdono indistinto, generoso con chi ha sbagliato e profondamente insensibile verso chi ha pagato il prezzo più alto.&nbsp;</p>



<p>Non siamo necessariamente più buoni degli altri; siamo, molto più banalmente, più cialtroni.&nbsp;</p>



<p>E l’ultimo emendamento approvato in Commissione Affari Sociali alla Camera — che punta a riammettere nell&#8217;albo i medici radiati per le loro posizioni e condotte ultra-no-Vax durante la pandemia da Covid — ne è la&nbsp;dimostrazione plastica.&nbsp;</p>



<p>Nel&nbsp;teatro della politica italiana, pensare male è quasi sempre un dovere di cronaca.&nbsp;</p>



<p>È su questo tema è difficile, se non impossibile, scindere questa proposta dall&#8217;identità della forza politica che la promuove, Fratelli d’Italia.&nbsp;</p>



<p>Un Partito che, durante i mesi più bui della crisi sanitaria, ha sistematicamente lisciato il pelo alla galassia no-Vax, cavalcando il dissenso contro i vaccini e le restrizioni del Green Pass.&nbsp;</p>



<p>Oggi, quella che viene contrabbandata come un’operazione di pacificazione nazionale somiglia maledettamente ad una riga tirata a favore di ambienti elettorali vicini a quel mondo.&nbsp;</p>



<p>Un favore postumo, una sanatoria ideologica.</p>



<p>Ma la politica non può cancellare l’etica, né può riscrivere la storia a colpi di emendamenti.&nbsp;</p>



<p>Perché la radiazione dall&#8217;Ordine non è stata una punizione burocratica per non aver timbrato un cartellino; è stata la massima sanzione comminata a chi ha tradito la scienza, diffuso tesi complottiste, prescritto intrugli miracolosi, ed ingannato i pazienti.&nbsp;</p>



<p>Ha riguardato chi ha calpestato il Giuramento di Ippocrate ed i doveri deontologici nel momento in cui la comunità ne aveva più bisogno.</p>



<p>Se questa sanatoria dovesse passare, l’effetto sarebbe devastante: significherebbe mettere sullo stesso piano chi ha&nbsp;alimentato il complottismo e la disinformazione, magari&nbsp;cercando la ribalta ideologica,&nbsp;e chi, invece, ha onorato la professione fino all&#8217;estremo sacrificio.</p>



<p>La nostra memoria non può e non deve essere così corta da dimenticare il tributo di sangue pagato dalla sanità italiana.&nbsp;</p>



<p>Limitarlo ai soli medici sarebbe riduttivo.</p>



<p>Il sacrificio ha riguardato l&#8217;intero comparto: sono 383 i medici e gli odontoiatri caduti per il Covid, ma accanto a loro ci sono circa 90 infermieri e decine di operatori sociosanitari, tecnici ed autisti di ambulanza<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Centinaia di nomi che non si sono tirati indietro quando gli ospedali erano trincee e le tute di protezione scarseggiavano.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;emblema di quei mesi per quanto mi riguarda resta impresso nella fotografia di quell&#8217;infermiera crollata per la fatica sulla scrivania: il simbolo di una dedizione assoluta che ha accomunato ogni singolo camice e divisa in prima linea.&nbsp;</p>



<p>Donne e uomini che hanno guardato in faccia il virus e sono rimasti al loro posto per fedeltà alla Repubblica ed ai propri pazienti.&nbsp;</p>



<p>Il loro sacrificio è la pietra angolare su cui si regge la dignità del nostro sistema sanitario.</p>



<p>Ha perfettamente ragione il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, nel dichiararsi sconcertato.&nbsp;</p>



<p>Sanare d’ufficio le violazioni deontologiche non è un atto di clemenza: è uno schiaffo alla memoria di chi ha perso la vita in corsia, ed un insulto ai milioni di cittadini che hanno creduto nella scienza.</p>



<p>Se il principio del merito e della responsabilità personale ha ancora un valore in questo Paese, chi ha tradito la propria missione non può rientrare dalla finestra principale grazie ad un colpo di spugna politico.&nbsp;</p>



<p>C’è un limite oltre il quale il perdono diventa complicità, e la politica cialtrona diventa offesa alla memoria.&nbsp;</p>



<p>E quel limite a mio avviso lo abbiamo appena superato.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Il suicidio della Sinistra? Sperare in Vannacci…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 17:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(P.U.) C’è un paradosso politico e mediatico che merita una riflessione: una parte consistente dell’opposizione sembra aver trasformato Roberto Vannacci contemporaneamente nel simbolo del pericolo da combattere e nel protagonista da alimentare. Da un lato l’allarme continuo sul rischio di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>(P.U.) C’è un paradosso politico e mediatico che merita una riflessione: una parte consistente dell’opposizione sembra aver trasformato Roberto Vannacci contemporaneamente nel simbolo del pericolo da combattere e nel protagonista da alimentare. Da un lato l’allarme continuo sul rischio di una deriva autoritaria, dall’altro una presenza mediatica incessante, fatta di interviste, titoli, approfondimenti e ospitate che finiscono inevitabilmente per amplificarne la visibilità e consolidarne il ruolo politico.</p>



<p>È una strategia singolare: più si cerca di descriverlo come una minaccia, più lo si rende centrale nel dibattito pubblico. Ogni polemica, ogni dichiarazione sopra le righe, ogni scontro diventa un’occasione per rafforzarne la riconoscibilità presso un elettorato che magari non lo avrebbe mai preso in considerazione. La politica, del resto, vive anche di attenzione: e l’attenzione mediatica è spesso il primo capitale da accumulare.</p>



<p>La domanda allora è inevitabile: perché una parte della sinistra sembra quasi compiacersi della crescita di Vannacci? La risposta potrebbe essere nella speranza di assistere a una frattura interna al centrodestra. Un nuovo protagonista capace di mettere in difficoltà Giorgia Meloni, di indebolire la leadership della premier e di aprire crepe dentro una maggioranza che, fino ad oggi, ha dimostrato una capacità di tenuta che molti osservatori avevano sottovalutato.</p>



<p>Ma è proprio qui che potrebbe nascondersi l’errore più grande.</p>



<p>Perché puntare sulla crescita di Vannacci nella speranza che distrugga gli equilibri del centrodestra rischia di essere un calcolo miope. La storia politica italiana dimostra che, quando si arriva al momento delle elezioni, le diverse anime del centrodestra riescono quasi sempre a trovare una sintesi. Le divisioni interne, per quanto profonde, vengono spesso congelate davanti all’obiettivo comune del governo.</p>



<p>La matematica elettorale, inoltre, non è un dettaglio. La somma dei consensi dell’attuale coalizione di governo con una forza guidata o rappresentata da Vannacci potrebbe produrre un blocco conservatore ancora più ampio e competitivo. Un sistema elettorale che premia le coalizioni potrebbe trasformare una frammentazione interna in un vantaggio esterno. Il rischio per la sinistra è quello di lavorare, consapevolmente o meno, alla costruzione di un avversario ancora più forte.</p>



<p>Un eventuale governo di centrodestra allargato a una componente vannacciana sarebbe probabilmente più complesso, più litigioso e attraversato da maggiori tensioni interne. Ma questo non significa necessariamente più debole sul piano istituzionale. Anzi, potrebbe essere nella condizione di incidere profondamente sugli equilibri della Repubblica, arrivando perfino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Un passaggio che, considerando gli equilibri parlamentari, potrebbe portare per la prima volta nella storia repubblicana a un Capo dello Stato espressione piena della cultura politica della destra.</p>



<p>La sinistra, in questo scenario, rischierebbe di affidare il proprio futuro a una speranza fragile: che il centrodestra si spacchi, che Forza Italia assuma un ruolo di rottura che raramente ha esercitato, che gli equilibri interni alla maggioranza saltino da soli. Ma basare una strategia politica sugli errori degli avversari, senza riuscire a costruire un’alternativa credibile, è una strada pericolosa.</p>



<p>Il problema più evidente, però, riguarda la distanza tra la narrazione politica e la percezione di una parte dell’elettorato. Il tema della sicurezza ne è un esempio emblematico.</p>



<p>Da anni una parte della sinistra appare spesso più concentrata nel denunciare gli eccessi della retorica securitaria che nel costruire una propria risposta convincente sul tema. Ogni volta che un esponente della destra utilizza toni duri sull’immigrazione o sulla criminalità scatta una mobilitazione politica e mediatica, mentre troppo spesso la condizione delle vittime dei reati rimane sullo sfondo.</p>



<p>Difendere i diritti, compresi quelli delle persone accusate di un reato, è un principio fondamentale di uno Stato di diritto. Ma nella percezione di molti cittadini si è creato uno squilibrio: la sensazione che la tutela dell’autore di un’aggressione riceva più attenzione rispetto alla tutela di chi l’aggressione l’ha subita. Ed è proprio in quello spazio che la destra continua a raccogliere consenso.</p>



<p>Il paradosso è evidente: il governo di centrodestra non ha realizzato fino ad oggi una rivoluzione sul fronte della sicurezza paragonabile alle aspettative create durante la campagna elettorale. Molte delle promesse più ambiziose sono rimaste parzialmente inevase. Eppure, quando arrivano nuovi episodi di cronaca, il consenso delle forze che chiedono maggiore rigore continua spesso a crescere.</p>



<p>Perché? Perché la politica non viene giudicata solo sui risultati concreti, ma anche sulla capacità di interpretare paure, percezioni e priorità dell’opinione pubblica.</p>



<p>Anche il caso Lega racconta una contraddizione. Una parte del mondo politico sembra guardare con interesse alla crescita di Vannacci perché interpreta il fenomeno come il possibile colpo finale alla leadership di Matteo Salvini. Ma forse il ragionamento è incompleto.</p>



<p>La Lega di Salvini è certamente molto diversa da quella delle origini. Ha perso consenso rispetto agli anni del massimo consenso nazionale ed è oggi lontana dai numeri del passato. Tuttavia rimane una forza presente e determinante negli equilibri del centrodestra. E soprattutto non sembra esserci, al suo interno, una classe dirigente pronta a una vera sostituzione del leader.</p>



<p>Salvini ha attraversato anni di svolte politiche, cambi di linea e inversioni di rotta. Ma un partito composto in larga parte da dirigenti abituati alla fedeltà interna difficilmente produce una rivoluzione contro il proprio vertice. La speranza di una Lega completamente trasformata potrebbe quindi rivelarsi un’altra illusione.</p>



<p>Ma il problema della sinistra non riguarda solo la strategia elettorale. Esiste anche una questione più profonda su alcuni temi internazionali.</p>



<p>Il cosiddetto “campo largo” continua a convivere con posizioni molto diverse sulla politica estera, compresa la presenza di correnti critiche verso il sostegno occidentale all’Ucraina e più indulgenti nei confronti della Russia. È una contraddizione difficile da spiegare per una parte dell’elettorato progressista: ci si aspetta che una forza politica che si richiama ai valori democratici e ai diritti umani abbia una posizione netta contro ogni forma di autoritarismo e di imperialismo.</p>



<p>Naturalmente anche nel centrodestra esistono sensibilità differenti e posizioni controverse. Ma proprio per questo la contraddizione appare più evidente quando riguarda forze che storicamente si sono presentate come riferimento della difesa delle libertà e della democrazia.</p>



<p>Alla fine, il rischio per la sinistra italiana è quello di combattere la battaglia sbagliata. Concentrarsi ossessivamente sul fenomeno Vannacci, trasformandolo nel nemico assoluto, potrebbe significare contribuire alla sua crescita senza riuscire a costruire una proposta alternativa.</p>



<p>Un avversario politico non si sconfigge rendendolo più famoso. Si sconfigge offrendo una risposta migliore ai problemi reali delle persone.</p>



<p>Se invece la strategia diventa quella di sperare che un nuovo protagonista della destra distrugga la destra stessa, il rischio è di scoprire troppo tardi di aver lavorato per il proprio avversario.</p>



<p>Un vero suicidio politico.</p>
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		<title>Manhattan avvolta dal fumo: gli incendi canadesi fanno scattare l’allarme, aria pericolosa a New York (VIDEO)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 15:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nube grigia ha coperto lo skyline di Manhattan, trasformando il cielo di New York in uno scenario insolito e preoccupante. Il fumo proveniente dai vasti incendi boschivi che stanno devastando aree remote della provincia canadese dell’Ontario ha attraversato il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Una nube grigia ha coperto lo skyline di Manhattan, trasformando il cielo di New York in uno scenario insolito e preoccupante. Il fumo proveniente dai vasti incendi boschivi che stanno devastando aree remote della provincia canadese dell’Ontario ha attraversato il confine raggiungendo diversi Stati americani, con un forte peggioramento della qualità dell’aria.</p>



<p>Le autorità hanno lanciato l’allarme: con temperature previste fino a 32 gradi, l’aria nell’area metropolitana di New York potrebbe raggiungere livelli considerati <strong>pericolosi per la salute</strong>, invitando i cittadini a limitare il più possibile le attività all’aperto e a rimanere negli ambienti chiusi.</p>



<p>«La situazione è molto grave. Stiamo raggiungendo livelli di qualità dell’aria pericolosi per ogni newyorkese», ha dichiarato il sindaco di New York Zohran Mamdani, collegando l’emergenza agli effetti della crisi climatica. «Sono preoccupato perché sta aumentando i rischi che la nostra città deve affrontare».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Canada agli Stati Uniti: una lunga scia di fumo</h2>



<p>Il fumo degli incendi dell’Ontario ha raggiunto un’ampia fascia del Nord America, coinvolgendo Stati come Minnesota, Michigan, New York e Pennsylvania. Le autorità del Michigan hanno previsto che le condizioni di forte inquinamento potrebbero proseguire almeno fino a venerdì.</p>



<p>Anche Toronto, città canadese situata vicino al confine con gli Stati Uniti, si trova ancora una volta a fare i conti con gli effetti degli incendi. Per molti residenti è diventata una situazione sempre più frequente durante i mesi estivi.</p>



<p>«Succede troppo spesso. Ogni estate subiamo le conseguenze di problemi ambientali, siano essi causati dal fumo o dagli incendi», ha raccontato un cittadino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mascherine anche a Chicago: “Come fumare tutto il giorno”</h2>



<p>A centinaia di chilometri di distanza, l’emergenza ha raggiunto anche Chicago, dove alcuni residenti sono tornati a utilizzare mascherine protettive per difendersi dall’aria irrespirabile.</p>



<p>«È come fumare sigarette tutto il giorno senza mai comprarne un pacchetto. Francamente, è una follia», ha raccontato un giovane residente.</p>



<p>Gli esperti ricordano che il particolato fine prodotto dagli incendi può essere particolarmente dannoso soprattutto per bambini, anziani e persone con problemi respiratori o cardiovascolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Timori anche per la finale dei Mondiali</h2>



<p>L’emergenza ambientale rischia di avere ripercussioni anche sul grande appuntamento sportivo previsto domenica 19 luglio nei pressi di New York: la finale dei Mondiali di calcio al MetLife Stadium.</p>



<p>Gli organizzatori e gli appassionati guardano con attenzione alle previsioni meteo, affidandosi alla pioggia attesa per sabato nella speranza che possa contribuire a ripulire l’aria e migliorare le condizioni nella zona dello stadio.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/X2Twitter.com_FsH6tb1cElk5Wkax_1080p.mp4"></video></figure>
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		<title>Addio a Osvaldo Bagnoli, il maestro del Verona dei miracoli: a 91 anni se ne va l’uomo dello storico scudetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calcio italiano perde uno dei suoi allenatori più amati e rispettati. È morto a Verona Osvaldo Bagnoli, il tecnico che nel 1985 portò l&#8217;Hellas alla conquista di uno storico scudetto, una delle imprese più straordinarie nella storia della Serie<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Il calcio italiano perde uno dei suoi allenatori più amati e rispettati. È morto a Verona <strong>Osvaldo Bagnoli</strong>, il tecnico che nel 1985 portò l&#8217;Hellas alla conquista di uno storico scudetto, una delle imprese più straordinarie nella storia della Serie A. Aveva 91 anni. Il decesso è avvenuto all&#8217;ospedale di Borgo Roma, nella città scaligera.</p>



<p>Bagnoli è rimasto per sempre legato a quella squadra capace di sovvertire ogni pronostico nella stagione 1984-85. Un gruppo costruito con equilibrio, organizzazione e spirito di sacrificio, che riuscì a mettere in fila alcune delle formazioni più forti dell&#8217;epoca: la Juventus di Michel Platini, il Napoli di Diego Maradona, l&#8217;Inter di Karl-Heinz Rummenigge, l&#8217;Udinese di Zico e la Roma.</p>



<p>Il trionfo arrivò il 12 maggio 1985, quando il Verona pareggiò 1-1 sul campo dell&#8217;Atalanta conquistando matematicamente il primo e unico scudetto della sua storia. Un&#8217;impresa che ancora oggi viene ricordata come l&#8217;ultimo grande miracolo di una squadra di provincia nel massimo campionato italiano.</p>



<p>Nato a Milano il 3 luglio 1935, Bagnoli aveva conosciuto il calcio anche da calciatore: aveva vestito, tra le altre, le maglie di Milan, Hellas Verona, Udinese, Catanzaro, Spal e Verbania, conquistando anche un campionato italiano con il Milan nella stagione 1956-57.</p>



<p>La sua carriera da allenatore iniziò nelle categorie inferiori, prima delle esperienze con Como, Rimini, Fano e Cesena. Fu proprio a Verona che costruì la sua leggenda: arrivato sulla panchina gialloblù nel 1981, accompagnò la squadra dalla Serie B fino al vertice del calcio italiano, creando un modello basato su disciplina tattica, valorizzazione dei giocatori e grande compattezza del gruppo.</p>



<p>Quel Verona aveva protagonisti diventati simboli del calcio italiano: dal portiere Claudio Garella al capitano Roberto Tricella, passando per Hans-Peter Briegel, Preben Elkjær Larsen e Giuseppe Galderisi. Una formazione considerata &#8220;operaia&#8221;, ma capace di battere campioni affermati e società economicamente più potenti.</p>



<p>Dopo l&#8217;esperienza veronese Bagnoli guidò il Genoa, con cui raggiunse risultati importanti arrivando anche alla semifinale di Coppa Uefa, e successivamente l&#8217;Inter. La parentesi nerazzurra, però, si concluse senza successo e contribuì alla sua decisione di lasciare il calcio a soli 59 anni.</p>



<p>Schivo, lontano dai riflettori e poco incline alla spettacolarizzazione, Bagnoli era conosciuto come un allenatore concreto, legato al valore del gruppo più che alle individualità. Nel 2017 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, riconoscimento alla sua straordinaria carriera.</p>



<p>La sua scomparsa lascia un grande vuoto soprattutto a Verona, dove il nome di Osvaldo Bagnoli resterà per sempre associato alla pagina più gloriosa della storia dell&#8217;Hellas: quella di una squadra capace di trasformare un sogno impossibile in realtà.</p>



<p></p>
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		<title>L’ignoranza non fa più vergogna: la generazione dei “non so” con lo smartphone in mano</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lignoranza-non-fa-piu-vergogna-la-generazione-dei-non-so-con-lo-smartphone-in-mano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Cammarano C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><em>di Alessandro Cammarano</em></p>



<p>C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il capo dello Stato. Qual è la capitale di un paese europeo qualunque. Dov&#8217;è, su una carta muta, un continente intero. Le risposte, quando arrivano, sono un campionario di invenzioni sparate con la disinvoltura beata di chi non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza dell&#8217;errore. Un tempo si sarebbe detto materiale da avanspettacolo. Oggi è più semplicemente il ritratto dal vero di una generazione che ha smesso di vergognarsi di non sapere, e che anzi lo esibisce come un tratto di carattere, un accessorio, quasi una posa.</p>



<p>Perché diciamolo con la franchezza che la materia impone: questi ragazzi non sono più i cugini poveri, ritardatari, degli sprovveduti statunitensi che da decenni offrono al mondo il proprio repertorio di gaffe geografiche e storiche come fossero un genere folkloristico nazionale. Li hanno raggiunti. In certi casi li hanno superati. Lo stesso smarrimento davanti a una carta muta, la stessa allegra approssimazione sui nomi delle capitali sparati a caso come numeri del lotto, la stessa incapacità di collocare un continente che non sia il proprio, ammesso che sappiano collocare pure quello. L&#8217;Italia, culla da manuale scolastico di una civiltà che ha insegnato al mondo intero come si scrive la storia, produce oggi ventenni capaci di confondere un presidente con un cantante, un secolo con l&#8217;altro, un dittatore con un personaggio di una serie in streaming. Non è più imitazione del modello americano, è omologazione completa: stessa ignoranza rivendicata con lo stesso sorriso soddisfatto, la stessa fierezza cafona di chi non ha bisogno di sapere perché tanto tutto si trova con un dito sullo schermo, salvo poi non saperlo trovare comunque.</p>



<p>Sarebbe la scorciatoia più comoda, a questo punto, prendersela solo con gli adolescenti e i loro telefoni. Comoda e vigliacca, perché quel vuoto non è nato con loro: lo hanno ereditato, intatto e anzi peggiorato, da chi avrebbe dovuto insegnare a smontarlo e invece ha preferito guardare altrove, magari specchiandosi compiaciuto nei propri ricordi scolastici mai davvero verificati. Il punto non è più soltanto la cronaca di ieri, il nome del ministro o la sigla del partito nuovo di zecca. Il punto è un buco enorme che riguarda da dove veniamo, l&#8217;unica cosa che permetterebbe di capire dove stiamo, molto rapidamente, andando a sbattere.</p>



<p>I numeri, quando si mettono in fila, raccontano un declino misurabile, non un&#8217;impressione malevola di chi scrive per mestiere di essere severo. In Italia poco più di un terzo delle persone tra i sedici e i sessantacinque anni fatica oggi a orientarsi in un testo appena più complesso di un titolo di giornale, una quota salita di sette punti nell&#8217;arco di un decennio, quando un tempo si fermava assai più in basso. L&#8217;età, qui, non offre l&#8217;alibi comodo che si vorrebbe: chi ha tra i sedici e i ventiquattro anni se la cava perfino un poco meglio di chi ha superato i cinquantacinque, il che significa una cosa sola, e cioè che il tracollo non è un vizio dell&#8217;ultima cucciolata ma una palude in cui affondano insieme nonni, genitori e figli, complici più che vittime, tutti egualmente disarmati davanti a un contratto, a un grafico, a una mappa. Solo che il nonno non finisce mai intervistato fuori da un locale alle due di notte, e così la sua ignoranza resta un segreto di famiglia mentre quella del nipote diventa spettacolo.</p>



<p>Sullo sfondo di questa comprensione zoppicante del presente si staglia un vuoto ancora più vasto, quello della storia lunga, non solo quella dell&#8217;ultimo trimestre di telegiornali. Ed è qui che il discorso smette di essere bonario, perché tocca esattamente il nodo che tiene insieme ignoranza e propaganda: chi non conosce cosa siano stati davvero un regime totalitario, una deportazione, un genocidio pianificato a tavolino, non possiede gli anticorpi per riconoscerne le repliche quando si ripresentano vestite di linguaggio nuovo, magari a ritmo di reel. Il paradosso italiano, degno di un trattato di autolesionismo nazionale, è che la conoscenza formale della Shoah, presa da sola, non è mai stata così diffusa: quasi tutti ne hanno sentito parlare, la scuola organizza cerimonie e concorsi ogni gennaio con la puntualità di un rito civile ormai svuotato. Eppure quella conoscenza recitata come una litania non si è tradotta in comprensione: viene archiviata come una grande tragedia fra le tante, alla pari di qualunque altra cosa vista scorrere in una bacheca, priva del peso specifico che dovrebbe distinguerla da tutto il resto. Sapere il nome di un evento senza coglierne la portata è solo un modo più elegante, e più vigliacco, di non sapere nulla.</p>



<p>E il problema non riguarda soltanto i ragazzi, sia chiaro, altrimenti sarebbe fin troppo comodo archiviarlo come un difetto di fabbrica delle nuove leve. Nell&#8217;opinione pubblica adulta nel suo complesso si registra uno slittamento che meriterebbe l&#8217;allarme rosso permanente: chi è convinto che l&#8217;Olocausto sia un&#8217;invenzione, agli inizi del secolo una frazione marginale, oggi sfiora quote a due cifre della popolazione, mentre un&#8217;ulteriore fetta consistente ritiene che il numero delle vittime sia comunque stato gonfiato rispetto alla realtà. Non stiamo parlando di un manipolo di eccentrici sperduto in un angolo di internet: stiamo parlando di milioni di adulti, spesso genitori, spesso elettori, spesso proprio quelli che ai figli rinfacciano che ai loro tempi si studiava di più, salvo poi dimostrare in un sondaggio di non aver studiato granché neppure loro. La storia che non si tramanda bene non è un vezzo estetico da lasciare ai professori annoiati: è un buco nella diga, ed è dalla stessa diga che oggi rientra l&#8217;acqua, gelida e feconda di conseguenze.</p>



<p>Perché la parte più caustica di questa vicenda, quella che dovrebbe davvero togliere il sonno a chiunque non si accontenti di ridacchiare davanti al video del ragazzino che scambia l&#8217;Ucraina per uno stato americano, è la funzione che la conoscenza storica avrebbe dovuto svolgere e che evidentemente ha fallito su tutta la linea: impedire che gesti, simboli e retoriche già visti tornassero a circolare spacciati per novità assoluta. Chi ignora come si costruisce, passo dopo passo, un consenso totalitario, il nemico esterno, la nostalgia identitaria, la semplificazione brutale di problemi complessi, non riconosce lo schema quando lo vede riproporsi in un video di quindici secondi, confezionato con un ritmo musicale orecchiabile e un&#8217;estetica da campagna pubblicitaria pensata da persone che sanno perfettamente quello che fanno, anche se il pubblico bersaglio no. La nostalgia per le dittature del secolo scorso circola oggi attraverso meme colorati, canzoni virali, contenuti generati con l&#8217;intelligenza artificiale, in un linguaggio confezionato apposta per attecchire tra i più giovani e per far apparire quella nostalgia come un gioco innocuo anziché come quello che è per davvero. Chi ha studiato sul serio cosa produsse quel tipo di propaganda ottant&#8217;anni fa riconosce lo schema a colpo d&#8217;occhio; chi non l&#8217;ha studiato, o l&#8217;ha studiato distrattamente giusto il tempo di un&#8217;interrogazione dimenticata il giorno dopo, scambia il ritorno di fiamma per una trovata originale, e magari pure gli mette un like.</p>



<p>Su questo terreno già arido si innesta poi il meccanismo dell&#8217;informazione contemporanea, che non fa che aggravare il quadro clinico. Oltre metà dei giovani italiani usa quotidianamente i social come principale fonte di notizie, e una porzione tutt&#8217;altro che marginale mette pubblicamente il proprio assenso a contenuti che sa perfettamente essere falsi, pur essendo nella maggioranza dei casi convinta, con quella fiducia in se stessi che meriterebbe applicazioni migliori, di saper distinguere il vero dal falso. È esattamente questa la cifra dell&#8217;ignoranza contemporanea, ed è ciò che la rende più insidiosa di quella, quasi rispettabile in confronto, dei nonni analfabeti che almeno sapevano di non sapere: non l&#8217;ammissione onesta del limite, ma la certezza granitica di avere già capito tutto grazie a un video da un minuto girato da uno che ne sa quanto loro, se non meno. Su quel terreno chi ha messaggi semplici da vendere, il nemico venuto da fuori, l&#8217;identità minacciata, il passato da rimpiangere anziché da studiare, ottiene una diffusione sproporzionata rispetto a chiunque provi a spiegare le cose con la complessità che meritano: l&#8217;algoritmo premia il contenuto che emoziona in fretta, non quello che informa con calma, ed è un dettaglio tecnico che si è rivelato, nei fatti, squisitamente politico.</p>



<p>Il cortocircuito, arrivati fin qui, si chiude da solo, con la stessa eleganza brutale di una trappola ben congegnata. Un ragazzo che non sa indicare un continente su una carta, che confonde le capitali come fossero figurine intercambiabili, che non distingue un regime totalitario da un capitolo di storia lontana e ormai chiusa, è anche il bersaglio più facile per chi quel continente lo usa come minaccia astratta in un reel, e per chi quel regime prova silenziosamente a riabilitarlo come stile prima ancora che come programma politico dichiarato. Non è colpa sua, non soltanto: è la conseguenza naturale di una catena di trasmissione della memoria che si è spezzata molto prima che nascesse, in aule dove la storia si studiava per l&#8217;interrogazione e non per capire il presente, in famiglie dove il passato si citava per nostalgia da bar e non per lezione da tramandare. Resta però una differenza, ed è quella che dovrebbe far male più di tutte: gli americani, almeno, la loro ignoranza se la sono costruita in casa, senza avere alle spalle duemila anni di storia da consultare a portata di mano. Noi quella storia ce l&#8217;abbiamo scritta sui muri, nei musei, nei nomi delle piazze che questi ragazzi attraversano ogni sera senza leggerli. E abbiamo trovato comunque il modo di ignorarla esattamente come loro, con lo stesso identico sorriso, la stessa identica sicurezza di chi non ha nulla da imparare da un passato che considera, semplicemente, roba vecchia.</p>



<p></p>
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		<title>Trump perde tutti i sondaggi e decide di dare la colpa alla Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:43:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>La corsa alle elezioni di metà mandato del 2026 entra in una fase sempre più tesa e Donald Trump alza il livello dello scontro. Mentre i primi sondaggi nazionali sul controllo del Congresso indicano un vantaggio dei Democratici, il presidente americano torna a evocare lo spettro dei brogli elettorali e accusa la Cina di aver tentato di condizionare il voto americano. Accuse che Pechino respinge con forza e che, secondo le autorità statunitensi, non trovano conferma nelle indagini condotte dopo le elezioni del 2020.</p>



<p>Il quadro politico che emerge dalle rilevazioni più recenti non è favorevole ai Repubblicani. A pochi mesi dal voto di novembre 2026, diversi istituti registrano infatti un vantaggio democratico nella cosiddetta “generic congressional ballot”, il quesito che chiede agli elettori quale partito preferirebbero alla guida del Congresso.</p>



<p>L&#8217;ultimo sondaggio condotto da Alpharoc tra il 13 e il 14 luglio assegna ai Democratici un vantaggio di 5 punti: 42% contro il 37% dei Repubblicani. Anche Echelon Insights rileva un margine simile, con i Democratici al 50% e i Repubblicani al 44%. YouGov per <em>The Economist</em> indica invece un vantaggio democratico del 4% (46% contro 42%), mentre altre rilevazioni collocano il distacco tra i 2 e i 5 punti.</p>



<p>Un quadro complessivo che preoccupa il Partito Repubblicano, chiamato a difendere una maggioranza al Congresso considerata fragile. Proprio in questo clima Trump ha scelto di intervenire con un discorso alla nazione nel quale ha rilanciato le accuse sulle presunte interferenze straniere nel sistema elettorale americano.</p>



<p>“Non dobbiamo mai più assistere a un&#8217;altra elezione rubata”, ha dichiarato il presidente, riproponendo la tesi secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state condizionate da irregolarità a favore di Joe Biden, accuse mai dimostrate nei tribunali.</p>



<p>Nel mirino questa volta è finita la Cina. Trump ha annunciato la volontà di rendere pubblici documenti che, secondo la sua ricostruzione, dimostrerebbero una vasta operazione di hackeraggio sui dati elettorali americani. “La Cina ha condotto quella che sembra essere la più grande operazione di pirateria informatica sui dati elettorali della storia”, ha affermato, sostenendo che sarebbero state sottratte informazioni relative a circa 220 milioni di schede elettorali e ipotizzando anche tentativi di creare schede illegali a favore di Biden.</p>



<p>Accuse immediatamente respinte dal governo cinese. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Lin Jian, ha definito le dichiarazioni americane “pure invenzioni e calunnie malevole”, ribadendo che la Cina “non ha alcun interesse nelle elezioni americane e non vi ha mai interferito”.</p>



<p>A sostegno della posizione cinese viene citato anche un rapporto declassificato dell&#8217;intelligence americana del marzo 2021, secondo cui non vi sarebbero state prove di tentativi da parte di attori stranieri di modificare tecnicamente il processo di voto. Il documento indicava che Pechino avrebbe valutato alcune forme di influenza politica, ma senza realizzare operazioni in grado di alterare il risultato elettorale.</p>



<p>Il nuovo scontro si inserisce però in una strategia politica già vista negli anni passati: Trump ha più volte denunciato presunti problemi di sicurezza del sistema elettorale americano e ha accusato istituzioni, media e oppositori politici di non voler affrontare il tema delle irregolarità. Nel discorso più recente ha definito “corrotti” alcuni apparati burocratici e ha attaccato anche alcune emittenti televisive che hanno scelto di non trasmettere integralmente il suo intervento.</p>



<p>La Casa Bianca e il Partito Repubblicano puntano dunque sul tema della sicurezza del voto, mentre i Democratici cercano di trasformare il vantaggio nei sondaggi in consenso elettorale. La partita delle midterm è ancora lunga, ma il confronto politico americano sembra già avviato verso una campagna elettorale dominata da accuse, sospetti e una battaglia sul controllo del Congresso.</p>



<p></p>
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		<title>La &#8220;Supercazzola&#8221; delle Preferenze ed il genio svanito della Sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus Almeno i lettori meno giovani – o quelli dotati di una sana cultura cinematografica – ricorderanno sicuramente quel sublime manifesto filosofico pronunciato nel capolavoro Amici Miei.Alla domanda retorica: «Cos&#8217;è il genio?», la risposta giungeva fulminea come una sberla alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Machiavellus</p>



<p>Almeno i lettori meno giovani – o quelli dotati di una sana cultura cinematografica – ricorderanno sicuramente quel sublime manifesto filosofico pronunciato nel capolavoro Amici Miei.<br>Alla domanda retorica: «Cos&#8217;è il genio?», la risposta giungeva fulminea come una sberla alla stazione di Firenze: «È fantasia, intuizione, colpo d&#8217;occhio e velocità di esecuzione».<br>Quattro ingredienti semplici, capaci di dare vita alle leggendarie &#8220;zingarate&#8221;, quegli scherzi sublimi, folli e immediati concepiti per lasciare la vittima di turno basita, tramortita e ed irrimediabilmente beffata.<br>La domanda sorge spontanea, quasi con un brivido di nostalgia: ma esiste ancora traccia di questo &#8220;genio&#8221; nei corridoi polverosi della politica nostrana?<br>La risposta purtroppo è sì, sulla carta, ma i requisiti rimangono immutati e severissimi.<br>Il politico geniale deve possedere Fantasia per immaginare un futuro che ancora non c&#8217;è; Intuizione per fiutare l&#8217;attimo fuggente; Decisione per compiere scelte spericolate; e, sopra ogni cosa, Velocità, perché in politica, esattamente come nelle zingarate del Perozzi e del Melandri, è la frazione di secondo che decide se passerai alla storia come un fine stratega o come un dilettante allo sbaraglio.<br>Prendiamo come esempio quanto accaduto ieri alla Camera dei Deputati durante la discussione della nuova legge elettorale.<br>I rappresentanti della lista Vannacci (Futuro Nazionale) presentano un emendamento – primo firmatario il deputato Edoardo Ziello – volto a scardinare l’odiatissimo sistema dei &#8220;listini bloccati&#8221;, reintroducendo nientemeno che le preferenze dirette per i candidati.<br>Una roba da far tremare le vene ai polsi alle oligarchie di partito.<br>Al momento del voto (rigorosamente a scrutinio segreto, regno indiscusso dei franchi tiratori), Giorgia Meloni compie la sua mossa di kung-fu politico: lascia il governo &#8220;libero di rimettersi all&#8217;Aula&#8221;, e i deputati di Fratelli d&#8217;Italia e Noi Moderati si fiondano a votare a favore dell&#8217;emendamento, insieme ai vannacciani.<br>Dall&#8217;altra parte della barricata della maggioranza, Lega e Forza Italia si spaventano, si coalizzano con le opposizioni e votano contro, respingendo il testo con 233 contrari e 139 favorevoli.<br>Un &#8220;tutti contro tutti&#8221; da manuale del caos parlamentare, con i vannacciani che subito dopo espongono in Aula cartelli di protesta con lo slogan: «Partiti padroni? No! Cittadini sovrani».<br>Ed è esattamente qui, in questo preciso millisecondo di disorientamento generale, che avrebbe dovuto manifestarsi il puro, celestiale genio politico.<br>Ma l&#8217;astratta divinità del tempismo deve aver guardato altrove.<br>Proviamo a fare un esercizio di fanta-politica.<br>Se la sinistra italiana avesse avuto tra le proprie fila anche solo una mezza figura di &#8220;statista&#8221;, o quantomeno qualcuno che in gioventù avesse letto Machiavelli – invece delle figure impettite che oggi affollano i banchi della minoranza e di cui si fatica persino a ricostruire il percorso vitale – avrebbe capito al volo che quella era l&#8217;occasione della vita.<br>Una di quelle situazioni irripetibili che capitano una volta ogni tre legislature.<br>Se solo avessero deciso seduta stante, senza riunioni fiume, senza consultare i coordinamenti o lanciare tweet indignati; se avessero, surrettiziamente, aggiunto i propri voti a quelli di Fratelli d&#8217;Italia e dei Vannacciani, l&#8217;emendamento sarebbe passato a sorpresa.<br>Boom! Legge elettorale letteralmente disintegrata in Aula, maggioranza di governo spaccata in mille pezzi su un tema divisivo e insuperabile, e forse crisi di governo servita su un piatto d&#8217;argento prima dell&#8217;ora di cena.<br>Il tutto, per giunta, senza dover rinnegare un solo grammo di coerenza ideologica: d&#8217;altronde, il ritorno alle preferenze e il &#8220;potere agli elettori&#8221; sono da sempre cavalli di battaglia sbandierati dal progressismo nostrano.<br>Invece, il nulla.<br>La paralisi. Perché per certi personaggi imbevuti di ortodossia ideologica fino al midollo spinale, il solo pensiero di unire, anche solo per pura astuzia strumentale, il proprio voto a quello dei &#8220;fascisti&#8221; meloniani o dei &#8220;generali&#8221; vannacciani equivale a un&#8217;eresia teologica da Santa Inquisizione.<br>Troppo alto il rischio di scandalizzare i ragazzi dei Centri Sociali, di mandare in tilt l&#8217;universo dei propugnatori della patrimoniale, di agitare il mondo pro-Pal o di turbare il sonno della galassia degli occupatori di case.<br>Così, mentre la maggioranza offriva il fianco scoperto, la sinistra è rimasta immobile, rigida e purissima, a guardare il treno che passava.<br>Ed è qui che la lezione del grande cinema italiano si abbatte impietosa sulla realtà.<br>Cara Schlein, caro Conte, caro Fratoianni, cari leader della sinistra: il genio è davvero fantasia, intuizione, colpo d&#8217;occhio e velocità di esecuzione.<br>Ma di fronte ad una simile occasione mancata, c&#8217;è il forte sospetto che abbiate confuso l&#8217;alta strategia politica con un&#8217;altra celeberrima specialità del conte Mascetti.<br>Avete preso la politica, ci avete aggiunto un po&#8217; di rigore ideologico a destra, una spruzzata di purismo a sinistra, e avete finito per servire all&#8217;elettorato l&#8217;ennesima, colossale “supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Tarapia tapioco, ovviamente, e con i listini bloccati come se fosse antani”.<br>Machiavellus</p>
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		<title>Da un calendario UNICEF alla finale del Mondiale. Messi e Yamal: il cerchio si chiude</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 07:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un’immagine, riemersa dalle nebbie della memoria recente, che sembra essere stata dipinta dalla mano invisibile del dio del calcio per ricordarci che nulla, su quel rettangolo verde, accade per caso. Bisogna riavvolgere il nastro del tempo di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo<br></p>



<p><a>C’è un’immagine, riemersa dalle nebbie della memoria recente, che sembra essere stata dipinta dalla mano invisibile del dio del calcio per ricordarci che nulla, su quel rettangolo verde, accade per caso.</a></p>



<p>Bisogna riavvolgere il nastro del tempo di quasi vent’anni.&nbsp;</p>



<p>Siamo in Spagna. Per un calendario benefico dell’UNICEF, un ventenne prodigio del Barcellona, un ragazzo timido con i capelli lunghi che risponde al nome di Leo Messi, posa sorridente mentre fa il bagnetto ad un neonato di appena cinque mesi, estratto a sorte per l’occasione.&nbsp;</p>



<p>Quel bimbo ignaro, cullato dall’acqua e dallo sguardo del futuro re del pallone, si chiama Lamine Yamal.&nbsp;</p>



<p>Domenica prossima, su un prato di New York, quel neonato diventato uomo e quel ragazzo trasformatosi in leggenda si troveranno l’uno di fronte all’altro.&nbsp;</p>



<p>Non ci saranno vasche da bagno o sorrisi teneri, ma una Coppa del Mondo in palio.&nbsp;</p>



<p>Una sceneggiatura che persino il più audace dei romanzieri avrebbe ritenuto troppo retorica per essere credibile, e che invece è pura, clamorosa realtà.</p>



<p>L’Argentina di Lionel Scaloni ci arriva respirando ancora l’odore del sangue e del sudore di una semifinale epica, una di quelle battaglie per cuori forti che forgiano la leggenda della&nbsp;Selección.&nbsp;</p>



<p>Una partita sporca, iniziata tra i fischi assordanti agli inni nazionali, con un primo tempo dominato dai calci più che dal calcio.&nbsp;</p>



<p>Quando, ad inizio ripresa, Anthony Gordon ha gelato i sudamericani spingendo in rete il cross di Rogers, è scattato quel meccanismo ancestrale che rende l’Argentina una squadra che semplicemente si rifiuta di morire.&nbsp;</p>



<p>Scaloni ha gettato nella mischia l’artiglieria pesante, Nico Gonzalez e Lautaro Martinez su tutti, mentre Thomas Tuchel commetteva l’errore più fatale: barricarsi, inserire difensori a palate, consegnando l’inerzia del match al destino.&nbsp;</p>



<p>Ed il destino ha risposto “presente”.</p>



<p>Prima il siluro dalla distanza di Fernandez a sfiorare il novantesimo, poi, in pieno recupero, la magia: cross radiocomandato di un Messi in versione regista totale e l’incornata imperiosa del&nbsp;toro&nbsp;Lautaro.&nbsp;</p>



<p>Rimonta compiuta. New York aspetta.</p>



<p>Dall’altra parte del ring ci sarà la Spagna.&nbsp;</p>



<p>Sarà la prima volta nella storia dei Mondiali che l’atto finale opporrà direttamente i Campioni d’Europa in carica ai detentori della Copa América.&nbsp;</p>



<p>Una vera e propria &#8220;guerra dei due mondi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>La cura collettiva, il palleggio ipnotico e l’organizzazione scientifica disegnata da Luis de la Fuente contro la competitività feroce, la verticalità sofferta ed emotiva degli argentini.&nbsp;</p>



<p>Due identità senza maschere: la&nbsp;Roja, capace di limare il proprio assetto inserendo Porro ed Olmo senza perdere un millimetro di filosofia di gioco, contro una&nbsp;Albiceleste&nbsp;che sa soffrire come nessun’altra, trovando risorse inaspettate nei momenti in cui il baratro sembra ad un passo.</p>



<p>La chiave tattica si consumerà a centrocampo, dove Rodri e Fabián proveranno a tessere la loro tela di passaggi millimetrici, mentre l&#8217;Argentina cercherà di spezzare il ritmo per scatenare transizioni letali non appena si aprirà un corridoio.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera cornice dorata di questa notte newyorkese sarà il duello generazionale tra le due stelle.&nbsp;</p>



<p>Da un lato Lamine Yamal, l’astro nascente, colui che ha il futuro tra i piedi, capace, se inserito nel flusso del gioco collettivo spagnolo, di piegare una partita con una singola accelerazione&nbsp;</p>



<p>Dall’altro c’è sempre lui,&nbsp;“la Pulga”.</p>



<p>Oggi Messi non strappa più i tessuti muscolari e le difese con la velocità di vent&#8217;anni fa; oggi Leo gioca con il cervello.&nbsp;</p>



<p>Si abbassa, cuce il gioco, si trasforma nel regista offensivo totale di un popolo intero.&nbsp;</p>



<p>I numeri dicono che in questa campagna mondiale ha persino superato il record storico di Miroslav Klose, issandosi in vetta ai marcatori di sempre della storia della Coppa del Mondo.</p>



<p>Presente e futuro si daranno appuntamento domenica 19 luglio alle 21:00 a New York.&nbsp;</p>



<p>Due continenti, due filosofie di vita, un solo trofeo.&nbsp;</p>



<p>E quell’abbraccio ideale, nato vent&#8217;anni fa in un bagnetto dell&#8217;UNICEF, che si chiuderà per sempre sotto il cielo d’America.</p>



<p>Forse domenica Messi alzerà ancora una volta la Coppa del Mondo.&nbsp;</p>



<p>Forse sarà Lamine Yamal ad inaugurare una nuova dinastia.&nbsp;</p>



<p>Ma qualunque sarà il risultato, resterà una fotografia più potente di tutte: quella di un ragazzo che, senza saperlo, teneva tra le mani il bambino destinato a sfidarlo vent&#8217;anni dopo.&nbsp;</p>



<p>A volte il calcio è soltanto uno sport. Altre volte diventa letteratura.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/da-un-calendario-unicef-alla-finale-del-mondiale-messi-e-yamal-il-cerchio-si-chiude/">Da un calendario UNICEF alla finale del Mondiale. Messi e Yamal: il cerchio si chiude</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Nel vuoto pneumatico dell&#8217;Europa, Dio batte Cesare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 07:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo I numeri, a volte, hanno il difetto della sincerità.&#160; Quelli emersi dal recente&#160;Gewaltbarometer&#160;– il &#8220;Barometro della violenza&#8221; commissionato dal Senato di Berlino su un campione di quattordicimila studenti – non fotografano solo il termometro del disagio nelle aule<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>I numeri, a volte, hanno il difetto della sincerità.&nbsp;</p>



<p>Quelli emersi dal recente&nbsp;<em>Gewaltbarometer</em>&nbsp;– il &#8220;Barometro della violenza&#8221; commissionato dal Senato di Berlino su un campione di quattordicimila studenti – non fotografano solo il termometro del disagio nelle aule della&nbsp;capitale tedesca.&nbsp;</p>



<p>Raccontano qualcosa di molto più profondo e, a tratti, sinistro.</p>



<p>Il dato&nbsp;che ha comprensibilmente infiammato il dibattito politico è quel 40% di studenti musulmani del nono anno (1° o 2° classe della scuola superiore) che dichiara senza mezzi termini che i precetti del Corano vengono prima delle leggi dello Stato e dei regolamenti scolastici.&nbsp;</p>



<p>Poco importa che i sociologi, per dovere di firma o per sollievo accademico, abbiano subito fatto notare che il virus della &#8220;polarizzazione identitaria&#8221; ha contagiato, per riflesso speculare, anche un terzo degli studenti cristiani e persino un quinto di quelli non affiliati.&nbsp;</p>



<p>Il nocciolo della questione resta intatto, ed è squisitamente politico, nel senso più alto ed antropologico del termine.</p>



<p>Come sempre qualsiasi ragionamento non può prescindere dalla storia.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa è arrivata alla tolleranza religiosa ed alla laicità dello Stato attraverso un percorso lungo e traumatico: secoli di guerre di religione devastanti, la Riforma protestante e, soprattutto, l&#8217;Illuminismo.&nbsp;</p>



<p>Questo percorso ha costretto le Istituzioni e le Chiese Cristiane a scindere il potere politico da quello spirituale.</p>



<p>Nel mondo islamico, questo processo di secolarizzazione (separazione tra Stato e Chiesa) non è avvenuto nello stesso modo o con la stessa intensità, se non in rari esperimenti storici, come la Turchia di Atatürk,&nbsp;oggi drammaticamente scivolata indietro sulla via dell&#8217;islamizzazione.</p>



<p>Per questo, in molti Paesi a maggioranza islamica, la legge dello Stato (Sharia) coincide ancora con la legge religiosa, e le minoranze (cristiane, yazide, o persino musulmane di rami diversi da quello dominante) subiscono pesanti discriminazioni o persecuzioni.&nbsp;</p>



<p>È un dato di fatto innegabile.</p>



<p>Inevitabilmente a questo punto si pone la domanda:&nbsp;cosa succede quando una cultura che non ha rielaborato il concetto di laicità si inserisce in una società profondamente laica?</p>



<p>Semplice: che si inneschi il cortocircuito di un modello.&nbsp;</p>



<p>Per decenni l&#8217;Europa si è cullata nell&#8217;illusione che l&#8217;integrazione fosse un processo automatico, quasi un effetto collaterale del benessere economico e del welfare.&nbsp;</p>



<p>Si è pensato che bastasse offrire un banco di scuola, un sussidio e la libertà di culto perché le seconde e terze generazioni di immigrati abbracciassero, per naturale osmosi, i valori della laicità, della parità di genere, della separazione tra Cesare e Dio.</p>



<p>Non è andata così.</p>



<p>Perché se l&#8217;Europa ha faticosamente scisso Cesare da Dio, l&#8217;Islam, nella sua corrente maggioritaria, quel processo di secolarizzazione non lo ha mai vissuto.&nbsp;</p>



<p>E quando una visione teocratica si innesta nel vuoto pneumatico di una società europea profana, stanca e spesso colpevolizzante verso se stessa, il risultato non è la sintesi multiculturale: è la frammentazione.</p>



<p>Per molti giovani nati qui, l&#8217;ortodossia religiosa diventa un&#8217;identità forte, un guscio fiero, ed un&#8217;arma di ribellione contro uno Stato ospitante di cui non riconoscono l&#8217;autorità morale.&nbsp;</p>



<p>Si crea così una asimmetria pericolosa: l&#8217;Europa garantisce, giustamente, ogni libertà di culto a chi arriva; ma nei Paesi d&#8217;origine di quelle stesse comunità, le minoranze cristiane vivono spesso in una condizione di sottomissione, se non di aperta persecuzione.</p>



<p>Se le famiglie e le comunità musulmane continuano a tramandare l&#8217;idea di una superiorità intrinseca della legge divina su quella civile, lo scontro non sarà domani, ma è già in nuce oggi.&nbsp;</p>



<p>Il rischio non è l&#8217;invasione militare in stile Roncisvalle, ma una progressiva, silenziosa abdicazione culturale.&nbsp;</p>



<p>Una democrazia che non ha più il coraggio di pretendere il rispetto assoluto dei propri valori fondanti in nome di un bizzarro &#8220;paradosso della tolleranza&#8221; – dove si tollera anche chi vuole distruggere la tolleranza stessa – è una civiltà che sta firmando la propria resa.</p>



<p>Mentre le autorità berlinesi corrono ai ripari riducendo il numero di alunni per classe ed arruolando psicologi, resta la sensazione che si stia curando un tumore sociale con un&#8217;aspirina.&nbsp;</p>



<p>Forse, di fronte alle aule che rivendicano la preminenza della fede sulla legge, varrebbe la pena di superare i vecchi steccati ideologici e rileggere con attenzione, ed un brivido di tardivo realismo, certi scritti di Oriana Fallaci.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Regno Unito, la Brexit dei passaporti colpisce una 15enne con doppia cittadinanza: sei settimane bloccata a Roma per una nuova regola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vacanza dalla nonna trasformata in un incubo burocratico durato sei settimane. È la vicenda vissuta da una ragazza britannica di 15 anni rimasta bloccata a Roma dopo che le nuove norme introdotte dal Ministero dell&#8217;Interno del Regno Unito le<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Una vacanza dalla nonna trasformata in un incubo burocratico durato sei settimane. È la vicenda vissuta da una ragazza britannica di 15 anni rimasta bloccata a Roma dopo che le nuove norme introdotte dal Ministero dell&#8217;Interno del Regno Unito le hanno impedito di rientrare a casa e tornare a scuola.</p>



<p>La giovane, cittadina britannica con doppia nazionalità, si trovava in Italia per fare visita alla nonna quando, ad aprile, le è stato negato l&#8217;imbarco sul volo di ritorno verso il Regno Unito, dove vive e frequenta la scuola. Il motivo: la nuova normativa entrata in vigore a febbraio che impone ai cittadini con doppia cittadinanza britannica di presentare un <strong>passaporto britannico valido</strong> oppure un <strong>certificato di diritto all&#8217;ingresso nel Regno Unito</strong> per poter viaggiare verso il Paese.</p>



<p>Una situazione che ha suscitato forti critiche da parte del padre della ragazza, lo scrittore <strong>Rowan Somerville</strong>, che ha accusato le istituzioni britanniche di aver creato una trappola burocratica senza riuscire poi a gestire le conseguenze.</p>



<p>«Stanno giocando con la vita delle persone, con l&#8217;istruzione di un bambino. È ripugnante», ha dichiarato il padre, raccontando di essere stato rimbalzato tra ambasciata, Ministero dell&#8217;Interno e Ministero degli Esteri senza ottenere una soluzione immediata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La nuova regola e il caso della ragazza</h3>



<p>Secondo le nuove disposizioni britanniche, i cittadini con doppia cittadinanza possono vedersi negare l&#8217;imbarco su aerei, treni o traghetti se non presentano la documentazione richiesta. In alternativa al passaporto britannico è possibile ottenere un &#8220;certificato di diritto&#8221;, ma il documento ha un costo di <strong>589 sterline</strong> e deve essere collegato al passaporto della seconda cittadinanza.</p>



<p>Nel caso della quindicenne, il problema è nato perché, pur avendo un genitore britannico, due passaporti validi e avendo frequentato la scuola nel Regno Unito fin dall&#8217;asilo, non disponeva del documento richiesto dalle nuove norme.</p>



<p>Il Ministero dell&#8217;Interno, secondo quanto riferito dal padre, non avrebbe potuto rilasciare un passaporto temporaneo perché la ragazza non aveva ancora un passaporto britannico.</p>



<p>La scuola della giovane è intervenuta chiedendo ai vari uffici governativi di trovare una soluzione, esprimendo &#8220;sempre maggiore preoccupazione&#8221; per la prolungata assenza dagli studi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;intervento del deputato e il ritorno a casa</h3>



<p>Dopo settimane di difficoltà è intervenuto anche il deputato locale di Somerville, <strong>Joe Powell</strong>, che ha presentato richieste al Ministero dell&#8217;Interno affinché venisse trovata una soluzione.</p>



<p>Alla fine il Ministero degli Esteri britannico ha rilasciato alla ragazza un documento di viaggio di emergenza che le ha permesso di tornare nel Regno Unito.</p>



<p>«Per fortuna siamo riusciti ad aiutarla e ora è a casa e a scuola – ha spiegato Powell -. Ma purtroppo non si è trattato di un caso isolato».</p>



<p>Secondo il parlamentare, il caso solleva interrogativi sulla comunicazione delle nuove regole e sul sostegno fornito alle persone coinvolte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una vicenda non isolata</h3>



<p>La quindicenne di Roma non sarebbe infatti l&#8217;unica ad aver avuto problemi con la nuova normativa. Tra i casi segnalati ci sono anche una giovane britannica che cercava di rientrare dalla Spagna e alcuni bambini di ritorno dalla Danimarca.</p>



<p>Molti cittadini hanno lamentato una comunicazione insufficiente da parte delle autorità britanniche, mentre il governo ha respinto le accuse sostenendo che le modifiche fossero state pubblicate sul sito ufficiale.</p>



<p>Somerville ha definito la procedura un vero &#8220;incubo burocratico&#8221;, raccontando di aver impiegato mesi anche per ottenere il passaporto britannico necessario alla figlia. Una pratica che, secondo le indicazioni ufficiali, dovrebbe richiedere circa tre settimane.</p>



<p>Il padre ha comunque elogiato la disponibilità del personale dell&#8217;Ufficio Passaporti, sostenendo però che gli operatori si siano trovati senza strumenti adeguati per risolvere situazioni complesse.</p>



<p>A rendere ancora più paradossale la vicenda, secondo il racconto di Somerville, ci sarebbe stata anche una telefonata ricevuta da un funzionario che lo informava di non poter più parlare con lui perché la figlia aveva nel frattempo compiuto 16 anni.</p>



<p>«Avevo già parlato con 14 persone diverse del loro ufficio – ha raccontato -. Invece di risolvere il problema mi chiamavano per dirmi che non potevano più parlare con me».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il governo: &#8220;La norma serve a verificare la cittadinanza&#8221;</h3>



<p>Il Ministero dell&#8217;Interno britannico ha difeso la nuova procedura, spiegando che dal febbraio scorso «tutti i cittadini con doppia cittadinanza britannica devono presentare un passaporto britannico valido o un certificato di diritto all&#8217;ingresso nel Regno Unito quando viaggiano verso il Regno Unito».</p>



<p>Secondo il governo, senza questi documenti le compagnie aeree non possono verificare la cittadinanza britannica del passeggero e questo può comportare ritardi o il rifiuto dell&#8217;imbarco.</p>



<p>Un portavoce del Ministero ha inoltre precisato che alla ragazza «è stato rilasciato un documento di viaggio d&#8217;emergenza a maggio, che ha permesso il ritorno nel Regno Unito», aggiungendo che il passaporto britannico è stato poi emesso entro otto giorni dopo la ricezione delle informazioni necessarie e il completamento delle verifiche.</p>



<p>Una spiegazione che però non ha spento le polemiche: il caso della giovane rimasta bloccata a Roma è diventato il simbolo delle difficoltà create da una nuova regola pensata per rafforzare i controlli, ma che ha finito per coinvolgere anche cittadini britannici di ritorno nel proprio Paese.</p>



<p></p>
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		<title>Dal Maine Coon al Ragdoll: le razze di gatti più calme e affettuose per chi cerca un compagno docile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 09:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[PETS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi sogna un gatto tranquillo, amante delle coccole e capace di adattarsi alla vita in casa può orientarsi verso alcune razze note per il loro carattere particolarmente mite. Esistono infatti oltre cento razze feline nel mondo, ognuna con caratteristiche fisiche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Chi sogna un gatto tranquillo, amante delle coccole e capace di adattarsi alla vita in casa può orientarsi verso alcune razze note per il loro carattere particolarmente mite. Esistono infatti oltre cento razze feline nel mondo, ognuna con caratteristiche fisiche e comportamentali differenti: dal tipo di pelo alla corporatura, fino al temperamento. Va però ricordato che la razza non è l&#8217;unico elemento determinante: anche l&#8217;ambiente in cui cresce il gatto e il rapporto con le persone influenzano molto il suo carattere.</p>



<p>Tra i felini più apprezzati per la loro indole calma c&#8217;è il <strong>Maine Coon</strong>, considerato il più grande tra i gatti domestici. Nonostante le sue dimensioni importanti, con esemplari che possono arrivare anche a 15 chilogrammi, è conosciuto per la sua pazienza e il carattere equilibrato. È una scelta indicata per le famiglie che cercano un animale affettuoso e docile, anche se richiede attenzioni particolari, soprattutto per la cura del lungo mantello, che necessita di spazzolature frequenti.</p>



<p>Tra i gatti più adatti alla vita in appartamento spiccano il <strong>Ragdoll</strong> e il <strong>Ragamuffin</strong>. Il primo, dal pelo morbido e setoso, è famoso per la sua estrema tranquillità e per il forte legame con il proprietario. Il suo nome significa letteralmente &#8220;bambola di pezza&#8221;, perché tende a rilassarsi completamente quando viene preso in braccio. Ama essere accarezzato e cerca spesso il contatto umano. Anche il Ragamuffin ha un temperamento simile: è un gatto affettuoso che apprezza molto le attenzioni e la compagnia.</p>



<p>Per chi preferisce un animale più riservato, ma comunque equilibrato, ci sono il <strong>Blu di Russia</strong> e il <strong>Chartreux</strong>. Il Blu di Russia, riconoscibile per il caratteristico mantello grigio-bluastro, è un gatto discreto e indipendente, che predilige ambienti tranquilli e poco rumorosi. Può essere particolarmente adatto a persone che cercano compagnia senza un animale troppo esigente. Anche il Chartreux ha un carattere dolce e pacato, anche se può essere più timido e poco incline al caos.</p>



<p>Il <strong>British Shorthair</strong> è invece una razza apprezzata per il suo equilibrio tra autonomia e affetto. Con il suo aspetto inconfondibile, gli occhi color ambra e il pelo folto, è un gatto indipendente che si adatta bene alla vita domestica. Ama avere i propri spazi, ma non rinuncia a momenti di gioco e a qualche coccola.</p>



<p>Tra i gatti più socievoli c&#8217;è anche il <strong>Manx</strong>, conosciuto come il gatto dell&#8217;Isola di Man per la caratteristica assenza della coda. Dolce, affettuoso e molto legato alle persone, è un animale che ama stare in compagnia e cerca spesso il contatto con i proprietari. Proprio per questo motivo soffre particolarmente la solitudine.</p>



<p>Infine, il <strong>Sacro di Birmania</strong> è un altro gatto noto per il suo aspetto elegante e lo sguardo dolce. È un animale molto affettuoso, che ama la presenza della famiglia e soprattutto dei bambini, dai quali cerca attenzioni e carezze. Ha però anche un lato vivace: ama giocare e può capitare che la sua curiosità lo porti a combinare qualche piccolo guaio in casa.</p>



<p>La scelta della razza può quindi aiutare chi cerca un gatto dal carattere più tranquillo, ma ogni animale resta un individuo con la propria personalità. Anche un gatto meticcio adottato in un rifugio può rivelarsi un compagno estremamente affettuoso e docile, soprattutto se inserito in un ambiente sereno e adatto alle sue esigenze.</p>
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		<title>Riuscirà la VARgentina ad appropriarsi di un altro Mondiale fra i sospetti?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/riuscira-la-vargentina-ad-appropriarsi-di-un-altro-mondiale-fra-i-sospetti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 08:08:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Argentina è di nuovo in finale del Mondiale. La vittoria per 2-1 sull&#8217;Inghilterra ha riportato l&#8217;Albiceleste all&#8217;ultimo atto della Coppa del Mondo, dove sfiderà la Spagna. Ma, come spesso accade quando si parla della nazionale argentina, al calcio giocato si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/riuscira-la-vargentina-ad-appropriarsi-di-un-altro-mondiale-fra-i-sospetti/">Riuscirà la VARgentina ad appropriarsi di un altro Mondiale fra i sospetti?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;Argentina è di nuovo in finale del Mondiale. La vittoria per 2-1 sull&#8217;Inghilterra ha riportato l&#8217;Albiceleste all&#8217;ultimo atto della Coppa del Mondo, dove sfiderà la Spagna. Ma, come spesso accade quando si parla della nazionale argentina, al calcio giocato si sono affiancate polemiche, sospetti e accuse che stanno infiammando tifosi, media e social network.</p>



<p>È bene chiarirlo fin dall&#8217;inizio: <strong>non esistono prove di manipolazioni o di favoritismi organizzati</strong> e la FIFA continua a difendere l&#8217;operato degli arbitri. Tuttavia, il torneo 2026 è stato accompagnato da una lunga serie di episodi contestati che hanno alimentato un clima di sfiducia, soprattutto tra gli avversari dell&#8217;Albiceleste.</p>



<p>La polemica più accesa è nata nei quarti di finale contro la Svizzera. L&#8217;espulsione dell&#8217;attaccante Breel Embolo, arrivata dopo una revisione VAR per una presunta simulazione, ha cambiato l&#8217;inerzia della gara e ha scatenato una valanga di proteste. Sui social è tornato virale il soprannome <strong>&#8220;VARgentina&#8221;</strong>, già utilizzato negli anni scorsi per insinuare che le decisioni tecnologiche favorissero sistematicamente la Selección. La FIFA, attraverso il responsabile arbitrale Pierluigi Collina, ha difeso l&#8217;operato della squadra arbitrale, ma le polemiche non si sono placate.</p>



<p>Le contestazioni non si fermano a quella partita. Durante il torneo sono stati messi sotto la lente diversi episodi: un possibile cartellino rosso evitato a Lionel Messi contro l&#8217;Algeria dopo un contatto giudicato duro dagli avversari, un gol convalidato contro l&#8217;Austria nonostante dubbi sulla regolarità dell&#8217;azione e una rete dell&#8217;Egitto annullata negli ottavi, decisione che ha preceduto la rimonta argentina ai supplementari. Si tratta di episodi che hanno alimentato il dibattito mediatico, ma che non hanno portato ad alcuna ammissione di errore o irregolarità da parte della FIFA.</p>



<p>Anche la semifinale contro l&#8217;Inghilterra ha lasciato strascichi. La direzione dell&#8217;arbitro statunitense Ismail Elfath è stata duramente criticata dalla stampa inglese, che gli ha rimproverato una gestione troppo permissiva del gioco fisico argentino. Alcuni giornali britannici avevano espresso dubbi già prima della gara sulla sua designazione, alimentando teorie di favoritismo mai supportate da prove concrete.</p>



<p>Al termine dell&#8217;incontro è esplosa un&#8217;ulteriore controversia quando alcuni giocatori argentini hanno esposto uno striscione con la scritta <strong>&#8220;Las Malvinas son Argentinas&#8221;</strong>, riaccendendo la disputa sulle isole Falkland/Malvinas. La FIFA vieta messaggi politici durante le competizioni e diversi media internazionali hanno riferito della possibilità di un&#8217;indagine disciplinare sull&#8217;episodio.</p>



<p>Le polemiche del 2026 si inseriscono però in una storia molto più lunga.</p>



<p>Il primo grande caso risale al <strong>Mondiale del 1978</strong>, organizzato proprio in Argentina durante la dittatura militare. Ancora oggi il 6-0 inflitto al Perù nell&#8217;ultima partita del secondo girone continua a essere oggetto di sospetti. Quel risultato consentì agli argentini di qualificarsi alla finale superando il Brasile per differenza reti. Nel corso degli anni sono emerse testimonianze, indiscrezioni e ricostruzioni che hanno alimentato i dubbi su possibili pressioni politiche, ma <strong>nessuna inchiesta ha mai dimostrato l&#8217;esistenza di una combine o di un illecito sportivo</strong>.</p>



<p>Impossibile poi dimenticare il Mondiale del <strong>1986</strong>. Nei quarti di finale contro l&#8217;Inghilterra Diego Armando Maradona segnò il celebre gol della <strong>&#8220;Mano de Dios&#8221;</strong>, realizzato con un evidente tocco di mano che sfuggì all&#8217;arbitro tunisino Ali Bin Nasser. Quell&#8217;episodio è rimasto uno dei più controversi nella storia del calcio e contribuì a rafforzare la rivalità tra le due nazionali, già segnata dal durissimo quarto di finale del 1966, che gli argentini ribattezzarono addirittura <strong>&#8220;il furto del secolo&#8221;</strong> per l&#8217;espulsione del capitano Antonio Rattín e alcune decisioni arbitrali considerate favorevoli agli inglesi.</p>



<p>Anche il Mondiale del <strong>2022</strong> in Qatar fu accompagnato da numerose discussioni arbitrali. Il quarto di finale con l&#8217;Olanda, passato alla storia come la &#8220;Battaglia di Lusail&#8221;, vide il record di cartellini estratti dall&#8217;arbitro Antonio Mateu Lahoz, oltre a contestazioni sulla gestione disciplinare e su alcuni episodi tecnici che alimentarono il dibattito internazionale.</p>



<p>Oggi, mentre l&#8217;Argentina si prepara ad affrontare la Spagna nella finale del Mondiale 2026, il copione sembra ripetersi. Da una parte c&#8217;è una squadra che continua a vincere sul campo; dall&#8217;altra una quantità impressionante di polemiche, accuse e teorie che accompagnano ogni suo successo.</p>



<p>Per ora, però, una cosa resta distinta dalle ricostruzioni e dalle discussioni: <strong>i sospetti sono tali e non costituiscono prove di irregolarità</strong>. Ed è proprio questo il motivo per cui il dibattito, anziché chiudersi, continua ad accompagnare ogni trionfo dell&#8217;Albiceleste.</p>



<p></p>
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		<title>Fiat iustitia, sed victimis. Il paradosso italiano: risarcire il rapinatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Di tante cose si può accusare l’attuale Governo, ed io sono il primo a farlo, ma non certo di non aver tentato di arginare in qualche modo una delinquenza sempre più dilagante e sfacciata, compresa quella giovanile.&#160; L’approvazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Di tante cose si può accusare l’attuale Governo, ed io sono il primo a farlo, ma non certo di non aver tentato di arginare in qualche modo una delinquenza sempre più dilagante e sfacciata, compresa quella giovanile.&nbsp;</p>



<p>L’approvazione martedì del nuovo Disegno di legge Sicurezza ne è un’ulteriore dimostrazione.&nbsp;</p>



<p>Chi scrive odia profondamente i manicheismi e le visioni in bianco e nero; la complessità del mondo va sempre preservata.&nbsp;</p>



<p>Tranne in un caso: quando si parla di delinquenza.&nbsp;</p>



<p>Su questo tema specifico per quanto mi riguarda il grigio scompare.&nbsp;</p>



<p>C’è chi rispetta le regole&nbsp;e chi le calpesta.&nbsp;</p>



<p>Su&nbsp;questo terreno si consuma la differenza sostanziale, di tipo culturale, con il mondo della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Non dico certo che l’opposizione sostenga i criminali, ci mancherebbe.&nbsp;</p>



<p>Ma sul tema della sicurezza dei cittadini è storicamente, cronicamente meno interessata.<strong></strong><strong>Per decenni la gauche ha sdegnosamente lasciato la questione alla destra</strong>, ridicolizzando chi la sosteneva, e spesso banalizzandola come istanza fascista.&nbsp;</p>



<p>Quando si tratta di varare norme per arginare certi fenomeni, certe derive, la sinistra cede regolarmente alla solita tiritera sulle presunte &#8220;lesioni dei diritti&#8221;, per non dire del ricorso ai soliti temi dell’ “ascolto”, dell’ “apertura”, e simili banalità.&nbsp;</p>



<p>Diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: dei sacrosanti diritti dei &#8220;maranza&#8221;, delle baby gang che assaltano le volanti, e dei delinquenti in generale,&nbsp;&nbsp;non me può fregare di meno.&nbsp;</p>



<p>Prima vengono i diritti delle persone perbene.</p>



<p>Le nostre città sono diventate invivibili, ostaggio di una percezione di insicurezza che non è affatto una paranoia ingigantita dalle &#8220;anime belle&#8221;, ma il riflesso di cronache quotidiane agghiaccianti.&nbsp;</p>



<p>Il dramma vero è che, in un Paese normale, a mio avviso la difesa all&#8217;interno delle &#8220;pareti domestiche&#8221; dovrebbe essere considerata sempre legittima, senza se e senza ma.&nbsp;</p>



<p>Difendere la propria “tana” è un diritto naturale di tutti gli esseri viventi, che nessuno può limitare o mettere in discussione, tanto meno uno Stato chiaramente incapace di fermare e punire chi delinque.</p>



<p>Invece, siamo abituati a vedere la vittima o chi la difende passare comunque un calvario giudiziario per l’assurdo fardello dell&#8217;“eccesso colposo”.&nbsp;</p>



<p>Ed è per questo che, a mio avviso (non me vogliano i miei maestri di un tempo a Giurisprudenza), il limite dell’ “eccesso colposo in legittima difesa” i cittadini comuni fanno sempre più fatica a capirlo ed accettarlo.</p>



<p>Pensano veramente i nostri Demostene che se venisse sottoposto a referendum l’abolizione dell’ eccesso colposo i cittadini voterebbero per mantenerlo?</p>



<p>La difesa deve essere tale da non dover indulgere in bizantinismi sempre difficili da provare per le vittime, quale ad esempio “la proporzionalità della difesa all’offesa”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Perché io sono convinto che nessun giudice possa veramente capire, figuriamoci valutare, cosa si agiti veramente nella mente di qualcuno che veda violata la propria abitazione, magari di notte e con i bambini a letto.&nbsp;</p>



<p>E credano Lor Signori che siedono in Parlamento, che se parlassero veramente con i cittadini, si renderebbero conto che questi proprio non capiscono perché,&nbsp;ed esempio, un rapinatore catturato in flagranza invece di essere associato alle patrie galere venga “denunciato a piede libero”; meglio sarebbe dire lasciato libero di continuare la propria “attività”.</p>



<p>Sappiamo tutti che un medico, o un autista di autobus o di treno, o un insegnante, ed in generale chi lavora, se sbaglia deve rispondere dei propri comportamenti.</p>



<p>In fondo, si dice, questo fa parte del “rischio professionale”.</p>



<p>Ma perché allora il “rischio professionale” non deve valere per chi ruba, per chi si introduce nelle case con cattive intenzioni, magari&nbsp;per commettere quelli che io definisco&nbsp;“reati vigliacchi”, tipo le truffe agli anziani?</p>



<p>Quindi, se ogni mestiere ha il suo &#8220;rischio professionale&#8221;; qualora tu decida di fare il rapinatore o il topo d&#8217;appartamento, devi mettere in conto che potresti uscire da quella casa con le gambe in avanti.</p>



<p>Ma c&#8217;è un aspetto specifico di questa problematica, a cui questo&nbsp;&nbsp;DDL cerca di mettere un argine, meglio&nbsp;&nbsp;cerca di scardinare un paradosso che offendeva il più elementare senso della giustizia.</p>



<p>Fino ad oggi in Italia abbiamo assistito al &#8220;mondo all&#8217;incontrario&#8221;: cittadini onesti rapinati, aggrediti, brutalizzati, o costretti a difendere la propria famiglia tra le mura di casa, qualora vengano riconosciti colpevoli di eccesso di legittima difesa in sede penale, sono poi condannati&nbsp;&nbsp;successivamente in sede civile a risarcire con somme astronomiche i criminali che avevano tentato di derubarli.&nbsp;</p>



<p>Magari con il rischio di perdere la casa od i risparmi di una vita per pagare il &#8220;danno&#8221; subìto dal malvivente durante il reato.&nbsp;</p>



<p>Una follia logica e morale.</p>



<p>Con la nuova normativa, se approvata senza troppi annacquamenti, scatterebbe&nbsp;&nbsp;lo stop definitivo a questa vergogna:&nbsp;fissando così il principio che chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato, non potrà più chiedere alcun risarcimento in sede civile, indipendentemente dalle responsabilità penali di chi si è difeso.</p>



<p>Se entri in casa d&#8217;altri per fare del male, ti assumi le conseguenze delle tue azioni.&nbsp;</p>



<p><strong>Lo Stato deve tutelare i diritti di chi subisce i reati, non le pretese economiche risarcitorie di chi li commette</strong>.&nbsp;</p>



<p>Se qualcuno mi accuserà di aver dimenticato i sacri principi di Beccaria per trasformarmi in un bieco reazionario, rispondo che l&#8217;unica cosa che si è dimenticata, in questo Paese, è la dignità delle vittime.&nbsp;</p>



<p>Ben venga, finalmente, una norma di puro buon senso.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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