Nuovo sviluppo inquietante sulla nave dei misteri: confermato un secondo caso di hantavirus

Si aggrava il bilancio sanitario a bordo della MV Hondius, la nave da crociera al centro di un sospetto focolaio nell’Oceano Atlantico. Dopo i tre decessi già segnalati nei giorni scorsi, è stato ora confermato un secondo caso di hantavirus, alimentando ulteriori interrogativi su quanto stia accadendo a bordo.
La compagnia Oceanwide Expeditions ha comunicato che il virus è stato rilevato non solo nel cittadino britannico di 69 anni ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, ma anche nella donna olandese deceduta. Restano invece ancora da chiarire le cause della morte degli altri due passeggeri: il marito della donna e un cittadino tedesco.
La situazione a bordo
La nave, con 149 persone provenienti da 23 Paesi, si trova attualmente al largo di Capo Verde. Nonostante la gravità della situazione, la compagnia riferisce che l’atmosfera a bordo resta “tranquilla” e che i passeggeri si mostrano generalmente sereni.
Oltre ai casi confermati, ci sono altri cinque episodi sospetti sotto osservazione, tra cui quello di un membro dell’equipaggio britannico. Due membri dell’equipaggio – uno britannico e uno olandese – presentano sintomi respiratori acuti e necessitano di cure urgenti, anche se per loro non è ancora stata confermata la presenza del virus.
Evacuazioni e interventi sanitari
Le autorità olandesi stanno preparando un’evacuazione medica complessa che coinvolgerà due velivoli specializzati, con personale sanitario a bordo, per trasferire i casi più gravi. Si valuta inoltre la possibilità di dirigere la nave verso le Isole Canarie, in particolare Las Palmas o Tenerife, per consentire ulteriori controlli e assistenza.
Il paziente britannico ricoverato in Sudafrica resta in condizioni critiche ma stabili. Secondo il ministro della Sanità sudafricano, riceve cure di supporto, poiché non esiste una terapia specifica contro l’hantavirus.
Il ruolo dell’OMS e le rassicurazioni
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando da vicino la situazione e ha dichiarato di intervenire “con urgenza” per supportare la gestione del caso. Gli esperti sottolineano che le infezioni da hantavirus sono rare e difficilmente si trasmettono da persona a persona.
“Il rischio per la popolazione generale rimane basso”, ha dichiarato il direttore regionale europeo Hans Henri P. Kluge, invitando a non creare allarmismi né a imporre restrizioni ai viaggi.
Una dinamica ancora piena di dubbi
Secondo la ricostruzione fornita dalla compagnia:
- l’11 aprile un passeggero si è sentito male ed è deceduto;
- la moglie, sbarcata a Sant’Elena, è morta successivamente;
- il 27 aprile un britannico è stato evacuato in Sudafrica;
- pochi giorni dopo è morto un terzo passeggero tedesco.
Un passeggero anonimo ha raccontato che non sono stati rilevati roditori a bordo – principale vettore del virus – e che la modalità di trasmissione resta quindi “misteriosa”.
Attesa per nuove risposte
Le indagini proseguono mentre i passeggeri restano in attesa di chiarimenti e di eventuali evacuazioni. Le autorità sanitarie stanno tracciando i contatti e intensificando i test per comprendere l’origine del focolaio.
Nel frattempo, la nave resta isolata in mare, con una domanda ancora senza risposta: si tratta davvero di un focolaio di hantavirus o c’è qualcosa di diverso dietro questa catena di eventi?
Tre passeggeri deceduti, un uomo ricoverato in condizioni critiche e un sospetto focolaio virale che resta, almeno in parte, un mistero. È quanto sta accadendo a bordo della nave da crociera MV Hondius, attualmente al largo di Capo Verde dopo essere partita dall’Argentina.
La compagnia Oceanwide Expeditions ha confermato la morte di una coppia olandese e di un cittadino tedesco, ma le cause dei decessi non sono ancora state accertate con certezza. Nel frattempo, un passeggero britannico di 69 anni è stato evacuato d’urgenza ed è ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, in Sudafrica, dove è stata confermata un’infezione da hantavirus.
Si tratta di un virus raro, generalmente trasmesso all’uomo attraverso roditori infetti, che può provocare gravi problemi respiratori. La trasmissione tra persone è considerata poco frequente, elemento che rende ancora più complessa la lettura di quanto accaduto a bordo.
La situazione sulla nave, che ospita 149 persone, si è aggravata nel corso delle settimane. Il primo decesso risale all’11 aprile, quando un passeggero si è sentito male durante la navigazione. La salma è stata sbarcata il 24 aprile sull’isola di Sant’Elena. Anche la moglie, scesa nello stesso porto, è morta successivamente durante il viaggio di ritorno. Al momento non è certo che questi due casi siano collegati all’attuale emergenza sanitaria.
Il 27 aprile un altro passeggero britannico è stato colpito da un malore grave ed è stato trasferito in Sudafrica. Nei giorni successivi è stato confermato il contagio da hantavirus. Sabato scorso, infine, è deceduto un terzo passeggero, di nazionalità tedesca.
A bordo risultano inoltre due membri dell’equipaggio con sintomi respiratori acuti, uno dei quali in condizioni serie. Anche loro necessitano di cure urgenti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato di seguire il caso con urgenza, sottolineando però che il rischio per la popolazione generale resta basso e che non vi sono motivi per limitare i viaggi.
Nel frattempo, le autorità di Capo Verde hanno deciso di non autorizzare lo sbarco dei passeggeri, nel tentativo di proteggere la popolazione locale. La nave resta quindi in rada al largo della capitale Praia, mentre sono in corso trattative per eventuali evacuazioni mediche e per il proseguimento del viaggio verso le Isole Canarie.
Secondo testimonianze raccolte a bordo, l’atmosfera tra i passeggeri sarebbe relativamente calma, ma restano molti interrogativi. Solo uno dei casi è stato finora confermato come hantavirus, e non è chiaro se gli altri decessi siano collegati allo stesso agente.
Un elemento che alimenta l’incertezza riguarda proprio la modalità di contagio: a bordo non sarebbero stati segnalati roditori, e la trasmissione tra persone è considerata rara. Gli esperti ricordano inoltre che il periodo di incubazione del virus può variare da una a otto settimane, lasciando aperta la possibilità che emergano nuovi casi nei prossimi giorni.
Nel frattempo, sulla nave sono state attivate misure sanitarie rigide, tra cui isolamento dei casi sospetti, controlli medici continui e protocolli igienici rafforzati. Le indagini sono ancora in corso per chiarire cosa sia realmente accaduto durante la traversata.













