Bali, il paradiso turistico capitale dell’immondizia: l’Indonesia soffoca tra rifiuti e mari contaminati

Bali, una delle mete turistiche più popolari al mondo, continua a mostrare un volto ben lontano dall’immagine da cartolina. L’isola fatica infatti a gestire l’enorme pressione del turismo e la conseguente produzione di rifiuti, con discariche a cielo aperto che continuano a comparire in diverse aree.
“L’odore della spazzatura ci sta creando problemi. I clienti finiscono per non comprare più. È un vero fastidio”, racconta un fioraio locale. Un residente aggiunge: “Il governo deve fare qualcosa. Di notte ci sono molti topi qui. L’odore è sgradevole”.
Ogni giorno sull’isola vengono prodotte circa 3.400 tonnellate di rifiuti, a fronte di una popolazione di circa 4 milioni di abitanti e un afflusso di circa 7 milioni di turisti stranieri all’anno. Una pressione enorme su un sistema di gestione dei rifiuti che appare insufficiente.
Le autorità hanno annunciato interventi urgenti. “Abbiamo fissato una scadenza per tutti i governi provinciali, distrettuali e comunali affinché chiudano le discariche a cielo aperto entro la fine del 2026”, ha dichiarato Hanif Faisol Nurofiq, ex ministro dell’Ambiente indonesiano. Ma nel frattempo i rifiuti continuano ad accumularsi e solo una parte viene trattata o riciclata.
Un gigante globale della plastica in mare
Il problema non riguarda solo Bali. L’Indonesia è considerata uno dei principali contributori mondiali all’inquinamento marino da plastica. Secondo studi della Banca Mondiale, il Paese genera circa 7,8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici all’anno, di cui circa 4,9 milioni di tonnellate sono mal gestite e quindi potenzialmente disperse nell’ambiente.
Una parte significativa di questa plastica finisce nei fiumi e da lì direttamente negli oceani. Le stime indicano che circa 200–550 mila tonnellate di plastica ogni anno vengono riversate in mare dall’Indonesia attraverso i corsi d’acqua e la cattiva gestione dei rifiuti.
Già nel 2015 il Paese era stato indicato come secondo maggiore contributore mondiale di plastica negli oceani, con diversi fiumi indonesiani tra i più inquinanti al mondo.
In alcune aree costiere e fluviali, la plastica è diventata il principale materiale presente nei rifiuti, con microplastiche ormai diffuse anche nei sedimenti marini e lungo le coste.
Un equilibrio sempre più fragile
Il turismo, fondamentale per l’economia indonesiana, si scontra quindi con una crisi ambientale crescente. Da un lato milioni di visitatori attratti dalle spiagge e dalla natura tropicale, dall’altro un sistema di gestione dei rifiuti che fatica a tenere il passo.
Il risultato è un paradosso evidente: un paradiso naturale che rischia di diventare simbolo globale dell’emergenza plastica negli oceani.













