28 Aprile 2026 - 9.36

Il paradosso dell’antifascismo “selettivo”. Buono o cattivo come il colesterolo

Umberto Baldo

Dopo aver visto le acrobazie ideologiche nelle piazze di ieri, accompagnati da violenze e nefandezze, viene da chiedersi se l’antifascismo non sia diventato una disciplina olimpica, specialità “salto dell’ostacolo della realtà”.
Ma ci pensate mai alla fatica che deve fare un professionista della coerenza per difendere la libertà a giorni alterni?
Come possibile, ad esempio, professarsi antifascisti e contemporaneamente cercare ogni giorno un alibi creativo per giustificare il fascismo in salsa putiniana?
È quasi affascinante osservare lo sforzo di chi cerca di scaricare il peso della guerra sulle spalle dell’aggredito, come se l’Ucraina avesse la colpa di essere stata invasa in un momento in cui avevamo altro da fare.
Ma d’altronde, l’antifascismo da salotto ha le sue regole: se il dittatore di turno parla in cirillico e odia l’Occidente, forse, in fondo, non è poi così cattivo, no?
E che dire dell’improvvisa amnesia “antifascista” che colpisce quando si guarda verso Teheran?
Si può davvero sperare nel successo degli Ayatollah contro l’America e Israele solo per il gusto di fare un dispetto a Trump o Netanyahu?
È un gioco pericoloso quello di confondere la critica politica con il tifo per un regime teocratico che i diritti civili li usa come carta straccia.
Ci siamo forse dimenticati che l’antifascismo originale, che per la verità non fu solo dei comunisti, non ha solo cacciato un invasore, ma ha sradicato un pensiero totalitario che aveva fatto dell’antisemitismo il suo cuore pulsante?
Eppure oggi sembra che basti spruzzare un po’ di “antisionismo” su pregiudizi antichissimi per renderli di nuovo accettabili, quasi di tendenza.
Alla fine, la strategia è chiara: trasformare l’odio per l’Atlantismo nell’unica bussola rimasta, cercando di togliere all’Occidente proprio quegli strumenti che servono a combattere i fascismi del presente.
Perché ammettiamolo: celebrare la resistenza del 1945 è facile, rassicurante e non costa nulla.
Ma guardare in faccia i totalitarismi di oggi, quelli che premono ai nostri confini o che soffocano e massacrano le donne in Medio Oriente, è decisamente più ostico.
È imbarazzante, perché costringe a smettere di giocare con le parole, ed a confrontarsi con la cruda realtà.
E allora via libera a “Bella Ciao” cantata a pieni polmoni.
Ma la domanda resta: siamo sicuri di aver capito chi sia l’invasore?
O abbiamo deciso che, proprio come il colesterolo, esistano invasori “buoni” da tollerare, ed invasori “cattivi” su cui scaricare la nostra indignazione “antifascista” a comando?
Umberto Baldo

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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