Eurovision 2026, boicottaggio senza precedenti contro Israele. Sospetti su manipolazioni del voto lo scorso anno, cambia il regolamento

L’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio, si apre nel clima più teso degli ultimi decenni. La partecipazione di Israele continua infatti a provocare proteste, appelli e divisioni in tutta Europa, dando vita a un boicottaggio senza precedenti che ha già portato al ritiro di cinque Paesi dalla competizione.
Nonostante le polemiche e le richieste di esclusione legate alla guerra nella Striscia di Gaza, Israele parteciperà regolarmente al concorso e sarà rappresentato dal cantante Noam Bettan, 27 anni, nato in Israele da genitori immigrati francesi.
Il giovane artista porterà sul palco il brano “Michelle”, una canzone d’amore con ritornello in francese. “Metà del mio cuore è francese e l’altra metà israeliana”, ha dichiarato all’AFP, definendo la partecipazione “un onore immenso”.
A pesare sul regolamento dell’Eurovision 2026 sono soprattutto le polemiche nate dopo l’edizione 2025, quando la cantante israeliana Yuval Raphael conquistò il televoto europeo arrivando seconda nella classifica finale. Diverse emittenti pubbliche europee — tra cui quelle di Spagna, Irlanda e Slovenia — denunciarono possibili “interferenze” e campagne coordinate a sostegno della candidatura israeliana, chiedendo audit indipendenti e maggiore trasparenza sui dati del televoto. Nel mirino finirono in particolare le massicce campagne promozionali online attribuite a enti vicini al governo israeliano e la forte sproporzione tra voto popolare e voto delle giurie tecniche.
Per questo l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER/EBU) ha introdotto per il 2026 una serie di modifiche sostanziali al sistema di voto. La novità principale è la riduzione del numero massimo di voti esprimibili da ogni spettatore: si passa da 20 a 10 voti per dispositivo o metodo di pagamento, con l’obiettivo dichiarato di limitare fenomeni di voto massivo coordinato. Inoltre tornano le giurie professionali anche nelle semifinali, con un peso del 50% accanto al televoto, dopo anni in cui il pubblico decideva da solo l’accesso alla finale. Le nuove regole vietano anche campagne promozionali “sproporzionate” sostenute da governi o soggetti terzi e prevedono controlli tecnici rafforzati contro votazioni sospette o automatizzate.
Cinque Paesi fuori dall’Eurovision
Il caso Israele continua però a spaccare il mondo dell’Eurovision. Dopo mesi di pressioni e proteste, l’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) ha confermato la presenza dello Stato ebraico attraverso una votazione segreta svolta a dicembre.
La decisione ha provocato il ritiro di cinque nazioni, riducendo il numero dei partecipanti a 35, uno dei più bassi degli ultimi anni.
Irlanda, Spagna e Slovenia hanno scelto il boicottaggio totale, rinunciando sia a partecipare sia a trasmettere l’evento. Paesi Bassi e Islanda non saranno invece in gara ma continueranno a mandare in onda lo spettacolo.
La Francia, al contrario, si è schierata apertamente contro il boicottaggio. Dopo il voto dell’UER, il ministro degli Esteri francese ha espresso soddisfazione per il fatto che “l’Eurovision non abbia ceduto alle pressioni”, sottolineando il ruolo di Parigi nell’evitare l’esclusione di Israele.
Petizioni e artisti contro la partecipazione israeliana
Negli ultimi mesi le proteste si sono moltiplicate in tutta Europa. Oltre mille artisti e operatori culturali hanno firmato un appello per chiedere l’esclusione di Israele dall’Eurovision.
Tra i firmatari figurano Peter Gabriel e il gruppo Massive Attack.
Nel testo dell’appello gli artisti accusano Israele di utilizzare la manifestazione “per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e l’occupazione militare dei palestinesi”.
La polemica si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla guerra a Gaza e sul ruolo delle istituzioni culturali europee nei confronti del governo israeliano.
Vienna blindata per motivi di sicurezza
Le tensioni politiche e sociali stanno imponendo misure di sicurezza straordinarie anche in Austria. Secondo il vicepresidente della polizia di Vienna, Dieter Csefan, l’edizione 2026 rappresenta “una sfida complessa”.
Le autorità austriache hanno già avviato controlli approfonditi sui circa 16 mila professionisti attesi durante la settimana dell’evento, mentre il rischio di cyberattacchi viene monitorato anche con il supporto dell’FBI.
L’Eurovision torna così al centro dello scontro politico internazionale, trasformandosi ancora una volta in un terreno di confronto che va ben oltre la musica.













