Nordest, due note al figlio e poi le minacce al preside: «Ti riempio la testa di proiettili». Madre a processo

(immagine d’archivio generata con intelligenza artificiale)
Due note disciplinari assegnate a un bambino che frequentava la cosiddetta “primina”, le proteste della madre e, il giorno successivo, una serie di telefonate e messaggi minatori indirizzati al dirigente scolastico. È la vicenda finita al centro di un processo in corso al Tribunale di Pordenone per concorso in tentata violenza privata.
Sul banco degli imputati c’è la madre del minore, di cui non vengono rese note le generalità per tutelare il bambino. La donna è difesa dall’avvocato Gloria Favret. Nell’ultima udienza è stato ascoltato il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo dove si erano verificati i fatti.
La vicenda risale al febbraio 2023. Secondo quanto ricostruito in aula, il bambino frequentava la “primina” e aveva ricevuto due annotazioni disciplinari, datate 30 e 31 gennaio, per atteggiamenti considerati aggressivi.
La difesa ha riferito che il piccolo, rivolgendosi a una supplente, avrebbe detto che se gli fossero stati assegnati altri compiti le avrebbe tirato una borraccia di Spiderman.
La madre aveva contestato le note e ne aveva chiesto la cancellazione. Dopo alcune mail inviate all’insegnante titolare, aveva domandato di parlare con il preside. Non avendo ottenuto la rimozione delle annotazioni, avrebbe anche detto che non se ne sarebbe andata e che avrebbe contattato i giornali.
La difesa, però, nega che la donna abbia incaricato qualcuno di fare pressioni sul dirigente scolastico.
Le telefonate del giorno dopo
Il giorno successivo sarebbero iniziate le chiamate di uno sconosciuto che parlava italiano con un accento dell’Est.
In un primo momento il preside non avrebbe risposto, pensando a un call center, anche perché il numero aveva un prefisso del Regno Unito. Quando la chiamata è arrivata tramite WhatsApp, il dirigente ha risposto e si sarebbe sentito intimare di tacere e ascoltare.
A quel punto avrebbe interrotto la comunicazione e bloccato il numero.
Le telefonate, però, sarebbero proseguite da un’altra utenza. L’interlocutore avrebbe accusato il preside di aver trattato male una donna e gli avrebbe imposto di chiedere scusa.
Preoccupato per il tono delle conversazioni, il dirigente scolastico ha iniziato a registrarle.
«Chiedi scusa o vengo lì»
Non ricevendo le scuse richieste, lo sconosciuto avrebbe continuato con nuovi messaggi e telefonate dal contenuto sempre più pesante.
In una delle comunicazioni avrebbe prospettato due possibilità: chiedere scusa e proseguire normalmente la propria vita oppure subire conseguenze. Tra le minacce contestate compare anche quella di portare il preside oltre confine e di “riempirgli la testa di proiettili”, fino a renderlo irriconoscibile.
Dopo quelle comunicazioni, il dirigente scolastico ha contattato il Nue 112.
Le successive indagini sono state condotte dalla Questura, che ha ricostruito la sequenza degli episodi.
Il procedimento è ora davanti al giudice Giacomo Lamonica. Nella prossima udienza è prevista l’audizione degli operatori di polizia giudiziaria coinvolti negli accertamenti.


















