16 Settembre 2026 - 18.27

Verona- Vicenza, un derby che sa di antico e che deve restare una partita di calcio nel nome di Rossi e Bagnoli

Ci sono derby che hanno bisogno di essere spiegati e altri che si spiegano da soli. Basta pronunciarne il nome per evocare rivalità, ricordi, sfottò, maglie, generazioni di tifosi e una storia che appartiene al territorio. Quello che attende il calcio vicentino è un derby che sa di antico, ma che proprio per questo merita di essere vissuto con lo spirito giusto: quello della grande passione sportiva.

Perché oggi, prima ancora delle polemiche e delle tensioni che troppo spesso finiscono per accompagnare queste partite, ci sono due squadre che hanno un obiettivo preciso: giocare a calcio e conquistare tre punti importanti.

Da una parte il Vicenza, squadra che porta sulle spalle una storia importante e l’ambizione di tornare stabilmente ai palcoscenici che il suo passato reclama. Dall’altra una formazione che arriva al derby con le proprie motivazioni, consapevole che partite come questa valgono qualcosa in più della semplice classifica. Perché un derby non assegna soltanto punti: assegna orgoglio, fiducia, entusiasmo e, per qualche tempo, il diritto di sorridere al bar e al lavoro.

È proprio questo il bello del calcio.

Una vittoria può cambiare l’umore di una città, una prestazione può far ritrovare entusiasmo, un gol può diventare il ricordo di una stagione. Ma tutto deve rimanere dentro il perimetro dello sport. La rivalità è parte del gioco, l’antagonismo è il sale del calcio, il tifo è indispensabile. La violenza, invece, non c’entra nulla.

Ci saranno anche i due sindaci. Ed è un dettaglio tutt’altro che secondario. La loro presenza può rappresentare simbolicamente due comunità che si confrontano attraverso le proprie squadre, ma che continuano a riconoscersi in un territorio comune. Sarebbe bello che la fotografia più importante della giornata fosse proprio questa: due rappresentanti delle istituzioni insieme a una partita che, per una volta, riesce a raccontare il calcio nella sua dimensione più bella.

Quello che non ci deve essere è lo squallore degli incidenti. Non ci devono essere aggressioni, devastazioni, provocazioni che trasformano una giornata di sport in una cronaca di ordine pubblico. Chi cerca lo scontro non difende i colori della propria squadra: li danneggia.

Perché una rivalità vera non ha bisogno della violenza per essere tale. Anzi, è proprio nella capacità di vivere la rivalità con intelligenza che si misura la maturità di una tifoseria.

E questo derby potrebbe essere anche l’occasione per ricordare due uomini che appartengono alla storia del calcio e che, con percorsi diversi, hanno rappresentato valori profondamente legati allo sport.

Paolo Rossi è un nome che a Vicenza non ha bisogno di presentazioni. È entrato nella storia del calcio italiano e nell’immaginario collettivo, ma ha lasciato anche un legame particolare con questa terra. Il suo nome evoca il talento, la gioia del gol, le grandi imprese, ma anche un modo semplice e popolare di vivere il calcio.

Osvaldo Bagnoli rappresenta invece un’altra idea di calcio: quella del lavoro, della disciplina, dell’organizzazione, del gruppo. Un allenatore capace di costruire grandi squadre senza bisogno di proclami, mettendo al centro il collettivo e il lavoro quotidiano.

Rossi e Bagnoli, due figure diverse ma unite da una stessa parola: calcio. Un calcio fatto di campo, sacrificio, talento, emozioni e rispetto.

E allora il derby sia questo. Una partita vera, combattuta, magari nervosa, perché sarebbe assurdo pretendere che una sfida del genere non abbia tensione agonistica. Ma una tensione che resti dentro le linee bianche del campo.

I giocatori facciano il loro mestiere, gli allenatori preparino la partita, gli arbitri facciano il loro lavoro e i tifosi sostengano le proprie squadre. Che ci siano cori, colori, striscioni, sfottò e quella sana rivalità che rende il calcio diverso da qualsiasi altro sport.

Poi, quando l’arbitro fischierà la fine, resterà il risultato. Qualcuno festeggerà e qualcun altro tornerà a casa deluso. È la legge dello sport.

Ma sarebbe bello che, al di là del risultato, questa volta vincesse anche l’immagine di un derby vissuto come una festa.

Nel nome di Vicenza, nel nome del calcio e nel ricordo di Paolo Rossi e Osvaldo Bagnoli.

Perché il derby divide per novanta minuti. Il territorio, invece, resta.

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