22 Settembre 2026 - 10.09

Cadoneghe, il sindaco blocca la cittadinanza a una donna: «Non capisce il giuramento in italiano»

Una cerimonia per il conferimento della cittadinanza italiana si è trasformata in un caso a Cadoneghe. Nella mattinata di lunedì 21 settembre, quattro persone erano state convocate in municipio per prestare il giuramento conclusivo del percorso di acquisizione della cittadinanza. Tre donne, provenienti rispettivamente da Iran, Moldavia e Brasile, hanno completato regolarmente la procedura. Per una quarta donna, di origine marocchina, il sindaco Marco Schiesaro ha invece deciso di fermare l’iter e chiedere ulteriori verifiche.

A sollevare i dubbi del primo cittadino sarebbe stata la difficoltà della donna nel comprendere e utilizzare la lingua italiana durante la cerimonia. Secondo quanto raccontato dallo stesso Schiesaro, la donna non sarebbe riuscita a leggere autonomamente il verbale del giuramento né a rispondere ad alcune semplici domande rivoltele in italiano.

«Una persona convocata per il giuramento non era in grado di comprendere le domande più semplici in italiano e nemmeno di leggere autonomamente il verbale del proprio giuramento», ha spiegato il sindaco in un lungo messaggio pubblicato sui social.

Schiesaro ha raccontato di aver provato direttamente a verificare la comprensione della donna rivolgendole alcune domande. «Non è stata in grado di rispondere in italiano. Il marito, presente al giuramento, ha cercato di rispondere al suo posto, ma naturalmente non ho accettato: chi presta giuramento deve essere personalmente consapevole e comprendere ciò che sta facendo».

Di fronte alla situazione, il sindaco ha quindi deciso di interrompere la procedura e chiedere che vengano svolti tutti gli accertamenti necessari sulla pratica.

«La cittadinanza italiana è una cosa seria»

Schiesaro ha voluto precisare che la sua decisione non sarebbe legata alla provenienza della donna.

«Non è una questione di provenienza. Non è nemmeno una questione di essere più o meno accoglienti. È una questione di rispetto delle regole e del valore stesso della cittadinanza italiana», ha scritto.

Il sindaco ha sottolineato come il giuramento rappresenti, a suo giudizio, molto più di un adempimento formale: «La cittadinanza non può essere considerata una semplice formalità burocratica. Significa appartenere a una comunità, conoscerne le regole, rispettarne le leggi e comprendere il significato dell’impegno che si sta assumendo davanti alla Repubblica».

La normativa prevede, nei casi stabiliti dalla legge, il possesso di un determinato livello di conoscenza della lingua italiana nell’ambito del procedimento per ottenere la cittadinanza. Proprio questo elemento ha spinto il primo cittadino a chiedere un riesame della situazione.

«Nessuno pretende la perfezione»

Schiesaro ha poi chiarito che non viene richiesta una padronanza perfetta dell’italiano.

«Si può sbagliare una parola, avere un accento, incontrare delle difficoltà. Ma deve esserci almeno la volontà e lo sforzo di imparare la lingua del Paese di cui si chiede di diventare cittadini».

Secondo il sindaco, conoscere l’italiano rappresenta anche uno degli strumenti principali per l’integrazione: significa poter lavorare, costruire relazioni, comprendere i propri diritti e doveri, dialogare con le istituzioni e partecipare alla vita della comunità.

«Integrare significa anche questo: fare la propria parte», ha aggiunto.

Per Schiesaro, dunque, la soluzione resta quella di acquisire una conoscenza sufficiente della lingua e dimostrare concretamente di aver intrapreso un percorso di integrazione.

«La cittadinanza italiana è un traguardo importante. Proprio per questo va rispettata, valorizzata e presa sul serio», ha concluso il primo cittadino.

Nel corso della stessa cerimonia, le altre tre donne convocate hanno invece prestato regolarmente giuramento, completando così il percorso per diventare cittadine italiane.

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