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	<title>POLITICA | TViWeb</title>
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		<title>Il male oscuro che paralizza l’Inghilterra</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dimissioni del Premier Keir Starmer rappresentano la prova provata che c&#8217;è qualcosa di profondamente enigmatico nella crisi politica britannica degli ultimi anni. A prima vista potrebbe sembrare una normale alternanza di governi in difficoltà, Primi Ministri che si succedono<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Le dimissioni del Premier Keir Starmer rappresentano la prova provata che c&#8217;è qualcosa di profondamente enigmatico nella crisi politica britannica degli ultimi anni.</p>



<p>A prima vista potrebbe sembrare una normale alternanza di governi in difficoltà, Primi Ministri che si succedono a ritmo quasi italiano, Partiti che si lacerano al proprio interno, ed un elettorato sempre più volatile.&nbsp;</p>



<p>Ma fermarsi alle apparenze sarebbe un errore.</p>



<p>Per capire cosa sta accadendo davvero nel Regno Unito, secondo me bisogna andare &#8220;allo strucco&#8221;, come si dice dalle nostre parti.&nbsp;</p>



<p>Bisogna cioè arrivare al nocciolo della questione.</p>



<p>Ed il nocciolo della questione per me non è la Brexit; e non è nemmeno il collasso del National Health Service (Servizio Sanitario Pubblico), la crisi abitativa, od il sistema elettorale.</p>



<p>Questi sono sintomi; perché la malattia è più profonda.</p>



<p>L&#8217;Inghilterra soffre di una sorta di nostalgia istituzionale che le impedisce di guardare con lucidità alla propria condizione reale.</p>



<p>Per oltre due secoli il Regno Unito è stato letteralmente il “centro del mondo”.&nbsp;</p>



<p>Ha costruito il più vasto impero della storia moderna, ha dominato il commercio globale, la finanza internazionale e la politica mondiale.&nbsp;</p>



<p>Ha accumulato un patrimonio immenso di prestigio, competenze, istituzioni, ed influenza.</p>



<p>Ancora oggi Londra rimane una delle grandi capitali del pianeta, e l’inglese è diventato la “lingua del mondo”.</p>



<p>Ma il problema è che nessuna Nazione perde una simile posizione senza conseguenze psicologiche e culturali.</p>



<p>Da anni la politica britannica sembra oscillare tra ciò che il Paese pensa di essere, e ciò che realmente è diventato.</p>



<p>La Francia vive ancora nel mito napoleonico, la Russia in quello imperiale, e la Gran Bretagna continua a confrontarsi inconsciamente con l&#8217;ombra del proprio Impero.</p>



<p>Molti britannici continuano a percepire il loro Paese come una grande potenza globale autonoma, mentre la realtà economica e geopolitica li colloca ormai tra le medie potenze avanzate.&nbsp;</p>



<p>Non è un declino drammatico, è semplicemente la normalità; ma accettarlo è difficile.</p>



<p>La Brexit è stata forse l&#8217;espressione più evidente di questa contraddizione.</p>



<p>La promessa della &#8220;Global Britain&#8221; evocava un ritorno ad una sovranità piena, ad una capacità autonoma di orientare il proprio destino nel mondo.&nbsp;</p>



<p>Una narrazione potente, capace di mobilitare milioni di elettori; in fondo&nbsp;non molto diversa da quel &#8220;Make America Great Again&#8221; che ha ridefinito oltreoceano la politica di Donald Trump.</p>



<p>Ma una narrazione, per quanto suggestiva, non basta a creare crescita economica, investimenti, infrastrutture moderne o maggiore produttività.</p>



<p>E qui emerge il primo grande problema.</p>



<p>Dal 2008 la produttività britannica cresce a ritmi anemici, gli investimenti pubblici e privati sono insufficienti, le infrastrutture mostrano segni di invecchiamento, intere aree del Paese vivono una condizione di stagnazione economica che contrasta violentemente con il dinamismo della Capitale.</p>



<p>La sensazione è quella che coesistano due Inghilterre.</p>



<p>Da una parte la Londra, globale, cosmopolita e finanziaria che compete con New York e Singapore, dall&#8217;altra parte le Midlands, il Nord industriale e molte città costiere che faticano a ritrovare una propria identità economica dopo decenni di trasformazioni, e persino a competere con molte regioni dell&#8217;Europa continentale.</p>



<p>La Brexit, in fondo, è stata anche una rivolta della seconda Inghilterra contro la prima.</p>



<p>Ma la politica non è purtroppo riuscita a trasformare quella protesta in un progetto credibile di rilancio.</p>



<p>Anzi.</p>



<p>Negli ultimi anni ha progressivamente sostituito il tradizionale pragmatismo britannico con una continua guerra culturale fatta di slogan identitari, polemiche simboliche e battaglie ideologiche.</p>



<p>L&#8217;Inghilterra che inventò il metodo empirico sembra aver smesso di chiedersi una domanda fondamentale: &#8220;Funziona oppure no?&#8221;.</p>



<p>Nel frattempo il deterioramento dei servizi pubblici è diventato sempre più evidente.</p>



<p>Il National Health Service, considerato per generazioni quasi una religione civile nazionale, appare oggi sotto una pressione enorme; le liste d&#8217;attesa si allungano, il personale scarseggia, ed il sistema fatica a rispondere alle esigenze di una popolazione che invecchia.</p>



<p>La crisi della casa rende sempre più difficile per molti giovani costruire un futuro.</p>



<p>I trasporti pubblici e numerosi servizi locali mostrano problemi cronici.</p>



<p>Perfino alcune amministrazioni comunali hanno dovuto dichiarare sostanzialmente bancarotta.</p>



<p>Quando i cittadini vedono peggiorare la qualità della loro vita quotidiana, inevitabilmente cresce la sfiducia verso le istituzioni.</p>



<p>Ed è qui che si inserisce il terzo elemento della crisi.</p>



<p>Il sistema elettorale maggioritario britannico era stato progettato per garantire stabilità, governi forti ed alternanza chiara.</p>



<p>Oggi produce spesso l&#8217;effetto contrario.</p>



<p>Milioni di elettori si ritrovano sottorappresentati, mentre i grandi Partiti vengono spinti a inseguire le proprie componenti più radicali nel tentativo di preservare i collegi marginali.&nbsp;</p>



<p>La distanza tra il voto popolare e la composizione del Parlamento alimenta un crescente sentimento di estraneità e cinismo.</p>



<p>Cambiano i leader, cambiano gli slogan, cambiano le coalizioni interne ai Partiti, ma i problemi strutturali restano lì.</p>



<p>Forse, allora, il vero male oscuro dell&#8217;Inghilterra contemporanea è la crisi della sua classe dirigente.</p>



<p>Per secoli la forza britannica è stata la capacità di adattarsi ai cambiamenti della storia senza traumi rivoluzionari.&nbsp;</p>



<p>Era il Paese del pragmatismo, del compromesso intelligente, delle riforme graduali.</p>



<p>Oggi, invece, sembra prevalere una politica che preferisce raccontare il Paese piuttosto che governarlo, o forse raccontare un Paese che non esiste più.</p>



<p>Eppure la realtà è ostinata.</p>



<p>L&#8217;Inghilterra non è più la Nazione che governava mezzo mondo; ma non è nemmeno un Paese in declino irreversibile.</p>



<p>Rimane una grande democrazia, una potenza economica di primo piano, una società ricca di energie e talenti.</p>



<p>La sfida consiste nell&#8217;accettare ciò che è diventata, invece di inseguire ciò che era.</p>



<p>Riassumendo, secondo me il vero problema britannico non è la mancanza di risorse, né di competenze; è la difficoltà di guardarsi allo specchio senza vedere ancora riflessa l&#8217;ombra dell&#8217;Impero.</p>



<p>E forse il primo passo verso la guarigione consiste proprio in questo: smettere di rimpiangere il passato e tornare a costruire il futuro.&nbsp;</p>



<p>Perché le Nazioni, come gli individui, non possono vivere all&#8217;infinito dei ricordi dei tempi migliori.&nbsp;</p>



<p>Possono soltanto decidere cosa fare del tempo che resta loro davanti.</p>



<p></p>
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		<title>Terremoto politico nel Regno Unito: Keir Starmer si dimette da primo ministro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Keir Starmer lascia Downing Street. A soli due anni dalla storica vittoria elettorale che aveva riportato il Partito Laburista al governo, il primo ministro britannico ha annunciato le proprie dimissioni sia dalla guida del Paese sia dalla leadership del partito.</p>



<p>L&#8217;annuncio è arrivato oggi davanti al numero 10 di Downing Street, dove Starmer, affiancato dalla moglie Victoria, ha spiegato di aver preso atto del fatto che il suo partito non lo considera più la persona più adatta a guidare il Labour alle prossime elezioni generali.</p>



<p>«Ho ascoltato la risposta e la accetto con serenità», ha dichiarato il premier uscente, sottolineando come ogni decisione presa durante il suo mandato sia stata guidata dall&#8217;obiettivo di mettere «al primo posto il Paese che amo».</p>



<p>Nel suo discorso di addio, Starmer ha ricordato come l&#8217;ingresso a Downing Street nel luglio 2024 abbia rappresentato «il momento più orgoglioso» della sua vita. Ha inoltre rivendicato il lavoro svolto per rilanciare un Partito Laburista che ha definito «in bancarotta politica, finanziaria e morale», sostenendo di averne ripristinato la credibilità, combattendo l&#8217;antisemitismo e rafforzando la fiducia nell&#8217;economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale.</p>



<p>Il leader laburista ha già informato il re Carlo III della sua decisione durante una telefonata avvenuta in mattinata. Ha inoltre chiesto al Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di avviare il processo per la successione, con apertura delle candidature il 9 luglio e conclusione entro la pausa estiva. L&#8217;obiettivo è avere un nuovo leader e un nuovo primo ministro prima della ripresa dei lavori parlamentari a settembre.</p>



<p>Fino ad allora Starmer resterà in carica per garantire una transizione ordinata, promettendo piena collaborazione e sostegno al proprio successore.</p>



<p>Particolarmente toccante il finale del suo intervento. Visibilmente commosso, il premier ha affermato che, una volta lasciato «l&#8217;incarico più importante del Paese», si dedicherà a quello che considera «il lavoro più importante»: essere il miglior marito possibile per la moglie Victoria e il miglior padre per i suoi figli. Al termine del discorso ha abbracciato la moglie prima di rientrare nella residenza di Downing Street.</p>



<p>Le dimissioni di Starmer aprono ora una fase di grande incertezza politica nel Regno Unito. La notizia ha già suscitato reazioni da tutto l&#8217;arco parlamentare. Il leader dei Liberal Democratici, Ed Davey, ha dichiarato che i britannici sono «stufi» del continuo avvicendamento di primi ministri e ha chiesto un cambiamento più profondo del sistema politico.</p>



<p>L&#8217;uscita di scena di Starmer rappresenta uno sviluppo sorprendente per la politica britannica. Solo due anni fa il leader laburista aveva ottenuto una netta vittoria elettorale, ponendo fine a oltre un decennio di governi conservatori. Oggi, invece, lascia il potere nel pieno della legislatura, aprendo la corsa alla successione e una nuova fase per il Partito Laburista e per il Regno Unito.</p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;estremizzazione dei poli apre una prateria per il Centro e i liberaldemocratici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&#160; Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&#160; Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Immaginare un’alternativa politica al bipopulismo italiano appariva, soltanto due anni fa, come un esercizio velleitario.&nbsp;</p>



<p>Oggi, la prospettiva sta diventando una necessità dettata dalla realtà dei fatti.&nbsp;</p>



<p>Le due grandi coalizioni, destra e sinistra, hanno fallito la prova della responsabilità: invece di offrire un&#8217;alternanza coerente e governativa, si sono avvitate su se stesse, inseguendo il consenso attraverso una radicalizzazione costante.&nbsp;</p>



<p>Non è un’opinione, ma l&#8217;evidenza di un sistema che, per sopravvivere a se stesso, cerca disperatamente di correggere la rotta verso modelli ancora più maggioritari, blindando un bipolarismo che non rappresenta più il Paese.&nbsp;</p>



<p>Eppure, proprio mentre i poli si estremizzano nel tentativo di nascondere le proprie linee di frattura, si apre una finestra di opportunità per chi ha ancora il coraggio di proporre una visione autenticamente liberaldemocratica ed europeista.</p>



<p>In altre parole, la tesi&nbsp;secondo cui l&#8217;unica democrazia possibile sia quella bloccata tra due coalizioni forzate, incapaci di governare ma abilissime nel demonizzarsi a vicenda, sta crollando sotto il peso della sua stessa inadeguatezza.&nbsp;</p>



<p>E paradossalmente, proprio mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein studiano correzioni iper-maggioritarie alla legge elettorale per blindare lo status quo, la realtà sembra stia&nbsp;&nbsp;spingendo il sistema verso una radicale scomposizione.&nbsp;</p>



<p>Una forza centrifuga che sposta i baricentri dei due poli verso gli estremi e che, per la prima volta dopo anni, rischia di spalancare vere e proprie praterie politiche per un&#8217;offerta liberaldemocratica.</p>



<p>Per comprendere la natura di questo sbriciolamento basta guardare ai programmi che i due schieramenti dovranno mettere sul tavolo da qui al 2027.&nbsp;</p>



<p>Non sono più le componenti moderate a dettare la linea, ma le pulsioni più radicali ed esterne.</p>



<p>A destra, l’irrompere sulla scena del Generale Roberto Vannacci ha sdoganato un armamentario identitario ed autarchico che flirta apertamente con il modello civile della Russia di Putin.&nbsp;</p>



<p>Una deriva che toglie il respiro all’area sedicente liberale del centrodestra – da Forza Italia all&#8217;orbita Moratti – costretta all&#8217;eterno e rassegnato traino agli estremisti di coalizione.</p>



<p>A sinistra la situazione è speculare, se non più marcata.&nbsp;</p>



<p>Sotto la guida di Elly Schlein, il Partito Democratico sta completando una progressiva metamorfosi nel suo perfetto anagramma:&nbsp;DP, ovvero Democrazia Proletaria.&nbsp;</p>



<p>Più che un partito a vocazione maggioritaria, il Nazareno somiglia oggi a un&#8217;assemblea d&#8217;istituto che rimpiange i fasti della sinistra radicale di Nichi Vendola o, peggio, che si fa dettare l&#8217;agenda sociale ed economica da Maurizio Landini e quella sullo sviluppo da Angelo Bonelli.&nbsp;</p>



<p>In uno scenario ipotetico di governo del &#8220;Campo largo&#8221;, i Ministeri chiave potrebbero essere guidati da figure pronte a varare patrimoniali e blocchi alla crescita, il tutto condito dall&#8217;ambiguità strutturale sulla politica estera, sul sostegno all&#8217;Ucraina e sul riarmo europeo imposta dal veto di Giuseppe Conte.</p>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le posizioni di Matteo Salvini sulla Russia sono sovrapponibili a quelle di Giuseppe Conte; l&#8217;antiamericanismo di Vannacci si specchia in quello di Alessandro Di Battista.</p>



<p>Gli estremi si toccano, i programmi diventano acrobazie ed i riformisti rimasti nel PD assistono sbalorditi ed inerti alla negazione dei principi fondanti del 2007, preferendo per pavidità girarsi dall&#8217;altra parte.</p>



<p>C’è molta vita dentro quella piccola fessura che divide il centrodestra dal centrosinistra, anche se il paradosso attuale è evidente: i poli maggiori, dove tutti la pensano in modo diverso, stanno insieme per fame di potere; al centro, dove tutti convengono sui medesimi valori e principi, si tende ancora a combattersi gli uni contro gli altri.</p>



<p>Lo abbiamo purtroppo visto qualche anno fa nelle “baruffe chiozzotte” fra Renzi e Calenda.</p>



<p>Eppure, qualcosa si muove. I</p>



<p>l recente successo di pubblico al Teatro Franco Parenti di Milano per l&#8217;iniziativa di<a href="http://europeisti.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Europeisti.eu&nbsp;</a>dimostra che la domanda politica per un&#8217;alternativa di mercato, pro-Ucraina, e seriamente federalista, esiste ed è trasversale.&nbsp;</p>



<p>Ma la vera novità geopolitica del centro è il movimento tellurico generato da alcune figure femminili della sinistra riformista che hanno rifiutato la sottomissione al bipopulismo.</p>



<p>L&#8217;uscita dal PD di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha impresso una scossa salutare.&nbsp;</p>



<p>Il suo&nbsp;Spazio Pubblico&nbsp;– esplicito richiamo alla&nbsp;Place Publique&nbsp;con cui Raphaël Glucksmann sta sfidando in Francia sia il lepenismo sia il populismo della gauche di Mélenchon – si candida ad essere la miccia per una nuova aggregazione.&nbsp;</p>



<p>Attorno a quel palco si incrociano destini e strade diverse: Picierno con la sua nuova creatura, Marianna Madia (approdata da indipendente nell&#8217;alveo riformista), Elisabetta Gualmini (approdata in Azione), fino a Lia Quartapelle e Simona Malpezzi che resistono nel PD esprimendo un malessere non più occultabile.</p>



<p>È la dimostrazione plastica che il recinto del centrosinistra Schlein-Conte non è più inclusivo.&nbsp;</p>



<p>Chi crede nell&#8217;Occidente e nell&#8217;integrazione europea non può convivere con l&#8217;ambiguità morale di fronte alle autocrazie.</p>



<p>In questo schema in pieno movimento, la posizione di Matteo Renzi resta l&#8217;incognita più fluida. Dopo il fallimento del Terzo Polo alle Europee, il leader di Italia Viva ha scelto la strada del &#8220;gregario fedele&#8221; nel centrosinistra per pura tattica di sopravvivenza.&nbsp;</p>



<p>Una scelta legittima, che lo ha costretto però a sottoscrivere quasi tutto lo sbandamento populista del Campo largo, senza riuscire a farsi accettare né dai grillini (che continuano a porre veti) né dal PD.&nbsp;</p>



<p>Ma la fluidità politica di Renzi è nota: difficilmente si farà contenere e ridimensionare da Schlein e Bettini da qui alle prossime elezioni politiche.</p>



<p>Il vero nodo, semmai, riguarda la capacità delle forze autenticamente terze, a cominciare da Azione di Carlo Calenda, dal neonato Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, e dalle reti liberal-socialiste,&nbsp;&nbsp;di superare una volta per tutte i personalismi e gli egoismi di vertice,&nbsp;</p>



<p>lavorando per un centro forte che provi ad intercettare quel&nbsp;10% di elettorato&nbsp;moderato orfano e spaventato.</p>



<p>Perché vedete, a differenza del Centro destra e del Campo Largo, costretti a nascondere sotto il tappeto le proprie contraddizioni su tasse, giustizia e soprattutto collocazione internazionale, le forze liberaldemocratiche ed europeiste non devono fare sacrifici programmatici drammatici.&nbsp;</p>



<p>Un programma comune tra Calenda, Marattin, Picierno ed i radicali a mio avviso si potrebbe scrivere in un pomeriggio, senza&nbsp;&nbsp;dover propinare agli elettori &#8220;balle spaziali&#8221; frutto di mediazioni all’ultima virgola.</p>



<p>Certo non è ancora tutto rose e fiori, il quadro è forse&nbsp;&nbsp;ancora confuso, frammentato e appesantito da vecchi rancori ed ego smisurati.</p>



<p>Ma se si pensa che il destino di questo Paese non possa essere ridotto al ballottaggio perpetuo tra il sovranismo di Vannacci e il massimalismo della nuova &#8220;Democrazia Proletaria&#8221;, allora l&#8217;uscita di sicurezza dal Dio bipopulista va aperta adesso.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è ancora tempo per costruire una vera alternativa, e da qualche parte bisogna pure cominciare.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Dal PD alla Dp: la mutazione genetica di Elly Schlein</title>
		<link>https://www.tviweb.it/dal-pd-alla-dp-la-mutazione-genetica-di-elly-schlein/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 07:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo A volte la lingua italiana offre cortocircuiti semantici che superano la fantasia dei politologi. Prendete il&#160;PD:&#160;Partito Democratico. Basta un semplice anagramma,&#160;&#160;invertire l&#8217;ordine delle lettere per ottenere&#160;DP:&#160;Democrazia Proletaria.&#160; Per i più giovani si tratta di una sigla oscura; per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>A volte la lingua italiana offre cortocircuiti semantici che superano la fantasia dei politologi.</p>



<p>Prendete il&nbsp;<strong>PD</strong>:&nbsp;<strong>Partito Democratico.</strong></p>



<p>Basta un semplice anagramma,&nbsp;&nbsp;invertire l&#8217;ordine delle lettere per ottenere&nbsp;<strong>DP</strong>:&nbsp;<strong>Democrazia Proletaria</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per i più giovani si tratta di una sigla oscura; per chi ha qualche capello bianco, era il partito della sinistra radicale degli anni &#8217;70 e &#8217;80 guidato da Mario Capanna.&nbsp;</p>



<p>Uno schieramento massimalista, perennemente con la kefiah al collo, arroccato sul dogma dell&#8217;antimperialismo, antisionista per vocazione e, non a caso,&nbsp;destinato all’irrilevanza governativa.</p>



<p>Ebbene,&nbsp;quello che può sembrare solo un mio divertissement linguistico si sta trasformando, sotto la gestione di Elly Schlein, in una clamorosa e preoccupante realtà politica.&nbsp;</p>



<p>Il Partito Democratico nato a vocazione maggioritaria, riformista e plurale,&nbsp;&nbsp;atlantico ed europeista, a mio avviso sta completando la sua mutazione genetica:&nbsp;il PD sta&nbsp;&nbsp;diventando una nuova “Democrazia Proletaria”.</p>



<p>L&#8217;addio dell&#8217;eurodeputata Pina Picierno (<a href="https://www.tviweb.it/laddio-di-pina-picierno-ed-il-paradosso-del-pd-a-trazione-schlein/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/laddio-di-pina-picierno-ed-il-paradosso-del-pd-a-trazione-schlein/</a>)&nbsp;&nbsp;è l&#8217;epitaffio di un&#8217;epoca.&nbsp;</p>



<p>Le sue parole –&nbsp;<em>“la casa dei riformisti non c’è più”</em>&nbsp;– certificano il definitivo seppellimento di quella stagione che, piaccia o meno, aveva portato il partito ai suoi massimi storici, varando riforme concrete come il Jobs Act, il &#8220;Dopo di noi&#8221; e le unioni civili.</p>



<p>Oggi, chi difende l&#8217;atlantismo senza tentennamenti, chi sostiene l&#8217;Ucraina aggredita (contro le tesi di Conte e Vannacci) e chi rifiuta la demonizzazione di Israele&nbsp;&nbsp;è diventato un ingombro.&nbsp;</p>



<p>Meglio accompagnarlo alla porta.&nbsp;</p>



<p>Schlein liquida i dissensi interni (da Picierno a Madia e Gualmini) con la consueta gelida indifferenza, parlando di una linea &#8220;chiara e progressista&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Traduzione: il nuovo corso esige l&#8217;omologazione ideologica.&nbsp;</p>



<p>Il pluralismo è morto, sostituito dal richiamo della foresta populista, in totale rincorsa al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.</p>



<p>Ma è sui diritti civili e sulla politica estera che il nuovo corso tocca il fondo del cinismo e della selettiva empatia.&nbsp;</p>



<p>Il silenzio della leadership dem davanti a quanto sta accadendo in vista del Roma Pride 2026, che si terrà il 20 giugno, è assordante, per non dire complice.</p>



<p>L&#8217;esclusione di Keshet Italia, l&#8217;unica associazione LGBTQ+ ebraica italiana, dal Pride di Roma è una vergogna senza giustificazioni.&nbsp;</p>



<p>Questi cittadini sono stati cacciati dall&#8217;evento dei &#8220;diritti per tutti&#8221; semplicemente perché non si sono piegati alla parola d&#8217;ordine della piazza, rifiutandosi di bollare le azioni israeliane a Gaza come &#8220;genocidio&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Una purga ideologica in piena regola.</p>



<p>Da sempre non sono un estimatore dei Gay Pride, che ritengo inutili e provocatori, ma nella specie la penso come&nbsp;&nbsp;&nbsp;Paola Concia, storica attivista e un tempo esponente di spicco proprio del PD,&nbsp;&nbsp;che ha denunciato questa&nbsp;<em>“contraddizione gigantesca”</em>&nbsp;come un atto discriminatorio che tradisce l&#8217;anima della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Eppure Schlein tace.&nbsp;</p>



<p>Tace sul Pride e tace davanti ai dati agghiaccianti del Cdec, che registrano un&#8217;impennata di quasi mille episodi di antisemitismo in Italia, comprese aggressioni fisiche.</p>



<p><strong>Nella logica del Campo largo la comunità ebraica e gli elettori atlantisti, numericamente piccoli ma politicamente scomodi, di fatto vengono trattati come una minoranza sacrificabile.</strong></p>



<p>Meglio perdere qualche voto riformista e liberale piuttosto che disturbare la narrazione delle piazze pro-Hamas, animate da masse social-media dipendenti che ignorano i drammi dei cristiani nigeriani o dei giovani iraniani, ma si mobilitano chirurgicamente quando la macchina della propaganda di Teheran e Mosca decide dove orientare l&#8217;indignazione.</p>



<p>Il risultato di questa deriva è sotto gli occhi di tutti.&nbsp;</p>



<p>Il PD di oggi, sui temi geopolitici, assomiglia spaventosamente ai deputati&nbsp;&nbsp;DemoProletari della Prima Repubblica che sventolavano slogan contro l&#8217;Occidente, pronti a stare dalla parte degli &#8220;oppressi&#8221; anche quando questi assumono le sembianze di mostri assassini e teocratici.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è un&#8217;amara ironia nel vedere Schlein corteggiare quegli stessi ambienti filorussi e massimalisti da cui provengono le minacce che costringono Pina Picierno a vivere sotto scorta da oltre un anno.</p>



<p>Racchiuso nella sua purezza ideologica, temo che il PD si avvii a percorrere lo stesso identico binario morto di Democrazia Proletaria: un partito forse identitario per i militanti più radicali, ma totalmente incapace di parlare al Paese produttivo e del tutto irrilevante per governare.</p>



<p>Fortunatamente, l&#8217;area riformista e atlantista non sembra intenzionata a firmare la propria resa.&nbsp;</p>



<p>La nascita di&nbsp;<em>Spazio Pubblico</em>, lanciato da Picierno con il sostegno di figure come Paola Concia e l&#8217;area radicale di Marco Taradash, dimostra che c&#8217;è vita fuori dal massimalismo.&nbsp;</p>



<p>Mentre Schlein rincorre il populismo e si rifugia nell&#8217;archeologia del secolo scorso, i riformisti veri si riorganizzano……… altrove.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/dal-pd-alla-dp-la-mutazione-genetica-di-elly-schlein/">Dal PD alla Dp: la mutazione genetica di Elly Schlein</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Arcugnano, caos alla prima seduta: dichiarata ineleggibile Simona Siotto, ora minaccia ricorso e nuove elezioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 08:20:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ARCUGNANO (VI) – La prima seduta del nuovo Consiglio comunale di Arcugnano si è trasformata in un inatteso scontro politico e giuridico. Nel corso dell&#8217;insediamento, infatti, la maggioranza ha votato la dichiarazione di ineleggibilità della consigliera di minoranza ed ex<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>ARCUGNANO (VI) – La prima seduta del nuovo Consiglio comunale di Arcugnano si è trasformata in un inatteso scontro politico e giuridico. Nel corso dell&#8217;insediamento, infatti, la maggioranza ha votato la dichiarazione di ineleggibilità della consigliera di minoranza ed ex candidata sindaco Simona Siotto, interrompendo di fatto i lavori dell&#8217;assemblea e rinviando gli altri punti all&#8217;ordine del giorno.</p>



<p>A portare la questione all&#8217;attenzione del Consiglio è stato il neo sindaco Simone Cuomo, che ha richiamato l&#8217;articolo 60 del Testo unico degli enti locali, evidenziando come Siotto risultasse contemporaneamente consigliera comunale di minoranza a Vicenza e consigliera eletta ad Arcugnano.</p>



<p>La consigliera ha contestato immediatamente l&#8217;interpretazione proposta, sostenendo che la situazione fosse stata valutata in modo errato. Durante il dibattito ha ricordato di essere stata candidata sindaco ad Arcugnano e di sedere tra i banchi dell&#8217;opposizione in virtù del risultato elettorale. Ha inoltre fatto presente di aver annunciato le dimissioni dal Consiglio comunale di Vicenza, anche se nel corso della seduta non sarebbe stato chiarito se tali dimissioni fossero già state formalizzate.</p>



<p>La questione è stata quindi sottoposta al voto dell&#8217;assemblea e la maggioranza ha deciso di dichiarare l&#8217;ineleggibilità della consigliera, determinandone la decadenza. A quel punto il Consiglio è stato aggiornato a una successiva convocazione, nella quale dovranno essere affrontate anche le altre pratiche rimaste sospese, compresa la presentazione della giunta comunale.</p>



<p>La vicenda appare però destinata a proseguire nelle sedi legali. Siotto, avvocata e figura politica vicina a Fratelli d&#8217;Italia, ritiene infatti che la fattispecie riguardi eventualmente una situazione di incompatibilità e non di ineleggibilità. Secondo la sua ricostruzione, la dichiarazione approvata dal Consiglio sarebbe incompatibile con il fatto che la sua candidatura a sindaco sia stata regolarmente accettata senza contestazioni durante la fase elettorale.</p>



<p>L&#8217;ex candidata sostiene inoltre che, qualora si confermasse la tesi dell&#8217;ineleggibilità, potrebbero emergere interrogativi più ampi sulla validità dell&#8217;intera procedura elettorale, poiché il presunto impedimento sarebbe esistito già al momento della presentazione della candidatura.</p>



<p>Per questo motivo starebbe valutando un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Veneto, mentre in queste ore si susseguono confronti e approfondimenti tra esperti di diritto amministrativo per chiarire la corretta interpretazione della normativa.</p>



<p>La decisione assunta dal Consiglio comunale rischia ora di aprire un contenzioso con possibili ripercussioni sull&#8217;attività amministrativa del Comune. Un&#8217;eventualità particolarmente delicata per Arcugnano, che arriva dopo il periodo di commissariamento seguito alla decadenza della precedente amministrazione e proprio nel momento in cui il nuovo governo cittadino avrebbe dovuto avviare la propria attività.</p>



<p></p>
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		<title>Il Terzo Polo che non c&#8217;è: Marina Berlusconi, Calenda, (Zaia?), parte del PD potrebbero ribaltare il voto nel 2027</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un editoriale sui numeri che quasi nessuno guarda, sul centro che continua a non nascere e su Marina Berlusconi, che potrebbe diventare molto più importante di quanto lei stessa continui a sostenere. C&#8217;è un dato che dovrebbe terrorizzare qualunque leader<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Un editoriale sui numeri che quasi nessuno guarda, sul centro che continua a non nascere e su Marina Berlusconi, che potrebbe diventare molto più importante di quanto lei stessa continui a sostenere.</em></p>



<p>C&#8217;è un dato che dovrebbe terrorizzare qualunque leader politico italiano. E invece viene trattato come una nota a margine. Circa il 25% degli elettori dichiara di votare esclusivamente per impedire la vittoria di qualcuno, non perché si riconosca realmente in un progetto politico. A questo si aggiunge un altro numero ancora più significativo: indecisi e astensionisti sfiorano il 40%.</p>



<p>Tradotto in termini concreti, significa che quasi metà del Paese non trova un&#8217;offerta politica capace di rappresentarlo davvero. Una parte vota contro qualcuno, un&#8217;altra non vota affatto. È il più grande bacino elettorale italiano e, paradossalmente, è anche quello meno considerato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due blocchi, un Paese insoddisfatto</h2>



<p>Guardando alle proiezioni attuali in vista delle elezioni politiche del 2027, il quadro appare apparentemente stabile: Fratelli d&#8217;Italia resta il primo partito attorno al 28%, il Partito Democratico oscilla poco sopra il 22%, il Movimento 5 Stelle si colloca intorno al 13%, Forza Italia all&#8217;8%, Lega poco sotto il 7% e Alleanza Verdi-Sinistra sopra il 6%.</p>



<p>Sulla carta esistono due grandi schieramenti. Nella realtà, entrambi mostrano crepe evidenti.</p>



<p>Nel centrodestra cresce il peso delle componenti più identitarie e radicali. La figura di Roberto Vannacci continua ad attrarre una parte dell&#8217;elettorato sovranista e MAGA all&#8217;italiana, soprattutto a scapito della Lega. Ma proprio questa evoluzione rischia di allontanare quella fascia moderata, europeista e liberale che per decenni ha rappresentato il cuore dell&#8217;elettorato berlusconiano.</p>



<p>Nel centrosinistra, invece, la convivenza tra Schlein, Conte e la sinistra radicale continua a sembrare più una necessità matematica che una sintesi politica. Le difficoltà emerse in diverse competizioni amministrative e la crescente forza delle liste civiche suggeriscono che una parte consistente dell&#8217;elettorato progressista fatichi a riconoscersi nel cosiddetto &#8220;campo largo&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il centro che esiste ma non si vede</h2>



<p>Qui emerge la vera questione.</p>



<p>Azione, Italia Viva, +Europa e Noi Moderati sommano oggi circa l&#8217;8-9% dei consensi. Separati valgono poco. Uniti potrebbero diventare la terza forza politica nazionale.</p>



<p>Ma il dato più interessante è un altro: se a questo blocco si aggiungesse una parte significativa dei moderati di Forza Italia, alcuni riformisti del Partito Democratico (anche eletti) e segmenti dell&#8217;elettorato cattolico e liberale oggi rifugiati nell&#8217;astensione, il potenziale cambierebbe radicalmente.</p>



<p>Le stime più realistiche parlano di una base iniziale compresa tra il 12 e il 15%. In uno scenario favorevole, con una leadership forte e riconoscibile, il nuovo polo potrebbe spingersi tra il 18 e il 22%, diventando l&#8217;ago della bilancia della politica italiana.</p>



<p>Numeri che oggi sembrano ambiziosi, ma che non sono affatto impossibili in un Paese dove quasi quattro elettori su dieci restano a casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ipotesi Silvia Salis</h2>



<p>L&#8217;elezione di Silvia Salis a sindaca di Genova ha mostrato qualcosa che i partiti tradizionali tendono a sottovalutare: gli elettori rispondono ancora positivamente a figure percepite come competenti, credibili e non consumate dalle logiche della politica professionale.</p>



<p>La sua crescita di popolarità dimostra che esiste uno spazio per leadership nuove, capaci di parlare a mondi diversi senza alimentare continuamente lo scontro ideologico.</p>



<p>Il problema è che profili di questo tipo rischiano di essere soffocati all&#8217;interno delle coalizioni tradizionali, dove ogni scelta viene filtrata dagli equilibri tra partiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Marina Berlusconi: l&#8217;ipotesi che continua a tornare</h2>



<p>Ed è qui che entra in scena Marina Berlusconi.</p>



<p>Ogni volta che si parla di una sua possibile discesa in campo, arriva puntualmente una smentita. Ma ogni smentita produce l&#8217;effetto opposto: alimenta il dibattito e rafforza la percezione di una leadership potenziale.</p>



<p>Da anni Marina Berlusconi rappresenta uno dei pochi riferimenti riconoscibili in Forza Italia. Imprenditrice, presidente di Fininvest, europeista, atlantista, distante tanto dal populismo quanto dalla sinistra massimalista, incarna esattamente quel profilo che oggi manca nel panorama politico nazionale.</p>



<p>I sondaggi mostrano già un interesse significativo verso una sua eventuale leadership. Ma il punto non è se possa rafforzare Forza Italia. La domanda vera è un&#8217;altra: potrebbe diventare il punto di riferimento di un&#8217;area molto più ampia?</p>



<p>Se un nuovo soggetto politico riuscisse a mettere insieme Forza Italia moderata, il centro liberale di Azione e Italia Viva, una parte dei riformisti del PD e il tradizionale elettorato cattolico, il risultato potrebbe collocarsi stabilmente tra il 15 e il 20%. Con una forte mobilitazione degli astensionisti moderati, non sarebbe impossibile immaginare percentuali vicine al 25%.</p>



<p>A quel punto non si parlerebbe più di terzo polo. Si parlerebbe di uno dei pilastri del sistema politico italiano e nella conta non è stato messo nemmeno Zaia, uno dei leader politici più apprezzati nel nostro paese, la cui permanenza nella Lega di Salvini rimane ancora un mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre scenari per il 2027</h2>



<p>Il primo scenario è il più semplice: tutto resta com&#8217;è. Centrodestra e centrosinistra arrivano alle urne senza grandi cambiamenti e si contendono il governo sul filo di pochi punti percentuali.</p>



<p>Il secondo scenario vede il centrosinistra riuscire finalmente a trovare una sintesi credibile attorno a una leadership forte, riducendo le tensioni interne e ampliando il consenso.</p>



<p>Il terzo scenario è quello meno probabile ma più interessante: la nascita di un grande polo moderato, liberale, europeista e riformista capace di raccogliere i voti dispersi tra centrodestra, centrosinistra e astensione.</p>



<p>Oggi sembra un&#8217;ipotesi lontana. Ma anche l&#8217;ascesa di Berlusconi nel 1994, il Movimento 5 Stelle nel 2013 e Giorgia Meloni nel 2022 sembravano improbabili molto prima di diventare realtà.</p>



<p>L&#8217;unica certezza è che esiste un enorme spazio politico ancora senza rappresentanza. Un&#8217;area fatta di milioni di italiani che non si riconoscono né nelle parole d&#8217;ordine della destra identitaria né in quelle della sinistra più ideologica.</p>



<p>Chi riuscirà a parlare a questi elettori non vincerà semplicemente qualche punto percentuale. Potrebbe riscrivere gli equilibri della politica italiana. E forse, proprio per questo, la partita più importante dei prossimi due anni non si giocherà né a destra né a sinistra, ma in quel grande centro che tutti dichiarano morto e che continua ostinatamente a cercare un leader.</p>



<p></p>
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		<title>Belluno: si dimette l’assessore Dal Pont dopo il coinvolgimento del figlio nel pestaggio di un egiziano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 09:16:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si dimette l&#8217;assessore ai Servizi sociali del Comune di Belluno, Marco Dal Pont. La decisione arriva dopo le polemiche seguite al coinvolgimento del figlio in un&#8217;aggressione ai danni di un cittadino egiziano avvenuta nel centro cittadino alla fine di marzo.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si dimette l&#8217;assessore ai Servizi sociali del Comune di Belluno, Marco Dal Pont. La decisione arriva dopo le polemiche seguite al coinvolgimento del figlio in un&#8217;aggressione ai danni di un cittadino egiziano avvenuta nel centro cittadino alla fine di marzo.</p>



<p>Le dimissioni erano nell&#8217;aria da alcuni giorni e sono state formalizzate con una lettera inviata al sindaco Oscar De Pellegrin. Nel documento, Dal Pont ha spiegato di aver scelto di rimettere le deleghe «alla luce di quanto accaduto e del coinvolgimento della mia famiglia», precisando però che la decisione «non deriva in alcun modo dal mio operato amministrativo».</p>



<p>L&#8217;episodio che ha innescato la vicenda riguarda il pestaggio di un cittadino egiziano di 46 anni, avvenuto nei pressi di un distributore di carburante nel centro di Belluno. Secondo quanto ricostruito dalla Questura, il figlio dell&#8217;assessore sarebbe tra i sei giovani denunciati per lesioni aggravate in concorso. L&#8217;uomo aggredito riportò ferite lievi.</p>



<p>La vicenda ha assunto ulteriore rilevanza perché alcuni dei partecipanti avrebbero filmato l&#8217;aggressione con uno smartphone, diffondendo successivamente le immagini sui social network.</p>



<p>Per questo motivo il Questore di Belluno ha adottato specifici provvedimenti di prevenzione nei confronti dei sei giovani coinvolti. È stato disposto il divieto di accesso e di stazionamento nei pubblici esercizi del centro cittadino.</p>



<p>Le misure avranno durata di un anno. Per tre degli indagati il divieto è valido per l&#8217;intera giornata, mentre per gli altri tre sarà in vigore dalle 18 alle 4 del mattino.</p>



<p>Dopo la notifica dei provvedimenti, il questore ha incontrato personalmente i ragazzi coinvolti. Secondo quanto riferito dalla Questura, dal confronto sono emersi spunti di riflessione sulla gravità dell&#8217;accaduto e sulla necessità di accompagnare i giovani con indicazioni chiare e un ascolto attento da parte degli adulti, per affrontare fragilità, aspettative ed esperienze emotive spesso particolarmente intense.</p>



<p>La vicenda continua a far discutere in città, mentre l&#8217;amministrazione comunale dovrà ora individuare il sostituto dell&#8217;assessore dimissionario.</p>



<p></p>
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		<title>Lega nel caos, Pretto (appena uscito dal Carroccio) affonda Tomaello: «La dirigenza ignora i militanti e nasconde il disagio interno»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:01:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scontro dentro la Lega veneta si fa sempre più duro. Dopo le dimissioni dal partito, il deputato vicentino Erik Pretto torna all&#8217;attacco e replica senza mezzi termini alle dichiarazioni del neo commissario regionale Andrea Tomaello, accusando i vertici del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Lo scontro dentro la Lega veneta si fa sempre più duro. Dopo le dimissioni dal partito, il deputato vicentino Erik Pretto torna all&#8217;attacco e replica senza mezzi termini alle dichiarazioni del neo commissario regionale Andrea Tomaello, accusando i vertici del Carroccio di ignorare il malcontento crescente della base e di aver gestito le recenti nomine senza alcun confronto interno.</p>



<p>In una nota diffusa da Roma, Pretto contesta innanzitutto la nomina di Tomaello a commissario regionale della Lega del Veneto, sostenendo che la decisione sarebbe stata assunta senza essere condivisa né all&#8217;interno del Consiglio Federale né del Direttivo Regionale del partito.</p>



<p>L&#8217;ex esponente leghista respinge inoltre le critiche ricevute dopo l&#8217;annuncio del suo addio alla Lega. Tomaello avrebbe infatti sostenuto che la scelta sia arrivata a fine legislatura, una lettura che Pretto definisce fuorviante. «Per quanto mi è dato sapere – afferma – la scadenza naturale del mandato parlamentare è prevista fra più di un anno. Un tempo molto lungo, a meno che proprio la Lega non stia pensando, con l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;estate, di dare qualche scossone al Governo per meri calcoli elettorali: un copione già visto».</p>



<p>Non meno pungente la replica all&#8217;accusa di aver parlato più con i giornali che con gli iscritti. Secondo Pretto si tratta di affermazioni «che fanno sorridere» e che sarebbero smentite dalla quantità di messaggi e telefonate di sostegno ricevuti dopo le sue dimissioni.</p>



<p>L&#8217;attacco più politico riguarda però il risultato delle recenti elezioni amministrative a Venezia. Pretto punta il dito direttamente contro Tomaello, che nella città lagunare ha ricoperto il ruolo di vicesindaco. «Visti gli impietosi risultati ottenuti dalla Lega alle recenti elezioni amministrative di Venezia – dichiara – forse proprio Tomaello avrebbe dovuto concentrarsi maggiormente sul dialogo con i propri iscritti, organizzando una campagna elettorale che potesse consentire al partito di superare altre formazioni in lizza».</p>



<p>La chiusura del comunicato è affidata a una stoccata ancora più tagliente: «Ma capisco non sia sempre facile conciliare l&#8217;interesse politico con quello familiare».</p>



<p>Parole che certificano una frattura ormai evidente all&#8217;interno della Lega veneta. Da una parte la nuova gestione regionale guidata da Tomaello, dall&#8217;altra Pretto che, dopo l&#8217;addio al partito, continua a denunciare quello che definisce un crescente disagio della militanza. Uno scontro che rischia di alimentare ulteriori tensioni in vista dei prossimi appuntamenti politici e delle future scelte del centrodestra in Veneto.</p>
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		<title>Park Cricoli, Benigno (FdI) attacca il Comune: «Serve lo sgombero immediato dei nomadi, basta provvedimenti inutili»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:05:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione del Comune di eliminare gli abbonamenti continuativi per gli autocaravan nell&#8217;area di sosta di Park Cricoli non risolve il problema della presenza stabile dei nomadi. Ne è convinto il presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia, Alessandro Benigno, che critica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La decisione del Comune di eliminare gli abbonamenti continuativi per gli autocaravan nell&#8217;area di sosta di Park Cricoli non risolve il problema della presenza stabile dei nomadi. Ne è convinto il presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia, Alessandro Benigno, che critica duramente il provvedimento adottato dalla giunta Possamai definendolo inefficace e dagli esiti incerti.</p>



<p>«Al parcheggio Cricoli non è cambiato nulla. Viene quindi da chiedersi se il sindaco Possamai e l&#8217;assessore Spiller pensassero davvero che bastasse vietare gli abbonamenti continuativi agli autocaravan per risolvere una situazione che si trascina da troppo tempo. Davvero immaginavano che i nomadi stabilmente presenti nell&#8217;area avrebbero lasciato il parcheggio da un giorno all&#8217;altro?», afferma Benigno.</p>



<p>Secondo l&#8217;esponente di Fratelli d&#8217;Italia, il provvedimento non colpisce chi occupa stabilmente l&#8217;area ma finisce per penalizzare lavoratori, cittadini e utenti che utilizzano il parcheggio per raggiungere il posto di lavoro, l&#8217;ospedale o il centro storico tramite il trasporto pubblico. «Continua invece a penalizzare lavoratori, cittadini e utenti che ogni giorno utilizzano quel parcheggio, trasformato in una sorta di campo rom abusivo».</p>



<p>Per Benigno l&#8217;amministrazione avrebbe scelto «una misura dagli esiti aleatori» invece di affrontare concretamente la questione. «Ancora una volta assistiamo a un annuncio che non produce risultati. Chi crea il problema resta dov&#8217;è, mentre chi rispetta le regole viene penalizzato. È il classico caso in cui, oltre al danno, arriva anche la beffa. Si limitano le possibilità di utilizzo di un parcheggio strategico per i turisti camperisti e per i normali cittadini senza che la situazione sul posto cambi minimamente».</p>



<p>Il presidente cittadino di FdI ironizza poi sull&#8217;efficacia delle sanzioni previste: «Mi chiedo davvero chi possa pensare che il problema si risolva con una multa per un abbonamento scaduto. Non me lo vedo un nomade che, con la diligenza del buon padre di famiglia, se ne va da quel luogo per recarsi all&#8217;ufficio postale a pagare la sanzione comminatagli dalla Polizia Locale. È evidente che si tratta di un provvedimento che non incide minimamente sulla situazione reale e che, proprio per questo, rischia di rimanere una misura dagli esiti del tutto aleatori».</p>



<p>Benigno richiama quindi il Comune alle proprie responsabilità. «L&#8217;amministrazione deve smettere di raccontare che il problema è stato affrontato quando tutti possono constatare il contrario. I vicentini non meritano di essere presi in giro. L&#8217;area di Park Cricoli continua a presentare le stesse criticità che incidono sul decoro, sulla sicurezza e sulla fruibilità del parcheggio».</p>



<p>Nel suo intervento richiama anche l&#8217;attenzione sulla presenza di minori nell&#8217;area. «Non può essere ignorata la presenza di minori che vivono in condizioni che meritano attenzione da parte dei servizi preposti. Anche sotto questo profilo servono risposte serie e non provvedimenti di facciata».</p>



<p>Da qui la richiesta finale di un cambio di passo. «Servono meno annunci e più decisioni. Il Comune, coinvolgendo le autorità competenti, deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e procedere con le azioni necessarie, ovvero con lo sgombero immediato dei nomadi, per ripristinare ordine e legalità nell&#8217;area. Governare significa risolvere i problemi, non limitarsi a fingere di affrontarli».</p>
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		<title>“Wilma, dammi la clava!”: la sinistra, la patrimoniale e la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Poiché vedo che la proposta di patrimoniale lanciata nei giorni scorsi da Elly Schlein, basata sull’idea che basti una tassa ben piazzata sui &#8220;Paperoni&#8221;, per risanare le casse dello Stato e finanziare la felicità pubblica, forse vale la pena di ragionarci ancora un po&#8217; su.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Come scrivevo lo scorso 3 giugno (<a href="https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/</a>) trattasi della sindrome di Robin Hood in salsa contemporanea.&nbsp;</p>



<p>Il problema è che il Robin Hood della leggenda operava nella foresta di Sherwood, un luogo notoriamente privo di bonifici istantanei transfrontalieri e di consulenti fiscali.&nbsp;</p>



<p>Nel 2026, purtroppo per i nostalgici dell&#8217;esproprio proletario, il capitale non viaggia a cavallo: viaggia alla velocità della fibra&nbsp;ottica.</p>



<p>Così se la proposta della patrimoniale scalda i cuori nei talk show televisivi, la realtà storica è ben diversa, ed assomiglia tanto ad un bollettino di guerra.&nbsp;</p>



<p>E mi permetto anche di dare una bacchettata sulle dita agli “gnomi di Bruxelles” i quali, ma ci tornerò più avanti, prima di dare lezioni di politica fiscale all&#8217;Italia, dovrebbero fare un piccolo viaggio nei laboratori dove questo esperimento è già stato tentato.&nbsp;</p>



<p>Spoiler: è finita malissimo.</p>



<p>Partiamo dalla&nbsp;Francia, la patria dell&#8217;illuminismo e, per decenni, dell&#8217;ISF &#8211;&nbsp;l&#8217;Impôt de Solidarité sur la Fortune&nbsp;(Imposta di solidarietà sui grandi patrimoni).&nbsp;</p>



<p>L’idea in sé era magnifica: tassare i ricchi per redistribuire ai cittadini meno abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il risultato pratico? Un esodo biblico.&nbsp;</p>



<p>Tra il 2000 e il 2016, i ricchi francesi hanno scoperto il fascino discreto del Belgio e della Svizzera.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;economista Éric Pichet ha calcolato che lo Stato Francese ha perso circa due euro in altre tasse (Iva, imposte sui redditi, investimenti mancati) per ogni singolo euro incassato con la patrimoniale.</p>



<p>Forse ricorderete, per fare un solo esempio, l’attore Gerard Depardieu, che per sfuggire all’ISF chiese ed ottenne da Putin la cittadinanza russa.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Alla fine, Emmanuel Macron nel 2018 ha dovuto abolirla per disperazione, trasformandola in una Tassa immobiliare.&nbsp;</p>



<p>Praticamente, una ritirata strategica per evitare che in Francia rimanessero solo la Tour Eiffel ed i debitori.</p>



<p>Spostiamoci ora nel&nbsp;Regno Unito.&nbsp;La progressiva abolizione del regime dei cosiddetti Non-Dom (i Paperoni che vivevano a Londra&nbsp;pagando le tasse solo sui redditi prodotti in Inghilterra), completata dai governi britannici negli ultimi anni, avrebbe dovuto, secondo i calcoli dei politici, produrre una valanga di sterline di nuove entrate.</p>



<p>&#8220;Incasseremo miliardi!&#8221;, gridavano i laburisti.&nbsp;</p>



<p>Risultato? Una delle più grandi fughe di milionari della storia recente.&nbsp;</p>



<p>Molti di loro hanno preso il primo volo per gli Emirati Arabi, per la Svizzera o – ironia della sorte – proprio per l&#8217;Italia, attirati dai nostri pacchetti per neo-residenti abbienti.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Londra ha così perso residenti di lusso, capitali ed indotto.&nbsp;</p>



<p>Chi l&#8217;avrebbe mai detto che i milionari avessero le valigie così leggere, e non assecondassero i desiderata della sinistra britannica?</p>



<p>Infine, l&#8217;Australia. Nel 2012 i loro Demostene pensarono:&nbsp;&#8220;Tassiamo gli extraprofitti delle compagnie minerarie (la Minerals Resource Rent Tax), tanto le miniere non possono mica spostarsi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Vero, le miniere di ferro non volano. Ma i capitali sì.&nbsp;</p>



<p>Le grandi aziende hanno semplicemente congelato gli investimenti e spostato i soldi verso altri continenti.&nbsp;</p>



<p>Il gettito è stato così ridicolo che la tassa è stata abolita dopo soli due anni. Un record mondiale di fallimento burocratico.</p>



<p>Non vi ricorda questa vicenda la proposta italica di tassare gli extraprofitti di alcuni settori economici?</p>



<p>E qui torno al capolavoro di Bruxelles.&nbsp;</p>



<p>La Commissione Europea, come fa quasi ogni anno, è tornata a bacchettare l&#8217;Italia dicendo che dovremmo &#8220;spostare il carico fiscale dal lavoro al patrimonio e alle successioni&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il che è sicuramente un esercizio logico interessante, se non fosse che l&#8217;Italia tassa già il patrimonio per oltre 50 miliardi di euro l&#8217;anno tra IMU, bolli auto, imposte di registro e balzelli sui conti correnti.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;unica differenza è che noi italiani, per pudore, non le chiamiamo &#8220;patrimoniali&#8221;, anche se sono distribuite in una miriade di balzelli che colpiscono famiglie, risparmiatori e proprietari immobiliari</p>



<p>Intendiamoci, il problema fiscale in Italia c’è, come urlo da anni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>E sta nel fatto che la nostra beneamata Repubblica tassa all’inverosimile il lavoro, ed allo stesso tempo riesce a pestare anche sui patrimoni; riuscendo alla fine (fra No tax area, condoni, flat tax ecc.) nel “miracolo”&nbsp;&nbsp;di far pagare le tasse solo a metà degli italiani, quelli che, obtorto collo, alla fine sono costretti a mantenere tutto il baraccone.&nbsp;</p>



<p>Ma il vero paradosso della Ue è un altro.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Europa si comporta come un amministratore di condominio che ti spiega come arredare casa tua, mentre lascia il portone d&#8217;ingresso spalancato ai ladri.&nbsp;</p>



<p>Se Bruxelles vuole davvero fare la morale sull&#8217;equità fiscale,&nbsp;perché non pretende l&#8217;allineamento delle legislazioni fiscali all&#8217;interno dell&#8217;Unione?</p>



<p>Oggi l&#8217;UE è un mercato unico con ventisette paradisi e inferni fiscali che si fanno la guerra tra loro.&nbsp;</p>



<p>È perfettamente inutile che l&#8217;Italia metta una super-patrimoniale per compiacere Elly Schlein, se poi basta spostare la residenza o la holding ad un&#8217;ora di volo per essere tassati un terzo.&nbsp;</p>



<p>Finché l&#8217;Europa permetterà il &#8220;turismo fiscale&#8221; interno, qualsiasi proposta di patrimoniale nazionale non è politica economica: è uno slogan ideologico per raccattare voti, pagato con la fuga dei capitali di chi crea lavoro.</p>



<p>Ma d’altronde, l’analisi dei dati storici e dei bilanci non è mai stata il forte della sinistra.&nbsp;</p>



<p>Elly Schlein ed i compagni di viaggio di AVS continuano a brandire la patrimoniale come se fosse un superpotere (una sorta di “Wilma dammi la clava”), forse convinti che la complessa economia globale si possa governare con i sussidiari delle scuole medie o con un tweet ben formattato.&nbsp;</p>



<p>Chiedere loro di prendersi il disturbo di studiare i precedenti storici prima di lanciare la proposta di una legge già provata e fallita altrove, da Parigi a Londra a Canberra, – è forse una pretesa eccessiva?</p>



<p>È molto più facile ed elettoralmente redditizio evocare lo spettro dei &#8220;miliardari cattivi&#8221; nei salotti televisivi, ignorando che ogni volta che quel pulsante è stato premuto nel mondo reale, il sistema è andato in cortocircuito.&nbsp;</p>



<p>Quindi caro Robin Hood posa l&#8217;arco.&nbsp;</p>



<p>Nel mondo reale, le frecce ritornano indietro; e spesso colpiscono dritto sul piede chi le ha scagliate.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Terremoto nella Lega: il deputato vicentino Erik Pretto lascia il partito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo strappo definitivo è consumato: il parlamentare vicentino Erik Pretto, iscritto al Carroccio dal 2009 e deputato dal 2018, ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Lega. In una lunga intervista rilasciata al Giornale di Vicenza attraverso un duro post<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Lo strappo definitivo è consumato: il parlamentare vicentino Erik Pretto, iscritto al Carroccio dal 2009 e deputato dal 2018, ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Lega. In una lunga intervista rilasciata al <em>Giornale di Vicenza</em> attraverso un duro post sui propri canali social, l&#8217;esponente politico ha spiegato le ragioni di una frattura insanabile con i vertici.</p>



<p>Alla base della decisione non vi sarebbe la questione legata al mancato versamento delle quote al partito. Pretto quantifica la cifra versata al partito in oltre 280 mila euro dal 2018 (ma aumenta e arriva a 322.000 euro considerando anche i costi per collaborazioni esterne attivate per sopperire alle mancate risposte degli uffici romani della Lega). A determinare la scelta di lasciare il Carroccio la notifica di un provvedimento disciplinare con richiesta di espulsione, da lui definito infondato, pretestuoso e volto unicamente a colpirne la reputazione. Un &#8220;tentato sabotaggio&#8221; e una ritorsione politica nata, secondo il deputato, per frenare una sua possibile corsa alla segreteria regionale, osteggiata dai vertici.</p>



<p>Pretto ha espresso parole durissime sulla metamorfosi del movimento guidato da Matteo Salvini, descrivendolo come un partito privo di una linea politica complessa, che rincorre i trend dei social network per racimolare voti e che ha smarrito il contatto con il territorio. Secondo il parlamentare, la Lega si è trasformata da &#8220;partito dei militanti&#8221; a &#8220;partito delle rendite degli eletti&#8221;, all&#8217;interno del quale la stessa Liga Veneta si ritrova oggi soggiogata da dinamiche nazionali.</p>



<p>Dopo quasi vent&#8217;anni di militanza, Pretto ha dichiarato spezzato il vincolo di fiducia con la comunità politica, lamentando meschinità e mancanza di rispetto. Il deputato ha comunque precisato che non abbandonerà la politica, confermando l&#8217;intenzione di rimanere a disposizione dei cittadini, degli amministratori locali e delle imprese del territorio che si ispirano ancora a solidi principi.</p>



<p>Alla domanda esplicita su un suo eventuale ingresso in un&#8217;altra forza politica, Pretto risponde testualmente di essere ancora in una fase di riflessione sul futuro. Precisa soltanto che non abbandonerà la politica e che intende continuare a dare voce al territorio, ma non fa il nome di nessun partito o movimento.</p>
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		<title>Svt sotto accusa, Giovine: «Troppi disagi per utenti e lavoratori, serve una svolta immediata»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il trasporto pubblico locale vicentino continua a essere al centro del dibattito politico. A intervenire è il deputato vicentino di Fratelli d&#8217;Italia, , che lancia un duro affondo nei confronti della gestione di SVT, chiedendo un cambio di passo immediato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il trasporto pubblico locale vicentino continua a essere al centro del dibattito politico. A intervenire è il deputato vicentino di Fratelli d&#8217;Italia, , che lancia un duro affondo nei confronti della gestione di SVT, chiedendo un cambio di passo immediato per affrontare le numerose criticità che, a suo giudizio, stanno penalizzando utenti e lavoratori.</p>



<p>Secondo Giovine, il trasporto pubblico rappresenta un servizio essenziale per la vita quotidiana dei cittadini e proprio per questo non sarebbe più possibile affrontare i problemi dell&#8217;azienda con rinvii, rassicurazioni di principio o interventi temporanei. Il parlamentare descrive una situazione caratterizzata da disservizi, difficoltà organizzative e una qualità del servizio che necessita di un profondo miglioramento.</p>



<p>Tra le principali problematiche segnalate figurano episodi di violenza a bordo degli autobus, la presenza di soggetti problematici sui mezzi senza controlli adeguati, situazioni di degrado nelle stazioni e un crescente senso di insicurezza percepito dagli utenti. A questo quadro si aggiungono le difficoltà vissute quotidianamente dal personale, chiamato spesso a gestire situazioni complesse senza un adeguato supporto.</p>



<p>Giovine sottolinea come gli autisti si trovino frequentemente a dover affrontare contemporaneamente molteplici responsabilità: guidare il mezzo, garantire la sicurezza della circolazione, gestire i passeggeri e intervenire in caso di tensioni o problemi a bordo. Una condizione che, secondo il deputato, non dovrebbe essere accettata in un servizio pubblic</p>
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		<title>L’addio di Pina Picierno ed il paradosso del PD a trazione Schlein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ho scelto oggi di parlare di Pina Picierno, e della sua decisione di lasciare il PD, perché so già che molti a sinistra hanno tutto l&#8217;interesse a minimizzare o silenziare la notizia, per cui vedrete che fra qualche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Ho scelto oggi di parlare di Pina Picierno, e della sua decisione di lasciare il PD, perché so già che molti a sinistra hanno tutto l&#8217;interesse a minimizzare o silenziare la notizia, per cui vedrete che fra qualche giorno non se ne parlerà più.&nbsp;</p>



<p>La liquideranno come un fatto personale, un capriccio passeggero, un incidente di percorso isolato.&nbsp;</p>



<p>Invece, credetemi, è un fatto politico enorme.</p>



<p>L&#8217;addio di Pina Picierno al Partito Democratico non è una scelta a cuor leggero, né l&#8217;esito di un calcolo tattico; è una&nbsp;lacerazione profonda, umana prima ancora che politica.&nbsp;</p>



<p>Per comprendere il peso di questa decisione, bisogna guardare alla biografia di una donna cresciuta letteralmente dentro quelle mura: dai passi mossi da ragazzina come Segretaria dei Giovani della Margherita fino alla fase fondativa del PD nel 2007.&nbsp;</p>



<p>Il Nazareno non era una semplice sede di partito, ma la &#8220;casa&#8221; in cui ha intrecciato legami umani profondi, e dove ha creduto nell&#8217;ambizioso amalgama di Walter Veltroni:&nbsp;unire le migliori tradizioni democratiche, socialiste e liberal-democratiche del Paese.</p>



<p>Oggi, nel giorno in cui viene resa nota la sua decisione di lasciare il partito,&nbsp;Picierno riconosce con amara lucidità che&nbsp;“quella casa non esiste più”.&nbsp;</p>



<p>Il sogno del Lingotto si è spento, sostituito da un senso di estraneità insopportabile.&nbsp;</p>



<p>La sofferenza della Vicepresidente del Parlamento Europeo si misura soprattutto nella&nbsp;scelta del silenzio e dell&#8217;isolamento&nbsp;subiti in questi anni dalla sua stessa comunità.&nbsp;</p>



<p>Nel momento di massima esposizione personale, costretta a vivere sotto tutela a causa delle minacce e degli attacchi ibridi del regime di Putin, Picierno ha sperimentato il deserto attorno a sé.&nbsp;</p>



<p>Dal gruppo dirigente nazionale non è arrivata solidarietà, ma un sistematico tentativo di &#8220;silenziarla&#8221;, negandole spazi mediatici e, cosa ancora più grave, tollerando o coordinando attacchi interni contro di lei.</p>



<p>Il nucleo centrale del ragionamento di Pina Picierno si trasforma in una radiografia nitida e impietosa di cosa sia diventato il PD sotto la guida di Elly Schlein: un soggetto politico irriconoscibile, che ha abdicato alla sua vocazione originaria per scivolare verso una&nbsp;deriva movimentista, identitaria e regressiva.</p>



<p>La critica si articola su tre direttrici fondamentali:</p>



<p><strong>Il Ripiegamento Identitario ed il rifiuto della Complessità:&nbsp;</strong>Il riformismo, per sua natura, nasce per governare la realtà e misurarsi con le sue trasformazioni (guerra, intelligenza artificiale, transizione energetica). Il PD attuale ha fatto l&#8217;esatto contrario: ha smarrito la tensione verso il governo, preferendo la&nbsp;mera rappresentazione di una minoranza. Invece di costruire consenso parlando a chi la pensa diversamente, si è chiuso nella tutela della propria purezza identitaria (una sorta di “limpieza de sangre” che certifica l’ascendenza dai Centri Sociali e dal Mondo Antagonista)</p>



<p><strong>La Contaminazione Grillina e il &#8220;Manierismo&#8221; Politico</strong>:&nbsp;Il vero limite del PD non è la forza numerica del Movimento 5 Stelle, ma l&#8217;influenza culturale che il populismo ha esercitato sui democratici. Il partito ha finito per assimilare il linguaggio ed i riflessi condizionati di Giuseppe Conte: una cultura politica fatta di veti, di &#8220;No&#8221; ideologici (Tav, Tap, inceneritori, nucleare) e di una costante riduzione della complessità a scontro morale. Invece di sfidare culturalmente l&#8217;antipolitica, la segreteria Schlein si è adattata ad essa. Come sottolinea con arguzia Picierno,&nbsp;&#8220;in politica, come nell&#8217;arte, il manierismo raramente produce innovazione&#8221;.</p>



<p><strong>L&#8217;Ambiguità Internazionale e l&#8217;Ipocrisia sulla Politica Estera:&nbsp;</strong>Il punto di rottura più drammatico riguarda la postura internazionale. Di fronte alla più grave crisi di sicurezza europea dalla fine della Guerra Fredda, il PD ha trasformato il dibattito sulla Difesa comune e sul sostegno a Kyiv in una discussione interna di posizionamento. Picierno evidenzia una&nbsp;colpevole subalternità e una forma di cautela diplomatica verso il M5S, volta a non disturbare l&#8217;alleato strategico a spese della linearità atlantica, europea ed antifascista.</p>



<p>Il silenzio del Nazareno davanti al &#8220;fascismo putiniano&#8221; svela il volto più buio della nuova gestione: pur di preservare l&#8217;equilibrio del “campo largo”, si è preferito sacrificare la difesa attiva della frontiera di libertà che oggi è Kyiv, rifugiandosi in una retorica stanca ed in un pacifismo di facciata</p>



<p>La radiografia del PD della Schlein si conclude con l&#8217;analisi di una tara culturale profonda, che Picierno mi sembra&nbsp;&nbsp;attribuire direttamente alle origini della Segreteria:&nbsp;&nbsp;l&#8217;assetto ideologico della segreteria Schlein è assai carente, molto retorico, identitario e quindi conviene alla sua cerchia creare una nemica pubblica anziché sedersi a discutere.&nbsp;</p>



<p>È tipico di certa cultura vetero comunista, diciamocelo.&nbsp;</p>



<p>Viviamo in tempi in cui invece le differenze sono determinanti per costruire identità, casematte da cui escludere gli altri per essere certi della propria presunta superiorità morale.&nbsp;</p>



<p>Pensare di contrastare la forza potentissima di Putin, Trump o Netanyahu recuperando pugni chiusi e bandiere del passato, rischia di essere quantomeno ingenuo.</p>



<p>Picierno chiude la porta al passato senza rancore ma senza nostalgie.</p>



<p>Non per fondare l&#8217;ennesimo &#8220;micro-partitino&#8221; di centro, ma per mettersi al servizio di un&nbsp;progetto politico largo, plurale e inclusivo.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;obiettivo è chiaro: ricomporre la diaspora dei milioni di elettori riformisti, socialisti, liberali e radicali rimasti orfani, costruendo un polo autonomo capace di spezzare la morsa dei populismi incrociati e di ridare all&#8217;Italia una visione europea forte, con la testa a Bruxelles e il cuore nelle città.</p>



<p>Per quanto mi riguarda&nbsp;è da anni che segnalo, non senza frustrazione, il movimentismo di Elly Schlein.&nbsp;</p>



<p>È da anni che guardo l’evoluzione di questa leadership e mi chiedo, con crescente sconcerto, come facciano certe intelligenze, certe culture politiche strutturate, a respirare ancora dentro il Partito Democratico attuale.&nbsp;</p>



<p>Come riescano a trovare l&#8217;ossigeno per restare.</p>



<p>Eppure, a ben vedere, il fil rouge che guida questo soffocamento esiste.&nbsp;</p>



<p>E io non ho alcun timore nel riconoscere che il PD di Elly Schlein è indubbiamente diventato più identitario, più mobilitante, più immediatamente riconoscibile.&nbsp;</p>



<p>Ma la spietata verità è che, proprio per questo, è diventato drammaticamente meno capace di contenere mondi diversi.</p>



<p>La mappa di questo scombussolamento&nbsp;&nbsp;è sotto gli occhi di tutti.&nbsp;</p>



<p>I cattolici democratici, fra un Gay pride e l’altro,&nbsp;&nbsp;soffrono l&#8217;emarginazione.&nbsp;</p>



<p>I pochi riformisti liberali scappano a gambe levate.&nbsp;</p>



<p>Il sindacalismo partecipativo semplicemente non si riconosce più nei nuovi stilemi.&nbsp;</p>



<p>I garantisti, sotto i colpi di un giustizialismo di ritorno, si sentono orfani.&nbsp;</p>



<p>Una parte dell’ebraismo democratico (dimentichiamo Fiano?) si sente lasciata tragicamente sola di fronte a troppe ambiguità; e persino i pezzi di una sinistra non allineata al nuovo verbo faticano a trovare anche solo un metro quadro di spazio.</p>



<p>Il paradosso politico di questa segreteria è tanto evidente quanto letale.&nbsp;</p>



<p>Schlein ha a suo tempo&nbsp;&nbsp;vinto nei gazebo promettendo di riaprire il Partito alla società civile, di spalancare le finestre, ma nel frattempo il PD si è ristretto rispetto alla sua stessa storia.&nbsp;</p>



<p>Si è rimpicciolito.</p>



<p>E intendiamoci: può&nbsp;&nbsp;anche darsi che la sua sia una scelta deliberata, persino scientifica. Meno ambiguità, meno compromessi, meno lotte di correnti, più identità pura e dura (trovate grandi differenze con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni?).&nbsp;</p>



<p>Ma io continuo a credere che un Partito che ha l&#8217;ambizione ed il dovere di governare una democrazia occidentale complessa non possa vivere di sola identità.&nbsp;</p>



<p>Un grande Partito progressista deve saper parlare ai propri militanti senza spaventare gli elettori moderati; deve saper costruire coalizioni senza perdere per strada le competenze; deve saper combattere questa destra senza fare il suo gioco, ovvero senza regalarle tutti quegli italiani che non si sentiranno mai e poi mai a casa in una sinistra massimalista.</p>



<p>Le fuoriuscite dal Partito che abbiamo visto in questi mesi ed in questi anni, prese una per una, possono tranquillamente essere liquidate dal Nazareno con sufficienza come “piccoli incidenti di percorso” o “scelte personali”.&nbsp;</p>



<p>Ma se le mettiamo in fila, se uniamo i puntini come in certi giochi enigmistici, diventano una fotografia d&#8217;assieme che non lascia scampo.</p>



<p>Questo non significa che Schlein abbia torto su tutta la linea, ma dimostra scientificamente che il suo PD sta pagando un prezzo altissimo e forse irreversibile: quello di essere più ideologicamente puro, sì, ma infinitamente meno largo; più militante, ma meno capiente; più fedele alla sua nuova anima movimentista, ma totalmente infedele alla promessa originaria, plurale e maggioritaria, del Partito Democratico nato al Lingotto.</p>



<p>Ecco perché la vera domanda che continuo a pormi, e che mi auguro tormenti chiunque abbia a cuore il futuro del riformismo in Italia, non è soltanto quanti altri&nbsp;&nbsp;esponenti del PD decideranno di uscire&nbsp;&nbsp;sbattendo la porta.&nbsp;</p>



<p>La domanda vera è quanti, pur restando formalmente dentro per inerzia o per calcolo,&nbsp;&nbsp;o nella speranza di una riconferma elettorale sempre più evanescente, si sentiranno ancora davvero dentro.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il sindaco di Treviso: &#8220;Togliere la cittadinanza ai maranza che delinquono e ai loro genitori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cittadinanza non solo come diritto acquisito, ma come espressione di un percorso fondato sul rispetto delle regole, dei doveri e dei valori condivisi. È da questa riflessione che prende spunto l&#8217;intervento del sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>La cittadinanza non solo come diritto acquisito, ma come espressione di un percorso fondato sul rispetto delle regole, dei doveri e dei valori condivisi. È da questa riflessione che prende spunto l&#8217;intervento del sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha riacceso il dibattito politico regionale proponendo un confronto su misure più severe nei confronti dei giovani responsabili di reati gravi e, più in generale, sul ruolo educativo delle famiglie.</p>



<p>Le dichiarazioni del primo cittadino arrivano all&#8217;indomani dei recenti episodi di violenza giovanile che hanno coinvolto anche ragazzi provenienti dal territorio trevigiano. In un messaggio pubblicato sui social, accompagnato dalla frase «Alle famiglie di chi delinque andrebbe tolta la cittadinanza», Conte ha precisato di voler aprire una riflessione sul rapporto tra diritti, doveri e responsabilità.</p>



<p>«La responsabilità penale è personale e nessuno mette in discussione questo principio», ha spiegato il sindaco. Allo stesso tempo, però, ha richiamato l&#8217;attenzione su quella che definisce responsabilità educativa, sottolineando come la famiglia rappresenti il primo luogo in cui vengono trasmessi il rispetto delle regole, il senso del limite e i valori della convivenza civile.</p>



<p>Secondo Conte, il crescente numero di episodi che vedono protagonisti giovani coinvolti in aggressioni, risse e comportamenti antisociali impone una riflessione più ampia sul ruolo dei genitori. Non si tratterebbe, nelle sue intenzioni, di attribuire automaticamente colpe alle famiglie, ma di riaffermare il principio secondo cui educare significa anche accompagnare i figli nelle conseguenze delle proprie azioni.</p>



<p>Il sindaco ha inoltre sostenuto che nel dibattito pubblico si ponga spesso l&#8217;accento sui diritti, mentre si parla troppo poco dei doveri che accompagnano l&#8217;appartenenza a una società. Per questo ha rilanciato il tema della cittadinanza come elemento strettamente collegato al rispetto delle regole condivise.</p>



<p>Il ragionamento si estende anche agli stranieri e agli italiani di seconda generazione. «Chi cresce nel nostro Paese deve sapere che il rispetto delle regole non è facoltativo», ha affermato Conte, evidenziando come la cittadinanza rappresenti l&#8217;appartenenza a una collettività fondata su principi comuni.</p>



<p>Da qui la proposta di discutere strumenti più incisivi nei confronti di chi si rende responsabile di reati particolarmente gravi, arrivando a ipotizzare conseguenze anche sul piano della cittadinanza. Lo stesso sindaco ha comunque riconosciuto che un&#8217;eventuale misura di questo tipo richiederebbe approfondimenti giuridici e costituzionali, oltre a un confronto politico approfondito.</p>



<p>Le parole del primo cittadino hanno immediatamente acceso il dibattito. A sostenerne l&#8217;impostazione è stata la sindaca di Rovigo, Valeria Cittadin, che ha ribadito il ruolo centrale della famiglia nell&#8217;educazione dei giovani e la necessità di valutare con attenzione possibili strumenti di responsabilizzazione.</p>



<p>Di segno opposto le reazioni del centrosinistra. L&#8217;ex sindaco di Treviso e capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, ha criticato la proposta sostenendo che il problema della sicurezza giovanile non possa essere affrontato attraverso annunci ad effetto, ma richieda investimenti nella scuola, nella prevenzione e nel rafforzamento della presenza educativa sul territorio.</p>



<p>Molto critica anche l&#8217;assessore alle Politiche sociali di Verona, Luisa Ceni, secondo cui il fenomeno della violenza giovanile riguarda ragazzi di ogni provenienza e non può essere affrontato introducendo differenze tra cittadini.</p>



<p>Dubbi sono stati espressi anche dal sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, che ha evidenziato le difficoltà giuridiche e pratiche di una simile proposta, soprattutto nel caso di giovani nati in Italia e privi di altre cittadinanze. Perplessità condivise dall&#8217;avvocato Fabio Crea di Fratelli d&#8217;Italia, che ha definito l&#8217;ipotesi estremamente complessa dal punto di vista costituzionale.</p>



<p>Tra le voci più severe figura infine quella della deputata trevigiana del Partito Democratico, Rachele Scarpa, che ha accusato Conte di aver avanzato una proposta divisiva e difficilmente realizzabile, sostenendo che il tema della sicurezza urbana e della violenza tra i giovani meriti risposte concrete e non misure destinate ad alimentare ulteriori contrapposizioni.</p>



<p>Il confronto resta aperto e continua a dividere il mondo politico tra chi invoca strumenti più severi per contrastare il fenomeno delle baby gang e chi ritiene che la strada maestra resti quella dell&#8217;educazione, dell&#8217;inclusione e della prevenzione sociale.</p>



<p></p>
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		<title>Elly Schlein e la Sindrome di Robin Hood</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa di profondamente romantico, quasi poeticamente adolescenziale, nel modo in cui una certa sinistra italiana carezza la politica.&#160; È quel fascino intramontabile da assemblea d’istituto o da centro sociale occupato, dove i problemi complessi del mondo si risolvono con<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>C’è qualcosa di profondamente romantico, quasi poeticamente adolescenziale, nel modo in cui una certa sinistra italiana carezza la politica.&nbsp;</p>



<p>È quel fascino intramontabile da assemblea d’istituto o da centro sociale occupato, dove i problemi complessi del mondo si risolvono con uno slogan efficace, una chitarra scordata, e la promessa di espropriare il &#8220;ricco&#8221; di turno. Il problema è che quando si passa dal muretto sotto casa alla guida del principale Partito d’opposizione, le nostalgie &#8220;guevariste&#8221; rischiano di trasformarsi in un formidabile assist per gli avversari.&nbsp;</p>



<p>L’ultima perla? Rispolverare dal baule dei cimeli la parola magica:&nbsp;patrimoniale.</p>



<p>Bisogna riconoscere ad Elly Schlein un certo talento per il “tempismo tragico”.&nbsp;</p>



<p>Presentarsi alle porte di scadenze elettorali decisive, dove i voti moderati del centro sono potenzialmente l’ago della bilancia, agitando lo spettro della tassa sui beni, è l’equivalente politico del presentarsi ad un primo appuntamento decantando le virtù del celibato.&nbsp;</p>



<p>Perché anche uno studente al primo anno di Scienze Politiche sa che “patrimoniale” è, per definizione,&nbsp;&#8220;la parola che fa perdere&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Romano Prodi forse farebbe bene ad insegnare alla Segretaria del Pd che nell’ormai lontano 2006, il suo vantaggio oceanico nei sondaggi si ridusse a un pugno di voti di scarto proprio perché il centrodestra cavalcò il terrore dell&#8217;esproprio proletario sui risparmi dei nonni.</p>



<p>La narrazione della Segretaria dei Centri Sociali è tanto affascinante quanto ingenua: colpire i super-ricchi per redistribuire.&nbsp;</p>



<p>Un piano perfetto, se non fosse che i &#8220;super-ricchi&#8221; veri – quelli con i patrimoni schermati in trust, holding lussemburghesi o paradisi fiscali – davanti ad una patrimoniale nazionale non si scompongono.&nbsp;</p>



<p>Semplicemente, schiacciano un tasto su un computer e trasferiscono i capitali altrove prima ancora che il decreto arrivi in Gazzetta Ufficiale.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;Italia, ironia della sorte, è persino diventata un paradiso fiscale per miliardari globali grazie alle norme introdotte a suo tempo proprio da un Governo di centrosinistra guidato da Matteo Renzi.</p>



<p>Chi si spaventa, allora?&nbsp;</p>



<p>I piccoli risparmiatori<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Quella sterminata platea di italiani che non ha un paradiso fiscale nei Caraibi, ma ha magari due case (quella di abitazione e magari quella per la villeggiatura) ereditate o comprate con i sacrifici di una vita di lavoro dipendente.&nbsp;</p>



<p>Gente che non evade, che fa già parte di quella metà di Paese che paga le tasse anche per l&#8217;altra metà, e che al solo sentire la parola &#8220;patrimoniale&#8221; si sente il portafoglio vibrare per autoconservazione.&nbsp;</p>



<p>E, puntualmente, si vendica nelle urne.</p>



<p>Il vero dramma della nostra politica fiscale non è che si tassino poco i patrimoni (sugli immobili, tra l&#8217;altro, la patrimoniale c&#8217;è già e si chiama IMU).&nbsp;</p>



<p>Il dramma, su cui vi ho intrattenuto ormai fin troppe volte, è che&nbsp;l&#8217;intera impalcatura dello Stato sociale italiano si regge sulle spalle di una minoranza; quel &nbsp;30% dei contribuenti che garantisce l&#8217;80% del gettito IRPEF.</p>



<p>Dire a quella metà di italiani che non paga nulla (usufruendo di tutti i servizi) che &#8220;così non si può continuare&#8221; richiederebbe coraggio, pragmatismo, ed una visione socialdemocratica matura.&nbsp;</p>



<p>Richiederebbe di spiegare che la vera giustizia sociale si fa combattendo i 100 miliardi di evasione fiscale e sfoltendo le detrazioni inutili, per abbassare le tasse sul lavoro e sul ceto medio.</p>



<p>Ma fare questo significa scontentare fette di elettorato.&nbsp;</p>



<p>Molto più facile, più &#8220;pop&#8221;, più “guevarista”, e decisamente più comodo, evocare una tassa globale sui miliardari proposta insieme al Presidente brasiliano Lula.&nbsp;</p>



<p>Nell’era di Trump è fallita persino l’ipotesi di una minima tassa sulle multinazionali, specie del web, che in Europa scelgono&nbsp;&nbsp;di risiedere comodamente in Irlanda.</p>



<p>Un&#8217;utopia, la patrimoniale, che nell&#8217;era della geopolitica frammentata fa sorridere persino i funzionari di Bruxelles.</p>



<p>Com&#8217;era ampiamente prevedibile, l&#8217;uscita solitaria di Schlein ha suonato la sveglia nel variegato condominio del &#8220;Campo Largo&#8221;, scatenando mal di pancia immediati.&nbsp;</p>



<p>Giuseppe Conte – che non sarà esattamente Camillo Benso Conte di Cavour, ma insomma, a Palazzo Chigi ci ha preso la residenza per un paio di stagioni e sa come funziona la ditta – ha subito espresso forti perplessità, annusando il potenziale suicidio elettorale.</p>



<p>Per non parlare di Matteo Renzi, che si troverebbe nell&#8217;ingrato compito di dover spiegare al suo residuo elettorato moderato della &#8220;Milano bene&#8221; o del Nord-Est produttivo che sì, è arrivato il momento di farsi tosare il conto corrente in nome del bene comune.</p>



<p>Gli unici a non aver avuto bisogno di un “Moment” per il mal di testa sono i compagni di Alleanza Verdi Sinistra.&nbsp;</p>



<p>Loro la patrimoniale ce l&#8217;hanno stampata direttamente nel DNA.&nbsp;</p>



<p>Del resto, parliamo di una forza politica capace di lanciare ed eleggere in Parlamento figure come Ilaria Salis, una che sulla gestione dei patrimoni – e in particolare sul concetto di &#8220;proprietà privata delle case&#8221; – ha sviluppato una visione teorico-pratica decisamente personale e flessibile.</p>



<p>La leadership di Elly Schlein sbatte continuamente contro questo muro di realtà.&nbsp;</p>



<p>Un leader socialdemocratico di stampo europeo dovrebbe guardare ai modelli del Nord, non ai manifesti della sinistra radicale degli anni &#8217;70.&nbsp;</p>



<p>Ma quelli erano altri tempi; tempi in cui i leader della sinistra occidentale arrivavano al vertice dopo decenni di militanza, con una solida cultura di base ed una reale esperienza sul campo, e non per il traino emotivo di un&#8217;elezione primaria.&nbsp;</p>



<p>Olof Palme, il più grande alfiere della socialdemocrazia europea, ripeteva una massima che andrebbe scolpita nella sede del PD: &#8220;Il compito della sinistra non è quello di far piangere i ricchi, ma di far sorridere i poveri&#8221;.</p>



<p>Agitando lo spettro della patrimoniale alla vigilia del più grande passaggio generazionale di ricchezza della storia italiana (quello dei risparmi dei&nbsp;boomers&nbsp;verso i figli), l&#8217;unico risultato che la Segretaria rischia di ottenere non è far piangere i ricchi, né far sorridere i poveri.&nbsp;</p>



<p>È far ridere, di gusto, i suoi avversari politici del Centrodestra, che probabilmente si vedrebbero regalare un’altra legislatura senza grandi meriti.</p>



<p>Umberto Baldo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/elly-schlein-e-la-sindrome-di-robin-hood/">Elly Schlein e la Sindrome di Robin Hood</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>La Lega al bivio di Treviso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 07:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Forse qualcuno si stupirà della frequenza con cui osservo le dinamiche interne della Lega di Salvini.&#160; Le motivazioni sono in primis perché ormai è il più vecchio di tutti i Partiti italiani attualmente nell’agone politico, e poi perché<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Forse qualcuno si stupirà della frequenza con cui osservo le dinamiche interne della Lega di Salvini.&nbsp;</p>



<p>Le motivazioni sono in primis perché ormai è il più vecchio di tutti i Partiti italiani attualmente nell’agone politico, e poi perché un veneto come me, che negli ultimi trent’anni ha vissuto in una Regione a trazione leghista (con l’ambiguità sempre presente fra Liga veneta e Lega salviniana), non può non essere interessato alle sue evoluzioni ed al suo futuro.&nbsp;</p>



<p>Non trascurando inoltre che la Lega non solo ha condizionato un po&#8217; tutti i Governi degli ultimi tempi, ma&nbsp;negli ultimi quattro anni, sia pure con qualche tono dissonante, è stata una delle forze della maggioranza di Giorgia Meloni.</p>



<p>Come accennato,&nbsp;sul tema mi sono soffermato svariate volte su Tviweb nel corso degli anni, e da ultimo con il pezzo&nbsp;<em>&#8220;La Lega rinasce… ma solo dove comanda Zaia&#8221;</em>&nbsp;(<a href="https://www.tviweb.it/la-lega-rinasce-ma-solo-dove-comanda-zaia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/la-lega-rinasce-ma-solo-dove-comanda-zaia/</a>),&nbsp;in cui facevo il punto dopo le ultime elezioni regionali.&nbsp;</p>



<p>Il problema della Lega, nonostante Salvini cerchi di esorcizzarlo grazie anche al ferreo controllo che esercita sulla struttura del Partito, esiste, e viene ora accentuato dall’irrompere sulla scena politica del nuovo Partito di Vannacci, che per carità è un problema per tutta la destra, ma ancora di più per la Lega che ha a suo tempo fatto da trampolino di lancio al Generale.</p>



<p>È inutile girarci intorno: la strategia del &#8220;Capitano&#8221; ha esaurito la sua spinta propulsiva, e sta presentando un conto salatissimo.&nbsp;</p>



<p>Quel progetto di trasformare il &#8220;sindacato del territorio settentrionale”, così come plasmato da Umberto Bossi, in un partito nazional-sovranista, in grado di fare concorrenza a Fratelli d&#8217;Italia, è naufragato nei numeri.</p>



<p>Gli ultimi sondaggi Youtrend e Ipsos parlano chiaro: il Carroccio è scivolato pericolosamente sotto la soglia psicologica del 6% (attestandosi intorno al 5,9%), mentre &#8220;Futuro Nazionale&#8221;, la creatura politica nata dalla scissione del generale Vannacci, vola già verso il 4,8%.</p>



<p>L&#8217;incubo del sorpasso &#8220;all&#8217;indietro&#8221; non è più un&#8217;ipotesi di scuola, ma uno scenario concreto che ogni giorno si autoalimenta sui social, dove il Generale celebra il traguardo delle ottantamila tessere.&nbsp;</p>



<p>Questo smottamento non può non provocare un vero e proprio terremoto psicologico, e pratico, nella classe dirigente leghista.&nbsp;</p>



<p>Con le percentuali attuali, i 95 seggi ottenuti a Roma nel 2022, frutto di una trattativa con una generosa Giorgia Meloni, basata su vecchi fasti elettorali, sono pura utopia.&nbsp;</p>



<p>La prospettiva reale è quella di perdere una quarantina di seggi, un&#8217;ecatombe che spinge molti parlamentari “a rischio” a cercare paracadute altrove.</p>



<p>Nelle chat riservate di Deputati e Senatori regna il panico.&nbsp;</p>



<p>Il travaso verso la creatura di Vannacci è già iniziato con l&#8217;addio di Laura Ravetto, ma le indiscrezioni che filtrano da via Bellerio indicano che l&#8217;emorragia potrebbe essere solo all&#8217;inizio.&nbsp;</p>



<p>Anche sui territori la terra frana sotto i piedi di Salvini: in Veneto, la roccaforte per eccellenza, si registrano abbandoni pesanti come quello dell&#8217;ex capogruppo in consiglio regionale Alberto Villanova.&nbsp;</p>



<p>La sensazione diffusa tra i militanti è drammatica: continuando sulla linea nazional-sovranista, la Lega si presenterebbe agli elettori come una copia sbiadita di Vannacci.&nbsp;</p>



<p>Con l&#8217;aggravante che il Generale può fare una comoda opposizione di bandiera, mentre la Lega si ritrova logorata dalle responsabilità e dai compromessi del governo romano.</p>



<p>A gettare benzina sul fuoco del malcontento dei &#8220;nordisti&#8221; c&#8217;è l&#8217;accordo sulla nuova legge elettorale che Salvini avrebbe (per me il condizionale è d’obbligo in questi casi) siglato con Giorgia Meloni, il cui iter parlamentare inizierà a ridosso dell&#8217;appuntamento di Treviso.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un meccanismo proporzionale con premio di maggioranza (<a href="https://www.tviweb.it/ennesima-nuova-legge-elettorale-serve-proprio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.tviweb.it/ennesima-nuova-legge-elettorale-serve-proprio/</a>) che, per calcolo politico centralista, sacrifica i collegi uninominali.&nbsp;</p>



<p>Una scelta che penalizza quasi esclusivamente il Partito del Nord.</p>



<p>Per capire la rabbia e le preoccupazioi dei leghisti settentrionali bisogna guardare i freddi numeri della geometria elettorale.&nbsp;</p>



<p>Nel 2022, grazie al sistema dei collegi uninominali basato sul radicamento territoriale, la Lega era riuscita a fare il pieno eleggendo ben 17 deputati e 6 senatori nei suoi feudi storici: aveva conquistato la metà dei collegi in Veneto, un terzo di quelli in Lombardia e due terzi in Friuli.&nbsp;</p>



<p>In quei collegi il candidato leghista ci metteva la faccia, il nome e la forza dei Sindaci locali.</p>



<p>Con il nuovo sistema, la musica cambierebbe radicalmente.&nbsp;</p>



<p>Il proporzionale su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato riduce un partito medio-piccolo come la Lega (attorno al 6%) alla possibilità di eleggere solo i primissimi capilista nei listini bloccati delle 49 circoscrizioni. Tradotto: per paradosso la Lega sarebbe penalizzata proprio nelle Regioni a più alto insediamento,</p>



<p>Ma il vero capolavoro di autolesionismo politico risiede nel funzionamento del premio di maggioranza.&nbsp;</p>



<p>La nuova legge prevede che la coalizione vincente non possa comunque superare il tetto dei 220 seggi alla Camera e dei 113 al Senato.</p>



<p>Di conseguenza, in caso di prevalenza del centrodestra, gli eletti aggiuntivi scatterebbero all&#8217;interno di un &#8220;listone&#8221; nazionale (70 deputati e 35 senatori) che rappresenta il premio della “vittoria”.</p>



<p>In questo modo, i voti presi in Veneto od in Lombardia potrebbero servire a far eleggere parlamentari dell’Italia centrale o meridionale inseriti nel listone. A meno che Salvini non si prenda l&#8217;impegno formale di riservare i posti blindati del listone ai candidati del Nord; una promessa a scatola chiusa a cui i Governatori e i Sindaci settentrionali probabilmente non sono più disposti a credere.</p>



<p>In questo scenario di autentica picchiata, l&#8217;appuntamento (o convocazione?) di fine giugno a Treviso – la due giorni di confronto che inizialmente era stata fissata per il 19 e 20 giugno e poi slittata per la visita di Papa Leone nel Nord – si annuncia come un amaro calice per il segretario del Carroccio.&nbsp;</p>



<p>I &#8220;nordisti&#8221; sembrano non volere più pateracchi o soluzioni di facciata.&nbsp;</p>



<p>Il &#8220;partito del PIL&#8221;, lo zoccolo duro che in Veneto ha dimostrato di saper ancora doppiare Fratelli d&#8217;Italia (36% contro 18% alle scorse regionali grazie al traino delle oltre 200mila preferenze personali di Luca Zaia), esige un cambio di rotta radicale.</p>



<p>L&#8217;uomo che apparentemente guida questo difficile tentativo di salvataggio è proprio l&#8217;ex Doge, oggi Presidente del Consiglio Regionale veneto.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi mesi, Zaia ha saputo tessere una tela diplomatica di altissimo livello, accreditandosi come l&#8217;interlocutore moderato, liberale e pragmatico preferito sia di Giorgia Meloni che, si mormora, di Marina Berlusconi.&nbsp;</p>



<p>Non è un mistero che l&#8217;evoluzione di Forza Italia sotto “il patrocinio” della primogenita di Silvio Berlusconi guardi con enorme interesse ad un&#8217;area di centrodestra seria, europea, attenta ai diritti e distante dalle intemperanze della destra radicale.&nbsp;</p>



<p>In questo disegno, l&#8217;effetto &#8220;Marina Berlusconi&#8221; agirebbe come un magnete per quell&#8217;elettorato produttivo del Nord che non si riconosce più nel populismo salviniano né nell&#8217;estremismo di Vannacci.</p>



<p>Zaia si muove in perfetta autonomia rispetto a via Bellerio, forte di questa sponda economico-politica.&nbsp;</p>



<p>Ha già rispedito al mittente l&#8217;offerta di Salvini di fare il Vicesegretario nazionale, capendo che una poltrona nominale, senza un mutamento strutturale dell&#8217;indirizzo politico, sarebbe stata solo una trappola per neutralizzarlo.&nbsp;</p>



<p>La proposta che il fronte del Nord (in cui Zaia si muove in sostanziale sintonia con i governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga) potrebbe mettere sul tavolo a Treviso è dirompente: l&#8217;adozione del modello tedesco della CDU-CSU.&nbsp;</p>



<p>Ovvero, la creazione di una &#8220;Duplice Lega&#8221;: un partito autonomo, federale, liberale in economia e sui diritti, radicato saldamente al Nord, legato da un patto federativo ad una Struttura nazionale a Roma.</p>



<p>Per fare questo, però, i Governatori non&nbsp;&nbsp;dovrebbero accettare compromessi al ribasso.&nbsp;</p>



<p>Dovrebbero chiedere&nbsp;&nbsp;a Salvini la convocazione di un congresso straordinario prima delle elezioni politiche, per azzerare il coordinamento centralista che via Bellerio ha insediato dopo le regionali, e ridistribuire il potere decisionale nelle articolazioni territoriali in base ai voti reali.</p>



<p>Salvini, forte di un mandato congressuale formalmente valido fino al 2029, si trova davanti ad un bivio storico.&nbsp;</p>



<p>Può continuare ad ignorare il fiume carsico della questione settentrionale, arroccandosi nel fortino romano della sua segreteria e scommettendo su candidature blindate da offrire ai Governatori per le prossime politiche.&nbsp;</p>



<p>Oppure può cedere ed accettare la metamorfosi richiesta dai territori che pagano i conti e portano i consensi.&nbsp;</p>



<p>Se sceglierà la prima strada, il rischio è che la Lega si spenga per asfissia elettorale, superata a destra dal Generale e sostituita al centro dal pragmatismo territoriale.&nbsp;</p>



<p>Un pragmatismo che ha già trovato in Luca Zaia il suo naturale leader d&#8217;opinione, pronto a far dormire sonni molto meno sereni a più di qualche politico a Roma.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Ennesima nuova legge elettorale. Serve proprio?</title>
		<link>https://www.tviweb.it/ennesima-nuova-legge-elettorale-serve-proprio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:41:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è un vecchio vizio nella politica italiana, un riflesso condizionato che si ripete con la regolarità di una cambiale in scadenza: ogni volta che una maggioranza comincia a sentire il terreno che trema sotto i piedi, la prima<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è un vecchio vizio nella politica italiana, un riflesso condizionato che si ripete con la regolarità di una cambiale in scadenza: ogni volta che una maggioranza comincia a sentire il terreno che trema sotto i piedi, la prima cosa che fa è cercare di cambiare la legge elettorale.&nbsp;</p>



<p>Lo fanno tutti, da trent&#8217;anni a questa parte, a destra come a sinistra.&nbsp;</p>



<p>Nessuno può legittimamente scagliare la prima&nbsp;pietra o proclamarsi “vergine” in questa materia.</p>



<p>In&nbsp;questi giorni il Parlamento è in fermento per il deposito del cosiddetto &#8220;ddl Bignami&#8221;, l&#8217;ennesima riforma battezzata dai commentatori con nomi che sembrano usciti da un bizzarro manuale di latino: lo chiamano&nbsp;<em>Stabilicum</em>, o magari&nbsp;<em>Melonellum</em>.&nbsp;</p>



<p>Ma se togliamo l’involucro di parole difficili, qual è la sostanza?&nbsp;</p>



<p>La sostanza è che si vuole introdurre un &#8220;premio di maggioranza&#8221; per far vincere comodamente chi arriva al 42% dei voti (al 42% dei voti corrisponde il 55% dei seggi), obbligando al contempo i partiti ad indicare il nome del candidato Premier sulla scheda (già questa è una bella tegola sulla testa di un Campo Largo diviso fra la leadership di Schlein e Conte).</p>



<p>Ma la vera nota dolente, quella che si consuma nel silenzio delle trattative, è che quasi sicuramente&nbsp;ancora una volta verranno sacrificate le “preferenze”.&nbsp;</p>



<p>Il meccanismo proposto prevede infatti un doppio listino bloccato (di Partito per il proporzionale, di Coalizione per il premio di maggioranza).</p>



<p>Ciò significa che i cittadini troveranno sulla scheda nomi precompilati dall&#8217;alto.&nbsp;</p>



<p>Niente caccia al voto sul territorio, niente candidati credibili che devono conquistarsi la fiducia della propria comunità.&nbsp;</p>



<p>Il risultato?&nbsp;</p>



<p>Ci ritroveremo per l&#8217;ennesima volta un Parlamento di &#8220;nominati&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Persone che devono la poltrona e la carriera esclusivamente alla benevolenza del Capo che le ha messe in lista, e che di conseguenza risponderanno solo a lui, mai ai cittadini.&nbsp;</p>



<p>Le preferenze costringono la politica a sporcarsi le mani con i voti veri; i listini bloccati permettono invece alle Segreterie di premiare la fedeltà assoluta, lasciando fuori chi prova a ragionare con la propria testa.</p>



<p>E qui si arriva al vero capolavoro politico di questa legge, pensato per tagliare le gambe a chiunque cerchi un&#8217;alternativa moderata o di centro.&nbsp;</p>



<p>Forzando e celiando un po&#8217;, se approvata, questa riforma ci costringerà ad essere tutti o &#8220;fascisti&#8221; o &#8220;comunisti&#8221;.&nbsp;</p>



<p>È la pietra tombale su qualunque tentativo di liberalismo o di terzo polo.&nbsp;</p>



<p>Il sistema del premio al 42% è un incentivo formidabile a creare due giganteschi blocchi contrapposti.&nbsp;</p>



<p>Per sopravvivere da soli al centro bisognerebbe fare il 20% dei voti, un&#8217;impresa fantascientifica per le forze attuali.</p>



<p>Non solo: il meccanismo delle soglie dà il colpo di grazia.&nbsp;</p>



<p>Lo sbarramento resta al 3%, ma c&#8217;è il &#8220;trucchetto&#8221; del recupero della lista più votata tra quelle sotto la soglia all&#8217;interno della coalizione.&nbsp;</p>



<p>Tradotto: è un invito esplicito, un&#8217;esca per costringere i piccoli partiti di centro a farsi annettere nei grandi cartelli elettorali pur di arraffare un seggio.&nbsp;</p>



<p>Il rischio evidente è la nascita di ammucchiate eterogenee, grandi armate nate solo per vincere, che un minuto dopo le elezioni cominceranno a litigare su tutto, trasformando la promessa di &#8220;stabilità&#8221; in un&#8217;inevitabile paralisi politica.</p>



<p>La domanda che qualunque cittadino ha il diritto di porsi è semplice:&nbsp;perché fare tutto questo adesso?&nbsp;</p>



<p>Perché questa fretta cieca di approvare le nuove regole entro luglio, a tappe forzate, e senza un briciolo di intesa con le opposizioni?</p>



<p>La risposta non sta nell&#8217;alta strategia istituzionale, ma in un sentimento molto più umano e politicamente comprensibile: la paura.&nbsp;</p>



<p>Chiamiamo questa legge con il suo vero nome:&nbsp;Paurellum.</p>



<p>La maggioranza sta correndo perché vede un altro “rischio referendum” alle porte, ed i sondaggi non sono più quelli dei giorni d&#8217;oro.&nbsp;</p>



<p>C’è il timore concreto che l&#8217;immagine di invincibilità del governo possa incrinarsi.&nbsp;</p>



<p>Ed allora, come una squadra di calcio che fino a ieri dominava il campionato, e oggi, innervosita, comincia a sbagliare i passaggi, si cerca di cambiare le regole del gioco mentre la partita è ancora in corso.&nbsp;</p>



<p>Se le cose si mettessero male in autunno, meglio avere già in tasca una legge elettorale su misura per andare al voto anticipato.</p>



<p>Attenzione, però, perché i calcoli dei palazzi romani spesso si scontrano con la realtà e con la matematica dei parlamentari.&nbsp;&nbsp;Che sanno benissimo, loro,&nbsp;&nbsp;che la legislatura deve arrivare ad una data feticcio: il&nbsp;<strong>14 aprile 2027</strong>.</p>



<p>Prima di quel giorno (quattro anni, sei mesi e un giorno dall&#8217;inizio), nessuno dei peones vorrà davvero sciogliere le Camere, perché farlo significherebbe rinunciare alla certezza della pensione da parlamentare.&nbsp;</p>



<p>La fretta di oggi serve quindi a blindare il domani, a preparare il paracadute prima che l&#8217;aria si faccia troppo rarefatta.</p>



<p>Il paradosso più grande è che questo blitz rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol.&nbsp;</p>



<p>Perché offre su un piatto d&#8217;argento alle opposizioni – che finora sono apparse divise e senza una bussola – l&#8217;argomento perfetto per gridare alla &#8220;legge truffa&#8221;, compattandole sotto un&#8217;unica bandiera.&nbsp;</p>



<p>Senza contare che forzare la mano sul premio di maggioranza espone la legge al rischio concreto di essere ritoccata, ancora una volta, dalla Corte Costituzionale.</p>



<p>Modificare le regole del gioco a ridosso dei nodi politici cruciali non è solo ingiusto; è il segno evidente che chi governa teme il giudizio degli elettori.&nbsp;</p>



<p>E i cittadini, che non sono così distratti come la politica spera, queste sfumature di paura le colgono benissimo.&nbsp;</p>



<p>Quando una maggioranza corre così forte, raramente è per eccesso di coraggio.</p>



<p>Quasi sempre, sta solo scappando da qualcosa.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>La stabilità senza riforme: l’occasione sprecata di Palazzo Chigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo chigi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al di là dei sondaggi e dei dati elettorali, in politica, come nella vita, per valutare se una cosa ha funzionato non si può che guardare ai risultati.&#160; Quindi, cosa resterà del secondo Governo più lungo della Repubblica (se dura<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Al di là dei sondaggi e dei dati elettorali, in politica, come nella vita, per valutare se una cosa ha funzionato non si può che guardare ai risultati.&nbsp;</p>



<p>Quindi, cosa resterà del secondo Governo più lungo della Repubblica (se dura ancora&nbsp;potrebbe esser anche il primo) guidato dal Presidente Giorgia Meloni?</p>



<p>A caldo&nbsp;mi verrebbe da rispondere: a parte il lodevole timido tentativo di contenimento del deficit pubblico, dopo le follie dei Superbonus e dei Redditi di cittadinanza, non mi viene in mente nulla che verrà ricordato o tramandato sui libri di storia.&nbsp;</p>



<p>Nonostante le oggettive difficoltà, che comunque ogni Esecutivo si trova inevitabilmente ad affrontare, diciamo che si è tirato a campare, non riuscendo a portare a compimento nessuna delle roboanti riforme promesse della campagna elettorale del 2022.</p>



<p>Ma la cosa che più sconcerta è che si è rinunciato anche a riforme a costo zero, nonostante queste avrebbero potuto fare compiere un passo avanti alla nostra società.&nbsp;</p>



<p>Uno di queste è certamente una normativa sul fine vita.</p>



<p>Su questo tema, la distanza tra il sentire comune della società e l&#8217;immobilismo dei palazzi della politica è diventata ormai un fossato incolmabile.&nbsp;</p>



<p>Nei circoli della maggioranza circola ormai una voce sempre più insistente, che ha il sapore amaro della resa camuffata da prudenza:&nbsp;&#8220;Se ne parla nella prossima legislatura&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Il dossier sul fine vita, insomma, non vedrà la luce prima delle prossime elezioni.</p>



<p>Eppure, a guardare la cronaca parlamentare di questi giorni, la commedia dell&#8217;arte della nostra politica va regolarmente in scena.&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è chi, nell&#8217;area moderata della coalizione, come alcuni senatori di Forza Italia, si sta spendendo sinceramente convinto che una legge nazionale sia necessaria ed urgente.&nbsp;</p>



<p>Ma ogni tentativo di convergenza tra maggioranza ed opposizione è destinato a cadere nel vuoto, stoppato dall&#8217;alto.&nbsp;</p>



<p>Le parole sibilline del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, pronunciate al Festival di Trento (&#8220;spero che si possa fare un tratto di strada in questa legislatura, e nella prossima lo faccia il Parlamento&#8221;), suonano come una pietra tombale: sotto questa maggioranza non nascerà alcuna legge di civiltà.</p>



<p>La giustificazione formale che filtra dal governo è il solito refrain burocratico: il tema è troppo delicato, i tempi sono stretti, non si garantisce il doppio passaggio conforme tra Camera e Senato entro il 2027.&nbsp;</p>



<p>Mancava solo che dicessero: “non vogliamo inquietare gli inquilini del Vaticano!”, che sembrano ancora fermi al Medioevo, quando bastava una parola del Papa per mettere in riga Re e popoli.&nbsp;</p>



<p>Così, prende piede la furbizia della &#8220;prima lettura&#8221;: approvare un testo accettabile al Senato, ben sapendo che alla Camera verrà modificato o insabbiato, lasciando al prossimo Parlamento l&#8217;onere di ripescarlo.&nbsp;</p>



<p>Dai palazzi lo invitano a leggere come un &#8220;segnale&#8221; positivo, guardando il bicchiere mezzo pieno.&nbsp;</p>



<p>In realtà, ha tutto il sapore di un bluff.&nbsp;</p>



<p>È lo stesso identico copione già visto nella scorsa legislatura: un rinvio perpetuo per non decidere.</p>



<p>Mentre Forza Italia tenta disperatamente la via del compromesso dell&#8217;ultimo minuto – cercando di inserire il coinvolgimento dei medici di medicina generale su base volontaria per garantire la presenza del Servizio Sanitario Nazionale, condizione minima posta dalle opposizioni – il calendario corre.&nbsp;</p>



<p>Se la mediazione fallirà, l&#8217;Aula del Senato si troverà a votare la proposta del Partito Democratico a firma di Alfredo Bazoli.&nbsp;</p>



<p>Un testo che ricalca la storica sentenza della Consulta del 2019 sul caso di Fabo/Cappato, ma che per Fratelli d&#8217;Italia resta troppo radicale (sic!).&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La previsione è fin troppo facile: senza una compattezza specchiata, e con il centrodestra orientato a concedere una parziale libertà di coscienza che non compenserà i numeri, la legge verrà bocciata.</p>



<p>Sarà l&#8217;ennesimo naufragio.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ennesimo schiaffo alla Corte Costituzionale che chiede un intervento del legislatore da ormai otto anni.&nbsp;</p>



<p>Se la cifra di un Governo si misura dall&#8217;eredità civile che lascia al Paese, la scelta di fuggire davanti al dolore ed alla dignità delle persone, preferendo il calcolo elettorale alla responsabilità del governare, rimarrà il vero, indelebile tratto distintivo di questa stagione.&nbsp;</p>



<p>Un&#8217;occasione sprecata nel nome di un prudente, ma sterile, tirare a campare.</p>



<p></p>
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		<title>Amministrative.  L’alchimia delle urne e l’illusione dei leader</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Trovare un filo conduttore in una tornata di elezioni comunali o, in altre parole, pretendere di stabilire matematicamente se a vincere sia stata la destra o la sinistra, è un esercizio praticamente impossibile.&#160; Troppi sono i fattori che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Trovare un filo conduttore in una tornata di elezioni comunali o, in altre parole, pretendere di stabilire matematicamente se a vincere sia stata la destra o la sinistra, è un esercizio praticamente impossibile.&nbsp;</p>



<p>Troppi sono i fattori che influenzano un voto che, per sua stessa natura, resta ancorato al&nbsp;territorio.&nbsp;</p>



<p>Il voto&nbsp;locale è guidato da dinamiche di vicinanza, dalla percezione della qualità della vita e, soprattutto, dalla fiducia personale.&nbsp;</p>



<p>A differenza delle elezioni politiche, nelle amministrative il consenso si misura sulla reputazione del candidato sindaco all&#8217;interno della comunità, e sulla sua capacità di mostrarsi &#8220;vicino&#8221; ai problemi quotidiani dei cittadini.&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, il peso dei Partiti tradizionali si riduce drasticamente, lasciando spazio a movimenti civici slegati dalle logiche romane, e focalizzati sulle urgenze del territorio.&nbsp;</p>



<p>La gestione dei servizi pubblici – dai rifiuti ai trasporti, dalla manutenzione urbana agli asili – diventa il vero metro di giudizio.&nbsp;</p>



<p>La figura del candidato Sindaco accentra su di sé tutta l&#8217;attenzione, trasformandosi nel volto principale su cui convergono le preferenze, a prescindere dalle liste civetta o dai simboli coalizzati.</p>



<p>Date queste premesse, mi fa sempre sorridere vedere la frenetica corsa dei leader nazionali in città e paesi, con l&#8217;obiettivo dichiarato di &#8220;sostenere il candidato Sindaco&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Sono convinto che in certi territori queste &#8220;visite&#8221; siano persino controproducenti.</p>



<p>Sembrava pensarla così, d&#8217;altronde, anche l&#8217;attuale sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, che nelle amministrative del 2023 chiese esplicitamente alla segretaria del PD Elly Schlein ed agli altri big nazionali di restare fuori dalla propria campagna elettorale.&nbsp;</p>



<p>In una terra tradizionalmente ostile al centrosinistra, Possamai intuì che la presenza di figure fortemente polarizzanti avrebbe solo finito per mobilitare l&#8217;elettorato avversario.&nbsp;</p>



<p>La strategia funzionò, portandolo alla vittoria.</p>



<p>È una regola non scritta che i &#8220;grandi Capi&#8221; tendano magneticamente a dimenticare, proiettando su scala nazionale dinamiche elettorali che rispondono a logiche del tutto diverse.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di un abbaglio metodologico e psicologico che si ripete regolarmente per tre motivi.</p>



<p>In primo luogo, per la natura stessa del voto amministrativo: un ottimo candidato sindaco di una lista civica può catalizzare voti che, alle politiche, tornerebbero immediatamente ai partiti tradizionali.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, per la specificità dello strumento referendario, che è intrinsecamente dicotomico (Sì/No) e monotematico; gli elettori si aggregano su un&#8217;idea, non su un programma di governo, e trarne auspici politici generali significa dimenticare che fette opposte di elettorato possono trovarsi d&#8217;accordo su un singolo quesito per poi dividersi ferocemente il giorno dopo.&nbsp;</p>



<p>Infine, vi è una &#8220;nazionalizzazione&#8221; forzata usata come arma di propaganda: in altre parole i leader hanno un disperato bisogno di intestarsi una vittoria per blindare la propria leadership o, viceversa, di minimizzare una sconfitta liquidandola come un &#8220;voto locale che non influisce sul Governo&#8221;.</p>



<p>Quando si tenta di sommare aritmeticamente i voti delle amministrative o le percentuali di un referendum per tracciare la rotta delle future elezioni politiche, si compie un esercizio di pura alchimia.&nbsp;</p>



<p>La storia politica italiana è piena di leader che, usciti trionfanti da una tornata locale o da un plebiscito, hanno affrettato i tempi per andare al voto nazionale, finendo per schiantarsi contro un elettorato che nel frattempo aveva già cambiato registro.&nbsp;</p>



<p>La politica nazionale si muove su grandi trend macroeconomici, sulla percezione di stabilità, e sul carisma emotivo del momento.&nbsp;</p>



<p>Confondere i piani è il modo più rapido per prepararsi alla prossima, inevitabile smentita delle urne.</p>



<p>Ecco perché non mi soffermerò a commentare i risultati dei singoli Comuni interessati dal voto, pur importanti: ciascuno può consultare i dati che gli interessano sul sito Eligendo.</p>



<p>Consentitemi però un’eccezione per Venezia, il nostro Capoluogo di Regione.&nbsp;</p>



<p>Qui, alla luce delle Regionali del 2025 – che avevano visto Giovanni Manildo prevalere con il 47,70% sul 47,24% di Alberto Stefani – nel Campo Largo si erano legittimamente accese forti speranze di vittoria.&nbsp;</p>



<p>In fondo, se solo l’anno scorso i veneziani avevano preferito la sinistra alla destra, perché non sperare in un bis alle comunali?</p>



<p>La realtà si è incaricata di smontare le illusioni: la vittoria di Venturini, addirittura al primo turno, mette la parola fine ai giochi.&nbsp;</p>



<p>E, come volevasi dimostrare, la sfilata contemporanea in città di Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni e Renzi non ha giovato affatto al candidato del centrosinistra, confermando l&#8217;effetto boomerang della nazionalizzazione forzata.</p>



<p>Attenzione, però: a questo punto farebbe altrettanto male il Centrodestra ad illudersi.&nbsp;</p>



<p>Pensare che le condizioni che hanno determinato la propria sconfitta al recente Referendum siano superate, e che il futuro per Meloni e company sia tornato magicamente roseo, sarebbe l&#8217;ennesimo abbaglio di una politica che non vuole imparare a leggere la differenza tra le urne, e soprattutto che non capisce, o non vuol capire,&nbsp;&nbsp;fino in fondo le motivazioni di un’astensione dal voto sempre in crescita costante.&nbsp;</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>PS: mi piacerebbe essere nel cervello di coloro che hanno pensato che candidare a Venezia bengalesi che si presentavano chiedendo il voto in nome di Allah, o con il velo in testa, fosse una mossa vincente. Alla luce del risultato, del netto distacco fra Venturini e Martella, viene da concludere che forse l’elettorato non è ancora pronto per tali scelte.&nbsp;</p>
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		<title>Comunali: ad Arzignano trionfa Masiero, ora si guarda al voto di lista. A Lonigo vince Giacomello al primo turno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 20:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In aggiornamento Dalle 15 è iniziato lo spoglio per le elezioni comunali nel Vicentino. Con qualche sorpresa. Mentre procede a rilento lo scrutinio per Lonigo, ad Arzignano diventa sindaco Riccardo Masiero, con un sorprendente risultato: il 70% dei voti. A<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><strong>In aggiornamento</strong></em></p>



<p>Dalle 15 è iniziato lo spoglio per le elezioni comunali nel Vicentino. Con qualche sorpresa. Mentre procede a rilento lo scrutinio per Lonigo, ad Arzignano diventa sindaco Riccardo Masiero, con un sorprendente risultato: il 70% dei voti. </p>



<p>A Recoaro arriva già la conferma di Armando Cunegato, unico candidato. Ad Arcugnano vince Simone Cuomo su Simona Siotto. A Castegnero-Nanto vince Manuela Vecchiatti. Ad Albettone a sorpresa vince la lista di Raissa Balsemin che decreta la fine dell&#8217;era Formaggio in Paese. L&#8217;ex sindaco e consigliere regionale era candidato con la lista che ha perso. A Malo vince a valanga il sindaco uscente Moreno Marsetti mentre a Nove vince a sorpresa Luca Rebellato.</p>



<p>L&#8217;affluenza al voto nel Vicentino è in drastico calo rispetto alla precedente tornata elettorale nei rispettivi Comuni. Alle 15 aveva votato il 54,88% degli aventi diritto, contro il 62,75% precedente.</p>



<p>Ecco i Comuni interessati dal voto e i risultati aggiornati dei candidati</p>



<p><strong>ARZIGNANO</strong> &#8211; Risultato definivo, RICCARDO MASIERO è sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="958" height="780" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.14.07.png" alt="" class="wp-image-367135" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.14.07.png 958w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.14.07-512x417.png 512w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.14.07-100x81.png 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.14.07-846x689.png 846w" sizes="(max-width: 958px) 100vw, 958px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<h3 class="wp-block-heading">Elezioni ad Arzignano, Masiero trionfa oltre il 68%: ecco il peso definitivo delle liste e i primi seggi assegnati</h3>



<p>Il quadro delle elezioni comunali di Arzignano trova la sua definitiva e ufficiale consacrazione. Il candidato Riccardo Masiero stravince la contesa elettorale, chiudendo con uno straordinario 68,51% dei consensi, pari a ben 7.861 voti totali. Con l&#8217;ufficialità della sua elezione a sindaco, la curiosità degli analisti si sposta sulla composizione del nuovo consiglio comunale, grazie ai primi dati ufficiali sulla ripartizione dei seggi attribuiti alle liste della coalizione.</p>



<p>Il bilancio finale dei voti di lista e la prima assegnazione dei seggi fotografa la seguente situazione:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><td><strong>Lista</strong></td><td><strong>Voti</strong></td><td><strong>%</strong></td><td><strong>Seggi</strong></td></tr></thead><tbody><tr><td><strong>Riccardo Masiero Sindaco</strong></td><td>3.068</td><td>27,94%</td><td><strong>6</strong></td></tr><tr><td><strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong></td><td>1.516</td><td>13,80%</td><td><strong>2</strong></td></tr><tr><td><strong>Liga Veneta Repubblica</strong></td><td>1.112</td><td>10,13%</td><td><strong>2</strong></td></tr><tr><td><strong>Assieme per Arzignano</strong></td><td>945</td><td>8,60%</td><td><strong>1</strong></td></tr><tr><td><strong>Forza Italia-PPE</strong></td><td>896</td><td>8,16%</td><td><strong>1</strong></td></tr></tbody></table></figure>



<p>ALLA LISTA DI ENRICO MARCIGAGLIA VANNO 3 SEGGI IN CONSIGLIO</p>



<p>ALLA LISTA DI LUCA LAZZARONI VA 1 SEGGIO</p>



<p>L&#8217;analisi dei dati definitivi certifica il trionfo della lista civica del primo cittadino, <em>Riccardo Masiero Sindaco</em>, vero e proprio asso pigliatutto di questa tornata elettorale: con il 27,94% delle preferenze (3.068 voti) si assicura la quota maggioritaria all&#8217;interno della coalizione, blindando ben 6 seggi in consiglio comunale. Sul fronte dei partiti tradizionali, <em>Fratelli d&#8217;Italia</em> si attesta solidamente come seconda forza al 13,80%, conquistando 2 seggi. Risultato speculare in termini di rappresentanza per la <em>Liga Veneta Repubblica</em>, che conferma l&#8217;ottimo radicamento territoriale superando la doppia cifra (10,13%) e portando a casa a sua volta 2 seggi. Chiudono la squadra di maggioranza la civica <em>Assieme per Arzignano</em> (8,60%) e <em>Forza Italia-PPE</em> (8,16%), che ottengono un seggio ciascuna. Numeri che consegnano a Masiero una maggioranza solida e una forte legittimazione politica per far partire la nuova legislatura.</p>



<p><strong>ALBETTONE</strong> &#8211; Raissa Balsemin è sindaco. Nell&#8217;altra lista era candidato l&#8217;ex sindaco ed ex consigliere regionale Joe Formaggio (Futuro Nazionale)</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="250" height="246" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Raissa-Balsemin.jpg" alt="" class="wp-image-367066" style="width:248px;height:auto" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Raissa-Balsemin.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Raissa-Balsemin-100x98.jpg 100w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="563" height="327" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-11.jpg" alt="" class="wp-image-367051" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-11.jpg 563w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-11-100x58.jpg 100w" sizes="(max-width: 563px) 100vw, 563px" /></figure>



<p></p>



<p><strong>ARCUGNANO &#8211; Simone Cuomo è sindaco</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="278" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/simone-cuomo-sindaco-di-Arcugnano.jpg" alt="" class="wp-image-367068" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/simone-cuomo-sindaco-di-Arcugnano.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/simone-cuomo-sindaco-di-Arcugnano-100x111.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="508" height="347" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-16.jpg" alt="" class="wp-image-367082" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-16.jpg 508w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-16-100x68.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 508px) 100vw, 508px" /></figure>



<p></p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p></p>



<p><strong>CASTEGNERO NANTO</strong> &#8211; Manuela Vecchiatti sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="636" height="273" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/nanto.jpg" alt="" class="wp-image-367413" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/nanto.jpg 636w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/nanto-626x269.jpg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/nanto-100x43.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px" /></figure>



<p><strong>COGOLLO DEL CENGIO &#8211; Massimiliano Maculan è sindaco</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="307" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Massimiliano-Maculan-sindaco-di-Cogollo-del-Cengio.jpg" alt="" class="wp-image-367072" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Massimiliano-Maculan-sindaco-di-Cogollo-del-Cengio.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Massimiliano-Maculan-sindaco-di-Cogollo-del-Cengio-100x123.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="560" height="290" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-15.jpg" alt="" class="wp-image-367070" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-15.jpg 560w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-15-100x52.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure>



<p><strong>LONIGO</strong> &#8211; <em>Per Giacomello si profila una netta vittoria</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="604" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-1024x604.png" alt="" class="wp-image-367146" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-1024x604.png 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-626x370.png 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-1536x907.png 1536w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-100x59.png 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-846x499.png 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33-1184x699.png 1184w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-22.37.33.png 1650w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>MALO</strong> &#8211; Moreno Marsetti è sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="303" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Moreno-Marsetti-sindaco-di-Malo.jpg" alt="" class="wp-image-367073" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Moreno-Marsetti-sindaco-di-Malo.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Moreno-Marsetti-sindaco-di-Malo-100x121.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1011" height="569" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-18.55.20.png" alt="" class="wp-image-367100" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-18.55.20.png 1011w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-18.55.20-626x352.png 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-18.55.20-100x56.png 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-25-alle-18.55.20-846x476.png 846w" sizes="auto, (max-width: 1011px) 100vw, 1011px" /></figure>



<p><strong>NOVE</strong> &#8211; Luca Rebellato è sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="255" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Luca-rebellato-nove.jpg" alt="" class="wp-image-367075" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Luca-rebellato-nove.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/Luca-rebellato-nove-100x102.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="507" height="422" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-10.jpg" alt="" class="wp-image-367049" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-10.jpg 507w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-10-501x417.jpg 501w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-10-100x83.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 507px) 100vw, 507px" /></figure>



<p></p>



<p><strong>POSINA</strong> &#8211; Adelio Cervo è sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="264" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/adelio-cervo-sindaco-posina.jpg" alt="" class="wp-image-367078" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/adelio-cervo-sindaco-posina.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/adelio-cervo-sindaco-posina-100x106.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="555" height="321" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-9.jpg" alt="" class="wp-image-367046" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-9.jpg 555w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/elezioni-comunali-vicenza-provincia1-9-100x58.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 555px) 100vw, 555px" /></figure>



<p></p>



<p><strong>RECOARO</strong></p>



<p>Armando Cunegato, unico candidato, è sindaco</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="250" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/armando-cunegato-sindaco-recoaro.jpg" alt="" class="wp-image-367080" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/armando-cunegato-sindaco-recoaro.jpg 250w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/05/armando-cunegato-sindaco-recoaro-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<p>+++</p>



<p>Domenica di voto per diversi Comuni della provincia di Vicenza chiamati a rinnovare i propri consigli comunali e a eleggere il nuovo sindaco. I dati definitivi sull&#8217;affluenza, registrati alla chiusura dei seggi alle ore 23:00, mostrano un quadro variegato ma generalmente caratterizzato da una flessione della partecipazione rispetto alle precedenti consultazioni elettorali.</p>



<p>In tutta la provincia, su un totale di 88 sezioni monitorate, l&#8217;affluenza finale si è attestata al <strong>42,07%</strong>, segnando un calo significativo rispetto al <strong>50,66%</strong> delle scorse elezioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il focus su Arzignano: affluenza al 43%</h3>



<p>Tra i centri più importanti al voto spicca <strong>Arzignano</strong>, dove sono chiamate alle urne ben 24 sezioni (la città, con circa 25 mila abitanti prevede il ballottaggio nel caso nessuno dei candidati raggiunga il 50% più 1 dei voti). Nel comune del grifo la partecipazione ha seguito un trend di crescita costante durante la giornata, senza però riuscire a pareggiare il dato storico:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Ore 12:00:</strong> 14,12%</li>



<li><strong>Ore 19:00:</strong> 32,48%</li>



<li><strong>Ore 23:00 (Definitivo):</strong> <strong>43,07%</strong></li>
</ul>



<p>Il dato finale di Arzignano si allinea quasi perfettamente alla media provinciale, ma evidenzia un calo di oltre sei punti percentuali rispetto al <strong>49,85%</strong> registrato alle precedenti elezioni comunali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I dati degli altri Comuni del Vicentino</h3>



<p>Analizzando la tabella emerge un comportamento elettorale piuttosto diversificato tra le varie comunità locali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>I più virtuosi (Sopra la media):</strong> Il primato della partecipazione spetta a <strong>Cogollo del Cengio</strong> con il <strong>46,10%</strong> (seppur in calo rispetto al 54,44% precedente) e a <strong>Recoaro Terme</strong>, che si attesta al <strong>45,40%</strong> (contro il 48,98% storico). Buona tenuta anche per <strong>Nove</strong> (<strong>44,88%</strong>) e <strong>Castegnero Nanto</strong> (<strong>44,05%</strong>).</li>



<li><strong>In linea con la media:</strong> <strong>Arcugnano</strong> chiude con un <strong>43,62%</strong> di affluenza, registrando però uno dei cali più vistosi rispetto al passato, quando aveva sfiorato il 54,20%.</li>



<li><strong>Sotto la media:</strong> Più tiepida la risposta degli elettori ad <strong>Albettone</strong> (<strong>41,65%</strong>), <strong>Lonigo</strong> (<strong>40,08%</strong>) e <strong>Malo</strong>, che si ferma al <strong>39,89%</strong>.</li>



<li><strong>Il fanalino di coda:</strong> Il dato più basso in assoluto si registra a <strong>Posina</strong>. Nel piccolo comune montano ha votato soltanto il <strong>22,89%</strong> degli aventi diritto, un dato quasi identico al già bassissimo <strong>22,45%</strong> delle precedenti elezioni, confermando un fenomeno di astensionismo strutturale legato probabilmente anche all&#8217;alto tasso di residenti all&#8217;estero (AIRE).</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;andamento della giornata elettorale</h3>



<p>La progressione del voto in provincia ha visto una partenza lenta nella mattinata di domenica, con una media del <strong>14,23%</strong> a mezzogiorno. La vera spinta si è registrata nel pomeriggio: alle ore 19:00 quasi un terzo degli elettori (<strong>31,81%</strong>) si era recato ai seggi, per poi arrivare al definitivo <strong>42,07%</strong> della tarda serata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/elezioni-comunali-nel-vicentino-da-arzignano-a-recoaro-affluenza-in-calo/">Comunali: ad Arzignano trionfa Masiero, ora si guarda al voto di lista. A Lonigo vince Giacomello al primo turno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Vannacci attacca Marina Berlusconi: “Non fa politica, perché dovrei risponderle?”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo affondo politico di Roberto Vannacci durante un intervento a Verona. Il generale ed europarlamentare ha replicato ai giornalisti che gli chiedevano conto dei presunti “veti” espressi da Marina Berlusconi nei suoi confronti. “Chi è Marina Berlusconi? Perché non mi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nuovo affondo politico di Roberto Vannacci durante un intervento a Verona. Il generale ed europarlamentare ha replicato ai giornalisti che gli chiedevano conto dei presunti “veti” espressi da Marina Berlusconi nei suoi confronti.</p>



<p>“Chi è Marina Berlusconi? Perché non mi risulta sia capo di un partito politico”, ha dichiarato Vannacci davanti ai cronisti.</p>



<p>L’esponente politico ha poi rincarato la dose aggiungendo: “Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria?”.</p>



<p>Vannacci ha quindi concluso ribadendo la propria posizione: “Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?”.</p>
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		<item>
		<title>Valbruna, dalla Provincia di Bolzano il via libera alla continuità produttiva. Giovine: &#8220;Bene. Dirimente l&#8217;uso preventivo del Golden Power&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:46:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si apre una nuova fase per le Acciaierie Valbruna, gruppo specializzato nella produzione di acciai speciali e superleghe con stabilimenti a Bolzano e Vicenza. La Giunta provinciale di Bolzano ha approvato la delibera che consente la concessione dell’area produttiva all’azienda,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Si apre una nuova fase per le Acciaierie Valbruna, gruppo specializzato nella produzione di acciai speciali e superleghe con stabilimenti a Bolzano e Vicenza. La Giunta provinciale di Bolzano ha approvato la delibera che consente la concessione dell’area produttiva all’azienda, un provvedimento ritenuto strategico per garantire continuità industriale e occupazionale.</p>



<p>La decisione è stata accolta con favore dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha parlato di un risultato importante sia per il territorio altoatesino sia per quello vicentino. Il ministro ha sottolineato come ora si apra “una fase di collaborazione concreta tra la Provincia autonoma e l’azienda”, con l’obiettivo di tradurre rapidamente l’intesa in azioni operative a tutela della produzione, dell’occupazione e del coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali.</p>



<p>Il Mimit continuerà a seguire l’evoluzione della vicenda, considerata la rilevanza strategica di Valbruna per il sistema industriale nazionale e per il tessuto economico locale.</p>



<p>Sulla decisione è intervenuto anche il deputato vicentino di Fratelli d’Italia Silvio Giovine, che ha dichiarato: «Accogliamo con favore la decisione della Giunta provinciale di Bolzano relativa al futuro delle Acciaierie Valbruna. Si tratta di un passaggio importante che apre ora una nuova fase, nella quale sarà fondamentale garantire continuità produttiva, tutela dell’occupazione e pieno coinvolgimento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali».</p>



<p>Giovine ha poi evidenziato il peso industriale dell’azienda: «Parliamo di un’azienda storica e di un presidio industriale fondamentale per il nostro territorio e per tutto il comparto manifatturiero. La scelta assunta va nella direzione di dare stabilità e prospettiva a una realtà che rappresenta competenze, lavoro e valore industriale».</p>



<p>Nel suo intervento il parlamentare ha inoltre richiamato il ruolo del Governo nella gestione della vicenda: «Un risultato reso possibile anche grazie a un utilizzo preventivo della golden power, fattispecie mai finora messa in campo, che testimonia l’attenzione avuta dal Governo Meloni e in particolare dal ministro Urso fin dal primo istante verso la rilevanza strategica che Acciaierie Valbruna rappresenta per Bolzano e Vicenza».</p>



<p>Infine, Giovine ha sottolineato la necessità di accelerare sui prossimi passaggi operativi: «Ora è necessario continuare a lavorare con responsabilità e concretezza affinché si traducano rapidamente in atti operativi le condizioni per garantire il futuro produttivo dell’azienda e dei suoi lavoratori».</p>
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		<title>Forza Italia Veneto riparte da Tosi: eletto per acclamazione segretario regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 08:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo incarico politico per Flavio Tosi, eletto per acclamazione segretario regionale di Forza Italia in Veneto al termine del congresso regionale svoltosi a Padova. L’europarlamentare azzurro ha parlato di un partito “unito e in crescita”, sottolineando il clima di compattezza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nuovo incarico politico per Flavio Tosi, eletto per acclamazione segretario regionale di Forza Italia in Veneto al termine del congresso regionale svoltosi a Padova.</p>



<p>L’europarlamentare azzurro ha parlato di un partito “unito e in crescita”, sottolineando il clima di compattezza emerso durante il congresso. “In Veneto c’è una squadra di 7 mila iscritti e sezioni presenti in quasi tutti i Comuni”, ha dichiarato Tosi, evidenziando come la scelta dei direttivi provinciali e regionali sia avvenuta senza imposizioni dall’alto.</p>



<p>Secondo il nuovo segretario regionale, proprio il radicamento territoriale rappresenta uno dei punti di forza del partito in vista delle prossime sfide elettorali. “C’è molta fiducia per le elezioni politiche del 2027: faremo un risultato ancora migliore rispetto a quello, già positivo, del 2022”, ha affermato.</p>



<p>Nel suo intervento Tosi ha anche ricordato il fondatore del partito Silvio Berlusconi e ringraziato il segretario nazionale Antonio Tajani, attribuendogli il merito di aver trasformato Forza Italia in “un partito vero, radicato sul territorio, con sezioni, iscritti e congressi”.</p>



<p>Un ringraziamento è stato rivolto anche al senatore Maurizio Gasparri, che ha presieduto il congresso regionale dopo una giornata di incontri istituzionali e politici in Veneto.</p>
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		<item>
		<title>L’Europa di oggi come l’Italia del Cinquecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:20:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Chi mi legge sa bene che sono un sostenitore del riarmo europeo (non dei singoli Stati), non per avviare politiche guerrafondaie, ma semplicemente per attuare quella politica della deterrenza fondata sull’equilibrio militare, che ad esempio ha funzionato durante<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/leuropa-di-oggi-come-litalia-del-cinquecento/">L’Europa di oggi come l’Italia del Cinquecento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Chi mi legge sa bene che sono un sostenitore del riarmo europeo (non dei singoli Stati), non per avviare politiche guerrafondaie, ma semplicemente per attuare quella politica della deterrenza fondata sull’equilibrio militare, che ad esempio ha funzionato durante il lungo periodo della “guerra fredda”.</p>



<p>Ma a volte&nbsp;mi viene spontanea questa domanda: se l&#8217;Ucraina ha dimostrato al mondo che persino la Russia – una superpotenza nucleare – può essere bloccata e costretta ad una logorante guerra d&#8217;attrito dalla determinazione di un popolo supportato tecnologicamente dall’Occidente, perché mai Stati Uniti, Cina o Russia dovrebbero rischiare il collasso militare per conquistare l&#8217;Europa, quando possono logorarne dall’interno le fondamenta politiche, economiche e culturali?</p>



<p>A volerci riflettere bene credo sia questa la vera questione del nostro tempo.&nbsp;</p>



<p>Ed è anche il grande equivoco europeo.</p>



<p>Noi continuiamo a discutere di destra e sinistra, di comunisti e fascisti, di progressisti e conservatori, come se fossimo ancora nel Novecento, mentre le grandi potenze sono ben oltre, perché ragionano già in termini di catene industriali, controllo tecnologico, infrastrutture strategiche, dati, energia ed influenza culturale.&nbsp;</p>



<p>E hanno capito che i Paesi, e i Continenti nel caso europeo, non si invadono più soltanto con i carri armati.</p>



<p>Si entra nei porti, nelle reti digitali, nei social, nelle dipendenze energetiche, nelle Borse, nelle campagne di propaganda permanente.&nbsp;</p>



<p>Costa meno, produce meno morti, e garantisce risultati molto più duraturi.&nbsp;</p>



<p>L’umanità evolve: una volta si assediavano le città, oggi si assediano gli algoritmi.&nbsp;</p>



<p>Più elegante, meno sporco. E tremendamente più efficace.</p>



<p>L’Europa continua invece a comportarsi come l’Italia del Cinquecento; ricca, raffinata, divisa.&nbsp;</p>



<p>Convinta che il proprio benessere sia eterno e che qualcun altro garantirà sempre la sicurezza dell’ordine complessivo.</p>



<p>“Franza o Spagna purché se magna” non era soltanto una battuta cinica.&nbsp;</p>



<p>Era la fotografia di una penisola che aveva smesso di credere in sé stessa come soggetto politico unitario.&nbsp;</p>



<p>Venezia commerciava, Firenze produceva cultura, Milano finanza e manifattura, Roma diplomazia e potere religioso.&nbsp;</p>



<p>Un sistema straordinario. Ma incapace di costruire una strategia comune.&nbsp;</p>



<p>E così Francia e Impero trasformarono l’Italia nel loro campo di battaglia permanente.</p>



<p><strong>Oggi l’intera Europa è diventata l’Italia del Cinquecento.&nbsp;</strong></p>



<p>Un Continente economicamente gigantesco ma politicamente incompiuto. Un’area che potrebbe essere la più grande potenza democratica del pianeta, e che invece continua ad oscillare fra paralisi burocratica, egoismi nazionali e provincialismi elettorali.</p>



<p>La Russia penso abbia realizzato che l’Europa conviene indebolirla dall’interno: rendendone strutturali le dipendenze energetiche, finanziando reti di influenza, amplificando le fratture culturali, alimentando la sfiducia nelle istituzioni democratiche.&nbsp;</p>



<p>Guardate con attenzione i social: se si solleva lo sguardo dalle distrazioni dell&#8217;intrattenimento di massa, e da qualche tetta al vento di troppo,&nbsp;&nbsp;ci si accorge che algoritmi e spot inneggiano sempre più spesso al passato della Grande Russia, con inni nazionali, statue di Stalin e tutti gli orpelli del regime, per&nbsp;&nbsp;celebrare Putin nuovo Zar, e destabilizzare la nostra identità culturale.</p>



<p>La Cina ha compreso qualcosa di ancora più sofisticato: è molto più conveniente trattare con ventisette Stati fragili e litigiosi piuttosto che con un unico soggetto geopolitico compatto capace di pretendere reciprocità industriale, commerciale e tecnologica.&nbsp;</p>



<p>Ed infatti Pechino ragiona in termini di lungo periodo, mentre l’Europa ragiona per sondaggi.&nbsp;</p>



<p>La Cina partecipa al controllo di porti (Pireo, Amburgo, Valencia, Vado Ligure, Anversa, Rotterdam, Marsiglia), costruisce corridoi logistici e filiere industriali complete, controlla buona parte delle terre rare, è avanti nelle infrastrutture digitali.&nbsp;</p>



<p>Gli Stati Uniti, che grazie alla storica alleanza con l’Europa potrebbero consolidare e valorizzare il ruolo dell’Occidente come area guida del mondo democratico, sembrano invece sempre più ossessionati dall’idea di indebolire la stessa Unione Europea, trattando il vecchio Continente non come un partner strategico, ma soprattutto come un grande mercato da presidiare o da usare secondo convenienza. Gli imperi adorano gli alleati, purché restino dipendenti.</p>



<p>In questa situazione geopolitica noi europei costruiamo tavoli tecnici, commissioni, sottocommissioni e summit, in cui ventisette leader fingono entusiasmo davanti alle telecamere per poi tornare a casa e spiegare ai rispettivi elettorati che “Bruxelles ci impone sacrifici”.&nbsp;</p>



<p>Una specie di teatro kabuki amministrativo con meno poesia e più carta bollata.</p>



<p>Nel frattempo ogni crisi europea viene trasformata in guerra culturale permanente.&nbsp;</p>



<p>Immigrazione, energia, green deal, agricoltura, sicurezza, diritti civili; tutto viene esasperato fino ad impedire la nascita di un interesse europeo condiviso.</p>



<p>Ed è qui che entra in gioco il vero snodo politico contemporaneo: molti nazionalismi europei non sono soltanto movimenti identitari spontanei.&nbsp;</p>



<p>Diventano, consapevolmente o meno, ecosistemi perfettamente funzionali agli interessi delle grandi autocrazie.&nbsp;</p>



<p>Non serve nemmeno controllarli direttamente.&nbsp;</p>



<p>Basta che producano il risultato finale: paralizzare l’Europa come soggetto politico autonomo.&nbsp;</p>



<p>Ogni tentativo di maggiore integrazione strategica viene descritto come un attentato alla sovranità nazionale.&nbsp;</p>



<p>Ogni politica comune come una cessione di identità.&nbsp;</p>



<p>Ogni decisione condivisa come una dittatura burocratica.</p>



<p>E così il continente più ricco e avanzato del pianeta continua a dipendere militarmente dagli Stati Uniti, energeticamente da attori esterni, tecnologicamente dalle piattaforme americane ed asiatiche, industrialmente dalle catene produttive cinesi.</p>



<p>Questa non è sovranità.&nbsp;</p>



<p>È l’illusione della sovranità.&nbsp;</p>



<p>La stessa Germania lo ha scoperto brutalmente.&nbsp;</p>



<p>Per anni Berlino ha costruito il proprio modello economico sulla convinzione che il gas russo a basso costo ed il mercato cinese infinito fossero condizioni permanenti.&nbsp;</p>



<p>Poi è arrivata la realtà. E la realtà, come la storia, possiede una qualità spiacevole: presenta sempre il conto.</p>



<p>Nel frattempo il Mediterraneo torna ad essere il centro del mondo.&nbsp;</p>



<p>Rotte commerciali, energia, Africa, cavi sottomarini, sicurezza alimentare, logistica globale. La Cina lo sa ed investe nei porti e nelle aziende strategiche.&nbsp;</p>



<p>La Turchia lo sa e gioca su più tavoli contemporaneamente.&nbsp;</p>



<p>Gli Emirati lo sanno e costruiscono influenza economica e culturale con impressionante lucidità strategica.</p>



<p>E l’Italia? L’Italia continua troppo spesso a pensarsi come periferia del Continente quando in realtà ne rappresenta uno dei baricentri naturali. Possiede posizione geografica, capacità manifatturiera, relazioni mediterranee, diplomazia diffusa, infrastrutture portuali, cultura industriale. Potrebbe essere la piattaforma mediterranea dell’Europa.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe guidare una grande strategia energetica ed infrastrutturale verso l’Africa.&nbsp;</p>



<p>Invece il dibattito pubblico nazionale resta prigioniero della propaganda quotidiana, delle tifoserie ideologiche e della polemica da talk show.&nbsp;</p>



<p>Una politica ridotta spesso a rumore di fondo permanente, mentre il mondo ridefinisce gli equilibri globali.</p>



<p>Ecco perché il concetto di &#8220;riarmo europeo&#8221; va oggi rifondato.&nbsp;</p>



<p>Non si tratta solo di allineare carri armati o comprare munizioni, ma di comprendere che la vera deterrenza del XXI secolo si gioca sulla difesa comune delle nostre filiere industriali, dell’energia, dei dati, delle tecnologie strategiche, delle infrastrutture e degli immaginari culturali.&nbsp;</p>



<p>Senza uno scudo comune a protezione di questi asset, la difesa dei confini fisici diventa del tutto inutile.</p>



<p>Il vero paradosso è che molte forze che si proclamano “sovraniste” finiscono per sabotare proprio l’unica sovranità oggi realmente possibile: quella europea.&nbsp;</p>



<p>I piccoli Stati italiani del Cinquecento almeno erano consapevoli della propria fragilità.&nbsp;</p>



<p>L’Europa contemporanea rischia qualcosa di peggiore: non accorgersi nemmeno della propria dipendenza.</p>



<p>E la storia, purtroppo, è spietata con chi rinuncia a costruire una visione comune.&nbsp;</p>



<p>I territori più ricchi, ma politicamente divisi, finiscono quasi sempre per esercitare una sola forma di sovranità: quella altrui.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Sicurezza a Vicenza, il PD attacca il centrodestra: “Risultati arrivati solo dal lavoro del Sindaco”</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2026 15:33:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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<p>Vicenza, 21 maggio 2026 – Si accende il confronto politico sulla sicurezza in città dopo l’incontro tra il sindaco di Vicenza e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, da cui sarebbero emersi impegni per il potenziamento del personale e delle risorse destinate al controllo del territorio.</p>



<p>A intervenire è Giacomo Bez, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale, che sottolinea come l’esito del confronto rappresenti, a suo giudizio, un risultato concreto ottenuto dall’amministrazione cittadina.</p>



<p>«L’incontro del Sindaco Possamai con il Ministro Piantedosi dimostra una cosa semplice: quando si vuole lavorare per la città, lo si fa, indipendentemente dagli schieramenti. La sicurezza è competenza dello Stato, e chi amministra ha il dovere di bussare alle porte giuste», afferma Bez.</p>



<p>Nel suo intervento, il capogruppo dem rivolge anche critiche ai parlamentari vicentini del centrodestra: «Dovrebbero rifletterci i parlamentari di centrodestra eletti nel vicentino, che siedono nella maggioranza di governo da anni e non hanno mai voluto produrre un risultato concreto per Vicenza. Nessun fondo aggiuntivo, nessuna misura sul personale, nessuna interlocuzione reale. Solo una narrazione del degrado funzionale al consenso elettorale, una narrazione che lo stesso Ministro Piantedosi smentisce».</p>



<p>Bez definisce comunque positivo l’esito dell’interlocuzione sul rafforzamento degli organici: «L’impegno sugli uomini in più ottenuti dall’interlocuzione del Sindaco è una misura positiva, che chiedevamo da tempo».</p>



<p>Il capogruppo del PD rilancia infine la richiesta di interventi strutturali: «Non ci fermiamo qui: continuiamo a lavorare perché la Questura di Vicenza venga riconosciuta come sede di prima fascia e possa contare stabilmente su finanziamenti e risorse adeguate per il controllo del territorio».</p>
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		<title>Vannacci non nasce dal fascismo. Nasce dal vuoto della politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:27:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’è una vecchia espressione della politica francese che per decenni ha accompagnato la sinistra europea, Partito Comunista Italiano compreso: “Pas d’ennemi a gauche”. Nessun Nemico a Sinistra. Tradotto: qualunque litigio interno, qualunque differenza ideologica, qualunque guerra civile permanente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>C’è una vecchia espressione della politica francese che per decenni ha accompagnato la sinistra europea, Partito Comunista Italiano compreso: “Pas d’ennemi a gauche”. Nessun Nemico a Sinistra.</p>



<p>Tradotto: qualunque litigio interno, qualunque differenza ideologica, qualunque guerra civile permanente tra trotzkisti, socialisti, ecologisti, massimalisti, radicali, pacifisti, terzomondisti e cultori del veganismo decolonizzato, alla fine si concludeva sempre così: il vero nemico è dall’altra parte, e noi dobbiamo marciare unitari.</p>



<p>Era una regola non scritta, ma ferrea.</p>



<p>ll problema è che oggi quella logica sembra essersi trasferita quasi integralmente nel campo opposto (“pas d’ennemi a droite”).<br>Perché intorno al generale Roberto Vannacci ed al suo “Futuro Nazionale”, segnalati in costante crescita fra sondaggi e nuove adesioni, sta accadendo qualcosa che va ben oltre la semplice ascesa di un personaggio controverso.<br>Sta emergendo un riflesso collettivo della destra italiana contemporanea: chiunque venga attaccato dai giornali progressisti, dalle élite culturali o dal politicamente corretto, diventa automaticamente un simbolo da proteggere.</p>



<p>Anche quando dice sciocchezze, anche quando esagera, anche quando sbaglia clamorosamente, come con il suo filo-putinismo.&nbsp;</p>



<p>Perché ormai il meccanismo psicologico è questo: se “i soliti ambienti” ti demonizzano, allora devi avere per forza qualcosa di autentico.</p>



<p>Ed è precisamente qui che nasce il fenomeno Vannacci.</p>



<p>Non tanto nei suoi libri. Non tanto nelle sue idee. Nemmeno nelle sue provocazioni.<br>Ma nella straordinaria capacità di incarnare un sentimento diffuso di insofferenza.&nbsp;</p>



<p>Vannacci parla semplice.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Anzi: parla a martellate.</p>



<p>In un’epoca in cui molti politici sembrano usciti da un corso aziendale di “comunicazione inclusiva e resiliente”, lui usa un linguaggio diretto, ruvido, militare.<br>Frasi corte. Nemici chiari. Concetti immediatamente comprensibili.</p>



<p>E questo, piaccia o no, funziona.</p>



<p>Perché una parte dell’Italia è stanca, stanca economicamente, stanca culturalmente, stanca psicologicamente.</p>



<p>Stanca di sentirsi spiegare che ogni problema è complesso, articolato, multilivello, interdisciplinare e meritevole di un convegno con buffet vegetariano finale.</p>



<p>Così arriva il Generale che dice: immigrazione incontrollata; identità nazionale;&nbsp;&nbsp;sicurezza;&nbsp;&nbsp;gender; matrimoni ed adozioni fra omosessuali; politicamente corretto;&nbsp;&nbsp;diritti trasformati in ideologia?&nbsp;</p>



<p>Che problema c’è? Un bel ritorno a vecchi principi!&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ghe pensi mì!</p>



<p>E lo dice senza filtri.</p>



<p>Per molti italiani questo basta già a renderlo credibile.</p>



<p>Naturalmente il personaggio aiuta.<br>La divisa pesa. Eccome se pesa.</p>



<p>In tempi percepiti come confusi, la figura militare continua a evocare ordine, disciplina, decisione.<br>È un riflesso antico: quando la politica appare debole, cresce il fascino dell’uomo forte.&nbsp;</p>



<p>Non necessariamente autoritario. Ma deciso, netto, poco incline ai sofismi.</p>



<p>E infatti Vannacci viene percepito da molti come un outsider.<br>Uno che “non appartiene al sistema”.</p>



<p>Il che è abbastanza ironico, considerando che in Italia ormai qualunque figura pubblica, dopo due settimane di televisione, tre interviste e quattro milioni di visualizzazioni, si definisce antisistema pur avendo già portavoce, ufficio stampa e tournée politica.</p>



<p>Ma la politica contemporanea funziona così.<br>Non conta ciò che sei. Conta ciò che rappresenti emotivamente.</p>



<p>E Vannacci, piaccia o non piaccia, ora rappresenta il diritto alla rabbia.</p>



<p>Qui la sinistra commette spesso un errore clamoroso.<br>Continua a utilizzare la categoria del “nemico fascista” come una chiave universale buona per tutte le stagioni.&nbsp;</p>



<p>Una liturgia che funziona ancora nelle piazze militanti, nei cortei, nei festival dell’antifascismo permanente, e nei salotti dove da quarant’anni si ripete lo stesso copione morale.&nbsp;</p>



<p>Ma che sempre meno riesce a interpretare la realtà.</p>



<p>Perché definire automaticamente “fascista” o addirittura “nazista” ogni fenomeno sovranista, identitario o populista che cresce in Europa è ormai una semplificazione quasi caricaturale.</p>



<p>Significa non capire nulla di cosa sta accadendo.</p>



<p>Alternative für Deutschland in Germania, Rassemblement National in Francia, Vox in Spagna, i movimenti nazional-conservatori dell’Inghilterra, del Nord Europa o dell’Est, si possono criticare quanto si vuole, e spesso ci sono motivi seri per farlo, ma archiviarli semplicemente sotto la voce “ritorno del fascismo” rischia di essere un esercizio più consolatorio che analitico.</p>



<p>Perché il consenso che raccolgono nasce soprattutto da fenomeni molto contemporanei: paura del declino economico;&nbsp;&nbsp;crisi della globalizzazione;&nbsp;&nbsp;immigrazione percepita come incontrollata;&nbsp;&nbsp;fiducia verso le élite;&nbsp;&nbsp;perdita di riferimenti identitari; insicurezza sociale e culturale.&nbsp;</p>



<p>Fenomeni enormi, profondi, trasversali</p>



<p>Liquidarli con la parola “fascismo” spesso serve più a tranquillizzare chi la pronuncia che a comprendere chi vota quei movimenti.</p>



<p>Ed è proprio questo il punto che molti non vogliono vedere: il consenso verso Vannacci non nasce necessariamente dalla nostalgia del Ventennio.<br>Nasce molto più spesso dalla sensazione, diffusa in mezzo continente, che qualcuno finalmente dica cose che altri fingono di non vedere.</p>



<p>Naturalmente questo non significa che tutto ciò che dice Vannacci sia giusto, equilibrato o condivisibile (ad esempio io non condivido quasi nulla del suo pensiero).<br>Ma la politica seria dovrebbe capire i fenomeni prima di insultarli.</p>



<p>Perché quando milioni di elettori europei vengono descritti automaticamente come “fascisti”, il rischio non è soltanto quello di sbagliare analisi; é quello di smettere completamente di parlare con una parte reale della società.</p>



<p>Ed ogni volta che televisioni, editorialisti o influencer lo attaccano con toni apocalittici, il fenomeno Vannacci cresce ulteriormente.</p>



<p>Perché nell’era dei social la persecuzione è diventata carburante politico.&nbsp;</p>



<p>L’algoritmo non premia la moderazione; premia lo scontro.</p>



<p>Un ragionamento equilibrato raccoglie qualche cenno di approvazione.<br>Una frase incendiaria scatena guerre di commenti, milioni di visualizzazioni e trasformazione immediata del protagonista in icona identitaria.</p>



<p>I social non cercano la verità. Cercano il coinvolgimento emotivo.<br>Ed è difficile immaginare qualcosa di più emotivamente coinvolgente di un Generale che sfida il politicamente corretto con la sicurezza di chi sembra parlare da una caserma durante una tempesta.</p>



<p>La questione vera, però, è un’altra.</p>



<p>Come accaduto con Donald Trump, Vannacci non è la causa.<br>È il sintomo.</p>



<p>Il sintomo di un’Italia in cui una parte crescente della popolazione non si sente più rappresentata dal linguaggio delle élite politiche e culturali di destra come di sinistra.<br>Un’Italia che non necessariamente vuole estremismi, ma pretende qualcuno che parli chiaro, senza perifrasi sociologiche.</p>



<p>E forse la domanda che dovrebbero porsi molti dirigenti&nbsp;&nbsp;della sinistra, ma anche della destra, non è: “Come fermiamo Vannacci?”</p>



<p>Ma: “Perché così tanti italiani sentono il bisogno di ascoltarlo?”</p>



<p>Perché quando milioni di persone iniziano a cercare uomini forti, linguaggi semplici e identità nette, il problema raramente è soltanto l’uomo che sale sul palco.</p>



<p>Molto spesso il problema è il vuoto che trova sotto il palco stesso.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Salvini: “Se uno stupra o uccide va tolta la cittadinanza”. La proposta che riaccende lo scontro politico</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:48:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ROMA, 19 maggio 2026 – Nuova presa di posizione di Matteo Salvini sul tema della cittadinanza e della sicurezza, destinata a riaccendere il dibattito politico. Il leader della Lega ha affermato che, in caso di reati gravi, dovrebbe essere possibile<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>ROMA, 19 maggio 2026 – Nuova presa di posizione di Matteo Salvini sul tema della cittadinanza e della sicurezza, destinata a riaccendere il dibattito politico. Il leader della Lega ha affermato che, in caso di reati gravi, dovrebbe essere possibile arrivare alla revoca della cittadinanza.</p>



<p>“Se uno stupra o uccide gli voglio revocare la cittadinanza”, ha dichiarato Salvini, rivolgendosi ai colleghi di maggioranza, alle opposizioni e ai giornalisti, aggiungendo che il tema riguarda il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini stranieri naturalizzati.</p>



<p>Secondo il vicepremier, l’Italia sarebbe tra i Paesi europei che concedono il maggior numero di cittadinanze, “insieme alla Spagna”. Una parte dei nuovi cittadini, ha sostenuto, “se la stramerita”, mentre una minoranza non rispetterebbe i requisiti minimi di convivenza civile dopo aver ottenuto permessi e cittadinanza.</p>



<p>Salvini ha poi richiamato il tema della sicurezza pubblica e dell’integrazione, citando il caso di cronaca avvenuto a Modena e sostenendo che esistano criticità legate alle seconde generazioni. “Il problema della mancata integrazione esiste”, ha detto, ricordando anche altri episodi di cronaca recente.</p>



<p>Il leader della Lega ha poi rilanciato la sua proposta: in presenza di reati particolarmente gravi come stupri, omicidi, rapine a mano armata o atti terroristici, dovrebbe essere possibile rivedere lo status di cittadinanza. “La legge già prevede strumenti per i reati terroristici – ha aggiunto – ma io chiedo se non sia giusto rimettere in discussione il patto di fiducia quando viene violato in modo così grave”.</p>



<p>Le sue parole arrivano in un clima politico già teso sul tema immigrazione e sicurezza, e sono destinate a suscitare reazioni sia nella maggioranza che nelle opposizioni, oltre che nel mondo del giornalismo e dell’opinione pubblica.</p>
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		<title>Il ministro Piantedosi a Vicenza, vertice in Prefettura su ordine e sicurezza pubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2026 08:05:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà a Vicenza nella giornata di mercoledì 20 maggio per partecipare a una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata dal prefetto Filippo Romano. L’incontro si terrà alle ore 12 nella<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà a Vicenza nella giornata di mercoledì 20 maggio per partecipare a una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata dal prefetto Filippo Romano.</p>



<p>L’incontro si terrà alle ore 12 nella sede della Prefettura di Vicenza, in Contrà Gazzolle, e vedrà la partecipazione delle autorità provinciali e delle forze dell’ordine per fare il punto sulla situazione della sicurezza nel territorio vicentino.</p>



<p></p>
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		<title>Da Berlino a Madrid. Le destre  estreme avanzano, le sinistre si raccontano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 12:57:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo La lezione che arriva dall’Andalusia dovrebbe essere osservata con attenzione anche dalla sinistra italiana, che invece continua a muoversi come quei generali che combattono la guerra precedente.&#160; In Spagna il Partito Socialista arretra ancora, pur di fronte ad<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>La lezione che arriva dall’Andalusia dovrebbe essere osservata con attenzione anche dalla sinistra italiana, che invece continua a muoversi come quei generali che combattono la guerra precedente.&nbsp;</p>



<p>In Spagna il Partito Socialista arretra ancora, pur di fronte ad una destra tradizionale che non riesce neppure a liberarsi dell’abbraccio ingombrante di Vox.&nbsp;</p>



<p>Il Partido Popular infatti pur vincendo le elezioni non è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta, ed avrà bisogno di un’alleanza per governare la Comunidad de l’Andalucìa.&nbsp;</p>



<p>E mentre il PSOE perde terreno nel suo storico feudo (il Psoe ha governato in Andalusia dal 1982 al 2019) il blocco conservatore consolida il proprio predominio.</p>



<p>Il dato politico più interessante, però, è un altro: la crescita delle destre radicali non si arresta neppure quando i Partiti moderati cercano di rincorrerne i temi oppure di sterilizzarne il consenso con formule centriste.&nbsp;</p>



<p>Così Vox resta decisivo in Andalusia.&nbsp;</p>



<p>E in Germania la situazione è persino più clamorosa: Alternative für Deutschland continua a crescere senza sosta.&nbsp;</p>



<p>A livello nazionale vola attorno al 27% delle intenzioni di voto, davanti persino all’asse conservatore CDU-CSU, mentre in Sassonia-Anhalt ha sfondato la soglia del 40% e si prepara a dominare le elezioni regionali del prossimo autunno.</p>



<p>Sono numeri che raccontano una crisi profonda delle vecchie categorie politiche europee.&nbsp;</p>



<p>La sinistra continua spesso a parlare un linguaggio percepito come elitario, urbano, identitario, mentre ampie fasce popolari chiedono sicurezza, salari dignitosi, controllo dell’immigrazione, difesa del welfare nazionale e meno ideologia astratta.&nbsp;</p>



<p>La destra radicale intercetta queste paure e le trasforma in consenso.&nbsp;</p>



<p>Non sempre offre soluzioni credibili, ma almeno dà l’impressione di vedere problemi che altri fingono di non vedere.&nbsp;</p>



<p>E nella politica moderna la percezione conta quasi più della realtà. Triste? Certo.&nbsp;</p>



<p>Ma anche le assicurazioni&nbsp;&nbsp;se ci pensate bene vendono “serenità”, non polizze.</p>



<p>In questo scenario, colpisce l’ottimismo quasi mistico con cui in Italia il cosiddetto “Campo Largo” di Elly Schlein viene raccontato come una formula già pronta per la vittoria.&nbsp;</p>



<p>Un’alleanza che tiene insieme progressisti, grillini, sinistra radicale, ambientalisti e pacifisti come in una cena di Natale dove tutti fingono di sopportarsi fino al dolce.&nbsp;</p>



<p>L’idea sembra essere: “basta unirsi contro la destra e gli elettori torneranno automaticamente a casa”.</p>



<p>Peccato che nel resto d’Europa stia accadendo esattamente il contrario.</p>



<p>La realtà è che milioni di elettori non votano più soltanto “contro”.&nbsp;</p>



<p>Vogliono qualcuno che parli concretamente di stipendi, sicurezza, sanità pubblica, bollette, periferie e identità nazionale senza essere subito trattato come un analfabeta morale.&nbsp;</p>



<p>Finché la sinistra continuerà a considerare questi temi un fastidioso cedimento al populismo, le destre continueranno ad avanzare.</p>



<p>Magari con toni peggiori, slogan rozzi e soluzioni discutibili.&nbsp;</p>



<p>Ma avanzano.</p>



<p>E dunque, mentre in Germania AfD cresce, in Spagna Vox resta decisiva e in Francia Marine Le Pen continua a rappresentare metà del Paese reale, soltanto in Italia una parte del centrosinistra sembra convinta che basti qualche selfie unitario e una manifestazione arcobaleno per avere già la vittoria in tasca.</p>



<p>Auguri.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Alunni di Marostica distribuiscono pasti ai migranti a Trieste: polemica politica sull’iniziativa scolastica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È polemica dopo la partecipazione di alcuni alunni di una scuola primaria di Marostica (Vicenza), in visita d’istruzione a Trieste, ad attività di solidarietà organizzate in piazza Libertà a favore dei migranti lungo la rotta balcanica. Nette e di senso<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>È polemica dopo la partecipazione di alcuni alunni di una scuola primaria di Marostica (Vicenza), in visita d’istruzione a Trieste, ad attività di solidarietà organizzate in piazza Libertà a favore dei migranti lungo la rotta balcanica. Nette e di senso opposto le dichiarazioni di Silvio Giovine (deputato vicentino FdI) e di Chiara Luisetto (consigliere regionale vicentino PD).</p>



<p>Secondo quanto riportato da uno dei volontari presenti, Gian Andrea Franchi, sui propri profili social, nelle scorse sere la piazza avrebbe ospitato le attività dei cosiddetti “Fornelli resistenti” di Bassano del Grappa, insieme alla collaborazione della Fattoria sociale Conca d’Oro. In questo contesto si sarebbe inserito anche il contributo degli alunni, coinvolti nella distribuzione della cena e di beni di prima necessità.</p>



<p>Franchi ha descritto la partecipazione dei bambini come attiva e consapevole, sottolineando come gli insegnanti li avrebbero preparati attraverso un percorso didattico basato su attività corporee e non solo teoriche, con l’obiettivo di far comprendere alcune condizioni vissute dai migranti lungo la rotta balcanica.</p>



<p>Tra le attività svolte prima della visita a Trieste, viene citato anche un esercizio esperienziale in cui gli studenti avrebbero percorso un tragitto a occhi bendati e scalzi, simulando in forma simbolica le difficoltà di chi cammina di notte lungo percorsi irregolari, spesso in condizioni di precarietà.</p>



<p>Sui social sono stati diffusi anche alcuni video in cui gli stessi alunni raccontavano l’esperienza scolastica. Le immagini, successivamente rimosse, hanno contribuito ad alimentare il dibattito pubblico.</p>



<p>L’iniziativa ha infatti suscitato critiche da parte di diversi esponenti del centrodestra, che hanno contestato il coinvolgimento dei minori in attività ritenute troppo orientate dal punto di vista educativo e politico (in particolare la denuncia di Anna Maria Cisint, eurodeputato della Lega). In alcune dichiarazioni si è parlato anche di “lavaggio del cervello”, con richieste di chiarimenti sul ruolo della scuola e sui contenuti del progetto didattico.</p>



<p>Presa di posizione di Giovine (FdI)</p>



<p>“Stamane ho depositato un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, assieme alla collega Nicole Matteoni, sulla vicenda che avrebbe coinvolto due classi quinte della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica, appartenente all’Istituto Comprensivo Marostica, durante una gita di due giorni a Trieste”</p>



<p>“Da quanto appreso da varie segnalazioni, gli alunni sarebbero stati coinvolti, nell’ambito di un progetto sviluppato assieme alla cooperativa Conca d’Oro di Bassano del Grappa, nella distribuzione di cibo e beni in un contesto di piazza legato ai cosiddetti ‘Fornelli resistenti, e in un percorso esperienziale volto a farli immedesimare nel cammino di migranti irregolari costretti a sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”</p>



<p>“Se quanto emerso fosse confermato, saremmo davanti a un episodio estremamente grave. La scuola deve formare cittadini liberi e consapevoli, non esporre bambini a messaggi politicamente orientati, ideologici o peggio diseducativi come l’idea che le forze dell’ordine siano un ostacolo da eludere”.</p>



<p>“Abbiamo chiesto al Ministro Valditara di fare luce sulla vicenda acquisendo, tramite l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto e l’Ufficio scolastico territoriale competente, ogni informazione utile a chiarire, in primis alle famiglie, quali attività siano state svolte, con quali soggetti esterni, sulla base di quali autorizzazioni e con quale vigilanza”.</p>



<p>“Chiediamo inoltre di chiarire a quale titolo sia stata coinvolta la cooperativa Conca d’Oro: quali finalità ha, quali attività svolge, se riceve contributi pubblici e con quale qualificazione sia stata individuata come soggetto formativo per dei bambini della scuola primaria” Così l’onorevole Silvio&nbsp;<mark>Giovine</mark>&nbsp;(FdI).</p>



<p></p>



<p>Presa di posizione di Luisetto (PD)</p>



<p>“Di fronte a una iniziativa educativa di alto spessore civico, costruita all’interno dell’autonomia scolastica e con la condivisione delle famiglie, è vergognoso che l’europarlamentare leghista, Anna Maria Cisint, abbia costruito una campagna via social indegna, che ha dato in pasto bambini e l’istituto scolastico di Marostica agli odiatori seriali”.</p>



<p>La presa di posizione è della consigliera regionale del Pd, Chiara&nbsp;<mark>Luisetto</mark>. Questo in riferimento ad un post con video dell’esponente leghista riguardante gli allievi di una scuola di Marostica (VI) che si erano recati a Trieste con i loro insegnanti per conoscere da vicino la realtà della rotta balcanica.</p>



<p>“Un progetto che fa parte della programmazione di un istituto che conosco bene – prosegue&nbsp;<mark>Luisetto</mark>&nbsp;– e che da sempre è attento all’educazione civica, con l’obiettivo di far crescere tra i ragazzi una sensibilità dei diritti umani. Conoscere da vicino, apprendere esperienze di vita dai volontari impegnati nell’assistenza ai migranti che ogni giorno arrivano a Trieste dopo viaggi durissimi, significa acquisire consapevolezza del tempo presente”.</p>



<p>“Cisint ha usato tutto il bello di questa esperienza scolastica per gettarlo nel tritacarne, aizzandovi contro il peggio che l’animo umano può esprimere dietro una tastiera. Si tratta di una strumentalizzazione vergognosa di una politica becera che punta a trarre consenso dall’odio. Non è accettabile mettere in discussione la serietà della scuola. La politica – conclude&nbsp;<mark>Luisetto</mark>&nbsp;– si preoccupi di dare stipendi adeguati agli insegnanti e di realizzare programmi corretti rispetto alla contemporaneità da affrontare per preparare i cittadini del futuro”.</p>



<p></p>
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		<title>Luisetto (Pd) difende il progetto scolastico di Marostica: “Vergognosa la campagna social di Cisint”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scontro politico sul viaggio di istruzione che ha portato alcuni alunni di una scuola primaria di Marostica a Trieste per conoscere da vicino la realtà della rotta balcanica e le attività di assistenza ai migranti. A intervenire è la consigliera<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Scontro politico sul viaggio di istruzione che ha portato alcuni alunni di una scuola primaria di Marostica a Trieste per conoscere da vicino la realtà della rotta balcanica e le attività di assistenza ai migranti.</p>



<p>A intervenire è la consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, che attacca l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint dopo la diffusione sui social di un video riguardante l’esperienza scolastica.</p>



<p>“Di fronte a una iniziativa educativa di alto spessore civico, costruita all’interno dell’autonomia scolastica e con la condivisione delle famiglie, è vergognoso che l’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint abbia costruito una campagna via social indegna, che ha dato in pasto bambini e l’istituto scolastico di Marostica agli odiatori seriali”, afferma Luisetto.</p>



<p>La consigliera dem sottolinea come il progetto facesse parte della programmazione didattica dell’istituto e fosse orientato all’educazione civica e alla sensibilizzazione sui diritti umani.</p>



<p>“Un progetto che fa parte della programmazione di un istituto che conosco bene – prosegue Luisetto – e che da sempre è attento all’educazione civica, con l’obiettivo di far crescere tra i ragazzi una sensibilità dei diritti umani. Conoscere da vicino, apprendere esperienze di vita dai volontari impegnati nell’assistenza ai migranti che ogni giorno arrivano a Trieste dopo viaggi durissimi, significa acquisire consapevolezza del tempo presente”.</p>



<p>Nel mirino della consigliera regionale ci sono le modalità con cui la vicenda è stata rilanciata online.</p>



<p>“Cisint ha usato tutto il bello di questa esperienza scolastica per gettarlo nel tritacarne, aizzandovi contro il peggio che l’animo umano può esprimere dietro una tastiera. Si tratta di una strumentalizzazione vergognosa di una politica becera che punta a trarre consenso dall’odio”.</p>



<p>Luisetto conclude difendendo il ruolo della scuola e degli insegnanti: “Non è accettabile mettere in discussione la serietà della scuola. La politica si preoccupi di dare stipendi adeguati agli insegnanti e di realizzare programmi corretti rispetto alla contemporaneità da affrontare per preparare i cittadini del futuro”.</p>
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		<item>
		<title>“Educare alla politica, la scuola non è una caserma ideologica”: Benigno (FdI) critica il progetto a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, 13 maggio 2026 – Si accende il dibattito attorno al progetto “Educare alla politica, oggi”, promosso dalla Casa di cultura popolare e dalla Biblioteca civica Bertoliana, con il coinvolgimento degli studenti dei licei Quadri e Pigafetta di Vicenza. L’evento<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p><strong>Vicenza, 13 maggio 2026</strong> – Si accende il dibattito attorno al progetto “Educare alla politica, oggi”, promosso dalla Casa di cultura popolare e dalla Biblioteca civica Bertoliana, con il coinvolgimento degli studenti dei licei Quadri e Pigafetta di Vicenza. L’evento conclusivo è in programma lunedì 18 maggio a Palazzo Cordellina.</p>



<p>A intervenire è Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, che esprime “forte preoccupazione” per l’iniziativa, ritenuta non pienamente conforme ai principi di pluralismo e confronto.</p>



<p>Secondo Benigno, il progetto, pur presentandosi come percorso di educazione alla politica, sarebbe nei fatti “un’iniziativa culturalmente e politicamente schierata”. La scuola, sottolinea, dovrebbe invece essere “luogo di confronto libero, pluralismo e formazione del pensiero critico”, soprattutto quando si affrontano temi come politica, comunicazione pubblica, storia e fake news.</p>



<p>Il rappresentante di Fratelli d’Italia sostiene che agli studenti dovrebbe essere garantito il contatto con “sensibilità diverse e approcci plurali”, mentre iniziative di questo tipo rischierebbero di proporre “un solo ambiente politico e una sola interpretazione della realtà contemporanea”. Da qui l’accusa di trasformare l’educazione alla politica in “proselitismo di sinistra”.</p>



<p>Benigno solleva anche il tema del confine tra informazione e propaganda, chiedendo chi stabilisca cosa sia corretta informazione e cosa venga invece classificato come fake news, definendo la questione “troppo importante per essere affrontata con una sola chiave ideologica”.</p>



<p>Ulteriori perplessità riguardano, secondo il suo intervento, l’assenza di un reale contraddittorio: nel progetto non emergerebbero voci alternative né rappresentanze di aree politiche liberali, conservatrici o patriottiche.</p>



<p>Infine, Benigno ribadisce la posizione del suo partito, sostenendo che la scuola debba restare uno spazio neutrale e non uno strumento di indirizzo culturale. “Fratelli d’Italia continuerà a difendere una scuola libera da ogni egemonia ideologica”, afferma, sottolineando la necessità che gli studenti siano messi nelle condizioni di sviluppare un pensiero autonomo.</p>
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		<item>
		<title>Michele Dalla Negra entra nella Lega: il Carroccio ritrova il suo baricentro a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 09:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;addio di Maltauro passato a Forza Italia, l&#8217;entrata dell’esponente di lungo corso nella Lega ridisegna gli equilibri del centrodestra cittadino. &#8220;Torno alla vita di partito con convinzione: è il momento di ricompattare la coalizione&#8221;. Il mosaico politico del Consiglio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>Dopo l&#8217;addio di Maltauro passato a Forza Italia, l&#8217;entrata dell’esponente di lungo corso nella Lega ridisegna gli equilibri del centrodestra cittadino. &#8220;Torno alla vita di partito con convinzione: è il momento di ricompattare la coalizione&#8221;.</strong></p>



<p>Il mosaico politico del Consiglio comunale di Vicenza cambia volto. Con una conferenza stampa ufficiale tenutasi questa mattina presso il bar Viniza, come annunciato dall&#8217;invito del Segretario provinciale Denis Frison la Lega ufficializza l&#8217;ingresso tra le proprie fila di Michele Dalla Negra.</p>



<p>Si tratta di un’operazione politica di peso che mira a colmare il vuoto di rappresentanza lasciato dalla recente uscita di Jacopo Maltauro verso Forza Italia. Dalla Negra, figura di esperienza storica nel centrodestra berico, assume così il ruolo di punto di riferimento del partito di Salvini in città, affiancato dai vertici regionali e provinciali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La scelta: &#8220;Una logica conclusione&#8221;</h3>



<p>Il passaggio non è frutto di una decisione improvvisa. &#8220;È un ragionamento iniziato un paio di anni fa con Alberto Stefani,&#8221; ha spiegato Dalla Negra. &#8220;L’adesione alla Lega è la logica conclusione di un percorso costruttivo. In un periodo come il nostro è fondamentale crescere con le persone, e gli incontri con Stefani sono stati decisivi&#8221;.</p>



<p>Con questo ingresso, la Lega torna a occupare il suo posto naturale tra i banchi dell&#8217;opposizione. &#8220;In Consiglio si riforma la formazione &#8216;tipo&#8217; del centrodestra,&#8221; ha sottolineato il consigliere. &#8220;La mancanza della Lega era una <em>diminutio</em> per l’intera coalizione. Fra due anni ci saranno le amministrative e il mio augurio è che il centrodestra possa ricompattarsi partendo da basi solide&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Dalla Negra ha rivendicato con forza le motivazioni ideologiche del suo ingresso nel Carroccio, citando l&#8217;autonomia, l&#8217;euroscetticismo e il controllo dell&#8217;immigrazione come temi cardine della sua visione politica. Ma c’è anche una componente umana: &#8220;Da uomo di partito, mi mancava la vita di partito. Faccio politica perché mi diverte, mi piace e faccio le cose con convinzione. Ho sempre vissuto l&#8217;impegno pubblico per passione e non per professione: nulla ho ricevuto in passato e nulla riceverò, se non la soddisfazione di mettere la mia esperienza a disposizione della città&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il saluto di &#8220;Impegno per Vicenza&#8221;</h3>



<p>L’associazione civica <em>Impegno per Vicenza</em>, che ha ospitato Dalla Negra fino a oggi, ha risposto con una nota ufficiale firmata dalla Presidente Elena Vencato e dal Direttivo. L&#8217;associazione prende atto della scelta senza polemiche, definendola &#8220;il segno di un percorso umano e amministrativo cresciuto all&#8217;interno della nostra realtà&#8221;.</p>



<p>&#8220;Impegno per Vicenza continuerà con determinazione il proprio lavoro, mantenendo autonomia e coerenza,&#8221; conclude il comunicato. &#8220;Senza entrare in dinamiche partitiche, proseguiremo ascoltando i cittadini e avanzando proposte per il futuro di Vicenza. A Michele Dalla Negra va il nostro augurio di buon lavoro&#8221;.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/michele-dalla-negra-entra-nella-lega-il-carroccio-ritrova-il-suo-baricentro-a-vicenza/">Michele Dalla Negra entra nella Lega: il Carroccio ritrova il suo baricentro a Vicenza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Migranti morti e insulti alla Uil, Zaia: &#8220;Il Veneto non è questo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 15:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, interviene con fermezza sulle polemiche social scoppiate dopo le offese rivolte alla UIL Veneto, che aveva deciso di contribuire con un gesto di solidarietà al rimpatrio delle salme di tre lavoratori<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, interviene con fermezza sulle polemiche social scoppiate dopo le offese rivolte alla UIL Veneto, che aveva deciso di contribuire con un gesto di solidarietà al rimpatrio delle salme di tre lavoratori migranti morti in un incidente stradale a Chioggia.</p>



<p>Zaia definisce “indegni” gli insulti indirizzati al sindacato e al suo segretario regionale Roberto Toigo, sottolineando come il gesto della UIL sia stato “un atto di umanità semplice e doveroso” e come di fronte a vicende di questo tipo non debba esserci spazio per l’odio. “Davanti all’umanità non si sputa veleno”, afferma.</p>



<p>Il Presidente invita a riportare l’attenzione sulla tragedia umana: tre lavoratori stranieri, impegnati in attività agricole nel Veneziano, morti mentre cercavano di costruire un futuro per le proprie famiglie. “Dietro quelle salme ci sono i loro figli, le loro famiglie, le loro vite spezzate”, osserva, criticando duramente chi sui social ha reagito con insulti e commenti offensivi.</p>



<p>Nel suo intervento Zaia richiama anche la storia del Veneto come terra di emigrazione. Ricorda come per decenni migliaia di veneti abbiano lasciato la propria terra per cercare lavoro all’estero, spesso affrontando sacrifici, diffidenza e difficoltà. “Prima di insultare questi lavoratori e chi si occupa delle loro famiglie, si pensi alla nostra storia di emigranti”, afferma.</p>



<p>Il Presidente del Consiglio regionale richiama inoltre al rispetto come valore fondamentale, soprattutto di fronte alla morte: “Si può discutere di tutto, ma davanti alla perdita di vite umane la prima parola deve essere rispetto, non odio”.</p>



<p>Zaia difende apertamente la scelta della UIL Veneto, definendola un gesto concreto di solidarietà e dignità. “Non è la cifra che conta, ma il significato umano dell’azione”, spiega, ribadendo che il Veneto autentico non è quello rappresentato dagli insulti sui social, ma quello del lavoro, della solidarietà e della responsabilità civile.</p>



<p>Conclude infine prendendo le distanze dai cosiddetti “leoni da tastiera”, affermando che le espressioni di odio non rappresentano la comunità veneta e non ne parlano a nome.</p>
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		<title>Giovine (FdI): “I Comuni si costituiscano parte civile contro chi offende Alpini e Forze Armate”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 13:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia porterà nei Consigli comunali della provincia di Vicenza una proposta politica destinata a far discutere. Attraverso i propri eletti, il partito presenterà infatti una mozione per impegnare le amministrazioni locali a tutelare, anche in sede giudiziaria, la dignità<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Fratelli d’Italia porterà nei Consigli comunali della provincia di Vicenza una proposta politica destinata a far discutere. Attraverso i propri eletti, il partito presenterà infatti una mozione per impegnare le amministrazioni locali a tutelare, anche in sede giudiziaria, la dignità delle Forze Armate e dell’Associazione Nazionale Alpini.</p>



<p>Ad annunciarlo è il deputato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Vicenza, Silvio Giovine, che spiega l’iniziativa con parole nette: “I nostri consiglieri comunali depositeranno nei prossimi giorni una mozione chiara: quando offese, attacchi o dichiarazioni gravemente lesive nei confronti delle Forze Armate o degli Alpini assumono rilievo penale e arrecano un danno all’immagine, al prestigio o agli interessi morali della comunità rappresentata, i Comuni devono procedere alla costituzione di parte civile”.</p>



<p>La proposta nasce anche in riferimento a recenti episodi avvenuti in occasione dell’Adunata Nazionale degli Alpini di Genova e intende ribadire un principio che, secondo il partito, deve restare centrale nel dibattito pubblico: la libertà di critica è garantita, ma non può trasformarsi in insulto.</p>



<p>“Gli Alpini e le Forze Armate — prosegue Giovine — rappresentano un patrimonio civile, morale e identitario del nostro Paese. Difenderne la dignità non è una battaglia di parte, ma un dovere istituzionale. Per questo riteniamo giusto che i Comuni, quando ne ricorrano i presupposti, non si limitino alla solidarietà formale, ma agiscano concretamente nelle sedi competenti”.</p>



<p>Il deputato aggiunge inoltre che “chi offende gli Alpini e le Forze Armate offende anche le comunità che in quei valori si riconoscono. È tempo che le istituzioni locali facciano sentire la propria voce, anche costituendosi parte civile nei procedimenti penali previsti dall’ordinamento”.</p>



<p>La mozione, spiegano da Fratelli d’Italia, impegnerà inoltre i Comuni a manifestare pubblicamente vicinanza e solidarietà ogni volta che le Forze Armate e l’Associazione Nazionale Alpini siano oggetto di dichiarazioni denigratorie, oltre a condannare con fermezza le espressioni che superino il legittimo diritto di critica.</p>



<p>Nel testo viene inoltre richiamato il valore costituzionale della difesa della Patria, il principio di solidarietà e il ruolo delle realtà associative nello svolgimento di attività di interesse generale. “Una posizione chiara e di principio”, conclude Giovine, che punta a trasformare la tutela dell’onore delle istituzioni militari in un impegno concreto anche a livello locale.</p>
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		<title>Zaia incontra Marina Berlusconi: ufficialmente non è politica, ma sta nascendo un Terzo Polo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Umberto Baldo La politica italiana ha una caratteristica quasi commovente nella sua ripetitività: gli incontri “privati” diventano sempre pubblici, quelli “cordiali” quasi sempre nascondono qualcosa, e quelli che “non avevano alcun significato politico” finiscono spesso per anticipare cambiamenti molto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong><em>di Umberto Baldo</em></strong></p>



<p>La politica italiana ha una caratteristica quasi commovente nella sua ripetitività: gli incontri “privati” diventano sempre pubblici, quelli “cordiali” quasi sempre nascondono qualcosa, e quelli che “non avevano alcun significato politico” finiscono spesso per anticipare cambiamenti molto concreti.<br>Una specie di commedia nazionale permanente, dove tutti negano fino al giorno prima dell’annuncio ufficiale.&nbsp;</p>



<p>L’incontro fra Luca Zaia e Marina Berlusconi, rivelato dall’ANSA, e poi arricchito da una pioggia di retroscena e indiscrezioni, appartiene perfettamente a questa tradizione italiana.<br>Pranzo riservato. Clima cordialissimo.&nbsp;</p>



<p>Ufficialmente si parla di editoria, libri, podcast, progetti culturali.&nbsp;</p>



<p>Però, casualmente, si affrontano anche temi politici, attualità nazionale, scenari futuri del centrodestra e nuovi equilibri moderati.</p>



<p>Naturalmente Matteo Salvini dichiara di non sapere nulla.<br>Ed è proprio questo il dettaglio più interessante.</p>



<p>Perché in politica non conta soltanto ciò che viene detto.&nbsp;</p>



<p>Conta soprattutto chi viene tenuto fuori dalla stanza.</p>



<p>Sia chiaro: siamo ancora nel campo della fantapolitica.&nbsp;</p>



<p>E sarebbe poco serio trasformare un pranzo milanese in un cambio di casacca già scritto.<br>Però esiste un dato che nessuno può ignorare: Luca Zaia oggi è politicamente molto più grande della Lega salviniana in Veneto, e forse anche oltre il Veneto.</p>



<p>Il problema è che Zaia rappresenta un centrodestra amministrativo, pragmatico, moderato, rassicurante.<br>Mentre Salvini, negli ultimi anni, ha scelto spesso una linea più identitaria, muscolare, talvolta perfino caricaturale.<br>Non è un caso che nel Carroccio convivano ormai due anime quasi incompatibili: quella del governo locale e quella della propaganda permanente.</p>



<p>Zaia appartiene alla prima categoria.<br>E Marina Berlusconi, da tempo, sembra voler costruire proprio uno spazio politico moderato, liberale, europeista nei toni e meno urlato nei metodi.</p>



<p>Che poi Marina Berlusconi voglia davvero “scendere in campo” resta tutto da dimostrare.<br>In Italia abbiamo visto nascere più “federatori moderati” che cantieri del Superbonus.&nbsp;</p>



<p>Molti annunci, poca sostanza, parecchi ego e una quantità industriale di retroscena attribuiti “a fonti vicine al dossier”. Formula ormai utilizzata anche per ordinare un cappuccino.</p>



<p>Però qualcosa si muove davvero.</p>



<p>Forza Italia, dopo la morte di&nbsp;Silvio Berlusconi, sta cercando disperatamente una nuova identità.&nbsp;</p>



<p>Antonio Tajani garantisce continuità e affidabilità istituzionale, ma non possiede il carisma elettorale del Cavaliere.<br>E allora il nome dei figli Berlusconi torna inevitabilmente a circolare nei corridoi del potere, soprattutto quello di Marina, percepita da una parte del mondo economico come figura autorevole e capace di parlare ai moderati orfani di rappresentanza.</p>



<p>Dentro questo quadro, Zaia diventa interessantissimo.</p>



<p>Ha consenso personale. Ha immagine amministrativa forte. È popolare anche fuori dal recinto leghista.&nbsp;</p>



<p>E soprattutto parla a quell’Italia produttiva del Nord che oggi si sente spesso politicamente senza casa: troppo moderata per il sovranismo duro, troppo pragmatica per i populismi da talk show.</p>



<p>Che possa davvero approdare in Forza Italia?<br>Ottenere un ministero strategico nel 2027?&nbsp;</p>



<p>Addirittura guidare gruppi parlamentari?</p>



<p>Oppure sta nascendo qualcosa di ancora più ambizioso?&nbsp;</p>



<p>Un nuovo terzo polo moderato, liberale, produttivista, con Marina Berlusconi grande ispiratrice e mallevadrice economica, e Luca Zaia leader politico capace di parlare al Nord e ai ceti produttivi?<br>Possibile.&nbsp;</p>



<p>Non probabile oggi, ma possibile domani.</p>



<p>La politica italiana è piena di cose considerate impossibili fino a cinque minuti prima che accadessero.<br>Chi avrebbe immaginato, anni fa, la Lega nazionale di Salvini?<br>O Giorgia Meloni a Palazzo Chigi mentre mezza Europa la considerava marginale?<br>O Mario Draghi trasformato in leader politico di emergenza nazionale?</p>



<p>La verità è che il centrodestra sta entrando lentamente nella sua fase post-berlusconiana definitiva.<br>E quando finiscono le grandi leadership personali, iniziano inevitabilmente le guerre di successione, le manovre silenziose, le ricomposizioni e gli incontri “puramente editoriali”.</p>



<p>Quelli che ufficialmente non significano nulla.<br>E che proprio per questo meritano attenzione.</p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p></p>
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		<title>Bella Ciao, lacrime e share: perché nei talent conta più il trauma del talento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’artista deve soffrire. La TV ci ha detto così Di Alessandro Cammarano Dal concertone del Primo Maggio alla cucina di MasterChef, i talent show italiani hanno smesso di cercare talenti. Cercano casi umani… e li trovano sempre. I fatti: Primo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’artista deve soffrire. La TV ci ha detto così</p>



<p>Di Alessandro Cammarano</p>



<p>Dal concertone del Primo Maggio alla cucina di MasterChef, i talent show italiani hanno smesso di cercare talenti. Cercano casi umani… e li trovano sempre.</p>



<p>I fatti: Primo Maggio, piazza San Giovanni a Roma. Sole, folla, diretta Rai. Sul palco sale Delia, giovane cantautrice siciliana prodotto di punta dell’ultima edizione di X Factor, e decide di intonare <em>Bella Ciao</em>. Fin qui, nulla di straordinario: è il Concertone – con la C maiuscola –, e il canto della Resistenza è di casa come il palco di legno e i gabbiani sopra il Laterano.</p>



<p>Poi arriva il momento. La parola “partigiano” — quella parola lì, quella precisa, carica di sangue e di storia — sparisce. Al suo posto: “essere umano”. Inclusivo – e già basta questo a far correre un brivido lungo la schiena –, universale, aperto al mondo. La cantante, intervistata dai giornalisti, ha spiegato che la sua intenzione era «allargare il messaggio». La piazza ha risposto con i fischi. Il web ha fatto il resto.</p>



<p>Ora, sul merito della questione <em>Bella Ciao</em> si è detto quasi tutto, e con competenza crescente man mano che il dibattito scivolava verso i profili meno qualificati. Ma la vicenda merita di essere letta non come incidente isolato, bensì come sintomo di qualcosa di più profondo e strutturale: lo stato terminale del talent show italiano, che ha smesso da anni di formare artisti e ha cominciato a produrre personaggi. E i personaggi, si sa, hanno bisogno di una storia. Possibilmente dolorosa.</p>



<p>Esiste un copione ormai collaudato, ripetuto con variazioni minime da una stagione all’altra su qualsiasi canale e in qualsiasi formato: musica, danza, cucina. Il meccanismo è sempre lo stesso. Il concorrente sale, canta, o balla, o impiatta un filetto, e a un certo punto, invariabilmente, arriva il momento dell’autobiografia. La telecamera stringe, la musica da sottofondo si abbassa di due tacche, e il racconto comincia.</p>



<p>C’è chi ha perso un genitore. Chi ha lottato contro un disturbo alimentare. Chi viene da una famiglia che non ha mai creduto in lui. Chi ha subito bullismo, chi ha attraversato una depressione, chi ha dormito in macchina inseguendo il sogno. Le storie cambiano nei dettagli, ma la struttura narrativa è identica: la caduta, il baratro, la musica come salvezza, il palco come resurrezione.</p>



<p>Non si sta dicendo che queste storie siano false. Il problema è un altro: che siano diventate condizione necessaria. Che il talento nudo e crudo — la voce, la tecnica, la scrittura, la presenza scenica — non basti più da solo a guadagnarsi l’attenzione del pubblico e, soprattutto, quella della giuria. Occorre il trauma. Occorre la fragilità esibita, la lacrima al momento giusto, la voce che si spezza a metà frase nel raccontare la nonna malata o il padre assente.</p>



<p>I giudici, o i “coach”, come si preferisce chiamarli in epoca anglofona — rispondono a questo stimolo con una progressione quasi pavloviana: prima l’ascolto commosso, poi la stretta di mano, poi il sì. È la grammatica emotiva del genere, e funziona benissimo. Gli ascolti lo confermano.</p>



<p>Si prenda il modello che ha fatto scuola – nella fattispecie <em>Amici</em> – e che continua ad aggiornarlo, edizione dopo edizione, con infallibile coerenza: il talent musicale di lunga durata che da decenni occupa il sabato pomeriggio e la domenica sera di milioni di italiani. La sua formula è ormai un oggetto di studio in sé. L’accademia, le sfide, le eliminazioni: tutto costruito per massimizzare la tensione emotiva, non necessariamente quella artistica.</p>



<p>La selezione iniziale ha una doppia funzione che raramente viene esplicitata: valutare il talento e costruire il cast. E il cast, per essere “interessante” nel senso televisivo del termine, deve contenere un numero sufficiente di storie difficili. Il ragazzo con il passato turbolento, la ragazza che ha smesso di mangiare e poi ha ricominciato grazie alla musica, il ballerino che viene da un quartiere periferico e non aveva soldi per le scuole di danza. Tutti veri, probabilmente. Tutti selezionati anche per questo.</p>



<p>Il risultato è che il pubblico a casa non sa mai bene se sta guardando un programma di formazione artistica o una lunga seduta di terapia collettiva in mondovisione. I due piani si sovrappongono con tale disinvoltura che nessuno sembra più accorgersene.</p>



<p>Poi c’è X-Factor, ovvero il talent musicale premium, quello in onda su piattaforma satellitare e quindi teoricamente rivolto a un pubblico più selezionato e meno influenzabile dalla retorica lacrimogena, non si sottrae alla regola. Se mai, la raffina.</p>



<p>Le fasi eliminatorie prevedono momenti in cui i concorrenti raccontano la propria storia davanti ai giudici durante cene riservate, in contesti informali, lontani dal palco. È la parte più onestamente rivelatrice del format: quello che si sta cercando non è solo chi canta meglio, ma chi ha qualcosa da raccontare. E il qualcosa, per essere buono, deve fare male.</p>



<p>Il punto d’arrivo di questa logica è stato reso evidente proprio dall’episodio del Primo Maggio. Una giovane artista con una formazione conservatoriale solida, una voce riconoscibile, un’identità musicale che mescola radici siciliane e sperimentazione contemporanea – tutto materiale potenzialmente interessante – si ritrova sul palco nazionale più politicamente carico dell’anno e decide di riscrivere un inno della Resistenza in chiave «inclusiva». Probabilmente convinta di fare una cosa buona. Quasi certamente senza rendersi conto che la cosa buona era già stata fatta, settant’anni fa, da chi quel testo lo aveva scritto sapendo benissimo cosa stesse scrivendo e perché.</p>



<p>Il problema non è la giovane artista. Il problema è il sistema che l’ha formata — e che per “formazione” intende soprattutto la costruzione di un’identità mediatica spendibile, non necessariamente la comprensione di ciò che si canta.</p>



<p>Che la logica del trauma come carta d’identità sia trasversale al genere lo dimostrano i cooking show – MasterChef in testa –, che negli ultimi anni hanno percorso la stessa traiettoria con la precisione di un compasso. Anche qui, la competizione culinaria è diventata progressivamente un contenitore di storie personali, con il cibo che funge da metafora; “mia nonna mi ha insegnato questa ricetta”, “questo piatto mi riporta al paese che ho lasciato”, “cucinare è l’unica cosa che mi ha tenuto in piedi durante quel periodo”<br>E i giudici che reagiscono con un’attenzione che oscilla tra il critico gastronomico e lo psicologo di supporto.</p>



<p>Esistono concorrenti che vengono ricordati non per i piatti portati in tavola, ma per i pianti, le emozioni esagerate, le lacrime e il temperamento: casi in cui, come si osserva con un certo imbarazzo, il personaggio è rimasto più impresso del talento. Non è un’anomalia: è la regola diventata tanto evidente da essere già diventata meme, e quindi già metabolizzata, e quindi già diventata norma accettata.</p>



<p>La questione è strutturale. Il cooking show nella sua forma attuale non ha quasi spazio per il cuoco bravo e silenzioso, per il tecnico che non urla e non piange e non ha un passato da elaborare in diretta. Quella persona esiste, probabilmente, e probabilmente cucina anche meglio di molti concorrenti televisivi. Ma non fa televisione. O almeno, non fa la televisione che serve.</p>



<p>C’è un’idea romantica che attraversa tutta questa produzione e che vale la pena nominare esplicitamente: l’idea che la sofferenza sia garanzia di autenticità. Che chi ha sofferto abbia qualcosa di più vero da dire, da cantare, da cucinare. Che il dolore personale si trasmuti automaticamente in profondità artistica.</p>



<p>È un’idea antica — risale almeno al Romanticismo, al giovane Werther e a Jacopo Ortis – ma nella sua versione televisiva ha perso qualsiasi complessità per ridursi a meccanismo produttivo. Non si tratta più di esplorare il rapporto tra esperienza e arte: si tratta di raccogliere storie difficili, confezionarle in segmenti di tre minuti con musica ad hoc, e distribuirle al pubblico come giustificazione emotiva del voto o del tifo.</p>



<p>Il risultato è una sorta di agiografia industriale dell’artista tormentato, replicata in serie con una cadenza stagionale. Ogni anno una nuova infornata di santi laici con le stimmate al posto giusto. Ogni anno il pubblico piange, vota, dimentica, e si prepara per la stagione successiva.</p>



<p>Chi non ha un trauma convincente da raccontare – o chi non è disposto a raccontarlo – ha meno spazio. Non per una decisione esplicita di nessuno, ovviamente: semplicemente perché il sistema seleziona ciò che funziona, e ciò che funziona è la lacrima al momento giusto, non la terza di cinque ore di tecnica vocale.</p>



<p>Sarebbe comodo concludere che la colpa è del pubblico, che chiede emozioni facili e le ottiene. Ma sarebbe anche disonesto. Il pubblico risponde agli stimoli che riceve, e da vent’anni riceve stimoli costruiti per produrre identificazione emotiva più che giudizio estetico. Non si può insegnare a qualcuno a preferire le lacrime e poi stupirsi che preferisca le lacrime.</p>



<p>Ciò che rimane, dopo tutto, è una domanda semplice: quanti artisti veri si sono persi perché non avevano una storia abbastanza drammatica da raccontare? Quante voci, quante tecniche, quante scritture sono rimaste fuori dalla porta perché il passato era troppo ordinario, la famiglia troppo presente, i traumi troppo privati per essere condivisi davanti a una telecamera?</p>



<p>Non lo sapremo mai. E questa, a pensarci bene, è forse la parte più triste di tutta la storia. Non “Bella Ciao” riscritta, non la giuria che piange, non il concorrente con il padre assente. La parte più triste è tutto quello che non abbiamo visto perché non faceva abbastanza televisione.</p>



<p></p>
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		<title>100 anni della Fusari di Altavilla, Rucco: “Ha contribuito in modo decisivo alla crescita della comunità”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venezia, 4 maggio 2026 – Le celebrazioni per il centenario della scuola materna Fusari di Altavilla Vicentina sono state presentate oggi nella sala stampa “Oriana Fallaci” di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto. Un appuntamento che ha<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venezia, 4 maggio 2026 – Le celebrazioni per il centenario della scuola materna Fusari di Altavilla Vicentina sono state presentate oggi nella sala stampa “Oriana Fallaci” di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, amministratori e rappresentanti della scuola per raccontare un secolo di storia educativa profondamente radicata nel territorio.</p>



<p>All’incontro erano presenti il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Francesco Rucco (Fratelli d’Italia), il presidente della Fondazione scuola materna Fusari Mirko Vigolo, il sindaco di Altavilla Vicentina Rossella Zatton e il regista Matteo Pagliarusco, autore del documentario “Cento anni di Scuola Fusari, 1926-2026”.</p>



<p>“Non sono tante le scuole che possono vantare un traguardo di questo tipo – ha sottolineato Rucco –. Si tratta di una scuola materna che ha formato generazioni di cittadini di Altavilla Vicentina, un’eccellenza sostenuta anche dall’amministrazione comunale. Le celebrazioni si sviluppano lungo tutto l’anno con una serie di eventi già avviati, tra cui la visita del sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha rappresentato un momento di grande valore istituzionale e di riconoscimento del ruolo educativo della scuola dell’infanzia”.</p>



<p>Il sindaco Rossella Zatton ha evidenziato il forte legame tra la comunità e l’istituto: “Celebrare questo centenario è per noi motivo di orgoglio. La scuola Fusari è una realtà che ha attraversato momenti di crescita e difficoltà, sempre superati grazie all’impegno di chi vi lavora ogni giorno. Come amministrazione continueremo a sostenerla, anche sul piano gestionale e strutturale, perché la collaborazione è fondamentale per il suo futuro”.</p>



<p>Molto sentito anche l’intervento del presidente della Fondazione, Mirko Vigolo, che ha ricordato le origini della scuola: “Nata nel 1926 grazie alla donazione della famiglia Fusari, la scuola ha rappresentato un punto di riferimento costante per la comunità. Abbiamo raggiunto i cento anni con l’impegno di insegnanti, personale, volontari e amministratori, e intendiamo celebrare questo traguardo con una serie di iniziative che coinvolgono tutta la cittadinanza”.</p>



<p>Tra gli appuntamenti principali figurano l’invito al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la visita del sottosegretario Frassinetti e un’udienza con il Santo Padre Leone XIV, durante la quale è stata consegnata una rappresentanza di doni realizzati dai bambini. Il 15 maggio sarà presentato il documentario sulla storia della scuola, il 5 giugno si terrà una festa di fine anno scolastico dedicata al racconto del secolo di attività attraverso costumi e rappresentazioni, mentre il 31 ottobre è previsto un ulteriore momento celebrativo in occasione della data ufficiale di inaugurazione del 1926.</p>



<p>“Non si tratta solo di raccontare la storia di una scuola – ha spiegato Matteo Pagliarusco, regista del documentario – ma di ripercorrere un secolo di vita della comunità di Altavilla Vicentina, attraverso un’istituzione che ha rappresentato un punto fermo anche nei momenti più difficili della storia locale. Il lavoro non è stato solo archivistico, ma profondamente umano e collettivo”.</p>



<p>Le celebrazioni proseguiranno per tutto il 2026, con l’obiettivo condiviso di valorizzare un’istituzione che, come sottolineato più volte, ha contribuito in modo decisivo alla crescita educativa e sociale del territorio.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/100-anni-della-fusari-di-altavilla-rucco-ha-contribuito-in-modo-decisivo-alla-crescita-della-comunita/">100 anni della Fusari di Altavilla, Rucco: “Ha contribuito in modo decisivo alla crescita della comunità”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Lonigo al voto: tutti contro tutti, ben 5 i candidati sindaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 07:48:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lonigo si prepara a vivere una nuova stagione elettorale. Domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026 i cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere il sindaco e rinnovare il Consiglio comunale. L’appuntamento amministrativo arriva al termine del mandato dell’attuale amministrazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Lonigo si prepara a vivere una nuova stagione elettorale. Domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026 i cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere il sindaco e rinnovare il Consiglio comunale. L’appuntamento amministrativo arriva al termine del mandato dell’attuale amministrazione e si annuncia particolarmente partecipato, con cinque candidati in campo per la guida del Comune.</p>



<p>Il sindaco uscente Pier Luigi Giacomello si presenta agli elettori per chiedere la conferma. La sua candidatura punta sulla continuità dell’azione amministrativa svolta negli ultimi cinque anni e sul completamento del percorso avviato durante il mandato. Attorno alla sua proposta si raccolgono anche forze del centrodestra come Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati.</p>



<p>Tra gli sfidanti c’è Luca Restello, avvocato ed ex sindaco di Lonigo, figura già conosciuta nel panorama politico locale. La sua candidatura riporta nella competizione un’esperienza amministrativa precedente e si propone come alternativa all’attuale guida del Comune.</p>



<p>In corsa anche Valerio De Toni, sostenuto da un progetto civico che guarda all’area del centrosinistra e raccoglie sensibilità diverse, comprese componenti vicine al Partito Democratico. La sua proposta punta a rappresentare un campo progressista riorganizzato attorno a un profilo civico.</p>



<p>Il quadro dei candidati è completato da Riccardo Contro, alla guida di una lista civica, e da Silvano Marchetto, già sindaco in passato e riferimento cittadino di Forza Italia. La presenza di più candidati provenienti da esperienze politiche e amministrative differenti rende la competizione aperta e frammentata.</p>



<p>La campagna elettorale entrerà ora nel vivo. Al centro del confronto sono attesi i temi più sentiti dalla comunità: opere pubbliche, servizi ai cittadini, sicurezza, sviluppo economico, attenzione al centro storico e alle frazioni, oltre alla qualità della vita e alla gestione del territorio.</p>



<p>Lonigo, con una popolazione superiore ai 15 mila abitanti, voterà con il sistema che prevede la possibilità del ballottaggio nel caso in cui nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta al primo turno. Con cinque aspiranti sindaci, l’esito appare tutt’altro che scontato.</p>



<p>Le urne del 24 e 25 maggio rappresenteranno quindi un passaggio decisivo per il futuro della città. Gli elettori saranno chiamati a scegliere non solo il prossimo sindaco, ma anche l’indirizzo politico e amministrativo che accompagnerà Lonigo nei prossimi anni.</p>
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		<title>La Fenice interrompe i rapporti con Beatrice Venezi: stop a tutte le collaborazioni future</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di interrompere ogni rapporto professionale con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. La comunicazione è arrivata attraverso una nota ufficiale firmata dal sovrintendente Nicola Colabianchi. “La Fondazione Teatro La Fenice […] comunica di aver<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di interrompere ogni rapporto professionale con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. La comunicazione è arrivata attraverso una nota ufficiale firmata dal sovrintendente Nicola Colabianchi.</p>



<p>“La Fondazione Teatro La Fenice […] comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”, si legge nel comunicato.</p>



<p>Alla base della decisione ci sarebbero alcune dichiarazioni pubbliche della direttrice, ritenute incompatibili con i principi dell’istituzione veneziana. “La decisione – si spiega – è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”.</p>



<p>La rottura arriva al termine di mesi complessi nei rapporti tra la direttrice e il teatro, segnati da tensioni e polemiche. A pesare, in particolare, sarebbero state alcune recenti esternazioni considerate dalla Fondazione non condivisibili nei contenuti e nei giudizi espressi.</p>



<p>Secondo quanto sottolineato nella nota, tali affermazioni risultano “incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra”.</p>



<p>La decisione chiude dunque ogni prospettiva di collaborazione futura tra la Fenice e Venezi, segnando un punto di svolta nei rapporti tra una delle principali istituzioni culturali italiane e la direttrice d’orchestra.</p>
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		<title>Durata del Governo, Meloni lanciata verso i record di Berlusconi. Fra pochi giorni supera il &#8220;B. IV&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:31:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Dimenticate i GP di Formula 1 o le partite di calcio decise al novantesimo.La politica italiana, da qualche tempo a questa parte, somiglia sempre più a una tappa d’alta quota del Giro d’Italia.Ed in sella alla sua bicicletta,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Umberto Baldo</p>



<p>Dimenticate i GP di Formula 1 o le partite di calcio decise al novantesimo.<br>La politica italiana, da qualche tempo a questa parte, somiglia sempre più a una tappa d’alta quota del Giro d’Italia.<br>Ed in sella alla sua bicicletta, Giorgia Meloni sta pedalando con un rapporto che nessuno, all’inizio della corsa, nell’ottobre 2022, pensava potesse reggere così a lungo.<br>Siamo ad aprile 2026 e la Premier ha già staccato il gruppo.<br>Con 1280 giorni maturati a Palazzo Chigi ha superato i &#8220;passi&#8221; più impegnativi, lasciandosi alle spalle scalatori storici come Renzi (1.024 giorni) e Craxi (1.093 giorni).<br>Ora, davanti a lei, restano solo le vette innevate del &#8220;Cavaliere&#8221;.<br>Il primo traguardo volante è ormai questione di pochi giorni<br>Il Berlusconi IV (quello del 2008-2011 – 1.287 giorni) è lì, a poche pedalate (tradotto in giorni parliamo di 7 giorni).<br>Superarlo significherebbe prendersi la medaglia d’argento della longevità repubblicana.<br>Ma la vera sfida, quella che trasforma un corridore in leggenda, è il record assoluto del Berlusconi II: 1.412 giorni di resistenza eroica tra il 2001 e il 2005.<br>Per batterlo, la Meloni deve tenere i nervi saldi e i polpacci duri per altri 150 giorni circa.<br>La strada è ancora in salita, ma il ritmo è costante.<br>Come in ogni corsa che si rispetti, il successo dipende anche dalla squadra.<br>I suoi gregari di coalizione ogni tanto tentano una fuga solitaria per prendersi un po’ di visibilità sotto lo striscione del traguardo, ma finora la &#8220;Capitana&#8221; è riuscita a richiamarli nei ranghi, evitando cadute di gruppo che potrebbero compromettere la corsa.<br>Le opposizioni, invece, sembrano rimaste attardate sul primo tornante, divise su quale scia seguire e incapaci di organizzare un &#8220;treno&#8221; per tentare il recupero.<br>Arrivare ad agosto 2026 ancora in sella significherebbe non solo battere il record, ma riscrivere la geografia del potere italiano.<br>Se la Meloni non incappa in una &#8220;foratura&#8221; imprevista, o in un improvviso &#8220;fuori tempo massimo&#8221; parlamentare, lo sprint finale sul traguardo di Silvio sembra ormai lanciato.<br>Resta da vedere se, una volta tagliato il nastro dei 1.412 giorni, deciderà di continuare a pedalare per doppiare tutti o se si godrà il podio.<br>Una cosa è certa: nel &#8220;Tour della Repubblica&#8221;, Giorgia ha smesso di essere una sorpresa per diventare la Maglia Rosa da battere.<br>E chissà se il Cavaliere, dall&#8217;ammiraglia in cielo, osserva divertito questo scatto finale.<br>Umberto Baldo</p>
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		<item>
		<title>Decreto Sicurezza 2026, cosa prevede davvero: tutte le misure nel dettaglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:26:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’approvazione definitiva alla Camera del 24 aprile 2026, il decreto Sicurezza (Dl n. 23/2026) diventa legge introducendo un pacchetto ampio di interventi su ordine pubblico, immigrazione, reati urbani e poteri delle forze dell’ordine. Un provvedimento composto da oltre 30<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/decreto-sicurezza-2026-cosa-prevede-davvero-tutte-le-misure-nel-dettaglio/">Decreto Sicurezza 2026, cosa prevede davvero: tutte le misure nel dettaglio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Con l’approvazione definitiva alla Camera del 24 aprile 2026, il decreto Sicurezza (Dl n. 23/2026) diventa legge introducendo un pacchetto ampio di interventi su ordine pubblico, immigrazione, reati urbani e poteri delle forze dell’ordine. Un provvedimento composto da oltre 30 articoli, che interviene in modo trasversale su diversi ambiti della sicurezza.</p>



<p>Ecco nel dettaglio le principali novità.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Più poteri a prefetti e questori</h2>



<p>Il decreto rafforza gli strumenti di prevenzione sul territorio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>i <strong>prefetti possono individuare zone urbane a rischio</strong> e applicare misure restrittive</li>



<li>viene ampliato il <strong>Daspo urbano</strong>, con divieti di accesso per soggetti ritenuti pericolosi o recidivi</li>



<li>i <strong>questori ottengono maggiori poteri di intervento preventivo</strong></li>
</ul>



<p>L’obiettivo è intervenire prima che si verifichino situazioni di degrado o criminalità diffusa.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Stretta su armi e oggetti pericolosi</h2>



<p>Una parte centrale riguarda la prevenzione della violenza, soprattutto giovanile:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>introdotto il <strong>reato di porto di armi o oggetti con lama senza giustificato motivo</strong>, punito fino a 3 anni di carcere</li>



<li><strong>divieto di vendita ai minori</strong> di strumenti da taglio, con sanzioni aggravate per chi viola la norma</li>



<li>sanzioni fino a 1.000 euro anche per i <strong>genitori di minori coinvolti in reati con armi</strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove norme su manifestazioni e ordine pubblico</h2>



<p>Il decreto interviene anche sulla gestione delle proteste:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>possibilità per la polizia di <strong>trattenere fino a 12 ore persone ritenute potenzialmente pericolose</strong> prima di manifestazioni</li>



<li>estensione dell’<strong>arresto in flagranza differita</strong> per reati commessi durante cortei (come danneggiamenti)</li>



<li>pene più severe per chi compie violenze o disordini in contesti pubblici</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Più tutela per le forze dell’ordine</h2>



<p>Sono introdotte misure che rafforzano la protezione giuridica degli agenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>possibilità per il pubblico ministero di <strong>non iscrivere nel registro degli indagati</strong> chi ha agito in presenza di una causa di giustificazione (ad esempio uso legittimo della forza)</li>



<li>ampliamento dei casi di arresto per reati contro personale pubblico, come insegnanti o operatori ferroviari</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi reati e pene più severe</h2>



<p>Il decreto amplia l’area penale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>introdotta una nuova forma di <strong>furto con destrezza perseguibile d’ufficio</strong> quando riguarda documenti, carte di pagamento o dispositivi elettronici</li>



<li>in generale, aumento delle fattispecie di reato e irrigidimento delle sanzioni, con maggiore ricorso al carcere</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza urbana e videosorveglianza</h2>



<p>Tra gli strumenti operativi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>potenziamento dei sistemi di <strong>videosorveglianza nelle città</strong></li>



<li>interventi contro <strong>spaccio, borseggi e rapine</strong>, con focus sulle aree urbane più critiche</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Immigrazione e rimpatri</h2>



<p>Il decreto contiene misure anche sul fronte migratorio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rafforzamento dei <strong>rimpatri volontari assistiti</strong></li>



<li>introduzione (poi modificata dal decreto correttivo) di un incentivo economico per l’assistenza legale ai migranti</li>



<li>revisione delle procedure con maggiore ruolo del Ministero dell’Interno nella gestione operativa</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo generale del provvedimento</h2>



<p>Nel suo complesso, il decreto punta a:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>prevenire la criminalità diffusa</strong>, soprattutto giovanile</li>



<li>rafforzare il controllo del territorio</li>



<li>aumentare la capacità di intervento delle forze di polizia</li>



<li>rendere più rapide ed efficaci le risposte penali</li>
</ul>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>TAV a Vicenza Est, Rucco rompe il silenzio: “Basta rinvii, il sindaco scelga ora”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema dell’alta velocità torna al centro del dibattito cittadino con una lettera aperta firmata da Francesco Rucco, oggi vicepresidente del Consiglio regionale ed ex sindaco di Vicenza. Un intervento diretto, che punta il dito contro quello che definisce un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/tav-a-vicenza-est-rucco-rompe-il-silenzio-basta-rinvii-il-sindaco-scelga-ora/">TAV a Vicenza Est, Rucco rompe il silenzio: “Basta rinvii, il sindaco scelga ora”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il tema dell’alta velocità torna al centro del dibattito cittadino con una lettera aperta firmata da Francesco Rucco, oggi vicepresidente del Consiglio regionale ed ex sindaco di Vicenza. Un intervento diretto, che punta il dito contro quello che definisce un “silenzio non più sostenibile” sulla realizzazione della TAV Vicenza zona est.</p>



<p>Nel testo, Rucco evita di riaprire le polemiche del passato, ma richiama con forza l’urgenza di una decisione chiara. Secondo l’ex primo cittadino, i residenti della zona est vivono da troppo tempo in una condizione di incertezza: mancanza di un progetto definitivo condiviso, dubbi su tracciati e impatti, timori legati a espropri e demolizioni. Una situazione che, sottolinea, sta paralizzando il mercato immobiliare e bloccando scelte di vita fondamentali per molte famiglie.</p>



<p>Il punto, per Rucco, non è più se l’alta velocità passerà da Vicenza, ma come. Ed è su questo “come” che si gioca il futuro urbanistico e sociale della città. La critica più netta riguarda le ipotesi di tracciato in superficie o semi-interrato, considerate soluzioni ad alto impatto: barriere fisiche tra quartieri, aumento di rumore e degrado visivo, perdita di valore degli immobili.</p>



<p>Di contro, Rucco rilancia con decisione l’opzione della galleria lunga. Una scelta che comporterebbe anni complessi di cantieri e disagi, ma che – a suo giudizio – garantirebbe benefici duraturi: ricucitura urbana, riduzione dell’inquinamento acustico, tutela del valore delle abitazioni e possibilità di riqualificare gli spazi in superficie. In altre parole, una visione di lungo periodo contrapposta a soluzioni più rapide ma penalizzanti.</p>



<p>Non manca il richiamo politico. Rucco ricorda come la preferenza per la galleria lunga fosse già stata approvata all’unanimità dal Consiglio comunale nel 2022, evidenziando una continuità istituzionale che, secondo lui, dovrebbe tradursi oggi in una scelta concreta.</p>



<p>Il passaggio più incisivo è però quello rivolto all’attuale amministrazione: la responsabilità della decisione, scrive, spetta al Comune e in particolare al sindaco. Un invito esplicito a non rimandare ulteriormente, con un riferimento neanche troppo velato al rischio che i tempi della politica – e delle future elezioni – possano influenzare una scelta strategica per la città.</p>



<p>Rucco, pur garantendo sostegno a una decisione presa “nell’interesse di Vicenza”, avverte: non scegliere sarebbe l’opzione peggiore. Significherebbe lasciare il destino della città a soggetti esterni, guidati da logiche tecniche ed economiche più che dalla qualità della vita dei cittadini.</p>



<p>La lettera si chiude con una promessa di “pressione seria e responsabile” affinché si arrivi rapidamente a una decisione. Perché, conclude, Vicenza non può restare sospesa: i cittadini hanno diritto a certezze e a poter pianificare il proprio futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/tav-a-vicenza-est-rucco-rompe-il-silenzio-basta-rinvii-il-sindaco-scelga-ora/">TAV a Vicenza Est, Rucco rompe il silenzio: “Basta rinvii, il sindaco scelga ora”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Vicenza &#8211; Luisetto e Dal Pra Caputo (PD) a San Silvestro: “Basta attese, restiamo qui finché non partono i lavori dello studentato”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:32:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo presidio davanti allo studentato di San Silvestro a Vicenza. Il consigliere comunale Stefano Dal Pra Caputo e la consigliera regionale Chiara Luisetto sono tornati sul posto, mantenendo l’impegno assunto nelle scorse settimane: monitorare da vicino la situazione fino all’avvio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Nuovo presidio davanti allo studentato di San Silvestro a Vicenza. Il consigliere comunale Stefano Dal Pra Caputo e la consigliera regionale Chiara Luisetto sono tornati sul posto, mantenendo l’impegno assunto nelle scorse settimane: monitorare da vicino la situazione fino all’avvio concreto dei lavori.</p>



<p>“Come avevamo promesso, siamo tornati di fronte allo studentato e continueremo a farlo – dichiarano – finché non vedremo partire il progetto esecutivo e l’avvio concreto dei cantieri. Non si tratta di una presenza simbolica, ma della volontà di seguire passo dopo passo un intervento che la città attende da troppo tempo”.</p>



<p>I due esponenti del Partito Democratico sottolineano la necessità di un cambio di ritmo: “È necessario un cambio di passo. In questi anni si sono susseguiti annunci, aggiornamenti e rassicurazioni, ma il risultato è che lo studentato è ancora chiuso. Questo non è più accettabile per Vicenza e per i suoi studenti. La Regione ha dichiarato che verranno rispettati i tempi. Prendiamo atto di queste rassicurazioni, ma proprio perché negli anni gli annunci sono stati molti, riteniamo indispensabile passare a una fase di verifica concreta. Finché non vedremo l’avvio effettivo dei lavori, continueremo a mantenere alta l’attenzione, con una presenza costante e con iniziative nelle sedi istituzionali”.</p>



<p>Sul fronte politico, l’azione proseguirà anche nelle sedi ufficiali: “Abbiamo già presentato interrogazioni e domande di attualità sul tema e continueremo a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per monitorare l’andamento dell’intervento. Se necessario, siamo pronti ad avviare anche una raccolta firme per coinvolgere direttamente la cittadinanza e rafforzare la richiesta di sblocco dei lavori”.</p>



<p>Al centro della questione non c’è solo un edificio, ma un tema più ampio legato al futuro della città: “Non parliamo solo di un edificio. Parliamo della capacità della città di accogliere studenti, di essere attrattiva, di offrire opportunità. Oggi Vicenza conta oltre 5.000 universitari, ma senza un adeguato sistema di alloggi rischia di perdere competitività rispetto ad altri territori”.</p>
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		<title>25 Aprile. Corteo a tre piazze: se la Liberazione diventa un buffet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Habemus spaccatura.Alla fine ce l’hanno fatta: sono riusciti a vivisezionare anche il 25 aprile.A forza di tirarla per la giacchetta, gli estremisti di ogni risma hanno ridotto la data più sacra del calendario civile a un origami mal<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Umberto Baldo</p>



<p>Habemus spaccatura.<br>Alla fine ce l’hanno fatta: sono riusciti a vivisezionare anche il 25 aprile.<br>A forza di tirarla per la giacchetta, gli estremisti di ogni risma hanno ridotto la data più sacra del calendario civile a un origami mal riuscito.<br>Quella che doveva essere la festa della Resistenza e della vittoria sul Fascismo è diventata una sorta di &#8220;buffet delle rivendicazioni&#8221;, dove ognuno si serve il pezzo di storia che più gli aggrada.<br>A Milano domani non si festeggia la Liberazione, si gioca a “Abbiamo tre opzioni”, come nei peggiori pacchetti vacanze:<br>L&#8217;Opzione &#8220;Vintage&#8221;: Il corteo tradizionale verso Piazza Duomo. C’è l’Anpi, c’è il sindaco Beppe Sala e c’è quel pizzico di egemonia di sinistra che ormai fa parte dell&#8217;arredamento.<br>L&#8217;Opzione &#8220;Alternativa chic&#8221;: Il &#8220;Coordinamento per la Pace&#8221; si ferma in Piazza San Fedele. Loro si distinguono per non essere &#8220;ambigui&#8221; verso l&#8217;UE guerrafondaia. In pratica, festeggiano la pace facendo la guerra al resto del corteo.<br>L&#8217;Opzione &#8220;Fuori Tema&#8221;: Lo spezzone palestinese diretto in Piazza Fontana. Perché, chiaramente, se non si parla di Gaza tra una &#8220;Bella Ciao&#8221; e l&#8217;altra, pare brutto.<br>Abbiamo avuto un delizioso antipasto lunedì scorso: Giorgio Cremaschi ed un gruppo di &#8220;studenti&#8221; (categorie che ormai sembrano professioni a vita) hanno assediato Palazzo Marino.<br>Il reato del sindaco Sala? Non aver rotto il gemellaggio con Tel Aviv, che per inciso è la città più progressista ed anti-Netanyahu d&#8217;Israele. Risultato: aula consiliare occupata dai Verdi &#8220;pro Pal&#8221; e buonanotte ai suonatori.<br>La frattura è ormai un canyon alimentato dall&#8217;ossessione anti-israeliana dei &#8220;pacifisti&#8221; a senso unico.<br>Questa gente non tollera la presenza della Brigata Ebraica, ovvero quelli che i nazisti li hanno combattuti davvero (inquadrati nell’esercito britannico, per chi avesse saltato le lezioni di storia). Per fortuna ci sono le forze dell&#8217;ordine e i City Angels a evitare che i &#8220;tolleranti&#8221; caccino a pedate chi ha effettivamente contribuito alla Liberazione.<br>Ma il capolavoro del &#8220;Coordinamento&#8221; è voler far parlare un esponente palestinese dal palco.<br>Per carità, liberi tutti, ma forse qualcuno dovrebbe regalargli un sussidiario.<br>Se la memoria non mi inganna, durante la Seconda Guerra Mondiale, il palestinese Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al-Husseini, non era esattamente impegnato a scrivere &#8220;Bella Ciao&#8221;. Era a Berlino, a bersi il tè con Hitler, reclutando musulmani per le Waffen-SS.<br>Non proprio il curriculum ideale per una festa che celebra la sconfitta del nazifascismo, non trovate?<br>Dopo 80 anni, siamo punto e a capo.<br>Non solo non abbiamo sanato la ferita tra chi stava con i partigiani e chi con Salò, ma ne abbiamo aggiunte di nuove che con la nostra storia c’entrano come i cavoli a merenda.<br>Veder sventolare le bandiere palestinesi accanto al tricolore repubblicano lascia un dubbio amletico: stiamo celebrando la fine dell&#8217;oppressione in Italia o stiamo importando conflitti altrui per dare un senso a un pomeriggio di aprile?<br>Alla fine, il 25 aprile l&#8217;hanno distrutto: è diventato un self-service dell&#8217;indignazione, dove ognuno si serve il piatto di odio che preferisce; il giorno in cui ognuno si sente in diritto di essere il &#8220;partigiano&#8221; di qualcun altro, purché sia lontano e possibilmente molto divisivo.<br>Buona festa della Liberazione… o qualunque cosa abbiate deciso che sia domani.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Arzignano, presentata la lista civica “Riccardo Masiero Sindaco”: presentati programma e candidati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è presentata ufficialmente la lista civica “Riccardo Masiero Sindaco”, una nuova realtà politica che vede il confluire del gruppo Ora Puoi, formazione civica di Arzignano vicina all’area del centrodestra. All’interno della lista trovano spazio anche ex consiglieri comunali della<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/arzignano-presentata-la-lista-civica-riccardo-masiero-sindaco-presentati-programma-e-candidati/">Arzignano, presentata la lista civica “Riccardo Masiero Sindaco”: presentati programma e candidati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si è presentata ufficialmente la lista civica <strong>“Riccardo Masiero Sindaco”</strong>, una nuova realtà politica che vede il confluire del gruppo <strong>Ora Puoi</strong>, formazione civica di Arzignano vicina all’area del centrodestra.</p>



<p>All’interno della lista trovano spazio anche ex consiglieri comunali della precedente amministrazione di maggioranza, affiancati da esponenti della società civile arzignanese, con un forte legame con il mondo delle associazioni giovanili e del volontariato.</p>



<p>“La lista Riccardo Masiero Sindaco – si legge nel comunicato – nasce dalla volontà principale di riunire soggetti di ogni fascia di età per dare voce a tutta la cittadinanza di Arzignano e per interpretare le varie istanze che provengono dal territorio, rappresentando quindi le frazioni e i quartieri della città”.</p>



<p>Tra i candidati figurano anche persone che hanno già ricoperto il ruolo di consigliere comunale: <strong>Roberta Refosco, Marianna Carulli, Silvia De Cao, Marco Cazzavillan e Michele Carlotto</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La lista completa dei candidati</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Oscar Marzotto</li>



<li>Marianna Carulli</li>



<li>Silvia De Cao</li>



<li>Roberta Refosco</li>



<li>Marco Cazzavillan</li>



<li>Lara Tonin</li>



<li>Christian Frighetto</li>



<li>Renato Dalla Valle</li>



<li>Valeria Dal Lago</li>



<li>Alberto Biasi</li>



<li>Luca Balsemin</li>



<li>Giacomo Cisco</li>



<li>Letizia Savegnago</li>



<li>Luca Dal Molin</li>



<li>Federica Sartori</li>



<li>Michele Carlotto</li>
</ul>



<p>Il comunicato prosegue sottolineando come “il progetto proposto dal candidato sindaco Riccardo Masiero ha colto il favore di tutti per lo spirito di condivisione e confronto, mettendo in evidenza un metodo diverso di approccio alle necessità di Arzignano”.</p>



<p>Il programma elettorale affronta diverse tematiche: tra queste, il collegamento nell’area della rotatoria di San Rocco con via Tiepolo tramite una pista ciclopedonale con relativa illuminazione, e la realizzazione di un collegamento pedonale tra il McDonald&#8217;s e il centro città, anch’esso con possibilità di illuminazione lungo tutto il percorso.</p>



<p>Tra gli altri punti figurano la conferma del sistema di asfaltature notturne per le arterie viabilistiche più trafficate, il rispetto della storicità delle vie più antiche, la realizzazione di parchi giochi inclusivi con giostre e strutture per persone con disabilità, e l’eliminazione delle barriere architettoniche. È inoltre prevista la possibilità di introdurre un bilancio comunale partecipato.</p>



<p>Grande attenzione anche ai giovani, che dovranno essere protagonisti delle attività cittadine e di nuovi eventi: tra le proposte anche la rimodulazione del format del “Mercoledì By Night” in “Venerdì By Night”. Infine, l’obiettivo di un Comune più “smart”, con l’introduzione di totem per la prenotazione degli appuntamenti in municipio e per l’accesso rapido a informazioni e documenti utili ai cittadini.</p>



<p>Nelle settimane di maggio che precedono il voto, la lista “Riccardo Masiero Sindaco” visiterà le varie frazioni del territorio di Arzignano per presentare il programma alla cittadinanza e raccogliere ulteriori suggerimenti e proposte.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Upi Veneto: Andrea Nardin eletto vicepresidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[andre nardin]]></category>
		<category><![CDATA[upi veneto]]></category>
		<category><![CDATA[vicepresidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Provincia di Vicenza rafforza il proprio ruolo nel coordinamento regionale. Nel corso del direttivo dell’Unione Province del Veneto (UPI Veneto) svoltosi oggi nella sede della Provincia di Padova, il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, è stato eletto all’unanimità vicepresidente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>La Provincia di Vicenza rafforza il proprio ruolo nel coordinamento regionale. Nel corso del direttivo dell’Unione Province del Veneto (UPI Veneto) svoltosi oggi nella sede della Provincia di Padova, il presidente della Provincia di Vicenza, <strong>Andrea Nardin</strong>, è stato eletto all’unanimità <strong>vicepresidente di UPI Veneto</strong>.</p>



<p><a></a>L’elezione di Nardin avviene contestualmente alla nomina di&nbsp;<strong>Flavio Pasini</strong>&nbsp;(presidente della Provincia di Verona) come nuovo presidente dell’Associazione regionale. Il nuovo assetto di vertice guiderà le Province venete verso l&#8217;Assemblea nazionale in programma a Roma il prossimo 13 maggio.</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Difesa del suolo e competenze: il confronto con la Regione</strong></h4>



<p><a></a>A precedere la nomina, i lavori del direttivo sono stati aperti da un incontro tecnico con l’assessore all’Ambiente della Regione Veneto&nbsp;<strong>Elisa Venturini</strong>. Al centro del dibattito, temi di stretta attualità per il territorio vicentino e veneto: la&nbsp;<strong>difesa del suolo</strong>&nbsp;e la ridefinizione delle competenze provinciali.</p>



<p><a></a>In questa sede, UPI Veneto ha proposto l&#8217;istituzione di&nbsp;<strong>tavoli di confronto periodici</strong>&nbsp;tra Regione, Province e Città Metropolitana, estesi agli organi competenti per la tutela ambientale e la qualità dell’aria. L&#8217;obiettivo è creare una struttura stabile di coordinamento per rispondere con efficacia alle emergenze ambientali e alle diverse casistiche territoriali.</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Le dichiarazioni di Andrea Nardin</strong></h4>



<p><a></a><a></a>“<em>Desidero ringraziare i colleghi per la fiducia accordata e confermare la mia piena disponibilità a collaborare in modo costruttivo,”</em>&nbsp;ha dichiarato il neo vicepresidente&nbsp;<strong>Andrea Nardin</strong>. “<em>UPI Veneto rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il coordinamento tra enti e per la rappresentanza delle istanze dei territori: insieme al Presidente Pasini, lavoreremo per affrontare con efficacia le priorità amministrative e sostenere lo sviluppo equilibrato delle nostre comunità”</em>.</p>



<p><a></a>Il neo presidente Flavio Pasini ha inoltre auspicato una prossima e urgente&nbsp;<strong>revisione della legge 56/2014</strong>, per garantire un maggior riconoscimento al ruolo di coordinamento intermedio svolto dalle Province.</p>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>I presenti al direttivo</strong></h4>



<p><a></a>All&#8217;incontro di oggi hanno partecipato, oltre a Nardin e Pasini, i vertici delle amministrazioni provinciali del Veneto: Daniele Canella (vicepresidente Padova), Marco Staunovo Polacco (presidente Belluno), Marco Donadel (presidente Treviso), Enrico Ferrarese (presidente Rovigo), Michele Fratino (segretario generale Città Metropolitana di Venezia) e il direttore di UPI Veneto Carlo Rapicavoli.</p>
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		<item>
		<title>Il voto in Ungheria cambia l’Europa: Trump, Putin, tutti in campo</title>
		<link>https://www.tviweb.it/il-voto-in-ungheria-cambia-leuropa-trump-putin-tutti-in-campo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 09:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Istruzioni per l’uso: capire le elezioni ungheresi senza perdere la bussola Se vi state chiedendo perché, per una volta, non sentite la solita grancassa entusiasta della sinistra europea, e di quella italica in particolare, la risposta è semplice: l’avversario di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/il-voto-in-ungheria-cambia-leuropa-trump-putin-tutti-in-campo/">Il voto in Ungheria cambia l’Europa: Trump, Putin, tutti in campo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
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<p>Istruzioni per l’uso: capire le elezioni ungheresi senza perdere la bussola</p>



<p>Se vi state chiedendo perché, per una volta, non sentite la solita grancassa entusiasta della sinistra europea, e di quella italica in particolare, la risposta è semplice: l’avversario di Orbán non è “dei loro”.<br>Già questo manda in tilt parecchi riflessi condizionati.<br>Il protagonista della partita è Péter Magyar, e la prima cosa da sapere è che non arriva da qualche circolo rivoluzionario, ma direttamente dal sistema costruito da Viktor Orbán.<br>Uno che conosce la casa, le stanze, e probabilmente anche dove stanno nascosti i cassetti più delicati.<br>Ha circa 45 anni, avvocato, cresciuto vicino al partito di governo (Fidesz), quindi non è un outsider “puro”.<br>Nel 2024 rompe clamorosamente con Orbán denunciando corruzione e degenerazione del sistema; fonda il suo partito, Tisza, che in pochissimo tempo diventa il punto di riferimento dell’opposizione (tanto che molti piccoli Partiti non si sono presentati per non creargli problemi).<br>Credo vi sia chiaro adesso che Magyar è un conservatore.<br>Non vuole cambiare l’Ungheria in un laboratorio progressista, non sogna bandiere arcobaleno su ogni edificio pubblico, e non ha nessuna intenzione di fare il paladino di battaglie ideologiche da salotto.<br>Ed è proprio questo il punto: parla allo stesso elettorato di Orbán, invece di parlare solo alla sinistra.<br>La differenza, però, sta nel come.<br>Dopo anni dentro il sistema, Magyar ha rotto denunciando corruzione e concentrazione di potere.<br>In pratica, non contesta tanto la linea politica in sé, quanto il modo in cui è stata gestita: meno Stato-partito, più regole normali.<br>Che, detta così, sembra banale. Ma in politica spesso le cose più banali sono anche le più sovversive.<br>Sul fronte europeo il contrasto è ancora più chiaro.<br>Orbán ha costruito la sua forza su un rapporto conflittuale con Bruxelles: dentro l’Unione, ma sempre con il piede sul freno e la mano pronta allo strappo.<br>Magyar, invece, non vuole fare guerre quotidiane con Bruxelles; meglio vuole riportare l’Ungheria dentro il gioco europeo<br>Non per amore romantico dell’UE, ma per una ragione più terra terra: stare nel gioco conviene, in un momento in cui l&#8217;Ungheria ha miliardi di euro congelati da Bruxelles per questioni di Stato di diritto, il messaggio di Magyar (&#8220;torniamo in gioco per non restare poveri e isolati&#8221;) è molto più potente di qualsiasi manifesto federalista.<br>Traduzione per uso domestico:<br>Magyar non è un liberale “alla francese” o un progressista da salotto europeo.<br>È più corretto definirlo un conservatore pragmatico filo-europeo.<br>Orbán è il sovranista combattivo che negozia a colpi di scontro e di “veti”.<br>Ecco perché questa elezione è diversa dalle precedenti.<br>Non è la solita sfida tra destra e sinistra, con copioni già scritti e tifo organizzato.<br>È una partita interna al campo conservatore, tra chi ha costruito un sistema di potere molto solido e chi, venendone dall’interno, prova a smontarlo pezzo per pezzo.<br>In questi casi, il risultato è meno prevedibile del solito.<br>Ed è proprio questo che rende la faccenda interessante: per una volta, Orbán non gioca da solo.<br>Che poi sia anche costretto a fare una vera campagna elettorale, dopo anni di dominio incontrastato, è un piccolo dettaglio.<br>Ma, si sa, sono spesso i dettagli a cambiare la storia.<br>Stasera vedremo come la pensano gli ungheresi!</p>
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		<title>Dazi su acciaio e alluminio. Zaia: &#8220;Una bomba sull&#8217;export veneto&#8221;. Ma Salvini non è un sostenitore di Trump?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 13:14:34 +0000</pubDate>
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<p>Sono ore di forte preoccupazione per le imprese del Veneto dopo l’entrata in vigore, dal 6 aprile, dei nuovi dazi statunitensi su acciaio e alluminio. A lanciare l’allarme è il presidente della Regione, Luca Zaia, che parla di effetti “pesantissimi” già visibili: ordini cancellati, commesse ferme e un rischio concreto di ricadute occupazionali, tra cassa integrazione e possibili licenziamenti.</p>



<p>Il governatore sottolinea come il vero elemento di svolta sia il nuovo metodo di calcolo dei dazi, ora applicati sull’intero valore del prodotto finito e non più solo sulla materia prima. Un cambiamento che, nei fatti, può triplicare il peso fiscale sulle esportazioni, rendendo insostenibili molte forniture verso gli Stati Uniti e bloccando trattative già avviate.</p>



<p>In questo scenario si inserisce anche il quadro politico nazionale. Matteo Salvini, segretario della Lega – lo stesso partito di Zaia – ha più volte espresso negli anni un sostegno convinto a Donald Trump, condividendone l’impostazione su commercio e protezionismo. Una linea politica che oggi si confronta con le conseguenze dirette delle scelte americane proprio su uno dei territori più esportatori d’Italia. </p>



<p>Viene spontaneo chiedersi, ancora una volta, quale sia il reale spazio di Luca Zaia all’interno di un partito che spesso imbocca strade lontane dalle sue posizioni, orientate a un sovranismo rigido che rischia di rivelarsi controproducente—anche perché, per sua natura, il sovranismo altrui finisce per scontrarsi con il proprio. Un’impostazione diversa da quella mostrata negli anni dal governatore veneto, che si è distinto per un approccio più pragmatico, razionale e complessivamente moderato sul piano ideologico.</p>



<p>Zaia evidenzia come molte aziende venete, in alcuni casi fortemente dipendenti dal mercato statunitense fino all’80% della produzione, si trovino improvvisamente senza sbocchi. “Non è allarmismo – spiega – ma ciò che le imprese stanno segnalando in queste ore: commesse congelate e clienti che si fermano davanti a un aumento dei costi insostenibile”.</p>



<p>Il rischio, conclude il presidente, è che la crisi commerciale si traduca rapidamente in una crisi sociale: “Quando si fermano gli ordini, non si ferma solo una voce di bilancio. Per molte aziende significa aprire il capitolo della cassa integrazione e, nei casi più esposti, dei licenziamenti”. Da qui l’appello all’Europa affinché intervenga con rapidità, evitando però reazioni automatiche come controdazi che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione.</p>
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		<title>Giovine (FdI): &#8220;Con finanziamenti da Soros a quali interessi rispondono Pd, Avs e +Europa?&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:12:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Chiedo un’informativa urgente al Governo, su quanto emerso durante la trasmissione Rai Far West che ha mostrato il risultato di un’inchiesta dalla quale emergono ingenti finanziamenti arrivati ad esponenti della sinistra italiana tramite una società no profit svedese legata alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>“Chiedo un’informativa urgente al Governo, su quanto emerso durante la trasmissione Rai Far West che ha mostrato il risultato di un’inchiesta dalla quale emergono ingenti finanziamenti arrivati ad esponenti della sinistra italiana tramite una società no profit svedese legata alla Open society di&nbsp;<mark>Soros</mark>&nbsp;attraverso l’associazione Agenda fondata da alcune esponenti Pd. Questi soldi, elargiti a partire dalle elezioni politiche del 2022 sono stati destinati a esponenti di Pd, Avs e +Europa a sostegno della loro attività politica. Ciò che lascia perplessi è sicuramente l’entità’, la modalità di erogazione, provenienza di questi finanziamenti ma sopratutto la ritrosia degli interessati a fare chiarezza. Giusto per fare qualche esempio: 77 mila sono stati destinati attraverso questa triangolazione alla deputata Pd Bakkali, oltre 300 mila euro sono stati garantiti a vari candidati di + Europa, 100 mila euro al deputato AVS Fratoianni, la senatrice Cucchi ha addirittura eluso con imbarazzo le domande sul finanziamento di 150 mila euro ricevuto,150 mila euro! Dai beneficiari imbarazzo e silenzio, viene da chiedersi a quali interessi fanno riferimento i parlamentari che hanno beneficiato di queste donazioni? Agli interessi dei cittadini italiani o all’ideologia immigrazionista di un miliardario straniero che da anni cerca attraverso attività speculativa di orientare le politiche delle nazioni soprattutto su modelli sociali e immigrazione? Chi fa politica in Italia deve rispondere solamente agli elettori italiani, all’interesse nazionale e alle istituzioni italiane non certo a centri di influenza finanziaria globale, per giunta verosimilmente opachi”. Lo ha dichiarato in aula alla Camera il deputato di Fratelli d’Italia Silvio Giovine.</p>
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