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	<title>POLITICA | TViWeb</title>
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		<title>La pace giusta, le convergenze parallele e il vecchio Sole dell&#8217;Avvenire</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:47:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci risiamoQuando la politica italiana incontra un problema sul quale è difficile mettere d&#8217;accordo tutti, normalmente non lo risolve. Gli dà un nome.È una vecchia specialità nazionale: se non riesci a trovare una soluzione, trova almeno una formula<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci risiamo<br>Quando la politica italiana incontra un problema sul quale è difficile mettere d&#8217;accordo tutti, normalmente non lo risolve. Gli dà un nome.<br>È una vecchia specialità nazionale: se non riesci a trovare una soluzione, trova almeno una formula nella quale ciascuno possa leggere quello che gli fa più comodo.<br>Ai tempi della Prima Repubblica si arrivò persino alla teorizzazione delle «convergenze parallele».<br>Oggi, quando si parla di Ucraina, potrebbe bastare una formula molto più semplice: «Pace giusta».<br>La pronuncia spesso Elly Schlein. E probabilmente, detta così, mette tutti d&#8217;accordo.<br>Il problema è che, appena si prova a chiedere che cosa significhi concretamente, la nebbia si infittisce.<br>Perché una cosa è dire di volere la pace.<br>Un&#8217;altra è spiegare quale pace.<br>E qui cominciano i problemi anche per il possibile Campo largo.<br>Perché sul rapporto con la guerra in Ucraina Pd e Cinque Stelle non sembrano esattamente sulla stessa lunghezza d&#8217;onda. Il Movimento di Conte insiste molto di più sulla necessità di interrompere l&#8217;invio di armi e di puntare immediatamente sul negoziato.<br>Nel Pd, invece, la posizione ufficiale resta legata al sostegno all&#8217;Ucraina aggredita e alla ricerca di una soluzione diplomatica.<br>Differenze non proprio secondarie.<br>Ma la politica italiana ha una risorsa inesauribile: le formule.<br>E quindi perché non mettere tutto sotto l&#8217;ombrello della «pace giusta»?<br>Solo che a questo punto una domanda diventa inevitabile.<br>Giusta per chi?<br>Per l&#8217;Ucraina? Per la Russia? Per l&#8217;Europa? Per gli Stati Uniti? Per chi oggi controlla militarmente un territorio?<br>E soprattutto: che cosa dovrebbe accadere perché quella pace possa essere definita «giusta»?<br>Perché se l&#8217;Ucraina deve rinunciare a territori strappati con la forza, accettare la neutralità e rinunciare a scegliere liberamente le proprie alleanze, allora bisognerebbe avere il coraggio di dirlo.<br>Se invece una pace «giusta» significa che l&#8217;Ucraina resta pienamente sovrana, decide autonomamente il proprio futuro e non viene trasformata nella zona cuscinetto di una grande potenza, allora bisogna spiegare come arrivarci.<br>Insomma, «pace giusta» non è una soluzione. È una domanda alla quale bisogna ancora dare una risposta. Meglio è uno slogan che può essere speso in una assemblea studentesca, ma certo non ad un tavolo europeo qualora la sinistra arrivasse al governo.<br>Ed è qui che entra in gioco un&#8217;altra questione, assai più profonda della polemica fra Schlein e Conte.<br>Quella vecchia idea secondo cui le grandi potenze avrebbero naturalmente diritto a una propria «zona d&#8217;influenza».<br>Per la Russia, naturalmente, dovrebbe essere l&#8217;Europa orientale.<br>La logica è più o meno questa: l&#8217;Ucraina confina con la Russia, quindi Mosca ha comprensibili esigenze di sicurezza; l&#8217;espansione della Nato verso Est avrebbe creato una minaccia; di conseguenza i Paesi che stanno ai confini russi dovrebbero tenere conto delle esigenze strategiche del Cremlino.<br>Tutto comprensibile (o quasi!).<br>Ma da quando le esigenze di sicurezza di una grande potenza diventano un diritto a decidere della politica estera degli Stati vicini?<br>Perché qui c&#8217;è una distinzione fondamentale.<br>Una cosa è riconoscere alla Russia interessi geopolitici. Un&#8217;altra è riconoscerle una zona d&#8217;influenza.<br>La prima è realpolitik.<br>La seconda significa accettare che alcuni Stati siano meno sovrani di altri.<br>E questo non è un dettaglio.<br>Nel 1997, quando la Russia era ancora quella di Boris Eltsin, Mosca sottoscrisse con la Nato un documento nel quale venivano riconosciute la sovranità, l&#8217;indipendenza e l&#8217;integrità territoriale degli Stati europei ed il loro diritto a scegliere autonomamente gli strumenti con cui garantire la propria sicurezza.<br>E lo stesso documento respingeva l&#8217;idea di sfere d&#8217;influenza capaci di limitare la sovranità degli Stati.<br>C&#8217;è poi un precedente che aiuta a capire la diffidenza ucraina.<br>Nel 1994 Kiev rinunciò all&#8217;arsenale nucleare presente sul proprio territorio, restituendolo alla Russia.<br>In cambio, Russia, Stati Uniti e Regno Unito si “impegnarono” a rispettarne indipendenza, sovranità e confini.<br>Oggi sappiamo com&#8217;è andata.<br>Ecco perché è difficile chiedere agli ucraini di affidare nuovamente la propria sicurezza soltanto a rassicurazioni internazionali.<br>Certo dal 1994 il mondo è cambiato. Ma non è cambiato il principio.<br>Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania o Ucraina non sono pezzi di una scacchiera che appartengono naturalmente a qualcuno perché si trovano dalla parte sbagliata del confine.<br>Sono Stati.<br>E infatti c&#8217;è una cosa che spesso dimentichiamo.<br>Molti Paesi dell&#8217;Europa orientale non sono stati trascinati con la forza dentro la Nato.<br>Hanno chiesto di entrarci.<br>Perché avevano memoria di cosa significasse stare nella sfera d&#8217;influenza sovietica.<br>E qui, permettetemi, emerge un piccolo fantasma del Novecento.<br>L&#8217;Urss non esiste più. Il Patto di Varsavia non esiste più. Il Pci non esiste più.<br>Sono spariti la falce e martello, il centralismo democratico, il mito dell&#8217;economia pianificata e persino gran parte del vecchio vocabolario comunista.<br>Ma qualche vecchia categoria mentale sembra avere una vita assai più lunga; nel senso che non sono scomparse tutte le categorie geopolitiche attraverso cui una parte della cultura italiana di matrice comunista guardava il mondo, e Mosca come “Il sole dell’Avvenire”.<br>Non parlo, naturalmente, di chiunque chieda un negoziato con Mosca.<br>Sarebbe una caricatura.<br>E non penso neppure che chi critica alcune scelte americane debba per questo essere considerato filo-russo.<br>Il problema è un altro. È quella particolare indulgenza culturale verso l&#8217;idea che la Russia abbia un diritto speciale a essere rassicurata dai Paesi che le stanno intorno.<br>Come se la sovranità dell&#8217;Est europeo fosse una cosa un po&#8217; più elastica della nostra.<br>Ed è qui che la storia dovrebbe aiutarci, invece di essere utilizzata come un menu dal quale scegliere soltanto quello che ci fa comodo.<br>Prendiamo Helsinki.<br>L&#8217;Atto finale del 1975 viene spesso evocato come simbolo della distensione e della sicurezza europea.<br>Giustissimo. Ma Helsinki non parlava soltanto della sicurezza delle grandi potenze.<br>Parlava anche di uguaglianza sovrana degli Stati, integrità territoriale, inviolabilità delle frontiere e non uso della forza.<br>Quindi, se vogliamo tornare allo spirito di Helsinki, torniamoci davvero.<br>Non soltanto alla sicurezza della Russia. Anche alla sovranità dei suoi vicini.<br>Perché altrimenti rischiamo un curioso paradosso: utilizzare Helsinki per spiegare perché Mosca deve sentirsi sicura, e dimenticare Helsinki quando si tratta di spiegare perché Kiev deve essere libera.<br>E allora torniamo alla nostra «pace giusta».<br>Io continuo a pensare che la pace debba essere cercata.<br>Sempre.<br>Ma una trattativa non è necessariamente una resa, così come il sostegno militare ad un Paese aggredito non significa necessariamente voler continuare la guerra all&#8217;infinito.<br>La vera questione è che cosa mettiamo dentro la parola «pace».<br>Se significa fermare le armi, proteggere ciò che resta dell&#8217;Ucraina, garantire la sua sicurezza ed impedire una nuova aggressione, possiamo discuterne.<br>Se significa invece che una grande potenza può invadere un Paese, conquistare territori ed alla fine ottenere il diritto di decidere anche le sue alleanze, allora non stiamo soltanto facendo la pace.<br>Stiamo stabilendo una regola per la prossima guerra.<br>E questa, francamente, è una cosa che dovrebbe interessare anche chi non ama né Putin né la Nato, né Trump né Bruxelles.<br>Perché io non ho bisogno di scegliere fra Putin e Trump.<br>Per me appartengono entrambi, con tutte le differenze del caso, ad una politica internazionale nella quale la forza conta parecchio, e nella quale non mi riconosco.<br>Ma la questione ucraina non dovrebbe essere un referendum su Putin Trump.<br>Dovrebbe partire da una domanda molto più semplice: un Paese sovrano ha il diritto di decidere da solo con chi stare?<br>Se la risposta è sì, allora bisogna trovare una pace che tenga conto di quel principio.<br>Se la risposta è no, bisogna avere almeno l&#8217;onestà di dirlo.<br>E forse, a quel punto, capiremo anche meglio che cosa significa davvero quella formula tanto amata dalla politica italiana: «pace giusta».<br>Perché la pace può anche essere possibile, difficile, imperfetta, dolorosa.<br>Ma prima di chiamarla «giusta», sarebbe bene spiegare chi decide che cosa è giusto e, soprattutto, chi paga il conto.<br>Altrimenti siamo tornati alle “convergenze parallele”.<br>Tutti d&#8217;accordo. Ma ognuno pensa ad una cosa diversa.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Zaia, Roma e quel vecchio Leone di San Marco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:44:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ma Zaia, per capire che a Roma il Veneto non ha molti amici, cosa deve ancora succedere?La domanda mi viene spontanea guardando la vicenda della legge veneta sul suicidio medicalmente assistito.Il Consiglio regionale l&#8217;ha approvata il 2 settembre,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Zaia, per capire che a Roma il Veneto non ha molti amici, cosa deve ancora succedere?<br>La domanda mi viene spontanea guardando la vicenda della legge veneta sul suicidio medicalmente assistito.<br>Il Consiglio regionale l&#8217;ha approvata il 2 settembre, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.<br>È la prima Regione governata dal centrodestra a farlo.<br>E Luca Zaia, oggi Presidente del Consiglio regionale, ne sempre stato il principale ispiratore e sostenitore.<br>Zaia continua a difenderla: «I passi indietro non si fanno», ha detto appena ieri.<br>E sostiene che la legge non inventi alcun nuovo diritto, ma organizzi un percorso già delineato dalla Corte costituzionale.<br>Adesso Roma deve decidere se impugnarla entro i primi giorni di novembre.<br>E qui, permettetemi, la faccenda diventa a mio avviso molto più interessante del semplice dibattito sul fine vita.<br>Perché se il Governo impugnasse la legge, troverebbe certamente qualche cavillo giuridico da spendere.<br>Il tema è delicatissimo ed il Governo ha già contestato davanti alla Corte costituzionale leggi regionali analoghe (Toscana, Emilia Romagna, Sardegna) sostenendo che una materia che riguarda diritti fondamentali e ordinamento civile non può essere disciplinata a macchia di leopardo dalle Regioni.<br>Ma la politica, qualche volta, è anche questione di simboli.<br>Ed un&#8217;eventuale impugnazione sarebbe un bel simbolo.<br>Perché il Veneto ha fatto quello che Roma non riesce a fare: affrontare una questione sulla quale la Corte costituzionale ha tracciato da anni alcuni confini, e organizzare concretamente il percorso sanitario.<br>Il Parlamento, invece, continua a discutere per non decidere.<br>La stessa Chiesa Cattolica chiede che sul fine vita si intervenga a livello nazionale, insistendo però sulla tutela della vita, sulle cure palliative e sull&#8217;accompagnamento dei malati.<br>E allora il paradosso è servito.<br>Il Parlamento non fa la legge nazionale, attesa da anni.<br>Il Veneto fa una legge regionale.<br>E Roma potrebbe impugnare la normativa veneta.<br>Capite che, anche senza voler essere maliziosi, qualche domanda viene spontanea.<br>Anche perché, sul piano politico, una cosa è difficile da ignorare: nel Centrodestra questa legge ha aperto una frattura evidente.<br>Fratelli d&#8217;Italia in Veneto ha votato contro, mentre la maggioranza regionale ha trovato una strada diversa.<br>E qui arriviamo a Luca Zaia.<br>Perché se il Governo Meloni decidesse di portare la legge veneta davanti alla Corte costituzionale, Zaia potrebbe (per me dovrebbe) legittimamente chiedersi che fine abbia fatto quella Liga Veneta che per anni ha fatto dell&#8217;autonomia regionale una delle proprie bandiere.<br>Naturalmente Roma potrebbe rispondere: non c&#8217;entra l&#8217;autonomia, c&#8217;entra la Costituzione.<br>Argomento serio, per carità.<br>Ma la politica vive anche di conseguenze politiche.<br>E allora una domanda a Zaia la farei: quanto deve ancora aspettare il Veneto per capire che, quando si arriva a Roma, l&#8217;autonomia regionale vale sempre un po&#8217; meno?<br>Perché questa vicenda avrebbe un&#8217;altra curiosa conseguenza.<br>Il Governo non ha trovato, in questa legislatura, la forza e la dignità politica per arrivare ad una legge nazionale sul fine vita.<br>Ma potrebbe trovare quella necessaria per impedire al Veneto di applicare la propria.<br>Non è esattamente la stessa cosa. Ma è una bella fotografia dei rapporti fra Venezia e Roma.<br>E allora, caro Zaia, forse sarebbe il momento di rispolverare il vecchio vessillo con il Leone di San Marco.<br>Non per tornare alla Serenissima, naturalmente. Non siamo mica impazziti.<br>Ma almeno per ricordare a Roma che il Veneto ha una lunga memoria istituzionale.<br>Per secoli Venezia seppe tenere la schiena dritta anche davanti alla Roma dei Papi, e non a caso un detto popolare recitava: “Prima venexiani, poi cristiani”.<br>E il Leone, in fondo, qualche ruggito se lo ricorda ancora.<br>Umberto Baldo</p>



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		<title>Fondi europei, Donazzan (FdI): &#8220;Il buon lavoro dei nostri amministratori porta frutti concreti al territorio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 13:28:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Strasburgo, 7 ottobre 2026 – «Desidero esprimere il mio plauso alla consigliera comunale di Fratelli d&#8217;Italia Cinzia Mannoia. Se oggi Valdagno e tutta la Valle dell&#8217;Agno possono contare su un Ufficio Europa e sull&#8217;accreditamento presso Casa Veneto, la sede di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Strasburgo, 7 ottobre 2026 –</em> «Desidero esprimere il mio plauso alla consigliera comunale di Fratelli d&#8217;Italia Cinzia Mannoia. Se oggi Valdagno e tutta la Valle dell&#8217;Agno possono contare su un Ufficio Europa e sull&#8217;accreditamento presso Casa Veneto, la sede di rappresentanza della Regione del Veneto a Bruxelles, è anche merito suo». Lo <strong>dichiara Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d&#8217;Italia</strong>, commentando l&#8217;incontro &#8220;Quali opportunità per il territorio?&#8221; che si è svolto oggi a Palazzo Festari di Valdagno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È stata Cinzia Mannoia a proporre in consiglio comunale l&#8217;accreditamento a Casa Veneto, dopo la visita a Bruxelles con la nostra delegazione – <strong>prosegue Donazzan</strong> –. Lo stesso sindaco Zordan ne ha riconosciuto il contributo. È la dimostrazione che l&#8217;impegno dei nostri amministratori locali, quando è serio e costruttivo, si traduce in risultati concreti per i cittadini».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Grazie anche a questo passo, oggi in Valle dell&#8217;Agno si parla di fondi europei in modo strategico: risorse per le imprese, le scuole, i giovani, gli enti locali e il Terzo settore – <strong>sottolinea l&#8217;europarlamentare di FdI</strong> –. È un territorio con una forte tradizione manifatturiera e una grande capacità di innovare. Merita di essere accompagnato nell&#8217;intercettare le opportunità che l&#8217;Europa mette a disposizione per la crescita e lo sviluppo. Dal Parlamento europeo continuerò a essere al fianco degli amministratori e delle realtà produttive del Vicentino perché queste opportunità diventino progetti reali».</p>



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		<title>Vannacci comincia a sgonfiarsi? Primo calo nei sondaggi La7, Meloni recupera</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo settimane di crescita, arriva il primo segnale di frenata per Roberto Vannacci. Nel sondaggio SWG diffuso lunedì 5 ottobre dal TgLa7, Futuro Nazionale scende dal record dell’8 al 7,8%, perdendo due decimi in una settimana. Un arretramento contenuto, che<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo settimane di crescita, arriva il primo segnale di frenata per Roberto Vannacci. Nel sondaggio SWG diffuso lunedì 5 ottobre dal TgLa7, Futuro Nazionale scende dal record dell’8 al 7,8%, perdendo due decimi in una settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un arretramento contenuto, che da solo non basta a parlare di inversione di tendenza, ma che diventa più interessante se letto insieme ai movimenti degli altri partiti del centrodestra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d’Italia guadagna infatti tre decimi e sale al 27,7%, confermandosi nettamente il primo partito. Cresce anche Forza Italia, che raggiunge il 7,1% con un +0,2, mentre la Lega sale al 5,2% con un decimo in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato politico sta proprio qui: Vannacci arretra nella stessa settimana in cui avanzano tutte e tre le principali forze dell’area di centrodestra. Il sondaggio non consente naturalmente di stabilire se ci sia stato un trasferimento diretto di voti, ma il segnale è comunque significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La frenata emerge ancora meglio osservando l’andamento delle ultime settimane. Futuro Nazionale era al 7,5% a fine agosto, era poi salito al 7,7% il 7 settembre, al 7,9% una settimana dopo e all’8% il 21 settembre. Il 28 settembre era rimasto fermo sulla stessa quota. Il 7,8% rilevato il 5 ottobre interrompe quindi una fase di crescita pressoché continua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche altri rilevamenti recenti mostrano un quadro simile. La media di più istituti collocava Futuro Nazionale attorno al 7,6%, mentre un’altra supermedia lo indicava al 7,7%, sostanzialmente stabile. Più che un crollo, dunque, i numeri raccontano per ora un possibile assestamento dopo la forte crescita estiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte opposto il Partito Democratico sale di un decimo al 20,7%, mentre il Movimento 5 Stelle perde due decimi e scende al 12,6%. Alleanza Verdi e Sinistra resta stabile al 6,6%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più indietro, Azione si attesta al 3,1%, Italia Viva al 2,3% e +Europa all’1,6%, tutte in lieve calo. Noi Moderati e Avanti Psi restano intorno all’1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un altro elemento da considerare: aumenta la quota di intervistati che non esprime una preferenza. Un dato che invita alla prudenza nel leggere oscillazioni di pochi decimali come tendenze ormai consolidate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero interrogativo riguarda ora il peso di Vannacci all’interno dell’area di centrodestra. Alcune simulazioni mostrano che un eventuale ingresso di Futuro Nazionale nella coalizione non produrrebbe automaticamente un aumento equivalente alla sua percentuale, perché una parte dei consensi potrebbe sovrapporsi a quelli già espressi verso le altre forze dell’alleanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora Vannacci resta su livelli molto superiori a quelli registrati nella fase iniziale del suo progetto politico. Ma il dato del 5 ottobre introduce una novità: per la prima volta dopo settimane di crescita, Futuro Nazionale arretra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà necessario attendere le prossime rilevazioni per capire se il 7,8% rappresenti soltanto una normale oscillazione oppure l’inizio di una fase di ridimensionamento. Intanto, il primo dubbio è entrato nei numeri: l’8% raggiunto a settembre potrebbe essere stato un primo tetto.</p>
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		<title>Caos maranza a Vicenza: il centrodestra chiede un dibattito in Consiglio sul raduno del 3 ottobre</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:22:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quanto accaduto sabato 3 ottobre tra Campo Marzo, la stazione e il park Verdi, le minoranze di centrodestra in Consiglio comunale a Vicenza chiedono che la vicenda venga discussa in aula. Dodici consiglieri hanno presentato una richiesta formale di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo quanto accaduto sabato 3 ottobre tra Campo Marzo, la stazione e il park Verdi, le minoranze di centrodestra in Consiglio comunale a Vicenza chiedono che la vicenda venga discussa in aula. Dodici consiglieri hanno presentato una richiesta formale di dibattito ai sensi dell’articolo 18 del Regolamento del Consiglio comunale, chiedendo chiarimenti sulla gestione dell’evento, sull’attività preventiva svolta e sulle misure che l’Amministrazione intende adottare per episodi analoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’iniziativa c’è il raduno promosso nei giorni precedenti sui social dal tiktoker conosciuto come “Il Vucumprà”, che sabato ha richiamato a Vicenza migliaia di giovani e giovanissimi, provenienti anche da fuori città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto ricostruito nel documento presentato dai consiglieri, quello che inizialmente avrebbe dovuto essere un semplice appuntamento tra ragazzi è poi degenerato con corse, spintoni, tensioni e danneggiamenti. La situazione ha interessato anche l’area del parcheggio Verdi e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e della Polizia locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio ha avuto ampia risonanza anche fuori dal territorio vicentino e ha riacceso il dibattito sulla gestione dei grandi raduni giovanili organizzati attraverso i social network, oltre che sul fenomeno dei cosiddetti “maranza” e delle baby gang.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opposizioni sottolineano in particolare che l’appuntamento era stato pubblicizzato pubblicamente sui social già nei giorni precedenti. Da qui la richiesta di capire quali informazioni fossero in possesso delle istituzioni prima del 3 ottobre e quali misure fossero state predisposte per prevenire eventuali problemi di ordine pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I consiglieri chiedono inoltre chiarimenti sui danni provocati durante la giornata, sull’eventuale individuazione dei responsabili e sulle iniziative che verranno adottate per ridurre il rischio che episodi dello stesso tipo possano ripetersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta punta quindi ad aprire un confronto in Consiglio comunale sulle modalità con cui è stata affrontata la situazione, sulla prevenzione messa in campo e sugli strumenti che l’Amministrazione intende utilizzare in futuro davanti a raduni organizzati rapidamente attraverso TikTok e gli altri social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento porta le firme di Nicolò Naclerio, Marco Zocca, Giorgio Conte, Michele Dalla Negra, Stefano Notarangelo, Francesco Saoncella, Francesco Rucco, Jacopo Maltauro, Valeria Porelli, Ivan Danchielli, Valerio Sorrentino e Liliana Zocca.</p>
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		<title>Il Sánchez che la sinistra italiana non conosce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:19:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Mai dare per morto Pedro Sanchez. Dopo aver seguito negli ultimi anni la sua parabola politica credo sia questa la prima regola non scritta della politica spagnola. E bisogna riconoscere che il Senor Sánchez ha fatto di tutto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai dare per morto Pedro Sanchez.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver seguito negli ultimi anni la sua parabola politica credo sia questa la prima regola non scritta della politica spagnola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E bisogna riconoscere che il Senor Sánchez ha fatto di tutto per meritarsi questa fama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2016 sembrava politicamente finito. Si dimise da segretario del PSOE, entrò in rotta di collisione con il suo stesso Partito, e sembrava destinato a diventare una nota a piè di pagina della politica spagnola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece risalì la china, vinse le primarie socialiste e tornò al comando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2018 arrivò alla Moncloa con una mozione di sfiducia contro Mariano Rajoy.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2019, dopo l&#8217;ennesima impasse parlamentare, la Spagna tornò alle urne due volte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2023, dopo una pesante sconfitta del PSOE alle amministrative, Sánchez fece un&#8217;altra delle sue mosse a sorpresa: sciolse le Cortes e convocò elezioni anticipate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perse anche quelle, almeno nel senso più tradizionale del termine: il PP ottenne più voti e più seggi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Sánchez riuscì comunque a costruire una maggioranza parlamentare e a tornare alla Moncloa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, se la politica fosse una partita a poker, Sánchez sarebbe quello che continua a giocare anche quando gli altri hanno già cominciato a sparecchiare il tavolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriviamo al punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in Italia Pedro Sánchez è diventato qualcosa di più di un primo ministro straniero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È diventato un modello.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto per una parte della sinistra italiana e, in particolare, per Elly Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una mia interpretazione: Schlein ha indicato più volte l&#8217;esperienza spagnola come riferimento per il Partito Democratico, mentre il PD ha mantenuto negli anni un rapporto politico molto stretto con Sánchez.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora nel marzo scorso la Segretaria democratica gli ha espresso pubblicamente solidarietà e sostegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui comincia la parte divertente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché esiste Pedro Sánchez. E poi esiste il Pedro Sánchez raccontato in Italia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è un politico assai più complicato del santino progressista che talvolta sembra emergere dalle nostre parti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un socialista pragmatico, abilissimo nella sopravvivenza politica, capace di costruire maggioranze con partiti che, messi insieme, sembrano usciti da una riunione nella quale nessuno aveva controllato prima chi fossero gli invitati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per governare ha dovuto dipendere da una costellazione di partiti regionalisti ed indipendentisti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è alla Moncloa soprattutto per aver varato la legge di amnistia per i protagonisti del processo indipendentista catalano;&nbsp;&nbsp;una delle condizioni politicamente più controverse, che potrebbe anche essere letta come cinismo, o come machiavellismo estremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è dunque esattamente il modello lineare di una sinistra che governa perché dispone di una solida maggioranza e di un programma condiviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È piuttosto il modello di un politico che&nbsp;<strong>sa stare dentro una maggioranza impossibile</strong><strong>,&nbsp;</strong>anche quando i suoi amici e collaboratori più stretti, e sua moglie, sono in carcere o sotto processo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa è una differenza non proprio irrilevante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto Sánchez ha persino scritto un libro,&nbsp;<em>Manual de resistencia</em>, nel quale racconta la propria vicenda politica. Il libro uscì nel 2019, quando era già Presidente del Governo, ed è costruito proprio attorno alla sua storia di sopravvivenza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo che, almeno sul piano dell&#8217;autobiografia, il messaggio era abbastanza chiaro:&nbsp;<strong>“</strong><strong>Non sono qui perché non ho mai perso. Sono qui perché sono tornato dopo aver perso”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed eccoci all&#8217;attualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venerdì il Congresso spagnolo ha bocciato entrambi i decreti del Governo sulla casa. Il primo è caduto con 178 voti contrari contro 172 favorevoli; il secondo con 184 contro 166.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contro Sánchez hanno votato PP, Vox e Junts (gli indipendentisti Catalani), mentre il Governo dipende proprio da una maggioranza parlamentare estremamente frammentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sconfitta parlamentare bella pesante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qui entra in scena il Sánchez che conosciamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qui viene il sospetto più interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E se Sánchez avesse persino messo in conto di perdere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dico che sia andata necessariamente così. Non ho la sfera di cristallo per vedere dentro la Moncloa. Ma politicamente l&#8217;ipotesi non è affatto campata per aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presentare i decreti sulla casa, portarli in Parlamento sapendo di avere numeri fragilissimi, e poi trovarsi davanti al voto contrario di PP, Vox e Junts, gli offre infatti un&#8217;occasione che, fino a qualche settimana fa, probabilmente non aveva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Andare alle urne parlando di casa invece che di migranti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché fino a poco tempo fa il terreno sul quale Sánchez rischiava di essere trascinato era quello dell&#8217;immigrazione, di Ceuta e delle polemiche che ne derivano. Un terreno sul quale la sinistra non parte necessariamente con il vento a favore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La casa è un&#8217;altra cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il giovane che non riesce a permettersi un affitto. È la famiglia che rischia lo sfratto. È il pensionato che vede aumentare il canone. È un problema concreto, quotidiano, facilmente comprensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora il paradosso sarebbe formidabile:&nbsp;<strong>Sánchez potrebbe aver perso in Parlamento proprio per poter vincere la partita del racconto politico:&nbsp;</strong>«Io ho cercato di proteggere gli inquilini. Loro hanno votato contro.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge non passa, ma il tema della campagna elettorale è trovato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa fosse stata davvero la strategia, sarebbe una mossa da autentico Sánchez: trasformare una debolezza parlamentare in un&#8217;arma elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, ripeto, questa mia è solo un&#8217;ipotesi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà documentata è che la bocciatura dei decreti ha aperto concretamente nel PSOE il dibattito sull&#8217;anticipo elettorale e che diversi dirigenti socialisti considerano proprio la casa un terreno favorevole per affrontare la campagna. Ed è questo, più che le intenzioni personali di Sánchez, il dato politicamente interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Premier ha preso la parola poco prima del voto e ha detto ai partiti contrari che “<strong>la storia li avrebbe giudicati prima di quanto pensassero”</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una frase che sembra già scritta non per il verbale del Parlamento, ma per il manifesto di una campagna elettorale.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della casa rimane. La legge è stata bocciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il racconto politico è già pronto.&nbsp;&nbsp;E non è detto che sia un dettaglio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora permettetemi una domanda molto semplice:&nbsp;<strong>È davvero questo il modello che la sinistra italiana dovrebbe importare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sto dicendo che Sánchez sia un cattivo politico. Al contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è una cosa che gli va riconosciuta è proprio la capacità di sopravvivere politicamente in condizioni nelle quali altri sarebbero già a casa a guardare la televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma una cosa è riconoscere l&#8217;abilità politica di un leader, un&#8217;altra è trasformarlo in un santino.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Perché il Sánchez reale non è un santino. È un politico pragmatico, spregiudicato nelle alleanze, abilissimo nella comunicazione, e capace di cambiare schema al volo quando lo schema precedente non funziona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della casa in Spagna non è un&#8217;invenzione propagandistica: gli sfratti e l&#8217;aumento dei prezzi hanno prodotto una mobilitazione sociale molto ampia, e negli ultimi giorni decine di migliaia di persone sono scese in piazza in varie città spagnole chiedendo interventi urgenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi attenzione a non fare l&#8217;errore opposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi esiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone che non riescono a pagare l&#8217;affitto non sono comparse per gentile concessione di Sánchez.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio per questo sarebbe interessante vedere la sinistra italiana guardare alla Spagna&nbsp;<strong>senza gli occhiali del tifo</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una cosa è dire: «Questa misura spagnola funziona, vediamo se possiamo adattarla all&#8217;Italia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra è dire: «Guardate Sánchez, quello è il modello».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è riformismo.&nbsp;&nbsp;Il secondo rischia di diventare culto della personalità in formato progressista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E noi italiani, in fatto di santini politici, abbiamo già dato parecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse sarebbe il caso di smettere di cercare all&#8217;estero il leader che conferma le nostre idee, e cominciare a studiare davvero quello che fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché Pedro Sánchez può essere un interessante caso di studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma proprio perché è Pedro Sánchez. Non perché sia il santo patrono della sinistra europea.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>La legislatura scade nel 2027. Il consenso potrebbe scadere prima</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 09:20:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C&#8217;è una parola che nella politica italiana viene pronunciata con una certa solennità:&#160;“scadenza&#160; naturale”. Naturale. Una parola bellissima. Fa pensare alle stagioni, alle rondini, ai cicli della vita, e magari anche alle bollette, che quelle sì, hanno una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una parola che nella politica italiana viene pronunciata con una certa solennità:&nbsp;<strong>“scadenza</strong>&nbsp; naturale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parola bellissima. Fa pensare alle stagioni, alle rondini, ai cicli della vita, e magari anche alle bollette, che quelle sì, hanno una loro puntualissima naturalezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In politica, invece, la “scadenza naturale” vale soprattutto quando conviene arrivarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando non conviene più, improvvisamente compare la “responsabilità”, la “situazione del Paese”, l&#8217;“interesse nazionale” e tutta quella meravigliosa collezione di espressioni con cui i politici riescono a spiegare perché ciò che ieri era indispensabile oggi è diventato assolutamente rinviabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa legislatura dovrebbe arrivare alla sua conclusione nel 2027.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una cosa è la durata “costituzionale” di una legislatura, un&#8217;altra è la sua durata “politica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E io, fossi Giorgia Meloni, una riflessione la farei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi, visto che non devo essere eletto da nessuno, posso permettermi di dirla senza troppi giri di parole:&nbsp;<strong>se fossi al suo posto, penserei seriamente ad andare a votare prima possibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché il Governo sia necessariamente in difficoltà oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma proprio perché la politica, quando le cose possono cambiare, dovrebbe avere la buona abitudine di non aspettare che cambino veramente, magari in peggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo principale ha un nome molto poco ideologico e molto concreto:&nbsp;<strong>inflazione</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come accennato in un altro mio editoriale di oggi, a settembre i prezzi al consumo in Italia sono aumentati del 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed i prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie (i generi alimentari) sono aumentati del 5,3%.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è ancora la fine del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è esattamente il genere di numero che può trasformarsi in un problema politico se comincia ad entrare stabilmente nelle abitudini quotidiane delle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l&#8217;elettore può anche essere un raffinato conoscitore delle dinamiche geopolitiche, dei mercati dell&#8217;energia e delle guerre commerciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi va al supermercato, e guarda lo scontrino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quel punto tutte le spiegazioni diventano un po&#8217; meno convincenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo chiamarla la&nbsp;“<strong>legge dello scontrino”</strong>: il cittadino non attribuisce necessariamente al Governo la responsabilità di ogni aumento, ma tende a chiedere conto a chi governa del fatto che il suo potere d&#8217;acquisto si sia ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sempre giusto.&nbsp;&nbsp;È però terribilmente umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo hanno scoperto anche gli americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;amministrazione Biden si trovò nel 2024 a fronteggiare un paradosso non molto diverso: diversi indicatori macroeconomici americani erano tutt&#8217;altro che disastrosi, ma una parte consistente degli elettori continuava a percepire l&#8217;economia come negativa, soprattutto per il costo della vita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ad un certo punto persino il prezzo delle uova divenne uno dei simboli della questione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non furono certamente le uova a determinare da sole il risultato elettorale americano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quella storia ci dice qualcosa di importante:&nbsp;<strong>l&#8217;economia reale che gli elettori percepiscono può contare più dell&#8217;economia che leggono nei comunicati stampa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo, per Giorgia Meloni, dovrebbe essere un campanello d&#8217;allarme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se l&#8217;inflazione dovesse continuare a mordere nel 2027, il Governo potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di dover spiegare perché le cose non vanno bene proprio nel momento in cui chiede agli italiani di rinnovargli la fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E spiegare, in politica, è quasi sempre più difficile che promettere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tentazione, quindi, potrebbe essere quella di arrivare alla prossima legge di bilancio, concentrare le risorse disponibili su alcune misure immediatamente percepibili, magari dare una sforbiciata all&#8217;Irpef per il ceto medio (aliquota 33% fino a 60mila euro), mettere qualche euro nelle tasche di altri settori (le solite marchette elettorali) e poi andare alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima che il conto del supermercato diventi più pesante del conto politico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Io, francamente, lo farei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché dall&#8217;altra parte non vedo esattamente né la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, né l’Armada Invencible di Filippo II di Spagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedo un&#8217;opposizione che dovrebbe approfittare della situazione economica e che invece continua a fare una cosa nella quale la politica italiana ha raggiunto livelli di eccellenza olimpica:&nbsp;<strong>discutere di se stessa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e compagnia devono ancora trovare un accordo su parecchie cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla leadership. Sul programma. Sulla politica estera. Sull&#8217;Ucraina. Sulle alleanze. Persino sulle modalità con cui scegliere chi dovrebbe guidare il futuro schieramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando finalmente riescono a mettersi d&#8217;accordo su qualcosa, spesso si scopre che si sono messi d&#8217;accordo soltanto per votare contro qualcun altro, spesso fra loro stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha dato alla propria base un mandato nettissimo contro la prosecuzione dell&#8217;invio di armi all&#8217;Ucraina, mentre nel PD i riformisti contestano apertamente quella posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non è un dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se vuoi governare insieme, prima o poi devi spiegare agli elettori&nbsp;<strong>su cosa governerai insieme</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta dire che Meloni deve andare a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello è un programma elettorale soltanto se il programma si intitola “A casa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sul terreno economico il problema non mi pare molto diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte si parla di lotta all&#8217;evasione fiscale, come se bastasse pronunciare quelle tre parole per far comparire automaticamente nelle casse dello Stato qualche decina di miliardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra torna ciclicamente l&#8217;idea della patrimoniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, sull&#8217;evasione fiscale sono tutti d&#8217;accordo: anche il ladro, probabilmente, è favorevole alla lotta al furto purché non sia il suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è&nbsp;<strong>come</strong>recuperarla, quanto si pensa realisticamente di recuperare (mettendo nero su bianco i provvedimenti da adottare), e soprattutto cosa si intende fare con quei soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alla patrimoniale, si può naturalmente discutere di progressività fiscale e di redistribuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in un Paese già tassato pesantemente, pensare che la risposta ai problemi economici sia semplicemente andare a cercare altri patrimoni da aggredire mi sembra una ricetta appartenente ad una cultura economica che ha ancora un piede nel secolo scorso, nei Regimi di stampo filo sovietico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto vero, però, è un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;opposizione avrebbe bisogno di rassicurare non soltanto il proprio elettorato tradizionale, ma anche&nbsp;<strong>quel pezzo di Italia moderata, produttiva, europeista, riformista, che non si riconosce nella destra, ma nemmeno in una sinistra che guarda con crescente interesse al M5S e alle sue posizioni più radicali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che, a mio avviso, entra in gioco un nome come&nbsp;<strong>Giorgio Gori</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché io abbia la sfera di cristallo e sappia se Gori sarebbe in grado di vincere le elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lo sa nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché rappresenta esattamente il tipo di profilo che potrebbe parlare anche a quell&#8217;elettorato moderato che una coalizione Schlein-Conte rischia di lasciare per strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non sono soltanto mie fantasie da bar dello sport politico: proprio in questi giorni Gori è tra i nomi evocati per le primarie del centrosinistra, mentre il confronto tra l&#8217;area riformista del PD e il M5S di Conte si è fatto apertamente conflittuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che per arrivare ad una soluzione del genere i&nbsp;“<strong>caciccì”</strong>&nbsp;dovrebbero fare una cosa che nella politica italiana è più difficile della quadratura del bilancio pubblico: rinunciare, almeno per una volta, all&#8217;idea che il problema dell&#8217;Italia sia soprattutto trovare un posto per loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein dovrebbe accettare che il candidato premier non debba necessariamente essere lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte dovrebbe accettare che il candidato premier non debba necessariamente essere lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratoianni e gli altri dovrebbero accettare che un&#8217;alleanza elettorale non è un congresso permanente delle rispettive identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tutti insieme dovrebbero capire che&nbsp;<strong>vincere una coalizione non significa sommare i propri voti: significa convincere anche quelli che oggi non ti votano</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una differenza enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio qui che Giorgia Meloni potrebbe avere davanti la sua finestra di opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché l&#8217;opposizione sia destinata a perdere. Questo non lo può sapere nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché oggi è ancora alle prese con il problema di costruire un&#8217;alternativa credibile e riconoscibile, mentre il Governo ha davanti a sé una scadenza istituzionale precisa ed un&#8217;economia che potrebbe diventare meno benevola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, se fossi Giorgia Meloni, non aspetterei troppo;&nbsp;&nbsp;<strong>andrei a votare</strong><strong>,</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">il prima possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché aspettare un anno, in politica, quando hai un avversario che deve ancora decidere chi vuole essere, può sembrare prudenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma può anche essere semplicemente il modo più elegante per dare al tuo avversario il tempo di diventare finalmente un avversario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E una cosa è certa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le legislature hanno una scadenza naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il consenso, invece, ha una scadenza molto meno naturale e molto più imprevedibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qualche volta, quando senti il campanello della scadenza, è meglio aprire la porta prima che suoni qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Gas esilarante nei parchi, FdI chiede un’ordinanza a Possamai: «Regole chiare per proteggere i ragazzi»</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 14:04:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia Vicenza chiede al sindaco Giacomo Possamai un’ordinanza contro la detenzione e l’utilizzo a scopo ricreativo del protossido d’azoto, il cosiddetto “gas esilarante”, nei parchi, nelle piazze, nei pressi delle scuole e nei luoghi frequentati dai giovani. Possamai è<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d’Italia Vicenza chiede al sindaco Giacomo Possamai un’ordinanza contro la detenzione e l’utilizzo a scopo ricreativo del protossido d’azoto, il cosiddetto “gas esilarante”, nei parchi, nelle piazze, nei pressi delle scuole e nei luoghi frequentati dai giovani. Possamai è attualmente sindaco di Vicenza e mantiene tra le proprie deleghe anche sicurezza urbana e salute e benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta arriva dopo la segnalazione, da parte del partito, della presenza nei parchi cittadini di bombolette di protossido d’azoto. L’eventuale divieto proposto da FdI dovrebbe riguardare esclusivamente l’uso ricreativo, lasciando quindi consentiti gli impieghi leciti della sostanza nei settori alimentare, sanitario e professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, richiama l’attenzione soprattutto sulla diffusione del fenomeno tra adolescenti e giovanissimi. Il protossido d’azoto viene anche indicato come “droga del palloncino” e, in caso di consumo ripetuto, può provocare conseguenze neurologiche anche gravi: l’agenzia sanitaria francese Anses ha documentato il rischio di lesioni neurologiche persistenti associate all’uso intensivo e cronico della sostanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Costa pochi euro, si trova facilmente anche online e viene percepito come innocuo proprio perché è legale», osserva Benigno, che individua proprio nella facilità di reperimento uno degli aspetti più preoccupanti. Il presidente cittadino di FdI cita quanto già avvenuto in altri Paesi europei e chiede che anche Vicenza si doti di uno strumento specifico per consentire alla Polizia Locale e alle forze dell’ordine di intervenire con sanzioni e sequestri delle bombole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Francia, già dal 2021 sono state introdotte restrizioni che comprendono il divieto di vendita o cessione ai minori e limiti alla commercializzazione; nel 2026 è stato inoltre notificato alla Commissione europea un progetto con ulteriori restrizioni sull’accesso del pubblico al protossido d’azoto. Benigno richiama inoltre il caso di Bonn e le ordinanze adottate, secondo quanto riferisce FdI, da diversi Comuni italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quando è in gioco la salute dei ragazzi, il nostro compito è portare soluzioni concrete e non limitarci a denunciare i problemi – afferma Benigno –. Questa è una di quelle soluzioni, già sperimentata altrove, che si può adottare in modo rapido e snello per arginare il fenomeno».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla richiesta di un’ordinanza, Fratelli d’Italia affianca quella di una maggiore attività di prevenzione. Anna Antonini, dirigente cittadina del partito, sottolinea come molti genitori non conoscano la natura delle piccole bombole argentate che possono essere trovate nei parchi e non siano consapevoli, sostiene, della facilità con cui i ragazzi possono procurarsele anche attraverso internet, social network e contatti online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le famiglie non vanno lasciate sole – afferma Antonini –. Serve una campagna di prevenzione con scuole e associazioni, che parli ai ragazzi e aiuti i genitori a riconoscere i segnali».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per FdI è necessario anche aumentare la presenza e le attività nelle aree verdi cittadine. Antonini torna quindi sulla proposta “Vicenza Parchi Vivi”, presentata dal partito nei mesi scorsi e basata sulla creazione di un calendario permanente di sport, iniziative e volontariato nei parchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un parco abbandonato diventa terra di nessuno, un parco vissuto è un parco più sicuro – conclude Antonini –. La proposta di oggi segue lo stesso filo: regole chiare, ma soprattutto tornare a esserci, ogni giorno».</p>
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		<title>Thiene, Fratelli d’Italia apre a Scarpellini: «Figura autorevole, auspichiamo la convergenza del centrodestra»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 13:21:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli d’Italia guarda con favore alla possibile candidatura di Giovanni Scarpellini a sindaco di Thiene e auspica che, nei prossimi giorni, attorno al suo nome possa maturare una convergenza dell’intera coalizione di centrodestra. La posizione arriva dal circolo cittadino del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d’Italia guarda con favore alla possibile candidatura di Giovanni Scarpellini a sindaco di Thiene e auspica che, nei prossimi giorni, attorno al suo nome possa maturare una convergenza dell’intera coalizione di centrodestra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione arriva dal circolo cittadino del partito, che interviene nel dibattito in vista delle prossime elezioni amministrative dopo la disponibilità manifestata da Scarpellini. L’ex ufficiale dei Carabinieri ed ex comandante della Polizia Locale dell’Alto Vicentino ha avviato in questi giorni il proprio percorso verso la candidatura, presentandosi come figura civica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo accolto con favore la disponibilità di Giovanni Scarpellini – dichiara Matteo Golo, commissario del circolo di Fratelli d’Italia Thiene –. Riteniamo condivisibili le posizioni che ha espresso e vediamo nella sua figura le caratteristiche ideali per costruire un progetto amministrativo serio, concreto e capace di guardare al futuro di Thiene».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Fratelli d’Italia, il nome di Scarpellini potrebbe dunque rappresentare il punto di incontro attorno al quale costruire una proposta che coinvolga le diverse componenti politiche e civiche del centrodestra. Una coalizione che alle amministrative del 2022 si era presentata, al ballottaggio, a sostegno di Manuel Benetti contro Gianantonio Michelusi, poi eletto sindaco con il 58,5% dei voti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il nostro auspicio – prosegue Golo – è che nei prossimi giorni tutto il centrodestra possa compattarsi sulla sua figura. Crediamo che ci siano le condizioni per trovare una sintesi e presentarci alla città con una proposta unitaria, credibile e ambiziosa. L&#8217;obiettivo deve essere mettere da parte ciò che può dividere e concentrarci sui temi e sulle risposte che Thiene si aspetta dalla futura amministrazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il circolo cittadino di Fratelli d’Italia, la costruzione del programma dovrebbe partire dal confronto con il territorio: categorie economiche, associazioni, mondo dello sport e del volontariato e, più in generale, le realtà che operano quotidianamente nella comunità thienese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i temi indicati come prioritari dal partito figurano sicurezza, sviluppo economico e commerciale, sport, qualità urbana e servizi alle famiglie. A questi FdI affianca la necessità di una programmazione in grado di intercettare finanziamenti e opportunità attraverso i rapporti con le altre istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione viene riservata al tema della sicurezza, settore nel quale Fratelli d’Italia considera l’esperienza professionale di Scarpellini un elemento centrale della possibile candidatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Come Fratelli d’Italia siamo pronti a mettere a disposizione il nostro contributo, le nostre idee e la nostra filiera istituzionale – afferma ancora Golo –. Oggi uno dei temi più delicati dal punto di vista amministrativo è certamente quello legato alla sicurezza e al contrasto al degrado urbano; riteniamo la figura di Scarpellini di assoluta autorevolezza per garantire ai cittadini di Thiene le risposte che su questi ambiti meritano».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella stessa dichiarazione Golo rivolge anche una critica politica all’attuale amministrazione, parlando della necessità di agire «con responsabilità, visione, e soprattutto mettendo fine alla logica dello scaricabarile tanto cara a Michelusi». Gianantonio Michelusi è l’attuale sindaco di Thiene, eletto nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Auspichiamo che già nei prossimi giorni possano maturare le condizioni per una convergenza ampia da parte di tutta la coalizione – conclude il rappresentante di Fratelli d’Italia –. Thiene ha bisogno di una squadra coesa e di un progetto all’altezza delle sfide dei prossimi anni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nota del circolo è firmata da Matteo Golo e Nicolò Stefano Aldighieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il conto di Vannacci: anche il centrodestra ha i suoi problemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:06:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A guardarlo da lontano, il Centrodestra sembra oggi tutto un altro film rispetto al Centrosinistra. Una Premier con una leadership riconosciuta, una maggioranza che governa da oltre quattro anni, tre Partiti che, pur litigando non poco, hanno finora trovato il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">A guardarlo da lontano, il Centrodestra sembra oggi tutto un altro film rispetto al Centrosinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una Premier con una leadership riconosciuta, una maggioranza che governa da oltre quattro anni, tre Partiti che, pur litigando non poco, hanno finora trovato il modo di stare insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, niente Campo largo da inventare, niente riunioni interminabili per decidere chi deve sedersi al tavolo, e soprattutto niente tavoli che rischiano di saltare prima ancora che arrivino le sedie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sarebbe un errore scambiare questa stabilità per armonia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una cosa è governare insieme quando il voto è ancora relativamente lontano; un&#8217;altra è affrontare una campagna elettorale quando ogni partito deve tornare a parlare soprattutto ai propri elettori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui potrebbero cominciare i problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finora il collante del centrodestra è stato abbastanza semplice: governare (qualcun altro pensa “il potere”, ma tant’è!).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Meloni ha interesse a mantenere compatta la maggioranza, Matteo Salvini a non perdere il proprio ruolo nella Lega, Antonio Tajani a preservare lo spazio di Forza Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tutti hanno interesse a non ripetere la storia delle coalizioni che si autodistruggono prima ancora di arrivare al traguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma più ci si avvicinerà alle elezioni, più questa logica potrebbe cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché Fratelli d&#8217;Italia, Lega e Forza Italia dovranno tornare a marcare le proprie identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Lega avrà bisogno di distinguersi sui suoi temi tradizionali: autonomia, immigrazione, sicurezza, fisco, rapporto con Bruxelles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forza Italia continuerà a rivendicare il proprio profilo liberal-moderato, europeista e popolare, cercando di occupare quello spazio centrista che rappresenta la ragione stessa della sua esistenza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d&#8217;Italia avrà invece un problema più particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essendo il Partito della Premier ed il perno della maggioranza, dovrà continuare a presentarsi come forza di governo responsabile, senza però lasciare agli alleati il monopolio dei temi identitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono le politiche economiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la coperta è sempre quella: corta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensioni, tasse, ceto medio, partite Iva, energia, spesa pubblica, difesa, vincoli europei.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni partito ha la sua lista della spesa. Il problema è che qualcuno alla fine dovrebbe&nbsp;pagare il conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul terreno internazionale le differenze non sono puramente teoriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare alle diverse sensibilità emerse sul rapporto con la Russia e sulla futura politica energetica. Tajani ha ribadito la necessità che Mosca rispetti il diritto internazionale, mentre Salvini ha parlato della possibilità di tornare ad acquistare gas russo una volta terminato il conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sul funzionamento dell&#8217;Unione europea lo stesso Tajani ha riconosciuto che, mentre lui sarebbe favorevole a superare il diritto di veto in politica estera, all&#8217;interno del Governo non c&#8217;è una maggioranza favorevole alla modifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla di drammatico, naturalmente.&nbsp;&nbsp;È la normale dialettica di una coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che la normale dialettica diventa molto meno “normale” quando si avvicinano le urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché allora ogni distinguo può trasformarsi in un voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi arriva l&#8217;oste.&nbsp;&nbsp;Ed è qui che compare Roberto Vannacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nascita di Futuro Nazionale introduce infatti nella competizione un quarto soggetto che non può essere semplicemente trattato come una delle tante variabili interne alla maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vannacci ha lasciato la Lega ed ha trasformato quella rottura in un Movimento autonomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto non sembra avere alcuna intenzione di presentarsi come un semplice avversario del centrodestra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, ha definito Futuro Nazionale l&#8217;interlocutore naturale dell&#8217;alleanza di centrodestra, dichiarandosi disponibile a discutere con le forze che ne condividano principi e valori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo a rendere la situazione interessante.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un conto è avere un concorrente esterno, un altro è avere qualcuno che dice, in sostanza:&nbsp;&nbsp;io sono fuori dalla coalizione, ma rappresento una parte della vostra stessa area politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la faccenda si complica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la Supermedia YouTrend del 17 settembre, Futuro Nazionale viene accreditato del 7,7%, mentre la Lega è al 5,6% e Forza Italia al 7,4%. Naturalmente un sondaggio resta un sondaggio e non un risultato elettorale, ma il dato segnala che il fenomeno Vannacci non è più trascurabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c&#8217;è un&#8217;altra questione, ancora più interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;attuale scenario della nuova legge elettorale, una simulazione realizzata da YouTrend per Sky TG24 ha mostrato quanto la collocazione di Futuro Nazionale possa incidere sulla distribuzione dei seggi. Con Vannacci dentro la coalizione di centrodestra, la simulazione assegna al centrodestra 226 deputati e 117 senatori; con Futuro Nazionale in corsa autonoma, il centrodestra scenderebbe a 139 deputati e 69 senatori, mentre il partito di Vannacci eleggerebbe 25 deputati e 12 senatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, lo ripeto, non è una previsione del risultato delle urne, ma una simulazione costruita sulle intenzioni di voto attuali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che però rende plasticamente l&#8217;importanza della collocazione di quel 7,7%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo al punto di partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe però sbagliato raccontare il centrodestra come se il suo unico problema fosse Roberto Vannacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vannacci è piuttosto un elemento che si inserisce dentro contraddizioni già esistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera questione sarà infatti capire come i tre partiti tradizionali riusciranno ad arrivare al voto senza trasformare la necessaria competizione interna in una guerra di identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché più si avvicineranno le urne, più Salvini dovrà dimostrare che la Lega ha ancora una ragione per esistere distinta da Fratelli d&#8217;Italia e dal Partito di Vannacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più Tajani dovrà ricordare che Forza Italia non è semplicemente una versione moderata di Fratelli d&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E più Meloni dovrà tenere insieme due esigenze apparentemente contraddittorie: mantenere il profilo di una forza di governo affidabile e, contemporaneamente, non perdere il contatto con quella parte del proprio elettorato che pretende una destra più identitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso, del resto, che negli ultimi giorni Meloni abbia cominciato ad appropriarsi, da Premier, di temi che erano stati a lungo terreno di battaglia degli alleati, dal bollo auto caro a Forza Italia fino al velo nelle scuole caro alla Lega, mentre nei palazzi cominciano a circolare “rumors” su una possibile lista civica della Premier, capace di pescare anche nel bacino moderato oggi presidiato soprattutto da Forza Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che si giocherà una partita delicata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una coalizione può sopportare molte differenze quando governa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Molto meno quando ogni differenza può trasformarsi in uno slogan elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&nbsp;allora anche il Centrodestra, che oggi appare assai più compatto del Centrosinistra, potrebbe scoprire una vecchia verità della politica italiana:&nbsp;&nbsp;le coalizioni sono facili da costruire quando si deve vincere insieme; diventano molto più difficili da gestire quando ciascuno deve dimostrare di essere indispensabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Centrosinistra ha il problema di mettere insieme anime molto diverse prima del voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Centrodestra potrebbe avere il problema opposto: evitare che le sue anime, avvicinandosi al voto, comincino a contendersi lo stesso elettorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sul bordo destro del campo, intanto, c&#8217;è Vannacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quarto incomodo è già arrivato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E potrebbe presentare il conto proprio quando Meloni, Salvini e Tajani avranno più bisogno di sedersi allo stesso tavolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il vicolo cieco del centrosinistra: tra il «campo largo» e la chimera riformista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 07:42:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Dopo il pezzo di ieri sulla “pentastellizzazione” del PD ho avuto modo di interloquire con alcuni di voi. E devo dire che il confronto mi ha confermato una sensazione: il problema del centrosinistra italiano è molto più profondo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il pezzo di ieri sulla “pentastellizzazione” del PD ho avuto modo di interloquire con alcuni di voi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E devo dire che il confronto mi ha confermato una sensazione: il problema del centrosinistra italiano è molto più profondo della semplice scelta del candidato Premier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una coalizione può anche sommare voti. Il problema è capire se riesce a sommare idee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sul futuro del centrosinistra continua invece a girare attorno ad un equivoco di fondo: si discute di alleanze, leadership e premiership come se la politica fosse una semplice operazione aritmetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Metti insieme PD, M5S, AVS e qualche altra sigla, fai la somma dei voti e, voilà, hai costruito una maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari fosse così semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il precedente del Governo Conte 2 dimostra che un asse tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è già stato sperimentato a Palazzo Chigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma oggi riproporre quell&#8217;esperienza sotto forma di «Campo largo» apre una serie di interrogativi che nessuna calcolatrice elettorale può risolvere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo riguarda la leadership.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il PD mantiene nei sondaggi un vantaggio di circa otto punti sul M5S.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quindi difficile immaginare che il maggiore partito della coalizione possa accettare passivamente una posizione di subalternità rispetto a Giuseppe Conte, che sembra rivendicare invece per sé un ruolo centrale nella guida del futuro schieramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una questione di ambizioni personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una questione di identità politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se il PD finisse per essere semplicemente il socio maggiore di una coalizione costruita attorno alla cultura politica pentastellata, la domanda sarebbe inevitabile:&nbsp;<strong>chi sta trascinando chi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriviamo al secondo problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto «Campo largo» non è soltanto un&#8217;alleanza tra partiti diversi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un&#8217;alleanza tra culture politiche, che su alcuni temi fondamentali continuano ad avere posizioni differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo la politica estera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con l&#8217;Europa, la guerra in Ucraina, la difesa europea, la NATO, il rapporto con gli Stati Uniti, non sono dettagli da mettere in fondo al programma dopo aver deciso chi farà il candidato premier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono questioni che definiscono una cultura politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando dentro la stessa coalizione convivono posizioni molto diverse, il rischio è che l&#8217;unico collante rimanga l&#8217;opposizione a Giorgia Meloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma una coalizione costruita soprattutto contro qualcuno deve prima o poi spiegare&nbsp;<strong>per che cosa</strong>&nbsp;sta insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è la questione delle primarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidare la scelta del candidato alla guida dell’alleanza ad uno strumento di partecipazione democratica può essere perfettamente legittimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma immaginare primarie gestite magari anche attraverso il voto telematico in un&#8217;epoca nella quale interferenze digitali ed operazioni di influenza straniera sono una realtà documentata, sarebbe quantomeno un azzardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché qualcuno debba necessariamente manomettere una consultazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Semplicemente perché, quando in gioco c&#8217;è la scelta del candidato alla guida di una possibile maggioranza di governo, anche la credibilità del processo diventa parte della partita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c&#8217;è la famosa «terza gamba».</p>



<p class="wp-block-paragraph">AVS rappresenta un&#8217;altra componente che, su diversi temi, spinge il baricentro della coalizione verso posizioni più movimentiste e radicali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E non è soltanto una questione di programmi: basta guardare anche alle personalità che Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli hanno portato dentro il perimetro politico della sinistra, da Aboubakar Soumahoro a Ilaria Salis, fino all&#8217;ipotesi, già circolata, di Francesca Albanese come possibile nome da mettere in campo per la leadership del centrosinistra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono scelte politiche legittime, naturalmente. Ma raccontano bene quale tipo di elettorato e quale sensibilità culturale AVS intenda rappresentare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E proprio per questo rendono ancora più complicato immaginare un equilibrio stabile con un PD che vorrebbe contemporaneamente tenere insieme l&#8217;ala riformista, quella più radicale e l&#8217;universo pentastellato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò pone come inevitabile la domanda:&nbsp;<strong>quanto sarebbe larga, alla fine, la distanza tra il centrosinistra che si presenta agli elettori e quello che dovrebbe governare il giorno dopo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché vincere una campagna elettorale è una cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Governare un Paese è un&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E richiede una classe dirigente capace di confrontarsi con Bruxelles, Washington, Pechino, Mosca, e con i grandi dossier internazionali senza ridurre tutto ad uno slogan da assemblea studentesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, allora, non è soltanto Giuseppe Conte. E non è nemmeno Elly Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che il centrosinistra sembra non avere ancora trovato una sintesi politica credibile tra le sue diverse anime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che entra in scena la grande chimera del “riformismo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il riformismo italiano esiste.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Esiste come domanda politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono elettori che non si riconoscono nel sovranismo, ma nemmeno nel populismo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che credono nell&#8217;economia di mercato ma anche nella protezione sociale. Che vogliono un&#8217;Europa più forte, non un&#8217;Europa paralizzata dai veti nazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che considerano l&#8217;Alleanza atlantica un pilastro della sicurezza europea.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che pensano che i conti pubblici abbiano un&#8217;importanza, e che ogni promessa elettorale prima o poi qualcuno debba pagarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che questa domanda politica continua ad essere dispersa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono pezzi nel PD, pezzi di Azione, Italia Viva, +Europa ed altre realtà centriste e liberal-democratiche come quella guidata da Marattin.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sono spesso più impegnati a contendersi lo stesso spazio che a costruire uno spazio comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il riformismo rischia di rimanere quello che in Italia è diventato molte volte: una bellissima parola, accompagnata da parecchie sigle e da pochissimi voti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure proprio da qui potrebbe arrivare una possibile alternativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non necessariamente l&#8217;ennesima sigla personale costruita attorno al leader di turno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma un vero polo liberal-democratico, autonomo, europeista, atlantista e riformista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno spazio politico che, riunendo energie oggi disperse, potrebbe avere una dimensione tutt&#8217;altro che marginale, per parlare a quell&#8217;Italia produttiva, professionale, imprenditoriale e semplicemente pragmatica che non si riconosce né nei sovranismi né nei populismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente il problema è sempre lo stesso: i personalismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia abbiamo una curiosa capacità di trasformare ogni progetto politico in una questione di leadership.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora di chiederci «che cosa vogliamo fare?», cominciamo a litigare su «chi deve comandare?».</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il progetto muore, ma almeno abbiamo stabilito chi avrebbe dovuto guidarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concludendo, io credo che la domanda da porsi oggi sia un&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il centrosinistra vuole davvero costruire una coalizione capace di governare il Paese, oppure vuole semplicemente costruire la coalizione più larga possibile per battere la destra?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le due cose non sono necessariamente la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il «Campo largo» può anche diventare abbastanza ampio da vincere una partita elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se al suo interno non esiste una visione condivisa dell’Italia, dell’Europa e del mondo, rischia di trasformarsi soltanto in un grande cartello elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per vincere può bastare. Per governare, no.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>PS: se a qualcuno è venuto il dubbio che io sia pregiudizialmente contro la sinistra politica, domani verrà il turno della destra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La pentastellizzazione del PD e il capolavoro tattico di Giuseppe Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 07:45:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Il dibattito politico attorno alla linea della Segreteria del Partito Democratico, ed al suo rapporto con il&#160;Movimento 5 Stelle, sta offrendo uno spettacolo che definire surreale è quasi riduttivo.&#160; Schlein ha battezzato la sua strategia&#160;“testardamente unitaria”. E bisogna<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito politico attorno alla linea della Segreteria del Partito Democratico, ed al suo rapporto con il&nbsp;Movimento 5 Stelle, sta offrendo uno spettacolo che definire surreale è quasi riduttivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein ha battezzato la sua strategia&nbsp;<strong>“testardamente unitaria”</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E bisogna riconoscerle almeno una cosa: sulla testardaggine non sembrano esserci dubbi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è capire&nbsp;<strong>chi stia davvero costruendo l&#8217;unità e, soprattutto, attorno a quale progetto politico</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quello che sta emergendo, più che un Campo largo, assomiglia sempre di più ad un Campo nel quale il PD allarga le porte, e Giuseppe Conte decide chi può entrare e con quali condizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui, a mio avviso, che si realizza il vero capolavoro tattico dell’ex Presidente del Consiglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte ha capito una cosa elementare:&nbsp;<strong>la segreteria Schlein non può permettersi di rompere con il Movimento 5 Stelle</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola «unità» per lei è diventata infatti una specie di vincolo politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi mette in discussione l&#8217;alleanza rischia di essere accusato di lavorare per la destra, di dividere il campo progressista, di compromettere la possibilità stessa di battere la Meloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il PD si è ritrovato nella singolare condizione di dover dimostrare continuamente di essere abbastanza progressista per non perdere il Movimento 5S.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elly Schlein non sembra essersi limitata ad accettare l&#8217;alleanza come una necessità elettorale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha progressivamente trasformato l&#8217;alleanza stessa in una sorta di orizzonte politico obbligato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa, a mio avviso, la vera&nbsp;“<strong>pentastellizzazione del PD”</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che il PD sia diventato il Movimento 5 Stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa qualcosa di più sottile e forse più importante:&nbsp;<strong>che sempre più spesso è il PD a dover spiegare perché non può seguire il M5S fino in fondo, anziché essere il M5S a spiegare perché dovrebbe seguire il PD.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui entra in scena “NOVA”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte non si è limitato a preparare una lista di desiderata da portare agli alleati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha costruito un percorso interno, ha raccolto proposte, ha individuato venti punti programmatici, e li ha sottoposti al voto degli iscritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza potrà presentarsi al tavolo con il PD non semplicemente dicendo: «Queste sono le mie condizioni per il programma».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrà dire:&nbsp;<strong>«Queste sono le condizioni che mi ha dato il Movimento».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è una differenza enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché così Conte si è costruito preventivamente una sorta di&nbsp;<strong>scudo politico</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo ad esempio il tema dell&#8217;Ucraina e delle armi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se una posizione viene presentata come una scelta personale di Conte, il PD può cercare di negoziarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece quella posizione viene inserita dentro un mandato approvato dalla base del Movimento, ogni concessione diventa per Conte un problema interno, ed ogni rifiuto del PD può essere presentato come un problema dell&#8217;alleanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Geniale? Politicamente, almeno, certamente astuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte ha cioè fatto qualcosa che la politica italiana conosce bene:&nbsp;<strong>ha trasformato un vincolo interno in una leva negoziale esterna.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che la strategia «testardamente unitaria» della segreteria Schlein rischia di produrre un effetto curioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein pensava di utilizzare il Campo largo per rafforzare la capacità del Centrosinistra di competere con la destra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte sembra utilizzare il Campo largo per&nbsp;<strong>rafforzare il proprio peso politico personale dentro il Centrosinistra</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono due strategie molto diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E una delle due, almeno per ora, a mio avviso appare assai più lucida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché mentre il PD discute di come tenere insieme tutti (e le uscite degli ultimi tempi mostrano le crepe), Conte sta costruendo le condizioni affinché siano gli altri a dover decidere quanto della propria linea sono disposti a “sacrificare” per tenere insieme il fronte comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compresa, naturalmente, la questione della leadership.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se il principio diventa quello dell&#8217;unità a tutti i costi, prima o poi qualcuno dovrà spiegare una cosa piuttosto semplice:&nbsp;<strong>unità attorno a quale programma? E soprattutto, attorno a chi?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che la vicenda diventa intrigante, perché è una domanda che dovrebbe interessare soprattutto quell&#8217;elettorato riformista che non si riconosce né nella destra sovranista né in una sinistra progressivamente modellata sulle parole d&#8217;ordine del Movimento 5 Stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il vecchio PD, quello che si proponeva come forza di governo, europeista, riformista e capace di parlare anche al mondo produttivo, rischia di diventare progressivamente irriconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché qualcuno lo abbia conquistato con un colpo di mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché, passo dopo passo,&nbsp;<strong>ha deciso di non poter fare a meno di chi gli sta a sinistra, ammesso che il Movimento 5Stelle sia di sinistra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando una Forza politica decide che l&#8217;alleanza con un altro Partito è indispensabile per la propria sopravvivenza, il problema non è più soltanto chi vincerà le elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema diventa chi, dopo averle vinte, avrà davvero l&#8217;ultima parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il capolavoro di Conte potrebbe essere non solo quello di diventare Presidente del Consiglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere qualcosa di ancora più sottile:&nbsp;<strong>aver fatto sì che il PD arrivasse a Palazzo Chigi con una parte decisiva del programma già scritta da lui.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica, qualche volta, è fatta anche di queste piccole ironie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può perdere un&#8217;elezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma si può anche vincerla e perdere, nel frattempo, la propria identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Tre indizi ed una metamorfosi: che cosa è diventato il PD?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 07:35:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Si suole dire che un indizio non basta. Due possono ancora essere una coincidenza.&#160;&#160;&#160;Ma tre indizi fanno una prova.&#160; E allora proviamo a mettere in fila quello che è successo alla Festa Nazionale dell&#8217;Unità di Reggio Emilia. Primo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si suole dire che un indizio non basta. Due possono ancora essere una coincidenza.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma tre indizi fanno una prova.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora proviamo a mettere in fila quello che è successo alla Festa Nazionale dell&#8217;Unità di Reggio Emilia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Primo indizio: Virginia Libero</strong>, Segretaria Nazionale dei Giovani Democratici, sale sul palco e proclama: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre» e «Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La platea applaude.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo indizio: Marco Rocco De Luca</strong>, dirigente nazionale dei Giovani Democratici.&nbsp;&nbsp;Il linguaggio diventa ancora più esplicito: «Siamo i figli, siamo i nipoti della storia del comunismo italiano». Poi l&#8217;invito a liberarsi dal «giogo imperialista» degli Stati Uniti, dalle «sirene del capitalismo» e dal «liberismo». E nella didascalia del suo intervento compare addirittura l&#8217;obiettivo di “distruggere questo capitalismo e creare un nuovo sistema economico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Terzo indizio: arriva Elly Schlein.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>E la segretaria del Partito Democratico individua nel «neoliberismo» il grande modello economico fallito, da superare per costruire un diverso modello di sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre indizi. Tre linguaggi. Tre pezzi dello stesso mosaico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse vale la pena fermarsi un momento e chiedersi:&nbsp;<strong>ma il Partito Democratico che partito è diventato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qui non stiamo parlando semplicemente di una ragazza di 27 anni che si lascia prendere la mano sul palco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E nemmeno di un giovane dirigente che rispolvera il vocabolario della lotta di classe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema politico nasce quando questi linguaggi non vengono più considerati eccentrici rispetto alla cultura del Partito, ma trovano spazio nel cuore della sua manifestazione nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando la platea applaude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta il punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il PD nasce dall&#8217;incontro fra due grandi tradizioni politiche italiane: quella postcomunista dei Democratici di Sinistra, e quella cattolico-democratica della Margherita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non era Rifondazione Comunista; non era Lotta Continua o Potere al Popolo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto non era il PCI degli anni Settanta con il nome cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro la storia comunista italiana c&#8217;era infatti anche un&#8217;altra tradizione: quella riformista, europeista, occidentale, istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella di&nbsp;<strong>Giorgio Amendola, Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Gerardo Chiaromonte</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella di chi aveva compreso che la democrazia liberale, l&#8217;economia di mercato e l&#8217;integrazione europea non erano nemici da abbattere, ma il terreno sul quale misurarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il PD nasceva anche da quella evoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, invece, una parte della sua nuova classe dirigente sembra guardare altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guarda alla piazza, al Movimento, all&#8217;antimperialismo, all&#8217;antiamericanismo, all&#8217;anticapitalismo, alla demonizzazione del «neoliberismo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">E perfino alla “diserzione” come gesto politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è ancora il vecchio PCI fedele all&#8217;Urss.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma certamente non è più, almeno in una parte della sua cultura politica, il perno di quel centrosinistra riformista che molti elettori avevano conosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo alla parola magica:&nbsp;<strong>neoliberismo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein dice che il modello neoliberista ha fallito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sarebbe interessante sapere esattamente quale modello economico italiano stia indicando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se per neoliberismo intendiamo più mercato, concorrenza, privatizzazioni, deregolamentazione e riduzione del peso dello Stato, l&#8217;Italia non sembra esattamente il laboratorio mondiale del neoliberismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati raccontano un&#8217;altra storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 il debito pubblico italiano è arrivato a circa 3.095 miliardi di euro, pari al 137,1% del PIL. La pressione fiscale è stata del 43,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esattamente il paradiso terrestre dello «Stato minimo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora viene spontanea una domanda impertinente:&nbsp;<strong>quale neoliberismo avrebbe fallito in Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di uno Stato che continua ad occupare una parte enorme dell&#8217;economia? Quello delle partecipazioni pubbliche? Quello delle montagne di norme ed autorizzazioni? Quello della pressione fiscale, della spesa pubblica, delle corporazioni, dei sussidi e dei bonus?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questo è neoliberismo, allora Marx deve essersi reincarnato all&#8217;ufficio protocollo di qualche Ministero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E poi, diciamolo: ve la immaginate Elly Schlein, da Presidente del Consiglio, seduta al</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>tavolo del Consiglio Europeo, mentre spiega agli altri Capi di Governo che il neoliberismo ha fallito?&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>Non so voi, ma io sarei curioso di assistere alla discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente si può criticare il mercato. Si può criticare il capitalismo. Si possono contestare le disuguaglianze prodotte dal capitalismo. Si può sostenere che lo Stato debba intervenire molto di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tutte posizioni legittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sarebbe utile chiamare le cose con il loro nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché altrimenti «neoliberismo» diventa semplicemente la nuova parola passepartout della sinistra: un nemico talmente elastico da poter contenere tutto ciò che non piace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così arriviamo al quarto elemento, forse il più importante:&nbsp;<strong>il rapporto con l&#8217;Occidente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un dirigente dei Giovani Democratici parla di «giogo imperialista» degli Stati Uniti, e mette nello stesso calderone Trump, capitalismo, liberismo e “retorica sionista”, non siamo più davanti alla tradizionale socialdemocrazia europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo davanti ad un&#8217;altra cultura politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando la leader dei Giovani Democratici parla di «disertori», il problema non è soltanto la frase.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È ciò che quella frase rivela dell&#8217;ambiente politico e culturale nel quale può essere pronunciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione: Schlein continua formalmente a sostenere l&#8217;Ucraina, e lo ha ribadito anche a Reggio Emilia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo che rende la situazione interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché dentro il Campo Largo convivono posizioni molto diverse sulla guerra, sul riarmo e sull&#8217;aiuto militare a Kiev.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare sul sostegno militare all’Ucraina, il Movimento 5 Stelle e AVS si collocano su posizioni assai più critiche di quelle del PD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, dunque, non è sostenere che Schlein sia diventata comunista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe una caricatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è capire&nbsp;<strong>quanto il PD possa spostarsi verso la sinistra radicale senza perdere la propria identità originaria.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una cosa è costruire un Centrosinistra chiamato “Campo Largo”,&nbsp;&nbsp;un&#8217;altra è costruire una sinistra nella quale il PD faccia da grande contenitore elettorale a culture politiche che un tempo stavano fuori dal suo perimetro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa è essere progressisti; un&#8217;altra è pensare che il capitalismo debba essere “distrutto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa è volere la pace; un&#8217;altra è trasformare la diserzione in una parola d&#8217;ordine politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa è criticare gli Stati Uniti; un&#8217;altra è parlare di «giogo imperialista».</p>



<p class="wp-block-paragraph">E una cosa è correggere gli eccessi del mercato; un&#8217;altra è raccontare l’economia di mercato come il grande Satana economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse, allora, la domanda vera non è che cosa sia diventata Elly Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda è:&nbsp;<strong>che cosa sta diventando il Partito Democratico sotto Elly Schlein?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il rischio, per un Partito che si candida a governare un Paese complesso come l&#8217;Italia, è quello di smarrire la differenza fondamentale che c’è fra una forza di governo ed un&#8217;assemblea studentesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima deve mediare. La seconda deve mobilitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima deve assumersi responsabilità. La seconda può permettersi slogan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima deve parlare anche a chi non la pensa come lei. La seconda vive soprattutto della propria comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora sì, tre indizi possono non fare una prova giudiziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in politica possono essere qualcosa di altrettanto interessante:&nbsp;<strong>un segnale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E quello che arriva oggi dal PD, a mio modesto avviso, è un segnale che sarebbe un errore ignorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Bollo auto, quasi 2 milioni di veneti verso l’esenzione. Ma è scontro sui conti della Regione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 16:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2027 stop al pagamento per auto fino a 80 kW e motocicli: in Veneto oltre 2,5 milioni di veicoli sotto la soglia. Stefani assicura compensazioni, il Pd teme un buco da centinaia di milioni. Lega e Fratelli d’Italia rivendicano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 2027 stop al pagamento per auto fino a 80 kW e motocicli: in Veneto oltre 2,5 milioni di veicoli sotto la soglia. Stefani assicura compensazioni, il Pd teme un buco da centinaia di milioni. Lega e Fratelli d’Italia rivendicano la misura</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">VENEZIA – Quasi <strong>due milioni di veneti</strong> potrebbero beneficiare dell’abolizione del bollo auto prevista dal Governo. Ma, mentre per automobilisti e motociclisti si prospetta un risparmio, in Veneto si apre contemporaneamente il confronto sull’impatto che la misura potrebbe avere sulle <strong>entrate regionali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la platea potenzialmente interessata in Veneto è composta da <strong>1.924.897 persone fisiche</strong> proprietarie di almeno un’automobile o di un motociclo che rientra nei limiti previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella regione circolano <strong>2.005.825 automobili</strong> e <strong>501.198 motociclette</strong> entro la soglia degli <strong>80 kW</strong>, per un totale di oltre <strong>2,5 milioni di veicoli</strong> interessati dal parametro stabilito dal provvedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri introduce dal <strong>2027</strong> l’esenzione per le automobili di piccola e media potenza fino a 80 kW e per i motoveicoli, con l’agevolazione riconosciuta per <strong>un solo veicolo per cittadino</strong>. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha successivamente precisato che l’intenzione del Governo è rendere la misura <strong>strutturale e non limitata al solo 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti <strong>Matteo Salvini</strong> ha espresso soddisfazione per la decisione e indicato come obiettivo futuro quello di proseguire su questa strada, valutando anche un possibile innalzamento della soglia oltre gli attuali <strong>80 kW</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Veneto, però, il provvedimento ha immediatamente aperto una discussione sulle conseguenze per le casse regionali. Il bollo automobilistico costituisce infatti una delle entrate proprie delle Regioni. Nel dibattito di queste ore viene indicata per il Veneto una cifra di circa <strong>600 milioni di euro derivanti dal bollo ordinario</strong>, che salirebbe ulteriormente considerando arretrati e riscossione coattiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione <strong>Alberto Stefani</strong> ha accolto positivamente il provvedimento e ha assicurato che non si tradurrà in una perdita di risorse per il Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Apprezzo questa scelta coraggiosa, che va incontro a milioni di famiglie provate dalla crisi geopolitica internazionale – ha dichiarato Stefani –. Oggi festeggiamo la vittoria di questa storica battaglia di equità. A beneficiarne saranno anche tante famiglie e tanti cittadini del Veneto».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governatore ha soprattutto assicurato che la misura sarà accompagnata da <strong>compensazioni adeguate</strong>, tali da evitare minori entrate per la Regione. Stefani ha inoltre collegato il provvedimento alla recente decisione sullo <strong>stop al blocco dei diesel Euro 5</strong>, indicandoli come interventi rivolti alle difficoltà economiche di famiglie e cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno opposto la posizione del capogruppo del <strong>Partito Democratico in Consiglio regionale, Giovanni Manildo</strong>, che parla di un «blitz da Roma sulla pelle delle Regioni» e solleva dubbi sulla futura copertura delle entrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Manildo, il bollo rappresenta una risorsa utilizzata per finanziare <strong>trasporti, infrastrutture e servizi essenziali</strong> e la promessa di trasferimenti compensativi dallo Stato non sarebbe sufficiente, allo stato attuale, a eliminare le preoccupazioni. Il capogruppo dem indica in circa <strong>600 milioni di euro</strong> l’introito annuale del Veneto legato al bollo e teme possibili ripercussioni sui bilanci regionali qualora le compensazioni non fossero integrali e certe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Manildo ha inoltre chiesto se il presidente Stefani fosse stato informato in anticipo della decisione del Governo, criticando quella che considera una contraddizione rispetto al percorso sull’autonomia differenziata. Si tratta della posizione politica espressa dal gruppo Pd, mentre la Regione sostiene che le compensazioni eviteranno perdite di gettito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte dell’<strong>Anci</strong> l’attenzione è concentrata sul sistema con cui verranno compensate le Regioni. Il direttore <strong>Carlo Rapicavoli</strong> ha richiamato l’esigenza di garantire le risorse, con l’ipotesi che il meccanismo possa essere inserito anche nel più ampio percorso del federalismo fiscale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza di centrodestra, invece, ha accolto favorevolmente il provvedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il commissario della <strong>Lega in Veneto Andrea Tomaello</strong> ha definito l’abolizione del bollo una misura attesa, sostenendo che consentirà di lasciare maggiori risorse a disposizione dei cittadini e rivendicando il ruolo di Salvini nella battaglia per la riduzione dell’imposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coordinatore regionale di <strong>Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon</strong> ha invece ricondotto la scelta all’azione del Governo Meloni, definendo l’abolizione una «boccata d’ossigeno» per milioni di cittadini. Soddisfazione è stata espressa anche dalla senatrice leghista <strong>Erika Stefani</strong>, particolarmente legata al tema anche per la sua passione per le motociclette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura riguarda soprattutto <strong>citycar, utilitarie e numerosi modelli di fascia medio-piccola</strong>. Secondo le stime nazionali del Governo, la soglia degli 80 kW comprenderebbe circa il <strong>70% del parco automobilistico italiano</strong>, pari a circa 30 milioni di vetture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i singoli automobilisti il risparmio varierà naturalmente in base alla potenza e alle caratteristiche del mezzo. Secondo una stima di Altroconsumo su alcuni modelli diffusi, il beneficio annuo potrebbe collocarsi indicativamente <strong>tra 113 e 142 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Veneto, dunque, i numeri sono rilevanti su entrambi i fronti: <strong>quasi 1,925 milioni di potenziali beneficiari e oltre 2,5 milioni di veicoli entro gli 80 kW</strong>, ma anche centinaia di milioni di euro di gettito regionale da sostituire. Il punto decisivo sarà ora capire nel dettaglio <strong>come verranno costruite e garantite le compensazioni statali</strong> annunciate per le Regioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il bollo auto sparisce (per un anno), ma la toppa è peggio del buco: tra spot sbiaditi, petrolio alle stelle ed il solito lancio in tribuna</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:24:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo C’era una volta un video girato davanti a un distributore di benzina.Una Giorgia Meloni allora all’opposizione indicava la pompa con l’aria di chi aveva appena scoperto il colpevole di tutti i mali dell’economia italiana, e prometteva solennemente: “Pretendiamo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un video girato davanti a un distributore di benzina.<br>Una Giorgia Meloni allora all’opposizione indicava la pompa con l’aria di chi aveva appena scoperto il colpevole di tutti i mali dell’economia italiana, e prometteva solennemente: “Pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite”.<br>Era il maggio del 2019, e quel video rimarrà nelle memoria collettiva e negli archivi della rete come una specie di reperto archeologico della politica italiana.<br>A distanza di anni, possiamo dire che poche promesse hanno avuto una carriera tanto diversa dalla realtà.<br>Perché oggi il Governo Meloni non abolisce le accise.<br>Anzi.<br>Proprio mentre annuncia il bollo auto, riduce progressivamente il taglio delle accise sul gasolio: dai 17,1 centesimi attuali si passa a 12,2 centesimi dal 18 al 25 settembre e poi a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre. È la sedicesima misura di questo tipo dal marzo scorso.<br>E qui comincia il problema.<br>Perché se il petrolio continua a essere ostaggio delle guerre in Medio Oriente ed in Ucraina, il problema dei carburanti non si risolve mettendo ogni settimana qualche centesimo di sconto alla pompa.<br>L’IEA ha già segnalato un forte deterioramento delle prospettive dell’offerta petrolifera mondiale, con le scorte di prodotti raffinati che si stanno rapidamente assottigliando.<br>E ha indicato proprio nei conflitti in Medio Oriente e nella guerra russo-ucraina due fattori decisivi per l&#8217;equilibrio del mercato energetico.<br>Insomma, non occorre essere Nostradamus per capire che il problema potrebbe accompagnarci ancora a lungo. E non a caso molti esperti del settore avvertono da tempo che con l’esaurirsi delle scorte, il prezzo del diesel nei prossimi mesi potrebbe schizzate e 3 euro e oltre.<br>E allora quei 17 centesimi, poi 12,2, poi 6,1, somigliano sempre più a una cosa molto italiana: prendere una montagna di soldi pubblici e distribuirla con il contagocce per ottenere un effetto assai modesto alla pompa.<br>Per capirci: è un po’ come buttare i soldi nel water e, per essere sicuri, tirare anche lo sciacquone.<br>E qui arriviamo al bollo auto.<br>Mentre gli automobilisti guardano preoccupati il prezzo del diesel, il Governo tira fuori dal cilindro l’abolizione del bollo per il 2027 sulle auto fino a 80 kW e sui motocicli.<br>La misura dovrebbe riguardare oltre il 70% delle automobili circolanti, secondo Palazzo Chigi.<br>La premier assicura inoltre che l’abolizione sarà resa strutturale, ma per ora il provvedimento riguarda formalmente il 2027.<br>Una misura selettiva, dunque.<br>E, diciamolo, anche comprensibile.<br>Il bollo è una delle tasse più odiate dagli italiani: si paga semplicemente perché si possiede un&#8217;automobile, anche se questa rimane parcheggiata per undici mesi e ventinove giorni.<br>Ma proprio per questo la domanda politica è un’altra.<br>Perché annunciarlo proprio adesso?<br>Perché mentre il Governo deve spiegare agli automobilisti che lo sconto sulle accise si restringe, è assai più piacevole raccontare loro che l’anno prossimo non dovranno pagare il bollo.<br>È un po’ come togliere una fetta dalla torta e contemporaneamente offrire un caffè.<br>Il trucco, in politica, è antico: quando una notizia rischia di diventare indigesta, se ne serve subito un’altra più facile da mandare giù.<br>Palla in tribuna, o come si diceva quando ero piccolo nei campetti di periferia “Viva il Parroco”.<br>E il conto?<br>Quello è particolarmente interessante, perché il bollo è una tassa regionale.<br>Il minor gettito è stimato in circa 2,29 miliardi di euro e il decreto prevede un trasferimento alle Regioni di circa 2,3 miliardi per compensarlo nel 2027.<br>Insomma, il bollo sparisce dal parabrezza dell’automobilista, ma i soldi non evaporano per magia.<br>Da qualche parte dovranno pur arrivare.<br>E qui sarebbe bello che, per una volta, la politica italiana facesse uno sforzo supplementare di sincerità.<br>Vale per il Governo, naturalmente.<br>Ma vale anche per le opposizioni.<br>Perché Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e compagnia cantante possono legittimamente accusare Giorgia Meloni di fare propaganda, di pensare alle prossime elezioni, di distribuire mance elettorali.<br>Tutto legittimo.<br>Ma c&#8217;è un piccolo particolare che spesso sfugge.<br>I soldi per fare quello che chiedono loro, dove si prendono? Sempre da una bella patrimoniale?<br>Perché criticare una spesa è relativamente semplice.<br>Molto più complicato è indicare contemporaneamente quale altra spesa tagliare, quale tassa aumentare, oppure quale altra entrata utilizzare.<br>Il bancomat pubblico, infatti, non ha il PIN scritto sul retro.<br>E così eccoci qua.<br>La benzina continua a scottare. Le guerre continuano.<br>Il mercato petrolifero resta esposto a shock geopolitici che l’Italia, essendo un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, può soltanto subire in parte.<br>Il taglio delle accise viene progressivamente ridotto.<br>E il Governo, nel frattempo, mette sul tavolo il bollo auto. Per dodici mesi, almeno per ora.<br>Poi si vedrà.<br>Ma una cosa è certa: la campagna elettorale permanente non conosce crisi energetica.<br>Anzi, sembra avere una fonte di energia inesauribile.<br>Il nostro portafoglio.<br>Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">PS: se ancora capisco qualcosa di politica, una misura come il taglio del bollo auto, sicuramente di forte impatto mediatico, è l’ideale per fare da traino ad una compagna elettorale…..purchè non sia troppo lontana nel tempo. Se ad esempio si votasse a novembre 2027 l’effetto annuncio sarebbe sicuramente evaporato. Ma se si votasse il prossimo aprile si potrebbe ancora ben spenderla in piazze e comizi. Ecco perché a mio modesto avviso questa misura avvicina le elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Emma Bonino è morta. Ma l’Inquisizione è ancora viva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 10:05:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Emma Bonino ci ha lasciato.E siccome noi italiani abbiamo un rapporto abbastanza singolare con la morte, non poteva mancare il solito spettacolo.Non è bastato ricordare ciò che Emma Bonino ha fatto, le battaglie che ha combattuto, le idee<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emma Bonino ci ha lasciato.<br>E siccome noi italiani abbiamo un rapporto abbastanza singolare con la morte, non poteva mancare il solito spettacolo.<br>Non è bastato ricordare ciò che Emma Bonino ha fatto, le battaglie che ha combattuto, le idee che ha sostenuto e quelle che abbiamo combattuto noi.<br>No.<br>Una parte della Rete ha deciso che bisognava fare qualcosa di più.<br>Bisognava processarla anche da morta.<br>E così sono comparsi in rete, su Facebook in particolare, i soliti commenti edificanti, provenienti in particolare da ambienti del cattolicesimo militante, che definiscono Bonino “assassina”, “ministro del diavolo”, una donna che già soltanto “dallo sguardo” metteva paura.<br>Qualcuno scrive di volerla dimenticare.<br>Qualcun altro si augura che non abbia un funerale di Stato.<br>E qualcun altro ancora sentenzia: “Un ministro del diavolo in meno sulla terra”.<br>Ecco.<br>Davanti a cose del genere, mi viene spontanea una domanda.<br>Ma siamo sicuri che stiamo parlando di Cattolicesimo?<br>Tanto per essere chiari, Emma Bonino non è stata una Santa.<br>E non c&#8217;è alcuna necessità di trasformarla in una Santa adesso che è morta.<br>Ha combattuto battaglie giuste, ed altre a mio avviso meno giuste.<br>Io ad esempio ho fatto campagna elettorale per il Referendum del divorzio, ma sull’aborto qualche perplessità ce l’avevo, allora.<br>Certo è legittimo che qualcuno ritenga che la legalizzazione dell&#8217;aborto abbia rappresentato una grave sconfitta della cultura della vita.<br>Si può essere cattolici, laici, liberali, conservatori, o semplicemente cittadini che la pensano così.<br>E si ha tutto il diritto di dirlo.<br>Anzi, sarebbe persino auspicabile che tornassimo a discutere delle questioni morali e politiche senza paura di essere accusati di lesa maestà.<br>Ma c&#8217;è una differenza enorme fra dire: “Sono radicalmente contrario alle battaglie di Emma Bonino sull&#8217;aborto”, e scrivere: “È un&#8217;assassina”.<br>E c&#8217;è una differenza ancora maggiore fra condannare una posizione politica e stabilire che la persona che l&#8217;ha sostenuta sia un “ministro del diavolo”.<br>La prima è politica.<br>La seconda è una sentenza sull&#8217;anima.<br>E qui, francamente, comincio ad avere qualche problema.<br>Perché non sapevo che tra le opere di misericordia cristiane fosse stata recentemente inserita anche la gestione delle pratiche per l&#8217;inferno.<br>Ma sapete qual è la cosa più curiosa?<br>Che mentre alcuni cattolici da tastiera si sono precipitati a spedire Emma Bonino all&#8217;inferno, Vatican News, cioè il sistema informativo ufficiale della Santa Sede, ha raccontato la sua morte in un modo assai diverso.<br>E attenzione: non ha fatto sconti.<br>Ha ricordato senza equivoci che Emma Bonino fu una protagonista delle campagne radicali per la legalizzazione dell&#8217;aborto e del divorzio.<br>Ma ha anche ricordato le sue battaglie politiche.<br>Ha ricordato la sua lunga attività nelle istituzioni italiane ed europee. Ha ricordato il suo impegno internazionale, dalla lotta contro la fame alla battaglia contro la pena di morte.<br>Insomma, Vatican News non ha certo riscritto la storia per trasformare Bonino nella “Madonna” del Partito Radicale.<br>Ma poi ha ricordato qualcosa che i suoi detrattori da social sembrano avere dimenticato; che Emma Bonino ha parlato anche con la Chiesa.<br>Ha incontrato Giovanni Paolo II. E soprattutto ha incontrato Papa Francesco.<br>Nel 2024 Francesco andò personalmente a trovarla. Non perché non conoscesse le idee di Emma Bonino. Le conosceva benissimo. Non perché fosse diventato radicale. Non lo era. Non perché Emma fosse diventata cattolica. Non lo era.<br>Ma perché evidentemente si può essere profondamente lontani su questioni decisive e continuare a riconoscere nell&#8217;altro una persona con cui vale la pena parlare.<br>È una cosa tanto difficile da capire?<br>A quanto pare sì.<br>E qui permettetemi una parentesi personale<br>Io sono da sempre un liberale.<br>E forse proprio per questo ho sempre pensato che la democrazia non consista nel frequentare soltanto persone che la pensano come noi.<br>La democrazia consiste nel riconoscere all&#8217;avversario il diritto di esistere, di parlare e perfino di avere torto.<br>Possiamo combatterlo, possiamo criticarlo, possiamo cercare di convincere gli altri che le sue idee sono sbagliate.<br>Ma non abbiamo bisogno di disumanizzarlo.<br>Perché nel momento in cui l&#8217;avversario diventa un mostro, la politica smette di essere confronto e diventa guerra tribale.<br>Ed è esattamente questo che mi preoccupa di certi ambienti cattolici.<br>Non il loro essere cattolici. Non il loro essere contrari all&#8217;aborto. Non il loro rifiuto delle battaglie radicali.<br>Mi preoccupa il momento in cui la fede diventa una clava identitaria.<br>Quando Dio viene tirato per la giacchetta per spiegare che l&#8217;avversario politico non è semplicemente in errore. È malvagio. È un nemico. È un ministro del diavolo. E, possibilmente, merita anche l&#8217;inferno.<br>A quel punto il cristianesimo diventa un&#8217;altra cosa<br>Perdonatemi la franchezza, ma io faccio fatica a vedere la differenza tra questo atteggiamento e quello di tutti i fondamentalismi che nella storia hanno trasformato la propria verità in una licenza per perseguitare chi non la condivide.<br>E qui faccio un&#8217;affermazione che è mia, e me ne assumo completamente la responsabilità:<br>Certi cattolici integralisti di oggi mi ricordano, per mentalità, i talebani afgani.<br>Non perché siano uguali nei comportamenti o nella violenza.<br>Ma perché mi sembra uguale la pretesa culturale: io possiedo la Verità, tu sei nell&#8217;errore e quindi la tua persona diventa meno degna del mio rispetto.<br>È la stessa logica dei fanatici di ogni epoca.<br>Ed è la logica che ha prodotto, nella storia europea, anche le pagine più oscure dell&#8217;Inquisizione.<br>Non è un caso che io pensi a Giordano Bruno.<br>Bruno fu condannato per eresia dall&#8217;Inquisizione romana e bruciato a Roma nel 1600.<br>Naturalmente non sto dicendo che oggi quei commentatori siano l&#8217;Inquisizione.<br>Sto dicendo qualcosa di diverso: la storia dovrebbe averci insegnato a diffidare di chi pretende di avere già deciso chi è nel Bene e chi è nel Male assoluto.<br>Perché quando una comunità umana si convince di possedere in esclusiva la verità, prima o poi qualcuno finisce sul rogo.<br>Oggi, per fortuna, il rogo è diventato metaforico.<br>Ma il meccanismo mentale può sopravvivere.<br>E allora torniamo a Emma Bonino<br>Possiamo giudicarla. Dobbiamo giudicarla. La politica vive anche di giudizi.<br>Possiamo dire che alcune delle sue battaglie hanno contribuito a trasformare profondamente la società italiana e che quelle trasformazioni ci piacciono oppure no.<br>Possiamo dire che sul tema dell&#8217;aborto siamo stati e restiamo su posizioni opposte.<br>Possiamo discutere tutto.<br>Ma non abbiamo bisogno di trasformare una donna morta in un demonio.<br>Anzi, proprio la morte dovrebbe suggerire un minimo di prudenza. Non per rispetto delle idee del defunto.<br>Per rispetto della nostra umanità.<br>E veniamo al funerale di Stato<br>Anche qui mi viene da sorridere.<br>Qualcuno non vorrebbe che Emma Bonino avesse un funerale di Stato. Benissimo. È una posizione legittima.<br>Ma vorrei ricordare una cosa molto semplice: un funerale di Stato non è una beatificazione.<br>Non certifica che una persona sia stata buona. Non certifica che abbia avuto ragione. Non cancella i suoi errori se li ha fatti. Non modifica la dottrina della Chiesa.<br>È un riconoscimento istituzionale per il ruolo avuto nella storia dello Stato.<br>E allora possiamo discutere se Bonino lo meriti oppure no.<br>Io penso che, considerato il ruolo avuto per decenni nella politica italiana ed europea, la sua presenza nelle Istituzioni e il peso delle sue battaglie, sia perfettamente comprensibile che lo Stato lo riconosca.<br>Ma posso anche accettare che qualcuno non sia d&#8217;accordo.<br>Quello che faccio fatica ad accettare è che un funerale di Stato venga trasformato in un referendum sulla salvezza eterna della defunta.<br>Perché, se arriviamo a questo, siamo davvero messi male.<br>C&#8217;è poi un&#8217;ultima ironia<br>Alcuni di quelli che oggi chiamano Emma Bonino “ministro del diavolo” probabilmente pensano di difendere il cattolicesimo.<br>Ma non si accorgono che, così facendo, stanno offrendo al mondo una caricatura del cattolicesimo.<br>Perché un cristianesimo che davanti alla morte dell&#8217;avversario sente il bisogno di dire “un ministro del diavolo in meno sulla terra” non appare forte.<br>Appare piccolo.<br>Non appare sicuro della propria fede. Appare terrorizzato dall&#8217;esistenza di chi non la condivide.<br>E soprattutto dimentica una cosa che dovrebbe essere elementare.<br>La fede non ha bisogno dell&#8217;odio per difendersi.<br>E Dio, ammesso che qualcuno voglia davvero parlare in suo nome, non ha certamente bisogno di essere difeso da noi.<br>Emma Bonino non aveva bisogno di essere assolta. Non aveva bisogno che Vatican News la assolvesse. Non aveva bisogno che Papa Francesco la assolvesse. E non ha bisogno nemmeno di essere trasformata in un&#8217;icona.<br>La sua storia è lì. Le sue idee sono lì. Le sue battaglie sono lì. I suoi errori sono lì. I suoi meriti sono lì.<br>E saranno gli storici, non Facebook, a decidere quanto resterà di lei nella storia della Repubblica.<br>Ma una cosa, forse, possiamo deciderla noi.<br>Possiamo scegliere se vogliamo essere migliori dei nostri avversari oppure semplicemente più cattivi. Io, francamente, preferisco la prima strada.<br>Anche perché, quando una persona muore, non è più possibile discutere con lei.<br>Rimane soltanto ciò che abbiamo detto noi.<br>E allora forse sarebbe bene pensarci due volte prima di mettersi a fare i giudici dell&#8217;aldilà.<br>Perché una cosa è certa. Emma Bonino non è più qui per risponderci.<br>Noi, invece, per il momento siamo ancora qui. E prima o poi qualcuno giudicherà anche noi. Se non altro, la storia.<br>E per chi crede, magari, qualcun altro ancora.<br>E quello sì che è un Tribunale davanti al quale eviterei accuratamente di presentarmi con la tessera di Facebook in mano.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Addio a Emma Bonino, la leonessa dei diritti civili che ha sovvertito tutti gli schemi della politica italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è spenta a 78 anni una delle figure più iconiche, libere e rivoluzionarie della storia repubblicana. Radicale nell’animo, indomabile e profondamente laica, ha segnato intere generazioni guidando le battaglie fondamentali per il divorzio, l’aborto e le libertà civili nel<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si è spenta a 78 anni una delle figure più iconiche, libere e rivoluzionarie della storia repubblicana. Radicale nell’animo, indomabile e profondamente laica, ha segnato intere generazioni guidando le battaglie fondamentali per il divorzio, l’aborto e le libertà civili nel Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ce ne sarà un’altra come lei. Con quell’energia irrefrenabile, la caparbietà e il piglio smitizzante che ha caratterizzato ogni fase della sua esistenza, Emma Bonino si è spenta all&#8217;età di 78 anni, lasciando un&#8217;eredità profonda, preziosa e indelebile nel panorama politico, sociale e culturale italiano. Ha guidato decenni di trasformazioni attraverso battaglie epocali, una straordinaria vocazione internazionale, ruoli istituzionali di altissimo livello e una dedizione totale ai diritti civili, umani e universali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nata a Bra, in provincia di Cuneo, era arrivata a Roma poco più che ventenne, trasformandosi rapidamente in una protagonista assoluta e imprescindibile della vita pubblica nazionale. È rimasto celebre il suo storico ingresso a Montecitorio nel 1976, quando fu eletta deputata per la prima volta con i Radicali: entrò nell’aula con una gonnellona a fiori, gli zoccoli ai piedi, la borsa di paglia e la sigaretta tra le dita, guadagnandosi l’indulgenza divertita di Sandro Pertini, che la definì affettuosamente «il monello di Montecitorio». Nel corso della sua lunga e poliedrica carriera ha calcato la scena con autorevolezza, ricoprendo incarichi governativi di primo piano, guidando ministeri chiave e operando come commissario europeo — con delega anche alla Pesca, ambito in cui commentò con caustica ironia di stare «con i pesci» —, distinguendosi sempre per un’intelligenza affilata, un profondo pragmatismo e un totale rifiuto del perbenismo di facciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua stella polare sono sempre stati i diritti delle persone, del tutto incurante delle logiche di partito, delle convenzioni borghesi o del facile consenso. È stata l’artefice e la testimone delle grandi rivoluzioni civili d&#8217;Italia: dalla storica affermazione del divorzio alla decriminalizzazione dell’aborto – momento in cui scelse coraggiosamente di autodenunciarsi per mettere in luce il dramma dell&#8217;illegalità e delle norme obsolete – fino all’impegno instancabile per l’eutanasia, la legalizzazione della cannabis, la difesa dei migranti e le missioni umanitarie internazionali in Europa, in Asia e nel continente africano. Il suo sodalizio politico e umano con Marco Pannella ha rappresentato la linfa vitale di una radicalità vissuta senza sconti, fatta di lotte estenuanti e di una visione profondamente lungimirante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno la grave malattia, un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015, è riuscita a piegare la sua tempra straordinaria. Ha affrontato le terapie con coraggio e iconici turbanti colorati, celebrando la remissione nel 2023 e restando fieramente fedele alla sua identità fino all&#8217;ultimo respiro. Non ha mai accettato prediche sul suo stile di vita, continuando a fumare e a lottare con la stessa determinazione che l&#8217;ha portata, negli ultimi anni, a ricevere la visita di Papa Francesco nella sua splendida casa romana a Campo de&#8217; Fiori, suggellando un dialogo profondo e inatteso tra il mondo laico e quello cattolico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne è andata senza fare rumore, ma lasciando un vuoto incolmabile. Emma Bonino ha insegnato che la politica è prima di tutto coraggio, coerenza e passione, rifiutando ogni ipocrisia e vivendo ogni giorno con un&#8217;intensità che resterà per sempre scolpita nella memoria e nella storia d’Italia, lasciando un&#8217;impronta indelebile che continuerà a ispirare chiunque creda nella libertà e nella giustizia sociale.</p>
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		<title>AfD in Sassonia. Per chi suona la campana?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo&#160; La domanda, un richiamo chiaramente “hemingwayano”,&#160;mi è venuta in mente guardando le reazioni al voto in Sassonia-Anhalt. Perché una cosa colpisce più del risultato stesso: la cautela, quasi la preoccupazione, con cui la stampa tedesca sta cercando di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda, un richiamo chiaramente “hemingwayano”,&nbsp;mi è venuta in mente guardando le reazioni al voto in Sassonia-Anhalt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una cosa colpisce più del risultato stesso: la cautela, quasi la preoccupazione, con cui la stampa tedesca sta cercando di capire che cosa potrebbe accadere adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AfD ha stravinto; ma non può governare da sola.&nbsp;&nbsp;&nbsp;La Cdu esclude di collaborare con l’AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il BSW, la formazione di&nbsp;&nbsp;estrema sinistra guidata da Sahra Wagenknecht, dice di non voler sostenere un governo guidato dall’AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, proprio qui comincia la parte interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché tra le righe dei commenti della stampa teutonica si intravede uno scenario che fino a qualche tempo fa sarebbe sembrato semplicemente impensabile:&nbsp;una qualche forma di convergenza fra AfD e BSW.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha colpito che Die Welt e Die Zeit ricordino entrambi un dettaglio procedurale del diritto costituzionale del Land: se nei primi due scrutini nessun candidato Ministro Presidente raggiunge la maggioranza assoluta, al terzo voto basta la maggioranza relativa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, qualora il BSW decidesse di astenersi per non votare con i partiti tradizionali, l&#8217;AfD potrebbe far eleggere il proprio candidato anche senza una formale alleanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal caso non uscirebbe necessariamente una coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere una “tolleranza” esterna, il voto su singoli provvedimenti, oppure un governo sostenuto di volta in volta da maggioranze diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, qualcosa che non verrà&nbsp;&nbsp;chiamata alleanza; non ancora, almeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il problema è che in politica, qualche volta, le cose importanti cominciano proprio evitando di chiamarle con il loro nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il BSW ha già fatto sapere di essere disponibile a votare insieme all’AfD su singoli progetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le due forze, pur collocate agli estremi opposti della tradizionale geografia politica, hanno parecchi punti di contatto: la contrarietà all’invio di armi all’Ucraina, la richiesta di riaprire il dialogo con Mosca, la critica alle sanzioni contro la Russia ed una linea molto più dura sull’immigrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente le differenze rimangono profonde, soprattutto sulla politica economica, sulla scuola, sulla sanità e sul ruolo dello Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è proprio questo il punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre che due Partiti siano uguali per poter convergere. È sufficiente che, su alcune questioni decisive, abbiano un nemico comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui la storia politica europea dovrebbe insegnarci qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe rassicurante raccontarsi che quasi metà degli elettori della Sassonia-Anhalt sia improvvisamente diventata estremista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma a mio avviso sarebbe anche un modo per non capire nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AfD non ha conquistato il 44% dei voti soltanto perché esiste un elettorato radicale di destra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha intercettato un malessere che viene da lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte dell’elettorato si sente impoverita, insicura, culturalmente spaesata e soprattutto non rappresentata dai partiti tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La globalizzazione ha prodotto vincitori e perdenti; le trasformazioni del mercato del lavoro hanno creato nuove opportunità, ma anche nuove insicurezze, l’immigrazione ha aggiunto un ulteriore elemento di competizione e di tensione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre tutto questo accadeva, la politica tradizionale continuava spesso a spiegare ai cittadini che il problema era soprattutto capire meglio le magnifiche opportunità offerte dal cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccato che chi perde il lavoro, vede diminuire il proprio potere d’acquisto, o vede il proprio quartiere trasformarsi in un “melting pot” non viva esattamente dentro un convegno dell’OCSE.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così il disagio economico si è progressivamente trasformato in disagio identitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una dinamica che l’Europa conosce da almeno vent&#8217;anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il campanello d’allarme suonò già nel 2002, con il ballottaggio presidenziale francese fra Jacques Chirac e Jean-Marie Le Pen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avremmo dovuto ascoltarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece abbiamo preferito pensare che il problema fosse passeggero, che il sistema avrebbe assorbito le tensioni e che, nel lungo periodo, il modello europeo avrebbe continuato a funzionare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che, come ricordava Keynes,&nbsp;nel lungo periodo siamo tutti morti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione diventa ora ancora più interessante se guardiamo a Sahra Wagenknecht.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il BSW non è AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lo è ideologicamente, non lo è socialmente e non lo è sul terreno dello Stato sociale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma è una forza nata anch’essa dalla critica radicale al sistema politico tradizionale.&nbsp;E questo ci porta ad una domanda che sarebbe un errore liquidare come una stranezza tedesca; può esistere una convergenza fra estrema destra ed estrema sinistra?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta, piaccia o non piaccia, è sì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché destra e sinistra radicali siano diventate improvvisamente la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché nella storia politica gli estremi possono incontrarsi quando individuano un avversario comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di contatto può essere l’avversione al capitalismo finanziario, alla globalizzazione, alle élite, all’Unione europea, alla NATO, alle sanzioni contro Mosca, alla politica migratoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto può essere&nbsp;l’ostilità verso il sistema liberale e parlamentare, considerato incapace di risolvere i problemi della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quella che potremmo chiamare, senza troppi giri di parole, una possibile&nbsp;convergenza rosso-bruna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E oggi la Russia osserva (e secondo me sostiene) con evidente interesse la crescita dei movimenti che, da destra e da sinistra, mettono in discussione l&#8217;ordine liberale occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui però sarebbe troppo facile fermarsi alla denuncia degli estremismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché i liberali, e più in generale i partiti democratici tradizionali, dovrebbero avere il coraggio di fare anche un po’ di autocritica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se quasi un elettore su due vota AfD, non basta dirgli che ha votato male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna capire&nbsp;perché ha deciso di farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vent&#8217;anni l’Europa ha pensato che il proprio modello fosse praticamente irreversibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Economia di mercato, società aperta, welfare e democrazia liberale sembravano un equilibrio destinato a durare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi sono arrivati la crisi finanziaria, l’austerità, la globalizzazione, la pandemia, le migrazioni, la guerra in Ucraina, l’inflazione e una crescente percezione di insicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ogni volta il sistema ha chiesto ai cittadini di avere pazienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che la pazienza, in politica, non è una risorsa infinita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le persone smettono di credere che il sistema possa correggersi da solo, cominciano a cercare qualcuno disposto a promettere di cambiarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è esattamente quello che stanno facendo i partiti antisistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi suona dunque la campana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’AfD?&nbsp;&nbsp;&nbsp;Certamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non soltanto.&nbsp;&nbsp;Suona anche per il BSW, che ora si trova davanti a una scelta tutt&#8217;altro che semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se aiuterà l’AfD, anche soltanto indirettamente, dovrà spiegare ai propri elettori&nbsp;&nbsp;di estrema sinistra come sia possibile combattere l’estrema destra e contemporaneamente consentirle di governare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece la ostacolerà, dovrà spiegare perché su alcune questioni fondamentali continua a trovarsi più vicina all’AfD che ai partiti tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E suona soprattutto per la CDU e per il sistema politico tedesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quando un partito arriva al 44% e sfiora la maggioranza assoluta dei seggi, continuare semplicemente a ripetere che con quel partito non si governa non risolve il problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo rinvia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E i problemi rinviati, in politica, hanno una caratteristica fastidiosa:&nbsp;tendono a tornare più grandi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sassonia-Anhalt non è ancora governata dall’AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qualcosa è già cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il vero risultato di questa elezione non è soltanto che AfD ha vinto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È che&nbsp;una parte enorme dell’elettorato tedesco ha deciso che il vecchio equilibrio politico non è più sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando destra radicale e sinistra radicale scoprono di poter marciare, almeno su alcuni terreni, nella stessa direzione, forse la domanda non è più soltanto&nbsp;chi governerà la Sassonia-Anhalt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda è molto più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi suona la campana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse&nbsp;per tutti quelli che hanno continuato a pensare che il sistema liberale fosse eterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia, purtroppo, non ha mai firmato questa garanzia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>
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		<title>RECORD DI LONGEVITÀ DEL GOVERNO MELONI: IL MINISTRO FOTI A VICENZA (l&#8217;intervista video)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:45:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo Meloni è diventato il più longevo della storia della Repubblica e Fratelli d’Italia celebra il primato anche a Vicenza. Il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti ha partecipato all’incontro “Governo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo Meloni è diventato il più longevo della storia della Repubblica e Fratelli d’Italia celebra il primato anche a Vicenza. Il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti ha partecipato all’incontro “Governo più stabile, l’Italia più forte”, insieme al senatore Raffaele Speranzon e al deputato Silvio Giovine. Al centro del confronto il record di durata dell’esecutivo, il bilancio dei risultati raggiunti in quattro anni e le principali sfide ancora aperte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>AfD, la destra non è più un’onda. È la marea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:35:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è ancora qualcuno che ha dei dubbi sul fatto che le destre politiche stiano vincendo in Europa? La mia domanda, oggi, non è affatto retorica. Perché dalla Germania arriva un risultato che ha tutte le caratteristiche di uno di quei<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è ancora qualcuno che ha dei dubbi sul fatto che le destre politiche stiano vincendo in Europa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia domanda, oggi, non è affatto retorica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché dalla Germania arriva un risultato che ha tutte le caratteristiche di uno di quei terremoti politici destinati a provocare scosse di assestamento per molto tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sassonia-Anhalt il Partito Alternative für Deutschland, AfD, ha ottenuto il&nbsp;<strong>43,8% dei voti</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2021 aveva preso il 20,8%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La CDU, il partito del Cancelliere Merz, è precipitata al&nbsp;<strong>17,2%</strong><strong>,</strong>&nbsp;contro il 37,1% di cinque anni fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è più una proiezione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;È il risultato della notte.&nbsp;&nbsp;Ed è il miglior risultato mai ottenuto dall&#8217;AfD in una elezione regionale tedesca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un altro numero che, a mio avviso, merita ancora più attenzione; l<strong>&#8216;affluenza è arrivata al 77,8%.&nbsp;&nbsp;</strong>Nel 2021 si era fermata al&nbsp;<strong>60,3%</strong><strong>;&nbsp;</strong>quasi diciotto punti in meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo significa che non siamo davanti semplicemente ad una protesta di una minoranza particolarmente motivata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa volta sono andati a votare molti più cittadini; ed una parte consistente di quel voto aggiuntivo è finita proprio all&#8217;AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un particolare che sarebbe un errore sottovalutare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il vero serbatoio delle forze che contestano il sistema politico europeo non è costituito soltanto da chi già le vota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È costituito anche da chi per anni&nbsp;<strong>non ha votato più nessuno</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da chi si è disilluso.&nbsp;&nbsp;Da chi ha smesso di credere che cambiare Partito significasse cambiare politica. Da chi considera le vecchie forze politiche sostanzialmente intercambiabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando queste persone tornano alle urne, possono cambiare radicalmente gli equilibri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente non significa che tutti i non votanti siano elettori dell&#8217;AfD in sonno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe una conclusione che i dati non consentono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma significa qualcosa di altrettanto importante:&nbsp;<strong>l&#8217;area del dissenso politico può essere molto più grande di quella che emerge dai risultati elettorali quando una parte significativa degli elettori resta a casa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questo che dovrebbe preoccupare maggiormente i partiti tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché l&#8217;AfD non ha soltanto conquistato il primo posto; ha ottenuto&nbsp;<strong>39 degli 83 seggi</strong>&nbsp;del Landtag.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la maggioranza assoluta ne servivano 42.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre seggi.&nbsp;&nbsp;Soltanto tre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli altri partiti hanno ottenuto:&nbsp;<strong>CDU 15 seggi, SPD 8, Verdi 8, Linke 8, BSW 5.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui comincia il secondo capitolo della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">CDU, SPD e Verdi insieme arrivano a 31 seggi.&nbsp;&nbsp;Anche aggiungendo il BSW arrivano soltanto a 36.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unica combinazione numericamente maggioritaria che coinvolga AfD è quella con il&nbsp;<strong>BSW, il partito di Sahra Wagenknecht, formazione di sinistra populista e fortemente critica verso l&#8217;establishment</strong>; insieme arriverebbero a&nbsp;<strong>44 seggi</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;alleanza che, in altri tempi, sarebbe sembrata semplicemente impensabile. Ma questi non sono più tempi normali.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Va rimarcato che, f</strong>inora, tutti gli altri partiti hanno escluso una collaborazione con l&#8217;AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così potrebbe verificarsi l&#8217;ennesimo paradosso della politica contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il partito che ha preso quasi il&nbsp;<strong>44% dei voti</strong>&nbsp;e quasi la metà dei seggi potrebbe essere escluso dal governo attraverso una maggioranza costruita mettendo insieme partiti che, elettoralmente, valgono complessivamente molto meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È perfettamente legittimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In democrazia le maggioranze parlamentari si costruiscono così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma prima o poi arriva la domanda politica; q<strong>uanto può durare una democrazia nella quale il primo partito viene sistematicamente considerato impresentabile da tutti gli altri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto: cosa succede se, elezione dopo elezione, quel primo partito continua a crescere?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questo è il punto che a me interessa maggiormente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non l&#8217;AfD in sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non la possibilità che governi domani la Sassonia-Anhalt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma&nbsp;<strong>la tendenza</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardiamo alla Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marine Le Pen continua a essere una protagonista centrale della corsa verso le presidenziali del 2027 e Jordan Bardella ha ormai assunto un ruolo centrale nella strategia del Rassemblement National.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardiamo alla Spagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pedro Sanchez, dopo anni di abilissima sopravvivenza politica, appare sempre più logorato dalle difficoltà del suo governo e dalle vicende giudiziarie che coinvolgono il suo partito e persone a lui vicine. E nelle diverse tornate regionali la destra, con il PP e spesso con Vox, continua a rafforzarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E guardiamo, infine, a casa nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non abbiamo bisogno di andare lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roberto Vannacci ha costruito in pochi mesi Futuro Nazionale, trasformandolo in una forza che i sondaggi hanno già portato davanti a Forza Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima rilevazione YouTrend lo dà al 7,9%, contro il 7,1% di Forza Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente Vannacci non è l&#8217;AfD.&nbsp;&nbsp;Meloni non è Le Pen.&nbsp;&nbsp;Vox non è Fratelli d&#8217;Italia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le storie nazionali sono diverse e sarebbe semplicistico mettere tutto nello stesso calderone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma esiste una tendenza comune che sarebbe davvero imprudente ignorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una parte crescente degli elettori europei sta spostando il proprio consenso verso forze di destra estrema che contestano il vecchio equilibrio politico.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E non lo sta facendo soltanto per protesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta votando su immigrazione, sicurezza, identità nazionale, costo della vita, rapporto con Bruxelles, difesa dei confini e sfiducia nei confronti delle vecchie classi dirigenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto sta votando contro qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contro un establishment politico che spesso sembra parlare un linguaggio completamente diverso da quello della vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il punto che le sinistre europee, ma non soltanto loro, sembrano ancora faticare a comprendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuano troppo spesso a studiare l&#8217;elettore di destra come se fosse un fenomeno patologico, invece di chiedersi perché una parte dei loro vecchi elettori abbia cambiato medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leader come Elly Schliein continuano spesso a considerare il fenomeno come una parentesi, una specie di febbre populista destinata a passare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma una febbre che dura anni, attraversa Paesi diversi e conquista elettori di generazioni differenti comincia a somigliare a qualcosa di più strutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&nbsp;&nbsp;poi c&#8217;è un&#8217;altra cosa che dovrebbero capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non è sufficiente demonizzare chi vota AfD, Le Pen, Vox o altre forze sovraniste.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché puoi anche convincere qualcuno che il partito che ha scelto è impresentabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se non gli dai una ragione per tornare a votare te, quello continuerà a votare qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure, ed è forse ancora più pericoloso, continuerà a stare a casa fino a quando non troverà qualcuno capace di riportarlo alle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sassonia-Anhalt quel qualcuno è stato l&#8217;AfD.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quasi diciotto punti di affluenza in più rispetto al 2021 ci dicono che&nbsp;<strong>il bacino elettorale mobilitabile è molto più grande di quello che i vecchi partiti avevano forse immaginato.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo non credo che la storia finisca qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo vedere altre sorprese in Europa. E potremmo vederne anche in Italia. Dove l’area del “non voto” si aggira sul 30%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quando milioni di persone che per anni hanno disertato le urne ricominciano a votare, gli equilibri politici possono cambiare molto più rapidamente di quanto raccontino i sondaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse la domanda da porsi non è più:&nbsp;&nbsp;<strong>“Come fermiamo le destre neo naziste o neo fasciste?”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda seria sarebbe:&nbsp;<strong>“Perché sempre più europei scelgono di votarla?”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché se non si risponde a questa domanda, il rischio è quello di scoprire, una elezione dopo l&#8217;altra, che il problema non è l&#8217;onda nera che arriva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È che il mare europeo sta cambiando</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse, a questo punto, quella che sembrava un&#8217;onda non è più un&#8217;onda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È la marea.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fine vita, la “legge Zaia”: quando la coscienza vale più della tessera di partito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:38:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ogni tanto arriva una buona notizia. E&#160;&#160;siccome siamo in Italia, conviene quasi festeggiarla: non capita tutti i giorni. Ieri il Veneto ha approvato la legge sul fine vita. Trentadue voti favorevoli, quattordici contrari e cinque astenuti. Ma il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tanto arriva una buona notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&nbsp;&nbsp;siccome siamo in Italia, conviene quasi festeggiarla: non capita tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri il Veneto ha approvato la legge sul fine vita. Trentadue voti favorevoli, quattordici contrari e cinque astenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il dato politicamente più interessante non è il risultato numerico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È che questa legge è stata approvata in una Regione governata da una maggioranza di centrodestra, nonostante le barricate di Fratelli d’Italia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora, per una volta, possiamo anche dirlo senza troppi giri di parole:&nbsp;<strong>questa è la legge di Luca Zaia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché l&#8217;abbia scritta lui, non perché tutti quelli che l&#8217;hanno votata la pensino come lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché senza la sua determinazione, la sua coerenza e la sua idea che sui temi etici la politica debba lasciare spazio alla coscienza individuale, probabilmente oggi non saremmo qui a parlarne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zaia questa battaglia la porta avanti da anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non l&#8217;ha fatto con le urla, con le piazze contrapposte, con le accuse di tradimento, o con la solita gara a chi si appropria meglio di Dio, della Patria, della Famiglia o della Morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha semplicemente detto una cosa piuttosto elementare:&nbsp;<strong>su questioni come il fine vita non dovrebbe esistere una disciplina di partito.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A destra ci sono favorevoli e contrari, a sinistra ci sono favorevoli e contrari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché, guarda un po&#8217;,&nbsp;<strong>la coscienza non ha la tessera di partito.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra una banalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E invece, osservando la politica italiana, scopriamo che è quasi una rivoluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge veneta, va ricordato, non inventa il diritto al fine vita medicalmente assistito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si muove nell&#8217;ambito già delineato dalla Corte costituzionale, e disciplina il percorso sanitario regionale per quei casi che rientrano nei requisiti stabiliti dalla Consulta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è dunque una fuga in avanti del Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È, semmai, il tentativo di dare una risposta concreta ad una situazione giuridica già esistente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il vero significato della giornata è politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ieri in Veneto abbiamo visto una cosa che ultimamente sembra diventata rara:&nbsp;<strong>una maggioranza politica che non ha votato tutta con un&#8217;unica voce su una questione di coscienza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo, a mio parere, è un segnale di salute democratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dico da liberale; anzi, lo dico proprio perché sono liberale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché c&#8217;è una cosa che continuo a non capire della politica contemporanea:&nbsp;<strong>perché mai qualcuno dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere quale sia la morale obbligatoria per tutti gli altri?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non parlo soltanto dei Partiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlo anche di quelle forze sociali, culturali e confessionali che, legittimamente, possono avere una propria idea del bene e del male, della vita e della morte, della famiglia e della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legittimamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il passaggio successivo non è affatto legittimo: pretendere che quella propria visione morale diventi automaticamente la morale dello Stato, e quindi la morale obbligatoria di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello è un altro discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in una democrazia liberale dovrebbe valere un discorso molto semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tu puoi pensare che una determinata scelta sia moralmente sbagliata. Puoi cercare di convincermi. Puoi pregare perché io cambi idea. Puoi fare campagne, manifestazioni, dibattiti, libri, prediche</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che non puoi pretendere è che lo Stato trasformi la tua convinzione personale in un obbligo per chi quella convinzione non la condivide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché lo Stato liberale non deve stabilire come dobbiamo vivere, e soprattutto, non dovrebbe stabilire come dobbiamo morire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta, secondo me, la differenza tra una politica adulta ed una politica infantile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica adulta riconosce che esistono questioni sulle quali&nbsp;<strong>la propria verità non può diventare automaticamente la verità di tutti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica infantile, invece, prende la propria convinzione, la infila in una legge e poi pretende che tutti gli altri la rispettino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È esattamente quello che dovrebbe essere evitato sui grandi temi etici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché il comportamento di Zaia merita rispetto anche da parte di chi non appartiene al suo campo politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché Zaia, su questa materia, ha fatto una cosa che oggi sembra quasi sovversiva:&nbsp;<strong>ha messo la libertà di coscienza davanti alla disciplina politica.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E non è la prima volta che lo fa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Questo significa avere le palle.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è facile essere coraggiosi quando la propria posizione coincide perfettamente con quella della propria parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero coraggio politico comincia quando devi sostenere qualcosa sapendo che una parte dei tuoi non sarà d&#8217;accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è precisamente quello che è accaduto ieri in Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte, infatti, c&#8217;erano i consiglieri di Fratelli d&#8217;Italia e gli esponenti della destra più conservatrice, contrari al provvedimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra c&#8217;erano consiglieri del Centrosinistra e della Liga Veneta che hanno contribuito all&#8217;approvazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una contraddizione,&nbsp;<strong>è la democrazia quando funziona.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui arriviamo a un altro punto che meriterebbe una riflessione nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove era il Parlamento?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta, una questione eticamente delicatissima viene affrontata dalle Regioni mentre il Parlamento nazionale rimane sostanzialmente spettatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Veneto diventa così la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, a intervenire sulla materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente trovo abbastanza surreale che su una questione che riguarda diritti fondamentali e libertà individuali si debba avere una “geografia” del fine vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda di dove vivi, cambia il modo in cui le istituzioni organizzano una procedura che nasce comunque da un quadro definito più volte dalla Corte costituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi mi interessa soprattutto un&#8217;altra cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ogni tanto scopriamo che persino a destra esiste qualcosa di più civile dei vannacciani.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E persino di una certa destra che sembra avere un bisogno patologico di stabilire cosa devono pensare, credere e fare gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una destra moderna dovrebbe sapere che la libertà non consiste soltanto nel poter fare ciò che piace alla maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consiste anche nel lasciare in pace chi ha una concezione diversa della propria vita, purché non danneggi gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E dovrebbe sapere che lo Stato non è un prete, non è un vescovo, non è un direttore spirituale e nemmeno un tribunale della morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo Stato deve garantire diritti, regole e libertà. Non distribuire patenti di buona condotta morale</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una distinzione fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ieri, nel Veneto governato dal centrodestra, questa distinzione è stata affermata con un voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, se proprio dobbiamo darle un nome, io questa legge la chiamerei&nbsp;<strong>“legge Zaia”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non per adulazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché, al di là del testo normativo, questa vicenda porta la sua impronta politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed in tempi nei quali molti politici sembrano avere una bussola che indica soltanto i sondaggi, non è proprio una cosa da poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ogni tanto, dunque, una buona notizia.&nbsp;</strong>Oggi arriva dal Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, per una volta, possiamo persino scoprire che una parte della destra italiana sa essere liberale, moderna e rispettosa delle coscienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non chiediamole troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma almeno riconosciamoglielo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Umberto Baldo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fine vita, il Veneto approva la legge. Zaia: «Un atto di civiltà e responsabilità»</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:31:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio regionale: «Una risposta concreta ai pazienti, alle famiglie, ai medici e agli operatori sanitari» VENEZIA – Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito al termine di oltre dieci<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading">Il presidente del Consiglio regionale: «Una risposta concreta ai pazienti, alle famiglie, ai medici e agli operatori sanitari»</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VENEZIA</strong> – Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito al termine di oltre dieci ore di dibattito, precedute da mesi di studio e approfondimento. Il presidente dell’Assemblea legislativa, Luca Zaia, ha definito il provvedimento «un risultato importante e un atto di responsabilità», sottolineando la complessità di una discussione che ha coinvolto le coscienze prima ancora delle appartenenze politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il Parlamento dei Veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema», ha dichiarato Zaia. Il presidente si è detto orgoglioso di una politica regionale che, su un argomento tanto delicato, ha saputo ascoltare, approfondire e confrontarsi seriamente, assumendosi infine la responsabilità di decidere e indicare una strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zaia ha ringraziato tutti i consiglieri regionali, indipendentemente dalla posizione assunta durante la votazione: chi ha sostenuto la proposta, chi si è espresso contro e chi ha manifestato dubbi o sensibilità differenti. Secondo il presidente, il lungo confronto si è svolto in modo serio, rispettoso e ad alto livello, dimostrando come la capacità di ascoltare le ragioni degli altri rappresenti un patrimonio per l’istituzione. Il ringraziamento è stato esteso anche ai cittadini e alle associazioni che, partendo da posizioni diverse, hanno contribuito ad arricchire la proposta e la discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge, ha evidenziato Zaia, è rivolta innanzitutto ai pazienti e alle loro famiglie, ma offre anche uno strumento in più ai medici e agli operatori sanitari. Sono infatti loro a dover affrontare quotidianamente situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, in un territorio di confine nel quale si incontrano medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo quadro normativo, nelle intenzioni del Consiglio regionale, dovrà fornire indicazioni più chiare per affrontare decisioni estremamente difficili, evitando che i professionisti della sanità vengano lasciati soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zaia ha inoltre precisato che la legge non introduce il fine vita e non istituisce un nuovo diritto. Il perimetro entro il quale è possibile accedere al suicidio medicalmente assistito è già stato definito dalla Corte costituzionale. Con il provvedimento approvato, il Veneto ha scelto di esercitare le proprie competenze in materia di sanità pubblica, organizzando in maniera più precisa le procedure previste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente ha richiamato anche il percorso legislativo seguito dall’Assemblea. Il testo nasce infatti da una proposta di legge di iniziativa popolare, successivamente studiata, discussa, emendata e migliorata dal Consiglio regionale senza modificarne l’impianto fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È questo il compito della buona politica – ha osservato Zaia –: raccogliere una domanda che arriva dai cittadini e trasformarla, attraverso il lavoro legislativo, in una risposta solida e concretamente applicabile». Proprio la lunghezza e la complessità dell’iter, secondo il presidente, attribuiscono un significato ancora maggiore al risultato raggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il Veneto ha dimostrato che anche sulle questioni più profonde e divisive si può discutere senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma mettendo al centro le persone», ha concluso Zaia. Da oggi, pazienti, famiglie, medici e operatori sanitari potranno contare su un quadro procedurale più chiaro.</p>
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		<title>I due record della politica italiana: durano le leader, ma il Paese non si muove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:02:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus Giorgia Meloni ed Elly Schlein hanno poco in comune. Una guida il governo, l&#8217;altra guida l&#8217;opposizione.&#160; Una viene dalla destra post-missina, l&#8217;altra dalla sinistra progressista, non lontana dall’area dei Centri Sociali.&#160;&#160; Una ha costruito la propria fortuna politica sulla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Meloni ed Elly Schlein hanno poco in comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una guida il governo, l&#8217;altra guida l&#8217;opposizione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una viene dalla destra post-missina, l&#8217;altra dalla sinistra progressista, non lontana dall’area dei Centri Sociali.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ha costruito la propria fortuna politica sulla promessa di cambiare radicalmente il Paese, l&#8217;altra sulla necessità di ricostruire una sinistra che sembrava aver smarrito perfino la strada di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, curiosamente, hanno qualcosa che le accomuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe sono detentrici di un record.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 4 settembre Giorgia Meloni raggiungerà il primato del governo più longevo della storia repubblicana, superando il precedente record di Silvio Berlusconi e, guardando indietro fino all&#8217;Italia liberale, anche quello dei governi precedenti all&#8217;avvento del fascismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elly Schlein, dal canto suo, ha già conquistato un altro record: è diventata la Segretaria più longeva del Partito democratico dalla sua nascita, nel 2007.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due record apparentemente molto diversi.&nbsp;&nbsp;Ma forse raccontano la stessa cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E cioè che nella politica italiana durare è diventato più facile che cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comincio dalla premier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando Giorgia Meloni entrò a Palazzo Chigi nell&#8217;ottobre del 2022, pochi avrebbero scommesso che sarebbe arrivata a festeggiare il quarto compleanno del suo governo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della Repubblica ci aveva insegnato altro: maggioranze litigiose, governi ballerini, crisi parlamentari, cambi di presidente del Consiglio, partiti che passavano dalla maggioranza all&#8217;opposizione con la stessa disinvoltura con cui un italiano cambia fila al supermercato quando vede che quella accanto scorre più velocemente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni ha invece costruito una maggioranza sorprendentemente stabile, e questo è un suo merito, non c&#8217;è ragione di negarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d&#8217;Italia, Lega e Forza Italia hanno litigato parecchio, e continuano a farlo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma hanno imparato una regola fondamentale della politica: si può litigare su tutto, purché non si litighi sul Governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni, inoltre, ha esercitato sulla coalizione una leadership che Berlusconi, per quanto potente, non aveva mai esercitato nello stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c&#8217;è un altro elemento che sarebbe intellettualmente scorretto ignorare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul terreno internazionale il governo Meloni ha compiuto una scelta molto più pragmatica di quella che molti, alla vigilia delle elezioni, temevano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia è rimasta saldamente ancorata all&#8217;Unione europea e alla NATO, ha mantenuto una linea sostanzialmente atlantista, ed ha garantito un sostegno politico all&#8217;Ucraina. Anche sul piano dei conti pubblici il governo può rivendicare una certa affidabilità, che in un Paese con il nostro debito non è esattamente un dettaglio ornamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Meloni di governo, insomma, si è dimostrata molto più realista della Meloni di opposizione; il che, in politica, non è necessariamente un difetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È probabilmente uno dei motivi per cui il suo governo ha rassicurato una parte significativa dell&#8217;establishment italiano ed europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema arriva quando si passa dalla stabilità al cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un governo può essere longevo, può essere stabile, può essere affidabile sui mercati ed apprezzato nelle Cancellerie europee; ma prima o poi qualcuno dovrebbe ricordarsi che governare significa anche riformare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui il bilancio diventa assai più controverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il premierato è rimasto nel territorio delle promesse, il presidenzialismo è scomparso dal radar, la riforma della giustizia ha incontrato ostacoli e conflitti, l&#8217;autonomia differenziata è avanzata tra mille difficoltà. Sul terreno economico e sociale non si è prodotta quella trasformazione strutturale che avrebbe dovuto accompagnare il cambio di maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La grande promessa del centrodestra era quella di imprimere una svolta. Dopo quasi quattro anni, la svolta appare assai più modesta della propaganda che l&#8217;aveva annunciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il segreto della longevità è proprio questo; non toccare troppo gli equilibri consolidati; non fare troppe riforme capaci di creare troppi nemici; tenere i conti sotto controllo; stare saldamente dentro l&#8217;Europa e l&#8217;Alleanza atlantica; governare senza scossoni e lasciare che il Paese continui lentamente a navigare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una strategia priva di razionalità; è semplicemente molto diversa dalla rivoluzione promessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui Berlusconi aveva forse intuito qualcosa che la sua ex alleata ha imparato molto bene: in Italia è più facile governare a lungo quando si promette di cambiare tutto e poi si cambia con grande prudenza quasi niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed eccoci ad Elly Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui bisogna evitare un&#8217;altra tentazione: raccontare la segretaria del PD come una specie di versione femminile dell&#8217;Anticristo politico, soltanto perché siede dall&#8217;altra parte. Non funzionerebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché anche Schlein ha ottenuto un risultato che non era affatto scontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arrivò alla guida del Partito democratico, il PD era un partito stanco, diviso in correnti, prigioniero di una interminabile guerra interna tra gruppi dirigenti e personalità che sembravano capaci di trovare un accordo soltanto quando si trattava di non trovare un accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein ha cambiato questo equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata scelta attraverso primarie realmente aperte, rompendo la tradizionale dinamica per cui gli apparati decidevano il candidato e gli iscritti dovevano limitarsi a ratificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha spostato il PD più decisamente a sinistra, restituendogli una identità ideologica più riconoscibile dopo gli anni della cosiddetta Terza Via, quando il partito sembrava spesso impegnato a spiegare agli elettori di sinistra perché fosse necessario non sembrare troppo di sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto ha ricompattato il partito.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non è poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pd sotto Schlein è tornato a crescere rispetto alla fase precedente ed ha recuperato una parte del proprio elettorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque anche qui il record di longevità non è casuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è proprio qui che compare il limite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein è riuscita a rendere il PD più compatto e più riconoscibile, ma non è ancora riuscita a trasformarlo in una macchina elettorale capace di conquistare la maggioranza del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa è una differenza fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un partito di opposizione può vivere benissimo di identità e di ideologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma un Partito che vuole governare deve costruire anche una proposta capace di parlare a chi non vota già per lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema di Schlein è che il PD ha recuperato una parte del proprio elettorato, ma continua ad avere difficoltà ad allargarsi verso il centro, e verso quella parte di Paese che non si riconosce nella sinistra progressista e movimentista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui il problema non riguarda soltanto Schlein; riguarda il cosiddetto Campo Largo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché un&#8217;alleanza elettorale non nasce semplicemente mettendo insieme PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e qualche altra sigla disponibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una somma di partiti non è automaticamente una maggioranza di governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto quando sulla politica estera, sulla difesa, sull&#8217;Ucraina, sull&#8217;Europa e su molti dossier economici le differenze sono ancora evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenere che il centrosinistra non offra garanzie sufficienti su questi temi non significa essere meloniani; significa semplicemente prendere atto che un&#8217;alternativa di governo deve essere credibile anche quando il mondo non collabora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E il mondo, ultimamente, sembra aver preso l&#8217;abitudine di non collaborare affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora torniamo ai due record.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Meloni ha dimostrato che un Governo italiano può durare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elly Schlein ha dimostrato che un Segretario del PD può durare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima ha garantito stabilità alla maggioranza e continuità alla collocazione internazionale dell&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda ha restituito identità e maggiore compattezza al principale partito di opposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono risultati reali, ma entrambi hanno anche un rovescio della medaglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità di Meloni non si è ancora tradotta nella grande stagione riformatrice promessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità di Schlein non si è ancora tradotta in una alternativa di governo sufficientemente larga e convincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che i due record, apparentemente così lontani, finiscono per assomigliarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni governa da quasi quattro anni senza che il sistema italiano sia stato radicalmente trasformato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein guida il PD da un periodo ormai significativo senza che il Centrosinistra sia riuscito a trasformarsi in una coalizione realmente competitiva per Palazzo Chigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, durano le leadership, ma il Paese resta sostanzialmente fermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è questa la vera stranezza italiana.&nbsp;&nbsp;Abbiamo finalmente trovato la stabilità politica che per decenni abbiamo invocato.&nbsp;&nbsp;Solo che, arrivata la stabilità, ci siamo accorti che non basta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Perché la stabilità è uno strumento, non è un risultato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Governo può durare mille giorni e non cambiare il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Partito può avere un Segretario per mille giorni e non diventare maggioranza di Governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora forse il vero record italiano non sarà quello di Meloni né quello di Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà quello di una politica capace di cambiare governi, leader e slogan senza riuscire a cambiare davvero il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che, per un Paese che avrebbe bisogno di correre, non è esattamente una medaglia d&#8217;oro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È più una medaglia alla partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>
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		<title>Politica al Rientro: ricomincia la gara fra illusionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Lentamente, forse troppo lentamente visto che in buona parte del Paese si continua a boccheggiare, ma inesorabilmente,&#160;&#160;l’estate si avvia alla conclusione.&#160; Gli ombrelloni cominciano a chiudersi, le autostrade si riempiono di auto e milioni di italiani si preparano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lentamente, forse troppo lentamente visto che in buona parte del Paese si continua a boccheggiare, ma inesorabilmente,&nbsp;&nbsp;l’estate si avvia alla conclusione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ombrelloni cominciano a chiudersi, le autostrade si riempiono di auto e milioni di italiani si preparano a riprendere la solita routine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che, per nostra sfortuna, comprende anche la politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che durante l’estate i nostri Demostene siano davvero andati in vacanza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’epoca dei social la politica non chiude più per ferie: si mette semplicemente il costume da bagno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma settembre segna comunque il ritorno della politica nella sua versione più seria, almeno sulla carta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ricomincia a parlare di conti pubblici, di bilancio, di Finanziaria, di tasse e di spesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quest’anno c’è una ragione in più per prestare attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà l’ultima Finanziaria prima dell’anno elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E siccome l’essenza della politica, almeno da che mondo è mondo, consiste nel decidere come e a chi distribuire gli “schei”, è facile immaginare che nei prossimi mesi assisteremo ad un’intensa attività di corteggiamento di questo o quel gruppo sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ceto medio, pensionati, famiglie, imprese, lavoratori, ognuno avrà diritto alla propria dose di attenzione, possibilmente accompagnata da qualche promessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Finanziaria avremo comunque modo di parlare a lungo nei prossimi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è però una questione che viene prima dei soldi e dovrebbe essere propedeutica a qualsiasi campagna elettorale:&nbsp;<strong>il programma</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che cominciano i problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in Italia il programma elettorale sembra ormai appartenere ad un particolare genere letterario: il&nbsp;<strong>fantasy politico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti ne parlano.&nbsp;&nbsp;&#8220;Prima i programmi, poi vediamo chi ci sta&#8221;. &#8220;Prima bisogna trovare una sintesi&#8221;.&nbsp;&nbsp;&#8220;Prima bisogna definire una visione comune&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorsi assolutamente ragionevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccato che, alla fine, i programmi siano spesso poco più che una raccolta di desideri, o se preferite un “libro dei sogni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ragione è semplice: abbiamo progressivamente accettato una convinzione piuttosto deprimente, e cioè che durante una campagna elettorale i Partiti possano promettere praticamente qualsiasi cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo cioè sostituito una vecchia regola elementare dell&#8217;amministrazione con una nuova regola della politica moderna:&nbsp;<strong>prima si promette, poi si vedrà</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che quel &#8220;poi si vedrà&#8221; arriva sempre dopo il voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando arriva, allora scopriamo che i soldi non bastano, i vincoli europei esistono, il debito pubblico non è un&#8217;opinione e che, sorpresa delle sorprese, anche le promesse hanno un costo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente non è una specialità di una sola parte politica; lo abbiamo visto con Governi di ogni colore e con maggioranze di ogni genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che ha trasformato la politica italiana in una gara fra illusionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E gli illusionisti non vengono giudicati per quello che realizzano, ma per la capacità di stupire il pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che adesso stiamo arrivando alla fase successiva:&nbsp;<strong>l&#8217;ultimo miglio</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È la strategia che, almeno a quanto sembra, stanno adottando entrambe le coalizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimandare le questioni più divisive, evitare di affrontare fino in fondo le contraddizioni interne, lasciare aperte tutte le porte ed arrivare il più vicino possibile alle elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi, quando non ci sarà più tempo per discutere, arriverà il momento della grande chiamata alle armi: &#8220;Adesso dobbiamo essere uniti&#8221;, &#8220;Non è il momento delle divisioni&#8221;, &#8220;Bisogna fermare gli altri&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole:&nbsp;<strong>turatevi il naso e votateci</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sinistra il problema è evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pd e Movimento 5 Stelle, a parte il&nbsp;&nbsp;non banale problema della leadership, continuano ad avere posizioni diverse su questioni tutt&#8217;altro che secondarie: dalla politica estera all&#8217;Ucraina, dalla difesa europea al rapporto con gli Stati Uniti, fino al ruolo dell&#8217;Italia nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare della linea di AVS; dalla patrimoniale ad Ilaria Salis.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma affrontare seriamente queste divergenze significherebbe rischiare di perdere pezzi di elettorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto più semplice rimandare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi arriverà appunto l&#8217;ultimo miglio, e qualcuno spiegherà agli elettori che, tutto sommato, le differenze possono aspettare perché &#8220;se no vincono le destre&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A destra non va poi molto diversamente, e molte questioni vengono semplicemente spostate più avanti, a causa delle pulsioni sovraniste e, più in generale, di quella destra identitaria che continua a fare capolino nella coalizione.&nbsp;&nbsp;Con in più l’incognita Vannacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto può aspettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché anche qui, quando arriverà l&#8217;ultimo miglio, si potrà sempre ricordare agli elettori che dall&#8217;altra parte ci sono &#8220;i comunisti&#8221;, gli &#8220;immigrazionisti&#8221;, o chiunque altro serva in quel momento a trasformare una coalizione elettorale in una necessità nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così la politica italiana rischia di ridursi ad una partita nella quale nessuno vuole scoprire le proprie carte fino all&#8217;ultimo secondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché esista una strategia comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché tutti sperano che la paura dell&#8217;avversario sia sufficiente a tenere insieme ciò che la politica non è riuscita a tenere insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse questa la vera occasione perduta di questa legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lunga stabilità del governo Meloni avrebbe potuto consentire al centrodestra di consolidare e modernizzare la propria proposta politica.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, il centrosinistra avrebbe potuto utilizzare questi anni per costruire un&#8217;alternativa credibile, non semplicemente una coalizione che sembra un’armata Brancaleone, accomunata dall&#8217;idea che l&#8217;importante sia impedire agli altri di governare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte e dall&#8217;altra vediamo coalizioni che sembrano costruite più “<strong>contro” qualcuno</strong>che “<strong>per” qualcosa</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui sta il punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una democrazia seria dovrebbe offrire agli elettori la possibilità di scegliere fra programmi diversi, visioni diverse, idee diverse del futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è infine un altro elemento sul quale la politica italiana sembra poter contare con una certa tranquillità:&nbsp;<strong>la memoria degli elettori</strong><strong>,&nbsp;</strong>o meglio, la proverbiale volatilità della stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché per promettere oggi ciò che si sa già non si potrà mantenere domani, bisogna avere una ragionevole certezza che, quando arriverà il momento di presentare il conto, nessuno ricorderà più chi aveva firmato quell&#8217;assegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica sembra insomma comportarsi come se gli italiani fossero tutti&nbsp;<strong>gonzi smemorati</strong><strong>:</strong>abbastanza gonzi da credere alle promesse ed abbastanza smemorati da non ricordarsele quattro anni dopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma i nostri politici dovrebbero fare mente locale sul fatto che gli assegni scoperti arrivano sempre allo sportello, ed a</strong>nche i gonzi, prima o poi, imparano a leggere gli estratti conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>
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		<title>Ho scritto “Campo Largo” sulla sabbia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 07:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus “Ho scritto “Campo Largo” sulla sabbia, e il vento a poco a poco se l’è portato via con sé….”. Questo richiamo al vecchio tormentone dell’estate 1968 di Franco IV e Franco I non è una metafora.&#160; È praticamente il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ho scritto “Campo Largo” sulla sabbia, e il vento a poco a poco se l’è portato via con sé….”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo richiamo al vecchio tormentone dell’estate 1968 di Franco IV e Franco I non è una metafora.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È praticamente il programma politico del centrosinistra italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da anni ci raccontano del Campo Largo come se fosse lo sbarco sulla Luna: l’unione delle forze progressiste, riformiste, ecologiste, sociali, movimentiste, cattoliche, laiche, pacifiste, radicali e, probabilmente, anche di qualche specie animale ancora da individuare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grande abbraccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che, appena provano ad abbracciarsi, qualcuno controlla se l’altro ha ancora le mani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il Campo Largo ha una caratteristica straordinaria: più si allarga, più si divide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schlein non può stare con Conte. Conte non può stare con Schlein. Bonelli teme le primarie perché potrebbero essere divisive.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tutti sanno che l’elettore del Pd non voterebbe Conte, così come quello dei 5 Stelle non voterebbe Schlein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Franceschini, almeno in una sua versione apocrifa che gira in queste ore, avrebbe sintetizzato il capolavoro con una frase che meriterebbe di essere scolpita nel marmo: “Le primarie rischiano di determinare due sconfitti. Uno perderà le primarie e l’altro le elezioni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È difficile migliorare una diagnosi così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il centrosinistra italiano è riuscito nell’impresa di trasformare le primarie, che una volta erano una festa democratica, in una procedura di pronto soccorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si discute più di chi debba guidare la coalizione. Si discute di chi debba essere medicato per primo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così siamo arrivati al punto surreale in cui per evitare le primarie si guarda con speranza alla legge elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sinistra che spera in una parte della destra, che paradossalmente potrebbe diventare involontariamente il miglior alleato del centrosinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non servirebbero più programmi, coalizioni, leadership.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basterebbe che il Parlamento non approvasse la nuova legge elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una strategia politica geniale nella sua semplicità: se non si può costruire il Campo Largo, basta impedire che si debba indicare il candidato Premier alla guida della coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una specie di democrazia preventiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora eccolo, il grande progetto progressista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non più il Campo Largo: il Campo Minato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché ogni volta che qualcuno fa un passo avanti, salta qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse la vera immagine del Centrosinistra italiano non è quella di una grande coalizione che si prepara a governare il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quella di cinque persone che cercano di entrare nello stesso taxi, discutendo per mezz’ora su chi debba sedersi davanti, finché il taxi se ne va.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Resta la sabbia. Resta il vento.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E resta quella scritta che avevano propagandato con tanta fiducia: “Campo Largo”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Peccato che il vento, questa volta, sembra non abbia&nbsp;&nbsp;bisogno di aspettare le urne</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Machiavellus</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Elly Schlein, tre passaporti e la moglie di Cesare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Si dice che i vecchi siano fissati su certe cose.&#160;&#160;Io lo so di essere ormai attempato, e quindi ho anch’io le mie fisse.&#160; Una devo ammetterlo, riguarda Elly Schlein ed i suoi tre passaporti. Lo so, lo so.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si dice che i vecchi siano fissati su certe cose.&nbsp;&nbsp;Io lo so di essere ormai attempato, e quindi ho anch’io le mie fisse.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una devo ammetterlo, riguarda Elly Schlein ed i suoi tre passaporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo so, lo so. Ci sono problemi ben più seri nel mondo. Guerre, debito pubblico, salari, sanità, energia, intelligenza artificiale che avanza mentre noi discutiamo ancora di balneari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure questa storia continua a tornarmi in mente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E siccome ne avevo già scritto un anno fa, evidentemente non sono riuscito a farmene una ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi ci torno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro fin dall&#8217;inizio:&nbsp;<strong>non c&#8217;è nulla di illegale</strong><strong>.&nbsp;</strong>Elly Schlein, per quanto risulta, possiede la cittadinanza italiana, quella statunitense e quella svizzera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge lo consente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun reato, nessuna irregolarità, nessun misterioso passaggio notturno di documenti alla frontiera.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Tutto perfettamente legittimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora qual è il problema?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, almeno secondo la mia visione, è che&nbsp;<strong>la legalità non esaurisce la politica</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono cose che un cittadino può legittimamente fare e che un politico, soprattutto quando aspira a ricoprire le più alte cariche dello Stato, dovrebbe forse valutare anche sotto il profilo dell&#8217;opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un concetto antico, quasi preistorico: quello secondo cui, in politica, non conta soltanto ciò che è consentito, ma anche ciò che è appropriato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta si usava dire: &#8220;la moglie di Cesare non deve solo essere onesta, deve anche sembrare onesta&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi forse dovremmo chiamarla &#8220;la moglie di Cesare con tre passaporti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qui arriviamo al punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elly Schlein non è semplicemente una cittadina con una storia familiare internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la segretaria del Partito Democratico e aspira, legittimamente, a poter guidare un giorno il Governo italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora una domanda, che sarà pure da vecchio fissato, me la pongo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È possibile che non avverta lei stessa un minimo di stridore nel conservare, accanto a quello italiano, anche il passaporto americano e quello svizzero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sto dicendo che sia meno patriottica.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non sto dicendo che domani mattina telefonerebbe a Washington o a Berna prima di prendere una decisione.&nbsp;&nbsp;E non sto neppure dicendo che un cittadino americano o svizzero non possa essere un ottimo Presidente del Consiglio italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto dicendo un&#8217;altra cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quando chiedi agli italiani di affidarti la guida del loro Paese, forse è ragionevole chiedersi se tu per prima non senta il bisogno di eliminare ogni possibile ambiguità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la politica vive anche di simboli. E vive soprattutto di percezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo allora un piccolo esperimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Supponiamo che un importante esponente politico italiano, magari candidato a Palazzo Chigi, possieda anche la cittadinanza russa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente di illegale, naturalmente.&nbsp;&nbsp;La Russia consente la doppia cittadinanza? Bene.&nbsp;&nbsp;Il nostro ordinamento la consente? Bene.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il nostro politico non ha mai preso un rublo da Putin? Benissimo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non ha mai parlato con il Cremlino? Ancora meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sarebbero tutti tranquilli?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>O a</strong>vremmo giornali pieni di titoli sulla &#8220;zona d&#8217;ombra&#8221;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Avremmo talk show con geo politologi spuntati come funghi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Avremmo richieste di chiarimenti, interrogazioni parlamentari, dichiarazioni indignate e probabilmente qualche seduta straordinaria del Parlamento per discutere del destino della Repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E nessuno direbbe: &#8220;Ma che volete? È perfettamente legale.&#8221;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giustamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in quel caso tutti capirebbero immediatamente che&nbsp;<strong>legalità e opportunità politica sono due cose diverse</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora la domanda diventa inevitabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quello che quasi sicuramente considereremmo un problema politico con un passaporto russo dovrebbe smettere di esserlo quando i passaporti sono americano e svizzero?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione: non sto mettendo sullo stesso piano Stati Uniti, Svizzera e Russia. Sarebbe una sciocchezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati Uniti sono un alleato dell&#8217;Italia e la Svizzera è un Paese amico con cui abbiamo rapporti strettissimi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma restano&nbsp;<strong>Stati stranieri</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E se un domani il Presidente del Consiglio italiano dovesse sedersi al tavolo con Washington per discutere di commercio, dazi, difesa, energia o politica estera, sarebbe davvero così assurdo pensare che qualcuno poterebbe osservare che quel Presidente del Consiglio è anche cittadino americano?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che sarebbe condizionato.&nbsp;&nbsp;Significa che&nbsp;<strong>potrebbe essere percepito come tale</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E in politica, piaccia o non piaccia, la percezione conta.&nbsp;&nbsp;Anzi, spesso conta più della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il motivo per cui i politici passano settimane a spiegare che non hanno mai conosciuto Tizio, che non hanno mai telefonato a Caio, che quella cena era assolutamente casuale, e che quel volo sull&#8217;aereo dell&#8217;amico era soltanto una coincidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché in politica non basta essere innocenti.&nbsp;&nbsp;Bisogna anche cercare di&nbsp;<strong>non apparire inutilmente esposti al sospetto</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora io torno alla mia vecchia fissa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Elly Schlein vuole diventare Presidente del Consiglio italiano, perché non fare un gesto semplicissimo?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rinunciare alle altre due cittadinanze.&nbsp;&nbsp;Non per dimostrare di essere italiana. Non perché qualcuno possa dubitare delle sue origini. Non perché glielo imponga la legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per dire agli italiani:&nbsp;<strong>&#8220;Quando chiedo di guidare questo Paese, scelgo questo Paese. Senza riserve.&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe un gesto simbolico.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma la politica è fatta anche di gesti simbolici.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo, francamente, lo percepisco come molto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo bravissimi a pretendere trasparenza dagli avversari e comprensione per gli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La moralità pubblica, da noi, ha spesso la curiosa caratteristica di cambiare colore a seconda di chi occupa la poltrona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo alla mia fissa. Forse sono davvero soltanto un vecchio che si attacca ai dettagli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può darsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma continuo a pensare che&nbsp;<strong>quando si aspira a sedere a Palazzo Chigi, su tre passaporti&nbsp;&nbsp;forse due sono di troppo</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché gli altri due siano illegali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non perché Elly Schlein debba dimostrare qualcosa sulle proprie origini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché chi vuole rappresentare un Paese dovrebbe essere il primo a chiedersi se ogni suo legame formale con altri Stati sia compatibile con quella rappresentanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto perché vorrei che la risposta fosse la stessa per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amici e nemici. Destra e sinistra.&nbsp;&nbsp;Schlein e chiunque altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altrimenti non stiamo difendendo un principio.&nbsp;&nbsp;<strong>Stiamo soltanto scegliendo a chi applicarlo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa, più che una questione di passaporti, sarebbe una questione di coerenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che, in politica, è già merce abbastanza rara da meritare un documento d&#8217;identità tutto suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>FdI Vicenza candida Giovine come prossimo sindaco cittadino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso costruito dal basso, aperto a tutte le forze del centrodestra e alla città, che prenderà il via entro la fine di settembre.&#160;È l&#8217;annuncio del presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia di Vicenza, Alessandro Benigno, che apre ufficialmente il cantiere<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un percorso costruito dal basso, aperto a tutte le forze del centrodestra e alla città, che prenderà il via entro la fine di settembre.&nbsp;<strong>È l&#8217;annuncio del presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia di Vicenza, Alessandro Benigno, che apre ufficialmente il cantiere in vista delle comunali del 2028</strong>&nbsp;e mette sul tavolo anche un nome per la corsa a Palazzo Trissino: quello del deputato&nbsp;<strong>Silvio Giovine</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Fratelli d&#8217;Italia è la prima forza del centrodestra e non risparmia nulla all&#8217;amministrazione Possamai –&nbsp;<strong>esordisce Benigno</strong>&nbsp;–. Lo facciamo in consiglio comunale, lo facciamo nelle commissioni, lo facciamo sul territorio. E non siamo soli: penso al lavoro certosino e costante che il nostro capogruppo Nicolò Naclerio svolge insieme a Marco Zocca di Forza Italia, Michele Dalla Negra della Lega, Stefano Notarangelo di Impegno per Vicenza e Francesco Saoncella di Idea Vicenza. Con loro il confronto è quotidiano, sia tra i gruppi consiliari sia a livello di segreterie di partito».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nessuna autocelebrazione, però</strong>. «Per me tutto è sempre perfettibile –&nbsp;<strong>precisa Benigno</strong>&nbsp;–. Non esiste un centrodestra arrivato, esiste un centrodestra che lavora e che deve farlo sempre di più e sempre meglio. Dobbiamo migliorare, dobbiamo allargare, e soprattutto siamo ancora nei tempi per farlo bene. Aggregare nuove energie attorno a un progetto richiede metodo, costanza e pazienza, ma anche più grinta e determinazione da parte nostra e di tutti coloro che si ritengono alternativi alla sinistra».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da qui l&#8217;annuncio del laboratorio</strong>. «Proporremo entro la fine di settembre un percorso che non sia calato dall&#8217;alto, ma costruito dal basso: quartiere per quartiere, dalle periferie fino al centro storico. Vogliamo ascoltare i comitati, le associazioni, i commercianti, chi ogni mattina alza la saracinesca e chi la sera ha paura a tornare a casa. Un laboratorio che condivideremo con tutte le forze del centrodestra e con chiunque vorrà starci, senza veti e senza posti prenotati. Perché per arrivare pronti al 2028 servono le scarpe da ginnastica per girare la città, non il protagonismo mediatico».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un percorso che, accanto ai contenuti, dovrà misurarsi anche con i nomi</strong>. «A mio avviso il compito del tavolo del centrodestra è metterne sul piatto più di uno, per capire insieme quale sia il profilo più idoneo alla partita del 2028. Io certamente proporrò la candidatura a sindaco del nostro deputato Silvio Giovine, e mi auguro che voglia prendere in considerazione l&#8217;ipotesi: a mio parere è l&#8217;uomo giusto, perché per esperienza e competenza può far crollare il castello di carta di Possamai».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulla proposta, Benigno mette le mani avanti</strong>. «Lo dico con la massima chiarezza: non è un&#8217;imposizione, non è una bandierina piantata per rivendicare un primato. È una proposta, che andrà discussa, verificata con il diretto interessato e condivisa con gli alleati e con la città. Però, oltre ai contenuti, è arrivato il momento di ragionare anche sui nomi e sulle disponibilità che potranno esserci. È giunto il momento di gettare il cuore oltre l&#8217;ostacolo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il giudizio sull&#8217;amministrazione in carica è netto</strong>. «Possamai non è imbattibile come tanti vorrebbero far credere. E soprattutto non possiamo permetterci di lasciarlo dov&#8217;è. Al netto del degrado in cui è sprofondata la città, l&#8217;ideologia di questa giunta unita all&#8217;apatia decisionale del sindaco rischia di deturpare in modo irrimediabile il volto di Vicenza. Due esempi su tutti: la Tav e il metrobus. Sono opere che segneranno la città per i prossimi cinquant&#8217;anni e che meritavano una guida capace di decidere e di farsi rispettare, non di subire».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine, la ragione del tempismo</strong>. «Abbiamo la possibilità di lavorare pancia a terra per tempo per trovare una sintesi, senza tatticismi e senza attendere che qualcun altro, magari all&#8217;ultimo minuto, decida per noi, come purtroppo è già accaduto. In questi anni ho visto troppe coalizioni arrivare all&#8217;appuntamento elettorale con il fiato corto, perché si è perso tempo a rinviare. Chi ha una proposta la metta sul tavolo: la nostra la mettiamo oggi, a viso aperto, e siamo pronti ad ascoltare quelle degli altri con lo stesso spirito. Noi preferiamo la strada più lunga: quella che si fa a piedi, tra la gente».</p>
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		<title>Viale Roma a Vicenza, i bus non girano e a FdI invece girano..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza, Alessandro Benigno, interviene sulla vicenda del nuovo assetto di viale Roma, dove, a conclusione dei lavori Pnrr da 2,1 milioni di euro, l’amministrazione comunale ha dovuto affidare una nuova progettazione per correggere il cordolo della rotatoria di piazzale Stazione, risultato inadeguato al passaggio dei mezzi del trasporto pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Rifanno viale Roma con 2,1 milioni di euro e poi si accorgono che i bus non ci girano. Geniale” &#8211; dichiara Benigno, -. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Già durante il cantiere era stato necessario un primo ritocco alla curva di ingresso da viale Venezia, e oggi scopriamo che servono altri soldi per un nuovo progetto e per risistemare un’opera appena conclusa. Pagare due volte per sbagliare una: questo il risultato della programmazione dell’amministrazione Possamai”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il conto, naturalmente, lo pagano i vicentini &#8211; prosegue Benigno &#8211; che oltre ai disagi di mesi di cantieri si ritrovano un’opera da correggere prima ancora di essere collaudata dall’uso quotidiano. E il tutto per anticipare l’assetto di quella linea Brt che abbiamo sempre contestato: un progetto calato dall’alto, che sta stravolgendo la viabilità cittadina e che già mostra tutti i suoi limiti prima ancora di partire. Se il biglietto da visita è un cordolo da rifare, c’è poco da stare tranquilli sul resto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Attendiamo fiduciosi la nota ufficiale di Palazzo Trissino &#8211; conclude il presidente cittadino di FdI -. Sarà colpa del Governo Meloni anche questa?”.</p>
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		<title>Salvini, il Capitano che non comanda più: è l’ora di Zaia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, nella vita di ogni leader politico, in cui gli avversari smettono improvvisamente di essere il problema. Perché il problema diventano gli amici. Matteo Salvini sembra essere arrivato esattamente lì. Il direttivo della Lega lombarda, con le critiche<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, nella vita di ogni leader politico, in cui gli avversari smettono improvvisamente di essere il problema. Perché il problema diventano gli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Matteo Salvini sembra essere arrivato esattamente lì.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttivo della Lega lombarda, con le critiche durissime rivolte al segretario e la richiesta di farsi da parte emersa nel confronto interno, racconta qualcosa di molto più profondo dell’ennesima baruffa di partito. Racconta la crisi di un sistema politico costruito per anni attorno a un uomo solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto certifica la caduta di un tabù: Salvini non è più intoccabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il vero fatto politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché finché a chiederti le dimissioni sono Schlein, Conte o qualche editorialista poco importa. Fa parte del gioco. Quando invece cominciano a farlo quelli che siedono al tuo stesso tavolo, il problema cambia natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Capitano scopre improvvisamente che l’equipaggio mugugna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qualcuno vorrebbe addirittura cambiare comandante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parabola salviniana, del resto, è una delle più impressionanti della politica italiana recente. Nel 2019 la Lega superava il 34 per cento alle Europee. Salvini sembrava poter divorare politicamente il centrodestra, oscurare Berlusconi e relegare Fratelli d’Italia a comprimario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi qualcosa si è rotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È arrivato il Papeete, sono arrivate scelte politiche discutibili, continui cambi di bersaglio e una comunicazione sempre più onnivora. Un giorno l’immigrazione, quello dopo Bruxelles, poi i vaccini, la Russia, il Ponte sullo Stretto, il Codice della strada. Sempre alla ricerca del titolo, della polemica, del nemico del giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo Giorgia Meloni faceva una cosa molto più semplice: costruiva pazientemente il proprio partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è sotto gli occhi di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Lega che doveva conquistare l’Italia si ritrova oggi a dover riconquistare casa propria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse questa la più grande contraddizione dell’era Salvini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per inseguire il sogno del partito nazionale, la Lega ha progressivamente attenuato proprio quella specificità territoriale che ne aveva determinato la forza. Il Nord produttivo, gli amministratori, le autonomie, le imprese, il federalismo: temi che hanno spesso lasciato spazio alla rincorsa quotidiana dell’agenda nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che nel frattempo quello spazio politico non è rimasto vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco allora governatori, amministratori e dirigenti chiedersi quale sia oggi la funzione della Lega e soprattutto quale sia il futuro di un partito che appare schiacciato tra Fratelli d’Italia e Forza Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domanda legittima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ce n’è un’altra, molto più scomoda: Salvini è ancora la soluzione oppure è diventato parte del problema?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la domanda che ormai circola apertamente nel Carroccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione, però, a considerarlo già politicamente finito. Salvini conosce il partito, ne controlla ancora leve importanti e soprattutto possiede quell’istinto di sopravvivenza che in politica conta spesso più delle raffinate strategie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la leadership vive anche di percezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando un leader deve continuamente dimostrare di essere ancora il leader significa che qualcosa si è già incrinato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pontida, allora, non sarà soltanto la solita liturgia del popolo leghista. Sarà inevitabilmente anche una conta politica e simbolica. Si guarderanno gli applausi, le presenze, i silenzi, le facce dei governatori, le parole pronunciate e soprattutto quelle accuratamente evitate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché il problema di Salvini oggi non sono più soltanto i sondaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il dubbio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dubbio insinuatosi dentro la Lega che forse il ciclo del Capitano abbia esaurito la propria spinta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è infine una nemesi politica quasi perfetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Salvini conquistò la Lega rottamando nei fatti la vecchia stagione bossiana, trasformando radicalmente un movimento che sembrava destinato al declino. Lo fece con coraggio politico e con risultati, almeno inizialmente, straordinari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi rischia di trovarsi dall’altra parte della barricata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella del leader al quale una nuova generazione di dirigenti comincia a spiegare che il partito deve cambiare per sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In politica non esistono rendite eterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto non esistono Capitani per diritto divino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l’equipaggio comincia a discutere apertamente di chi debba stare al timone, la tempesta è già iniziata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E questa volta Salvini non può dare la colpa né all’Europa, né alla sinistra, né ai giudici. Perché il rumore arriva da casa sua.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il grande inciucio del vicentino per le provinciali: Pd e Futuro Nazionale alleati?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti contro Fratelli d’Italia per le provinciali vicentine? E che c’azzeccano il PD e FN a braccetto con la benedizione di Lega e Forza Italia? A denunciare questo balletto politico che assomiglia ad un valzer in salsa berica i vertici del partito di Meloni. <br>«In tutto il Veneto l’alternanza elettorale tra centrodestra e centrosinistra ha prodotto, anche a livello provinciale, amministrazioni fondate su una visione politica e programmatica riconoscibile e su coalizioni coerenti. A Vicenza, dove il centrodestra amministra virtuosamente la Provincia con il supporto dei civici, si sta invece profilando, inspiegabilmente, un’anomala e inedita convergenza che vedrebbe insieme alcuni esponenti di Lega e Forza Italia e le segreterie di Futuro Nazionale e del Partito Democratico, che hanno già ufficializzato la propria posizione. Una grande ammucchiata che, per stessa ammissione di alcuni protagonisti della vicenda, pare più animata dalla volontà di arginare la crescita di Fratelli d’Italia nella provincia berica che fondata su una progettualità comune, la quale, d’altronde, risulterebbe oggettivamente curiosa. Basti pensare, per esempio, alle posizioni agli antipodi del sindaco Possamai e del sindaco Finco, primi sostenitori di questo anomalo inciucio, sul Tribunale della Pedemontana». Lo dichiara Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Veneto, intervenendo sul dibattito relativo alle prossime elezioni provinciali di Vicenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Attendiamo ancora di conoscere quale sia la posizione ufficiale degli alleati – prosegue Speranzon – al netto delle fughe in avanti di singoli amministratori che, evidentemente, non possono essere considerate automaticamente espressione dei rispettivi partiti. Fa sorridere, considerando le dichiarazioni di Vannacci, l’endorsement di Futuro Nazionale a una larga intesa con il PD alla prima occasione utile per ottenere qualche posto di rilievo. Tenendo presente che il rinnovo del Consiglio provinciale sarà presumibilmente ad aprile, confidiamo che il tempo porti consigli saggi a tutti. Onde evitare sorprese, porterò la questione al tavolo regionale e nazionale dei coordinatori delle forze politiche del centrodestra. È necessario fare chiarezza: le alleanze non possono valere in un Comune o in Regione e diventare improvvisamente superabili quando si tratta di distribuire ruoli e incarichi in Provincia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla vicenda interviene anche Silvio Giovine, vicecoordinatore regionale e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Vicenza. «Qualcuno tenta di giustificare questa operazione richiamandosi alla cosiddetta “Casa dei Comuni”, costruita negli anni delle presidenze Variati e Rucco, quando l’ente sembrava vicino alla chiusura: una delle tante promesse non mantenute da Renzi e dai presidenti del Consiglio sostenuti da larghe intese che si sono alternati dopo di lui. Oggi la prospettiva è completamente differente, considerando anche il dibattito che vede Fratelli d’Italia in prima linea nel voler restituire ai cittadini la facoltà di scegliere da chi devono essere rappresentati in un consesso che esercita competenze importanti, proprio per evitare anomalie come quella di cui stiamo parlando a Vicenza. Se qualcuno intende costruire una larga intesa tra pezzi del centrodestra e Partito Democratico per una spartizione opaca di poltrone, non cerchi alibi e parli chiaramente».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Noi crediamo invece – continua Giovine – che i cittadini abbiano il diritto di sapere chi li rappresenta, con quale progetto e, soprattutto, con quali alleati. Gli accordi costruiti esclusivamente nei palazzi per garantire posizioni, incarichi e sfere di influenza non rispondono a una logica di rappresentanza degli interessi del territorio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sorprende constatare, inoltre, la dinamica con cui sono state fatte telefonate ai primi cittadini non tanto per illustrare una progettualità, quanto per raccogliere o suggerire adesioni. Senza considerare le allusioni formulate durante alcune di queste telefonate rispetto a una futura gestione che “terrà presente” chi c’è sin da subito. Una situazione gravissima che non solo segnalerò personalmente al Prefetto, ma che rafforza la nostra convinzione di sostenere un progetto alternativo che parta dal basso, coinvolgendo non solo i sindaci ma ogni singolo consigliere comunale; progetto che, peraltro, risulta essere già avviato con la convocazione promossa dal presidente della Consulta ANCI Veneto Piccoli Comuni, Andrea Turetta, per la fine di agosto. Fratelli d’Italia monitorerà, prima, durante e dopo il rinnovo del Consiglio provinciale della prossima primavera, affinché tutto si svolga nella massima trasparenza e nella piena libertà da influenze».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Continueremo – concludono Speranzon e Giovine – a lavorare per una Provincia che sia realmente al servizio dei Comuni e del territorio, ma all’interno di un progetto politico chiaro, trasparente e comprensibile ai cittadini. Sempre disponibili a dialogare costruttivamente con i nostri alleati, sempre indisponibili a sederci al tavolo con il Partito Democratico per compromessi che non aiutano il territorio».</p>
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		<title>Vicenza, per la maggioranza di governo il turismo non è in crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. “Alcune critiche al lavoro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il turismo a Vicenza parlano i dati. Il centrosinistra con la Lista Possamai sindaco non ci sta ed alle critiche sullo stato del turismo in città replica piccato con le parole di Ida Grimaldi, capogruppo. <br>“Alcune critiche al lavoro svolto a Vicenza su cultura, eventi e turismo hanno cercato di dare un’immagine distorta della realtà, fondata più su slogan che su numeri e fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recente sondaggio Demetra, pubblicato da Il Giornale di Vicenza, racconta invece tutt’altro: il 78% dei cittadini esprime un giudizio positivo sul lavoro del Sindaco Giacomo Possamai e della sua Giunta in materia di cultura, eventi e turismo, con una crescita di 12 punti rispetto alla rilevazione precedente. Si tratta della percentuale più alta tra tutti i temi analizzati, a conferma di un impegno riconosciuto e apprezzato dalla grande maggioranza dei vicentini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo risultato è anche il riconoscimento del lavoro instancabile dell’assessora alla cultura, al turismo e all’attrattività della città, espressione della Lista Possamai Sindaco, che in questi anni ha saputo mettere in rete istituzioni, operatori culturali e realtà economiche, costruendo una programmazione di qualità riconosciuta dai cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a lei, l’assessore allo sport, agli eventi e al Parco della Pace, anch’egli della Lista Possamai Sindaco, ha contribuito in modo decisivo a fare di Vicenza una città viva, capace di ospitare manifestazioni di richiamo e di valorizzare gli spazi pubblici come luoghi di incontro, socialità e partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una strategia fondata su cultura, patrimonio e collaborazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vicenza ha costruito in questi anni una strategia chiara, che mette al centro cultura, grandi eventi, patrimonio UNESCO e collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum Cultura di Vicenza, che riunisce quasi 80 associazioni culturali del territorio, negli ultimi anni ha progressivamente affinato la propria azione, ampliando la presenza delle attività nei quartieri, promuovendo progettualità nei periodi tradizionalmente meno ricchi di eventi e contribuendo a rendere più vivo il centro storico anche nelle fasce orarie in cui è maggiormente necessario offrire occasioni di incontro e partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sul turismo è utile e necessario, ma proprio per questo dovrebbe partire da un’analisi completa dei dati e del contesto, evitando letture parziali basate su un singolo indicatore o su una fotografia limitata nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il turismo è un fenomeno complesso, influenzato da molti fattori: andamento dell’economia, flussi nazionali e internazionali, grandi cantieri che interessano la città, capacità di attrarre eventi, qualità dell’offerta culturale, collaborazione tra istituzioni e operatori economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, Vicenza ha scelto di investire con decisione nella cultura come leva di sviluppo economico, sociale e turistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I luoghi della cultura e i risultati raggiunti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Basilica Palladiana ha ospitato mostre di rilievo nazionale; il Teatro Olimpico ha consolidato il proprio ruolo con il Ciclo di Spettacoli Classici e una programmazione di alto profilo; il Teatro Comunale ha proposto una stagione artistica di qualità riconosciuta a livello nazionale.<br>I Musei Civici hanno ampliato l’offerta con nuove esposizioni, attività educative, laboratori, iniziative per le famiglie e progetti dedicati all’inclusione, mentre il patrimonio UNESCO è stato ulteriormente valorizzato attraverso iniziative di promozione e nuovi percorsi culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a queste realtà, si è rafforzata l’intera rete culturale cittadina: l’Accademia Olimpica con nuovi progetti scientifici e formativi, la Biblioteca Bertoliana con attività di valorizzazione del proprio patrimonio, la Fondazione Giuseppe Roi con restauri, studi e iniziative culturali, la Fondazione Monte di Pietà come luogo di produzione culturale attraverso mostre, incontri, concerti e conferenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tutto questo si aggiunge il contributo determinante di Italian Exhibition Group con Vicenzaoro, delle associazioni culturali, delle categorie economiche, della Camera di Commercio, della Diocesi, delle università e dei numerosi operatori del territorio che, lavorando insieme, hanno reso l’offerta culturale e turistica della città sempre più ricca e qualificata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una città viva tutto l’anno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i numeri raccontano una città dinamica. La mostra “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore” ha superato i 55 mila visitatori; i Musei Civici, il Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana hanno registrato importanti incrementi di pubblico, in particolare in occasione delle principali festività. Le manifestazioni natalizie, ViOff, notte bianca, Vicenza in festival, Vicenza Jazz, gli eventi di carnevale, oltre 250 eventi che l&#8217;ufficio manifestazioni ha istruito nell&#8217;anno 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo perseguito è stato chiaro: destagionalizzare i flussi turistici, aumentare il tempo di permanenza dei visitatori, promuovere il turismo culturale ed esperienzial e costruire una rete stabile di collaborazioni tra pubblico e privato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;È giusto riconoscere che esistono ancora margini di miglioramento: occorre continuare a investire nella promozione internazionale, nella digitalizzazione dell’offerta, nell’accoglienza, nei servizi turistici e nella valorizzazione dell’intero territorio provinciale.<br>Vanno considerati con attenzione anche alcuni segnali di rallentamento, come i dati recenti relativi al mese di luglio 2026 rispetto al 2025: –1.000 colli trasportati in centro storico e –240 spedizioni, così come il calo registrato negli ultimi otto mesi. Sono elementi che richiedono analisi e soluzioni, non semplificazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come è vero che molti cittadini si spostano in altre città d’arte per vedere mostre di qualità senza che ciò implichi necessariamente un forte impatto sui consumi locali: spesso si tratta di visite “mordi e fuggi”, che non mettono in discussione la capacità attrattiva di Vicenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È prendendo coscienza dei problemi che si trovano le soluzioni. Ma sostenere che in questi anni non sia stato fatto un lavoro importante significa non riconoscere il percorso compiuto dalla città e smentire ciò che i dati, a partire dal sondaggio Demetra, chiaramente indicano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il vero terreno del confronto</strong><br>&nbsp;La cultura e il turismo non crescono grazie agli slogan, ma grazie a investimenti, programmazione, qualità delle proposte, capacità di fare rete e visione di lungo periodo.<br>È su questi elementi – e sui dati oggettivi che li confermano – che dovrebbe svilupparsi il confronto pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vicenza possiede tutte le condizioni per consolidare il proprio ruolo tra le principali città d’arte e di cultura italiane. Per raggiungere questo obiettivo servono confronto, responsabilità e capacità di valorizzare quanto è stato costruito, continuando a migliorarlo con il contributo di tutte le istituzioni, delle realtà culturali e del tessuto economico della città.”</p>
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		<title>Vicenza, tutto resta com’è in Provincia: il nuovo decreto PA congela il rinnovo del Consiglio, spiazzati Lega e PD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo decreto sulla Pubblica Amministrazione, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, introduce una novità destinata ad avere effetti anche sulla Provincia di Vicenza. L’articolo 2 del provvedimento prevede infatti che il rinnovo dei Consigli provinciali venga prorogato fino alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo decreto sulla Pubblica Amministrazione, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, introduce una novità destinata ad avere effetti anche sulla Provincia di Vicenza. L’articolo 2 del provvedimento prevede infatti che il rinnovo dei Consigli provinciali venga prorogato fino alla scadenza del mandato del presidente della Provincia, mantenendo così allineata la durata dei due organi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Vicenza questo significa, almeno allo stato attuale, che non ci saranno cambiamenti negli equilibri di Palazzo Nievo: l’attuale Consiglio provinciale resterà in carica fino alla naturale scadenza del presidente, evitando un rinnovo anticipato dell’assemblea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura punta a garantire maggiore stabilità amministrativa e ad evitare il disallineamento tra presidente e Consiglio, una situazione che negli ultimi anni aveva creato non poche difficoltà nella gestione delle Province, enti di secondo livello eletti da sindaci e consiglieri comunali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la politica vicentina, dunque, il decreto si traduce in una sostanziale conferma dello status quo: nessun cambio di assetti nell’immediato e attività amministrativa destinata a proseguire senza scossoni fino alla scadenza naturale del mandato del presidente provinciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto produce anche un effetto politico immediato nel Vicentino. Per il momento, infatti, viene meno qualsiasi ipotesi di rinnovo anticipato della guida di Palazzo Nievo e, con essa, anche le indiscrezioni che nelle ultime settimane circolavano sottotraccia su un possibile accordo trasversale tra Lega e Partito Democratico per individuare il futuro candidato alla presidenza della Provincia. Con il rinvio del rinnovo del Consiglio fino alla scadenza del mandato del presidente, gli attuali equilibri restano invariati e ogni ragionamento sulle future alleanze viene, almeno per ora, rinviato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Giovine attacca: “Male il turismo a Vicenza!”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 fotografano una città in netta difficoltà sul fronte turistico.Vicenza registra infatti un calo inquietante: gli arrivi scendono del 7% e le presenze crollano del 10,4%. Nello stesso periodo l’Altopiano di Asiago<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 fotografano una città in netta difficoltà sul fronte turistico.<br>Vicenza registra infatti un calo inquietante: gli arrivi scendono del 7% e le presenze crollano del 10,4%. Nello stesso periodo l’Altopiano di Asiago cresce dell’11,2% negli arrivi e del 6,8% nei pernottamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“C’è un numero che da solo racconta tutta la vicenda -sostiene il parlamentare di Fratelli d’Italia Silvio Giovine- La sola città di Vicenza perde 23.028 pernottamenti, mentre l’intera provincia ne perde 22.091. Tradotto: senza il capoluogo, il Vicentino sarebbe in crescita. Non è il contesto internazionale, non sono le guerre, non è il caro-trasporti. È Vicenza che sta trascinando giù il territorio, e il territorio sta compensando i danni della città. Il tutto mentre a livello nazionale l’Italia continua a registrare record storici su arrivi e presenze grazie agli operatori del settore e alle politiche adottate dal governo Meloni rispetto a destagionalizzazione e delocalizzazione; approccio strategico per distribuire i flussi di visitatori lungo tutti i dodici mesi dell&#8217;anno e incidere sull’overtourism”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A un’ora di auto dal centro storico, sull’Altopiano, tutto un altro film; il turismo cresce a doppia cifra con gli stessi identici scenari internazionali. “</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando due territori confinanti vanno in direzioni opposte, la differenza non la fa il mondo: la fa chi amministra -spiega Giovine- Un immobilismo ben fotografato dalla situazione sul progetto ‘La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto’ per cui il Ministero del Turismo aveva già concesso all’amministrazione Rucco oltre 690 mila euro e che ancora non ha visto la luce. Un progetto che se messo a terra in tempi accettabili probabilmente avrebbe contribuito a limitare l’emorragia di cui parliamo oggi”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è tutto. “Avevamo impostato durante la nostra amministrazione un lavoro strutturato: ascolto degli operatori, collaborazione con i Comuni della provincia, un protocollo strategico sul congressuale con Italian Exhibition Group, format identitari capaci di attrarre pubblico. In quella fase il turismo congressuale per esempio cittadino cresceva del 14% a fronte di un dato nazionale del 2%. Nulla di tutto questo è stato smontato: semplicemente si è smesso di lavorarci. Il tavolo permanente con le associazioni del centro storico non risulta regolarmente convocato, e i risultati si vedono nelle serrande abbassate e negli alberghi mezzi vuoti. Serve un’immediata inversione di rotta prima che questo trend negativo diventi strutturale e finisca per danneggiare irrimediabilmente commercio, strutture ricettive e l’immagine della nostra città”. </p>
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		<title>Vengo anch’io? No, tu no! Il valzer del campo largo e l&#8217;ultimatum di Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà. Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&#160;«Vengo anch’io? No, tu no!».&#160; Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono canzoni che attraversano le generazioni e mantengono una straordinaria capacità di descrivere la realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendete il capolavoro del rimpianto Enzo Jannacci:&nbsp;<em>«Vengo anch’io? No, tu no!»</em>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ritornello surreale, amaro e divertente, che oggi sembra scritto appositamente per sintetizzare l&#8217;eterna, logorante telenovela della politica italiana, ed in particolare del cosiddetto “campo largo”, o comunque lo si voglia chiamare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provate per un attimo ad immaginarvi la scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte c&#8217;è Elly Schlein che, con la chitarra in spalla e l’entusiasmo delle Feste dell&#8217;Unità, bussando alla porta della sedicente &#8220;coalizione progressista&#8221;, canta speranzosa:&nbsp;<em>«Vengo anch’io?»</em>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altra c’è Giuseppe Conte, l&#8217;Avvocato del Popolo in impeccabile abito con pochette, che la guarda dall&#8217;alto in basso, corregge il nodo della cravatta e risponde gelido:&nbsp;<em>«No, tu no»</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cronache dei giornali di questi giorni non parlano d&#8217;altro: lo scontro per la&nbsp;<em>leadership</em>dell’opposizione è tornato a livelli di guardia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, fuor di metafora musicale, come si stanno mettendo davvero le cose sul tavolo delle trattative?</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere la partita particolarmente frizzante è la nuova trovata di Giuseppe Conte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ex Premier ha infatti lanciato una proposta che, a prima vista, potrebbe sembrare un omaggio alla democrazia interna, ma che ad uno sguardo più attento somiglia molto a un&#8217;imposizione in pieno stile &#8220;prendere o lasciare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tesi di Conte è semplice: facciamo le primarie, ma le primarie non serviranno solo a scegliere il candidato premier, bensì a delineare d&#8217;imperio la linea politica della coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotto dal politichese: se alle primarie vinco io, la linea del campo largo diventa la mia. Punto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio su tutti? Il dossier Ucraina. Conte lo dice quasi senza nascondersi: &#8220;Se vinco io, il sostegno militare a Kiev finisce il giorno dopo&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modo decisamente garibaldino — per non dire spregiudicato — di usare la conta dei voti per polverizzare la linea atlantista del PD ed imporre l&#8217;agenda grillina a tutta l&#8217;alleanza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Della serie: non mi limito a guidare il treno, decido io dove posare i binari e chi far scendere dalle carrozze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Nazareno, com&#8217;è facile immaginare, la pillola non è andata giù benissimo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed anzi, sottotraccia, tra i corridoi del PD sembra si stia facendo strada una convinzione sempre più solida e amara: Giuseppe Conte sosterrà l&#8217;alleanza a una sola condizione, ovvero che a guidarla sia lui in persona. Il tutto accompagnato dal timore che alle primarie Conte potrebbe veramente prevalere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Badate bene che non si tratta solo di ambizione personale, ma di pura sopravvivenza politica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte sa benissimo che se il M5S dovesse accodarsi ad una coalizione a trazione PD guidata da Elly Schlein, finirebbe per schiacciarsi inevitabilmente sui democratici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E finendo schiacciato, perderebbe anche quel poco (ed ormai ammettiamolo: è rimasto davvero poco) di identità e di &#8220;caratteristica&#8221; che ancora distingue il Movimento 5 Stelle dal resto del panorama politico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Conte, insomma, fare il “secondo” è un lusso che il M5S non può permettersi, pena l&#8217;estinzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco allora che la dinamica del&nbsp;<em>«Vengo anch&#8217;io? No, tu no»</em>&nbsp;diventa l&#8217;unica vera regola del gioco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Elly prova ad allargare ai moderati per fare numeri, Conte erige un muro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il PD cerca di far valere il proprio peso elettorale (che resta nettamente superiore a quello dei grillini), il Movimento risponde alzando l&#8217;asticella delle ideologie e sventolando la minaccia dei veti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione, per chi osserva il teatrino dall&#8217;esterno, è che i due alleati-rivali siano più occupati a rubarsi i voti a vicenda che a costruire un&#8217;alternativa di governo credibile per il Paese.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gioco a somma zero in cui la Maggioranza ringrazia e si gode lo spettacolo senza nemmeno dover fare troppi sforzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, all&#8217;elettore di Centrosinistra non resta che consolarsi con l&#8217;ironia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà se alla fine Elly riuscirà a salire su quel famoso autobus o se Giuseppe continuerà a lasciarla a terra alla fermata, pretendo di salire solo a patto di stare al volante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dubbio, conviene tenere a portata di mano il disco di Jannacci: in attesa di capire se questo &#8220;campo&#8221; sarà mai davvero &#8220;largo&#8221;, almeno la colonna sonora è garantita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Vicenza, il sondaggio fantasma (e chi paga il conto)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 13:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una nuova specialità della casa nella politica vicentina, ed è il sondaggio orfano.Nei giorni scorsi in città è spuntata un’indagine demoscopica firmata dall’istituto Demetra opinioni.net: ottocento interviste, domande minuziose sul gradimento del sindaco Giacomo Possamai, pagelle sulla sicurezza, persino<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>C’è una nuova specialità della casa nella politica vicentina, ed è il sondaggio orfano.<br>Nei giorni scorsi in città è spuntata un’indagine demoscopica firmata dall’istituto Demetra opinioni.net: ottocento interviste, domande minuziose sul gradimento del sindaco Giacomo Possamai, pagelle sulla sicurezza, persino i test sugli sfidanti per la campagna elettorale del… 2028. Praticamente un’enciclopedia del consenso nostrano.<br>Il problema? Nessuno lo ha commissionato. O meglio: nessuno ammette di averlo fatto.<br>Appena i dati sono emersi sui media locali, è scattato il fuggi fuggi generale. Il centrosinistra che beneficia dei risultati ottenuti, ha spalancato le braccia sostenendo di non saperne nulla; il centrodestra ovviamente tanto meno; i civici hanno guardato altrove fischiettando. In un colpo solo assistiamo a un miracolo della demoscopia moderna: la rilevazione spontanea. Un sondaggio che nasce per partenogenesi, spinto dall’irresistibile desiderio scientifico di Demetra di sapere cosa pensano i vicentini alle tre del pomeriggio? <br>Certo, la spiegazione ufficiale degli &#8220;studi interni self-financed&#8221; regge sempre bene nei comunicati stampa. Fa molto laboratorio d&#8217;analisi e spirito di servizio. Ma in una politica abituata a contare anche i centesimi della farina per la festa di partito, credere che un istituto regali centinaia di telefonate alla causa del dibattito vicentino richiede un atto di fede che neanche in Vescovado.<br>La realtà — che poi è il vero capolavoro di questo piccolo giallo di provincia — è che ci troviamo di fronte a un soggetto ignoto che commissiona, paga, incassa le risposte e poi si nasconde dietro la siepe per vedere l&#8217;effetto che fa. Un committente timido, o forse spaventato dai risultati che lui stesso ha ordinato.<br>A questo punto non resta che attendere i prossimi sviluppi. Magari scopriremo che a Vicenza i sondaggi non si ordinano più: arrivano da soli, come la pioggia d&#8217;autunno. E mentre la politica si accapiglia sui decimali e si chiede da dove arrivi la fattura, ai cittadini resta una sola certezza: in città le cose cambiano, ma il conto — da qualche parte e in qualche modo — alla fine lo paga sempre qualcun altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Tribunale della Pedemontana, il sindaco Possamai in audizione alla Commissione Giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, è intervenuto in audizione informale davanti alla Commissione Giustizia della Camera, nell&#8217;ambito dell&#8217;esame dei progetti di legge recanti &#8220;Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie&#8221;, dedicati all&#8217;istituzione del Tribunale della Pedemontana.«Abbiamo chiesto questa<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Questa mattina il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, è intervenuto in audizione informale davanti alla Commissione Giustizia della Camera, nell&#8217;ambito dell&#8217;esame dei progetti di legge recanti &#8220;Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie&#8221;, dedicati all&#8217;istituzione del Tribunale della Pedemontana.«Abbiamo chiesto questa audizione – ha dichiarato il sindaco – perché riteniamo doveroso rappresentare al Parlamento le forti preoccupazioni del nostro territorio rispetto al disegno di legge. Voglio ribadirlo con chiarezza: non esiste alcun derby tra Vicenza e Bassano. Il tema non è una contrapposizione tra territori, ma l&#8217;efficienza del sistema giudiziario e la qualità del servizio reso ai cittadini.Il Tribunale di Vicenza soffre già oggi di una gravissima carenza di organico, con una scopertura del personale amministrativo che sfiora il 50 per cento. Per anni è stato sostenuto che il nuovo Tribunale della Pedemontana non avrebbe avuto alcun impatto sugli uffici giudiziari di Vicenza, Padova e Treviso. Il testo del disegno di legge dimostra invece il contrario: il personale necessario al nuovo tribunale verrà reperito proprio dagli organici dei tribunali limitrofi. Quella che fino a ieri era una preoccupazione oggi è una certezza nero su bianco.Dopo la pubblicazione del testo è cresciuta anche la contrarietà del territorio. Oltre sessanta sindaci della provincia di Vicenza hanno espresso la propria contrarietà a questo progetto nelle condizioni attuali. Tra loro ci sono anche dodici sindaci dei Comuni che dovrebbero far parte della futura circoscrizione del Tribunale della Pedemontana. Si tratta di amministratori che, pur essendo direttamente interessati dal nuovo assetto, ritengono che questa riforma rischi di indebolire il servizio della giustizia anziché migliorarlo. A questa posizione si è aggiunta recentemente anche la netta contrarietà espressa dalla sindaca di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, uno dei principali Comuni coinvolti nella nuova circoscrizione, a conferma di come le perplessità riguardino buona parte dello stesso territorio interessato dalla riforma.Di fronte a una contrarietà così ampia e alla conferma che il nuovo tribunale nascerebbe sottraendo personale a uffici già in sofferenza, è difficile comprendere perché si voglia proseguire su questa strada. Se si ritiene necessario rivedere la geografia giudiziaria, lo si faccia con una riforma complessiva, nazionale e fondata su un disegno organico, come avvenne nel 2012, non attraverso interventi puntuali che rischiano di creare nuovi squilibri.L&#8217;obiettivo deve essere una giustizia più efficiente. Ma l&#8217;efficienza non dipende dagli edifici: dipende dalle persone che vi lavorano. Senza magistrati, cancellieri e personale amministrativo sufficienti, nessun nuovo palazzo potrà garantire un servizio migliore ai cittadini. Per questo continuiamo a ritenere che questo progetto, così com&#8217;è stato concepito, rappresenti un passo nella direzione sbagliata. Sarebbe un colpo mortale per i Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso, che già oggi operano con organici insufficienti e faticano a garantire risposte tempestive ai cittadini».</td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/tribunale-della-pedemontana-il-sindaco-possamai-in-audizione-alla-commissione-giustizia/">Tribunale della Pedemontana, il sindaco Possamai in audizione alla Commissione Giustizia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Giustizia. Presidente Zaia: “Parlamento e Governo mettano a terra il Tribunale della Pedemontana. Servono fatti concreti, tempi certi e una seconda Corte d’Appello per il Veneto”</title>
		<link>https://www.tviweb.it/giustizia-presidente-zaia-parlamento-e-governo-mettano-a-terra-il-tribunale-della-pedemontana-servono-fatti-concreti-tempi-certi-e-una-seconda-corte-dappello-per-il-veneto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[pedemontana]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Zaia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Roma, 29 luglio 2026 “Il Tribunale della Pedemontana non può più aspettare. Mi rivolgo direttamente al Parlamento e al Governo: è arrivato il momento di mettere a terra il progetto, indicando fatti concreti e tempi certi. L’edificio esiste già, è completato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/giustizia-presidente-zaia-parlamento-e-governo-mettano-a-terra-il-tribunale-della-pedemontana-servono-fatti-concreti-tempi-certi-e-una-seconda-corte-dappello-per-il-veneto/">Giustizia. Presidente Zaia: “Parlamento e Governo mettano a terra il Tribunale della Pedemontana. Servono fatti concreti, tempi certi e una seconda Corte d’Appello per il Veneto”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td> <strong>Roma, 29 luglio 2026</strong> “Il Tribunale della Pedemontana non può più aspettare. Mi rivolgo direttamente al Parlamento e al Governo: è arrivato il momento di mettere a terra il progetto, indicando fatti concreti e tempi certi. L’edificio esiste già, è completato da anni, è costato circa 20 milioni di euro alle casse dello Stato e non è mai entrato in funzione. Lasciarlo ancora inutilizzato sarebbe incomprensibile. Il territorio ne ha bisogno e il Veneto è pronto a garantire il massimo supporto per renderlo finalmente operativo”, dichiara il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, intervenuto oggi in audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati.Il disegno di legge governativo n. 2646 prevede l’istituzione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, con competenza su comuni oggi appartenenti ai circondari di Padova, Treviso e Vicenza.“Non stiamo parlando di un piccolo presidio periferico, ma di un vero tribunale al servizio di una delle aree più dinamiche e produttive del Paese. Per decenni il Tribunale di Bassano ha dimostrato di essere un presidio efficiente, vicino ai cittadini e capace di dare risposte rapide. Oggi il Tribunale della Pedemontana consentirebbe di riportare la giustizia sul territorio e di alleggerire in modo significativo il carico degli uffici giudiziari di Padova, Vicenza e Treviso”, prosegue il Presidente Zaia.“La giustizia non è qualcosa di esterno alla società e all’economia: garantire risposte certe e tempi ragionevoli significa tutelare le persone, sostenere le imprese, favorire gli investimenti e contribuire allo sviluppo del territorio”, aggiunge Zaia.Il provvedimento affronta anche il tema degli organici, prevedendo sette magistrati aggiuntivi e 25 nuove unità di personale amministrativo &#8211; 14 funzionari e 11 assistenti &#8211; oltre alla possibilità di bandire procedure concorsuali dedicate.“Se esiste un problema di personale, lo si affronta assumendo, facendo concorsi e utilizzando tutti gli strumenti disponibili. Non ci si arrende davanti alle difficoltà e non si rinuncia a un servizio essenziale perché servono magistrati, funzionari o assistenti. Il nuovo Tribunale della Pedemontana non deve sottrarre risorse agli altri uffici giudiziari veneti, ma rafforzare l’intero sistema, accompagnando la redistribuzione dei carichi di lavoro con nuovo personale. È questa la logica del disegno di legge ed è questa la strada da seguire”, precisa il Presidente, che aggiunge: “In questi anni, la Regione del Veneto è sempre stata al fianco dell’amministrazione della giustizia, sottoscrivendo numerosi protocolli d’intesa con il Ministero. Tra questi, l’accordo che ha consentito di utilizzare le graduatorie regionali per agevolare l’immissione in ruolo di personale amministrativo negli uffici giudiziari veneti. È la dimostrazione che, quando le istituzioni collaborano concretamente, i risultati arrivano. Questo modello va consolidato e rafforzato. C’è poi una riflessione che ritengo sia arrivato il momento di affrontare. Il Veneto è una delle regioni più popolose e produttive d’Italia e registra una mole di contenzioso tra le più elevate del Paese. La Corte d’Appello di Venezia svolge un lavoro straordinario, con grande professionalità e dedizione, e a magistrati e personale amministrativo va il mio ringraziamento. Proprio per questo credo sia opportuno avviare un confronto serio sull’istituzione di una seconda Corte d’Appello in Veneto, così da rafforzare ulteriormente il sistema giudiziario regionale e avvicinare ancora di più la giustizia ai cittadini. È una proposta che guarda al futuro e che merita di essere approfondita.”“Il Veneto mette a disposizione capacità organizzativa, efficienza e la caparbietà che da sempre contraddistingue la nostra comunità. Ringrazio il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il sottosegretario, Andrea Ostellari, il sindaco di Bassano del Grappa, Nicola Finco, gli amministratori locali, il Comitato promotore e tutta la comunità bassanese per la determinazione con cui stanno portando avanti questa battaglia. Ora bisogna fare squadra, senza divisioni. La sede c’è, il progetto è pronto, il territorio lo attende da oltre dieci anni. Parlamento e Governo accelerino: è il momento di trasformare un investimento già realizzato in un servizio concreto per cittadini e imprese e di continuare a rafforzare, con coraggio e visione, l’intero sistema della giustizia veneta”, conclude il Presidente Zaia.   </td></tr><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>&nbsp;</td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td colspan="2"></td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/giustizia-presidente-zaia-parlamento-e-governo-mettano-a-terra-il-tribunale-della-pedemontana-servono-fatti-concreti-tempi-certi-e-una-seconda-corte-dappello-per-il-veneto/">Giustizia. Presidente Zaia: “Parlamento e Governo mettano a terra il Tribunale della Pedemontana. Servono fatti concreti, tempi certi e una seconda Corte d’Appello per il Veneto”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Fine vita, Zaia: &#8220;Non discuterne sarebbe la scelta più ipocrita&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 16:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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		<category><![CDATA[legge]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Veneto, 27 luglio 2026 &#8211; Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha commentato all&#8217;ANSA l&#8217;iscrizione all&#8217;ordine del giorno dell&#8217;assemblea della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, spiegando che il Consiglio è tenuto a<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Veneto, 27 luglio 2026 &#8211; Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha commentato all&#8217;ANSA l&#8217;iscrizione all&#8217;ordine del giorno dell&#8217;assemblea della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, spiegando che il Consiglio è tenuto a discuterla in base allo Statuto regionale. &#8220;Non trattare una legge significa comunque compiere una scelta – ha sottolineato –: la più ipocrita che si possa fare, quella di non assumersi alcuna responsabilità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La politica deve assumersi le proprie responsabilità&#8221;, ha proseguito Zaia. &#8220;È giusto che il livello regionale affronti questo tema nel rispetto delle idee di tutti: di chi è favorevole al fine vita, di chi è contrario e di chi nutre dubbi o perplessità&#8221;. Il presidente ha aggiunto che la discussione e l&#8217;eventuale votazione dovranno svolgersi garantendo a ogni consigliere la più piena libertà di coscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discussione sul testo, che riguarda le procedure per l&#8217;assistenza sanitaria regionale al fine vita, slitterà comunque alla prima sessione del Consiglio dopo la pausa estiva, a causa della concomitanza con i lavori sull&#8217;assestamento di bilancio.</p>
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		<title>Fratelli d&#8217;Italia attacca Possamai: «Sostiene Lepore come tollera occupazioni e cortei del Bocciodromo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fratelli d&#8217;Italia Vicenza critica duramente il sindaco Giacomo Possamai per aver aderito alla lettera firmata da numerosi sindaci di centrosinistra a sostegno del primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, dopo i gravi disordini avvenuti nel capoluogo emiliano. A intervenire è<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d&#8217;Italia Vicenza critica duramente il sindaco Giacomo Possamai per aver aderito alla lettera firmata da numerosi sindaci di centrosinistra a sostegno del primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, dopo i gravi disordini avvenuti nel capoluogo emiliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A intervenire è il presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia Vicenza, <strong>Alessandro Benigno</strong>, che contesta la scelta del sindaco vicentino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il sindaco Possamai ha scelto da che parte stare, e non è quella dei vicentini né delle Forze dell&#8217;Ordine. Dopo che Bologna è stata messa a ferro e fuoco e gli agenti sono stati aggrediti, i sindaci del Pd hanno trovato il tempo di scrivere letterine di solidarietà tra compagni di partito. Uno spettacolo indecoroso», afferma Benigno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esponente di Fratelli d&#8217;Italia collega quindi la firma di Possamai ad alcune vicende cittadine, sostenendo che sia coerente con l&#8217;atteggiamento tenuto dall&#8217;amministrazione nei confronti del centro sociale Bocciodromo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non ci stupiamo – prosegue –: quella firma è coerente con quanto Possamai tollera da anni a Vicenza. Il centro sociale Bocciodromo occupa abusivamente spazi pubblici, organizza i cortei pro-Pal contro gli espositori israeliani a VicenzaOro e ha promosso l&#8217;Acampada pro-Flotilla in piazza Biade e l&#8217;occupazione del Bosco Lanerossi per rallentare un&#8217;opera strategica come la Tav. Possamai non ha mai avuto il coraggio di prendere le distanze da chi trasforma la protesta in disordine: Bologna e Vicenza sono due facce della stessa medaglia, la sinistra che amministra strizzando l&#8217;occhio ai centri sociali».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel comunicato, Benigno rivolge infine un appello diretto al sindaco di Vicenza, chiedendogli di ritirare l&#8217;adesione alla lettera di sostegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chi, come Lepore, non è in grado di rappresentare l&#8217;intera comunità e di tutelare le Forze dell&#8217;Ordine nei momenti più difficili non può continuare a guidare una grande città. Possamai spieghi ai cittadini perché ha messo il nome di Vicenza a difesa di chi questa deriva l&#8217;ha assecondata. Ritiri la firma e chieda scusa alle Forze dell&#8217;Ordine e ai vicentini», conclude il presidente cittadino di Fratelli d&#8217;Italia Vicenza.</p>
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		<title>Tra la piazza e lo Stato. L&#8217;ambiguità che la sinistra non può più permettersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 07:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus L&#8217;ultimo capitolo, in ordine di tempo, si è consumato pochi giorni fa a Bologna: immagini di scontri, arredi urbani distrutti,&#160;&#160;auto in fiamme usate come barricate, vetrine infrante e forze dell&#8217;ordine bersagliate.&#160; Una fotocopia di un film già visto troppe<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Machiavellus</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo capitolo, in ordine di tempo, si è consumato pochi giorni fa a Bologna: immagini di scontri, arredi urbani distrutti,&nbsp;&nbsp;auto in fiamme usate come barricate, vetrine infrante e forze dell&#8217;ordine bersagliate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fotocopia di un film già visto troppe volte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo ogni devastazione e dopo ogni poliziotto ferito, la reazione della politica, e in particolare della sinistra e del Partito Democratico, segue ormai un copione quasi liturgico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva la dichiarazione di rito:&nbsp;<em>&#8220;Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci mancherebbe altro!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che quella frase si ferma sempre un metro prima del punto decisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Manca sempre la capacità, o forse la volontà, di pronunciare la parola che la realtà impone:&nbsp;<strong>DELINQUENTI</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non &#8220;manifestanti esasperati&#8221;. Non &#8220;frange del disagio&#8221;. Non &#8220;pezzi di corteo che hanno deviato&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi arriva in piazza con il volto coperto, armato di spranghe, pietre e bombe carta, con l&#8217;unico obiettivo di devastare una città ed aggredire le forze dell’ordine, è un delinquente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E come tale dovrebbe essere definito, senza perifrasi, senza attenuanti semantiche, senza il consueto vocabolario anestetizzante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa reticenza linguistica richiama un riflesso che l&#8217;Italia forse si augurava&nbsp;&nbsp;di avere archiviato insieme agli anni di piombo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una parte della sinistra parlava dei terroristi come di &#8220;compagni che sbagliano&#8221;, incapace di recidere fino in fondo il filo culturale che la legava a quella violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci vollero uomini come Luciano Lama ed Enrico Berlinguer per rompere definitivamente quell&#8217;ambiguità, schierandosi senza esitazioni dalla parte dello Stato democratico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché oggi quella chiarezza sembra essersi nuovamente appannata?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ragioni sono intuibili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura di alienarsi il consenso delle componenti più radicali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il timore di &#8220;criminalizzare la piazza&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tentazione di ricondurre ogni atto criminale ad un generico disagio sociale, quasi che una vetrina distrutta fosse una forma di terapia collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consolidarsi dell’idea&nbsp;che chi veste una divisa sia un repressore in servizio permanente effettivo (mi riferisco in particolare al PD, perché Alleanza Verdi e Sinistra sembra aver scelto di non occuparsi del tema, arrivando sostanzialmente a negarlo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi ambisce a governare un Paese non può vivere di ambiguità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, come non si può chiedere agli italiani fiducia sulle proprie politiche migratorie senza spiegare con chiarezza come si intenda distinguere fra immigrazione regolare e clandestina, allo stesso modo non si può pretendere credibilità sul terreno della sicurezza limitandosi a condanne burocratiche della violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve qualcosa di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve il coraggio di dire che i Black Bloc, gli antagonisti violenti, e tutti coloro che trasformano le manifestazioni in guerriglia urbana non hanno nulla a che vedere con il diritto costituzionale di manifestare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono &#8220;compagni irrequieti&#8221;, non sono &#8220;giovani arrabbiati&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono CRIMINALI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se davvero il Partito Democratico considera questi gruppi estranei alla propria cultura politica, allora dovrebbe dimostrarlo con la stessa nettezza con cui condanna il fascismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta prendere le distanze dopo ogni devastazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna smettere di tollerare, anche solo culturalmente, gli striscioni con scritto&nbsp;<strong>&#8220;</strong><strong>Polizia assassina&#8221;</strong><strong>,</strong>&nbsp;gli insulti sistematici alle forze dell&#8217;ordine, e quella narrazione per cui l&#8217;agente in divisa è sempre il sospetto, e chi lancia sampietrini è quasi sempre una vittima del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è da quel clima che nasce la legittimazione morale della violenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grande partito democratico dovrebbe difendere per primo chi garantisce ogni giorno l&#8217;ordine pubblico, senza però esimerlo dal rispondere individualmente di eventuali errori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Colpevolizzare un&#8217;intera Istituzione è un esercizio tanto ingiusto quanto pericoloso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno accetterebbe lo slogan &#8220;Magistrati assassini&#8221; o &#8220;Giornalisti assassini&#8221; come normale dialettica politica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si capisce perché dovrebbe esserlo quando il bersaglio è la Polizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non dire che delegittimare sistematicamente chi rappresenta lo Stato significa preparare il terreno culturale sul quale la violenza finisce poi per sentirsi giustificata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine il punto è tutto qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legalità non è un valore né di destra né di sinistra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il fondamento stesso della democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi vuole governare un Paese dovrebbe ricordarselo prima che le città vengano devastate, non limitarsi a ripeterlo davanti ai microfoni quando i cassonetti stanno ancora fumando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Bologna, Benigno (FdI): &#8220;Nicolai condanna gli agenti prima che i fatti vengano accertati&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 13:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[benigno]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[nicolai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, 22 luglio 2026 –&#160;«A Bologna c’è una tragedia ancora tutta da chiarire, ma a Vicenza l’assessore Nicolai ha già emesso la sua sentenza: per lui gli agenti sarebbero di fatto dei boia che hanno eseguito una pena di morte<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Vicenza, 22 luglio 2026 –&nbsp;</em>«A Bologna c’è una tragedia ancora tutta da chiarire, ma a Vicenza l’assessore Nicolai ha già emesso la sua sentenza: per lui gli agenti sarebbero di fatto dei boia che hanno eseguito una pena di morte nei confronti di Fakir. Una sentenza pronunciata prima ancora che siano accertati i fatti e le eventuali responsabilità. Vergognoso».&nbsp;<strong>Lo dichiara in una nota Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d’Italia Vicenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È la solita giustizia sommaria della sinistra –&nbsp;<strong>prosegue Benigno</strong>&nbsp;– un po’ da salotto e un po’ da Bocciodromo, che considera le Forze dell’Ordine colpevoli a prescindere e pretende di processarle sommariamente. Forse, però, l’assessore Nicolai dovrebbe occuparsi prima di Vicenza e delle pesanti criticità che riguardano il suo stesso assessorato».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il sindaco Possamai avrebbe il dovere di richiamarlo all’ordine, ma non lo fa –&nbsp;<strong>attacca il presidente di FdI Vicenza</strong>&nbsp;–. Del resto, è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da chi ha tra i propri riferimenti politici il sindaco di Bologna Lepore che, di fronte a una situazione ancora tutta da chiarire, ha lasciato che nel capoluogo emiliano antagonisti dei centri sociali e antifascisti scatenassero la piazza contro le Forze dell’Ordine».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un riferimento, quello alle piazze degli antagonisti, che richiama la linea più volte ribadita a livello nazionale da Fratelli d&#8217;Italia, a partire da&nbsp;<strong>Giovanni Donzelli</strong>, responsabile dell&#8217;organizzazione del partito di Giorgia Meloni, da tempo tra i dirigenti più netti nel denunciare l&#8217;atteggiamento dei centri sociali e nel rivendicare il pieno rispetto verso le Forze dell&#8217;Ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«E intanto il conto lo pagano gli agenti in divisa –&nbsp;<strong>aggiunge Benigno</strong>&nbsp;– 14 feriti del Reparto Mobile di Padova, 26 di Firenze e 16 di Bologna, oltre ad altri agenti della Questura bolognese. Mezzi distrutti, una città devastata. Questi sono i fatti. E poi, con una faccia tosta fuori dal comune, dall’amministrazione che vede Nicolai assessore arriva la richiesta di più organico per la Questura di Vicenza». «La verità è che le Forze dell’Ordine non sono un bersaglio politico da colpire quando fa comodo e una stampella da invocare quando serve, Vanno rispettate sempre. Soprattutto da chi ha responsabilità istituzionali»,&nbsp;<strong>conclude</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Provincia di Vicenza, Turetta (Anci Veneto): &#8220;Si parta dall&#8217;ascolto dei piccoli comuni&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 22 LUGLIO 2026 &#8212; Sul dibattito relativo al futuro assetto della Provincia di Vicenza, e in particolare sull&#8217;annuncio dei nove comuni sopra i 15 mila abitanti di voler ritornare alla cosiddetta &#8220;casa dei comuni&#8221;, interviene Andrea Turetta, sindaco di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">VICENZA, 22 LUGLIO 2026 &#8212; Sul dibattito relativo al futuro assetto della Provincia di Vicenza, e in particolare sull&#8217;annuncio dei nove comuni sopra i 15 mila abitanti di voler ritornare alla cosiddetta &#8220;casa dei comuni&#8221;, interviene Andrea Turetta, sindaco di Grumolo delle Abbadesse e presidente della Consulta dei Piccoli Comuni di Anci Veneto. La questione, che negli ultimi giorni ha animato il confronto tra le amministrazioni del territorio, tocca da vicino il ruolo dei comuni di minori dimensioni, che rappresentano la stragrande maggioranza dei municipi vicentini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;annuncio da parte dei nove comuni sopra i 15 mila abitanti di voler ritornare alla cosiddetta &#8216;casa dei comuni&#8217; è certamente legittimo – dichiara Turetta – ma descrivere questa scelta, che evidentemente rappresenta una precisa volontà politica, come la panacea di tutti i mali sarebbe una evidente forzatura&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Consulta ricostruisce quindi il percorso dell&#8217;ente negli ultimi anni. &#8220;Da quando la Provincia è stata trasformata in ente di secondo livello – prosegue – sia durante la fase della &#8216;casa dei comuni&#8217; sia durante l&#8217;attuale amministrazione, ha continuato a garantire servizi strategici alle amministrazioni locali, ha operato con unità di intenti e una visione chiara, senza perseguire politiche di parte, ma amministrando nell&#8217;interesse di tutti i Comuni e di tutti i cittadini. C&#8217;è qualcuno che su questo ha davvero l&#8217;ardire di affermare il contrario?&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Turetta richiama poi le ragioni storiche dell&#8217;esperienza unitaria. &#8220;Il fatto che ci si sia confrontati elettoralmente, nel momento del rinnovo, secondo uno schema unitario piuttosto che su un confronto aperto centrodestra/centrosinistra – sottolinea – non ha condizionato l&#8217;approccio di tutti i presidenti che si sono alternati: quello di essere a disposizione di tutti i comuni. Ma è innegabile che l&#8217;esperienza unitaria era stata concepita quando sembrava che le province fossero in dismissione, promessa non mantenuta dal Governo Renzi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul metodo, il sindaco esprime la sua posizione. &#8220;Oggi un confronto tra modelli di gestione della cosa pubblica non può che arricchire il dibattito e stimolare il confronto tra progettualità diverse nella massima trasparenza – aggiunge –. Al contrario, cristallizzare un accordo tra modelli agli antipodi, per altro senza coinvolgere i comuni più piccoli che rappresentano la stragrande maggioranza del nostro territorio, è sembrato più un voler condizionare, mostrando i &#8216;muscoli&#8217; del peso ponderato, il resto dei protagonisti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un sostanziale annuncio di compromesso tra sindaci portatori di visioni politiche e amministrative profondamente diverse, quando non opposte, oggi rischierebbe di imbalsamare la Provincia – avverte il sindaco di Grumolo delle Abbadesse – altro che liberarla dai partiti, come demagogicamente qualcuno si è lasciato scappare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore dell&#8217;intervento è dedicato proprio ai municipi di minori dimensioni. &#8220;Il tema principale, poi, è la mancanza di rispetto nei confronti dei sindaci dei comuni più piccoli – rimarca Turetta –. Sarebbe stato evidentemente più opportuno partire proprio da loro, ascoltandone le necessità e affrontando i problemi quotidiani che vivono ogni giorno: la difficoltà nel reperire personale qualificato, nel chiudere i bilanci, nel trovare segretari comunali, nel governare territori vasti e spesso poco popolati, nel garantire servizi essenziali alle persone&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, un appello al senso di responsabilità di tutti gli attori in campo. &#8220;La pluralità della provincia di Vicenza è la sua ricchezza e, al tempo stesso, la sua complessità – conclude il presidente della Consulta dei Piccoli Comuni di Anci Veneto –. Per governarla servono serietà, pazienza e autorevolezza; l&#8217;unica cosa di cui non si sente la necessità è la sterile propaganda con la quale una parte vorrebbe demonizzare l&#8217;altra agli occhi dell&#8217;opinione pubblica&#8221;.</p>
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		<title>Caso Roggero. Quando l&#8217;ideologia perde contatto con la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 07:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Umberto Baldo Non pensavo di tornare sul caso Roggero. Eppure era inevitabile.&#160; Una vicenda così simbolica non poteva esaurirsi nelle sentenze dei Tribunali.&#160; Troppo forte il suo impatto sull&#8217;opinione pubblica, e troppo prevedibili le sue ricadute politiche. Ma oggi la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non pensavo di tornare sul caso Roggero. Eppure era inevitabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vicenda così simbolica non poteva esaurirsi nelle sentenze dei Tribunali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Troppo forte il suo impatto sull&#8217;opinione pubblica, e troppo prevedibili le sue ricadute politiche. Ma oggi la cronaca interessa meno dei numeri, perché questi raccontano molto meglio dove sta andando il Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, per comprendere davvero la direzione in cui si sta muovendo il Paese, è necessario superare la barriera delle tifoserie e guardare ai dati concreti sul sentimento dei cittadini.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, la recente rilevazione demoscopica condotta dall&#8217;istituto demoscopico Noto offre una fotografia nitida e, per certi versi, dirompente del sentire comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza è il consenso quasi plebiscitario attorno ad una delle misure più discusse del nuovo pacchetto sicurezza: lo stop ai risarcimenti economici per i criminali che rimangono feriti o uccisi dalla reazione delle loro vittime durante la commissione di gravi reati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa norma incassa il favore di ben tre italiani su quattro (il 75%).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il dato sfiora l&#8217;unanimità tra le fila del centrodestra (oltre il 90%), la vera sorpresa arriva dall&#8217;elettorato progressista.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dispetto delle solite incertezze dalle opposizioni, la base elettorale si muove in direzione ostinata e contraria: il 50% di chi vota il Partito Democratico si dice favorevole al provvedimento, quota che sale addirittura al 54% tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa convergenza trasversale si riflette inevitabilmente anche sul giudizio umano e giudiziario del caso Roggero.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condanna in primo grado a 14 anni e 9 mesi viene percepita come una sanzione eccessivamente punitiva dalla maggioranza assoluta del Paese (il 56%).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una percentuale che scende al 23% tra chi la ritiene equa, e ad appena il 13% tra chi avrebbe voluto una pena ancora più dura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso, le sfumature politiche raccontano di un elettorato di sinistra tutt&#8217;altro che compatto: sebbene tra i Dem prevalga la linea della fermezza giudiziaria, un significativo 34% dei loro elettori reputa la condanna troppo severa, percentuale che schizza al 48% — quasi la metà — all&#8217;interno del M5S.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più sfumato e divisivo è invece il tema di un eventuale provvedimento di grazia (favorevole il 48% contro il 44% di contrari), una polarizzazione legata al fatto che la grazia rimane una misura&nbsp;ad personam, laddove i cittadini chiedono risposte strutturali e leggi ordinarie valide per tutti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se a destra l&#8217;idea della grazia raccoglie l&#8217;80% dei consensi, non va sottovalutato quel 25% di elettori PD e quel 33% di grillini che si dicono comunque a favore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente, la Giustizia non può e non deve essere amministrata a furia di sondaggi, né i Tribunali possono farsi guidare dall&#8217;emotività collettiva.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciononostante, ignorare la profonda domanda di tutela e di certezza del diritto che emerge da queste percentuali sarebbe un errore politico imperdonabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicinanza emotiva al gioielliere, e l&#8217;approvazione delle nuove norme governative, non sono il frutto di una generica sete di vendetta, ma il sintomo di una crisi ben più profonda che investe il patto sociale tra il cittadino e lo Stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero limite strategico dei leader del cosiddetto &#8220;Campo largo&#8221; risiede proprio nell&#8217;incapacità di decodificare questo malessere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta tradizionale della sinistra si limita da sempre ad invocare stancamente il potenziamento dei presidi delle forze dell&#8217;ordine e maggiori investimenti economici nella sicurezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricetta burocratica che ormai&nbsp;non sembra più convincere nemmeno una parte consistente del suo stesso elettorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;irritazione profonda della collettività, infatti, non scaturisce semplicemente dalla quantità numerica dei reati quotidiani, quanto piuttosto dall&#8217;insopportabile percezione dell&#8217;impunità: la frustrazione di vedere i criminali catturati ritornare in totale libertà nel giro di poche ore (i borseggiatori di Venezia ne sono l’esempio più palese).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma dietro l&#8217;errore politico si nasconde a mio avviso un&#8217;incomprensione sociologica ancora più grave, alimentata dalle storiche scorie ideologiche di una certa sinistra radicale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste infatti un legame mai risolto, una diffidenza atavica, che unisce i settori dell&#8217;antagonismo militante e dei centri sociali in un&#8217;ostilità preconcetta verso le forze dell&#8217;ordine.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una distorsione prospettica che riemerge ciclicamente nelle cronache e sulle piattaforme social: basti pensare a come, in questi giorni, si sia assistito in Rete ad una proliferazione di messaggi volti quasi a santificare la figura di Carlo Giuliani, dipinto come un martire eroico della &#8220;repressione di Stato&#8221;, anziché come un ragazzo con il passamontagna colto nell&#8217;atto di scagliare un estintore contro un&#8217;autovettura dei Carabinieri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a quando una parte della sinistra continuerà a confondere gli aggressori con le vittime, ed a guardare le divise con sospetto ideologico, non sarà mai in grado di sintonizzarsi con le richieste reali del Paese.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si continua a tarare il discorso pubblico sulla categoria astratta della &#8220;paura del crimine&#8221;, senza accorgersi che il vero motore del risentimento popolare è l&#8217;indignazione di fronte all&#8217;ingiustizia, all&#8217;impunità ed alla difesa a oltranza di chi vìola le regole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa rabbia silenziosa che rischia di rendere l&#8217;intera opinione pubblica sensibile a pulsioni radicali, o a narrazioni basate sull&#8217;idea di un &#8220;mondo al contrario&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quotidianità dei cittadini è costellata da paradossi in cui la prepotenza sembra avere la meglio sulla legalità e sul buon senso, lasciando l&#8217;individuo in una condizione di totale isolamento ed impotenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È’ lo scenario deformato di chi delinque ed assurge allo status di vittima meritevole di indennizzo, ma è anche la realtà delle occupazioni abusive di case popolari, dei parchi cittadini ceduti al controllo del narcotraffico, delle violenze subite dagli insegnanti nelle aule, o dal personale sanitario nei pronto soccorso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare dei ricorsi giudiziari contro i verdetti scolastici, della burocrazia opprimente e di una giustizia civile e penale esasperatamente lenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza, le Istituzioni avanzano una richiesta legittima — &#8220;rinunciate alla forza, alla sicurezza ci pensiamo noi&#8221; — ma poi si rivelano incapaci di tradurre questo monopolio nel rispetto effettivo delle regole ed in una reale protezione dei cittadini.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È’ questo il punto di massima fragilità delle posizioni progressiste e garantiste: si finisce per disarmare i soggetti più vulnerabili in nome della tutela dei diritti, senza avere la benché minima soluzione per evitare che il tessuto sociale si trasformi in una terra di nessuno dominata dai più forti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sul caso Roggero e sulle riforme penali tocca dunque una corda scoperta che va ben oltre la contesa di parte.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una democrazia liberale vive di equilibrio tra diritti e doveri, tra garanzie e sicurezza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo equilibrio diventa impossibile quando lo Stato dimentica la distinzione più elementare: quella tra chi viola la legge e chi ne è vittima.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È da questa percezione, prima ancora che dalla paura del crimine, che nasce oggi la sfiducia di milioni di cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, il problema non è che gli italiani chiedano più severità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che non credono più che lo Stato sappia proteggerli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando perfino gli elettori progressisti smettono di fidarsi delle ricette progressiste sulla sicurezza, il problema non è più elettorale: è culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>
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		<title>Elezioni provinciali, Rucco: «La Casa dei Comuni apparteneva a un&#8217;altra fase, oggi servono scelte chiare»</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 15:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;Casa dei Comuni&#8221; è stata un&#8217;esperienza importante per accompagnare la trasformazione delle Province dopo la riforma Delrio, ma oggi il contesto è cambiato e servono programmi chiari e un confronto politico trasparente. È questa la posizione espressa da Francesco<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">La &#8220;Casa dei Comuni&#8221; è stata un&#8217;esperienza importante per accompagnare la trasformazione delle Province dopo la riforma Delrio, ma oggi il contesto è cambiato e servono programmi chiari e un confronto politico trasparente. È questa la posizione espressa da <strong>Francesco Rucco</strong>, vicepresidente vicario del Consiglio regionale del Veneto ed ex presidente della Provincia di Vicenza, intervenuto nel dibattito in vista delle prossime elezioni provinciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ho vissuto direttamente l&#8217;esperienza della Casa dei Comuni e ne rivendico il valore e i risultati – afferma Rucco –. Proprio per questo ritengo sbagliato trasformarla oggi in una formula da riproporre automaticamente, come se fosse l&#8217;unico modo possibile per amministrare bene la Provincia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;ex presidente, la &#8220;Casa dei Comuni&#8221; nacque in un momento istituzionale particolare, subito dopo l&#8217;entrata in vigore della riforma Delrio, che trasformò le Province in enti di secondo livello senza definirne pienamente ruolo, risorse e prospettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Durante le presidenze di Achille Variati e del sottoscritto – ricorda – fu necessario sperimentare un nuovo modello e costruire una collaborazione ampia tra amministratori di sensibilità diverse. Quell&#8217;esperienza funzionò e produsse risultati importanti perché rispondeva a una necessità precisa di quella fase, non perché le differenze politiche fossero diventate irrilevanti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rucco sottolinea come oggi, dopo oltre dieci anni di esperienza, la situazione sia profondamente diversa. «Nel 2024 si è tornati correttamente a confrontarsi attraverso liste differenti, espressione di culture politiche, programmi e priorità diverse. Non è stato uno scontro tra fazioni, ma il normale funzionamento della democrazia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esponente del centrodestra cita anche l&#8217;attuale presidente della Provincia, <strong>Andrea Nardin</strong>, evidenziando come la collaborazione istituzionale non richieda necessariamente liste unitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;esperienza di Nardin dimostra che, pur sostenuto da una maggioranza di centrodestra, è possibile lavorare con Comuni amministrati dal centrosinistra o da liste civiche. Per collaborare non è necessario cancellare le differenze politiche, rinunciare ai programmi o costruire un listone nel quale siano tutti insieme».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rucco pone inoltre l&#8217;accento sul metodo con cui, a suo giudizio, si starebbe costruendo il nuovo percorso politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sembra che questo progetto sia stato avviato coinvolgendo soprattutto i sindaci dei Comuni più grandi, senza un confronto adeguato con le numerose amministrazioni dei centri più piccoli. Eppure sono proprio questi Comuni, spesso con meno risorse economiche, meno competenze tecniche e meno personale, ad avere maggiore bisogno di una Provincia autorevole, presente e capace di sostenerli. La Provincia non può essere ridisegnata attraverso un&#8217;intesa tra pochi grandi Comuni: deve rappresentare con pari dignità tutto il territorio vicentino, dalle città maggiori fino alle comunità più piccole e periferiche».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ex presidente rilancia anche il tema del ritorno all&#8217;elezione diretta degli organi provinciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È necessario riaprire seriamente il tema dell&#8217;elezione diretta del presidente e del Consiglio provinciale. L&#8217;attuale sistema di secondo livello ha allontanato la Provincia dai cittadini, ne ha indebolito la legittimazione democratica e ha reso spesso poco comprensibili le modalità con cui vengono scelti gli amministratori. Restituire ai vicentini la possibilità di eleggere direttamente chi governa l&#8217;ente significherebbe rafforzarne autorevolezza, responsabilità politica e legame con il territorio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, Rucco critica la proposta della nuova &#8220;Casa dei Comuni&#8221;, definendola un&#8217;operazione politica più che programmatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa nuova &#8220;Casa dei Comuni&#8221; targata Finco-Possamai rischia di apparire più come un accordo personale che come una vera intesa programmatica. È questo il rischio che si corre quando si finge di non comprendere che, da una parte, c&#8217;è il centrodestra e, dall&#8217;altra, il centrosinistra: coalizioni con culture politiche, programmi e priorità differenti. Una distinzione che tornerà evidente anche alle prossime elezioni politiche».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Rucco, la collaborazione tra istituzioni resta un valore, ma non deve essere confusa con un&#8217;alleanza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa diversità non impedisce affatto la collaborazione istituzionale. Al contrario, rende il confronto più trasparente e consente agli amministratori di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte. Confondere volutamente la collaborazione tra istituzioni con un&#8217;alleanza politica – conclude – serve soltanto a giustificare accordi costruiti lontano dai cittadini: la solita palude della vecchia politica».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La &#8220;Supercazzola&#8221; delle Preferenze ed il genio svanito della Sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus Almeno i lettori meno giovani – o quelli dotati di una sana cultura cinematografica – ricorderanno sicuramente quel sublime manifesto filosofico pronunciato nel capolavoro Amici Miei.Alla domanda retorica: «Cos&#8217;è il genio?», la risposta giungeva fulminea come una sberla alla<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph">Almeno i lettori meno giovani – o quelli dotati di una sana cultura cinematografica – ricorderanno sicuramente quel sublime manifesto filosofico pronunciato nel capolavoro Amici Miei.<br>Alla domanda retorica: «Cos&#8217;è il genio?», la risposta giungeva fulminea come una sberla alla stazione di Firenze: «È fantasia, intuizione, colpo d&#8217;occhio e velocità di esecuzione».<br>Quattro ingredienti semplici, capaci di dare vita alle leggendarie &#8220;zingarate&#8221;, quegli scherzi sublimi, folli e immediati concepiti per lasciare la vittima di turno basita, tramortita e ed irrimediabilmente beffata.<br>La domanda sorge spontanea, quasi con un brivido di nostalgia: ma esiste ancora traccia di questo &#8220;genio&#8221; nei corridoi polverosi della politica nostrana?<br>La risposta purtroppo è sì, sulla carta, ma i requisiti rimangono immutati e severissimi.<br>Il politico geniale deve possedere Fantasia per immaginare un futuro che ancora non c&#8217;è; Intuizione per fiutare l&#8217;attimo fuggente; Decisione per compiere scelte spericolate; e, sopra ogni cosa, Velocità, perché in politica, esattamente come nelle zingarate del Perozzi e del Melandri, è la frazione di secondo che decide se passerai alla storia come un fine stratega o come un dilettante allo sbaraglio.<br>Prendiamo come esempio quanto accaduto ieri alla Camera dei Deputati durante la discussione della nuova legge elettorale.<br>I rappresentanti della lista Vannacci (Futuro Nazionale) presentano un emendamento – primo firmatario il deputato Edoardo Ziello – volto a scardinare l’odiatissimo sistema dei &#8220;listini bloccati&#8221;, reintroducendo nientemeno che le preferenze dirette per i candidati.<br>Una roba da far tremare le vene ai polsi alle oligarchie di partito.<br>Al momento del voto (rigorosamente a scrutinio segreto, regno indiscusso dei franchi tiratori), Giorgia Meloni compie la sua mossa di kung-fu politico: lascia il governo &#8220;libero di rimettersi all&#8217;Aula&#8221;, e i deputati di Fratelli d&#8217;Italia e Noi Moderati si fiondano a votare a favore dell&#8217;emendamento, insieme ai vannacciani.<br>Dall&#8217;altra parte della barricata della maggioranza, Lega e Forza Italia si spaventano, si coalizzano con le opposizioni e votano contro, respingendo il testo con 233 contrari e 139 favorevoli.<br>Un &#8220;tutti contro tutti&#8221; da manuale del caos parlamentare, con i vannacciani che subito dopo espongono in Aula cartelli di protesta con lo slogan: «Partiti padroni? No! Cittadini sovrani».<br>Ed è esattamente qui, in questo preciso millisecondo di disorientamento generale, che avrebbe dovuto manifestarsi il puro, celestiale genio politico.<br>Ma l&#8217;astratta divinità del tempismo deve aver guardato altrove.<br>Proviamo a fare un esercizio di fanta-politica.<br>Se la sinistra italiana avesse avuto tra le proprie fila anche solo una mezza figura di &#8220;statista&#8221;, o quantomeno qualcuno che in gioventù avesse letto Machiavelli – invece delle figure impettite che oggi affollano i banchi della minoranza e di cui si fatica persino a ricostruire il percorso vitale – avrebbe capito al volo che quella era l&#8217;occasione della vita.<br>Una di quelle situazioni irripetibili che capitano una volta ogni tre legislature.<br>Se solo avessero deciso seduta stante, senza riunioni fiume, senza consultare i coordinamenti o lanciare tweet indignati; se avessero, surrettiziamente, aggiunto i propri voti a quelli di Fratelli d&#8217;Italia e dei Vannacciani, l&#8217;emendamento sarebbe passato a sorpresa.<br>Boom! Legge elettorale letteralmente disintegrata in Aula, maggioranza di governo spaccata in mille pezzi su un tema divisivo e insuperabile, e forse crisi di governo servita su un piatto d&#8217;argento prima dell&#8217;ora di cena.<br>Il tutto, per giunta, senza dover rinnegare un solo grammo di coerenza ideologica: d&#8217;altronde, il ritorno alle preferenze e il &#8220;potere agli elettori&#8221; sono da sempre cavalli di battaglia sbandierati dal progressismo nostrano.<br>Invece, il nulla.<br>La paralisi. Perché per certi personaggi imbevuti di ortodossia ideologica fino al midollo spinale, il solo pensiero di unire, anche solo per pura astuzia strumentale, il proprio voto a quello dei &#8220;fascisti&#8221; meloniani o dei &#8220;generali&#8221; vannacciani equivale a un&#8217;eresia teologica da Santa Inquisizione.<br>Troppo alto il rischio di scandalizzare i ragazzi dei Centri Sociali, di mandare in tilt l&#8217;universo dei propugnatori della patrimoniale, di agitare il mondo pro-Pal o di turbare il sonno della galassia degli occupatori di case.<br>Così, mentre la maggioranza offriva il fianco scoperto, la sinistra è rimasta immobile, rigida e purissima, a guardare il treno che passava.<br>Ed è qui che la lezione del grande cinema italiano si abbatte impietosa sulla realtà.<br>Cara Schlein, caro Conte, caro Fratoianni, cari leader della sinistra: il genio è davvero fantasia, intuizione, colpo d&#8217;occhio e velocità di esecuzione.<br>Ma di fronte ad una simile occasione mancata, c&#8217;è il forte sospetto che abbiate confuso l&#8217;alta strategia politica con un&#8217;altra celeberrima specialità del conte Mascetti.<br>Avete preso la politica, ci avete aggiunto un po&#8217; di rigore ideologico a destra, una spruzzata di purismo a sinistra, e avete finito per servire all&#8217;elettorato l&#8217;ennesima, colossale “supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Tarapia tapioco, ovviamente, e con i listini bloccati come se fosse antani”.<br>Machiavellus</p>
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		<title>La grande paura delle preferenze.  Il Parlamento dei nominati piace a tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 09:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Machiavellus Lasciamo pure che i partiti di minoranza stappino lo spumante per il recente passo falso parlamentare della coalizione di governo sulla riforma elettorale.&#160; È innegabile che il colpo all&#8217;immagine di infallibilità della Premier sia stato assestato, evidenziando le prime,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciamo pure che i partiti di minoranza stappino lo spumante per il recente passo falso parlamentare della coalizione di governo sulla riforma elettorale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È innegabile che il colpo all&#8217;immagine di infallibilità della Premier sia stato assestato, evidenziando le prime, reali crepe&nbsp;all’interno della maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia&nbsp;c&#8217;è un abisso tra il godersi i passi falsi altrui ed il contrabbandare una rissa interna alla destra come una gloriosa vittoria del centrosinistra.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opposizioni, in questa dinamica, sono state semplici spettatrici non paganti, perché è evidente che il voto segreto è stato sollecitato sotterraneamente da certi settori della maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso paradosso di un atleta&nbsp;rimasto fuori dalle Olimpiadi che esultasse dal divano perché il suo rivale ha perso la finale:&nbsp;una gioia per procura che rasenta il ridicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, appropriarsi dei meriti altrui è un vizio antico della sinistra italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’anno della sua fondazione (14 ottobre 2007)&nbsp;&nbsp;ad oggi, il Pd&nbsp;non ha mai ottenuto una maggioranza elettorale tale da poter governare da solo, eppure ha sempre cercato una legittimazione riflessa nei successi delle sinistre globali, da Obama a Biden, da Zapatero a Sanchez, da Lula a Starmer .&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A voler essere cattivi, una sorta di voyeurismo politico che serve solo a nascondere le proprie fragilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa c’è dietro questa fantomatica “vittoria parlamentare” da suscitare tante emozioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là delle urla, dei cartelli, dei cori a Montecitorio, l’emendamento Meloni, per chiamarlo così, pur con tutti i limiti dovuti alla mediazione imposta da Salvini e Tajani,&nbsp;introduceva, seppure in misura limitata, la possibilità per gli elettori di scegliere almeno una parte dei candidati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poiché sembra difficile che detto emendamento venga riproposto in Senato, è chiaro che alla fine la riforma passerà blindata nella sua versione più pura ed oligarchica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi&nbsp;&nbsp;bonus di seggi enorme (70 alla Camera e 35 al Senato) per la coalizione che raggiungerà una soglia minima (il 42%), ed un Parlamento composto esclusivamente da designati dalle Segreterie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare di ammettere che il ritorno alle preferenze è un tabù in realtà condiviso da tutti i principali schieramenti, a sinistra si sprecano i paragoni iperbolici con il Ventennio (legge Acerbo) o con l&#8217;immediato dopoguerra (legge Truffa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le analogie storiche fanno sempre scena nei talk show. Molto meno quando si va a rileggere ciò che gli stessi partiti hanno fatto negli ultimi vent&#8217;anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questa tattica va bene per i gonzi; perché chi segue la politica con attenzione ricorda bene che sono stati proprio i governi a guida Pd, nel decennio scorso, ad imporre a colpi di fiducia&nbsp;&nbsp;con l’Italicum (Governo Renzi)&nbsp;&nbsp;ed il Rosatellum (primo firmatario Ettore Rosato del PD),&nbsp;&nbsp;&nbsp;sistemi elettorali studiati ad hoc per blindare i nominati e tagliare le gambe alle forze antisistema dell&#8217;epoca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi nessuno si senta al di sopra degli altri; perché il filo rosso che unisce tutte queste riforme è il medesimo:&nbsp;<strong>il sistematico progressivo esproprio del potere decisionale dei cittadini.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l’avversione per la scelta diretta del candidato ha radici trentennali ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti: gli elettori che preferiscono il mare ai seggi (l&#8217;affluenza è passata dal 93,8% delle politiche del 1976 al 63,9% del 2022).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi vuole davvero invertire la rotta e riavvicinare i cittadini alle istituzioni dovrebbe avere il coraggio di proporre un sistema proporzionale puro con preferenza unica — fra l’altro l&#8217;unico modello già blindato dalle sentenze della Consulta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica continua a ripetere che bisogna riportare i cittadini alle urne. Poi, quando si tratta di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari, quasi tutti fanno un passo indietro. È questa la vera contraddizione della Seconda Repubblica. Non la governabilità contro la rappresentanza, ma il timore delle segreterie di perdere il controllo delle candidature</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera domanda quindi è molto semplice.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se domani arrivasse in Parlamento una proposta di sistema proporzionale con preferenza unica, quanti dei leader che oggi brindano sarebbero davvero disposti a votarla?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale per Schlein, Conte e Fratoianni. Ma vale, naturalmente, anche per Meloni, Salvini e Tajani. Perché la paura delle preferenze non ha colore politico: ha soltanto un comune denominatore, quello delle segreterie di partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Machiavellus</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dal mercato allo Stato padrone: la svolta del Pd</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 07:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Contrordine, Compagni: Il Gosplan in Salsa Schleiniana Umberto Baldo C’era una volta una sinistra italiana che, per portare il Paese in Europa, aveva faticosamente compreso la necessità di smantellare i vecchi carrozzoni di Stato.&#160; Era la stagione di Romano Prodi,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Contrordine, Compagni: Il Gosplan in Salsa Schleiniana</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta una sinistra italiana che, per portare il Paese in Europa, aveva faticosamente compreso la necessità di smantellare i vecchi carrozzoni di Stato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era la stagione di Romano Prodi, di Carlo Azeglio Ciampi, di Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani: leader che, pur con le proprie contraddizioni, avevano guidato la fase delle liberalizzazioni e della privatizzazione delle Partecipazioni Statali, liberando i contribuenti dall’onere insostenibile di Enti pubblici che succhiavano risorse a non finire al solo scopo di garantire il consenso clientelare.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella stagione, che permise di abbattere il debito e modernizzare il tessuto produttivo nazionale, sembra possa essere oggi formalmente archiviata con un clamoroso e nostalgico “contrordine compagni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Partito Democratico guidato da Elly Schlein, orfano di una visione macroeconomica al passo con i tempi, e sempre più subalterno alle spinte massimaliste delle frange estreme, sembra non saper fare altro che guardare indietro nella storia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se le idee scarseggiano, la soluzione viene cercata in una formula logora ma rassicurante per i nostalgici della pianificazione centralizzata: la collettivizzazione dell’economia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Libro Bianco che Andrea Orlando starebbe curando per conto del Nazareno ne sarebbe il manifesto programmatico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo dichiarato è trasformare Invitalia e Cassa Depositi e Prestiti nei bracci armati di una nuova e pervasiva regia pubblica, capaci di &#8220;assumersi rischi&#8221; e &#8220;orientare investimenti&#8221; sul lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa formula edulcorata a mio avviso si nasconde lo spettro di un vero e proprio Gosplan in miniatura, una riedizione in salsa schleiniana dei piani quinquennali di sovietica memoria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea che lo Stato debba farsi imprenditore, decidendo quali settori debbano vivere e quali morire, ignora deliberatamente i fallimenti storici di qualsiasi economia pianificata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la politica si assume il compito di gestire il rischio imprenditoriale, a pagare il conto non sono mai i dirigenti di partito od i burocrati ministeriali, bensì i contribuenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio reale, tutt&#8217;altro che ipotetico, è la trasformazione della politica industriale in un immenso reparto di terapia intensiva volto a tenere artificialmente in vita veri e propri cadaveri economici privi di alcuna prospettiva di mercato, come ad esempio l’Ilva.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sinistra di Elly Schlein scambia la modernizzazione con il dirigismo, riesumando logore logiche di pianificazione, dove il contribuente diventa l&#8217;unico azionista delle perdite dei nuovi carrozzoni di partito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passare da un modello di vigilanza e partecipazione finanziaria ad uno basato sulla pura egemonia pubblica significherebbe asservire le dinamiche aziendali alle priorità del governo di turno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il management delle controllate non risponde più alle logiche di efficienza ed agli interessi del mercato, ma agli ordini del Nazareno (o, in futuro, di un ipotetico e opposto Governo sovranista), l&#8217;intero sistema della concorrenza interna e delle regole europee salta in aria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si torna all&#8217;epoca dei &#8220;panettoni di Stato&#8221;, dove l&#8217;inefficienza viene nazionalizzata ed il merito soffocato dalla fedeltà partitica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il PD parla correntemente la lingua del massimalismo di Nicola Fratoianni, cancellando decenni di cultura riformista e liberaldemocratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso finale di questa deriva collettivista risiede a mio avviso nella scelta dei modelli di riferimento internazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un cortocircuito logico e ideologico senza precedenti, la nuova sinistra progressista si ritrova a guardare con ammirazione alle politiche d&#8217;oltreoceano della Casa Bianca di Donald Trump.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur di giustificare la ristatalizzazione dell&#8217;economia, il PD si aggrappa al massiccio piano americano di acquisizione di partecipazioni pubbliche in aziende considerate &#8220;strategiche&#8221; come Intel, Nvidia, AMD o Anthropic.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sinistra che si dichiara antifascista e progressista finisce così per adottare l&#8217;agenda economica del nazionalismo populista americano, scambiando il protezionismo emergenziale per l&#8217;alba del nuovo socialismo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tentativo di rincorrere l&#8217;estremismo identitario, il PD non sta solo rottamando l&#8217;eredità di Prodi e dei democratici&nbsp;&nbsp;progressisti europeisti, ma sta preparando per l&#8217;Italia un futuro di spesa pubblica fuori controllo, mercati distorti ed un&#8217;economia ingessata, dove lo Stato non crea valore, ma redistribuisce i costi del declino sulle spalle dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, per finanziare questo immenso apparato neo-collettivista e coprire le falle dei nuovi cadaveri di Stato, la ricetta della sinistra schleiniana non potrà che essere una sola, antica quanto prevedibile: la patrimoniale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è piano quinquennale che si rispetti senza un prelievo forzoso sulle spalle di chi ha risparmiato una vita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il pretesto dell’equità sociale, si punta a colpire la ricchezza privata per alimentare l&#8217;inefficienza pubblica, in un circolo vizioso in cui chi produce viene punito per tenere in piedi chi distrugge valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così si chiude il cerchio perfetto del socialismo reale in salsa Nazareno: nazionalizzare le perdite delle imprese, collettivizzare i costi attraverso le tasse, e centralizzare il controllo politico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo la sinistra voleva espropriare i mezzi di produzione; oggi, più banalmente e cinicamente, si accontenta di espropriare il portafogli dei contribuenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Furti al bicipark della stazione, FdI attacca: “Servizio peggiorato, più sicurezza per pendolari e studenti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aldighieri: “La struttura doveva migliorare il servizio, invece gli utenti segnalano meno sicurezza. Possamai e Spiller intervengano” Il nuovo bicipark della stazione ferroviaria di Vicenza finisce al centro delle critiche di Fratelli d’Italia. A sollevare il caso è Nicolò Stefano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aldighieri: “La struttura doveva migliorare il servizio, invece gli utenti segnalano meno sicurezza. Possamai e Spiller intervengano”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo bicipark della stazione ferroviaria di Vicenza finisce al centro delle critiche di Fratelli d’Italia. A sollevare il caso è Nicolò Stefano Aldighieri, dirigente cittadino del partito, che riferisce di diverse segnalazioni ricevute da utenti della struttura, tra cui pendolari, studenti e lavoratori che ogni giorno utilizzano la bicicletta per raggiungere il treno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Aldighieri, il nuovo parcheggio automatizzato avrebbe peggiorato il servizio rispetto alla precedente gestione. «Il nuovo bicipark della stazione doveva migliorare il servizio per pendolari, studenti e lavoratori. Oggi, invece, gli utenti pagano per un parcheggio meno sicuro e meno completo rispetto a quello che c’era prima».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mirino dell’esponente di Fratelli d’Italia ci sono in particolare i sistemi di accesso e controllo della struttura. «Il vecchio parcheggio era custodito da una persona, che garantiva un controllo diretto e offriva anche servizi utili di assistenza e piccola manutenzione delle biciclette. Oggi abbiamo una struttura più moderna, ma completamente automatizzata, con accessi che, secondo quanto riferito dagli utenti, possono essere aggirati. Il risultato sono furti e una crescente sensazione di insicurezza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aldighieri chiede quindi un intervento da parte dell’amministrazione comunale. «Non basta mettere una porta automatica e un QR code per poter parlare di parcheggio custodito. Chi utilizza ogni giorno la bicicletta e il treno deve poter lasciare il proprio mezzo con la ragionevole certezza di ritrovarlo al ritorno».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le proposte avanzate da Fratelli d’Italia ci sono il ritorno di una presenza fisica all’interno della struttura almeno negli orari di maggiore affluenza, un potenziamento della videosorveglianza, maggiori controlli sugli accessi e sistemi in grado di verificare che ogni bicicletta venga ritirata dal legittimo proprietario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Aldighieri, però, la questione riguarda un tema più ampio legato alla gestione della stazione ferroviaria e dei servizi per chi utilizza il trasporto pubblico. «Il problema non riguarda soltanto il bicipark. A Vicenza manca una visione complessiva della stazione e dei servizi destinati a chi utilizza il trasporto pubblico».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esponente di FdI torna anche sul dibattito relativo al possibile deposito bagagli in piazza Matteotti, criticando le scelte dell’amministrazione comunale. «Ci vengono continuamente impartite lezioni sull’importanza di usare biciclette, treni e autobus, ma poi i servizi concreti non sono all’altezza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non è una questione di risorse, ma di capacità di programmare – conclude Aldighieri –. La stazione dovrebbe essere una vera porta d’ingresso della città, con servizi sicuri e utili. Invece, anche sul bicipark, la gestione Possamai-Spiller ha prodotto un passo indietro: tanti annunci sulla mobilità sostenibile, ma poca sicurezza e qualità per chi la pratica».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/furti-al-bicipark-della-stazione-fdi-attacca-servizio-peggiorato-piu-sicurezza-per-pendolari-e-studenti/">Furti al bicipark della stazione, FdI attacca: “Servizio peggiorato, più sicurezza per pendolari e studenti”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Il vento è cambiato: perché l&#8217;Italia non è più sola in Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 07:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non era un incidente. Il vento che soffia su Bruxelles Umberto Baldo Mi è capitato nei giorni scorsi di leggere un’intervista allo scrittore spagnolo Javier Cercas in cui paventava un’Europa che rischia di svegliarsi dal più dolce dei suoi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Italia non era un incidente. Il vento che soffia su Bruxelles</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è capitato nei giorni scorsi di leggere un’intervista allo scrittore spagnolo Javier Cercas in cui paventava un’Europa che rischia di svegliarsi dal più dolce dei suoi sogni – l&#8217;integrazione democratica e solidale – per ritrovarsi catapultata nel peggiore degli incubi geopolitici.<br>Un incubo in cui tre motori del Continente (Francia, Germania e Spagna) scivolano quasi contemporaneamente sotto il controllo o la pesante ipoteca delle destre nazionaliste e sovraniste.<br>Persino il Regno Unito, ormai fuori dall&#8217;Unione, potrebbe imboccare la stessa traiettoria con Nigel Farage, segno che il fenomeno travalica ormai i confini di Bruxelles.<br>Un quadro in cui l’Italia, lungi dall’essere un’anomalia temporanea come immaginano Schlein e Company, si riscopre improvvisamente come l’avanguardia di un nuovo ordine continentale.<br>Fino a ieri lo scenario di un’Europa a trazione sovranista veniva liquidato dalle Cancellerie come lo spauracchio della &#8220;Frexit&#8221; o della fine dell&#8217;euro. Oggi, le analisi dei principali think tank, ed il polso della stampa internazionale ci dicono l&#8217;esatto contrario: la destra contemporanea non vuole distruggere i palazzi di Bruxelles; vuole abitarli, cambiarne i connotati, svuotarli dall&#8217;interno.<br>È la transizione dall&#8217;influenza transitoria alla &#8220;normalizzazione sistemica&#8221;.<br>Ma per capire come l’Europa sia arrivata a questo punto, a mio avviso non basta guardare alla forza comunicativa dei populismi.<br>Bisogna avere il coraggio di guardare dentro il campo di chi quella diga avrebbe dovuto reggerla: la sinistra europea.<br>Chi mi legge sa che non sono ossessionato del pericolo di rinascenti “fascismi”, ma da liberale convinto sono anch’io preoccupato da tempo sull’incapacità delle sinistre di dare risposte convincenti ai vari elettorati europei.<br>Il caso della Spagna di Pedro Sánchez è emblematico. Arrivato al governo nel nome della superiorità morale della sinistra, oggi si trova a difendersi da inchieste che coinvolgono il suo entourage ricorrendo agli stessi argomenti utilizzati in passato da Berlusconi o Trump: complotti giudiziari e campagne mediatiche. Quando cambia il protagonista, ma resta identico il copione, la presunta diversità etica perde ogni credibilità.<br>L&#8217;effetto è devastante: la sinistra abdica alla sua supposta superiorità morale, l’elettorato moderato si rifugia nell&#8217;astensione per disgusto, e le destre radicali – come Vox in Spagna – ottengono il passaporto definitivo come uniche forze &#8220;anti-sistema&#8221; credibili.<br>È la fine degli anticorpi politici.<br>E quando mancano gli anticorpi, il virus del populismo smette di incontrare resistenze.<br>C’è un grande malinteso che attraversa le analisi dei tecnocrati europei. Guardando i dati macroeconomici, la Spagna cresce, l’Italia tiene, la Francia galleggia, ed i bilanci delle Banche festeggiano.<br>Ma la macroeconomia non vota; votano i cittadini che vivono la microeconomia.<br>Sotto la superficie dei PIL positivi si consuma il vero dramma sociale europeo: il costo della vita è sempre in crescita, l&#8217;inflazione ha eroso i salari reali, ed il mercato immobiliare nelle grandi città è diventato un muro invalicabile per le nuove generazioni.<br>Se la transizione ecologica del Green Deal viene percepita dal ceto medio non come un salvataggio del pianeta, ma come una tassa impossibile sulle proprie auto e sulle proprie case, è evidente che lo slittamento verso chi promette deregolamentazione e protezione dei confini diventa immediato.<br>Le destre offrono risposte semplici ed identitarie a frustrazioni economiche materiali che la sinistra non ha saputo o potuto sanare.<br>Cosa accadrà, dunque, se nei prossimi mesi questo effetto domino dovesse completarsi?<br>Se Marine Le Pen dovesse conquistare l&#8217;Eliseo e l&#8217;estrema destra dell&#8217;AfD diventasse l&#8217;ago della bilancia della politica tedesca?<br>Naturalmente siamo nel campo degli scenari, non delle certezze.<br>Ma molto probabilmente assisteremmo alla nascita di un’Europa &#8220;paralizzata&#8221;.<br>Il Consiglio Europeo, dove le decisioni chiave richiedono l&#8217;unanimità o maggioranze blindate, diventerebbe il teatro di veti incrociati permanenti. Progetti di debito comune per investimenti strategici verrebbero cassati.<br>Le politiche migratorie subirebbero un indirizzo definitivo verso la &#8220;Fortezza Europa&#8221;, con l&#8217;esternalizzazione dei migranti sul modello dell&#8217;accordo Italia-Albania, e la sospensione di fatto dei trattati di Schengen per blindare le frontiere interne.<br>Ma la faglia più pericolosa si aprirebbe sulla geopolitica e sul sostegno all&#8217;Ucraina.<br>La destra europea non è un monolite.<br>Parlare di un&#8217;Internazionale dei nazionalisti è un piccolo ossimoro della storia. I nazionalismi possono marciare nella stessa direzione, ma ciascuno difende prima di tutto il proprio interesse nazionale. Ed è proprio qui che potrebbero nascere le maggiori tensioni.<br>Se l&#8217;asse atlantista e conservatore (di cui Giorgia Meloni è interprete) spinge per la fermezza contro Mosca, le destre radicali di Francia e Germania hanno storicamente radici diverse, molto più tiepide se non apertamente ostili all&#8217;invio di armi a Kyiv.<br>Con la Le Pen all’Eliseo, il supporto europeo all’Ucraina rischierebbe il congelamento, spaccando il Continente in due e creando una frattura insanabile con i Paesi dell’Est e del Baltico, proprio mentre l&#8217;ombra del trumpismo isolazionista si allunga da Washington.<br>In questa &#8220;tempesta perfetta&#8221;, l’Italia smetterebbe di essere il sorvegliato speciale.<br>Se il progetto del Campo Largo non riuscirà a trovare una sintesi solida, e stando alle premesse la vedo veramente dura, e l&#8217;attuale maggioranza di centrodestra dovesse confermarsi alla guida del Paese, Roma non si troverebbe più isolata a Bruxelles.<br>Al contrario, l&#8217;esperimento italiano verrebbe studiato come il modello politico d&#8217;avanguardia, che ha capito prima degli altri la direzione del vento: una destra capace di fare da ponte tra i moderati del PPE ed i conservatori, normalizzando posizioni un tempo considerate eretiche.<br>Io mi convinco sempre più che l&#8217;Unione Europea resti l&#8217;unica vera salvezza dei singoli Stati di fronte ai giganti globali.<br>Ma un&#8217;Unione ridotta a mero mercato comune, priva di un&#8217;anima politica, di una difesa condivisa e di una visione sociale comune, è un&#8217;Unione che ha già smesso di esistere.<br>Concludendo, se il vento continentale sta davvero cambiando, non è perché milioni di europei si siano improvvisamente innamorati del sovranismo.<br>È perché una parte della sinistra ha smesso di parlare la lingua della realtà, preferendo quella della superiorità morale.<br>E quando la politica rinuncia a descrivere il mondo per quello che è, prima o poi arriva qualcun altro a farlo al suo posto.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Il paradosso della stabilità: l&#8217;Italia e la &#8220;Grande Frammentazione&#8221; nel Global Peace Index 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ventesimo rapporto annuale del Global Peace Index (GPI), curato dall&#8217;Institute for Economics &#38; Peace (IEP), delinea un quadro geopolitico globale profondamente deteriorato, segnato da quella che gli analisti definiscono la &#8220;Grande Frammentazione&#8221;. In questo scenario caratterizzato dal più alto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-117">Il ventesimo rapporto annuale del Global Peace Index (GPI), curato dall&#8217;Institute for Economics &amp; Peace (IEP), delinea un quadro geopolitico globale profondamente deteriorato, segnato da quella che gli analisti definiscono la &#8220;Grande Frammentazione&#8221;<sup></sup>. In questo scenario caratterizzato dal più alto numero di conflitti attivi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e da un aumento record della spesa militare globale, la posizione dell&#8217;Italia offre una chiave di lettura complessa ed emblematica delle sfide che attendono le storiche potenze europee<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-118">Nel GPI 2026, l&#8217;Italia si posiziona al <strong>35° posto globale con un punteggio di 1.712</strong><sup></sup>. Sebbene il Paese rimanga collocato in una fascia di pace medio-alta e inserito nella regione più sicura del mondo — l&#8217;Europa occidentale e centrale —, i dati strutturali a lungo termine e le dinamiche interne rivelano vulnerabilità economiche e paradossi politici che ne condizionano il posizionamento e l&#8217;influenza internazionale<sup></sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il declino economico e l&#8217;arretramento geopolitico</h3>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-119">Uno dei dati più macroscopici evidenziati dal rapporto riguarda la progressiva erosione del peso economico delle grandi potenze tradizionali europee all&#8217;interno del sistema internazionale<sup></sup>. La transizione verso un mondo multipolare vede l&#8217;ascesa delle medie potenze a scapito dei paesi storici del continente<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-120">L&#8217;Italia riflette appieno questa tendenza: la sua quota di PIL globale ha subito una drastica contrazione, scendendo <strong>dal 3,8% al 2,2%</strong><sup></sup>. Guardando al trend di lungo periodo (tra il 1995 e il 2023), il peso economico globale dell&#8217;Italia è <strong>diminuito del 42%</strong>, una contrazione in linea con quella della Francia (-44%) e della Germania (-49%)<sup></sup>. Questa perdita di centralità economica si traduce inevitabilmente in una minore capacità di esercitare influenza diplomatica e materiale in un&#8217;epoca in cui le crisi internazionali si sovrappongono e si autoalimentano<sup></sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il paradosso italiano: stabilità di governo vs. instabilità strutturale</h3>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-121">L&#8217;analisi dell&#8217;Italia all&#8217;interno dei domini del GPI solleva un paradosso particolarmente evidente in merito all&#8217;<strong>Indice di Instabilità Politica</strong>. A fronte di un quadro politico dell&#8217;esecutivo attuale che, a differenza della tradizionale volatilità italiana, mostra una stabilità formale e una continuità d&#8217;azione, l&#8217;indicatore non premia pienamente il Paese, mantenendolo distante dalle posizioni di vertice occupate da nazioni come l&#8217;Islanda, la Svizzera o la Slovenia<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-122">Questo fenomeno si spiega attraverso i criteri multidimensionali con cui lo IEP calcola la sicurezza e l&#8217;instabilità sociale<sup></sup>:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Fattori socio-economici e tensioni interne:</strong> L&#8217;indice non valuta soltanto la durata formale di un governo, ma la coesione sociale e il rischio potenziale di tensioni. In Italia, la stagnazione economica prolungata, l&#8217;erosione del potere d&#8217;acquisto e le marcate disparità regionali continuano ad alimentare un sottobosco di insoddisfazione che si riflette sulla percezione della stabilità a lungo termine.</li>



<li><strong>La vulnerabilità alle crisi globali:</strong> La stabilità di un governo nazionale non isola il Paese dagli shock esterni. In quanto economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e manifatturiere, l&#8217;Italia risente direttamente della frammentazione delle catene di approvvigionamento causata dai conflitti internazionali (come le tensioni nel Mar Rosso e le conseguenze geopolitiche globali della guerra in Iran). Tali pressioni esterne creano un contesto di incertezza che incide negativamente sugli indicatori di stabilità complessiva.</li>



<li><strong>Il trend delle manifestazioni e del dissenso:</strong> Sebbene l&#8217;Italia non registri i picchi di violenza visti in altri contesti democratici (come il drastico peggioramento degli Stati Uniti, crollati al 134° posto a causa di un crollo del 38,5% sulla stabilità politica), il clima di polarizzazione sociale e la frequenza di proteste legate a temi economici, occupazionali e internazionali mantengono alta l&#8217;attenzione sul dominio della <em>Safety and Security</em> (Sicurezza Societaria).</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading">Il contesto europeo e la pressione al riarmo</h3>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-125">L&#8217;Italia si trova inoltre inserita in un contesto continentale che sta rispondendo alla minaccia del conflitto russo-ucraino con una massiccia inversione di tendenza sul fronte della militarizzazione<sup></sup>. Sebbene il dominio della militarizzazione globale abbia mostrato un lieve miglioramento formale nel corso degli anni, il trend si è invertito nettamente dal 2022, concentrandosi proprio in Europa occidentale e centrale<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-126">Il rapporto evidenzia come i paesi alleati della NATO abbiano aumentato collettivamente le spese per la difesa di circa il 20% nel 2025, con l&#8217;impegno preso al vertice dell&#8217;Aia di raggiungere il 5% del PIL per la difesa e la sicurezza entro il 2035<sup></sup>. Questa dinamica di riarmo generalizzato e di aumento delle importazioni di armi — che vede protagonisti soprattutto i paesi del fronte orientale come la Polonia e i paesi baltici — esercita una forte pressione finanziaria e politica anche sull&#8217;Italia, costretta a bilanciare i rigidi vincoli di bilancio interno con i crescenti impegni di spesa militare richiesti dalle alleanze internazionali<sup></sup>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Considerazioni finali</h3>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-127">Il posizionamento dell&#8217;Italia nel Global Peace Index 2026 fotografa un Paese formalmente stabile e inserito in un&#8217;area di sicurezza continentale, ma strutturalmente indebolito dal punto di vista economico e vulnerabile alle onde d&#8217;urto della &#8220;Grande Frammentazione&#8221; globale<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="p-rc_7497f5f3509710d7-128">Il divario tra la stabilità formale dell&#8217;esecutivo e il posizionamento sugli indici di instabilità strutturale ricorda che la pace e la sicurezza non si misurano solo sulla base dell&#8217;assenza di crisi di governo, ma richiedono investimenti costanti nella resilienza sociale, economica e nelle istituzioni della cosiddetta &#8220;Pace Positiva&#8221;<sup></sup>. Senza un cambio di passo strutturale, il declino relativo della quota economica italiana rischia di tradursi in una progressiva e inesorabile perdita di rilevanza nello scacchiere geopolitico del prossimo decennio<sup></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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