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	<title>CULTURA ARTE | TViWeb</title>
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		<title>“Professionale Culturale”, a Vicenza un festival ideato dai giovani per i giovani</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 09:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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		<category><![CDATA[culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un festival che prende forma dalle idee, dai desideri e dalle competenze dei ragazzi, per parlare ai loro coetanei e partecipare in prima persona alla vita culturale della città. È il cuore di “Professionale Culturale – processi culturali bottom-up per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Un festival che prende forma dalle idee, dai desideri e dalle competenze dei ragazzi, per parlare ai loro coetanei e partecipare in prima persona alla vita culturale della città. È il cuore di “Professionale Culturale – processi culturali bottom-up per il protagonismo giovanile”, il progetto promosso e realizzato da Bucce Studio Società Cooperativa – Impresa Sociale insieme a Engim Veneto – sede di Vicenza, grazie al sostegno di Fondazione Cariverona nell’ambito del bando “Sport e Cultura per l’inclusione” 2026.Il percorso coinvolge 59 studenti di tre classi quarte degli indirizzi agricolo, grafico-multimediale ed elettrico: 20 alunni della 4A, 20 della 4G e 19 della 4EM, affiancati da tre docenti dei rispettivi indirizzi e dai professionisti di Bucce Studio. L’esito sarà un festival, patrocinato dal Comune di Vicenza, aperto alla cittadinanza e rivolto in particolare a un pubblico giovane, in programma il 3 e 4 giugno 2027 a La Centrale, spazio del Comune di Vicenza.L’iniziativa è stata presentata oggi a La Centrale dall’assessore alle politiche giovanili Leonardo Nicolai, dall’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin, Valentina Fin per Bucce Studio e dal preside di Engim Silvio Buson.«Potremmo ribattezzare questo progetto come il “festival delle cose che non accadono spesso”. Non succede infatti di frequente di permettere ai giovanissimi di incidere davvero – ha sottolineato l’assessore Leonardo <strong>Nicolai</strong> -. Grazie all’asse che si è creato tra Bucce Studio, Engim, il Comune e i vari partner del progetto, offriamo ai ragazzi una vera occasione di protagonismo, li coinvolgiamo direttamente nella creazione di un evento culturale e offriamo loro quindi la possibilità di mettere in pratica le competenze acquisite nell’ambito scolastico. “Professionale culturale” permette a questi giovani di lasciare un segno reale nella città di oggi e di domani. Come quello impresso da La Centrale, uno spazio rigenerato e riconsegnato alla città grazie a un’attivazione dal basso, che il prossimo giugno aprirà le porte a questo festival organizzato dai giovani per i giovani. Questo vuol dire dare vero protagonismo».«Rinnovo il ringraziamento a Bucce Studio e a Engim Vicenza per questo progetto che permette ai giovani di organizzare attivamente un evento culturale – ha dichiarato l’assessore Ilaria <strong>Fantin</strong> -. In una città ricca di proposte e occasioni è importante avere stimoli che partano direttamente dai ragazzi anche in ambito culturale. Grazie al coinvolgimento degli indirizzi agricolo, grafico-multimediale ed elettrico, il festival di “Professionale culturale” ha inoltre il valore aggiunto di essere multidisciplinare: un’attitudine fondamentale non solo per un evento culturale ma in tante altre occasioni. Al giorno d’oggi infatti gli eventi culturali si costruiscono mettendo insieme professionalità diverse. L’abbiamo visto anche nel recupero di Olimpichetto che, oltre agli studenti dell’indirizzo di restauro proprio della scuola di Engim, ha coinvolto una squadra composta da numerosi giovani professionisti, dagli scenografi ai macchinisti e molti altri ancora».«Il progetto nasce per ampliare l’accesso alle opportunità culturali e contrastare la povertà educativa attraverso un’esperienza concreta di ideazione e produzione – ha spiegato Valentina <strong>Fin</strong> di Bucce Studio -. Partecipare alle scelte artistiche, organizzare le attività, curare gli spazi e raccontare l’evento diventeranno occasioni per sviluppare capacità di collaborazione, autonomia, comunicazione e organizzazione, scoprendo anche possibili applicazioni professionali delle competenze acquisite a scuola. “Professionale Culturale” costruisce così una relazione tra scuola, professionisti della cultura e città: un percorso in cui i giovani possono vedere le proprie idee diventare un evento pubblico e riconoscere nelle proprie competenze una risorsa per la comunità».«La scuola di formazione professionale Engim Patronato Leone XIII si occupa prioritariamente di formazione professionale per ragazzi dai 14 ai 19 anni – ha considerato Silvio <strong>Buson</strong> -. Engim, i docenti e la direzione hanno accolto con grande entusiasmo la proposta di collaborazione da parte di Bucce Studio. Oltre a essere un progetto che permette alla scuola di ampliare la propria rete di collaborazioni, e di uscire quindi dal proprio giardino, consente agli allievi di testarsi in un vero compito di realtà maturando competenze in ambito sia professionale che culturale».Il primo incontro plenario con tutte le classi, svolto il 1° ottobre 2026, ha avviato il lavoro collettivo attraverso il confronto su che cosa sia un festival, sulle sue diverse forme e sui ruoli necessari per realizzarlo. I ragazzi hanno lavorato in gruppi, immaginando proposte e attività a partire da quattro ambiti: benessere di mente e corpo, ambiente e sostenibilità, scienza e nuove tecnologie, moda e lifestyle. Da questa prima fase è emerso il tema “Moda e lifestyle”, che saranno gli stessi studenti a declinare nei contenuti, nei linguaggi e nelle attività del festival. Nome, identità e programma prenderanno forma durante il percorso.Il percorso ha preso avvio dall’ascolto degli interessi, dei desideri e delle aspettative dei ragazzi. Nel corso della prima plenaria è stato proposto un questionario per conoscere le esperienze culturali, gli interessi e le aspettative dei partecipanti. Le 44 risposte raccolte offrono una prima fotografia del gruppo: 23 persone che hanno risposto, poco più della metà, dichiarano di non aver mai partecipato a un festival; 32, circa il 73%, di non averne mai frequentato uno a Vicenza. Sono dati circoscritti agli studenti che hanno risposto, ma significativi per orientare il lavoro: indicano uno spazio concreto per avvicinare questi giovani all’offerta culturale cittadina e coinvolgerli direttamente nella sua costruzione.“Moda e lifestyle” è il tema più scelto nel questionario, con 20 preferenze su 44, pari a circa il 45%. Le risposte raccontano anche quale esperienza i ragazzi desiderino vivere: 14 immaginano un’atmosfera energica, con musica e balli; 9 uno spazio inclusivo in cui esprimersi liberamente senza sentirsi giudicati; 8 un ambiente rilassato; 7 un festival interattivo, ricco di attività da fare insieme; 6 un luogo con allestimenti curati e spazi per le fotografie. Ne emerge il desiderio di un’occasione di socialità in cui riconoscersi, stare bene e partecipare.La musica occupa un posto centrale tra le attività richieste. Accanto ai concerti, i ragazzi indicano proiezioni, danza e mostre; tra le proposte per arricchire il festival, in una domanda a risposta multipla, raccolgono 19 indicazioni ciascuno gli incontri con esperti o ospiti e i contest musicali e artistici, seguiti dai laboratori pratici con 18 e dalle attività sportive con 16. Questi orientamenti guideranno il confronto nelle prossime tappe: sarà il lavoro degli studenti, accompagnato dai tutor, a trasformare i desideri in una programmazione realizzabile e coerente con il tema scelto.Il percorso alterna incontri plenari, workshop e uscite didattiche. Le plenarie consentiranno di condividere le decisioni sulla direzione artistica e sull’organizzazione generale; nei laboratori ogni indirizzo contribuirà con le proprie competenze. Gli studenti dell’area agricola lavoreranno sugli allestimenti verdi, sulla sostenibilità dei materiali e sul loro riuso; quelli dell’area elettrica affiancheranno i professionisti nella progettazione dell’illuminazione e nell’allestimento tecnico, sotto supervisione; l’indirizzo grafico-multimediale curerà l’identità visiva, i materiali promozionali, i contenuti social e la documentazione del festival.Il 24 novembre 2026 gli studenti parteciperanno al Teatro Comunale di Vicenza alla lectio-spettacolo “Viaggio al centro del Teatro”, di e con Gianfranco Spigolon Meneguzzo. L’appuntamento offrirà l’occasione di conoscere i mestieri del dietro le quinte e comprendere come competenze artistiche, tecniche e organizzative concorrano alla realizzazione di uno spettacolo, collegando l’esperienza del progetto a un contesto professionale della città.A formarsi sono anche gli adulti che accompagnano il percorso. È già in corso un programma di formazione e confronto per gli operatori culturali e i docenti coinvolti, con il contributo di Cosmo Società Cooperativa Sociale, La Foresta – Accademia di comunità, Carpaneda Ecofestival, Operaestate Festival Veneto e Il Sesto Cerchio. L’obiettivo è acquisire ulteriori strumenti per lavorare con gli adolescenti, facilitare la partecipazione, accogliere esigenze diverse e trasferire nell’attività con le classi esperienze e pratiche maturate in altri contesti culturali e sociali.Sono partner del progetto oltre ad ENGIM Veneto – sede di Vicenza, Arci Servizio Civile Vicenza, che favorisce la partecipazione e il raccordo con le reti giovanili; Patronato Leone XIII Società Cooperativa, che mette a disposizione spazi e supporto organizzativo; e l’Associazione Culturale Bacàn, che affianca gli studenti nella direzione artistica e nella programmazione musicale del festival.Bucce Studio Società Cooperativa – Impresa Sociale ha sede a Vicenza e opera nella progettazione culturale, nella gestione di progetti e nello sviluppo di iniziative a impatto sociale. Nasce dall’incontro delle esperienze di ife collective e dell’Associazione Culturale Bacàn, attive nella curatela artistica, nella ricerca culturale e nella produzione musicale e multidisciplinare. La cooperativa unisce organizzazione di eventi, management artistico, percorsi educativi e formativi e comunicazione per il terzo settore, con un approccio interdisciplinare e partecipativo orientato a rendere la cultura accessibile e a costruire relazioni tra persone, organizzazioni e territori.</td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Il caso Carradore: un mistero del 1850 torna a vivere a Montecchio Maggiore</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 09:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un carrettiere trovato morto, una cavalla cieca e un mulo fedele: chi si nasconde dietro questa tragica vicenda? La Pro Loco Alte Montecchio APS vi invita a scoprire Il caso Carradore. La tragica fine di un carrettiere morto in compagnia<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un carrettiere trovato morto, una cavalla cieca e un mulo fedele: chi si nasconde dietro questa tragica vicenda?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Pro Loco Alte Montecchio APS</strong> vi invita a scoprire <em>Il caso Carradore. La tragica fine di un carrettiere morto in compagnia di una cavalla cieca e di un mulo fedele…</em>, nell’ambito di <strong>Veneto Spettacoli di Mistero 2026</strong>, dedicato al <em>Bestiario Veneto</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia trae origine da un fatto di cronaca realmente accaduto il <strong>19 luglio 1850</strong>: Domenico Carradore, carrettiere di Chiampo, viene trovato morto durante un viaggio. Accanto a lui, Ombra, una cavalla cieca, e Toni, un mulo fedele. La vicenda è stata riscoperta grazie alla segnalazione di <strong>Silvano Concato</strong>, appassionato di storia e degli archivi locali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">🕵️ Diventa protagonista dell’indagine!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con il <strong>Gruppo Teatrale Tzaitan</strong>, non sarete semplici spettatori: attraverso interrogatori e indizi disseminati lungo il percorso, sarete chiamati a formulare ipotesi e a scoprire l’assassino. L’esperienza sarà accompagnata da una <strong>degustazione di prodotti tipici locali</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">📍 Informazioni e prenotazioni</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Quando:</strong> domenica 25 ottobre 2026, ore 14:00, 15:30 e 17:00</li>



<li><strong>Dove:</strong> Casa Fin Schiavo, via Vescovo Carlassare 5, Montecchio Maggiore (VI)</li>



<li><strong>Biglietto:</strong> € 5 soci Pro Loco | € 7 non soci</li>



<li><strong>Prenotazione:</strong> consigliata, posti limitati</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">📞 <strong>340 0796224</strong><br>✉️ <a href="javascript:window.mailto({mailto:'info@prolocoaltemontecchio.it', subject: ''})">info@prolocoaltemontecchio.it</a></p>
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		<title>Veneto, scoperta una chiesa di 1.600 anni fa: gli archeologi ritrovano la cattedrale dei primi vescovi del Veneziano</title>
		<link>https://www.tviweb.it/veneto-scoperta-una-chiesa-di-1-600-anni-fa-gli-archeologi-ritrovano-la-cattedrale-dei-primi-vescovi-del-veneziano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una chiesa risalente a oltre 1.600 anni fa, probabilmente la più antica finora individuata nel territorio veneziano, è riemersa dagli scavi archeologici di Altino. La scoperta è stata annunciata giovedì 15 ottobre dall&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia, che durante la<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Una chiesa risalente a oltre 1.600 anni fa, probabilmente la più antica finora individuata nel territorio veneziano, è riemersa dagli scavi archeologici di Altino. La scoperta è stata annunciata giovedì 15 ottobre dall&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia, che durante la campagna di ricerche 2026 ha individuato i resti di quello che sarebbe stato il principale edificio religioso della città tra la fine dell&#8217;Impero romano e l&#8217;Alto Medioevo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli archeologi ritengono di aver localizzato non soltanto la chiesa episcopale, ma anche il palazzo del vescovo, ricostruendo per la prima volta l&#8217;organizzazione di un importante complesso paleocristiano la cui esistenza era conosciuta attraverso le fonti storiche, ma del quale mancavano prove archeologiche sufficienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="450" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/chiesa-altino-1.jpg" alt="" class="wp-image-376414" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/chiesa-altino-1.jpg 600w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/chiesa-altino-1-556x417.jpg 556w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/chiesa-altino-1-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">default</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Una chiesa di 600 metri quadrati costruita tra il IV e il V secolo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio religioso aveva una pianta rettangolare di circa 30 metri per 20, era privo di abside e orientato verso est, secondo una disposizione diffusa nell&#8217;architettura cristiana dell&#8217;epoca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione viene datata dagli studiosi tra la fine del IV e la prima metà del V secolo dopo Cristo. A indicarne l&#8217;importanza sono soprattutto le dimensioni, l&#8217;orientamento e la posizione rispetto all&#8217;antica rete stradale romana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le testimonianze scritte confermano che Altino possedeva già allora una comunità cristiana organizzata. Nelle lettere di San Girolamo compaiono riferimenti a Eliodoro, primo vescovo della città, e al nipote Nepoziano. Un documento del 396 descrive anche gli arredi e le caratteristiche della chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritrovamento potrebbe quindi aver finalmente restituito una collocazione precisa a un edificio conosciuto dagli storici da oltre sedici secoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Accanto alla chiesa anche il palazzo del vescovo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna di scavo ha individuato, sul lato orientale, le tracce di una seconda grande costruzione, dotata di portici e probabilmente sviluppata su due piani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli archeologi potrebbe trattarsi del palazzo episcopale, destinato a ospitare il clero e forse, negli ambienti inferiori, sepolture di personaggi di particolare rilievo. Tra gli elementi emersi figurano resti di mosaici tardoantichi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativo il materiale utilizzato per le fondazioni: grandi blocchi di trachite recuperati dalle antiche strade romane e reimpiegati nella costruzione. Una circostanza che, secondo i ricercatori, testimonia il ruolo assunto dal vescovo anche nell&#8217;amministrazione della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Davanti alla chiesa sono state inoltre individuate tracce di un portico e di un&#8217;area funeraria realizzati tra il VI e il VII secolo, con sepolture in laterizio successivamente smantellate. Tra i reperti è stato recuperato anche un piccolo contenitore decorato con una croce.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La scoperta cambia la storia delle origini di Venezia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche offrono nuovi elementi per ricostruire il passaggio da Altino a Torcello e, successivamente, lo sviluppo degli insediamenti lagunari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lungo tempo la tradizione storica ha collegato l&#8217;abbandono di Altino alla fuga degli abitanti davanti alle invasioni barbariche. Le indagini archeologiche suggeriscono invece una trasformazione graduale, accompagnata da scelte organizzative, economiche e ambientali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trasferimento della sede vescovile verso Torcello sarebbe avvenuto attraverso un processo pianificato. La stessa chiesa di Altino sarebbe stata progressivamente smontata entro la prima metà del VII secolo, recuperando pietre e mattoni poi impiegati nelle costruzioni lagunari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere particolarmente difficile il ritrovamento hanno contribuito proprio il sistematico riutilizzo dei materiali edilizi e, in epoca moderna, le trasformazioni agricole del territorio. Oggi, inoltre, la provinciale 41 dir, via Sant&#8217;Eliodoro, attraversa l&#8217;area in cui sorgeva l&#8217;antica chiesa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli scavi proseguiranno alla ricerca del battistero</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le indagini, avviate nel 2025 e proseguite tra settembre e ottobre 2026, sono dirette da Diego Calaon dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari e da Elisa Possenti dell&#8217;Università di Trento, in collaborazione con il Parco archeologico di Altino e i Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo importante nella ricostruzione del complesso è stato svolto dai ricercatori Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo, impegnati nella revisione dei precedenti dati archeologici e nelle nuove indagini sul campo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano ancora da individuare altre strutture del complesso, a cominciare dal battistero. Sono previsti ulteriori studi sui reperti, analisi dei resti umani, datazioni al radiocarbonio e indagini geofisiche nelle zone non ancora esplorate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sabato 17 ottobre visita agli scavi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico potrà conoscere da vicino i risultati della scoperta sabato 17 ottobre 2026, alle 10.30, durante una visita accompagnata nell&#8217;area archeologica del decumano di Altino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A illustrare le ricerche saranno gli archeologi Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni è disponibile il numero <strong>0422 789449</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’artista vicentina Erika Anoardi alla mostra “Cari Maestri” di Gubbio</title>
		<link>https://www.tviweb.it/lartista-vicentina-erika-anoardi-alla-mostra-cari-maestri-di-gubbio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[erika anoardi]]></category>
		<category><![CDATA[gubbio]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’artista vicentina Erika Anoardi partecipa alla mostra collettiva “Cari Maestri”, inaugurata il 3 ottobre a Gubbio e visitabile fino al 4 novembre. Diretta da Giammarco Puntelli, l’esposizione mette insieme maestri dell’arte contemporanea italiana e artisti delle nuove generazioni, in un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lartista-vicentina-erika-anoardi-alla-mostra-cari-maestri-di-gubbio/">L’artista vicentina Erika Anoardi alla mostra “Cari Maestri” di Gubbio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’artista vicentina Erika Anoardi partecipa alla mostra collettiva “Cari Maestri”, inaugurata il 3 ottobre a Gubbio e visitabile fino al 4 novembre. Diretta da Giammarco Puntelli, l’esposizione mette insieme maestri dell’arte contemporanea italiana e artisti delle nuove generazioni, in un percorso dedicato all’attualità del messaggio di san Francesco. La mostra si snoda tra la Chiesa di Santa Maria Nuova, la Galleria Taverna dei Capitani di Palazzo dei Consoli e il Museo Diocesano, e fa parte delle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte del santo di Assisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anoardi presenta “Ciò che resta”, un olio su tela di grandi dimensioni (160 x 155 centimetri) realizzato nel 2026. Il dipinto non racconta una storia, ma fa emergere ciò che permane quando identità, possesso e apparenza vengono lasciati andare. Nel contesto francescano di Gubbio, la povertà non è letta come privazione ma come ritorno all’essenziale, e lo spettatore è invitato a fermarsi davanti alla domanda del titolo senza ricevere una risposta già pronta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’artista, già presente nel Catalogo dell’Arte Moderna CAM 61 di Editoriale Giorgio Mondadori e nel CAM 62, e protagonista di mostre in Italia e all’estero, tra cui la London Art Biennale 2025, è una nuova tappa di una ricerca su identità, trasformazione e dimensione interiore. Il progetto è seguito dalla curatrice Marianne Clement.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/lartista-vicentina-erika-anoardi-alla-mostra-cari-maestri-di-gubbio/">L’artista vicentina Erika Anoardi alla mostra “Cari Maestri” di Gubbio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>&#8220;Le memorie della serenissima&#8221; a Noventa Vicentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 13:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Le memorie della serenissima a Noventa Vicentina” l’evento si è svolto domenica 11 ottobre 2026 nella storica sala Paradiso di Villa Barbarigo, nell’ambito della 39ª Fiera autunnale dell’Area Berica.   I lavori sono stati introdotti dal vicesindaco Carlo Alberto Formaggio,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">“Le memorie della serenissima a Noventa Vicentina” l’evento si è svolto domenica 11 ottobre 2026 nella storica sala Paradiso di Villa Barbarigo, nell’ambito della 39ª Fiera autunnale dell’Area Berica.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavori sono stati introdotti dal vicesindaco <strong>Carlo Alberto Formaggio</strong>, il quale ha presentato i relatori <strong>Alberto Montagner</strong> presidente dell’Associazione “Veneto Nostro” e <strong>Domenico Interdonato</strong> giornalista, scrittore e vicepresidente nazionale dei giornalisti e comunicatori cattolici dell’UCSI.&nbsp; La relazione di <strong>Montagner</strong> è iniziata con la storia di Venezia fin dall’epoca Romana, con la “X Venetia et Histria” decima delle undici regioni in cui l’imperatore Augusto divise l’Italia, e si è conclusa il momento di maggiore splendore ottenuto dalla città lagunare dopo la vittoria contro gli ottomani nella battaglia di Lepanto. &nbsp;Il vicesindaco <strong>Formaggio</strong>,ha ricordato la nascita di Noventa Vicentina, raccontando diversi aneddoti e particolari che hanno catturato l’attenzione dei partecipanti, concludendo il suo percorso storico con <strong>Agostino Barbarigo</strong>, capitano della flotta veneziana caduto nella Battaglia di Lepanto nel 1571. <strong>Interdonato</strong> ha portato i saluti della città di Messina ed ha evidenziato i legami storici delle due città, ad iniziare dal porto naturale dello Stretto, luogo dove si riunì la flotta prima di dirigersi verso Lepanto e vincere la battaglia navale, che liberò i commerci veneziani e fermò le aspirazioni ottomane. L’intervento sì è concluso con la figura del capitano Umberto Masotto, che ancora oggi unisce le due città ad iniziare dal monumento dedicato al Masotto e ai suoi artiglieri da montagna siciliani. L’evento ha visto la partecipazione di un gruppo di circa 40 figuranti con abiti storici, i quali hanno simulato combattimenti curati dall’Associazione Culturale “Scaligeri APS”, a seguire la sfilata con il Doge e la sua corte, a cui hanno partecipato anche la “Compagnia d’Arme San Vitale” e “Veneto Nostro”. Il Sindaco <strong>Mattia Veronese</strong> si è detto soddisfatto per la larga partecipazione “Noventa è stata invasa fin dalle prime ore di domenica mattina da migliaia di visitatori, che si sono soffermati ad ammirare la Fiera autunnale dell’Area Berica, con oltre 150 espositori e un ricco programma dedicato all’agricoltura, alle tradizioni, ai mezzi d’epoca, alle rievocazioni storiche e ai prodotti del territorio. &nbsp;L’evento è servito a valorizzare le eccellenze, il lavoro e le tradizioni dell’Area Berica. Ringrazio i partecipanti e le tante autorità intervenute”.</p>
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		<title>Ex Cinema Corso, via libera della giunta alla trasformazione in centro culturale proposta dalla Fondazione Roi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:19:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 7 OTTOBRE 2026 &#8211; Prosegue il percorso per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Cinema Corso, lo storico edificio di corso Fogazzaro 31 inutilizzato da 30 anni e destinato, nel progetto della Fondazione Giuseppe Roi, a diventare un centro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br>VICENZA, 7 OTTOBRE 2026 &#8211; Prosegue il percorso per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Cinema Corso, lo storico edificio di corso Fogazzaro 31 inutilizzato da 30 anni e destinato, nel progetto della Fondazione Giuseppe Roi, a diventare un centro per le arti e le culture contemporanee.La giunta comunale ha dato infatti il via libera al rilascio del permesso di costruire in deroga richiesto dalla Fondazione per la ristrutturazione del complesso edilizio. Il provvedimento, che passa ora all’approvazione del consiglio comunale, riconosce l’interesse pubblico dell’intervento, finalizzato alla rigenerazione urbana, al recupero e al riuso di un edificio dismesso e all’ampliamento dell’offerta culturale rivolta alla collettività.Si tratta di un passaggio amministrativo importante che consente di proseguire verso la realizzazione del progetto e segna un ulteriore avanzamento nel recupero di uno dei principali vuoti urbani del centro storico di Vicenza.L’amministrazione comunale guarda infatti con favore alla possibilità che un immobile di rilievo per la città, inutilizzato da decenni e in stato di abbandono, possa tornare a essere uno spazio aperto a nuove funzioni e attività culturali di pregio.«Questa operazione si inserisce perfettamente nel percorso di sviluppo della città tracciato dal masterplan – le parole dell’assessore <strong>Cristina Balbi</strong> -, che ha dato come preciso indirizzo di politica del territorio l’incentivazione del recupero del patrimonio edilizio esistente e il contenimento del consumo di suolo. Il progetto della Fondazioni Roi riguarda proprio uno degli ambiti strategici per il centro storico, posto nel quadrante della cultura: vicino alla biblioteca, alla nuova futura Bertoliana, all’università. L’auspicio è che la valorizzazione di un edificio dismesso, con un’operazione nata dal dialogo con l’amministrazione, possa svolgere funzione di volano per la città. Infatti, la rigenerazione che il progetto potrà produrre non è solo data dal recupero edilizio del volume, ma dal valore collettivo urbano che ne conseguirà, in termini di attrattività per residenti, imprese e turisti, di nuove funzioni culturali, di qualità architettonica dello spazio pubblico. Anche il metodo seguito dalla Fondazione Roi per la selezione del progetto rappresenta un modello innovativo e trasparente, basato sul confronto tra le migliori professionalità per garantire elevata qualità, sostenibilità e utilità pubblica. Questo progetto rappresenta un modello che vogliamo replicare per una trasformazione della città che metta insieme risorse pubbliche e private verso obiettivi condivisi di coesione sociale e sviluppo economico. Da ultimo voglio ringraziare la Fondazione Roi e la sua presidente Lazzari per essersi assunti l’ulteriore impegno di finanziare la progettazione ed esecuzione delle opere di riqualificazione della piazzetta del Garofolino, che sarà fronte di ingresso all’edificio, facendosi carico del ripensamento dell&#8217;arredo urbano e del sistema di illuminazione per fare in modo che lo spazio aperto possa esse bello e connesso alle funzioni che vi si affacciano».<br><br>La Fondazione Giuseppe Roi, ente filantropico senza scopo di lucro, intende realizzare nell’ex Cinema Corso un centro per le arti e le culture contemporanee, con spazi per esposizioni e mostre d’arte e per la produzione di attività legate alle arti contemporanee, performative e audiovisive. Il progetto prevede inoltre spazi per uffici amministrativi e locali destinati ad abitazioni temporanee per soggetti legati alla Fondazione.«Il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Cinema Corso è uno dei principali progetti strategici della Fondazione Giuseppe Roi, proprietaria dell’edificio dal 2014 – ha dichiarato la presidente <strong>Francesca Lazzari</strong> – ed è stato promosso con il bilancio sociale 2025 con l’obiettivo di trasformare una condizione di abbandono in un processo ordinato di rinascita culturale, orientato alla tutela dell’identità storica, alla sostenibilità e all’attivazione di nuove funzioni pubbliche. Il progetto si inserisce in una più ampia strategia di rigenerazione culturale della città, fondata sull’idea che l’ex Cinema Corso (che comprende l&#8217;ex Cantinota nell&#8217;interrato e l&#8217;attico un tempo in uso alla Camera di Commercio) non debba limitarsi a diventare uno spazio espositivo, ma debba configurarsi come un centro vivo, capace di generare contenuti, relazioni, produzione culturale, formazione, sperimentazione e nuove opportunità per giovani artisti, creativi, operatori culturali, scuole, cittadini, imprese e istituzioni. Per questo ringraziamo l’assessore Balbi e il suo staff per la competente collaborazione con cui hanno ci hanno accompagnato nella predisposizione dell&#8217;iter di approvazione».L’intervento prevede lo svuotamento della struttura esistente e la realizzazione di un grande cavedio centrale, con nuovi impalcati interni su più livelli e la ricomposizione volumetrica dei vani accessori della copertura, dove è prevista anche una terrazza accessibile. <br><br>Nel complesso, la volumetria passerà dagli attuali 7.810,70 metri cubi a 7.658,70 metri cubi, con una riduzione di circa 152 metri cubi, mentre la superficie utile passerà da 1.475 a 1.546,50 metri quadrati.La possibilità di procedere con il permesso di costruire in deroga è prevista dalla legislazione urbanistica per gli interventi di ristrutturazione edilizia quando il consiglio comunale ne attesta l’interesse pubblico in relazione alle finalità di rigenerazione urbana, contenimento del consumo di suolo e recupero sociale e urbano dell’insediamento. Nel caso dell’ex Cinema Corso, il ricorso alla procedura consente di dare attuazione al progetto nel quadro delle previsioni della Variante parziale al Piano degli Interventi per la Città Storica, approvata dal consiglio comunale nel 2023, senza ricorrere alla formazione di un Piano attuativo e quindi senza un ulteriore passaggio nell’iter urbanistico.Nel corso dell’iter sono stati acquisiti i pareri e le autorizzazioni degli enti competenti, tra cui l’autorizzazione della Soprintendenza, il parere di conformità dei Vigili del Fuoco e il parere favorevole dell’Ulss.Il provvedimento passa ora al consiglio comunale, chiamato ad approvare il rilascio del permesso di costruire e l’esonero integrale dal contributo di costruzione. Il consiglio potrà inoltre approvare la convenzione urbanistica predisposta per disciplinare l’intervento e gli elementi di interesse generale connessi alla sua realizzazione.A quel punto resteranno soltanto gli ultimi adempimenti tecnici necessari a concludere l’iter amministrativo e consentire l’avvio della trasformazione dell’ex Cinema Corso nel nuovo spazio culturale della città. </td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Presentato a Roma il grande progetto espositivo per laBasilica Palladiana di Vicenza: nasce Ispirazione Europa </title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 6 ottobre 2026. Non solo capolavori d’arte, ma storie di incontri, viaggi, influenze e visioni che hanno attraversato i confini. Da questa idea nasce Ispirazione Europa, il nuovo progetto espositivo promosso dal Comune di Vicenza, presentato alla stampa a<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br><br>Roma, 6 ottobre 2026. Non solo capolavori d’arte, ma storie di incontri, viaggi, influenze e visioni che hanno attraversato i confini. Da questa idea nasce Ispirazione Europa, il nuovo progetto espositivo promosso dal Comune di Vicenza, presentato alla stampa a Roma, martedì 6 ottobre alle ore 15.00, presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera.Nell’occasione il sindaco Giacomo Possamai ha dichiarato: «L&#8217;idea di proporre una trilogia di mostre, dedicate alle relazioni artistiche tra Italia e Germania, Italia e Francia e quindi Italia e Spagna, non è arrivata per caso. In un momento storico in cui le fondamenta più profonde degli equilibri mondiali sono scosse, queste mostre raccontano il ruolo fondamentale che le relazioni culturali tra i Paesi hanno avuto nella costruzione di uno spirito comune europeo e quindi nell’affermazione nel tempo di un’identità europea, che dobbiamo continuare a coltivare e a portare avanti insieme. Allo stesso modo non è stata casuale la scelta di partire da “Italia Germania”, visto che quest’anno si celebra il 75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Un appuntamento quindi importante per la storia dell’Italia e della Germania, che verrà reso ancora più significativo dalla presenza, il 13 novembre a Vicenza, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per l’inaugurazione ufficiale di questo ciclo di mostre. Si tratta di un lavoro che ha visto e continua a vedere il coinvolgimento di tantissime realtà pubbliche e private per la costruzione, anche al di fuori delle mostre, di una sorta di “triennio europeo”. Il primo anno sarà dedicato all’amicizia tra Italia e Germania, motivo per cui ringrazio Thomas Bagger, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia, per la collaborazione grazie alla quale stiamo mettendo a punto, insieme a numerose istituzioni italiane e tedesche, attività dedicate alle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi, così come iniziative che coinvolgono la musica e le altre arti performative. Vogliamo infatti che per tre anni la città punti a suonare uno stesso spartito, quindi a esprimersi con un’unica voce tra gli attori locali, e attraendone, come sta succedendo, tanti da fuori».<br><br><br><br><strong>Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Vicenza il 13 novembre per l’inaugurazione ufficiale di Italia Germania, prima tappa del ciclo espositivo.</strong>Il ciclo Ispirazione Europa. Dialoghi d’arte tra il XIX e il XX secolo nasce con l’obiettivo di indagare il ruolo che le arti hanno avuto nella costruzione di una cultura condivisa nel continente. Pittori, scultori, fotografi e intellettuali hanno infatti generato nel tempo una rete di influenze che ha superato i confini politici e geografici. Il racconto, che prende il via con Italia Germania, proseguirà poi con le mostre Italia Francia nel 2027 e Italia Spagna nel 2028. Le tre rassegne presenteranno lungo il percorso espositivo dipinti, sculture, fotografie, lavori su carta e documenti, intrecciando la storia dell’arte con quella politica e sociale dell’Europa. Non si tratta di un semplice confronto tra scuole nazionali, ma del racconto di come il dialogo culturale e artistico abbia spesso anticipato trasformazioni profonde della società europea.<br><br><strong>Italia GermaniaPittura e scultura tra Ottocento e NovecentoDa Canova a Kiefer14 novembre 2026 – 2 maggio 2027</strong><br><br>La grande mostra che apre il ciclo triennale è un progetto della Città di Vicenza, promosso e organizzato da Marsilio Arte, dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e dalla Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza.L&#8217;esposizione è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia in occasione dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.Vede la collaborazione speciale del Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la partecipazione del Museo Casa di Goethe di Roma e del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno.Main Partner è Intesa Sanpaolo.Main Sponsor sono Gruppo Magis, Mercedes-Benz e Trivellato; con la partecipazione della Camera di Commercio di Vicenza, in partnership con il GRUPPO SAVE, e con il supporto di Confindustria Vicenza, Fondazione Cariverona, Gemmo, Gruppo ICM.<br><br><strong>Il Progetto curatoriale e la tesi della mostra</strong>Curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli, l’esposizione traccia una fitta trama di viaggi, incontri, influenze e confronti che hanno trasformato il linguaggio dell’arte e la visione culturale dell’Europa. Sono più di 150 le opere presentate in questa occasione con importanti prestiti provenienti dai principali musei italiani e internazionali tra i quali, oltre al MART di Trento e Rovereto, alla Casa di Goethe e al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno, anche le Gallerie degli Uffizi di Firenze, i Musei Vaticani, i Musei Civici di Venezia, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, le Collezioni Statali d’Arte di Dresda, il Museo MKM Küppersmühle per l’Arte Moderna di Duisburg, le Collezioni Statali di Pittura di Monaco di Baviera, il Museo Von der Heydt di Wuppertal, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano, il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Museo d’Arte della Carolina del Nord di Raleigh, e diverse collezioni private.Per la prima volta in Italia arrivano tre straordinari capolavori: il Bambino che fa le bolle di sapone di Heinrich Maria Davringhausen dal Museo Leopold Hoesch di Düren, insieme al Paesaggio in autunno di Karl Schmidt-Rottluff e ai Bambini sulle scale di Georg Schrimpf, entrambi provenienti dalle Collezioni d&#8217;Arte di Chemnitz (Museo Gunzenhauser).Attraverso un percorso articolato in 12 sezioni tematiche, la mostra racconta come — al di là delle vicende politiche e dei drammi della storia — la cultura e l’arte abbiano saputo costruire ponti e superare le barriere nazionali. L’opera d’arte viene indagata come un vero e proprio «sistema satellitare»: un organismo complesso capace di intercettare messaggi, raccogliere eredità passate e rispondere con tenacia ed etica alle pressioni, alle crisi e alle ricostruzioni della società europea.A guidare idealmente questo itinerario è la figura di Johann Wolfgang von Goethe, scelto come “spirito guida” ed emblema di quell&#8217;incontro con l&#8217;Italia inteso non solo come memoria del classico, ma come profonda rigenerazione etica, interiore e artistica.<br><br><strong>IL PERCORSO ESPOSITIVO</strong>Le radici tra Settecento e Ottocento: il mito dell’Italia e le sue declinazioniIl racconto prende avvio sul finire del Settecento, quando l’Italia diviene la meta d’elezione per artisti e intellettuali tedeschi alla ricerca delle radici dell’Antichità e del Rinascimento. Il celebre Viaggio in Italia (1786–1788) di Johann Wolfgang von Goethe consacra l’Italia come luogo di rinascita spirituale e “seconda nascita”.In questo clima nasce a Roma la comunità dei Nazareni (Overbeck, Pforr, Cornelius), che scelgono di restituire alla pittura una dimensione morale d’ispirazione tre-quattrocentesca (ispirandosi alla tradizione di Beato Angelico, Perugino, il primo Raffaello e Dürer). In dialogo con l’esperienza dei Puristi italiani (come Tenerani e Minardi), la loro ricerca sancisce un rinnovato legame affettivo e ideale tra le due nazioni, incarnato da capolavori allegorici come Italia e Germania.Accanto a questa vicenda si sviluppa il confronto sul classicismo europeo espresso dall&#8217;opera di Antonio Canova e del danese-nordico Bertel Thorvaldsen. Sul finire del XIX secolo, con l’affermarsi del Simbolismo e delle Secessioni, gli scambi si intensificano: la sensibilità panica e mitologica di Arnold Böcklin e la Griffelkunst (l’arte dello stilo e del segno inciso) di Max Klinger diventeranno punti di riferimento decisivi per la nascita della pittura metafisica di Giorgio de Chirico e per i simbolisti italiani come Giulio Aristide Sartorio e Leo Putz.<br><br><br><strong>Le prossime tappe della trilogia</strong><br><br><br><br><strong>Italia Francia2027</strong>La seconda mostra della trilogia sarà dedicata ai rapporti artistici tra Italia e Francia con un’attenzione particolare all’Ottocento, secolo decisivo per la nascita della pittura moderna, prendendo le mosse dalla presenza nel nostro Paese di Nicolas Poussin e Claude Lorrain, inventori di una pittura di paesaggio densa di riferimenti al mondo classico, ma già avvolta da atmosfere pittoresche.Uno dei momenti simbolici di questo dialogo è la storica mostra del 1874 nello studio del fotografo Nadar, alla quale partecipa anche l’italiano Giuseppe De Nittis. Con gli Impressionisti la pittura esce definitivamente dagli studi accademici per confrontarsi con la luce e la vita moderna. Gli scambi tra i due Paesi erano però già molto intensi grazie al mercato internazionale promosso dalla Goupil &amp; Cie, che contribuì alla diffusione di numerosi artisti italiani nel collezionismo francese: tra questi Boldini, De Nittis, Michetti, Corcos, Morelli e Mancini.Un capitolo centrale metterà a confronto la Scuola di Barbizon, con figure come Jean-François Millet e Jean-Baptiste-Camille Corot, i Macchiaioli toscani e la Scapigliatura lombarda, rappresentata da Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Un ruolo importante in questo dialogo sarà quello dei mercanti Vittore Grubicy de Dragon e Alberto Grubicy, che favorirono la circolazione di nuove ricerche sulla luce e sul colore; per non parlare dei rapporti tra Medardo Rosso e Auguste Rodin, origine della scultura del Novecento.Il percorso proseguirà con il confronto tra il Pointillisme francese – con Georges Seurat, Paul Signac e Henri-Edmond Cross – e il Divisionismo italiano di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli e Gaetano Previati.Un passaggio fondamentale alla fine dell’Ottocento sarà affidato al confronto tra Paul Cézanne e Segantini, figure che aprono la strada alla pittura del nuovo secolo, dal Cubismo al Futurismo. Il dialogo continuerà poi tra la Metafisica di Giorgio de Chirico e il Surrealismo di André Breton, con artisti come André Masson, Hans Arp e Yves Tanguy in dialogo con Savinio.Figure di passaggio tra le due culture saranno Enrico Prampolini e Alberto Magnelli, protagonisti delle prime ricerche astratte in dialogo con le coeve esperienze francesi.La mostra si concluderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra l’Informale francese – con Jean Fautrier, Jean-Paul Riopelle e Hans Hartung – e quello italiano, rappresentato da Burri, Vedova, che molto guarderà alla Francia in questi anni, Morlotti e Afro. <br><br><strong>Italia Spagna2028</strong>La terza mostra allargherà lo sguardo fino all’età moderna, ricostruendo i rapporti tra Italia e Spagna dal tardo Cinquecento al Novecento.Il percorso affronterà i rapporti della pittura spagnola con la lezione di El Greco, formatosi a Venezia accanto alla pittura di Tiziano e Tintoretto, e con la rivoluzione naturalistica di Caravaggio, la cui influenza segna profondamente la pittura spagnola del Seicento, da Diego Velázquez a Jusepe de Ribera.Nel corso del XVII e XVIII secolo gli scambi si intensificano: artisti italiani come Luca Giordano e Giambattista Tiepolo lavorano in Spagna, mentre Francisco Goya soggiorna in Italia. Un ruolo di collegamento tra i due mondi artistici è svolto anche da Francisco Preciado de la Vega, attivo a lungo a Roma.Tra Ottocento e primo Novecento Roma e Venezia diventano luoghi privilegiati di incontro per artisti spagnoli come Mariano Fortuny y Mandrazo, Ignacio Zuloaga e Joaquín Sorolla, protagonisti anche delle prime Biennali veneziane.Il Novecento sarà dominato dalla figura di Pablo Picasso, che nel 1917 arriva in Italia insieme a Jean Cocteau per collaborare con Sergej Djagilev e i Ballets Russes, entrando in contatto con artisti come Giacomo Balla e Fortunato Depero.Le ricerche di Salvador Dalí e Joan Miró, Juan Gris, affiancati da autori come Julio González e Pablo Gargallo, dialogheranno con la pittura e scultura italiana del tempo, mentre il surrealismo troverà un punto di contatto con la visione di de Chirico e Savinio.Il percorso si chiuderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra il ciclo Per la Spagna di Emilio Vedova e artisti come Antoni Tàpies e Manolo Millares, Eduardo Chillida, presente nel 1962 alla mostra curata da Giovanni Carandente, Sculture nella Città nell’ambito del V Festival dei Due Mondi di Spoleto, fino alle esperienze degli anni Sessanta con il gruppo Equipo Crónica e artisti come Manolo Valdés e Eduardo Arroyo, in dialogo con la scena italiana di Festa e Schifano.<br><br></td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Dal Lido di Venezia a Thiene: Marcello Fois, neovincitore del Premio Campiello, dà il via a Thiene Scritti d&#8217;autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 11:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Thiene Scritti d’autore, rassegna unica in Italia promossa dal Lions Club Thiene Host e dall’Assessorato alla Cultura della Città di Thiene, con il patrocinio della Regione Veneto, è pronta a partire: oggi martedì 6 ottobre la seconda edizione inaugura alle<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Thiene Scritti d’autore, rassegna unica in Italia promossa dal Lions Club Thiene Host e dall’Assessorato alla Cultura della Città di Thiene, con il patrocinio della Regione Veneto, è pronta a partire: oggi martedì 6 ottobre la seconda edizione inaugura alle 20.30 al Teatro Comunale di Thiene, ospitando Marcello Fois, neovincitore del 64° Premio Campiello con “L’immensa distrazione” (Einaudi) alla sua prima uscita pubblica dopo il trionfo al Lido di Venezia. I prossimi appuntamenti saranno martedì 13 e 20 ottobre con Teresa Ciabatti, finalista dell’80^ edizione del Premio Strega 2026, Lorenza Gentile, vincitrice del Premio Bancarella 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo, questa settimana farà il proprio debutto anche il festival Paesaggi Letterari, che da venerdì 9 a domenica 11 ottobre riempirà la città di Thiene di voci, di storie e di confronti, portando in una decina luoghi iconici della città 30 autori e autrici e i loro libri, con il coinvolgimento corale dei cittadini e dei principali interlocutori del mondo della cultura e dell’istruzione locali. L’obiettivo è (ri)scoprire lo spazio urbano attraverso la lente della letteratura ma, soprattutto, lanciare un messaggio: i centri storici per continuare a vivere… devono essere vissuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><u>Marcello Fois, dal Lido a Thiene</u>. Sabato scorso al Palazzo del cinema del Lido di Venezia lo scrittore sardo Marcello Fois è stato proclamato vincitore del Premio Campiello 2026 con “L&#8217;immensa distrazione”, romanzo che traccia l&#8217;affresco di una dinastia del Novecento fondata sulla carne e sulla menzogna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Scrivere questo romanzo &#8211; ha dichiarato Fois dopo la proclamazione &#8211; è stato come fare un bilancio di tutto, capire da che parte si sta, come si è messi, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo, che c&#8217;è una differenza tra scrittori e gente che pubblica e che c&#8217;è tanto da dire, tanta gratitudine per questo mondo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo &#8211; dedicato alla fotografa Daniela Zedda e alla scrittrice Michela Murgia (a quest’ultima Fois ha dedicato anche la vittoria) &#8211; comincia da un paradosso di grande eleganza narrativa. Ettore Manfredini, il protagonista, si sveglia e scopre di essere morto. Da quel momento la vita gli si rivela come un racconto finalmente leggibile. La condizione economica, l’impresa, la famiglia, il Paese e i libri: piani diversi si intersecano fino a comporre una sola storia. La morte, in questa prospettiva, si rivela la distanza necessaria per vedere, una condizione estrema della memoria. Fois parla della scrittura come di una “piccola esperienza di morte”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua prima uscita pubblica dopo la vittoria sarà a Thiene Scritti d’autore, che lo accoglierà al Teatro Comunale di Thiene per una conversazione con la conduttrice della rassegna Federica Augusta Rossi e un confronto con il pubblico. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><strong><u>Paesaggi Letterari.</u></strong> La grande novità di quest’anno è il festival che <strong>da venerdì 9 a domenica 11 ottobre</strong> porterà <strong>la grande letteratura nazionale nel centro storico di Thiene</strong>: <strong>una trentina di autori e autrici</strong> incontreranno il pubblico nei <strong>più significativi luoghi pubblici di Thiene</strong>, affrontando, ognuno a proprio modo, il tema del paesaggio (reale o dell’anima). Saranno inoltre coinvolti le scuole secondarie di secondo grado, l’Università degli Adulti e Anziani di Thiene, l’Istituto Musicale Città di Thiene, l’OGD Pedemontana Veneta e Colli, Confcommercio &#8211; Ascom Thiene e le quattro librerie cittadine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venerdì 9 ottobre, in particolare, sarà dedicato alle scuole medie superiori di secondo grado di Thiene e del territorio, con il <strong>coinvolgimento di oltre mille gli studenti</strong> in tre incontri al Teatro Comunale, dell&#8217;Auditorium di Thiene “Fonato” e&nbsp;alla Galleria Garibaldi. La letteratura è per tutti, anziani, giovani e anche <strong>persone con disabilità</strong>: sempre venerdì 9 ottobre, è in programma <strong>il convegno dedicato al libro parlato</strong>, per il coinvolgimento nei percorsi letterari delle persone cieche e ipovedenti. Con i referenti del Libro Parlato Lions di Verbania, in collaborazione con Retina Italia Odv.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra gli ospiti</strong> più celebri spiccano il giornalista e saggista <strong>Antonio Caprarica</strong> (11 ottobre alle 18.00, Teatro Comunale), la conduttrice televisiva e scrittrice <strong>Csaba dalla Zorza</strong> (9 ottobre alle 20.30, Teatro Comunale), lo scrittore di montagna <strong>Francesco</strong> <strong>Vidotto</strong> (10 ottobre alle 20.30, teatro Comunale), lo scrittore e docente <strong>Paolo Malaguti</strong> (9 ottobre alle 18.00, Auditorium Fonato), il teologo e parroco del carcere Due Palazzi di Padova <strong>Don Marco Pozza</strong> (11 ottobre alle 20.30, teatro Comunale) e molti altri.</p>
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		<title>Vicenza, “Lettere dal Fronte”: Arsamanda porta a teatro una storia vera d’amore, guerra e memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 11 ottobre alle 17 al Teatro di San Giuseppe lo spettacolo promosso da Arsamanda – L’Arte da Amare APS insieme ad ANEI Vicenza ed Ensemble Teatro Vicenza. Al centro la storia vera di Imelde Rossato e Italo Tombolato, raccontata<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Domenica 11 ottobre alle 17 al Teatro di San Giuseppe lo spettacolo promosso da Arsamanda – L’Arte da Amare APS insieme ad ANEI Vicenza ed Ensemble Teatro Vicenza. Al centro la storia vera di Imelde Rossato e Italo Tombolato, raccontata attraverso lettere, musica, canzoni dal vivo e proiezioni. <strong><em>Sotto: la locandina</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Arsamanda – L’Arte da Amare APS torna protagonista a Vicenza con “Lettere dal Fronte”, spettacolo teatrale in programma domenica 11 ottobre alle 17 al Teatro di San Giuseppe, in via Mercato Nuovo 41.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Arsamanda APS, ANEI – Associazione Nazionale Ex Internati, sezione di Vicenza, ed Ensemble Teatro Vicenza e porta sul palco una storia vera capace di intrecciare dimensione privata e memoria collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dello spettacolo ci sono Imelde Rossato e Italo Tombolato, protagonisti di una vicenda segnata dalla guerra, dalla lontananza e dal loro scambio epistolare. Le lettere diventano così il filo conduttore di un racconto che attraversa la Seconda Guerra Mondiale e il Dopoguerra, restituendo al pubblico una storia fatta di sentimenti, attesa, paura e speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Lettere dal Fronte”, nato da un’idea di Lucia Pomi, è costruito nella forma del reading teatrale e unisce recitazione, musica, canzoni eseguite dal vivo e proiezioni. Un linguaggio scelto per avvicinare il pubblico a una pagina della storia italiana spesso poco conosciuta, quella degli Internati Militari Italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A più di ottant’anni dalla fine della guerra, lo spettacolo vuole infatti rendere omaggio non soltanto ai protagonisti della vicenda raccontata, ma anche agli IMI, mantenendo viva la memoria di chi visse la prigionia e l’internamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’adattamento e la regia sono affidati a Fabiola Gozzi e Irma Sinico. Sul palco saranno impegnati Irma Sinico, Claudio Manuzzato, Leis Zanon e Franco Zambellan, con la partecipazione del soprano Paola Burato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’allestimento scenografico è curato da Maria Teresa Nardon e Sabrina Sgevano, mentre luci e fonica sono affidate a Enrico Pesavento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Arsamanda, associazione culturale e artistica impegnata nella valorizzazione di progetti capaci di unire arte, memoria e sensibilità civile, “Lettere dal Fronte” rappresenta un nuovo appuntamento costruito attorno alla forza del racconto e alla capacità del teatro di trasformare la storia in esperienza condivisa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Vicenza. Gli organizzatori ringraziano inoltre l’associazione Parkinson Vicenza e le associazioni combattentistiche ANED, ANPI, Circolo Toni Giuriolo, AVL Vicenza e ISTREVI per il sostegno alla manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ingresso è a offerta libera responsabile, con contributo minimo di 10 euro. Per informazioni è possibile contattare ANEI Vicenza all’indirizzo <a href="mailto:aneivicenza@gmail.com">aneivicenza@gmail.com</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-724x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-375788" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-724x1024.jpeg 724w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-295x417.jpeg 295w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-100x142.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-846x1197.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44-1086x1536.jpeg 1086w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-09-29-at-21.02.44.jpeg 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Noventa Vicentina, riapre l’Oratorio di Cà Arnaldi dopo il restauro: recuperato uno dei gioielli storici della città</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco Mattia Veronese: «Restituiamo alla comunità un luogo che custodisce secoli di storia, arte e devozione. Ora vogliamo che torni a essere vissuto, aperto alle visite, agli eventi e alle iniziative culturali» Noventa Vicentina ha riaperto domenica 4 ottobre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/noventa-vicentina-riapre-loratorio-di-ca-arnaldi-dopo-il-restauro-recuperato-uno-dei-gioielli-storici-della-citta/">Noventa Vicentina, riapre l’Oratorio di Cà Arnaldi dopo il restauro: recuperato uno dei gioielli storici della città</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco Mattia Veronese: «Restituiamo alla comunità un luogo che custodisce secoli di storia, arte e devozione. Ora vogliamo che torni a essere vissuto, aperto alle visite, agli eventi e alle iniziative culturali»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noventa Vicentina ha riaperto domenica 4 ottobre le porte dell’antico Oratorio seicentesco di Cà Arnaldi, uno dei luoghi di maggiore valore storico e artistico del territorio. La riapertura è avvenuta nella giornata dedicata a San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, al termine di un lungo e articolato intervento di restauro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recupero ha interessato la struttura dell’edificio, il tetto e le antiche travature, gli impianti, le decorazioni, la volta in stucchi e gesso, l’altare con la Madonna Immacolata e i due angeli attribuiti alla scuola del Bernini, oltre ai portoni e agli ambienti della canonica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervento complessivo ha comportato una spesa di 437 mila euro. L’80% delle risorse è stato messo a disposizione dal Comune, con il contributo della Soprintendenza e dell’Istituto Regionale Ville Venete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non celebriamo soltanto la conclusione di un importante restauro – sottolinea il sindaco Mattia Veronese – ma il ritorno alla vita di un luogo che appartiene profondamente alla storia e al cuore di Noventa Vicentina. Cà Arnaldi custodisce secoli di arte, devozione e memoria e oggi torna finalmente a essere patrimonio vivo della comunità».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dell’Amministrazione è infatti quello di non limitare il recupero alla sola conservazione dell’edificio, ma di restituire all’Oratorio una funzione culturale e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vogliamo che questo spazio torni a essere vissuto e condiviso – prosegue Veronese –. Pensiamo a visite guidate, eventi, iniziative culturali e collaborazioni con le associazioni del territorio. Un bene storico ha davvero valore quando viene conosciuto, frequentato e trasmesso alle nuove generazioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riapertura dell’Oratorio segna così il completamento di un intervento importante per la tutela del patrimonio locale, ma anche l’inizio di una nuova fase per Cà Arnaldi, destinata a tornare parte attiva della vita culturale di Noventa Vicentina.</p>



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		<title>Notte Bianca, boom per i Musei Civici di Vicenza: oltre 6.500 visitatori (+61,69% rispetto al 2025)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Notte Bianca spinge i Musei Civici di Vicenza e porta nelle sedi culturali comunali numeri nettamente superiori a quelli registrati un anno fa. Nel corso delle tre giornate della manifestazione sono state 6.513 le persone che hanno visitato monumenti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Notte Bianca spinge i Musei Civici di Vicenza</strong> e porta nelle sedi culturali comunali numeri nettamente superiori a quelli registrati un anno fa. Nel corso delle tre giornate della manifestazione sono state <strong>6.513 le persone che hanno visitato monumenti e collezioni della città</strong>, contro le 4.028 dell&#8217;edizione di luglio 2025: un incremento del <strong>61,69%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato diventa ancora più significativo considerando anche la partecipazione agli eventi organizzati nelle diverse sedi museali. In questo caso il pubblico complessivo raggiunge <strong>8.277 persone</strong>, quasi il doppio rispetto alle <strong>4.234 del 2025</strong>, con un aumento del <strong>95,49%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Basilica Palladiana al primo posto, oltre 2.500 ingressi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A guidare la classifica dei luoghi più visitati è stata la <strong>Basilica Palladiana</strong>, che nelle tre giornate ha registrato <strong>2.594 ingressi</strong>, rispetto ai 1.915 dello scorso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segue il <strong>Teatro Olimpico</strong>, visitato da <strong>2.084 persone</strong>, contro le 1.149 del 2025. Importante crescita anche per la <strong>chiesa di Santa Corona</strong>, passata da 308 a <strong>613 visitatori</strong>, e per il <strong>Museo civico di Palazzo Chiericati</strong>, che ha raggiunto quota <strong>593</strong>, rispetto ai 413 dell&#8217;anno precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri in forte aumento anche alle <strong>Gallerie di Palazzo Thiene</strong>, con <strong>433 ingressi</strong>, quasi tre volte i 148 registrati nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al <strong>Museo del Risorgimento e della Resistenza</strong> i visitatori sono stati <strong>112</strong>, contro i 36 dello scorso anno, mentre il <strong>Museo Naturalistico Archeologico</strong> ne ha accolti <strong>84</strong>, rispetto ai precedenti 59.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fantin: «Nel 2027 valutiamo aperture serali prolungate»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati spingono ora l&#8217;amministrazione comunale a valutare un ulteriore ampliamento dell&#8217;offerta in occasione della prossima edizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questi eccellenti risultati per i Musei Civici, ottenuti con il consueto orario di apertura diurno, ci confermano la qualità dell&#8217;offerta culturale che viene proposta dalla città di Vicenza a quanti vogliono venire a visitarla e a trascorrervi del tempo», sottolinea l&#8217;assessore alla cultura, al turismo e all&#8217;attrattività della città <strong>Ilaria Fantin</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;assessore, i dati impongono già una riflessione sull&#8217;edizione del prossimo anno: l&#8217;obiettivo sarà valutare la possibilità di <strong>mantenere aperti i musei con orario prolungato durante le serate della Notte Bianca 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione, spiega Fantin, ha funzionato come traino anche grazie alle numerose attività diurne rivolte ad adulti, famiglie e bambini. Gli stessi musei hanno partecipato attivamente al programma: a <strong>Palazzo Chiericati</strong>, per esempio, sabato sera è stata proposta l&#8217;iniziativa <strong>“Buonanotte al Museo”</strong>, dedicata ai più giovani.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tutto esaurito per l&#8217;Orestea al Teatro Olimpico</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il fine settimana ha coinciso inoltre con l&#8217;avvio del <strong>79° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico</strong>, che nelle due serate dedicate all&#8217;<strong>Orestea</strong> ha fatto registrare il <strong>tutto esaurito</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali attrattori si conferma anche la <strong>terrazza della Basilica Palladiana</strong>, accessibile nel fine settimana anche in orario serale con il servizio bar: nell&#8217;arco dei tre giorni sono stati registrati <strong>1.207 ingressi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande partecipazione anche a <strong>Palazzo Thiene</strong>, dove il fine settimana della Notte Bianca è stato accompagnato dall&#8217;<strong>inaugurazione di due mostre temporanee</strong>, capaci di richiamare un pubblico numeroso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;amministrazione, dunque, i numeri dell&#8217;edizione 2026 non rappresentano soltanto un risultato positivo, ma anche un&#8217;indicazione per il futuro: utilizzare sempre di più i grandi eventi cittadini per avvicinare nuovi pubblici ai musei e al patrimonio culturale di Vicenza.</p>



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		<title>Sant’Agostino Fabbrica Arte, le aziende diventano palcoscenici: tre giorni tra pittura, teatro, natura e famiglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 25 al 27 settembre Officine Lavinoss e Gemmo aprono i loro spazi alla comunità. Mostre, spettacoli, laboratori, apiario, musica e attività per bambini preparano il terreno al Festival del 2027 Per tre giorni la fabbrica smette di essere soltanto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 25 al 27 settembre Officine Lavinoss e Gemmo aprono i loro spazi alla comunità. Mostre, spettacoli, laboratori, apiario, musica e attività per bambini preparano il terreno al Festival del 2027</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tre giorni la fabbrica smette di essere soltanto luogo di produzione e diventa spazio espositivo, teatro, giardino da esplorare e punto d’incontro per la comunità. Dal 25 al 27 settembre torna <strong>Sant’Agostino Fabbrica Arte</strong>, progetto che coinvolgerà gli spazi di <strong>Officine Lavinoss e Gemmo spa</strong>, nel distretto industriale di Sant’Agostino, con un programma che intreccia pittura, teatro, natura, musica e animazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa, patrocinata dal <strong>Comune di Arcugnano</strong>, arriva al terzo anno e rappresenta contemporaneamente una nuova tappa verso il <strong>Festival Sant’Agostino Fabbrica Arte</strong>, previsto per il 2027.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base del progetto c’è l’idea di mettere in relazione mondi apparentemente distanti: fabbrica e arte, produzione e cultura, impresa e comunità. Gli ambienti normalmente destinati al lavoro vengono così aperti a cittadini, artisti e spettatori, diventando luoghi nei quali sperimentare nuove forme di incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’anno il progetto amplia anche la propria geografia. <strong>Officine Lavinoss</strong>, dove Fabbrica Arte è nato e dove si è sviluppata in particolare la ricerca legata alla pittura, conferma la propria vocazione espositiva, mentre <strong>Gemmo spa</strong> entra nel percorso mettendo a disposizione i propri spazi per il teatro, gli incontri e le iniziative dedicate alle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La direzione creativa è affidata a <strong>Saverio Sbalchiero</strong>. La Piccionaia, Centro di Produzione Teatrale, cura organizzazione e programmazione teatrale; <strong>Giovanna Grossato</strong> firma la curatela artistica, <strong>Mauro Zocchetta</strong> la direzione artistica e <strong>Fabio Rigodanza</strong> la direzione di produzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cuomo: «Imprese, cittadini e cultura messi in relazione»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per il sindaco di Arcugnano <strong>Simone Cuomo</strong>, il progetto rappresenta un modo concreto di immaginare la crescita della comunità attraverso il collegamento fra imprese, cittadini, cultura e territorio. Aprire luoghi normalmente riservati alla produzione, trasformandoli temporaneamente in spazi d’incontro, significa secondo il primo cittadino creare nuove opportunità di partecipazione e rafforzare l’identità e la vitalità del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saverio Sbalchiero sottolinea invece come Fabbrica Arte sia nato dalla volontà di modificare lo sguardo sui luoghi produttivi senza alterarne la natura. L’ingresso dell’arte nella fabbrica crea, secondo il direttore creativo, un rapporto particolare tra ciò che quegli ambienti rappresentano quotidianamente e ciò che possono diventare quando vengono attraversati da artisti e pubblico. L’edizione 2026, inoltre, costituisce un ulteriore passaggio verso un progetto ancora più diffuso nel 2027.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La curatrice <strong>Giovanna Grossato</strong> evidenzia il rapporto che si crea tra la pittura di Alessandro Faggionato e gli spazi delle Officine Lavinoss: un incontro particolarmente significativo perché il lavoro dell’artista affonda le radici nella grande tradizione coloristica veneta, riletta però attraverso una sensibilità contemporanea. Inserite all’interno di una fabbrica, le opere acquistano una relazione ancora più diretta con la materia, il gesto e il tempo del fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Nina Zanotelli</strong>, de La Piccionaia, responsabile della direzione organizzativa e della programmazione teatrale, l’obiettivo è evitare che arti visive, teatro, natura e attività per le famiglie rimangano episodi separati: devono invece comporre un unico racconto capace di collegare linguaggi, ambienti e pubblici differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Fabio Rigodanza ricorda il ruolo centrale di Officine Lavinoss, luogo nel quale il percorso ha avuto origine. La risposta del pubblico, interessato a scoprire gli spazi lavorativi trasformati dalla presenza dell’arte, ha confermato secondo Rigodanza la possibilità di far convivere cultura e impresa e di creare nuove relazioni con la comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Susanna Gemmo</strong>, vicepresidente di Gemmo spa, spiega invece che l’adesione al progetto è stata una scelta naturale, legata alla convinzione che la funzione di un’azienda possa estendersi oltre i propri confini produttivi. Aprire la sede significa anche condividere un luogo nel quale sono custodite la memoria, la storia e l’identità dell’impresa. Fabbrica Arte diventa quindi uno strumento per rafforzare il rapporto con il territorio e con le persone che vi lavorano e vivono, nella prospettiva di un progetto destinato a crescere ulteriormente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Venerdì 25 settembre, la pittura entra nelle Officine Lavinoss</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La prima giornata sarà dedicata alle arti visive. <strong>Venerdì 25 settembre alle 20.30</strong>, alle Officine Lavinoss, verrà inaugurata <strong>“E all’alba nascono immagini”</strong>, personale di <strong>Alessandro Faggionato</strong>, curata da Giovanna Grossato con allestimento di Mauro Zocchetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra resterà visitabile anche sabato 26 e domenica 27 settembre, sempre dalle <strong>20.30 alle 23</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso comprende grandi tele a olio, disegni e opere circolari attraverso i quali la pittura di Faggionato costruisce forme fatte di velature, sovrapposizioni e modulazioni cromatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una ricerca nella quale riaffiora la forza della tradizione coloristica veneta, reinterpretata attraverso una sensibilità contemporanea. Forme organiche, panneggi e apparizioni sembrano progressivamente emergere dalla materia. Nei dipinti convivono controllo formale, realismo quasi tattile e una sensazione di straniamento legata alla contemporaneità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai grandi oli saranno esposti disegni in bianco e nero realizzati con tecniche e materiali differenti: inchiostri litografici, matite grasse, carboncino, grafite e acrilici bianchi e neri applicati anche a pennello. La scelta della carta consente all’artista una particolare libertà nella sovrapposizione dei materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di forte impatto anche i grandi <strong>tondi di due metri di diametro</strong>, che richiamano nella forma la tradizione rinascimentale senza però assumere un carattere antico. Il riferimento storico viene infatti utilizzato all’interno di una ricerca pienamente contemporanea, nella quale la percezione visiva iniziale viene trasformata dall’emozione e dall’elaborazione personale dell’artista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo “E all’alba nascono immagini” rimanda anche al momento concreto nel quale Faggionato comincia a dipingere. L’artista lavora infatti nelle prime ore del mattino, nel silenzio dello studio affacciato attraverso grandi vetrate su un giardino quasi simile a un parco, ricco di fiori e piante e curato dallo stesso pittore. È all’alba che l’intuizione iniziale comincia a trasformarsi in immagine e materia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sabato 26 settembre, Giorgione entra nel giardino di Gemmo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato il centro della manifestazione si sposterà nel giardino di <strong>Gemmo spa</strong>, che diventerà uno scenario teatrale dedicato a Giorgione e al paesaggio veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apertura è prevista alle <strong>20.30</strong>, mentre alle <strong>21</strong> inizierà <strong>“Rivelazione, sette meditazioni intorno a Giorgione”</strong>, spettacolo della compagnia teatrale di ricerca <strong>Anagoor</strong>, con <strong>Marco Menegoni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La drammaturgia è di <strong>Laura Curino e Simone Derai</strong>, che firma anche la regia. I video sono di Simone Derai e Moreno Callegari, il sound design di Mauro Martinuz. Lo spettacolo, prodotto da Anagoor nel 2009, è una coproduzione con Operaestate Festival Veneto e Centrale Fies.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a due schermi, un narratore attraverserà documenti, parole, versi poetici e immagini delle opere del pittore di Castelfranco, facendo riaffiorare frammenti della Venezia tra Quattrocento e Cinquecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio l’impossibilità di costruire una biografia completa e definitiva di Giorgione diventa il punto di partenza dello spettacolo, che sceglie la forma della meditazione anziché quella del racconto biografico tradizionale. Il risultato è un viaggio poetico nell’artista, nella sua epoca, nell’atmosfera delle sue opere e nel mistero dell’immagine, interrogandosi anche sulla capacità dell’arte di continuare a parlare al presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giardino farà parte integrante dell’esperienza grazie a un allestimento serale, alla musica ambient e alla creazione di uno spazio lounge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutta la serata sarà disponibile un <strong>Lounge Bar gratuito</strong>. Dalle <strong>22.15</strong> l’atmosfera musicale proseguirà con il <strong>dj set di Lady Gisa</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Domenica 27 settembre il giardino diventa dei bambini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La terza giornata sarà dedicata soprattutto alle famiglie. <strong>Domenica 27 settembre dalle 15</strong> il giardino di Gemmo ospiterà laboratori, animazione, esperienze legate alla natura, incontri e momenti conviviali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è trasformare per alcune ore lo spazio dell’impresa in un grande giardino condiviso dove bambini e adulti possano incontrarsi, giocare, conoscere e scoprire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle <strong>16</strong> è prevista una <strong>merenda condivisa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le attività ci sarà la visita all’<strong>apiario di Gemmo</strong>, realizzato nell’ambito di <strong>Apicoltura Urbana</strong>, progetto nazionale dedicato alla salvaguardia delle api e alla tutela della biodiversità, al quale partecipano aziende, istituzioni e scuole attraverso l’installazione e la cura di alveari nei propri spazi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro diretto con l’alveare vuole diventare uno strumento di educazione ambientale, aiutando bambini e famiglie a conoscere la complessità degli ecosistemi e l’importanza della loro tutela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre domenica è in programma <strong>“Li hai mai visti da vicino?”</strong>, laboratorio didattico condotto da <strong>Sara Belpinati</strong> e rivolto ai bambini dai 6 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’esperienza ci saranno gli insetti, presenti nell’aria, nell’acqua, nel terreno, nei boschi, nelle città e persino nelle abitazioni. Il laboratorio, della durata di <strong>45 minuti</strong>, permetterà di osservarli e conoscerli più da vicino, affrontando i temi degli habitat, della biodiversità e del rispetto della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sara Belpinati è educatrice didattica di <strong>Raìse</strong>, asilo forestale attivo nell’area verde del Bosco Limite, a Carmignano di Brenta, e realizza laboratori ed incontri per bambini e ragazzi dedicati all’ambiente, alla vegetazione, alla fauna boschiva e al mondo degli insetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pomeriggio continuerà con animazione, laboratori creativi e attività sul prato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Alle 17.30 “Bambina e Pittore” di Gianni Franceschini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la manifestazione, domenica alle <strong>17.30</strong>, sarà <strong>Gianni Franceschini</strong> con <strong>“Bambina e Pittore – Teatro, pittura e l’arte di essere bambini”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo mette in relazione pittura e teatro attraverso il rapporto tra un vecchio artista e una bambina invisibile che lo accompagna, suggerendogli cosa osservare e vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sguardo dell’infanzia incontra così quello della maturità. Pennelli, colori, materia e gesti costruiscono progressivamente immagini nelle quali affiorano natura, desideri, paure, gioia, tristezza, bene e male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rappresentazione assume la forma di un grande scarabocchio costruito idealmente insieme, finché i segni cominciano a trasformarsi in immagini capaci di raccontare e di parlare al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine dello spettacolo è previsto un <strong>incontro con l’artista</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Franceschini è pittore, attore, drammaturgo e regista teatrale. La sua ricerca mette da sempre in comunicazione pittura e scena, arti visive e narrazione. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti anche internazionali e sviluppato un percorso personale tra arte naïve, singulière e outsider, indagando anche il rapporto fra cultura popolare e arte contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente all’attività pittorica ha costruito una lunga esperienza nel teatro per ragazzi, nel teatro popolare e nel teatro di figura. Dagli anni Settanta a oggi i suoi spettacoli sono stati presentati in rassegne e festival in Italia, in numerosi Paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada. È inoltre direttore artistico della <strong>Compagnia Franceschini PerformingArts</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tutti gli appuntamenti sono gratuiti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le attività di <strong>Sant’Agostino Fabbrica Arte 2026 sono a ingresso gratuito</strong>. Per gli spettacoli e per i laboratori viene comunque consigliata la prenotazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’edizione di quest’anno rappresenta anche un passaggio verso un progetto più ampio. Nel <strong>2027 nascerà infatti il Festival Sant’Agostino Fabbrica Arte</strong>, con l’obiettivo di coinvolgere progressivamente altre aziende e allargare la rete che mette in comunicazione produzione, cultura, imprese e comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambizione è trasformare progressivamente il distretto industriale in un territorio che possa essere vissuto anche attraverso l’arte, generando nuove occasioni di incontro, ricerca e partecipazione e facendo dialogare il mondo del lavoro con quello culturale e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Matteo Ghisleri vince il Campiello Giovani 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 14:11:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[matteo ghisleri]]></category>
		<category><![CDATA[premio campiello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo Ghisleri è il vincitore della 31esima edizione del Campiello Giovani, il concorso letterario dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 21 anni, organizzato dalla Fondazione Il Campiello-Confindustria Veneto. Ghisleri, 22 anni, di Vercelli, si è aggiudicato il premio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Matteo Ghisleri è il vincitore della 31esima edizione del Campiello Giovani, il concorso letterario dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 21 anni, organizzato dalla Fondazione Il Campiello-Confindustria Veneto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ghisleri, 22 anni, di Vercelli, si è aggiudicato il premio con il racconto &#8220;Ricalcolo percorso&#8221;, scelto tra i cinque finalisti dalla Giuria dei Letterati presieduta da Ermanno Paccagnini, con Giulia Belloni, Michela Possamai e Daniela Tonolini. I finalisti erano stati selezionati tra 15 semifinalisti, a loro volta scelti tra 168 racconti arrivati dall&#8217;Italia e dall&#8217;estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>&#8220;Morire sul Grappa&#8221;: a Vicenza il libro di Sonia Residori fa luce sul massacro del 1944</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:02:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 18 settembre a Palazzo Giustiniani Baggio la presentazione del saggio edito da Donzelli. Un’indagine rigorosa tra le menzogne nazifasciste e le strategie militari degli Alleati. A oltre ottant&#8217;anni dall&#8217;eccidio del Monte Grappa, una nuova ricerca storica torna a ricostruire<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Venerdì 18 settembre a Palazzo Giustiniani Baggio la presentazione del saggio edito da Donzelli. Un’indagine rigorosa tra le menzogne nazifasciste e le strategie militari degli Alleati.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A oltre ottant&#8217;anni dall&#8217;eccidio del Monte Grappa, una nuova ricerca storica torna a ricostruire una delle pagine più drammatiche e dolorose della Resistenza veneta. Venerdì 18 settembre, alle 17:30, la Fondazione di Storia di Vicenza ospita nella sede di Palazzo Giustiniani Baggio (contrà San Francesco 41) la presentazione del volume <em>&#8220;Morire sul Grappa: Storie da un massacro &#8211; 20-29 settembre 1944&#8221;</em>, scritto da Sonia Residori, docente dell&#8217;Università di Padova ed edito da Donzelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento, patrocinato dal Comune di Vicenza e promosso insieme al Circolo &#8220;Toni Giuriolo&#8221;, vedrà i saluti introduttivi del vicepresidente della Fondazione, Luigi Menegatti. Successivamente, Egidio Ivetic, presidente del comitato scientifico dell&#8217;istituto, dialogherà con l&#8217;autrice per ripercorrere le tragiche decisioni e i retroscena che segnarono le sorti di centinaia di giovani combattenti, tra partigiani, ex militari, carabinieri e prigionieri alleati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I nodi centrali del saggio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro d&#8217;analisi condotto da Sonia Residori fa emergere dettagli fondamentali per comprendere la portata della tragedia:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La trappola della resa</strong>: L&#8217;eccidio non si consumò solo durante gli scontri a fuoco, ma proseguì a rastrellamento ultimato. I comandi germanici, con il supporto dei fascisti, garantirono l&#8217;incolumità a chi si fosse consegnato. Moltissimi giovani si presentarono spontaneamente credendo di dover sostenere un semplice controllo, ma vennero poi fucilati o impiccati in massa.</li>



<li><strong>La disinformazione alleata</strong>: Sul tragico posizionamento delle forze partigiane pesò la falsa notizia, fatta circolare dai servizi segreti angloamericani, di un imminente sbarco nell&#8217;Alto Adriatico per lo sfondamento della Linea Gotica. Convinti di partecipare a un piano strategico imminente, i gruppi sul Grappa trasformarono le tattiche di guerriglia in una difesa ad oltranza.</li>



<li><strong>Le ombre del dopoguerra</strong>: Il volume ricostruisce anche le complesse fasi successive alla liberazione, segnate dalle estenuanti operazioni di identificazione dei caduti e dalla sostanziale impunità dei colpevoli.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingresso alla presentazione è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.</p>
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		<title>CHIAMPO, LA BIBLIOTECA DIVENTA UN RIFUGIO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[STREET TG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Biblioteca di Chiampo diventa un presidio contro la violenza di genere: ecco tutti i dettagli nel servizio di Paolo Usinabia.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Biblioteca di Chiampo diventa un presidio contro la violenza di genere: ecco tutti i dettagli nel servizio di Paolo Usinabia.</p>
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		<title>A VALDAGNO &#8220;VOTATO AI MINORI&#8221;: AL CINEMA-TEATRO SUPER SI ENTRA GRATUITAMENTE</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 11:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 7 settembre del 1956 veniva inaugurato il Super, cinema teatro che a Valdagno è una vera e propria istituzione. Al via quest&#8217;anno una nuova iniziativa, originale e dedicata esclusivamente ai giovani. Servizio di Elisa Santucci.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 7 settembre del 1956 veniva inaugurato il Super, cinema teatro che a Valdagno è una vera e propria istituzione. Al via quest&#8217;anno una nuova iniziativa, originale e dedicata esclusivamente ai giovani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Servizio di Elisa Santucci. </p>
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		<title>Sassi Editore apre un nuovo store nel centro di Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 15:07:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sassi Editore annuncia l&#8217;apertura di un nuovo punto vendita nel centro storico di Vicenza, a pochi passi da Piazza dei Signori, in programma per sabato 17 ottobre 2026. Il negozio, situato in Piazza delle Biade 7, nasce con l&#8217;obiettivo di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sassi Editore annuncia l&#8217;apertura di un nuovo punto vendita nel centro storico di Vicenza, a pochi passi da Piazza dei Signori, in programma per sabato 17 ottobre 2026. Il negozio, situato in Piazza delle Biade 7, nasce con l&#8217;obiettivo di diventare un luogo di incontro dedicato alla lettura per i più piccoli e un riferimento per le famiglie in ambito educativo e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;apertura del primo store a Cuneo nell&#8217;ottobre 2025, la casa editrice prosegue così la propria espansione con un negozio che ospiterà l&#8217;intera proposta del marchio: dai libri alle linee Lifestyle, Baby Care e Stationery. La scelta di Vicenza non è casuale: rafforza il legame con il territorio in cui il progetto editoriale è nato e cresciuto, provincia di Schio, dove Sassi è stata fondata nel 2006.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione dell&#8217;inaugurazione e nei mesi successivi, lo store proporrà iniziative, laboratori per bambini e incontri con autori e illustratori, il cui calendario completo sarà comunicato nelle prossime settimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Vogliamo che questo spazio sia molto più di una libreria: un luogo vivo, aperto alla città, dove bambini e famiglie possano incontrare storie, autori e attività educative,&#8221; dichiara il fondatore Luca Sassi, che ricorda come negli ultimi anni l&#8217;azienda abbia ampliato la propria offerta oltre l&#8217;editoria, sviluppando anche prodotti per il benessere e la cura quotidiana dei più piccoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il negozio sarà aperto tutti i giorni: dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:30, il sabato dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:30, la domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:30.</p>
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		<title>TRISSINO, LA BIBLIOTECA PRESENTA &#8220;LENTI&#8221;: DUE SERATE DI INCONTRI CON STORICI E NATURALISTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 09:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Biblioteca di Trissino presenta la rassegna del festival cultuale &#8220;Lenti &#8211; Incontri che accendono fuochi&#8221;, nelle serate del 10 e 11 settembre, tra storici e naturalisti. Servizio di Elisa Santucci.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Biblioteca di Trissino presenta la rassegna del festival cultuale &#8220;Lenti &#8211; Incontri che accendono fuochi&#8221;, nelle serate del 10 e 11 settembre, tra storici e naturalisti. Servizio di Elisa Santucci.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="817" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05-817x1024.png" alt="" class="wp-image-374142" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05-817x1024.png 817w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05-333x417.png 333w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05-100x125.png 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05-846x1061.png 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-07-alle-11.17.05.png 1000w" sizes="auto, (max-width: 817px) 100vw, 817px" /></figure>
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		<title>Festival di Venezia, “Ink”: Danny Boyle racconta come Murdoch trasformò il giornalismo in business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 10:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i film più interessanti presentati in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Ink colpisce per la capacità di raccontare una trasformazione che ha segnato profondamente il giornalismo contemporaneo: il momento in cui l’informazione ha cominciato a diventare sempre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i film più interessanti presentati in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, <em>Ink</em> colpisce per la capacità di raccontare una trasformazione che ha segnato profondamente il giornalismo contemporaneo: il momento in cui l’informazione ha cominciato a diventare sempre più prodotto, mercato, competizione e potere. Il momento in cui The Sun ha bruciato tutte le regole del giornalismo nella Londra di fine anni 60. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Danny Boyle firma un film potente, girato con grande ritmo e notevole eleganza visiva, capace di trasformare una vicenda legata al mondo dell’editoria britannica in un racconto molto più ampio sul rapporto tra stampa, politica, denaro e opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro c’è l’universo costruito attorno a Rupert Murdoch e alla sua idea rivoluzionaria, e per molti aspetti spregiudicata, di giornalismo. Un modello che rompe con la tradizione della stampa britannica e porta definitivamente i giornali dentro una logica industriale: conquistare lettori, aumentare le vendite, anticipare la concorrenza e soprattutto comprendere che una notizia non deve soltanto essere importante, ma deve essere capace di attirare l’attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo uno degli aspetti più riusciti di <em>Ink</em>. Boyle evita la semplice biografia o la ricostruzione didascalica e mette in scena un cambiamento culturale. Il giornale non è più soltanto il luogo nel quale raccontare il mondo, ma diventa una macchina complessa nella quale convivono informazione, spettacolo, interessi economici e capacità di influenzare la società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un film estremamente attuale. Guardando ciò che accade nelle redazioni raccontate da Boyle è inevitabile pensare al giornalismo di oggi, ai social network, ai click, agli algoritmi e alla competizione continua per conquistare l’attenzione del pubblico. Murdoch comprese prima di molti altri che l’informazione poteva essere trattata come un grande business globale. Il film mostra bene quanto quella intuizione abbia cambiato per sempre il mestiere del giornalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regia è probabilmente il punto di forza principale. Boyle imprime alla storia un ritmo quasi nervoso, energico, sempre in movimento. Le redazioni sembrano organismi viventi, attraversate da telefonate, titoli, fotografie, decisioni prese in pochi minuti e dalla pressione costante delle vendite. La macchina da presa accompagna perfettamente questa frenesia e restituisce allo spettatore la sensazione di essere dentro il processo di costruzione della notizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma <em>Ink</em> funziona soprattutto perché non si limita a giudicare. Racconta un sistema, le sue contraddizioni e la sua enorme capacità di trasformare la società. Il giornalismo popolare di Murdoch può apparire aggressivo, commerciale e talvolta cinico, ma il film riconosce anche la straordinaria intuizione imprenditoriale che ne ha determinato il successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse proprio questa ambiguità a rendere il film particolarmente riuscito. <em>Ink</em> non è semplicemente un film su Rupert Murdoch. È un film sulla trasformazione del giornalismo, sul confine sempre più sottile tra informazione e spettacolo e sulla domanda che ancora oggi attraversa ogni redazione: fino a che punto è possibile inseguire il pubblico senza perdere la propria identità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Danny Boyle costruisce così un’opera intelligente, spettacolare e sorprendentemente contemporanea. Un film sul passato della stampa che, in realtà, parla moltissimo del presente. E probabilmente anche del suo futuro.</p>
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		<title>E dio creò Brigitte Bardot che creò l’Estate!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 08:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento preciso, nella memoria del Novecento, in cui l’estate smette di essere soltanto una stagione sul calendario, e diventa uno stato dell’anima.<br>Un istante fatto del profumo acuto del pino marittimo, dell’asfalto arroventato che incontra la salsedine, del canto metallico delle cicale che riempie il pomeriggio.<br>Ha il colore del sole sulla pelle ed il rumore delle onde in lontananza.<br>E, soprattutto, ha un volto: quello di Brigitte Bardot.<br>A Cannes nel 1953, una giovanissima Bardot si presenta in bikini sulla spiaggia del Carlton durante il Festival.<br>In quegli anni è ancora un costume capace di suscitare curiosità e scandalo, ma addosso a lei sembra perdere ogni traccia di trasgressione per diventare qualcosa di diverso: naturale, solare, quasi inevitabile.<br>Non è soltanto il corpo di una ragazza a entrare nell&#8217;immaginario collettivo; è una nuova idea di estate.<br>Fino ad allora la bellezza cinematografica aveva spesso avuto il rigore della posa: acconciature impeccabili, abiti costruiti, gesti misurati, una sensualità che arrivava al pubblico attraverso la perfezione.<br>Bardot porta invece sullo schermo e sulle spiagge qualcosa di apparentemente opposto: il disordine, la spontaneità, la pelle nuda al sole, i capelli spettinati dal vento.<br>La sua bellezza non sembra chiedere il permesso.<br>È questo, forse, il segreto della “rivoluzione Bardot”.<br>Non tanto aver sdoganato il bikini, né aver scoperto la sensualità — il bikini esisteva già, ed il cinema conosceva da tempo le sue dive — quanto aver trasformato la libertà del corpo in un gesto quotidiano; un modo di stare al mondo.<br>Il punto di non ritorno arriva nel 1956 con “Et Dieu… créa la femme”, il film di Roger Vadim che consacra Bardot e cambia per sempre il destino di Saint-Tropez.<br>Il piccolo porto provenzale, fino ad allora lontano dai grandi circuiti mondani, diventa improvvisamente uno dei luoghi mitologici del Mediterraneo.<br>La Ponche, le barche tirate a riva, le stradine bianche, la spiaggia di Pampelonne: tutto entra in un nuovo immaginario, quello di un lusso che non ha più bisogno di mostrarsi.<br>La leggenda nasce anche dai luoghi.<br>La mensa utilizzata dalla troupe sulla spiaggia di Pampelonne diventerà il celebre Club 55.<br>Bardot sceglierà Saint-Tropez come una delle sue dimore elettive e la sua presenza finirà per trasformare il borgo in una capitale internazionale dell&#8217;estate.<br>È qui che il Mediterraneo comincia a parlare una lingua nuova: quella del sole, della giovinezza, dell&#8217;abbronzatura, delle giornate senza orologio.<br>Bardot non inventa quello stile: lo incarna.<br>Il gingham, le ballerine, i jeans, le magliette semplici, il trucco degli occhi, i capelli biondi lasciati liberi di muoversi.<br>Tutto sembra dire la stessa cosa: non occorre essere impeccabili per essere desiderabili.<br>Anzi, è proprio una certa imperfezione a diventare seducente.<br>Il corpo non è più soltanto qualcosa da esibire con eleganza; è qualcosa da vivere.<br>E mentre Saint-Tropez diventa la nuova capitale della Côte d’Azur, dall’altra parte del Mediterraneo l’Italia costruisce il proprio sogno.<br>Capri, Ischia, la Costiera, Portofino.<br>Le Vespe attraversano le strade, i motoscafi Riva tagliano il blu, i sandali vengono fatti su misura ed i grandi alberghi diventano palcoscenici di una mondanità ancora giovane, prima che il turismo di massa trasformi questi luoghi in cartoline.<br>È la stagione della Dolce Vita, ma anche qualcosa di più vasto.<br>Un Mediterraneo senza confini netti, dove Saint-Tropez e Capri, Cannes e Portofino sembrano appartenere allo stesso film.<br>Cambiano le lingue, cambiano le rive, cambiano le celebrità, ma il rito è lo stesso: il bagno al mattino, il pranzo lungo, la barca, il sole che cala, un aperitivo al tramonto e la notte che sembra non dover finire mai.<br>Brigitte Bardot è il volto più riconoscibile di questa nuova stagione perché ne interpreta perfettamente la contraddizione: è una diva che sembra non voler essere una diva.<br>È celebre, ma vuole apparire libera.<br>È fotografata ovunque, ma sembra vivere come se nessuno la guardasse.<br>La sua sensualità non ha la rigidità delle vecchie icone: ha il passo scalzo di una ragazza che corre verso il mare.<br>Per questo il fenomeno Bardot va oltre la moda.<br>Non riguarda soltanto il bikini, la gonna a quadretti, il top, i capelli cotonati o le ballerine di Repetto.<br>Riguarda un&#8217;attitudine.<br>La convinzione, allora nuova e potentissima, che la giovinezza potesse appartenere a se stessa; che il desiderio non dovesse essere sempre nascosto dietro le convenzioni; che il lusso più autentico potesse consistere, semplicemente, nel non avere fretta.<br>È anche per questo che oggi ricordiamo quelle estati con una nostalgia che va oltre la moda.<br>Non rimpiangiamo davvero un bikini, una Vespa, un motoscafo o una fotografia in bianco e nero.<br>Rimpiangiamo l&#8217;idea di un&#8217;estate ancora capace di promettere qualcosa.<br>Un&#8217;estate in cui il viaggio sembrava avventura, il mare una scoperta e la giovinezza una terra sconfinata.<br>Brigitte Bardot non creò il Mediterraneo. Ma gli diede un volto.<br>E quel volto, biondo, spettinato, abbronzato, con gli occhi segnati di nero e i piedi nudi sulla sabbia, finì per diventare il volto stesso dell&#8217;estate.<br>Forse è per questo che, a distanza di settant&#8217;anni, basta un&#8217;immagine di B.B. su una spiaggia per farci tornare addosso quella luce.<br>Il sole di mezzogiorno.<br>Il profumo del mare.<br>Le cicale.<br>Una strada bianca che scende verso la costa.<br>E la sensazione, ormai perduta, che l&#8217;estate non dovesse mai finire.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>E adesso, Francesco, tienici un tavolo ed un’ombra di vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.Eppure<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono persone che non abbiamo mai incontrato e che, nonostante questo, finiscono per abitare parte della nostra vita.<br>Non entrano dalla porta di casa. Non conoscono il nostro nome, non sanno delle nostre giornate, dei nostri amori, delle nostre paure.<br>Eppure ci sono. Da qualche parte, dentro di noi.<br>Sedute in un angolo della memoria, come vecchi amici che non hanno bisogno di essere chiamati per farsi riconoscere.<br>Francesco Guccini per me era una di queste persone.<br>Per questo, quando se n’è andato, ho scritto d’impulso (https://www.tviweb.it/non-e-morto-solo-guccini-e-un-pezzo-di-noi-che-se-ne-va/); poche ore dopo la notizia.<br>Ho scritto quello che sentivo in quel momento: che con lui se ne andava un pezzo di noi, della nostra giovinezza, delle nostre illusioni, perfino di quel modo un po’ ingenuo e bellissimo che avevamo di pensare che le parole potessero ancora cambiare il mondo.<br>Pensavo fosse sufficiente.<br>Non lo era.<br>Perché qualche giorno dopo mi sono accorto che avevo ancora bisogno di salutarlo.<br>Non so se sia successo perché quando muore qualcuno che abbiamo amato, attraverso le sue parole la notizia ha bisogno di tempo per diventare vera.<br>O perché certe morti non arrivano tutte insieme: si depositano lentamente, come la nebbia sulle cose, e soltanto dopo qualche giorno ci accorgiamo che qualcosa nel paesaggio è cambiato per sempre.<br>So soltanto che l’altra mattina, alle sei, mentre uscivo come al solito per andare a prendere i giornali, ho sentito il bisogno quasi fisico di tornare da lui.<br>Le sei in agosto sono quell’ora sospesa in cui la notte non ha ancora deciso di arrendersi ed il giorno non ha ancora trovato il coraggio di cominciare.<br>Ho infilato gli auricolari, ed invece delle solite discussioni su temi storici, ho chiamato Francesco.<br>La tecnologia, a volte, ha qualcosa di miracoloso. Con un dito puoi spalancare una porta sul passato.<br>Puoi ritrovare una voce che credevi lontanissima, e improvvisamente quella voce è lì, accanto a te, nel buio dell’alba, come se il tempo non fosse passato.<br>Ho cominciato con La canzone del bambino nel vento. Auschwitz.<br>Quelle parole che da ragazzi cantavamo forse senza comprendere fino in fondo la tragedia che contenevano.<br>Ma la pietà e lo sdegno, quelli sì, li capivamo, li sentivamo.<br>Ci entravano dentro prima ancora che avessimo gli strumenti per spiegarli.<br>Poi sono arrivate Le Stagioni, L’Avvelenata, Autogrill. E poi Cyrano, con quella sua orgogliosa, disperata, bellissima sfida al mondo.<br>Una canzone dopo l’altra. E mentre camminavo, mi sembrava che non stessi ascoltando un disco. Stavo attraversando la mia vita.<br>Perché è questo il prodigio dei grandi artisti: arriva un momento in cui le loro opere smettono di appartenere soltanto a loro.<br>Diventano nostre. Si attaccano ai luoghi, alle persone, alle stagioni, ad un amore finito, ad un amico che non c’è più, ad una macchina piena di ragazzi, ad una stanza con le finestre aperte, ad un&#8217;estate lontana.<br>Una canzone non è più una canzone.<br>È una porta. La apri e dall’altra parte ritrovi qualcuno che avevi dimenticato.<br>Un volto, una voce, un&#8217;età, te stesso.<br>E allora ho pensato a quel grande, enorme, burbero e tenero «omone» che avrebbe potuto essere una star, se soltanto avesse avuto voglia di esserlo.<br>Avrebbe potuto vivere di riflettori, di stadi, di televisioni, di passerelle.<br>Avrebbe potuto accomodarsi nell’Olimpo dello spettacolo e guardare dall’alto il mondo che lo aveva consacrato.<br>Non lo ha mai fatto.<br>Guccini è rimasto Guccini.<br>La barba, la voce, il bicchiere, le parole, le osterie, i libri, i boschi.<br>La sua “Emilia in odor di Toscana”, la sua montagna, quella Pàvana che non è mai stata semplicemente un luogo, ma una specie di patria dell’anima.<br>Forse non è un caso che abbia scelto proprio lì di andarsene.<br>Tra quegli alberi, quelle pietre, quelle case che conoscevano la sua infanzia.<br>In mezzo a quella terra che non ha mai avuto bisogno di essere raccontata perché gli era entrata nel sangue.<br>Ci sono uomini che passano tutta la vita a cercare un posto dove sentirsi a casa.<br>Guccini, quel posto, lo aveva trovato da bambino. E alla fine è lì che è tornato.<br>Mi ha colpito anche il suo ultimo saluto.<br>Avrebbero potuto esserci migliaia di persone. Bologna avrebbe potuto stringersi attorno a lui, riempire la piazza di San Petronio, trasformare la morte di Francesco in una grande celebrazione pubblica.<br>E invece no.<br>Poche persone.<br>La sua casa di Pavana. L’aia. I familiari, gli amici più cari.<br>E sul feretro non l’ennesima corona spettacolare, ma quasi un pezzo di quel bosco: rami, fiori, bacche raccolte intorno alla casa. Un libro. Una fotografia. Le immagini di una vita.<br>Mi è sembrato il funerale più gucciniano possibile.<br>Sobrio, terragno, persino un po’ ruvido.<br>Come lui.<br>E poi c’era Matteo Zuppi, il cardinale, suo amico, a benedire quel feretro.<br>Anche questo mi ha colpito.<br>Perché dentro quella scena apparentemente semplice c’era un’intera storia.<br>C’era il Guccini che aveva cantato Dio è morto, la canzone che nel 1967 la RAI bacchettona, democristiana e prona al potere, aveva censurato e che invece Radio Vaticana, forse su impulso di Papa Paolo VI aveva trasmesso, riconoscendone la forza spirituale prima ancora che molti altri ne cogliessero il senso.<br>Forse, alla fine, le strade degli uomini sono meno dritte di quanto immaginiamo.<br>E forse anche la fede, quando è autentica, sa riconoscere una domanda anche quando quella domanda arriva dalla bocca di un eretico.<br>Perché Guccini è stato soprattutto questo: un uomo che non ha mai smesso di fare domande.<br>E qui arrivano le parole di sua figlia Teresa.<br>Le ho rilette più volte.<br>Perché dentro quel ricordo fatto di cose piccolissime — un panino con la mortadella al bar Roberto, i giornali letti insieme, le conversazioni, le attenzioni rubate alla quotidianità — c’è forse il ritratto più vero di Francesco.<br>Non il mito, non il cantautore, non il personaggio.<br>Ma il padre, l’uomo.<br>Quello che lascia in eredità non le risposte, ma la voglia di continuare a cercarle.<br>E forse è proprio qui che sta la grandezza di Guccini.<br>Non nelle canzoni che conosciamo a memoria, non nei dischi, non nei concerti, non nei riconoscimenti.<br>Ma in quello che ci ha insegnato senza mai mettersi in cattedra.<br>A dubitare, ad indignarci, a non fidarci delle verità confezionate, a riconoscere la stupidità quando si nasconde dietro la retorica, a stare dalla parte degli ultimi senza bisogno di proclami, a conservare la tenerezza anche quando la vita ci insegna la disillusione.<br>E, soprattutto, a non vergognarci della nostalgia.<br>Perché la nostalgia, in fondo, è una forma d’amore.<br>È il modo che abbiamo per dire che qualcosa è stato così importante da continuare a vivere anche dopo che è finito.<br>E allora forse ho capito perché quella mattina avevo bisogno di ascoltarlo.<br>Non volevo semplicemente ricordare Francesco.<br>Volevo tornare, per un&#8217;ora, nel mondo in cui Francesco c’era ancora.<br>E mentre camminavo nella luce che lentamente arrivava, con la sua voce nelle orecchie, è successo qualcosa di strano.<br>Per un attimo non ero più io quello che camminava.<br>C’erano i ragazzi che siamo stati. C’erano quelli che non ci sono più.<br>C’erano gli amici perduti lungo la strada, gli amori finiti, le notti interminabili, le discussioni fino all’alba, le chitarre, le osterie, i libri, le piazze, le illusioni.<br>C’eravamo noi. E c’era lui.<br>Come se il tempo, per una volta, avesse avuto pietà di noi e avesse deciso di tornare indietro.<br>Solo per qualche minuto, solo per lasciarci rivedere quello che eravamo.<br>Poi la musica è finita, è tornato il rumore del mondo, la strada, le macchine, il giornale sotto il braccio, il giorno ormai fatto.<br>E Francesco non c’era più.<br>Ma forse è proprio questa la cosa che gli artisti grandi riescono a fare: andarsene senza andarsene davvero.<br>Perché da qualche parte, ogni volta che partiranno le prime note di Auschwitz, quando qualcuno si ritroverà solo in macchina con Autogrill nelle orecchie, quando una chitarra accompagnerà Cyrano in una notte d’estate, quando qualcuno avrà ancora voglia di arrabbiarsi con il mondo ascoltando L’Avvelenata, Francesco tornerà a sedersi al nostro tavolo.<br>Con quella barba, quel sorriso appena accennato, quell’aria da uomo che aveva visto abbastanza del mondo da non pretendere più di aggiustarlo, ma non abbastanza da smettere di interrogarlo.<br>E forse sarà ancora lì anche quando noi avremo dimenticato quasi tutto.<br>Perché ci sono voci che non muoiono.<br>Si allontanano, si fanno più basse, diventano memoria.<br>Poi, una sera qualsiasi, tornano a bussare.<br>E noi apriamo. E sono ancora loro. Sono ancora le nostre canzoni. Sono ancora i nostri anni. Siamo ancora noi.<br>Buon viaggio, Francesco.<br>Vai piano, però.<br>Che noi, qui, abbiamo ancora bisogno di qualche tua canzone per ricordarci da che parte guardare la vita.<br>E, se da qualche parte esiste davvero un’ultima osteria, una di quelle fumose e un po’ storte che hai raccontato tante volte, tienici un tavolo.<br>Prima o poi arriviamo.<br>Con tutti quelli che abbiamo perso lungo la strada.<br>E magari, finalmente, avremo ancora qualcosa da discutere.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Non è morto solo Guccini, è un pezzo di noi che se ne va</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è morto solo Guccini. Con lui se ne va un altro pezzo di noi. Umberto Baldo C&#8217;è un silenzio che pesa più del rumore.E’ quello che resta quando se ne va qualcuno che, senza aver mai bussato alla nostra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è morto solo Guccini. Con lui se ne va un altro pezzo di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Umberto Baldo</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un silenzio che pesa più del rumore.<br>E’ quello che resta quando se ne va qualcuno che, senza aver mai bussato alla nostra porta, ha abitato la nostra vita per cinquant&#8217;anni.<br>La notizia che ho appena letto è di quelle che creano un vuoto nell’aria, di quelle che fanno risuonare il silenzio più di mille chitarre esplose.<br>Se n’è andato per sempre un pezzo di noi, di quella giovinezza vissuta a pugni chiusi e a bocca aperta, cantando a squarciagola nelle stanze piene di fumo e candele, o nei prati dei primi festival, mentre il mondo intorno correva forte e cercava di cambiarci.<br>Con Francesco Guccini non scompare soltanto un cantautore.<br>Si spegne una voce che ci accompagnava da quando avevamo i capelli lunghi, pochi soldi in tasca e l&#8217;ingenuità di credere che il mondo si potesse ancora cambiare.<br>Noi siamo stati una generazione fortunata.<br>Siamo nati mentre arrivava la rivoluzione del rock.<br>Abbiamo visto i Beatles spalancare le finestre del Novecento e i Rolling Stones insegnare che qualche regola poteva anche essere presa a calci.<br>Ma dall&#8217;altra parte, noi avevamo bisogno di parole per capire chi fossimo davvero.<br>E per quello, la Provvidenza o il destino ci hanno dato i poeti; Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini.<br>Mentre Faber ci insegnava la pietà per gli ultimi, gli emarginati e le anime smarrite nei carruggi, Francesco era la nostra coscienza ruvida, il profeta di montagna, l&#8217;oste filosofo con la barba spessa e il bicchiere di vino sempre a portata di mano.<br>Guccini non cantava semplicemente: scolpiva con le parole, ragionava ad alta voce.<br>E noi, senza quasi accorgercene, ragionavamo con lui.<br>Abbiamo gridato Dio è morto quando eravamo troppo giovani per capire davvero tutto quello che quelle parole significavano. Ma sentivamo che dentro c&#8217;era qualcosa che ci apparteneva. Era rabbia, era speranza, era il rifiuto dell&#8217;ipocrisia di un mondo che pretendeva di insegnarci tutto senza ascoltare nulla.<br>Poi arrivava La Locomotiva.<br>Ogni volta sembrava che quel treno potesse davvero sfondare il muro delle ingiustizie.<br>Oggi sappiamo che il mondo non si cambia con una canzone.<br>Ma sappiamo anche che senza certe canzoni forse saremmo diventati persone peggiori.<br>Guccini ci ha lasciato in eredità molto più della sua musica.<br>Ci ha lasciato l&#8217;odore delle osterie di via Paolo Fabbri, la nebbia della pianura, le discussioni infinite davanti a un bicchiere di vino, le amicizie che sembravano eterne, gli amori che credevamo immortali.<br>Se ne va un modo di fare musica che non aveva bisogno di effetti speciali, ma solo di tre accordi di chitarra arpeggiata, una voce graffiata dal fumo e dalla vita, e una poesia così densa da farti venire i brividi lungo la schiena.<br>È il tempo dell’amarcord, ed è un amarcord che brucia.<br>Perché salutare Francesco Guccini significa salutare la meglio gioventù che siamo stati, i sogni che abbiamo inseguito, i compagni di strada che abbiamo perso lungo la via.<br>Significa guardare indietro e riconoscere che quelle canzoni sono state la colonna sonora della nostra maturità, il dizionario con cui abbiamo imparato a chiamare le cose con il loro nome: la giustizia, l&#8217;amore, la nostalgia, la morte, la dignità.<br>Oggi la locomotiva ha tirato il freno nella sua ultima stazione.<br>Ma il fischio della sua freccia continua a risuonare dentro di noi.<br>Francesco ha insegnato che la nostalgia non è una malattia. È il prezzo che si paga per avere vissuto davvero.<br>Per questo apprendere che non c’è più fa così male.<br>Perché non stiamo salutando soltanto Francesco Guccini.<br>Stiamo salutando la parte migliore di noi stessi.<br>Quei ragazzi che eravamo, quelli che cantavano senza vergognarsi, che parlavano di politica fino alle due di notte, che si innamoravano con una facilità disarmante e che pensavano che la cultura potesse ancora cambiare una persona.<br>Molti di quei compagni di viaggio non ci sono più.<br>Altri sono diventati nonni.<br>Altri ancora li incontriamo soltanto nelle fotografie ingiallite.<br>Eppure basta che partano poche note di una sua canzone perché tornino tutti lì. Come se il tempo, per qualche minuto, decidesse di fare marcia indietro.<br>Si dice che gli uomini muoiano due volte: quando smettono di respirare e quando nessuno li ricorda più.<br>Francesco Guccini, questa seconda morte, non la conoscerà mai.<br>Finché qualcuno, in una sera qualsiasi, prenderà una chitarra, stapperà una bottiglia di rosso e comincerà a cantare una sua canzone, lui sarà ancora seduto a quel tavolo. Con la barba, il sorriso appena accennato e quell&#8217;aria di chi aveva capito il mondo senza mai pretendere di aggiustarlo.<br>E noi saremo ancora lì con lui.<br>Per qualche minuto.<br>Giovani, ancora una volta.<br>Anche se astemio (chissà come mi avrebbe apostrofato Guccini) alzo quel bicchiere di rosso. Per Francesco, per Fabrizio, per noi.<br>E per quel tempo irripetibile in cui la musica aveva la forza di cambiare il mondo, o almeno di salvarci l&#8217;anima.<br>Umberto Baldo</p>
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		<title>Rucco: “Quasi 2 milioni di euro per il Teatro Olimpico. Vicenza è e continuerà ad essere al centro dell’attenzione della Regione Veneto”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[lavori]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[Rucco]]></category>
		<category><![CDATA[teatro olimpico]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 28 LUGLIO 2026 &#8211; «Il Teatro Olimpico rappresenta uno dei simboli più prestigiosi della nostra città e dell’intero Veneto. Per questo accogliamo con grande favore la notizia dell’importante intervento di restauro che interesserà il monumento palladiano, reso possibile grazie<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">VICENZA, 28 LUGLIO 2026 &#8211; «Il Teatro Olimpico rappresenta uno dei simboli più prestigiosi della nostra città e dell’intero Veneto. Per questo accogliamo con grande favore la notizia dell’importante intervento di restauro che interesserà il monumento palladiano, reso possibile grazie a un finanziamento di oltre 1,7 milioni di euro destinato dal Ministero della Cultura alla Regione Veneto, cui si aggiungono le risorse investite dal Comune per gli impianti di sicurezza». Lo dichiara il vicepresidente vicario del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco, commentando l’annuncio del piano di riqualificazione del Teatro Olimpico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Parliamo di un investimento complessivo di circa due milioni di euro che consentirà di preservare e valorizzare un patrimonio UNESCO conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Interventi di questa portata sono fondamentali per consegnare alle future generazioni un bene storico e culturale di valore inestimabile».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rucco evidenzia quindi il ruolo della Regione nel sostenere il territorio vicentino. «Vicenza riveste una centralità strategica per il Veneto, non soltanto dal punto di vista economico e produttivo, ma anche culturale e turistico. Continueremo a lavorare affinché la nostra città riceva l’attenzione e il supporto che merita, intercettando risorse e promuovendo investimenti capaci di tutelare il nostro patrimonio, migliorare i servizi e rafforzarne l’attrattività».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quando le istituzioni lavorano – conclude Rucco – i risultati arrivano. La salvaguardia del Teatro Olimpico è una buona notizia per Vicenza e per tutto il Veneto, perché investire nella cultura significa investire nell’identità, nella bellezza e nello sviluppo del nostro territorio.»Rispondi a tuttiInoltra</p>
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		<title>Restauro del Teatro Olimpico, un anno di lavori per la sua tutela e la sicurezza</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:52:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 29 LUGLIO 2026 &#8211; Il Teatro Olimpico, patrimonio UNESCO, sta per rinnovarsi. Alla fine del 2027 chiuderà temporaneamente per consentire interventi antisismici e di restauro del complesso e della copertura.L&#8217;operazione è quanto mai necessaria per proteggere e valorizzare lo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"><strong>VICENZA, 29 LUGLIO 2026 &#8211; </strong>Il Teatro Olimpico, patrimonio UNESCO, sta per rinnovarsi. Alla fine del 2027 chiuderà temporaneamente per consentire interventi antisismici e di restauro del complesso e della copertura.L&#8217;operazione è quanto mai necessaria per proteggere e valorizzare lo storico teatro palladiano, con l&#8217;obiettivo di preservarlo, metterlo in sicurezza e restituire alla città il monumento vicentino più conosciuto al mondoI lavori dureranno un anno circa durante il quale il teatro non sarà accessibile alle visite e agli spettacoli, che troveranno spazio in altre sedi.Hanno presentato oggi il programma dei prossimi lavori di restauro, dal palco del Teatro Olimpico, il sindaco Giacomo Possamai, l’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin e l’assessore ai lavori pubblici Cristiano Spiller.Saranno necessari 1.745.000 euro, interamente finanziati dal Ministero della cultura e riservati alla Regione del Veneto per eseguire i lavori di riduzione della vulnerabilità sismica relativi a tutto il complesso.«Da diverso tempo il Teatro Olimpico attendeva l’avvio di lavori di restauro e grazie ad un contributo ministeriale riusciamo dare il via a questo grande progetto che ci consente di tutelare, conservare e tramandare intatto un bene prezioso come il teatro coperto più antico al mondo – ha spiegato il sindaco Giacomo <strong>Possamai</strong> –. Diamo corso così ad un iter iniziato diversi anni fa con cui il Comune di Vicenza si è impegnato nel restauro dei beni UNESCO tra i più visitati della città: la Basilica Palladiana, che ospita grandi mostre, e Palazzo Chiericati dove gli interventi sono ancora in corso conclusi i quali restituiremo alla città un museo civico all’avanguardia con bookshop, ufficio turistico e spazi dedicati al sito UNESCO».<br>Ha poi continuato il sindaco: «Abbiamo deciso di comunicare con largo anticipo gli importanti lavori che si appresta ad affrontare il Teatro Olimpico per far in modo che le numerose realtà che organizzano eventi su questo palco possano avere la possibilità di programmare rassegne e spettacoli in altri luoghi anche grazie alla nostra collaborazione. Durante il periodo di chiusura del teatro auspichiamo di intervenire anche in altri modi e per questo stiamo cercando ulteriori finanziamenti. Un’ipotesi è quella di restaurare le coperture, per cui abbiamo già il progetto esecutivo, e quindi si prevede che il cantiere possa partire senza lunghe attese».«Il contributo ministeriale offre al teatro la preziosa occasione di rinnovarsi. E lo annunciamo dicendo “Ci rinnoviamo per i prossimi 500 anni” &#8211; annuncia l’assessore alla cultura Ilaria <strong>Fantin</strong> &#8211; e dando il via ad una campagna di comunicazione che racconterà il percorso di restauro. Il teatro chiude a fine 2027 e quindi ci sono ancora due stagioni da vivere. Iniziamo fin d’ora a collaborare con le associazioni per far in modo che gli gli spettacoli possano svolgersi in altre sedi. Una di queste sarà anche l’Auditorium Canneti che sarà finalmente restituito alla città».«Il progetto di consolidamento e restauro è concepito per dare una lunga vita al Teatro Olimpico, uno dei beni più preziosi della città e patrimonio UNESCO – è intervenuto l’assessore ai lavori pubblici Cristiano <strong>Spiller</strong> -. ’obiettivo è di ridurre la vulnerabilità sismica del teatro grazie ad un contributo di 1.745.000 euro del Ministero della cultura, integrata con un’ulteriore somma di 250.000 euro da parte del comune per aumentare la prevenzione antincendio. Ci occuperemo principalmente della parte strutturale dove sono collocare le scene scamozziane, individuata dopo una serie di indagini come la più critica dal punto di vista antisismico. Verranno eseguiti dei rinforzi sulle pareti perimetrali, sui solai, sul tetto e sulle capriate in modo da rendere la struttura in grado di resistere ad eventuali sismi. La somma del Comune servirà per installare un sistema centralizzato di telecamere digitali ad infrarossi capaci di segnalare con prontezza qualsiasi principio di incendio, consentendo quindi interventi immediati ed efficaci»Come ha ricordato il Soprintendente Andrea <strong>Rosignoli</strong>: «L’iniziativa ha preso corpo grazie a una virtuosa azione sinergica formalizzata nell&#8217;accordo di collaborazione stipulato il 18 gennaio 2024 tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il Comune di Vicenza, proprietario del Teatro Olimpico. Grazie a questa cooperazione istituzionale i ruoli e le competenze della Soprintendenza e dell’Amministrazione comunale si fondono definendo un percorso metodologico improntato alla prevenzione sismica a tutela del patrimonio storico culturale vicentino, fondato sulla conoscenza approfondita del manufatto. La Soprintendenza -, continua Rosignoli, -testimonia anche in questo modo di avere particolarmente a cuore la tutela del patrimonio culturale della città di Vicenza, di cui il Teatro Olimpico costituisce un’eccellenza assoluta». Un legame e una cura testimoniati anche dalla recente conclusione di uno studio di analisi dedicato alle celebri scene scamozziane, presentato a maggio 2025 proprio al Teatro Olimpico.Con la Legge n. 232/2016 il Ministero della cultura ha intrapreso una capillare e strategica azione di verifica e riduzione della vulnerabilità sismica del patrimonio storico culturale più significativo del Paese. In questo contesto il Teatro Olimpico di Vicenza, per il suo inestimabile valore, è stato inserito nel programma dei finanziamenti ed è quindi stato oggetto di un&#8217;approfondita progettazione per la tutela dell’edificio, la cui fase esecutiva è in corso di ultimazione a cui farà seguito la realizzazione dei lavori.L’intervento di prossimo avvio al Teatro Olimpico si concentrerà in particolare sulle strutture di copertura e sulle murature e rientra nella più ampia azione del Ministero della cultura di prevenzione e mitigazione del rischio sismico sugli edifici storici, un impegno fondamentale finalizzato a preservare e trasferire intatto alle future generazioni il pregevole patrimonio culturale che abbiamo a nostra volta ricevuto in eredità. La Soprintendenza, in qualità di istituto del Ministero della cultura preposto alla salvaguardia di questi beni, oltre a gestire il finanziamento ministeriale, assicura la direzione tecnico-scientifica delle attività al fine di garantire la massima efficacia degli interventi nel pieno rispetto dell&#8217;autenticità e dell&#8217;integrità dei monumenti.Sempre nell’ambito di tali e mirate azioni di tutela basate sulla verifica e riduzione della vulnerabilità sismica finanziate dal Ministero della cultura, si segnalano, inoltre, le risorse destinate anche ad altri monumenti simbolo della città di Vicenza: il chiostro e il campanile della chiesa di Santa Corona e la chiesa di Santa Maria Nova. Si conferma così l&#8217;attenzione costante verso la salvaguardia dell&#8217;intero e prezioso compendio monumentale vicentino.<br><br><strong>I LAVORI FINANZIATI DAL MINISTERO DELLA CULTURA</strong>I principali lavori strutturali riguardano le scene scamozziane e la versura (parte del Teatro all’estremità delle scene, verso il giardino, in cui sono presenti i solai intermedi che sostengono le luci di scena).SCENE SCAMOZZIANE<br><strong>Interventi sulle murature</strong>Si interverrà per il ripristino delle fessurazioni dell’abside e del paramento murario sul lato del giardino con la tecnica della cucitura armata realizzata tramite l’inserimento di barre elicoidali in acciaio inox all’interno dei giunti di malta.<br><strong>Intervento di stabilizzazione della parete sud-est</strong>È previsto il collegamento nel tetto con le nuove strutture realizzate in occasione del restauro di Palazzo del Territorio attraverso una capriata interna per sostenere la parete.<br><strong>Interventi sulle coperture</strong>E’ previsto il rinforzo dei puntoni, dei falsi puntoni e delle travature lignee continue mediante inserimento di un asse in legno lamellare estradossale.<br><strong>Intervento di rinforzo/irrigidimento e cerchiatura della copertura</strong>Posa in opera di un piano di controventamento di falda realizzato con un doppio strato di pannelli multistrato dello spessore di circa 20mm. Il piano di falda verrà collegato alla struttura principale con viti consentendo di rinforzare anche le travi orizzontali (terzere). L’intervento è completato dalla posa di un telaio in acciaio di rinforzo con funzione di cerchiatura metallica perimetrale.<br><strong>Capriate</strong>Intervento di stabilizzazione delle capriate ribassate per limitare gli spostamenti con l’uso di un elemento trasversale.<br><strong>Reticolari metalliche</strong>In corrispondenza della zona di fronte all’abside i controsoffitti sono collegati con travi reticolari realizzate con profili angolari metallici. Si prevede la stabilizzazione della parte superiore della capriata mediante l’inserimento di un sistema di funi in acciaio.<br>INTERVENTI ZONA “VERSURA”<br><strong>Interventi sulle murature</strong>Ripristino delle fessurazioni sulla muratura intorno alle finestre al primo e secondo piano con la tecnica della cucitura armata realizzata tramite l’inserimento di barre elicoidali in acciaio inox.<br><strong>Architravi</strong>Realizzazione di nuovi architravi metallici sulle finestre realizzati mediante profilo angolare metallico.<strong>Solai ligneiRinforzo solai lignei</strong>Intervento di rinforzo all’esterno dei solai lignei tra i piani funzionali al sostegno delle luci di scena.<strong>Scale di servizio</strong>L’accesso ai solai è garantito da una scala lignea che verrà rinforzata con funi metalliche collegate alle coperture. Si prevede inoltre un rinforzo dei gradini lignei con profili metallici interni.Per quanto riguarda la falda di copertura, come per la zona delle “Scene scamozziane” è stata prevista la posa in opera di un piano di elementi strutturali realizzati con un doppio strato di pannelli multistrato dello spessore di circa 20mm, e di una cerchiatura metallica perimetrale.<br><strong>TELECAMERE E IMPIANTO ANTINCENDIO</strong><br>L’intervento, dell&#8217;importo di 250.000 euro totalmente finanziato dal Comune, consiste nella posa di un sistema di videocamere digitali ad infrarossi, per la visione notturna, di modello e ottica variabili a seconda del locale di installazione.<br>L’impianto è caratterizzato da un sistema di controllo centralizzato, dotato di telecamere “in campo” ubicate in corrispondenza di tutti i rivelatori incendio già presenti al fine di permettere la completa visuale della zona che genera l’allarme.<br>Il sistema video centralizzato permette la visione e la registrazione video delle aree (odeo, anti odeo; scene del teatro, palco; peristilio, platea e gradinata fronte palco) con visualizzazione h24 in tempo reale.<br> <br><br> <br> <br></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>“Guido Harari. Incontri”, si è chiusa la mostra tra l’entusiasmo dei quasi 11 mila visitatori</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 15:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è chiusa dopo quattro mesi di apertura la mostra “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti” che ha popolato il salone della Basilica Palladiana con oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia che hanno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/guido-harari-incontri-si-e-chiusa-la-mostra-tra-lentusiasmo-dei-quasi-11-mila-visitatori/">“Guido Harari. Incontri”, si è chiusa la mostra tra l’entusiasmo dei quasi 11 mila visitatori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left"></td></tr><tr><td class="has-text-align-left" data-align="left">Si è chiusa dopo quattro mesi di apertura la mostra “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti” che ha popolato il salone della Basilica Palladiana con oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia che hanno permesso ai visitatori di ripercorrere la carriera del grande fotografo.Dal 27 marzo al 26 luglio il salone ha assunto una veste inedita grazie allestimento di Giorgio e Giulio Simioni dello Studio Tres Architettura Ingegneria.La mostra, promossa dal Comune di Vicenza, in collaborazione con Rjma progetti culturali e Wall Of Sound Gallery, ha stupito i 10.991 visitatori che hanno riconosciuto nei ritratti musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, protagonisti della cultura e della società contemporanea con cui Harari ha creato una relazione attraverso l’ascolto reciproco.Dei 10.991 ingressi, 9.137 (83,13%) persone hanno visto la sola mostra e 1.854 (16,87%) hanno usufruito del biglietto speciale che comprendeva anche la visita alla Basilica Palladiana.Nell&#8217;ultimo weekend (sabato 25 e domenica 26 luglio) ci sono stati 1.526 ingressi: sabato si è tenuto il finissage con ospiti tutti coloro che sono stati ritratti nella sezione “Occhi di Vicenza” (130 persone).Grande partecipazione in particolare domenica 26 luglio, giorno in cui i visitatori hanno dovuto attendere in coda all’ingresso prima di salire nel salone dove hanno incontrato Guido Harari disponibile per domande e per firmare il catalogo.<br><br>«Portare la fotografia d&#8217;autore all&#8217;interno della Basilica Palladiana è stata una scelta mai avvenuta prima, una scommessa a questo punto vinta– come sottolinea l’assessore alla cultura, Ilaria <strong>Fantin</strong>, l’iniziativa rappresenta un motivo di soddisfazione per l’amministrazione comunale, che ha ospitato in Basilica una mostra fotografica, aggiungendo un nuovo tassello all’offerta culturale cittadina dedicata alla fotografia, un linguaggio artistico che intendiamo continuare a promuovere e valorizzare -. Abbiamo scelto di aprire la mostra celebrando i volti che hanno segnato il nostro immaginario collettivo e di concluderla con un omaggio ancora più profondo: una celebrazione della vita, dell&#8217;umanità e della pluralità attraverso Gli Occhi di Vicenza, un progetto che restituisce alla città il suo volto più autentico. Sono stati quattro mesi di incontri, relazioni, dialoghi ed emozioni. Quattro mesi in cui Vicenza ha vissuto un&#8217;esperienza culturale nuova, originale e partecipata, capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo e di avvicinare tante persone alla fotografia e all&#8217;arte con uno sguardo inedito. Un percorso reso possibile anche dalla straordinaria umanità di Guido Harari, che ha saputo mettersi in gioco con generosità, curiosità e autentica apertura verso gli altri, trasformando ogni incontro in un&#8217;occasione di ascolto e condivisione».<br><br>«La mostra in Basilica Palladiana è stata un&#8217;esperienza straordinaria, capace di coinvolgere profondamente la città – commenta Guido <strong>Harari</strong> -. Vicenza ha accolto con entusiasmo anche il progetto della Caverna Magica, partecipando in modo autentico. Particolarmente preziosi sono stati gli incontri nati attraverso il Ritratto sospeso, realizzato con associazioni e comunità del Terzo settore come Brain, Agape, Albergo Cittadino e IPAB. L&#8217;esperienza vicentina è andata così ben oltre la semplice esposizione, confermando quanto &#8220;Incontri&#8221; possa diventare un crocevia di emozioni, relazioni e passaggi importanti delle nostre vite».<br><br>A conclusione del percorso, un’intera parete è stata riservata a 167 ritratti di 277 persone comuni che hanno dato vita a una “mostra nella mostra” intitolata “Occhi di Vicenza”. La galleria si è arricchita giorno dopo giorno grazie a due tipologie di progetti.Nella Caverna Magica, creata nella sala Zavatteri della Basilica Palladiana, è stato allestito un set fotografico dove 216 persone (120 ritratti) hanno potuto prenotare per farsi fotografare da Harari: non si è trattato di semplice progetto collaterale, ma di un dispositivo relazionale pensato per sospendere il rumore del mondo e tornare a un incontro reale con l’altro. Le persone hanno avuto l’occasione di giocare con la propria immagine e con la propria identità, sperimentando una condizione di totale libertà.Parallelamente Harari ha dato vita al “Ritratto sospeso”: una parte dei ricavi della Caverna magica ha finanziato i ritratti gratuiti di persone in situazioni di fragilità o seguite da associazioni del Terzo Settore come Agape cooperativa sociale, IPAB Vicenza, Albergo Cittadino, Brain &#8211; Associazione traumi cranici. Harari ha realizzato 47 ritratti (61 persone) che hanno popolato Occhi di Vicenza.La mostra è stata visitata da personaggi famosi, alcuni dei quali ritratti in mostra: Federico Faggin, Stefano Bollani &amp; Valentina Cenni, Alberto Fortis, Mattea Fo e Stefano Bertea (Fondazione Fo-Rame), Victoria Broackes e Geoffrey Marsh (curatori per il Victoria &amp; Albert Museum di Londra della grandi mostre dedicate a David Bowie, Pink Floyd e You Say you Want a Revolution), Andrea Pennacchi e Shell Shapiro.Inoltre la mostra ha generato alcuni eventi collaterali alla presenza di Guido Harari: la proiezione del documentario “Guido Harari – Sguardi randagi” al Cinema Odeon; incontri in alcuni luoghi della città come la sede dell’Università in viale Margherita e la Fondazione Monte di Pietà; concerti jazz di Bàcan in Basilica Palladiana e al Museo del Gioiello inseriti nella rassegna New Conversations Vicenza Jazz; Incontri… in danza con i giovani di Future Moves che hanno danzato in dialogo con le fotografie.La mostra si è chiusa con due iniziative: “Quattro passi in mostra con Harari” (due serate con l’autore e apertura prolungata del salone), e “Sabato sera in Basilica” (visita con biglietto speciale a 5 euro per gli under 35 e biglietto ridotto a 10 euro per gli altri visitatori.Guido Harari è stato presente in mostra, per dialogare con i visitatori e firmare il catalogo, durante l’ultima giornata di apertura.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Visioni di Danza torna a Schio: tre prime regionali in scena al Giardino Jacquard</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Festival Visioni di Danza fa nuovamente tappa a Schio con una serata dedicata alla danza contemporanea. Martedì 28 luglio, a partire dalle 21.15, il suggestivo scenario del Giardino Jacquard ospiterà tre spettacoli in prima regionale, firmati dalle compagnie Lost<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Festival <strong>Visioni di Danza</strong> fa nuovamente tappa a Schio con una serata dedicata alla danza contemporanea. Martedì <strong>28 luglio</strong>, a partire dalle <strong>21.15</strong>, il suggestivo scenario del <strong>Giardino Jacquard</strong> ospiterà tre spettacoli in <strong>prima regionale</strong>, firmati dalle compagnie <strong>Lost Movement</strong>, <strong>Ersiliadanza</strong> ed <strong>EgriBiancoDanza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo le quattro performance proposte la scorsa settimana, il festival conclude così il suo percorso nell&#8217;Alto Vicentino con un nuovo appuntamento che promette di unire ricerca artistica, innovazione e coinvolgimento del pubblico. Il biglietto d&#8217;ingresso costa <strong>12 euro</strong> (intero) e <strong>9 euro</strong> (ridotto). Gli organizzatori consigliano un abbigliamento adatto anche per sedersi sul prato. In caso di maltempo gli spettacoli saranno trasferiti nella <strong>Sala Calendoli del Teatro Civico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serata sarà <strong>Lost Movement</strong> con <strong>&#8220;Locker_room&#8221;</strong>, coreografia di <strong>Giovanni Careccia</strong> interpretata da <strong>Alessandro Bonacina</strong>. Il titolo, che significa letteralmente &#8220;spogliatoio&#8221;, racconta il mondo interiore di un atleta in uno spazio sospeso dove convivono vittorie e sconfitte, momenti di solitudine e condivisione. La performance esplora le emozioni che accompagnano la competizione, dalla fragilità all&#8217;umiliazione della sconfitta, fino al ricordo delle imprese sportive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguirà <strong>Ersiliadanza</strong> con <strong>&#8220;Home&#8221;</strong>, ideato da <strong>Giulia Roversi</strong>, che firma anche regia e coreografia, insieme agli interpreti <strong>Alice Zanoni</strong>, <strong>Marco Bissoli</strong> e alla stessa Roversi. Lo spettacolo indaga il confine tra presenza e distanza, tra reale e virtuale, attraverso l&#8217;utilizzo dei nuovi media applicati alla danza. Due persone condividono gli spazi e i rituali della quotidianità domestica, mentre il pubblico può scegliere il proprio punto di osservazione vivendo l&#8217;esperienza dal vivo oppure attraverso un <strong>livestream multicamera</strong> accessibile dai dispositivi personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la serata sarà la <strong>Compagnia EgriBiancoDanza</strong> con <strong>&#8220;Amor di Mundo&#8221;</strong>, ideazione e coreografia di <strong>Raphael Bianco</strong>. Lo spettacolo è un inno alla gioia di vivere e alla speranza, ispirato a una delle canzoni della cantante capoverdiana <strong>Cesaria Evora</strong>, recentemente scomparsa e conosciuta come ambasciatrice della sua terra. Attraverso musiche che fondono il fado portoghese con le percussioni africane, il balletto rende omaggio ai valori di speranza, amore e ricerca di un futuro migliore che hanno caratterizzato l&#8217;opera dell&#8217;artista.</p>
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		<title>Basilica Palladiana, terrazza aperta fino al 30 settembre: ultimo weekend per la mostra di Guido Harari</title>
		<link>https://www.tviweb.it/basilica-palladiana-terrazza-aperta-fino-al-30-settembre-ultimo-weekend-per-la-mostra-di-guido-harari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 13:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Basilica Palladiana di Vicenza prolunga l&#8217;apertura della sua terrazza panoramica per tutta l&#8217;estate e si prepara a salutare la mostra di Guido Harari con un fine settimana ricco di appuntamenti. Fino al 30 settembre la terrazza resterà aperta da<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Basilica Palladiana di Vicenza prolunga l&#8217;apertura della sua terrazza panoramica per tutta l&#8217;estate e si prepara a salutare la mostra di Guido Harari con un fine settimana ricco di appuntamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino al <strong>30 settembre</strong> la terrazza resterà aperta da <strong>martedì a domenica</strong>, con gli stessi orari del monumento: dalle <strong>10 alle 18</strong>, con ultimo ingresso alle <strong>17.30</strong>. I visitatori potranno passeggiare ammirando la vista sui tetti della città e sul colle di Monte Berico. L&#8217;accesso è compreso nel biglietto della Basilica, che costa <strong>6 euro</strong> l&#8217;intero e <strong>4 euro</strong> il ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica <strong>26 luglio</strong> sarà invece l&#8217;ultimo giorno utile per visitare la mostra <strong>&#8220;Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti&#8221;</strong>, un&#8217;esposizione che raccoglie oltre <strong>300 fotografie</strong>, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia, ripercorrendo le diverse tappe della carriera del celebre fotografo: dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale ai ritratti, fino ai lavori realizzati nei campi dell&#8217;editoria, della pubblicità, della moda e del reportage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A conclusione del percorso espositivo trovano spazio anche <strong>&#8220;Occhi di Vicenza&#8221;</strong>, i ritratti fotografici realizzati da Guido Harari nella Caverna Magica allestita nei mesi scorsi in Basilica Palladiana: una raccolta di volti e sguardi che raccontano la città attraverso le emozioni dei suoi protagonisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato <strong>25 luglio</strong> la mostra offrirà un&#8217;apertura straordinaria fino a mezzanotte, con ultimo ingresso alle <strong>23.30</strong>. Per l&#8217;iniziativa <strong>&#8220;Sabato sera in Basilica&#8221;</strong>, dalle <strong>18 alle 23.30</strong> gli under 35 potranno accedere con un biglietto speciale da <strong>5 euro</strong>, mentre per tutti gli altri visitatori sarà disponibile il biglietto ridotto a <strong>10 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica <strong>26 luglio</strong>, inoltre, <strong>Guido Harari</strong> sarà presente in mostra dalle <strong>10 alle 18</strong> per firmare i cataloghi e incontrare il pubblico, rispondendo alle domande dei visitatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>28 al 29 luglio</strong> il salone della Basilica sarà parzialmente chiuso per consentire il disallestimento dell&#8217;esposizione. Il <strong>30 luglio</strong> il salone resterà completamente chiuso, mentre il loggiato sarà accessibile solo in parte: in quella giornata sarà applicata una tariffa ridotta di <strong>2 euro</strong>, comprensiva dell&#8217;accesso alla terrazza. Dal <strong>1° agosto</strong> il monumento tornerà completamente visitabile con le tariffe ordinarie di <strong>6 euro</strong> per l&#8217;intero e <strong>4 euro</strong> per il ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prosegue anche la stagione del <strong>bar in terrazza</strong>, aperto fino al <strong>30 settembre</strong> il <strong>mercoledì</strong> (ad eccezione del <strong>5 e 12 agosto</strong>), il <strong>venerdì</strong> e il <strong>sabato</strong> dalle <strong>19 all&#8217;1 di notte</strong>, e la <strong>domenica</strong> dalle <strong>19 alle 23</strong>. L&#8217;ingresso serale costa <strong>2 euro</strong>, oppure <strong>1 euro</strong> per i residenti di Vicenza e provincia, previa esibizione di un documento d&#8217;identità. È disponibile anche un <strong>abbonamento stagionale da 10 euro</strong>, valido per tutta la stagione. L&#8217;ultimo ingresso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di maltempo la terrazza resterà chiusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni e acquisto dei biglietti è possibile consultare il sito <strong><a href="http://www.mostreinbasilica.it">www.mostreinbasilica.it</a></strong>.</p>
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		<title>Atmosfere Far West a Muzzolon e tradizione a Cereda: a Cornedo si accende l&#8217;estate nelle frazioni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa fare nel weekend? Si accende nelle frazioni l&#8217;estate cornedese con un ricco programma di festa, musica e tradizione! Dal 24 al 26 luglio a Muzzolon arriva il &#8220;Muzzolon Far West&#8221;, seguito dal 5 all&#8217;8 agosto a Cereda dall&#8217;Antica Sagra<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Cosa fare nel weekend? Si accende nelle frazioni l&#8217;estate cornedese con un ricco programma di festa, musica e tradizione! Dal 24 al 26 luglio a Muzzolon arriva il &#8220;Muzzolon Far West&#8221;, seguito dal 5 all&#8217;8 agosto a Cereda dall&#8217;Antica Sagra della Madoneta. Due appuntamenti imperdibili tra stand gastronomici, musica dal vivo e intrattenimento per vivere insieme il territorio. Sotto, le locandine</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-372097" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15-768x1024.jpeg 768w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15-313x417.jpeg 313w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15-100x133.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15-846x1128.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-22-at-15.12.15.jpeg 1130w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="7135" height="10390" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/07/localdina-sagra-madonetta-2026-1_page-0001.jpg" alt="" class="wp-image-372098"/></figure>
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		<title>Olimpichetto torna ambasciatore di Vicenza nel mondo: presentato a Verona il progetto di rilancio internazionale del capolavoro palladiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria fantin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, 22 luglio 2026 &#8212; ll Comune di Vicenza ha presentato ieri a Verona, nell’ambito della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, il progetto “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”, inserito nel programma ufficiale della<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Vicenza, 22 luglio 2026 &#8212; ll Comune di Vicenza ha presentato ieri a Verona, nell’ambito della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, il progetto “Olimpichetto. Il ritorno di un ambasciatore”, inserito nel programma ufficiale della manifestazione promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.A rappresentare il Comune di Vicenza sono state l’assessore alla cultura e al turismo Ilaria Fantin e la funzionaria dei Musei Civici Clelia Stefani, accompagnate dal capo di gabinetto Sandro Pupillo, che hanno illustrato alle direttrici e ai direttori degli Istituti Italiani di Cultura provenienti da tutto il mondo il percorso di recupero, valorizzazione e rilancio internazionale dell’Olimpichetto. Nell’occasione sono stati delineati i prossimi obiettivi del ritorno da ambasciatore del manufatto, tra i quali un tour espositivo in alcune delle principali città cinesi nella primavera del 2027 e future tappe negli Stati Uniti e in Sud America.L’Olimpichetto è la straordinaria riproduzione, realizzata nel 1948 in scala quasi reale, del fronte scenico e delle tre vie prospettiche del Teatro Olimpico di Andrea Palladio. Dopo un importante intervento di recupero e restauro che ha coinvolto istituzioni culturali, enti di ricerca, restauratori, imprese e numerosi partner del territorio, il manufatto è stato restituito alla città attraverso la grande mostra allestita nella Basilica Palladiana, visitata da oltre 55 mila persone, confermandosi uno dei principali eventi culturali della stagione vicentina.Nel corso della presentazione, l’assessore<strong> Ilaria Fantin</strong> ha sottolineato come l’Olimpichetto rappresenti molto più di un prezioso manufatto storico: «L’Olimpichetto torna oggi ad essere un autentico ambasciatore di Vicenza nel mondo. La sua storia racconta il genio di Palladio, la capacità della nostra città di custodire, valorizzare e promuovere il proprio patrimonio e il lavoro di una straordinaria rete di istituzioni, professionisti e imprese che hanno reso possibile questo recupero. Oggi vogliamo che riprenda la sua naturale vocazione internazionale».L’assessore ha quindi rivolto un particolare ringraziamento al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha creduto nel progetto inserendolo nel programma della Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura, riconoscendone il valore quale efficace strumento di diplomazia culturale.Le interlocuzioni già avviate dal Comune di Vicenza con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con l’Ambasciata d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese stanno delineando prospettive molto concrete per un nuovo percorso internazionale dell’Olimpichetto. L’obiettivo è organizzare, nella primavera del 2027, un tour espositivo in alcune delle principali città cinesi, riportando il manufatto a svolgere quel ruolo di ambasciatore della cultura italiana e di Vicenza che ha già caratterizzato la sua storia. Parallelamente si sta lavorando anche per promuovere future tappe negli Stati Uniti e in Sud America.Non sarebbe la prima volta che l’Olimpichetto attraversa i confini nazionali. Fin dalla sua realizzazione ha accompagnato importanti produzioni teatrali e musicali in numerose città del mondo, da Londra a Parigi, da Buenos Aires a Houston, contribuendo a diffondere il prestigio del Teatro Olimpico e della cultura vicentina.«Se il Novecento ha fatto dell’Olimpichetto un ambasciatore del Teatro Olimpico nei più importanti teatri del mondo &#8211; conclude l’assessore <strong>Fantin</strong> &#8211; il nuovo percorso che abbiamo avviato, punta oggi a restituirgli quella stessa vocazione internazionale, affinché continui a raccontare, attraverso il genio di Palladio, la cultura, la creatività e l’identità di Vicenza nel mondo».La partecipazione del Comune di Vicenza alla Conferenza degli Istituti Italiani di Cultura ha rappresentato un’importante occasione per rilanciare l’immagine internazionale della città attraverso uno dei suoi simboli più significativi, nella convinzione che cultura, patrimonio e diplomazia culturale costituiscano strumenti strategici per promuovere Vicenza nel mondo.</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/6/aHR0cHM6Ly93d3cuZmFjZWJvb2suY29tL2NpdHRhZGl2aWNlbnphLw?_d=B6K&amp;_c=e40ff512" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/7/aHR0cHM6Ly90d2l0dGVyLmNvbS9DaXR0YWRpVmljZW56YQ?_d=B6K&amp;_c=65196545" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/8/aHR0cHM6Ly93d3cuY29tdW5lLnZpY2VuemEuaXQv?_d=B6K&amp;_c=17e08e73" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/9/aHR0cHM6Ly90Lm1lL0NvbXVuZVZpY2VuemE?_d=B6K&amp;_c=db1d5dd3" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/10/aHR0cHM6Ly93d3cubGlua2VkaW4uY29tL2NvbXBhbnkvY29tdW5lLWRpLXZpY2VuemEtdWZmaWNpYWxl?_d=B6K&amp;_c=f5d1e5af" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/11/aHR0cHM6Ly93d3cuaW5zdGFncmFtLmNvbS9jb211bmVkaXZpY2VuemEv?_d=B6K&amp;_c=bd0477b6" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/yxcd53/xjrze0/uf/12/aHR0cHM6Ly93d3cueW91dHViZS5jb20vdXNlci9jaXR0YWRpdmljZW56YQ?_d=B6K&amp;_c=6646312e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



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		<title>Tony Boy fa impazzire il Summer Tour a Bassano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tony Boy inaugura il Summer Tour a Bassano: migliaia di giovani cantano sotto il palco del Bassano Music Park L&#8217;estate del Bassano Music Park è entrata nel vivo con uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico più giovane. Venerdì 11<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tony Boy inaugura il Summer Tour a Bassano: migliaia di giovani cantano sotto il palco del Bassano Music Park</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estate del Bassano Music Park è entrata nel vivo con uno degli appuntamenti più attesi dal pubblico più giovane. Venerdì 11 luglio il palco del Parco Ragazzi del &#8217;99 ha ospitato Tony Boy, protagonista della prima data del suo Summer Tour 2026, richiamando a Bassano del Grappa migliaia di fan provenienti da tutto il Veneto e anche dalle regioni vicine.<br>Fin dalle prime ore della sera l&#8217;atmosfera era quella delle grandi occasioni: code agli ingressi, gruppi di amici arrivati con largo anticipo e tanti ragazzi pronti a conquistare un posto sotto il palco. Un pubblico giovane, ma molto eterogeneo, unito dalla voglia di vivere una serata di musica e condividere dal vivo i brani che hanno reso Tony Boy uno degli artisti più seguiti della nuova scena urban italiana.<br>All&#8217;accendersi delle luci, l&#8217;energia è esplosa. Per oltre un&#8217;ora e mezza il rapper ha alternato i brani più amati del suo repertorio alle canzoni più recenti, accompagnato da un pubblico che ha cantato praticamente ogni testo dall&#8217;inizio alla fine. Cori, smartphone illuminati e mani alzate hanno trasformato il concerto in un momento di partecipazione collettiva, confermando il forte legame tra l&#8217;artista e la sua fanbase.<br>Il live ha saputo alternare momenti ad alta intensità a passaggi più introspettivi, creando un equilibrio che ha coinvolto il pubblico per tutta la serata. L&#8217;impianto scenografico essenziale, ma d&#8217;impatto, insieme ai giochi di luce e ai visual sul maxi schermo, ha valorizzato uno spettacolo costruito soprattutto sull&#8217;energia della performance e sull&#8217;interazione con i fan.<br>Per Bassano del Grappa si è trattato di un&#8217;altra serata di successo all&#8217;interno della programmazione estiva del Bassano Music Park, che continua a portare in città artisti capaci di attirare migliaia di spettatori. La presenza di tanti giovani ha confermato come eventi di questo tipo rappresentino non solo un&#8217;occasione di intrattenimento, ma anche un importante momento di aggregazione.<br>Con la data bassanese si è aperto ufficialmente il tour estivo di Tony Boy, che nei prossimi mesi lo porterà sui palchi dei principali festival italiani. Un debutto accolto con entusiasmo, tra musica, emozioni e un pubblico che ha trasformato il concerto in una grande festa sotto le stelle.</p>
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		<title>Risultati epici al botteghino: in meno di una settimana &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan ha già recuperato il budget</title>
		<link>https://www.tviweb.it/risultati-epici-al-botteghino-in-meno-di-una-settimana-lodissea-di-christopher-nolan-ha-gia-recuperato-il-budget/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA - SERIE TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un debutto da kolossal per &#8220;L&#8217;Odissea&#8221;, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Un debutto da kolossal per <strong>&#8220;L&#8217;Odissea&#8221;</strong>, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato al celebre poema di Omero. A meno di una settimana dall&#8217;arrivo nelle sale, il lungometraggio ha già superato il costo di produzione, confermandosi uno dei titoli più attesi e di maggior successo dell&#8217;estate cinematografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tre anni dal trionfo di <strong>&#8220;Oppenheimer&#8221;</strong>, premiato con sette Oscar e capace di incassare oltre 975 milioni di dollari nel mondo, il regista britannico è tornato sul grande schermo con un progetto ancora più ambizioso: portare al cinema l&#8217;epopea di Ulisse con una produzione da 250 milioni di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film, distribuito dal 15 luglio, ha conquistato il pubblico nonostante la durata di quasi tre ore. A trainarlo un cast stellare che comprende <strong>Matt Damon</strong> nel ruolo di Ulisse, insieme ad <strong>Anne Hathaway</strong>, <strong>Charlize Theron</strong> e <strong>Tom Holland</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel weekend di debutto negli Stati Uniti e in Canada, secondo le prime stime del settore, &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; ha raggiunto il primo posto al box office nordamericano con <strong>124,5 milioni di dollari</strong> di incassi. Nei 73 mercati internazionali in cui è stato distribuito, il film ha aggiunto altri <strong>139,6 milioni di dollari</strong>, portando il totale globale a <strong>264,1 milioni di dollari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato che ha permesso alla pellicola di recuperare già il budget stimato di produzione, pari a circa <strong>250 milioni di dollari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo lavoro di Nolan è una delle produzioni più imponenti della sua carriera. Il film è stato girato in <strong>sei Paesi</strong>, tra cui Grecia, Marocco e Italia, con numerose scene realizzate in mare e utilizzando telecamere IMAX, una tecnologia che garantisce immagini ad altissima risoluzione ma richiede una complessa organizzazione tecnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio cinematografico nell&#8217;antica Grecia che punta a trasformare il poema di Omero, scritto circa tremila anni fa, in uno spettacolo visivo di dimensioni globali. I primi numeri al botteghino sembrano confermare che la scommessa di Nolan è già partita con il vento in poppa.</p>
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		<title>Jesolo, ovvero il mare che non dorme mai!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 17:21:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è chi sceglie Jesolo per il mare, chi per lo shopping e chi per la vivace vita notturna. Ma questa località del litorale veneziano riesce a mettere d&#8217;accordo tutti, offrendo attività e momenti di relax dall&#8217;alba fino a tarda notte.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
C&#8217;è chi sceglie Jesolo per il mare, chi per lo shopping e chi per la vivace vita notturna. Ma questa località del litorale veneziano riesce a mettere d&#8217;accordo tutti, offrendo attività e momenti di relax dall&#8217;alba fino a tarda notte. Ecco come trascorrere una giornata perfetta.</p>
<p>La giornata non può che iniziare con una ricca colazione. A Jesolo non mancano locali dove concedersi un momento di dolcezza: tra i più apprezzati c&#8217;è il Bar 23, famoso per le vaste proposte creative di brioche e dolci, mentre per chi preferisce i grandi classici, la Pasticceria Zamuner rappresenta una tappa immancabile con brioche, pasticcini e caffetteria di qualità.</p>
<p>Dopo colazione è il momento di raggiungere il mare. Una passeggiata sul lungomare permette di respirare l&#8217;atmosfera estiva e godersi il panorama dell&#8217;Adriatico, prima di sistemarsi sotto l&#8217;ombrellone per qualche ora di relax tra tintarella e un tuffo rinfrescante.<br />
Quando arriva l&#8217;ora di pranzo non serve allontanarsi troppo dalla spiaggia. I numerosi chioschi e bar sul litorale propongono piatti leggeri e freschi, perfetti per una pausa senza rinunciare al mare: dai classici club sandwich alle insalatone, passando per poke, toast e bevande ghiacciate.</p>
<p>Nelle ore più calde del primo pomeriggio la soluzione migliore è spostarsi in via Bafile, il cuore dello shopping jesolano. Tra negozi di abbigliamento, boutique, souvenir e accessori c&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta. E per una pausa rinfrescante non può mancare una granita, un gelato artigianale o una bevanda fresca in uno dei tanti bar che animano la via.</p>
<p>Quando il sole inizia a calare, la spiaggia torna ad essere protagonista. Le temperature diventano più piacevoli e le ultime ore del pomeriggio sono perfette per una passeggiata sul bagnasciuga, una partita a beach volley o semplicemente per rilassarsi osservando il tramonto.</p>
<p>L&#8217;aperitivo è uno dei momenti più attesi della giornata. Jesolo offre numerose location vista mare dove brindare al tramonto: dalle terrazze panoramiche come il Tacco11 American Bar, all&#8217;interno del J44 Hotel, fino al rooftop del 1923 Casa Bianca, entrambi ideali per sorseggiare un cocktail con vista sull&#8217;Adriatico.</p>
<p>Per la cena le possibilità sono davvero tante. Chi vuole continuare a vivere l&#8217;atmosfera della spiaggia può scegliere uno dei ristoranti vicini al mare, gustando specialità di pesce fresco, mentre chi preferisce una serata più informale troverà pizzerie, hamburgerie e locali adatti a tutti i gusti e a tutte le età.</p>
<p>E quando cala il buio, Jesolo cambia volto e si trasforma in una delle capitali della movida estiva. Tra beach club, cocktail bar e discoteche, il divertimento continua fino a notte fonda. Locali storici come Il Muretto, La Capannina e King&#8217;s Club richiamano ogni estate migliaia di giovani italiani e stranieri, offrendo serate con dj set, musica dal vivo ed eventi che rendono indimenticabile una giornata trascorsa nella località balneare.</p>
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		<title>Come a Hogwarts: il Castello di Thiene riapre la Scuola di Magia, primi due turni già sold out</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 14:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Castello di Thiene torna a trasformarsi, per l&#8217;ottavo anno consecutivo, in una scuola di magia dal sapore decisamente &#8220;hogwartsiano&#8221;. Dal 25 agosto al 6 settembre la storica dimora vicentina ospiterà infatti una nuova edizione della Scuola di Magia Italiana,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Castello di Thiene torna a trasformarsi, per l&#8217;ottavo anno consecutivo, in una scuola di magia dal sapore decisamente &#8220;hogwartsiano&#8221;. Dal 25 agosto al 6 settembre la storica dimora vicentina ospiterà infatti una nuova edizione della <strong>Scuola di Magia Italiana</strong>, iniziativa rivolta a bambine, bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado provenienti da tutta Italia. I primi due turni sono già sold out, mentre restano gli ultimi posti disponibili per il weekend conclusivo del 4, 5 e 6 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzata da Caraval Spettacoli, la manifestazione trasforma per tre giorni il Castello di Thiene, splendida villa quattrocentesca che fonde elementi gotici e rinascimentali, in una vera scuola di magia con aule dedicate alle lezioni, spazi per le attività e dormitori allestiti per il pernottamento. Dopo aver ricevuto la tradizionale lettera di ammissione, i partecipanti vengono suddivisi in quattro casate e accompagnati in un percorso narrativo e interattivo che si snoda tra le sale del castello, la Galleria dei Cavalli, le Scuderie settecentesche e la suggestiva ghiacciaia sotterranea del primo Cinquecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza non si limita alle attività diurne. Per tre giorni il Castello diventa infatti la casa dei giovani apprendisti, che vivono insieme prove, lezioni di incantesimi e pozioni, incontri con creature fantastiche, misteri da risolvere e momenti di spettacolo. Il pernottamento all&#8217;interno della storica residenza rende l&#8217;avventura ancora più immersiva, trasformando ogni momento della giornata in parte integrante della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce dall&#8217;incontro tra un&#8217;ambientazione fantasy, resa celebre da libri e film amati dalle nuove generazioni, e un autentico contesto storico. Ai laboratori artistici e alle visite guidate agli ambienti del Castello si affiancano lezioni di magia, prove di gruppo e attività pensate per promuovere la lettura, la socializzazione e il gioco intelligente, senza rinunciare al divertimento. A seguire i partecipanti sarà lo staff di Caraval Spettacoli, composto da attori, educatori e professionisti dell&#8217;intrattenimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande l&#8217;interesse registrato anche quest&#8217;anno. Sono già esauriti i posti per il turno dal <strong>25 al 27 agosto</strong>, riservato agli allievi del I, II, III, IV e V anno accademico, e per quello dal <strong>28 al 30 agosto</strong>, dedicato al I, II, III e IV anno. Restano invece ancora alcuni posti disponibili per il turno finale del <strong>4, 5 e 6 settembre</strong>, aperto agli studenti del I, II e III anno accademico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per iscriversi è necessario inviare una mail all&#8217;indirizzo <strong><a>scuoladimagiaitaliana@gmail.com</a></strong>, indicando nome ed età del partecipante e il nominativo di un genitore o di un maggiorenne responsabile. Lo staff provvederà successivamente a inviare la modulistica necessaria e le informazioni sulle modalità di iscrizione, comprese quelle agevolate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ulteriori informazioni è possibile scrivere allo stesso indirizzo e-mail oppure contattare il numero <strong>379 149 7805</strong>.</p>



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		<title>Quattro prime regionali nel Giardino Jacquard: a Schio torna la magia di Visioni di Danza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 13:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il festival Visioni di Danza, che entra nel vivo dell&#8217;estate vicentina con una serata dedicata alla danza contemporanea nello scenario del Giardino Jacquard di Schio. L&#8217;appuntamento è in programma martedì 21 luglio alle 21.15, con quattro compagnie italiane protagoniste<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Prosegue il festival <strong>Visioni di Danza</strong>, che entra nel vivo dell&#8217;estate vicentina con una serata dedicata alla danza contemporanea nello scenario del <strong>Giardino Jacquard di Schio</strong>. L&#8217;appuntamento è in programma <strong>martedì 21 luglio alle 21.15</strong>, con quattro compagnie italiane protagoniste di altrettante performance, tutte presentate in <strong>prima regionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serata sarà il <strong>Balletto Teatro di Torino</strong> con <strong>&#8220;Noa&#8221;</strong>, una creazione del coreografo <strong>Jye-Hwei Lin</strong> interpretata dalla danzatrice <strong>Noa Van Tichel</strong>. Il lavoro propone un&#8217;intensa riflessione sul corpo in movimento, esplorandone la presenza scenica attraverso immagini, gesti e forze invisibili che prendono forma sulla scena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguirà <strong>&#8220;Intersection Bach&#8221;</strong>, produzione della <strong>Compagnia degli Istanti</strong>, ideata e coreografata da <strong>Roberto Lori</strong>. Lo spettacolo affronta il tema della gentilezza attraverso le musiche di <strong>Johann Sebastian Bach</strong>, evocando un dialogo tra anime differenti e sonorità lontane, unite nella ricerca di armonia ed equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terza proposta sarà <strong>&#8220;Fabula Mala&#8221;</strong> di <strong>Versiliadanza</strong>, interpretata da <strong>Valentia Sechi</strong> e <strong>Luca Tomao</strong>. Lo spettacolo accompagna il pubblico in un percorso introspettivo alla ricerca della parte più nascosta dell&#8217;essere umano, quella che spesso si preferirebbe non vedere, ma che resta essenziale per definire l&#8217;identità di ciascuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiuderà la serata <strong>&#8220;Radical Bodies&#8221;</strong>, produzione di <strong>Dancehauspiù</strong>, ideata e interpretata da <strong>Sara Pezzolo</strong>, insieme a <strong>Mafalda Maria Fondi</strong> e <strong>Caterina Marchetto</strong>. La performance si presenta come un manifesto al femminile che riflette sul significato politico del corpo e sul ruolo dell&#8217;artista nella società contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I biglietti costano <strong>12 euro</strong> l&#8217;intero e <strong>9 euro</strong> il ridotto. Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere all&#8217;indirizzo <strong><a>info@naturalislabor.it</a></strong> oppure contattare il numero <strong>393 1048528</strong>. Gli organizzatori consigliano al pubblico di indossare un abbigliamento comodo e adatto anche per assistere agli spettacoli seduti sul prato del Giardino Jacquard.</p>
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		<title>L’ignoranza non fa più vergogna: la generazione dei “non so” con lo smartphone in mano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 10:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandro Cammarano C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>di Alessandro Cammarano</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una scena che si ripete identica da anni, in tutte le stagioni e su tutte le coste: il cronista con il microfono, la fila fuori dal locale, la domanda innocua che smaschera tutto. Chi è il capo dello Stato. Qual è la capitale di un paese europeo qualunque. Dov&#8217;è, su una carta muta, un continente intero. Le risposte, quando arrivano, sono un campionario di invenzioni sparate con la disinvoltura beata di chi non sospetta nemmeno l&#8217;esistenza dell&#8217;errore. Un tempo si sarebbe detto materiale da avanspettacolo. Oggi è più semplicemente il ritratto dal vero di una generazione che ha smesso di vergognarsi di non sapere, e che anzi lo esibisce come un tratto di carattere, un accessorio, quasi una posa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché diciamolo con la franchezza che la materia impone: questi ragazzi non sono più i cugini poveri, ritardatari, degli sprovveduti statunitensi che da decenni offrono al mondo il proprio repertorio di gaffe geografiche e storiche come fossero un genere folkloristico nazionale. Li hanno raggiunti. In certi casi li hanno superati. Lo stesso smarrimento davanti a una carta muta, la stessa allegra approssimazione sui nomi delle capitali sparati a caso come numeri del lotto, la stessa incapacità di collocare un continente che non sia il proprio, ammesso che sappiano collocare pure quello. L&#8217;Italia, culla da manuale scolastico di una civiltà che ha insegnato al mondo intero come si scrive la storia, produce oggi ventenni capaci di confondere un presidente con un cantante, un secolo con l&#8217;altro, un dittatore con un personaggio di una serie in streaming. Non è più imitazione del modello americano, è omologazione completa: stessa ignoranza rivendicata con lo stesso sorriso soddisfatto, la stessa fierezza cafona di chi non ha bisogno di sapere perché tanto tutto si trova con un dito sullo schermo, salvo poi non saperlo trovare comunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe la scorciatoia più comoda, a questo punto, prendersela solo con gli adolescenti e i loro telefoni. Comoda e vigliacca, perché quel vuoto non è nato con loro: lo hanno ereditato, intatto e anzi peggiorato, da chi avrebbe dovuto insegnare a smontarlo e invece ha preferito guardare altrove, magari specchiandosi compiaciuto nei propri ricordi scolastici mai davvero verificati. Il punto non è più soltanto la cronaca di ieri, il nome del ministro o la sigla del partito nuovo di zecca. Il punto è un buco enorme che riguarda da dove veniamo, l&#8217;unica cosa che permetterebbe di capire dove stiamo, molto rapidamente, andando a sbattere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri, quando si mettono in fila, raccontano un declino misurabile, non un&#8217;impressione malevola di chi scrive per mestiere di essere severo. In Italia poco più di un terzo delle persone tra i sedici e i sessantacinque anni fatica oggi a orientarsi in un testo appena più complesso di un titolo di giornale, una quota salita di sette punti nell&#8217;arco di un decennio, quando un tempo si fermava assai più in basso. L&#8217;età, qui, non offre l&#8217;alibi comodo che si vorrebbe: chi ha tra i sedici e i ventiquattro anni se la cava perfino un poco meglio di chi ha superato i cinquantacinque, il che significa una cosa sola, e cioè che il tracollo non è un vizio dell&#8217;ultima cucciolata ma una palude in cui affondano insieme nonni, genitori e figli, complici più che vittime, tutti egualmente disarmati davanti a un contratto, a un grafico, a una mappa. Solo che il nonno non finisce mai intervistato fuori da un locale alle due di notte, e così la sua ignoranza resta un segreto di famiglia mentre quella del nipote diventa spettacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo di questa comprensione zoppicante del presente si staglia un vuoto ancora più vasto, quello della storia lunga, non solo quella dell&#8217;ultimo trimestre di telegiornali. Ed è qui che il discorso smette di essere bonario, perché tocca esattamente il nodo che tiene insieme ignoranza e propaganda: chi non conosce cosa siano stati davvero un regime totalitario, una deportazione, un genocidio pianificato a tavolino, non possiede gli anticorpi per riconoscerne le repliche quando si ripresentano vestite di linguaggio nuovo, magari a ritmo di reel. Il paradosso italiano, degno di un trattato di autolesionismo nazionale, è che la conoscenza formale della Shoah, presa da sola, non è mai stata così diffusa: quasi tutti ne hanno sentito parlare, la scuola organizza cerimonie e concorsi ogni gennaio con la puntualità di un rito civile ormai svuotato. Eppure quella conoscenza recitata come una litania non si è tradotta in comprensione: viene archiviata come una grande tragedia fra le tante, alla pari di qualunque altra cosa vista scorrere in una bacheca, priva del peso specifico che dovrebbe distinguerla da tutto il resto. Sapere il nome di un evento senza coglierne la portata è solo un modo più elegante, e più vigliacco, di non sapere nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E il problema non riguarda soltanto i ragazzi, sia chiaro, altrimenti sarebbe fin troppo comodo archiviarlo come un difetto di fabbrica delle nuove leve. Nell&#8217;opinione pubblica adulta nel suo complesso si registra uno slittamento che meriterebbe l&#8217;allarme rosso permanente: chi è convinto che l&#8217;Olocausto sia un&#8217;invenzione, agli inizi del secolo una frazione marginale, oggi sfiora quote a due cifre della popolazione, mentre un&#8217;ulteriore fetta consistente ritiene che il numero delle vittime sia comunque stato gonfiato rispetto alla realtà. Non stiamo parlando di un manipolo di eccentrici sperduto in un angolo di internet: stiamo parlando di milioni di adulti, spesso genitori, spesso elettori, spesso proprio quelli che ai figli rinfacciano che ai loro tempi si studiava di più, salvo poi dimostrare in un sondaggio di non aver studiato granché neppure loro. La storia che non si tramanda bene non è un vezzo estetico da lasciare ai professori annoiati: è un buco nella diga, ed è dalla stessa diga che oggi rientra l&#8217;acqua, gelida e feconda di conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la parte più caustica di questa vicenda, quella che dovrebbe davvero togliere il sonno a chiunque non si accontenti di ridacchiare davanti al video del ragazzino che scambia l&#8217;Ucraina per uno stato americano, è la funzione che la conoscenza storica avrebbe dovuto svolgere e che evidentemente ha fallito su tutta la linea: impedire che gesti, simboli e retoriche già visti tornassero a circolare spacciati per novità assoluta. Chi ignora come si costruisce, passo dopo passo, un consenso totalitario, il nemico esterno, la nostalgia identitaria, la semplificazione brutale di problemi complessi, non riconosce lo schema quando lo vede riproporsi in un video di quindici secondi, confezionato con un ritmo musicale orecchiabile e un&#8217;estetica da campagna pubblicitaria pensata da persone che sanno perfettamente quello che fanno, anche se il pubblico bersaglio no. La nostalgia per le dittature del secolo scorso circola oggi attraverso meme colorati, canzoni virali, contenuti generati con l&#8217;intelligenza artificiale, in un linguaggio confezionato apposta per attecchire tra i più giovani e per far apparire quella nostalgia come un gioco innocuo anziché come quello che è per davvero. Chi ha studiato sul serio cosa produsse quel tipo di propaganda ottant&#8217;anni fa riconosce lo schema a colpo d&#8217;occhio; chi non l&#8217;ha studiato, o l&#8217;ha studiato distrattamente giusto il tempo di un&#8217;interrogazione dimenticata il giorno dopo, scambia il ritorno di fiamma per una trovata originale, e magari pure gli mette un like.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo terreno già arido si innesta poi il meccanismo dell&#8217;informazione contemporanea, che non fa che aggravare il quadro clinico. Oltre metà dei giovani italiani usa quotidianamente i social come principale fonte di notizie, e una porzione tutt&#8217;altro che marginale mette pubblicamente il proprio assenso a contenuti che sa perfettamente essere falsi, pur essendo nella maggioranza dei casi convinta, con quella fiducia in se stessi che meriterebbe applicazioni migliori, di saper distinguere il vero dal falso. È esattamente questa la cifra dell&#8217;ignoranza contemporanea, ed è ciò che la rende più insidiosa di quella, quasi rispettabile in confronto, dei nonni analfabeti che almeno sapevano di non sapere: non l&#8217;ammissione onesta del limite, ma la certezza granitica di avere già capito tutto grazie a un video da un minuto girato da uno che ne sa quanto loro, se non meno. Su quel terreno chi ha messaggi semplici da vendere, il nemico venuto da fuori, l&#8217;identità minacciata, il passato da rimpiangere anziché da studiare, ottiene una diffusione sproporzionata rispetto a chiunque provi a spiegare le cose con la complessità che meritano: l&#8217;algoritmo premia il contenuto che emoziona in fretta, non quello che informa con calma, ed è un dettaglio tecnico che si è rivelato, nei fatti, squisitamente politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cortocircuito, arrivati fin qui, si chiude da solo, con la stessa eleganza brutale di una trappola ben congegnata. Un ragazzo che non sa indicare un continente su una carta, che confonde le capitali come fossero figurine intercambiabili, che non distingue un regime totalitario da un capitolo di storia lontana e ormai chiusa, è anche il bersaglio più facile per chi quel continente lo usa come minaccia astratta in un reel, e per chi quel regime prova silenziosamente a riabilitarlo come stile prima ancora che come programma politico dichiarato. Non è colpa sua, non soltanto: è la conseguenza naturale di una catena di trasmissione della memoria che si è spezzata molto prima che nascesse, in aule dove la storia si studiava per l&#8217;interrogazione e non per capire il presente, in famiglie dove il passato si citava per nostalgia da bar e non per lezione da tramandare. Resta però una differenza, ed è quella che dovrebbe far male più di tutte: gli americani, almeno, la loro ignoranza se la sono costruita in casa, senza avere alle spalle duemila anni di storia da consultare a portata di mano. Noi quella storia ce l&#8217;abbiamo scritta sui muri, nei musei, nei nomi delle piazze che questi ragazzi attraversano ogni sera senza leggerli. E abbiamo trovato comunque il modo di ignorarla esattamente come loro, con lo stesso identico sorriso, la stessa identica sicurezza di chi non ha nulla da imparare da un passato che considera, semplicemente, roba vecchia.</p>



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		<title>La Fenice di Venezia, Elena Pierini è la nuova direttrice del Coro: succede a Caiani</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 09:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venezia, 15 luglio 2026 &#8211; Elena Pierini è la nuova direttrice del Coro del Teatro La Fenice di Venezia, al posto di Alfonso Caiani. Il sovrintendente Nicola Colabianchi l&#8217;ha presentata agli artisti nei giorni scorsi; Pierini entrerà in carica da<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Venezia, 15 luglio 2026 &#8211; Elena Pierini è la nuova direttrice del Coro del Teatro La Fenice di Venezia, al posto di Alfonso Caiani. Il sovrintendente Nicola Colabianchi l&#8217;ha presentata agli artisti nei giorni scorsi; Pierini entrerà in carica da settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caiani, alla guida del Coro nel 2008-2009 e poi dal 2021 a oggi, ha diretto produzioni come i Carmina Burana di Orff in Piazza San Marco (2022), l&#8217;Otello di Verdi (2024-2025) e il Wozzeck di Berg (2025). Assumerà ora la direzione del Coro della Fondazione Petruzzelli di Bari, con un contratto quadriennale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiorentina, formatasi in pianoforte, percussioni e canto, Pierini ha costruito una carriera internazionale tra Europa e Stati Uniti come direttrice di coro e d&#8217;orchestra. Dal 2018 dirige il Coro del Landestheater di Linz ed è stata invitata al Teatro Lirico di Cagliari (2024) e all&#8217;Oper Leipzig (2025).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo debutto alla Fenice sarà con i Pagliacci di Leoncavallo, in scena al Malibran dal 18 settembre.</p>
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		<title>Hoga Zait, Roana e Velden celebrano cinquant’anni di gemellaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 15:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[Asiago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquant’anni di incontri, scambi culturali, visite reciproche e amicizie personali. Da venerdì 10 a domenica 12 luglio, i primi tre giorni di Hoga Zait hanno accompagnato le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Roana e Velden, nato ufficialmente<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Cinquant’anni di incontri, scambi culturali, visite reciproche e amicizie personali. <strong>Da venerdì 10 a domenica 12 luglio, i primi tre giorni di Hoga Zait</strong> hanno accompagnato le celebrazioni per il <strong>cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Roana e Velden</strong>, nato ufficialmente nel 1976 dalle comuni radici linguistiche e culturali delle due comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre giornate durante le quali <strong>il ricordo del cammino compiuto si è intrecciato con nuovi progetti, momenti di festa e segni destinati a rimanere sul territorio</strong>: il <strong>Bosco di Velden</strong>, con cinquanta alberi piantati in un’area colpita dalla tempesta Vaia, e la <strong>nuova via intitolata alla cittadina bavarese</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle iniziative hanno partecipato gli amministratori di Roana e Velden, i rappresentanti delle istituzioni culturali cimbre, la Regione del Veneto, le associazioni del territorio e numerosi cittadini italiani e bavaresi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’apertura di Hoga Zait tra lingua cimbra e convivialità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le celebrazioni si sono aperte <strong>venerdì 10 luglio</strong> nel parco SelvArt di Mezzaselva, dove la tradizionale scampanata degli <strong>Schèllatragar</strong> ha inaugurato ufficialmente il festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A portare il saluto delle due amministrazioni sono state <strong>Marzia Rigoni, assessore al Turismo del Comune di Roana</strong>, e <strong>Melanie Nagy, vicesindaco di Velden</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Ciò che rende speciale il legame tra le nostre popolazioni è il comune denominatore che ci unisce: la lingua cimbra</em>», ha sottolineato <strong>Rigoni.</strong> «<em>Una lingua antica e preziosa, che non è soltanto un patrimonio culturale da custodire, ma è soprattutto un ponte tra persone, storie e identità</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cinquantesimo anniversario ha trovato proprio <strong>in Hoga Zait la sua cornice naturale</strong>. «I<em>l festival ci ricorda che la cultura rimane viva se viene condivisa, raccontata e tramandata e che la tradizione si rinnova attraverso l’incontro tra le persone»</em>, ha aggiunto l’assessore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento, <strong>Melanie Nagy </strong>ha richiamato la dimensione umana del rapporto tra le due comunità, diventato nel corso dei decenni molto più di un’intesa formale tra amministrazioni: un’amicizia alimentata dagli incontri, dalle esperienze condivise e dal tempo trascorso insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima giornata si è conclusa con una cena dedicata ai piatti della tradizione cimbra, che ha affiancato agli appuntamenti ufficiali un momento conviviale nel quale riscoprire, anche attraverso la cucina, la cultura e la storia dell’Altopiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cinquanta alberi per il Bosco di Velden</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 11 luglio</strong> le celebrazioni sono proseguite in località <strong>Boscon di Cesuna</strong> con l’inaugurazione del <strong>Bosco di Velden</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cinquanta nuovi alberi, uno per ogni anno di amicizia</strong>, sono stati messi a dimora in un’area ancora segnata dal passaggio della tempesta Vaia. I primi due sono stati piantati simbolicamente da <strong>Roberta Bonato, assessore del Comune di Roana al Patrimonio, Commercio e Polizia locale</strong>, e da <strong>Melanie Nagy</strong>. I presenti sono stati poi invitati a contribuire alla piantumazione delle altre piante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questa zona ha subito danni molto rilevanti con il passaggio della tempesta Vaia e ancora oggi sul territorio se ne vedono chiaramente i segni</em>», ha spiegato <strong>Bonato</strong>. «C<em>on questa iniziativa contribuiamo al ripristino del bosco e rinnoviamo la collaborazione con Velden e l’amicizia che ci unisce da cinquant’anni. Ogni volta che passeremo di qui, questi alberi ci ricorderanno il rapporto tra le nostre comunità e questa giornata</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Bosco di Velden rappresenta anche un impegno rivolto alle nuove generazioni. «<em>Un albero non viene piantato soltanto per l’oggi, ma per il futuro</em>», ha osservato<strong> Nagy</strong>. «<em>Ha bisogno di radici solide, di tempo e di cura per poter crescere, proprio come l’amicizia tra i nostri Comun</em>i».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cinquant’anni di storia e un nuovo protocollo per il futuro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata di sabato è proseguitaS con la <strong>cerimonia ufficiale in Comune</strong> dedicata al cinquantesimo anniversario, alla presenza di <strong>Luigi Martello, sindaco di Roana</strong>; del v<strong>icesindaco di Velden Melanie Nagy</strong>; di <strong>Marco Zecchinato, assessore della Regione del Veneto</strong>; di <strong>Maurizio Zovi, presidente dell’Istituto di Cultura Cimbra di Roana</strong>; di <strong>Jakob Ossner, presidente del <em>Curatorium Cimbricum Bavarense</em></strong> e di <strong>Vito Massalongo</strong> presidente del <strong><em>Curatorium Cimbricum Veronense</em></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Mezzo secolo non è semplicemente un traguardo temporale</em>», ha dichiarato <strong>Martello</strong>. «<em>Cinquant’anni rappresentano una storia condivisa, una prova tangibile che le distanze geografiche e i confini nazionali si annullano quando alla base ci sono il rispetto, la stima e un’amicizia sincera</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco ha ricordato l’accordo sottoscritto nel 1976, con il quale Roana e Velden, unite da antiche tradizioni comuni di lingua e civiltà, affermavano la volontà di collaborare sul piano culturale, economico e civile, «<em>come segno di amicizia tra le popolazioni del Veneto e della Baviera, come contributo all’unità dell’Europa, come augurio di pace nel mond</em>o».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla prospettiva della comunità di Roana si è affiancata quella di <strong>Melanie Nagy</strong>, che ha posto al centro del proprio intervento <strong>le persone che hanno costruito e continuano ad alimentare il rapporto tra i due territori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Come si misura l’amicizia? In chilometri? Tra Velden e Roana ce ne sono circa 450. In anni? Oggi celebriamo cinquant’anni insieme. Oppure si misura negli incontri, nelle conversazioni che si prolungano fino a tarda sera, nelle risate condivise, nelle porte sempre aperte e nel sentirsi benvenuti?</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Nagy, il risultato più importante sarà raggiunto quando le nuove generazioni non si interrogheranno più sulle ragioni di questo legame, ma considereranno del tutto naturale avere degli amici a Roana o a Velden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>dimensione europea della collaborazione</strong> è stata evidenziata da <strong>Marco Zecchinato</strong>, assessore regionale alla Cooperazione interregionale e agli Enti locali</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questi cinquant’anni dimostrano che è realmente possibile costruire un’Europa dei popoli</em>. <em>Un’Europa nella quale ci sentiamo uniti e collaboriamo attraverso una cooperazione capace di superare i confini comunali, regionali e nazionali</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zecchinato ha inoltre ribadito <strong>l’impegno della Regione del Veneto nella tutela e nella promozione delle specificità linguistiche</strong>, tra cui quella cimbra, riconosciute come patrimonio culturale e identitario e come valore aggiunto per il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maurizio Zovi</strong>, presidente dell’<strong>Istituto di Cultura Cimbra di Roana</strong>, ha ripercorso le origini culturali del rapporto tra le comunità cimbre italiane e bavaresi, ricostruendo le principali tappe che avrebbero condotto alla nascita e al consolidamento del legame tra Roana e Velden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dicembre 1969 si riunì a Monaco di Baviera il comitato per la conservazione e lo sviluppo della lingua cimbra, promosso da Hugo Resch. L’anno seguente una delegazione di Roana, guidata dall’allora presidente della Pro Loco Rino Frigo, fece visita in Baviera, dando avvio a incontri e scambi culturali sempre più frequenti. Nel 1973 nacquero l’Istituto di Cultura Cimbra di Roana, il <em>Curatorium Cimbricum Bavarense</em> e il <em>Curatorium Cimbricum Veronense</em>, le tre istituzioni che avrebbero accompagnato e sostenuto i rapporti tra le diverse comunità negli anni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i protagonisti di quella stagione, ricordati anche dal sindaco Luigi Martello nel suo intervento, figurano Hans-Georg Rittner, Sergio Bonato e Rino Azzolini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel percorso prese forma una <strong>nuova concezione del cimbro</strong>: una lingua locale che, dopo essere stata a lungo associata all’emarginazione e alla povertà, diventava uno <strong>strumento di apertura e di collegamento con l’Europa, all’interno di una prospettiva moderna e plurilinguistica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul ruolo delle istituzioni culturali e sul valore internazionale dell’intesa è intervenuto anche <strong>Jakob Ossner</strong>. Il presidente del <em>Curatorium Cimbricum Bavarense</em> ha ricordato gli scambi giovanili, i progetti scolastici, i viaggi culturali e le iniziative comuni che hanno trasformato l’accordo ufficiale in un legame vivo tra il Veneto e la Baviera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ossner ha inoltre richiamato il valore della pace</strong>, particolarmente significativo per un territorio segnato dalla memoria della Grande Guerra e in un’Europa nuovamente attraversata dai conflitti: «<em>Non esiste una strada verso la pace: la pace è la strada. Ogni guerra rappresenta una sconfitta dello spirito umano</em>». Una riflessione condivisa anche da <strong>Vito Massalongo</strong> del <em>Curatorium Cimbricum Veronense</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della cerimonia è stato presentato anche il nuovo <strong>Protocollo di cooperazione 2026-2029</strong>, destinato a definire la collaborazione tra Roana e Velden nei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dall’accordo del 1976, le due amministrazioni hanno individuato nuovi obiettivi nei settori della cultura, degli scambi giovanili e scolastici, del turismo e dell’economia, prevedendo anche la partecipazione congiunta a progetti e opportunità di finanziamento regionali ed europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Il primo ambito resta quello culturale, fondato sulla comune radice linguistica che unisce le montagne dei Sette Comuni alla Baviera, ma grande attenzione sarà riservata anche ai giovani</em>», ha spiegato <strong>Alessio Fabris, assessore alla Cultura del Comune di Roana</strong>. «<em>Promuovere gli scambi scolastici, far conoscere il nostro territorio in Baviera e quello bavarese a Roana e progettare insieme iniziative di carattere europeo può rappresentare un’opportunità per entrambe le comunità</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la cerimonia, il Comune di Roana ha consegnato una targa commemorativa per il cinquantesimo anniversario al <strong>Comune di Velden</strong>, rappresentato da Melanie Nagy; alla <strong>Regione del Veneto</strong>, nella persona di Marco Zecchinato; all’<strong>Istituto di Cultura Cimbra di Roana</strong>, rappresentato da Maurizio Zovi; e al <strong>Curatorium Cimbricum Bavarense</strong>, con Jakob Ossner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A seguire, <strong>Melanie Nagy ha donato al Comune di Roana una scultura realizzata da uno scultore bavarese</strong>. L’opera resterà come testimonianza dell’amicizia costruita dalle due comunità in mezzo secolo di incontri e collaborazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Volksfest, dono degli amici di Velden</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata di sabato è proseguita con la <strong>Volksfest</strong>, che ha portato a Hoga Zait l’atmosfera, la musica e i sapori della tradizione bavarese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I prodotti serviti durante la festa provenivano direttamente dalla Baviera ed erano stati offerti dagli amici di Velden come dono alla comunità di Roana</strong>, trasformando l’appuntamento in un momento concreto di condivisione tra le due popolazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’organizzazione è stata curata dalla <strong>Pro Loco di Canove</strong>, che con il proprio impegno ha accolto la delegazione bavarese e il pubblico della manifestazione. La musica è stata affidata al <strong>Duo Vellar</strong> e a un duo bavarese, che hanno accompagnato la serata alternando repertori delle rispettive tradizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Via Velden, un nome destinato a rimanere</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le iniziative per il cinquantesimo anniversario si sono concluse <strong>domenica 12 luglio</strong> con l’inaugurazione di <strong>via Velden</strong>, alla presenza di Melanie Nagy e Alessio Fabris.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova intitolazione riguarda una laterale di via Romeo Sartori, nei pressi della sede dell’Istituto di Cultura Cimbra e del monumento dedicato a Hugo Resch, tra i promotori del rapporto tra Roana e Velden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<em>Questa strada, che fino a oggi non aveva un proprio nome, sembrava quasi attendere di essere intitolata a Velden in occasione del cinquantesimo anniversario</em>», ha osservato Fabris. «<em>È proprio qui che per cinquant’anni gli amici di Velden hanno incontrato quelli di Roana: nella sede dell’Istituto di Cultura Cimbra e davanti al monumento che ricorda uno dei fondatori di questa amicizia</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei giorni successivi Hoga Zait proseguirà con<strong> altri appuntamenti dedicati alla cultura cimbra</strong>: <strong>mercoledì 15 luglio</strong> il <strong>Cinema Teatro Palladio</strong> di <strong>Cesuna </strong>ospiterà la proiezione di <strong>&#8220;Lunana &#8211; Il villaggio alla fine del mondo&#8221;</strong>, vincitore della Lessinia d&#8217;Oro al 26° Film Festival della Lessinia e candidato al premio Oscar nel 2022; <strong>giovedì 16 luglio</strong> l&#8217;<strong>Istituto di Cultura Cimbra </strong>propone il laboratorio linguistico per bambini <strong><em>&#8220;De zìmbrische zunga vor de khindar&#8221;</em></strong> e, in serata, l&#8217;incontro con il<strong> prof. Luca Panieri </strong>dell&#8217;<strong>Università IULM di Milano </strong>dedicato alla<strong> lingua cimbra di Roana, Luserna e Giazza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cinquant’anni dopo la firma del primo accordo, il rapporto tra Roana e Velden continua così a rappresentare<strong> non soltanto una pagina della storia delle due comunità, ma una relazione viva, costruita giorno dopo giorno dalle persone e rinnovata attraverso la cultura, la cooperazione e l’amicizia</strong>.</p>



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		<title>&#8220;Concerto per uno sconosciuto&#8221; di Pietro Cerchiello all&#8217;Astra</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[astra]]></category>
		<category><![CDATA[cutlura]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vicenza, 14 luglio 2026 &#8211; Ci sono viaggi che portano lontano e altri che, attraversando luoghi sconosciuti, riportano sorprendentemente a sé stessi. È da questa esperienza reale che nasce Concerto per uno sconosciuto, lo spettacolo scritto e interpretato da Pietro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vicenza, 14 luglio 2026 &#8211; Ci sono viaggi che portano lontano e altri che, attraversando luoghi sconosciuti, riportano sorprendentemente a sé stessi. È da questa esperienza reale che nasce <strong>Concerto per uno sconosciuto</strong>, lo spettacolo scritto e interpretato da <strong>Pietro Cerchiello</strong>, in scena, con <strong>Giacomo Tamburini e Vittorio Simonetto</strong>, <strong>giovedì 16 luglio alle ore 21.30</strong> al <strong>Teatro Astra di Vicenza</strong> per le <strong>Serate Terrestri</strong> di <strong>Terrestri d&#8217;estate 2026</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vincitore del <strong>Premio Scenario Alessandra Belledi per la sfida artistica 2025</strong>, tra i più significativi riconoscimenti dedicati alla nuova scena teatrale italiana, lo spettacolo intreccia narrazione, musica dal vivo e immagini per raccontare un cammino che attraversa paesaggi remoti e diventa occasione per interrogarsi sul significato della partenza, dell&#8217;incontro e del cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo verrà anticipato, come di consueto, da AstraBistrò che giovedì sarà accompagnato da Dj Leezaa e le sue sonorità house.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terrestri d&#8217;estate 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo appuntamento prosegue <strong>Terrestri d&#8217;estate 2026</strong>, la nona edizione della rassegna ideata e curata da <strong>La Piccionaia – Centro di Produzione Teatrale</strong> per il <strong>Comune di Vicenza</strong>, con il sostegno della <strong>Regione del Veneto</strong> e del <strong>Ministero della Cultura</strong>, il contributo della <strong>Camera di Commercio di Vicenza</strong>, di <strong>Banca del Veneto Centrale</strong> e della <strong>Fondazione Monte di Pietà</strong>, in collaborazione con <strong>Magis</strong>, <strong>Nuovo Bar Astra</strong> e il <strong>Comune di San Vito di Leguzzano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da giugno a settembre la rassegna attraversa la città con spettacoli di teatro contemporaneo, esperienze immersive, appuntamenti dedicati alle famiglie e progetti che mettono al centro il rapporto tra arte, comunità e paesaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettacolo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A ventisei anni un ragazzo decide di lasciare tutto. Il lavoro, le abitudini, le aspettative. Parte da solo per percorrere il <strong>Kungsleden</strong>, il Sentiero del Re, un itinerario di oltre <strong>460 chilometri</strong> nel nord della Svezia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tappa dopo tappa il viaggio si trasforma in un&#8217;esperienza che attraversa paesaggi incontaminati, rifugi sperduti, incontri inattesi e lunghi momenti di silenzio. I luoghi raccontati, le persone incontrate e gli avvenimenti narrati appartengono alla realtà, o forse alla memoria che li ha trasformati nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;euforia della partenza lascia progressivamente spazio alla fatica, alla solitudine, allo stupore e infine all&#8217;incontro con l&#8217;altro, fino al ritorno. Non come conclusione del viaggio, ma come possibilità di guardare la propria vita da una prospettiva diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In scena il racconto prende forma attraverso una partitura che intreccia parola, musica e immagini. Una <strong>chitarra</strong>, una <strong>loop station</strong>, un <strong>euphonium</strong> e un <strong>corno</strong>, suonati dal vivo da <strong>Giacomo Tamburini</strong> e <strong>Vittorio Simonetto</strong>, accompagnano la narrazione in un paesaggio sonoro che dialoga con il folklore scandinavo, la canzone d&#8217;autore e la sperimentazione musicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regia di <strong>Pietro Cerchiello</strong>, con la supervisione di <strong>Tommaso Imperiali,</strong> sceglie un linguaggio essenziale: pochi elementi scenici, fotografie, video e luce evocano i paesaggi attraversati dal protagonista, fino all&#8217;apparizione dell&#8217;aurora boreale, trasformando il viaggio fisico in un itinerario interiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo è ideato e interpretato da <strong>Pietro Cerchiello</strong>, con la drammaturgia e la supervisione alla regia di <strong>Tommaso Imperiali</strong> e le musiche eseguite dal vivo da <strong>Giacomo Tamburini</strong> e <strong>Vittorio Simonetto</strong>. È una produzione <strong>Dimore Creative</strong>, con il sostegno di <strong>Scenario ETS</strong> e del <strong>Teatrino dei Fondi – San Miniato</strong>, Residenza per artisti nei territori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pietro Cerchiello e Dimore Creative</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attore e autore diplomato alla <strong>Civica Accademia d&#8217;Arte Drammatica Nico Pepe</strong> di Udine, <strong>Pietro Cerchiello</strong> è il direttore artistico di <strong>Dimore Creative ETS</strong>, realtà nata nel 2021 a Lomazzo dall&#8217;incontro di un collettivo di artisti under 30.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La compagnia sviluppa progetti teatrali, percorsi partecipativi e attività formative, promuovendo una ricerca capace di mettere in dialogo nuove drammaturgie, territori e comunità. Nel 2025 è l&#8217;unica realtà produttiva under 35 a ottenere il riconoscimento <strong>Next</strong> di Regione Lombardia e riceve il <strong>Premio Scenario Alessandra Belledi</strong>, oltre a essere selezionata in importanti reti nazionali dedicate alla nuova scena, tra cui <strong>Italia dei Visionari</strong>, <strong>Powered by REF – Romaeuropa</strong>, <strong>CURA</strong>e la <strong>Biennale di Venezia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dj Leezaa e Astra Bistrò</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dello spettacolo, dalle <strong>19.30</strong>, il giardino del Teatro Astra accoglierà il pubblico con <strong>Astra Bistrò</strong>, uno spazio dedicato alla convivialità dove fermarsi per un aperitivo, una cena o un drink immersi nell&#8217;atmosfera della rassegna. La serata sarà accompagnata dal <strong>dj set di Dj Leezaa</strong>, DJ e producer originaria della provincia di Vicenza, tra le protagoniste della scena elettronica e house del Veneto, con una selezione che attraversa sonorità house e underground ispirate al clubbing europeo. <strong>Nuovo Bar Astra</strong> e <strong>Rudnik Osteria Balcanica</strong> proporranno aperitivi, cena, drink e stuzzichini, trasformando il tempo dell&#8217;attesa in un&#8217;occasione di incontro e condivisione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biglietteria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Biglietti:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intero € 12</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ridotto Under 30 € 7</p>



<p class="wp-block-paragraph">Card Serate Terrestri (3 spettacoli) € 30</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/concerto-per-uno-sconosciuto-di-pietro-cerchiello-allastra/">&#8220;Concerto per uno sconosciuto&#8221; di Pietro Cerchiello all&#8217;Astra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Visioni di Danza torna al Castello di Romeo: tre spettacoli sotto le stelle a Montecchio Maggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 07:34:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il festival Visioni di Danza rinnova anche quest&#8217;anno il suo tradizionale appuntamento estivo al Castello di Romeo di Montecchio Maggiore. Martedì 14 luglio, alle 21.15, il suggestivo scenario delle mura medievali ospiterà una serata di danza contemporanea che, come da<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il festival <strong>Visioni di Danza</strong> rinnova anche quest&#8217;anno il suo tradizionale appuntamento estivo al <strong>Castello di Romeo</strong> di Montecchio Maggiore. Martedì <strong>14 luglio</strong>, alle <strong>21.15</strong>, il suggestivo scenario delle mura medievali ospiterà una serata di danza contemporanea che, come da tradizione, vedrà il pubblico assistere agli spettacoli <strong>seduto sull&#8217;erba e sotto le stelle</strong>, favorito anche dalle temperature estive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In programma tre performance proposte da altrettante compagnie nazionali, due delle quali in <strong>prima regionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la serata sarà <strong>&#8220;Frammenti&#8221;</strong> della <strong>Twain Physical Dance Theatre</strong>, in prima regionale, con la regia di <strong>Loredana Parrella</strong>, che firma anche la coreografia insieme a <strong>Yoris Petrillo</strong>. Lo spettacolo, ispirato al celebre racconto <em>La sentinella</em> di <strong>Frederick Brown</strong>, affronta un tema di forte attualità, mettendo in discussione il confine tra &#8220;noi&#8221; e &#8220;gli altri&#8221;. La narrazione evidenzia come l&#8217;Altro venga spesso percepito come un nemico senza che vi sia un reale tentativo di comprenderlo, mostrando invece quanto siano più numerosi gli elementi che uniscono rispetto a quelli che dividono e sottolineando l&#8217;assurdità di ogni guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguirà <strong>&#8220;Twiggies&#8221;</strong> della <strong>Compagnia Arearea</strong>, interpretato da <strong>Irene Ferrara</strong> e <strong>Angelica Margherita</strong> su coreografia di <strong>Roberto Cocconi</strong>, con musiche dei <strong>The United States of America</strong> e dei <strong>Pink Floyd</strong>. La performance prende ispirazione dalla figura di <strong>Twiggy</strong>, nome d&#8217;arte di <strong>Lesley Hornby</strong>, iconica modella londinese simbolo degli anni Sessanta e della Swinging London. Prima a indossare la minigonna, divenne emblema delle rivoluzioni culturali e della nuova libertà espressiva della gioventù dell&#8217;epoca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere la serata sarà l&#8217;altra <strong>prima regionale</strong>, <strong>&#8220;Pitbull&#8221;</strong> della compagnia <strong>ASMED – Balletto di Sardegna</strong>, con concept e coreografia di <strong>Rocco Suma</strong> del collettivo S Dance Company. Sul palco saliranno <strong>Sally Demonte, Flavia Giuliani, Sara Salvo, Salvatore Sciancalepore, Rocco Suma e Sofia Zanetti</strong>. Lo spettacolo affronta il tema della violenza collettiva e del meccanismo che trasforma un gruppo in un branco capace di accanirsi contro il singolo. Il parallelismo tra l&#8217;essere umano e il pitbull richiama il concetto di una violenza appresa, evidenziando il peso che cultura, educazione e condizionamenti sociali esercitano sui comportamenti individuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I biglietti costano <strong>15 euro</strong> l&#8217;intero e <strong>10 euro</strong> il ridotto. Saranno in vendita alla biglietteria del Castello di Romeo a partire da un&#8217;ora prima dell&#8217;inizio dello spettacolo (tel. <strong>0444 492259</strong>). Su <strong>Vivaticket</strong> è disponibile un titolo d&#8217;ingresso che comprende l&#8217;intera serata con i tre spettacoli al prezzo di <strong>15 euro</strong> (ridotto <strong>10 euro</strong>). Per informazioni e prenotazioni è possibile scrivere a <strong><a>visionididanza@gmail.com</a></strong> oppure contattare il numero <strong>393 1048528</strong>.</p>
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		<title>Stelle di Domani 2026: tornano in scena i nuovi talenti della danza internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 luglio al 3 agosto quattordici giovani ballerini selezionati dalle più prestigiose accademie del mondo saranno protagonisti del progetto del Balletto di Venezia. Alla guida il direttore artistico Alessio Carbone, con un cast di maestri di livello internazionale e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 10 luglio al 3 agosto quattordici giovani ballerini selezionati dalle più prestigiose accademie del mondo saranno protagonisti del progetto del Balletto di Venezia. Alla guida il direttore artistico Alessio Carbone, con un cast di maestri di livello internazionale e la straordinaria partecipazione di Sylvie Guillem</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un viaggio internazionale tra Venezia, Dublino, Firenze, Moncalvo e Andorra per scoprire e valorizzare le nuove promesse della danza mondiale. Torna per la terza edizione <strong>Stelle di Domani</strong>, il progetto artistico del <strong>Balletto di Venezia</strong> che dal 10 luglio al 3 agosto porterà sul palcoscenico quattordici giovani talenti selezionati tra le migliori accademie di danza del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il patrocinio del Ministero della Cultura e sotto la direzione artistica di <strong>Alessio Carbone</strong>, già primo ballerino dell’Opéra de Paris e fondatore della compagnia Balletto di Venezia, i giovani danzatori avranno l’opportunità di vivere la loro prima esperienza professionale, ricevere un primo contratto come ballerini e confrontarsi con un corpo docente composto da alcune delle più importanti personalità della danza internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La grande novità dell’edizione 2026 sarà proprio la presenza di un cast di altissimo prestigio. Tra gli ospiti spicca la straordinaria partecipazione di <strong>Sylvie Guillem</strong>, leggenda assoluta della danza mondiale, nel ruolo di Maître de Ballet. Accanto a lei anche l’étoile internazionale <strong>Olga Smirnova</strong> come Maestra del ballo, insieme ad altri importanti protagonisti della coreografia contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La grande novità di quest’anno è proprio la presenza di un cast di alto prestigio, con la straordinaria partecipazione della leggenda della danza Sylvie Guillem in qualità di Maître de Ballet – racconta Alessio Carbone –. Sarà inoltre con noi anche l’étoile internazionale Olga Smirnova come Maestra del ballo, insieme a importanti nomi della coreografia contemporanea. Per i talenti dell’edizione 2026 sarà un’esperienza unica apprendere da artisti di questo calibro e siamo davvero entusiasti della loro partecipazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione prenderà il via a Venezia, città dove nasce la compagnia del Balletto di Venezia e dove il progetto Stelle di Domani trova la sua casa naturale. Nella straordinaria cornice della <strong>Scuola Grande di San Rocco</strong>, i giovani ballerini si esibiranno tra le magnifiche tele del Tintoretto che decorano la Sala Capitolare, uno dei massimi capolavori dell’arte italiana del Cinquecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli appuntamenti italiani figura anche la partecipazione al <strong>Florence Dance Festival di Firenze</strong> e la residenza artistica presso <strong>Orsolina28 Art Foundation</strong> a Moncalvo, in provincia di Asti. Qui i danzatori avranno la possibilità di lavorare sulle creazioni di alcuni tra i più importanti coreografi contemporanei, tra cui <strong>Medhi Walerski, Simone Valastro, Ruaidhrí Maguire, Mauro De Candia, Claude Brumachon, Kinsun Chan</strong> (assistito da Juliette Rahon) e <strong>Daniel Proietto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato sarà uno spettacolo capace di unire la grande tradizione classica e neoclassica con un linguaggio contemporaneo e innovativo, offrendo al pubblico un incontro tra tecnica, talento e nuove visioni artistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma prevede anche due appuntamenti internazionali. Il 13 luglio a Dublino si terrà il <strong>Gran Gala di Danza</strong> presso la <strong>Royal Irish Academy of Music</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Con alcuni dei migliori giovani danzatori d’Europa, il Gran Gala di quest’anno celebrerà non solo la loro straordinaria arte, ma anche il crescente ponte culturale tra l’Irlanda e Venezia, unite dal linguaggio senza tempo della danza», spiega <strong>Gerardine Connolly</strong>, cofondatrice del Balletto di Venezia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gran finale dell’edizione 2026 sarà invece ad <strong>Andorra La Vella</strong>, presso <strong>Editorial Andorra</strong>, dove verrà inaugurata una nuova prestigiosa collaborazione nata con l’obiettivo di portare spettacoli di danza di alto livello nel piccolo Principato dei Pirenei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La preparazione di questa terza edizione di Stelle di Domani è per me una profonda gioia – conclude Alessio Carbone –. Le persone che credono in questo progetto sono di anno in anno sempre di più: e questo, ne sono certo, è solo l’inizio».</p>



<h2 class="wp-block-heading">I giovani talenti selezionati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno tra i 17 e i 19 anni e condividono lo stesso sogno: trasformare la danza nella propria vita professionale. I protagonisti di <strong>Stelle di Domani 2026</strong> sono stati selezionati da Alessio Carbone attraverso un percorso di talent scouting tra Europa e Stati Uniti e provengono dalle più prestigiose realtà formative internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le scuole e compagnie rappresentate figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Académie Princesse Grace</strong> di Montecarlo;</li>



<li><strong>Accademia Teatro alla Scala</strong> di Milano;</li>



<li><strong>American Ballet Theater Studio Company</strong> di New York;</li>



<li><strong>École de Danse de l&#8217;Opéra National de Paris</strong>;</li>



<li><strong>Royal Danish Ballet School</strong> di Copenhagen;</li>



<li><strong>Royal Ballet School</strong> di Londra.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per la maggior parte dei giovani artisti coinvolti, Stelle di Domani 2026 rappresenta il primo vero passo verso una carriera professionale e la possibilità di diventare le future étoile della danza internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nomi dei protagonisti dell’edizione 2026 sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Marcel Sarda, Ilyane Bel-Lahsen ed Ekaterina Bréau</strong> (Paris Opéra Ballet School);</li>



<li><strong>Dillon Brizic e Utako Takeda</strong> (Académie Princesse Grace);</li>



<li><strong>Benedetta Boccini</strong> (Accademia Teatro alla Scala);</li>



<li><strong>Emma Zhang Larsen e Tobias Jorgensen</strong> (Royal Danish Ballet School);</li>



<li><strong>Maximilian Catazaro, Ptolemy Gidney, Kiera Sun e Audrey Tovar Dunster</strong> (ABT Studio Company);</li>



<li><strong>Emma Grace Lucano e Millán De Benito</strong> (Royal Ballet School).</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto Stelle di Domani</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Stelle di Domani è il progetto principale del Balletto di Venezia e nasce con l’obiettivo di offrire ogni anno un palcoscenico internazionale e un primo contratto professionale a un gruppo di giovani diplomati provenienti dalle migliori accademie di danza del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il repertorio diversificato, una programmazione intensa e il lavoro con insegnanti e maestri di balletto di altissimo livello permettono ai giovani artisti di sviluppare tecnica, maturità scenica e consapevolezza artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I ballerini hanno inoltre la possibilità di interpretare grandi opere del repertorio classico, spesso riservate ad artisti con maggiore esperienza, acquisendo competenze fondamentali per il loro futuro professionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Balletto di Venezia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Balletto di Venezia</strong> nasce come fucina di talenti e nuove visioni artistiche. Sotto la direzione di Alessio Carbone, già primo ballerino dell’Opéra di Parigi, la compagnia si propone come punto d’incontro tra eccellenza formativa e ricerca artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Patrocinato dal Ministero Italiano della Cultura, il Balletto di Venezia è un ente non profit con sede in Italia e dal 2026 anche una fondazione registrata negli Stati Uniti d’America.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il calendario degli spettacoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>VENEZIA – Scuola Grande San Rocco</strong><br>10, 11, 12, 15, 16 luglio – ore 20.00<br>18 luglio – ore 15.00<br>19 luglio – serata riservata agli sponsor<br>23, 24, 25 luglio – ore 20.00</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>DUBLINO – Royal Irish Academy of Music</strong><br>13 luglio – ore 20.00</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FIRENZE – Florence Dance Festival</strong><br>21 luglio – ore 21.30</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MONCALVO (AT) – Orsolina28</strong><br>1 agosto – ore 19.30</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ANDORRA LA VELLA – Editorial Andorra</strong><br>3 agosto – ore 19.00</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per informazioni generali: <strong><a>info@ballettodivenezia.com</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fratelli Dalla Via con &#8220;Antropocene e altri pocèti&#8221; per Terrestri d&#8217;estate 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[astra]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[terrestri]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">VICENZA, 8 LUGLIO 2026 &#8211; Che cosa significa abitare un luogo? E quando il paesaggio smette di essere soltanto lo sfondo delle nostre vite per ricordarci che è una casa condivisa, di cui tutti siamo responsabili? Da queste domande prende forma <strong>Antropocene e altri pocèti</strong>, il nuovo progetto dei <strong>Fratelli Dalla Via</strong> e <strong>Favilla Lab</strong>, in scena <strong>giovedì 9 luglio alle ore 21.30</strong> al <strong>Teatro Astra di Vicenza</strong> per il terzo appuntamento delle <strong>Serate Terrestri</strong> di <strong>Terrestri d&#8217;estate 2026</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la consueta ironia che contraddistingue la loro scrittura, <strong>Marta e Diego Dalla Via</strong> attraversano uno dei temi più urgenti del presente senza cercare risposte semplici, ma invitando il pubblico a osservare il proprio tempo da una prospettiva inattesa, dove comicità, pensiero e immaginazione convivono nello stesso spazio scenico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Terrestri d&#8217;estate 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo è inserito nel cartellone di <strong>Terrestri d’estate 2026</strong>, la nona edizione della rassegna ideata e curata da <strong>La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale</strong> per il <strong>Comune di Vicenza, </strong>con il sostegno della Regione del Veneto e del MiC &#8211; Ministero della Cultura, con il contributo della Camera di Commercio di Vicenza, Banca del Veneto Centrale, e Fondazione Monte di Pietà, con la collaborazione di Magis,&nbsp; Nuovo Bar Astra e Comune di San Vito di Leguzzano. Da giugno a settembre il festival porta in città teatro contemporaneo, spettacoli per famiglie, Silent Play e itinerari immersivi nel paesaggio urbano e naturale, animando il Teatro Astra e numerosi luoghi del territorio con un programma rivolto a pubblici di tutte le età. Accanto alle <strong>Serate Terrestri</strong>, il cartellone comprende <strong>Famiglie Curiose</strong>, dedicate ai più piccoli, i <strong>Silent Play</strong> tra città e natura, <strong>La Corte dei Bambini</strong> a San Vito di Leguzzano e il <strong>Carpaneda Ecofestival</strong>, appuntamento che intreccia linguaggi artistici, ambiente e comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettacolo Antropocene e altri pocèti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Letteralmente, <em>evento</em> significa &#8220;venir fuori&#8221;, accadere. Che si tratti delle Olimpiadi, di un concerto o della prima neve, tutto ciò che accade nel nostro tempo sembra trasformarsi in un evento. Ma che cosa dovrebbe davvero emergere? Che cosa desideriamo che accada?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa riflessione prende avvio <strong>Antropocene e altri pocèti</strong>, uno spettacolo che si addentra nel dibattito sul cambiamento climatico scegliendo il linguaggio del teatro e della comicità. In un presente saturo di discorsi, allarmi, negazioni e slogan, i Fratelli Dalla Via rovistano tra scienza, filosofia, senso comune e contraddizioni quotidiane, cercando di restituire complessità senza rinunciare all&#8217;ironia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo due poveri teatranti &#8211; raccontano Marta e Diego Dalla Via &#8211; siamo nipoti di un recuperante. <em>Antropocene e altri pocèti</em> è accorgersi dell&#8217;altro. Accorgersi del resto. Il paesaggio non è il nostro set fotografico, non la scenografia della nostra vita, ma la casa di tutti. Una casa che ha bisogno di manutenzione infinita. Non gira tutto intorno a te.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo è un progetto dei <strong>Fratelli Dalla Via</strong> e <strong>Favilla Lab</strong>, con ideazione e interpretazione di <strong>Marta Dalla Via</strong> e <strong>Diego Dalla Via</strong>, prodotto da <strong>La Piccionaia – Centro di Produzione Teatrale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fratelli Dalla Via e Favilla Lab</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da oltre quindici anni Marta e Diego Dalla Via sviluppano una ricerca teatrale capace di intrecciare lingua, territorio e contemporaneità. Cresciuti a Tonezza del Cimone, hanno scelto di vivere e lavorare nel luogo in cui sono nati, trasformando la montagna vicentina in uno spazio di produzione culturale e di osservazione privilegiato del presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le loro drammaturgie, caratterizzate da dialoghi fulminanti, personaggi sospesi tra realtà e paradosso e una comicità capace di affrontare temi complessi senza semplificarli, hanno ottenuto importanti riconoscimenti nazionali. Tra i lavori più noti figurano Piccolo Mondo Alpino, Walter e Mio figlio era come un padre per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Favilla Lab, fondato da Diego Dalla Via, è un laboratorio culturale nato a Tonezza del Cimone che mette in relazione teatro, ecologia e partecipazione, costruendo occasioni di incontro tra pratiche artistiche e territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Astra Bistrò</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dello spettacolo, dalle <strong>19.30</strong>, il giardino del Teatro Astra accoglierà il pubblico con <strong>Astra Bistrò</strong>, uno spazio dedicato alla convivialità dove fermarsi per un aperitivo, una cena o un drink immersi nell&#8217;atmosfera della rassegna. La serata sarà accompagnata dal <strong>dj set di Dj Magenta</strong>, mentre <strong>Nuovo Bar Astra</strong> e <strong>Rudnik Osteria Balcanica</strong> proporranno aperitivi, cena, drink e stuzzichini, trasformando il tempo dell&#8217;attesa in un&#8217;occasione di incontro e condivisione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biglietteria</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Costo dei biglietti: Intero € 12; Ridotto (under 30) € 7;&nbsp; Card Serate Terrestri (3 spettacoli) € 30</p>



<h2 class="wp-block-heading">Informazioni e prenotazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://www.teatroastra.it/">www.teatroastra.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ufficio Teatro Astra</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contrà Barche 55 – Vicenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tel. 0444 323725 <a href="mailto:info@teatroastra.it">info@teatroastra.it</a></p>
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		<title>Visioni di Danza porta cinque compagnie tra Marano Vicentino e Villaverla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il festival Visioni di Danza torna protagonista nel territorio vicentino con due appuntamenti dedicati alla danza contemporanea: giovedì 9 luglio a Marano Vicentino e sabato 11 luglio a Villaverla saranno complessivamente cinque le compagnie ospitate, con altrettante performance capaci di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il festival Visioni di Danza torna protagonista nel territorio vicentino con due appuntamenti dedicati alla danza contemporanea: giovedì 9 luglio a Marano Vicentino e sabato 11 luglio a Villaverla saranno complessivamente cinque le compagnie ospitate, con altrettante performance capaci di spaziare tra ricerca artistica, contaminazioni teatrali e nuove interpretazioni del movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo appuntamento è in programma giovedì 9 luglio alle 21.15 nella Piazzetta di via S. Maria a Marano Vicentino, con ingresso gratuito. Sul palco si esibiranno la compagnia belga Irene K con <em>Intersections</em> e la compagnia Artemis Danza/Monica Casadei con la produzione <em>I Bislacchi</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Intersections</em> è interpretato da Nona Munnix e Jessica Van Cauteren, con la direzione artistica di Irene Kalbusch. Le coreografie non seguono una struttura narrativa tradizionale, ma costruiscono uno spazio aperto in ogni direzione, dove al centro si trovano l’essere umano, i suoi desideri, le sue paure, le sue tensioni e le sue visioni. Un lavoro che nasce dall’esplorazione delle emozioni e delle possibilità espressive del corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I Bislacchi</em>, spettacolo realizzato in collaborazione con la Fondazione Federico Fellini di Rimini e il CID &#8211; Centro Internazionale Danza di Parma, si ispira invece all’universo creativo di Federico Fellini. I danzatori riportano in scena e reinventano immagini, atmosfere e personaggi tratti da alcuni dei film più celebri del regista riminese, accompagnati dalle indimenticabili musiche di Nino Rota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo appuntamento del festival è fissato per sabato 11 luglio alle 21.15 nella suggestiva cornice di Villa Ghellini a Villaverla. L’ingresso prevede un biglietto intero di 12 euro e un ridotto di 10 euro. La serata ospiterà tre compagnie: Atacama, Irene K, che proporrà nuovamente <em>Intersections</em>, e Cod Danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atacama presenterà <em>Lost Solos</em>, spettacolo prodotto su musiche originali e ideato, coreografato e diretto da Patrizia Cavola e Ivan Truol. Il titolo richiama l’immagine di uccelli solitari che compaiono improvvisamente lontano dalla loro abituale rotta migratoria, separati dallo stormo e fuori dal luogo in cui dovrebbero trovarsi. Una metafora di smarrimento e trasformazione, come se nell’orientamento interiore qualcosa si fosse modificato o fosse intervenuta una mutazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cod Danza, formazione diretta da Chiara Olivieri con Daniel Tosseghini e Zagana Capilupi, porterà in scena <em>A Faun</em>, una rilettura di <em>Prélude à l’après-midi d’un faune</em> di Claude Debussy, opera ispirata all’universo poetico di Stéphane Mallarmé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spettacolo affronta il tema della sensualità non come semplice rappresentazione erotica, ma come condizione percettiva capace di modificare il rapporto tra i corpi. Attraverso una scrittura fisica fatta di attrazione, sospensione e distanza, i due interpreti esplorano la continua tensione tra impulso animale e costruzione formale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due serate che confermano Visioni di Danza come appuntamento dedicato alla scoperta della danza contemporanea nelle sue forme più diverse, portando sul territorio compagnie internazionali e produzioni capaci di unire tecnica, ricerca e immaginazione.</p>
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		<title>Torna Hoga Zait: sull&#8217;Altopiano di Asiago dieci giorni dedicati alla cultura cimbra</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:50:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[Asiago]]></category>
		<category><![CDATA[Cimbri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ASIAGO, 6 LUGLIO 2026 &#8211; Sarà l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni, tra Roana e le sue frazioni, a ospitare dal 10 al 19 luglio la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro. Organizzata dal Comune di Roana, la manifestazione porta<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">ASIAGO, 6 LUGLIO 2026 &#8211; Sarà l&#8217;Altopiano dei Sette Comuni, tra Roana e le sue frazioni, a ospitare dal 10 al 19 luglio la ventunesima edizione di Hoga Zait, il Festival Cimbro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzata dal Comune di Roana, la manifestazione porta avanti da oltre vent&#8217;anni un ricco programma fatto di escursioni guidate, concerti, spettacoli e laboratori, capace di intrecciare comunità locale, territorio e tradizioni. Il nome stesso, Hoga Zait, in lingua cimbra significa &#8220;tempo alto&#8221; — ovvero &#8220;tempo di festa&#8221; — e racchiude lo spirito di un evento pensato per dare spazio e voce, ogni estate, a una delle culture più antiche dell&#8217;arco alpino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edizione di quest&#8217;anno assume un significato particolare: cade infatti il cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Roana e la città bavarese di Velden. Più che una semplice celebrazione formale, si tratta del riconoscimento di un rapporto costruito attorno a una lingua e a un&#8217;identità condivise. Il festival coglie l&#8217;occasione del mezzo secolo di gemellaggio per allargare lo sguardo oltre i confini locali, verso la Baviera, Luserna e la Lessinia, ribadendo come la cultura cimbra sia tutt&#8217;altro che un reperto da conservare: è una lingua ancora viva, portata avanti da una comunità che continua a raccontarsi attraverso musica, parole e cammino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base di questo legame tra Roana e Velden c&#8217;è proprio l&#8217;idioma cimbro, parlato per secoli sull&#8217;Altopiano dei Sette Comuni: una lingua di ceppo germanico che ha conservato, meglio di molte altre varianti, tratti arcaici particolarmente antichi — quasi un bavarese d&#8217;altri tempi, rimasto intatto come sotto una teca. Proprio per questa unicità, l&#8217;Altopiano ha attirato nel tempo l&#8217;interesse di studiosi e ricercatori da Austria e Baviera: scoprire il cimbro qui equivale, per un linguista tedesco, a quello che proverebbe uno studioso italiano imbattendosi in un paese dove si parla ancora come ai tempi di Dante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato proprio un ricercatore tedesco, Hugo Resch, a porre le basi di questo rapporto tra le due comunità. Originario di Landshut, in Baviera, Resch entrò in contatto con la lingua cimbra negli anni &#8217;50, durante un periodo di lavoro nel Veronese, restandone profondamente affascinato. Da quell&#8217;incontro nacque una vera dedizione di studio, che lo portò a diventare uno dei massimi esperti della materia e a redigere un dizionario cimbro con oltre 25.000 voci. Nell&#8217;arco di oltre trent&#8217;anni, Resch tornò più volte a Roana, Luserna e in Lessinia, contribuendo alla nascita di diversi istituti culturali dedicati al cimbro, tra cui l&#8217;Istituto di Cultura Cimbra di Roana. Fu proprio su suo suggerimento che l&#8217;amministrazione di Velden si mise in contatto con quella di Roana, portando nel 1976 alla firma del gemellaggio. Un legame che, in questi cinquant&#8217;anni, ha trovato ulteriore sostegno nell&#8217;attività del Cimbern-Kuratorium Bayern, l&#8217;associazione bavarese impegnata nello studio e nella diffusione della cultura cimbra al di là delle Alpi.</p>
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		<title>Un’altra estate di “Visioni di Danza”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 09:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 4 luglio al 1° agosto torna “Visioni di Danza”, il festival che per la sua settima edizione conferma e amplia la propria presenza sul territorio vicentino, portando spettacoli, prime regionali e performance site specific in piazze, ville e luoghi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 4 luglio al 1° agosto torna “Visioni di Danza”, il festival che per la sua settima edizione conferma e amplia la propria presenza sul territorio vicentino, portando spettacoli, prime regionali e performance site specific in piazze, ville e luoghi simbolici della provincia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’apertura è fissata per sabato 4 luglio alle 21.15 in piazza Mazzini a Breganze, mentre la chiusura, secondo tradizione, si terrà a Vicenza a fine luglio e con una coda finale il 1° agosto. Oltre al capoluogo, il festival farà tappa nei Comuni partner della stagione 2026: Breganze, Marano Vicentino, Montecchio Maggiore, Schio e Villaverla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto è firmato dalla compagnia vicentina Naturalis Labor, con la direzione artistica di Luciano Padovani, e si realizza grazie al contributo del Ministero della Cultura, della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza, dei Comuni coinvolti, della Camera di Commercio di Vicenza e della Fondazione Roi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’apertura e le prime regionali</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La serata inaugurale del 4 luglio proporrà il cavallo di battaglia della compagnia, “Le tango des Malfaiteurs”, già applaudito in numerosi contesti, con ingresso gratuito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cartellone dell’edizione 2026 prevede sette prime regionali e una fitta programmazione che intreccia compagnie italiane e internazionali, tra spettacoli in teatro, spazi urbani e interventi inaspettati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Incursioni urbane e doppio appuntamento a Marano</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tornano anche le “incursioni metropolitane” a sorpresa, in programma il 9 luglio a Vicenza, il 10 a Schio e l’11 a Montecchio Maggiore, con la Hinterland Dance Theatre Company impegnata in performance itineranti senza preavviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre il 9 luglio, a Marano Vicentino, nella piazzetta di via Santa Maria, è previsto un doppio appuntamento: la Compagnie Irene K (Belgio) con “Intersections” e, a seguire, Artemis Danza / Monica Casadei con “I Bislacchi – Omaggio a Fellini”, in collaborazione con la Fondazione Federico Fellini e il Centro internazionale Danza di Parma.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ville, castelli e giardini</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’11 luglio a Villaverla, in Villa Ghellini, andrà in scena “Corpi in scena”, serata condivisa tra Atacama, Irene K e Cod Danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 14 luglio il festival si sposterà al Castello di Romeo di Montecchio Maggiore con tre performance di danza contemporanea: “Twiggies” di Arearea, “Frammenti” (prima regionale) di Twain Physical Dance Theatre e “Pitbull” di ASMED-Balletto di Sardegna, in collaborazione con Arteven.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 21 luglio il Giardino Jacquard di Schio ospiterà una serata con quattro prime regionali: Balletto Teatro di Torino con “Noa”, Compagnia degli Istanti con “Intersection Bach”, Versiliadanza con “Fabula Mala” e DANCEHAUSpiù con “Radical Bodies”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ritorno a Montecchio e Schio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il 23 luglio il festival tornerà a Montecchio Maggiore con “Paysage après la bataille” della compagnia Naturalis Labor e “Le donne di Puccini” di Movimentoinactor Teatrodanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 28 luglio nuovo appuntamento a Schio, ancora al Giardino Jacquard, con Lost Movement (“Locker_room”), Immersive Dance Theatre Performance (“Home”) ed Egribiancodanza (“Amor di Mundo”).</p>



<h3 class="wp-block-heading">La chiusura a Vicenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La fase finale del festival si svolgerà a Vicenza nella Loggia del Capitaniato tra il 28 e il 31 luglio, con un’appendice diffusa il 1° agosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli appuntamenti principali, il 28 luglio spicca “Tango in Loggia”, con incontro con i danzatori di Naturalis Labor e milonga serale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 29 luglio si aprirà con uno speech di Déjà Donné su “Framing”, seguito da tre coreografie tra cui la stessa compagnia, Mandala Dance Company e Naturalis Labor con “Studio su W.”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 30 luglio sarà la volta di Fabula Saltica con “Risonanze”, seguita da Irene K, Bellanda e Adarte. Il 31 luglio chiusura ufficiale con Irene K, COD Danza e Compagnia degli Istanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 1° agosto il festival si concluderà con una incursione performativa in luoghi e orari non definiti nel centro di Vicenza, affidata ai danzatori di Naturalis Labor.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un festival diffuso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">“Visioni di Danza” si conferma così un progetto diffuso che unisce linguaggi contemporanei, contaminazioni artistiche e spazi non convenzionali, portando la danza fuori dai teatri tradizionali e dentro il paesaggio urbano e architettonico del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Informazioni e programma completo sono disponibili sui siti <a href="http://www.visionididanza.org">www.visionididanza.org</a> e <a href="http://www.facebook.com/visionididanza">www.facebook.com/visionididanza</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Tocatì, presentata la 24ma edizione del festival dei giochi in strada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VENEZIA, 1 LUGLIO &#8211;  “Tocatì oltre ad essere un festival è un progetto culturale che negli anni ha saputo affermarsi come uno degli appuntamenti più significativi del panorama nazionale e internazionale, capace di coniugare tradizione, partecipazione, inclusione e valorizzazione del patrimonio<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>VENEZIA, 1 LUGLIO &#8211;  “<em>Tocatì</em> oltre ad essere un festival è un progetto culturale che negli anni ha saputo affermarsi come uno degli appuntamenti più significativi del panorama nazionale e internazionale, capace di coniugare tradizione, partecipazione, inclusione e valorizzazione del patrimonio immateriale. Ne è conferma l’iscrizione del Programma <em>Tocatì</em> al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO, prima nel suo genere in Italia, e il suo inserimento tra i Grandi Eventi della Regione del Veneto”.Così l’assessore regionale alla Cultura <strong>Valeria Mantovan</strong> ha aperto questa mattina, a Palazzo Balbi, la conferenza stampa di presentazione della 24ª edizione di <em>Tocatì</em> – Festival Internazionale dei Giochi in Strada, in programma a Verona dal 18 al 20 settembre 2026. Promosso dall’Associazione Giochi Antichi con il Comune di Verona, il sostegno della Regione del Veneto e il patrocinio dell&#8217;UNESCO e dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura, il Festival, a ingresso libero, rappresenta oggi una delle più importanti esperienze internazionali dedicate al gioco tradizionale. Il paese ospite d’onore di questa edizione è <strong>l’Irlanda</strong>.Alla presentazione, oltre a Mantovan, sono intervenuti l’assessore regionale alla Valorizzazione dei Siti UNESCO <strong>Marco Zecchinato</strong>, la Presidente della Seconda Commissione Consiglio Regionale <strong>Elisa De Berti,</strong> la Console Generale d’Irlanda a Milano <strong>Maria Sheehy</strong>, l’assessora alle Manifestazioni del Comune di Verona <strong>Alessia Rotta</strong> e il Presidente dell’Associazione Giochi Antichi <strong>Diego Caloi</strong>.“Il valore di <em>Tocatì</em> risiede anche nella straordinaria rete di istituzioni, associazioni, volontari e comunità che lo rende possibile. È questa capacità di fare sistema che ne ha fatto un modello riconosciuto ben oltre i confini regionali. Per la Regione, iniziative come <em>Tocatì</em> rappresentano un investimento certo nella cultura come motore di coesione sociale, crescita dei territori e promozione della nostra identità, in dialogo con le culture di tutto il mondo. <em>Tocatì</em> è anche un importante volano per il territorio: richiama visitatori, genera valore economico, promuove il turismo culturale e rafforza l’immagine del Veneto come luogo dinamico e aperto. Confermiamo quindi la nostra vicinanza a questa manifestazione e invitiamo fin d’ora cittadini, visitatori e operatori culturali a partecipare numerosi a questa nuova edizione”, conclude Mantovan.“Per tre giorni <em>Tocatì</em> trasforma Veronetta in uno spazio pubblico dedicato al gioco tradizionale, un’attività accessibile e partecipata, non una semplice rievocazione”, dichiara <strong>Marco Zecchinato</strong>, assessore regionale alla Valorizzazione dei Siti UNESCO. “È proprio questo a renderlo coerente con il lavoro sul patrimonio culturale immateriale: pratiche che vivono solo se continuano a essere condivise e trasmesse. Nell’edizione 2026, in particolare, il festival porta a Verona l&#8217;Irlanda con l&#8217;hurling, le Uilleann Pipes e l&#8217;arpa celtica: tradizioni riconosciute dall&#8217;UNESCO che si intrecciano con una Buona Pratica UNESCO, all’interno di una città Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il loro valore non sta nelle sigle: sta nel mostrare come culture diverse rispondano a bisogni comuni di relazione, regole condivise e spazio pubblico. Con l’apertura di <strong>Casa Tocatì</strong>, infine, Verona consolida un presidio stabile dedicato al gioco tradizionale, che va ben oltre la dimensione del festival. Per la Regione ciò rappresenta un esempio prezioso di valorizzazione in cui patrimonio materiale e immateriale si sostengono e si rafforzano a vicenda”. <a href="http://tracking.regve.it/tracking-dcRCE/qaR9ZwR4ZmVkBGD1ZGt3ZGR5ZGN0ZPM5qzS4qaR9ZQbmDD" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Festival “AQUA – La filosofia del mare”, stasera  chiusura con Stefano Nazzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 08:46:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>JESOLO 1 LUGLIO &#8211; Ultimo appuntamento per la quarta edizione del Festival “Aqua – La filosofia del mare” di Jesolo: oggi, mercoledì 1 luglio, alle 20.30 in piazza Milano, Stefano Nazzi presenta Predatori (recupero della data rinviata il 10 giugno). Raccontare significa andare sotto la superficie, ascoltare ciò<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">JESOLO 1 LUGLIO  &#8211; Ultimo appuntamento per la quarta edizione del Festival <strong>“Aqua – La filosofia del mare”</strong> di <strong>Jesolo</strong>: oggi, mercoledì 1 luglio, alle 20.30 in piazza Milano, <strong>Stefano Nazzi</strong> presenta <em><strong>Predatori</strong></em> (recupero della data rinviata il 10 giugno).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare significa andare sotto la superficie, ascoltare ciò che non è immediatamente visibile. Nazzi, giornalista e scrittore, ripercorre il suo percorso professionale tra cronaca, indagine e narrazione, soffermandosi sul bisogno umano di comprendere il reale attraverso le storie. Da&nbsp;<em>Predatori</em>, il suo ultimo libro, nasce una riflessione sul confine tra bene e male, su chi osserva e su chi prova a fermare la violenza, ma anche sul rapporto profondo tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. La parola diventa strumento di consapevolezza, che invita a rallentare, guardare, capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ingresso libero</strong>&nbsp;<strong>fino a esaurimento posti a sedere disponibili.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>In caso di maltempo l&#8217;incontro verrà spostato al Cinema Teatro Vivaldi (Jesolo, Viale del Bersagliere 1).</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival Aqua è promosso dal Comune di Jesolo e dal Consorzio di Imprese Turistiche JesoloVenice, con la direzione artistica di Marilisa Capuano per Associazione Futuro delle Idee e l’organizzazione di Gabriele Vian per Suonica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>***</strong></p>



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		<title>Al Teatro Astra torna Terrestri d’estate: “Album” di Kepler-452 tra memoria, immagini e vite che resistono al tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 2 luglio 2026, dalle 19.30, per le Serate Terrestri di Terrestri d&#8217;estate «Album» di Kepler-452 alle 21.30, ma prima AstraBistrò con dj EllemUno spettacolo sulla memoria: fotografie, anguille e la vita che non ricordiamo Che cosa resta di una<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Giovedì 2 luglio 2026, dalle 19.30, per le Serate Terrestri di Terrestri d&#8217;estate</em></p>



<h1 class="wp-block-heading">«Album» di Kepler-452 alle 21.30, ma prima AstraBistrò con dj Ellem<br><em>Uno spettacolo sulla memoria: fotografie, anguille e la vita che non ricordiamo</em></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa resta di una vita quando il tempo comincia a scolorire i ricordi? Che cosa custodiscono le fotografie quando gli sguardi che le hanno generate iniziano a sfumare? Da queste domande prende forma <strong>Album</strong>, lo spettacolo della compagnia <strong>Kepler-452</strong>, in scena <strong>giovedì 2 luglio alle ore 21.30</strong> al <strong>Teatro Astra di Vicenza</strong>, secondo appuntamento delle <strong>Serate Terrestri, che verrà anticipato da Astrabistrò con Dj Ellem</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un lavoro che attraversa la memoria individuale e quella collettiva, intrecciando storie personali, immagini e biografie con i grandi eventi che trasformano il nostro tempo. Un racconto teatrale che invita il pubblico a interrogarsi su ciò che ricordiamo, su ciò che dimentichiamo e su ciò che continua a vivere nelle immagini. Uno spettacolo che non si svolgerà in forma tradizionale: il giardino del Teatro Astra verrà allestito usando oggetti e mobili vintage, recuperati da Insieme Cooperativa Sociale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Terrestri d’estate 2026</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a> Lo spettacolo è inserito nel cartellone di <strong>Terrestri d’estate 2026</strong>, la nona edizione della rassegna ideata e curata da <strong>La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale</strong> per il <strong>Comune di Vicenza, </strong>con il sostegno della Regione del Veneto e del MiC &#8211; Ministero della Cultura, con il contributo della Camera di Commercio di Vicenza, Banca del Veneto Centrale, e Fondazione Monte di Pietà, con la collaborazione di Magis, Nuovo Bar Astra e Comune di San Vito di Leguzzano. Da giugno a settembre il festival porta in città teatro contemporaneo, spettacoli per famiglie, Silent Play e itinerari immersivi nel paesaggio urbano e naturale, animando il Teatro Astra e numerosi luoghi del territorio con un programma rivolto a pubblici di tutte le età. Accanto alle <strong>Serate Terrestri</strong>, il cartellone comprende <strong>Famiglie Curiose</strong>, dedicate ai più piccoli, i <strong>Silent Play</strong> tra città e natura, <strong>La Corte dei Bambini</strong> a San Vito di Leguzzano e il <strong>Carpaneda Ecofestival</strong>, appuntamento che intreccia linguaggi artistici, ambiente e comunità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo spettacolo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a> Un album fotografico è una macchina del tempo. Ogni fotografia custodisce una storia, ogni storia apre una finestra verso un altrove: verso ciò che siamo stati, verso le persone che abbiamo amato, verso i luoghi che abbiamo attraversato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa immagine prende avvio <strong>Album</strong>, uno spettacolo che si confronta con la memoria e con il suo lento sbiadire. Una memoria fisiologica, quando il tempo, la vecchiaia o le malattie degenerative modificano il ricordo; materiale, quando una catastrofe cancella gli oggetti di una vita; sociale, quando dimenticare significa perdere il senso di ciò che siamo stati e, insieme, la capacità di immaginare ciò che potremmo diventare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sperimentando una spazialità non frontale e utilizzando dispositivi di ripresa dal vivo e proiezione audiovisiva, Kepler-452 costruisce una performance che nasce dall’incontro con persone e comunità di diverse parti d’Italia e d’Europa. Le loro immagini, i loro racconti e le loro esperienze diventano materia teatrale, in un continuo dialogo tra l’intimità delle biografie individuali e la dimensione collettiva della memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad attraversare lo spettacolo è anche una domanda nata dall’osservazione del mondo naturale: come fanno tutte le anguille del mondo, a un certo punto della loro vita, a percorrere migliaia di chilometri per ritrovarsi nello stesso luogo, guidate da una memoria ancestrale? Un’immagine che diventa metafora del nostro bisogno di appartenenza, delle tracce che ci guidano e di ciò che continuiamo a cercare, anche quando non sappiamo più ricordarne l’origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Album</strong> è un progetto di <strong>Kepler-452</strong> (Nicola Borghesi ed Enrico Baraldi), vincitore del bando <strong>Daily Bread</strong> nell’ambito del progetto europeo <strong>Stronger Peripheries – A Southern Coalition</strong>, coprodotto con <strong>Pergine Festival</strong>, <strong>Pro Progressione</strong> e <strong>L’Arboreto – Teatro Dimora di Mondaino</strong>, con il sostegno del <strong>Comune di Bologna</strong> e della <strong>Regione Emilia-Romagna</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A cura di <strong>Kepler-452</strong> (Nicola Borghesi ed Enrico Baraldi), lo spettacolo ha in scena <strong>Nicola Borghesi</strong>, con la Drammaturgia di <strong>Enrico Baraldi, Nicola Borghesi e Riccardo Tabilio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La compagnia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a> Fondata a Bologna nel 2015, <strong>Kepler-452</strong> nasce dall’incontro tra <strong>Nicola Borghesi</strong>, <strong>Enrico Baraldi</strong>, <strong>Paola Aiello</strong> e, per l’organizzazione, <strong>Michela Buscema</strong>, cui si affianca dal 2021 <strong>Roberta Gabriele</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca della compagnia si sviluppa lungo due direttrici: raggiungere pubblici che abitualmente non frequentano il teatro e portare in scena le vite di persone non professioniste, gli “esperti della vita quotidiana”. Lavoratori, migranti, anziani e giovani diventano protagonisti di spettacoli che intrecciano documentazione, biografia e creazione teatrale, dando vita a un linguaggio riconosciuto nel panorama nazionale e internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i lavori più significativi figurano <strong>Il Capitale. Un libro che ancora non abbiamo letto</strong>, <strong>F. – Perdere le cose</strong>, <strong>Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso</strong> e <strong>Il Capitale. Storia di una rivoluzione collettiva</strong>, fino al recente <strong>Place of Safety</strong>, vincitore del <strong>Premio Ubu 2025</strong> come miglior spettacolo dell’anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalle 19.30 AstraBistrò e Dj Ellem</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a> Ad accompagnare la serata sarà <strong>Astra Bistrò</strong>, lo spazio conviviale nel giardino e nel cortile del Teatro Astra che dalle <strong>19.30</strong> accoglierà il pubblico con un’atmosfera informale e festosa. Ad animare il pre-spettacolo <strong>Dj Ellem</strong>, con le sue sonorità, i suoi ritmi incalzanti e i suoi beat, mentre <strong>Nuovo Bar Astra</strong> e <strong>Rudnik Osteria Balcanica</strong> proporranno aperitivi, cena, drink e stuzzichini per tutta la serata. Un’occasione per vivere il teatro non solo come luogo di spettacolo, ma anche come spazio di incontro, relazione e condivisione, dove fermarsi prima dell’evento o prolungare l’esperienza insieme agli altri spettatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><br></h2>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a><br><br></h2>



<h2 class="wp-block-heading"><a></a> <strong>Biglietteria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><a></a> Intero € 12<br>Ridotto under 30 € 7<br>Card Serate Terrestri (3 spettacoli) € 30</p>



<p class="wp-block-paragraph">Informazioni e prenotazioni:<br><a href="http://www.teatroastra.it"></a><a href="http://www.teatroastra.it"><u>www.teatroastra.it</u></a></p>
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		<title>NOTTI MAGICHE A CA&#8217; ARNALDI: TEATRO E GRANDE CINEMA ILLUMINANO L&#8217;ESTATE DI NOVENTA VICENTINA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BASSO VICENTINO - AREA BERICA]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[STREET TG]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luci che si accendono, il profumo delle sere d&#8217;estate e la magia della condivisione. Il Parco di Villa Ca&#8217; Arnaldi a Noventa Vicentina si conferma il cuore pulsante della cultura sul territorio. Da un lato la grande tradizione sul palcoscenico<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Luci che si accendono, il profumo delle sere d&#8217;estate e la magia della condivisione. Il Parco di Villa Ca&#8217; Arnaldi a Noventa Vicentina si conferma il cuore pulsante della cultura sul territorio. Da un lato la grande tradizione sul palcoscenico con l’attesissima <em>Estate Teatrale</em>, una rassegna interamente dedicata alla memoria di Franco Bellin che ogni venerdì sera porterà in scena commedia e musica. Dall&#8217;altro, il grande schermo all&#8217;aperto con i mercoledì del <em>Cinema al Chiaro di Luna</em> dedicati a tutta la famiglia. Un binomio perfetto tra spettacolo e comunità. Ma prima di dare la parola ai protagonisti e ascoltare le interviste, scopriamo insieme tutti gli appuntamenti in calendario. Sotto: le locandine.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il cartellone dell&#8217;Estate Teatrale (Venerdì ore 21:00)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Venerdì 3 luglio</strong>: &#8220;Sottobanco&#8221; di Domenico Starnone – Regia di Giovanni Vit (La Graticcia &#8211; Compagnia Teatrale).</li>



<li><strong>Venerdì 10 luglio</strong>: &#8220;Ex&#8221;, una fresca commedia di Aldo Nicolaj – Regia di Giovanni Florio (L&#8217;Archibugio Compagnia Teatrale).</li>



<li><strong>Venerdì 17 luglio</strong>: &#8220;El Cavalier de la Trista Figura&#8221;, testo di Franco Antolini – Regia di Sabrina Carletti (Compagnia Teatrale El Gavetin).</li>



<li><strong>Venerdì 24 luglio</strong>: &#8220;L&#8217;usel del Marascial (Il ritorno)&#8221;, di Loredana Cont – Regia di Ermanno Regattieri (Amici Teatro Dell&#8217;Attorchio Aps).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 25 luglio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">ore 21.00 Parco di Villa Cà Arnaldi &#8211; Replica dello spettacolo del FESTIVAL DELL’INCLUSIONE “Zero per Caso” a cura di Vento dell’Aiuto.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Venerdì 31 luglio</strong>: &#8220;Una scala verso il cielo&#8221;, concerto diretto da Antonio Zefiro (Coro e ensemble Amici della musica Barbarano).</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Gli appuntamenti con il Cinema al Chiaro di Luna (Mercoledì ore 21:30)</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Mercoledì 22 luglio</strong>: &#8220;Brenta Connection&#8221; – Presentano la serata il regista Cristian Tomassini e lo sceneggiatore Silvio Marotta.</li>



<li><strong>Mercoledì 29 luglio</strong>: &#8220;Big Hero 6&#8221; – Serata targata Disney per famiglie e bambini.</li>



<li><strong>Mercoledì 5 agosto</strong>: &#8220;Le città di pianura&#8221; – Il pluripremiato film di Francesco Sossai (vincitore di 8 David di Donatello).</li>



<li><em>(Nota: In caso di maltempo è già prevista una data di recupero per il 12 agosto).</em></li>
</ul>
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		<title>Il Teatro romano di Berga torna protagonista con il premio #Volotea4Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 14:57:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza si prepara a una nuova fase della sua storia. Grazie alla vittoria del premio #Volotea4Veneto, il Comune si è aggiudicato circa 39 mila euro che consentiranno di realizzare un nuovo allestimento dedicato al Teatro<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza si prepara a una nuova fase della sua storia. Grazie alla vittoria del premio <strong>#Volotea4Veneto</strong>, il Comune si è aggiudicato circa 39 mila euro che consentiranno di realizzare un nuovo allestimento dedicato al Teatro romano di Berga, primo passo di un più ampio percorso di valorizzazione del museo e del suo patrimonio archeologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A illustrare il progetto sono stati il sindaco Giacomo Possamai e l&#8217;assessore alla Cultura, al Turismo e all&#8217;Attrattività della città Ilaria Fantin, insieme, in collegamento, alla conservatrice archeologa del Museo Naturalistico Archeologico Valentina Donadel e con un videomessaggio di Valeria Rebasti, International Market Director di Volotea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ci tenevamo a ringraziare tutti coloro i quali hanno partecipato al premio #Volotea4Veneto, iniziativa nata in collaborazione con Gruppo SAVE e Regione del Veneto per promuovere e sostenere alcune eccellenze culturali del territorio – ha dichiarato il sindaco Giacomo Possamai -. Da parte dell’intera amministrazione rivolgiamo 5.255 grazie, tanti quanti i voti che abbiamo ricevuto ottenendo i 39mila euro messi in palio da Volotea. È un risultato importante, frutto di una campagna di comunicazione partita dall’amministrazione per poi allargarsi all’intera città, coinvolgendo i rappresentanti di associazioni e realtà del territorio, comunicatori e creator. Una campagna capace di toccare tanti cittadini che hanno colto il nostro impegno ed entusiasmo dando il loro voto. Il Teatro romano di Berga è uno dei tesori forse meno conosciuti della città. È un monumento di 2 mila anni, andato quasi del tutto distrutto, di cui si conservano dei resti al Museo Naturalistico Archeologico e anche nella zona, dove sorgeva, di Porton del Luzzo, all’interno di palazzi privati e in un civico di proprietà pubblica. Nell’ottica della valorizzazione del Teatro romano stiamo quindi facendo dei ragionamenti per capire se in questa zona sarà possibile riaprire alcuni luoghi e mostrare i resti. Grazie al premio #Volotea4Veneto la città è tornata a conoscere il Teatro romano di Berga e a portare una maggiore attenzione al Museo Naturalistico Archeologico. È stato quindi un lavoro di squadra che vorremmo replicare anche per l’Oratorio dei Boccalotti, proprietà di Ipab di Vicenza. Una gemma della città, chiusa ormai da diversi anni, che si vuole rendere aperta agli ospiti dell’Ipab e alla città, candidata dal Fai alla nuova edizione dei “Luoghi del cuore”, aperta fino al 15 dicembre. Saremo quindi al fianco del Fai per il voto all’Oratorio dei Boccalotti. È infatti un’occasione per coinvolgere l’intera città e per far riscoprire, come successo con il Teatro romano di Berga, luoghi nascosti della città».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assessore Ilaria Fantin ha sottolineato come il riconoscimento rappresenti un ulteriore tassello nella strategia di valorizzazione del patrimonio cittadino. «Per l’amministrazione non è un’eccezione cercare di condividere e valorizzare il patrimonio culturale cittadino – ha sottolineato l’assessore Ilaria Fantin -. Avviene spesso e in modi diversi, in alcuni casi con il contributo di privati cittadini, in altri con il sostegno di grandi realtà del territorio. Il premio #Volotea4Veneto rappresenta un esempio di questo sforzo collettivo, che ha saputo coinvolgere l’intera città. È una vittoria infatti che per il Museo Naturalistico Archeologico rappresenta un altro passo avanti nella sua valorizzazione, che segue all’arrivo, voluto dall’amministrazione, di una conservatrice archeologa, una figura scientifica dedicata alla valorizzazione del museo, e ad altre iniziative che presenteremo in futuro. Ci tenevamo quindi a dire a tutti un grande “grazie”: agli assessori e consiglieri comunali coinvolti, agli uffici comunali, in particolare l&#8217;ufficio stampa e il settore Musei, alle varie personalità del territorio che ci hanno sostenuto, come Dino Caliero, presidente dell’Azione Cattolica Vicenza, Rita Dal Molin del Csv Vicenza, don Francesco Gasparini, direttore del Museo Diocesano di Vicenza, Agata Keran, storica dell&#8217;arte e curatrice del Museo d&#8217;arte sacra di Monte Berico, Christian Greco, direttore del Museo egizio di Torino; ai creators Francesco Baruto (Barutz_fra), Cristina di “Folletti_in_viaggio”, Alessandra di “animodivino” Viviana di “vivianaltea” e Salvatore di “napoletani in veneto”. Grazie anche alle librerie del centro storico e ai commercianti per la distribuzione di segnalibri e volantini, ai cinema Spazio Roma e Odeon per la proiezione del video promo, all’Ordine degli avvocati dei Vicenza per averci aperto le porte della loro sede a Porton del Luzzo e ad Aim Ambiente per il sostegno nella campagna di comunicazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione anche da parte della direttrice dei Musei Civici, Valeria Cafà: «Abbiamo affrontato questo contest convinti potesse essere una buona occasione per riportare l&#8217;attenzione sul Museo Naturalistico Archeologico e, nello specifico, sulla storia romana di Vicenza; visto l&#8217;esito, faremo tesoro di questa esperienza che ci ha dato grande soddisfazione. Vorrei inoltre ringraziare i colleghi dei musei per la grande passione e competenza che hanno portato in questa nuova sfida. Il progetto su cui stiamo lavorando sarà il vero risultato di questa esperienza».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vedere il Teatro Romano di Berga tornare al centro dell&#8217;attenzione grazie a un progetto così partecipato è per noi motivo di grande soddisfazione &#8211; ha dichiarato Valeria Rebasti, International Market Director di Volotea -. Con #Volotea4Veneto abbiamo dato ai cittadini la possibilità di scegliere quale iniziativa sostenere, trasformando il loro coinvolgimento in un aiuto concreto per il territorio. Siamo felici che il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza possa ora dare avvio a un percorso che unisce tutela, ricerca e innovazione, contribuendo a raccontare uno dei luoghi simbolo della storia della città. Desidero congratularmi con il Museo, il Comune di Vicenza e ringraziare tutti gli enti che hanno preso parte a questa edizione, insieme a Gruppo SAVE e Regione del Veneto, con cui condividiamo l&#8217;impegno per la valorizzazione delle eccellenze venete».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vittoria è arrivata grazie ai <strong>5.255 voti</strong> raccolti tra l&#8217;8 maggio e il 10 giugno. Tra tutti i partecipanti sarà estratto un voucher Volotea del valore di 1.000 euro. Il progetto vicentino ha superato il Parco Naturale Regionale della Lessinia (4.995 voti), il Museo Civico di Bassano del Grappa (3.612) e la Fondazione Querini Stampalia di Venezia (2.403).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un viaggio nella Vicetia romana</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto <strong>&#8220;Vicenza città di teatri. La riscoperta del Teatro romano di Berga&#8221;</strong> punta a riportare alla luce uno dei monumenti più significativi dell&#8217;antica Vicetia, fonte di ispirazione anche per Andrea Palladio nella progettazione del Teatro Olimpico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento interesserà completamente la sala del museo dedicata al Teatro di Berga, con il restauro delle statue e degli elementi decorativi in marmo, una ricostruzione tridimensionale basata sugli studi più recenti, nuovi strumenti di storytelling digitale, apparati grafici e una nuova illuminazione studiata per valorizzare la plasticità delle sculture e ricreare l&#8217;effetto scenico del teatro romano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei prossimi mesi prenderanno il via la progettazione e gli studi preliminari, mentre il nuovo allestimento sarà completato nel corso del 2027.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un tesoro nascosto nel cuore di Vicenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzato a partire dalla prima metà del I secolo d.C. e completato in età Claudia, il Teatro romano di Berga fu ampliato nel II secolo con un ricco apparato decorativo. Nei secoli successivi le sue strutture vennero inglobate negli edifici del borgo Berga, tanto che ancora oggi l&#8217;andamento curvilineo della cavea è riconoscibile nella forma dei palazzi e alcuni resti sono tuttora visitabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i reperti conservati al Museo Naturalistico Archeologico spiccano il nucleo di sculture in marmo dedicate alla dinastia Giulio-Claudia, tra cui un ritratto di Augusto, due statue femminili probabilmente raffiguranti Agrippina Minore e Antonia Minore, una statua loricata e un busto maschile attribuito forse a Nerone nelle vesti di Giove, il cui volto fu volutamente mutilato in epoca romana, in uno dei più antichi esempi di cancellazione dell&#8217;immagine per motivi politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Dal feed di Instagram al palco del Lumen: così Ele A ha conquistato il pubblico di Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 08:23:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA & SPETTACOLO]]></category>
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		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Anita Guelfi La serata dedicata all&#8217;urban del Lumen Festival si è aperta con tre artisti capaci di rappresentare, ciascuno a modo proprio, alcune delle sfaccettature più interessanti della nuova scena italiana. Ad aprire il programma sono stati Niyama, rapper<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p class="wp-block-paragraph">di Anita Guelfi</p>



<p class="wp-block-paragraph">La serata dedicata all&#8217;urban del Lumen Festival si è aperta con tre artisti capaci di rappresentare, ciascuno a modo proprio, alcune delle sfaccettature più interessanti della nuova scena italiana. Ad aprire il programma sono stati Niyama, rapper vicentina che intreccia hip hop, R&amp;B e sfumature neo-soul, e Gio Fog, rapper padovano vincitore dell&#8217;Underdog Contest indetto proprio dal Lumen Festival. Niyama ha portato sul palco il suo stile riconoscibile e personale, mentre Gio Fog ha proposto un rap dalle influenze trap e cloud, con un immaginario profondamente legato alla provincia e alla cultura skate. Due approcci diversi ma complementari, capaci di scaldare il pubblico e accompagnarlo verso il cuore della serata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza-1024x575.jpeg" alt="" class="wp-image-369623" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza-1024x575.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza-626x352.jpeg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza-100x56.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza-846x475.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/Ele-A-Vicenza.jpeg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A fare da ponte verso l&#8217;headliner è stato Promessa, tra i nomi emergenti della nuova scena urban italiana. Il suo stile mescola rap, cantautorato e sonorità elettroniche in brani che alternano introspezione ed energia. Un live intenso e curato, che ha fatto muovere e cantare il pubblico davanti al palco, preparando il terreno all&#8217;ingresso di Ele A.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è chi l&#8217;ha scoperta grazie al consiglio di un amico. E chi, invece, semplicemente scorrendo Instagram. «Mi sono comparsi alcuni suoi freestyle e ho iniziato ad ascoltarla», racconta uno dei ragazzi presenti ieri sera al Lumen Festival. Una storia personale che, in realtà, assomiglia a quella di molti altri spettatori. Per una parte del pubblico più giovane, infatti, la musica passa prima dallo schermo di uno smartphone e solo dopo arriva sul palco. Un percorso diverso rispetto al passato, ma ormai sempre più comune.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="791" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza-1024x791.jpeg" alt="" class="wp-image-369624" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza-1024x791.jpeg 1024w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza-540x417.jpeg 540w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza-100x77.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza-846x654.jpeg 846w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/lumen-vicenza.jpeg 1170w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È anche questo uno degli aspetti che il Lumen Festival riesce a fotografare: portare sul palco artisti che rappresentano il presente della musica, intercettando un pubblico giovane che vive la scoperta musicale in modo completamente diverso rispetto a qualche anno fa. Non solo grandi nomi già affermati, ma anche artisti che stanno costruendo il proprio percorso attraverso una crescita costante, alimentata dai live, dal passaparola e da una presenza sempre più forte sui social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ele A, rapper e cantautrice svizzera classe 2002, è oggi tra le voci più interessanti della nuova scena rap italiana. Arrivata al Lumen dopo un percorso costruito con costanza, ha dimostrato sul palco la grinta, lo stile e l&#8217;energia che la contraddistinguono. Una crescita che negli ultimi anni le ha permesso di conquistare uno spazio sempre più importante nel panorama musicale italiano, grazie a un&#8217;identità artistica riconoscibile e a una scrittura capace di alternare tecnica, introspezione e autenticità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="847" height="414" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-1.jpeg" alt="" class="wp-image-369625" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-1.jpeg 847w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-1-626x306.jpeg 626w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-1-100x49.jpeg 100w" sizes="auto, (max-width: 847px) 100vw, 847px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo nome è ormai associato ad alcune delle collaborazioni più importanti della scena, con artisti del calibro di Guè, Neffa e Cor Veleno, oltre all&#8217;esibizione sul palco del Concerto del 1° Maggio di Roma. Tappe che hanno contribuito a consolidarne la credibilità artistica senza far perdere quella spontaneità che continua a caratterizzare il suo modo di stare sul palco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il live al Lumen Festival, Ele A ha confermato proprio questa cifra stilistica. Nessun effetto speciale fine a sé stesso, ma una presenza scenica solida, costruita soprattutto sull&#8217;interpretazione e sul rapporto diretto con il pubblico. Il concerto è scivolato via con naturalezza, alternando i brani più conosciuti a momenti più intimi, nei quali è emersa la componente più personale della sua scrittura. Il pubblico ha risposto con attenzione e partecipazione, accompagnando i pezzi più noti e seguendo con entusiasmo anche quelli meno conosciuti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="935" height="655" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09.jpeg" alt="" class="wp-image-369626" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09.jpeg 935w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09-595x417.jpeg 595w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09-228x160.jpeg 228w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09-100x70.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.09-846x593.jpeg 846w" sizes="auto, (max-width: 935px) 100vw, 935px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione è quella di trovarsi davanti a un&#8217;artista che, pur essendo ancora all&#8217;inizio della propria carriera, ha già trovato una direzione precisa. La sua forza non sta soltanto nella tecnica o nella capacità di scrivere barre efficaci, ma soprattutto nell&#8217;essere riuscita a costruire un linguaggio capace di parlare a una generazione che si riconosce nelle sue parole e nel suo modo di raccontarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esibizione si è inserita perfettamente nello spirito del Lumen Festival, che anche quest&#8217;anno continua a distinguersi per una programmazione capace di mettere insieme artisti già affermati e nuove realtà in forte crescita. Una formula che permette al pubblico non solo di assistere ai concerti dei propri artisti preferiti, ma anche di scoprirne di nuovi, spesso destinati a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel panorama musicale italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i social sono il luogo dove oggi molti artisti vengono scoperti, festival come il Lumen restano il luogo in cui quella scoperta si trasforma in un&#8217;esperienza condivisa. Perché un reel può incuriosire, un freestyle può diventare virale e una canzone può finire in una playlist. Ma è sotto un palco che nasce il rapporto più autentico tra artista e pubblico. Ed è probabilmente questa la forza della rassegna vicentina: riuscire a trasformare un algoritmo in una piazza, dando un volto e una voce a quella musica che, fino a poco prima, esisteva soltanto dietro lo schermo di un telefono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="950" height="697" src="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10.jpeg" alt="" class="wp-image-369627" srcset="https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10.jpeg 950w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-568x417.jpeg 568w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-100x73.jpeg 100w, https://www.tviweb.it/notizie-vicenza/tv-vicenza/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-26-at-10.09.10-846x621.jpeg 846w" sizes="auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px" /></figure>
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