15 Ottobre 2026 - 11.37

Vicentino, moglie picchiata per oltre due anni. Condanna a tre anni, MovimentiAMOci: «Quattro costole rotte, una vergogna»

Tre anni di reclusione per le violenze inflitte alla moglie, che nell’arco di oltre due anni avrebbe riportato quattro costole rotte, la frattura di un ginocchio, ematomi e ferite in diverse parti del corpo. È il caso avvenuto a Schio sul quale interviene duramente l’associazione MovimentiAMOci Vicenza, contestando la pena inflitta all’uomo e chiedendo maggiore tutela per le vittime di violenza domestica.

Secondo quanto riportato dall’associazione, la donna avrebbe subito per oltre due anni maltrattamenti e minacce da parte del marito, rendendo necessari tre accessi al pronto soccorso, con prognosi per complessivi 80 giorni.

Al termine del procedimento, l’uomo è stato condannato a tre anni di reclusione, con la riduzione di pena prevista dal rito abbreviato. Una decisione che ha provocato la dura reazione di MovimentiAMOci Vicenza.

«Quanto vale la sicurezza di una donna?»

«Fino a che punto deve arrivare la violenza perché una donna venga creduta? Dobbiamo aspettare che sia in fin di vita?», si chiede la presidente dell’associazione, Emanuela Natoli.

La protesta non riguarda soltanto l’entità della condanna, ma anche il sistema di protezione delle donne che denunciano violenze domestiche.

«Troppo spesso le donne denunciano, raccontano le violenze, chiedono aiuto, ma le loro parole vengono messe in dubbio, minimizzate o non adeguatamente considerate», denuncia l’associazione, sottolineando la necessità di attivare tempestivamente valutazioni del rischio e misure di protezione efficaci.

MovimentiAMOci precisa di non voler mettere in discussione le garanzie processuali, ma solleva una questione sulla proporzionalità della risposta giudiziaria rispetto alla gravità delle conseguenze fisiche e psicologiche subite dalle vittime.

La richiesta: monitorare condanne e riduzioni di pena

L’associazione chiede all’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne di ampliare l’attività di monitoraggio, verificando non soltanto il numero delle denunce, ma anche le condanne, le riduzioni di pena, la loro effettiva esecuzione e le risposte delle istituzioni alle richieste di aiuto.

Al centro della denuncia anche il fenomeno della vittimizzazione secondaria, che si verifica quando una persona già vittima di violenza subisce ulteriori sofferenze a causa delle modalità con cui viene ascoltata, giudicata o trattata dalle istituzioni e dagli altri soggetti coinvolti.

«Non bastano convegni, dichiarazioni e giornate commemorative. Servono ascolto, giustizia e protezione concreta, prima che sia troppo tardi», afferma MovimentiAMOci Vicenza.

La presidente Emanuela Natoli conclude con un messaggio netto: «Una donna non deve rischiare di morire per essere creduta».

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