25 Settembre 2026 - 11.29

Veneto – Maschere in lattice, un jammer e appunti sulle gioiellerie: sgominata banda

Un vero e proprio “vademecum” con indicazioni sull’ubicazione e sulla vulnerabilità di gioiellerie e laboratori orafi del Nord Italia. È uno degli elementi più significativi emersi dal blitz dei carabinieri condotto tra le province di Venezia e Treviso nell’ambito di un’indagine che coinvolge quattro persone, sospettate a vario titolo di tentata rapina aggravata, detenzione abusiva di armi e munizioni e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

L’operazione è scattata all’alba di giovedì 24 settembre e ha visto impegnati oltre 40 militari del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Venezia, delle Compagnie di Chioggia, San Donà di Piave e Conegliano, con il supporto delle unità cinofile di Torreglia e Aviano. Le perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Venezia, sono state eseguite a Fossò, San Donà di Piave e Santa Lucia di Piave.

Gli indagati sono tre italiani di 53, 56 e 59 anni e un cittadino straniero di 61 anni. Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo sarebbe stato impegnato nella preparazione di colpi contro attività e strutture considerate particolarmente redditizie.

L’indagine, avviata nel dicembre 2025, avrebbe permesso agli investigatori di ricostruire anche una rete di spaccio di cocaina attiva tra le province di Venezia e Treviso. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di impedire una rapina al caveau di un’azienda portavalori in provincia di Padova, che secondo gli inquirenti sarebbe stata programmata per il mese di ottobre.

Particolarmente consistente il materiale sequestrato durante le perquisizioni. I carabinieri hanno recuperato 28.550 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, tre passamontagna, sei maschere in lattice e semi-integrali e un “jammer”, apparecchio utilizzato per disturbare le frequenze radio.

Sono stati trovati anche due rilevatori di microspie, 24 munizioni calibro 12, 16 smartphone destinati ora all’analisi della Sezione Cyber Investigation del Nucleo Investigativo, cinque radio trasmittenti e due sistemi Gps utilizzabili per il controllo a distanza.

Tra gli oggetti sequestrati figurano inoltre strumenti per la clonazione delle chiavi e per l’accensione forzata delle automobili. Ma a richiamare in particolare l’attenzione degli investigatori sono stati gli appunti manoscritti contenenti informazioni su gioiellerie e laboratori orafi di diverse regioni del Nord Italia, con annotazioni relative anche alla loro vulnerabilità.

Nel corso delle perquisizioni sono stati recuperati anche monili in oro, orologi di pregio e pietre preziose. La loro provenienza è ancora oggetto di accertamenti e gli investigatori stanno verificando se possano essere collegati ad altri episodi criminali.

Uno dei quattro indagati, già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato arrestato in flagranza per la violazione della misura e posto agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo. Gli altri tre sono stati denunciati a piede libero.

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