25 Settembre 2026 - 9.24

La scienza secondo l’algoritmo: piccolo bestiario del nutrizionista fai-da-te

Di Alessandro Cammarano

C’è una nuova figura professionale che nessuna università ha mai formato, che nessun ordine ha mai iscritto nei propri albi, e che pure oggi conta più seguaci di un primario di endocrinologia. Non ha fatto tirocinio, non ha sostenuto un esame di Stato, non risponde a nessuna commissione disciplinare. Ha fatto, questo sì, ventitré video in una settimana, e agli occhi di due milioni di persone questo pesa più di una laurea appesa al muro di uno studio medico.

Proviamo a censirli, questi apostoli del benessere spontaneo, con lo spirito paziente dell’entomologo che non giudica l’insetto ma lo classifica.

Apre la rassegna il chimico pentito, quello che si firma «ex farmacista» o «biologo nutrizionista» con un tono da confessione, come se avesse lasciato la scienza ufficiale per amore della verità. Parla di «industria che nasconde», di «quello che i medici non ti dicono», canovaccio retorico vecchio quanto la piazza medievale del ciarlatano, oggi semplicemente verticale e in formato video breve. Il suo prodotto non è mai la conoscenza, è sempre in vendita: un integratore, un protocollo, un corso a pagamento spacciato per rivelazione.

Gli succede, per affinità di metodo, il banditore dell’ultimo pezzo, che non vende mai un prodotto ma una scadenza: il conto alla rovescia in sovrimpressione, la promozione «valida solo per le prossime tre ore», gli «ultimi cinque posti disponibili» che restano misteriosamente disponibili anche il mese seguente, con il medesimo conto alla rovescia ripartito da capo. È la tecnica di vendita più antica del mercato rionale, quella del banco che sta per chiudere, applicata a un negozio che in realtà non chiude mai: lo sconto è perenne, cambia solo il pretesto.

Più temibile per reputazione e fatturato è il guerriero del cortisolo, quello che ha trasformato un ormone dello stress – utile, misurabile solo con prelievi seriati e in contesti clinici precisi – in un mostro domestico responsabile di ogni pancia, ogni insonnia, ogni fallimento sentimentale. Vende gocce, tisane, pastiglie «anticortisolo» senza che nessuno, mai, abbia dosato il cortisolo di chi acquista. La diagnosi arriva prima dell’esame: è la medicina che ha rovesciato il metodo scientifico e lo ha rivenduto come rivoluzione del benessere.

Non manca all’appello il fabbricante di trasformazioni, quello delle metamorfosi in dodici settimane, prima e dopo illuminati diversamente, pancia rientrata con un filtro e non con una dieta. Promette lo stesso risultato a chiunque abbia una carta di credito e ignori che la genetica, il sonno, il cortisolo autentico – quello reale, misurato – e il tempo libero per allenarsi non sono distribuiti in modo uguale tra gli esseri umani.

Di segno opposto, ma di identica sicurezza, il naturalista militante: per lui ogni sostanza sintetizzata in laboratorio è sospetta e ogni erba è benedetta a prescindere dal dosaggio, come se dimenticasse che la cicuta è naturalissima e la penicillina no. Predica il ritorno alla natura dallo smartphone di ultima generazione, con la connessione di ultima velocità e il microfono professionale comprato online.

Percorre invece il supermercato con la telecamera accesa il decodificatore di etichette, che grida all’additivo come un tempo si gridava all’untore, senza mai spiegare la dose, che in tossicologia è tutto, e senza mai citare un’autorità sanitaria che non sia se stesso.

Officia poi il rito del digiuno il guru intermittente, sacerdote della colazione saltata come panacea universale: risolverebbe simultaneamente il metabolismo, la concentrazione, l’umore e, nei video più audaci, anche l’autostima, senza distinguere mai tra chi può trarne beneficio sotto controllo medico e chi ha già un rapporto complicato con il cibo, categoria verso cui questi contenuti sono tutt’altro che innocui.

Chiude la carrellata, ultimo arrivato ma già affollatissimo, l’oracolo del microbiota, che ha scoperto l’intestino come i naviganti scoprirono le Americhe e ora vende probiotici miracolosi basati su studi che, letti per intero e non nel titolo, dicono molto meno di quanto il video lasci intendere.

Il tratto comune, più del contenuto, è la grammatica: l’autorità sostituita dalla sicurezza espositiva, la citazione scientifica ridotta a parola-chiave, il «gli studi dimostrano» senza nome, autore, rivista, anno. È una medicina orale nel senso più antico, quella dei racconti tramandati, solo che qui il tramando dura quindici secondi ed è costruito per trattenere l’attenzione, non per curare.

Non è un fenomeno marginale: le autorità sanitarie europee e italiane segnalano da tempo la crescita di contenuti nutrizionali non verificati sui social, e diversi ordini dei medici e dei biologi nutrizionisti hanno più volte richiamato l’attenzione sul rischio di consigli alimentari o integrativi impartiti senza alcuna valutazione clinica individuale. Non servono cifre roboanti per dirlo: basta aprire l’applicazione e contare quanti, tra i primi dieci risultati per «cortisolo», indossano un camice che nessun ordine professionale ha mai firmato.

Verrebbe da chiedersi come si esca da questo assedio gentile di consigli non richiesti. La risposta più onesta, e meno virale, è la più antica del mondo: un dietologo reale, un esame del sangue autentico, un dubbio coltivato più a lungo di un colpo di pollice sullo schermo. Nel frattempo, l’algoritmo continuerà a proporci il prossimo salvatore, con lo stesso ritmo e la stessa fiducia con cui un tempo il banditore di piazza proponeva l’elisir buono per tutto. Cambia il palco, non cambia la commedia.

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