Veneto, dopo gli allarmi bomba arrivano le minacce di stupro: paura tra le studentesse

Dopo i falsi allarmi bomba che lunedì 19 ottobre hanno provocato l’evacuazione di decine di scuole, una nuova ondata di messaggi minacciosi sta preoccupando studenti e famiglie del Veneto. Questa volta nel mirino ci sono le ragazze: attraverso chat e social network si stanno diffondendo avvertimenti su presunte aggressioni sessuali di gruppo, con l’invito alle studentesse a non presentarsi a scuola.
Le segnalazioni riguardano soprattutto Verona, dove dalla serata di lunedì numerosi adolescenti hanno ricevuto comunicazioni che parlano di violenze sessuali organizzate nei pressi degli istituti superiori. Secondo alcune testimonianze raccolte dalla stampa locale, nelle conversazioni comparirebbero persino elenchi con i nomi di una decina di ragazze indicate come possibili vittime.
Al momento, tuttavia, non esistono conferme sull’effettiva organizzazione delle aggressioni. Anche le notizie relative a una presunta violenza sessuale nei pressi di una discoteca veronese non hanno trovato riscontri verificabili. Le segnalazioni hanno comunque spinto diversi genitori a rivolgersi alle forze dell’ordine, mentre alcune studentesse hanno manifestato il timore di raggiungere gli istituti o rientrare a casa da sole.
La vicenda arriva all’indomani della raffica di allarmi bomba che ha coinvolto numerose scuole italiane, con il Veneto tra le regioni maggiormente interessate. Nel Veronese sono stati evacuati 27 plessi tra Castel d’Azzano, Bosco Chiesanuova e Povegliano Veronese. Nel Padovano i controlli hanno riguardato la scuola Rodari di Padova, il Newton di Camposampiero e la Vivaldi di Montegrotto Terme. Coinvolta anche la primaria Fogazzaro di Arzignano, nel Vicentino.
Le minacce erano arrivate attraverso messaggi di posta elettronica contenenti riferimenti ad attentati terroristici, esplosivi e all’imposizione della legge islamica. Le verifiche condotte da Polizia, Carabinieri, artificieri e unità cinofile hanno escluso la presenza di ordigni. Le indagini riguardano anche le ipotesi di procurato allarme e interruzione di pubblico servizio.
Non è stato accertato alcun collegamento tra queste email e le successive minacce di violenza sessuale diffuse nelle chat.
Durissima la reazione del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che martedì 20 ottobre è intervenuto ufficialmente sulla vicenda.
«Non chiamiamole scherzi o bravate», ha dichiarato il governatore, sottolineando come intimidazioni di questo genere rappresentino una grave minaccia alla sicurezza e alla libertà delle donne.
Stefani ha chiesto di individuare i responsabili e di accertare chi abbia creato e diffuso i messaggi, indipendentemente dal fatto che si tratti di progetti criminali concreti oppure di provocazioni.
Il presidente ha inoltre evidenziato la necessità di intervenire sul piano educativo, coinvolgendo scuole, famiglie e istituzioni per contrastare una cultura che arriva a considerare la violenza sessuale uno strumento di intimidazione.
Resta ora da chiarire l’origine dei messaggi e la loro reale attendibilità. Il rischio è che minacce non verificate, amplificate dalla diffusione incontrollata sui social, finiscano per alimentare ulteriormente la paura in un ambiente scolastico già scosso dagli episodi degli ultimi giorni.










