La rivolta è bella. Soprattutto se il conto lo paga qualcun altro

Umberto Baldo
Stamattina ho ascoltato l’onorevole Elisabetta Piccolotti su Radio 24.
Ha tenuto ferma la posizione, distinguendo le manifestazioni degli studenti dagli atti di vandalismo e dalle devastazioni dei maranza.
Una distinzione sacrosanta, almeno in teoria.
Poi leggo Ilaria Salis, eurodeputata di AVS, che proclama: «GenZ in rivolta ovunque, hanno ragione!».
E non è la prima volta che l’eurodeputata si distingue per posizioni radicali.
Basti ricordare la sua difesa delle occupazioni di immobili, una concezione del conflitto sociale che rischia di mettere in secondo piano i diritti di chi quegli immobili li possiede.
Dopo le violenze di Milano, Salis richiama lo Stato di diritto, mette in guardia contro una destra che definisce autoritaria, classista e razzista ed invoca il garantismo per tutti.
Principi sacrosanti, naturalmente.
Ma il garantismo non dovrebbe impedire di spendere una parola anche per le vetrine sfondate, i negozi devastati, i commercianti che devono pagare i danni ed i poliziotti aggrediti.
Mi domando allora: ma dentro AVS si parlano?
Piccolotti distingue, Salis sembra esaltare la rivolta.
Fratoianni e Bonelli condividono entrambe le posizioni?
Oppure, quando si tratta di raccogliere consensi, ogni voce va bene e le contraddizioni si sistemano dopo?
Del resto, Salis è una loro scoperta politica, portata al Parlamento europeo anche grazie alla candidatura che le ha consentito di beneficiare dell’immunità parlamentare nel caso giudiziario ungherese.
Non sappiamo se oggi si siano pentiti della scelta.
Ma qualche domanda sulla loro scommessa politica è legittima.
Perché lo Stato di diritto non può essere invocato soltanto quando a rischiare sono i manifestanti.
Deve valere anche per il proprietario di una casa occupata, per il commerciante che trova il negozio devastato, e per il poliziotto che viene aggredito e mandato all’ospedale.
L’immunità parlamentare protegge l’esercizio del mandato, non rende immuni dalle contraddizioni politiche.
E soprattutto, sarebbe ora di chiarire una cosa: la protesta è un diritto, la devastazione non è un merito rivoluzionario.
Anche quando a praticarla sono giovani che una certa sinistra sembra incapace di criticare.
La rivoluzione con le vetrine degli altri è sempre molto più facile.
Umberto Baldo










