13 Ottobre 2026 - 9.41

Tutti cercano il Centro. Ma chi vuole davvero rappresentarlo?

Umberto Baldo

Con l’approvazione della legge elettorale, la campagna elettorale è già cominciata. 

E, come succede sempre quando si avvicinano le elezioni, i Partiti stanno riscoprendo una categoria di elettori che fino a ieri sembrava interessare poco: i centristi. 

Giorgia Meloni cerca di allargare il perimetro del centrodestra. 

Dall’altra parte, Elly Schlein e Giuseppe Conte devono trovare un modo per stare insieme senza farsi la guerra, mentre persino Bonelli e Fratoianni sembrano aver capito che lasciare  agli avversari campo libero sui moderati sarebbe un errore.

Il motivo è semplice: con la legge elettorale appena approvata, il 42% necessario per ottenere il cospicuo premio di maggioranza è diventato un obiettivo che condiziona le strategie di tutti. 

Ma sulla legge pende ancora l’esame della Corte costituzionale, il cui intervento non è atteso prima di un congruo numero di mesi.

Insomma, tutti fanno i conti. E tutti guardano al Centro.

Ma c’è una domanda che mi ronza in testa: vogliono davvero rappresentarlo o si accontentano di prenderne i voti?

Perché non è la stessa cosa.

Prendiamo Giuseppe Conte. Il suo rapporto con Elly Schlein rimane complicato, ed il problema non è soltanto stabilire chi debba guidare il cosiddetto Campo largo. Conte deve decidere quanto gli convenga stare dentro un’alleanza nella quale rischia di perdere la propria identità.

L’ipotesi che possa correre da solo, se le condizioni elettorali e politiche lo rendessero conveniente, circola già. 

Ma anche senza trasformare le indiscrezioni in certezze, il punto è evidente: il Movimento 5 Stelle cerca di conservare una propria autonomia, e può intercettare consensi anche fra elettori che non si riconoscono più nella sinistra tradizionale.

Questo, però, non significa che Conte rappresenti il Centro. 

Cercare voti moderati non equivale a condividere una cultura liberal-democratica.

Un partito può adottare toni rassicuranti, corteggiare gli elettori moderati e promettere maggiore attenzione alle imprese od al ceto medio. 

Ma questo non significa che abbia abbracciato il liberalismo, l’europeismo, la laicità dello Stato o la responsabilità fiscale.

Anche Meloni ha capito che quello spazio non può essere lasciato agli altri. 

E persino nella sinistra più estrema si moltiplicano le aperture verso un’area politica che fino a ieri veniva trattata con una certa sufficienza.

Il Centro, insomma, è tornato improvvisamente di moda; come certi vestiti che si riscoprono nell’armadio quando cambia la stagione.

Ma è qui che entra in gioco la questione della legge elettorale.

Io continuo a pensare che il proporzionale abbia un pregio fondamentale: permette agli elettori di scegliere una forza politica per ciò che rappresenta, senza essere costretti ad ingoiare programmi contraddittori ed alleanze costruite soltanto per battere l’avversario.

Non è un sistema perfetto. Nessun sistema elettorale lo è. 

E la governabilità conta, eccome. 

Ma non possiamo considerare la rappresentanza un fastidio da sacrificare ogni volta che i partiti faticano a mettersi d’accordo.

La Prima Repubblica, con tutti i suoi difetti, aveva almeno questo merito: il pluralismo politico non era considerato una malattia da curare. 

Liberali, repubblicani, socialisti, cattolici ed altre culture politiche potevano presentarsi agli elettori con una propria identità. 

Poi le maggioranze si costruivano in Parlamento, con tutti i vantaggi ed i limiti di quel sistema.

Oggi, invece, si tende a chiedere agli elettori di scegliere prima il “Blocco”, e poi, quasi incidentalmente, il Partito. 

E chi non si riconosce nei due schieramenti viene invitato a scegliere il male minore.

lI punto non è che il proporzionale sia sempre e comunque migliore. 

È che un sistema elettorale non dovrebbe costringere le differenze politiche a scomparire prima ancora che gli elettori abbiano potuto esprimerle.

È proprio qui che il Centro dovrebbe avere qualcosa da dire.

Non mi riferisco ad un contenitore nel quale mettere insieme chiunque non sappia dove andare. 

E nemmeno ad una Federazione di sigle che si ritrovano unite fino alla prima discussione sulle candidature.

Parlo di una cultura politica precisa: liberalismo, europeismo, laicità dello Stato, economia di mercato, responsabilità nella spesa pubblica, e tutela dei diritti individuali. 

Una cultura che non si esaurisce nell’essere moderati, perché si può essere moderati senza essere liberali, così come si può essere conservatori senza essere antieuropei.

Detta diversamente, il Centro non è una temperatura politica. È un insieme di idee e di valori.

Questa identità oggi è dispersa fra i due schieramenti e fra gli elettori che hanno smesso di votare. 

Ricostruirla non è un’operazione semplice, né bastano le vecchie sigle per riuscirci.

Ma una cosa dovrebbe essere chiara: se il Centro serve soltanto a raggiungere il 42%, dopo le elezioni rischia di tornare ad essere una comparsa.

E allora la domanda iniziale rimane tutta in piedi.

Tutti cercano il Centro. Ma chi è disposto a riconoscergli un’identità, un programma ed una vera autonomia politica?

Il Centro non è una casella vuota da riempire alla vigilia delle elezioni, né una riserva di voti da saccheggiare quando i grandi schieramenti fanno i conti.

È una cultura politica, con una storia, ed idee che non possono essere messe in vendita al miglior offerente. 

Se vuole tornare a contare, il Centro deve smettere di farsi corteggiare e cominciare a farsi riconoscere.

Umberto Baldo

Potrebbe interessarti anche:

Tutti cercano il Centro. Ma chi vuole davvero rappresentarlo? | TViWeb Tutti cercano il Centro. Ma chi vuole davvero rappresentarlo? | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy