Diabete in Veneto, fino a 350mila malati e 35mila nuovi casi all’anno: rischio di morte più alto del 45%

In Veneto sono tra 300mila e 350mila le persone che convivono con il diabete, con circa 35mila nuove diagnosi ogni anno e una spesa sanitaria che supera i 770 milioni di euro. Numeri in crescita, emersi durante un convegno organizzato a Verona dalla Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (FIASO), che evidenziano il peso della malattia sulla salute pubblica e sui bilanci regionali.
Su una popolazione di 4.857.960 abitanti, le persone con diabete rappresentano quasi il 7% della popolazione adulta, una percentuale leggermente superiore alla media italiana. Oltre il 90% dei pazienti è affetto da diabete di tipo 2, la forma più diffusa della malattia.
Ogni anno 35mila nuove diagnosi, pesano le complicanze cardiovascolari
A illustrare il quadro epidemiologico è stato Riccardo Bonadonna, professore ordinario di Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo all’Università di Verona e presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID).
Secondo il docente, ogni anno in Veneto si registrano circa sette nuove diagnosi ogni mille abitanti, equivalenti a 35mila persone.
Bonadonna ha inoltre stimato tra 35mila e 40mila i decessi annui di persone con diabete, precisando che il dato comprende le morti legate a patologie e complicanze associate, come infarti, ictus e scompenso cardiaco, e non soltanto quelle direttamente attribuibili alla malattia diabetica.
Le patologie cardiovascolari rappresentano fino al 50% delle cause di morte tra i pazienti diabetici, mentre assumono crescente importanza anche alcune malattie oncologiche e polmonari associate al diabete.
Rischio di mortalità superiore del 40-45%
Nonostante l’aumento dei casi, negli ultimi trent’anni la mortalità tra le persone con diabete è diminuita grazie ai progressi nelle cure, nella prevenzione e nell’assistenza.
Rimane tuttavia una differenza significativa rispetto alla popolazione non diabetica.
Secondo Bonadonna, chi soffre di diabete presenta un rischio di morte superiore del 40-45% rispetto a chi non ha la malattia.
Esistono inoltre differenze tra uomini e donne. Nei maschi il diabete di tipo 2 tende a manifestarsi mediamente prima, mentre nelle donne compare generalmente più tardi. Poiché queste ultime hanno anche una maggiore sopravvivenza, nelle fasce di età avanzata la presenza femminile tra i pazienti diabetici diventa più numerosa.
Oltre 770 milioni di euro per l’assistenza sanitaria
Il diabete rappresenta una voce importante della spesa sanitaria regionale. In Veneto l’assistenza ai pazienti comporta un costo superiore a 770 milioni di euro all’anno, pari a circa il 7% della spesa sanitaria pubblica.
Secondo FIASO, la regione dispone di una rete di servizi per la gestione della malattia, ma persistono difficoltà nell’integrazione tra le diverse strutture sanitarie.
In particolare, il sistema non sempre riesce a individuare tempestivamente i nuovi casi, ritardando l’avvio dei percorsi di cura.
Prevenzione e diagnosi precoce diventano decisive
Il diabete di tipo 2 è una malattia cronica caratterizzata da un aumento della glicemia, spesso collegato a una ridotta efficacia dell’insulina e a una sua produzione insufficiente rispetto alle necessità dell’organismo.
Tra i principali fattori di rischio figurano sovrappeso, sedentarietà, familiarità ed età, anche se la malattia può comparire in persone che non presentano tutti questi elementi.
La diagnosi precoce e il controllo regolare della glicemia, della pressione arteriosa e del colesterolo possono contribuire a ridurre il rischio di complicanze.
I dati presentati a Verona confermano quindi una doppia necessità per il sistema sanitario veneto: intercettare prima i nuovi pazienti e migliorare l’integrazione delle cure, per contenere le conseguenze della malattia e il suo crescente impatto economico e sociale.




















