10 Luglio 2026 - 11.34

Trump licenzia la commissione elettorale a pochi mesi dal voto: cresce il timore del caos per le elezioni di metà mandato

A pochi mesi dalle elezioni di metà mandato americane, Donald Trump ha deciso di rimuovere gli ultimi componenti della Election Assistance Commission (EAC), l’organismo federale bipartisan che supporta gli Stati nella gestione delle procedure elettorali, certifica i sistemi di voto e gestisce anche il modulo nazionale per la registrazione degli elettori per corrispondenza. La decisione ha immediatamente alimentato accuse e timori di possibili difficoltà organizzative in vista del voto autunnale.

I tre commissari rimasti sono stati allontanati con modalità differenti: il componente indicato dai repubblicani ha rassegnato le dimissioni, mentre i due nominati dai democratici hanno ricevuto una comunicazione via email dall’ufficio del personale della Casa Bianca con la quale veniva annunciata la cessazione immediata dell’incarico. La Casa Bianca non ha fornito nell’immediato ulteriori spiegazioni, mentre resta da chiarire come l’amministrazione intenda ricostituire la commissione.

La mossa arriva dopo mesi di pressioni da parte di Trump e di esponenti della sua amministrazione per modificare le regole sul voto per corrispondenza e per intervenire sulle procedure elettorali. La Election Assistance Commission, istituita nel 2002 con l’Help America Vote Act, non gestisce direttamente le elezioni, che negli Stati Uniti restano competenza dei singoli Stati, ma svolge un ruolo di coordinamento nazionale e di supporto tecnico agli uffici elettorali locali.

La decisione ha provocato dure reazioni. Adrian Fontes, segretario di Stato dell’Arizona, ha definito la scelta “irresponsabile e pericolosa”, sostenendo che rischi di creare incertezza tra i funzionari elettorali chiamati a organizzare il voto. I critici temono che la rimozione dei commissari possa indebolire un organismo nato proprio per garantire procedure elettorali uniformi e affidabili.

Il tema assume un peso ancora maggiore perché le midterm elections del novembre 2026 saranno un importante banco di prova per la presidenza Trump. Gli americani saranno chiamati a rinnovare l’intera Camera dei rappresentanti e una parte del Senato, in una consultazione tradizionalmente considerata un referendum sul presidente in carica.

I sondaggi mostrano al momento un quadro complicato per Trump e per il Partito repubblicano. Gli ultimi rilevamenti sull’indice di approvazione del presidente indicano un consenso intorno al 40%, mentre la quota di cittadini che esprime un giudizio negativo supera generalmente il 55%. Altri sondaggi hanno evidenziato come temi economici, costo della vita, gestione dell’economia e alcune scelte di politica estera siano tra i principali fattori di insoddisfazione degli elettori.

Anche il cosiddetto generic ballot, cioè la preferenza degli elettori tra democratici e repubblicani per il Congresso, segnala una partita aperta con alcuni vantaggi per i democratici in diversi rilevamenti. Naturalmente mancano ancora mesi al voto e il quadro può cambiare, ma la storia delle elezioni di metà mandato mostra spesso che il partito del presidente rischia di pagare un prezzo quando il consenso della Casa Bianca è in calo.

La vicenda della commissione elettorale si inserisce dunque in una fase politicamente delicata: da una parte un’amministrazione che punta a rafforzare il controllo sulle procedure elettorali, dall’altra opposizioni e funzionari locali che temono un indebolimento delle garanzie istituzionali proprio alla vigilia di un appuntamento elettorale decisivo.

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