30 Luglio 2026 - 12.24

Truffe alle anziane porta a porta, chiesto il rinvio a giudizio per sei persone: oltre 1.200 donne truffate

La Guardia di Finanza di Padova ha concluso le indagini su un’organizzazione criminale attiva nel settore delle vendite porta a porta, accusata di aver truffato ed estorto denaro a oltre 1.200 donne anziane in tutta Italia. La Procura di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone ritenute responsabili.

Il provvedimento arriva dopo le misure cautelari disposte a gennaio dal Gip di Padova nei confronti dei capi dell’organizzazione: un arresto in carcere, due domiciliari e il sequestro di beni per 2,5 milioni di euro, tra cui orologi, gioielli, capi d’abbigliamento di lusso e immobili. Le accuse sono state confermate anche nei successivi riesami davanti ai tribunali di Venezia e Padova.

Le indagini erano partite da un controllo economico del territorio, dopo aver notato alcuni soggetti padovani frequentare regolarmente locali esclusivi a bordo di auto di lusso, in evidente contrasto con quanto dichiarato al fisco. Ad insospettire gli investigatori anche la clientela della società che amministravano, composta esclusivamente da donne over 60.

Secondo la ricostruzione, gli indagati acquistavano elenchi di nominativi da altre aziende del settore e, tramite una rete di venditori, si presentavano porta a porta da anziani e persone sole, convincendoli con abilità persuasiva ad acquistare articoli casalinghi di scarso valore – ferri da stiro, pentole, materassi, poltrone reclinabili, dispositivi di magnetoterapia – spacciati per prodotti di qualità e venduti tra i 5.000 e i 7.000 euro, spesso finanziati a rate anche da chi viveva con la sola pensione minima. In diversi casi i venditori tornavano dalle vittime più vulnerabili per convincerle a nuovi acquisti e a rimodulare i finanziamenti già attivi, aumentando rate e durata. Chi si opponeva veniva minacciato di azioni legali, sostenendo – falsamente – che vecchi contratti obbligassero ad acquisti ulteriori. Alcune vittime venivano circuite anche con finte telefonate di sedicenti responsabili aziendali, pur di farle cedere.

Le vittime accertate superano le 1.200, sparse in decine di province italiane, da Torino a Trieste, da Bolzano a Ravenna. I guadagni illeciti, con ricarichi fino all’800% sui prodotti e provvigioni dalle finanziarie, garantivano ai vertici dell’organizzazione uno stile di vita all’insegna del lusso: vacanze, ristoranti esclusivi, abiti firmati e noleggio di auto come Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

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