30 Luglio 2026 - 9.41

San Nimby, patrono d’Italia

La transizione ecologica è probabilmente l’unica religione della storia in cui tutti sono credenti, purché il tempio venga costruito nel Comune accanto.

Si chiama transizione ecologica.

Ci credono il Governo, l’opposizione, gli ambientalisti, gli industriali, Bruxelles, le televisioni e persino i social, che normalmente riescono a litigare perfino sul colore del cielo.

Poi, però, qualcuno propone di costruire davvero qualcosa.

Una pala eolica, un parco fotovoltaico, un rigassificatore, un termovalorizzatore, una linea elettrica.

Ed ecco il miracolo.

L’ecologista diventa paesaggista.

Il paesaggista scopre di avere una profonda vocazione archeologica.

L’archeologo si trasforma in zoologo.

Lo zoologo individua un rarissimo pipistrello che, guarda caso, vive proprio dove dovrebbe sorgere l’impianto.

Infine arriva il sindaco, che dichiara di essere sempre stato dalla parte dei cittadini.

Darwin avrebbe avuto materiale sufficiente per scrivere un secondo libro.

Prendiamo Elly Schlein.

In tutte le recenti interviste ha rilanciato con convinzione il suo programma energetico: più rinnovabili, autorizzazioni rapide, ed il famoso “modello Spagna”.

Detta così sembra quasi che basti importare qualche regolamento da Madrid perché le bollette italiane si dimezzino per magia.

Peccato che la realtà continui ad essere scandalosamente poco collaborativa.

Nel giugno 2026 le fonti rinnovabili hanno prodotto il 54,5% dell’energia elettrica italiana; in Spagna il 58,4%.

Praticamente la stessa percentuale.   Eppure gli spagnoli hanno pagato l’energia circa la metà di noi (69,6 euro al megawattora, contro i mostruosi 132,5 euro del mercato italiano)

Miracolo?

No.

Nucleare.

Quel piccolo particolare che nel dibattito della sinistra compare con la stessa frequenza con cui Dracula cita le virtù dell’aglio.

In Spagna quasi un quinto dell’elettricità arriva dalle centrali nucleari, che riducono drasticamente il ricorso al gas. 

Se poi aggiungiamo una morfologia molto più favorevole ai grandi impianti fotovoltaici, ed una ventosità che l’Italia semplicemente non possiede, il “modello Spagna” assomiglia sempre più a quei dépliant turistici dove splende sempre il sole e non compare mai la pioggia. 

Fin qui siamo ancora alla teoria. La commedia comincia quando si passa ai cantieri.   Perché tutti vogliono le rinnovabili; purché vengano costruite nel collegio elettorale del vicino.

In Sardegna, la giunta guidata dalla 5Stelle Alessandra Todde ha escluso oltre il 99% del territorio dalle aree considerate idonee agli impianti.

Novantanove per cento.

Una percentuale talmente elevata che viene spontaneo chiedersi dove immaginassero di installare pale e pannelli.    Probabilmente in Corsica.

La Corte costituzionale ha già bocciato quella legge tre volte.

Tre.

Quando un giudice ti dice tre volte che hai torto, forse il problema non è il giudice.

Ma il capolavoro appartiene all’Umbria.

Qui, per fermare sette pale eoliche, si è formato uno schieramento degno di una superproduzione cinematografica.

Vip, proprietari di castelli, Associazioni, ricorsi, appelli.

Ed infine… gli Etruschi.

Sì, proprio loro.

Dopo duemilacinquecento anni di meritato riposo sono stati richiamati in servizio per fermare il progresso.

La presidente della Regione Stefania Proietti, di area progressista, ha scritto a Giorgia Meloni chiedendole di difendere “il paesaggio dei nostri antenati etruschi”.

A questo punto mancava soltanto una diffida firmata da Giulio Cesare.

Anzi, no.   È stato evocato perfino San Francesco.   Il santo che nel Cantico delle Creaturelodava “Frate Vento” è stato trasformato, suo malgrado, nel patrono della resistenza contro le pale mosse proprio dal vento.

Se questa non è ironia della storia, poco ci manca. 

Naturalmente sarebbe troppo facile ridere soltanto della sinistra; anche la destra conosce benissimo il catechismo del NIMBY.

Quando il Governo Draghi decise di collocare il rigassificatore Golar Tundra nel porto di Piombino, fu proprio il sindaco di Fratelli d’Italia a guidare la rivolta cittadina.

Per mesi sembrò che nel porto non dovesse attraccare una nave energetica, ma la flotta del Barbarossa. 

Cambiano i partiti.  Cambiano gli slogan.  Cambiano i colori.  Non cambia mai il cortile.   Ed è proprio questa la vera malattia italiana. Non abbiamo un problema di idee. Abbiamo un problema di geografia.

Tutti sono favorevoli alle infrastrutture, purché vengano costruite qualche chilometro più in là. È la dittatura del NIMBY (“Not In My Back Yard” – Non nel mio giardino

Forse dovremmo aggiornare l’acronimo.  In Italia ormai significa: “Not In My Ballot Yard” – (Non nel cortile dove prendo i voti).

E così continuiamo a celebrare ogni convegno sulla transizione ecologica come se fosse una nuova Pentecoste. 

Poi arriva il momento di piantare una pala.  Ed ecco apparire comitati, ricorsi, vincoli paesaggistici, pipistrelli, castelli medievali, antichi Romani, Etruschi, santi e perfino il cugino che “conosce un geologo”. 

Alla fine l’unica energia davvero rinnovabile che produciamo senza limiti è quella impiegata per bloccare gli impianti. Poi ci domandiamo perché in Spagna le bollette siano più leggere.

La risposta è semplice. Loro producono elettricità.  Noi produciamo comitati.

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