29 Luglio 2026 - 12.20

Spiagge libere: la lezione di Bacoli al Paese. Il coraggio che manca allo Stato

A volte le grandi rivoluzioni non esplodono con il fragore dei grandi fuochi. A volte basta una candela, accesa in un posto che i più considerano periferico o marginale, ma tenuta saldamente in pugno da un Amministratore determinato, per innescare quel cambiamento che su queste colone vado invocando ormai con cadenza quasi ossessiva.Chi mi legge sa bene quante volte io abbia denunciato l’anomalia tutta italiana delle concessioni balneari: un meccanismo surreale per cui beni che appartengono a me, a voi, alla collettività intera, vengono di fatto sottratti ai cittadini e trasformati in patrimoni privati perpetui, sulla base di concessioni rilasciate a canoni ridicoli, e rinnovate all’infinito. Una privatizzazione di fatto del demanio pubblico, una rendita perpetua costruita su un bene che non appartiene ai concessionari, protetta dalla politica e tollerata da uno Stato debole.Poi, lontano dai palazzi romani, succede qualcosa.Succede a Bacoli, comune di trentamila anime adagiato nei Campi Flegrei. Lì c’è un giovanissimo Sindaco, Josi Gerardo Della Ragione, salito per la prima volta al Municipio, e privo dei soliti condizionamenti di partito.In campagna elettorale aveva fatto una promessa chiara e all’apparenza utopica: restituire ai cittadini l’80% del litorale sotto forma di spiagge libere e fruibili.Ebbene, quella promessa non è rimasta cartastraccia da comizio. Il Consiglio Comunale di Bacoli ha approvato un nuovo Regolamento Demaniale che rappresenta una vera e propria scossa sismica per il settore. Non si tratta di annunci di maniera né di sparate sui social: la solidità dell’azione di Bacoli ha superato anche il primo, cruciale scoglio giudiziario. Il TAR Campania (fine luglio 2026) si è espresso respingendo i ricorsi degli ex concessionari e confermando la piena legittimità delle ordinanze di sgombero per gli arenili e gli specchi d’acqua occupati indebitamente, che diventeranno esecutive dal 1° ottobre.Ma oltre alle demolizioni degli abusi ed ai nuovi bandi di gara, il Regolamento introduce un principio giuridico rivoluzionario: il divieto tassativo di subentro, di cessione o di trasferimento della concessione per qualsiasi causa.È la picconata decisiva al “diritto di rendita”. Per cinquant’anni le concessioni balneari sono state vendute a peso d’oro insieme alle aziende, oppure tramandate di padre in figlio come un feudo di famiglia. A Bacoli no: la concessione dovrebbe diventare un titolo strettamente personale (intuitus personae), a tempo determinato, rilasciato per gara. Se il gestore muore, decide di cambiare mestiere o fallisce, il bene pubblico torna al Comune per essere rimesso a bando. Niente passaggi di mano, niente compravendite di quote, niente dinastie dei lettini.Spero vi sia chiaro che finché una concessione potrà essere ceduta, venduta, conferita in società, ereditata od utilizzata come componente del valore di un’azienda, continuerà ad avere un prezzo di mercato. E se ha un prezzo di mercato, inevitabilmente qualcuno pretenderà di esserne proprietario. Il giorno in cui la concessione diventa incedibile, torna automaticamente a essere ciò che dovrebbe sempre essere stata: un semplice titolo amministrativo temporaneo.Questa battaglia di civiltà amministrativa ha bisogno del sostegno netto e incondizionato di tutti i cittadini liberi. Perché è fin troppo facile prevedere cosa accadrà ora: c’è da attendersi una reazione all’ultimo sangue da parte di tutta la corporazione dei balneari e di chi ha enormi interessi diretti a fare in modo che le concessioni rimangano esattamente nel pantano in cui sono affogate finora. Il Sindaco di Bacoli si troverà di fronte un muro di ricorsi, pressioni e attacchi ad personam da parte di chi vede minacciato un privilegio storico che considerava un diritto acquisito per sempre.È la dimostrazione pratica che per applicare le direttive europee come la Balkestein non servono rinvii o normative farraginose: basta la volontà politica. Ora la palla spetterebbe alla Politica nazionale. Che sia di destra o di sinistra poco importa perché tutti i Partiti, con rarissime eccezioni, hanno protetto questo sistema per decenni .Sarebbe sufficiente un intervento legislativo minimo, un articolo di legge semplice e lineare di appena due righe: “È vietato qualsiasi subentro in una concessione del demanio marittimo. È altresì vietata qualsiasi forma di cessione della concessione, sia per atto tra vivi sia mortis causa.”Finché il Parlamento non troverà il coraggio di scrivere queste poche parole, dobbiamo sostenere senza esitazione la trincea di Bacoli. Sperando che quella candela accesa nel Golfo di Pozzuoli non venga spenta dalle raffiche d’interesse corporativo, ma riesca finalmente ad appiccare il fuoco del buon senso a tutto il Paese.Concludendo, per anni ci hanno raccontato che il problema era l’Europa, la Bolkestein, Bruxelles, i giudici e la burocrazia. Bacoli dimostra che il problema era molto più semplice: mancava il coraggio”.

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