L’uomo è l’animale che scrive poesie dopo l’accoppiamento. Il sesso, la poesia e il cavallo.Umberto Baldo

Guardando un film ambientato in un allevamento di cavalli, mi ha colpito la reazione di una Signora che inorridiva davanti alla monta di uno stallone.
Da lì mi è nata una domanda apparentemente banale.
Di quelle che, proprio perché sembrano banali, finiscono per essere le più difficili.
Perché osservare un toro che monta una mucca, un cavallo una cavalla o un montone una pecora ci appare quasi sempre una scena “bestiale”, qualcosa che un regista evita accuratamente di mostrare in un film destinato al grande pubblico?
Eppure, se la stessa dinamica coinvolge due esseri umani, tutto cambia.
Diventa amore, eros, poesia, intimità, perfino Sacramento.
Ma, dal punto di vista strettamente anatomico, cosa c ‘è di davvero diverso?
La risposta più onesta è quasi imbarazzante. Molto meno di quanto siamo disposti ad ammettere.
Tolta la colonna sonora, tolte le candele, tolti gli sguardi, le promesse, i sospiri e le metafore dei poeti, rimane sempre un maschio che introduce il proprio pene nella vagina di una femmina.
Una descrizione zoologica essenziale userebbe categorie sorprendentemente simili.
Noi invece no, ed è qui che comincia la parte interessante.
L’uomo è probabilmente l’unico animale incapace di lasciare in pace la realtà.
Ogni cosa deve diventare qualcos’altro.
Mangiare diventa gastronomia. Dormire diventa rito. Morire diventa religione.
E fare sesso diventa amore, peccato, fedeltà, tradimento, matrimonio, pornografia, letteratura, diritto, morale e, in alcune culture, perfino un atto sacro.
In quella stessa costruzione simbolica sono nate anche regole, divieti e gerarchie. Per secoli (e purtroppo in certe parti del mondo non è cambiato nulla) la sessualità femminile è stata sorvegliata, disciplinata e spesso controllata in nome dell’onore, della morale, della religione o della certezza della discendenza.
Abbiamo costruito sopra l’atto sessuale, in sé un gesto biologico finalizzato alla riproduzione, una delle più imponenti cattedrali simboliche della storia dell’umanità, con tanto di codici, tribunali e rapporti di potere.
Ma non perché fossimo ipocriti.
Per necessità.
A differenza della maggior parte dei mammiferi, l’essere umano non vive la sessualità soltanto quando la biologia glielo ordina (quando la femmina va in calore).
L’evoluzione ha separato il desiderio dalla mera riproduzione.
Possiamo desiderare di accoppiarci in ogni stagione dell’anno, indipendentemente dalla fertilità.
Questo ha trasformato il sesso in qualcosa che coinvolge memoria, immaginazione, linguaggio, gelosia, progetto, paura dell’abbandono, desiderio di esclusività.
Non è più soltanto un comportamento; diventa una relazione.
Ma attenzione.
Che il significato sia immenso non significa che la biologia sia scomparsa. Significa soltanto che le abbiamo costruito sopra un edificio gigantesco.
Anzi, forse la più grande operazione di marketing della storia l’ha compiuta proprio l’umanità nei confronti del sesso.
Gli animali non costruiscono l’erotismo come costruzione culturale.
Non conoscono il romanticismo, il peccato od il pudore così come li intendiamo noi.
Soprattutto, non raccontano storie.
Noi sì.
E raccontando storie abbiamo finito per dimenticare il punto di partenza.
Pensiamo di essere completamente diversi dagli altri mammiferi, quando in realtà siamo gli unici mammiferi che hanno assunto poeti, filosofi, psicologi, sacerdoti e registi per spiegare ciò che stanno facendo.
Un toro non scrive un sonetto dopo l’accoppiamento.
Da millenni la letteratura canta l’amore: dal Cantico dei Cantici a Dante, da Petrarca a Shakespeare, fino a Proust ed a migliaia di romanzi.
La grammatica biologica dell’atto sessuale è rimasta pressoché la stessa.
Sono cambiati i significati.
Forse è proprio per questo che il sesso degli animali ci mette a disagio.
Perché ci mostra la versione spogliata di tutto ciò che noi abbiamo aggiunto.
Niente promesse. Niente simboli. Niente “anelli”. Niente “abiti bianchi”. Niente “per sempre”. Nessuna musica in sottofondo.
Solo la natura, senza i racconti che noi le costruiamo attorno.
Ed è quella nudità, più ancora dei corpi, a risultarci imbarazzante.
Ci ricorda che, nonostante migliaia di anni di civiltà, in noi continua a battere un cuore animale.
Forse la domanda, allora, non è perché consideriamo “bestiale” il sesso degli animali.
La domanda è un’altra.
Perché sentiamo un bisogno quasi disperato di convincerci che il nostro non lo sia?
Forse la risposta è semplice ed, allo stesso tempo, profondamente umana.
L’uomo non è l’unico animale che fa sesso.
È l’unico animale che, mentre lo fa, cerca disperatamente un significato che vada oltre il sesso stesso.
Ed è questa ricerca di significato, più che l’atto in sé, a renderci davvero umani.
Tornando alla domanda iniziale, in fondo non è il cavallo che ci scandalizza. Il cavallo fa semplicemente il cavallo.
Siamo noi a scandalizzarci, perché in quel gesto riconosciamo qualcosa che ci appartiene e che preferiremmo dimenticare.
Per migliaia di anni abbiamo ammantato il sesso di poesia, religione, filosofia, morale, psicologia, diritto e romanticismo.
Tutte cose bellissime, sia chiaro. Ma anche tutte costruzioni umane.
La natura, invece, continua ad ignorarle con olimpica indifferenza.
Il cavallo non sa di essere “bestiale”. Siamo noi ad aver inventato questa parola.
E forse l’abbiamo inventata proprio per prendere le distanze da ciò che continuiamo ostinatamente a rifiutare di essere.
Concludendo nessun cervo, dopo l’accoppiamento, si domanda se la relazione abbia un futuro.
Nessun gorilla consulta uno psicoterapeuta per elaborare un tradimento. Nessun delfino scrive poesie d’amore.
Solo l’uomo è riuscito a trasformare un riflesso biologico in una biblioteca di milioni di libri, e probabilmente, continuerà a scriverne altri milioni, pur di non ammettere che tutto è cominciato esattamente come per il cavallo nel prato accanto.
Forse è proprio questa la nostra vera differenza dagli altri animali: non il sesso, ma il bisogno irresistibile di raccontarcelo.
Umberto Baldo


















