30 Luglio 2026 - 9.43

MPS. Il mercato non ascolta i discorsi. Fa i conti.

Per decenni il Monte dei Paschi di Siena è stato il simbolo della Banca più politica d’Italia. 

Più che nei Consigli di Amministrazione le sue sorti si decidevano nei palazzi del potere, nelle Segreterie dei partiti, nelle Fondazioni, nei Consigli comunali e Regionali.

Era il regno del famoso “groviglio armonioso”, dove finanza e politica finivano spesso per coincidere.

Oggi la storia si è ribaltata.

Ed è forse il cambiamento più importante che il risiko bancario ci sta consegnando.

Da settimane si rincorrono indiscrezioni sul possibile piano alternativo che Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna starebbero preparando per contrastare l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo. 

Fusione? Offerta concorrente? Merger tra eguali? Dividendo straordinario? Tutte ipotesi legittime.

Ma c’è un dettaglio che molti continuano a sottovalutare.

Il vero interlocutore di Lovaglio non è Carlo Messina, non è il Governo, non è il Ministero dell’Economia, non è nemmeno Siena.

Si chiama Mercato.

Ed il Mercato, oggi, vale circa il 60% del capitale del Monte dei Paschi.

Dentro quel flottante ci sono alcuni dei più grandi Fondi internazionali (BlackRock per fare un solo esempio).  

Gestiscono patrimoni da migliaia di miliardi di euro, investono contemporaneamente a New York, Londra, Singapore e Francoforte e, con ogni probabilità, ignorano perfino quale contrada abbia vinto l’ultimo Palio.

Non è una battuta.   È il punto centrale della vicenda.

Quegli investitori non sono interessati alla “senesità” del Monte, alla tutela di un marchio storico, alla difesa di un simbolo identitario, od alla costruzione del fantomatico “terzo polo italiano”. 

Tutti argomenti che possono appassionare politici, amministratori locali ed opinione pubblica.

I Fondi ragionano diversamente.

Guardano i numeri. Fanno due conti. E si pongono una sola domanda: quanto guadagno?

Se l’Opas di Intesa offre più valore, aderiranno all’Opas.

Se il progetto Lovaglio-Castagna offrirà un rendimento superiore, sceglieranno quello.

Fine della discussione.

È questa la grande rivoluzione.

Per la prima volta nella storia del Monte dei Paschi il giudice non siede a Palazzo Chigi. 

Siede nei Comitati investimenti di questi grandi Fondi internazionali.

E quel giudice non si lascia convincere né dai comunicati stampa né dai Consigli Comunali o Regionali.

Si convince soltanto con i soldi.

È la differenza tra la Politica ed il Mercato: la prima può essere convinta da un buon discorso; il secondo pretende un’offerta migliore.

Ecco perché, al netto delle indiscrezioni, il problema vero è uno solo.

Per costruire una proposta realmente competitiva servono miliardi, non dichiarazioni, non interviste, non suggestioni.

Miliardi veri.

Secondo le ricostruzioni circolate in questi giorni, una parte potrebbe arrivare distribuendo agli azionisti il capitale in eccesso accumulato dal Monte. 

Ma potrebbe non bastare.

Ed ecco comparire il vero nodo della partita; la partecipazione di circa il 13% detenuta da MPS in Generali. È probabilmente l’asset più prezioso che il Monte possiede.

Ed è anche quello che potrebbe liberare le risorse necessarie per rendere davvero competitiva una controfferta.

Peccato che proprio qui il Mercato torni improvvisamente a incrociare la Politica.

Perché quella quota in Generali non rappresenta soltanto un investimento finanziario; è uno degli snodi fondamentali del futuro equilibrio del Leone di Trieste.  E potrebbe alterare perfino quello attuale qualora quella partecipazione fosse immessa di colpo sul mercato.

Da tempo Palazzo Chigi lascia intendere di preferire che Generali resti una vera public company, senza un azionista dominante, e con un equilibrio tra Intesa, Delfin, Unicredit, Caltagirone e gli altri grandi soci.

Se MPS fosse costretta a vendere quel 13% per raccogliere le risorse necessarie a convincere i propri soci, l’intero equilibrio rischierebbe di saltare.

Ed allora il paradosso diventerebbe perfetto: più Lovaglio costruisce un’offerta capace di piacere ai Mercati, più rischia di scontentare la Politica.

È il cortocircuito del nuovo capitalismo italiano.

Per anni abbiamo raccontato una Politica che pretendeva di guidare il Mercato.

Oggi scopriamo che, quando arrivano i grandi investitori internazionali, è il Mercato a dettare le condizioni.

Alla fine, che la spunti l’Opas di Messina od il piano di resistenza senese, questa partita del risiko bancario ci lascia in eredità una grande lezione di salute democratica ed economica: quando le regole sono quelle della concorrenza e della matematica finanziaria, le scorciatoie della cachistocrazia romana  non funzionano. 

E “cachisticrazia”, tenetelo a mente, è una parola che userò sempre più spesso.

La politica può tifare, può auspicare, può sperare, può strillare, può far finta di contare ancora, può perfino provare a rallentare qualche operazione.

Ma non può costringere migliaia di gestori ed investitori sparsi nel mondo a rinunciare ad un’offerta economicamente più conveniente.

Il loro patriottismo si misura in rendimento, non in bandiere.

Alla fine, dunque, tutta la partita si riduce a una domanda semplicissima:

Lovaglio e Castagna riusciranno a mettere sul tavolo abbastanza soldi da convincere quel 60% di capitale flottante che la loro proposta vale più dell’Opas di Intesa?

Perché se la risposta è sì, il mercato li seguirà.

Se invece la risposta è no, tutto il resto diventerà irrilevante.

Il Palio continuerà a corrersi in Piazza del Campo.

Ma i grandi Fondi internazionali continueranno a correre dietro a un’altra cosa; il rendimento.

So che questa conclusione farà storcere il naso ai nostalgici dello statalismo e dell’economia guidata dalla Politica. 

Ma da liberale continuo a pensare che, vinca Messina o Lovaglio non importa, quando il Mercato costringe tutti a misurarsi con i numeri invece che con le appartenenze, il Paese faccia un piccolo passo avanti. 

Non sempre il Mercato ha ragione. Ma quasi sempre obbliga tutti a dire la verità

Potrebbe interessarti anche:

MPS. Il mercato non ascolta i discorsi. Fa i conti. | TViWeb MPS. Il mercato non ascolta i discorsi. Fa i conti. | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy