27 Ottobre 2026 - 12.06

Dall’altra parte dello schermo: il disincanto dei giovani tra chat e app di incontri

Conoscersi è diventato più facile, fidarsi forse un po’ meno. Tra chat, social network e app di incontri, le occasioni per entrare in contatto con qualcuno si moltiplicano, ma non sempre si traducono in relazioni capaci di andare oltre lo schermo. È quanto emerge da un’indagine condotta nel Polo Universitario di Vicenza, che ha raccolto le esperienze e le riflessioni dei giovani sul modo in cui vivono le relazioni nell’era digitale. Dietro la rapidità di un match e la spontaneità apparente di un messaggio si nascondono identità difficili da verificare, aspettative disattese e rapporti che faticano a consolidarsi. È in questo spazio, tra la comodità della connessione e il desiderio di un incontro autentico, che si muove il disincanto di una parte dei giovani. Le testimonianze di due ragazze vicentine, Sara, 21 anni, e Anna, 24, raccontano un rapporto con le relazioni digitali fatto non tanto di rifiuto, quanto di consapevolezza dei loro limiti.

La preoccupazione più forte di Sara, quando si parla di chat è una sola: dietro uno schermo non si sa mai chi si ha di fronte. Un timore che i numeri sembrano confermare. Secondo l’Osservatorio di Skuola.net, il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 25 anni dice di aver vissuto situazioni vicine al catfishing, cioè false identità, con una persona che dal vivo era molto diversa dalle foto. A questo si aggiunge un’analisi di YouGov, secondo cui il 45% delle donne italiane under 35 dichiara di aver ricevuto minacce o insulti nei messaggi. Tra identità difficili da verificare, giudizi lampo e comportamenti aggressivi, le chat e le app di incontri mostrano anche il loro lato più fragile.

Anna ne racconta un altro aspetto. “Ho usato spesso chat di incontri, specialmente con il fine di conoscere qualcuno ed instaurare un rapporto”, spiega, “salvo poi faticare a mantenere viva la frequentazione via chat”. Iniziare è facile, proseguire molto meno. I dati vanno nella stessa direzione. Nell’indagine di Altroconsumo, che riguarda gli utenti in generale e non solo i giovani, si riescono a fare in media un paio di incontri al mese, e il 34% in trenta giorni non ne fa nessuno. Tra i giovani di Skuola.net, il 30% si dice deluso perché, dopo qualche incontro, il match era diverso da come si raccontava.

Le parole di Sara e di Anna, pur nate da esperienze diverse, indicano lo stesso nodo. Chat e app rendono facile iniziare, molto meno costruire qualcosa di solido. Per Sara il problema è la fiducia, per Anna la continuità: in entrambi i casi lo strumento abbatte la distanza iniziale, ma non offre ciò che serve dopo, cioè la certezza dell’altro e il tempo per conoscersi davvero.

Ne emerge un paradosso. La facilità di contatto, punto di forza di queste piattaforme, è anche la ragione per cui i rapporti nati lì sembrano più fragili. Un messaggio è facile da inviare e altrettanto facile da lasciare senza risposta, e quando l’identità dell’interlocutore resta incerta anche l’investimento emotivo si fa più cauto. Più che un rifiuto, le due testimonianze raccontano un uso consapevole e disincantato: si usano questi strumenti, senza dimenticarne i limiti.

C’è poi un’osservazione che va oltre il giudizio sullo strumento. Sara, e Anna si dice d’accordo, preferisce conoscere le persone nella vita reale e non capisce come alcuni riescano a mantenere un rapporto solo via chat senza stancarsi. “Si è persa la magia dell’incontro di persona”, dice, “ma secondo me i giovani se ne stanno accorgendo”. La chat non viene respinta, ma messa a confronto con ciò che non può sostituire: la presenza, i gesti, i silenzi che nella scrittura non esistono. Ciò che per qualcuno è comodità, per loro diventa fatica.

Quella di Sara è un’impressione personale, ma non è isolata. Sempre secondo Skuola.net, solo l’11% dei ragazzi ha conosciuto l’attuale partner online tra forum, social e gaming, e appena il 3% tramite app di incontri. Lo studio parla di una voglia crescente di tornare a una dimensione più autentica e meno virtuale, anche in amore. Il quadro resta comunque sfaccettato: per YouGov, tra i 18 e i 29 anni il 57% ha usato almeno una volta un’app o un sito di incontri. Più che un abbandono, sembra un uso accompagnato da una crescente diffidenza.

Dalle voci di Sara e Anna non emerge dunque un rifiuto della tecnologia, ma una ricerca di concretezza. Le chat e le app restano un modo per avvicinarsi, ma i giovani sembrano chiedere loro meno di quanto promettano: un punto di partenza, non la certezza di un legame. Il resto, per loro, si gioca di persona.

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