23 Ottobre 2026 - 16.10

«Difendeva i migranti, poi le hanno saccheggiato il negozio»: la bufala virale sui social. Ecco cosa è successo davvero a Parigi

Un video autentico, una donna che cerca disperatamente di fermare alcuni saccheggiatori e una storia completamente inventata che sta facendo il giro dei social, soprattutto su TikTok, Facebook e X. È il caso dell’immagine diventata virale dopo le violente manifestazioni del 17 ottobre a Parigi, accompagnata da un racconto costruito per dimostrare che una presunta attivista di sinistra, favorevole all’immigrazione, sarebbe stata vittima proprio dei migranti che aveva difeso.

Peccato che quasi tutti i dettagli di quella storia siano falsi o privi di riscontri. A ricostruire la vicenda è stato anche il sito italiano di verifica delle notizie BUTAC – Bufale Un Tanto Al Chilo, che ha analizzato le informazioni associate al filmato, confrontandole con le verifiche condotte da giornalisti e fact-checker internazionali. La bufala è stata rilanciata anche da testate italiane e da noti personaggi politici e dell’informazione.

Il video è autentico: la donna tenta di fermare i saccheggiatori

Le immagini sono state registrate sabato 17 ottobre 2026, intorno alle 17.30, nei pressi di Place de la République, a Parigi.

Nel filmato si vede una giovane donna bionda intervenire davanti a un supermercato preso d’assalto da alcune persone durante i disordini che hanno accompagnato le proteste francesi contro il caro vita e le difficoltà del sistema scolastico.

La donna cerca di convincere i presenti a fermarsi, sostenendo che quelle azioni non hanno nulla a che vedere con le ragioni della mobilitazione. I suoi tentativi, tuttavia, non riescono a impedire il saccheggio.

Il video è stato realizzato dal fotoreporter francese Frédéric Munsch, che ne ha confermato l’autenticità alla testata ungherese di fact-checking Lakmusz e alla televisione pubblica finlandese Yle.

Munsch ha spiegato che la protagonista si trovava casualmente nella zona insieme a un accompagnatore e che non risultava avere alcun legame con l’attività commerciale.

La storia inventata: un’attivista tradita dai migranti che aveva sostenuto

Dopo la pubblicazione delle immagini, diversi profili social hanno cominciato a diffondere una versione completamente diversa dell’accaduto.

Secondo il racconto diventato virale, la donna sarebbe stata una nota militante della sinistra francese, impegnata da anni nell’accoglienza dei migranti e nella difesa dei richiedenti asilo.

La storia prosegue sostenendo che sarebbe stata proprietaria di una boutique di lusso, distrutta e saccheggiata proprio da persone immigrate grazie alle politiche che lei stessa avrebbe sostenuto.

Alcuni post le attribuiscono addirittura frasi con le quali avrebbe ricordato agli aggressori di aver difeso il loro ingresso e la loro permanenza in Francia.

Altre versioni aggiungono particolari ancora più drammatici, sostenendo che la donna sarebbe stata picchiata, sputata e calpestata mentre cercava di proteggere il negozio.

Nessuna di queste circostanze trova conferma nelle immagini o nelle verifiche disponibili.

La scena si è svolta davanti a un supermercato della catena Franprix, al civico 30 di Rue du Faubourg-du-Temple, e non davanti a una boutique di proprietà della protagonista.

La responsabile del punto vendita, interpellata nell’ambito delle ricostruzioni giornalistiche, ha descritto la donna come una cliente occasionale.

Inoltre, dall’analisi dell’audio non emergono le frasi sul sostegno all’immigrazione attribuitele dai post. Il video non documenta nemmeno i presunti pestaggi e le altre violenze raccontate online.

Non esistono infine elementi verificati che permettano di stabilire la cittadinanza o lo status migratorio delle persone coinvolte nel saccheggio.

La fotografia dell’attivista è stata manipolata: l’originale risale al 2016

Uno degli aspetti più significativi riguarda una seconda immagine diffusa per dimostrare il presunto passato politico della protagonista.

Nella fotografia si vede una donna con un cartello favorevole all’accoglienza dei rifugiati. L’immagine è stata accostata al filmato del supermercato, suggerendo che si trattasse della stessa persona.

Ma la fotografia è stata manipolata digitalmente.

A scoprirlo è stata l’agenzia EFE Verifica, attraverso una ricerca inversa delle immagini, confermata anche dall’organizzazione britannica Full Fact.

L’originale risale al 18 giugno 2016 e ritrae una manifestazione organizzata davanti all’ambasciata francese a Londra, durante una protesta contro il blocco di un convoglio umanitario diretto ai migranti accampati a Calais.

Nell’immagine diffusa nel 2026, il volto della persona fotografata dieci anni prima è stato sostituito con quello della donna ripresa a Parigi.

Un falso fotografico utilizzato per costruire artificialmente il collegamento tra la protagonista del video e l’attivismo a favore dei rifugiati.

La redazione ungherese di Lakmusz ha individuato anche un’altra variante della disinformazione: alcuni profili utilizzavano una fotografia di una donna con una maglietta recante la scritta “Feed Gaza”, presentandola come la protagonista della vicenda. In realtà si trattava di Rachel Marsh, una modella britannica, estranea all’episodio.

Chi è davvero la donna del video?

Un reportage pubblicato il 19 ottobre dal quotidiano francese Le Monde racconta la vicenda di Emma Kunstlich, aspirante attrice di 24 anni, intervenuta per cercare di fermare alcune persone impegnate a saccheggiare un Franprix nella stessa strada parigina.

La giovane, secondo il giornale, ha criticato duramente il comportamento dei saccheggiatori, osservando che stavano distruggendo e rubando senza comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Ha inoltre manifestato il timore che quelle violenze potessero favorire politicamente l’estrema destra francese.

BUTAC richiama questa testimonianza nella propria ricostruzione. Va tuttavia segnalato un elemento di cautela: il filmato originale è stato registrato il 17 ottobre, mentre il reportage di Le Monde descrive una scena della sera del 18. La coincidenza tra la donna intervistata e quella ripresa nel video non può quindi essere considerata definitivamente accertata sulla sola base di queste informazioni, come ha evidenziato anche il sito di verifica tedesco Mimikama.

Resta invece priva di riscontri la presunta identità di militante pro-migranti proprietaria di un negozio.

TikTok e gli altri social moltiplicano la storia falsa

La televisione pubblica finlandese Yle ha documentato come il video sia stato rilanciato anche su TikTok, accompagnato dall’affermazione secondo cui il supermercato apparteneva alla donna o alla sua famiglia.

Su Facebook, Instagram e X sono comparse varianti della stessa storia, spesso arricchite con particolari emotivi e accuse politiche.

La vicenda è stata raccontata in più lingue, adattando i messaggi al pubblico di riferimento e utilizzando il contrasto tra le presunte convinzioni della protagonista e quanto sarebbe accaduto al suo negozio.

L’elemento che rende particolarmente efficace questa disinformazione è la presenza di un filmato reale: il saccheggio è effettivamente avvenuto, così come il tentativo della donna di fermarlo. Sono le informazioni aggiunte successivamente a modificare completamente il significato delle immagini.

Il fenomeno non riguarda soltanto questo episodio. EFE Verifica ha individuato anche un altro video diffuso durante i disordini francesi, nel quale alcuni venditori ambulanti venivano presentati come migranti impegnati a rivendere a Parigi merci appena saccheggiate.

Le verifiche hanno dimostrato che quelle immagini erano state registrate invece sulla Gran Vía di Madrid, senza alcun collegamento accertato con le devastazioni francesi.

Le devastazioni sono vere, ma questo non rende autentiche le storie inventate

Le violenze che hanno colpito la Francia sono un fatto documentato. I saccheggi, le vetrine distrutte, gli incendi e i danni alle attività commerciali non sono un’invenzione dei social.

Ma proprio per questo non c’è alcuna necessità di accompagnare le immagini autentiche con biografie immaginarie, dichiarazioni mai pronunciate e fotografie contraffatte.

Il caso della donna davanti al supermercato Franprix dimostra quanto facilmente una ripresa reale possa essere trasformata in una storia costruita per confermare convinzioni politiche già presenti in chi la guarda.

È sufficiente attribuire alla protagonista un’identità ideologica mai accertata, inventarle un negozio e aggiungere un presunto tradimento da parte dei migranti per creare una narrazione capace di suscitare indignazione e generare condivisioni.

La conclusione delle verifiche di BUTAC, EFE Verifica e degli altri osservatori internazionali è chiara: il video del saccheggio è vero, ma la storia della militante pro-migranti che perde il proprio negozio per mano delle persone da lei difese è una bufala.

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