Padova, nelle chat il piano per saccheggiare negozi e attaccare la polizia durante i cortei: 11 giovani nei guai, 8 sono minorenni

Si organizzavano su Instagram per infiltrarsi nelle manifestazioni studentesche, assaltare negozi del centro storico e lanciare petardi e fumogeni contro le forze dell’ordine. Un piano che, secondo gli investigatori, avrebbe dovuto essere messo in atto sabato 24 ottobre a Padova, durante due cortei di protesta. La Digos è intervenuta preventivamente, individuando undici giovani, otto dei quali minorenni, nei confronti dei quali sono scattate perquisizioni e misure di prevenzione.
L’operazione è stata coordinata dalla Questura di Padova, guidata dal questore Marco Odorisio, che nella mattinata di venerdì 23 ottobre ha convocato i ragazzi negli uffici di polizia, accompagnati dai rispettivi genitori.
Il piano su Instagram: vestiti di nero, fumogeni e negozi da saccheggiare
Le indagini sono partite dal monitoraggio di una chat Instagram nella quale venivano discussi possibili disordini da provocare durante le manifestazioni. Gli iscritti si scambiavano indicazioni su come infiltrarsi nei cortei, suggerendo di presentarsi vestiti completamente di nero, secondo lo stile “total black”.
Tra i messaggi intercettati figuravano anche inviti a procurarsi fuochi d’artificio, petardi e fumogeni da utilizzare contro gli agenti di polizia. Non solo: nelle conversazioni sarebbero stati individuati due specifici negozi di calzature del centro storico da prendere d’assalto per impossessarsi della merce.
Il profilo Instagram attraverso il quale venivano diffusi questi contenuti contava circa 200 follower. A gestirlo, secondo gli accertamenti, era un diciassettenne già conosciuto dalle forze dell’ordine per precedenti relativi a due rapine e lesioni personali.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito una rete di altri undici coetanei con precedenti analoghi, in alcuni casi maturati per episodi commessi insieme al ragazzo. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la maggior parte dei giovani identificati è costituita da italiani di seconda generazione di origine magrebina. Cinque erano già stati destinatari di misure di prevenzione, tra Dacur e avvisi orali.
Daspo di cinque anni e 27 diffide: scattano i provvedimenti
Al termine degli accertamenti, il questore Odorisio ha disposto una serie di misure preventive: quattro avvisi orali, cinque Daspo fuori contesto della durata di cinque anni, cinque Dacur, anch’essi quinquennali, e complessivamente 27 diffide.
I provvedimenti, che possono riguardare anche più misure applicate alla stessa persona, hanno l’obiettivo di prevenire ulteriori comportamenti illeciti e impedire che le manifestazioni possano trasformarsi in occasioni di violenza e saccheggio.
Sul versante giudiziario, la Procura per i minorenni di Venezia ha avviato un procedimento per istigazione alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico e all’odio tra le classi sociali.
È la seconda operazione in una settimana: progettati anche assalti alla Questura
L’intervento non rappresenta un caso isolato. Appena una settimana fa, alla vigilia della mobilitazione nazionale degli studenti, la Digos di Padova aveva già condotto un’altra operazione preventiva.
In quell’occasione erano state eseguite otto perquisizioni nei confronti di altrettanti minorenni, nell’ambito di indagini per istigazione a delinquere aggravata. Anche in quel caso, dalle conversazioni intercettate dagli investigatori sarebbero emersi progetti di disordini, con l’intenzione di assaltare la Questura e saccheggiare attività commerciali del centro cittadino.
Nella stessa giornata altri otto minorenni erano stati convocati in Questura insieme ai genitori, con l’applicazione di misure personali di prevenzione nei confronti di tutti i giovani interessati.
Due interventi ravvicinati che confermano l’attenzione delle forze dell’ordine verso gruppi giovanili che, secondo le indagini, avrebbero cercato di sfruttare le mobilitazioni studentesche per compiere azioni violente e reati contro il patrimonio.
Le attività investigative puntano a prevenire episodi di violenza e a garantire lo svolgimento delle manifestazioni in condizioni di sicurezza, distinguendo la partecipazione pacifica ai cortei dalle condotte illecite. Per le persone sottoposte a indagine resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.










