23 Ottobre 2026 - 10.09

Una poltrona in Parlamento val bene un Soumahoro

Umberto Baldo

In politica, si sa, i principi sono sacri.
Fino a quando non diventano un ostacolo alla conquista di una poltrona.
Prendiamo Aboubakar Soumahoro.
Non molto tempo fa era stato innalzato a simbolo della lotta per gli ultimi, paladino dei braccianti, voce degli invisibili.
Un personaggio da esibire come prova della sensibilità sociale della sinistra.
Poi sono arrivate le vicende delle cooperative dell’accoglienza legate alla sua famiglia, le polemiche sulle borse, sui vestiti e sui gioielli, e il castello dell’eroe dei diseredati ha cominciato a scricchiolare.
Una caduta d’immagine che ne ha decretato la “damnatio memoriae” da vivo, e che avrebbe dovuto renderlo politicamente ingombrante per parecchio tempo.
Ma la politica ha una memoria prodigiosa quando si tratta di ricordare i propri meriti, ed una memoria da pesce rosso quando si tratta dei propri imbarazzi.
Ed ecco che oggi il buon Soumahoro sembra tornare ad essere utile.
L’Ansa riferisce che Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha annunciato di aver depositato alla Camera la richiesta di costituzione di un gruppo parlamentare denominato «Più Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa». Specificando che i criteri per l’autorizzazione sono soddisfatti: il gruppo è in rappresentanza di una forza politica presente in tutte le circoscrizioni e che ha avuto eletti riconducibili a questo simbolo. Per la cronaca la costituzione del nuovo Gruppo viene chiesta con 5 membri: Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro
Come si vede fra i cinque deputati coinvolti nell’operazione figurerebbe anche il nostro.
L’obiettivo dichiarato è ottenere il riconoscimento del gruppo e poter contestare, anche per via legale, le regole sulla raccolta delle firme per presentare le liste elettorali, considerate evidentemente un ostacolo da superare.
Magi ha spiegato che l’iniziativa è aperta anche ad altre forze politiche.
Naturalmente, tutto regolare, almeno nelle intenzioni dei promotori.
Ma, almeno per me, non è questo il punto.
Il punto è che, quando si tratta di non restare fuori dal Parlamento, le distanze ideologiche si accorciano, le riserve morali evaporano, e persino i personaggi diventati scomodi possono ritrovare un’improvvisa utilità.
Viene in mente la celebre frase attribuita a Enrico IV di Francia: «Parigi val bene una messa».
Qui potremmo aggiornarla così: “una poltrona in Parlamento val bene un Soumahoro”.
Perché il problema, a quanto pare, non è tanto chi sei, che cosa hai rappresentato o quale credibilità ti sia rimasta.
Il problema è quanti seggi puoi contribuire a salvare, quante firme puoi evitare di raccogliere, quante possibilità puoi offrire a chi teme di rimanere fuori dal Palazzo.
E pensare che siamo abituati a sentire prediche sulla coerenza, sulla questione morale, sulla necessità di restituire dignità alla politica.
Prediche bellissime, per carità.
Peccato che, quando si avvicinano le elezioni, la dignità rischi di diventare una voce sacrificabile nel bilancio delle convenienze.
Poi ci si stupisce se i cittadini guardano ai partiti con crescente diffidenza.
Resta, peraltro, un interrogativo.
Soumahoro partecipa all’operazione per la gloria, per amore della causa o perché spera di ottenere, in cambio della propria disponibilità, una ricandidatura alle prossime elezioni?
Naturalmente non lo sappiamo. Ma il sospetto che, oltre alle ragioni politiche, ci sia anche l’interesse personale non appare peregrino.
In fondo, stiamo parlando di un Parlamento nel quale nessuno sembra avere troppa voglia di perdere il proprio posto.
Ma forse siamo noi a non aver capito la regola fondamentale del gioco: gli ideali servono per chiedere i voti, le poltrone per fare i conti.
E quando i conti non tornano, anche un Soumahoro può diventare una risorsa.
Purché ci sia ancora un posto da occupare.
Umberto Baldo

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